Google

Visualizzazione post con etichetta VELENI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta VELENI. Mostra tutti i post

giovedì 21 marzo 2013

Moria delle api: il Parlamento Europeo non mette al bando i pesticidi killer

 La mortalità delle api è ancora un indicatore che documenta il benessere ecologico ed economico del paese. Attraverso l’impollinazione le api sostengono la vita dell’84% delle piante, e del 75% di quelle di interesse alimentare. In Italia si stimano un milione e 100mila alveari, gestiti da circa 75.000 apicoltori, per un valore economico di circa 1.500 milioni di euro all’anno. Così, mentre l’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) è impegnata in alcuni progetti scientifici per esprimersi sul legame fra alcuni agrofarmaci sistemici (su tutti gli insetticidi neonicotinoidi) e la moria delle api, sono stati pubblicati diversi e autorevoli studi che dimostrano inequivocabilmente tale legame.

Gli insetticidi neonicotinoidi sono una delle principali cause della disastrosa moria delle api, e questo è confermato anche dai dati della ricerca che il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha affidato al Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), coordinata da Marco Lodesani. Certo alla moria delle api contribuiscono anche fattori di ambientali, come il cambiamento climatico o gli stress nutrizionali, o la scelta di ceppi d’api non autoctone, ma da quando il ministero della Salute ha sospeso l’uso dei neonicotinoidi per la concia di sementi, soprattutto del mais nel Nord Italia, la moria è considerevolmente diminuita. Perciò è importante che tale sospensione, in scadenza al 30 di giugno 2012, sia prorogata. E anzi occorre vietare definitivamente l’uso dei neonicotinoidi (di cui eravamo fra i primi utilizzatori in Europa), non solo nella concia del mais, ma anche in tutte le altre colture dove sono impiegati in spray o nella fertirrigazione.

Tanto più questi insetticidi non aiutano nemmeno ad aumentare le produzioni, come attestano i dati degli ultimi anni. “Dal 2002 al 2008 il calo della produzione nazionale di miele è arrivato progressivamente al 50%” dice Francesco Panella, presidente Unaapi (Unione nazionale apicoltori italiani): “Dopo la sospensione dei neonicotinoidi, invece, siamo ritornati alle nostre produzioni. Oggi, nonostante la crisi, l’apicoltura è uno dei pochi settori dove le aziende stanno crescendo”.

“C’è poco da discutere su questi insetticidi” commenta Vincenzo Girolami, docente di entomologia agraria all’Università di Padova:  “Servono solo ad aumentare il budget delle multinazionali e non le produzioni. Da quando sono stati sospesi per la concia del mais, la produzione del mais stesso è aumentata in modo incredibile. È da trent’anni che mi batto perché gli agricoltori siano abbastanza furbi da non usarli. Ora sul fattore della mortalità delle api interverrà l’Efsa, che la gente pensa sia un autorità europea indipendente, ma questo non mi lascia affatto tranquillo: metà dei miei colleghi ricercatori non sono veramente indipendenti ma sono in pratica pagati dalle multinazionali, tanto in Germania quanto in Inghilterra”. Perfino il pm Raffaele Guariniello, della Procura della Repubblica di Torino, è intervenuto nella vicenda mesi fa, conducendo un’inchiesta e accusando la Bayer CropScience di Milano e la Syngenta Crop Protection Italia di “diffusione di malattie degli animali pericolose per il patrimonio zootecnico e per l’economia nazionale”. Insomma la ricerca del Cra e di tutte le università che vi hanno collaborato, ha portato finalmente alla creazione di una rete di monitoraggio nazionale degli alveari e del loro stato sanitario: da ciò si è visto che per salvare le api, e dunque l’agricoltura, bisogna cambiare i metodi di lotta agli insetti dannosi. Oppure tornare a far ruotare le colture.




Moria delle api e Pesticidi killer. La proposta di abolire per due anni l'impiego di pesticidi neonicotinoidi, dei veri e propri killer in grado di minacciare la sopravvivenza delle api, avanzata da parte della Commissione Europea, non ha ricevuto piena approvazione da parte dei 27 Paesi membri dell'Unione Europea. Ci troviamo, dunque, al momento in una fase di stallo.

L'Italia si è pronunciata a favore del bando, insieme ad altri 12 Stati. Sono 9 in totale i Paesi che si sino dichiarati contrari e 5 gli astenuti nel corso della riunione tenutasi in proposito a Bruxelles lo scorso 15 marzo. Tra i Paesi che hanno deciso di non esprimere la propria opinione vi sono Germania e Gran Bretagna, la cui futura eventuale presa di posizione potrebbe sbloccare la situazione attuale.

Oltre all'Italia, tra i Paesi UE che si sono già espressi come favorevoli al bando di due anni dei pesticidi neonicotinoidi vi sono Francia, Spagna, Olanda e Polonia. Il bando dei neonicotinoidi, anche se temporaneo, permetterebbe di salvare dallo smembramento e dalla morte inevitabile intere colonie di api presenti sul territorio europeo.

La Commissione Europea ha dovuto prendere atto di come una maggioranza qualificata non sia stata al momento raggiunta, ma ciò non dovrebbe significare che la battaglia per la salvezza delle api debba essere considerata persa. Si teme che le lobby dei produttori di pesticidi possano influenzare le future decisioni in proposito. Tra le aziende coinvolte vi sono Bayer e Syngenta. Il bando era da considerarsi rivolto nei confronti di tre pesticidi da esse prodotti, midacloprid, clothianidin e thiamethoxam, che - per quanto riguarda esclusivamente la concia delle sementi - risultano già vietati in Italia.

In Italia il loro divieto di impiego per la concia delle sementi rimarrà effettivo fino a giugno 2013 ed era stato introdotto in precedenza in attesa delle decisioni a livello europeo. La pericolosità dei pesticidi neonicotinoidi per le api era stata evidenziata da parte dell'EFSA. Alle tre sostanze è infatti stato associato tramite apposite ricerche un elevato rischio acuto, nel momento in cui le api entrino a contatto con esse.

Che cosa accadrà ora? La Commissione Europea potrò decidere di presentare una nuova proposta, oppure di mantenere la proposta attuale, sottoponendola ad un più elevato organo di rappresentanza degli Stati membri. Le evidenze scientifiche riguardanti la pericolosità dei neonicotinoidi sono chiare, la speranza è che l'Italia stessa e la Commissione Europea non si lascino piegare dalla pressione di aziende quali Syngenta e Bayer, così come sottolineato da parte di Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace.


fonte: http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/9967-moria-api-parlamento-europeo



LEGGI ANCHE :

lunedì 19 dicembre 2011

MERCURIO: Mercurio in atmosfera minaccia catena alimentare

La catena alimentare e' minacciata dal mercurio rilasciato nell'aria dalle attivita' umane.

Secondo i ricercatori dell'University of Washington di Bothell (Usa), infatti, questo metallo si ossida nella troposfera e nella stratosfera, diventando facilmente trasportabile dalle precipitazioni e dalle correnti d'aria: una volta giunto sulla superficie terrestre, poi, puo' depositarsi nell'acqua ed essere trasformato dai batteri in metilmercurio, una forma che puo' contaminare i pesci. Non solo: il mercurio ossidato puo' essere trasportato a chilometri di distanza dal luogo di emissione dei vapori.

