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venerdì 27 luglio 2012

HIV : Ecco il primo guarito dall'Aids, ora crea una fondazione

 Conosciuto fino a pochi giorni fa come "il paziente di Berlino", il primo uomo guarito dal virus dell'Hiv ha deciso di creare una fondazione per raccogliere fondi per la ricerca sull'Aids


Fino a pochi giorni fa la sua identità era coperta, velata da un alone di comprensibile riservatezza. Ora, pero', Timothy Brown ha deciso di farsi conoscere. Ha mostrato un sorriso contagioso, molto più della malattia di cui ha sofferto e dalla quale è miracolosamente uscito. Una malattia che rappresenta una ferita ancora aperta nella nostra società: l'Aids. Eppure proprio lui, Timothy Bronw, ora impersona la possibilità di guarire.

Davanti alla platea della XIX Conferenza mondiale sull'Aids a Washington negli Stati Uniti, Brown, l'unico malato dichiarato ufficialmente curato dal morbo dopo una serie di terapie e trapianti, ha annunciato di aver creato una fondazione che porta il suo nome. Lo scopo è naturalmente quello di raccogliere fondi per curare tutti coloro che come lui lottano tutti i giorni per uscire da quel tunnel a cui li costringe la malattia.

"Sono davanti a voi come l'unico uomo a poter dichiarare di essere guarito dall'Aids" ha detto Brown, aggiungendo: "Non sono un concetto astratto, sono un essere umano, ma il mio scopo è dichiarare che sono solo il primo dei molti che verranno liberati dall'Hiv". E ancora: "Sono la speranza vivente che puo' accadere" ha detto quello che fino a poche settimane fa era conosciuto come il "paziente di Berlino", perché la sua cura viene da un'intuizione di un oncologo tedesco, di Berlino appunto, che cercava di salvare Brown dalla leucemia.

Stupefatti e ammirati, tutti coloro che hanno ascoltato Brown sono usciti dalla sala con più ottimismo, compresi i molti medici presenti. Brown ha voluto raccontare la sua esperienza.

Scopertosi sieropositivo, dal 1995 al 2006 era stato colpito da leucemia acuta mieloide. Un medico berlinese lo ha preso in cura, sottoponendolo a trapianti di cellule staminali tratte da un donatore che aveva una mutazione genetica nota per resistere all'infezione data dal virus dell'Hiv. Oggi l'ex paziente di Berlino ha potuto dichiarare con gioia: "Non prendo un medicinale anti-Aids da 5 anni e non c'è traccia del virus Hiv nel mio organismo. Si, sono un miracolato".

Proprio dalla sua esperienza è nata l'idea di creare una fondazione che porti il suo nome e che si impegni in una raccolta di fondi preziosa per tutti i malati di Aids. "Sono qui per insistere, per dichiarare che dobbiamo combattere sino a che si trovi la cura per l'Aids" ha detto ancora Brown a Washington, spiegando: "Bisogna avere il coraggio di sperimentare e seguire strade originali come e' stato fatto nel mio caso, non dobbiamo accontentarci di cio' che la scienza ci presenta come terapia consolidata. E anche puntare a un sistema sanitario che permetta questa possibilita'".


FONTE: http://scienza.panorama.it/salute/guarito-dall-aids-crea-una-fondazione

venerdì 17 giugno 2011

hiv:Aids, passa per l’Italia la corsa al vaccino

Vaccino antiaids, al via nuova sperimentazione di Fase 1 della proteina Tat associata a Env in volontari sani

Il Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità avvia la prima fase del programma di sperimentazione clinica del vaccino preventivo dell’infezione da HIV (studio ISS P-002) basato su un vaccino che associa alla proteina Tat, che è già in fase avanzata di sperimentazione in studi clinici terapeutici di Fase II in Italia e Sud Africa, la proteina Env fornita da Novartis nell’ambito di una collaborazione nel progetto europeo AVIP.

Le proteine Tat ed Env sono state già sperimentate singolarmente in studi clinici effettuati nell’uomo ed entrambe si sono dimostrate sicure e ben tollerate, mentre l’associazione dei due prodotti è stata sperimentata ad oggi solo in modelli animali dove si è dimostrata sicura, ben tollerata ed in grado di prevenire efficacemente l’infezione da HIV.

Il percorso di studi che continuiamo a portare avanti e i successi finora ottenuti con la sperimentazione della proteina Tat ci hanno spinti a esplorare ulteriormente le potenzialità di questa molecola attraverso la messa a punto di un vaccino di seconda generazione - ha affermato Enrico Garaci presidente dell’ISS - Lo faremo attraverso l’associazione a un’altra proteina per potenziarne gli effetti preventivi".

Sono molto felice di iniziare questo nuovo percorso all’interno dei sentieri tracciati finora - afferma Barbara Ensoli - E’ una conferma della fecondità degli studi che portiamo avanti da circa venti anni e che continuano ad aprirci orizzonti nuovi. Significa che la Tat, dopo aver mostrato le sue capacità terapeutiche è in grado di declinare altre potenzialità. Sia utilizzata individualmente, come continuiamo a fare nella sperimentazione terapeutica ormai approdata in Sudafrica, sia associata ad altre molecole. Come accade ogni volta che un’intuizione scientifica va nella giusta direzione"

Il nuovo studio ISS P-002, che coinvolgerà tre centri clinici italiani di eccellenza (la Divisione di Malattie Infettive del Policlinico di Modena; la Divisione di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza; la Dermatologia Infettiva dell’IFO - San Gallicano di Roma), è stato approvato dalle autorità regolatorie e dai comitati etici competenti. La sperimentazione verrà condotta su 50 soggetti sani, adulti (età compresa tra i 18 ed i 55 anni) ed ha l’obiettivo di valutare la sicurezza e l’immunogenicità del nuovo candidato vaccinale.
Le proteine Tat e Env verranno somministrate secondo un regime di "prime-boost", che consiste in 3 inoculi per via intradermica seguiti da 2 ulteriori somministrazioni di "richiamo" per via intramuscolare. Le persone interessate a partecipare alla sperimentazione del vaccino dovranno rivolgersi direttamente ai tre centri clinici coinvolti, dove un’equipe medica multidisciplinare seguirà i volontari per l’intera durata dello studio.

