Google

Visualizzazione post con etichetta TUMORI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TUMORI. Mostra tutti i post

giovedì 4 aprile 2013

tumori : arrivano i nanodroni

Farmaci efficaci e selettivi, perché colpiscono solo le cellule malate Progressi nella cura del cancro al pancreas

Sfruttare le tecnologie più moderne per arrivare a un livello infinitamente piccolo, proprio quello delle cellule che compongono l’organismo umano. L’obiettivo è trovare il modo per «recapitare» i farmaci proprio dentro alle cellule malate oppure creare micro-strumenti diagnostici che siano in grado di vedere e capire se c’è una patologia e di cosa si tratta. Si è tornati a parlare di nanotecnologie nei giorni scorsi a Roma, durante un convegno patrocinato da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie), che ha fatto il punto su alcuni nanofarmaci già disponibili.

COME NELLA FANTASCIENZA - «Un nanometro – spiega Mauro Ferrari, presidente del Methodist Hospital Research Institute di Houston, considerato il padre della nanomedicina - equivale a un miliardesimo di metro. In queste dimensioni le proprietà fisiche della materia e il modo in cui si esprimono le leggi della natura cambiano. Le nanotech modificano radicalmente i principi della lotta al cancro perché aprono nuovi orizzonti nella personalizzazione della terapia. E lo stesso può essere valido per la diagnosi radiologica: uno degli obiettivi è infatti sviluppare traccianti radioattivi legati ad altre sostanze che mirino a punti specifici del tumore. In questo modo sarà possibile disporre di una definizione diagnostica decisamente migliore di quella offerta dai normali mezzi di contrasto». Oggi è così possibile superare le «barriere» che il cancro costruisce, finora impermeabili ai farmaci chemioterapici tradizionali. In pratica, una particella di circa 100 nanometri è in grado entrare nella cellula (che ha un diametro compreso fra i 10mila ai 20mila nanometri) e di interagire con il Dna e con le proteine. Le nanoparticelle funzionano un po’ come i droni di certi film di fantascienza, quei robot con limitate capacità decisionali e che possono anche essere comandati a distanza: sono in grado di attraversare la massa densa che circonda il tumore e di trasportare il medicinale in maniera selettiva nelle cellule malate, in concentrazioni maggiori e senza danneggiare i tessuti sani.

UN NUOVO FARMACO PER IL TUMORE AL PANCREAS - Uno di questi farmaci, il Nab paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle), è già utilizzato con successo nel tumore del seno e ora ha mostrato risultati positivi nel pancreas. «La nanomedicina rappresenta una vera e propria rivoluzione per l’oncologia e apre la strada alla chemioterapia target, la nuova frontiera per sconfiggere il cancro – dice Stefano Cascinu, presidente Aiom -. Oggi, per la prima volta, siamo di fronte a un sensibile passo in avanti nel trattamento del tumore del pancreas, una delle neoplasie a prognosi più infausta di cui si registrano 11.500 nuove diagnosi ogni anno in Italia. Purtroppo, poco più del cinque per cento dei pazienti risulta vivo a cinque dalla scoperta della malattia, ma uno studio di fase III con Nab paclitaxel in associazione a gemcitabina ha evidenziato risultati clinici significativi, con un aumento del 59 per cento nella sopravvivenza a un anno e un tasso raddoppiato a due anni». In questa formulazione vengono sfruttate le potenzialità dell’albumina, una proteina che funziona come un veicolo naturale in grado di trasportare più rapidamente il farmaco attraverso i vasi sanguigni. In queste dimensioni infatti il medicinale è 100 volte più piccolo rispetto a un globulo rosso. L’albumina si lega poi a una proteina, SPARC, presente nelle cellule neoplastiche del pancreas consentendo a maggiori quantità di principio attivo di penetrare nel tumore. In questo modo è possibile ottenere livelli di paclitaxel libero nell’organismo 10 volte superiori rispetto a quelli rilasciati dalla formulazione tradizionale e raggiungere concentrazioni più alte del 33 per cento all’interno delle cellule tumorali. Senza provocare reazioni allergiche perché non vengono utilizzati solventi chimici.

FONTE:http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_aprile_02/nanodroni-tumore-pancreas_61a1fb10-96c6-11e2-b7d6-c608a71e3eb8.shtml

lunedì 1 aprile 2013

CancerLinQ : Un super portale per curare il cancro

 Banca dati con milioni di casi: un tesoro in Rete per tutti i medici Già raccolti 100.000 casi di tumori al seno da 27 équipe diverse


Una grande banca dati per raccogliere i casi di centinaia di migliaia di malati di cancro. I risultati delle cure attuate, sia consuete sia innovative. I dati di sopravvivenza, guarigioni, stabilizzazioni o fallimenti. Tutte informazioni utili agli oncologi di ogni parte del mondo, uniti in Rete, come se lavorassero tutti nello stesso centro. E che saranno note in tempo reale, e non dopo mesi o al momento del periodico congresso scientifico.

L'ambizioso progetto è dell' American society of clinical oncology (Asco), la società scientifica dell'oncologia americana. E non solo. Una banca dati consultabile soltanto dai medici, ma con un portale aperto ai pazienti (come se partecipassero a uno studio clinico globale), alle loro domande e alle loro storie di cura. Per i medici sito interattivo: da riempire di informazioni, da consultare, da condividere per confrontare successi o insuccessi e nuove cure. Solo negli Stati Uniti? Per ora. Ma la banca dati Asco potrebbe in breve divenire internazionale.

I dettagli del «Big data for cancer treatment» sono stati presentati mercoledì scorso dalla direzione dell'Asco e dal presidente Sandra Swain, senologa al Medstar Washington hospital center di Washington. L'obiettivo è sfruttare la potenza della Rete per migliorare ricerca e assistenza ai malati. E i dati clinici raccolti in importanti studi possono realmente essere acceleratore della qualità delle cure e dello sviluppo di nuovi farmaci.

Il progetto Asco si chiama CancerLinQ . Raccoglierà gli stessi dati che ogni singolo medico raccoglie di routine nella cartella clinica del suo paziente: età, sesso, farmaci per altre malattie, diagnosi, trattamento e percorso fino al controllo della malattia, semplici miglioramenti, comparsa di metastasi, stabilizzazione, guarigione o, eventualmente, la data del decesso. Ogni anno sono circa 1,6 milioni gli americani a cui viene diagnosticato un cancro, ma in più del 95% dei casi i dettagli dei loro trattamenti restano segreti, «bloccati» in cartelle cliniche, in cassetti di file o in sistemi elettronici non collegati tra loro. A parte la privacy, si paga l'eterogeneità dei sistemi di archiviazione adottati da ospedale a ospedale, da regione a regione, da Stato a Stato. Troppo costoso uniformare il tutto, molto meno creare ex novo una grande banca dati.

Dice Allen Lichter, del direttivo Asco: «C'è un tesoro di informazioni all'interno di tanti cassetti che non comunicano tra loro, noi vogliamo farli comunicare». Il primo passo, il più impegnativo, è stato quello di sviluppare un software in grado di acquisire informazioni cliniche da quasi tutti i record elettronici. Mercoledì l'Asco ha annunciato che il primo passo è stato fatto. Il prototipo funziona: ha raccolto, senza problemi, circa 100.000 record di tumori al seno da 27 gruppi di oncologia che usano supporti elettronici diversi. Armonizzazione riuscita. In parallelo si studia come superare ostacoli quali la privacy e i dati sensibili dei pazienti. Ottimista Sandra Swain: tra 12-18 mesi CancerLinQ sarà operativo. A livello governativo già si pensa a una banca dati simile per la cardiologia. Per i consiglieri di Obama è questa la via giusta per migliorare la sanità e per generare conoscenze utili al trattamento di molte malattie. Si pensi a un diabetico, cardiopatico e malato di cancro di uno sperduto paesino americano. Il suo medico può «disegnare» ad hoc una cura lavorando virtualmente in équipe con colleghi di centri d'avanguardia. Il tutto senza spostarsi dal paesino. Così come di fronte a una forma rara di cancro, una di quelle che un medico nella sua vita può incrociare una-due volte o mai. Con la banca dati è come se avesse già curato centinaia di pazienti con la stessa forma. Di più: attualmente meno del 5% dei malati di tumore partecipa a studi clinici randomizzati, il gold standard delle cure. Con CancerLinQ a tutti sarà dato modo di sapere come funzionano questi studi e se si hanno le caratteristiche giuste per parteciparvi.