Per questo gli autori dello studio, pubblicato su Nature Geoscience, sottolineano l'importanza di capire dove il metallo viene ossidato e depositato per prevedere gli effetti delle emissioni sul'ecosistema.

domenica 13 marzo 2011

PESCE AL MERCURIO, SVELATO MECCANISMO TOSSICITA'

Non tutto il mercurio disperso nell'ambiente e' destinato ad entrare nella catena alimentare. Serve un processo di ossidazione, che quando si innesca produce l'inquinamento dei mari, dei pesci ed effetti tossici pericolosi per l'uomo. E' quanto hanno ricostruito su Nature Geoscience i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme e dell'Universita' del Nevada studiando l'atmosfera sul Mar Morto, che anche se privo di specie ittiche e' l'area della terra con la piu' alta concentrazione di mercurio ossidato. I ricercatori guidati da Menachem Luria hanno scoperto che il mercurio sospeso nell'aria ha una forma ''inattiva'', che si trasforma in una biologicamente attiva tramite l'ossidazione innescata da un altro elemento chimico, il bromo. La ricerca permettera' di stabilire con piu' precisione come e dove e' piu' facile l'intossicazione della fauna ittica e quindi e' piu' alta la probabilita' per l'uomo di mangiare prodotti inquinati.

domenica 28 novembre 2010

Acqua ALL'ARSENICO : ecco i Comuni in cui non è potabile

Troppo arsenico nell'acqua potabile di 127 Comuni italiani, soprattutto del Lazio. Vi diciamo in quali non può essere bevuta, né usata per cucinare. E anche dove sarebbe meglio non darla ai bambini sotto i 3 anni.

Centomila italiani potrebbero rimanere senza acqua potabile. La Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall'Italia per la concentrazione di arsenico presente nell'acqua destinata ad uso potabile. Dieci microgrammi per litro è la quota di arsenico permessa dalla legge, ma dal nostro Paese era arrivata una richiesta di deroga fino a 50 microgrammi per litro. Una richiesta che Bruxelles ha giudicato rischiosa per la salute dei cittadini, ragion per cui ha fissato il limite massimo a 20 microgrammi per litro. Se la concentrazione di questa sostanza velenosa è maggiore, si va incontro a "rischi sanitari superiori, in particolare alcune forme di cancro": è quanto afferma la Commissione europea in un documento del 28 ottobre, citando pareri dell'Organizzazione mondiale della sanità e dello SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks), comitato scientifico della Commissione stessa. Se l'Italia non rispetterà il divieto, rischia un procedimento davanti alla Corte di Giustizia europea.

Dove è vietato l'uso alimentare
Sono 127 i Comuni interessati da questo stop di Bruxelles e che pertanto rischiano di chiudere i rubinetti. Le regioni più colpite sono Lazio (91 zone) e Toscana (19 zone): ALLA FINE DELL'ARTICOLO L'ELENCO trovate l'elenco delle zone in cui le concentrazioni di arsenico sono tali da non permettere un uso alimentare dell'acqua. È vietato sia berla, sia utilizzarla per cucinare.

Dove è meglio non darla i bambini
Poi ci sono i Comuni con problemi "minori" per quanto riguarda arsenico, boro e fluoruro: ALLA FINE DELL'ARTICOLO L'ELENCO. L'acqua erogata da questi acquedotti non dovrebbe essere destinata ai bambini di età inferiore ai 3 anni.

Cosa devono fare i cittadini e gli enti pubblici. La nostra diffida ai Comuni
In questi casi i Comuni, le Regioni e le Province autonome devono informare adeguatamente e tempestivamente i cittadini, fornendo indicazioni specifiche per le categorie di popolazione più esposte a rischi.
I cittadini non pensino di risolvere il problema con caraffe filtranti. Solo gli impianti con filtri a osmosi inversa sono efficaci nell'eliminazione di arsenico e boro. Ma il costo della depurazione non può e non deve pesare sui singoli cittadini. Gli acquedotti hanno l'obbligo di porre rimedio alle concentrazioni fuorilegge al più presto. Ci sono tanti modi per farlo: scegliere nuove fonti di approvvigionamento dell'acqua, diluire le fonti problematiche o trattando con processi di filtrazione l'acqua di rete. Abbiamo deciso di inviare una lettera di diffida ai 127 Comuni interessati dal superamento della soglia di arsenico nell'acqua potabile chiedendo loro di adottare con urgenza tutti i provvedimenti necessari a tutelare la salute della popolazione.