Lo studio sarà inoltre sostenuto da tre comitati indipendenti, ognuno con funzioni diverse:
 un Data Safety Monitoring Board, formato da esperti di prestigio internazionale e di documentata esperienza in ambito HIV/AIDS, monitorerà la sicurezza dei volontari valutando periodicamente tutti i dati clinici e di laboratorio raccolti durante la sperimentazione, al fine di garantire la sicurezza dei partecipanti allo studio.
 un International Advisory Board, composto da esperti di chiara fama internazionale in campo immunologico, virologico e vaccinale, avrà la funzione di fornire allo Sponsor consulenza tecnico-scientifica indipendente.
 un Community Advisory Board, costituito da esponenti di Organizzazioni Non Governative operanti nell’ambito della lotta e della prevenzione dell’HIV/AIDS che affiancherà lo Sponsor sin dalle fasi iniziali dello studio con l’obiettivo di sostenere e tutelare gli interessi dei volontari.

L’arruolamento dei volontari avrà luogo esclusivamente presso i centri clinici; chiunque desideri richiedere informazioni relative al trial può contattare il Telefono Verde AIDS dell’ISS, al numero 800.861.061 dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00.

Per ulteriori approfondimenti sul vaccino è possibile consultare anche il sito http://www.hiv1tat-vaccines.info.

Fonte:http://www.iss.it/aids/rili/cont.php?id=90&lang=1&tipo=42

domenica 5 giugno 2011

aids : Trent'anni di HIV, tra vittorie e sconfitte

Dal paziente «zero» alle pagine di Facebook in cui oggi
i malati raccontano la loro convivenza con il virus


Gaetan Dougas, bello e gay, si ammalò di sarcoma di Kaposi nel 1981. Steward dell'Air Canada, volava spesso fra Nord America e West Africa e consumava, all'anno, 250 rapporti sessuali, senza mai pensare al preservativo. Per tutti è il Paziente zero dell'Aids. Non si sa quando ha incontrato il virus, ma si conosce la data della sua morte: il 30 marzo del 1984. Un pugno di anni di vita, dopo la diagnosi di quel raro tumore che colpisce i vasi sanguigni e può accompagnare l'infezione da Hiv quando smette di essere sieropositività e diventa vero Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita, la malattia che annienta il sistema immunitario e lascia indifesi contro germi e tumori.

Rosaria Iardino ha 45 anni e vive a Milano: da quando ne aveva 18 convive con l'Hiv. Molti la ricordano per il bacio sulla bocca a Ferdinando Aiuti, il ricercatore che ha capito, prima di altri nel nostro Paese, la portata devastante di questa epidemia: tutti e due volevano dimostrare, a chi rifiutava i bambini sieropositivi a scuola o gli adulti nel mondo del lavoro, che il virus non si prende così (ma attraverso sangue infetto o rapporti sessuali di vario tipo). Rosaria, la sindacalista dei pazienti, come l'hanno soprannominata (nel frattempo ha anche fondato un network delle persone sieropositive), è una sopravvissuta al virus, uno di quei fortunati che convivono con l'infezione grazie all'efficacia delle loro difese immunitarie e alle cure che oggi hanno trasformato un'infezione, mortale all'inizio, in una malattia cronica, come fosse un diabete. Quello di Rosaria non è l'unico esempio di vittoria sul virus: su Facebook (la pagina si chiama Positive survivors living with Hiv/Aids) ci sono le facce di sopravvissuti, come lei, che raccontano le loro esperienze.


La storia dell'Aids è fatta di tanti volti. Anonimi, la stragrande maggioranza: l'epidemia ha ucciso globalmente all'incirca 25 milioni di persone fino a oggi, moltissime in Africa (magari per malattie associate, come la tubercolosi), molte in Asia, troppe ancora oggi nei Paesi dell'Est europeo. E nemmeno si conoscono i nomi di quei primi cinque omosessuali di Los Angeles, colpiti da polmonite da Pneumocystis carinii (una polmonite particolarmente grave, provocata da un germe che di solito è abbastanza innocuo, ma che fa danni in persone debilitate dall'Hiv), descritti il 5 giugno del 1981, dal «Mmwr», il report settimanale dei Cdc (i Centers for Diseases Control di Atlanta): sono i cinque casi che hanno dato il via alla storia ufficiale dell'epidemia. Altri volti, invece, sono diventati familiari al mondo intero. Quelli dell'americano Robert Gallo e del francese Luc Montagnier, che si sono a lungo contesi la paternità della scoperta del virus dell'Aids e poi si sono messi d'accordo (del resto c'erano interessi commerciali in gioco, legati alla messa a punto di test diagnostici). Alla fine, però, il Nobel per la scoperta, nel 2008, è andato solo al francese (e alla sua collaboratrice Françoise Barré Sinoussi). O quello del cino-americano David Ho, meno noto degli altri due, ma che si è guadagnato la prima pagina del Time come uomo dell'anno 1996, per aver messo a punto la triplice terapia, il cocktail di farmaci che ha cambiato il destino dei malati.

