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domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus:(Regione Liguria) come difendersi e che cosa fare. «In caso di dubbi chiamare il 112». Medici di base reperibili al cellulare dalle 8 alle 20

 Ecco le linee guida regionali di quello che bisogna fare nel caso in cui si abbiano sintomi particolari come febbre e tosse o in caso si rientri da zone a rischio (in Cina). 
Le informazioni sono state diffuse durante la conferenza stampa del pomeriggio di oggi, 21 febbraio, in Regione Liguria. Per prima cosa bisogna chiarire che non tutti i fenomeni febbrili sono riconducibili al coronavirus e che in caso di dubbi bisogna chiamare il 112 evitando di andare al pronto soccorso, per evidenti ragioni precauzionali. I medici di medicina generale, per fronteggiare l'emergenza coronavirus si sono detti disponibili a tenere aperti i cellulari dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, mentre dopo le 20 è attiva la guardia medica. Lo rendono noto Andrea Stimamiglio segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) e Marco Polese, responsabile Fimmg per la task force della Liguria. Dai due medici arrivano anche indicazioni su come comportarsi per limitare i contagi. «I pazienti con febbre sono invitati a non andare negli studi medici o nei Pronto soccorso, ma a contattare il medico al telefono». «Se il medico di base o la guardia medica vengono a conoscenza di casi sospetti non devono effettuare visite ma allertare il 112». «I pazienti non febbrili sono invitati ad andare nello studio del medico di base solo per esigenze indifferibili e possibilmente su appuntamento per evitare sovraffollamento delle sale di attesa».


Dieci comportamenti da seguire 
1) Lavati spesso le mani
 2) Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute 3) Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani
4) Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci
5) Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico
6) Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
7) Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate
8) I prodotti MADE IN CHINA e i pacchi ricevuti dalla Cona non sono pericolosi
9) Contatta il numero verde 1500 se hai febbre o tosse e sei tornatodalla Cina da meno di 14 giorni
10) Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus

I sintomi dell'infezione (fonte Regione Liguria) Febbre maggiore di 38 Tosse In alcuni casi, insufficienza respiratoria

Incubazione e test Il periodo di incubazione del virus è di 14 giorni. All'inizio di questo periodo il paziente asintomatico (ma solo se è asintomatico) poitrebbe risultare negativo al test.

La mascherina serve? La mascherina chirurgica serve solo per evitare di trasmettere il virus, non per proteggersi. Per difendersi nei confronti del coronavirus, nel caso ci si trovi potenzialmente vicino a un paziente realmente infetto, bisognerebbe utilizzare una mascherina diversa da quella chirurgica. Si tratta di una mascherina particolare che peraltro ha una efficacia temporanea, nel senso che deve essere sostituita dopo un certo periodo di tempo.

Coronavirus: anche chi non ha sintomi può trasmettere l'infezione

Se ne discute fin dall'inizio dell'epidemia del nuovo coronavirus e finora è spesso accaduto che le posizioni del mondo istituzionale e di quello scientifico fossero discordi sulla possibilità della trasmissione del virus SarsCov2 anche in assenza di sintomi. Tuttavia anche ricerche recenti mettono finalmente ordine nella vicenda. Da sempre tutti i virologi sono stati concordi nel sostenere la possibilità della trasmissione asintomatica, ma i primi dati relativi al nuovo coronavirus risalgono a fine gennaio, con la descrizione di un caso di trasmissione asintomatica in Germania sul New England Journal of Medicine. La stessa rivista ha appena pubblicato uno studio cinese che indica come la quantità di coronavirus presente nel naso e nella gola delle persone asintomatiche può raggiungere livelli paragonabili a quelli dei malati con sintomi, rendendoli potenzialmente infettivi. Casi di portatori asintomatici del virus erano presenti anche sulla nave Diamond Princess prima che scattasse la quarantena. "Il contagio asintomatico è tecnicamente possibile, anche se non abbiamo informazioni sul modo in cui la liberazione del virus possa avvenire in una fase asintomatica", ha detto l'esperto di malattie infettive Massimo Galli, dell'Università di Milano e primario dell'ospedale Sacco. "Una fase asintomatica esiste per tutti i virus che colpiscono le vie respiratorie e dipende dalla quantità di virus presente nell'organismo", ha rilevato Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia dell'Università di Padova. "La diffusione delle particelle virali - ha aggiunto - avviene con l'emissione di aerosol anche parlando con una stretta contiguità, alla distanza di un metro". Nel periodo a rischio per la trasmissione asintomatica, dice ancora Palù, rientra anche quello che intercorre tra il contagio e la comparsa della febbre. La prudenza è d'obbligo anche considerando che è possibile essere negativi al test che individua le particelle del virus nel sangue: questo può dipendere dal punto in cui è stato fatto il prelievo con il tampone, per esempio se dalla gola o dal naso. E' anche possibile che l'infezione sia passata dalle vie aeree superficiali a quelle profonde. Ala luce di queste considerazioni la quarantena è una misura "assolutamente necessaria" per controllare la diffusione del virus, ha detto l'immunologo Antonio Lanzavecchia, direttore dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb) di Bellinzona. "Poiché abbiamo visto come una singola persona possa portare un focolaio d'infezione, misure come la quarantena sono assolutamente necessarie". Questo, secondo l'esperto, può accadere perché "la contagiosità di un virus è variabile" e "dal punto di vista biologico non si è infettivi soltanto quando si hanno i sintomi". Bisogna inoltre considerare che la capacità di diffusione di un virus è tipica anche di chi è convalescente, come accade per l'influenza e per altre malattie virali. L'ultima parola in fatto di trasmissione senza sintomi spetta comunque alla ricerca condotta in Cina e appena pubblicata sul New England Journal of Medicine. I dati, ha rilevato il medico Roberto Burioni con il collega Nicasio Mancini, indicano che la quantità di virus raggiunge il picco subito dopo la comparsa dei primi sintomi, con livelli elevati nelle prime vie respiratorie. L'altro elemento importante che emerge da questa ricerca è la facilità con cui coronavirus si moltiplica anche nelle persone senza sintomi, risultando presente in quantità nelle mucose di naso e gola: è la conferma, rilevano i due esperti, che "una maggiore quantità di virus può, attraverso il muco o la saliva, raggiungere un individuo sano, ovvero che è più alta la possibilità di infettarlo". E' una conferma, concludono, di come "anche chi non ha sintomi può trasmettere l'infezione".

