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venerdì 11 novembre 2011

TUMORe al COLON: CEREALI, FRUTTA E VERDURA, LE FIBRE COMBATTONO IL CANCRO AL COLON. TUTTI I GIORNI

Frutta, verdura e cereali integrali aiutano a prevenire il rischio di sviluppare il cancro al colon retto. A fare la differenza sono le fibre in essi contenuti: a sostenerlo è uno studio, pubblicato sul British Medical Journal, secondo cui l'aggiunta di tre porzioni (90 g al giorno) di cereali integrali alla dieta quotidiana è legato a una riduzione del 20% del rischio di sviluppare il cancro al colon retto.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell'Imperial College di Londra guidati da Dagfinn Aune, ricercatore nel dipartimento di epidemiologia e biostatistica, che hanno incrociato i dati di 25 studi condotti sull'argomento, per un totale di quasi due milioni di persone esaminate. Dalla ricerca è emerso che ogni 10 grammi di fibre assunte in più al giorno sarebbero in grado di diminuire del 10% il rischio di sviluppare questo tipo di cancro: «Più fibre si mangiano, meglio è. Bastano anche quantità moderate per ottenere degli effetti», spiega Aune.

Gli studiosi hanno rilevato che, in particolare, contro il cancro al colon retto un importante ruolo è ricoperto, ferma restando l'importanza delle fibre in generale, dalle fibre dei cereali e dei cereali integrali. Ulteriori studi dovranno essere condotti, concludono gli studiosi, al fine di comprendere in modo più dettagliato quali fibre e in che quantità vadano consumate per prevenire determinate patologie.

mercoledì 12 ottobre 2011

cuore :VEGETALI CRUDI CAMBIANO I GENI 'CATTIVI' DEL CUORE IN 'BUONI'

Predisposizione genetica a problemi di cuore e arterie? Una dieta a base di frutta e verdura - rigorosamente consumate crude - puo' modificare l'attivita' del gene riconosciuto, finora, come il maggiore predittore di rischio per le patologie cardiache. A sostenerlo e' uno studio pubblicato su Plos Medicine da un gruppo di ricercatori delle universita' canadesi McMaster e McGill.

La ricerca, che rappresenta uno dei piu' grandi studi genetici condotti sulle malattie cardiovascolari, ha visto coinvolti oltre 27.000 soggetti di cinque etnie diverse ed e' stata volta a indagare se e quanto la dieta seguita fosse in grado di modificare l'attivita' del gene 9p21. Dai risultati e' emerso che, se si segue un'alimentazione equilibrata e si consumano grandi quantita' di verdure crude e frutta, gli individui ad alto rischio corrono un pericolo di sviluppare disturbi cardiaci analogo a quello dei soggetti a basso rischio..

mercoledì 13 luglio 2011

CALDO ED INVECCHIAMENTO : Frutta e verdura per combattere il caldo e l’invecchiamento

Le temperature in questi giorni salgono vertiginosamente un po’ in tutta Italia. I consigli anti-caldo si sprecano: stare in casa nelle ore calde, indossare abiti chiari e leggeri, bere molta acqua, evitare gli alcolici, mangiare leggero. Le linee guida del ministero della Salute includono anche l’invito a consumare molta frutta e verdura. Rincara la dose anche Coldiretti, che in concomitanza con l’arrivo dell’ondata di caldo ha lanciato il programma “Soccorso frutta“.

Proprio per aiutare i cittadini a rifornirsi in modo adeguato di frutta e verdura, Coldiretti garantisce l’apertura straordinaria di alcuni dei mercati di Campagna Amica. “Nelle principali città”, fa sapere in un comunicato, “sarà possibile acquistare durante il week-end frutta e verdura locale che sono fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l’organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell’esposizione solare”. Tra le città coinvolte dall’iniziativa ci sono Milano, Roma, Bari, Verona e Pescara.

I numeri dicono che gli italiani hanno seguito il consiglio. Sempre secondo Coldiretti sarebbero 20 milioni quelli che mettono in tavola frutta e verdura sia a pranzo sia a cena in funzione anti-afa. Per favorire l’abbronzatura il consiglio è di consumare soprattutto carote, cicoria, meloni, peperoni, pomodori, albicocche e fragole. Quanto agli acquisti, meglio comprare poco e spesso, altrimenti si rischia di sprecare molto: un frutto su 4 finisce nel bidone della spazzatura.