Già con l'Azt, la prima molecola utilizzata per combattere il virus, la sopravvivenza dei pazienti si stava allungando, ma è con la triterapia prima e, successivamente, con le combinazioni dei farmaci che si sono resi disponibili, (compresi quelli utilizzati per arginare le complicanze infettive) che l'infezione ha preso la strada della cronicizzazione. Nel frattempo, però, molte vittime illustri hanno pagato il loro tributo a quel virus scappato dalle scimmie delle foreste equatoriali africane, per infettare l'uomo. Come? Si dice perché alcuni operai, che lavoravano a una ferrovia in Congo, ne sono venuti in contatto mangiando carni infette. Da lì, di contagio in contagio, il virus si è diffuso in tutto il mondo.Arthur Ash, un grandissimo tennista di colore, vincitore a Wimbledon nel 1975, è morto per una trasfusione infetta. Altre celebrità colpite dal virus: Rock Hudson, star di Hollywood e gay «mascherato» fino a quando non si ammalò; Freddie Mercury, il cantante dei Queen; lo scrittore italiano Dario Bellezza. E il piccolo Nkosi che famoso non era, ma lo è diventato dopo aver commosso il mondo, parlando dall'International Aids Conference di Durban, nel 2000, e testimoniando l'enormità dell'epidemia in quel continente.

Magic Johnson, fuoriclasse del basket americano dell’Nba, invece, ce l'ha fatta e, abbandonati i campi da gioco, si è impegnato nella lotta alla malattia. È il testimonial di come il virus si può controllare grazie alle terapie e, soprattutto, grazie alla prevenzione. A tutt'oggi, dopo anni di sperimentazioni, il vaccino non esiste, nonostante gli sforzi di tutti, compresi quelli della nostra ricercatrice dell'Istituto superiore di sanità Barbara Ensoli, e la prevenzione si fa evitando i comportamenti a rischio e sensibilizzando il pubblico grazie a campagne informative. A promuoverle anche personaggi del mondo dello spettacolo e del business: da Elisabeth Taylor, che è stata fra le prime celebrità a impegnarsi attivamente, a Richard Gere, che ha scelto di aiutare l'India, fino a Bill e Melinda Gates con la loro fondazione, considerata la più grande del mondo. Oggi, globalmente, 33 milioni di persone convivono con il l’Hiv, il numero più alto mai raggiunto dall'inizio dell'epidemia, ma nel frattempo i fondi per la lotta l'Aids si stanno riducendo. Ecco perché ci si aspetta che i 30 capi di Stato, attesi alle Nazioni Unite dall'8 al 10 giugno prossimo, offrano delle risposte. Anche i politici devono metterci la loro faccia. .

FONTE: http://www.corriere.it/salute/11_giugno_05/aids-trenta-anni-bazzi_4606d474-8e04-11e0-b332-ace1587d6ad6.shtml

Aids : hiv, 7000 persone vengono infettate ogni giorno nel mondo

Circa 7mila persone vengono infettate ogni giorno nel mondo dall'Aids e circa la metà dei 33 milioni di persone affette da Hiv non sanno di averlo. Lo rivela un Rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite, a 30 anni dalla scoperta della malattia e alla vigilia di un vertice mondiale che si terrà la settimana prossima.

Il problema insomma esiste ed è sempre più diffuso ma per la prima volta in dieci anni i fondi per finanziare le ricerche sono diminuiti: la strada verso nuove terapie è più difficile ora. Secondo l'UNAids, per consolidare i successi degli ultimi anni nella lotta contro il virus, infatti, servono più soldi, meno sprechi e programmi di ricerca all'avanguardia.

Il Rapporto sottolinea come, malgrado i progressi spettacolari realizzati da quando epidemiologi statunitensi, in uno studio pubblicato il 5 giugno 1981, descrissero il caso di cinque giovani omosessuali il cui sistema immunitario era stato distrutto, circa 34 milioni di persone vivvano con l'Hiv, alla fine del 2010 e quasi 30 milioni di persone siano morte per sindrome da immunodeficienza acquisita negli ultimi tre decenni.

«E le risorse internazionali necessarie a sostenere questi progressi sono diminuite per la prima volta in 10 anni, nonostante l'enorme lavoro ancora da fare», sottolinea nel Rapporto il Segretario Generale, Ban Ki-moon. «Alla fine del 2010, 6,6 milioni di persone in paesi a basso e medio reddito hanno avuto accesso alle cure», ha detto, «questo ha significato un aumento di spesa di 1,4 milioni di euro sul 2009, e un aumento di 22 volte rispetto al 2001».
In Italia grazie ai farmaci e alla prevenzione, la diffusione dell’Hiv ha subito negli anni un drastico ridimensionamento, ma il virus si è come creato un «piccolo regno» fondato principalmente sulla bassa percezione del rischio delle persone. Quindi, sebbene dalla metà degli anni 90 l’incidenza della malattia sia diminuita, ci troviamo oggi in una fase di stallo con 3-4 mila nuove infezioni annue, al di sotto delle quali è difficile scendere. E’ il bilancio di Gianni Rezza del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma.

A livello mondiale ogni giorno 2.500 giovani vengono contagiati dal virus. La diffusione è leggermente diminuita tra i giovani in genere, le giovani donne e le ragazze adolescenti si trovano di fronte a un rischio particolarmente elevato di infezione, a causa sia della loro vulnerabilità a livello biologico sia della disuguaglianza e dell’esclusione che patiscono a livello sociale.

