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martedì 12 gennaio 2010

TOPOLINO ECO: Ecco 'Topolino' a impatto zero: mentre arriva in edicola crea nuove foreste


Il celebre magazine Disney, infatti, grazie al ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha aderito (per la seconda volta) al progetto 'Impatto Zero' di LifeGate per ridurre e compensare attraverso la creazione di nuove foreste le emissioni di Co2 generate dalla produzione di ogni copia del settimanale.

'Impatto Zero' ha infatti calcolato che tra stampa, carta, trasporti e materiali utilizzati, per realizzare le copie di Topolino sono prodotti oltre 76mila kg di anidride carbonica. Co2 che, attraverso il progetto e grazie al contributo del ministero dell'Ambiente, sara' compensata con la creazione e tutela di oltre 20mila mq di nuove foreste in Italia (all'interno del Parco del Ticino) e in Madagascar.

Un segnale importante di attenzione verso il pianeta destinato, in primis, ai lettori del settimanale. Saranno proprio i ragazzi i protagonisti di questo numero speciale di Topolino: Un Topolino tutto dedicato all'ambiente e a 'Impatto Zero'. Si presenta cosi' il nuovo numero del settimanale Disney, in edicola dal 13 gennaio.

lo scorso 22 aprile, infatti, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, il magazine di casa Disney ha lanciato l'iniziativa 'Caro ministro, ecco la mia idea per l'ambiente...' con l'obiettivo di raccogliere le idee dei lettori sulle tematiche ambientali e di presentarle direttamente al ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare attraverso una letterina.

Le numerose lettere dei ragazzi, ricche di idee, progetti, osservazioni e suggerimenti su come rendere il nostro pianeta piu' 'green', sono state consegnate al ministro Stefania Prestigiacomo, che ha risposto all'appello dei lettori rendendo a 'Impatto Zero' questo speciale numero del settimanale.

"Voi, lettori di 'Topolino', di impegno ne avete mostrato tanto, partecipando, numerosissimi al concorso 'Idee per la Terra' provando a immaginare come e' possibile migliorare le abitudini di tutti i giorni. Sono rimasta colpita dalla creativita' e dalla fantastica varieta' di suggerimenti, disegni, proposte per proteggere la natura, soprattutto la conoscenza dell'energia dal vento e dal sole" scrive per Topolino il ministro Prestigiacomo. "E quest'anno faremo ancora di piu'. Avere amore per la natura e gli animali, essere attenti quando andiamo a fare acquisti a scegliere i prodotti piu' facili da smaltire, spegnere le luci, compiere in famiglia tanti piccoli gesti. Farlo tutti insieme e' la migliore delle idee!".
FONTE: adnkronos

mercoledì 28 ottobre 2009

co2: studio indica i criteri da adottare come singoli cittadini per ridurre le emissioni riscaldanti

Se a ridurre le emissioni nazionali di gas serra non provvederanno Obama e Hu Jintao, niente paura, saranno i popoli a salvare il pianeta con i loro comportamenti energetici e ambientali più virtuosi. Anche se può sembrare una forzatura, sembra proprio questo il messaggio implicito in uno studio che viene pubblicato oggi sui Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) degli Stati Uniti. Un gruppo di sociologi, economisti e ambientalisti americani, conti alla mano, dimostra che le sole azioni domestiche, attuate con impegno e costanza, già nell’arco di un decennio potrebbero abbattere l’anidride carbonica di percentuali significative, paragonabili a quelle richieste dal Protocollo di Kyoto (titolo dello studio: Household actions can provide a behavioral wedge to rapidly reduce U.S carbon emissions, primo firmatario il sociologo Thomas Dietz della Michigan State University). Ma quali sono le azioni domestiche che potrebbero avere, non solo negli Stati Uniti, su cui sono focalizzati i calcoli della ricerca, ma anche nel resto del mondo industrializzato, effetti così benefici per il risparmio energetico e la salute del clima? Gli autori dello studio indicano 17 tipologie d’intervento. Ecco alcuni degli esempi più praticabili.

IN CASA - Innanzitutto l’isolamento termico degli edifici, responsabile di considerevoli perdite di energia che fanno raffreddare le case d’inverno, nonostante il riscaldamento, e arroventarle d’estate, richiedendo più raffrescamento del necessario. I punti più deboli da isolare: le coperture e gli infissi. Poi, occhi agli stessi impianti: caldaie e condizionatori, spesso inefficienti, i quali a fine vita devono essere sostituiti con apparecchi più risparmiosi. Per gli edifici di nuova costruzione, non dimenticare che esistono criteri architettonici ormai ben sperimentali per favorire il condizionamento interno. Un’attenzione speciale deve essere posta alle modalità di uso di tutti gli apparati domestici: senza nulla perdere in comfort, vanno eliminati gli eccessi di caldo e di freddo intervenendo costantemente su termometri e temporizzatori. Inutile, per esempio, tenere al massimo la temperatura degli scaldabagni elettrici, che divorano fiumi di energia; oppure scegliere programmi di lavaggio lunghi ed energici per capi di biancheria non troppo sporchi. Ancora, non è affatto trascurabile in termini di risparmio, staccare le spine degli apparecchi elettrici che continuano a consumare energia anche quando sono apparentemente spenti (posizione di standby).

