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lunedì 27 aprile 2020

Gorilla: uccisi ranger che proteggono il parco




È uno dei giorni più bui nella storia quasi centenaria del Parco Nazionale congolese di Virunga, una delle ultime oasi al mondo per i gorilla di montagna.

Venerdì mattina sono state uccise 19 persone a una quarantina di chilometri da Goma, capoluogo della provincia del Nord-Kivu. Tra le vittime, almeno 13 erano ranger del parco del Virunga, il più antico di tutta l’Africa, noto durante il colonialismo belga con il nome di parco nazionale Albert. Nel Kivu settentrionale é scoppiata la decima epidemia di ebola, non ancora debellata e nonostante ciò è teatro da continue incursioni di milizie di diverse estrazioni. 

Venerdì mattina una sessantina di uomini armati ha attaccato un convoglio che porta regolarmente cibo da Goma a Rumangabo. I ranger del parco erano addetti alla sicurezza e alla difesa della carovana di veicoli. Per questo lavoro extra i guardiani ricevono 250 dollari mensili dagli abitanti dei villaggi lungo il percorso. La direzione dell’ICCN chiude un occhio e acconsente per non inimicarsi ulteriormente i residenti che in varie occasioni hanno accusato i responsabili del Virunga di sconfinamento e devastare le coltivazioni. Le comunità confinanti con la riserva naturale sono stati coinvolti in diversi programmi di cooperazione economica, per esempio micro credito e progetti di distribuzione  di corrente idroelettrica.

Bracconaggio e sfruttamento

 Uccidono gli animali per l'avorio, disboscano per la carbonella, pescano illegalmente. Un giro d'affari da 200 milioni di dollari le cui e le prossime mire sono oro e petrolio di cui il parco di Virunga è ricco. I circa 700 ranger difendono non solo animali e vegetazione presenti nel Parco, ma anche i circa 5 milioni di congolesi che vivono nelle aree circostanti, spesso vittime di violenze da parte delle milizie. Anche per questo, i guardiaparco, stanno pagando un prezzo altissimo. Negli ultimi vent'anni ne sono stati uccisi 176 e dopo l'ultimo attacco il bilancio è salito a 188, quasi uno al mese. Per anni la popolazione locale, affamata dopo anni di guerre e dimenticata dal governo di Kinshasa, si è schierata contro il lavoro dei ranger, accusati di lottare per la conservazione di un Parco che toglie terra coltivabile. Le cose sono cambiate dopo che il direttore di Virunga, insieme ai ranger, e grazie a finanziamenti internazionali, ha portato la luce nei villaggi con la costruzione di centrali idroelettriche, sfruttando l'enorme quantità d'acqua presente nel parco. L'ultima sarà terminata quest'anno e dovrebbe garantire 60mila posti di lavoro

Chiuso per Covid
 Un tempo sogno proibito di turisti e avventurieri pronti a tutto pur di vedere gli ultimi gorilla di montagna, negli ultimi anni il numero di visite all'interno del parco è crollato e di conseguenza i ricavi, cruciali per le politiche di conservazione e per la sicurezza dei ranger. L'aumento degli scontri tra milizie, il rapimento di due turisti britannici, poi rilasciati, l'epidemia di Ebola in corso dall'agosto del 2018 ed, infine, il coronavirus hanno tenuto il parco più chiuso che aperto negli ultimi due anni. Dal 18 marzo la Direzione ha deciso di vietare l'ingresso ai turisti per evitare che i primati si potessero contagiare. Un rischio troppo grande visto che, in tutto il parco di Virunga, sono rimasti solo 604 gorilla di montagna su un totale complessivo di 1.063. Il budget annuale è pari a 8 milioni di dollari, ma ne servirebbero molti di più, anche perché il governo congolese contribuisce solo con il 5%. Senza gli aiuti dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e di associazioni filantropiche il Parco di Virunga sarebbe già in mano alle milizie con il rischio di perdere per sempre uno dei più ricchi ecosistemi d'Africa.


sabato 9 gennaio 2010

tigre di Sumatra:Bracconaggio e distruzione dell'habitat: negli anni '80 erano stimati circa 1000 esemplari. Ora sono 400


Una sofisticata "camera-trap" lasciata da sola nella giungla di Sumatra. Cinque anni di attesa e poi, per la prima volta, le immagini di una tigre femmina e dei suoi cuccioli sono state “catturate” dall'apparecchiatura piazzata dal Wwf. Le suggestive immagini riprendono le tigri mentre annusano incuriosite l’attrezzatura video. Le camera-trap hanno un “grilletto” a raggi infrarossi che si attiva con il calore corporeo degli animali e sono diventate uno strumento fondamentale per capire quali aree della foresta siano utilizzate dalle tigri e identificare i singoli esemplari monitorando la popolazione. Sono dozzine le video-camere nell’intera provincia Riau, al centro di Sumatra, di cui quattro in un percorso notoriamente battuto dalle tigri entro un “corridoio ecologico” forestale che consente agli animali di spostarsi tra due aree protette nel centro di Sumatra, ovvero la Rimbang Baling Wildlife Reserve nella provincia di Riau e il Bukit Tigapuluh National Park che si estende nelle province di Riau e Jambi

