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venerdì 8 aprile 2011

contaminazione in Italia: GRAVI PATOLOGIE DA IODIO 131 ARRIVATO ANCHE DA NOI

Non e' cosi' semplice dire, senza alcuna ombra di dubbio, quanto i nostri mari siano effettivamente al sicuro dalla contaminazione causata in Giappone. E' la denuncia di Marevivo che sottolinea come i radionuclidi - gli atomi instabili che decadono emettendo energia sotto forma di radiazione - riversati in mare con le acque contaminate ''mettano a forte rischio'' l'ecosistema in generale e alcune specie in particolare.

''I rischi per la biodiversita' marina - spiega Silvano Focardi, Professore di Ecologia all'Universita' di Siena e membro del Comitato Scientifico di Marevivo - sono legati alla durata e alla dimensione dell'incidente; e sono rappresentati dalla insorgenza di danni gravi che possono arrivare fino a mutazioni genetiche capaci di incidere sulle capacita' riproduttive degli organismi''.

''Per l'uomo - aggiunge - il consumo prolungato di alimenti anche debolmente contaminati, costituisce un pericolo, perche' i radionuclidi si fissano nell'organismo e, con il passare del tempo, possono determinare gravi patologie''.

Concentrazioni significative di particelle sono state misurate alle Hawaii e in California e lo iodio 131 e' arrivato anche da noi: ''Le concentrazioni rilevate in Italia sono, si dice, trascurabili e non pericolose ma - rileva Focardi - proprio per le incertezze delle informazioni pervenute finora, e' bene non sottovalutare il problema. Lo iodio 131 ha una emivita di pochi giorni, ma presenta una notevole aggressivita' per la tiroide''.

contaminazione in Italia: IN ITALIA LIEVI TRACCE IODIO131 E CESIO137 NEL FORAGGIO

Dopo i vegetali a foglia larga e il latte, in cui sono state rinvenute lievi tracce di iodio 131, l'Ispra segnala presenza di Iodio 131 e Cesio 137. Lo riferisce lo stesso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che con il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente effettua il monitoraggio della radioattivita' ambientale e che dal 12 marzo scorso ha chiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l'andamento di una eventuale presenza di radioattivita' in aria riconducibile all'incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. I dati sono aggiornati alle 20 di ieri. In particolare, come gia' segnalato dall'istituto, i risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio131, compresi tra 0,06 e 0,80 Bq/kg. Si evidenzia che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom e' pari a 2000 Bq/kg. Sono state, inoltre, effettuate misure su campioni di foraggio che hanno evidenziato, in alcuni casi, la presenza di I-131 tra 0,49 e 2,8 Bq/kg e di Cs-137 (il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per il Cesio 137 e' pari a 1250 Bq/kg) variabile tra 0,40 e 15,8 Bq/kg. Anche per queste misurazioni non e' stata rilevata la presenza di Cs-134. I risultati delle prime misure effettuate sul latte a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131 variabili tra 0,30 e 1,20 Bq/l.

Si consideri che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per lo Iodio 131 nel latte e' pari a 150 Bq/l per gli alimenti per lattanti. Le concentrazioni, evidenzia l'Ispra, sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei.

I valori di concentrazione rilevati con le prime misure nei vegetali a foglia larga e nel latte sono notevolmente inferiori ai livelli massimi ammissibili stabiliti dai regolamenti Euratom. Si conferma conclude l'Istituto, che, sino ad oggi, la rete automatica di monitoraggio dell'intensita' di dose gamma in aria dell'Ispra non ha rilevato valori anomali rispetto alle normali fluttuazioni del fondo ambientale locale.

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giovedì 7 aprile 2011

CONTAMINAZIONE DA IODIO 131 ANCHE NEL LATTE E NELLA VERDURA ITALIANA

Tracce di Iodio 131 sui vegetali a foglia larga e latte in Italia, ma i valori riscontrati sono nettamente inferiori al livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom. Lo riferisce l'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che con il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente effettua il monitoraggio della radioattivita' ambientale e che dal 12 marzo scorso ha chiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l'andamento di una eventuale presenza di radioattivita' in aria riconducibile all'incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. I dati sono aggiornati alle 20 di ieri. I risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo, si legge sul sito dell'Istituto, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio131, compresi tra 0,06 e 0,79 Bq/kg.