Fonte :https://www.ansa.it

giovedì 23 gennaio 2020

2019-nCoV: evoluzione coronavirus

Si è trasmesso all'uomo dai serpenti il virus cinese 2019-nCoV. Attraverso gli animali il virus, trasmesso dai pipistrelli, si sarebbe ricombinato e poi passato all'uomo. Lo indica l'analisi genetica pubblicata sul Journal of Medical Virology da Wei Ji, Wei Wang, Xiaofang Zhao, Junjie Zai, e Xingguang Li, delle università di Pechino e Guangxi. La ricerca è stata condotta su campioni del virus provenienti da diverse località della Cina e da diverse specie ospiti.

Uno studio appena pubblicato sembrerebbe suggerire sulla base dei dati genetici, che il 2019-nCoV cinese sia il risultato di un rimescolamento di geni tra un virus dei pipistrelli e uno dei serpenti.

Le analisi genetiche aggiungono così una tessera fondamentale al mosaico della composizione genetica del virus 2019-nCoV, nel quale finora era chiaramente riconoscibile solo la sequenza della parte di virus ereditata dai pipistrelli e identificata fin dall'inizio come appartenente alla famiglia dei coronavirus, la stessa che comprende il virus della Sars, comparso nel 2002, e della Mers, del 2015; restava da risolvere il mistero della provenienza dell'altra metà del virus.

Il virus arrivato all'uomo dai serpenti Come è accaduto in passato con i virus dell'influenza aviaria e con la Sars, anche questa volta l'indice è puntato sui mercati di animali vivi molto comuni in Cina, dove accanto agli animali allevati nelle fattorie e ai pesci si vendono animali selvatici, come serpenti e pipistrelli. «I risultati della nostra analisi evoluzionistica suggeriscono per la prima volta che il serpente è il più probabile animale selvatico serbatoio del virus 2019-nCoV», scrivono i ricercatori.

 Spieghiamo. Sia il virus della SARS (parente stretto di nCoV) che quello della MERS si sa che in natura sono ospitati da alcuni generi di pipistrelli e da questi sono passati ad altri mammiferi (zibetto SARS, dromedario MERS) e da lì all'uomo. Ogni passaggio di specie (cioè da un animale all'altro, uomo incluso ovviamente), comporta un adattamento del virus che si riflette in cambiamenti della sua informazione genetica. Paragonando quindi il genoma di nCoV con quello dei coronavirus animali, si può ricostruire, sulla base delle somiglianze, un possibile percorso evolutivo.

Adesso è chiaro che il virus 2019-nCoV è un mix di un coronavirus proveniente dai pipistrelli e di uno che arriva dai serpenti e che da questi ultimi sarebbe passato agli esseri umani, adattandosi al nuovo ospite e acquisendo la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Ricombinandosi geneticamente nei serpenti, quindi, il nuovo virus ha fatto il cosiddetto 'salto di speciè, acquisendo nuovi recettori che gli permettono di legarsi alle cellule del sistema respiratorio umano. «Le nuove informazioni ottenute dalla nostra analisi evoluzionistica - rilevano i ricercatori - sono molto importanti per il controllo dell'epidemia causata dalla polmonite indotta dal virus 2019-nCoV».

 Il cocktail di virus Lo studio in questione ha evidenziato un rimescolamento a livello della proteina di superficie del virus, importante per l'infezione (è la chiave molecolare che apre la "porta" della cellula per fare entrare il virus e di solito è specifica per una determinata specie ospite), tra il gene presente nei virus dei pipistrelli e il gene di un coronavirus sconosciuto, che sembrerebbe essere molto affine ai coronavirus dei serpenti. Ovviamente è un risultato che deve essere confermato da un'analisi più approfondita, ma l'ipotesi interessante è che il virus mutato circolasse nei serpenti, note prelibatezze della cucina cinese, e dalla manipolazione di animali per il consumo umano sia passato all'uomo. Ma come è arrivato ai serpenti un pezzo di virus dei pipistrelli? Forse in modo analogo a come è arrivato quello dei serpenti all'uomo: mangiandoli. I pipistrelli sono cacciati da alcune specie di serpenti e questo potrebbe aver favorito la commistione dei due virus. Questi "cocktail" virali non sono un fatto nuovo. E' quello che in modo analogo accade per le pandemie di influenza: un virus aviario e un virus umano coinfettano un suino e si scambiano i geni, generando nuovi ceppi che possono passare all'uomo.