«L'idea di mettere a disposizione dell'intera comunità scientifica informazioni rilevanti della propria casistica è rivoluzionaria. È l'apertura alla condivisione di esperienze cliniche irraggiungibili per qualsiasi centro da solo», commenta Paolo Giorgi Rossi, segretario nazionale del Gruppo italiano per lo screening del cervicocarcinoma (Gisci).

In generale, la vera sfida è unire idee e conoscenze. In una mega équipe globale.



fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_marzo_29/un-super-portale-per-curare-il-cancro-mario-pappagallo_89d05290-9832-11e2-948e-f420e2a76e37.shtml

giovedì 28 marzo 2013

Tumori : Dai funghi la strada a nuove terapie contro il cancro

 Potrebbero essere proprio i funghi a spianare la strada a nuove terapie contro il cancro.


Dai comuni funghi è possibile estrarre delle sostanze che possono essere attive nel combattere una delle malattie che ancora deve trovare una cura definitiva: il cancro.

E ora, ad aver sondato la possibilità di trovare nuove strade sono i ricercatori del MIT (il Massachusetts Institute of Technology) e dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign (UIUC), coordinati dal professore associato di chimica Mohammed Movassaghi, che hanno analizzato 60 nuovi composti estratti dai funghi per valutarne le proprietà anticancro.

Movassaghi e collegi del MIT, alcuni anni fa avevano già condotto uno studio in cui erano stati in grado di sintetizzare chimicamente un composto fungino molto complesso denominato “11,11’-dideoxyverticillin”. Questo composto aveva infatti dimostrato attività anticancro.
L’utilizzo di un composto sintetizzato chimicamente era derivato dalla constatazione che in natura, nei funghi, le sostanze con presunte proprietà anticancro sono presenti in quantità assai modeste.

Con questo nuovo studio, riporta la rivista Chemical Science, il team di ricerca ha voluto analizzare e osservare, per la prima volta e in modo uniforme, la capacità di uccidere le cellule tumorali umane da parte di un grande pannello di composti fungini.
«Ciò che è stato particolarmente emozionante per noi era vedere, attraverso diverse linee di cellule di cancro, che alcuni di questi composti sono molto potenti», conclude Movassaghi.
Viste le potenzialità intrinseche di questi composti, gli scienziati auspicano che si possa aprire la strada per lo studio e la creazione di nuovi efficaci farmaci anticancro.

mercoledì 27 marzo 2013

leucemia linfoblastica acuta: Un nuovo farmaco sperimentale blocca la leucemia

Costruito con cellule del paziente, tiene sotto controllo la malattia negli adulti. La cura ancora sperimentale


Si chiama leucemia linfoblastica acuta, è una forma di leucemia fra le più cattive, ma adesso ha trovato un nemico: un «farmaco vivente» costruito con cellule del paziente stesso che, per la prima volta, si è rivelato capace di tenere sotto controllo la malattia nelle persone adulte. La cura è stata sperimentata al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York su cinque malati e tre di questi hanno presentato una remissione del tumore, cioè la scomparsa dei segni della malattia.

Ecco come si procede: si prelevano dal sangue del paziente un certo numero di linfociti T, particolari globuli bianchi che normalmente aggrediscono agenti estranei all'organismo, come virus o tumori. Nel dna di questi linfociti viene poi inserito, con un trapianto genico, un gene che produce una specie di sensore (recettore) in grado di riconoscere cellule tumorali (in particolare una loro proteina chiamata CD19). I linfociti modificati vengono poi reinfusi nel paziente e vanno a intercettare le cellule maligne, distruggendole. La terapia genica è già stata sperimentata con successo in Pennsylvania, in una bambina di sette anni con lo stesso tipo di leucemia acuta e anche in persone più grandi con forme croniche resistenti alla chemioterapia, ma mai su adulti con leucemia linfoblastica acuta. Quest'ultima ha una prognosi peggiore negli adulti, con un tasso di guarigione del 40 per cento contro l'80-90 nei bambini. E quando si ha una ricaduta, dopo la chemioterapia, le probabilità di sopravvivenza sono molto limitate.

Non è stato così, invece, per il paziente 5 dello studio, David Aponte, un tecnico del suono della rete Abc News: nel 2011 i medici gli diagnosticano una leucemia, ma prima della chemioterapia gli prelevano i linfociti T e li congelano. All'inizio i farmaci funzionano, poi ha una ricaduta. Entra nella sperimentazione e riceve le sue cellule modificate geneticamente. Durante il trattamento sta molto male: la febbre supera i 40 gradi, la pressione del sangue cade e il battito cardiaco accelera; la battaglia fra cellule cancerose e linfociti T determina, infatti, la liberazione di citochine, ormoni che provocano questi sintomi. Aponte viene ricoverato in terapia intensiva per una settimana, ma alla fine si riprende e il tumore sparisce.

La cura è ancora sperimentale ed è molto complessa; occorreranno altre verifiche e passerà del tempo prima che possa diventare routine, ma gli esperti, compreso il principale autore dello studio, Renier Brentjens, sono ottimisti e sono convinti che possa essere sfruttata anche per altri tipi di tumore.



http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_marzo_22/20130322NAZ31_16_e6013640-92cb-11e2-b43d-9018d8e76499.shtml

martedì 13 novembre 2012

TUMORI: AUMENTO ANCHE DEL 200 PER CENTO DEI CASI DI TUMORE ALLA TESTA LEGATO ALL'ESPOSIZIONE ALLE MICROONDE DEL TELEFONINO

Per gli esperti ci sono sufficienti basi scientifiche per stabilire una classificazione più severa del telefonino come possibile cancerogeno


Tutti hanno un cellulare, uno strumento per comunicare che ha cambiato le nostre vite ma che potrebbe nuocere in maniera grave. In particolare, gli esperti allertano sulla crescita dell'incidenza di formazioni tumorali al cervello associate all'uso del telefono portatile. A lanciare il monito anche Livio Giuliani - portavoce dall'International Commission for Electromagnetic Safety (Commissione internazionale per la sicurezza elettromagnetica) - che afferma: "Studi internazionali hanno dimostrato un aumento anche del 200 per cento dei casi di tumore alla testa e in particolare al cervello, come il glioma, legato all'esposizione alle microonde del telefonino".

Contro il Decreto sviluppo
Se n'è parlato al convegno "Campi elettromagnetici e salute: c'è il rischio di un disastro ambientale con il decreto crescita?" organizzato a Roma dall'Icems, dall'Università di Roma Tre e dall'ateneo della Tuscia, con la collaborazione dell'Associazione malattie da intossicazione cronica e ambientale.
Gli esperti si sono riuniti contro la modifica - prevista dal recente Decreto sviluppo ora all'esame del Senato - dei limiti attuali per misurare i campi elettromagnetici. La nuova legge prevederebbe il passaggio delle rilevazioni dalla durata attuale di 6 minuti alle 24 ore proposte nel Decreto legge. Se passerà la nuova legge, secondo gli esperti e le associazioni, "porterà a una sottovalutazione dei valori riscontrati e verosimilmente a una crescita delle patologie correlate alle esposizioni elettromagnetiche. Perché la misurazione se spalmata nelle 24 ore permetterà una tolleranza di picchi diurni quando è maggiore il numero di utenti attivi, fino a 18-20 volt per metro, cioè anche tre volte superiori a quelli attuali".