L'Ispra evidenzia che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom e' pari a 2000 Bq/kg. Per quanto riguarda il Cesio 137, i valori sono tra 0,07 Bq/kg e 0,66 Bq/kg e l'Istituto evidenzia che ''al momento non e' possibile correlare direttamente, sulla base di queste misure, tale presenza di Cesio 137 ai rilasci in atmosfera generati all'incidente in Giappone''. Per quanto rigarda il latte, invece, i risultati delle prime misure effettuate dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131 variabili tra 0,40 e 1,20 Bq/l.

''Si consideri - sottolinea l'Ispra - che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per lo Iodio 131 nel latte e' pari a 150 Bq/l per gli alimenti per lattanti. Le concentrazioni sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei''.

I valori di concentrazione rilevati con le prime misure nei vegetali a foglia larga e nel latte, conclude, ''sono notevolmente inferiori ai livelli massimi ammissibili stabiliti dai regolamenti Euratom''.

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venerdì 25 febbraio 2011

cancro al colon : 1 LITRO DI LATTE AL GIORNO DA PICCOLI PROTEGGE IL COLON RETTO

I bambini e gli adolescenti che bevono regolarmente il latte a scuola vedono diminuire il rischio di sviluppare il cancro al colon-retto del 30% nell'eta' adulta: ad affermarlo sono i ricercatori della University of Otago guidati da Brian Cox e da Mary Jane Sneyd. Lo studio, pubblicato sul'American Journal of Epidemiology, mette in particolare in risalto che la riduzione del rischio e' massima nei ragazzi che consumano quotidianamente circa un litro al giorno di latte durante l'anno scolastico.

I ricercatori ritengono che la distribuzione gratuita di latte nelle scuole tra il 1937 e il 1967 potrebbe essere la motivazione alla base della drastica riduzione del rischio di cancro al colon-retto verificatasi in Nuova Zelanda per i nati tra il 1938 e il 1953.

lunedì 14 febbraio 2011

CALCIO : FABBISOGNO CALCIO ADULTI OK CON 1 TAZZA DI LATTE AL GIORNO


Circa 250 grammi di latte al giorno - pari circa al quantitativo di una tazza - sono sufficienti per soddisfare il fabbisogno giornaliero di calcio di un adulto, senza ''effetti collaterali'': ''Evidenze scientifiche affermano che non esistono motivi per non consumare il latte'', spiega Valeria Del Balzo, nutrizionista del dipartimento di Fisiopatologia Medica sezione di Scienza dell'Alimentazione della Sapienza Universita' di Roma, nel corso del seminario 'Il latte oggi: salute tra ricerca e innovazione' organizzato dall'Universita' La Sapienza in collaborazione con Parmalat che si e' tenuto questa mattina a Roma. I biopeptidi contenuti nel latte vaccino, spiega la nutrizionista, hanno particolari proprieta' anti-cancerogene e anti-ipertensione. Recente e' poi la dimostrazione, continua Del Balzo, della presenza nel latte di un acido grasso particolare, l'acido linoleico coniugato (CLA), di cui sono state scoperte le azioni antiadipogena, antidiabetogena e anticancerogena: ''Tutte caratteristiche - conclude - che ne rendono il consumo raccomandato anche agli adulti''.

martedì 19 ottobre 2010

Alimentazione: BERE LATTE AIUTA A PERDERE PESO GRAZIE A CALCIO E VITAMINA D

Bere latte fa perdere peso, indipendentemente dal tipo di alimentazione seguita: a sostenerlo e' uno studio condotto dai ricercatori israeliani della Ben-Gurion University del Negev (BGU) guidati da Danit Shahar e pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition secondo cui il calcio e la vitamina D ricoprirebbero un ruolo importante nella perdita di peso.

Allo studio hanno partecipato piu' di 300 uomini e donne sovrappeso di eta' compresa tra 40 e 65 anni. I ricercatori hanno rilevato che i volontari che avevano fatto registrare livelli piu' alti di assunzione di calcio - pari a 580 mg al giorno - sono riusciti a perdere, alla fine dei due anni di studio, circa 6 kg di peso, mentre chi aveva assunto la quota piu' bassa del minerale - circa 150 mg al giorno - aveva perso solo 3 kg. I ricercatori hanno anche rilevato che alti livelli di vitamina D nel sangue sono collegati alla perdita di peso.