Coronavirus: allarme epidemia


CORONAVIRUS:
QUALI SONO I SINTOMI

 «Consultate il medico e vaccinatevi contro l'influenza almeno due settimane prima del viaggio. Valutate l'opportunità di rimandare viaggi non necessari», il consiglio ai viaggiatori diretti a Wuhan contenuti nelle locandine informative del ministero della Salute affisse nell'aeroporto di Roma Fiumicino. Tosse, febbre e difficoltà respiratorie i campanelli d'allarme da considerare.

Consigli ai viaggiatori internazionali diretti a o di ritorno da Wuhan in Cina', la locandina informa che nella città di Wuhan «è in corso un'epidemia di polmonite. Attualmente - si spiega - è stata identificata la causa in un nuovo coronavirus (2019-nCoV): i sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, mal di gola e difficoltà respiratorie.

Consigli, poi, di cui tener conto «all'arrivo» a Wuhan: «Applicate misure igieniche quali: lavate frequentemente le mani con acqua e sapone, coprite la bocca e il naso con un fazzoletto quando starnutite o tossite (non con le mani). Evitate il contatto con persone affette da malattie respiratorie. Evitate luoghi affollati, in particolare mercati del pesce e di animali vivi. Evitate di toccare animali e prodotti di origine animale non cotti. Rivolgetevi a un medico o a una struttura sanitaria qualora compaiano sintomi di infezione respiratoria (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie). Non mettetevi in viaggio se siete malati. Per qualsiasi necessità contattare la vostra Ambasciata o il vostro Consolato».


La polmonite provocata dal virus simile alla Sars che dilagando nella città cinese di Wuhan è “trasmissibile da persona a persona”: la conferma è arrivata da Zhong Nanshan, rinomato esperto della Commissione della salute pubblica del governo di Pechino. Fino ad oggi, il coronavirus ha provocato tre morti, tutti a Wuhan, considerata l’epicentro dell’epidemia. Negli ultimi due giorni sono stati segnalati 136 nuovi contagi. L’aumento dei casi di polmonite ha portato la Cina a intensificare il monitoraggio

L'amministrazione di Wuhan ha sospeso tutti i trasporti pubblici e invitato i cittadini a non lasciare la città. È questa l’ultima, drastica, misura presa dalla Cina per combattere la diffusione del coronavirus all’origine dell’epidemia di polmonite diffusasi il mese scorso. Stando a quanto riferito dal quartier generale per il contrasto all’epidemia, il cui capo è il sindaco della città, Zhou Xianwang, a partire dalle 10 di domani mattina, quando saranno le tre di notte in Italia, saranno sospese le corse degli autobus, anche quelle di lunga percorrenza, della metropolitana e dei traghetti. Saranno inoltre chiusi fino a data da destinarsi anche l’aeroporto e la stazione ferroviaria.

giovedì 14 novembre 2019

Phocine distemper virus: Lo scioglimento dei ghiacci sta diffondendo un virus che uccide i mammiferi marini

I ricercatori della Facoltà di medicina veterinaria dell’Università della California a Davis (Stati Uniti) hanno collegato la riduzione del ghiaccio artico con la diffusione di un virus mortale che minaccia i mammiferi marini nel Nord Pacifico.

Gli scienziati hanno analizzato gli effetti del virus del cimurro di Foquillo (PVD), responsabile della morte di migliaia di foche avvistate nell’Atlantico tra il 1988 e il 2002 e il loro collegamento con un altro focolaio di lontre nell’Alaska settentrionale nel 2004.


Il killer si chiama "Phocine distemper virus" (PDV) e ha colpito diversi mammiferi marini per decenni, uccidendo migliaia di foche europee del Nord Atlantico nel 2002. Due anni dopo, si è scoperto che le lontre marine settentrionali dell'Alaska (Enhydra lutris kenyoni) avevano contratto il virus. All'inizio i ricercatori non riuscivano a spiegarsi come fosse stato possibile la diffusione di questo virus tra queste specie, poiché fra di loro non ci poteva essere alcun contatto, a causa del ghiaccio artico che le divideva. Ora però un gruppo di ricerca della UC Davis School of Veterinary Medicine ha scoperto che le foche infette hanno viaggiato dall'Europa passando lungo la Russia settentrionale e la California settentrionale, grazie a una serie di passaggi aperti dai bassi livelli di ghiaccio marino. Questo cambiamento "storico" del ghiaccio marino potrebbe aver permesso alle foche artiche e subartiche di incontrarsi, cosa che non era mai stato possibile prima. Secondo i ricercatori, stando a quanto riportato nello studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, questa sarebbe la causa più probabile della diffusione del PDV nell'Oceano Pacifico del Nord. "La perdita di ghiaccio marino sta portando la fauna marina a cercare nuovi habitat e la rimozione delle barriere fisiche sta consentendo loro di attraversare nuovi percorsi per spostarsi", spiega Tracey Goldstein, autrice principale dello studio. "Mentre gli animali si muovono e entrano in contatto con altre specie, offrono l'opportunita' di introdurre e trasmettere nuove malattie infettive, con effetti potenzialmente devastanti".



mercoledì 13 novembre 2019

Ebola: approvato, Ervebo, nuovo vaccino contro il virus

L'organizzazione mondiale della Sanità ha approvato il primo vaccino mondiale contro il virus Ebola e il fatto potrebbe rappresentare un importante passo avanti per debellare la malattia che, attualmente, nella Repubblica Democratica del Congo, sta uccidendo migliaia di persone, in particolare bambini.

