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mercoledì 2 novembre 2011

ASPIRINA: Aspirina contro cancro ereditario ma i rischi superano i benefici


Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet dimostra che una pillola al giorno combatte l'insorgenza del male nei pazienti con la sindrome di Lynch: ogni 10mila tumori evitati ci sarebbero solo mille casi di ulcera. Ma la proporzione non sarebbe così positiva su una popolazione sana

Un’aspirina al giorno per almeno due anni riduce del 60 per cento il rischio di ammalarsi di un tumore di origine ereditaria. In circa il 10 per cento di tutti i casi di cancro infatti l’origine si annida nei geni ereditati dai genitori anziché direttamente da un comportamento scorretto, come ad esempio il fumo. Per queste malattie - si tratta soprattutto di cancro all’intestino e all’utero - l’aspirina ha dimostrato di avere un grosso effetto di prevenzione.

Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista medica Lancet. Ma già negli anni scorsi erano stati osservati gruppi di pazienti che sembravano ammalarsi di meno se assumevano regolarmente una pasticca di acido acetilsalicilico.

Se la capacità di protezione dell’aspirina nei confronti dei tumori lascia ormai pochi dubbi, ancora non è chiaro se il beneficio sia preponderante rispetto agli effetti collaterali. L’aspirina quotidiana infatti aumenta, sia pur leggermente, il rischio di emorragie interne e ulcere dello stomaco per la sua proprietà di fluidificare il sangue. Per questo motivo nessun medico si azzarda a suggerire l’uso di questo farmaco come strategia preventiva nei confronti del cancro sulla generalità della popolazione.

Lo studio di Lancet ha preso in esame un migliaio di persone affette dalla sindrome di Lynch: una condizione ereditaria che porta addirittura al 50 per cento il rischio di ammalarsi di cancro del colon o dell’utero nel corso della vita.

Lo studio ha coinvolto una decina di paesi europei (l’Italia ha partecipato con l’Istituto Tumori di Milano) ed è stato guidato da John Burn dell’università inglese di Newcastle. Mentre in passato gli effetti benefici del farmaco erano stati osservato quasi per caso, a margine di esperimenti nati per altre finalità, Burn questa volta è partito con l’obiettivo preciso di misurare l’effetto di protezione dell’aspirina. I risultati sono stati nettissimi. Né è facile sospettare interessi economici dietro alla ricerca, visto che le royalties del farmaco introdotto dalla Bayer 114 anni fa sono da tempo scadute. Ormai l’acido acetilsalicilico è uno dei farmaci più economici e diffusi del mondo.

Tra il 1999 e il 2005 Burn e i suoi colleghi hanno arruolato 861 persone con la sindrome di Lynch. A una metà hanno somministrato 600 milligrammi di aspirina al giorno (le pillole più grandi, quelle usate per abbassare la febbre, sono da 500 milligrammi) per almeno due anni, agli altri un semplice placebo. Poi hanno calcolato la differenza nei casi di tumore (19 negli habitué dell’aspirina, 34 nel gruppo del placebo). Il risultato è stato quel 60 per cento di casi in meno: un dato che negli esperimenti di medicina rappresenta un valore altissimo.

A sorprendere i ricercatori c’è stato l’effetto ritardato dell’aspirina: la diminuzione del rischio iniziava ad apparire solo 5 anni dopo la prima pillola. Secondo i calcoli di Burn, per ogni 10mila tumori evitati l’acido acetilsalicilico provoca un migliaio di casi di ulcera. Il calcolo però è stato fatto all’interno di un gruppo particolarmente a rischio (persone affette dalla sindrome di Lynch) e non può essere esteso alla popolazione normale, le cui probabilità di essere colpite da tumore sono assai più basse.

A dicembre del 2010, sempre su Lancet, l’università di Oxford pubblicò uno studio secondo cui nella generalità della popolazione 75 milligrammi al giorno di aspirina per almeno 4 anni ridurrebbero il rischio per tutti i tumori di circa il 20 per cento. Il segreto anti-cancro dell’aspirina sembra nascere dalla sua capacità anti-infiammatoria. Sempre più studi infatti dimostrano che nei tessuti infiammati è più facile che una cellula normale degeneri e si trasformi in tumorale.

lunedì 13 dicembre 2010

tumore al colon: Proteggersi dal tumore al colon con l'aspirina. E con un nuovo test

Uno studio conferma: piccole dosi regolari di aspirinetta riducono il rischio di ammalarsi. Ma non è una soluzione valida per tutti, come lo screening per diagnosi precoce.

