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venerdì 23 luglio 2010

la notizia che non c'è : NEL PORTO DI GENOVA MUORE UNA MIRIADE DI PESCI MA NESSUNO SE NE INTERESSA!!!!





Genova: Ieri 22-07-2010 Alle ore 12 Alla foce del fiume Polcevera, più esattamente nel punto in cui il fiume si riversa nelle acque del porto di Genova, la superficie del mare era ricoperta da una miriade di pesci morti.
A seguito di una telefonata, fatta dallo scrivente, alla Guardia Costiera veniva inviata sul luogo, alle ore 14, un imbarcazione per il recupero dei pesci morti e di quelli ancora agonizzanti.
Nessun tele-giornale o quotidiano ha dato la notizia ed oltre a questo penso di aver capito che nessuno si preoccuperà di fare le analisi ai pesci per capire le ragioni di tale moria che, a mio parere, è dovuta all'inquinamento di qualche prodotto riversato nel fiume o nel porto.

Faccio presente a chi legge, come fatto ieri durante la telefonata fatta alla Guardia Costiera, che il fenomeno della moria di pesci avveniva già da parecchi giorni anche se non nelle proporzioni di ieri.

mercoledì 6 gennaio 2010

caccia alle balene: Baleniera sperona nave ecologisti

Sydney - Il trimarano ambientalista "Ady Gil", in missione nelle acque dell’Antartico per disturbare le baleniere giapponesi, è stato speronato e sta affondando dopo essersi spezzato in due. I sei membri dell’equipaggio sono stati portati in salvo e sono rimasti illesi. Per l’associazione ambientalista "Sea Shephard" si è trattato di un "attacco non provocato" e la scena - hanno riferito - è stata catturata in un video: "La Shonan Maru 2 ha deliberatamente speronato la nostra imbarcazione". L’avveniristico trimarano nero, in carbonio e kevlar (può raggiungere i 93 chilometri orari), era stato finanziato dall’imprenditore di Hollywood, Ady Gil, per aiutare gli attivisti a ostacolare la caccia alle balene.

Lo scontro Secondo Jeff Hansen, portavoce della Sea Sheperd, lo scontro è avvenuto alle 3 di oggi pomeriggio (ora locale) al largo della Baia di Commonwealth. I filmati dell’azione stabiliranno l’esatta dinamica dell’incidente. La Shonan Maru, l’imbarcazione che protegge le baleniere giapponesi dagli attacchi degli ambientalisti, sostiene che la Ady Gil le ha ripetutamente tagliato la strada, tentando di bloccarne le eliche con corde. Il capitano della Gil, Pete Behune, ha sostenuto invece che la colpa è dei giapponesi, che hanno speronato apposta il trimarano.

mercoledì 18 novembre 2009

fame nel mondo: sulla fame soltanto parole

Il giorno dopo l’annunciato fallimento del vertice di Copenhagen, è un altro summit mondiale a mostrare la corda, e tutti i suoi limiti: il summit sulla fame del mondo organizzato alla Fao a Roma. L’obiettivo dichiarato, che prendeva spunto anche dall’agenda definita al G8 dell’Aquila, era dare una risposta concreta al miliardo di persone che nel mondo soffrono la fame. Obiettivo fallito. Perché nel documento prodotto alla fine della prima (e la più importante) giornata dai delegati dei 192 Paesi, ci sono solo dichiarazioni di principio. Neppure un centesimo di euro in più stanziato per salvare subito qualcuno di quei bambini che ogni cinque secondi muore di fame. Da sottolineare la quasi totale latitanza dei leader occidentali, con l’eccezione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha fatto gli onori di casa. Nessuna traccia anche di quei 20 miliardi di dollari contro la povertà promessi al G8 dell’Aquila né dei 44 miliardi di dollari ritenuti indispensabili da Diouf per sostenere i piccoli agricoltori. E nonostante il discorso chiaro del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula Da Silva, secondo il quale «la fame è la più terribile delle armi di distruzione di massa». Vistosa, peraltro, l’assenza di uno dei più noti esponenti dei Paesi in via di sviluppo, il venezuelano Hugo Chavez. La Dichiarazione finale è un testo di 41 paragrafi dove viene ribadito il primo obiettivo dei Millennium Goals: dimezzamento della povertà entro il 2015. Un obiettivo irrealistico che - stando così le cose - non potrà mai essere raggiunto.

venerdì 13 novembre 2009

rifiuti tossici: Le coordinate di73 navi affondate nel Mediterraneo dal 1979 al 2001 saranno messe in rete domani sul sito del quotidiano il manifesto

Le coordinate di 73 navi affondate nel Mediterraneo dal 1979 al 2001 saranno messe in rete domani sul sito del quotidiano il manifesto (www.ilmanifesto.it) nell'ambito di una lunga inchiesta sul traffico delle navi dei veleni che dagli anni Ottanta e Novanta si dipana fino ad oggi condotta dal quotidiano negli ultimi mesi.

''I dati che oggi presentiamo sulle settantatre navi sono ufficiali, tratti dai registri navali, riscontrati uno per uno negli uffici dei Lloyd's di Londra'' si legge in un passo dell'articolo sul quotidiano cartaceo di domani firmato da Alessandra Fava, Paolo Gerbaudo e Andrea Palladino. In alcuni casi si tratta delle stesse navi che apparivano nelle mappe del faccendiere Giorgio Comerio, sequestrate nella sua casa di Garlasco. Sono nomi che il capitano di vascello De Grazia stava verificando, uno per uno''.

L'inchiesta oltre a intervistare testimoni di indagini passate come la vicenda della Zanoobia che giro' per il mondo a cavallo fra l'87 e l'88 aprendo lo scandalo internazionale dell'esportazione dei veleni verso paesi dell'America Latina e dell'Africa, tocca anche la recente vicenda della nave cargo Toscana sorpresa dalla ong tedesca Green Ocean a buttare oggetti a mare al largo dell'isola Elba scoprendo che quella nave era controllata da tempo dai Lloyd's di Londra. A questo proposito l'armatore tedesco ha risposto solo con dei ''no comment''.

venerdì 23 ottobre 2009

MUCCA PAZZA: CASO DI VARIANTE CREUTZFELD-JAKOB DIAGNOSTICATO IN ITALIA

Un caso probabile di malattia di Creutzfeldt-Jakob variante e' stato diagnosticato ieri in Italia. Lo rende noto il Ministero della Salute, ricordando che la malattia di Creutzfeldt-Jakob variante e' causata dall'esposizione all'agente dell'encefalopatia spongiforme bovina (BSE) in seguito al consumo di cibo infetto.

E' il secondo caso riscontrato in Italia dopo il primo di diversi anni fa e si ritiene legato ad un'infezione occorsa prima dell'introduzione del divieto di utilizzo delle farine di carne per l'alimentazione dei bovini (dicembre 2000).

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali giudicano tuttavia le attuali misure normative e di gestione vigenti in Italia idonee a garantire la sicurezza degli allevamenti italiani e non ritengono quindi opportuno dover assumere nuove misure precauzionali.

venerdì 9 ottobre 2009

blu brillante (noto come BBG): COLORANTE BLU PER CIBI CONTRO i DANNI al MIDOLLO SPINALE


Contro le lesioni spinali un aiuto potrebbe arrivare da un colorante blu molto simile a quello usato per guarnire i dolci. E' quanto emerge da uno studio realizzato da un gruppo di studiosi della University of Rochester (New York, Stati Uniti) condotto dal neurologo Steven Goldman e pubblicato online sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), secondo il quale la somministrazione del colore blu brillante (noto come BBG) sarebbe in grado di bloccare quei cambiamenti molecolari innescati a seguito di una lesione iniziale che causano danni secondari al midollo spinale. Il trattamento, spiega Goldman, ha effetto solo se somministrato immediatamente dopo l'infortunio alla colonna.

Lo studio, che e' ancora in fase iniziale, e' stato condotto in laboratorio su dei topolini che, a fine trattamento, avevano assunto una sfumatura blu. La speranza, conclude il neurologo, e' che si sia sulla buona strada per trovare una cura che riduca al minimo il rischio di paralisi da lesione traumatica alla colonna vertebrale anche dopo gravi traumi: ''La nostra speranza e' che questo lavoro condurra' a una cura che potra' essere somministrata ai pazienti subito dopo la lesione, al fine di diminuire i danni secondari che ne conseguono''.

venerdì 2 ottobre 2009

centrali nucleari in Italia: 10 REGIONI IMPUGNANO LEGGE

Il nucleare trova un muro quando passa dai proclami al territorio. A seguito dell'appello rivolto l'11 settembre da Greenpeace, Legambiente e WWF, che invocava il ricorso alla Corte Costituzionale per fermare il provvedimento sul nucleare di sostanziale centralizzazione delle procedure e militarizzazione del territorio, si e' scatenato in questi giorni un vero e proprio ''effetto domino''. Dopo i primi no di alcune regioni - ricordano le associazioni - a oggi hanno impugnato la legge dimostrando la propria opposizione alla scelta nucleare ben 10 regioni, che rappresentano circa il 52% del territorio italiano, ovvero Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria.

