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giovedì 23 gennaio 2020

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2019-nCoV: evoluzione coronavirus

Si è trasmesso all'uomo dai serpenti il virus cinese 2019-nCoV. Attraverso gli animali il virus, trasmesso dai pipistrelli, si sarebbe ricombinato e poi passato all'uomo. Lo indica l'analisi genetica pubblicata sul Journal of Medical Virology da Wei Ji, Wei Wang, Xiaofang Zhao, Junjie Zai, e Xingguang Li, delle università di Pechino e Guangxi. La ricerca è stata condotta su campioni del virus provenienti da diverse località della Cina e da diverse specie ospiti.

Uno studio appena pubblicato sembrerebbe suggerire sulla base dei dati genetici, che il 2019-nCoV cinese sia il risultato di un rimescolamento di geni tra un virus dei pipistrelli e uno dei serpenti.

Le analisi genetiche aggiungono così una tessera fondamentale al mosaico della composizione genetica del virus 2019-nCoV, nel quale finora era chiaramente riconoscibile solo la sequenza della parte di virus ereditata dai pipistrelli e identificata fin dall'inizio come appartenente alla famiglia dei coronavirus, la stessa che comprende il virus della Sars, comparso nel 2002, e della Mers, del 2015; restava da risolvere il mistero della provenienza dell'altra metà del virus.

Il virus arrivato all'uomo dai serpenti Come è accaduto in passato con i virus dell'influenza aviaria e con la Sars, anche questa volta l'indice è puntato sui mercati di animali vivi molto comuni in Cina, dove accanto agli animali allevati nelle fattorie e ai pesci si vendono animali selvatici, come serpenti e pipistrelli. «I risultati della nostra analisi evoluzionistica suggeriscono per la prima volta che il serpente è il più probabile animale selvatico serbatoio del virus 2019-nCoV», scrivono i ricercatori.

 Spieghiamo. Sia il virus della SARS (parente stretto di nCoV) che quello della MERS si sa che in natura sono ospitati da alcuni generi di pipistrelli e da questi sono passati ad altri mammiferi (zibetto SARS, dromedario MERS) e da lì all'uomo. Ogni passaggio di specie (cioè da un animale all'altro, uomo incluso ovviamente), comporta un adattamento del virus che si riflette in cambiamenti della sua informazione genetica. Paragonando quindi il genoma di nCoV con quello dei coronavirus animali, si può ricostruire, sulla base delle somiglianze, un possibile percorso evolutivo.

Adesso è chiaro che il virus 2019-nCoV è un mix di un coronavirus proveniente dai pipistrelli e di uno che arriva dai serpenti e che da questi ultimi sarebbe passato agli esseri umani, adattandosi al nuovo ospite e acquisendo la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Ricombinandosi geneticamente nei serpenti, quindi, il nuovo virus ha fatto il cosiddetto 'salto di speciè, acquisendo nuovi recettori che gli permettono di legarsi alle cellule del sistema respiratorio umano. «Le nuove informazioni ottenute dalla nostra analisi evoluzionistica - rilevano i ricercatori - sono molto importanti per il controllo dell'epidemia causata dalla polmonite indotta dal virus 2019-nCoV».

 Il cocktail di virus Lo studio in questione ha evidenziato un rimescolamento a livello della proteina di superficie del virus, importante per l'infezione (è la chiave molecolare che apre la "porta" della cellula per fare entrare il virus e di solito è specifica per una determinata specie ospite), tra il gene presente nei virus dei pipistrelli e il gene di un coronavirus sconosciuto, che sembrerebbe essere molto affine ai coronavirus dei serpenti. Ovviamente è un risultato che deve essere confermato da un'analisi più approfondita, ma l'ipotesi interessante è che il virus mutato circolasse nei serpenti, note prelibatezze della cucina cinese, e dalla manipolazione di animali per il consumo umano sia passato all'uomo. Ma come è arrivato ai serpenti un pezzo di virus dei pipistrelli? Forse in modo analogo a come è arrivato quello dei serpenti all'uomo: mangiandoli. I pipistrelli sono cacciati da alcune specie di serpenti e questo potrebbe aver favorito la commistione dei due virus. Questi "cocktail" virali non sono un fatto nuovo. E' quello che in modo analogo accade per le pandemie di influenza: un virus aviario e un virus umano coinfettano un suino e si scambiano i geni, generando nuovi ceppi che possono passare all'uomo.