Secondo il rapporto, nel 2009 i giovani dai 15 ai 24 anni incidevano per il 41% dei nuovi contagi tra gli adulti sopra i 15 anni. Si stima che, in tutto il mondo, 5 milioni (da 4,3 milioni a 5,9 milioni) di giovani in quel gruppo di età fossero sieropositivi nel 2009. Nel gruppo di età compresa tra i 10 e i 19 anni, nuove stime parlano di 2 milioni (da 1,8 milioni a 2,4 milioni) di adolescenti sieropositivi. Questi adolescenti vivono per la maggior parte nell’Africa sub-sahariana e sono perlopiù di sesso femminile e inconsapevoli della loro condizione di sieropositività. livello globale, le giovani donne costituiscono più del 60% di tutti i giovani che convivono con l’Hiv. Nell’Africa sub-sahariana, questa percentuale sale addirittura al 72%.
fonte: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1273&ID_sezione=274&sezione=

venerdì 3 dicembre 2010

Aids: L' HIV in Italia un'infezione ogni due ore

A partire dalla sua origine che si fa risalire, da scimpanzé, all’inizio del 1900, l’evoluzione dell’Hiv-1 (il ceppo virale dell’Aids oggi più diffuso al mondo) è stata rapidissima, portando alla sua diffusione nel mondo, alla comparsa e al mischiarsi tra loro di differenti ceppi virali, tanto che sono almeno 48 le forme virali circolanti finora identificate.
”Questa evoluzione estrema e divergente ha portato a differenze nella virulenza di differenti sottotipi di HIV-1”. E’ la “mappa di un secolo del virus Hiv” tracciata da Denis Tebit e Eric Arts della Case Western Reserve University di Cleveland, Ohio, con la ‘revisione’ di dati genetici su tantissimi ceppi pubblicata sulla rivista The Lancet Infectious Diseases.
Questo livello di conoscenze, consentito dalla facilità con cui oggi si può confrontare materiale genetico di diversi ceppi, è utile per controllo e prevenzione, per predire il comportamento futuro dell’HIV e sviluppare vaccini efficaci.
E’ ormai chiaro, scrivono i due scienziati, che l’Hiv ha avuto origine da virus analoghi di scimpanzè che hanno più volte fatto il salto di specie passando all’uomo ed evolvendosi rapidamente per adattarsi al nuovo ospite. Poi i comportamenti umani e le migrazioni hanno fatto sì che nuovi ceppi si formassero, diffondendosi rapidamente e in modo eterogeneo nel mondo.

In Italia il virus Hiv infetta una persona ogni due ore, ma il numero di persone malate di Aids si è ridotto. Sono alcuni dei dati forniti da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità (Iss) alla vigilia della Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids.

Il rapporto sull'Aids del ministero della Salute e Iss

QUATTROMILA OGNI ANNO - Nel nostro Paese le nuove infezioni sono circa 4mila ogni anno e le persone sieropositive sono circa 150mila: di queste 22mila hanno l'Aids. Ma la consapevolezza generale del problema è scarsa. Sei su 10 scoprono di avere il virus solo quando la malattia è conclamata. È aumentata inoltre l'età media in cui si contrae l'infezione (39 anni per gli uomini e 35 per le donne) e in 8 casi su 10 il virus si trasmette per via sessuale. Una situazione completamente diversa rispetto al primo decennio dell'epidemia quando, in oltre il 70% dei casi, il virus veniva acquisito attraverso la tossicodipendenza. Il ministro della salute Ferruccio Fazio, presentando i dati, ha detto che la prevenzione dell'Aids passa anche attraverso relazioni stabili.


TANTI STRANIERI - Gli eterosessuali sono i più colpiti (65,4%) e il 25,3% non presenta fattori di rischio. Tuttavia, rispetto a 15 anni fa nel nostro Paese si ammalano 4mila persone in meno all'anno, dato che secondo il presidente dell'Iss Enrico Garaci, «non è un risultato da poco perché è frutto della ricerca, ma anche dell'accesso ai farmaci garantito dal Servizio sanitario nazionale. È vero però che ancora si infetta quasi una persona ogni due ore e per questo non dobbiamo abbassare la guardia e non rinunciare a mettere a punto un vaccino efficace». Nel 2009 sono state diagnosticate 4,5 nuove infezioni da Hiv ogni 100mila italiani e 22,2 ogni 100mila stranieri. Dunque quasi un caso su tre riguarda immigrati. La maggior parte dei casi è concentrata nel centro-nord e le segnalazioni sono rimaste sostanzialmente stabili negli ultimi 10 anni.

I NUMERI - Dal 1982, quando sono stati registrati i primi casi, in Italia sono state colpite dall'Aids 63mila persone: 40mila sono decedute. La percentuale di donne con Hiv e Aids è quella più aumentata: se nel 1985 c'era un caso ogni 3,5 casi maschili, il rapporto è oggi sceso a 2,5. Nel mondo sono almeno 33 milioni le persone che hanno contratto il virus, secondo il rapporto Unaids: 2,5 milioni sono minori di 15 anni e 2,6 milioni le persone che hanno contratto il virus nel 2009 (di cui 370mila bambini), meno dei 3,1 milioni del 1999. Scendono anche i decessi: erano 2,1 milioni nel 2004 e ne sono stati registrati, indicativamente, 1,8 milioni nel 2009, tra questi 260mila minori di 15 anni. Il rapporto rivela che l'incidenza del virus è diminuita dal 2001 al 2009 del 25% in 22 Paesi subsahariani e anche in India e nel sud est asiatico. Rimane invece stabile negli Usa e nell'Europa centrale e occidentale, mentre cresce di oltre il 25% in Russia e in altre repubbliche ex sovietiche.

TRASFUSIONI - C'è anche un altro aspetto, quello relativo a chi sei è infettato in seguito a trasfusioni o vaccini. Sono 76mila le domande di indennizzo presentate al ministero della Salute per infezioni da epatiti e Aids. «Le posizioni con i requisiti richiesti per essere ammesse alla transazione sono circa 5.800, ma nonostante i valori italiani siano al di sotto della media europea, l'Italia continua a negare l'adeguamento degli importi per l'indennizzo agli infettati da epatite e da Aids per via trasfusionale o da vaccinazione» lamenta l'Associazione politrasfusi italiani. Dal 1984 al 2010 sarebbero morte 3.146 perone a causa di epatiti o Aids a causa di trasfusioni ed emoderivati. E si calcola che sul totale delle persone con l'Aids, 890 hanno contratto la malattia per gli stessi motivi. Di questi, 784 sono adulti, 27 bambini e 79 hanno un partner emofilico o trasfuso.

venerdì 12 novembre 2010

Aids: un’equipe italiana sperimenta un vaccino hiv che rigenera il sistema immunitario

Aiuta e rigenera il sistema immunitario, il vaccino terapeutico contro l'Aids messo a punto in Italia, presso l'Istituto Superiore di Sanita' (Iss). I risultati ottenuti finora su 87 pazienti di eta' compresa fra 18 e 58 anni. La sperimentazione e' in corso in 11 centri ed e' stata finanziata con 13 milioni. Il vaccino terapeutico agisce colpendo la proteina Tat, che si trova all'interno del virus Hiv: e' il motore che gli permette di replicarsi e diffondersi nell'organismo.

