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venerdì 8 aprile 2011

contaminazione in Italia: GRAVI PATOLOGIE DA IODIO 131 ARRIVATO ANCHE DA NOI

Non e' cosi' semplice dire, senza alcuna ombra di dubbio, quanto i nostri mari siano effettivamente al sicuro dalla contaminazione causata in Giappone. E' la denuncia di Marevivo che sottolinea come i radionuclidi - gli atomi instabili che decadono emettendo energia sotto forma di radiazione - riversati in mare con le acque contaminate ''mettano a forte rischio'' l'ecosistema in generale e alcune specie in particolare.

''I rischi per la biodiversita' marina - spiega Silvano Focardi, Professore di Ecologia all'Universita' di Siena e membro del Comitato Scientifico di Marevivo - sono legati alla durata e alla dimensione dell'incidente; e sono rappresentati dalla insorgenza di danni gravi che possono arrivare fino a mutazioni genetiche capaci di incidere sulle capacita' riproduttive degli organismi''.

''Per l'uomo - aggiunge - il consumo prolungato di alimenti anche debolmente contaminati, costituisce un pericolo, perche' i radionuclidi si fissano nell'organismo e, con il passare del tempo, possono determinare gravi patologie''.

Concentrazioni significative di particelle sono state misurate alle Hawaii e in California e lo iodio 131 e' arrivato anche da noi: ''Le concentrazioni rilevate in Italia sono, si dice, trascurabili e non pericolose ma - rileva Focardi - proprio per le incertezze delle informazioni pervenute finora, e' bene non sottovalutare il problema. Lo iodio 131 ha una emivita di pochi giorni, ma presenta una notevole aggressivita' per la tiroide''.

contaminazione in Italia: IN ITALIA LIEVI TRACCE IODIO131 E CESIO137 NEL FORAGGIO

Dopo i vegetali a foglia larga e il latte, in cui sono state rinvenute lievi tracce di iodio 131, l'Ispra segnala presenza di Iodio 131 e Cesio 137. Lo riferisce lo stesso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che con il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente effettua il monitoraggio della radioattivita' ambientale e che dal 12 marzo scorso ha chiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l'andamento di una eventuale presenza di radioattivita' in aria riconducibile all'incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. I dati sono aggiornati alle 20 di ieri. In particolare, come gia' segnalato dall'istituto, i risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio131, compresi tra 0,06 e 0,80 Bq/kg. Si evidenzia che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom e' pari a 2000 Bq/kg. Sono state, inoltre, effettuate misure su campioni di foraggio che hanno evidenziato, in alcuni casi, la presenza di I-131 tra 0,49 e 2,8 Bq/kg e di Cs-137 (il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per il Cesio 137 e' pari a 1250 Bq/kg) variabile tra 0,40 e 15,8 Bq/kg. Anche per queste misurazioni non e' stata rilevata la presenza di Cs-134. I risultati delle prime misure effettuate sul latte a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131 variabili tra 0,30 e 1,20 Bq/l.

Si consideri che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per lo Iodio 131 nel latte e' pari a 150 Bq/l per gli alimenti per lattanti. Le concentrazioni, evidenzia l'Ispra, sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei.

I valori di concentrazione rilevati con le prime misure nei vegetali a foglia larga e nel latte sono notevolmente inferiori ai livelli massimi ammissibili stabiliti dai regolamenti Euratom. Si conferma conclude l'Istituto, che, sino ad oggi, la rete automatica di monitoraggio dell'intensita' di dose gamma in aria dell'Ispra non ha rilevato valori anomali rispetto alle normali fluttuazioni del fondo ambientale locale.

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giovedì 7 aprile 2011

CONTAMINAZIONE DA IODIO 131 ANCHE NEL LATTE E NELLA VERDURA ITALIANA

Tracce di Iodio 131 sui vegetali a foglia larga e latte in Italia, ma i valori riscontrati sono nettamente inferiori al livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom. Lo riferisce l'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che con il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente effettua il monitoraggio della radioattivita' ambientale e che dal 12 marzo scorso ha chiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l'andamento di una eventuale presenza di radioattivita' in aria riconducibile all'incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. I dati sono aggiornati alle 20 di ieri. I risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo, si legge sul sito dell'Istituto, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio131, compresi tra 0,06 e 0,79 Bq/kg.

L'Ispra evidenzia che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom e' pari a 2000 Bq/kg. Per quanto riguarda il Cesio 137, i valori sono tra 0,07 Bq/kg e 0,66 Bq/kg e l'Istituto evidenzia che ''al momento non e' possibile correlare direttamente, sulla base di queste misure, tale presenza di Cesio 137 ai rilasci in atmosfera generati all'incidente in Giappone''. Per quanto rigarda il latte, invece, i risultati delle prime misure effettuate dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131 variabili tra 0,40 e 1,20 Bq/l.

''Si consideri - sottolinea l'Ispra - che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per lo Iodio 131 nel latte e' pari a 150 Bq/l per gli alimenti per lattanti. Le concentrazioni sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei''.