Dove è vietato l'uso alimentare
L’acqua fornita nelle seguenti zone non deve essere usata a scopo
alimentare
Lombardia (8 zone),
provincia di Trento(4 zone)
provincia di Bolzano (6 zone)
Lazio (91 zone)
Toscana (19 zone)
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Regione: Lombardia
Marcaria Mantova 5000 50 μg/l di arsenico
Roncoferraro Mantova 5000 50 μg/l di arsenico
Viadana Mantova 6000 50 μg/l di arsenico
Valdidentro Sondrio 1300 50 μg/l di arsenico
Valfurva Sondrio 150 50 μg/l di arsenico
Maccagno Varese 1150 30 μg/l di arsenico
Sesto Calende Varese 6000 30 μg/l di arsenico
Dumenza Varese 1362 30 μg/l di arsenico
Regione: Trentino-Alto Adige/Südtirol
Trento – Laste/Cantanghel Trento 26500 40 μg/l di arsenico
Canal San Bovo Trento 120 40 μg/l di arsenico
Fierrozzo Trento 441 40 μg/l di arsenico
Frassilongo Trento 357 40 μg/l di arsenico
Laion – Mullerhof Bolzano 18 50 μg/l di arsenico
Lana – Poiana Bolzano 700 50 μg/l di arsenico
Luson Bolzano 358 50 μg/l di arsenico
Stelvio – Solda di Fuori Bolzano 25 50 μg/l di arsenico
Vadena – Monte Bolzano 74 50 μg/l di arsenico
Valle di Casies – S. Martino in Casies;
Durna in Selve
Bolzano 628 50 μg/l di arsenico
Regione: Lazio
Aprilia Latina 66624 50 μg/l di arsenico
Cisterna di Latina Latina 19000 50 μg/l di arsenico
Cori Latina 9000 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Latina Latina 115490 50 μg/l di arsenico
Pontinia Latina 13835 50 μg/l di arsenico
Priverno Latina 14093 50 μg/l di arsenico
Sabaudia Latina 18548 50 μg/l di arsenico
Sermoneta Latina 3200 50 μg/l di arsenico
Sezze Latina 23852 50 μg/l di arsenico
Albano Laziale Roma 10000 50 μg/l di arsenico
Ardea Roma 100 50 μg/l di arsenico
Ariccia Roma 12000 50 μg/l di arsenico
Genzano di Roma Roma 15000 50 μg/l di arsenico
Lanuvio Roma 12185 50 μg/l di arsenico
Lariano Roma 1700 50 μg/l di arsenico
Velletri Roma 30000 50 μg/l di arsenico
Castel Gandolfo Roma 4600 50 μg/l di arsenico
Ciampino Roma 2000 50 μg/l di arsenico
Castelnuovo di Porto Roma 200 50 μg/l di arsenico
Trevignano Romano Roma 5700 50 μg/l di arsenico
Tolfa Roma 5200 50 μg/l di arsenico
Bracciano Roma 15500 50 μg/l di arsenico
Sacrofano Roma 68 50 μg/l di arsenico
Formello Roma 80 50 μg/l di arsenico
Civitavecchia Roma 30000 50 μg/l di arsenico
Santa Marinella Roma 13000 50 μg/l di arsenico
Anzio Roma 37500 50 μg/l di arsenico
Nettuno Roma 43000 50 μg/l di arsenico
Campagnano di Roma Roma 10301 50 μg/l di arsenico
Magliano Romano Roma 1490 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Mazzano Romano Roma 2740 50 μg/l di arsenico
Acquapendente Viterbo 5741 50 μg/l di arsenico
Arlena di Castro Viterbo 905 50 μg/l di arsenico
Bagnoregio Viterbo 3676 50 μg/l di arsenico
Barbarano Romano Viterbo 1089 50 μg/l di arsenico
Bassano in Teverina Viterbo 1284 50 μg/l di arsenico
Bassano Romano Viterbo 4884 50 μg/l di arsenico
Blera Viterbo 3320 50 μg/l di arsenico
Bolsena Viterbo 4229 50 μg/l di arsenico
Bomarzo Viterbo 1823 50 μg/l di arsenico
Calcata Viterbo 894 50 μg/l di arsenico
Canepina Viterbo 3188 50 μg/l di arsenico
Canino Viterbo 5305 50 μg/l di arsenico
Capodimonte Viterbo 1832 50 μg/l di arsenico
Capranica Viterbo 6516 50 μg/l di arsenico
Caprarola Viterbo 5624 50 μg/l di arsenico
Carbognano Viterbo 2074 50 μg/l di arsenico
Castel Sant'Elia Viterbo 2594 50 μg/l di arsenico
Castiglione in Teverina Viterbo 2359 50 μg/l di arsenico
Celleno Viterbo 1357 50 μg/l di arsenico
Cellere Viterbo 1293 50 μg/l di arsenico
Civita Castellana Viterbo 16783 50 μg/l di arsenico
Civitella d'Agliano Viterbo 1716 50 μg/l di arsenico
Corchiano Viterbo 3796 50 μg/l di arsenico
Fabrica di Roma Viterbo 8205 50 μg/l di arsenico
Faleria Viterbo 2333 50 μg/l di arsenico
Farnese Viterbo 1684 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Gallese Viterbo 3019 50 μg/l di arsenico
Gradoli Viterbo 1475 50 μg/l di arsenico
Graffignano Viterbo 2322 50 μg/l di arsenico
Grotte di Castro Viterbo 2853 50 μg/l di arsenico
Ischia di Castro Viterbo 2437 50 μg/l di arsenico
Latera Viterbo 983 50 μg/l di arsenico
Lubriano Viterbo 946 50 μg/l di arsenico
Marta Viterbo 3577 50 μg/l di arsenico
Montalto di Castro Viterbo 8787 50 μg/l di arsenico
Monte Romano Viterbo 2012 50 μg/l di arsenico
Montefiascone Viterbo 13570 50 μg/l di arsenico
Monterosi Viterbo 3731 50 μg/l di arsenico
Nepi Viterbo 9258 50 μg/l di arsenico
Onano Viterbo 1047 50 μg/l di arsenico
Oriolo Romano Viterbo 3641 50 μg/l di arsenico
Orte Viterbo 8854 50 μg/l di arsenico
Piansano Viterbo 2228 50 μg/l di arsenico
Proceno Viterbo 616 50 μg/l di arsenico
Ronciglione Viterbo 8920 50 μg/l di arsenico
San Lorenzo Nuovo Viterbo 2179 50 μg/l di arsenico
Soriano nel Cimino Viterbo 8680 50 μg/l di arsenico
Sutri Viterbo 6405 50 μg/l di arsenico
Tarquinia Viterbo 16448 50 μg/l di arsenico
Tessennano Viterbo 385 50 μg/l di arsenico
Tuscania Viterbo 8194 50 μg/l di arsenico
Valentano Viterbo 2963 50 μg/l di arsenico
Vallerano Viterbo 2648 50 μg/l di arsenico
Vasanello Viterbo 4175 50 μg/l di arsenico
Vejano Viterbo 2311 50 μg/l di arsenico
Vetralla Viterbo 13226 50 μg/l di arsenico
Vignanello Viterbo 4833 50 μg/l di arsenico
Villa San Giovanni in Tuscia Viterbo 1323 50 μg/l di arsenico
Viterbo Viterbo 62441 50 μg/l di arsenico
Vitorchiano Viterbo 4532 50 μg/l di arsenico
Regione: Toscana
Monterotondo Marittimo Grosseto 100 30 μg/l di arsenico
Montieri Grosseto 90 30 μg/l di arsenico
Campiglia Marittima Livorno 13550 50 μg/l di arsenico
Campo nell'Elba Livorno 6711 50 μg/l di arsenico
Capoliveri Livorno 6329 50 μg/l di arsenico
Marciana Livorno 3454 50 μg/l di arsenico
Marciana Marina Livorno 2572 50 μg/l di arsenico
Piombino Livorno 12965 50 μg/l di arsenico
Porto Azzurro Livorno 1619 50 μg/l di arsenico
Porto Ferraio Livorno 5093 50 μg/l di arsenico
Rio Marina Livorno 2913 50 μg/l di arsenico
Rio nell'Elba Livorno 1775 50 μg/l di arsenico
Suvereto Livorno 9604 50 μg/l di arsenico
Pomarance Pisa 6323 50 μg/l di arsenico
Castelnuovo in Val di Cecina Pisa 2467 50 μg/l di arsenico
Radicondoli Siena 978 50 μg/l di arsenico
Castel Giorgio Terni 2200 30 μg/l di arsenico
Castel Viscardo Terni 3000 30 μg/l di arsenico
Orvieto Terni21000 30 μg/l di arsenico
FONTE : http://www.altroconsumo.it/acqua/acqua-ecco-i-comuni-in-cui-non-e-potabile-s294723.htm

venerdì 19 novembre 2010

Escozul : Tumori, quella tossina di scorpione che alimenta speranze e dubbi

Ha poteri analgesici e antinfiammatori, mentre sulle sue capacità antitumorali non esistono certezze né studi internazionali che le sostengano. Eppure a Cuba la sostanza estratta dal Rophalorus junceus viene usata contro il cancro in combinazione con le terapie tradizionali e molti malati italiani arrivano fin nell'isola caraibica per farsela prescrivere.

Analgesico e antinfiammatorio. Ma anche antitumorale. Un altro farmaco miracoloso? Ancora un caso Di Bella? La medicina ufficiale, Oltreoceano e in Europa, smentisce categoricamente, ma intanto il caso Escozul è diventato fenomeno (a parte gli affollatissimi forum di discussione sul web, su Facebook la pagina italiana ha oltre 4mila iscritti) e ha iniziato a provocare migrazioni fra i malati in cerca di cure in campo oncologico. La meta stavolta è Cuba e a motivare i viaggi della speranza, alimentati in Italia da una recente inchiesta televisiva del programma "Le iene", è una sostanza naturale, una tossina estratta dal veleno di uno scorpione (rophalorus junceus), prodotta e distribuita sull'isola caraibica con il nome, appunto, di Escozul.