Oltre a queste, Sardegna e Veneto hanno detto no al nucleare sul proprio territorio con ordini del giorno o dichiarazioni del presidente. Tra le regioni che non hanno aderito all'invito delle associazioni a impugnare la legge, la Sicilia aveva manifestato l'intenzione di impugnare comunque la legge, ma non si ha notizia di una delibera in tal senso.

Insomma, rilevano le associazioni ambientaliste, ''le Regioni difendono le proprie competenze e sanno bene che gli elettori non premieranno mai un governatore (o un candidato governatore) che accettasse una centrale nucleare sul proprio territorio. Per questo le associazioni chiederanno un esplicito pronunciamento a tutti i candidati prima delle prossime elezioni''.

''Il Governo deve tener conto di quanto sta succedendo nel Paese - hanno dichiarato le tre associazioni - e fare marcia indietro rispetto a una prospettiva, quella del nucleare, costosa e insicura, oltre che inutile rispetto ai problemi energetici italiani''.

lunedì 28 settembre 2009

centrali nucleari in Italia: No alle centrali senza il consenso delle Regioni

«Intendiamo dialogare con le Regioni, non faremo mai una centrale senza il parere delle Regioni». Lo ha affermato Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all'Energia, a margine dell'Energy Summit 2009 del Sole 24 Ore, spiegando che «entro il 15 febbraio ci sarà la preparazione di tutti i decreti e intendiamo rispettare i tempi». Saglia ha quindi spiegato che il programma di sviluppo del nucleare ha raccolto l'opposizione di sei Regioni che hanno presentato ricorso: «Creare questa conflittualità - ha commentato - non ha senso».

Saglia è poi passato alla «moratoria fiscale che costringerà alcune ex municipalizzate a versare ulteriori tributi» dicendo che «è una grave ingiustizia nei confronti delle imprese non rendersi conto che anche le utilities non sono vacche da mungere». Gli ulteriori tributi «a regime sarebbero pari a 1,2 miliardi - ha spiegato Saglia - e con questo intervento normativo si riducono a 420 milioni in totale». Secondo il sottosegretario è una legge "tranchant" e non so «che spazio possano avere per un eventuale ricorso».

Il ministro Tremonti ha incontrato la commissaria europea Neelie Kroes che in merito alla moratoria fiscale per le ex municipalizzate «si è dimostrata rigida e poco flessibile». Secondo Stefano Saglia le imprese coinvolte hanno applicato leggi dello Stato ed ora vengono punite nonostante abbiano avuto il coraggio di passare dal controllo pubblico al mercato. Secondo Saglia un eventuale rateizzazione della «multa» è una strada non percorribile e sembra non esserci molto spazio anche per un eventuale ricorso. Sicuramente le ex municipalizzate che dovranno pagare il tributo rischiano di non pagare il dividendo sul 2009.
fonte: ilsole24ore

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mercoledì 23 settembre 2009

Puliamo il Mondo: da domani e fino al 27 settembre parte l'iniziativa di Legambiente

Conto alla rovescia per l'avvio di ''Puliamo il Mondo'': da domani, e per il sedicesimo anno consecutivo, Legambiente chiedera' ai cittadini, grandi e piccoli, di rimboccarsi le maniche con il piu' grande appuntamento di volontariato ambientale del pianeta, un'azione collettiva che coinvolge ogni anno 40 milioni di persone in 120 Paesi del mondo.

''Smettiamola di nascondere i problemi'', questo lo slogan dell'edizione 2009, che si concludera' domenica 27 settembre, con migliaia di volontari che in tantissime aree di Roma e del Lazio si ritroveranno muniti di guanti, rastrelli e ramazze per ripulire strade, piazze, giardini e parchi. Nella Capitale l'iniziativa e' organizzata con il contributo del Comune di Roma e la collaborazione dell'Ama e del Tgr Lazio, ed e' uno degli eventi principali del Festival Internazionale dell'Ambiente.

giovedì 17 settembre 2009

LATTE: benefici per la salute delle ossa, diminuisce in generale del 25% la mortalità , del 60% ictus E PROTEGGE DALLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI


I bambini che bevono molto latte vivono piu' a lungo, secondo uno studio dell'universita' di Bristol e dell'Istituto del Queensland. La ricerca inizio' negli anni '30 e poi riprese nel 2005 quando sono state osservate le associazioni tra le cause di morte dei soggetti esaminati 65 anni prima e le loro diete durante l'infanzia. E chi ha ricevuto un grosso apporto di calcio durante l'infanzia ha poi riscontrato un ridotto rischio di mortalita' a causa di ictus.

Il latte non e' solo una buona fonte di calcio, ma sembra che la sua assunzione in eta' infantile protegga le arterie piu' a lungo. A suggerirlo e' uno studio pubblicato sulla rivista Heart, condotto su 4.374 bambini inglesi su dati raccolti a partire dagli anni '30. I ricercatori dell'Universita' di Bristol e dell'Australia's Queensland Institute of Medical Research hanno dimostrato che l'assunzione quotidiana di latticini non soltanto ha dei benefici per la salute delle ossa, ma diminuisce in generale del 25% la mortalita' e del 60% la possibilita' di andare incontro ad un ictus.

Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni dopo aver valutato lo stato di salute degli stessi bambini 65 anni dopo, riscontrando che chi tra di loro aveva consumato latte e latticini nelle quantita' consigliate dagli esperti era protetto di piu' dalle malattie cardiovascolari. Nonostante formaggi e burro vengano normalmente considerati poco graditi dalle arterie, per la presenza di grassi e colesterolo, lo studio spiega che un apporto moderato ha una significativa influenza su un ormone, chiamato IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile), legato ad un minore incidenza di casi di insufficienza cardiaca. La dieta ''salva-arterie'' comprende tre porzioni di latticini: un bicchiere di 200 ml di latte, un vasetto di yogurt e un piccolo pezzo di formaggio, ricordano gli esperti, forniscono alle persone il giusto fabbisogno giornaliero di calcio e una prolungata protezione dalle malattie cardiovascolari.

Un livello alto di calcio nelle arterie potrebbe essere in grado di predire futuri eventi cardiaci gravi in pazienti gia' affetti da coronaropatia. Ad affermarlo e' uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Department of Nuclear Medicine dell'University of Ludwig-Maximilians di Monaco di Baviera (Germania) guidati da Marcus Hacker e pubblicato nell'edizione online di Radiology.

Attualmente il livello di calcio nelle coronarie viene monitorato come esame di screening o in casi sospetti di coronaropatie. Il nuovo studio dimostra invece che la quantita' di calcio nei vasi coronarici puo' essere di alto valore predittivo per attacchi di cuore gravi o mortali anche nei casi gia' noti di coronaropatia, ''indipendentemente dall'eta', dal sesso e da altri fattori di rischi cardiovascolari presenti nel paziente'', spiega Hacker.

La coronaropatia e' una condizione nella quale all'interno delle arterie coronariche si formano placche costituite da colesterolo, calcio, grassi e altre sostanze. Quando le placche si accumulano il flusso di sangue al cuore e' ridotto e si possono avere aritmia, attacchi cardiaci o insufficienza cardiaca. ''Abbiamo riscontrato che il calcio sembra svolgere un ruolo importante nel predire successivi attacco di cuore o di morte cardiaca improvvisa - conclude il co-autore Christopher Uebleis - e aggiunge valore prognostico ai risultati diagnostici normalmente utilizzati''.

lunedì 10 agosto 2009

cani: Possono imparare fino a 250 parole e conoscono le regole base dell'aritmetica. LA CLASSIFICA DEI CANI PIù INTELLIGENTI

I cani sono intelligenti come noi umani, hanno capacità mentali che equivalgono a quelle di un bambino di 2-2,5 canebambino.jpganni, ma non sono tutti uguali, anche nel mondo canino ci sono i tipi svegli e quelli un pò meno dotati. A stilare la classifica dell’intelligenza canina è stato Stanley Coren della University of British Columbia in Canada, un esperto di comportamento dei cani e autore di molti libri sul tema, tra cui "L’intelligenza dei cani". Lo studio è stato presentato nel corso della 117/ima Convention Annuale dell’American Psychological Association a Toronto.

La classifica vede al primo posto i Border collie, cane pastore per eccellenza, dotato di grande capacità di apprendimento e intelligenza; segue al secondo posto il barboncino; solo al terzo troviamo il Pastore Tedesco, nonostante molte celebri star canine abbiano sempre fatto credere nella loro intelligenza superiore. Poi al quarto troviamo il Golden Retriever, cane da riporto proveniente dalla Gran Bretagna, al quinto i Dobermann, tutt’altro che folli per una presunta (ma del tutto falsa) compressione del cervello causata dalla scatola cranica, ma anzi così intelligenti che vennero impiegati come cani messaggeri durante la Prima Guerra Mondiale. Al sesto posto troviamo poi il cane pastore delle Shetland, per moltissimi secoli utilizzato nelle omonime isole per custodire e condurre i greggi di pecore. Infine Coren assegna il settimo posto al dolcissimo Labrador, cane da riporto originario dell’isola di Terranova.

