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lunedì 1 aprile 2013

CancerLinQ : Un super portale per curare il cancro

 Banca dati con milioni di casi: un tesoro in Rete per tutti i medici Già raccolti 100.000 casi di tumori al seno da 27 équipe diverse


Una grande banca dati per raccogliere i casi di centinaia di migliaia di malati di cancro. I risultati delle cure attuate, sia consuete sia innovative. I dati di sopravvivenza, guarigioni, stabilizzazioni o fallimenti. Tutte informazioni utili agli oncologi di ogni parte del mondo, uniti in Rete, come se lavorassero tutti nello stesso centro. E che saranno note in tempo reale, e non dopo mesi o al momento del periodico congresso scientifico.

L'ambizioso progetto è dell' American society of clinical oncology (Asco), la società scientifica dell'oncologia americana. E non solo. Una banca dati consultabile soltanto dai medici, ma con un portale aperto ai pazienti (come se partecipassero a uno studio clinico globale), alle loro domande e alle loro storie di cura. Per i medici sito interattivo: da riempire di informazioni, da consultare, da condividere per confrontare successi o insuccessi e nuove cure. Solo negli Stati Uniti? Per ora. Ma la banca dati Asco potrebbe in breve divenire internazionale.

I dettagli del «Big data for cancer treatment» sono stati presentati mercoledì scorso dalla direzione dell'Asco e dal presidente Sandra Swain, senologa al Medstar Washington hospital center di Washington. L'obiettivo è sfruttare la potenza della Rete per migliorare ricerca e assistenza ai malati. E i dati clinici raccolti in importanti studi possono realmente essere acceleratore della qualità delle cure e dello sviluppo di nuovi farmaci.

Il progetto Asco si chiama CancerLinQ . Raccoglierà gli stessi dati che ogni singolo medico raccoglie di routine nella cartella clinica del suo paziente: età, sesso, farmaci per altre malattie, diagnosi, trattamento e percorso fino al controllo della malattia, semplici miglioramenti, comparsa di metastasi, stabilizzazione, guarigione o, eventualmente, la data del decesso. Ogni anno sono circa 1,6 milioni gli americani a cui viene diagnosticato un cancro, ma in più del 95% dei casi i dettagli dei loro trattamenti restano segreti, «bloccati» in cartelle cliniche, in cassetti di file o in sistemi elettronici non collegati tra loro. A parte la privacy, si paga l'eterogeneità dei sistemi di archiviazione adottati da ospedale a ospedale, da regione a regione, da Stato a Stato. Troppo costoso uniformare il tutto, molto meno creare ex novo una grande banca dati.

Dice Allen Lichter, del direttivo Asco: «C'è un tesoro di informazioni all'interno di tanti cassetti che non comunicano tra loro, noi vogliamo farli comunicare». Il primo passo, il più impegnativo, è stato quello di sviluppare un software in grado di acquisire informazioni cliniche da quasi tutti i record elettronici. Mercoledì l'Asco ha annunciato che il primo passo è stato fatto. Il prototipo funziona: ha raccolto, senza problemi, circa 100.000 record di tumori al seno da 27 gruppi di oncologia che usano supporti elettronici diversi. Armonizzazione riuscita. In parallelo si studia come superare ostacoli quali la privacy e i dati sensibili dei pazienti. Ottimista Sandra Swain: tra 12-18 mesi CancerLinQ sarà operativo. A livello governativo già si pensa a una banca dati simile per la cardiologia. Per i consiglieri di Obama è questa la via giusta per migliorare la sanità e per generare conoscenze utili al trattamento di molte malattie. Si pensi a un diabetico, cardiopatico e malato di cancro di uno sperduto paesino americano. Il suo medico può «disegnare» ad hoc una cura lavorando virtualmente in équipe con colleghi di centri d'avanguardia. Il tutto senza spostarsi dal paesino. Così come di fronte a una forma rara di cancro, una di quelle che un medico nella sua vita può incrociare una-due volte o mai. Con la banca dati è come se avesse già curato centinaia di pazienti con la stessa forma. Di più: attualmente meno del 5% dei malati di tumore partecipa a studi clinici randomizzati, il gold standard delle cure. Con CancerLinQ a tutti sarà dato modo di sapere come funzionano questi studi e se si hanno le caratteristiche giuste per parteciparvi.

«L'idea di mettere a disposizione dell'intera comunità scientifica informazioni rilevanti della propria casistica è rivoluzionaria. È l'apertura alla condivisione di esperienze cliniche irraggiungibili per qualsiasi centro da solo», commenta Paolo Giorgi Rossi, segretario nazionale del Gruppo italiano per lo screening del cervicocarcinoma (Gisci).

In generale, la vera sfida è unire idee e conoscenze. In una mega équipe globale.



fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_marzo_29/un-super-portale-per-curare-il-cancro-mario-pappagallo_89d05290-9832-11e2-948e-f420e2a76e37.shtml

giovedì 28 marzo 2013

Tumori : Dai funghi la strada a nuove terapie contro il cancro

 Potrebbero essere proprio i funghi a spianare la strada a nuove terapie contro il cancro.


Dai comuni funghi è possibile estrarre delle sostanze che possono essere attive nel combattere una delle malattie che ancora deve trovare una cura definitiva: il cancro.

E ora, ad aver sondato la possibilità di trovare nuove strade sono i ricercatori del MIT (il Massachusetts Institute of Technology) e dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign (UIUC), coordinati dal professore associato di chimica Mohammed Movassaghi, che hanno analizzato 60 nuovi composti estratti dai funghi per valutarne le proprietà anticancro.

Movassaghi e collegi del MIT, alcuni anni fa avevano già condotto uno studio in cui erano stati in grado di sintetizzare chimicamente un composto fungino molto complesso denominato “11,11’-dideoxyverticillin”. Questo composto aveva infatti dimostrato attività anticancro.
L’utilizzo di un composto sintetizzato chimicamente era derivato dalla constatazione che in natura, nei funghi, le sostanze con presunte proprietà anticancro sono presenti in quantità assai modeste.