A chiamarlo così e a descriverne per primo le presunte proprietà fu nell'85 un biologo cubano, Misael Bordier. Adesso, le potenzialità del farmaco all'attenzione dei ricercatori da oltre vent'anni, sono online sul sito dell'azienda (www. labiofam.cu) che produce e distribuisce vaccini contro le più diffuse malattie infettive, dalla dengue alla malaria, alla febbre emorragica e fino alla peste bubbonica. "Garantiamo il controllo delle epidemie", si legge nella homepage che dà accesso alle informazioni sui medicinali prodotti dall'azienda.

Tra gli antitumorali figura infatti la "soluciòn de origen natural", con tanto di fotografia dello scorpione "azzurro" (varietà presente solo a Cuba) da cui viene estratta la tossina terapeutica. Gli scienziati cubani lo ritengono un efficace antidolorifico e antinfiammatorio e, senza sbilanciarsi troppo, lo definiscono pure "adyuvante nel tratamiento del càncer" ancora oggetto di studio. Tanto che nell'ultimo congresso internazionale promosso dalla stessa Labiofam, che si è concluso ai primi di ottobre all'Avana, una sessione specifica è stata dedicata alle "Evidenze sperimentali in colture cellulari del carcinoma della cervice uterina. Effetto citotossico selettivo del veleno di scorpione endemico di Cuba rophalorus junceus".

Tra tumori del seno, del polmone, del cervello o del colon, l'Escozul sarebbe stato somministrato già a 25mila pazienti (la Labiofam parla di 60 mila soggetti trattati) i cui dati clinici avrebbero rivelato un miglioramento in termini di sopravvivenza, remissione della malattia e controllo del dolore. Sono gli stessi specialisti cubani, però, a raccomandare di non sospendere le terapie oncologiche in corso durante la somministrazione della tossina scorpionica, segno inequivocabile degli effetti antitumorali non certificati.

I meccanismi d'azione del farmaco si esplicherebbero bloccando l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni nel tumore, e inibendo le proteasi (enzimi cellulari). Lavori scientifici a livello internazionale non ce ne sono, mentre è online da tempo uno studio condotto nel 1999 all'ospedale "Agostinho Neto" di Guantamano (Cuba) sui risultati ottenuti dall'uso della tossina in pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore del retto. Il problema, dunque, è proprio questo: manca una validazione scientifica. L'Aiom, l'Associazione italiana di oncologia medica, è scettica perché da un lato nulla si sa sulla composizione della sostanza e sugli eventuali effetti collaterali e dall'altro non c'è neanche uno studio di valore internazionale pubblicato sull'uso del preparato sugli animali e sull'uomo.

Se solo una piccola parte di quei 60mila cui fa cenno l'azienda fosse stata curata con una metodologia corretta, è il senso del giudizio dell'Aiom, non ci troveremmo di fronte a un'ennesima falsa speranza. Paolo Delrio, chirurgo oncologo dell'Istituto dei tumori Pascale di Napoli, riferisce che alcuni suoi pazienti hanno già compiuto la trasferta sanitaria a Cuba: "Da circa un mese, almeno tre persone, colpite da tumore colorettale metastatico, stanno assumendo il liquido che contiene la tossina velenosa, ma senza aver sospeso la chemioterapia. Finora non si sono manifestati effetti collaterali, mentre persistono quelli legati alla chemioterapia. D'altronde, finché non ci saranno validazioni scientifiche, non mi sento di consigliare questo trattamento in alternativa alle terapie tradizionali. E poi, anche sugli eventuali risultati, è impossibile attribuirli all'Escozul piuttosto che ai farmaci chemioterapici".

----------------

Il mio viaggio a Cuba per il farmaco e l'attesa in una fila piena di italiani

Il racconto di un figlio che ha voluto sperimentare l'Escozul per la madre ultrasettantenne, in cura e alle prese con gli effetti collaterali delle terapie tradizionali: "In poche ore sono andato, ho avuto gratis i flaconi per tre mesi e sono rientrato. Mia madre ha ripreso energia, ma non so dire se è per quella tossina o perché aveva sospeso la chemio"

Il viaggio della speranza fa sosta davanti al cancello della Labiofam, al chilometro 16 dell'Avenida Indipendencia, a poche centinaia di metri dall'aeroporto dell'Avana. "Ci sono andato per provare un'altra cura per mia madre, visto che nonostante le chemio ha avuto delle metastasi". A raccontare la storia di Anna, 72 anni e un tumore al seno che risale al 1990, è Carlo, il figlio 40 enne che in tre giorni è andato e tornato da Milano a Cuba per andare a rifornirsi di Escozul.

"E' stata bene per 17 anni - racconta - poi, nel 2007, ha avuto una recidiva al polmone. Dopo tanto tempo era sicura di avercela fatta e invece gli specialisti hanno confermato che si tratta di una metastasi, cioè delle stesse cellule tumorali di diciassette anni fa". La donna, appena avuta la diagnosi, è stata sottoposta al primo ciclo di chemio, ma gli effetti collaterali non hanno tardato a farsi sentire, dalla tromboflebite all'herpes zoster, oltre alla consueta caduta dei capelli.

"Al momento è in cura al Centro oncologico di Modena - continua Carlo - e fino a un mese fa ha fatto le chemio che, però, ha dovuto interrompere temporaneamente. E allora anche io, dopo avere visto il servizio delle 'Iene' in tv, le ho proposto di tentare. Lei ha accettato e mi sono organizzato per la partenza". Il 15 ottobre, preso il volo Milano-Avana, Carlo arriva alla sede della Labiofam (un'area estesa di edifici a due piani protetta da una cancellata) poco dopo mezzogiorno. E' in ritardo, ma lo accettano lo stesso. "Ho saputo il giorno dopo che i familiari sono ricevuti dalla 9 alle 12 - racconta - ma mi hanno anche detto che la fila inizia alle tre del mattino". Tutti con la speranza di essere davanti, di fare il più presto possibile e rientrare in Italia col prezioso carico.

"Perché - spiega Carlo - al novanta per cento si tratta di italiani. C'è stato un aumento notevole dopo la trasmissione televisiva, ma adesso pare che, poiché hanno problemi con una produzione imprevedibile, prima di partire si debba fare un passaggio dall'ambasciata in Italia. Comunque, dopo aver consegnato a una dottoressa tutta la documentazione clinica di mia madre, comprese radiografie, tac e una delega della paziente, mi è stato consegnato il pacchetto con i flaconi necessari a coprire tre mesi di terapia. Non ho pagato nulla. Alla fine ho speso solo 600 euro di volo e 500 di soggiorno e taxi".