Studi indipendenti vs studi sovvenzionati
Gli esperti dell'Icems hanno raccolto quindici studi internazionali per ribadire che "oggi è disponibile la necessaria base scientifica per stabilire una classificazione più severa dell'esposizione al cellulare come probabile cancerogeno. Un'evidenza basata su studi in vitro e in vivo e sulla scoperta di meccanismi biofisici o biochimici che possono essere coinvolti nell'insorgenza dei tumori".
Inoltre, gli scienziati sottolineano che "la sentenza della Corte di Cassazione del 12 ottobre 2012 ha stabilito un legame di concausalità tra un forte uso del cellulare e un tumore. E ha evidenziato anche le divergenze tra le scarse prove di rischio trovate dagli studi sovvenzionati dall'industria e l'alto rischio emerso, invece, negli studi indipendenti, come quello del gruppo svedese diretto dall'epidemiologo Lennart Hardell".
Tenerlo a distanza
Forse mettere qualche centimetro in più tra sé e l'apparecchio potrebbe fornire qualche cautela in più. A questo proposito, Settimio Grimaldi del comitato scientifico dell'Icems dice: "Alcune aziende che producono cellulari consigliano, nel libretto delle istruzioni dei prodotti di ultima generazione, di tenere il cellulare a una distanza dal corpo di alcuni centimetri. Ma perché non usano le stesse frasi shock presenti sui pacchetti di sigarette invece di limitarsi a consigliare l'utente?"
Tra l'altro gli studi sono molto più lenti degli avanzamenti tecnologici. Grimaldi avverte: "Stanno per arrivare sul mercato i cellulari con tecnologia 4G ma ancora la comunità scientifica sta indagando e dimostrando solo oggi i rischi oncologici legati alla più vecchia tecnologia Gsm".
Studi in corso
In Italia non sono disponibili studi epidemiologici sul legame tra l'uso del cellulare e le patologie oncologiche. Ma alcuni studi cominciano a fare luce sul problema, Giuliani spiega: "La ricerca Interphone del 2010 e sviluppata a livello europeo ha sottolineato l'aumento del rischio oncologico per chi abusa del telefonino. Mentre di grande interesse è lo studio che sta facendo l'Istituto Ramazzini di Bologna, indagando l'impatto degli inquinanti oncogeni sulla salute con il più grande lavoro al mondo su ratti, 7.700 quelli coinvolti". L'esperto conclude: "La ricerca ha dimostrato un'attività sinergica tra le onde prodotte dal telefonino e le radiazioni gamma delle radioterapie. Con un aumento significativo nei ratti del rischio di sviluppare una neoplasia".

domenica 11 novembre 2012

tumori :Dieci armi contro i dieci meccanismi del cancro

La malattia che comunemente chiamiamo cancro consiste di almeno 100 tumori diversi. A cambiare non è però soltanto la sede in cui colpiscono (il cancro del seno, del polmone, del colon) ma anche i meccanismi molecolari e le proprietà biologiche che li contraddistinguono. Negli ultimi due decenni lo studio del cancro si è incentrato sull'individuazione di meccanismi alla base di tutte le forme di tumore.

Ne sono stati scoperti almeno 10, per ognuno dei quali già esistono terapie sperimentali promettenti. Il cammino per sconfiggere il cancro è lungo e difficile, ma maggiore è la comprensione dei processi che portano alla formazione delle cellule tumorali e alla loro diffusione nell'organismo, maggiori sono le possibilità di trovare una cura.

Questo è stato il principale tema scientifico dei Giorni della ricerca, una serie di incontri e approfondimenti organizzati dall'Airc che ha tra i suoi appuntamenti anche quello, immancabile, dedicato alla divulgazione e alla raccolta di fondi. Sabato 10 novembre nelle principali piazze italiane troveremo i banchetti dei Doni per la ricerca, dove con un contributo di 10 euro sarà possibile acquistare una confezione di cioccolatini Lindt prodotta appositamente per l'evento, consegnata insieme a una guida dal titolo "Comprendere la complessità del cancro per combatterlo".

Quali sono allora questi 10 meccanismi individuati dai ricercatori che rappresentano altrettante chiavi per curare il cancro? Passiamoli in rassegna dando anche uno sguardo alle terapie allo studio per contrastarli.

1) Instabilità genomica E' quella che causa le mutazioni all'interno della cellula che danno origine al cancro. Esistono molecole che bloccano l'instabilità genomica, contrastando quindi questo processo perverso.

2) Inibizione delle difese immunitarie Il sistema immunitario è quello che difende il nostro organismo dalle malattie. I tumori riescono a schivarne gli attacchi e a proliferare. Per rimediare a questo aspetto possono esere impiegati degli stimolatori delle difese immunitarie.

3) Metabolismo La cellula produce energia per sopravvivere e il tumore modifica il modo in cui questo avviene. GLi inibitori delle vie energetiche tumorali servono a contrastare questo meccanismo.

4) Infiammazione Può essere un fattore scatenante del tumore e di supporto alla sua proliferazione. I farmaci antinfiammatori servono a bloccare l'infiammazione che costituisce terreno fertile per il cancro.

5) Proliferazione Il ritmo con cui le cellule tumorali si moltiplicano è rapidissimo. Gli inibitori dei fattori di crescita possono avere un ruolo nel frenare questa proliferazione incontrollata.

6) Angiogenesi L'ossigeno e gli altri nutrienti di cui il tumore ha bisogno per proliferare vengono tratti dai vasi sanguigni creati ad hoc per il rifornimento. Gli inibitori dell'angiogenesi contrastato questo processo, tagliando letteralmente i viveri al tumore.

7) Mancata apoptosi Il sistema con cui le cellule danneggiate si autoeliminano naturalmente nei tumori è inceppato. Molecole che stimolano l'apoptosi ristabiliscono la normale tendenza alla morte cellulare.

8) Blocco degli oncosoppressori Esistono nel nostro DNA dei geni che hanno il ruolo di frenare la crescita. Il tumore riesce in qualche modo a manometterli, annullandone l'effetto. E' allo studio la possibilità di inibire questo processo mettendo di nuovo i geni oncosoprressori in grado di fare il proprio lavoro.

9) Immortalità L'invecchiamento è dato dall'accorciamento dei telomeri, strutture che rappresentano il timer di durata della vita di una cellula. Nella cellula tumorale i telomeri smettono di consumarsi in un anelito di immortalità. Gli inibitori della telomerasi, un enzima che allunga i telomeri, contrastano l'effetto "Highlander" delle cellule tumorali.

10) Metastasi E' uno dei fenomeni più tristemente noti tra quelli legati al cancro, ovvero la sua capacità di diffondersi ad altri organi compromettendo in modo spesso irreparabile la sopravvivenza dell'organismo. Le cellule tumorali in pratica si staccano dal tessuto d'origine e migrano in altre zone. Gli inibitori delle metastasi hanno lo scopo di impedire questo spostamento.

fonte:http://scienza.panorama.it/salute/Dieci-armi-contro-i-dieci-meccanismi-del-cancro

martedì 20 dicembre 2011

TUMORI: VACCINO ANTI-ZUCCHERI RIDUCE DIMENSIONI CANCRO DELL'80%

Uccidere le cellule tumorali ''ingolosendo'' il sistema immunitario degli zuccheri che le decorano: e' questo il principio su cui si basa il vaccino messo a punto all'University of Georgia di Athens e alla Mayo Clinic di Scottsdale (Usa), la cui efficacia e' stata dimostrata da uno studio pubblicato da Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Questo vaccino, spiegano i ricercatori, stimola una risposta immunitaria molto forte nei confronti degli zuccheri legati a MUC1, una proteina presente in quantita' maggiori del normale in piu' del 70% dei tumori mortali. Studi condotti sui topi hanno dimostrato che e' in grado di ridurre le dimensioni del tumore dell'80%. Il nuovo vaccino potra' essere utilizzato in futuro sia per il trattamento di pazienti ad alto rischio di cancro, sia in combinazione con altre terapie nei casi in cui non sia possibile un intervento chirurgico.

mercoledì 2 novembre 2011

ASPIRINA: Aspirina contro cancro ereditario ma i rischi superano i benefici


Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet dimostra che una pillola al giorno combatte l'insorgenza del male nei pazienti con la sindrome di Lynch: ogni 10mila tumori evitati ci sarebbero solo mille casi di ulcera. Ma la proporzione non sarebbe così positiva su una popolazione sana

Un’aspirina al giorno per almeno due anni riduce del 60 per cento il rischio di ammalarsi di un tumore di origine ereditaria. In circa il 10 per cento di tutti i casi di cancro infatti l’origine si annida nei geni ereditati dai genitori anziché direttamente da un comportamento scorretto, come ad esempio il fumo. Per queste malattie - si tratta soprattutto di cancro all’intestino e all’utero - l’aspirina ha dimostrato di avere un grosso effetto di prevenzione.

Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista medica Lancet. Ma già negli anni scorsi erano stati osservati gruppi di pazienti che sembravano ammalarsi di meno se assumevano regolarmente una pasticca di acido acetilsalicilico.

Se la capacità di protezione dell’aspirina nei confronti dei tumori lascia ormai pochi dubbi, ancora non è chiaro se il beneficio sia preponderante rispetto agli effetti collaterali. L’aspirina quotidiana infatti aumenta, sia pur leggermente, il rischio di emorragie interne e ulcere dello stomaco per la sua proprietà di fluidificare il sangue. Per questo motivo nessun medico si azzarda a suggerire l’uso di questo farmaco come strategia preventiva nei confronti del cancro sulla generalità della popolazione.

Lo studio di Lancet ha preso in esame un migliaio di persone affette dalla sindrome di Lynch: una condizione ereditaria che porta addirittura al 50 per cento il rischio di ammalarsi di cancro del colon o dell’utero nel corso della vita.

Lo studio ha coinvolto una decina di paesi europei (l’Italia ha partecipato con l’Istituto Tumori di Milano) ed è stato guidato da John Burn dell’università inglese di Newcastle. Mentre in passato gli effetti benefici del farmaco erano stati osservato quasi per caso, a margine di esperimenti nati per altre finalità, Burn questa volta è partito con l’obiettivo preciso di misurare l’effetto di protezione dell’aspirina. I risultati sono stati nettissimi. Né è facile sospettare interessi economici dietro alla ricerca, visto che le royalties del farmaco introdotto dalla Bayer 114 anni fa sono da tempo scadute. Ormai l’acido acetilsalicilico è uno dei farmaci più economici e diffusi del mondo.

Tra il 1999 e il 2005 Burn e i suoi colleghi hanno arruolato 861 persone con la sindrome di Lynch. A una metà hanno somministrato 600 milligrammi di aspirina al giorno (le pillole più grandi, quelle usate per abbassare la febbre, sono da 500 milligrammi) per almeno due anni, agli altri un semplice placebo. Poi hanno calcolato la differenza nei casi di tumore (19 negli habitué dell’aspirina, 34 nel gruppo del placebo). Il risultato è stato quel 60 per cento di casi in meno: un dato che negli esperimenti di medicina rappresenta un valore altissimo.

A sorprendere i ricercatori c’è stato l’effetto ritardato dell’aspirina: la diminuzione del rischio iniziava ad apparire solo 5 anni dopo la prima pillola. Secondo i calcoli di Burn, per ogni 10mila tumori evitati l’acido acetilsalicilico provoca un migliaio di casi di ulcera. Il calcolo però è stato fatto all’interno di un gruppo particolarmente a rischio (persone affette dalla sindrome di Lynch) e non può essere esteso alla popolazione normale, le cui probabilità di essere colpite da tumore sono assai più basse.

A dicembre del 2010, sempre su Lancet, l’università di Oxford pubblicò uno studio secondo cui nella generalità della popolazione 75 milligrammi al giorno di aspirina per almeno 4 anni ridurrebbero il rischio per tutti i tumori di circa il 20 per cento. Il segreto anti-cancro dell’aspirina sembra nascere dalla sua capacità anti-infiammatoria. Sempre più studi infatti dimostrano che nei tessuti infiammati è più facile che una cellula normale degeneri e si trasformi in tumorale.

sabato 30 aprile 2011

TUMORI: NANOTUBI CARBONIO CATTURA-CANCRO, TEST SCOVA CELLULE CIRCOLANTI

Un dispositivo a base di nanotubi regolabili in grado di esaminare il sangue e rilevare l'eventuale presenza di cellule cancerogene circolanti - scoprendo in anticipo il processo di metastatizzazione - e di virus: il dispositivo e' stato realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Harvard Medical School e del MIT di Boston guidati da Mehmet Toner e Brian Wardle.

Il dispositivo, si legge sulla rivista Small, nasce da una versione precedente di 4 anni fa realizzata dallo stesso Toner, ma a differenza di allora i nanotubi sono molto piu' porosi e lasciano al sangue la possibilita' di circolare piu' liberamente al loro interno. In questo modo lo strumento e' capace di ''intrappolare'' le cellule tumorali otto volte meglio della versione originale, e sembrerebbe essere in grado anche di rilevare particelle ''sospette'' molto piu' piccole delle cellule tumorali circolanti, come i virus, noti per essere di dimensioni molto ridotte (fino a 40 nanometri).

venerdì 22 aprile 2011

gene LRP1B : TROVATO GENE 'SPAZZINO', ELIMINA PROTEINE NOCIVE

Un unico gene che lavora a ''largo spettro'' su numerose proteine legate allo sviluppo del cancro. Lo hanno individuato i ricercatori dell'Universita' di Porto e dell'Istituto Portoghese di Oncologia. Si chiama LRP1B e non agisce sul tumore, ma sulle molecole che sono legate alla oncogenesi. Uno studio precedente su 3.312 pazienti con 26 tipi di cancro ha dimostrato che LRP1B e' uno dei 10 geni piu' di frequente assenti in caso di tumore, attirando l'attenzione dei ricercatori. Gli scienziati portoghesi hanno esaminato la correlazione con il cancro alla tiroide, scoprendo a bassi livelli di attivita' di LRP1B il cancro non solo e' piu' frequente ma e' piu' aggressivo. Lo studio e' pubblicato su Oncogene.

''Stiamo cercando di capire cosa avviene all'interno delle cellule - affermano i ricercatori -. Capire come richiamare le proteine con la stessa funzione di LRP1B potrebbe aiutarci a ripristinare le condizioni normali''.

giovedì 21 aprile 2011

TUMORI: E' MADE IN ITALY PRIMO MICROCHIP CHE ISOLA LE CELLULE NEL SANGUE

E' ''made in Italy'' il primo microchip che isola nel sangue le cellule tumorali e consente di prevedere l'evoluzione della malattia. I risultati delle prime sperimentazioni condotte su cellule tumorali presenti nel sangue, isolate e manipolate con una purezza del 100%, verranno infatti illustrati dal Laboratorio di Bioscienze dell'Irst - Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori - al Congresso dell'American Association of Cancer Research (Aacr), congresso mondiale che si occupa di ricerca preclinica sul cancro e si aprira' a Orlando (Usa) sabato 2 aprile.

L'elaborato scientifico presentato a Orlando e' il frutto di un'intensa attivita' di ricerca condotta dal Laboratorio di Bioscienze dell'Irst, che si e' dotato di una strumentazione molto innovativa in grado di supportare l'oncologo clinico nel definire le strategie terapeutiche piu' appropriate per ogni paziente, si tratta della piattaforma DepArray, al momento l'unico strumento automatizzato presente sul mercato in grado di isolare, identificare, manipolare e recuperare, con una purezza del 100%, cellule tumorali circolanti estremamente rare disperse in un fluido (ad es. sangue periferico o midollare). Le cellule d'interesse sono riconosciute da un sistema ottico basato su un microscopio a fluorescenza e possono essere visualizzate anche dall'operatore. Attraverso un sofisticato programma computerizzato, si formano, all'interno del chip, decine di migliaia di microscopiche gabbie ''immateriali'' di potenziale elettrico (gabbie di di-elettroforesi) ciascuna delle quali intrappola una singola cellula mantenendola in levitazione. Sempre attraverso il software di gestione, ciascuna di queste gabbie puo' essere spostata, col proprio contenuto, indipendentemente dalle altre ed indirizzata verso una sezione specifica del chip, destinata alla raccolta della cellula prescelta.

lunedì 4 aprile 2011

neuroblastoma: UNA NUOVA TERAPIA CONTRO NEUROBLASTOMA NEI BAMBINI

Una nuova strategia terapeutica contro il neuroblastoma, uno tra i tumori pediatrici piu' aggressivi. E' quella messa a punto dai ricercatori dell'Universita' Cattolica - Policlinico A. Gemelli di Roma, come riferisce lo stesso ospedale in una nota. La terapia innovativa consiste nell'associare, sin dall'inizio del trattamento del tumore, la radioterapia, utilizzando il composto 131-I-metaiodobenzilguanidina, alla chemioterapia classica gia' in uso contro il neuroblastoma.