In Congo sono circa 2 mila i casi di morte per ebola confermati e migliaia le dosi di vaccino somministrate agli operatori sanitari e a famigliari e conoscenti entrati in contatto con potenziali vittime del contagio.


 Il farmaco in questone si chiama Ervebo ed è prodotto dalla casa farmaceutica Merck Sharp & Dohme B. V. È stato utilizzato in fase sperimentale nel Paese africano, ma oggi, secondo l'Oms, ci sarebbero prove sufficienti che il vaccino funzioni.

Per il direttore esecutivo Ema, Guido Rasi, è "un passo importante per alleviare il peso di questa malattia mortale" e "la raccomandazione è il risultato di molti anni di sforzi globali collaborativi per sviluppare nuovi medicinali e vaccini contro l'Ebola". L'attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha infettato oltre 3.000 persone con tassi di mortalità di circa il 67%. Qui, il vaccino Ervebo, prodotto da Merck, viene utilizzato in base a un protocollo di "uso compassionevole" per proteggere le persone a più alto rischio di infezione, come operatori sanitari o persone che sono venute a contatto con pazienti infetti.

Ebola ha colpito l'Africa occidentale cinque anni fa.

mercoledì 27 marzo 2013

VIRUS: Usa, sparita fiala con virus letale

Era custodita in un laboratorio del governo Provoca febbre, emorragie e alta mortalità



Allerta in Texas: dal bio-laboratorio del governo americano di Galveston è sparita una delle cinque fiale contenenti il letale virus Guanarito, proveniente dal Venezuela. Come il virus Ebola il Guanarito causa febbri con emorragie sotto pelle, negli organi interni. Non vi è alcun trattamento per la malattia e la mortalità, per chi la contrae, può arrivare fino al 20%.

RISCHIO CONTAGIO - Gli investigatori per ora non sospettano alcun atto criminale ma propendono per l'errore umano. Quello di Galveston è uno dei laboratori di massima sicurezza americano, in cui sono custoditi gli unici esemplari del virus ebola, del vaiolo ed altri campioni di malattie incurabili e per i quali non c'è vaccino. Il virus Guanarito viene trasmesso dai roditori e i ricercatori sospettano che non possa sopravvivere nella popolazione di animali del Nord America, ma in Venezuela alcune centinaia di casi sono stati registrati anche tra le persone. Infatti si trasmettere all’uomo tramite contagio animale ma si diffonde da persona infetta a persona sana tramite contatto con il sangue e i fluidi corporei. L'opinione dell'università del Texas, da cui il laboratorio di Galveston dipende è che, per l'errore di un impiegato, la provetta sia andata perduta «durante le procedure di sterilizzazione» che distruggono il materiale pericoloso.

FONTE: http://www.corriere.it/salute/13_marzo_27/virus-letale-fiala-pericolo-usa_9c90d2b4-96b7-11e2-b7d6-c608a71e3eb8.shtml

martedì 29 novembre 2011

Creato il virus che può uccidere la metà della popolazione mondiale

Polemiche infuocate nel mondo scientifico sulla pubblicazione dello studio. «Arma chimica». «No, aiuta a prepararsi alla pandemia»


I ricercatori dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Paesi Bassi) hanno prodotto una variante estremamente contagiosa del virus dell'influenza aviariaH5N1 in grado di trasmettersi facilmente a milioni di persone, scatenando, così, una pandemia. Gli scienziati, guidati dal virologo Ron Fouchier, hanno scoperto che bastano cinque modificazioni genetiche per trasformare il virus dell'influenza aviaria (che finora ha ucciso 500 persone nel mondo) in un agente patogeno altamente contagioso che potrebbe scatenare una pandemia in grado di uccidere la metà della popolazione mondiale. La sua elevata capacità di diffusione è stata dimostrata in esperimenti condotti sui furetti, che hanno un sistema respiratorio molto simile a quello dell'uomo.

LE RICERCHE - Le ricerche di Fouchier fanno parte di un più ampio programma mirato a una maggiore comprensione dei meccanismi di funzionamento del virus H5N1. È stato lo stesso virologo ad ammettere che la variante geneticamente modificata è uno dei virus più pericolosi che siano mai stati prodotti. Un altro gruppo di virologi dell'Università del Wisconsin in collaborazione con l'Università di Tokyo è arrivato a un risultato simile a quello di Fouchier.