Un aumento valutato del 10 per cento e 270mila nuovi casi. Sono le stime per il 2010 presentate a Roma nei giorni scorsi dalla Lega italiana tumori. Fra i tipi di cancro sempre più diffusi c’è quello del colon retto, in crescita fra uomini e donne a causa soprattutto di alimentazione scorretta, sedentarietà, sovrappeso. Ma dai laboratori di ricerca arrivano due buone notizie. Primo, piccole dosi di aspirina (quelle usate comunemente per la prevenzione cardiovascolare) riducono il rischio di ammalarsi di carcinoma colonrettale. Secondo, i medici potrebbero avere presto a disposizione un nuovo test efficace per la diagnosi precoce della malattia.

PROTEZIONE DALL’ASPIRINA - Secondo uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Lancet da Peter Rothwell del John Radcliffe Hospital di Oxford, l’acido acetilsalicilico (più noto come aspirina) può ridurre di un quarto le probabilità di sviluppare un tumore al colon e di oltre un terzo la sua gravità, quindi il pericolo di morte per questa neoplasia. La ricerca ha coinvolto più di 14mila persone, tenute sotto osservazione per quasi 20 anni. I volontari sono stati suddivisi in gruppi, a seconda che prendessero o meno l’aspirinetta quotidiana per la prevenzione cardiovascolare (in particolare per evitare ictus e infarti). Nel corso dello studio a 391 partecipanti è stato diagnosticato un carcinoma colonrettale ed è emerso che chi assume l’aspirinetta regolarmente (in dosi da circa 75 milligrammi al giorno) per almeno sei anni ha un rischio ridotto del 24 per cento di ammalarsi e del 35 per cento di morire a causa del tumore. «Il farmaco però va assunto con cautela e solo dopo un’attenta valutazione del bilancio tra rischi e vantaggi - precisano i ricercatori britannici - perché, com’è noto, può provocare sanguinamenti gastrointestinali e ulcere». Insomma, non ci sarà una prescrizione di massa dell’acido acetilsalicilico, ma potrebbe venire consigliato a chi è considerato a elevato rischio di sviluppare la neoplasia.

NUOVO TEST IN ARRIVO - In Italia i tumori del colon rappresentano la seconda causa di morte per cancro. La sopravvivenza a cinque anni per questa patologia si aggira attorno al 65 per cento e sale fino al 90 per cento se la malattia viene rilevata a uno stadio iniziale. «Scoprire la neoplasia il più presto possibile è fondamentale per ridurre la mortalità, ma l’adesione agli screening disponibili per il carcinoma colonrettale è ancora troppo bassa» dicono dall’Istituto scientifico romagnolo Irst di Meldola (Forlì-Cesena), dove si sta studiando un innovativo test per la diagnosi precoce e non invasiva del tumore del colon-retto, il Fluorescente Long Dna (Fl-Dna). Uno strumento che analizza il Dna delle cellule di esfoliazione della mucosa del colon presenti nelle feci, che avviene in modo continuo, non è soggetto alle variazioni di risultato dipendenti dalla intermittenza del sanguinamento delle lesioni tumorali. E che quindi potrebbe scovare i segnali più precoci della malattia, riducendo inoltre i casi falsamente negativi. Il nuovo test molecolare che valuta la quantità e l’integrità del Dna fecale sarebbe più accurato del test del sangue occulto nelle feci - dicono dall’Irst - e avrebbe un valore predittivo particolarmente elevato.

«SCREENING FONDAMENTALI» - Ad oggi il test Sof, in grado di ridurre la mortalità del 13–33 per cento, rappresenta ancora la procedura non invasiva più comunemente utilizzata per scovare in anticipo un carcinoma del colon. Ma secondo i dati più aggiornati dell’Osservatorio nazionale screening nel 2008 risulta coperto dallo screening (tramite Sof, nella grande maggioranza di casi, o mediante rettosigmoidoscopia) solo circa il 51 per cento del territorio nazionale. «È importante che la partecipazione allo screening cresca - spiega Paolo Bianchi, direttore dell’Unità di chirurgia mini-invasiva all’Istituto europeo di oncologia di Milano - perché scoprire un carcinoma colonrettale agli inizi vuol dire avere maggiori probabilità di sopravvivere. E con una qualità di vita migliore, perché l’intervento d’asportazione può essere conservativo». La sensibilità del test del sangue occulto però lascia troppi spazi di indeterminatezza nell’individuazione di un carcinoma, soprattutto delle forme più precoci, per le quali si ricorre quindi di frequente a indagini diagnostiche invasive come la colonscopia. «Gli attuali programmi di screening hanno certamente alcune criticità - conclude Bianchi -: bisognerebbe aumentare l’adesione della popolazione e migliorare la sensibilità del test, cioè ridurre i cosiddetti falsi negativi (persona malata giudicata sana, ndr). I test che valutano il Dna delle cellule tumorali esfoliate e presenti nelle feci sono promettenti, in quanto hanno un’alta sensibilità nel riconoscimento dei soggetti malati e potrebbero superare il problema dei falsi negativi presenti nel Sof. Bisognerà valutare attentamente i costi del test prima di poterlo introdurre come screening sulla popolazione».
fonte:http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro10_ottobre_26/tumore-colon-aspirina-screening-martinella_8b838108-e0fa-11df-b5a9-00144f02aabc.shtml