I valori di concentrazione rilevati con le prime misure nei vegetali a foglia larga e nel latte, conclude, ''sono notevolmente inferiori ai livelli massimi ammissibili stabiliti dai regolamenti Euratom''.

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sabato 4 dicembre 2010

cancro al colon: LAMPONI NERI RIDUCONO DEL 60% IL RISCHIO AL COLON

Le proprieta' benefiche del lampone nero proteggono dal rischio di cancro al colon fino al 60%.

E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Cancer Prevention Research, dai ricercatori dell'Universita' dell'Illinois di Chicago (Usa).

La ricerca e' stata condotta su due gruppi di topi predisposti allo sviluppo di tumore intestinale o di colite, che sono stati nutriti per 12 settimane con una dieta ricca di grassi associata, in alcuni casi, con degli integratori a base di lamponi neri.

Al termine dell'esperimento, e' emerso che il frutto di bosco aveva ridotto il rischio di cancro del 45%, e, in particolare del tumore intestinale del 60% nei roditori predisposti a sviluppare il cancro al colon, e del 50% in quelli inclini all'insorgenza della colite.

giovedì 8 luglio 2010

Alimenti : EUROPARLAMENTO DICE NO A CIBO DERIVATO DA ANIMALI CLONATI


I deputati europei dicono no al cibo derivato da animali clonati. L'europarlamento ha rinnovato il suo appello al divieto della commercializzazione di alimenti derivati da animali clonati in una votazione di mercoledi' per una legislazione sui nuovi alimenti, invocando inoltre una moratoria sui cibi prodotti grazie all'uso di nanotecnologie fino a quando possano essere esclusi eventuali rischi per la salute.

L'uso di nuovi cibi - derivati da processi di produzione innovativi o tradizionalmente consumati solo fuori dall'Unione europea - e' regolamentato gia' dal 1997. Il Parlamento europeo ha approvato una serie di emendamenti tesi a rinnovare la normativa vigente, in particolare l'introduzione di una procedura semplificata di autorizzazione, sottoposta a una valutazione dei rischi eseguita dall'Autorita' europea per la sicurezza alimentare.

I deputati hanno anche espresso la loro preoccupazione riguardo al consumo di alimenti derivati da animali clonati e all'uso di nanotecnologie.

Attualmente, non esiste una normativa europea che autorizzi o vieti prodotti lattiero caseari e carne provenienti da animali clonati. Invece di disciplinare tali prodotti in base alle norme sui nuovi alimenti, come sostenuto dalla Commissione e dal Consiglio, i deputati insistono sul fatto che la nuova legislazione europea dovrebbe espressamente vietare tutti il cibi derivati da animali clonati e dalla loro progenie, e chiedono una moratoria sulla vendita, in attesa che tale normativa entri in vigore.

sabato 13 marzo 2010

CIBI DIETETICI NON FANNO DIMAGRIRE, DAILY MAIL SFATA I MITI


Le barrette dietetiche non fanno dimagrire, mangiare prima di andare a dormire non necessariamente fara' alzare l'ago della bilancia, le uova non fanno schizzare il colesterolo alle stelle, ma soprattutto non c'e' nessun legame tra il bere gli ormai noti ''due litri d'acqua al giorno'', il benessere della pelle e il ritorno alla forma perfetta. Il quotidiano inglese ''Daily Mail'', nella sua versione on-line, sfata, uno dopo l'altro, i miti delle diete facendo fede ai piu' recenti studi scientifici in merito.

In ordine: i mirtilli non contengono piu' antiossidanti di altra frutta, per esempio anche l'uva ne e' ricca per non parlare del cioccolato fondente; le barrette dietetiche non fanno dimagrire perche' ricche di dolcificanti sintetici; mangiare la notte non farebbe ingrassare perche', scrive il quotidiano, ''le calorie sono calorie'' e studi sulle scimmie hanno dimostrato che il loro peso non cambia se assumono il 6% del cibo quotidiano di notte o anche se arrivano a consumarne il 65%: il corpo brucia comunque i grassi durante il sonno.
E ancora: sul fronte uova e colestorolo, uno studio dell'Universita' del Surrey ha dimostrato che facendo mangiare ai pazienti due uova al giorno per 12 settimane, alla fine della ricerca nessuno aveva incrementato il proprio livello di colesterolo. D'altronde, spiega ancora il Daily Mail, le uova contengono, tra le altre, vitamina D e vitamina B-12.

Frutta e verdura, alleati di chiunque intraprenda una dieta, non andrebbero conservati in frigorifero perche' la ricchezza nutritiva dei vegetali ne risente moltissimo, come dimostrato da un gruppo di scienziati dell'Oklahoma che hanno lasciato un cocomero a temperatura ambiente e dopo due settimane conteneva il doppio di beta-carotene e il 20% in piu' di licopene, entrambi antiossidanti, rispetto a un frutto lasciato in frigorifero. Per quanto riguarda l'assunzione abbondante d'acqua, invece, i medici dell'universita' della Pennsylvania hanno esaminato i benefici del bere molto senza riscontrare prove che questo purifichi la pelle, faccia perdere peso e aiuti l'organismo a disintossicarsi.