LE POLEMICHE SULLA PUBBLICAZIONE - Ora il dibattito è se pubblicare o no la ricerca. Molti scienziati sono infatti preoccupati dalla possibilità che, in mani sbagliate, il virus potrebbe trasformarsi in un'arma biologica. Negli Stati Uniti le polemiche sono roventi. Thomas Inglesby, scienziato esperto di bioterrorismo e direttore del Centro per la Biosicurezza dell’Università di Pittsburgh è categorico. «È solo una cattiva idea quella di trasformare un virus letale in un virus letale e altamente contagioso. È’ un’altra cattiva idea quella di pubblicare i risultati delle ricerche che altri potrebbero copiare». Critico anche Richard Ebright, biologo molecolare della Rutgers University in New Jersey: «Questo lavoro non andava fatto». Pubblicare lo studio però, come sostiene lo stesso Fouchier, aiuterebbe la comunità scientifica a prepararsi a una pandemia di H5N1. Sulla stessa linea d'onda l'italiano Fabrizio Pregliasco, virologo all'Università di Milano: «Non pubblicare lascerebbe i ricercatori al buio su come rispondere a un focolaio. Lo scambio di conoscenze è fondamentale per prevedere la reale gravità di una pandemia. L'aviaria era sì una "bestia" nuova, ma non apocalittica. Con un maggiore scambio di conoscenze la diffusione di informazioni sarebbe stata più precisa e meno allarmistica».

domenica 25 settembre 2011

virus: STUDIO SU PLOS, ECCO COME I VIRUS PASSANO DAGLI ANIMALI ALL'UOMO

I virus saltano piu' facilmente da una specie all'altra se queste sono strettamente correlate fra di loro, ma quando riescono a infettare anche organismi molto diversi dal loro bersaglio originale possono trasferirsi anche alle specie piu' simili alla nuova ''vittima''. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato da PLoS Pathogens, condotto dai ricercatori delle Universita' di Edimburgo (Scozia) e di Cambridge (Regno Unito). Secondo gli autori questa scoperta potra' aiutare a predire la comparsa di nuove malattie che, com'e' gia' successo nel caso della Sars, dell'HIV e di alcuni tipi di virus influenzali, si potrebbero trasferire da altri animali all'uomo.

martedì 1 febbraio 2011

DA CAFFEINA ENERGIA A CELLULE, PASSI AVANTI PER TERAPIE GENICHE

Fornisce energia alle singole cellule, permettendo un incremento nella produzione di virus utilizzati come vettori nella terapia genica: il merito e' tutto della caffeina, la sostanza comunemente presente nel caffe' e in bevande come la cola che permette, a bassissimo costo, la moltiplicazione della produzione dei lentivirus da 3 a 8 volte. ''Un aumento della produzione di 5 volte puo' rivelarsi fondamentale per stabilire la fattibilita' commerciale di prodotti a base di vettori lentivirali'', spiega James Wilson, Direttore del Programma di Terapia Genica del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio della School of Medicine di Philadelphia e direttore della rivista Human Gene Therapy, su cui e' stato pubblicato lo studio. Questa nuova e poco costosa metodica utilizzata per aumentare la produzione di lentivirus e' stata sviluppata da Brian Ellis, Patrick Ryan Potts e Matthew Porteus dell'University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas.

venerdì 21 gennaio 2011

ebola : STOP A EBOLA, MOLECOLE INTRAPPOLANO VIRUS

E' uno degli allarmi sanitari mondiali, non ha cura ne' vaccino. Ebola, il virus che provoca febbri emorragiche fatali nel 90% dei casi, potrebbe essere fermato grazie a piccoli composti chimici che intrappolano l'agente virale prima che possa entrare nelle cellule. Ci stanno lavorando gli scienziati dell'Universita' dell'Illinois, che hanno testato circa 230 molecole anti-virali, selezionando quelle piu' efficaci. A questo scopo si sono serviti di un sofisticato test di laboratorio sviluppato dal virologo Lijun Rong: utilizza un virus chimerico, composto con il Dna misto di Hiv e Ebola e l'involucro proteico del solo virus Ebola, un trucco che consente agli scienziati di manipolare il virus senza timore di contagio. Il risultato e' un composto della famiglia degli isossazoli, identificato da Duncan Wardrop: ''Riesce ad agire prima che il virus entri nelle cellule, quando e' troppo tardi'', scrivono i ricercatori nello studio pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry.

lunedì 29 novembre 2010

sALUTE : Infezioni, in ospedale epidemia silente

Esperti: ogni anno 7500 morti, piu' degli incidenti stradali
Fra gli abitanti delle corsie degli ospedali i piu' assidui sono proprio quelli che non ci si aspetta. Virus e batteri la fanno da padroni, mietendo piu' vittime degli incidenti stradali, e nonostante tutti gli sforzi la loro presenza e' una costante degli ultimi anni. In Italia, secondo la Societa' italiana malattie infettive e tropicali, il 5-8% di tutti i pazienti nelle strutture sanitarie sviluppano una infezione associata a procedure assistenziali, pari a 450.000-700.000 casi.
FONTE: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/11/24/visualizza_new.html_1677328884.htm
l

mercoledì 22 settembre 2010

tumori : il 20% e' causato da virus

La lista dei tumori provocati o favoriti dai virus si allunghera' nei prossimi anni. Ne sono convinti gli esperti riuniti a Venezia.

