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venerdì 4 gennaio 2013

Ghost Gum: Australia, distrutti alberi-simbolo degli aborigeni

  Due eucalipti fantasma, candidati a entrare nel patrimonio culturale nazionale, distrutti in un incendio doloso

Lo scintillio della loro liscia corteccia bianca illuminata dalla luce lunare è cantato nei racconti del Tempo del sogno, le storie della cultura e mitologia aborigena. Gli eucalipti fantasma (Corymbia aparrerinja o Eucalyptus aparrerinja), chiamati localmente Ghost Gum, sono alberi autoctoni considerati spiriti viventi dagli aborigeni. Due esemplari-icona, resi famosi dalla pittura dell’artista aborigeno Albert Namatjira, sono andati in fumo.

FUOCO DELITTUOSO – I due maestosi alberi si ergevano nel cuore dell’outback australiano, a 16 chilometri dalla città di Alice Springs. Erano candidati a rientrare a breve nelle liste del Patrimonio culturale nazionale. Il fuoco che ha tolto la vita ai due sempreverdi, incenerendo così anche il simbolo che incarnavano, è divampato il 30 dicembre. Secondo quanto dichiarato dal funzionario che per primo se ne è accorto, Malcom Connolly, il fuoco deve essere andato avanti per 24 ore. Secondo le autorità, si tratterebbe di un incendio doloso. Alison Anderson, ministro del Territorio del Nord incaricato delle questioni indigene, ha spiegato che proprio recentemente il governo dello Stato aveva ultimato i lavori per proteggerli dalle fiamme e mantenerli nelle condizioni ambientali ottimali.

ARTE E COSCIENZA - Fu Albert Namatjira, un artista aborigeno morto nel 1957 dopo aver conquistato notorietà nel mondo, a radicare gli eucalipti fantasma quale simbolo nella coscienza collettiva di un pubblico più vasto. Questi sempreverdi dal tronco latteo furono protagonisti dei suoi acquarelli che ritraevano i paesaggi desertici dell’outback australiano. I due esemplari bruciati si trovavano proprio sulla strada per Hermannsburg, dove Namatjira era nato nel 1902. «Namtjira ha fatto conoscere la bellezza del paesaggio dell’Australia centrale al mondo», ha dichiarato Anderson, «e ha contribuito a farne un simbolo dell’identità australiana».

ARTISTA ICONA – Oltre a essere probabilmente il pittore aborigeno più conosciuto per le sue opere e il suo stile unico – nel 1953 ricevette un riconoscimento dalla regina Elisabetta II - fu anche noto per esser stato il primo indigeno australiano del Territorio del Nord a essere liberato dalle restrizioni legislative applicate ai nativi e ottenere i pieni diritti di cittadinanza. «È un atto orrendo e tragico di vandalismo culturale», ha dichiarato al Sydney Morning Herald Susan McCulloch, autrice dell’Enciclopedia dell’arte australiana, esprimendo l’indignazione profonda per una nuova ferita all’identità aborigena, ramo del patrimonio culturale dell’umanità, e per il destino di quegli alberi che adesso potranno solo essere cantati.

fonte:http://www.corriere.it/ambiente/13_gennaio_04/australia-incendio-brucia-alberi-sacri-aborigeni-eucalipti_03b65034-5678-11e2-9534-ad350c7cbb97.shtml

martedì 26 ottobre 2010

BIODIVERSITA': IN AMAZZONIA SCOPERTA 1 NUOVA SPECIE OGNI 3 GIORNI

Nel pieno della Conferenza sulla Biodiversita' che si sta svolgendo a Nagoya, in Giappone, il WWF ha diffuso oggi in una conferenza stampa l'ultimo report ''Amazzonia Viva'' che mette in luce la straordinaria ricchezza di specie di quest'area e evidenzia le minacce che ancora incombono.

Il Report illustra l'enorme biodiversita' con 1200 specie nuove scoperte e descritte in appena 10 anni, tra il 1999 e il 2009: praticamente una nuova specie ogni tre giorni (parlando solo di animali vertebrati - mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci e di piante tralasciando le migliaia di specie scoperte di invertebrati). Questo dato conferma che l'Amazzonia e' uno dei luoghi della Terra dove si riscontra la maggiore diversita' e dunque un patrimonio inestimabile di cui tutti noi inconsapevolmente beneficiamo: malgrado la maggior parte della regione sia ancora al riparo da disturbi le minacce stanno aumentando velocemente. Durante gli ultimi 50 anni l'uomo ha causato la distruzione di almeno il 17% della foresta pluviale amazzonica, un'area piu' vasta del Venezuela e pari a due volte la Spagna. Una delle principali cause di questa trasformazione e' rappresentata dalla rapida espansione dei mercati regionali e globali della carne, della soia e dei biocombustibili, che fanno aumentare la domanda di terreni. Si stima che l'80 % delle aree deforestate dell'Amazzonia siano destinate a pascoli per il bestiame.

Inoltre, i modelli di sviluppo non sostenibili, la rapida crescita economica regionale e il crescente fabbisogno energetico stanno esercitando un forte impatto sull'Amazzonia.