La terapia e' stata testata con successo in uno studio pilota i cui risultati sono stati pubblicati on-line su ''Pediatric Blood and Cancer'', una prestigiosa rivista scientifica organo ufficiale della Siop (Societa' Internazionale Oncologia Pediatrica). Lo studio e' stato condotto dal dottor Stefano Mastrangelo, ricercatore dell'Unita' Operativa di Oncologia Pediatrica del Gemelli diretta dal professor Riccardo Riccardi, in collaborazione con l'Istituto di Medicina Nucleare della Cattolica di Roma.

I tumori maligni, tra i bambini, sono meno frequenti che fra gli adulti (i tumori pediatrici colpiscono 150 bambini per milione); tuttavia, dopo il primo anno di vita essi rappresentano la prima causa di morte in eta' pediatrica se si escludono gli infortuni, come ad esempio gli incidenti stradali. Nel corso degli anni sono stati fatti notevoli passi avanti in oncologia pediatrica e numerosi sono i casi di una definitiva guarigione. Purtroppo nel caso del neuroblastoma, uno dei tumori maligni pediatrici piu' frequenti, la prognosi e' ancora infausta. Il tumore si manifesta piu' spesso in forma metastatica gia' all'esordio e, nonostante l'impiego di protocolli terapeutici sempre piu' aggressivi, nessun progresso significativo e' stato compiuto ormai da molti anni e la percentuale di guarigione e' tuttora inferiore al 30%.

venerdì 25 febbraio 2011

tumori cutanei: DA ESTRATTO EUFORBIA NUOVA CURA PER CANCRO PELLE


L'Euforbia minore, piccola pianta comune in tutta Europa, potrebbe essere adoperata con successo contro i , escludendo il melanoma. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Journal of Dermatology. La sperimentazione, ancora limitata nei numeri, ha riguardato 36 pazienti colpiti da lesioni della pelle di natura tumorale, come il carcinoma a cellule basali e quello a cellule squamose. Si tratta di tumori facilmente asportabili con terapie chirurgiche, la crio-terapia o farmaci che neutralizzano le cellule malate. Anche se non sono la forma piu' grave di tumore della pelle - la piu' aggressiva e' il melanoma - si tratta di forme molto comuni, soprattutto tra gli anziani.

I pazienti sono stati trattati con la linfa della pianta, il cui nome botanico e' Euphorbia peplus, applicata sulla pelle una volta al giorno per tre giorni. Ben 41 delle 48 lesioni riscontrate sui pazienti sono guarite. A 15 mesi dal trattamento ben il 68,5% delle lesioni non erano ricomparse.

martedì 22 febbraio 2011

TUMORI: SCACCO A UN GENE, COSI' BROCCOLI BLOCCANO CRESCITA CANCRO


Pagine e pagine di riviste scientifiche e giornali che esaltano le proprieta' anticancerogene dei broccoli e delle crucifere in generale.

Adesso, gli scienziati della Georgetown University di Washington (Usa), hanno decrittato il meccanismo con cui agiscono gli isotiocianati, le benefiche sostanze naturali presenti in broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles.

L'obiettivo e' un gene tra i piu' importanti del Dna, il gene p53, deputato alla crescita dei tessuti. Se p53 muta, i tessuti crescono in modo abnorme e incontrollato. Secondo la tesi dei ricercatori pubblicata sulla rivista Acs Journal of Medicinal Chemistry, i broccoli puntano direttamente al gene ''difettoso''. Studiando diversi tipi di cancro - seno, polmone e colon - in modelli con o senza il p53 variato, gli scienziati si sono accorti che gli elementi vegetali bloccano la produzione della proteina alterata ''espressa'' del gene, lasciando in attivita' la proteina ''sana''.

venerdì 7 gennaio 2011

Tumori: test del sangue scova cellula malata

Presto con un semplice test del sangue sarà possibile individuare le cellule tumorali circolanti, quelle che si staccano dal tumore principale e si trovano in piccolissime quantità nell’organismo, dove girano diffondendo la malattia.

Da una provetta di sangue si potrà individuare e catturare una cellula tumorale su un miliardo di cellule sane e, grazie alla ripetibilità del test, si potrà verificare in poco tempo l’effetto che i farmaci hanno sulle cellule malate.

Lo sviluppo di questo test, ideato dal Massachusetts General Hospital di Boston, avverrà in partnership con una società che fa capo alla divisione di ricerca farmaceutica della Johnson & Johnson, la Veridex che ha annunciato oggi l’avvio della collaborazione con il centro ricerche di Boston. Finora, la Veridex aveva sviluppato un test del sangue (disponibile anche in Italia) che individuava la presenza di cellule tumorali circolanti (Ctc) e le contava ma fino a questo momento non era possibile «catturarle» per studiarle in vitro. Il nuovo test utilizza un microchip che assomiglia ad un vetrino di laboratorio, della grandezza di una carta di credito, nel quale sono collocati 78mila alloggiamenti coperti con anticorpi che attirano le cellule tumorali e dei marcatori, al passaggio del sangue, evidenziano le cellule tumorali mentre le cellule sane vengono «rimbalzate» fuori dagli alloggiamenti.

Questo test supererebbe in efficacia le biopsie e aprirebbe la strada alla medicina personalizzata che, da tempo, si sta sta facendo strada in campo oncologico. Il centro ricerca sul cancro del Massachusetts General Hospital di Boston, guidato da Daniel Haber ha pubblicato numerosi studi sulle cellule tumorali circolanti e nel 2009 ha ricevuto una sovvenzione di 15 milioni di dollari dalla Telethon americana, per portare avanti la ricerca sul test del sangue. Quest’anno saranno avviate sperimentazioni sul test anche presso altri ospedali americani: lo Sloan-Kettering di New York, l’università del Texas, l’M.D. Anderson Cancer Center di Houston e il Dana-Farber Cancer Institute di Boston.

sabato 18 dicembre 2010

TUMORI : Quattro tazze di caffè al giorno riducono il rischio di tumori del cavo orale e faringe


Chi beve quattro o più tazze di caffè al giorno corre un rischio di tumore del cavo orale e faringe ridotto del 39% rispetto a chi non consuma caffè. È il risultato di uno studio di Carlotta Galeone, giovane ricercatrice del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e del Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Università di Milano. Proprio per questa pubblicazione Galeone ha vinto il premio per giovani ricercatori intitolato a Giulio Alfredo Maccacaro, assegnato a Firenze l’8-9 novembre durante il 34° Congresso dell’Associazione Italiana di Epidemiologia.

NOVE STUDI - La relazione dal titolo "Consumo di caffè e tè e rischio di tumore alla testa e collo: una pooled analysis di studi del consorzio INHANCE (The International Head and Neck Cancer Epidemiology)" è basata su una analisi combinata di nove studi condotti in Europa e America, per un totale di 5.139 casi e 9.028 controlli ed è stata pubblicata sulla rivista dell'Associazione americana per la ricerca sul cancro, Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. «Questo studio conferma che il caffè ha un ruolo favorevole nel contrasto delle neoplasie del cavo orale - commenta Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri -. Considerando il considerevole consumo di caffè a livello mondiale e l’elevata incidenza dei tumori orali, questo effetto favorevole riveste una notevole rilevanza a livello di salute pubblica».

giovedì 9 dicembre 2010

Tumori: l’aspirina è uno scudo efficace e riduce la mortalità

L’aspirina è uno scudo efficace contro molti tumori, infatti una piccola dose del farmaco riduce del 20-30% il rischio di morte per tumori molto comuni come tumore ai polmoni, all’esofago, all’intestino, allo stomaco, al pancreas e anche al cervello. E’ quanto emerso da un lavoro condotto da Peter Rothwell della University of Oxford, pubblicato sulla rivista Lancet, e basato sulla disamina di dati raccolti da tantissimi precedenti studi clinici (su pazienti) in cui è stata utilizzata l’aspirina.

