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martedì 22 novembre 2011

cancro alla pelle:IDENTIFICATO GENE CHE BLOCCA IL CANCRO ALLA PELLE

Un gene importante per lo sviluppo della pelle nel feto aiuta a contrastare il carcinoma a cellule squamose, una forma tumorale dell'epidermide. La notizia arriva dalle pagine della rivista Cancer Cell che ha pubblicato i risultati dei ricercatori guidati da Stephen Jane e Charbel Darido della Monash University (Victoria, Australia). Questo gene, che risulta assente nel tessuto tumorale, e' in grado di bloccare la proliferazione delle cellule. La scoperta promette di migliorare la prevenzione e il trattamento di questa forma tumorale entro 5 anni.

''Farmaci gia' in sperimentazione per altri tumori potrebbero essere efficaci anche nel trattamento del carcinoma a cellule squamose'', spiega Jane. Aumentare l'espressione del gene potrebbe, inoltre, rappresentare una nuova strategia di prevenzione.

mercoledì 17 agosto 2011

caffeina: inibisce i tumori della pelle

Creme solari a base di caffeina e il profumo della bevanda più amata dagli italiani potrebbe presto divenire caratteristica delle vacanze al mare. Fino ad arrivare a distinguere creme più concentrate, tipo Espresso, o più diluite, tipo caffè all’americana. E chissà che non compaia anche il tipo cappuccino. A parte le ipotetiche soluzioni commerciali, il lavoro scientifico che apre questa importante prospettiva salva-pelle ha per ora dimostrato che nei topi la caffeina protegge dai danni del sole e a prevenire quindi il tumore alla pelle. Lo studio, che il caso ha voluto pubblicato il giorno dopo di Ferragosto, è firmato dagli studiosi dalla Rutger University (Stati Uniti). La rivista è quella dell’Accademia delle Scienze americana (Proceedings of the national academy of sciences).

L'ENZIMA - Il meccanismo protettivo riguarda una proteina chiamata Atr. È un enzima che entra in azione per individuare i danni del Dna delle cellule della pelle. E che è molto sollecitato quando il corpo è esposto a bagni di raggi ultravioletti. La caffeina inibisce Atr. I ricercatori della Rutger University hanno, allora, modificato geneticamente alcuni roditori in modo che non producessero nella loro pelle Atr. I topi sono stati quindi esposti ai raggi Uvb tre volte alla settimana per 40 settimane. Le cavie senza Atr hanno sviluppato il primo tumore tre settimane dopo i topi normali e dopo 19 settimane avevano il 68% di tumori in meno rispetto a quelli normali.

NEOPLASIE - In precedenti ricerche era stato osservato che l’organismo di topi ai quali veniva somministrata acqua alla caffeina, e che successivamente venivano esposti a lampade a raggi Uvb, era in grado di eliminare le cellule danneggiate dagli ultravioletti, con un minor rischio di degenerazione da cellule sane a malate. Va anche precisato che, esposti costantemente agli Uvb, sia i roditori Ogm sia quelli non geneticamente modificati finivano comunque per sviluppare neoplasie.

IL MECCANISMO - Allan Conney, direttore del Susan Lehman Cullman Laboratory for cancer research della Rutgers, al riguardo ha una sua interpretazione: «Il fatto che comunque tutti alla fine si ammalino sta a indicare che l’inibizione dell’enzima Atr funziona al meglio quando le cellule della pelle sottoposta agli Uvb sono ancora in uno stadio precanceroso, cioè prima che i tumori causati dalla fotoesposizione si siano completamente "innescati"». Secondo lui «l’applicazione di caffeina potrebbe realmente prevenire le neoplasie indotte dai raggi solari».

DUBBI - Resta un però... La caffeina sulla pelle di un essere umano al sole sulla spiaggia non è certamente paragonabile a ciò che si è verificato nei topolini di laboratorio geneticamente modificati. Ulteriori ricerche sono d’obbligo, prima che in commercio arrivi la crema all’Espresso o al caffè americano che sia.
fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/11_agosto_16/pappagallo-caffeina-antitumori-nei-topi-ricerca_4e972f8c-c836-11e0-9dd1-bf930586114f.shtml

venerdì 2 luglio 2010

cancro pelle : Olio albero del te' contro cancro pelle. Successo sui topi, ora il via a sperimentazione umana