Per il WWF e' importante garantire lo sviluppo delle strategie di conservazione a livello regionale, promuovendo la gestione sostenibile delle risorse naturali e uno sviluppo ben pianificato delle infrastrutture, che si tradurranno poi in sviluppo economico, tenendo in considerazione, tra gli altri elementi, anche gli impatti sociali e ambientali. E' questo il senso dell'appello lanciato ai delegati dei 193 paesi presenti a Nagoya ai quali e' stata fatta una richiesta: inserire l'Amazzonia nella mappa mondiale dei luoghi prioritari per la conservazione e costruire un forte sostegno pubblico attorno alle iniziative di conservazione su grande scala in Amazzonia. Per le nazioni amazzoniche, una parte della soluzione per la protezione delle specie e degli habitat amazzonici e' attualmente oggetto di valutazione da parte dei governi che si stanno incontrando proprio durante il Summit di Nagoya: un approccio transnazionale finalizzato a creare, nella regione amazzonica, un sistema di aree protette completo ed efficacemente gestito.

mercoledì 14 luglio 2010

LIFE: ecco il volto della natura invisibile

Ippopotami capaci di volare, delfini che formano cerchi perfetti nell’acqua per catturare i pesci, camaleonti che rubano il cibo direttamente dalle tele dei ragni. Nel mondo, sono tutte cose che capitano ogni giorno. Solo che nessuno le ha mai viste. Fino ad ora. Perché quello che per l’occhio umano è impossibile da codificare è stato invece catturato dalle super telecamere ad alta velocità della Bbc, che hanno ripreso scene da addirittura ottomila fotogrammi al secondo. Rendendo, di fatto, visibile l’invisibile.

LA NATURA IN ALTA DEFINIZIONE - Ed così che è nato quello che per molti sarà il vero evento televisivo di questa estate: «Life» (per l’Italia, la voce e il volto della serie sarà quello di Tessa Gelisio, che così racconta il suo approccio con queste immagini). Da quest'oggi, ogni mercoledì, in prima serata su Retequattro, andrà in onda questa incredibile serie naturalistica realizzata dalla Natural History Unit di Bbc: il più importante dipartimento del mondo di riprese televisive dedicato alla natura e agli animali. Dieci episodi girati in alta definizione — per un budget di oltre 12 milioni di euro — che raccontano come mai prima d’ora gli animali, le piante e la loro spettacolare lotta per la sopravvivenza.

TREMILA GIORNI DI RIPRESE - Enorme lo sforzo produttivo che si riflette nei numeri: 3mila giorni di riprese, 4 anni di lavoro, 7 continenti visitati. Cifre che però hanno reso possibile la realizzazione di immagini finora mai viste, come lucertole che camminano sull’acqua. Oppure quelle che hanno catturato la lingua saettante del camaleonte nel momento in cui intrappola un insetto o ancora l’ansiogena caduta di una minuscola rana, salva per miracolo dopo essersi aggrappata alla fogliolina di un albero. E così, senza rendersene sempre conto, ci si ritrova commossi o divertiti dalla magia della natura. Suggestioni autentiche che per ora hanno già regalato sei nomination agli Emmy Awards, per questa straordinaria serie tv.

venerdì 25 settembre 2009

caccia alle foche: BOICOTTATE PRODOTTI CANADA


Brigitte Bardot scende di nuovo in campo per la difesa delle foche invitando la gente a boicottare lo sciroppo d'acero, prodotto simbolo del Canada, uno dei pochi paesi che consente ancora la caccia a questa specie. L'appello e' stato pubblicato sul sito Internet del PETA, organizzazione di difesa degli animali. La 75 attrice dice di essersi ispirata al boicottaggio praticato negli Stati Uniti contro i vini francesi per la posizione tenuta dal governo parigino sulla guerra in Iraq nel 2003, costato ai viticoltori d'Oltralpe circa 112 milioni di dollari. ''E' evidente che il boicottaggio commerciale tocca la' dove fa piu' male: il portafoglio'', ha commentato la Bardot le cui battaglie in passato hanno spinto Stati Uniti e Unione Europea a mettere al bando tutti i prodotti derivati dalle foche, principalmente le pelli.

domenica 13 settembre 2009

deforestazione: SENZA FORESTE si estingueranno bonobo, scimpanze', gorilla e orango


La gestione sostenibile delle foreste - quali quelle certificate secondo gli standard FSC (Consiglio per la Gestione Forestale Sostenibile) - ha un ruolo vitale nella conservazione delle ultime grandi scimmie rimaste al mondo, ovvero bonobo, scimpanze', gorilla e orango. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto promosso dal WWF ''Great Apes and Logging'' reso noto oggi a livello internazionale che contiene un Decalogo di raccomandazioni per i Governi dei paesi importatori ed esportatori di legname, le imprese e i consumatori.

Il rapporto evidenzia infatti che le foreste certificate e gestite secondo gli standard FSC - il marchio di qualita' per la gestione responsabile delle foreste - ospitano e garantiscono la vitalita' delle popolazioni di queste grandi scimmie allo stesso livello di parchi e riserve nazionali. E conferma che una gestione forestale in linea con gli standard FSC e' oggi lo strumento piu' importante per coniugare conservazione e utilizzo sostenibile di un patrimonio forestale mondiale depredato a ritmi allarmanti, con processi di deforestazione che negli ultimi 10 anni hanno distrutto milioni di ettari di foreste che ospitano ancora le grandi scimmie in paesi come l'Indonesia, Malesia, la Repubblica Democratica del Congo, il Gabon, il Camerun e la Nigeria (senza contare le altre aree forestali colpite dal taglio illegale come l'Amazzonia e i paesi attraversati dal Mekong dove le grandi scimmie non sono presenti).