BRACCONAGGIO E DISTRUZIONE DELL'HABITAT - Sono solo 400 circa le tigri di Sumatra che si stima sopravvivano ancora allo stato selvatico, costantemente minacciate dal bracconaggio e dalla distruzione del loro habitat. Agli inizi del ventesimo secolo la tigre a Sumatra era invece molto diffusa e solo negli anni Ottanta erano stimati circa 1000 esemplari. “Le immagini riprese dalle camera-trap sono assolutamente affascinanti, ma siamo molto preoccupati perché l’habitat di questa tigre e dei suoi cuccioli sta rapidamente riducendosi a causa delle piantagioni di palma da olio, dell’industria cartiera attiva nella zona con due compagnie internazionali e del taglio illegale di legname, prodotti destinati ai nostri mercati che sono così partecipi della deforestazione di Sumatra e del Borneo” ha detto Massimiliano Rocco, responsabile Specie del Wwf Italia.

ANNO DELLA TIGRE - Il video delle tigri arriva proprio alla vigilia dell’inaugurazione da parte dell’ONU dell’Anno Internazionale della Biodiversità prevista per l’11 gennaio, mentre il Wwf si prepara a lanciare il 14 febbraio, in coincidenza con l’inizio dell’Anno della Tigre nel calendario cinese, una campagna dedicata proprio a questo splendido felino. L’obiettivo è di alzare il tiro nelle azioni di conservazione e assicurare un impegno politico di alto livello, già avviato da molti Paesi e che dovrà essere sancito attraverso diversi incontri internazionali nei Paesi chiave per la conservazione della tigre. Tra gli appuntamenti forse il più importante in camedario è il Summit sulla Tigre che a settembre vedrà riuniti i capi di Stato a Vladivostok, in Russia, presieduto dal primo ministro Vladimir Putin con la partecipazione degli altri partner pubblici e privati della cosiddetta “Global Tiger Initiative”, di cui fa parte anche la Banca Mondiale. . “Quando questi cuccioli saranno abbastanza adulti da lasciare la madre, il che accadrà presto, dovranno trovare un proprio territorio – ha detto Ian Kosasih, direttore del Programma Foreste del WWF Indonesia – Dove andranno? Con un habitat così ristretto a causa della distruzione delle foreste circostanti, sarà difficile per le tigri non imbattersi nelle persone e questo incontro sarà pericoloso sia per le tigri che per le persone stesse. Attraverso questa prova scientifica chiara della presenza della tigre nell’area, il WWF chiede il riconoscimento ufficiale di corridoio ecologico protetto per l’area compresa tra le due riserve naturali. All'inizio del Novecento, le tigri erano più di 100.000 secondo il Segretariato della Convenzione CITES, mentre le attuali stime riferiscono di circa 3.200 esemplari rimaste in natura. Le tigri oggi sono cacciate prevalentemente per il mercato dei prodotti derivati, poiché ogni parte del loro corpo può essere usata a scopo medico o decorativo. La maggior parte delle tigri si trovano oggi confinate in habitat sempre più ristretti, con diverse sottospecie sull'orlo dell'estinzione. Per garantire che questo numero di tigri resti stabile e anzi cominci ad aumentare, il WWF e i suoi partner si appellano ai diversi governi di paesi che ancora ospitano la tigre per incrementare le attività anti bracconaggio e la protezione dell'habitat, con l’obiettivo di raddoppiare la presenza delle tigri entro il 2022, portandone il numero ad almeno 7.000 esemplari.

domenica 21 giugno 2009

ORSI POLARI TRICHECHI, IN ALASKA SONO IN VIA DI ESTINZIONE


La popolazione degli orsi polari in Alaska e' in declino a causa del ritiro dei ghiacci e del bracconaggio della Russia. L'allarme e' stato lanciato dall'agenzia statunitense Fish and Wildlife.
Solo pochi orsi polari sono sopravvissuti nella zona che si estende tra il Canada e il nord dell'Alaska, a causa di una veloce fusione dei ghiacci marini, necessari agli orsi per procurarsi il cibo e per fare tappa tra uno spostamento e l'altro.
L'agenzia statunitense ha anche affermato che il bracconaggio della Russia e' una sensibile minaccia alla popolazione degli orsi.
Il rapporto di Fish and Wildlife stima che ogni anno vengono uccisi illegalmente dai 150 ai 250 orsi polari e il numero totale degli orsi, dal 2001 al 2007, e' calato dello 0,3%. Lo scorso anno, a causa del riscaldamento del clima globale, gli Stati Uniti hanno inserito ufficialmente gli orsi polari nelle specie in via d'estinzione. Il ritiro del ghiacci sta seriamente preoccupando anche un altro mammifero marino, il tricheco del Pacifico. "Se non c'e' piu' ghiaccio, scompare l'habitat degli animali e aumenta il rischio che queste specie si estinguano", ha dichiarato Bruce Woods, portavoce di Fish and Wildlife in Alaska.



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POLO NORD: Sotto i ghiacci greggio per almeno tre anni e metano per 14 MA L'AMBIENTE????!!!

EFFETTO SERRA: SE SI CONTINUA COSì ADDIO ORSI POLARI E ADDIO CORALLI
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