Il morbo della mucca pazza si trasmette anche attraverso l'aria: e' il risultato - inaspettato - di una ricerca pubblicata su Plos Pathogens dagli studiosi dell'Universita' di Zurigo, dell'Ospedale Universitario di Zurigo e dell'Universita' di Tubinga. La ricerca, affermano gli studiosi, e' la prima ad affermare che i prioni, gli agenti patogeni che causano nei bovini l'encefalopatia bovina spongiforme (Bse) che se trasmessa agli uomini provoca la variante di Creutzfeld-Jakob comunemente conosciuta come ''morbo della mucca pazza'', si trasmettono anche attraverso l'aria.
I ricercatori, guidati da Adriano Aguzzi, hanno esposto un gruppo di topi a un aerosol a base di prioni, rilevando che l'inalazione e' stata in grado di indurre la malattia nel 100% dei topolini. Maggiore e' il tempo di esposizione, inoltre, minore il tempo di incubazione.
NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
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venerdì 14 gennaio 2011
venerdì 7 gennaio 2011
Mucca pazza; morta una donna a Livorno. È il secondo caso registrato in Italia
Una livornese di 44 anni morta all'ospedale di Livorno dopo essere stata a lungo ricoverata in stato di incoscienza per aver contratto la variante della sindrome di Creutzfeldt-Jakob, più nota come morbo della "mucca pazza". Lo rende noto la Asl. Il caso era divenuto noto il 21 luglio scorso e si tratta del secondo registrato in Italia. Il primo riconosciuto dalle autorità sanitarie riguardò una donna di Menfi nel 2002, mentre altri successivi sono stati qualificati come sospette varianti della malattia.
La vicenda della donna era stata segnalata come «probabile variante della malattia di Cjd» già nell'ottobre del 2009 dal ministero della salute dopo una prima diagnosi effettuata dall'istituto neurologico "Besta" di Milano.
Mai chiarito come la paziente abbia contratto la malattia
Non è mai stato chiarito come la paziente abbia contratto la malattia. Sia l'Asl sia il ministero della Salute hanno sempre escluso qualsiasi rischio di contagio per familiari e operatori sanitari, ritenendo non necessarie misure precauzionali di qualsiasi tipo.
La vicenda della donna era stata segnalata come «probabile variante della malattia di Cjd» già nell'ottobre del 2009 dal ministero della salute dopo una prima diagnosi effettuata dall'istituto neurologico "Besta" di Milano.
Mai chiarito come la paziente abbia contratto la malattia
Non è mai stato chiarito come la paziente abbia contratto la malattia. Sia l'Asl sia il ministero della Salute hanno sempre escluso qualsiasi rischio di contagio per familiari e operatori sanitari, ritenendo non necessarie misure precauzionali di qualsiasi tipo.
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giovedì 22 luglio 2010
Mucca pazza: In Italia sono 144 i casi di Encefalopatia spongiforme bovina (BSE) registrati fino ad oggi.
In Italia sono 144 i casi di Encefalopatia spongiforme bovina (BSE) registrati fino ad oggi, 140 dei quali bovini nati e cresciuti sul nostro territorio. Lo rende noto il Centro di Referenza Nazionale per la BSE presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino che coordina la rete degli Istituti Zooprofilattici in collaborazione con il ministero della Salute. I ricercatori dell'Istituto di Torino hanno inoltre identificato, primi al mondo, una nuova forma atipica di BSE. Dal 2001 sono stati eseguiti piu' di 6 milioni di test rapidi per accertare la presenza della malattia nei capi bovini, verificando che il numero di casi nel nostro Paese e' estremamente ridotto se confrontato con quello degli altri Paesi europei. Nel Regno Unito, ad esempio, sono stati 200 mila i bovini ammalati e 170 casi umani. Il morbo della ''mucca pazza'', come viene comunemente definita la variante umana della malattia di Creutzfeldt-Jakob, e' una patologia degenerativa del sistema nervoso provocata dal consumo di carne di bovini affetti da BSE.
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Mucca pazza: 217 CASI UFFICIALI NEL MONDO,
Sono 217 distribuiti in 11 Stati diversi i casi ufficiali di persone colpite dal morbo della ''mucca pazza'', la variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vCJD), da quando e' stata individuata per la prima volta nel 1996. Gli ultimi dati disponibili forniti dal Centre Disease's Control di Atlanta, aggiornati al dicembre 2009, riferiscono di 170 casi nel Regno Unito, 25 in Francia, 4 in Irlanda, 3 negli Stati Uniti, 3 in Olanda, 2 in Italia, 2 in Portogallo, uno rispettivamente in Canada, Giappone e Arabia Saudita. Il Regno Unito e' anche il paese in cui e' stato registrato il maggior numero di casi di encefalopatia spongiforme bovina (BSE), con un picco nel 1993 di 1.000 bovini malati a settimana. Il picco epidemico nella popolazione umana si e' avuto invece nel 2000, quando in Gran Bretagna sono stati diagnosticati 27 nuovi casi e sono deceduti 28 pazienti. Attualmente l'ultimo bollettino dell'Health Protecion Agency britannica stima l'incidenza di nuove diagnosi/morti in 1 caso all'anno.
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mercoledì 21 luglio 2010
Mucca pazza: livornese in fin di vita

Una livornese di 42 anni e' ricoverata nell'ospedale di Livorno in coma, dopo avere contratto il morbo della 'mucca pazza'. La donna e' in condizioni disperate ed e' ricoverata nell'hospice di cure palliative dell'ospedale livornese, proprio per effettuare cure che l'aiutino ad affrontare con dignita' la fase terminale della malattia. E' il secondo caso in Italia. Il primo colpi' una donna siciliana nel 2002.