Negli ultimi 50 anni, EVIDENZIA IL RAPPORTO, il numero di grandi scimmie esistenti al mondo si e' dimezzato, tanto che tutte e quattro le specie di grandi scimmie - bonobo, scimpanze', gorilla e orango - sono considerate 'in pericolo' o ' in grave pericolo' di estinzione. Per alcune di esse parliamo ormai di poche centinaia di esemplari rimasti, a volte isolati tra loro, minacciati soprattutto dalla caccia, dalle malattie e proprio dalla distruzione degli habitat.

Proprio per questo, secondo il WWF, la rete di aree protette e sistemi naturali in questi paesi deve essere strettamente correlata alla gestione di foreste certificate, che possono rappresentare un'estensione degli habitat esistenti oltre che 'corridoi ecologici' di connessione tra habitat isolati, creando una rete adeguata di ambienti in cui le grandi scimmie possano vivere e riprodursi.

giovedì 13 agosto 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE: gli uccelli diventando più piccoli con il passare delle generazioni.


Sydney - I volatili si rimpiccioliscono con l'aumento della temperaturaG: gli uccelli si adattano infatti al riscaldamento globale diventando più piccoli con il passare delle generazioni. Secondo una ricerca australiana durante l’ultimo secolo, in cui le temperature medie sono aumentate di 0,7 gradi, alcuni uccelli si sono ridotti di quasi il 4%. È una risposta evolutiva all’aumento di temperature, scrive la biologa Janet Gardner dell’Australian National University, nello studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society. Era noto che gli uccelli che vivono più vicino all’ equatore sono più piccoli di quelli della stessa specie in latitudini maggiori e la ragione, spiega, è che gli uccelli più piccoli diffondono calore più rapidamente e sopportano meglio il caldo.

Studiati 500 uccelli di 8 specie Gardner e i suoi collaboratori hanno studiato più di 500 uccelli di otto specie, conservati in musei australiani fra la fine del 1800 e il 2000, misurando le lunghezze d’ala. In media gli uccelli del VENTEsimo secolo sono più piccoli di uno scarto fra 1,8 e 3,6% di quelli di 100 anni prima. Sono state escluse altre spiegazioni, come cambiamenti di nutrizione. È un cambiamento significativo, sostiene la biologa. "Alcune specie si sono ridotte più di altre, ma tutte mostrano lo stesso trend. È così che si adattano.

infezioni: MOLECOLE ANTI-BATTERICHE AL POSTO DEGLI ANTIBIOTICI

Un nuovo trattamento contro le infezioni batteriche che potrebbe costituire una valida alternativa agli antibiotici: merito di un'interruzione di ''comunicazione'', strategia individuata dai ricercatori americani della Princeton University (New Jersey, Stati Uniti), i cui studi sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Cell.

Il processo analizzato dagli scienziati e' il ''quorum sensing'', meccanismo attraverso il quale i batteri si trasmettono le informazioni necessarie a promuovere lo sviluppo della colonia di microrganismi: e' intercettando questi scambi informativi e bloccando i recettori proteici che li rendono possibili che gli scienziati sono riusciti a impedire la patogenesi dei batteri e quindi l'insorgere dell'infezione. ''La strategia 'anti-quorum sensing' potrebbe sostituire la tradizionale terapia antibiotica - conclude Bonnie Baassler, coordinatrice della ricerca -. Sono necessari tuttavia ulteriori studi per approfondirne la rilevanza clinica''.

martedì 4 agosto 2009

AIDS: SCOPERTO NUOVO CEPPO DEL VIRUS, TRASMISSIONE DA GORILLA A UOMO


Un team di virologi francesi ha identificato una nuova variante del virus Hiv di tipo 1, all’origine dell’Aids, che ha fatto una salto di specie da un gorilla in una donna del Camerun. Attualmente esistono infatti due tipi di virus Hiv: l’1, di gran lunga più frequente, e il 2, piuttosto raro; il primo tipo si suddivide poi in tre sottogruppi battezzati M - il principale, all’origine della pandemia - O ed N, quest’ultimo forse derivato anch’esso dal Sivgor. La nuova variante è stata battezzata P


L'Aids continua ad evolversi. Un nuovo ceppo del virus che potrebbe trasmettersi dai gorilla agli umani e' stato scoperto di recente. E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Nature Medicine dagli scienziati della Foundation for AIDS Research, che hanno individuato una nuova variante del virus Hiv in una donna del Camerun di 65 anni.
Secondo i ricercatori il nuovo ceppo sarebbe strettamente correlato ad un virus riscontrato nei gorilla. ''Questa scoperta - afferma Rowena Johnston, vice presidente della Fondazione e ricercatrice al Children's Hospital di Filadelfia - ci ricorda come i primati possano continuare a trasmettere virus pericolosi all'uomo''. La donna camerunese, infatti, potrebbe aver contratto il virus, secondo gli esperti, o attraverso rapporti sessuali con un cacciatore di gorilla, oppure consumando la carne del primate o comunque entrandovi in contatto.

venerdì 24 luglio 2009

tartaruga bianca: un esemplare ritrovato nello Yangtze ( fiume giallo )

Lo strano animale, che non brilla certo per la sua bellezza.