Ci sono vari tipi di intelligenza, spiega l’esperta, quella istintiva che il cane ha di suo dalla nascita, quella adattiva che equivale a quanto è bravo un cane ad imparare dall’ambiente intorno a lui per risolvere problemi, infine quella funzionale e di ubbidienza (l’equivalente dell’apprendimento scolastico). L’esperto di amici a quattro zampe ha eseguito l'analisi dei risultati di centinaia di studi sul comportamento dei cani ed ha tirato le somme sulle tante sfaccettature dell’intelligenza canina, che non avrebbe nulla da invidiare, quindi, a quella dei primati non umani (scimmie) e alla nostra. «Tutto siamo curiosi di sapere cosa pensa il nostro amico peloso - dichiara Coren - capire perchè a volte hanno dei comportamenti stupidi e irrazionali», mentre in altre occasioni mostrano dei momenti di sbalorditiva vivacità di ingegno e creatività. «Non saranno Einstein - aggiunge - ma sono di sicuro molto più del previsto simili a noi».

Dalla sua revisione è emerso che i cani possono imparare qualcosa come 165 parole (i più intelligenti anche 250), sanno contare fino a 4-5 e conoscono le regole base dell’aritmetica. Inoltre i nostri amici fedeli hanno una formidabile intelligenza spaziale, sanno localizzare oggetti di interesse, evitare luoghi pericolosi, trovare la via più breve verso la cuccia, aprire un chiavistello. Infine i cani possono imbrogliare deliberatamente altri cani e anche i padroni per ottenere qualcosa. Ed hanno successo quasi quanto noi nell’arte dell’imbroglio, conclude Coren.
fonte: la zampa.it

giovedì 6 agosto 2009

AIDS: decodificato tutto IL DNA ( GENOMA ) DEL VIRUS Hiv


Per la prima volta e' stata decodificata la struttura dell'intero genoma del virus Hiv 1, responsabile, come l'Hiv 2, della sindrome dell'Aids.Il risultato, che apparira' sulla copertina di Nature di domani, si deve a un gruppo di ricerca americano dell'universita' della North Carolina. Lo studio apre la strada ad ulteriori ricerche accelereranno lo sviluppo di farmaci antivirali. Avere a disposizione la mappa del Dna aiutera' a capire le strategie del virus per infettare le persone.

Washington - Un passo avanti contro il nemico. Per la prima volta è stata decodificata la struttura dell’intero genoma del virus Hiv 1, responsabile, come il virus Hiv 2, della sindrome dell’Aids. Il risultato, che si è guadagnato la copertina del numero di Nature di domani, si deve a un gruppo di ricerca americano coordinato da Kevin Weeks dell’università della North Carolina e, secondo gli autori, apre la strada ad ulteriori ricerche che potrebbero accelerare lo sviluppo di farmaci antivirali. Avere a disposizione la mappa del dna di questo virus ha grandi implicazioni per la comprensione delle strategie che il virus mette in campo per infettare le persone.


Due ceppi del virus Il virus Hiv si suddivide nei due ceppi Hiv 1 e Hiv 2: il primo è più diffuso e localizzato prevalentemente in Europa, America e Africa centrale, il secondo è localizzato soprattutto in Africa e Asia. Questo virus, spiegano gli autori, trasporta le sue informazioni genetiche attraverso un singolo filamento di rna anzichè i due filamenti del dna. L’informazione codificata nel dna è quasi per intero nella sequenza dei suoi blocchetti di costruzione, chiamati nucleotidi. Ma l’informazione codificata nell’rna è più complessa: l’rna è abile a piegarsi in strutture più intricate e tridimensionali che si creano quando l’rna si ripiega su se stesso come se fosse un nastro.




Rna Kevin Weeks e i colleghi hanno usato una tecnologia di analisi dell’rna chiamata Shape per decodificare l’intera struttura del genoma del virus a livello di un singolo nucleotide. Come sospettato, la composizione dei nucleotidi influenza la produzione delle proteine, ma il team ha anche mostrato che le strutture dell’Rna influenzano molti passaggi nel ciclo infettivo dell’Hiv: come per esempio la traslazione e il ripiegamento delle proteine.

Farmaci ''Stiamo cominciando a capire i trucchi che il genoma usa per non farsi individuare dall'organismo umano che lo ospita'', ha detto il professor Kevin Weeks dell'Universita del Nord Carolina che ha guidato lo studio. Come i virus dell'influenza e dell'epatite C, l'HIV conserva le sue informazioni genetiche all'interno del RNA, acido ribonucleico a singolo filamento, piu' difficile da studiare rispetto al DNA che si trova in tutti gli organismi viventi e in altri virus e che dispone di un doppio filamento.

Utilizzando una nuova tecnica, Weeks e i suoi colleghi hanno ricreato un'immagine dell'HIV a risoluzione piu' bassa, ma che occupa un'area molto piu' grande.


Dal 1981, quando la sua esistenza fu portata a conoscenza dell'opinione pubblica, si calcola che l'AIDS abbia ucciso 25 milioni di persone in tutto il mondo, mentre altri 33 milioni di persone risultano ammalate o sieropositive.

mercoledì 29 luglio 2009

Rapporto osservasalute Ambiente: l'Italia sta male

E' grave lo stato di salute dell' Ambiente in Italia. Nessuna regione si salva e non esistono neanche grandi differenze tra Nord e Sud. E' quanto emerge dalla prima edizione del ''Rapporto osservasalute Ambiente'' realizzato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane e presentato oggi. La classifica finale vede la Basilicata al primo posto seguita da Friuli Venezia Giulia e Val d'Aosta. Fanalino di coda la Sicilia e il Lazio.

Abruzzo: la Regione che ha più aumentato la quantità di rifiuti in discarica
Bene invece sul fronte dell’inquinamento elettromagnetico, infatti non si registrano in Abruzzo superamenti dei limiti per le emissioni degli impianti radio base
Troppi rifiuti in discarica in Abruzzo, che risulta la Regione che ha aumentato di più questo tipo di smaltimento quando in tutte le altre si tende, più o meno lentamente, a ridurlo. Infatti, l’Abruzzo smaltisce in discarica 565.116 tonnellate di rifiuti solidi urbani e dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è aumentata moltissimo, ovvero del 18,30%. Inoltre, al 2006, l’Abruzzo risulta privo di impianti di incenerimento.
L’Abruzzo ha una produzione annua di 699.600 tonnellate di rifiuti solidi urbani (dato anno 2006) e fa registrare un incremento del 14,88% nel periodo 1999-2006 contro un incremento medio in Italia del 14,66%. L’Abruzzo, inoltre, ha una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani sotto la media nazionale: 534 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550, con un incremento del 12,18% nel periodo 1999-2006 (contro un incremento medio dell’11,79%).
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, in Abruzzo, nel 2006, il 16,9% dei rifiuti è smaltito in modo differenziato con un aumento del 12,6% rispetto al 1999 contro un aumento medio in Italia del 12,7%.
Invece per l’inquinamento da Campi Elettromagnetici (CEM) in Abruzzo è pari a zero il numero dei superamenti rilevati per le emissioni degli impianti radio-base di telefonia cellulare (SRB), contro una media italiana di 22 ed è pari a 17 quello degli impianti di radiotelevisione (RTV) contro un valore medio italiano di 59.

Basilicata: la Regione che controlla meglio l’inquinamento da benzene
Bene anche nella gestione dei rifiuti, ma deve aumentare il tasso di raccolta differenziata
La Basilicata ha il dato migliore per quel che riguarda l’inquinamento da benzene, non solo il più basso d’Italia ma anche quello meglio monitorato. Infatti è la Regione con la migliore copertura di popolazione per quanto riguarda il monitoraggio dell’inquinamento da benzene: con 6 centraline di rilevamento la Basilicata presenta il miglior valore di popolazione media residente per numero delle stazioni di rilevamento del benzene, pari a 98.556 persone per centralina.
Inoltre la media annua delle concentrazioni medie giornaliere di benzene (9 μg/m3 previsto al 2006) in Basilicata è nel 2006 la minore in Italia, appena 0,5 μg/m3, rispetto a un valore medio italiano di 2,3; ed è in calo dagli anni precedenti.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, la Basilicata ha una produzione totale di rifiuti solidi urbani di 236.926 tonnellate (tra le più basse d’Italia) e fa registrare un incremento del 8,27% tra 1999-2006 contro una media italiana del 14,66%.
La Basilicata fa registrare un primato per la produzione pro capite di rifiuti solidi urbani, la minore in Italia, pari a 401 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.
Per quanto riguarda le modalità di smaltimento dei rifiuti la Basilicata è tra le regioni che smaltiscono in discarica le minori quantità di rifiuti urbani, con 141.081 tonnellate; inoltre in Basilicata dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è diminuita del 28,77%. Bene nello stesso arco temporale, l’aumento della percentuale di rifiuti solidi urbani mediante incenerimento, + 93,74%.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, l’incremento in Basilicata tra 1999 e 2006 è stato modestissimo, un +5,6% contro il +12,7% medio italiano.