Basta una dose piccola di aspirina (dai 75 milligrammi al dì in su), ma l’effetto anti-cancro si vede solo se l’aspirina viene assunta per almeno cinque anni di seguito, come avviene di solito a scopo preventivo per persone con rischio cardiovascolare. E’ solo dello scorso ottobre la notizia, data sempre da Lancet e frutto dello stesso team diretto da Rothwell, che piccole dosi di aspirina, quelle usate comunemente per la prevenzione cardiovascolare, riducono di un quarto il rischio di cancro al colon e di oltre un terzo la sua gravità e quindi il rischio di morte per questa neoplasia.

Il nuovo studio mostra che l’effetto dell’aspirina è ben più ampio ed esteso a molti tumori comuni, con una riduzione della mortalità che va dal 20 al 30%. Poiché l’aspirina è comunque associata a rischio emorragie, il farmaco è attualmente somministrato solo se l’individuo ha un rischio cardiovascolare reale; ma questo studio potrebbe avviare i clinici all’uso preventivo dell’aspirina anche contro i tumori.
fonte: http://www.blitzquotidiano.it/salute/tumori-aspirina-scudo-mortalita-668983/

sabato 4 dicembre 2010

cancro al colon: LAMPONI NERI RIDUCONO DEL 60% IL RISCHIO AL COLON

Le proprieta' benefiche del lampone nero proteggono dal rischio di cancro al colon fino al 60%.

E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Cancer Prevention Research, dai ricercatori dell'Universita' dell'Illinois di Chicago (Usa).

La ricerca e' stata condotta su due gruppi di topi predisposti allo sviluppo di tumore intestinale o di colite, che sono stati nutriti per 12 settimane con una dieta ricca di grassi associata, in alcuni casi, con degli integratori a base di lamponi neri.

Al termine dell'esperimento, e' emerso che il frutto di bosco aveva ridotto il rischio di cancro del 45%, e, in particolare del tumore intestinale del 60% nei roditori predisposti a sviluppare il cancro al colon, e del 50% in quelli inclini all'insorgenza della colite.

tumori : “IL CANCRO È UNA MALATTIA PURAMENTE ARTIFICIALE”, PAROLA DI SCIENZIATI

Evviva, ci sono arrivati perfino gli scienziati: il cancro è una malattia artificiale!
Meglio tardi che mai, possiamo dire.
Dopo innumerevoli tentativi – tuttora in corso – di farci credere che il cancro è un difetto genetico, un microbo errante o peggio ancora un virus, arriva, dagli stessi ambienti dell’establishment medico-scientifico, una notizia alquanto interessante. Una notizia che smentisce loro stessi.

In Inghilterra, per l’esattezza all’Università di Manchester, un gruppo di ricercatori dopo una lunga ricerca che ha scandagliato e perlustrato migliaia di anni di storia, dalle mummie egiziane fino ad alcuni corpi del Sud America, hanno concluso che le patologie tumorali erano pressoché sconosciute dagli esseri umani dell’antichità.
Lo studio, capeggiato dal professor Michael Zimmerman e collega Rosalie David, è stato pubblicato nella rivista scientifica Nature Reviews Cancer. Zimmerman ha espressamente detto che “l’assenza di neoplasie in mummie deve essere interpretato come indicazione della loro rarità nell’antichità, indicando che i fattori che causano il cancro sono limitati alle società moderne industrializzate”.

Hanno esaminato al microscopio innumerevoli reperti fossili di corpi mummificati, centinaia e centinaia di mummie egiziane, risultato: un solo caso di cancro confermato.

I ricercatori hanno poi rigettato la classica tesi secondo la quale gli antichi egizi non vivevano abbastanza a lungo per sviluppare il cancro, portando invece le prove oggettive del riscontro di altre malattie legate proprio all’avanzare dell’età: indurimento arterioso e ossa fragili. Per tanto la quasi totale assenza di tumori non è da imputarsi alla brevità della vita. D’altronde basta studiare attentamente la storia (non quella dei sussidiari moderni, scritti dalla propaganda di Regime), per rendersi conto che per esempio nell’antica Grecia la longevità era fatto assolutamente normale e che superava anche le nostre attuali tendenze.

Un’ulteriore conferma delle scoperte degli scienziati britannici è venuta dallo studio di migliaia di ossa di uomini di Neanderthal: un solo esempio di un tumore. Mentre le prove di cancro descritte negli antichi testi egizi, secondo i ricercatori sarebbero state causate da vene varicose, lebbra o altro, ma non tumore.
Gli antichi greci furono probabilmente i primi a definire il cancro come una malattia specifica, distinguendo tra tumori benigni e maligni, e tale lavoro è stato portato avanti dal padre della medicina moderna, il grande Ippocrate.

I professori di Manchester continuano la loro requisitoria ricordando che solo nel XVII° secolo vi furono le prime vere descrizioni di operazioni al seno per tumori, e i primi rapporti nella letteratura scientifica di tumori ben distinti si verificarono solo negli ultimi 200 anni o poco più (il cancro ai testicoli negli spazzacamini nel 1775 e il cancro al naso nelle persone che fiutavano il tabacco nel 1761).
In conclusione, il tasso di insorgenza di tumori (soprattutto nei bambini, cioè nelle persone più indifese e sensibili della società) è aumentato esponenzialmente dopo la grande rivoluzione industriale, dimostrando inequivocabilmente che tale aumento non è dovuto alla maggiore longevità delle persone ma all’enorme inquinamento ambientale.

Il professor Rosalie David, che ha presentato i risultati allo zar britannico del cancro Mike Richards, in una recente conferenza, ha detto: “Nella società industrializzata, come causa di morte il cancro è secondo solo alle malattie cardiovascolari. Ma nei tempi antichi, era estremamente raro. Non c’è nulla nell’ambiente naturale che possa provocare il cancro. Quindi deve essere una malattia artificiale, inquinamento e cambiamenti della nostra dieta e del nostro stile di vita. Abbiamo osservato millenni e non centinaia di anni”.

A tal proposito, il dottor Rachel Thompson, del World Cancer Research Fund, ha detto che “questa ricerca è molto interessante. Circa una persona su tre nel Regno Unito avrà il cancro per cui è abbastanza comune nel mondo moderno.

Una persona su tre, secondo oncologi, in Inghilterra manifesterà il cancro; ogni anno ne muoiono proprio per questa malattia o per le cure associate, oltre 150.000.

Dati allarmanti che dovrebbero farci tutti riflettere, anche perché, molto probabilmente la mortalità per cancro non è seconda alle malattie cardiovascolari. Quando infatti muore una persona (per cancro o anche per cause naturali) normalmente viene scritto nell’atto di decesso: “arresto cardiorespiratorio” o “arresto cardio-circolatorio”, e questi dati potrebbero andare a gonfiare le statistiche delle mortalità per malattie cardiovascolari, posizionandole al primo posto almeno nel mondo occidentale.

Ufficialmente le cause di morte sono le seguenti: 1° malattie cardiovascolari 2° tumori 3° cause iatrogene: medici stessi.

La realtà, come sempre, è assai diversa dalle cose che ci raccontano gli “esperti”.
Ufficiosamente le principali cause di morte sono le seguenti:

1° tumori
2° malattie cardiovascolari
3° cause iatrogene: medici stessi.

Quello che probabilmente rimane invariato sono proprio le morti iatrogene, cioè indotte e/o provocate da errori medici (farmaci, operazioni, ecc.).

Dal punto di vista igienistico, non ha molto senso tale diversificazione tra malattie cardiovascolari e tumorali, perché entrambe sono il risultato finale dello stile di vita!