Coronavirus: allarme epidemia


CORONAVIRUS:
QUALI SONO I SINTOMI

 «Consultate il medico e vaccinatevi contro l'influenza almeno due settimane prima del viaggio. Valutate l'opportunità di rimandare viaggi non necessari», il consiglio ai viaggiatori diretti a Wuhan contenuti nelle locandine informative del ministero della Salute affisse nell'aeroporto di Roma Fiumicino. Tosse, febbre e difficoltà respiratorie i campanelli d'allarme da considerare.

Consigli ai viaggiatori internazionali diretti a o di ritorno da Wuhan in Cina', la locandina informa che nella città di Wuhan «è in corso un'epidemia di polmonite. Attualmente - si spiega - è stata identificata la causa in un nuovo coronavirus (2019-nCoV): i sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, mal di gola e difficoltà respiratorie.

Consigli, poi, di cui tener conto «all'arrivo» a Wuhan: «Applicate misure igieniche quali: lavate frequentemente le mani con acqua e sapone, coprite la bocca e il naso con un fazzoletto quando starnutite o tossite (non con le mani). Evitate il contatto con persone affette da malattie respiratorie. Evitate luoghi affollati, in particolare mercati del pesce e di animali vivi. Evitate di toccare animali e prodotti di origine animale non cotti. Rivolgetevi a un medico o a una struttura sanitaria qualora compaiano sintomi di infezione respiratoria (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie). Non mettetevi in viaggio se siete malati. Per qualsiasi necessità contattare la vostra Ambasciata o il vostro Consolato».


La polmonite provocata dal virus simile alla Sars che dilagando nella città cinese di Wuhan è “trasmissibile da persona a persona”: la conferma è arrivata da Zhong Nanshan, rinomato esperto della Commissione della salute pubblica del governo di Pechino. Fino ad oggi, il coronavirus ha provocato tre morti, tutti a Wuhan, considerata l’epicentro dell’epidemia. Negli ultimi due giorni sono stati segnalati 136 nuovi contagi. L’aumento dei casi di polmonite ha portato la Cina a intensificare il monitoraggio

L'amministrazione di Wuhan ha sospeso tutti i trasporti pubblici e invitato i cittadini a non lasciare la città. È questa l’ultima, drastica, misura presa dalla Cina per combattere la diffusione del coronavirus all’origine dell’epidemia di polmonite diffusasi il mese scorso. Stando a quanto riferito dal quartier generale per il contrasto all’epidemia, il cui capo è il sindaco della città, Zhou Xianwang, a partire dalle 10 di domani mattina, quando saranno le tre di notte in Italia, saranno sospese le corse degli autobus, anche quelle di lunga percorrenza, della metropolitana e dei traghetti. Saranno inoltre chiusi fino a data da destinarsi anche l’aeroporto e la stazione ferroviaria.

martedì 31 dicembre 2019

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Teflon: pericoloso per la salute

Quando sono nate le pentole antiaderenti sono subito diventate un successone: facili da pulire, consentivano di non bruciare gli alimenti. Ben presto, però, sono sorte delle preoccupazioni per quanto riguardava l’utilizzo del Teflon, la più famosa tipologia di rivestimento utilizzata per le padelle e pentole antiaderenti. Ciò che rende il rivestimento in teflon potenzialmente pericoloso è il suo contenuto di PFOA (acido perfluorottanico), un emulsionante utilizzato nella produzione di questo materiale. Secondo alcune aziende produttrici di pentole antiaderenti, questa sostanza non causerebbe problemi alla salute, non essendo poi presente nel prodotto finale. Eppure, diverse ricerche affermano di aver trovato tracce di questa sostanza nel sangue di soggetti sottoposti a esperimenti. Non solo, sembra che livelli elevati di Pfoa possano essere collegati allo sviluppo di alcune malattie. PFOS (acido perfluoroottansulfonico) e PFOA (acido perfluoroottanoico) appartengono alla famiglia delle sostanze organiche perfluoroalchiliche (PFAS).