Un incubo che sembrava scongiurato e che invece torna a rimbalzare sulla cronaca. E' arrivata nell'ospedale livornese venerdì scorso con una diagnosi che non lascia speranze, un caso raro, anzi rarissimo per il nostro Paese: encefalite spongiforme, meglio conosciuta come virus della «mucca pazza». Ora, la donna, una livornese di 42 anni, si trova nel reparto di cure palliative in condizioni disperate. Il morbo le era già stato diagnosticato nel 2009: l'Istituto Superiore di Sanità aveva già confermato la positività della donna al morbo di Creutzfeldt-Jackob, segnalando il caso al Ministero della Salute. È il secondo caso della malattia registrato in Italia; il primo colpì una donna siciliana nel 2002.
IL PRIMARIO - «Non sappiamo dove abbia contratto il virus perché è difficile stabilire i tempi di incubazione della malattia che possono essere molto lunghi», ha spiegato Spartaco Sani, primario del reparto di Malattie infettive di Livorno. Dal 2003, secondo il registro dell'Istituto superiore di Sanità, si tratta del secondo malato affetto dalla variante della sindrome di Creutzfeldt- Jakob, quella che si contrae mangiando carne bovina. «Comunque, non c'è nessun allarme e la malattia non viene trasmessa da umano a umano e non è quindi contagiosa» ha tenuto a precisare Sani.
LA MALATTIA - I primi malesseri si erano manifestati qualche anno fa, con alcuni disturbi che al tempo sembravano da ricondurre a problemi del sistema neurologico. All'inizio del 2009, è arrivata la drammatica diagnosi: mucca pazza. Nei mesi scorsi, la donna, ha effettuato delle visite in centri specializzati a Milano. Un viaggio della speranza, che si è concluso drammaticamente con l'esito degli esami eseguiti all'istituto “Besta”, qui è stata sottoposta alle terapie, ma non si è riusciti ad arrestare l’avanzata del male. Nel centro di eccellenza, i medici hanno confermato che la cosiddetta encefalite da prione ha aggredito il sistema nervoso della donna. Venerdì scorso c'è stato il ritorno dalla famiglia nella città labronica e il ricovero nel reparto di cure palliative dove ora si trova.
COLDIRETTI: «NESSUN ALLARME» - «Se confermato, è una eredità del lontano passato facilmente prevedibile, per i lunghi tempi di incubazione della malattia, che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana, che è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all’emergenza Bse». È il commento della Coldiretti in riferimento al caso probabile di morbo della mucca pazza contratto dalla donna di Livorno. «La Bse è praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l’efficacia delle misure adottate per far fronte all’emergenza come - sottolinea la Coldiretti - il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto - prosegue la nota - l’introduzione, a partire dal primo gennaio 2002, di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l’origine della carne acquistata»
LA LOTTA CONTRO LA MALATTIA - La variante umana della malattia della mucca pazza è comparsa 14 anni fa in Gran Bretagna, dove è stata subito associata al consumo di carne di animali colpiti dall’Encefalopatia Spongiforme Bovina (Bse). La forma umana è considerata una variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (Cjd) ed il suo nome è stato ufficializzato come «nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob» (vCjd) nel 1997, da un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet. A scatenare la malattia nell’uomo è l’alterazione di una proteina naturalmente presente nell’organismo, chiamata prione. Dopo il notevole aumento dei casi della malattia sia nei bovini che nell’uomo, concentrato soprattutto fra il 1996 e i primi anni 2000, da qualche anno si registra un notevole rallentamento nella diffusione della malattia sia negli allevamenti e altrettanto rari sono i casi della forma umana. Proprio nei giorni scorsi il commissario europeo alla Salute, John Dalli, ha dichiarato che l’Europa è uscita vincente dalla lotta contro la malattia, che nel 2009 ha fatto registrare 59 negli allevamenti degli Stati membri. L’ultimo caso di Bse in Italia risale al 2008, in Piemonte e l’unico decesso nell’uomo risale al 2002.
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venerdì 23 ottobre 2009
MUCCA PAZZA: CASO DI VARIANTE CREUTZFELD-JAKOB DIAGNOSTICATO IN ITALIA
Un caso probabile di malattia di Creutzfeldt-Jakob variante e' stato diagnosticato ieri in Italia. Lo rende noto il Ministero della Salute, ricordando che la malattia di Creutzfeldt-Jakob variante e' causata dall'esposizione all'agente dell'encefalopatia spongiforme bovina (BSE) in seguito al consumo di cibo infetto.
E' il secondo caso riscontrato in Italia dopo il primo di diversi anni fa e si ritiene legato ad un'infezione occorsa prima dell'introduzione del divieto di utilizzo delle farine di carne per l'alimentazione dei bovini (dicembre 2000).
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali giudicano tuttavia le attuali misure normative e di gestione vigenti in Italia idonee a garantire la sicurezza degli allevamenti italiani e non ritengono quindi opportuno dover assumere nuove misure precauzionali.
E' il secondo caso riscontrato in Italia dopo il primo di diversi anni fa e si ritiene legato ad un'infezione occorsa prima dell'introduzione del divieto di utilizzo delle farine di carne per l'alimentazione dei bovini (dicembre 2000).
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali giudicano tuttavia le attuali misure normative e di gestione vigenti in Italia idonee a garantire la sicurezza degli allevamenti italiani e non ritengono quindi opportuno dover assumere nuove misure precauzionali.
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