giovedì 9 dicembre 2010

Tumori: l’aspirina è uno scudo efficace e riduce la mortalità

L’aspirina è uno scudo efficace contro molti tumori, infatti una piccola dose del farmaco riduce del 20-30% il rischio di morte per tumori molto comuni come tumore ai polmoni, all’esofago, all’intestino, allo stomaco, al pancreas e anche al cervello. E’ quanto emerso da un lavoro condotto da Peter Rothwell della University of Oxford, pubblicato sulla rivista Lancet, e basato sulla disamina di dati raccolti da tantissimi precedenti studi clinici (su pazienti) in cui è stata utilizzata l’aspirina.

Basta una dose piccola di aspirina (dai 75 milligrammi al dì in su), ma l’effetto anti-cancro si vede solo se l’aspirina viene assunta per almeno cinque anni di seguito, come avviene di solito a scopo preventivo per persone con rischio cardiovascolare. E’ solo dello scorso ottobre la notizia, data sempre da Lancet e frutto dello stesso team diretto da Rothwell, che piccole dosi di aspirina, quelle usate comunemente per la prevenzione cardiovascolare, riducono di un quarto il rischio di cancro al colon e di oltre un terzo la sua gravità e quindi il rischio di morte per questa neoplasia.

Il nuovo studio mostra che l’effetto dell’aspirina è ben più ampio ed esteso a molti tumori comuni, con una riduzione della mortalità che va dal 20 al 30%. Poiché l’aspirina è comunque associata a rischio emorragie, il farmaco è attualmente somministrato solo se l’individuo ha un rischio cardiovascolare reale; ma questo studio potrebbe avviare i clinici all’uso preventivo dell’aspirina anche contro i tumori.
fonte: http://www.blitzquotidiano.it/salute/tumori-aspirina-scudo-mortalita-668983/

venerdì 30 aprile 2010

CITRONELLA AL POSTO DELL'ASPIRINA PER COMBATTERE MAL DI TESTA


La citronella funziona come l'aspirina: e' in grado di contrastare il mal di testa, secondo quanto emerge dallo studio pubblicato su Evidence-based Complementary and Alternative Medicine dai ricercatori della Griffith University di Brisbane, in Australia.

La ricerca, durata 5 anni, ha dimostrato che l'eugenolo, un estratto della pianta di limone Cymbopogon - nota a tutti come citronella -, agisce come l'aspirina: grazie alla sua capacita' di fluidificare il sangue e di rilasciare serotonina e' infatti in grado di combattere emicrania e mal di testa. ''Lo studio ha dimostrato che l'eugenolo mostra caratteristiche simili all'aspirina - spiega Darren Grice, ricercatore della Griffith University -. Il composto e' infatti in grado di inibire l'aggregazione delle piastrine e, nel contempo, di rilasciare serotonina''.

mercoledì 7 aprile 2010

cancro al seno: ASPIRINA AUMENTA SOPRAVVIVENZA CANCRO AL SENO

L'aspirina potrebbe essere un utile alleato contro il cancro al seno. La notizia arriva da uno studio della Harvard Medical School pubblicata sul Journal of Clinical Oncology. Nella ricerca condotta sui dati clinici di circa 238.000 infermiere e' emerso che assumendo dalle 2 alle 5 aspirine a settimane la mortalita' era ridotta del 71% e il rischio di ulteriore sviluppo del 60%. Un effetto condiviso con altri farmaci della classe dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) come l'ibuprofene e il naprossene, ma non con il paracetamolo. Lo studio, che segue le prime conferme sul ruolo dell'aspirina nel contrasto del cancro all'intestino, dovra' essere sottoposto a verifiche cliniche piu' approfondite e gli stessi autori invitano alla prudenza, ricordando, che l'aspirina e altri anti-infiammatori possono causare effetti collaterali a carico dello stomaco, come ulcere e emorragie, e raccomandano di non assumerla nei primi 12 mesi dopo una diagnosi di cancro al seno, potendo dare effetti indesiderati durante la chemioterapia e la radioterapia.

mercoledì 9 dicembre 2009

PREECLAMPSIA: EPARINA E ASPIRINA INSIEME PER COMBATTERLA

Si chiama PreSePe (Prevention of Second Preeclampsia) il primo trial italiano multicentrico, partito a inizi settembre, sull'efficacia dell'eparina frazionata associata ad aspirina a basse dosi contro l'aspirina da sola nel prevenire la preeclampsia ricorrente.

