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martedì 6 luglio 2010

rifiuti tossici : Ecomafie, rapporto choc di Legambiente, Milano crocevia dei rifiuti tossici


«Da qualche anno c’è un traffico inverso». Non solo sulla direttrice che dalla Lombardia (con aziende che cercano di smaltire illecitamente rifiuti tossici), si collega al Sud Italia, l’Africa o la Cina (tramite la criminalità organizzata disponibile ad «accettare» i veleni). «Alcune indagini del biennio 2007-2009 — spiega Enrico Fontana, di Legambiente— una enorme quantità di rottami di auto e rifiuti di ferro pericolosi sono stati raccolti in Campania, pressati e inviati in Lombardia, soprattutto in provincia di Brescia, dove sono stati smaltiti illegalmente nelle discariche o rivenduti ad alcune acciaierie ». C’è anche questo, tra le centinaia di casi di bonifiche fasulle, cave riempite con sostanze tossiche, corruzione per lo smaltimento, infiltrazioni della ’ndrangheta nel ciclo dei rifiuti e del cemento raccolti nel rapporto «Ecomafia in Lombardia» di Legambiente.

Al centro dei traffici. Sono 855 le infrazioni contro l’ambiente accertate in Lombardia nel 2009. Nello stesso anno, le forze dell’ordine hanno eseguito 340 sequestri e denunciato 865 persone. Ma c’è un dato che, più di ogni altro, segnala il rischio (o meglio, la pesante realtà) delle infiltrazioni criminali nei reati contro l’ambiente in regione: negli ultimi otto anni, il 35 per cento di tutte le inchieste sui crimini ambientali in Italia ha toccato a vario titolo la Lombardia (come punto di partenza, transito o arrivo dei rifiuti, per la corruzione di funzionari pubblici, per il riciclaggio di denaro o come sede delle società coinvolte). Spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia: «L’ecomafia lombarda non conosce la crisi. Si stima che il fatturato nel 2009 ammonti a più di un miliardo di euro, pari al 5-7 per cento del totale nazionale. Per questo ribadiamo la necessità di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro codice penale (per la maggior parte si tratta di reati contravvenzionali, ndr)».

Il cemento e le cosche. Se in Lombardia il livello di abusivismo edilizio, per numeri e presenza nel paesaggio, non è paragonabile alle Regioni del Sud, sono invece dilaganti i reati che Legambiente definisce collegati al «ciclo del cemento». Appalti pubblici truccati, scavi illegali nei fiumi e nelle campagne, bonifiche fasulle. In quest’ambito le infrazioni accertate l’anno scorso sono 254, con 312 denunce e 23 sequestri. L’operazione nel Parco del Ticino, condotta dalla Procura di Busto Arsizio, ha svelato che un giro di società gestiva scavi abusivi in territori intorno a Lonate Pozzolo per la realizzazione della Tav Torino-Milano. Secondo le indagini, dalla cava sequestrata sono stati portati via abusivamente almeno 450 mila metri cubi di sabbia e ghiaia in 2 anni, una quantità di materiale in grado di riempire 82 mila camion. Nelle buche vuote venivano poi sepolti rifiuti pericolosi, intrecciando i due filoni più redditizi della criminalità ambientale.
Nell’ultimo anno sono stati anche ritirati i certificati antimafia a 17 aziende lombarde nel settore del «movimento terra». Un settore critico, come ha svelato, più di ogni altra indagine, quella contro la cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco. Lo smaltimento dei materiali delle demolizioni e gli scavi sono stati definiti «le porte di ingresso delle cosche negli appalti». La tesi dell’accusa nel processo «Cerberus » è che i rifiuti tossici sono stati poi smaltiti nei cantieri dove le imprese della ‘ndrangheta hanno lavorato. In quegli scavi sono stati scaricati eternit, idrocarburi, catrame, gasolio. Sotto i cantieri ferroviari, sotto le strade, le case e in alcuni casi i parchi giochi. Per la «sepoltura» dei rifiuti tossici, gli scavi arrivano fino a 15/20 per poi ricoprire con terra buona ed eludere i controlli. Il neo assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Daniele Belotti, ha annunciato «tolleranza sotto zero nei confronti di coloro che, mafiosi o non, creano danni all’ambiente o nella gestione dei rifiuti».
fonte:milano.corriere.it