Sul fronte proteine animali: la carne bianca non sarebbe neanche meno grassa rispetto a quella rossa, un etto di lombata magra ha cinque grammi di grassi mentre un etto di coscia di pollo arriva a 9 grammi.
Infine, il consiglio che tutti hanno ascoltato almeno una volta prima di intraprendere una dieta: meglio mangiare poco e spesso. Il medico australiano, Michelle Palmer, ha paragonato due gruppi di persone: i primi mangiavano tre pasti abbondanti e i secondi sei meno corposi.
Tra i due non sono state riscontrate differenze, ma anzi le persone che avevano mangiato ''piu' spesso'' sono state piu' inclini a rimetter su i chili persi.

giovedì 25 febbraio 2010

IL CALCIO RENDE I CIBI PIU' GUSTOSI

Il calcio, di per se' insapore, rende i cibi piu' gustosi perche' ne intensifica il sapore: e' quanto emerge dallo studio pubblicato sul The Journal of Biological Chemistry dai ricercatori dell'Institute of Life Sciences di Ajinomoto, in Giappone.

La ricerca ha dimostrato che il calcio fa parte di una serie di sostanze prive di sapore che, pero', sono in grado di amplificare il gusto dolce o salato degli alimenti. Sulla lingua sono infatti presenti dei recettori extracellulari che si attivano in presenza del calcio rendendo piu' intenso e saporito il sapore dei cibi in cui e' presente. Queste essenze sono spesso presenti nella cucina giapponese e sono dotate del cosiddetto ''gusto kokumi'', ossia la capacita' di esaltare il sapore degli altri aromi.

lunedì 21 dicembre 2009

anemia : Due geni vegetali in un chicco di riso comune, in questo modo il riso migliora la sua capacità di assorbire il ferro


È in un chicco di riso Ogm la soluzione per chi ha carenza di ferro. I ricercatori del Politecnico di Zurigo, trasferendo due geni vegetali nel riso comune, hanno migliorato la capacità della pianta di assorbire il ferro dalla terra. Christoff Sautter e Wilhelm Gruissem spiegano su 'Plant Biotechnology Journal' che, grazie alla combinazione della ferritina e della nicotianamina sintasi, i chicchi possono immagazzinare una quantità di ferro sei volte superiore alla norma. Resta da chiarire l'impatto che la sua coltivazione possa avere sull'ambiente, inoltre servono dei test che ne certifichino la sicurezza.

Il chicco Ogm potrebbe essere una soluzione sia per chi soffre di anemia sia per i Paesi in via di sviluppo. Il riso è una fonte di alimentazione per un terzo della popolazione mondiale, ma non permette di assorbire sufficienti elementi per risolvere la mancanza di ferro.

lunedì 30 novembre 2009

Un'alimentazione ricca di fibre e' in grado di fortificare le difese immunitarie

Un'alimentazione ricca di fibre e' in grado di fortificare le difese immunitarie. E' quanto emerge da uno studio australiano condotto dai ricercatori del Garvan Institute of Medical Research e del Cooperative Research Centre for Asthma e Airways pubblicato su Nature, secondo cui il segreto e' in un recettore antinfiammatorio, GPR43, in grado di legarsi agli acidi grassi a catena corta - gia' noti per la loro attivita' antinfiammatoria - generando una sorta di ''barriera'' immunitaria, e rafforzando quindi le difese dell'organismo. Tutto dipende dalla fibre consumate: il recettore puo' spegnersi o accendersi, a seconda del tipo di alimentazione, determinando quindi il rafforzamento o l'indebolimento del sistema immunitario. ''Questo nuovo meccanismo molecolare - spiegano i ricercatori - potrebbe spiegare come la dieta sta colpendo il nostro sistema immunitario''.

mercoledì 18 novembre 2009

Alzheimer: FRUTTA, DIETA MEDITERRANEA E SPORT RIDUCONO IL RISCHIO DI AMMALARSI DEL 60 %


Sport e dieta mediterranea riducono il rischio di Alzheimer:lo conferma uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association.Secondo gli esperti, che per 5 anni hanno seguito 1.880 anziani sani, un'alimentazione ricca di frutta e povera di carni rosse ABBINATA ALLA ginnastica diminuisce il rischio Alzheimer .
E' il risultato di uno studio guidato da Nikos Sarmeas della Columbia University e pubblicato su Journal of the American Medical Association (JAMA). Lo studio, condotto su 1880 anziani, con un'eta' media di 77 anni, di una comunita' multi-etnica newyorkese, ha analizzato il livello di attivita' di fisica e le abitudini alimentari. Dallo studio e' emerso che soggetti fisicamente attivi avevano un 33% di riduzione del rischio del morbo di Alzheimer, mentre coloro che avevano aderito ad un tipo di dieta mediterranea avevano ridotto il rischio del 40%. La progressiva associazione di una buona attivita' fisica e di una dieta mediterranea aveva ridotto del 60% il rischio di Alzheimer. ''Questo studio - afferma Nikos Scarmeas - e' importante perche' dimostra che le persone possono essere in grado di alterare il loro rischio di sviluppare il mordo di Alzheimer, modificando il loro stile di vita attraverso la dieta e l'esercizio fisico''.

martedì 22 settembre 2009

booster broccolo: HA IL 40% DI ANTIOSSIDANTI IN PIù.