Con questo nuovo studio, riporta la rivista Chemical Science, il team di ricerca ha voluto analizzare e osservare, per la prima volta e in modo uniforme, la capacità di uccidere le cellule tumorali umane da parte di un grande pannello di composti fungini.
«Ciò che è stato particolarmente emozionante per noi era vedere, attraverso diverse linee di cellule di cancro, che alcuni di questi composti sono molto potenti», conclude Movassaghi.
Viste le potenzialità intrinseche di questi composti, gli scienziati auspicano che si possa aprire la strada per lo studio e la creazione di nuovi efficaci farmaci anticancro.

mercoledì 27 marzo 2013

MALTOLO : Con cicoria, cocco e caffè si uccidere il tumore

Importante passo in avanti nella lotta contro il cancro. Una ricerca di stampo italiano ha approfondito le capacità e le proprietà eccezionali del maltolo, in ottica anti-tumorale. Il maltolo è una sostanza contenuta in cibi come la cicoria, il caffè e il cocco (oltre che il malto).
La ricerca ha evidenziato le importanti potenzialità anti-tumorali della sostanza, a patto che la stessa venga opportunamente modificata in laboratorio. Il maltolo possiede tale funzione a detta dei ricercatori, in quanto favorisce la costruzione di classi di molecole che inducono praticamente al "suicidio" le cellule malate. Due molecole rappresentative di questa classe di composti sono state sintetizzate e caratterizzate nella loro capacità di indurre alterazioni della cromatina e, quindi, di condurre le cellule a rispondere in termini biologici.

La ricerca conferma per l'ennesima volta l'incredibile potenzialità delle tante sostanze presenti in natura nella cura di malattie ben diffuse come il cancro. Il difficile sta poi nel realizzare farmaci specifici ed efficienti a partire da scoperte del genere. Speriamo, dunque, in ulteriori concreti sviluppi futuri.



Due studiosi di Urbino hanno individuato nel “maltolo”, una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali, la possibilità di utilizzarlo per lo sviluppo di una nuova classe di molecole con attività antitumorale, in grado di spingere le cellule tumorali a “suicidarsi”. La scoperta, pubblicata sul British Journal of Cancer, ha ottenuto il brevetto nazionale, in attesa di quello internazionale.

Il maltolo è una molecola utilizzata talvolta come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti. Se opportunamente modificata può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche. Il team guidato da Vieri Fusi, che dirige il Laboratorio di Chimica Supramolecolare dell'Università di Urbino, in collaborazione con Mirco Fanelli del Laboratorio di Patologia Molecolare “PaoLa”, ha scoperto che le molecole contenute nel maltolo, malten e maltonis, sono in grado di “penetrare” all'interno delle cellule in modo da indurre delle alterazioni. La risposta dei geni per eliminare tali alterazioni è quella di spingerle all'apoptosi, la morte cellulare programmata, una sorta di “suicidio” biologico.

“Tale meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, è alla base per un potenziale sviluppo di molecole – spiega Fanelli - che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali”. Gli studi sono passati adesso ad una fase sperimentale e in attesa di nuovi approfondimenti, spiega Fusi, “questi composti sembrano essere tollerati in vivo, cosa non scontata e hanno dimostrato interessanti proprietà biologiche inducendo una sensibile riduzione della massa tumorale”.

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Cellule tumorali che muoiono a suon di molecole contenute nel cocco, nella cicoria e nel malto. Eppure alcune classi del ’33, la vecchia guardia di nonni e zii in pensione, usa la cicoria, o meglio, il decotto di cicoria, per alleviare la pesantezza al fegato. Qualcosa si muove nel settore della ricerca. Un passo avanti che dobbiamo custodire gelosamente in questa Italia, provata da vicende politiche ingarbugliate che forse allontanano l’attenzione da temi altrettanto importanti. La salute, il custodire la vita dell’essere umano, in tutte le sue varianti, positive e non. Strategie terapeutiche scoperte dal Dr. Mirco Fanelli, e il Prof. Vieri Fusi. Università degli Studi di Urbino, nata nel 1506: qui è avvenuta la scoperta. In una delle Università più antiche d’Europa. Con determinazione e voglia di andare avanti i due ricercatori si sono ritrovati nel sentiero che porta ad una speranza, per tanti che ogni giorno combattono contro il cancro.

La molecola “incriminata” nell’uccisione delle cellule tumorali è il “maltolo”. Tale molecola, spiegano gli esperti ricercatori, è una sostanza innocua ma che, opportunamente modificata ha proprietà biologiche importanti, dando vita a molecole che possono aggredire le cellule tumorali. Modelli neoplastici sono molto sensibili al maltolto. Morte cellulare programmata. Dunque, grandi speranze per il futuro. Il nostro genoma a qualcosa serve allora. Il verbo greco “divenire”, dalla fusione delle parole “gene” e “cromosoma”, inizia ad avere un senso per noi esseri umani.

Da Urbino a Bologna, scorre un’autostrada di speranza, a suon di  “potenziale”, caratteristica sfruttata per generare onde meccaniche sopra il campo dell’udibilità. Parliamo di “ultrasuoni”, le cui macchine generatrici potranno “aggredire” i tumori alle ossa. Questa la notizia che proviene dall’Istituto Ortopedico Rizzoli, che ricordiamo si occupa al tempo stesso di cura e di ricerca. Il trasferimento dei dati della ricerca scientifica alla pratica clinica è il biglietto da visita di alta professionalità dell’Istituto Ortopedico Rizzoli che propone tecnologie all’avanguardia e in continua evoluzione. Non ultima “La chirurgia con ultrasuoni focalizzati” (Focused ultrasound surgery – FUS). I tumori alle ossa potranno essere curati da questa nuova tecnologia. Tumori primitivi dello scheletro e metastasi di altre neoplasie hanno vita breve, ma la ricerca deve andare avanti, con forza e determinazione. Milioni di euro investiti nella nuova struttura dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, ridona speranza: tremila metri quadrati di costruzione (e altrettanti quattromila metri quadrati ristrutturati) ci danno un ulteriore “carica di potenziale” rispetto ad un futuro migliore, nell’ambito delle cure sanitarie, in tal caso ortopedico. Una macchina ad ultrasuoni, prima in Italia, a garanzia dell’applicazione di nuove terapie è sicuramente un grande passo avanti. “La più antica testimonianza scritta che riguarda il cancro è datata intorno al 3000 a.C. e si trova sul più antico trattato di medicina giunto fino a noi, il Papiro di Edwin Smith” non dobbiamo fare passare altro tempo, ogni momento della vita è prezioso.