Un’equipe medica italiana ha sperimentato un vaccino anti Aids che aiuta e rigenera il sistema immunitario. La cura è stata messa a punto presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ed è giunta alla fase 2 della sperimentazione.

I risultati ottenuti finora su 87 pazienti di età compresa fra 18 e 58 anni, tutti in cura con la terapia antiretrovirale (Haart), sono pubblicati sulla rivista Plos One.

La sperimentazione, coordinata dal gruppo di Barbara Ensoli, è in corso in 11 centri ed è stata finanziata con 13 milioni.Frutto di una ricerca che ha portato finora a 10 brevetti da parte di una struttura pubblica come l’Iss, il vaccino terapeutico agisce colpendo la proteina Tat, che si trova all’interno del virus Hiv: è il motore che gli permette di replicarsi e diffondersi nell’organismo.

”Abbiamo visto che il vaccino arriva dove i farmaci si fermano”, ha spiegato la ricercatrice. I farmaci antiretrovirali riducono infatti il numero delle particelle di virus in circolazione, ma non riescono ad azzerarle. Il virus continua ad essere presente e si rifugia in ”santuari”, costringendo il sistema immunitario ad un continuo stato di allerta. Il risultato è una vera e propria sindrome, che si manifesta con problemi cardiovascolari, epatici, renali. “Il vaccino – ha detto ancora Ensoli – sembra riportare il sistema immunitario verso uno stato di equilibrio”.

La fase 2 della sperimentazione non è ancora conclusa e l’obiettivo è arrivare a vaccinare 160 volontari. Tuttavia ”abbiamo deciso di pubblicare adesso perche’ abbiamo ottenuto in tempi molto rapidi risultati statisticamente significativi: vederli è stata un’emozione”, ha detto Ensoli: ”A 48 settimane dalla somministrazione del vaccino i parametri continuano a migliorare, sembra che riusciamo a bloccare il danno”.

Per il presidente dell’Iss, Enrico Garaci, i risultati appena pubblicati ”ci danno ragione degli sforzi compiuti” e ”confermano il modello di ricerca traslazionale che stiamo attuando, dal bancone del laboratorio al letto del paziente”. Per completare la sperimentazione fino a 160 volontari servono adesso altri fondi e l’appello dei ricercatori è rivolto tanto al pubblico quanto a strutture private.

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Il vaccino terapeutico italiano, che ha come bersaglio la proteina Tat ed è protetto con 10 brevetti, si era già rivelato sicuro e in grado di indurre risposte immunitarie specifiche sia negli studi preclinici precedenti sia negli studi di fase I sull'uomo. Ora i risultati di fase II, sugli 87 pazienti in terapia antiretrovirale, indicano che il vaccino riduce disturbi che il farmaco non elimina: dai problemi cardiovascolari e renali, all'invecchiamento precoce. In realtà la fase II della sperimentazione non è ancora conclusa. Si pensa infatti di arrivare a vaccinare 160 volontari, ma "abbiamo deciso di pubblicare questi primi dati - spiega Ensoli - perché statisticamente rilevanti e ottenuti in tempi straordinariamente rapidi".

Il vaccino Tat viene somministrato mensilmente con 3 o 5 somministrazioni intradermiche in due diversi dosaggi (7,5 o 30 mg), e una volta finito il ciclo la sua efficacia è costante. "Abbiamo ottenuto una prova - afferma Ensoli - che la strategia che abbiamo scelto, quella contro la proteina Tat, è efficace nel bloccare gli effetti del virus sul sistema immunitario, riportandolo verso la normalità. Cosa che la terapia antiretroverale non riesce a fare". Le prossime tappe dello studio saranno quelle di verificare su un più ampio numero di pazienti l'efficacia del vaccino e puntare a interrompere , sostituendola, la terapia antiretrovirale.

"La terapia atiretrovirale ha portato risultati fantastici - precisa Adriano Lazzarin, del Dipartimento di malattie infettive dell'Irccs San Raffaele di Milano, uno degli 11 centri coinvolti nella sperimentazione di fase II - ed è capace di garantire una viremia negativa nel sangue nel 90% dei casi. Il problema è che non si può smettere il trattamento per il rischio che la viremia ricompaia, quindi la terapia va assunta per la vita. In secondo luogo, il virus in una piccola quota rimane, quindi bisogna cominciare a pensare di andare a colpirlo nella cellula dove i farmaci non arrivano. L'unico strumento per riuscirci è fare 'la guerra nucleare al virus'. E questo si fa proprio con i vaccini terapeutici". I vaccini sono importanti, dunque, anche perché bisogna assolutamente puntare a interrompere la terapia: "Il paziente, infatti, difficilmente sopporta i farmaci necessari a tenere a bada il virus per decine di anni", avverte Lazzarin. "I risultati ottenuti - dice il presidente dell'Iss Enrico Garaci - dimostrano che valeva la pena di esplorare le potenzialità del vaccino Tat". Ma passi successivi sono altrettanto importanti: valutare l'effetto del vaccino senza terapia antiretrovirale, e poi valutare l'effetto preventivo del vaccino, ossia su pazienti sani.