Ma i vegetali possono avere proprietà che vanno ben oltre la protezione dai danni del caldo e dell’esposizione al sole. Almeno a giudicare dal lancio, che avverrà mercoledì 13 luglio presso la sede romana di Coldiretti, del pomodoro antinvecchiamento. Si tratta di un prodotto made in Italy, “risultato di una sperimentazione realizzata nei campi nazionali” e coltivato, trasformato e venduto dalle cooperative e dai consorzi che aderiscono al progetto per “Una filiera agricola tutta Italiana” di Coldiretti.

A rendere questi pomodori degli alleati ideali nella lotta all’invecchiamento sarebbero la presenza di dosi massicce di antiossidanti e in particolare di licopene, un carotenoide naturalmente presente nei pomodori, specialmente in quelli rossi e maturi, che avrebbe un ruolo protettivo nei confronti di alcuni tumori, delle malattie cardiovascolari, dell’invecchiamento della pelle. Il super-pomodoro sarà in vendita a partire dai prossimi giorni.
FONTE: http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/07/12/frutta-e-verdura-per-combattere-il-caldo-e-linvecchiamento/

venerdì 8 aprile 2011

contaminazione in Italia: GRAVI PATOLOGIE DA IODIO 131 ARRIVATO ANCHE DA NOI

Non e' cosi' semplice dire, senza alcuna ombra di dubbio, quanto i nostri mari siano effettivamente al sicuro dalla contaminazione causata in Giappone. E' la denuncia di Marevivo che sottolinea come i radionuclidi - gli atomi instabili che decadono emettendo energia sotto forma di radiazione - riversati in mare con le acque contaminate ''mettano a forte rischio'' l'ecosistema in generale e alcune specie in particolare.

''I rischi per la biodiversita' marina - spiega Silvano Focardi, Professore di Ecologia all'Universita' di Siena e membro del Comitato Scientifico di Marevivo - sono legati alla durata e alla dimensione dell'incidente; e sono rappresentati dalla insorgenza di danni gravi che possono arrivare fino a mutazioni genetiche capaci di incidere sulle capacita' riproduttive degli organismi''.

''Per l'uomo - aggiunge - il consumo prolungato di alimenti anche debolmente contaminati, costituisce un pericolo, perche' i radionuclidi si fissano nell'organismo e, con il passare del tempo, possono determinare gravi patologie''.

Concentrazioni significative di particelle sono state misurate alle Hawaii e in California e lo iodio 131 e' arrivato anche da noi: ''Le concentrazioni rilevate in Italia sono, si dice, trascurabili e non pericolose ma - rileva Focardi - proprio per le incertezze delle informazioni pervenute finora, e' bene non sottovalutare il problema. Lo iodio 131 ha una emivita di pochi giorni, ma presenta una notevole aggressivita' per la tiroide''.

contaminazione in Italia: IN ITALIA LIEVI TRACCE IODIO131 E CESIO137 NEL FORAGGIO

Dopo i vegetali a foglia larga e il latte, in cui sono state rinvenute lievi tracce di iodio 131, l'Ispra segnala presenza di Iodio 131 e Cesio 137. Lo riferisce lo stesso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che con il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente effettua il monitoraggio della radioattivita' ambientale e che dal 12 marzo scorso ha chiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l'andamento di una eventuale presenza di radioattivita' in aria riconducibile all'incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. I dati sono aggiornati alle 20 di ieri. In particolare, come gia' segnalato dall'istituto, i risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio131, compresi tra 0,06 e 0,80 Bq/kg. Si evidenzia che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom e' pari a 2000 Bq/kg. Sono state, inoltre, effettuate misure su campioni di foraggio che hanno evidenziato, in alcuni casi, la presenza di I-131 tra 0,49 e 2,8 Bq/kg e di Cs-137 (il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per il Cesio 137 e' pari a 1250 Bq/kg) variabile tra 0,40 e 15,8 Bq/kg. Anche per queste misurazioni non e' stata rilevata la presenza di Cs-134. I risultati delle prime misure effettuate sul latte a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131 variabili tra 0,30 e 1,20 Bq/l.

Si consideri che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per lo Iodio 131 nel latte e' pari a 150 Bq/l per gli alimenti per lattanti. Le concentrazioni, evidenzia l'Ispra, sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei.

