Frutta, verdura e cereali integrali aiutano a prevenire il rischio di sviluppare il cancro al colon retto. A fare la differenza sono le fibre in essi contenuti: a sostenerlo è uno studio, pubblicato sul British Medical Journal, secondo cui l'aggiunta di tre porzioni (90 g al giorno) di cereali integrali alla dieta quotidiana è legato a una riduzione del 20% del rischio di sviluppare il cancro al colon retto.
Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell'Imperial College di Londra guidati da Dagfinn Aune, ricercatore nel dipartimento di epidemiologia e biostatistica, che hanno incrociato i dati di 25 studi condotti sull'argomento, per un totale di quasi due milioni di persone esaminate. Dalla ricerca è emerso che ogni 10 grammi di fibre assunte in più al giorno sarebbero in grado di diminuire del 10% il rischio di sviluppare questo tipo di cancro: «Più fibre si mangiano, meglio è. Bastano anche quantità moderate per ottenere degli effetti», spiega Aune.
Gli studiosi hanno rilevato che, in particolare, contro il cancro al colon retto un importante ruolo è ricoperto, ferma restando l'importanza delle fibre in generale, dalle fibre dei cereali e dei cereali integrali. Ulteriori studi dovranno essere condotti, concludono gli studiosi, al fine di comprendere in modo più dettagliato quali fibre e in che quantità vadano consumate per prevenire determinate patologie.
NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
Visualizzazione post con etichetta colon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta colon. Mostra tutti i post
venerdì 11 novembre 2011
mercoledì 12 ottobre 2011
ZENZERO RIDUCE INFIAMMAZIONE COLON
Due grammi di estratto di zenzero per limitare le infiammazioni a carico del colon: e' quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancer Prevention Research dal team di Suzanna Zick dell'University of Michigan Medical School (Usa) secondo cui, stando ai risultati ottenuti, la radice potrebbe essere utilizzata anche per prevenire lo sviluppo del tumore al colon - l'infiammazione dei tessuti risulta infatti essere una delle cause dell'origine della neoplasia. Lo studio e' stato condotto su 30 pazienti affetti da colon infiammabile divisi in due gruppi: dopo aver fatto loro assumere, per 28 giorni, due grammi di supplementi di radice di zenzero oppure un placebo, i ricercatori hanno rilevato che nel gruppo che aveva assunto lo zenzero i marcatori tipici dell'infiammazione risultavano ridotti in maniera ''statisticamente significativa''
venerdì 25 febbraio 2011
cancro al colon : 1 LITRO DI LATTE AL GIORNO DA PICCOLI PROTEGGE IL COLON RETTO
I bambini e gli adolescenti che bevono regolarmente il latte a scuola vedono diminuire il rischio di sviluppare il cancro al colon-retto del 30% nell'eta' adulta: ad affermarlo sono i ricercatori della University of Otago guidati da Brian Cox e da Mary Jane Sneyd. Lo studio, pubblicato sul'American Journal of Epidemiology, mette in particolare in risalto che la riduzione del rischio e' massima nei ragazzi che consumano quotidianamente circa un litro al giorno di latte durante l'anno scolastico.
I ricercatori ritengono che la distribuzione gratuita di latte nelle scuole tra il 1937 e il 1967 potrebbe essere la motivazione alla base della drastica riduzione del rischio di cancro al colon-retto verificatasi in Nuova Zelanda per i nati tra il 1938 e il 1953.
I ricercatori ritengono che la distribuzione gratuita di latte nelle scuole tra il 1937 e il 1967 potrebbe essere la motivazione alla base della drastica riduzione del rischio di cancro al colon-retto verificatasi in Nuova Zelanda per i nati tra il 1938 e il 1953.
Etichette:
cancro al colon,
colon,
latte,
tumore al colon
lunedì 13 dicembre 2010
tumore al colon: Proteggersi dal tumore al colon con l'aspirina. E con un nuovo test
Uno studio conferma: piccole dosi regolari di aspirinetta riducono il rischio di ammalarsi. Ma non è una soluzione valida per tutti, come lo screening per diagnosi precoce.
Un aumento valutato del 10 per cento e 270mila nuovi casi. Sono le stime per il 2010 presentate a Roma nei giorni scorsi dalla Lega italiana tumori. Fra i tipi di cancro sempre più diffusi c’è quello del colon retto, in crescita fra uomini e donne a causa soprattutto di alimentazione scorretta, sedentarietà, sovrappeso. Ma dai laboratori di ricerca arrivano due buone notizie. Primo, piccole dosi di aspirina (quelle usate comunemente per la prevenzione cardiovascolare) riducono il rischio di ammalarsi di carcinoma colonrettale. Secondo, i medici potrebbero avere presto a disposizione un nuovo test efficace per la diagnosi precoce della malattia.