Scienziati australiani hanno sviluppato la prima 'superverdura' al mondo con il 40% in piu' di antiossidanti.I ricercatori del dipartimento industrie primarie del Victoria hanno ottenuto gli ortaggi senza ricorrere all'ingegneria genetica ma con complessi incroci durati 10 anni. I consumatori possono gia' mangiare i 'booster broccoli', mentre test commerciali sono in corso su altri 15 ortaggi, tra cui lattuga, pomodori e peperoni.

booster broccolo : Ogni porzione nutre il doppio ma sul banco del fruttivendolo occupera' lo stesso spazio.

Scienziati australiani hanno infatti sviluppato un super-broccolo che contiene fino al 40% di antiossidanti in piu' dei vegetali normali. ''E senza ricorrere a tecniche di ingegneria genetica'', precisa Rod Jones, a capo della squadra del Victoria's Department of Primary Industries (Australia) che ha ''creato'' naturalmente il nuovo concentrato di salute.

Il vegetale, gia' ribattezzato ''booster broccolo'', secondo quanto riporta l'Abc arrivera' presto in commercio avvolto con cura in fogli di plastica protettiva per mantenere intatte le proprieta' e il prezioso contento di antiossidanti. Queste sostanze naturali, ricordano gli studiosi australiani, si sono dimostrate capaci di rallentare l'invecchiamento e di proteggere da numerose malattie, a partire dal tumore. ''Il nostro broccolo - spiega Jones - e' piu' dolce rispetto alle altre varieta' perche' ha un contenuto piu' elevato di zucchero''.

Affidandosi solo a innesti e tecniche naturali e selezionando i semi di oltre 400 varieta', Jones e compagni hanno individuato l'incroci ottimale per ''coltivare'' il broccolo delle meraviglie ma presto, grazie ad un investimento di oltre 20 milioni di dollari da parte di una societa' privata, metteranno a punto altri super-vegetali.

Super-pomodoro, super-peperone e super-lattuga, promettono gli scienziati, sono gia' in pole position.

domenica 6 settembre 2009

barbabietola rossa: IL MIGLIOR INTEGRATORE!!!


Basta bibite dai colori improbabili e intrugli di sali minerali. Secondo uno studio dell'Università dell'Exeter, il miglior integratore è il succo di barbabietola rossa, in grado di incrementare la resistenza allo sforzo fino al 16%. I nitrati contenuti nella verdura, infatti, consentirebbero una riduzione dell'assorbimento dell'ossigeno, rendendo l'attività fisica meno faticosa. I ricercatori sono convinti che la loro scoperta possa aiutare non sono gli amanti delle attività fisiche che richiedono un ingente apporto energetico, ma anche chi ha qualche problema cardiovascolare o respiratorio. L’assunzione di barbabietola, infatti, comporta anche una diminuzione della pressione sanguigna.

LA RICERCA - L'esperimento chiave è stato effettuato su otto ciclisti tra i 19 e 38 anni, ai quali è stato somministrato mezzo litro di succo rosso per sei giorni consecutivi, prima di una serie di test atletici. È stato calcolato che la barbabietola ha consentito agli sportivi di coprire una distanza predeterminata in un arco di tempo inferiore del 2% rispetto a quello impiegato dopo l’assunzione di un tradizionale placebo. Un dieta a base di questa «bevanda magica» sarebbe, secondo il Journal of Applied Physiology, addirittura più efficace dei risultati che si possono raggiungere attraverso un allenamento costante e metodico.

EFFETTO POCO CHIARO - Gli scienziati non sono ancora certi delle motivazioni che comportano un tale potenziamento della resistenza. Il principale indiziato è il nitrato, che nel corpo si trasforma in ossido di azoto e riduce la quantità di ossigeno combusta durante lo sforzo fisico. «Un effetto che finora non può essere ottenuto da nessun altro strumento conosciuto, allenamento compreso», come racconta alla Bbc il professor Andy Jones, personal trainer dell’atleta britannica Paula Radcliffe. Anche se il suo collega John Brewer tiene a precisare che «l'allenamento e l’esercizio fisico, accompagnati da una dieta strutturata, saranno sempre gli ingredienti fondamentali per uno stile di vita sano ed equilibrato».

martedì 1 settembre 2009

INVECCHIAMENTO: I cibi che rallentano l’invecchiamento


I fumatori dovrebbero stare attenti a mangiare troppe carote, chi assume le statine per tenere bassi i livelli di colesterolo dovrebbe abbassare le dosi del farmaco se beve abitualmente tè verde. Lo stesso succede con il pompelmo, che interferisce in modo diverso con alcune statine, aumenta la persistenza nel sangue dei farmaci per l’impotenza, interferisce con una trentina di molecole diverse (dagli antivirali agli antidepressivi).