lunedì 11 ottobre 2010

alitosi : UN BICCHIERE DI LATTE PER CONTRASTARE L'ALITOSI DA AGLIO

Oltre ai vampiri, il pungente odore che rimane nel respiro di chi consuma aglio potrebbe tenere lontano anche il prossimo. Per combattere l'alitosi da aglio senza rinunciare ai piaceri della tavola insaporiti dal bulbo e' sufficiente abituarsi a bere un bicchiere di latte: bastano 200 ml, ed e' meglio se intero. L'importante, per mettere a tacere gli ''effluvi'' non proprio profumati del giorno dopo, e' berlo durante il consumo delle pietanze o prima, piuttosto che dopo. A sostenerlo uno studio pubblicato dall' Ohio State University sul Journal of Food Science, secondo grazie ai grassi in esso contenuti il latte annullerebbe gli effetti sull'alito prodotti anche da altre spezie, come il curry.

lunedì 5 luglio 2010

LATTE AL CIOCCOLATO : PER RECUPERO MUSCOLARE VERO SPORT-DRINK E' LATTE AL CIOCCOLATO

Il latte al cioccolato aiuta gli sportivi a reintegrare i liquidi persi durante gli sforzi fisici e a potenziare la massa muscolare, facilitando il recupero fisico: a sostenerlo e' uno studio presentato dalla James Madison University (Virginia, Usa) in occasione del congresso dell'American College of Sports Medicine in corso a Seattle.

Gli studiosi sostengono, inoltre, che bere latte al cioccolato dopo un allenamento faticoso potrebbe anche aiutare i muscoli a funzionare meglio durante gli allenamenti successivi. Il segreto sarebbe nei carboidrati e nelle proteine del cioccolato, capaci di rifornire i muscoli di energia, e nelle proteine del latte, che invece aiuterebbero la massa muscolare a ricostituirsi. Il latte fornisce anche i liquidi ed elettroliti per la reidratazione, tra cui potassio, calcio e magnesio, che vengono persi con il sudore.

mercoledì 23 giugno 2010

LATTE MATERNO: A MILANO PIU' INQUINATO CHE A NAPOLI.

Il latte delle mamme milanesi risulta leggermente piu' ''contaminato'' di quello delle napoletane.

Ma non e' un problema geografico ne' ambientale. Piuttosto e' una questione anagrafica. Nel capoluogo lombardo, infatti, l'eta' media del primo figlio e' tra 30 e 40 anni, mentre nel napoletano e' inferiore ai 30. Un dato che determina una maggiore o minore esposizione a agenti contaminanti ambientali che entrano nel corpo umano soprattutto attraverso il cibo (95%) e la respirazione, bio-accumulandosi nell'organismo. E' quanto risulta da uno studio della facolta' di Agraria della sede di Piacenza dell'Universita' Cattolica, che ha monitorato il latte materno delle neomamme di Milano, Piacenza e Giugliano, alle porte di Napoli, nel periodo 2008-2009 per analizzarne il livello di contaminazione. La ricerca, frutto della tesi di dottorato di Maria Malgorzata Ulaszewska, con la supervisione del docente di Eco tossicologia e contaminanti chimici negli alimenti Ettore Capri, e' stata realizzata grazie al sostegno dell'Istituto Mario Negri di Milano e dell'Ambulatorio Piccolo Daino di Piacenza, su un campione di 63 mamme, di cui 23 piacentine, 20 milanesi e 20 napoletane (queste ultime presumibilmente esposte ai fumi degli incendi illegali di immondizia urbana).

I risultati sono incoraggianti rispetto al passato: un livello piu' basso di diossine (dagli anni '90 a oggi ha registrato un calo del 60%, con punte del 90% se si guarda agli anni '80). Ma anche una minore presenza di PCB, agenti tossici e contaminanti, che, nello stesso arco di tempo, e' scesa del 20%. ''Un dato che pone i livelli di contaminazione italiani tra i piu' bassi in Europa - spiegano i ricercatori piacentini -. E che non deve allarmare: le diossine presenti nel latte materno sono naturalizzate nel corpo umano. Basti pensare che le misure ottenute analiticamente sono molto piu' piccole di una mezza goccia di acqua in una piscina olimpionica e sono molto inferiori ai limiti stabiliti dalla legge per i prodotti alimentari''.

lunedì 16 novembre 2009

ANEMIA: IL LATTE ADDIZIONATO COMBATTE L'ANEMIA

Dieta bilanciata con aggiunte di latte arricchito o carne rossa per combattere l'anemia nei bambini: e' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Otago (Nuova Zelanda) e pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition.