venerdì 14 maggio 2010

Navi dei veleni: scovate le prove

Il capitano Natale De Grazia aveva individuato la rotta giusta: ben 180 affondamenti sospetti (Adriatico, Ionio e Tirreno). Lo hanno ammazzato gli apparati italici di sicurezza, vale a dire lo Stato che poi gli ha conferito una medaglia d’oro al valore per tentare di smacchiarsi la coscienza. Correva l’anno 1995, per l’esattezza a cavallo fra il 12 e 13 dicembre. L’amico Francesco Neri, magistrato integerrimo e generatore in quel periodo remoto dell’inchiesta sulle navi dei veleni rischia grosso dopo la recente bomba a Reggio Calabria. Lui non ha neppure la scorta. Non è un politicante da strapazzo e non tesse affari con le mafie intercontinentali. A me la tutela della Polizia di Stato è stata assegnata il 22 dicembre 2009 dal ministero dell’Interno. Non l’avevo richiesta e volentieri ne faccio a meno, purché sia tutelata effettivamente la mia famiglia. Da alcuni mesi ci stanno pressando in ogni modo e avvertiamo il loro fiato sul collo. A distanza di dieci mesi non sappiamo nulla in merito alle indagini giudiziarie sugli attentati del 2009. Ora ignoti nottetempo hanno manomesso l’auto di famiglia. E’ un segnale? Cosa vogliono dirmi? Sempre nella stessa nottata ignoti hanno rubato l’auto ad un caro amico nonché collaboratore di Terra Nostra. Scusi Berlusconi, ma che razza di tutela è se siamo effettivamente in balia degli eventi e in anticipo conoscono i miei spostamenti nonché i punti deboli di persone care? Tranquilli boiardi di stato. La famigerata inchiesta sulle “navi dei veleni” è in dirittura d’arrivo, autofinanziata in toto. La mole di scoperte e di materiali faticosamente analizzati sul campo, i riscontri in mare, gli impedimenti governativi, le barriere istituzionali hanno allungato i tempi prefissati a dicembre. A fine settembre sarà pubblicato il rovente dossier. Sia ben chiaro: le navi a perdere hanno ormai superato quota 200; e non sono relitti bellici della prima o seconda guerra mondiale. Abbondano i container colmi di rifiuti chimici oltre a scorie radioattive e quant’altro la bulimia del profitto a tutti i costi ha saputo realizzare sulla pelle degli ignari esseri umani. L’ultimo riscontro probante smaschera il professor avvocato Gaetano Pecorella, gran sodale del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ma soprattutto presidente della commissione “ecomafie”. Vale a dire il garante ambientale e sanitario dei cittadini. In questo caso difesa a parole, poiché lo stesso Pecorella aiuta in realtà gli ecomafiosi. Da alcuni mesi ho stabilito un contatto con la segreteria dell’ammiraglio Raimondo Pollastrini, comandante generale della Guardia costiera. Non è possibile intervistarlo personalmente, forse si fa prima con il presidente Napolitano o magari con l’unto del signore. L’alto graduato pretende le domande prima del colloquio. Incredibile. Comunque, sono stati sottoposti 23 quesiti in materia di inabissamenti nel Mediterraneo. Risposte? Nessuna. Il 10 maggio in Roma a Maricogecap non c’era nessun ufficiale per fare il punto della situazione. A stento sono riuscito a colloquiare telefonicamente con il comandante Vittorio Alessandro. Addirittura a Reggio Calabria, tale Antonio Ranieri, in forza alla direzione marittima mi ha impedito di visionare il registro pubblico dei sinistri in mare. Caso unico in tutte le guardie costiere d’Italia. Cosa nasconde questo ufficiale reo del disastro a base di idrocarburi di nave Eden V? La censura non è altro che il modo concreto per il discorso dell’ordine di travestire, escludere, eludere o negare quei contenuti che rischierebbero di mettere in pericolo la sua legittimità, le sue certezze, il suo potere. Vero ministri in carica ancora per poco? Che singolare coincidenza. Stanotte l’ennesima sorpresa intimidatoria, mentre il ministro Prestigiacomo – rea di aver insabbiato il fenomeno a Cetraro – non ha accettato il contraddittorio pubblico nella televisione ormai controllata dal boss di Arcore. Attenzione, per dirla con Brecht: “il nemico marcia alla nostra testa”.
fonte:italiaterranostra.it

venerdì 13 novembre 2009

rifiuti tossici: Le coordinate di73 navi affondate nel Mediterraneo dal 1979 al 2001 saranno messe in rete domani sul sito del quotidiano il manifesto

Le coordinate di 73 navi affondate nel Mediterraneo dal 1979 al 2001 saranno messe in rete domani sul sito del quotidiano il manifesto (www.ilmanifesto.it) nell'ambito di una lunga inchiesta sul traffico delle navi dei veleni che dagli anni Ottanta e Novanta si dipana fino ad oggi condotta dal quotidiano negli ultimi mesi.