IN AUTOMOBILE - Passando a quella che nei Paesi industrializzati può essere considerata la casa itinerante, dove spesso si trascorrono alcune ore al giorno, cioè l’automobile, anche per essa valgono i criteri di corretta manutenzione che fanno risparmiare significative quantità di carburante. Particolari di solito trascurati da chi compie quotidianamente lunghi percorsi: l’abolizione della guida cosiddetta brillante, con accelerazioni e frenate continue; la riduzione delle velocità massime di crociera; l’adozione di pneumatici a basso coefficiente di attrito. Anche in questo caso, a fine vita del veicolo, va attentamente meditata la sostituzione con uno a motorizzazione più efficiente. Insomma, all’atto dell’acquisto, non badare solo all’estetica, ma soprattutto ai consumi.

L'EFFETTO - Detti così, più che provvedimenti per conseguire decisive riduzioni delle emissioni riscaldanti (oltre che degli inquinanti ordinari), sembrano azioni di buonsenso per risparmiare energia e spendere meno. Ma gli autori della ricerca PNAS calcolano che, se sistematicamente adottate negli Stati Uniti, queste azioni portano in un decennio all’abbattimento del 7,4 % delle emissioni nazionali. Anche se gli autori non estendono il calcolo ad altri Paesi, aggiungono tuttavia che risultati più o meno simili si potrebbero raggiungere negli altri Paesi industrializzati, con percentuali eguali o più elevate nel caso di sistemi energetici complessivamente inefficienti, come quelli di Canada e Australia; e percentuali più ridotte nei Paesi dell’Europa Occidentale, già dotati di sistemi mediamente più efficienti.

INCENTIVI - Se si considera che nei dieci anni successivi all’approvazione del Protocollo di Kyoto, i provvedimenti presi dai governi hanno in genere fallito, tranne pochissime eccezioni, obiettivi di riduzione delle emissioni di appena il 5,2%, la rivoluzione dal basso proposta da Dietz e collaboratori appare allettante. A patto che, aggiungono gli autori, siano assunti tutti quei provvedimenti per favorirla: campagne di informazione di massa e incentivazioni. Alla vigilia di una Conferenza mondiale sul clima di Copenaghen il cui successo non è affatto scontato, sembra una proposta più che ragionevole.

lunedì 26 ottobre 2009

ecosostenibilità: Verbania la città più sostenibile


Il nord registra qualche segnale di miglioramento mentre il sud rimane ancora arretrato. Questi i risultati della XVI edizione di Ecosistema urbano di Legambiente, il rapporto annuale realizzato con la collaborazione di Ambiente Italia, che stila la classifica della qualità ambientale delle città italiane.

Il dossier prende in considerazione diversi parametri ambientali, tra cui il trasporto pubblico, le isole pedonali, le zone a traffico limitato, l'efficienza della depurazione e la raccolta differenziata. La migliore città italiana in campo ambientale risulta così Verbania, seguita da Belluno (vincitrice delle due precedenti edizioni), Parma, Bolzano e Siena. Dall'altro capo della classifica, la maglia nera va a Catania, Crotone, Agrigento, Frosinone e Caltanissetta.

Verbania vince per i miglioramenti nelle PM10, nella raccolta differenziata (leader in Italia con il 72,8%), nel rapporto di emissioni di CO2 per passeggero del trasporto pubblico. Catania é invece ultima a causa di diversi fattori: spreca il 50% dell'acqua potabile della rete, depura soltanto un terzo dei suoi scarichi fognari, ha una percentuale di differenziata pari al 3% ed ha un mediocre trasporto pubblico. Tra le quattro metropoli la migliore è Milano, al 46/mo posto, seguita da Roma al 62/mo, Torino al 77/mo, e chiude Napoli all'89/mo.

Se si migliora, osserva Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, "l'ecosistema urbano offre un ambiente migliore ai propri abitanti e contribuisce alla riduzione delle emissioni. Proprio dai centri urbani, in vista del vertice di Copenaghen, potrebbe partire una sfida in tre settori determinanti: edilizia, mobilità e inversione dell'effetto 'isola di calore'". L'80% delle emissioni, spiega Cogliati Dezza, proviene dalle aree urbane, mentre in Italia il 40% dei consumi energetici è per usi civili, così come nelle aree avvengono i due terzi degli spostamenti. Inoltre, negli ultimi 15 anni le città hanno una temperatura di almeno 1 grado sopra la media nazionale, che in alcuni periodi dell'anno arriva a 4-5 gradi in più rispetto alle aree libere da edificazione.

Sono già molte le città, si legge nel rapporto, che si sono date obiettivi precisi per il clima: Amsterdam punta a un taglio del 40% delle emissioni entro il 2025, Friburgo entro il 2030, Berlino punta a ridurle entro il 2020, Copenaghen spera di farcela per il 2015 e Barcellona punta a un taglio del 50% entro il 2030. C'é anche per le amministrazioni amiche del clima, la possibilità di sottoscrivere il 'patto dei sindaci' (lanciato da Bruxelles) in cui è previsto un piano d'azione e ogni due anni un report sui risultati raggiunti. "E' inevitabile - conclude Cogliati Dezza - che un accordo a Copenaghen per ridurre le emissioni di CO2 obbligherà a rivedere i modelli urbanistici, dei trasporti e dell'energia".

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