Lo studio e' stato condotto seguendo un duplice approccio: alla dieta di un gruppo di bambini sono state aggiunte porzioni giornaliere di latte addizionato, mentre un altro gruppo e' stato nutrito aumentando le porzioni di carne. Al termine dello studio e' emerso che i bimbi nutriti con latte arricchito avevano aumentato le loro riserve di ferro, mentre in quelli alimentati a base di carne rossa la quantita' di ferro nel sangue si era stabilizzata. I prossimi studi serviranno a capire se i due approcci possono essere combinati insieme per prevenire l'anemia.

giovedì 12 novembre 2009

INFLUENZA: LA 'REGOLA DELLE 3 " L" PER GUARIRE BENE. PER GUARIRE CONSIGLIATI 7 GIORNI DI CONVALESCENZA

Letto, lana, latte. Semplici e antiche, ma ancora efficaci: sono le regole da seguire per rimettersi in sesto dopo l'influenza. ''Sono le norme che i vecchi medici condotti consigliavano alle mamme apprensive alla prese con bambini influenzati - spiega Andrea Vania, docente di Pediatria dell'Universita' La Sapienza di Roma, Polo Pontino -, ma sono valide anche oggi''. E non valgono solo per i bambini, spiega lo specialista. ''Letto'' significa ''riposo totale'': ''I bambini con la febbre possono guardare la tv, stare a letto o sul divano, ma non devono assolutamente fare giochi agitati e scalmanarsi.

Devono riposarsi'', spiega il pediatra. ''Lana'' sta per ''stare al caldo''. Quanto al latte, ''e' un consiglio generale che indica che durante l'influenza bisogna assumere liquidi per non disidratarsi''. In particolare per quanto riguarda specificamente il latte, pero', ''nel caso di complicazioni intestinali come la diarrea - precisa il pediatra - per 12-24 ore e' meglio evitare di berlo perche' e' poco digeribile, a meno che non sia quello ad alta digeribilita' con basso contenuto di lattosio''.

Almeno 5 giorni, ma se si arriva a 7 e' meglio: dopo essere stati a letto a causa dell'influenza, tanto dovrebbe durare la convalescenza per poter ritornare a svolgere le attivita' quotidiane al meglio ed evitare di riammalarsi. A spiegarlo e' Andrea Vania, docente di Pediatria all'Universita' di Roma La Sapienza - Polo Pontino: ''Che sia influenza stagionale o pandemica, a causa della malattia l'organismo subisce una depressione immunitaria. Per tornare a svolgere le attivita' quotidiane il corpo deve recuperare, e per recuperare ha bisogno di una buona convalescenza''. Evitare di tornare a lavoro prima del tempo e, per quanto riguarda i bambini, ''sarebbe bene farli stare tranquilli per una settimana dopo l'influenza, evitando di riportarli subito a scuola e di reinserirli nelle loro attivita' pomeridiane extrascolastiche che, anche se sono un divertimento, risultano pur sempre impegnative''

venerdì 9 ottobre 2009

lattoferrina: I neonati venuti alla luce prematuri o sottopeso che ricevono una proteina del latte sono meno a rischio di sepsi

I neonati venuti alla luce prematuri o sottopeso che ricevono una proteina del latte chiamata lattoferrina sono meno a rischio di sepsi, la risposta infiammatoria ad un'infezione che li espone, tra l'altro, a polmonite. A dirlo uno studio italiano pubblicato su JAMA che ha sperimentato la proteina da sola o in associazione con un probiotico.

Il merito e' delle proprieta' antibatteriche della lattoferrina, una glicoproteina che ostacola la moltiplicazione di una vasta gamma di batteri, funghi e virus. Quella di origine bovina ha un potere antimicrobico anche maggiore di quella umana e la sua azione, stando alla ricerca, puo' essere rafforzata dalla somministrazione combinata del probiotico Lactobacillus rhamnosus.

Gli scienziati hanno osservato che i tassi di infezione da funghi o batteri si riducevano dal 5,9% al 4,6%.

''Le infezioni - ricordano gli autori coordinati da Paolo Manzoni, dell'Ospedale Sant'Anna di Torino - sono la causa piu' comune di morte nei neonati prematuri''. La sepsi che si verifica nel periodo perinatale, subito prima o subito dopo la nascita, sono responsabili dell'insufficiente peso alla nascita nel 21% dei casi.

giovedì 17 settembre 2009

LATTE: benefici per la salute delle ossa, diminuisce in generale del 25% la mortalità , del 60% ictus E PROTEGGE DALLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI


I bambini che bevono molto latte vivono piu' a lungo, secondo uno studio dell'universita' di Bristol e dell'Istituto del Queensland. La ricerca inizio' negli anni '30 e poi riprese nel 2005 quando sono state osservate le associazioni tra le cause di morte dei soggetti esaminati 65 anni prima e le loro diete durante l'infanzia. E chi ha ricevuto un grosso apporto di calcio durante l'infanzia ha poi riscontrato un ridotto rischio di mortalita' a causa di ictus.