L'iter di sperimentazione del vaccino terapeutico italiano è partito 15 anni fa; la fase clinica I è iniziata nel 2003, la fase II nel 2008 e deve ancora terminare. Il problema però, sottolinea Ensoli, ora sono i soldi: "Non abbiamo più fondi per completare la fase II". Dall'inizio della sperimentazione sono stati spesi circa 20 milioni di euro, a carico di ministero della Salute e Iss, "ma la cifra sarebbe stata 20 volte più elevata", evidenzia Garaci, se a sperimentare il vaccino fosse stata un'azienda privata invece che un ente pubblico. Ora invece l'Iss detiene 10 brevetti che, quando si tratterà di produrre il vaccino, potranno essere venduti anche ad aziende private. "Il nostro obiettivo è curare i pazienti e non abbiamo nessun preclusione per collaborazioni trasparenti con il privato", conclude Ensoli.


martedì 9 novembre 2010

HIV : AIDS, VULNERABILITA' DIPENDE DA 5 AMMINOACIDI

Non si ammalano di Aids e adesso uno studio spiega perche'. Cinque amminoacidi presenti nella proteina HLA-B aprono le porte del sistema immunitario al virus Hiv. Sono i risultati in anteprima pubblicati su Science di uno studio del Ragon Institute, di Harvard e del Mit sul meccanismo che protegge alcuni soggetti (1 su 300) dall'infezione. ''A fare la differenza e' una manciata di molecole'', spiega Bruce Walker, uno degli autori dello studio che potrebbe avvicinare i ricercatori ad un vaccino contro la malattia.

venerdì 17 settembre 2010

AIDS: virus che nelle scimmie ha migliaia di anni

L'antenato del virus dell'Aids, il virus dell'immunodeficienza delle scimmie, 'SIV', e' molto piu' vecchio del previsto. Risalirebbe a 32-75 mila anni fa e non poche centinaia di anni come ritenuto finora. Annunciata su Science, la scoperta di Michael Worobey dell'Universita' dell'Arizona suggerisce che se il virus SIV ha impiegato cosi' tanto per evolvere nella versione non letale per le scimmie, anche l'Hiv avra' bisogno di molto tempo per divenire non letale.
fonte: ansa.it

sabato 31 luglio 2010

AIDS : 'ARMATURA' CELLULARE IMPEDISCE PASSAGGIO VIRUS HIV

Chiudere le porte in faccia al virus dell'Hiv, creando un'armatura di rinforzo delle cellule per evitare il contagio. L'idea e' venuta agli scienziati del Consiglio superiore della ricerca spagnola dell'Universita' dei Paesi Baschi che hanno sperimentato una tecnica per rinforzare le membrane cellulare e renderle impermeabile all'ingresso del virus. ''Quando le membrane cellulari e quelle del virus vengono a contatto - raccontano i ricercatori guidati da Felix Goni su Chemistry & Biology - il virus ha accesso attraverso una fessura''. E questo perche', spiegano ancora, ''le membrane sono hanno un certo grado di fluidita' e mobilita'. Utilizzando una molecola di recente sintesi, chiamata GT11, sono riusciti a creare una sorta di 'armatura' che ha ostacolato il passaggio del virus nelle cellule sane e quindi l'infezione. Gli scienziati baschi hanno cominciato a lavorare tre anni fa e puntano a utilizzare questo nuovo approccio preventivo sviluppando nuovi farmaci.

lunedì 26 luglio 2010

AIDS : HIV, NEL REGNO UNITO RADDOPPIA CONTAGIO TRA 'OVER 50'

Piu' rapporti sessuali non protetti rispetto al passato, ma anche diagnosi tardive, cosi' il contagio da Hiv e' raddoppiato tra i cinquantenni britannici.

Lo rivelano i dati presentati oggi dall'Health Protection Agency durante la Conferenza internazionale sull'Aids in corso a Vienna che confermano una tendenza all'aumento dei casi tra la popolazione adulta.

Nel 2000, le nuove infezioni registrate tra gli 'over 50' in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord erano 299, mentre nel 2007 ci sono stati 710 nuovi casi, con un incremento piu' che doppio. Per gli esperti, la crescita e' attribuile in parte alle diagnosi tardive - trascorrono anche 10 anni prima che si scopra l'infezione - ma anche a comportamenti sessuali piu' a rischio tenuti dagli adulti, che secondo i ricercatori britannici dovrebbero essere maggiormente sensibilizzati all'uso del preservativo e ai controlli diagnostici

sabato 17 luglio 2010

AIDS : HIV, TEST DELLA SALIVA PIU' EFFICACE PRIME FASI INFEZIONI

Un test della saliva per diagnosticare l'Hiv piu' rapido di quelli tradizionali e un sistema di comunicazione anonimo e a distanza potrebbero ridurre la diffusione del virus. Sono i risultati di due esperienze finanziate dal California HIV Research Program.

L'esame molecolare si basa sugli acidi nucleici, sostanze presenti nel nucleo della cellula, a differenza dei test tradizionali che cercano gli anticorpi provocati dal virus. I ricercatori dell'Universita' della California-San Diego hanno esaminato circa 3.000 volontari. L'uso del test innovativo ha incrementato del 23% l'efficacia diagnostica e parte dei soggetti ha accettato in buon grado la comunicazione via internet o telefono dei risultati.

domenica 4 luglio 2010

aids : PROTEINA 'TUTTOFARE' NUOVA VIA GENETICA CONTRO VIRUS HIV

Un ''bottone'' genetico potrebbe cambiare la prospettiva della lotta all'Aids. Ricercatori dell'Oregon State University e del California Institute of Technology, Usa, hanno infatti annunciato la pubblicazione su Science dello studio su una proteina ''tuttofare'', chiamata Ctip2, addetta a molte funzioni vitali, tra le quali la formazione delle cellule T, i globuli bianchi del sistema immunitario. La proteina ''e' cosi' importante - afferma Mark Leid, uno degli autori - che se ai topi viene sottratta, questi muoiono poche ore dopo la nascita''. Quello che i ricercatori vogliono fare adesso e' usare la proteina come ''cavallo di Troia'' per aggredire il virus dell'immunodeficienza acquisita.