''I dati che oggi presentiamo sulle settantatre navi sono ufficiali, tratti dai registri navali, riscontrati uno per uno negli uffici dei Lloyd's di Londra'' si legge in un passo dell'articolo sul quotidiano cartaceo di domani firmato da Alessandra Fava, Paolo Gerbaudo e Andrea Palladino. In alcuni casi si tratta delle stesse navi che apparivano nelle mappe del faccendiere Giorgio Comerio, sequestrate nella sua casa di Garlasco. Sono nomi che il capitano di vascello De Grazia stava verificando, uno per uno''.

L'inchiesta oltre a intervistare testimoni di indagini passate come la vicenda della Zanoobia che giro' per il mondo a cavallo fra l'87 e l'88 aprendo lo scandalo internazionale dell'esportazione dei veleni verso paesi dell'America Latina e dell'Africa, tocca anche la recente vicenda della nave cargo Toscana sorpresa dalla ong tedesca Green Ocean a buttare oggetti a mare al largo dell'isola Elba scoprendo che quella nave era controllata da tempo dai Lloyd's di Londra. A questo proposito l'armatore tedesco ha risposto solo con dei ''no comment''.

NAVE VELENI: VERIFICHE MIRATE SU RELITTI INDIVIDUATI

''Sui relitti delle navi individuate ma non identificate da parte delle autorita' marittime devono essere compiute subito verifiche mirate per scongiurare il rischio che siano cariche di veleni, le verifiche e le ricerche del relitto di Cetraro non devono essere interrotte''.

Lo sostiene il WWF Italia commentando le dichiarazioni della deputata e membro della Commissione antimafia Angela Napoli all'Espresso anticipate oggi sulle agenzie, che secondo l'associazione confermano che sulla vicenda della ''nave dei veleni'' ci deve essere un'Operazione Trasparenza' conseguente e concorde di Governo, Parlamento e Magistratura ''per accertare le responsabilita' di chi ha alimentato (industriali, broker marittimi, armatori senza scrupoli) i traffici illeciti dei rifiuti pericolosi e radioattivi, spesso coniugati con il traffico d'armi, contando sulla connivenza o sulla reticenza di apparati dello Stato. Dalla testimonianza resa all'Espresso - evidenzia il WWF - emerge che la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso una mappa con i punti di affondamento di 44 navi (9 delle quali anonime): ci domandiamo allora quanto tempo deve ancora trascorrere per avere un riscontro preciso su uno dei relitti sospetti delle 'navi a perdere'''

giovedì 22 ottobre 2009

rifiuti tossici: OCEANO MARE, ULTIMA SPERANZA PER LA VERITA'


Cinquanta giorni passati senza prendere decisioni. La vicenda della navi dei veleni continua a inanellare annunci, proclami, ma di concreto ancora poco. L'ultima chimera si chiama Oceano Mare, è la nave attrezzata per prospezioni sottomarine di proprietà della Geolab di Napoli che ieri è salpata dal porto di Vibo Valentia per raggiungere Cetraro. La sua missione è accertare se quella posata sul fondo del mare è proprio la Cunsky, che con il suo carico inquinante starebbe là sotto da 17 anni. A raffreddare i già blandi entusiasmi, però, ci ha pensato il direttore commerciale della Geolab che, in un'intervista a Cnr media, ha dichiarato che non è previsto alcun intervento di campionamento del carico.

Al giornalista che gli chiedeva se per la seconda volta il relitto verrà solo fotografato, Carlo Pinto ha risposto che verranno fatti anche dei rilievi indiretti, come vengono chiamati in gergo, «fra cui anche rilievi sulla radioattività ». Quello dell'Oceano Mare non sarà un intervento che si potrà protrarre per lungo tempo. E questo per esigenze di bilancio. Rispondendo ai 50 sindaci che martedì hanno manifestato a Roma, il sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia ha rivelato che il ministero ha solo 200 milioni di euro a disposizione.

Considerando che un giorno di attività dell'imbarcazione costa una cifra molto vicina ai 40mila euro, non è difficile ipotizzare che le attività al largo del mare di Cetraro si fermeranno presto. Ieri, a Cetraro, Menia ha assicurato la massima trasparenza sulla vicenda e ha spiegato che «si procederà innanzitutto all'identificazione del relitto, saranno raccolti i dati e verranno comparati per effettuare le verifiche opportune. Tutto il resto viene dopo».