Ma meglio ancora è sapere quali cibi prevengono molte patologie, e l’invecchiamento di cellule e organi. Le scoperte al riguardo non vengono né dalla medicina tradizionale, né dall’erboristeria più sofisticata. E nemmeno da chef salutisti. A consigliare i nuovi menù sono superlaboratori di ricerca biomedica. Da 10-15 anni, in particolare dal 2000, a dettare legge per menù protettivi e antietà sono discipline quali la nutrigenetica, la nutriceutica, la cibo-farmaceutica... Essere ciò che si mangia trova una nuova collocazione nella filosofia scientifica perché un cibo, una vitamina, un pigmento alimentare interferisce con il Dna, con il patrimonio genetico, con i mitocondri fonte dell’energia cellulare, con i vari «spazzini» dell’organismo, con le difese nei confronti di virus e batteri, con la produzione di ormoni e neuro- ormoni, con i meccanismi del dolore e con quelli riparatori. O rigeneratori. Ed ecco che non sorprende trovare studi su vitamine e cibi negli abstracts scientifici di importanti congressi internazionali come l’ultimo Asco di oncologia, come l’Ada sul diabete o il prossimo Esc di cardiologia.

La prevenzione attraverso ciò che si mangia. Non a caso i detentori di brevetti sui probiotici (Yakult, Danone, Nestlé) stanno investendo milioni di euro in ricerche che dimostrino come, in base al tipo e in base alla quantità, i lactobacilli (o probiotici) possano addirittura agire sull’attività neuronale «attraverso il sistema immunitario e il "secondo cervello" che è praticamente a livello gastrointestinale », spiega Lucio Capurso, big internazionale della gastroenterologia. Un lavoro scientifico è anche stato firmato in questi giorni dall’autorevole Majo Clinic di Rochester sull’effetto benefico dei probiotici: i «batteri buoni», li chiamano i gastroenterologi della Majo.

È l’era della genetica applicata alla nutrizione. Ognuno di noi è unico e ciò è dovuto ai nostri geni. Le differenze da individuo a individuo si manifestano sia esteriormente nel nostro aspetto fisico, come il colore dei capelli e degli occhi, sia internamente, ad esempio nella diversa capacità di metabolizzare i nutrienti o eliminare le tossine. E in ciascun gene vi sono punti di variazione: l’insieme di queste piccole variazioni (mutazioni) definisce la nostra individualità. «Conoscendo meglio l’effetto che i nutrienti hanno sulla nostra particolare costituzione genetica, possiamo esercitare un controllo più effettivo sulla qualità e le nostre aspettative di vita», dice Pier Giuseppe Pelicci, direttore dell’oncologia sperimentale dello Ieo di Milano. Le aziende biotech rispondono mettendo a punto i primi test genetici per «guidare» la nostra dieta. Uno è quello proposto da Eurogene. Il direttore scientifico, Keith Grimaldi, spiega: «È stato selezionato un gruppo di geni che determinano il modo in cui un individuo reagisce a certi nutrienti essenziali». A ognuno il suo menù.

Gli studi in oncologia portano a sorprendenti novità di prevenzione: i betacarotenoidi funzionano come scudo, ma i fumatori rischierebbero di più un tumore al polmone. Se Bugs Bunny, il celebre coniglio dei cartoon, fumasse dovrebbe limitare la sua passione. È invece appurato, ricerca dell’università di Newcastle (Gran Bretagna), che le carote sono più efficaci se cotte intere: contengono il 25% di falcarinolo (un anticancro) in più di quelle tagliate prima della cottura. Un altro studio, condotto dalla Washington University Medical School di St. Louis in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha svelato che l’80% delle donne sottoposte a intervento di rimozione del cancro della mammella era carente di vitamina D. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d’arancia, potrebbe costituire una risorsa terapeutica o preventiva per la popolazione maschile a rischio di sviluppare il tumore prostatico. La scoperta, pubblicata da Cancer Research, è dell’équipe guidata da Adriana Albini, MultiMedica di Milano, e da Francesca Tosetti, Ist di Genova.

Dalle ricerche in campo cardiovascolare, invece, arrivano novità sul tè verde e i cosiddetti «grassi benefici » omega-3 e omega-6. Il «Monzino » di Milano e il Dipartimento di farmacologia dell’Università degli studi sempre di Milano hanno avviato ricerche cliniche di prevenzione coordinate dalla responsabile della ricerca del Monzino, la farmacologa Elena Tremoli. A parte il patrimonio genetico, il tè verde mantiene alti i livelli nel sangue di statine per abbassare il colesterolo. Quindi uno studio verificherà quanto già avviene in Giappone dove le statine vengono prescritte a metà dose agli amanti di questa bevanda, ricca di benefici antiossidanti. Le novità sugli acidi grassi sono molto importanti. Intanto un test, da una goccia di sangue, può misurare gli acidi grassi in una persona. Poi l’effetto pesce (omega-3) potrebbe risultare più efficace dei farmaci nel tenere bassi trigliceridi e colesterolo (i grassi cattivi circolanti nel sangue). Quindi tè verde e tonno? «Meglio lo sgombro, è il più ricco in omega-3», risponde la Tremoli. O il classico olio di fegato di merluzzo. La dose? Circa 850 milligrammi al giorno di omega- 3 (dose protettiva più bassa). Tre, quattro grammi al giorno abbassano i trigliceridi. Insomma sgombro tre volte alla settimana, ma per variare anche salmone, tonno o trota. Non solo, vi sono anche effetti neuroprotettivi (Alzheimer e Parkinson) e antinfiammatori (artrite reumatoide, asma, ecc.).