I Pfas sono sostanze chimiche utilizzate in moltissimi oggetti, soprattutto di uso alimentare, perché conferiscono ai materiali l’impermeabilità all’acqua e ai grassi: pentole, padelle, cartoni per la pizza. Ma sono comuni anche nei tessuti (ad esempio nel Goretex) e nelle schiume antincendio.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Exeter e pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives avrebbe collegato livelli elevati di questa sostanza nel sangue a un maggior pericolo di sviluppare malattie alla tiroide. Soprattutto nelle donne. Alti livelli di PFOA e varie sostanze chimiche nel corpo dei bambini. Dati allarmanti, lo studio e il collegamento con il diabete I ricercatori britannici hanno analizzato una serie di campioni prelevati su quasi quattromila adulti tra il 999 e il 2006 e provenienti dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie. PFAS cancerogeni Secondo i dati raccolti, le persone che presentavano il 25% in più di concentrazione di Pfoa nel sangue avevano oltre il doppio delle probabilità di sviluppare malattie alla tiroide rispetto agli altri individui.

L’Environmental Protection Agency (Epa) ha accertato che il Pfoa permane nel sangue per 4 anni. Con i relativi danni alla salute che ne possono derivare, come danni al fegato e all’apparato riproduttivo, danni ai feti, oltre naturalmente ai problemi alla tiroide precedentemente evidenziati.

candida auris: infezione micotica mortale, resiste ai farmaci che si sta diffondendo a ritmo allarmante

Si chiama Candida auris, è un fungo che infetta anche gli esseri umani e può portarli alla morte in 90 giorni. E' una minaccia che preoccupa sempre di più gli esperti sanitari nel mondo perché spesso si rivela resistente a tutti i farmaci. Si è sempre ipotizzato che la sua diffusione fosse la conseguenza di un eccessivo uso di fungicidi in agricoltura, ma ora uno studio propone una nuova spiegazione: la causa principale della sua trasformazione in killer per gli umani pare che siano i cambiamenti climatici, le alte temperature potrebbero aver creato le condizioni giuste perché il fungo si rafforzasse e imparasse a infettare l'uomo.
Le epidemie di Candida auris si verificano spesso negli ospedali e in altre strutture sanitarie in cui le persone più sensibili, o quelle con sistema immunitario indebolito, tendono a risiedere.
 In un nuovo editoriale di Annals of Internal Medicine, un gruppo di medici ha invitato la comunità sanitaria a migliorare le pratiche di controllo delle infezioni e a studiare ulteriormente il pericoloso fungo per fermarne la diffusione.
Al 31 maggio 2019, ci sono stati già 685 casi confermati di candida auris nei soli Stati Uniti.

Un fungo mortale scoperto per la prima volta in Giappone nel 2009 si è diffuso in tutto il mondo a un ritmo allarmante, preoccupando gli esperti di salute a causa della sua capacità di resistere a trattamenti che prima erano in grado di fermarlo. Ora, un gruppo di medici sta dando l’allarme, dicendo che la diffusione di questo fungo, chiamato candida auris, dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni per la comunità sanitaria a causa della sua natura che lo rende difficile da trattare, secondo il loro editoriale su Annals of Internal Medicine. La candida auris è un fungo resistente ai farmaci che ha imparato ad evolversi così rapidamente che non sempre può  essere fermato con i trattamenti antifungini disponibili oggi.  È una delle tante specie di candida, un tipo di lievito che non è sempre pericoloso.  In effetti, un tipo, la candida albicans, è presente nelle bocche, nelle viscere e nelle gole umane senza causare infezioni, secondo i CDC,  Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie.  Altri tipi, tuttavia, possono portare a infezione se il lievito entra nel flusso sanguigno o negli organi di una persona.