L'Arpacal (l'Agenzia regionale per l'ambiente) promette che lunedì prossimo, dopo 19 anni, cominceranno seriamente le operazioni di terra, a caccia dei veleni seppelliti, qua e là, nel territorio calabrese. Troppo poco, secondo la stragrande maggioranza. «L'atteggiamento del governo Berlusconi continua a essere irresponsabilmente disinteressato nei confronti dei cittadini calabresi, del mare e dell'ambiente - ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli -. A oggi non è stata assunta alcuna iniziativa concreta nemmeno per accertare la natura del carico del relitto. Viene da chiedersi se il governo non stia coprendo qualcuno», ha concluso Bonelli che ha anche annunciato l'adesione dei Verdi e la sua presenza alla manifestazione nazionale del 24 ottobre ad Amantea "Basta veleni".

Provocatoria la presa di posizione di Nuccio Barillà, di Legambiente Calabria, che ha citato l'iniziativa del governo delle Maldive che ha tenuto la riunione del Consiglio dei ministri sott'acqua per sensibilizzare l'opinione mondiale sui rischi del fallimento del vertice di Copenaghen. L'arcipelago corallino, infatti, rischia di scomparire entro il 2100 a causa dell'innalzamento del livello dell'acqua causato dai cambiamenti climatici. «Noi non pretendiamo tanto - ha dichiarato Barillà - ma almeno ci degnino della loro presenza».

La commissione parlamentare sulle Ecomafie da ieri sera è in Calabria per effettuare una serie di sopralluoghi sulle aree che risulterebbero inquinate probabilmente da rifiuti tossici e nocivi. La delegazione della commissione questa mattina visiterà la zona del torrente Oliva, nel comune di Aiello (Cs), e successivamente una cava nella stessa zona, dove si ipotizza siano stati interrati rifiuti radioattivi.
fonte:verdi.it

mercoledì 21 ottobre 2009

RIFIUTI TOSSICI: 31 MILIONI DI TONNELLATE SPARITE NEL 2006 IN ITALIA

Traffici illeciti di rifiuti, navi dei veleni, delitti ambientali nel codice penale: Legambiente ha avanzato oggi nel corso di un'audizione, una serie di richieste alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attivita' illecite nel ciclo dei rifiuti ''31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono 'spariti' in Italia nel solo 2006 - denuncia l'associazione - un quantitativo pari a una montagna con una base di tre ettari e alta 3.100 metri.

Montagna che, come dimostrato dalle inchieste della magistratura, finisce spesso nella rete della criminalita' ambientale e dell'ecomafia, fatturando cifre altissime: secondo il Rapporto Ecomafia 2009 il business del ciclo illegale dei rifiuti ammonta a circa 7 miliardi di euro.

Le indagini dimostrano come queste sostanze smaltite illegalmente finiscano in discariche abusive, in cave dismesse, in mare, sui terreni agricoli, in capannoni abbandonati, nei materiali per la costruzione di opere pubbliche, danneggiando tutto il Paese e arrivando anche fuori dai confini nazionali, fino in Cina, in India e in Africa, grazie ad una intricata rete criminale - la cosiddetta ''Rifiuti spa'' - che conta su pratiche collaudate di corruzione, frode, evasione fiscale. In cui imprenditori e amministratori pubblici, non sempre inconsapevoli, affidano i rifiuti a pseudo professionisti dediti alla truffa dello smaltimento illecito''.

''Sulla questione dei traffici illeciti di rifiuti - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - chiediamo alla Commissione di intervenire con azioni precise, che consentano di compiere decisivi passi avanti nel contrastare le attivita' illecite della criminalita' organizzata, contribuendo alla messa in sicurezza dei cittadini''.

Nello specifico, Legambiente nell'audizione odierna, ha chiesto di effettuare un'indagine conoscitiva sul numero e sulle modalita' operative dei centri di stoccaggio di rifiuti speciali di tutta Italia, definiti nel 2007 dall'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato ''un vero e proprio serbatoio di illegalita''', per il ruolo cruciale di questi impianti nel malaffare legato alla falsificazione della documentazione cartacea per il trasporto e nella miscelazione illegale tra rifiuti pericolosi e non; un'azione di sensibilizzazione e una richiesta di impegno al Governo e al Parlamento perche' il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti (art. 260 del Dlgs 152/06) venga escluso dalla lista dei reati per cui sarebbe reso piu' complicato l'uso delle intercettazioni in base al ddl in discussione in Parlamento, visto che l'entrata in vigore nel 2001 del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti ha permesso di concludere in circa 8 anni ben 140 inchieste, con 889 ordinanze di custodia cautelare e 2.536 persone denunciate; una missione della Commissione in Calabria per approfondire le vicende relative alla situazione ambientale di Crotone, dove i rifiuti provenienti dalla ex Pertusola sono stati utilizzati per la costruzione di infrastrutture ed edifici, comprese due scuole dove recenti analisi hanno accertato pesanti contaminazioni da metalli pesanti nel sangue degli studenti''.