In Cina, più precisamente nel fiume Giallo è stata trovata una rarissima specie di tartaruga Bianca.
Pesa 6.5 kg ed è lunga circa 35cm.

Helicocranchia pfefferi: il calamaro porcellino sorridente


Non è un fotomontaggio. Questo calamaro "sorride" davvero e il suo simpatico faccione sta facendo il giro del mondo. A rendere l'animale - un esemplare di Helicocranchia pfefferi grande come un’arancia - così allegro non è una scena particolarmente esilarante, ma una striscia di pigmenti colorati disposta a forma di smile.
Sulle abitudini del calamaro "maialino", chiamato così per la forma tondeggiante e il buffo ciuffetto di tentacoli, non si sa ancora molto. Secondo gli esperti del Cabrillo Marine Aquarium di San Pedro (California) dove è custodito, non è un gran nuotatore e si aggira per i fondali oceanici a più di 100 metri di profondità, facendosi luce con due organi bioluminescenti posti dietro agli occhi.

mercoledì 22 luglio 2009

CAMBIAMENTI CLIMATICI: nove oasi forestali WWF a fornire i dati utili per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici


Saranno anche gli alberi di nove oasi forestali WWF sparse su tutta la penisola a fornire i dati utili per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici sull'ecosistema forestale italiano ed elaborare una modalita' di gestione adattativa. Il progetto CONECOFOR (CONtrollo ECOsistemi FORestali) del Corpo Forestale dello Stato, avviato nel 2008 anche nelle Oasi WWF, prosegue anche quest'anno con l'attivita' di monitoraggio. All'interno di 9 Oasi sparse in tutta Italia, come parte della rete nazionale verra' monitorato lo stato di salute degli alberi attraverso una valutazione annuale delle chiome. Un progetto che rappresenta una parte del Programma Osservatorio Clima, che il WWF Italia sta realizzando su base nazionale, insieme a altri partner scientifici, quali Universita' della Tuscia, Universita' di Roma 3, Museo Civico di Zoologia di Roma, e, come partner tecnico, Microsoft.

A seguito del primo corso intensivo, svolto presso la scuola del Corpo Forestale dello Stato di Rieti nell'estate 2008, gli operatori delle oasi hanno selezionato gli alberi da monitorare compilando per ogni singolo albero la relativa scheda, controllando lo stato delle chiome, la presenza o meno di patologie, l'entita' delle fioriture insieme ad altri dati.

mercoledì 1 luglio 2009

balene: Migaloo, l'unica balena bianca al mondo, Moby Dick esiste veramente


E' passata anche quest'inverno al largo della costa est dell'Australia la piu' famosa balena bianca al mondo, di nome Migaloo. Migaloo e' un maschio di megattera lungo 13 metri e si ritiene sia l'unico esemplare albino al mondo. Oggi 'Moby Dick' e' stato visto nuotare al largo di Port Macquarie, nord di Sydney, diretto verso il Queensland, dove e' stato dichiarato balena di speciale interesse, con il divieto di avvicinarsi a piu' di 500 metri, pena una multa pari a 9400 dlr.

Balena bianca a babordo. Migaloo, questo il nome del grosso cetaceo è stato avvistato, anche quest'inverno inverno (australe) a largo della costa orientale dell'Australia. Come ogni anno la moderna Moby Dick si sposta dalle acque antartiche ai mari tropicali, dove le femmine partoriscono, per poi tornare verso sud in ottobre e novembre. Migaloo (nome aborigeno per uomo bianco) è un maschio di megattera, o humpback, che si ritiene abbia circa 20 anni, è stato avvistato per la prima volta nel 1991. Molto probabilmente è l'unico esemplare albino di questa specie. Secondo gli scienziati ha una lunghezza di 13 metri e pesa circa 40 tonnellate. Si sa che è maschio perchè ''canta'', una caratteristica dei soli maschi di megattera. A scorgere per primi Migaloo sono stati i passeggeri di un battello per turismo subacqueo, e lo skipper Shane Down ha detto alla radio Abc che l'incontro è durato 15 minuti, mentre la balena si dirigeva lentamente verso nord, accompagnata da due "guardie del corpo", due balene di colore comune, una a ogni lato. In seguito la grossa massa bianca è stata vista muoversi nelle acque del nord Queensland, al largo di Cape Tribulation e a nord di Port Douglas, non lontano dalla Grande Barriera corallina.
Secondo l'Organizzazione per il salvataggio e la ricerca dei cetacei (Orca), si stima che in questa stagione stiano migrando verso le acque calde del nord oltre 3.000 balene di diverse specie. In primavera poi i grandi cetacei e i loro piccoli affronteranno il viaggio verso i mari antartici a sud, ricchi di krill, i minuscoli crostacei di cui si alimentano.



