venerdì 25 settembre 2009

INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA ,vaccinazione per i neonati

La riserva è sciolta: approvata la vaccinazione anti-pandemica anche per i bambini sani tra sei mesi e due anni. E, al più presto, messa a punto di una rete nazionale di dieci centri, in grado di «offrire il miglior supporto terapeutico» ai pazienti gravi. È questo il doppio binario seguito ieri dagli esperti dell'unità di crisi del ministero del Welfare, che a Roma hanno fatto il punto sulle strategie per contrastare il nuovo virus.
A partire dal piano-vaccini, con la lista delle categorie da "coprire" in ordine di priorità. L'elenco, già anticipato in un'ordinanza del viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, attendeva dal Consiglio superiore di sanità proprio il placet sull'opportunità di somministrare l'antidoto anche ai più piccoli. Tema delicatissimo, che anima il dibattito nelle famiglie e tra gli esperti. Ma ora il nodo, secondo il ministero, è sciolto. «Siamo convinti – ha spiegato ieri Antonio Cassone, dirigente di ricerca dell'Istituto superiore di sanità e membro dell'unità di crisi – che il beneficio della vaccinazione supererà largamente, anche nei bimbi più piccoli, gli eventuali rischi di tossicità, che sono veramente minimi. Avevamo bisogno di indicazioni sulla sicurezza del vaccino, che stanno arrivando».
Un'ulteriore conferma è attesa dall'Emea, l'Agenzia europea del farmaco, che proprio oggi si pronuncerà sull'efficacia di una somministrazione del vaccino in dose singola, piuttosto che in due successive tranche.
Il Welfare ribadisce, poi, l'opportunità di vaccinare in seconda battuta, dopo gli operatori dei servizi pubblici essenziali, le donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza. «Vanno tutelate non soltanto perché sono particolarmente a rischio, ma soprattutto perché possono trasferire gli anticorpi al nascituro, che sarà immunizzato fino ai sei mesi di vita, nel periodo in cui è impossibile vaccinarlo», precisa infine Cassone.
Resta per il momento da definire, invece, la mappa dei dieci centri, da «spalmare su tutto il territorio nazionale», con cui si dovrebbe garantire assistenza uniforme ai pazienti con polmonite grave. Fino a oggi le cinque strutture attrezzate con macchinari Ecmo e personale formato sono concentrate al Nord. La Lombardia ne conta ben quattro: il Policlinico e l'ospedale S.Raffaele di Milano, la Fondazione Irccs Policlinico S.Matteo di Pavia e l'ospedale S.Gerardo di Monza. E gli altri? «Èquipe specialistiche in grado di assistere al meglio i pazienti con grave insufficienza respiratoria – ha ipotizzato ieri Luciano Gattinoni, direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione della Fondazione Irccs Policlinico di Milano – sono a Torino, Roma, Bari, probabilmente anche a Firenze». Il dilemma dovrebbe sciogliersi a breve, anche se Gattinoni avverte che potrebbero occorrere anche due mesi per mettere in piedi una rete adeguata.
Intanto, dopo la morte della 46enne Giovanna Russo all'ospedale Papardo, il bollettino epidemiologico ha registrato ieri un altro caso, sempre a Messina: un diciassettenne, ricoverato in condizioni non gravi. E sarebbe stazionario, se pure in lieve miglioramento, il 42enne ricoverato in rianimazione al presidio S.Antonio Abate di Trapan

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