Lo studio coinvolge 10 importanti centri universitari italiani - con sede a Bologna, Ancona, Torino, Messina, Firenze, Como, Foggia e Roma - ed e' coordinato dal prof.

Sergio Ferrazzani, ginecologo del Dipartimento per la Tutela della salute della donna e della vita nascente del Policlinico universitario ''Agostino Gemelli''.

La preeclampsia e' una grave patologia/complicanza della gravidanza caratterizzata da diversi sintomi quali ipertensione arteriosa, gonfiore, perdite di proteine con le urine e nei casi gravi convulsioni, coma e morte. ''I disordini ipertensivi - spiega Ferrazzani - si presentano in Italia in circa il 4% delle gravidanze, mentre la preeclampsia nel 1-2%, con una maggior frequenza nella prima gravidanza. La frequenza di preeclampsia nella seconda gravidanza e' inferiore all'1% in donne normotese durante la prima gravidanza, mentre la ricorrenza di preeclampsia viene riportata al 15-18%. L'occorrenza di una preeclampsia severa nella precedente gravidanza porta il rischio di ricorrenza al 47%, e, se questa era comparsa nel 2* trimestre, aumenta al 65%''. Si tratta di numeri significativi molto piu' alti in altri Paesi come gli Stati Uniti (57%), la Svezia o l'Inghilterra. Le cause della patologia non sono note, ma uno dei meccanismi patogenetici della malattia sembra implicare la trombosi della circolazione utero-placentare.

Il protocollo sara' illustrato a Roma nel corso del Convegno Preclampsia 2009, che si svolge da oggi, mercoledi' 7 ottobre, a venerdi' 9 ottobre, presso l'aula convegni del Consiglio Nazionale delle ricerche di Roma.

domenica 1 novembre 2009

cancro al colon: L'aspirina può ridurre il rischio di cancro al colon

Una dose giornaliera di aspirina può prevenire l'insorgenza del tumore al colon in persone che hanno una predisposizione genetica a sviluppare questa malattia.
È quanto rivela uno studio presentato a Berlino (Germania) durante il Congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo) e dell'European Cancer Organisation (Ecco).

Gli esperti della Newcastle University hanno coinvolto nell'indagine 1.071 con sindrome di Lynch - una malattia tumorale autosomica dominante - e li hanno divisi in due gruppi: a uno venivano somministrati 600 mg di aspirina al giorno, all'altro placebo. «Molti studi, infatti - ha spiegato John Burn, che ha condotto il lavoro all'Institute of Human Genetics dell'ateneo britannico - avevano già dimostrato che l'aspirina può avere effetti positivi contro alcuni tumori. Il solo modo che avevamo per provarlo con certezza alla comunità scientifica era organizzare un trial randomizzato in una popolazione a rischio».

Dopo 29 mesi dalla somministrazione casuale di aspirina o placebo, agli scienziati ancora non era chiaro quanto e se l'antinfiammatorio più famoso al mondo giovasse a questi pazienti. «Ma dopo aver allungato il tempo di osservazione a 4 anni - racconta Burn - è emersa la differente incidenza di cancro al colon-retto fra chi aveva assunto aspirina con regolarità e il gruppo di controllo: solo sei casi nel primo campione, contro 16 del secondo». Anche l'incidenza di neoplasia alle ovaie, che le donne con sindrome di Lynch rischiano più delle altre, appariva ridotta.

Il meccanismo attraverso cui l'acido acetilsalicilico agisce contro i tumori non è ancora chiaro, anche se gli studiosi credono che siano coinvolte le cellule staminali: «Pensiamo che l'aspirina - conclude l'esperto - abbia un effetto che impedisce la sopravvivenza di staminali resistenti alla chemioterapia». Sono comunque in programma nuovi test, che coinvolgeranno più pazienti e studieranno anche l'effetto di dosi più basse di antinfiammatorio, nel tentativo di diminuire i possibili effetti collaterali e di ottenere gli stessi benefici.

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