Per riprendere il titolo della ricerca britannica e del presente articolo, le odierne malattie che stanno mietendo vittime ogni secondo nel mondo industrializzato, sono assolutamente artificiali e non naturali. Perciò non dobbiamo dare la colpa ad un gene viziato o difettoso, ad un microbo (i quali vivono in simbiosi, con noi e dentro di noi, da centinaia di migliaia di anni e sono di vitale importanza per l’economia organica), o ad un esserino un milione di volte più piccolo di una cellula, come il virus, perché è molto più semplice incolpare qualcuno esterno a noi, qualcuno che ci deresponsabilizzi, che ci tolga lo specchio per non guardare la nostra stessa esistenza.
Così facciamo sistematicamente da decenni e i frutti sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere!

I numeri sono allarmanti e i tempi sono assolutamente maturi per prendere coscienza del fenomeno e soprattutto per muoversi.
Ora gli stessi scienziati dicono che una dieta sana, un’attività fisica regolare, un peso sano possono prevenire circa un terzo dei tumori più comuni. Un terzo.
Poco importa la riduzione di un terzo, piuttosto che tre quarti, sono soltanto numeri, e in quanto tali manipolabili a proprio piacimento. La cosa fondamentale è capire che lo stile di vita ha sempre fatto in passato e fa ancor oggi una grande differenza.

Cosa s’intende per stile di vita?
Per stile di vita s’intende tutto: quello che mangiamo, respiriamo e beviamo, pensiamo, sentiamo e proviamo; è l’intero mondo dei sentimenti, il corretto del corpo, il riposo, l’aspetto spirituale, ecc.

- Un’alimentazione sana nel rispetto della Natura e delle corrette combinazioni e sequenze, è un’alimentazione basata su alimenti vivi e vitali, non morti (raffinati, pastorizzati) o pregni di chimica tossica e cancerogena (additivi, aromi, edulcoranti, zuccheri, ecc.) o acidificanti come tutte le proteine di origine animale (carne, pesce, uova, latticini).

Una alimentazione sana aiuta ad avere digestioni rapidi e veloci, riducendo le tossine derivate da fermentazioni e putrefazioni intestinali, e fornendo oltre all’energia vitale anche le sostanze nutrizionali (vitamine, sali minerali, enzimi) fondamentali per un corretto funzionamento organico e cellulare.
Se è vero, come è vero, che la malattia acuta è una “eliminazione vicariante” delle tossine, cioè il meccanismo intelligente messo in atto dalla Natura per eliminare o abbassare il carico tossico, viene da sé che diminuendo la quantità delle tossine endogene prodotte con l’alimentazione, si riduce la cosiddetta “malattia”.

- L’attività fisica regolare non è intesa per modellare esteticamente il corpo, ma per smuovere il sistema linfatico. Tramite la linfa infatti avviene da una parte il trasporto di alcuni importanti nutrimenti, e dall’altra l’espulsione delle scorie tossiche che produciamo. Basti pensare che ogni giorno, per l’intera nostra esistenza, muoiono circa 70 miliardi di cellule. Una parte di queste viene riciclata dal corpo stesso, mentre il resto deve essere espulso dal corpo intossicante.
Inoltre il movimento smuovendo muscoli e articolazioni, li mantiene efficienti e attivi (come per esempio il classico esercizio per gli addominali che è straordinario per la funzionalità degli intestini e non solo).
- Il Sole è fonte di vita. Nonostante alcune assurde indicazioni mediche, esporre il più possibile il corpo nudo anche d’inverno fa bene a tutto l’organismo. Nella pelle esposta al Sole si produce per esempio la Vitamina D, l’unica che possiamo correttamente assimilare a differenza di quella di sintesi. Va fatta molta attenzione, durante il periodo estivo, agli orari più caldi per non incorrere in ustioni cutanee gratuite! Ultima precisazione, qui si sta parlando del Sole e non delle deleterie lampade artificiali, perché l’essere umano ha bisogno di tutto lo spettro della radiazione stellare e non di una piccola parte di esso.


- L’aspetto emozionale gioca un ruolo estremamente importante. La televisione per esempio, oltreché strumento di controllo mentale, serve proprio a veicolare spazzatura per la mente, spazzatura emozionale sotto forma di pseudo-notizie (stupri, assassinii, massacri, violenze, terremoti, uragani, ecc.) che inculcano il senso di impotenza; programmi d’intrattenimento beceri e assurdi che hanno l’obiettivo d’ingolfarci la corteccia prefrontale del cervello per far sì che le redini dei comandi (consci e inconsci) vengano prese dal cervello limbico, quello antico, e guarda caso il “cervello emozionale”…
Per questo e per moltissimo altro ancora, la tivù va gettata nella spazzatura quanto prima o centellinata con il contagocce, soprattutto se ci sono bambini.


Ci sarebbe ovviamente molto altro da dire, ma la cosa importante è diventare una volta per tutte responsabili della propria salute e soprattutto della propria malattia. Basta dare la colpa a esseri microscopici come i batteri o invisibili come i virus; basta incolpare la Natura per un corredo genetico imperfetto o difettoso. Ricordiamo quello che disse Louis Pasteur sul letto di morte, e cioè che il microbo non è niente in confronto al terreno. Il terreno è il nostro intero organismo: cellule, liquidi (sangue, linfa e liquidi extracellulari), organi, muscoli, apparati, ecc.
Poco importa se fu davvero Pasteur a dire quelle parole: sono una profonda e sacrosanta Verità, il Terreno è tutto!

Un terreno inquinato, tossico, acido e pregno di tossine endogene (fermentazioni e putrefazioni intestinali dovute ad una alimentazione innaturale basata su proteine animali e nelle scorrette combinazioni e sequenze, ecc.) e tossine esogene (vaccini, inquinanti, metalli pesanti, nano particelle, droghe e farmaci, ecc.) è il preludio di ogni malattia. Viceversa, un terreno biologico sano, predispone alla salute organica.

Detto questo, e tenendo in considerazione che nel Sistema-Uomo, Corpo e Mente viaggiano in due binari paralleli ma collegati e interagenti tra loro, star bene dal punto di vista organico, significa riflettere tale stato nell’aspetto mentale. Ridurre le tossine prodotte nel corpo (e quindi presenti nel sangue) significa ridurre il rischio che tali tossine penetrino la barriera emato-encefalica (B.E.E.) entrando direttamente e pericolosamente nel cervello. Possiamo a questo punto immaginare quali potrebbero essere le conseguenze di tale ingerenza, nell’eziologia o nell’aggravamento di serie problematiche (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi, depressione, iperattività, ecc.) aumentate negli ultimi anni a livelli esponenziali. Ci hanno sempre rassicurati che la BEE è una barriera insuperabile, eppure sempre più esami autoptici riscontrano sostanze tossiche e velenose direttamente nel cervello!

Uno degli accessi diretti al cervello è la cosiddetta “via del glutammato”, cioè delle eccitotossine: acido aspartico (vedi aspartame) e acido glutammico (vedi glutammato e glutammato monosodico, MSG).[1] Quando sono presenti nel nostro organismo in quantità elevata, “aprono”, grazie ai recettori presenti dentro e fuori la BEE, un accesso diretto al cervello[2]. Questo potrebbe essere uno dei meccanismi che permette l’entrata dei metalli pesanti (iniettati in vena tramite i vaccini o introdotti con l’alimentazione o la respirazione), come alluminio, mercurio, bario, cadmio, piombo e di tutte le altre tossine presenti nel sangue, come le proteine non completamente digerite (soprattutto “glutine”, la proteina di alcuni cereali, e “caseina” quella dei latticini), candida, scarti e residui metabolici tossici delle proteine animali (indòlo, scatòlo, cadaverina, putrescina, ecc.).
Ecco perché il nostro stile di vita può fare la differenza!

fonte: http://www.stampalibera.com/?p=18706

venerdì 19 novembre 2010

Escozul : Tumori, quella tossina di scorpione che alimenta speranze e dubbi

Ha poteri analgesici e antinfiammatori, mentre sulle sue capacità antitumorali non esistono certezze né studi internazionali che le sostengano. Eppure a Cuba la sostanza estratta dal Rophalorus junceus viene usata contro il cancro in combinazione con le terapie tradizionali e molti malati italiani arrivano fin nell'isola caraibica per farsela prescrivere.