mercoledì 23 settembre 2009

NAVI DEI VELENI: REGIONI CHIEDONO INTERVENTO PRESIDENZA CONSIGLIO

Trovare tutte le ''navi dei veleni' e bonificarle dai rifiuti nocivi, affondati nel Mediterraneo, e' di primario interesse nazionale e per questo deve occuparsene subito la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Questa richiesta e' partita dalla ''Commissione ambiente e protezione civile'' degli assessori regionali, coordinata da Silvio Greco, che si e' riunita oggi presso la Delegazione di Roma della Regione Calabria. Nell'incontro tutti i rappresentanti regionali, all'unanimita', hanno concordato che dopo la scoperta della nave affondata dalla ''ndrangheta davanti alle coste di Cetraro (Cs) si e' aperta una questione nazionale: quella sia di fare piena luce sul traffico criminale di rifiuti tossici, nocivi e radioattivi smaltiti in tutto il Mediterraneo, sia di intervenire per bonificare i relitti. Per questo gli assessori hanno chiesto al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, di inserire la questione nell'agenda del confronto con il Governo e di ''attivarsi per fissare un rapido incontro con il Ministro dell'Ambiente'', proprio perche' il problema ''non e' dei territori rivieraschi, ma dell'Italia''.

''E' chiaro - ha dichiarato l'assessore all'ambiente della Calabria, Silvio Greco - che i traffici illeciti di rifiuti hanno una filiera lunghissima di responsabilita', che attraversa territori e confini. La cosa di cui ho paura e' il silenzio che abbiamo riscontrato su questa vicenda.'' ''Dobbiamo forzare il Governo ad una decisione, che coinvolga anche l'Unione Europea - ha concluso Greco -, perche' e' l'intero Mediterraneo, dall'Adriatico al Tirreno dal Canale di Sicilia all'Egeo, ad essere coinvolto nell'inabissamento delle navi dei veleni, che potrebbero essere una trentina''.

Per Vincenzo Santochirico, assessore della Regione Basilicata, il Governo deve intervenire immediatamente perche' la situazione del Tirreno non deve rimanere irrisolta, in quanto si rischia di creare un dannosissimo effetto di sfiducia, anche psicologica, che potrebbe portare al blocco di importanti attivita' economiche come la pesca ed il turismo.

lunedì 21 settembre 2009

RIFIUTI TOSSICI: LEGAMBIENTE, PER VERITA' RITROVARE RELITTO RIGEL

'Dal 1987 il relitto della Rigel giace sui fondali calabresi con il suo carico sospetto e il suo affondamento costituisce un tassello fondamentale per giungere alla verita' sulle navi dei veleni. Per fare chiarezza sull'intera vicenda che vede coinvolti industriali, politici, trafficanti d'armi, faccendieri, mafiosi e servizi segreti deviati, e' necessario riaprire l'inchiesta e individuare il relitto con il suo carico''.

Cosi' il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri, lancia un appello nel giorno dell'anniversario dell'affondamento della nave da carico battente bandiera maltese, Rigel. Una brutta storia cominciata il 21 settembre 1987, che rappresenta un puzzle di veleni, politica e 'ndrangheta, al quale manca solo una tessera: il relitto.

''E' certo che la Rigel fu affondata a capo Spartivento al largo delle coste di Reggio Calabria nel mar Ionio - aggiunge Nuccio Barilla', del direttivo nazionale di Legambiente - che si tratto' di un fatto doloso e che il carico dichiarato era difforme da quello effettivamente trasportato. Quello che non e' chiaro, invece - continua Barilla' - e' il perche' dopo oltre vent'anni e con le tecnologie disponibili nessuno abbia consentito a tecnici ed esperti di fare i rilevamenti sul fondale e sciogliere ogni dubbio sul relitto. Un intervento, questo, che abbiamo chiesto a gran voce attraverso il Comitato per la verita' e che ribadiamo oggi nel giorno dell'anniversario di quel naufragio''.

venerdì 18 settembre 2009

RIFIUTI TOSSICI: Parla il pentito: «Ho affondato tre navi dei veleni». ERA LAVORO (da ilsole24ore)

''Per noi era un lavoro'', non pensavamo al fatto che gettare rifiuti pericolosi nel mare avrebbe causato morti e malattie, e poi ''anche con la droga si muore''. Cosi', il pentito di mafia Francesco Fonti in diretta dai microfoni di Radio Anch'io dedicata al ritrovamento della nave carica di rifiuti tossici al largo della costa ionica. L'uomo ha spiegato che nel traffico c'era il coinvolgimento anche di altri Paesi, senza specificare quali, e ha detto che navi con rifiuti tossici sono state affondate in altri mari, oltre al Mediterraneo.