In sintesi, vi sono gruppi di cibi con il «potere» di aiutare a perdere peso e riportare indietro il tempo. A partire da ortaggi, frutta e verdura. Riempire il piatto con frutta e verdura è utile per perdere peso—contengono poche calorie, molti nutrienti e danno senso di sazietà—e gli ultimi studi mostrano che alcuni di loro procurano sorprendenti benefici antinvecchiamento. Si dice che i mirtilli, per esempio, abbiano la capacità di migliorare la memoria. Ma i frutti di bosco di tutti i colori sono ricchi di antiossidanti, come ha dimostrato Navindra P. Seeram, ricercatore dell’Università di Rhode Island a Kingston. Combattono i radicali liberi, molecole che possono causare un esteso danno delle cellule e sono collegate all’infiammazione cronica. Quella che contribuisce all’invecchiamento e che si pensa sia alla base di molte malattie: cancro, malattie del cuore, diabete, Alzheimer, artrite, e osteoporosi. I frutti di bosco sono poi stracolmi di vitamina C, un altro potente antiossidante antirughe. Per mantenere l’acutezza visiva, indirizzarsi su spinaci e altre verdure a foglia verde scuro: luteina e zeaxantina sono pigmenti che proteggono gli occhi dagli effetti dannosi della luce ultravioletta, a cominciare dalla cataratta. Frutta e ortaggi rossi: stesse proprietà antiaging e proteggicancro.

Le proteine sono una componente chiave della dieta e diventano ancora più importanti a partire dai 40 anni, quando la massa muscolare comincia a diminuire fino all’1% all’anno. Questo calo rallenta il metabolismo, facendo in modo che i chili in più si accumulino facilmente. Quindi per mantenere il metabolismo, le proteine sono fondamentali. Così come i minerali (calcio, fosforo, e potassio) di cui sono ricchi yogurt e latticini: aiutano anche a mantenere corretta la pressione del sangue e le ossa robuste. Tra le spezie: cumino e ginger sono antinvecchiamento, peperoncino e wasabi innalzano la soglia del dolore, l’aglio è una vera superpillola (antinfiammatoria, antibiotica, anti- impotenza, salvacuore, abbassa pressione). Insomma spaghetti aglio, olio e peperoncino sono un toccasana. Con l’olio ricco in vitamina E. Meglio se non cotto.

Del vino rosso si sa: il resveratrolo che contiene è un potente antiossidante, regolatore dell’infiammazione e protettivo delle arterie. In più, la ricerca sugli animali suggerisce che alte quantità di resveratrolo possono contrastare la morte delle cellule nel cuore e nel cervello. Il limite è di uno, due, bicchieri al giorno. Se non si beve vino, c’è il caffè: riduce il rischio di diabete tipo 2, Parkinson e Alzheimer. E protegge il cuore. Così come il tè, che inoltre rinforza il sistema immunitario, protegge lo smalto dei denti, combatte la perdita di memoria associata con l’invecchiamento. Due segreti antietà: cioccolato fondente e frutta secca. I flavanoidi del cacao, in particolare, possono ridurre l’infiammazione, mantenere corretta la pressione del sangue, prevenire la coagulazione delle piastrine e stimolare la potenza cerebrale. Inoltre, il cacao migliora l’umore, attenua la sindrome premestruale, aiuta le performances sessuali e attenua i mal di testa.

sabato 8 agosto 2009

cholecystokinin peptide: ormone per proteggere l'organismo da diabete e obesità. A CAUSA DEL junk food IN CRESCITA IL NUMERO DI OBESI .


Rafforzare un ormone per proteggere l'organismo da diabete e obesita'. E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Cell Metabolism dai ricercatori del Toronto General Research Institute e dell'Universita' di Toronto, in Canada, secondo cui un ormone contenuto nell'intestino potrebbe ridurre il livello di glucosio nel sangue. La ricerca, condotta su un gruppo di topi, ha dimostrato che l'attivazione dei recettori di un ormone, il cholecystokinin peptide, riduce rapidamente i livelli di glucosio nel sangue tramite l'invio di un segnale al cervello che, a sua volta, ordina al fegato di produrre una quantita' inferiore di zuccheri. ''Lo studio - spiega Tony Lam, che ha guidato la ricerca - mostra l'importante ruolo che potrebbe rivestire l'ormone cholecystokinin nel ridurre i livelli di glucosio nel sangue in risposta a un'alimentazione con un alto contenuto di lipidi e, pertanto, pone le basi per un nuovo approccio terapeutico contro diabete e obesita'''.