I valori di concentrazione rilevati con le prime misure nei vegetali a foglia larga e nel latte sono notevolmente inferiori ai livelli massimi ammissibili stabiliti dai regolamenti Euratom. Si conferma conclude l'Istituto, che, sino ad oggi, la rete automatica di monitoraggio dell'intensita' di dose gamma in aria dell'Ispra non ha rilevato valori anomali rispetto alle normali fluttuazioni del fondo ambientale locale.

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giovedì 7 aprile 2011

CONTAMINAZIONE DA IODIO 131 ANCHE NEL LATTE E NELLA VERDURA ITALIANA

Tracce di Iodio 131 sui vegetali a foglia larga e latte in Italia, ma i valori riscontrati sono nettamente inferiori al livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom. Lo riferisce l'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che con il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente effettua il monitoraggio della radioattivita' ambientale e che dal 12 marzo scorso ha chiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l'andamento di una eventuale presenza di radioattivita' in aria riconducibile all'incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. I dati sono aggiornati alle 20 di ieri. I risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo, si legge sul sito dell'Istituto, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio131, compresi tra 0,06 e 0,79 Bq/kg.

L'Ispra evidenzia che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom e' pari a 2000 Bq/kg. Per quanto riguarda il Cesio 137, i valori sono tra 0,07 Bq/kg e 0,66 Bq/kg e l'Istituto evidenzia che ''al momento non e' possibile correlare direttamente, sulla base di queste misure, tale presenza di Cesio 137 ai rilasci in atmosfera generati all'incidente in Giappone''. Per quanto rigarda il latte, invece, i risultati delle prime misure effettuate dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131 variabili tra 0,40 e 1,20 Bq/l.

''Si consideri - sottolinea l'Ispra - che il livello massimo ammissibile di radioattivita' stabilito dai regolamenti Euratom per lo Iodio 131 nel latte e' pari a 150 Bq/l per gli alimenti per lattanti. Le concentrazioni sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei''.

I valori di concentrazione rilevati con le prime misure nei vegetali a foglia larga e nel latte, conclude, ''sono notevolmente inferiori ai livelli massimi ammissibili stabiliti dai regolamenti Euratom''.

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lunedì 31 gennaio 2011

influenza: FRUTTA, VERDURA, CACAO E TE' VERDE. LA RICETTA ANTI-INFLUENZA

Frutta e verdura fresca, con un po' di olio d'oliva a crudo, il te' verde e del cacao. Senza dimenticare agrumi, carboidrati e il giusto apporto di proteine: sono gli ingredienti per assicurarsi la dieta anti-influenza consigliata da Pietro Antonio Migliaccio, nutrizionista e dietologo clinico, e Michelangelo Giampietro, nutrizionista e medico dello sport.

''La prima accortezza da seguire e' quella di uscire da casa riposati e nutriti per affrontare la giornata con le giuste riserve di energia e nutrienti - spiega Migliaccio -. Non bisogna far passare troppe ore di digiuno tra un pasto e l'altro per non costringere l'organismo gia' impegnato nelle mille battaglie quotidiane all'inutile stress di dover attingere alle proprie riserve con il rischio di esaurirle''.

In particolare l'alimentazione puo' essere utile anche per rinforzare le difese immunitarie dei bambini: ''Oltre alla Vitamina C consiglierei di fare il pieno di antiossidanti - spiega Migliaccio - che stimolano il sistema immunitario e che sono facilmente reperibili in frutta e verdura fresca di stagione, ma anche nell'olio extra vergine d'oliva, nel te' verde e nel cacao. Non bisogna sottovalutare neanche lo zinco, presente in carni e legumi''. Non devono mai mancare, nell'alimentazione dei bambini, i carboidrati e gli alimenti ricchi di amido: ''Le proteine dei cereali, come quelle di molti altri alimenti proteici, contengono infatti un aminoacido, la glutammina, che secondo alcuni studi sarebbe in grado di 'rinforzare' il sistema immunitario tanto piu' quando assunta insieme ai carboidrati''.

venerdì 28 gennaio 2011

cardiopatia ischemica: CON 8 PORZIONI FRUTTA E VERDURA AL GIORNO RISCHIO-CUORE RIDOTTO

Il cuore e le arterie mangiano vegetale. Frutta e verdura, insieme, sono la squadra per proteggere dal rischio di morte per cardiopatia ischemica - la piu' comune tra le patologie cardiache e una delle principali cause di morte in Europa: e' quanto sostengono i ricercatori inglesi dell'Univesita' di Oxford in uno studio pubblicato su European Heart Journal da cui emerge che chi mangia 8 porzioni di frutta e verdura al giorno vede ridursi il rischio di morte per cardiopatia ischemica del 22% rispetto a chi ne consuma meno di tre. Per una porzione, spiegano i ricercatori, si intendono circa 80 grammi, pari a una mela di medie dimensioni, o a una carota o a una banana piccole.