leucemia linfoblastica acuta: Un nuovo farmaco sperimentale blocca la leucemia

Costruito con cellule del paziente, tiene sotto controllo la malattia negli adulti. La cura ancora sperimentale


Si chiama leucemia linfoblastica acuta, è una forma di leucemia fra le più cattive, ma adesso ha trovato un nemico: un «farmaco vivente» costruito con cellule del paziente stesso che, per la prima volta, si è rivelato capace di tenere sotto controllo la malattia nelle persone adulte. La cura è stata sperimentata al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York su cinque malati e tre di questi hanno presentato una remissione del tumore, cioè la scomparsa dei segni della malattia.

Ecco come si procede: si prelevano dal sangue del paziente un certo numero di linfociti T, particolari globuli bianchi che normalmente aggrediscono agenti estranei all'organismo, come virus o tumori. Nel dna di questi linfociti viene poi inserito, con un trapianto genico, un gene che produce una specie di sensore (recettore) in grado di riconoscere cellule tumorali (in particolare una loro proteina chiamata CD19). I linfociti modificati vengono poi reinfusi nel paziente e vanno a intercettare le cellule maligne, distruggendole. La terapia genica è già stata sperimentata con successo in Pennsylvania, in una bambina di sette anni con lo stesso tipo di leucemia acuta e anche in persone più grandi con forme croniche resistenti alla chemioterapia, ma mai su adulti con leucemia linfoblastica acuta. Quest'ultima ha una prognosi peggiore negli adulti, con un tasso di guarigione del 40 per cento contro l'80-90 nei bambini. E quando si ha una ricaduta, dopo la chemioterapia, le probabilità di sopravvivenza sono molto limitate.

Non è stato così, invece, per il paziente 5 dello studio, David Aponte, un tecnico del suono della rete Abc News: nel 2011 i medici gli diagnosticano una leucemia, ma prima della chemioterapia gli prelevano i linfociti T e li congelano. All'inizio i farmaci funzionano, poi ha una ricaduta. Entra nella sperimentazione e riceve le sue cellule modificate geneticamente. Durante il trattamento sta molto male: la febbre supera i 40 gradi, la pressione del sangue cade e il battito cardiaco accelera; la battaglia fra cellule cancerose e linfociti T determina, infatti, la liberazione di citochine, ormoni che provocano questi sintomi. Aponte viene ricoverato in terapia intensiva per una settimana, ma alla fine si riprende e il tumore sparisce.

La cura è ancora sperimentale ed è molto complessa; occorreranno altre verifiche e passerà del tempo prima che possa diventare routine, ma gli esperti, compreso il principale autore dello studio, Renier Brentjens, sono ottimisti e sono convinti che possa essere sfruttata anche per altri tipi di tumore.



http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_marzo_22/20130322NAZ31_16_e6013640-92cb-11e2-b43d-9018d8e76499.shtml

martedì 12 marzo 2013

melittina: Dal veleno delle api un acura contro l’hiv

Scoperto da scienziati americani un metodo per neutralizzare il virus dell'hiv grazie ad un potente veleno prodotto dalle api, la melittina

La melittina distrugge alcuni virus e cellule tumorali maligne

La melittina è una tossina potente trovata nel veleno d’api. Può colpire i fori nell’involucro protettivo virale che circonda il virus dell’immunodeficienza umana, così come altri virus. J. Russell Hornsby, Professore di Scienze Biomediche, ha dimostrato che le nanoparticelle cariche di melittina, hanno proprietà anti-cancro e hanno la capacità di uccidere le cellule tumorali . Il collegamento del veleno d’api con le terapie antitumorali non è una novità.  Nel 2004 gli scienziati croati hanno  riportato sulla rivista  Journal of the Science of Food and Agriculture che i prodotti delle api tra  cui il veleno, potrebbero avere applicazioni nel trattamento del cancro e la prevenzione .



Un gel vaginale a base di una sostanza proveniente dal veleno prodotto dalle api per combattere il virus dell’HIV. E’ il risultato di una ricerca condotta dalla Washington University School of Medicine. Il gel ucciderebbe il virus dell’hiv, ma non avrebbe effetto sulle altre cellule.

Secondo i ricercatori lo studio in questione è importante per arrivare all’obiettivo della creazione di un gel vaginale: Joshua L. Hood, ha spiegato: ”La nostra speranza è che nei luoghi in cui l’HIV è in espansione, questo gel potrebbe essere usato per fermare la diffusione del virus all’inizio.”

Il gel è a base di melittina, una tossina potente che si trova nel veleno delle api ed in grado di agire sull’involucro protettivo  che circonda il virus dell’immunodeficienza umana, così come altri virus.

 Il veleno delle api agirebbe direttamente sulle cellule affette dall’HIV, rompendo la loro parete protettiva e provvedenti dall’interno alla loro distruzione. Una sostanza quella prodotta da questi insetti che è pur sempre una tossina e necessita quindi, come hanno mostrato i ricercatori statunitensi, di essere utilizzata con cautela per non danneggiare le cellule sane. La soluzione trovata dagli scienziati della Washington University School of Medicine è il ricorso alle nanoparticelle. Durante i test in laboratorio, questi composti hanno mostrato una particolare selettività nella scelta dei tessuti da attaccare, consentendo di eliminare le parti malate senza produrre danni nel resto dell’organismo.

Samuel A. Wickline aveva già dimostrato che le nanoparticelle caricate con melittina hanno proprietà anti-cancro, cioè hanno la capacità di uccidere le cellule tumorali. Il collegamento fra il veleno delle api con le terapie antitumorali non è una novità perchè alcune ricerche hanno già studiato la relazione.