PROTEZIONE DALL’ASPIRINA - Secondo uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Lancet da Peter Rothwell del John Radcliffe Hospital di Oxford, l’acido acetilsalicilico (più noto come aspirina) può ridurre di un quarto le probabilità di sviluppare un tumore al colon e di oltre un terzo la sua gravità, quindi il pericolo di morte per questa neoplasia. La ricerca ha coinvolto più di 14mila persone, tenute sotto osservazione per quasi 20 anni. I volontari sono stati suddivisi in gruppi, a seconda che prendessero o meno l’aspirinetta quotidiana per la prevenzione cardiovascolare (in particolare per evitare ictus e infarti). Nel corso dello studio a 391 partecipanti è stato diagnosticato un carcinoma colonrettale ed è emerso che chi assume l’aspirinetta regolarmente (in dosi da circa 75 milligrammi al giorno) per almeno sei anni ha un rischio ridotto del 24 per cento di ammalarsi e del 35 per cento di morire a causa del tumore. «Il farmaco però va assunto con cautela e solo dopo un’attenta valutazione del bilancio tra rischi e vantaggi - precisano i ricercatori britannici - perché, com’è noto, può provocare sanguinamenti gastrointestinali e ulcere». Insomma, non ci sarà una prescrizione di massa dell’acido acetilsalicilico, ma potrebbe venire consigliato a chi è considerato a elevato rischio di sviluppare la neoplasia.
NUOVO TEST IN ARRIVO - In Italia i tumori del colon rappresentano la seconda causa di morte per cancro. La sopravvivenza a cinque anni per questa patologia si aggira attorno al 65 per cento e sale fino al 90 per cento se la malattia viene rilevata a uno stadio iniziale. «Scoprire la neoplasia il più presto possibile è fondamentale per ridurre la mortalità, ma l’adesione agli screening disponibili per il carcinoma colonrettale è ancora troppo bassa» dicono dall’Istituto scientifico romagnolo Irst di Meldola (Forlì-Cesena), dove si sta studiando un innovativo test per la diagnosi precoce e non invasiva del tumore del colon-retto, il Fluorescente Long Dna (Fl-Dna). Uno strumento che analizza il Dna delle cellule di esfoliazione della mucosa del colon presenti nelle feci, che avviene in modo continuo, non è soggetto alle variazioni di risultato dipendenti dalla intermittenza del sanguinamento delle lesioni tumorali. E che quindi potrebbe scovare i segnali più precoci della malattia, riducendo inoltre i casi falsamente negativi. Il nuovo test molecolare che valuta la quantità e l’integrità del Dna fecale sarebbe più accurato del test del sangue occulto nelle feci - dicono dall’Irst - e avrebbe un valore predittivo particolarmente elevato.
«SCREENING FONDAMENTALI» - Ad oggi il test Sof, in grado di ridurre la mortalità del 13–33 per cento, rappresenta ancora la procedura non invasiva più comunemente utilizzata per scovare in anticipo un carcinoma del colon. Ma secondo i dati più aggiornati dell’Osservatorio nazionale screening nel 2008 risulta coperto dallo screening (tramite Sof, nella grande maggioranza di casi, o mediante rettosigmoidoscopia) solo circa il 51 per cento del territorio nazionale. «È importante che la partecipazione allo screening cresca - spiega Paolo Bianchi, direttore dell’Unità di chirurgia mini-invasiva all’Istituto europeo di oncologia di Milano - perché scoprire un carcinoma colonrettale agli inizi vuol dire avere maggiori probabilità di sopravvivere. E con una qualità di vita migliore, perché l’intervento d’asportazione può essere conservativo». La sensibilità del test del sangue occulto però lascia troppi spazi di indeterminatezza nell’individuazione di un carcinoma, soprattutto delle forme più precoci, per le quali si ricorre quindi di frequente a indagini diagnostiche invasive come la colonscopia. «Gli attuali programmi di screening hanno certamente alcune criticità - conclude Bianchi -: bisognerebbe aumentare l’adesione della popolazione e migliorare la sensibilità del test, cioè ridurre i cosiddetti falsi negativi (persona malata giudicata sana, ndr). I test che valutano il Dna delle cellule tumorali esfoliate e presenti nelle feci sono promettenti, in quanto hanno un’alta sensibilità nel riconoscimento dei soggetti malati e potrebbero superare il problema dei falsi negativi presenti nel Sof. Bisognerà valutare attentamente i costi del test prima di poterlo introdurre come screening sulla popolazione».
fonte:http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro10_ottobre_26/tumore-colon-aspirina-screening-martinella_8b838108-e0fa-11df-b5a9-00144f02aabc.shtml
Un aumento valutato del 10 per cento e 270mila nuovi casi. Sono le stime per il 2010 presentate a Roma nei giorni scorsi dalla Lega italiana tumori. Fra i tipi di cancro sempre più diffusi c’è quello del colon retto, in crescita fra uomini e donne a causa soprattutto di alimentazione scorretta, sedentarietà, sovrappeso. Ma dai laboratori di ricerca arrivano due buone notizie. Primo, piccole dosi di aspirina (quelle usate comunemente per la prevenzione cardiovascolare) riducono il rischio di ammalarsi di carcinoma colonrettale. Secondo, i medici potrebbero avere presto a disposizione un nuovo test efficace per la diagnosi precoce della malattia.