domenica 21 giugno 2009

ORSI POLARI TRICHECHI, IN ALASKA SONO IN VIA DI ESTINZIONE


La popolazione degli orsi polari in Alaska e' in declino a causa del ritiro dei ghiacci e del bracconaggio della Russia. L'allarme e' stato lanciato dall'agenzia statunitense Fish and Wildlife.
Solo pochi orsi polari sono sopravvissuti nella zona che si estende tra il Canada e il nord dell'Alaska, a causa di una veloce fusione dei ghiacci marini, necessari agli orsi per procurarsi il cibo e per fare tappa tra uno spostamento e l'altro.
L'agenzia statunitense ha anche affermato che il bracconaggio della Russia e' una sensibile minaccia alla popolazione degli orsi.
Il rapporto di Fish and Wildlife stima che ogni anno vengono uccisi illegalmente dai 150 ai 250 orsi polari e il numero totale degli orsi, dal 2001 al 2007, e' calato dello 0,3%. Lo scorso anno, a causa del riscaldamento del clima globale, gli Stati Uniti hanno inserito ufficialmente gli orsi polari nelle specie in via d'estinzione. Il ritiro del ghiacci sta seriamente preoccupando anche un altro mammifero marino, il tricheco del Pacifico. "Se non c'e' piu' ghiaccio, scompare l'habitat degli animali e aumenta il rischio che queste specie si estinguano", ha dichiarato Bruce Woods, portavoce di Fish and Wildlife in Alaska.



LEGGI ANCHE:

POLO NORD: Sotto i ghiacci greggio per almeno tre anni e metano per 14 MA L'AMBIENTE????!!!

EFFETTO SERRA: SE SI CONTINUA COSì ADDIO ORSI POLARI E ADDIO CORALLI
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sabato 20 giugno 2009

tartarughe marine: salvare le tartarughe marine

E' partita dal porto di Molfetta la grande festa per le tartarughe marine organizzata oggi dal Wwf a conclusione della Turtle Week.La settimana della tartaruga ha interessato molti dei Paesi impegnati nella conservazione di questi animali. Oggi, lungo le coste di Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Toscana, mostre, incontri con i pescatori, feste e liberazioni degli esemplari curati nei centri di recupero. La pesca accidentale 'cattura' ogni anno in Italia almeno 20 mila esemplari

Tutti insieme per salvare la tartaruga marina, simbolo dei nostri mari.
Oggi e domani a Molfetta nel barese, ma anche in Sicilia, Basilicata, Calabria e Toscana (mappa delle attività: http://www.wwf.it/client/default_turtle.aspx ) la settimana del WWF
( http://www.wwf.it/client/render.aspx ) per celebrare il centenario della nascita dello scienziato Archie Carr, che ha dato un fondamentale contributo alla conservazione di questi animali, la cui sopravvivenza è fortemente minacciata dalla pesca involontaria e dall’impatto con le attività umane. Sono previste per l’occasione mostre, liberazioni di esemplari in mare, monitoraggio delle spiagge, chiamando a raccolta l’intera comunità della gente di mare - pescatori, turisti, abitanti della costa e tutti gli amanti degli animali - per unire le forze nella salvaguardia delle sette specie di tartarughe marine presenti negli oceani, di cui tre la Caretta caretta, la tartaruga verde e la tartaruga liuto frequentano anche il Mediterraneo.
Oggi a Molfetta nel barese si comincia con una dimostrazione con i pescatori locali su come trattare l'animale, una volta recuperato: taglio della lenza (per i palangresi) e recupero a bordo (strascico) attraverso l’utilizzo di una sagoma di tartaruga a grandezza naturale. Per concludere ci sarà la partenza a bordo della motovedetta della Capitaneria di Porto di Molfetta per la liberazione al largo di quattro esemplari di tartaruga marina da parte dello staff del WWF Italia. Domani proiezione sul maxi-schermo dei filmati del WWF Italia e mostra tematica sulla banchina. In serata raccolta di adesioni per le uscite in motopesca e, in serata, animazione per bambini di clown prestigiatori di Molfetta nell'ambito del Progetto Tartarughe.

Sono infatti gli impatti con le attività umane le peggiori minacce da cui le tartarughe devono guardarsi ogni giorno, a cominciare dalla pesca accidentale. Si stima che ogni anno più di 20 mila tartarughe marine vengano accidentalmente catturate negli attrezzi da pesca utilizzati in Italia, e forse più del 30% di esse muore. Mentre i nidi e i piccoli sono minacciati dall’edificazione eccessiva delle coste e delle spiagge: alberghi e lidi balneari possono spaventare una femmina che voglia deporre; gli ombrelloni possono danneggiare il nido e abbassarne la temperatura; i mezzi meccanici possono compattare la sabbia rendendo difficile ai piccoli uscire in superficie; le luci possono confondere i piccoli che anziché raggiungere il mare vengono attirati altrove, ad esempio su una strada. Nel bacino del Mediterraneo ogni anno vengono deposti più di 7000 nidi, mentre in Italia le coste eccessivamente 'abitate' lasciano ormai spazio ad appena 30 nidi, localizzati per la maggior parte tra la Sicilia meridionale e la Calabria Jonica. Oltre a costituire una gravissima perdita per nostro patrimonio naturale, la diminuzione delle tartarughe marine ha anche importanti conseguenze sulla vita e la salute dei nostri mari.