La crisi finanziaria fa ingrassare: pochi soldi e troppo junk food fanno accrescere il rischio di diventare obesi. Lo afferma uno studio condotto da Eva Munster dell'Universita' di Mainz, in Germania, secondo il quale le esigue risorse finanziarie inducono a scegliere alimenti meno costosi che spesso vanno a discapito di una dieta sana. Spendere meno puo' dunque portare ad aumentare di peso, poiche' si tende a riempire il carrello della spesa di prodotti-spazzatura. Dal test effettuato su un campione di 9 mila persone e' emerso che il 25% dei 949 soggetti con debiti economici sono risultati clinicamente obesi rispetto all'11% dei restanti 8.318 partecipanti. ''In sintesi - spiega Munster - la capacita' di scegliere il cibo spesso dipende dalle risorse finanziarie disponibili''.

sabato 1 agosto 2009

CIBO BIOLOGICO: nutrono come quelli industriali !!!!


Il cibo biologico non è più sano di quello industriale. È il sorprendente risultato pubblicato dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine sull’American Journal of Clinical Nutririon. La differenza principale è esclusivamente il costo: per un prodotto etichettato come biologico, infatti, si è disposti a pagare molto di più. Ma la potenziale naturalità dell’alimento non sembra comportare alcun beneficio aggiuntivo per la salute.

LO STUDIO - La ricerca, riportata sui siti dei maggiori quotidiani d’oltremanica, tra cui l'Independent, è stata commissionata dalla Food Standards Agency del governo britannico per poter fornire alla popolazione gli elementi corretti per una scelta informata e ponderata al momento della spesa. Gli scienziati hanno passato in rassegna 162 pubblicazioni che nell’ultimo mezzo secolo hanno affrontato l’argomento. Da una rilettura sistematica e comparativa di questi studi hanno concluso che non esistono significative differenze tra l’alimentazione industriale e quella «più naturale». Sono, infatti, minime le discrepanze degli apporti nutritivi forniti dai cibi biologici e quelli preparati tradizionalmente. Tanto minime da non avere alcuna rilevanza per la salute, sia che si tratti di alimenti vegetali sia che si tratti di vivande di origine animale. Le differenze più sostanziali sono state trovate nei livelli di azoto e fosforo riscontrati nei diversi prodotti, ma i ricercatori ritengono si tratti soprattutto di una questione di fertilizzanti e maturità al momento del raccolto, con insignificanti conseguenze per i relativi apporti nutrizionali.

Lo studio inglese mette insieme i dati di 50 e più anni di ricerche, tenendo presente tutto quanto scritto e pubblicato sul cibo biologico: sono stati passati allo scanner addirittura 52 mila resoconti scientifici cumulatisi a partire dal lontano 1958. Ebbene la sintesi del direttore scientifico del progetto, professor Alan Dangour, è che «non emerge prova di alcun beneficio significativo per la salute derivante dal nutrirsi di alimenti cosiddetti biologici. Tracce di minuscole differenze si possono osservare, ma è improbabile che abbiano rilevanza per la salute pubblica».

Chi non è abituato al frasario scientifico potrà forse trovare queste dichiarazioni un po’ contorte e involute, e attribuirle magari a un residuo di incertezza, e invece uno scienziato parla così quando è sicuro di una cosa. Dangour ammette «una maggior concentrazione di fosforo nei cibi biologici rispetto agli altri»; però aggiunge subito che «il fosforo è disponibile in quasi tutti i cibi. La differenza di contenuto di fosforo fra alimenti biologici e convenzionali non è statisticamente significativa». Ancora gergo da scienziati.

Altro esempio: i prodotti biologici sono in media più acidi, e questo li rende più saporiti. «Ma questa piccola differenza di acidità - dice Dangour - ha a che fare con il gusto, non con la salute». Tale concessione al maggior sapore dei prodotti biologici è importante perché gli studiosi della Fsa non intendono fare gli ideologi pro o contro, per cui, ad esempio, non si spingono a dire che il costo (superiore) dei cibi biologici corrisponda a soldi buttati: «Si può preferire il cibo biologico, pagandolo di più, perché lo si trova più saporito, oppure perché si ritiene che faccia meno danno all’ambiente in quanto prodotto senza sostanze chimiche. Ma non c’è prova che faccia meglio alla salute del consumatore».

Ma a proposito di sostanze chimiche: possibile che l’uso o il non uso di fertilizzanti e pesticidi (cioè anti-parassitari) non faccia differenza nella qualità dei cibi? Questa è una cosa che tutti credevamo fosse accertata e che non si potesse più mettere in discussione. Il ritornello del prof. Dangour a questa obiezione è il solito: «L’eventuale sovrappiù di sostanze chimiche riscontrato nei cibi convenzionali rientra nelle ordinarie variazioni statistiche e non ha impatto significativo sulla salute».