PROTEZIONE DALL’ASPIRINA - Secondo uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Lancet da Peter Rothwell del John Radcliffe Hospital di Oxford, l’acido acetilsalicilico (più noto come aspirina) può ridurre di un quarto le probabilità di sviluppare un tumore al colon e di oltre un terzo la sua gravità, quindi il pericolo di morte per questa neoplasia. La ricerca ha coinvolto più di 14mila persone, tenute sotto osservazione per quasi 20 anni. I volontari sono stati suddivisi in gruppi, a seconda che prendessero o meno l’aspirinetta quotidiana per la prevenzione cardiovascolare (in particolare per evitare ictus e infarti). Nel corso dello studio a 391 partecipanti è stato diagnosticato un carcinoma colonrettale ed è emerso che chi assume l’aspirinetta regolarmente (in dosi da circa 75 milligrammi al giorno) per almeno sei anni ha un rischio ridotto del 24 per cento di ammalarsi e del 35 per cento di morire a causa del tumore. «Il farmaco però va assunto con cautela e solo dopo un’attenta valutazione del bilancio tra rischi e vantaggi - precisano i ricercatori britannici - perché, com’è noto, può provocare sanguinamenti gastrointestinali e ulcere». Insomma, non ci sarà una prescrizione di massa dell’acido acetilsalicilico, ma potrebbe venire consigliato a chi è considerato a elevato rischio di sviluppare la neoplasia.
NUOVO TEST IN ARRIVO - In Italia i tumori del colon rappresentano la seconda causa di morte per cancro. La sopravvivenza a cinque anni per questa patologia si aggira attorno al 65 per cento e sale fino al 90 per cento se la malattia viene rilevata a uno stadio iniziale. «Scoprire la neoplasia il più presto possibile è fondamentale per ridurre la mortalità, ma l’adesione agli screening disponibili per il carcinoma colonrettale è ancora troppo bassa» dicono dall’Istituto scientifico romagnolo Irst di Meldola (Forlì-Cesena), dove si sta studiando un innovativo test per la diagnosi precoce e non invasiva del tumore del colon-retto, il Fluorescente Long Dna (Fl-Dna). Uno strumento che analizza il Dna delle cellule di esfoliazione della mucosa del colon presenti nelle feci, che avviene in modo continuo, non è soggetto alle variazioni di risultato dipendenti dalla intermittenza del sanguinamento delle lesioni tumorali. E che quindi potrebbe scovare i segnali più precoci della malattia, riducendo inoltre i casi falsamente negativi. Il nuovo test molecolare che valuta la quantità e l’integrità del Dna fecale sarebbe più accurato del test del sangue occulto nelle feci - dicono dall’Irst - e avrebbe un valore predittivo particolarmente elevato.
«SCREENING FONDAMENTALI» - Ad oggi il test Sof, in grado di ridurre la mortalità del 13–33 per cento, rappresenta ancora la procedura non invasiva più comunemente utilizzata per scovare in anticipo un carcinoma del colon. Ma secondo i dati più aggiornati dell’Osservatorio nazionale screening nel 2008 risulta coperto dallo screening (tramite Sof, nella grande maggioranza di casi, o mediante rettosigmoidoscopia) solo circa il 51 per cento del territorio nazionale. «È importante che la partecipazione allo screening cresca - spiega Paolo Bianchi, direttore dell’Unità di chirurgia mini-invasiva all’Istituto europeo di oncologia di Milano - perché scoprire un carcinoma colonrettale agli inizi vuol dire avere maggiori probabilità di sopravvivere. E con una qualità di vita migliore, perché l’intervento d’asportazione può essere conservativo». La sensibilità del test del sangue occulto però lascia troppi spazi di indeterminatezza nell’individuazione di un carcinoma, soprattutto delle forme più precoci, per le quali si ricorre quindi di frequente a indagini diagnostiche invasive come la colonscopia. «Gli attuali programmi di screening hanno certamente alcune criticità - conclude Bianchi -: bisognerebbe aumentare l’adesione della popolazione e migliorare la sensibilità del test, cioè ridurre i cosiddetti falsi negativi (persona malata giudicata sana, ndr). I test che valutano il Dna delle cellule tumorali esfoliate e presenti nelle feci sono promettenti, in quanto hanno un’alta sensibilità nel riconoscimento dei soggetti malati e potrebbero superare il problema dei falsi negativi presenti nel Sof. Bisognerà valutare attentamente i costi del test prima di poterlo introdurre come screening sulla popolazione».