E la cura? "Circa tre settimane fa - spiega Carlo - mia madre ha iniziato il trattamento con Escozul: cinque gocce sublinguali da assumere ogni otto ore. Sul flaconcino del liquido c'è una sigla 'trj-c30'". Ci sono stati miglioramenti? "Come primo riscontro - risponde Carlo - c'è il fatto inconfutabile che mia madre ha più energie, non sta a letto come prima. E' chiaro, non so dire se dipende dalla chemio sospesa o dal farmaco cubano. Abbiamo anche fatto il prelievo per i markers tumorali, ma ancora non abbiamo avuto i risultati, forse da questi esami potremmo avere una risposta più attendibile".


fonte: www.repubblica.it

venerdì 15 ottobre 2010

fanghi tossici : Allarme fanghi rossi in Sardegna


Sono 20 milioni i metri cubi di fanghi rossi, inquinanti e pericolosi, a pochi metri dalla costa sud-ovest della Sardegna: una dimensione 25 volte più grande di quella che ha suscitato allarme nei giorni scorsi in Ungheria. Lo rivela il settimanale Panorama i, che correda l’articolo con foto aeree della zona di Portovesme (Carbonia-Iglesias) che danno un’idea della possibile emergenza. E mentre le attenzioni sono concentrate sullo sversamento di 800 metri cubi di scarti della lavorazione
dell’alluminio in Ungheria, nel centro del Mediterraneo esiste un bacino di 20 milioni di metri cubi di residui della lavorazione della bauxite, scavato nel 1975 da Euralluminia, in una zona a pochissima distanza dal mare.
Nel 2009 i carabineri del Nucleo operativo ecologico hanno sequestrato i bacini di stoccaggio (nel frattempo Eurallumina aveva cessato la produzione) perché le acque della falda inziavano a riversarsi in strada per un danno alle tubature. Ora nuove indagini sul bacino sono affidate al ministero dell’Ambiente, che il magistrato ha nominato custode giudiziale del sito.

mercoledì 15 settembre 2010

cancro al cervello : VELENO SCORPIONE POTENZIA EFFICACIA FARMACI ANTI-GLIOMA

Una sostanza presente nel veleno dello scorpione potrebbe rendere piu' efficace la terapia genica per il cancro al cervello, aiutando i geni ''terapeutici'' a raggiungere le cellule del glioma, la forma piu' comune (80%) e grave di cancro al cervello: a sostenerlo uno studio pubblicato dai ricercatori del Dipartmento di Scienze materiali e Ingegneria dell'University of Washington (Seattle, Usa) guidati da Miqin Zhang.

Secondo Zhang e colleghi la clorotossina presente nel veleno dello scorpione potenzierebbe i farmaci anti-glioma: somministrata attraverso nanovettori di ossido di ferro larghi come un capello, sarebbe in grado di far penetrare nelle cellule neoplastiche una quantita' doppia di farmaci genici.

venerdì 23 luglio 2010

la notizia che non c'è : NEL PORTO DI GENOVA MUORE UNA MIRIADE DI PESCI MA NESSUNO SE NE INTERESSA!!!!





Genova: Ieri 22-07-2010 Alle ore 12 Alla foce del fiume Polcevera, più esattamente nel punto in cui il fiume si riversa nelle acque del porto di Genova, la superficie del mare era ricoperta da una miriade di pesci morti.
A seguito di una telefonata, fatta dallo scrivente, alla Guardia Costiera veniva inviata sul luogo, alle ore 14, un imbarcazione per il recupero dei pesci morti e di quelli ancora agonizzanti.
Nessun tele-giornale o quotidiano ha dato la notizia ed oltre a questo penso di aver capito che nessuno si preoccuperà di fare le analisi ai pesci per capire le ragioni di tale moria che, a mio parere, è dovuta all'inquinamento di qualche prodotto riversato nel fiume o nel porto.

Faccio presente a chi legge, come fatto ieri durante la telefonata fatta alla Guardia Costiera, che il fenomeno della moria di pesci avveniva già da parecchi giorni anche se non nelle proporzioni di ieri.

mercoledì 7 luglio 2010

veleni : nel lago di Vico trovate TRACCE DI ARSENICO IN ACQUE


'Le analisi sui campioni di acqua prelevati dal lago di Vico hanno rivelato tracce significative di arsenico, su valori che comportano anche la non potabilita' diretta dell'acqua. Si conferma dunque un quadro allarmante, considerato che le analisi effettuate da Legambiente presso un laboratorio specializzato seguono quelle negative gia' svolte nei mesi scorsi sia in altri punti sulle acque che nei sedimenti del lago. L'evidenza di questi dati deve mettere fine ad una grave sottovalutazione del problema: e' irrinunciabile dare avvio in tempi rapidi ad un efficace intervento di bonifica del sito militare che nella meta' degli anni Venti ha ospitato un laboratorio di progettazione e assemblaggio di armi chimiche''. E' quanto afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio, evidenziando alcuni dei risultati emersi dal monitoraggio effettuato nei giorni scorsi.

Legambiente ha stigmatizzato la grave questione assegnando al ''Centro tecnico logistico interforze Nbc di Civitavecchia'' la bandiera nera della Goletta dei Laghi per i ritardi nella bonifica, con la seguente motivazione: ''Per la gravissima emergenza ambientale che sta colpendo il bacino lacustre del Lago di Vico, dopo l'allarme alga rossa, con l'accertamento di concentrazioni di arsenico e metalli pesanti fuori dalle norme nei sedimenti e nelle acque del lago, riscontrate nei pressi del sito militare dismesso NBC, uno dei laboratori di progettazione e assemblaggio di armi chimiche costruito intorno alla meta' degli anni Venti, a tutt'oggi ancora da bonificare''.

Secondo le informazioni note, il Comune di Caprarola ha iniziato gli interventi di potabilizzazione, mentre molta strada da fare c'e' a Ronciglione, da dove per altro provengono il maggior numero di scarichi abusivi. ''Per garantire la qualita' del lago di Vico ed evitare che l'allarme si trasformi in vera e propria emergenza occorre mettere mano alla soluzione dei problemi cronici, come anche quello dell'alga rossa, con un'azione di adeguamento degli standard fognari e di potabilizzazione -riprende Avenali- Bisogna affrontare all'origine il problema dell'agricoltura intensiva da cui deriva la forte presenza di azoto, bonificare il sito militare e verificare lo stato degli scarichi da cui deriva invece la presenza di fosforo.

L'impegno deve riguardare soprattutto il Comune di Ronciglione, che deve avviare un percorso di monitoraggio dell'acqua potabile e di quelle reflue, uscendo dalla pericolosa logica del voler minimizzare problematiche che invece ormai sono accertate e in aggravamento''.

sabato 19 giugno 2010

NAVI VELENI: GREENPEACE, CONTAINER INTERRATI A EEL MA'AN IN SOMALIA

Piu' di vent'anni di traffico di rifiuti tossici e radioattivi vengono fotografati nella nuova inchiesta diffusa oggi da Greenpeace dal titolo ''Le navi tossiche: lo snodo italiano, l'area mediterranea e l'Africa''. Per la prima volta vengono diffuse foto risalenti al 1997, che dimostrano come centinaia di container di dubbia provenienza siano stati interrati nell'area portuale di Eel Ma'an in Somalia. Il porto somalo, a trenta chilometri da Mogadiscio, e' stato costruito da imprenditori italiani.

Greenpeace ha ricevuto queste fotografie da un Pubblico Ministero.

L'inchiesta elenca numerosi casi di esportazione illegale di rifiuti pericolosi: alcuni sono stati bloccati anche grazie a Greenpeace, mentre in altre occasioni questi vergognosi carichi sono spariti, a volte ''dispersi'' in mare. Di molti non si e' mai saputo nulla.