Le tartarughe sono infatti vere divoratrici di meduse, in particolare nei loro primi anni di vita, tanto che si stima che ogni tartaruga nella propria vita arrivi a mangiare migliaia di meduse, svolgendo un fondamentale ruolo per l’equilibrio ecologico marino.

martedì 16 giugno 2009

FOCA MONACA: via piano tutela per foca monaca


''Alla prossima riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC), che si terrà dal 22 al 26 giugno a Madeira, in Portogallo, le megattere si ritroveranno sotto tiro. La In arrivo una strategia per salvare la foca monaca nel Mediterraneo. La 'riscossa' di questa specie simbolo parte dalla Grecia. Il piano e' stato elaborato dalla Mom, l'associazione per lo studio e la protezione della foca monaca e verrà presentato alle autorità greche. Il piano prevede uno scopo, 4 obiettivi e una serie di azioni per 5 anni. E' realizzato per la Grecia, che e' il grande serbatoio Mediterraneo per questa specie, ma e' una strategia esportabile a tutto il bacino.

sabato 6 giugno 2009

Indios contro le esplorazioni petrolifere sulle loro terre amazzoniche.


Lima. Sale il bilancio degli scontri in corso nella zona peruviana della foresta amazzonica tra gli indios e le autorità di polizia. Al momento il totale è di 45 morti, 20 agenti e 25 manifestanti. Gli indios avevano preso in ostaggio almeno 50 persone, fra cui 38 poliziotti; un blitz tentato per liberarli ha portato alla morte di 9 ostaggi e alla liberazione di altri 22, mentre si ignora la sorte degli altri sette. Il bilancio effettivo degli scontri non può comunque essere verificato considerato che in zona, nella provincia di Utcubamba, non vi sono giornalisti indipendenti presenti. Nella zona è stato proclamato il coprifuoco. Gli indios protestano contro le esplorazioni petrolifere sulle loro terre amazzoniche.

Gli scontri sono avvenuti nella zona nota come Curva del Diablo nella provincia di Utcubamba. Il presidente del gruppo di protesta, Alberto Pizango, ha accusato il governo di «genocidio» per aver attaccato dei manifestanti pacifici. Secondo l’attivista, la polizia avrebbe aperto il fuoco e lanciato lacrimogeni contro una protesta non violenta. Il presdiente peruviano Garcia, che ha molto incoraggiato gli investimenti stranieri nel settore petrolifero in questa zona della giungla amazzonica, dal canto suo ha risposto a Pizango accusandolo di essere sceso sul piano «dell’azione criminale, assaltando posti di polizia, rubando armi e uccidendo agenti che stavano solo facendo il loro lavoro». Dall’aprile scorso, gli indios stanno effettuando una serie di blocchi a intermittenza contro strade, oleodotti, condotte idriche chiedendo al governo di rispettare i diritti delle popolazioni autoctone.

GIà AD APRILE 2009 La Rettet den Regenwald, una Ong tedesca, ha lanciato una campagna per proteggere i diritti e la vita di alcune delle tribù di indios "non contattate" che vivono nelle remote foreste nord-occidentali del Perù messe in pericolo dalla società petrolifera anglo-francese, Perenco, che ha avuto dal governo di Lima concessioni che le permetterebbero di invadere i territori ancestrali di questi indios che non hanno praticamente mai avuto contatti con l´uomo bianco e che non sanno di vivere sul più grande giacimento di petrolio scoperto in Perù negli ultimi trenta anni. «Le uncontacted tribù sono i più vulnerabili tra gli esseri umani sul pianeta – dice Rettet - I trattati internazionali garantiscono i loro diritti... ma gli interessi economici del governo peruviano e l´industria petrolifera sono molto più forti». La campagna di Rettet invita tutti a premere sul presidente della Perenco, Francois Perrodo, sul presidente del Perù, Alan Garcia, sul ministro dell´energia e delle miniere e sul presidente della Perupetro, Daniel Saba perché «I diritti delle tribù "non contattate" devono essere rispettati e qualsiasi attività petrolifera, di concessione o agricola sul loro territorio, deve essere proibita». Della vicenda si sta interessando anche "Survival" ed il suo direttore Stephen Corry, dice che «Questa è un´ulteriore prova del fatto che le "non contattate" tribù del Perù stanno diventando un problema sempre più globale. Il governo e le imprese come Perenco devono capire le norme e le regole: è assolutamente inaccettabile che i territori di questi indios possa essere invaso e distrutto, i loro diritti violati, e la loro vita messa in grave pericolo». Il progetto "blocco 67" si basa sulla costruzione di un oleodotto ed impianti da un miliardo e mezzo di dollari per trasportare il petrolio estratto da 14 pozzi dell´Amazzonia peruviana alla costa, gli unici dubbi vengono dalla Perupetro, la compagnia petrolifera di Stato, che sta valutando se investire subito nel progetto mentre il prezzo del petrolio è così basso e l´Opec chiede di tagliare la produzione. La giungla interessata dai progetti della Perenco è un´area nella quale vivono almeno due delle ultime tribù "non contattate" del pianeta e le richieste dell´impresa anglo-francese sono fortemente osteggiati dalla Asociación interétnica de desarrollo de la Selva Peruana (Aidesep) che chiedono alla Commissione Inter-Americana per diritti umani di mettere il veto sul progetto . Ma il clima non sembra dei migliori: il presidente "socialdemocratico", Alan Garcia, ha detto che le tribù "non contattate" sono un´invenzione degli ambientalisti contrari alle prospezioni petrolifere e che vogliono impedire al Perù di trasformarsi da importatore di petrolio in esportatore. Le riserve petrolifere scoperte sarebbero di 300 milioni di barili che potrebbero essere raggiunti dalle trivelle della Perenco già nel 2011 e sfruttati ad un ritmo di 100.000 barili al giorno, con un´invasione del territorio indio da parte di 1.500 operai che si porterebbero dietro un discreto indotto e molte malattie come il raffreddore e l´influenza che sterminerebbero i popoli indios. La vicenda si svolge nella zona frontaliera tra Perù ed Equador dove l´isolamento ha permesso a piccoli gruppi di indios di non entrare i contatto con la "civiltà", decidendo di vivere in modo tradizionale, anche grazie a trattati che garantiscono i loro diritti sui territori. Lo studio di impatto ambientale presentato da Perenco però nega completamente l´esistenza di queste tribù che sfuggono ad ogni contatto dopo aver visto gran parte di loro morire per le malattie portate dai "bianchi" o per i massacri perpetrati dai "coloni". E´ così che alla fine degli anni ´80 è scomparsa la metà dei Nahuas dell´Amazzonia peruviana. La Perenco richiama una legge peruviana che autorizza lo sfruttamento economico «delle terre appartenenti allo Stato ed alle comunità contadine ed indigene». L´atteggiamento del Perù è ben diverso da quello del vicino Equador che nel 1999 ha dichiarato l´area di frontiera "zona intangibile" per proteggere gli indigeni e vieta qualsiasi attività estrattiva nella selva dove vivono le tribù "non contattate". Nella nuova Costituzione "ambientalista" dell´Equador i diritti inalienabili degli indios sono uno degli elementi centrali. L´Equador ha anche avviato un´iniziativa unica al mondo che vieta lo sfruttamento petrolifero nella foresta tropicale, nel parco nazionale Yasuní e nell´area Ishpingo-Tambococha- Tiputini, in cambio di una compensazione finanziaria internazionale.