venerdì 7 maggio 2010

Aids : RARA MUTAZIONE GENETICA TIENE SOTTO SCACCO VIRUS HIV

Restano un mistero per gli scienziati, ma presto potrebbero diventare la chiave per formulare vaccini anti-Aids universali. Sono i cosiddetti ''non progressor'', pazienti colpiti dal virus dell'HIV che non si ammalano, 1 su 200 sono quelli che addirittura riescono a tenere sotto scacco ''immunitario'' lo stesso virus, senza bisogno di farmaci. Un team di ricercatori del MIT (Massachusetts Institut of Technologies) e di Harvard ha scoperto perche' il loro sistema immunitario e' piu' forte grazie ad una simulazione al computer i cui risultati sono stati pubblicati con grande risalto sulla rivista Nature. Il merito sembra essere di una mutazione genetica, di cui sono i rari portatori. Con questa variante genetica, le cellule T, ''cellule-soldato'' a difesa dell'organismo, imparano a riconoscere meglio il virus, anche quando muta. I ricercatori, guidati dall'immunologo Arup Chakraborty, sperano di poter replicare il modello di questi ''super-pazienti'' per sviluppare un farmaco o un vaccino che aiuti i sieropositivi a rischio a tenere lontana la malattia.

martedì 27 aprile 2010

aids: TERAPIA CON STAMINALI INTRAPPOLA VIRUS HIV

Una trappola ''adesiva'' per il virus dell'Hiv. Ci stanno lavorando i ricercatori guidati dal virologo olandese Ben Berkhout che ha presentato al meeting della Society for General Microbiology in corso ad Edimburgo (Scozia) una innovativa terapia che utilizza le cellule staminali per combattere l'Aids. Il trattamento consiste nel prelievo di staminali dal midollo osseo del paziente, poi purificate e modificate con l'introduzione di segmenti di Dna attivi contro la replicazione del virus. Il ''nuovo'' Dna e' in grado di produrre ''sosia'' dei geni antivirali che attirano e intrappolano il virus prima che possa saltare in un'altra cellula, infettandola. Questa tecnica, la cui sperimentazione non iniziera' prima dei prossimi 3 anni, potrebbe essere una valida alternativa per i pazienti che non rispondono piu' alle terapie a base di farmaci antiretrovirali, al momento l'arma piu' efficace per tenere sotto controllo l'Aids.

mercoledì 17 marzo 2010

aids: HIV, NELLA BANANA SCOPERTO SUPER-FARMACO 'NATURALE'

Una sostanza presente nella banana potrebbe essere la chiave per nuovi trattamenti contro il virus dell'Aids. L'ipotesi arriva dai test di laboratorio dei ricercatori dell'Universita' del Michigan (Usa) che hanno scoperto una lectina presente nel frutto tropicale, battezzata BanLec, in grado di bloccare l'aggressione dell'Hiv alle cellule sane, intrappolando in una rete di zuccheri.

Le lectine sono proteine naturali che svolgono una funzione di ''gancio'' per i virus. In questo caso, BanLec e' capace di inibire ad una specifica proteina dell'Hiv, gp120, di diffondere il virus all'interno dell'organismo.

L'efficacia della sostanza naturale viene paragonata ad altri due potenti farmaci anti-virali in commercio, ma non permetterebbe ''al virus di mutare e diventare resistente'', spiega Michael Swanson, lo scienziato che ha lavorato allo studio pubblicato sul Journal of Biological Chemistry.

venerdì 5 marzo 2010

AIDS PRIMA CAUSA DI MORTE PER DONNE IN ETA' FERTILE

L'Aids e' diventata la principale causa di morte nel mondo per le donne in eta' fertile (tra i 15 e i 49 anni): e' quanto sostiene una relazione dell'Unaids - il programma delle Nazioni Unite che si occupa di intensificare e coordinare l'azione globale contro Hiv e Aids - in una conferenza tenutasi a New York per la celebrazione dei 15 anni dalla stesura della Dichiarazione di Pechino che garantisce ''la piena realizzazione dei diritti fondamentali delle donne e delle bambine in quanto parte inalienabile, integrante e indivisibile di tutti i diritti umani e liberta' fondamentali'' (art. 9).

Tra le cause che, nel mondo, mettono le donne a maggior rischio di infezione da Hiv, le crescenti disuguaglianze tra donne e uomini e le continue violazioni dei diritti umani contro le donne, compresi le violenze sessuali e il traffico di prostituzione.

martedì 8 settembre 2009

AIDS: Scoperta molecola che blocca Hiv

Un gruppo di ricerca francese ha messo a punto una molecola capace di bloccare l'entrata del virus Hiv che puo' causare l'Aids. La molecola, chiamata CD4-HS, e' stata realizzata da un'equipe di cinque organismi, diretti da Francoise Baleux. I ricercatori sottolineano che la messa a punto di circa 25 molecole terapeutiche dall'inizio dell'epidemia hanno aumentato la sopravvivenza dei pazienti ma spesso sono anche causa di effetti collaterali importanti.
FONTE : ANSA

sabato 5 settembre 2009

AIDS: nuovo vaccino anti Aids rallenta la diffusione del virus rendendo le persone sieropositive portatrici sane