Viene tracciata anche l'evoluzione di questo traffico che, da attivita' individuali, si e' organizzato in una ''rete'' di cui nomi di persone e imprese sono spesso stati segnalati a investigatori e magistrati. ''In troppi l'hanno fatta franca - rileva l'associaziione - e il sospetto che 'la rete' operi ancora oggi non puo' non affacciarsi''. Un altro elemento nuovo riguarda il caso piu' recente della ricerca in mare, nel 2009, del presunto relitto della ''Cunski'', al largo di Cetraro. Per convalidare le osservazioni della Procura di Palmi (Reggio Calabria), nell'ottobre del 2009 il governo italiano ha utilizzato una nave per le ricerche sottomarine - Mare Oceano - di proprieta' della famiglia Attanasio. Greenpeace rende noto che ''ci sono indicazioni chiare del fatto che il Ministero britannico della Difesa abbia offerto mezzi e personale qualificato a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto dai proprietari di Mare Oceano. La ragione per cui l'offerta britannica sarebbe stata rifiutata rimane ignota, cosi' come i termini del contratto della Mare Oceano, mentre e' noto che Diego Attanasio e' coinvolto nel caso 'Mills-Berlusconi''.

Come denunciato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente in un rapporto del 2009, il traffico illegale di rifiuti tossici e' un problema ancora rilevante. L'Agenzia sostiene che la Convenzione di Basilea, che impone il divieto dell'export di rifiuti tossici tra Paesi OCSE e non-OCSE, e' ben lontana dall'essere pienamente applicata.

venerdì 18 giugno 2010

pesticidi : Troppi pesticidi nel piatto E ricompare il Ddt


Secondo il rapporto annuale di Legambiente l'1,5% di frutta, verdura e derivati che finisce sulle nostre tavole è contaminato oltre il livello di sicurezza. Tra fitofarmaci e anticrittogamici, cresce la presenza dei "multi residuo"

Frutta e verdura fanno bene e bisogna mangiarne cinque porzioni al giorno. E' il ritornello che medici e nutrizionisti ripetono ossessivamente. Ma chi non possiede un orto tutto suo come può essere certo di non mangiare "veleni"? Nel rapporto annuale "Pesticidi nel piatto", Legambiente riconosce gli sforzi fatti dal nostro Paese per un uso sostenibile dei fitofarmaci ma evidenzia, rispetto allo scorso anno, una maggiore presenza di campioni "multi residuo" (3 per cento in più rispetto al 2009), quelli nei quali sono contenuti contemporaneamente più residui chimici diversi.

Verdura più inquinata. Secondo l'associazione ambientalista, che ha raccolto e confrontato dati provenienti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici regionali, a fronte di una lieve diminuzione dei campioni analizzati (8.560 contro gli 8.764 del 2009), la percentuale delle irregolarità si mantiene pressoché stabile e pari all'1,5% (era 1,2% nel 2008). Per la prima volta rispetto a quanto visto in passato, è la verdura a presentare le maggiori criticità, con l'1,3% dei campioni fuorilegge contro lo 0,8% del 2009. Gli ortaggi superano anche la percentuale dei campioni irregolari riscontrati nella frutta che sono l'1,2%, dato in miglioramento rispetto allo scorso anno quando erano pari al 2,3%.

Campioni "multi residuo". Per la verdura, i dati sui residui multipli sono raddoppiati rispetto allo scorso anno, passando dal 3,5% del 2008 al 6,5% del 2009. Ma stavolta è la frutta a presentare una percentuale più alta (26,4%). Il 45% delle pere, il 43,8% dei campioni di uva, il 40,9% delle fragole contengono scorie di sostanze chimiche diverse, mentre gli agrumi, i piccoli frutti e l'uva sono da segnalare anche per la più alta concentrazione di irregolarità riscontrate.

Pane e vino. Segnano un aumento anche le irregolarità e i campioni multi residuo nella categoria dei prodotti derivati. Su un totale di 1435 campioni di prodotti derivati, il 2,7% risulta irregolare (era pari a zero lo scorso anno) e ben il 9,3% (+2,8% rispetto al 2008) presenta più residui. In particolare vino e pane sono i prodotti che presentano le principali irregolarità: rispettivamente dell'1,9% e dell'8,8%. Invece, miele e vino presentano il maggior numero di residui.

Campioni da record. Anche quest'anno non sono mancati i cosiddetti campioni da record, prodotti considerati in regola ma che presentano contemporaneamente più sostanze chimiche i cui effetti sinergici sulla salute dell'uomo e sull'ambiente sono ancora da verificare. Tra i casi più eclatanti, un campione d'uva bianca analizzato in Sicilia contenente 9 diversi residui di pesticidi, uno di pere campane che ne aveva 5 e uno di vino proveniente dal Friuli Venezia Giulia con 6 diversi residui. Le regioni dove è stato analizzato un maggior numero di campioni sono anche quelle in cui è stato riscontrato il più alto numero di irregolarità. Ad esempio, in Emilia Romagna, su un campione di 1667 alimenti, 30 sono risultati fuorilegge. Il Piemonte ha esaminato 406 campioni di cui solo sette irregolari ma di questi ben cinque sono rappresentati dal pane. In Friuli Venezia Giulia su 269 alimenti risulta un'unica irregolarità riguardante i funghi, ma ciò che colpisce è la presenza di un campione di insalata contaminato da tracce di Ddt, bandito in Italia dal 1978, mentre tre campioni di vino sono risultati contaminati da Procimidone, un fungicida considerato potenzialmente cancerogeno secondo l'Epa, l'agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti, ma non nell'Unione Europea. Da segnalare, poi, che fino al 30 aprile 2011 alcuni prodotti a base di Rotenone, un insetticida bandito dall'Ue, sono consentiti per l'impiego sulle colture di mela, pera, pesca, ciliegia vite e patata.

Carne e latte. Quest'anno, anche gli Istituti zooprofilattici sperimentali (IZS) hanno sostenuto Legambiente nell'indagine considerando anche gli alimenti di origine animale. Sono risultati irregolari alcuni campioni di carni di coniglio e tacchino e di latte vaccino e ovino per la presenza di diossine.

Legambiente. "La strada da percorrere per raggiungere un uso sostenibile dei fitofarmaci è ancora molto lunga - afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. Permane infatti il problema del cosiddetto multi residuo cioè, l'effetto sinergico dovuto alla presenza contemporanea di differenti principi attivi sul medesimo prodotto, e quello della rintracciabilità di pesticidi revocati oltre il termine fissato per lo smaltimento delle scorte". Non esiste infatti un riferimento specifico nella normativa che stabilisca per i laboratori un termine temporale oltre il quale tracce, anche al di sotto del limite consentito di pesticidi revocati, come il Ddt, siano da indicare come irregolari.