mercoledì 27 maggio 2009

Zoes.it social network delle realtà equosostenibili


Produttori responsabili e consumatori consapevoli, imprese e pubbliche amministrazioni che si distinguono per aver promosso politiche virtuose e sostenibili hanno oggi a disposizione un luogo in cui incontrarsi. Un luogo virtuale in cui scambiarsi idee, competenze e buone pratiche, e passare all'azione promuovendo incontri, scambiando il proprio saper fare, cambiando i propri stili di vita. Questo luogo e' ''Zoes.it'', primo social network delle realta' equo sostenibili. A TerraFutura, la mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di vita, di governo e di impresa che si svolge a Firenze presso la Fortezza da Basso dal 29 al 31 maggio, Zoes fara' il suo debutto nazionale dopo aver concluso la fase di test, durante la quale si sono gia' iscritti oltre 2.500 utenti e sono stati creati 50 gruppi tematici. Zoes sara' protagonista di TerraFutura con uno spazio espositivo centrale e visbile a tutti i visitatori, dove si potra' navigare nella zona equosostenibile e registrarsi sotto la guida dello staff che ha sviluppato il progetto, ma anche degli stessi abitanti che hanno iniziato ad utilizzare Zoes nella fase di test, avviata a marzo 2009. Attraverso la community infatti e' stato lanciato il coinvolgimento degli abitanti di Zoes nella gestione dello stand che sara' il primo spazio espositivo ''gestito dagli utenti'', nello spirito di questo social network dove l'informazione e' interamente ''user generated''. I promotori di Zoes stanno organizzando una serie di eventi speciali dedicati a tutti gli utenti del social network a partire dalle 18.00 di sabato.

lunedì 25 maggio 2009

draghi di Komodo: Varani di Komodo sempre più aggressivi: la selvaggina scarseggia e si avvicinano ai villaggi attratti dagli odori

I draghi di Komodo seminano il terrore nei villaggi dell'Indonesia. E stanno diventando un problema serio. In realtà la "strage" compiuta da questi animali simil-preistorici, 2.500 esemplari "relegati" nell'isola indonesiana di Komodo e in qualche arcipelago circostante, è relativa: hanno ucciso quattro persone in 35 anni (l'ultimo episodio due mesi fa) e ferito una decina di persone negli ultimi dieci anni.

SEMPRE PIÙ AGGRESSIVI - Ma qualcosa è cambiato negli ultimi anni. Secondo gli abitanti dei villaggi, abituati a convivere con questi "mostri" lunghi 3 metri e pesanti 70 tonnellate, la loro aggressività è aumentata e quella che era una più o meno tranquilla convivenza sta diventando una sfida quotidiana contro un nemico molto ben armato. Il varano è in grado di inoculare nella vittima un veleno mortale, ma in realtà secondo gli esperti ciò che uccide è il morso, dato che questo rettile è dotato di denti simili a quelli degli squali. L'aumentata aggressività dei varani dipenderebbe dal fatto che il nutrimento scarseggia a causa della caccia (umana). Sono animali carnivori e quindi - spiegano gli esperti - attratti dagli odori che arrivano dai villaggi, per esempio quello del pesce messo ad essiccare.