L’epidemia di candida auris è particolarmente inquietante perché spesso i casi si verificano negli ospedali e in altre strutture sanitarie in cui le persone più sensibili, o quelle con sistema immunitario indebolito, tendono a risiedere. Secondo il CDC, il fungo può vivere su pareti e altre superfici come mobili per settimane di fila, rappresentando una minaccia importante, ma invisibile. “È una minaccia urgente perché molti ceppi sono resistenti ad almeno due delle tre principali classi di farmaci antifungini usati per trattare le infezioni da candida, e perché causano focolai in contesti sanitari in misura non osservabile con altre specie di candida”,  hanno scritto i dottori. Al 31 maggio 2019, ci sono stati 685 casi confermati di candida auris nei soli Stati Uniti, ma anche Colombia, India e Corea del Sud stanno sperimentando focolai. La tecnologia esistente non sta rilevando i casi di candida auris abbastanza presto da poterla fermare Secondo gli autori dell’editoriale, la candida auris è diventata una minaccia enorme in gran parte perché non disponiamo della tecnologia necessaria per identificarla nelle sue fasi iniziali. “La candida auris può spesso essere erroneamente identificata come un altro lievito quando vengono utilizzati solo metodi biochimici”, hanno scritto, facendo riferimento a un comune test di laboratorio per organismi viventi. Gli autori hanno aggiunto che “i sistemi di identificazione stanno migliorando”. Se la candida auris viene identificata erroneamente, potrebbe non essere adeguatamente contenuta e diffondersi, uccidendo le persone che incontra sulla sua strada. Poiché la maggior parte delle persone che contraggono il fungo sono già malate e ricoverate in ospedale, i sintomi della candida auris, come la febbre e i brividi, possono in primo luogo essere confusi con i sintomi delle malattie che li hanno portati in ospedale. Inoltre, il fungo non colpisce sempre la stessa esatta area del corpo. In alcuni casi, la candida auris può portare a un’infezione del flusso sanguigno, ma in altri può causare una ferita o un’infezione all’orecchio. Le persone sane in genere non vengono infettate dalla candida auris, secondo il CDC. A causa delle circostanze sorprendenti e uniche che consentono al fungo di prosperare, i medici ritengono che il modo migliore per prevenirne la diffusione sia condurre ulteriori ricerche sulla candida auris, lavorando anche di più negli ospedali e in altre strutture sanitarie per tenere i pazienti infetti lontano dai non infetti. Inoltre, seguire rigorosamente le misure igieniche, come il lavaggio delle mani e la disinfezione delle aree in cui i pazienti trascorrono del tempo, potrebbe impedire la diffusione, hanno scritto i medici. Per quanto riguarda i pazienti, lavarsi le mani e ricordare agli operatori sanitari di fare lo stesso è il modo migliore per proteggersi dalla candida auris.