fonte:http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro10_ottobre_26/tumore-colon-aspirina-screening-martinella_8b838108-e0fa-11df-b5a9-00144f02aabc.shtml
Etichette:
aspirina,
cancro al colon,
colon,
RICERCHE SUI TUMORI,
tumore al colon
sabato 4 dicembre 2010
cancro al colon: LAMPONI NERI RIDUCONO DEL 60% IL RISCHIO AL COLON
Le proprieta' benefiche del lampone nero proteggono dal rischio di cancro al colon fino al 60%.
E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Cancer Prevention Research, dai ricercatori dell'Universita' dell'Illinois di Chicago (Usa).
La ricerca e' stata condotta su due gruppi di topi predisposti allo sviluppo di tumore intestinale o di colite, che sono stati nutriti per 12 settimane con una dieta ricca di grassi associata, in alcuni casi, con degli integratori a base di lamponi neri.
Al termine dell'esperimento, e' emerso che il frutto di bosco aveva ridotto il rischio di cancro del 45%, e, in particolare del tumore intestinale del 60% nei roditori predisposti a sviluppare il cancro al colon, e del 50% in quelli inclini all'insorgenza della colite.
E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Cancer Prevention Research, dai ricercatori dell'Universita' dell'Illinois di Chicago (Usa).
La ricerca e' stata condotta su due gruppi di topi predisposti allo sviluppo di tumore intestinale o di colite, che sono stati nutriti per 12 settimane con una dieta ricca di grassi associata, in alcuni casi, con degli integratori a base di lamponi neri.
Al termine dell'esperimento, e' emerso che il frutto di bosco aveva ridotto il rischio di cancro del 45%, e, in particolare del tumore intestinale del 60% nei roditori predisposti a sviluppare il cancro al colon, e del 50% in quelli inclini all'insorgenza della colite.
Etichette:
alimentazione,
alimenti,
cancro al colon,
cibi,
CIBO,
colon,
Dieta,
LAMPONE NERO,
LAMPONI,
TUMORE,
TUMORI
domenica 5 settembre 2010
CANCRO AL COLON : FRUTTA, VERDURA E CEREALI ABBATTONO RISCHIO CANCRO COLON DEL 60%
Una dieta ricca di frutta e verdura, latticini a basso contenuto di grassi e pesce puo' ridurre fino al 65% il rischio di sviluppare il cancro al colon-retto: a sostenerlo, ribadendo una conoscenza gia' acquisita dalla comunita' scientifica ma messa in discussione da alcuni ultimi studi, una ricerca condotta da Paige Miller della Pennsylvania State University e pubblicata sul Journal of Nutrition. ''Abbiamo scoperto - spiega Miller - che una dieta a base vegetale con elevate quantita' di frutta, verdura e cereali integrali, e che preveda il consumo di frutta secca, oli vegetali, pesce e prodotti caseari a basso contenuto di grassi e' associata, sia negli uomini che nelle donne, a un ridotto rischio di tumore colorettale''.
Miller e colleghi hanno valutato la dieta di 431 uomini e donne con cancro colorettale e di 726 uomini e donne sani.
Oltre a trovare una riduzione del rischio di cancro al colon-retto nelle persone che mangiano molta frutta e verdura - 65% nelle donne e 62% negli uomini - gli studiosi hanno rilevato che il modello di dieta associata a un maggiore rischio di cancro include molta carne rossa, carni trasformate, pollame, patate fritte, latte ricco di grassi, dolci, snack salati, burro, maionese condimenti grassi e cereali raffinati. Oltre, ovviamente, al fumare, all'essere in sovrappeso e all'eccedere con l'alcol.
Miller e colleghi hanno valutato la dieta di 431 uomini e donne con cancro colorettale e di 726 uomini e donne sani.
Oltre a trovare una riduzione del rischio di cancro al colon-retto nelle persone che mangiano molta frutta e verdura - 65% nelle donne e 62% negli uomini - gli studiosi hanno rilevato che il modello di dieta associata a un maggiore rischio di cancro include molta carne rossa, carni trasformate, pollame, patate fritte, latte ricco di grassi, dolci, snack salati, burro, maionese condimenti grassi e cereali raffinati. Oltre, ovviamente, al fumare, all'essere in sovrappeso e all'eccedere con l'alcol.
Etichette:
alimentazione,
alimenti,
CANCRO,
cancro al colon,
colon,
frutta,
TUMORI,
verdura
Iscriviti a:
Post (Atom)