Bolzano: il minore numero di superamento emissioni dagli impianti di radiotelevisione
Nella PA è però alto però l’inquinamento da benzene
I cittadini della PA di Bolzano risultano i più protetti dall’inquinamento da Campi Elettromagnetici (CEM) per Radiazioni Non Ionizzanti. Infatti se consideriamo gli impianti radio-base di telefonia cellulare (SRB) e gli impianti di radiotelevisione (RTV), vediamo che nella PA di Bolzano è pari a due il numero dei superamenti rilevati per le emissioni degli impianti SRB, contro una media italiana di 22, ed è pari a due (valore più basso d’Italia) pure quello degli impianti RTV contro un valore medio italiano di 59. Si noti però che la PA di Bolzano presenta ancora la necessità di risanamento delle infrastrutture di emissione.
Però è alto l’inquinamento da benzene (C6H6). La PA di Bolzano ha una media annua delle concentrazioni medie giornaliere di benzene (9 μg/m3 previsto al 2006) nel 2006 di 3 μg/m3 (valore medio italiano 2,3), in aumento consistente rispetto all’anno precedente (era 2,3 nel 2005 e quasi tutte le Regioni invece diminuiscono il valore dal 2005).
La PA di Bolzano ha 2 centraline di rilevamento del benzene ed ha un valore di popolazione media residente per numero delle stazioni di rilevamento del benzene di 243.837 persone per centralina.
Per quanto riguarda la gestione del rischio da inquinamento acustico, dal Rapporto emerge che nella Provincia Autonoma di Bolzano c’è un numero basso di comuni che hanno approvato la zonizzazione acustica: sono solo 1 su 116, ovvero appena lo 0,9% del totale (ma questi dati aggiornati al 31/12/2003)

Calabria: la Regione con la più bassa concentrazione di radon nelle case
Ma praticamente non effettua il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e ha pochissime stazioni di rilevamento della qualità dell’aria
La Calabria è la Regione con la più bassa concentrazione di radon nelle abitazioni: ha un livello di inquinamento indoor pari a 25 Bq/m3 (Becquerel per metro cubo, ossia il numero di trasformazioni nucleari che ogni secondo sono emesse in un metro cubo di aria) contro una media italiana di 70. L’esposizione al radon aumenta in modo non indifferente il rischio di cancro al polmone.
Però per quanto riguarda il monitoraggio della qualità dell’aria, la Calabria ha non pochi problemi. In primo luogo si rileva che la Calabria nel 2006 ha solo 3 stazioni di rilevamento della qualità dell’aria che, a fronte della sua estensione territoriale, è un numero chiaramente insufficiente per stabilire le condizioni di esposizione della popolazione regionale. Inoltre per l’inquinamento da benzene (C6H6), la Calabria non fornisce dati.
E ancora, in Calabria il quadro legislativo regionale in materia di inquinamento acustico appare ancora incompleto (i dati relativi all’attuazione della Legge Quadro 447/95 ed all’emanazione di una propria legge regionale non sono ancora disponibili).
Inoltre su un totale di 409 comuni, solo due hanno approvato la classificazione acustica, appena lo 0,5% del totale.

Campania: la Regione con scarsi controlli e interventi preventivi per il contenimento dell’inquinamento acustico
Apprezzabile l’incremento del numero delle stazioni di rilevamento della qualità dell’aria
Per quanto riguarda la gestione del rischio da inquinamento acustico, in Campania il quadro legislativo regionale in questa materia appare ancora incompleto (i dati relativi all’attuazione della Legge Quadro 447/95 che stabilisce i principi fondamentali in materia di tutela dell'ambiente esterno e dell'ambiente abitativo dall'inquinamento acustico, ed all’emanazione di una propria legge regionale non sono ancora disponibili per questa regione).
Dal Rapporto emerge che in Campania c’è un numero discreto di comuni che hanno approvato la zonizzazione acustica: sono 173 su 551, ovvero il 31,4% del totale; si tratta di una classificazione del territorio comunale per aree che, per la loro utilizzazione, devono essere più o meno protette dal rumore.
Per quanto riguarda il monitoraggio della qualità dell’aria si rileva che la Campania nel 2006 ha complessivamente 18 stazioni di rilevamento, un numero inadeguato all’estensione territoriale della Regione, ma bisogna sottolineare l’enorme passo avanti della Campania che nel 2005 non aveva installato neppure una stazione.
Però si noti anche che la Campania non ha stazioni di rilevamento utili per l’EoI, l’European Exchange of Information, ovvero, secondo quanto previsto dalla Decisione 97/101/EC e dalla successiva Decisione 2001/752/EC, lo scambio reciproco di informazioni e dati provenienti dalle reti e dalle stazioni di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico negli Stati Membri, attraverso la trasmissione di tali informazioni all’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Emilia Romagna: la Regione con uno dei più elevati livelli di produzione pro capite di rifiuti solidi urbani
Apprezzabile il numero delle centraline per il rilevamento delle qualità dell’aria
L’Emilia Romagna ha una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani tra le più alte d’Italia: 677 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550, con un incremento dell’11,72% tra 1999-2006 (contro un incremento medio dell’11,79%).
Inoltre l’Emilia Romagna ha una produzione annua di 2.858.942 tonnellate di rifiuti solidi urbani (dato anno 2006) e fa registrare un incremento del 18,43% tra 1999-2006 contro un incremento medio in Italia del 14,66%.
Va meglio per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, infatti, l’Emilia Romagna smaltisce in discarica 1.093.343 di tonnellate di rifiuti, e va sottolineato che dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è diminuita di molto, ovvero del 41,82%. Nello stesso arco temporale, in Emilia Romagna l’aumento della quota di rifiuti solidi urbani mediante incenerimento è stato pari a + 32,87%.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, in Emilia Romagna il 33,4% dei rifiuti è smaltito in modo differenziato nel 2006 con un aumento del 14,3% rispetto al 1999 contro un aumento medio in Italia del 12,7%.
Si noti infine che il maggiore livello di raccolta differenziata si rileva nell’anno 2006 per la città di Reggio Emilia che, in continua crescita dal 2002, si attesta ad una percentuale pari al 46,8%.
Per quanto riguarda il monitoraggio della qualità dell’aria si rileva che l’Emilia Romagna nel 2006 ha complessivamente 47 stazioni di rilevamento, il che significa non solo che la Regione possiede all’anno 2006 un numero di postazioni di misura superiore alla media percentuale italiana, ma anche che il loro numero è in valore assoluto maggiore rispetto a quanto indicato, quale requisito minimo, nella Direttiva 96/62.
Tuttavia l’Emilia Romagna (passata da 56 nel 2005 a 47 nel 2006) ha diminuito il numero di stazioni di rilevamento utili alla indicizzazione EoI (European Exchange of Information, ovvero, secondo quanto previsto dalla Decisione 97/101/EC e dalla successiva Decisione 2001/752/EC, lo scambio reciproco di informazioni e dati provenienti dalle reti e dalle stazioni di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico negli Stati membri, attraverso la trasmissione di tali informazioni all’Agenzia Europea per l’Ambiente).

Friuli Venezia Giulia: la Regione in cui è cresciuta meno la produzione di rifiuti
Ma il territorio è a rischio radon, alti i livelli di inquinamento nelle abitazioni
Con una produzione annua di 596.777 tonnellate di rifiuti solidi urbani (dato anno 2006), il Friuli Venezia Giulia è la Regione che ha incrementato meno la sua produzione di rifiuti tra 1999-2006, solo il 4,24% in più contro un incremento medio in Italia del 14,66%.
Bene anche per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani: il Friuli Venezia Giulia smaltisce in discarica 223.381 tonnellate di rifiuti l’anno (dato 2006), inoltre in Friuli Venezia Giulia dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è diminuita del 33,29%. Nello stesso arco temporale, l’aumento della percentuale di rifiuti solidi urbani mediante incenerimento è di + 24,94%.
Il Friuli Venezia Giulia inoltre ha una bassa produzione pro capite di rifiuti solidi urbani: 492 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.
Bene anche per la raccolta differenziata, nel 2006 nel Friuli Venezia Giulia il 33,3% dei rifiuti viene raccolto in modo differenziato. L’incremento di questo modo di raccolta nel Friuli Venezia Giulia tra 1999 e 2006 è stato pari a +17,3% contro il +12,7% medio italiano.
Invece per l’esposizione al radon, che aumenta il rischio di cancro al polmone, il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni peggiori in Italia: presenta un elevato livello di inquinamento indoor, nelle abitazioni, pari a 99 Bq/m3 (Becquerel per metro cubo, ossia il numero di trasformazioni nucleari che ogni secondo sono emesse in un metro cubo di aria) contro una media italiana di 70. Inoltre il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni dove sono collocate il maggior numero di abitazioni considerate a maggior rischio radon in relazione alla concentrazione superiore ai 400 Bq/m3. In Friuli-Venezia Giulia è già disponibile una mappatura regionale a seguito di azioni di monitoraggio territoriale del rischio radon.