Il latte non e' solo una buona fonte di calcio, ma sembra che la sua assunzione in eta' infantile protegga le arterie piu' a lungo. A suggerirlo e' uno studio pubblicato sulla rivista Heart, condotto su 4.374 bambini inglesi su dati raccolti a partire dagli anni '30. I ricercatori dell'Universita' di Bristol e dell'Australia's Queensland Institute of Medical Research hanno dimostrato che l'assunzione quotidiana di latticini non soltanto ha dei benefici per la salute delle ossa, ma diminuisce in generale del 25% la mortalita' e del 60% la possibilita' di andare incontro ad un ictus.

Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni dopo aver valutato lo stato di salute degli stessi bambini 65 anni dopo, riscontrando che chi tra di loro aveva consumato latte e latticini nelle quantita' consigliate dagli esperti era protetto di piu' dalle malattie cardiovascolari. Nonostante formaggi e burro vengano normalmente considerati poco graditi dalle arterie, per la presenza di grassi e colesterolo, lo studio spiega che un apporto moderato ha una significativa influenza su un ormone, chiamato IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile), legato ad un minore incidenza di casi di insufficienza cardiaca. La dieta ''salva-arterie'' comprende tre porzioni di latticini: un bicchiere di 200 ml di latte, un vasetto di yogurt e un piccolo pezzo di formaggio, ricordano gli esperti, forniscono alle persone il giusto fabbisogno giornaliero di calcio e una prolungata protezione dalle malattie cardiovascolari.

Un livello alto di calcio nelle arterie potrebbe essere in grado di predire futuri eventi cardiaci gravi in pazienti gia' affetti da coronaropatia. Ad affermarlo e' uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Department of Nuclear Medicine dell'University of Ludwig-Maximilians di Monaco di Baviera (Germania) guidati da Marcus Hacker e pubblicato nell'edizione online di Radiology.

Attualmente il livello di calcio nelle coronarie viene monitorato come esame di screening o in casi sospetti di coronaropatie. Il nuovo studio dimostra invece che la quantita' di calcio nei vasi coronarici puo' essere di alto valore predittivo per attacchi di cuore gravi o mortali anche nei casi gia' noti di coronaropatia, ''indipendentemente dall'eta', dal sesso e da altri fattori di rischi cardiovascolari presenti nel paziente'', spiega Hacker.

La coronaropatia e' una condizione nella quale all'interno delle arterie coronariche si formano placche costituite da colesterolo, calcio, grassi e altre sostanze. Quando le placche si accumulano il flusso di sangue al cuore e' ridotto e si possono avere aritmia, attacchi cardiaci o insufficienza cardiaca. ''Abbiamo riscontrato che il calcio sembra svolgere un ruolo importante nel predire successivi attacco di cuore o di morte cardiaca improvvisa - conclude il co-autore Christopher Uebleis - e aggiunge valore prognostico ai risultati diagnostici normalmente utilizzati''.

giovedì 14 maggio 2009

SALUTE: SPORT, IN SALITA LATTE E CEREALI MEGLIO DEGLI ENERGY-DRINK


Per ''ripartire'' meglio una bibita energetica o una semplice tazza di latte scremato e cereali? Questa la domanda a cui hanno risposto i ricercatori dell'University of Texas di Austin confrontando le due bevande per capire quale fosse la piu' adatta a restituire energie e zuccheri subito dopo l'attivita' fisica. Lo studio, che sara' pubblicato su prossimo numero della rivista Journal of the International Society of Sports Nutrition, ha preso in esame un gruppo di ciclisti dilettanti sottoposti ad un ciclo di allenamento leggero: due ore a un'andatura normale.

Obiettivo: capire quale il modo piu' veloce ed economico per rifare il ''pieno'' di glicogeno, riserva energetica del glucosio. ''Abbiamo scoperto che il consumo di cereali di grano intero consente di recuperare adeguatamente il 'carburante' per i muscoli e di migliorare alcuni aspetti della sintesi proteica'', spiega Lynne Kammer, uno degli autori della ricerca.

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