Scoperta un'altra arma nella lotta al cancro alla pelle: e' l'olio di melaleuca, o albero del te', una pianta nativa dell'Australia. Gli studiosi dell'universita' dell'Australia occidentale affermano che l'olio essenziale estratto dalle foglie puo' formare la base di un trattamento rapido, di basso costo e sicuro per i cancri alla pelle non-melanoma, e per le lesioni precancerose. Si e' dimostrato efficace sui topi. Ora sara' sperimentato sull'uomo.
fonte: ansa.it

venerdì 25 giugno 2010

SALUTE : ESPERTI, SOLE FONTE DI BENESSERE. MA NON ESAGERARE

Il sole come fonte di benessere e positivi benefici per la nostra salute ma al tempo stesso, se ci si espone in eccesso e senza precauzioni, come uno dei motivi scatenanti di forme particolarmente aggressive di tumori della pelle. Di questi temi si e' discusso oggi a Milano nell'ambito del convegno ''Sole si, sole no: nemico della pelle, amico delle ossa, ma anche del cuore e delle persone diabetiche'' promosso da UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica d'informazione) con il contributo del Gruppo DiaSorin.

Nell'incontro di Milano sono state confermate alcune osservazioni di recenti studi che permettono di mettere in relazione insufficienti livelli di vitamina D (che viene sintetizzata nell'organismo proprio per azione della luce solare) e un rischio piu' elevato di cadute e fratture ossee in quanto questa vitamina favorisce appunto la mineralizzazione della matrice ossea, essendo alla base dell'assorbimento intestinale del calcio.

''E' importante ricordare - spiega Andrea Giustina, Direttore servizio di endocrinologia degli Spedali Civili di Brescia - il ruolo e l'importanza che assume la regolazione fisiologica della vitamina D con riferimento alle forme piu' severe di disturbi all'apparato scheletrico. E' essenziale, quindi procedere con un'attenta valutazione dei livelli di vitamina presenti in organismo, nel corso di tutto l'anno, e non solo alla vigilia dell'estate, poiche' questi possono modificarsi sensibilmente in relazione al periodo, alla stagionalita', e al conseguente accumulo che se ne sia fatto proprio nei periodi di massima esposizione''. La rilevazione di questa sostanza ha permesso di classificare livelli di vitamina D e l'evoluzione dell'ipovitaminosi D in Italia.

Anche in cardiologia, prima causa di morte oggi nei paesi occidentali, e' stata evidenziata una correlazione tra livelli insufficienti di vitamina D e ipertensione, che e' uno dei piu' importanti fattori di rischio delle malattia cardiovascolari e una delle concause piu' frequenti nell'insorgenza di fenomeni ischemici e infarti miocardici.

Il beneficio riguarderebbe anche le malattie autoimmuni in generale, poiche' una correlazione tra livelli insufficienti di vitamina D e l'insorgenza di questo tipo di malattie (come sclerosi multipla e diabete di tipo 1) e' da tempo al centro di un crescente interesse della comunita' scientifica e di pubblicazioni su testate specializzate.

E anche in oncologia, sebbene i dati siano stati unanimemente ritenuti dai partecipanti all'incontro allo stato attuale insufficienti, si e' comunque riscontrato come a bassi livelli di vitamina D corrisponda un maggiore rischio di sviluppare un tumore.

domenica 28 febbraio 2010

PELLE E SOLE, UNA PROTEINA DISATTIVATA FA SVILUPPARE CANCRO

Una proteina che non funziona alla base dello sviluppo del carcinoma a cellule squamose: a scoprirlo uno studio della Loyola University Health System guidato da Mitchell Denning e pubblicato sul Journal of Biological Chemistry. La luce solare puo' danneggiare il Dna di una cellula della pelle, si legge nello studio, ma normalmente una proteina chiamata ''proteina chinasi C'' (PKC) si attiva in risposta al danno, riparando la cellula, mentre quando il danno e' troppo grande per la riparazione PKC manda la cellula a morire. In questo modo, si legge nello studio, si preserva la salute delle cellule della pelle.

Le cellule sane, si legge nello studio, crescono e si dividono seguendo un ciclo continuo. Quando accadono degli ''imprevisti'' la cellula si ferma per la riparazione del Dna danneggiato prima di passare alla fase di divisione. Il nuovo studio ha trovato che e' proprio il gene PKC a essere responsabile dell'arresto delle cellule della pelle appena poco prima della divisione per consentirne la riparazione.

Nel carcinoma a cellule squamose, invece, il gene PKC e' spento: le cellule continuano cosi' a dividersi senza fermarsi prima di riparare il Dna danneggiato, producendo cosi' cellule tumorali-figlie.

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