Lazio: la Regione peggiore per concentrazione di radon nelle abitazioni
Abbastanza bene sul fronte dell’inquinamento acustico: il Lazio presenta un’elevata percentuale di popolazione zonizzata, ovvero il 60,5% dei residenti regionali vivono in territori sottoposti a classificazione acustica per la protezione dall’inquinamento
Per l’esposizione al radon, che aumenta il rischio di cancro al polmone, il Lazio è maglia nera in Italia: presenta il più elevato livello di inquinamento indoor, nelle abitazioni è pari a 119 Bq/m3 (Becquerel per metro cubo, ossia il numero di trasformazioni nucleari che ogni secondo sono emesse in un metro cubo di aria) contro una media italiana di 70. Inoltre il Lazio è una delle regioni dove sono collocate il maggior numero di abitazioni considerate a maggior rischio radon in relazione alla concentrazione superiore ai 400 Bq/m3.
Per quanto riguarda la gestione del rischio da inquinamento acustico, dal Rapporto emerge che nel Lazio c’è un basso numero di comuni che hanno approvato la zonizzazione acustica: sono 74 su 378, il 19,6% del totale, ovvero una classificazione del territorio comunale per aree che, per la loro utilizzazione, devono essere più o meno protette dal rumore.
Se, d’altro canto, l’attenzione viene portata sulla percentuale di popolazione che nelle diverse regioni risulta essere al 2006 “zonizzata”, il Lazio, pur avendo una superficie
territoriale zonizzata solo del 25%, presenta un’elevata percentuale di popolazione zonizzata, ovvero il 60,5% dei residenti regionali. Ciò potrebbe essere spiegato con il fatto che la densità distributiva territoriale della popolazione residente nel Lazio, trova i suoi massimi nelle grandi città capoluogo di provincia ed, in particolare, a Roma, mentre ancora larga parte del territorio è rurale, non abitato e pertanto non zonizzato.

Liguria: la Regione col minore spreco di acqua immessa nella rete
Ma è la peggiore Regione del Nord per la raccolta differenziata dei rifiuti
La Liguria ha un buon sistema di erogazione dell’acqua che evita gli sprechi: ben l’80,9% dell’acqua immessa nella rete viene erogata, la percentuale maggiore di tutte le Regioni d’Italia.
Inoltre la Liguria ha un quantitativo di acqua erogata pari a 198.767 migliaia di m3, inoltre tra 1999 e 2005 ha visto diminuire la quantità di acqua erogata, con -22.472 migliaia di m3 e una consistente riduzione procapite di -35 litri/die. In Liguria inoltre l’erogazione procapite di acqua potabile è di 338 litri pro capite/die.
La Liguria ha una produzione annua di 978.416 tonnellate di rifiuti solidi urbani (dato anno 2006) e fa registrare un incremento dell’8,86% tra 1999-2006 contro un incremento medio in Italia del 14,66%. La Liguria inoltre ha una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani sopra la media nazionale: 609 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550, con un incremento del 10,13% tra 1999-2006 (contro un incremento medio dell’11,79%).
Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani la Liguria smaltisce in discarica 879.925 tonnellate di rifiuti, e va sottolineato che dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è aumentata del 5,62%. Inoltre la Liguria al 2006 risulta privo di impianti di incenerimento.
La Regione non va bene neppure per quanto riguarda la raccolta differenziata, infatti in Liguria, unica regione del Nord a presentare un valore così basso, solo il 16,7% dei rifiuti è smaltito in modo differenziato nel 2006 con un aumento solo del 7,2% rispetto al 1999 contro un aumento medio in Italia del 12,7%.

Lombardia: la Regione migliore nella gestione dei rifiuti
È però “ultima” per inquinamento atmosferico, sia per il biossido di azoto sia per il particolato fine
La Lombardia è la Regione che presenta la migliore gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani: la Lombardia ha il primato virtuoso di regione che smaltisce in discarica la percentuale inferiore di rifiuti urbani prodotti (815.869 tonnellate, solo il 17% del totale). In questa regione, del totale dei rifiuti smaltiti, solo una piccola quota viene avviata in discarica senza pretrattamento, in linea con quanto stabilito dalle direttive europee.
Inoltre in Lombardia dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è diminuita del -45,77%. Nello stesso arco temporale, l’aumento della percentuale di rifiuti solidi urbani mediante incenerimento è di + 205,50%. In Lombardia il tasso di incenerimento ha raggiunto il 39%, il più alto d’Italia.
Considerando la raccolta differenziata, nel 2006 la Lombardia col 43,6% dei rifiuti raccolti in modo differenziato, ponendosi al di sopra del 40%, obiettivo fissato dalla normativa per il 2007. L’incremento di questo modo di raccolta in Lombardia tra 1999 e 2006 è stato pari a +10,3% contro il +12,7% medio italiano.
La Lombardia in assoluto è la Regione che, con quasi 5 milioni di tonnellate (4.943.512), raggiunge il 15,2% dell’intera produzione nazionale di rifiuti solidi urbani e fa registrare un incremento del 15,50% tra 1999-2006 contro una media italiana del 14,66%.
In Lombardia la produzione pro capite di rifiuti solidi urbani è pari a 518 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.
Per quel che riguarda l’inquinamento da biossido di azoto (NO2), in Lombardia il numero di stazioni che hanno superato il valore limite orario (stazioni con superamento del limite orario di 240 μg/m3) e annuale (stazioni con superamento del limite orario di 48 μg/m3) aumentati del margine di tolleranza sono rispettivamente 5 e 22, valori massimi in Italia. Si noti che la sola Lombardia ha un superamento dei limiti sia per l’ambito orario che per la media annuale, ma ciò può essere anche correlato alla maggiore densità di stazioni di rilevamento utili alla rilevazione ambientale presenti nella regione e conseguentemente all’aumentata probabilità di rilevare l’evento.

Marche: una delle regioni con il più elevato inquinamento da particolato fine
Però la Regione ha uno tra i più bassi livelli di inquinamento da radon nelle case
Le Marche hanno uno tra i più elevati livelli di inquinamento da polveri fini (PM10), rappresentato dal materiale particolato (PM) con un diametro medio uguale o inferiore a 10μ: ha una media annua delle concentrazioni medie giornaliere di 47 μg/m3 contro il valore medio italiano 34 μg/m3, supera quindi il valore limite di 40 μg/m3 di particolato fine PM10 stabilito nel stabiliti dal DM 60/2002; inoltre considerando l’indicatore “numero medio giorni di superamento del valore limite delle concentrazioni medie giornaliere delle polveri fini” (PM10), le Marche presentano il superamento della soglia minima di 50 μg/m3 di PM10 oltre i 35 giorni/anno consentiti, ovvero hanno ben 116 giorni di superamento del limite, contro 57 giorni medi italiani.
Invece per l’esposizione al radon, che aumenta il rischio di cancro al polmone, le Marche mostrano una buona situazione rispetto al resto d’Italia: presenta uno tra i più bassi livelli di inquinamento indoor, nelle abitazioni è pari a 29 Bq/m3 (Becquerel per metro cubo, ossia il numero di trasformazioni nucleari che ogni secondo sono emesse in un metro cubo di aria) contro una media italiana di 70, seconda dietro la Calabria che si assesta su 25 Bq/m3.

Molise: la Regione col minore numero di centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria
I molisani sono però “parsimoniosi” in quanto a produzione procapite di rifiuti, solo 405 Kg/ab/anno, che pone la Regione seconda solo alla Basilicata
Bocciato al Molise per il monitoraggio della qualità dell’aria: si rileva che la Regione nel 2006 ha solo 2 stazioni (solo lo 0,4% di tutte le stazioni in Italia) di rilevamento della qualità dell’aria, valore peggiore in Italia. Il Molise ha dunque una copertura territoriale appena sufficiente per rispondere alle esigenze conoscitive sullo stato dell’ambiente come previsto in normativa.
Si noti inoltre che, a fronte della sua estensione territoriale, il Molise ha un numero di stazioni utili per l’EoI (l’European Exchange of Information, ovvero, secondo quanto previsto dalla Decisione 97/101/EC e dalla successiva Decisione 2001/752/EC, lo scambio reciproco di informazioni e dati provenienti dalle reti e dalle stazioni di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico negli Stati Membri, attraverso la trasmissione di tali informazioni all’Agenzia Europea per l’Ambiente) chiaramente insufficiente per stabilire le condizioni di esposizione della popolazione regionale.
Il Molise ha una produzione annua di 129.497 tonnellate di rifiuti solidi urbani (dato anno 2006) e fa registrare un incremento del 13,66% tra 1999-2006 contro un incremento medio in Italia del 14,66%. Il Molise inoltre ha la più bassa produzione pro capite di rifiuti solidi urbani dopo la Basilicata, 405 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.
Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani il Molise non è una delle regioni più virtuose: smaltisce in discarica 119.805 tonnellate, corrispondenti a circa il 93% del totale dei rifiuti prodotti in regione, inoltre in Molise dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è cresciuta del 7,39%. Il Molise al 2006 risulta privo di impianti di incenerimento.