Ora gli scienziati hanno scoperto che se si lega la melittina a delle nanoparticelle modificate queste, letteralmente, rimbalzano sulle cellule sane, lasciandole intatte. Invece quando l’HIV si imbatte nelle nanoparticelle caricate con la melittina, si incastra nelle nanoparticelle modificate e la melittina lo distrugge.

Gli scienziati hanno spiegato che la melittina riesce a creare dei fori nel rivestimento protettivo del virus e in questo modo ad eliminare la capacità del virus di riprodursi.

Second Hood la melittina potrebbe essere utile per due terapie: una con il gel vaginale e una contro i virus resistenti ai farmaci, laddove l’infezione si sia già installata. In questo caso la terapia verrebbe iniettata nel sangue del paziente.

 Le cellule normali rimangono intatte

 Gli  scienziati hanno dimostrato che le nanoparticelle cariche di melittina non danneggiano le cellule normali e sane. Sulla  superficie delle  nanoparticelle è stato disposto un sistema di protezione, una sorta di “paraurti”, in modo che quando entrano in contatto con le cellule normali (che tendono ad essere molto più grandi), rimbalzano piuttosto che attaccarsi ad esse.  La cellula del virus HIV è molto più piccola delle nanoparticelle, si inserisce tra i paraurti ed entra in contatto diretto con la sua superficie che è rivestita con la tossina dell’ape che la distrugge.

Hood ha spiegato: “ Mentre la maggior parte dei farmaci anti-HIV lavorano sulla capacità del  virus ‘di replicare, la nanopareticella con veleno dell’ape attacca una parte vitale della sua struttura. Il problema è che attaccare la capacità di replicare di un patogeno non gli impedisce di diffondere l’infezione. Alcuni ceppi di HIV hanno trovato il modo di aggirare i farmaci che impediscono la replica  per  inibirli e riprodurre”.

La melittina attacca il doppio strato di membrana  e questa la rende potenzialmente utile anche per il trattamento di altre patologie. I virus dell’epatite B e C, tra gli altri, si basano sullo stesso tipo di involucro protettivo e potrebbero essere colpiti e distrutti con la somministrazione della melittina.
Il gel inoltre potrebbe essere anche un potenziale contraccettivo anche se lo studio in questione non riguarda  la contraccezione. Gli scienziati hanno spiegato che però potrebbe essere utile per le coppie in cui uno dei partner è sieropositivo e che vogliono avere dei figli.

domenica 11 novembre 2012

tumori :Dieci armi contro i dieci meccanismi del cancro

La malattia che comunemente chiamiamo cancro consiste di almeno 100 tumori diversi. A cambiare non è però soltanto la sede in cui colpiscono (il cancro del seno, del polmone, del colon) ma anche i meccanismi molecolari e le proprietà biologiche che li contraddistinguono. Negli ultimi due decenni lo studio del cancro si è incentrato sull'individuazione di meccanismi alla base di tutte le forme di tumore.

Ne sono stati scoperti almeno 10, per ognuno dei quali già esistono terapie sperimentali promettenti. Il cammino per sconfiggere il cancro è lungo e difficile, ma maggiore è la comprensione dei processi che portano alla formazione delle cellule tumorali e alla loro diffusione nell'organismo, maggiori sono le possibilità di trovare una cura.

Questo è stato il principale tema scientifico dei Giorni della ricerca, una serie di incontri e approfondimenti organizzati dall'Airc che ha tra i suoi appuntamenti anche quello, immancabile, dedicato alla divulgazione e alla raccolta di fondi. Sabato 10 novembre nelle principali piazze italiane troveremo i banchetti dei Doni per la ricerca, dove con un contributo di 10 euro sarà possibile acquistare una confezione di cioccolatini Lindt prodotta appositamente per l'evento, consegnata insieme a una guida dal titolo "Comprendere la complessità del cancro per combatterlo".

Quali sono allora questi 10 meccanismi individuati dai ricercatori che rappresentano altrettante chiavi per curare il cancro? Passiamoli in rassegna dando anche uno sguardo alle terapie allo studio per contrastarli.

1) Instabilità genomica E' quella che causa le mutazioni all'interno della cellula che danno origine al cancro. Esistono molecole che bloccano l'instabilità genomica, contrastando quindi questo processo perverso.

2) Inibizione delle difese immunitarie Il sistema immunitario è quello che difende il nostro organismo dalle malattie. I tumori riescono a schivarne gli attacchi e a proliferare. Per rimediare a questo aspetto possono esere impiegati degli stimolatori delle difese immunitarie.

3) Metabolismo La cellula produce energia per sopravvivere e il tumore modifica il modo in cui questo avviene. GLi inibitori delle vie energetiche tumorali servono a contrastare questo meccanismo.

4) Infiammazione Può essere un fattore scatenante del tumore e di supporto alla sua proliferazione. I farmaci antinfiammatori servono a bloccare l'infiammazione che costituisce terreno fertile per il cancro.

5) Proliferazione Il ritmo con cui le cellule tumorali si moltiplicano è rapidissimo. Gli inibitori dei fattori di crescita possono avere un ruolo nel frenare questa proliferazione incontrollata.

6) Angiogenesi L'ossigeno e gli altri nutrienti di cui il tumore ha bisogno per proliferare vengono tratti dai vasi sanguigni creati ad hoc per il rifornimento. Gli inibitori dell'angiogenesi contrastato questo processo, tagliando letteralmente i viveri al tumore.

7) Mancata apoptosi Il sistema con cui le cellule danneggiate si autoeliminano naturalmente nei tumori è inceppato. Molecole che stimolano l'apoptosi ristabiliscono la normale tendenza alla morte cellulare.

8) Blocco degli oncosoppressori Esistono nel nostro DNA dei geni che hanno il ruolo di frenare la crescita. Il tumore riesce in qualche modo a manometterli, annullandone l'effetto. E' allo studio la possibilità di inibire questo processo mettendo di nuovo i geni oncosoprressori in grado di fare il proprio lavoro.