Che cosa ne dicono gli esperti italiani? Il prof. Renzo Pellati, del direttivo della Società italiana di scienza dell’alimentazione e autore di «Tutti i cibi dall’A alla Z» (Mondadori), sostiene che la scoperta britannica è una specie di segreto di Pulcinella nella comunità degli scienziati: «Le asserzioni favorevoli ai prodotti biologici sono campate in aria e poco convincenti. In tanti anni non ho mai visto un solo studio, con tutti i crismi, su una rivista scientifica internazionale che documentasse i presunti vantaggi del biologico».

Inoltre, «sui prodotti biologici i controlli lasciano a desiderare, molto più che su quelli tradizionali». Per la Confagricoltura (che associa più di mezzo milione di aziende agricole) il responsabile salute Donato Rotundo dice che «qualità e sicurezza alimentare possono essere ottenute in modo del tutto simile nelle due metodologie produttive. Le produzioni biologiche possono dare un vantaggio all’ambiente».

DISACCORDO -
Non tutti ovviamente condividono i risultati raggiunti. Tra i principali antagonisti Peter Melchett, direttore strategico della Soil Association, racconta il suo disappunto alla Bbc: «L’analisi accantona la maggior parte degli studi che paragonano le differenze nutrizionali dei cibi biologici e non. Senza una ricerca di raggio molto ampio è difficile giungere a conclusioni che possano far chiarezza, non considerando il fatto che non esistono studi soddisfacenti sugli effetti di lungo termine che i pesticidi possono provocare nella salute umana».

martedì 12 maggio 2009

SALUTE: NOCI, PESCE E OLIO D'OLIVA CONTRO LA CECITA' SENILE


Pesce condito con un po' d'olio d'oliva a crudo e qualche noce alla fine del pasto: la ricetta, oltre a essere gustosa, potrebbe aiutare a prevenire la cecita' senile. Ad affermarlo sono due diversi studi pubblicati a maggio negli Archives of Ophthalmology. Secondo le due ricerche gli acidi grassi omega3 contenuti in questi cibi, infatti, proteggerebbero le cellule della retina, prevenendo la degenerazione maculare senile precoce (AMD, dall'inglese age-related macular degeneration), principale causa di perdita della vista tra gli individui oltre i 65 anni.

Dalla prima ricerca, svolta dall'University of Sidney su 2454 soggetti tra il 1992 e il 1994, e' emerso che mangiare uno a due porzioni di frutta a guscio a settimana porta a una diminuzione di rischio di degenerazione maculare senile precoce del 35%, mentre una porzione di pesce a settimana del 31%: ''I nostri risultati - spiega Jennifer S.L. Tan, che ha guidato lo studio - corroborano l'ipotesi che un regolare consumo di pesce e di frutta a guscio puo' proteggere dall'insorgenza dell'AMD''.

Il secondo studio, condotto dal Centre for Eye Research Australia su 6.734 individui tra il 1990 e il 1994, ha fatto invece rilevare che una ridotta incidenza di degenerazione maculare senile precoce e' stata associata all'assunzione di un decilitro di olio d'oliva a settimana. Mezzo bicchiere a settimana di olio, spiegano i ricercatori, potrebbe quindi essere un valido aiuto per prevenire la degenerazione maculare senile precoce.

SALUTE: ACIIDI GRASSI , OMEGA3 E OMEGA 6, Secondo l'American Heart Association, per mantenere cuore e cervello in salute


Omega 3 e, soprattutto, Omega 6. Questo bisogna aggiungere alla dieta di tutti i giorni per mantenere cuore, vasi e cervello in salute. Lo dice l'American Heart Association, che in un articolo pubblicato su 'Circulation' sollecita l'introduzione nella nostra dieta anche di acidi grassi Omega 6: una grande metanalisi ha mostrato che chi consuma abitualmente Omega 6 ha una diminuzione del rischio cardiovascolare del 24 per cento.

E le prove si accumulano: studi osservazionali indicano infatti che chi assume abitualmente Omega 6 ha in genere un rischio cardiovascolare più basso; altre indagini dimostrano che chi è colpito da infarto ha in media una concentrazione sanguigna di Omega 6 molto più bassa di quella di persone simili per età e condizioni ma che non hanno avuto un attacco cardiaco; studi controllati, nei quali viene assegnata una dieta ricca o povera di Omega 6, confermano l'efficacia protettiva.

Secondo i cardiologi, quindi, essi dovrebbero rappresentare tra il 5 e il 10 per cento delle calorie assunte ogni giorno, a seconda dell'età (sono fondamentali nella crescita), del sesso e anche del livello di attività fisica svolta. In natura gli Omega 6 si trovano in alcune piante erbose come la boragine, nel germe di grano, in molti semi quali quello di lino, negli oli vegetali come quello di cartamo, di girasole, di soia, di colza (il migliore per un buon equilibrio di 3 e 6) e di mais.

Inoltre vengono assunti dagli animali, e si ritrovano nel latte e nella carne di bovino adulto, di vitello, di tacchino, di pollo, di maiale e di agnello. Attenzione però: chi ha il colesterolo alto deve rinunciare all'origine bovina.

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