Piemonte: la Regione col maggiore incremento della raccolta differenziata
Ma ha dei problemi sul fronte dell’inquinamento atmosferico, sia per il benzene sia per il particolato fine
Il Piemonte è la Regione che ha incrementato di più il livello di raccolta differenziata, l’incremento in Piemonte tra 1999 e 2006 è stato pari a +25,8% contro il +12,7% medio italiano. Nel 2006 il Piemonte col 40,8% dei rifiuti raccolti in modo differenziato (250 Kg/ab/anno) si avvicina all’obiettivo del 50% fissato per il 2009.
Il Piemonte ha una produzione totale di rifiuti solidi urbani di 2.277.691 di tonnellate e fa registrare un incremento del 13,50% tra 1999-2006 contro una media italiana del 14,66%.
In Piemonte la produzione pro capite di rifiuti solidi urbani è pari a 523 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.
Per quanto riguarda le modalità di smaltimento dei rifiuti il Piemonte è tra le regioni che smaltiscono in discarica le minori quantità di rifiuti urbani, con 1.156.886 tonnellate; inoltre in Piemonte dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è diminuita del 24,22%. Nello stesso arco temporale, l’aumento della percentuale di rifiuti solidi urbani mediante incenerimento è di + 23,82%.
Considerando l’inquinamento da benzene (C6H6), il Piemonte mostra un trend della media annua delle concentrazioni medie giornaliere del benzene in aumento nel 2006, rispetto al 2005 e pari a 2,2 μg/m3 (9 μg/m3 previsto al 2006), rispetto a un valore medio italiano di 2,3 (si noti che questo indicatore è in diminuzione in quasi tutte le Regioni).
Il Piemonte ha 12 centraline di rilevamento ed ha il miglior valore di popolazione media residente per numero delle stazioni di rilevamento del benzene, pari a 326.736 persone per centralina.
Per quanto riguarda l’inquinamento da polveri fini (PM10), il Piemonte supera il valore limite di 40 μg/m3 di particolato fine PM10; inoltre considerando l’indicatore “numero medio giorni di superamento del valore limite delle concentrazioni medie giornaliere delle polveri fini” (PM10), il Piemonte presenta il superamento della soglia minima di 50 μg/m3 di PM10 oltre i 35 giorni/anno consentiti, ed è anzi una delle regioni più critiche con unamedia annua delle concentrazioni medie giornaliere di 44 μg/m3 contro il valore medio italiano 34 μg/m3 e ben 104 giorni di superamento del limite contro 57 giorni medi italiani.

Puglia: la Regione con una condizione critica per la gestione dell’erogazione dell’acqua
Bene per il numero di stazioni di rilevamento della qualità dell’aria (33) e per l’ottimale ripartizione delle stazioni per abitante
La Puglia ha molti problemi sul fronte della disponibilità di acqua potabile, che rappresenta uno dei più significativi indicatori dello stato di salute ambientale e della popolazione: la Puglia ha un quantitativo di acqua erogata pari a 245.788 migliaia di m3, inoltre è fanalino di coda in Italia per quel che riguarda l’erogazione procapite di acqua potabile, solo 165 litri pro capite/die.
La Puglia tra 1999 e 2005 ha visto aumentare la quantità di acqua erogata, con 11.115 migliaia di m3 pari a un aumento procapite di appena 8 litri/die. In Puglia inoltre solo il 53,7% dell’acqua immessa nella rete viene erogata (il dato peggiore in Italia).
Per quanto riguarda il monitoraggio della qualità dell’aria si rileva che la Puglia nel 2006 ha complessivamente 35 stazioni di rilevamento, ovvero il 6,6% di tutte le stazioni a livello nazionale.
Inoltre la Puglia al 2006 ha un buon numero di stazioni dello SO2 (33) utili all’EoI (e conseguentemente un’ottimale ripartizione delle stazioni per abitante), l’European Exchange of Information, ovvero, secondo quanto previsto dalla Decisione 97/101/EC e dalla successiva Decisione 2001/752/EC, lo scambio reciproco di informazioni e dati provenienti dalle reti e dalle stazioni di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico negli Stati Membri, attraverso la trasmissione di tali informazioni all’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Sardegna: una delle Regioni che si è impegnata con successo nella raccolta differenziata dei rifiuti
Ma permangono numerosi problemi quali l’inquinamento acustico e l’erogazione dell’acqua: in Sardegna solo il 56,8% dell’acqua immessa nella rete viene erogata
La Sardegna si è impegnata con successo sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti, infatti, spicca con un dato molto positivo: a seguito dell’attivazione in diverse province, di specifici sistemi di raccolta differenziata, anche di tipo domiciliare, la regione fa segnare una variazione della quota percentuale di raccolta, tra il 2005 ed il 2006, di quasi 10 punti, attestandosi al 19,8% dei rifiuti che sono raccolti in modo differenziato (erano solo il 9,9% del totale nel 2005, ed appena 2,8% nel 2002).
La Sardegna ha una produzione annua di 860.966 tonnellate di rifiuti solidi urbani (dato anno 2006) e fa registrare un incremento del 13,26% tra 1999-2006 contro un incremento medio in Italia del 14,66%. Inoltre ha una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani di 519 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.
Ma la Sardegna, con un quantitativo di acqua erogata pari a 132.227 migliaia di m3, tra 1999 e 2005 ha visto diminuire di molto la quantità di acqua erogata, con -17.842 migliaia di m3 pari a una riduzione procapite considerevole di -30 litri/die. In Sardegna, peraltro, solo il 56,8% dell’acqua immessa nella rete viene erogata (la Sardegna è migliore solo della Puglia per questo dato negativo).
Inoltre per quanto riguarda la gestione del rischio da inquinamento acustico, in Sardegna c’è un numero molto basso di comuni che hanno approvato la zonizzazione acustica: sono solo 7 su 377, ovvero appena l’1,9% del totale; la zonizzazione è una classificazione del territorio comunale per aree che, per la loro utilizzazione, devono essere più o meno protette dal rumore.

Sicilia: la Regione col maggiore numero di centraline di monitoraggio della qualità dell’aria

Ma presenta ancora molti problemi nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti, troppi in discarica e poca differenziata
La Sicilia è la regione con il maggiore numero in Italia di stazioni di rilevamento (73 nel 2006 rispetto a 42 nel 2005 con una percentuale del 13,7% di tutte le stazioni sul territorio nazionale), condizione necessaria per la buona valutazione e la gestione della qualità dell’aria, in termini di prevenzione ambientale intesa come tutela della salute della popolazione e salvaguardia dell’ambiente nel suo complesso.
Passando a un altro importante aspetto della salute ambientale e della popolazione, la disponibilità di acqua potabile, la Sicilia presenta 385.366 migliaia di metri cubi di acqua erogata (dato 2005), ha avuto dal 1999 al 2005 una consistente diminuzione della quantità di acqua erogata di -45.190 migliaia di m3, pari a una riduzione procapite di 22 litri/abitante al giorno; ha inoltre un quantitativo di acqua potabile erogata pari a 210 litri/abitante al giorno.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, la Sicilia ha una produzione totale di rifiuti solidi urbani di 2.717.967 di tonnellate e fa registrare un incremento del 6,47% tra 1999-2006 contro una media italiana del 14,66%.
La produzione pro capite di rifiuti solidi urbani è di 542 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.
Per quanto riguarda le modalità di smaltimento dei rifiuti la Sicilia è tra le regioni che smaltiscono in discarica le maggiori quantità di rifiuti urbani, con 2,5 milioni di tonnellate pari al 94% del totale dei rifiuti prodotti; inoltre in Sicilia la quota di rifiuti smaltiti in discarica è aumentata dal 1999 al 2006 del 5,5%. Bene ma ancora di gran lunga migliorabile, nello stesso arco temporale, l’aumento della percentuale di rifiuti solidi urbani mediante incenerimento, +24,03%. Si noti però che la chiusura
di impianti di smaltimento in discarica, tuttavia, non ha ancora portato ad una reale razionalizzazione del sistema, ma a soluzioni provvisorie: in Sicilia infatti, a fronte di una sostanziale diminuzione del numero delle discariche, non si è avuta una corrispondente riduzione dello smaltimento in termini quantitativi. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, l’incremento in Sicilia tra 1999 e 2006 è stato modestissimo, un +4,7% contro il +12,7% medio italiano.

Toscana: la Regione che controlla meglio l’inquinamento acustico
È però maglia nera per la produzione pro capite di rifiuti solidi urbani che è pari a 704 Kg/ab/anno nel 2006, il valore più alto in Italia
La Toscana è la Regione che presenta la migliore gestione del rischio da inquinamento acustico, una delle principali cause del peggioramento della qualità di vita nella popolazione. Infatti la Toscana è la Regione col maggior numero di comuni che hanno approvato la zonizzazione acustica: sono 241 su 287, l’84% del totale; la zonizzazione acustica è una classificazione del territorio comunale per aree che, per la loro utilizzazione, devono essere più o meno protette dal rumore.
Passando a un altro importante aspetto della salute ambientale e della popolazione, la disponibilità di acqua potabile, risulta che la Toscana ha un quantitativo di acqua erogata pari a 319.265 migliaia di m3, 242 litri/abitante al giorno pro capite.
La Toscana è inoltre una tra le poche regioni che tra 1999 e 2005 ha incrementato la quantità di acqua erogata, con un + 1.453 migliaia di m3.
Però la Toscana è maglia nera per la produzione pro capite di rifiuti solidi urbani è pari a 704 Kg/ab/anno nel 2006, il valore più alto in Italia, contro un valore medio italiano di 550.