Api e pesticidi, un caso emblematico. Secondo l'ultimo rapporto 'Segnali ambientali 2010' dell'Agenzia europea dell'Ambiente, nel corso degli ultimi vent'anni, le farfalle in Europa sono diminuite del 60%, mentre diverse specie di api selvatiche si sono già estinte e, nel resto del mondo, si sono decimate a causa di pesticidi, acari e malattie. Questo verdetto conclude una lunga disputa iniziata nel 1991, quando i fitofarmaci contenenti le molecole neonicotinoidi sono stati introdotti in Francia e sono stati osservati i primi effetti negativi. Per la moria di api del 2006 in Piemonte - si ricorda nel rapporto di Legambiente - il principale accusato è il Tiamethoxam, usato contro la flavescenza dorata sulla vite. La molecola è stata dichiarata "non ecotossica" dalla Syngenta, che produce un fitofarmaco che la contiene, ma secondo gli apicoltori dell'associazione nazionale Unaapi, è "assai pericolosa per l'ambiente".

"La minaccia non riguarda solo la possibilità di approvvigionarsi dei 400 grammi annuali di miele che l'italiano medio consuma ogni anno - spiega il presidente di Unaapi Francesco Panella - ma l'agricoltura nel suo complesso che dipende per un terzo da coltivazioni impollinate grazie al lavoro gratuito delle api". Secondo la Coldiretti, in Italia sono a rischio circa 50 miliardi di api in oltre un milione di alveari. Una strage che mette in pericolo il processo di impollinazione minacciando un budget da due miliardi e mezzo di euro l'anno. Tra i prodotti a rischio: mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, ciliegie, albicocche, meloni, zucchine, girasole, colza.
fonte: www.repubblica.it

venerdì 9 aprile 2010

NAVI VELENI: PM LIVORNO CONFERMA CONTAINER AL LARGO ELBA

'Il procuratore di Livorno Francesco De Leo conferma la presenza di almeno un container sul fondo del mare, al largo dell'isola d'Elba''. Lo sottolinea Legambiente ricordando che l'avvio delle indagini risale a luglio scorso, quando l'associazione ambientalista diede voce alla denuncia dell'equipaggio della nave ambientalista tedesca Thales, che dichiaro' di aver visto un portacontainer scaricare materiali tra la costa livornese e l'isola d'Elba.

Una vicenda rimasta, pero', in sospeso nonostante l'individuazione da parte della nave oceanica della Nato Alliance di un ''bersaglio'' a circa 120 metri di profondita'.

''A questo punto - commenta il vice presidente di Legambiente Sebastiano Venneri - si recuperi il container senza perdere altro tempo, e si sfruttino poi le competenze e le tecnologie della nave Alliance per un monitoraggio puntuale delle acque dell'Arcipelago toscano. Nonostante il container sia stato individuato a una profondita' relativamente bassa, i rilievi della Alliance sono stati tenuti in poco conto, ma la vicenda di Cetraro insegna che tempestivita' e trasparenza sono fondamental

lunedì 15 febbraio 2010

Navi dei veleni: un caso chiuso solo per il Governo


Nuovi dubbi o nuovi spiragli sull'inchiesta navi dei veleni (caso Cunsky) chiusa, un po' frettolosamente dal Ministero dell'Ambiente con l'identificazione del relitto con la nave Catania. In seguito alle rivelazioni, suffragate da indagini, foto e documenti, portate in giro per la Calabria da parte del giornalista investigativo Gianni Lannes ( che a breve pubblicherà un dossier completo sull'argomento) immediata è arrivata la replica del Ministro Prestigiacomo. Quella nave è il Catania, quindi il caso è chiuso. Punto e basta? A quanto pare non proprio chiuso. Dal sito di Italiaterranostra rilanciano, dati alla mano, e avanzano non pochi dubbi sulla versione ufficiale.
“La ministra Prestigiacomo sta cercando di occultare le prove?” titolano provocatoriamente il pezzo datato 15 febbraio 2010, una provocazione che riecheggia, però, in una vecchia dichiarazione dell'On. Angela Napoli, (PdL) componente della Commisione antimafia. La Napoli, infatti, in un'intervista rilasciata a L'Espresso nel novembre 2009 quindi poco dopo la “chiusura del caso” dichiarava: “ Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi”. Un'affermazione pesante e che prende le mosse da una semplice constatazione di partenza: “Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...”. Alla domanda puntuale del giornalista che chiedeva delucidazioni nei limiti del possibile la stessa spiegava: “ Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche”.
Già, Fonti... per esempio, come faceva Fonti a sapere che il relitto si trovava esattamente lì?
È questa una delle 21 domande che sempre Italiaterranostra pone, a conclusione dell'articolo. 21 domande che insinuano dubbi, motivati, e attendono risposte che al momento non sono state fornite... Fra cui, la possibilità che sul tutto sia stato posto il segreto di Stato!?
E mentre l'inchiesta giornalistica va avanti, contemporaneamente si muovono gli apparati istituzionali. Continua su questo fronte l'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle ecomafie e sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, presieduta dall'on.Gaetano Pecorella. Nella mattinata di mercoledì 17 febbraio, la Commissione dovrebbe essere a Bologna per sentire alcuni collaboratori di giustizia, stando a quanto riporta il sito di Calabrianotizie si tratterebbe di Emilio Di Giovine ( investito quasi mortalmente a novembre del 2009, e guarda caso il giorno stesso in cui aveva dichiarato la sua diposnibilità a conferire con la stessa Commissione) e di Stefano Carmelo Serpa. Due dei 4 pentiti che hanno dichiarato di voler parlare dell'argomento. Il terzo in questione è il ben noto e più volte giudicato inattendibile, Francesco Fonti, mentre recentemente sarebbe spuntato anche un quarto nome, quello di Gerardo D'Urzo, il quale, tramite il suo avvocato avrebbe comunicato la sua disponibilità ad essere audito da entrambe le Commissioni (rifiuti e antimafia).
Mentre il 20 di gennaio ad essere ascoltato dala stessa Commissione è stato l'ex procuratore della Repubblica di Matera, attualmente a Brescia, Nicola Maria Pace, protagonista dell'inchiesta sul centro Itrec della Trisaia di Rotondella.
Stando al resoconto stenografico, il procuratore Pace non nutre alcun dubbio, quelle navi ci sono e le indagini vanno proseguite. A domanda precisa rispetto alla verifica delle ipotesi costruite in collaborazione con il procuratore Neri di Reggio Calabria Pace e del perchè il caso, sulle presunte navi dei veleni non sia stato chiuso, risponde: “ Perché questa situazione per chiudersi ha bisogno di una cosa molto semplice, ma molto onerosa e animata da una forte determinazione, ovvero andare a vedere le navi, cosa che all'epoca non fu fatta perché non si poteva fare... Mi procurò un sentimento di angoscia e di sofferenza sentirmi dire che non si poteva fare per la Rigel, la nave su cui si addensavano e si addensano i maggiori sospetti, perché il massimo era stato fatto per Ustica. L'aereo di Ustica si trovava a una profondità di circa 600 metri, mentre la Rigel purtroppo era a 2.400 metri.” E in conclusione: “ Ricollegandomi alla parte finale della sua giusta osservazione, illustro quanto ancora va fatto, Fonti o non Fonti, perché ora sto ragionando soltanto sulla base dei dati investigativi acquisiti, che mi hanno portato al convincimento ragionevole, basato sugli atti a disposizione di un pubblico ministero, che rendono più che verosimile una certa ipotesi, che le navi esistano, che siano state affondate e per questo sia morto anche De Grazia, che già gli affondamenti siano avvenuti con modalità tali da suscitare fondati sospetti, che gli elementi investigativi addensino questi sospetti e ci inducano a ritenere che fossero carichi di rifiuti, magari non tutti radioattivi perché non si spiegherebbe l'impiego di navi per questa attività di smaltimento in mare, è sufficiente buttare senza caricare navi. Non c'era dunque altro da fare che accedere ai relitti, soprattutto al relitto che maggiormente prospettava questa possibilità.”
Come se non bastasse, a questo elenco vanno aggiunti i nomi di alcuni europarlamentari, del gruppo S&D-Pd Gianni Pittella, vice Presidente vicario del Parlamento Europeo, e Mario Pirillo, membro della Commissione Ambiente, che i primi di febbraio si sono rivolti direttamente al Presidente della Commissione europea afinchè piena luce venga fatta sul caso delle navi dei veleni e sul relitto al largo di Cetraro. Nonostante le rassicurazioni el Ministero dell'Ambiente Pittella e Pirillo sottolinenano che “ci sono... numerosi dubbi sollevati da alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste e da parte di subaquei professionisti che precedentemente, per conto della regione Calabria, avevano esplorato il medesimo sito arrivando a conclusioni differenti e più preoccupanti”.
Chiedono quindi “di ritornare sulla zona oggetto di indagine con la stessa strumentazione utilizzata, alla presenza questa volta delle parti interessate alla vicenda, dei mass media, della Regione e dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste, e procedere alla video ricognizione della fiancata della nave nella zona del presunto siluramento”.
Caso chiuso? Decisamente no.
fonte:articolo21