Nella casa dove si trova nascosto da alcuni anni, agli arresti domiciliari per motivi di salute, Francesco Fonti, 61 anni da Bovalino, il collaboratore di giustizia che denunciò per primo alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria l'affondamento di tre navi dei veleni, ha avuto il tempo di preparare un libro che aspetta ora solo un editore; il Sole 24 Ore ha potuto leggerne le bozze.

E da lì parte l'intervista a quest'uomo – tra i pochi pentiti di ‘ndrangheta ritenuti attendibili – che entro la prossima settimana sarà nuovamente sottoposto al programma di protezione che abbandonò volontariamente nel 1999. Nuovo cambio di vita e altro trasloco in Italia con generalità ancora una volta modificate.

Perché nelle bozze del suo libro fa solo un accenno all'affondamento delle navi dei veleni al largo delle coste calabresi?
Perché dopo la consegna di un memoriale di 49 pagine nel 2003 nelle mani del sostituto procuratore nazionale antimafia Enzo Macrì, uomo di grande coraggio, ho avuto esperienze negative con la magistratura lucana e in particolare con la Dda di Potenza. Ho pensato che questa storia delle navi affondate non interessasse in realtà più nessuno. E invece ora...

Ora il procuratore capo della Repubblica di Paola ha trovato il primo riscontro tangibile ai suoi racconti.
Sì e non sarà il solo.

Fatto sta che sulle navi affondate ciascuno spara la propria cifra. Da 3 a 30, tutti numeri buoni per il Lotto.
Io ho dato contezza dell'affondamento di tre navi di cui sono stato esecutore materiale per conto della cosca Romeo di San Luca. Di altre sette sono certo per averne parlato con i capi di altre cosche che in Calabria hanno trafficato in rifiuti tossici. Ma non sono solo queste, in Calabria e fuori regione.

Trenta in effetti è il numero indicato dalla Procura della Repubblica di Reggio nei primi anni 90 a seguito della consulenza di Mario Scaramella, travolto poi nell'affare Mitrokin.
Un nome che in qualche modo riporta ai servizi.

Con tutta la forza che si può riconoscere alle cosche è infatti difficile credere che voi foste la mente delle operazioni.
E infatti a noi interessava solo sapere quanto incassavamo per gli affondamenti. A me interessavano gli affari. Le decisioni ci venivano comunicate da altri.

Altri chi?
A contattare me erano direttamente i servizi segreti italiani che frequento da quando ero un giovane affiliato alla ‘ndrangheta, tra i pochi con studi alle spalle e una famiglia di origine non mafiosa. Avevo un filo diretto con persone dei servizi che venivano ribattezzate con un nome in codice. Loro telefonavano con linee dedicate, io pattuivo ed eseguivo dopo gli incontri, che spesso si svolgevano a Roma all'Hotel Palace. Persone come Guido Giannettini e Vito Miceli, inoltre, erano miei contatti fin dalla fine degli anni 70. I servizi spesso mi mettevano a disposizione anche le loro macchine. Ho perfino annotato i numeri delle targhe, che ho scritto nel dossier consegnato alla Dna. E sarei in grado di riconoscere ancora oggi le persone se qualcuno mi mostrasse le foto. L'ho anche scritto nel dossier: è tutto nero su bianco. È lì a disposizione.

Non lo dica due volte. La Procura di Paola potrebbe chiamarla presto a testimoniare.
Ci andrò e darò tutto il mio aiuto se lo Stato mi aiuterà a capire perché mi sono stati affibbiati 50 anni di carcere senza aver mai ucciso nessuno e prestando da anni la mia collaborazione.

Cosa dirà di nuovo ai magistrati?
Lei vuole sapere troppo.

Mi pagano per questo.
Affari suoi. Comunque farò nuovamente i nomi e cognomi dei politici che avevano contatti con gli uomini dei servizi segreti che poi si rivolgevano a me e alle altre cosche.

Perché crederle? Che interesse potevano avere i politici ad entrare direttamente o indirettamente in contatto con le cosche?
Noi garantivamo un servizio e loro ricevevano finanziamenti dai Paesi che intendevano trafficare in rifiuti. I servizi erano il mezzo che usavano per non apparire.