Lo studio si e' basato sull'incrocio dei dati raccolti dallo Studio europeo prospettico su cancro e nutrizione (EPIC) che ha coinvolto 300 mila persone tra i 40 e gli 85 anni di 8 Paesi europei monitorati per 8 anni e che ha contato, in tutto, 1636 morti per cardiopatia ischemica.

lunedì 10 gennaio 2011

UDITO: L'acido folico salva l'udito del nonno

Bassi livelli della vitamina potrebbero essere in parte responsabili dell'ipoacusia caratteristica degli anziani

Da tempo alle donne in dolce attesa viene consigliato di assumere una quantità appropriata di acido folico, cioè la vitamina B9, con la dieta o sotto forma di farmaci. L’obiettivo è prevenire alcune malformazioni del feto, come i difetti del tubo neurale (per esempio la spina bifida), le labiopalatoschisi o anche alcune cardiopatie congenite. Tuttavia, l’acido folico potrebbe dimostrarsi utile non soltanto per i nascituri, ma anche per chi si trova sul versante opposto del ciclo della vita: agli anziani. Uno studio pubblicato sulla rivista ufficiale dell’American Academy of Otolaryngology-Head and Neck Surgery Foundation (Otolaryngology - Head and Neck Surgery) rivela infatti che una carenza di folati può essere strettamente connessa alla perdita di udito tipica della terza età. Un problema che riguarda circa un adulto su tre al di sopra dei 60 anni e la metà degli over 85.

LATTE, CARNE, VERDURE - L'acido folico, o acido pteroil-glutamico, è un importante costituente degli acidi nucleici (presenti nei nuclei delle cellule), sintetizzato dai batteri intestinali: tuttavia per soddisfare il fabbisogno giornaliero è necessario un suo apporto con la dieta, dal momento che viene assorbito dall’intestino tenue, nel digiuno, che si trova a monte del sito di produzione. È contenuto in buona quantità nel latte, nella carne (soprattutto il fegato) e nelle verdure verdi, ma essendo termolabile e idrosolubile può perdersi con l’acqua di cottura. Ne è consigliata l’assunzione già in epoca preconcezionale o, quantomeno per il primo trimestre di gravidanza, essendo comprovata la sua efficacia nella profilassi dei difetti del tubo neurale del feto. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention americani, inoltre, l’assunzione di una dose corretta di acido folico in gravidanza riduce dal 50 al 70 per cento il rischio di malformazioni fetali. Per quanto riguarda l’età pediatrica, i depositi nell’organismo del bambino sono piuttosto scarsi, quindi una dieta prolungata povera di carne e di vegetali freschi può causare sindromi carenziali caratterizzate soprattutto da anemia. Quasi tutti gli alimenti industriali per l’infanzia, compresi i latti, sono integrati con acido folico ed è quindi molto raro che i piccoli arrivino a stati carenziali. Il fabbisogno quotidiano di acido folico, in condizioni normali, è di circa 0,2 mg. In gravidanza, questa esigenza aumenta fino a raddoppiare, perché il feto impiega le riserve materne.

L'INDAGINE - La ricerca di cui sopra è stata condotta su 126 donne e uomini nigeriani di età compresa tra i 60 e i 74 anni. I ricercatori hanno escluso quanti avessero una storia di diabete, ictus o ipertensione, che in passato avevano accusato disturbi o subito traumi dell’orecchio e quelli che avevano assunto farmaci che avessero potuto influire sulle loro capacità uditive. Sono poi stati sottoposti a un esame per determinare chi soffrisse di un calo di udito. Dall’analisi dei dati è emerso che gli anziani con ipoacusia avevano anche livelli sierici di acido folico molto più bassi (quasi dimezzati) rispetto a chi preservava il proprio udito. Da ciò la conclusione dei ricercatori: «In base alla nostra ricerca la perdita di udito potrebbe essere associata a uno stato di carenza di micronutrienti», ha affermato l’autore dello studio, Akeem Olawale Lasisi del dipartimento di Otorinolaringoiatria dell’Università di Ibadan, la più antica università nigeriana. Questa relazione potrebbe essere dovuta al «ruolo che svolgono i folati sul metabolismo cellulare, il sistema nervoso e la funzione vascolare», ha aggiunto il ricercatore. Un ruolo che «è molto importante per preservare il sistema uditivo».