9) Immortalità L'invecchiamento è dato dall'accorciamento dei telomeri, strutture che rappresentano il timer di durata della vita di una cellula. Nella cellula tumorale i telomeri smettono di consumarsi in un anelito di immortalità. Gli inibitori della telomerasi, un enzima che allunga i telomeri, contrastano l'effetto "Highlander" delle cellule tumorali.

10) Metastasi E' uno dei fenomeni più tristemente noti tra quelli legati al cancro, ovvero la sua capacità di diffondersi ad altri organi compromettendo in modo spesso irreparabile la sopravvivenza dell'organismo. Le cellule tumorali in pratica si staccano dal tessuto d'origine e migrano in altre zone. Gli inibitori delle metastasi hanno lo scopo di impedire questo spostamento.

fonte:http://scienza.panorama.it/salute/Dieci-armi-contro-i-dieci-meccanismi-del-cancro

venerdì 9 marzo 2012

Salute: Coca-Cola e Pepsi cambiano ricetta per evitare l'etichetta di rischio cancro

La California ha dichiarato cancerogeno un elemento del colorante. La stessa Fda: «Esagerazioni, ci vogliono mille lattine per causare danni alla salute»



Coca-Cola e Pepsi-cola cambiano colore per evitare l'obbligo di segnalare elementi giudicati cancerogeni nei suoi coloranti. La California ha infatti aggiunto l'anno scorso il composto 4-methylimidazole, presente nel colorante utilizzato dalla società, alla lista delle sostanze che rischiano di provocare il cancro. Coca-Cola ha modificato così la formula segreta, riducendo la presenza del composto incriminato, il che ha modificato leggermente il colore della bevanda.

LE POLEMICHE - L'intervento della corporation è avvenuto anche in seguito alle pressioni dell'associazione a tutela dei consumatori Center for Science in the Public Interest, che ha avviato una petizione rivolta alla Food and Drug Administration per vietare alcuni coloranti presenti nelle lattine di Coca-Cola e Pepsi. Ma l'agenzia federale non è d'accordo. «È importante sapere che una persona dovrebbe bere oltre mille lattine al giorno per raggiungere il livello cancerogeno segnalato nelle ricerche». È della stessa opinione l'American Beverage Association, che ha avvertito: «Sono accuse scandalose, la scienza non dimostra che il composto 4-methylimidazole sia dannoso per la salute».

LA SCELTA - Eppure, i due giganti delle bevande analcoliche hanno deciso di ridurre la dose del «colorante maledetto» in California, per evitare di dover scrivere sulle lattine che esiste un rapporto di 4-metilimidazolo con il cancro. «Anche se riteniamo che non vi sia alcun rischio per il consumatore da giustificare questo cambiamento, abbiamo chiesto ai nostri fornitori di coloranti di ridurre i livelli di 4-metilimidazolo per evitare di dover tenere conto di questo obbligo che non ha alcun fondamento scientifico», ha detto Diana Garza, un portavoce di Coca-Cola, al britannico The Guardian.



SOLO IN CALIFORNIA - Anche se il cambio di ricetta è avvenuto per ora solo in California, le due società estenderanno presto a tutti gli Stati Uniti la nuova formula. Tuttavia, un altro portavoce della Coca-Cola, Ben Sheidler, ricorda in una lettera inviata al Los Angeles Times che «Fuori dalla California, nessuna agenzia ritiene che il 4-metilimidazolo sia cancerogeno per l'uomo».

LA REPLICA DELL'AZIENDA - Sulla vicenda la Coca-Cola ha comunque voluto precisare che il «colorante caramello utilizzato in tutti i prodotti è stato, è, e sempre sarà sicuro, e Coca-Cola Company non cambierà la formula, nota in tutto il mondo, delle bevande Coca-Cola». Negli anni, aggiunge la compagnia, «abbiamo aggiornato periodicamente i nostri processi di produzione, ma non abbiamo mai alterato la nostra formula segreta. Abbiamo chiesto ai produttori di caramello con i quali lavoriamo di modificare il loro processo di produzione per ridurre la quantità di 4-MEI nel caramello, ma ciò non avrà alcun effetto sulla formula», sul colore o sul gusto dei prodotti.


fonte: http://www.corriere.it/salute/nutrizione/12_marzo_09/coca-cola-colore-california_b637231c-69db-11e1-b42a-aa1beb6952a8.shtml

martedì 20 dicembre 2011

TUMORI: VACCINO ANTI-ZUCCHERI RIDUCE DIMENSIONI CANCRO DELL'80%

Uccidere le cellule tumorali ''ingolosendo'' il sistema immunitario degli zuccheri che le decorano: e' questo il principio su cui si basa il vaccino messo a punto all'University of Georgia di Athens e alla Mayo Clinic di Scottsdale (Usa), la cui efficacia e' stata dimostrata da uno studio pubblicato da Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Questo vaccino, spiegano i ricercatori, stimola una risposta immunitaria molto forte nei confronti degli zuccheri legati a MUC1, una proteina presente in quantita' maggiori del normale in piu' del 70% dei tumori mortali. Studi condotti sui topi hanno dimostrato che e' in grado di ridurre le dimensioni del tumore dell'80%. Il nuovo vaccino potra' essere utilizzato in futuro sia per il trattamento di pazienti ad alto rischio di cancro, sia in combinazione con altre terapie nei casi in cui non sia possibile un intervento chirurgico.

giovedì 8 dicembre 2011

CANCRO :Scoperta la proteina che causa le metastasi

Esiste una proteina che ricopre un ruolo fondamentale nella diffusione di un tumore nel corpo. Senza tale proteina i malati non correrebbero il rischio di sviluppare metastasi letali. Il suo nome è periostina ed ha il compito di favorire la diffusione di tumori secondari. Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Svizzero di Ricerca Sperimentale contro il Cancro, con sede al Politecnico Federale di Losanna e pubblicato sul giornale online Nature.

Le cellule cancerose hanno la capacità di diffondersi, partendo dal tumore primario, in tutto il corpo. Non tutte però formano metastasi. Quelle in grado di farlo sono le staminali del cancro, che però necessitano di un terreno favorevole per riprodursi. Questo terreno ideale viene creato grazie alla presenza della famigerata proteina che, nel caso fosse assente, lascerebbe le cellule potenzialmente maligne in stato di inattività o addirittura porterebbe alla loro eliminazione.