Analgesico e antinfiammatorio. Ma anche antitumorale. Un altro farmaco miracoloso? Ancora un caso Di Bella? La medicina ufficiale, Oltreoceano e in Europa, smentisce categoricamente, ma intanto il caso Escozul è diventato fenomeno (a parte gli affollatissimi forum di discussione sul web, su Facebook la pagina italiana ha oltre 4mila iscritti) e ha iniziato a provocare migrazioni fra i malati in cerca di cure in campo oncologico. La meta stavolta è Cuba e a motivare i viaggi della speranza, alimentati in Italia da una recente inchiesta televisiva del programma "Le iene", è una sostanza naturale, una tossina estratta dal veleno di uno scorpione (rophalorus junceus), prodotta e distribuita sull'isola caraibica con il nome, appunto, di Escozul.

A chiamarlo così e a descriverne per primo le presunte proprietà fu nell'85 un biologo cubano, Misael Bordier. Adesso, le potenzialità del farmaco all'attenzione dei ricercatori da oltre vent'anni, sono online sul sito dell'azienda (www. labiofam.cu) che produce e distribuisce vaccini contro le più diffuse malattie infettive, dalla dengue alla malaria, alla febbre emorragica e fino alla peste bubbonica. "Garantiamo il controllo delle epidemie", si legge nella homepage che dà accesso alle informazioni sui medicinali prodotti dall'azienda.

Tra gli antitumorali figura infatti la "soluciòn de origen natural", con tanto di fotografia dello scorpione "azzurro" (varietà presente solo a Cuba) da cui viene estratta la tossina terapeutica. Gli scienziati cubani lo ritengono un efficace antidolorifico e antinfiammatorio e, senza sbilanciarsi troppo, lo definiscono pure "adyuvante nel tratamiento del càncer" ancora oggetto di studio. Tanto che nell'ultimo congresso internazionale promosso dalla stessa Labiofam, che si è concluso ai primi di ottobre all'Avana, una sessione specifica è stata dedicata alle "Evidenze sperimentali in colture cellulari del carcinoma della cervice uterina. Effetto citotossico selettivo del veleno di scorpione endemico di Cuba rophalorus junceus".

Tra tumori del seno, del polmone, del cervello o del colon, l'Escozul sarebbe stato somministrato già a 25mila pazienti (la Labiofam parla di 60 mila soggetti trattati) i cui dati clinici avrebbero rivelato un miglioramento in termini di sopravvivenza, remissione della malattia e controllo del dolore. Sono gli stessi specialisti cubani, però, a raccomandare di non sospendere le terapie oncologiche in corso durante la somministrazione della tossina scorpionica, segno inequivocabile degli effetti antitumorali non certificati.

I meccanismi d'azione del farmaco si esplicherebbero bloccando l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni nel tumore, e inibendo le proteasi (enzimi cellulari). Lavori scientifici a livello internazionale non ce ne sono, mentre è online da tempo uno studio condotto nel 1999 all'ospedale "Agostinho Neto" di Guantamano (Cuba) sui risultati ottenuti dall'uso della tossina in pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore del retto. Il problema, dunque, è proprio questo: manca una validazione scientifica. L'Aiom, l'Associazione italiana di oncologia medica, è scettica perché da un lato nulla si sa sulla composizione della sostanza e sugli eventuali effetti collaterali e dall'altro non c'è neanche uno studio di valore internazionale pubblicato sull'uso del preparato sugli animali e sull'uomo.

Se solo una piccola parte di quei 60mila cui fa cenno l'azienda fosse stata curata con una metodologia corretta, è il senso del giudizio dell'Aiom, non ci troveremmo di fronte a un'ennesima falsa speranza. Paolo Delrio, chirurgo oncologo dell'Istituto dei tumori Pascale di Napoli, riferisce che alcuni suoi pazienti hanno già compiuto la trasferta sanitaria a Cuba: "Da circa un mese, almeno tre persone, colpite da tumore colorettale metastatico, stanno assumendo il liquido che contiene la tossina velenosa, ma senza aver sospeso la chemioterapia. Finora non si sono manifestati effetti collaterali, mentre persistono quelli legati alla chemioterapia. D'altronde, finché non ci saranno validazioni scientifiche, non mi sento di consigliare questo trattamento in alternativa alle terapie tradizionali. E poi, anche sugli eventuali risultati, è impossibile attribuirli all'Escozul piuttosto che ai farmaci chemioterapici".

----------------

Il mio viaggio a Cuba per il farmaco e l'attesa in una fila piena di italiani

Il racconto di un figlio che ha voluto sperimentare l'Escozul per la madre ultrasettantenne, in cura e alle prese con gli effetti collaterali delle terapie tradizionali: "In poche ore sono andato, ho avuto gratis i flaconi per tre mesi e sono rientrato. Mia madre ha ripreso energia, ma non so dire se è per quella tossina o perché aveva sospeso la chemio"

Il viaggio della speranza fa sosta davanti al cancello della Labiofam, al chilometro 16 dell'Avenida Indipendencia, a poche centinaia di metri dall'aeroporto dell'Avana. "Ci sono andato per provare un'altra cura per mia madre, visto che nonostante le chemio ha avuto delle metastasi". A raccontare la storia di Anna, 72 anni e un tumore al seno che risale al 1990, è Carlo, il figlio 40 enne che in tre giorni è andato e tornato da Milano a Cuba per andare a rifornirsi di Escozul.

"E' stata bene per 17 anni - racconta - poi, nel 2007, ha avuto una recidiva al polmone. Dopo tanto tempo era sicura di avercela fatta e invece gli specialisti hanno confermato che si tratta di una metastasi, cioè delle stesse cellule tumorali di diciassette anni fa". La donna, appena avuta la diagnosi, è stata sottoposta al primo ciclo di chemio, ma gli effetti collaterali non hanno tardato a farsi sentire, dalla tromboflebite all'herpes zoster, oltre alla consueta caduta dei capelli.

"Al momento è in cura al Centro oncologico di Modena - continua Carlo - e fino a un mese fa ha fatto le chemio che, però, ha dovuto interrompere temporaneamente. E allora anche io, dopo avere visto il servizio delle 'Iene' in tv, le ho proposto di tentare. Lei ha accettato e mi sono organizzato per la partenza". Il 15 ottobre, preso il volo Milano-Avana, Carlo arriva alla sede della Labiofam (un'area estesa di edifici a due piani protetta da una cancellata) poco dopo mezzogiorno. E' in ritardo, ma lo accettano lo stesso. "Ho saputo il giorno dopo che i familiari sono ricevuti dalla 9 alle 12 - racconta - ma mi hanno anche detto che la fila inizia alle tre del mattino". Tutti con la speranza di essere davanti, di fare il più presto possibile e rientrare in Italia col prezioso carico.

"Perché - spiega Carlo - al novanta per cento si tratta di italiani. C'è stato un aumento notevole dopo la trasmissione televisiva, ma adesso pare che, poiché hanno problemi con una produzione imprevedibile, prima di partire si debba fare un passaggio dall'ambasciata in Italia. Comunque, dopo aver consegnato a una dottoressa tutta la documentazione clinica di mia madre, comprese radiografie, tac e una delega della paziente, mi è stato consegnato il pacchetto con i flaconi necessari a coprire tre mesi di terapia. Non ho pagato nulla. Alla fine ho speso solo 600 euro di volo e 500 di soggiorno e taxi".

E la cura? "Circa tre settimane fa - spiega Carlo - mia madre ha iniziato il trattamento con Escozul: cinque gocce sublinguali da assumere ogni otto ore. Sul flaconcino del liquido c'è una sigla 'trj-c30'". Ci sono stati miglioramenti? "Come primo riscontro - risponde Carlo - c'è il fatto inconfutabile che mia madre ha più energie, non sta a letto come prima. E' chiaro, non so dire se dipende dalla chemio sospesa o dal farmaco cubano. Abbiamo anche fatto il prelievo per i markers tumorali, ma ancora non abbiamo avuto i risultati, forse da questi esami potremmo avere una risposta più attendibile".


fonte: www.repubblica.it

Lettori fissi

Visualizzazioni totali