VIETATO NUTRIRLI - Inoltre esiste una legge, dal 1994, che impedisce di dar loro da mangiare. «Prima gli davano ossa e pelle di cervo» spiega un pescatore. Gli abitanti dei villaggi hanno chiesto più volte la possibilità di tornare a nutrire i varani, in modo controllato, ma hanno ottenuto un rifiuto dalle autorità. «Se permettiamo alla gente di dar loro il cibo, diventeranno pigri e perderanno la capacità di cacciare - spiega l'esperto Jeri Imansyah - e questo potrebbe portarli all'estinzione». Dunque il problema non è di facile soluzione. Gli abitanti dei villaggi hanno chiesto la sistemazione di barriere per difendersi dai varani, ma anche questa proposta è stata respinta al mittente. Allora qualcuno si è arrangiato costruendo palizzate di legno, che però non sono sufficienti a scoraggiare un drago affamato.

MERAVIGLIA DELLA NATURA? - E c'è un'altra questione: quella del turismo, che non va scoraggiato. Il governo indonesiano sta conducendo una battaglia per inserire il parco nazionale di Komodo nella lista delle «Sette meraviglie della natura». E bisogna assicurare la sopravvivenza dei varani, che ovviamente rappresentano una grande attrazione. Senza mettere però a repentaglio la vita degli umani.

martedì 19 maggio 2009

Adapide: Uomo e scimmia, ecco l'antenato comune

Presentato all'American Museum of Natural History: ha 50 milioni di anni e somiglia al lemure del Madagascar
Il fossile, soprannominato ''Ida''.
L'animale, una femmina, e' vissuto nell'Eocene, un'epoca del periodo Paleogene che va dai 55 ai 34 milioni di anni fa circa e gli scienziati lo hanno battezzato ''Darwinius masillae'', in omaggio a Charles Darwin. Fra le caratteristiche che lo rendevano simile ai primati piu' evoluti, il pollice opponibile, la mano prensile e le unghie al posto degli artigli.


Atmosfera da grandi eventi all’Ameri­can Museum of Natural Hi­story di New York. Philip Gin­gerich, presidente della Pale­ontological Society presenta il fossile di un animale che po­trebbe essere il progenitore comune delle scimmie e del­l’uomo. Accanto a Gingerich, il sindaco Michael Bloom­berg e tutti componenti del team di scienziati che hanno lavorato per la scoperta. Tan­ta solennità è stata organizza­ta per mostrare un reperto giudicato molto importante nella ricerca delle nostre origi­ni.

Il «completo e spettacola­re fossile del possibile antena­to», come l’ha definito Ginge­rich, mostra una giovane fem­mina di Adapide vissuta 47 milioni di anni fa ed è stato scoperto un paio d’anni fa a Messel Shale Pit, una cava ab­bandonata vicino a Francofor­te. Il luogo tedesco è noto per i suoi ritrovamenti di fossili ben conservati appartenenti all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Ma questo ha desta­to subito sorpresa e interesse tanto da essere conservato e studiato segretamente per un così lungo periodo senza far trapelare notizia.


Gli antropologi si chiedo­no da tempo da quale dei due gruppi di proscimmie esisten­ti circa 50 milioni di anni fa, i tarsidi che vivevano in Asia e gli adapidi presenti nell’Ame­rica settentrionale e in Euro­pa allora unite, l’evoluzione abbia poi portato verso l’uo­mo. Ora le caratteristiche del re­perto tedesco farebbero pen­sare che proprio gli Adapidi, ritenuti anche i precursori de­gli attuali lemuri del Madaga­scar, siano gli «antenati giu­sti » o almeno più probabili. Negli ultimi due anni il pre­zioso fossile è stato analizza­to da numerosi scienziati, in­cluso Jorn Hurun del Natio­nal History Museum norvege­se, facendo ricorso alla tomo­grafia computerizzata la qua­le ha consentito di sezionare lo scheletro pietrificato co­gliendone i dettagli più minu­ti.


Uno degli aspetti a favore delle conclusioni pubblicate su Public Library of Science, una rivista online, è la man­canza dei denti a pettine. «L’epoca di appartenenza, la regione del ritrovamento e la presenza di qualche caratte­re evolutivo diverso dalle pro­scimmie mi sembrano gli ele­menti di maggiore interes­se », commenta Fiorenzo Fac­chini, antropologo dell’Uni­versità di Bologna. «E’ infatti possibile — aggiunge — che questi particolari elementi si ritrovino specializzati, molto tempo dopo, in linee evoluti­ve diverse. Bisogna comun­que tener conto che passeran­no milioni di anni per vedere tra le scimmie i progenitori degli ominidi come il Procon­sul o il Kenyapiteco. Infatti la separazione fra le antropo­morfe e quella degli ominidi è avvenuta soltanto 6 milioni di anni fa».

LEGGI ANCHE:
Adapide: SCOPERTO L'ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO

domenica 17 maggio 2009

Balene blu tornano verso l'Alaska


Per la prima volta da decenni le balene blu hanno ripreso le antiche rotte della migrazione estiva dalla California verso l'Alaska. I giganteschi cetacei erano stati decimati dalle baleniere del Pacifico fino al 1965, anno in cui la loro caccia e' stata messa al bando. Da allora le balene blu hanno ricominciato a popolare l'oceano. Una quindicina di esemplari sono stati osservati in viaggio dalle coste della California verso il nord-ovest del Pacifico e su fino al Golfo d'Alaska.

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