Somministrando un anticorpo specifico in grado di neutralizzare la periostina, i componenti del team sono riusciti a bloccare la formazione di tumori secondari nei topi, senza registrare alcun effetto collaterale indesiderato. Il passo successivo consisterà nel «trovare un anticorpo che funzioni allo stesso modo anche nell’uomo», affermano gli studiosi, in modo tale da rendere inattiva la proteina anche nell’uomo. Nei roditori l’esperimento ha riportato risultati positivi ma «questo non vuol dire che la cosa possa valere anche per gli esseri umani», precisa Joerg Huelsken, uno dei responsabili della ricerca, che però sembra essere fiducioso e afferma che questa scoperta, se applicabile all’organismo umano, «rappresenterebbe una delle armi più forti per la lotta al cancro».

FONTE:http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2011/12/08/AO5rxXTB-scoperta_metastasi_proteina.shtml

giovedì 10 novembre 2011

macrofagi : La proteina che blocca il cancro

Scoperto il meccanismo di conversione da cellule normali a cellule tumorali: potrebbe esserne inibita la diffusione

La chiave per bloccare la crescita di un tumore nell'organismo, interrompendo il processo di conversione delle cellule normali in cellule neoplastiche, potrebbe essere nei macrofagi, cellule della linea di difesa primaria dell'organismo. I macrofagi che fanno parte del meccanismo di immunità innata, vengono attirati nel tessuto tumorale e riprogrammati, con il risultato di venire disarmati delle loro funzioni antitumorali e dirottati a contribuire alla crescita e diffusione delle cellule malate.

LO STUDIO - Un gruppo di ricerca canadese ha descritto, in uno studio pubblicato su Cancer Research, l'azione di una proteina posta sulla superficie dei macrofagi (S100A10) che, se bloccata, interrompe il sostegno di queste cellule a quelle tumorali. «Questa proteina agisce come un paio di forbici - afferma David Waisman, del Dipartimento di biochimica e biologia molecolare e patologia del centro ricerche sul cancro della Dalhousie University, ad Halifax, in Canada - che tagliano il tessuto-barriera che si crea attorno al tumore, consentendo ai macrofagi di entrare nel sito della neoplasia e combinarsi con le cellule malate». Inoltre, gli studiosi hanno osservato che senza l'aiuto dei macrofagi, il tumore non cresce. Il prossimo passo sarà quello di capire esattamente come funziona la proteina S100A10, per individuare agenti farmaceutici in grado di bloccarne l'azione, impedendo così il movimento dei macrofagi verso il sito del tumore.
(Fonte: ANSA)

mercoledì 2 novembre 2011

ASPIRINA: Aspirina contro cancro ereditario ma i rischi superano i benefici


Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet dimostra che una pillola al giorno combatte l'insorgenza del male nei pazienti con la sindrome di Lynch: ogni 10mila tumori evitati ci sarebbero solo mille casi di ulcera. Ma la proporzione non sarebbe così positiva su una popolazione sana

Un’aspirina al giorno per almeno due anni riduce del 60 per cento il rischio di ammalarsi di un tumore di origine ereditaria. In circa il 10 per cento di tutti i casi di cancro infatti l’origine si annida nei geni ereditati dai genitori anziché direttamente da un comportamento scorretto, come ad esempio il fumo. Per queste malattie - si tratta soprattutto di cancro all’intestino e all’utero - l’aspirina ha dimostrato di avere un grosso effetto di prevenzione.

Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista medica Lancet. Ma già negli anni scorsi erano stati osservati gruppi di pazienti che sembravano ammalarsi di meno se assumevano regolarmente una pasticca di acido acetilsalicilico.

Se la capacità di protezione dell’aspirina nei confronti dei tumori lascia ormai pochi dubbi, ancora non è chiaro se il beneficio sia preponderante rispetto agli effetti collaterali. L’aspirina quotidiana infatti aumenta, sia pur leggermente, il rischio di emorragie interne e ulcere dello stomaco per la sua proprietà di fluidificare il sangue. Per questo motivo nessun medico si azzarda a suggerire l’uso di questo farmaco come strategia preventiva nei confronti del cancro sulla generalità della popolazione.

Lo studio di Lancet ha preso in esame un migliaio di persone affette dalla sindrome di Lynch: una condizione ereditaria che porta addirittura al 50 per cento il rischio di ammalarsi di cancro del colon o dell’utero nel corso della vita.

Lo studio ha coinvolto una decina di paesi europei (l’Italia ha partecipato con l’Istituto Tumori di Milano) ed è stato guidato da John Burn dell’università inglese di Newcastle. Mentre in passato gli effetti benefici del farmaco erano stati osservato quasi per caso, a margine di esperimenti nati per altre finalità, Burn questa volta è partito con l’obiettivo preciso di misurare l’effetto di protezione dell’aspirina. I risultati sono stati nettissimi. Né è facile sospettare interessi economici dietro alla ricerca, visto che le royalties del farmaco introdotto dalla Bayer 114 anni fa sono da tempo scadute. Ormai l’acido acetilsalicilico è uno dei farmaci più economici e diffusi del mondo.

Tra il 1999 e il 2005 Burn e i suoi colleghi hanno arruolato 861 persone con la sindrome di Lynch. A una metà hanno somministrato 600 milligrammi di aspirina al giorno (le pillole più grandi, quelle usate per abbassare la febbre, sono da 500 milligrammi) per almeno due anni, agli altri un semplice placebo. Poi hanno calcolato la differenza nei casi di tumore (19 negli habitué dell’aspirina, 34 nel gruppo del placebo). Il risultato è stato quel 60 per cento di casi in meno: un dato che negli esperimenti di medicina rappresenta un valore altissimo.

A sorprendere i ricercatori c’è stato l’effetto ritardato dell’aspirina: la diminuzione del rischio iniziava ad apparire solo 5 anni dopo la prima pillola. Secondo i calcoli di Burn, per ogni 10mila tumori evitati l’acido acetilsalicilico provoca un migliaio di casi di ulcera. Il calcolo però è stato fatto all’interno di un gruppo particolarmente a rischio (persone affette dalla sindrome di Lynch) e non può essere esteso alla popolazione normale, le cui probabilità di essere colpite da tumore sono assai più basse.