Questo lascia pensare che molte commesse provenissero dall'Est.
Non solo Russia e Germania. Anche Stati Uniti.

Ha mai avuto contatti diretti con politici?
Si, di molti partiti. Politici nazionali e locali. Con alcuni ero di casa. Loro sapevano chi ero e a me si rivolgevano perché il pacchetto di voti che potevamo garantire era sempre cospicuo. I nomi, sarò monotono, sono nel dossier. La maggior parte di loro fa ancora politica.

C'è nient'altro nel dossier che ha consegnato e che potrebbe essere oggetto di interesse della magistratura?
Grossi traffici di armi, carrarmati e perfino aerei. Il tramite erano sempre i servizi.

Ha paura?
A giorni sarò nuovamente in regime di protezione e cambierò nuovamente casa. In effetti ora non esco più.

Difficile dargli torto quando sì è il primo e unico pentito che ha parlato di cose inverosimili fino a che una Procura tignosa a Paola non ha deciso di andare dritta alla verifica di una parte del racconto.
fonte:ilsole24ore

lunedì 14 settembre 2009

RIFIUTI TOSSICI E SCORIE: Ora si indaghi anche sugli altri casi DI NAVI CARICHE DI RIFIUTI TOSSICI E RADIOATTIVI AFFONDATE

Navi dei veleni, a fondo. L'ultima probabilmente è quella scoperta nel Tirreno Cosentino, grazie alle rivelazioni di un pentito. Sono anni che se ne parla: naufragi dolosi, al largo delle nostre coste e, più spesso, di fronte a quelle dei paesi del terzo mondo, Africa in particolare. «L'importante ritrovamento del relitto affondato a largo di Cetraro speriamo permetterà di affrontare con nuovo vigore le inchieste chiuse forse troppo frettolosamente e le indagini mai correttamente approfondite su una pratica assai diffusa che ha visto, tra gli anni Ottanta e Novanta, una quarantina di navi affondare misteriosamente nei punti più profondi del Mediterraneo». Così Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente commenta in una nota il ritrovamento del relitto nel mare di Cosenza.

DOSSIER DAL 1994 - «Abbiamo chiesto un incontro al Procuratore di Paola per offrire il nostro aiuto consegnando i dossier raccolti sin dal 1994 con i primi esposti presentati e l'ampia documentazione assemblata nel tempo sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati». Legambiente cita il caso della motonave Nikos I (1985), della Mikigan (1986), della Rigel (1987), della Rosso (ex Jolli Rosso, 1990), della Anni (1989), della Marco Polo (1993), della Koraline (1995). «Ora si riaprano le inchieste - ha concluso Nuccio Barillà di Legambiente Calabria - per perseguire i responsabili e monitorare il pericolo di contaminazione delle acque responsabili di patologie gravi per l'uomo e danni enormi all'ecosistema. Dobbiamo rilanciare la richiesta e l'impegno affinchè si approdi quanto prima alla verità sulle tante vicende legate all'intrigo radioattivo, caratterizzato da connivenze e reticenze a vari livelli e anche morti misteriose. Chiediamo misure serie ed immediate a tutela del diritto di sapere dei cittadini e per scongiurare che nel futuro fatti come questi tornino a verificarsi».

PRELIEVO DEI CAMPIONI - Nel frattempo saranno completate le operazioni di prelievo dei campioni da analizzare nei fondali del mare Tirreno a Cetraro, dove sabato è stato individuato un mercantile con fusti sospetti. Nell'ultimo fine settimana non è stato possibile terminare l'attività a causa delle forti correnti in profondità.

TASK FORCE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE - Intanto una task force del Ministero dell'Ambiente è pronta a operare nel mar Tirreno al largo della Calabria nella zona dove è stato individuato il relitto. A questo scopo si è svolto un vertice presso il Ministero dell'Ambiente alla presenza anche della Guardia Costiera, che è dotata di unità per la tutela ambientale attrezzate con le più moderne tecnologie. Intanto i mezzi navali antinquinamento utilizzati dal Ministero si stanno già dirigendo nella zona. «Obiettivo - conclude la nota - è quello di mettere in campo tutte le unità e le conoscenze tecniche che possano agevolare l'accertamento di ciò che è sepolto in fondo al Tirreno e, quindi, eventualmente programmare gli interventi necessari a salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica. Il ministero, in considerazione del fatto che la vicenda è oggetto di una inchiesta della magistratura, metterà mezzi e professionalità a disposizione della Procura competente, che è stata già contattata ed informata, al fine di operare in modo coordinato con l'obiettivo di un sollecito accertamento dei fatti e degli eventuali rischi di inquinamento».