L'idea che i virus potessero essere una delle cause dei tumori risale a meta' dell'800, e proviene dal medico veronese, Domenico Rigoni Stern. Ora si pensa che il 20% dei nuovi casi ogni anno sia legato a virus. 'I virus che causano il maggior numero di vittime per tumore sono quelli dell'epatite B e C e il Papillomavirus', spiega un esperto londinese.
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/09/21/visualizza_new.html_1761188628.html

mercoledì 9 giugno 2010

EBOLA : Funziona su scimmie vaccino anti-ebola


Funziona sulle scimmie il primo vaccino terapeutico contro la febbre emorragica Ebola. E' un primo passo per sviluppare un vaccino sull'uomo La ricerca riguarda la varieta' Zaire del virus Ebola ed e' stata condotta negli Stati Uniti da Thomas Geisbert, dell'universita' di Boston. Il vaccino ha utilizzato frammenti di Rna a interferenza, ossia piccole porzioni di materiale genetico che colpiscono una delle proteine che permettono al virus Ebola di moltiplicarsi e diffondere l'infezione.
FONTE:ANSA.IT

sabato 29 maggio 2010

VIRUS INFLUENZA NON MUORE, SI SPOSTA IN ZONE PIU' FAVOREVOLI

Dove si nasconde l'influenza quando arriva la primavera? La soluzione e' in uno studio dei ricercatori dell'Universita' del Michigan (USA): i virus influenzali non muiono, ma si spostano in zone piu' accoglienti, come accade ad altre specie viventi, per esempio gli uccelli. Per provarlo, Trevor Bedford e colleghi hanno fatto un'approfondita analisi genetica di numerosi ceppi prelevati da pazienti di tutto il mondo tra il 1998 e il 2009. La testi prevalente e' che i virus dell'influenza stagionale arrivino quasi sempre da Cina e Sud-Est asiatico.

Lo studio, pubblicato su PLoS Pathogens, ribalta questa ipotesi e sostiene che anche Stati Uniti e Europa non sono sempre l'ultima tappa dei virus, ma il serbatoio da cui partono nuove migrazioni ''influenzali''. ''Con questa consapevolezza - dice Bedford - potrebbe essere piu' facile sviluppare vaccini per la prevenzione''.

giovedì 22 aprile 2010

Energia pulita: ENERGIA dall'acqua: grazie a un virus

L’idrogeno ricavato dall’acqua grazie all’utilizzo di energia solare è probabilmente il carburante più pulito che si possa immaginare e nel giro di un paio d'anni potrebbe essere realtà. Secondo quanto pubblicato sull’ultimo numero della rivista Nature Nanotecnology un gruppo d ricercatori del MIT di Boston avrebbe messo a punto una nuova tecnica che consentirebbe di raggiungere questo straordinario risultato a bassissimo costo e con un impatto ambientale pari a zero.

Supertecnologia preistorica Il team di scienziati guidato da Angela Belcher si è ispirato alle piante, che da miliardi di anni, grazie alla fotosintesi clorofilliana ricavano dall’acqua e dal Sole il glucosio, cioè il carburante che serve al vegetale per vivere. Il pigmento verde presente nella clorofilla cattura l’energia della luce solare e la utilizza per scomporre l’acqua in idrogeno e ossigeno "staccandone" gli elettroni e ricombinandoli con l’anidride carbonica.

Virus ricaricabiliLa Belcher e il suo team hanno modificato alcuni virus chiamati M13 che solitamente infettano i batteri ma sono totalmente innocui per l’uomo e li hanno modificati legandoli a un catalizzatore e a un colorante biologico a base di zinco. Quest’ultimo cattura la luce solare come la clorofilla delle piante e la trasferisce al virus che, grazie al catalizzatore, si trasforma in una sorta di elettrodo vivente in grado di staccare gli atomi di ossigeno dalle molecole di acqua. Ciò che resta dopo questa reazione elettro-biochimica è idrogeno. Una speciale matrice di gel mantiene i virus "elettrificati" nella giusta posizione evitando che i campi magnetici li attirino l’uno verso l’altro rendendoli così inservibili.
Due anni di attesa
Per ora gli scienziati sono riusciti a eliminare l’ossigeno dall’acqua, ma non sono ancora in grado di stabilizzare l’idrogeno che tende a scomporsi in protoni ed elettroni. Ma al MIT regna l’ottimismo: la Belcher è convita di riuscire a mettere a punto un prototipo di impianto di dissociazione funzionante entro due anni.Quando le molecole di acqua entrano in contatto con il virus (in giallo) caricato di energia dal pigmento (in rosa) e dal catalizzatore (le sferette marroni) si scindono in ossigeno e idrogeno
FONTE:focus.it