A dicembre del 2010, sempre su Lancet, l’università di Oxford pubblicò uno studio secondo cui nella generalità della popolazione 75 milligrammi al giorno di aspirina per almeno 4 anni ridurrebbero il rischio per tutti i tumori di circa il 20 per cento. Il segreto anti-cancro dell’aspirina sembra nascere dalla sua capacità anti-infiammatoria. Sempre più studi infatti dimostrano che nei tessuti infiammati è più facile che una cellula normale degeneri e si trasformi in tumorale.

mercoledì 8 giugno 2011

FRUTTA : ANCHE QUELLA DISIDRATATA FA BENE ALLA SALUTE

Anche la frutta disidratata fa bene alla salute e il suo consumo dovrebbe essere raccomandato accanto a quello dei prodotti freschi per aumentare il consumo totale di frutta. Ad affermarlo sono gli esperti di nutrizione che si sono riuniti a Budapest (Ungheria) per la trentesima edizione del World Nut and Dried Fruit Congress. I frutti disidratati, spiegano i ricercatori, forniscono elevate quantita' di fibre, potassio, composti fenolici e una combinazione specifica di vitamine e minerali.

I vantaggi per la salute, hanno messo in evidenza i diversi studi presentati al congresso, riguardano il controllo delle malattie metaboliche, delle patologie cardiache e, secondo alcuni studi, alcune forme di cancro.

sabato 30 aprile 2011

TUMORI: NANOTUBI CARBONIO CATTURA-CANCRO, TEST SCOVA CELLULE CIRCOLANTI

Un dispositivo a base di nanotubi regolabili in grado di esaminare il sangue e rilevare l'eventuale presenza di cellule cancerogene circolanti - scoprendo in anticipo il processo di metastatizzazione - e di virus: il dispositivo e' stato realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Harvard Medical School e del MIT di Boston guidati da Mehmet Toner e Brian Wardle.

Il dispositivo, si legge sulla rivista Small, nasce da una versione precedente di 4 anni fa realizzata dallo stesso Toner, ma a differenza di allora i nanotubi sono molto piu' porosi e lasciano al sangue la possibilita' di circolare piu' liberamente al loro interno. In questo modo lo strumento e' capace di ''intrappolare'' le cellule tumorali otto volte meglio della versione originale, e sembrerebbe essere in grado anche di rilevare particelle ''sospette'' molto piu' piccole delle cellule tumorali circolanti, come i virus, noti per essere di dimensioni molto ridotte (fino a 40 nanometri).

venerdì 22 aprile 2011

gene LRP1B : TROVATO GENE 'SPAZZINO', ELIMINA PROTEINE NOCIVE

Un unico gene che lavora a ''largo spettro'' su numerose proteine legate allo sviluppo del cancro. Lo hanno individuato i ricercatori dell'Universita' di Porto e dell'Istituto Portoghese di Oncologia. Si chiama LRP1B e non agisce sul tumore, ma sulle molecole che sono legate alla oncogenesi. Uno studio precedente su 3.312 pazienti con 26 tipi di cancro ha dimostrato che LRP1B e' uno dei 10 geni piu' di frequente assenti in caso di tumore, attirando l'attenzione dei ricercatori. Gli scienziati portoghesi hanno esaminato la correlazione con il cancro alla tiroide, scoprendo a bassi livelli di attivita' di LRP1B il cancro non solo e' piu' frequente ma e' piu' aggressivo. Lo studio e' pubblicato su Oncogene.

''Stiamo cercando di capire cosa avviene all'interno delle cellule - affermano i ricercatori -. Capire come richiamare le proteine con la stessa funzione di LRP1B potrebbe aiutarci a ripristinare le condizioni normali''.

mercoledì 6 aprile 2011

Amianto : SVILUPPATO NUOVO TEST PRECOCE CANCRO DA AMIANTO

Ricercatori della New York University hanno realizzato un test precoce per il cancro al polmone provocato dall'amianto. L'esame permette di riconoscere le fasi iniziali della malattia identificando alcune proteine prodotte dalle cellule tumorali.

Grazie al test presentato durante il congresso annuale dell'American Association for Cancer Research i ricercatori hanno scovato 15 casi su 19 nei primi stadi di mesotelioma pleurico, il piu' frequente dei tumori maligni collegati all'esposizione a fibre di amianto. Buone notizie: il test e' sensibile all'80% dei casi e non da' falsi positivi. Un passo avanti per migliorare le cure nei confronti di uno dei tumori piu' subdoli che ogni anno provoca nel mondo dalle 15.000 alle 20.000 vittime.

Individuare un paziente in fase 1, ricorda uno degli autori della sperimentazione, Harvey Pass, consente di curare gli unici ''pazienti che sembrano trarre beneficio dalla terapie per mesotelioma'' e che sono solo il 10-15% dei pazienti totali.

lunedì 4 aprile 2011

neuroblastoma: UNA NUOVA TERAPIA CONTRO NEUROBLASTOMA NEI BAMBINI

Una nuova strategia terapeutica contro il neuroblastoma, uno tra i tumori pediatrici piu' aggressivi. E' quella messa a punto dai ricercatori dell'Universita' Cattolica - Policlinico A. Gemelli di Roma, come riferisce lo stesso ospedale in una nota. La terapia innovativa consiste nell'associare, sin dall'inizio del trattamento del tumore, la radioterapia, utilizzando il composto 131-I-metaiodobenzilguanidina, alla chemioterapia classica gia' in uso contro il neuroblastoma.

La terapia e' stata testata con successo in uno studio pilota i cui risultati sono stati pubblicati on-line su ''Pediatric Blood and Cancer'', una prestigiosa rivista scientifica organo ufficiale della Siop (Societa' Internazionale Oncologia Pediatrica). Lo studio e' stato condotto dal dottor Stefano Mastrangelo, ricercatore dell'Unita' Operativa di Oncologia Pediatrica del Gemelli diretta dal professor Riccardo Riccardi, in collaborazione con l'Istituto di Medicina Nucleare della Cattolica di Roma.