Va un po’ meglio la raccolta differenziata, nel 2006 in Toscana il 30,9% dei rifiuti viene raccolto in modo differenziato. L’incremento di questo modo di raccolta in Toscana tra 1999 e 2006 è stato pari a +14,1% contro il +12,7% medio italiano.

Trento: bene la disponibilità di acqua potabile
Inoltre ha il più alto tasso di raccolta differenziata
Molto buona nella PA di Trento la disponibilità di acqua potabile, che rappresenta uno dei più significativi indicatori dello stato di salute di una popolazione: il rapporto prende in esame il dato complessivo del Trentino Alto Adige che ha un quantitativo di acqua erogata pari a 113.999 migliaia di m3 e che ha visto diminuire la quantità di acqua erogata, con -24.228 migliaia di m3 e una riduzione procapite di - 19 litri/die. Nel Trentino inoltre l’erogazione procapite di acqua potabile è di ben 633 litri pro capite/die, il valore più alto in Italia.
Nella Provincia Autonoma di Trento ben il 71,7% dell’acqua immessa nella rete viene erogata, tra i valori più alti in Italia.
Il Trentino-Alto Adige (49,1%) e, in particolare, la PA di Trento, si configura, con il 51,4%, come la Regione con il più alto tasso di raccolta differenziata e si colloca, con tre anni di anticipo, ad un valore prossimo all’obiettivo del 50% fissato per il 2009. Guardando al dato procapite in Trentino si raccoglie in maniera differenziata ben 274,9 Kg/ab/

Umbria: la Regione col peggiore incremento di produzione dei rifiuti
Bene il dato sull’inquinamento da polveri fini: l’Umbria ha una media annua delle concentrazioni medie giornaliere di 29 μg/m3, uno dei valori più bassi d’Italia
L’Umbria, con una produzione annua di 577.332 tonnellate di rifiuti solidi urbani (dato anno 2006), fa registrare l’incremento maggiore in Italia, pari a +36,77% tra 1999-2006 contro un incremento medio italiano del 14,66%. L’Umbria inoltre ha una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani molto alta: 661 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550, con un incremento del 30,89% tra 1999-2006.
Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani l’Umbria smaltisce in discarica 335.999 tonnellate di rifiuti, inoltre in Umbria dal 1999 al 2006 la quota di rifiuti smaltiti in discarica è diminuita di appena il 3,45%. Nello stesso arco temporale, in Umbria la variazione della percentuale di rifiuti solidi urbani mediante incenerimento è di appena + 1,73%.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, in Umbria il 24,5% dei rifiuti è smaltito in modo differenziato nel 2006 con un aumento del 14,4% rispetto al 1999 contro un aumento medio in Italia del 12,7%.
Per quanto riguarda l’inquinamento da polveri fini (PM10), rappresentato dal materiale articolato (PM) con un diametro medio uguale o inferiore a 10μ, l’Umbria ha una media annua delle concentrazioni medie giornaliere di 29 μg/m3 (uno dei valori più bassi d’Italia, dopo Campania e Bolzano) contro il valore medio italiano 34 μg/m3 inoltre non supera il valore limite di 40 μg/m3 di particolato fine PM10 stabilito nel stabiliti dal DM 60/2002; inoltre considerando l’indicatore “numero medio giorni di superamento del valore limite delle concentrazioni medie giornaliere delle polveri fini” (PM10), l’Umbria presenta il superamento della soglia minima di 50 μg/m3 di PM10 sotto i 35 giorni/anno consentiti, ovvero presenta 32 giorni di superamento del limite, contro 57 giorni medi italiani.

Valle d’Aosta: la Regione con la maggiore disponibilità procapite di acqua potabile erogata
Ma eccede nella produzione pro capite di rifiuti e non ha ancora adottato una suddivisione adeguata del territorio che consenta il monitoraggio dell’inquinamento acustico
La Valle d’Aosta è la Regione con la maggiore disponibilità procapite di acqua potabile erogata, pari a 369 litri/abitante al giorno, contro un valore medio italiano di 254 litri. La quantità di acqua potabile erogata rappresenta uno dei più significativi indicatori dello stato di salute di una popolazione. La Valle d’Aosta, con 16.701 migliaia di m3 di acqua erogata nel 2005, ha inoltre aumentato dal 1999 al 2005 il volume di acqua erogata ad uso potabile di 703 migliaia di m3.
Ma per quanto riguarda l’inquinamento acustico, la Valle d’Aosta presenta un basso livello di comuni che hanno approvato la zonizzazione acustica: sono solo 2 su 74, appena il 2,7% del totale. La zonizzazione acustica è una classificazione del territorio comunale per aree che, per la loro utilizzazione, devono essere più o meno protette dal rumore.
Se andiamo ad analizzare la situazione dei rifiuti, si vede che la Valle d’Aosta ha una produzione totale di rifiuti solidi urbani di 74.795 tonnellate e fa registrare un incremento del 19,45% tra 1999-2006 contro una media italiana del 14,66%.
In Valle d’Aosta la produzione pro capite di rifiuti solidi urbani è piuttosto alta, pari a 599 Kg/ab/anno nel 2006 contro un valore medio italiano di 550.

Veneto: la Regione con la maggiore quota di rifiuti solidi urbani raccolti in maniera differenziata
Ma è bocciato per il rilevamento della qualità dell’aria, stazioni insufficienti
Il Veneto, con una produzione totale di rifiuti solidi urbani pari nel 2006 a 2.379.467 tonnellate e una produzione procapite di 498 chilogrammi contro una media italiana di 550, è prima in raccolta differenziata: raccoglie in modo differenziato il 48,7% dei rifiuti solidi urbani (243 Kg rispetto ad una media nazionale di 141,7 Kg/pro capite /anno) avvicinandosi al target del 50% fissato per il 2009, contro un valore medio nazionale del 25,8%.
inoltre il Veneto mostra una consistente diminuzione dal 1999 al 2006 dei rifiuti smaltiti in discarica, (-43,07%), seconda solo alla Lombardia.
Questi dati indicano un’ottima gestione dei rifiuti solidi urbani, con ricadute positive sulla salute dei cittadini che risultano così meno esposti a molteplici agenti tossici. Infatti le evidenze epidemiologiche disponibili indicano che, in presenza di un sistema efficiente di gestione dei rifiuti, l’impatto negativo sulla salute è inesistente o, verosimilmente, molto contenuto, specialmente se sono impiegate tecnologie di ultima generazione. In particolare la raccolta differenziata ha effetti positivi sulla salute in quanto permette di diluire l’entità dei rifiuti da smaltire.
Bocciato però su tutta la linea il Veneto per quel che riguarda le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria sul territorio: non solo ha un valore inferiore alla media nazionale di stazioni di rilevamento sul proprio territorio (ne ha solo 11 nel 2006 cioè solo il 2,1% delle stazioni presenti in Italia), ma ha addirittura ridotto il numero di stazioni dal 2005 al 2006.
Passando a un altro importante aspetto della salute ambientale e della popolazione, la disponibilità di acqua potabile, il Veneto sta piuttosto bene con un quantitativo di acqua erogata di 458.148 migliaia di m3, pari all’8,41% della quantità di acqua potabile erogata in Italia. Ed ha avuto dal 1999 al 2005 un incremento della quantità di acqua erogata di 14.009 migliaia di m3. Inoltre la Regione presenta una disponibilità procapite di acqua potabile erogata di 265 litri/abitante al giorno, contro un valore medio italiano di 254 litri.

giovedì 23 luglio 2009

PORTO TOLLE: RICONVERSIONE CENTRALE PORTO TOLLE MINACCIA PER AMBIENTE


''Il via libera alla conversione a carbone della Centrale di Porto Tolle, una delle centrali elettriche Enel piu' grandi d'Italia, rappresenta una delle vicende meno trasparenti che hanno caratterizzato l'operato del Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo''. Lo afferma Alessandro Bratti deputato del Pd della commissione Ambiente della Camera: ''di fatto decreta la fine del Parco del Delta del Po costituendo una minaccia per l'ambiente e per la salute dei cittadini''.

''Il Ministro Prestigiacomo - afferma Bratti - spaccia l'autorizzazione della conversione a carbone della Centrale elettrica come simbolo di trasparenza e di tutela del territorio. Il Ministro deve avere imparato molto dal premier in tema di messaggi che ribaltano la realta' dei fatti.Da diversi mesi - avverte - ho chiesto ufficialmente in Commissione ed in Aula di avere l'istruttoria tecnica della procedura di valutazione ambientale riguardo alla conversione della centrale e ad oggi, nonostante le rassicurazioni del Sottosegretario Menia, nulla mi e' stato consegnato. Inoltre - sottolinea il deputato - a proposito di trasparenza, per poter dare il via libera all'operazione di conversione a carbone, il Governo ha introdotto un apposito articolo nel provvedimento riguardo alle 'quote latte' per poter andare in deroga alla legge regionale del Veneto che prevedeva la riconversione dell'impianto unicamente a gas naturale. Una vera e propria resa del Ministro Prestigiacomo che ancora una volta ha dovuto abdicare al suo ruolo a favore della logica del Ministro Scajola volta a considerare la tutela ambientale un fastidioso orpello allo sviluppo economico''.