Batterie a batteri e pile con virus

Batteri e virus non sono solo portatori di malattie e infezioni: secondo recenti ricerche potrebbero essere una preziosa fonte energetica rinnovabile e a impatto ambientale nullo.
Scoperte elettrizzanti. Bruce Logan della Penn State University sta studiando il sistema utilizzato da alcuni microbi per produrre metano nelle paludi e nelle acque morte. Il ricercatore ha scoperto che alcuni microorganismi utilizzano corrente elettrica per scindere la CO2 in acqua e metano: si tratta di un processo elettrolitico particolarmente efficiente, visto che l’80% dell’energia elettrica immessa nel processo viene convertita in energia chimica immagazzinata nel gas. Uno dei punti di forza di questo sistema è che non aumenta la quantità di CO2 complessiva: il metano, bruciando, rilascerà infatti lo stesso volume di anidride carbonica che si aveva in partenza. Se oltretutto l'elettricità utilizzata provenisse da fonti rinnovabili come il Sole, l’intero ciclo avrebbe un impatto ambientale pari a zero.
Il virus ingegnere. Gli scienziati del MIT si sono invece alleati con alcuni virus: li hanno modificati geneticamente e gli hanno "insegnato" ad assemblare delle reti di microfilamenti che possono essere utilizzati in batterie agli ioni di litio di nuova generazione. Obiettivo dello studio è quello di mettere a punto batterie ricaricabili dalle prestazioni molto più elevate di quelle attuali, da impiegare non solo in piccoli dispositivi elettronici, ma anche su auto ibride o elettriche.
Metti una bionda media nel motore. Anche Craig Venter, il ricercatore americano che per primo ha sequenziato il genoma umano, sta lavorando a una ricerca simile: il suo obiettivo è quello di realizzare in laboratorio dei microorganismi che convertano la CO2 in biocarburanti come il gasolio o la benzina. Venter si serve di batteri del tutto simili a quelli che fanno fermentare il vino e la birra, ed è convinto che nel giro di qualche anno le grandi raffinerie saranno sostituite da piccoli allevamenti di batteri nei quali ognuno di noi potrà farsi in casa il proprio carburante preferito.

sabato 3 aprile 2010

OCCHIO AL VIRUS DI PASQUA, CON GASTROENTERITE NO A BIBITE GASATE

Comincia in sordina, per poi trasformarsi in un tsunami che toglie le forze, cancella l'appetito e puo' costringerci a cambiare i programmi per il week-end. ''La maggior parte delle gastroenteriti - spiega il gastroenterologo Lucio Capurso - caratterizzate dalla improvvisa comparsa di diarrea, con o senza vomito, e' dovuta a virus enterici come Rotavirus o Adenovirus, ma in alcuni casi possono entrare in gioco batteri''. Frequente, quindi, che si presenti quando si mangia fuori casa o si visitano paesi in cui acqua e alimenti possono essere a rischio.

Una volta provata la spiacevole esperienza, nulla toglie che non si ripresenti l'anno dopo, casomai ''in forma piu' attenuata'', spiega lo specialista, che raccomanda attenzione soprattutto per i bambini malnutriti o il sistema immunitario debole. Per loro bando a succhi di frutta e bevande frizzanti, ''almeno fin quando la diarrea non e' completamente andata via'', consiglia il medico. Infine si possono rivelare utili i probiotici, che ripopolano e rinforzano la componente ''buona'' dei batteri intestinali, travolti dallo ''tsunami'' della gastroenterite.

''Somministrati con lo yogurth o come integratori - ricorda Capurso -, sono apparsi in grado di prevenire e fermare la diarrea nei bambini''.

lunedì 4 gennaio 2010

epatite C: Arriva molecola che ferma l'epatite C

Messa a punto una cura che potrebbe sconfiggere l'epatite C cronica: si tratta di una molecola che blocca un piccolo Rna (sostanza simile al Dna che svolge svariate funzioni all'interno delle cellule) prodotto dal fegato ed indispensabile al virus dell'epatite per moltiplicarsi. Il farmaco sperimentale blocca quindi la riproduzione del virus e riduce il carico virale nel sangue e nel fegato. La molecola, un piccolo frammento di acido nucleico (come il Dna) ideato e sviluppato dalla Santaris Pharma A/S in Danimarca, é stata testata con successo su scimpanzé ed è attualmente in sperimentazione clinica di fase uno su volontari sani.

Secondo quanto riferito sulla rivista Science, la molecola, SPC3649, inibisce con successo il 'microRNA122' e così sconfigge il virus. Nel mondo circa il 3% della popolazione è venuta in contatto col virus dell'epatite C e circa 170 milioni di persone, secondo dati dell'Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS), sono portatori del virus e rischiano di andare incontro a cirrosi e cancro epatico. Attualmente le uniche cure disponibili, che funzionano solo in un paziente su due ed hanno forti effetti collaterali, sono a base di interferone-alfa pegilato e di Ribavirina. La compagnia farmaceutica ha testato la molecola su quattro scimpanzé con infezione cronica da epatite C somministrando loro 5 o 1 mg/kg (milligrammo per chilo di peso) di SPC3649 per 12 settimane, seguite da un periodo di 17 settimane libero da trattamento. La dose da 5 milligrammi ha avuto effetti potentissimi riducendo di 350 volte il virus nel fegato e nel sangue, spiega Robert Lanford della Southwest Foundation for Biomedical Research a San Antonio, che ha condotto le sperimentazioni; inoltre, poiché SPC3649 non agisce direttamente sul virus come i farmaci tradizionali, è una molecola che a differenza dei farmaci oggi in uso non induce lo sviluppo di resistenze virali, ma addirittura potrebbe essere capace di rendere rispondenti alla terapia con interferone i pazienti che non rispondono ad essa. "La nuova terapia potrebbe sostituire l'interferone nei futuri mix di farmaci contro l'epatite C - spiega Lanford - e potrebbe essere usata anche da sola o dopo il trapianto di fegato". Oltre alla sua efficacia, conclude, la molecola è anche priva di effetti collaterali e rappresenta una vera promessa contro l'epatite C.