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rifiuti tossici:Trovata una nave al largo di Cetraro, potrebbe contenere rifiuti tossici

sabato 12 settembre 2009

rifiuti tossici:Trovata una nave al largo di Cetraro, potrebbe contenere rifiuti tossici

Una grossa nave mercantile, adagiata sul fondale antistante Cetraro, centro del Tirreno cosentino, è stata scoperta oggi dal mezzo telecomandato sottomarino della nave che la Regione Calabria sta utilizzando per fare luce sulla vicenda che vede la zona di mare del Tirreno come possibile deposito di scorie tossiche o forse anche radioattive. La scoperta è avvenuta nel pomeriggio, quando finalmente il robot è riuscito ad effettuare delle fotografie abbastanza nitide.

La nave, di cui si ignora al momento la denominazione, sarebbe quasi completamente ricoperta di vecchie reti, evidentemente appartenenti a pescherecci che negli anni hanno incrociato nella zona e che le hanno perse, perchè si sono impigliate sul grosso ostacolo. Il luogo si trova a circa 20 miglia nautiche dalla costa, ad una profondità di circa 480 metri. Solo oggi, dopo diversi giorni di tentativi, la nave di ricerca ha potuto raggiungere il luogo esatto, a causa del mare mosso. Le foto scattate sono adesso al vaglio dei tecnici, che cercheranno di individuare di quale nave si tratti.

Il sospetto è che sia la Cursky, segnalata da un pentito, Francesco Fonti, in una dichiarazione spontanea, e descritta come una nave che trasportava 120 fusti di materiale tossico. Secondo Fonti, la nave farebbe parte di un gruppo di tre imbarcazioni, fatte sparire grazie all’aiuto della cosca Muto di Cetraro.

mercoledì 10 giugno 2009

ECOMAFIE : Se passa la legge sulle intercettazioni il governo farà un regalo alle ecomafie


''Porre la fiducia e approvare un testo che impedira' di fatto d'intercettare gli eco-criminali, ed in particolare i trafficanti di veleni, e' un regalo all'ecomafia. Le intercettazioni telefoniche hanno avuto in questi anni un ruolo risolutivo per fermare tante organizzazioni criminali che hanno smaltito illegalmente rifiuti in tutto il Paese. Impedirle per questi reati e' un atto gravissimo che avra' gravi ripercussioni sulla lotta contro la criminalita' ambientale''.

Cosi' il vicepresidente di Legambiente e responsabile dell'Osservatorio Ambiente e Legalita', Sebastiano Venneri, commenta la decisione del governo di bloccare il testo e porre la fiducia sul ddl intercettazioni.

''Abbiamo denunciato piu' volte la necessita' di mantenere questo strumento indispensabile per tutti i reati contro l'ambiente come i traffici illeciti di rifiuti tossici e gli incendi dolosi, altrimenti esclusi perche' passibili di pene inferiori ai 10 anni. E su questo punto abbiamo avuto al nostro fianco il presidente della Commissione d'inchiesta sui rifiuti Gaetano Pecorella, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, magistrati, giuristi competenti e anche parlamentari di maggioranza. Senza intercettazioni - prosegue Venneri - sara' piu' difficile continuare a scoprire e perseguire con efficacia certi delitti devastanti, che ogni anno concorrono a danneggiare gravemente il territorio italiano e sgominare il coinvolgimento diretto nelle attivita' criminali di colletti bianchi, professionisti, funzionari pubblici corrotti e cosi' via. Una vera e propria immunita' per chi distrugge l'ambiente e mina la salute dei cittadini''.

Legambiente ricorda che ad oggi i reati ambientali sono ancora pressoche' puniti con sanzioni di tipo contravvenzionale. In appena 7 anni dalla sua entrata in vigore, invece, la norma che riconosce il delitto di attivita' organizzata per il traffico illecito di rifiuti, ha consentito alle forze dell'ordine e magistratura di portare a termine ben 131 inchieste - l'ultima delle quali, coordinata dalla procura di Modena, conclusa ieri - di emettere 841 ordinanze di custodia cautelare, denunciare 2425 persone, con il coinvolgimento di 68 procure di tutto il territorio nazionale. Peraltro il 2008 e' stato l'anno dei record per i trafficanti di rifiuti, che secondo il Rapporto Ecomafia 2009 hanno fatturato circa 7 miliardi di euro, gestendo in maniera criminale circa 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

''E' un atto vergognoso - conclude Venneri - una pagina buia per la lotta alla criminalita' organizzata, un freno assurdo e ingiustificato all'azione di contrasto delle Forze dell'Ordine e della Magistratura''

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