martedì 26 novembre 2019

gas serra: nessun segnale di abbassamento dei livelli

Nonostante gli accordi di Parigi, non c'è nessun segnale di abbassamento dei livelli. Il Wmo: nel 2018 la CO2 ha toccato le 407,8 ppm.
Nuovo  record dei livelli di gas serra. “Impatti sempre più gravi sui cambiamenti climatici” Nuovo record dei livelli di gas serra. “Impatti sempre più gravi sui cambiamenti climatici” È quanto si legge nel bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) pubblicato oggi. Inoltre "non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo", afferma il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas di F. Q. | 25 NOVEMBRE 2019 Altro nuovo record dei livelli di gas serra. È quanto si legge nel bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) pubblicato oggi. Questa tendenza a lungo termine, dicono gli esperti, si traduce in “impatti sempre più gravi dei cambiamenti climatici, con temperature in aumento, condizioni meteo più estreme, stress idrico, innalzamento del livello del mare e perturbazione degli ecosistemi marini e terrestri”. Inoltre “non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo”, afferma il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas. L’Omm aveva lanciato l’ennesimo allarme due mesi fa in occasione del Summit Onu a New York sul clima: un bollettino di guerra. Il riscaldamento climatico accelera e con esso gli effetti devastanti che trascina dietro di sé: nuovi record di temperatura in molti Paesi accompagnati da incendi senza precedenti, innalzamento del livello del mare, perdita di ghiacci, eventi estremi. Tanto che il quinquennio ancora in corso, 2015-2019 (dati fino a luglio scorso), si candida al lustro più caldo mai registrato con +0,2 gradi rispetto al 2011-2015, mentre la temperatura media globale è aumentata di 1,1 gradi dal periodo preindustriale. Senza contare la crescita dei gas serra con un tasso del più 20 per cento per la Co2 rispetto ai cinque anni precedenti.

A preoccupare gli esperti è anche la concentrazione di metano (CH4), il secondo gas serra di lunga durata più presente e il ossido di diazoto (N2O), le cui emissioni risultano aumentate al di sopra della media annuale. I picchi di concentrazione sono da ricollegare all'attività umana per il 60% delle emissioni di metano (allevamenti, coltivazione di riso, sfruttamento di combustibili fossili, discariche, ecc.) e il 40% del diossido di diazoto (fertilizzanti, processi industriali, ecc.). Entrambi i gas svolgono anche un ruolo nell'assottigliamento dello strato di ozono della stratosfera che ci protegge dai danni dei raggi UVA emessi dal sole.

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Alzheimer: nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto

Lo studio, interamente italiano, è stato effettuato su topi che, trattati con la molecola, hanno ripreso a produrre cellule neuronali a un livello quasi normale. A coordinare i ricercatori sono stati Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli in collaborazione con il Cnr, la Scuola Normale Superiore di Pisa e il Dipartimento di Biologia dell'Università di Roma tre.

L'invecchiamento del cervello, con la diminuzione progressiva di nuovi neuroni, che porta al morbo di Alzheimer, può essere rallentato, e anzi si può invertire il trend favorendo un vero e proprio «ringiovanimento». E' quanto scoperto da un team di ricercatori italiani dell'istituto Ebri, che hanno appurato che la nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto (neurogenesi) si riduce in una fase molto precoce della malattia di Alzheimer.


Tale alterazione è causata dall'accumulo nelle cellule staminali del cervello di aggregati altamente tossici della proteina beta Amiloide, chiamati A-beta oligomeri. Il team è riuscito a neutralizzare gli A-beta oligomeri nel cervello di un topo malato di Alzheimer introducendo l'anticorpo A13 all'interno delle cellule staminali del cervello, riattivando la nascita di nuovi neuroni e ringiovanendo cosi' il cervello. In particolare, i ricercatori hanno dimostrato come la strategia messa a punto nei laboratori dell'Ebri permetta di ristabilire la corretta neurogenesi nel modello di topo studiato, recuperando dell'80% i difetti causati dalla patologia di Alzheimer nella fase iniziale.

Per la prima volta sono stati intercettati e neutralizzati sul nascere i singoli «mattoncini tossici» che formeranno le placche extracellulari di A-beta (l'attuale bersaglio terapeutico della malattia di Alzheimer), prima che questi provochino un danno neuronale irreversibile. Questa ricerca pone dunque le basi per lo sviluppo di nuove strategie utili per la diagnosi e la terapia di questa malattia neurodegenerativa. «Riuscire a monitorare la neurogenesi nella popolazione adulta offrirà in futuro un potenziale strumento diagnostico per segnalare l'insorgenza dell'Alzheimer in uno stadio ancora molto precoce, cioè quando la malattia è clinicamente pre-sintomatica.



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