I tumori maligni, tra i bambini, sono meno frequenti che fra gli adulti (i tumori pediatrici colpiscono 150 bambini per milione); tuttavia, dopo il primo anno di vita essi rappresentano la prima causa di morte in eta' pediatrica se si escludono gli infortuni, come ad esempio gli incidenti stradali. Nel corso degli anni sono stati fatti notevoli passi avanti in oncologia pediatrica e numerosi sono i casi di una definitiva guarigione. Purtroppo nel caso del neuroblastoma, uno dei tumori maligni pediatrici piu' frequenti, la prognosi e' ancora infausta. Il tumore si manifesta piu' spesso in forma metastatica gia' all'esordio e, nonostante l'impiego di protocolli terapeutici sempre piu' aggressivi, nessun progresso significativo e' stato compiuto ormai da molti anni e la percentuale di guarigione e' tuttora inferiore al 30%.

venerdì 1 aprile 2011

POMODORI : ELISIR DI SALUTE, ANTICANCRO E ANTITROMBOSI

Pasta al sugo un po' piu' spesso, e insalata di pomodori anche tutti i giorni: aumentare il consumo di pomodori nella dieta non puo' che far bene alla salute, spiegano i ricercatori del National Center for Food Safety & Technology dell'Illinois Institute of Technology che hanno lavorato in collaborazione con gli studiosi di 'ConAgra Foods'. In un articolo pubblicato su American Journal of Lifestyle Medicine spiegano infatti che i pomodori difendono dall'insorgenza alcuni tipi di cancro, hanno funzioni antitrombotiche e anti-infiammatorie che prevengono le malattie cardiovascolari, rinforzano le ossa contro l'osteoporosi e aiutano la pelle a difendersi dai danni causati dai raggi ultravioletti. ''L'evidenza suggerisce - concludono i ricercatori - che il consumo di pomodori dovrebbe essere raccomandato per i benefici nutrizionali e perche' puo' essere una strategia semplice ed efficace per aumentare l'assunzione complessiva di ortaggi''.

sabato 12 marzo 2011

NOCI PECAN: COMBATTONO COLESTEROLO CATTIVO, BASTANO 90 GRAMMI

Le noci della specie ''pecan'' sono in grado di ridurre, grazie agli antiossidanti in essi contenuti e in particolare al gamma-tocoferolo, una particolare forma di vitamina E, i livelli di colesterolo cattivo (LDL) fino al 33%: l'effetto protettivo, spiegano gli studiosi della Loma Linda University di Los Angeles (Stati Uniti) che hanno realizzato lo studio, servirebbe per abbassare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari - tra cui l'ipertensione - e altre patologie, come il cancro.

Lo studio - pubblicato sul Journal of Nutrition - e' stato condotto su 16 uomini e donne tra i 23 e i 44 anni divisi in tre gruppi e indotti a consumare circa 90 grammi di noci pecan intere, lo stesso equivalente di noci diluite in acqua, e un pasto equivalente dal punto di vista nutrizionale ma senza una sola noce: gli studiosi hanno analizzato sangue e urine prima dei pasti e 2, 3 e 8 ore dopo. ''I nostri test hanno dimostrato che mangiando noci pecan aumenta la quantita' di antiossidanti sani nel corpo - spiega Ella Haddad della Loma Linda University -. Questo effetto protettivo e' importante per aiutare a prevenire lo sviluppo di varie malattie come cancro e malattie cardiache''.

giovedì 24 febbraio 2011

TUMORI: ANTIOSSIDANTI TAGLIANO RIFORNIMENTI A CELLULE MALATE

Combattere lo stress cellulare con l'aiuto degli antiossidanti mette i bastoni tra le ruote al cancro. Un dato di fatto, ma adesso ci sono anche le prove.

Le hanno trovate gli scienziati della Thomas Jefferson University (Philadelphia, Usa) svelando il meccanismo con cui il tumore si auto-alimenta con le scorie prodotte dall'ossidazione delle cellule. Per la prima volta, i ricercatori ha scoperto che la perdita di una proteina controllata dal gene Cav1, detta caveolina-1, alimenta lo stress ossidativo dei mitocondri, le ''centrali energetiche'' delle cellule. Un processo che si traduce in un supplemento di ''carburante'' per diversi tipi di tumori, compresi quelli al polmone e al seno.

L'analisi presentata su Cancer Biology & Therapy da Michael Lisanti chiama in causa sostanze come il betacarotene, precursore della Vitamina A presente in grandi quantita' nelle carote, ma anche in albicocche, peperoni, pomodori e spinaci. ''Gli antiossidanti sono stati catalogati come elementi efficaci per la riduzione del cancro, ma mancava la prova dei meccanismi genetici'', commenta Lisanti.

''Questo studio fornisce la prova genetica che ridurre lo stress ossidativo nell'organismo diminuisce la crescita del tumore''.

martedì 22 febbraio 2011

TUMORI: SCACCO A UN GENE, COSI' BROCCOLI BLOCCANO CRESCITA CANCRO


Pagine e pagine di riviste scientifiche e giornali che esaltano le proprieta' anticancerogene dei broccoli e delle crucifere in generale.

Adesso, gli scienziati della Georgetown University di Washington (Usa), hanno decrittato il meccanismo con cui agiscono gli isotiocianati, le benefiche sostanze naturali presenti in broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles.

L'obiettivo e' un gene tra i piu' importanti del Dna, il gene p53, deputato alla crescita dei tessuti. Se p53 muta, i tessuti crescono in modo abnorme e incontrollato. Secondo la tesi dei ricercatori pubblicata sulla rivista Acs Journal of Medicinal Chemistry, i broccoli puntano direttamente al gene ''difettoso''. Studiando diversi tipi di cancro - seno, polmone e colon - in modelli con o senza il p53 variato, gli scienziati si sono accorti che gli elementi vegetali bloccano la produzione della proteina alterata ''espressa'' del gene, lasciando in attivita' la proteina ''sana''.

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