VERDURA E FRUTTA - I risultati dei ricercatori nigeriani, però, non sono una novità assoluta nel panorama della ricerca. Da anni il rapporto tra acido folico e udito è esplorato da ricercatori di tutto il mondo. Già la scorsa estate, sul Journal of Nutrition era stato pubblicato uno studio che aveva ottenuto risultati analoghi. Un’analisi condotta da ricercatori dell’University of Sydney su quasi 3mila persone con più di 50 anni aveva mostrato che livelli di acido folico inferiori a 11 nanomoli per litro (o 5 microgrammi per litro) aumentano il rischio di perdita di udito del 34 per cento. Nessuno dei due studi dimostra direttamente che assumere una maggiore quantità di acido folico protegga l’udito, tuttavia, mangiare verdure a foglie verdi come gli spinaci, i broccoli o la lattuga, i legumi e frutti come arance, fragole o kiwi - tutti alimenti che sono ricchi della vitamina - potrebbe essere una saggia scommessa.

domenica 5 settembre 2010

CANCRO AL COLON : FRUTTA, VERDURA E CEREALI ABBATTONO RISCHIO CANCRO COLON DEL 60%

Una dieta ricca di frutta e verdura, latticini a basso contenuto di grassi e pesce puo' ridurre fino al 65% il rischio di sviluppare il cancro al colon-retto: a sostenerlo, ribadendo una conoscenza gia' acquisita dalla comunita' scientifica ma messa in discussione da alcuni ultimi studi, una ricerca condotta da Paige Miller della Pennsylvania State University e pubblicata sul Journal of Nutrition. ''Abbiamo scoperto - spiega Miller - che una dieta a base vegetale con elevate quantita' di frutta, verdura e cereali integrali, e che preveda il consumo di frutta secca, oli vegetali, pesce e prodotti caseari a basso contenuto di grassi e' associata, sia negli uomini che nelle donne, a un ridotto rischio di tumore colorettale''.

Miller e colleghi hanno valutato la dieta di 431 uomini e donne con cancro colorettale e di 726 uomini e donne sani.

Oltre a trovare una riduzione del rischio di cancro al colon-retto nelle persone che mangiano molta frutta e verdura - 65% nelle donne e 62% negli uomini - gli studiosi hanno rilevato che il modello di dieta associata a un maggiore rischio di cancro include molta carne rossa, carni trasformate, pollame, patate fritte, latte ricco di grassi, dolci, snack salati, burro, maionese condimenti grassi e cereali raffinati. Oltre, ovviamente, al fumare, all'essere in sovrappeso e all'eccedere con l'alcol.

mercoledì 24 febbraio 2010

Il cancro si previene a tavola con frutta, verdura e vino rosso

Smettete di fumare, moderate gli alcolici, infilatevi le scarpe da ginnastica e cominciate a fare un po’ di moto: questi sono tutti buoni consigli per uno stile di vista sano che può aiutarvi a tenere alla larga disturbi e malattie. Ma quando poi arriva il momento di sedervi a tavola, ricordatevi che è forse soprattutto lì che si combatte la più grande battaglia preventiva al cancro.

Ha avuto un’eco notevole negli Stati Uniti la pubblicazione sul sito della prestigiosa Lippincott Lippincott Williams & Wilkins Partnership di un’intervista a uno dei maggiori esperti in tema di prevenzione. E’ un italiano, il professor Attilio Giacosa, direttore scientifico del dipartimento di gastroenterologia del Policlinico di Monza, grande studioso della materia e autore di libri che hanno per tema proprio i benefici di una dieta corretta sulla salute. Panorama.it lo ha intervistato per capire quali sono i capisaldi di una dieta anti-cancro.

Professor Giacosa, perché la dieta è così importante?