''Mi aspetto una forte presa di posizione da parte delle autorita' locali,dalle regioni e dalle associazioni ambientaliste. Le popolazioni di vaste aree della Pianura padana subiranno gli effetti negativi di questa operazione senza trarre nessun beneficio ambientale nel nome di vantaggi economici che non ricadranno se non in minima parte sulle comunita' interessate. La centrale che da diversi anni funzionava a scartamento ridotto, con l'operazione di riconversione a carbon fossile, contribuira' ulteriormente a peggiorare l'inquinamento dell'aria della Pianura padana, allontanando sempre di piu' la possibilita' - conclude Bratti - di raggiungere gli obiettivi di qualita' dell'aria sanciti dalle recenti direttive europee per la salvaguardia della salute umana''.

mercoledì 22 luglio 2009

hiv: aids, esame del sangue Economico, facilmente accessibile, a prova di caldo.


Economico, facilmente accessibile, a prova di caldo equatoriale. La svolta nella prevenzione dell'Aids nei paesi africani e' in un esame del sangue alternativo ai metodi tradizionali presentato durante la V Conferenza sull'Hiv dell'International Aids Society in corso a Citta' del Capo (Sudafrica).

Il limite attuale alla diagnosi precoce dell'Hiv nel continente africano e' nella difficolta' di trasporto dei campioni di sangue verso i laboratori di analisi, spesso molto lontani dai luoghi di prelievo. Il plasma ha infatti bisogno di essere conservato in frigoriferi, con costi elevati. Il metodo a macchie di sangue essicato (DBS), che non ha bisogno di refrigerazione, e' stato sperimentato per 10 mesi dai ricercatori della Duke University di Durham (North Carolina, Usa) in alcune zone remote della Tanzania. I campioni, raccolti con i due test, sono stati analizzati in un centro distante in media 300 km dai punti di prelievo.

Confrontando i risultati, gli scienziati hanno verificato l'attendibilita' del metodo piu' economico, che consentirebbe ''dopo un ulteriore valutazione'' di allargare il numero di pazienti raggiungibili, compresi i bambini, per avviare trattamenti precoci e piu' efficaci della malattia che secondo i dati dell'Unaids, l'agenzia dell'Onu che si occupa di Aids, conta nell'Africa sub-sahariana un terzo delle infezioni e delle vittime a livello mondiale.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: nove oasi forestali WWF a fornire i dati utili per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici


Saranno anche gli alberi di nove oasi forestali WWF sparse su tutta la penisola a fornire i dati utili per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici sull'ecosistema forestale italiano ed elaborare una modalita' di gestione adattativa. Il progetto CONECOFOR (CONtrollo ECOsistemi FORestali) del Corpo Forestale dello Stato, avviato nel 2008 anche nelle Oasi WWF, prosegue anche quest'anno con l'attivita' di monitoraggio. All'interno di 9 Oasi sparse in tutta Italia, come parte della rete nazionale verra' monitorato lo stato di salute degli alberi attraverso una valutazione annuale delle chiome. Un progetto che rappresenta una parte del Programma Osservatorio Clima, che il WWF Italia sta realizzando su base nazionale, insieme a altri partner scientifici, quali Universita' della Tuscia, Universita' di Roma 3, Museo Civico di Zoologia di Roma, e, come partner tecnico, Microsoft.

A seguito del primo corso intensivo, svolto presso la scuola del Corpo Forestale dello Stato di Rieti nell'estate 2008, gli operatori delle oasi hanno selezionato gli alberi da monitorare compilando per ogni singolo albero la relativa scheda, controllando lo stato delle chiome, la presenza o meno di patologie, l'entita' delle fioriture insieme ad altri dati.

domenica 12 luglio 2009

ebola: Scoperto nelle Filippine, il virus riscontrato nei maiali, potrebbe mutare riscontrato nei maiali


Scoperto nelle Filippine, il virus potrebbe mutare

Per la prima volta un caso di Ebola e' stato riscontrato nei maiali. La scoperta, pubblicata su Science, e' avvenuta nelle Filippine. Il fatto preoccupa gli scienziati dal momento che il virus, diagnosticato finora solo negli uomini e nelle scimmie, potrebbe mutare e spostare il suo potenziale di patogenicita', diventando un pericolo maggiore per l'uomo. Le analisi mostrano che gli animali sono stati infettati con ceppi del virus molto varianti.

riscaldamento globale :I ghiacciai svizzeri hanno perso il 12% del volume in 10 anni


Secondo i ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, l'acqua immagazzinata nei 59 ghiacciai - dei circa 1500 - che hanno una superficie superiore ai 3 km quadrati è pari solo ai ⅔ di quella contenuta nel lago Lemano.

Nell'ultimo decennio il volume dei ghiacciai svizzeri si e' ridotto del 12%: lo sostengono i ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, secondo i quali la quantita' d'acqua immagazzinata nei ghiacci e' ormai pari soltanto ai ⅔ di quella contenuta nel lago Lemano.

La ricerca, condotta sotto la guida di Martin Funk, riguarda i 59 ghiacciai (dei circa 1500) che hanno una superficie superiore ai 3 km quadrati e contengono l'88% di tutto il ghiaccio che si trova sul territorio elvetico. Dal 1999 ad oggi, secondo i ricercatori e' andato perso non meno del 12% del volume totale. Nella sola estate del 2003 il calo e' stato del 3,5%. Si tratta di una perdita preoccupante, scrive il Politecnico zurighese in un comunicato odierno, in quanto le temperature continuano ad aumentare.

Si prevede che sulle Alpi svizzere entro il 2050 esse saranno superiori di 1,8 gradi in inverno e di 2,7 gradi in estate. Le misurazione dello spessore del ghiaccio rimane comunque approssimativa e soltanto in certe localita' e' stato possibile effettuare un preciso carotaggio.


sabato 11 luglio 2009

centrali nucleari in italia: UMBRIA E MARCHE NON LE VOGLIONO


Rimane ferma la posizione dell'assessore regionale all'ambiente delle Marche, Marco Amagliani, sul fronte del no al nucleare dopo che il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sullo sviluppo con il conseguente ritorno all'energia nucleare.

''Da sempre - ha sottolineato Amagliani - sostengo che il mio rifiuto al nucleare non e' dovuto ad un preconcetto, bensi' ad un'attenta analisi costi-benefici. L'uranio, risorsa scarsissima nel nostro Pianeta e presente in pochi paesi del mondo, sara' esaurito nel giro di 20 anni. Il tempo presunto che servira' all'Italia per costruire le centrali individuate dal governo. Per non parlare dei costi elevatissimi che dovra' sostenere la collettivita' per la realizzazione di nuovi insediamenti''.

''Il Nucleare, come detto piu' volte - ha aggiunto l'Assessore - e' una scelta anti-economica, pericolosa e anacronistica. Il Governo nazionale ostacola, invece di incentivare le fonti alternative, promuovendo il nucleare a scapito degli impianti che utilizzano le fonti rinnovabili.
La politica energetica del Governo regionale e' e rimane ben diversa da quella nazionale. Il Piano Energetico Ambientale Regionale, approvato gia' quattro anni fa, sta dando risultati oltre le aspettative. I tre grandi assi strategici stabiliti nel PEAR, risparmio energetico, fonti rinnovabili e produzione distribuita sul territorio, sono quelli che ora permettono di ridurre il deficit elettrico regionale, creare nuovi investimenti, nuovi posti di lavoro e, non meno importante, permettono di evitare l'immissione in atmosfera di migliaia di tonnellate di gas responsabili del surriscaldamento del pianeta.

Anche in Umbria il ritorno al nucleare e' stato considerato come 'scelta folle'. Oliviero Dottorini capogruppo dei Verdi e civici in Consiglio regionale, ha commento negativamente l'approvazione al Senato del ddl Sviluppo che di fatto riapre la strada all'energia atomica e torna a riproporre la mozione gia' presentata dai Verdi e civici alcuni mesi fa. ''Quella del nucleare - ha detto - e' una scelta ideologica e perdente, che non produrra' risultati se non quello di riportare il nostro paese al medioevo energetico''.

Il capogruppo dei Verdi ha chiesto che l'Umbria ''ribadisca la propria indisponibilita' ad accogliere centrali atomiche nel proprio territorio. Non e' pensabile che oggi, quando l'intero pianeta sembra inoltrarsi verso politiche economiche ambientalmente sostenibili, vi sia ancora chi pensa di tutelare i grandi gruppi economici danneggiando un tessuto economico diffuso e gia' operante nel territorio''.

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