Chiudere la porta delle cellule in faccia al virus Hiv, responsabile dell'Aids, che prova a invaderle nella sua replicazione all'interno dell'organismo umano. È questo l'obiettivo di un nuovo vaccino terapeutico, cioè da impiegarsi nelle persone sieropositive allo scopo di rallentare la diffusione del virus nel corpo rendendole portatrici sane, sviluppato in Italia.
Il preparato, che mira alla produzione di anticorpi nei confronti della proteina "p17", responsabile della predisposizione delle cellule a essere attaccate dal virus, è stato presentato ieri all'università della Calabria nell'ambito di un convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Robert Gallo, virologo americano di origini calabresi e Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia all'università di Brescia che ha coordinato l'attività di ricerca con il supporto di Medestea and Production Research di Torino e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Il vaccino, che ha ormai superato la fase preclinica risultando non tossico ed efficace, dovrebbe essere sperimentato nei prossimi mesi all'Istituto delle malattie infettive dell'università di Perugia diretto da Franco Baldelli, che coordinerà la ricerca, e in altri tre centri: a Milano, Torino e Brescia.
Per capire meglio su cosa si basa questa terapia innovativa con un vaccino, occorre comprendere bene il ruolo della proteina p17 nella diffusione virale studiato proprio a Brescia. «La proteina viene rilasciata dalle cellule infette promuovendo la proliferazione del virus e la sua diffusione all'interno dell'organismo - spiega Caruso - Il virus dopo aver legato la cellula bersaglio ed essere penetrato al suo interno, inizia a replicare e la cellula infettata produce grandi quantità di proteine virali che, in parte, andranno a formare nuovi virus e, in parte, verranno rilasciate nel microambiente extracellulare».

La p17 è una di queste: interagendo con una molecola espressa sulla superficie di altre cellule bersaglio del virus Hiv, le attiva rendendole più suscettibili all'infezione e le predispone a sostenere una ottimale replicazione virale. Da questa osservazione è nata l'ipotesi di lavoro. «Se questa proteina venisse a mancare il virus troverebbe un numero nettamente inferiore di cellule attive e, quindi, capaci di sostenerne la replicazione» - spiega Caruso. La vaccinazione mira a immettere nella persone sieropositiva la sola porzione attiva della p17 resa immunogenica, cioè in grado di promuovere la formazione di specifici anticorpi, attraverso il legame con una proteina trasportatrice. E proprio questi anticorpi saranno poi in grado di chiudere la porta di molte cellule potenzialmente attaccabili, facilitando la convivenza dell'organismo con il virus stesso.

Dagli Stati Uniti arriva un'altra incoraggiante notizia nella ricerca di nuovi bersagli utili per inibire l'infezione. Alcuni ricercatori coordinati da Dennis Burton dello Scripps Research Institute di La Jolla hanno infatti individuato una nuova componente virale che può essere attaccata con anticorpi specifici, un target di un potenziale vaccino. La ricerca è stata presentata sulla rivista Science. Per giungere a questo risultato si è lavorato su campioni di sangue di 1.800 persone con una nuota tecnologia, e la speranza è ovviamente quella di avere identificato un "punto debole" del virus che rimanga stabile (l'Hiv è infatti soggetto a mutazioni frequenti) e quindi guidi gli anticorpi nella loro caccia al nemico.

mercoledì 19 agosto 2009

AIDS: Proteine taciturne, PROTEINE ARTIFICIALI CHE BLOCCANO L'HIV


Proteine ''taciturne'', istruite per non trasmettere la malattia alle cellule. Le hanno create in laboratorio i bioingegneri dell'Universita' del Wisconsin-Madison (Usa) basandosi sui meccanismi con i quali Hiv e altri virus si diffondono.

L'obiettivo e' bloccare il flusso di informazioni innescato da queste proteine ''chiacchierone''. Per frenare le infezioni i ricercatori hanno sviluppato dei peptidi ''artificiali'', catene di aminoacidi di sintesi, e lo hanno fatto a partire proprio da un frammento di una proteina ''cattiva'', la gp41, coinvolta nella trasmissione dell'Hiv.

Usandola come un ''cavallo di troia'' ora gli scienziati sperano di poter impedire lo scatenarsi dell'Aids bloccando l'interazione tra proteine e cellule.

''Non dobbiamo limitarci agli elementi che la natura ci offre - spiega Samuel Gellman, che ha guidato la ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences - ma bisogna usare una strategia differente da quella che le industrie farmaceutiche e biotecnologiche adottano attualmente''.

martedì 11 agosto 2009

AIDS : condom molecolare GELATINOSO CHE INTRAPPOLA I VIRUS CHE INFETTANO LE DONNE

Le prime a sperimentarlo potrebbero essere le donne africane, spesso impotenti di fronte alla richiesta di rapporti non protetti, preferiti da molti uomini, prima causa di diffusione del virus dell'Hiv. Si tratta di uno speciale ''condom molecolare'' messo a punto dai chimici e dai biologi dell'Universita' dello Utah (Stati Uniti). Non e' fatto con il lattice, ma con una sostanza gel che promette di proteggere le donne dall'Aids. Applicato due ore prima del rapporto sessuale, il gel si solidifica a contatto con gli spermatozoi malati, intrappolandoli in una ''gabbia'' in modo che non possano infettare le cellule vaginali. La caratteristica rivoluzionaria della sostanza, il cui studio e' pubblicato sulla rivista Advanced Functional Materials, e' la reazione di lunghe catene di polimeri ''gelatinosi'' che incontrando il Ph meno acido dello sperma maschile creano una barriere protettiva formata da microscopiche ''maglie''. Il reticolo solido e' cosi' in grado di contrastare molti virus, non solo l'Hiv, ma anche gli agenti virali responsabili dell'Herpes e dell'Hpv, il Papilloma virus.

L'obiettivo e' quello di ''bloccare la prima fase nel complicato processo di infezione che porta all'Aids'', spiega Patrick Kiser, bioingegnere dello University of Utah's College of Engineering a cui si deve il brevetto destinato soprattutto alle donne dei Paesi in via di sviluppo. In alcune zone dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia meridionale il contagio nelle fasce d'eta' piu' giovani tocca il 60% della popolazione femminile e ''in molte di queste aree - aggiungono gli inventori del gel - le donne non hanno il potere di costringere i propri partner ad indossare il preservativo''.

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