Si può scegliere se fumare o no, ma non si può scegliere se mangiare o no. Quello della dieta non è il concetto passivo, del privarsi di qualcosa, ma attivo, nella scelta degli alimenti.

Frutta e verdura sono al centro di una dieta preventiva. Noi italiani siamo a posto se è vero, come è hanno scritto i giornali, che da noi ci sono 7 milioni di vegetariani.

La mia idea è che esista in realtà un numero molto limitato di vegetariani in senso stretto, che a loro volta si identificano in categorie molto rigide come vegani e crudisti. Esistono poi gruppi molto numerosi di persone che occasionalmente fanno pasti solo a base di verdure. Comunque l’importante non è l’esclusività. Non è dimostrato che un vegetariano abbia più salute rispetto a chi fa una dieta variata. Il problema non è quello di mangiare solo verdure, ma semmai di non assumerne abbastanza. L’indicazione che noi diamo è di consumare almeno 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura.

In che consiste il fattore preventivo di una dieta ricca di frutta e verdura?

Esistono oggi evidenze scientifiche che identificano in quella quota una condizione che permette l’introito di quantità sufficienti di tutti quei composti bioattivi utilissimi per la prevenzione di tutte le malattie a decorso degenerativo. Non solo tumori, quindi.

Di quali composti stiamo parlando?

Ovviamente ci sono le vitamine: vitamina C, vitamina E, vitamina A e provitamina A. E poi molte famiglie di composti chimici tra i quali i più significativi sono i polifenoli presenti in molti vegetali, nel vino e nell’olio d’oliva. Questi composti assumono un significato strategico non solo in senso antiossidante, ma anche come antinfiammatori, ed è noto il ruolo primario dell’infiammazione nel rischio oncologico.

Quali altri effetti benefici hanno questi composti?

Agiscono sulla coagulazione delle piastrine, con evidenti benefici per il cuore. C’è un parallelismo tra la prevenzione dei tumori e la prevenzione cardiovascolare. Il significato importante della dieta mediterranea negli anni ‘60-’70 era quello della prevenzione cardiologica. Poi negli anni ‘80 e ‘90 siamo riusciti a estenderlo anche alla prevenzione oncologica. Ad agire in questo senso è un insieme di molecole importanti come i lignani, il licopene, il resveratrolo.

Non basterebbe assumere degli integratori alimentari?

No, prima di tutto perché non è ancora stato possibile utilizzare una pillola per sintetizzare tutto questo insieme di fattori. Inoltre l’utilizzo abituale di vegetali è importante anche perché sono molto ricchi in acqua e in fibre e l’insieme di questo mix ha effetti particolari sulla sazietà e sull’indice glicemico degli alimenti, favorendo un minor innalzamento della glicemia. Questo offre una protezione nei confronti del sovrappeso e del valore dell’insulina. Il sovrappeso costituisce a sua volta un fattore di rischio molto importante per tumori come quelli al colon, alla prostata, alla mammella e all’utero.

Gli italiani che si attengono alla dieta mediterranea quindi mangiano bene?

Oggi il problema serio non è solo quello della materia grassa, di origine animale, su cui si tende giustamente a concentrare molto l’attenzione. Il problema più spiccato in Italia è rappresentato dall’eccessivo consumo di pane, pasta, pizza e carboidrati in genere, perché la farina che si usa è di tipo totalmente raffinato. Mentre nel modello mediterraneo classico si trattava di una farina se non integrale, almeno intermedia, con più fibra come la crusca e i suoi composti che hanno a loro volta un ruolo protettivo. Bisognerebbe limitare consumo di pane e pasta e favorire prodotti di tipo integrale.

Che verdure bisogna mangiare?

E’ il mix che assume un significato importante e l’assunzione di vegetali policromi. Lasciate perdere il bianco e scegliete vegetali giallo-arancio, ricchi di provitamina A, quelli di colore verde scuro (spinaci, bietole, cavoli, broccoli…), pieni di acido folico, importantissimo per la prevenzione dei tumori, come quello del colon. Soprattutto per chi beve alcol in dosi generose è importante assumere questa vitamina, che è una specie di piccolo meccanico genetico che tende a mantenere corretta la componente genomica nella differenziazione cellulare. Nelle verdure di colore verde scuro c’è anche molto ferro (non solo negli spinaci quindi). Importantissime sono anche le sfumature sul blu-viola che contengono antociani, polifenoli antiossidanti che stanno soprattutto nella buccia dell’uva, della melanzana, delle prugne. Utilizzate sempre la buccia, laddove è possibile. Un altro colore importante è quello del pomodoro, legato alla presenza del licopene, interessante perché ha forti effetti nella prevenzione dei tumori alla prostata. I polifenoli si trovano in maniera molto significativa anche nell’olio di oliva, ma che sia extravergine: un prodotto non trattato dal punto di vista industriale che contiene tutta la matrice dell’olio, con tutte le sfumature di tipo aromatico. Lo stesso tipo di aromi e colori e colori che troviamo nel vino.