martedì 29 settembre 2009

norovirus: DAL TABACCO VACCINO CONTRO IL VIRUS DA CROCIERA


Ha una cattiva fama, destinata pero' a cambiare. Dal tabacco bioingegneri americani sono pronti ad estrarre un vaccino contro i norovirus, una famiglia di agenti virali che provoca rapidi quanto fastidiosi sintomi di gastroenterite, soprattutto diarrea e vomito.
Chiamati anche ''virus da crociera'' per la velocita' e facilita' con la quale si diffondono nei luoghi chiusi come navi, caserme e ospedali - bastano 10 particelle per infettare un gran numero di persone -, adesso gli imprendibili norovirus potrebbero avere un nuovo nemico: un siero sviluppato dalle piante di tabacco presentato dall'immunologo Charles Antzen durante il 238esimo Congresso della Societa' Americana di Chimica in corso a Washington (Usa).

Per realizzare l'antidoto al norovirus sono state impiegate delle proteine ''travestite'' dal microrganismo nocivo, poi introdotte nel tabacco e lasciate ''crescere''.
L'estratto purificato della pianta inganna il sistema immunitario umano che cosi' si rinforza dalle aggressioni successive del virus ''originale''. La sperimentazione clinica del vaccino partira' gia' dal prossimo anno e secondo i suoi inventori bastera' una dose ogni 12-18 mesi, anche sotto forma di spray nasale, per garantire uno scudo contro le infezioni.

sabato 5 settembre 2009

AIDS: nuovo vaccino anti Aids rallenta la diffusione del virus rendendo le persone sieropositive portatrici sane

Chiudere la porta delle cellule in faccia al virus Hiv, responsabile dell'Aids, che prova a invaderle nella sua replicazione all'interno dell'organismo umano. È questo l'obiettivo di un nuovo vaccino terapeutico, cioè da impiegarsi nelle persone sieropositive allo scopo di rallentare la diffusione del virus nel corpo rendendole portatrici sane, sviluppato in Italia.
Il preparato, che mira alla produzione di anticorpi nei confronti della proteina "p17", responsabile della predisposizione delle cellule a essere attaccate dal virus, è stato presentato ieri all'università della Calabria nell'ambito di un convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Robert Gallo, virologo americano di origini calabresi e Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia all'università di Brescia che ha coordinato l'attività di ricerca con il supporto di Medestea and Production Research di Torino e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Il vaccino, che ha ormai superato la fase preclinica risultando non tossico ed efficace, dovrebbe essere sperimentato nei prossimi mesi all'Istituto delle malattie infettive dell'università di Perugia diretto da Franco Baldelli, che coordinerà la ricerca, e in altri tre centri: a Milano, Torino e Brescia.
Per capire meglio su cosa si basa questa terapia innovativa con un vaccino, occorre comprendere bene il ruolo della proteina p17 nella diffusione virale studiato proprio a Brescia. «La proteina viene rilasciata dalle cellule infette promuovendo la proliferazione del virus e la sua diffusione all'interno dell'organismo - spiega Caruso - Il virus dopo aver legato la cellula bersaglio ed essere penetrato al suo interno, inizia a replicare e la cellula infettata produce grandi quantità di proteine virali che, in parte, andranno a formare nuovi virus e, in parte, verranno rilasciate nel microambiente extracellulare».

La p17 è una di queste: interagendo con una molecola espressa sulla superficie di altre cellule bersaglio del virus Hiv, le attiva rendendole più suscettibili all'infezione e le predispone a sostenere una ottimale replicazione virale. Da questa osservazione è nata l'ipotesi di lavoro. «Se questa proteina venisse a mancare il virus troverebbe un numero nettamente inferiore di cellule attive e, quindi, capaci di sostenerne la replicazione» - spiega Caruso. La vaccinazione mira a immettere nella persone sieropositiva la sola porzione attiva della p17 resa immunogenica, cioè in grado di promuovere la formazione di specifici anticorpi, attraverso il legame con una proteina trasportatrice. E proprio questi anticorpi saranno poi in grado di chiudere la porta di molte cellule potenzialmente attaccabili, facilitando la convivenza dell'organismo con il virus stesso.

Dagli Stati Uniti arriva un'altra incoraggiante notizia nella ricerca di nuovi bersagli utili per inibire l'infezione. Alcuni ricercatori coordinati da Dennis Burton dello Scripps Research Institute di La Jolla hanno infatti individuato una nuova componente virale che può essere attaccata con anticorpi specifici, un target di un potenziale vaccino. La ricerca è stata presentata sulla rivista Science. Per giungere a questo risultato si è lavorato su campioni di sangue di 1.800 persone con una nuota tecnologia, e la speranza è ovviamente quella di avere identificato un "punto debole" del virus che rimanga stabile (l'Hiv è infatti soggetto a mutazioni frequenti) e quindi guidi gli anticorpi nella loro caccia al nemico.

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