E’ giusto dire che bisogna farsi guidare da gusto e olfatto?

E anche dalla vista. Scegliere vini colorati, quindi meglio i rossi dei bianchi. E olii con un retrogusto intenso rispetto a quelli dolci, perché assicurano una migliore protezione antiossidante. Di solito dove c’è l’aroma c’è anche il contenuto.

Come vanno preparate le verdure?

Per ottenere un cibo che sia buono per la salute occorre scegliere bene l’alimento di base e trattarlo il meno possibile. Meglio quindi preferire tecniche di cottura che trattino poco e non deteriorino il vegetale. Il crudo va bene, è senz’altro da privilegiare. E vale la pena ricordare che il prodotto surgelato è del tutto sovrapponibile al crudo, anche se poi ovviamente per consumarlo è necessario cucinarlo. Ottime sono la cottura al vapore e al microonde, perché mantengono integro l’aroma. In particolare dovremmo prendere l’abitudine di cuocere di più con il microonde. La verdura va semplicemente lavata e messa cuocere e poi condita con olio extravergine a crudo. Bisogna invece cercare di limitare il più possibile la cottura in acqua, perché la maggior parte dei vantaggi se ne va. Se si cuoce in acqua è bene utilizzarne poca e non spappolare il vegetale ma lasciare che scricchioli sotto i denti. Laddove si usino vegetali che donano molto pigmento all’acqua, una buona idea consiste nell’utilizzare quell’acqua come base per altre preparazioni, per esempio per un risotto.

Biologico: essenziale o facoltativo?

L’importante è utilizzare il più possibile i vegetali in base alla stagionalità e alla regionalità. Lo slogan km zero va benissimo anche per la salute. Oggi abbiamo la fortuna di poter sapere, per legge, da dove viene un prodotto (la provenienza è indicata in etichetta, n.d.r.). Se arriva dal Cile non sarà mai un prodotto giunto a maturazione completa, verrà raccolto in anticipo, trattato e trasportato per lunghe distanze… E’ un prodotto più debole. Quanto al biologico, i vantaggi contenuti in un vegetale sono decisamente superiori alla possibilità di contaminazioni da parte di prodotto chimico. Basta lavare molto bene sotto l’acqua corrente le verdure e consumarle presto, evitando di lasciarle una settimana in frigo. Meglio evitare quelle in busta: il fatto che siano già tagliate fa perdere loro molto del valore nutrizionale.
FONTE: panorama.it

venerdì 5 giugno 2009

PESTICIDI: SOLO UN FRUTTO SU DUE NE è PRIVO


Solo un frutto su due che arrivano sulla nostra tavola e' privo di pesticidi. Mele e agrumi tra i frutti piu' contaminati. Aumentano i campioni con tracce di uno o piu' residui leggero aumento anche dei campioni irregolari, diminuisce invece il numero dei controlli. Lo evidenzia ''Pesticidi nel Piatto'', il Rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, presentato oggi.

Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra essersi arrestato.

L'edizione 2009 del rapporto elaborato da Legambiente sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, mostra risultati stabili se non peggiori del 2008.

A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all'anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all'1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 27,5%) e' stata rilevata la presenza di uno o piu' residui.

Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% e' addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore piu' o meno stabile rispetto all'anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell'1,6% rispetto all'anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o piu' residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno).

La frutta si riconferma quale categoria ''piu' inquinata'', con un aumento, rispetto all'anno scorso, delle irregolarita'. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o piu' di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole e' privo di residui chimici.

''Gli ultimi dati Istat - ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente - ci dicono che gia' nel 2007 la quantita' totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate.

Un dato questo, abbastanza preoccupante, perche' sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall'agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre piu' sani e per ridurre l'inquinamento abbia subito uno stop''.

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