Navi dei veleni: il ministro Prestigiacomo occulta le prove?

Incredibile: il livello di spudorate menzogne istituzionali del governo Berlusconi. Il caso Cetraro è stato chiuso ufficialmente in tutta fretta il 29 ottobre 2009 dal ministro dell’Ambiente e dal Procuratore nazionale antimafia nel corso di una conferenza stampa congiunta. Due giorni prima Prestigiacomo e Grasso si erano vicendevolmente contraddetti più volte. Nel corso della stessa si annunciava che il relitto al largo delle coste della Calabria “non è la nave dei veleni ma è la nave passeggeri “Catania”, costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della prima guerra mondiale, il 16 marzo 1917″. Il powerpoint presentato da Grasso è pieno di lacune ed incomprensibili buchi neri al livello di scuola elementare parificata. In seguito il Wwf in una lettera al ministro Prestigiacomo e al procuratore Grasso esprimeva i dubbi circa i risultati ottenuti dalla nave Oceano Mare. L’associazione ambientalista invocava una “perizia pubblica comparata che possa fugare ogni dubbio e accertare appieno la verità sull’identità e il contenuto della nave affondata a Cetraro”. Dopo 4 mesi sia il ministro Prestigiacomo – indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per peculato – che l’alto magistrato Grasso non hanno fornito alcunché. In Calabria associazioni, movimenti e comitati di cittadini hanno chiesto da mesi al ministero dell’Ambiente e della tutela del Mare le risultanze documentali delle prospezioni marine e delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati dalla nave “Mare Oceano” al largo di Cetraro per individuare l’eventuale presenza della nave carica di rifiuti radioattivi, come rivelato dal pentito Fonti. A tutt’oggi il ministro Prestigiacomo non ha fornito nulla di significativo ma solo aria fritta. Diamo i numeri: 39° 28′50” Nord, 15° 41′ 57” Est (presunta Cunski); 39° 32′ Nord e 15° e 42′ Est (presunta Catania). Da un punto all’altro di queste due coordinate intercorrono ben 7 chilometri. Inoltre: il bollettino d’archivio pubblicato dall’ufficio storico della Marina Militare, in relazione al punto di affondamento del Catania indica 51° N e 13° E , vale a dire fuori dal Mediterraneo. Nave Catania proveniva dall’India (Bombay) con un carico di cotone. Caro ministro Prestigiacomo, non dimentichi, lei è un nostro dipendente al servizio della collettività e non di interessi padronali. E’ un obbligo normativo (Decreto Legge numero 4 dell’anno 2008) dare una risposta alle seguenti domande e fornire finalmente prove concrete all’opinione pubblica e non filmati manipolati offerti a buon mercato sul sito del ministero per l’Ambiente. E’ in gioco l’esistenza dei nostri figli e delle future generazioni. Non consentiremo a nessuno di uccidere ancora impunemente la vita.

1) Come è possibile che una persona non del luogo, come Francesco Fonti, fosse a conoscenza della presenza di un relitto nei fondali di Cetraro esattamente nel sito dove è stato trovato?

2) Perché questo relitto, se conosciuto dalla Marina e dalle Capitanerie di Porto, non è stato segnalato a tempo debito al Procuratore Giordano titolare dell’inchiesta?

3) Perché esistono differenze sostanziali tra le caratteristiche del relitto di Cetraro e del piroscafo Catania? Quest’ultimo, secondo i dati dei costruttori, era lungo 95,8 metri mentre la lunghezza ufficiale del relitto, comunicata dal Governo, è pari a 103 metri.

4) La nave “Mare Oceano” di proprietà dell’armatore Attanasio (amico dell’avvocato David Mills, il legale corrotto come noto da Silvio Berlusconi) dove ha effettuato esattamente le verifiche? Che rotta ha seguito, dove si è posizionata?

5) Come mai le foto e le riprese video effettuate dal Rov della Nave Oceano sono diverse da quelle realizzate dal Rov dell’Arpacal?

6) Perché non è stato ancora reso pubblico l’intero filmato georeferenziato realizzato dal Rov della Mare Oceano?

7) Perché il Ministro, prima ancora che il Rov della Geolab si immergesse nelle acque, ha comunicato che il relitto di Cetraro non poteva essere quello del Cunsky?

8 ) Che fine hanno fatto i fusti o maniche a vento ripresi dal Rov inviato dalla Regione Calabria e perché non sono stati recuperati e portati in superficie a prova della asserita verità?

9) Perché il ministro Prestigiacomo ha subito detto che il “caso è chiuso” senza neanche accertarsi del carico della nave?

1 0) Perché sono stati comunicati solo i dati delle analisi sulla radioattività effettuate a 300 metri di profondità nonostante il relitto si trovi a 483 metri? Questa differenza incide notevolmente visto che le radiazioni gamma hanno una schermatura diversa a seconda della profondità. Ad esempio 170 metri generano un livello di schermatura pari ad un fattore 3*E126. Quindi anche in presenza di numerosi noccioli di reattori nucleari la contaminazione radioattiva non sarebbe facilmente rilevabile.

11) Perché, nonostante la richiesta ufficiale da parte della Regione Calabria, non è stato comunicato il protocollo scientifico adottato per compiere le analisi sul relitto, sui fondali e nelle acque circostanti?

12) Perché non sono state condotte, in via preliminare, le dovute indagini sulla catena alimentare della fauna ittica e sui sedimenti dei fondali onde rilevare la presenza di eventuali radionuclidi e/o agenti contaminanti di diversa natura? Questo allo scopo di tranquillizzare la popolazione in caso di eventuale riscontro negativo o viceversa proclamare lo stato di emergenza onde ricorrere agli indennizzi in caso di riscontro positivo (alla luce di indagini pregresse che già paventarono tale possibilità)?

13) Perché per la vicenda del relitto di Cetraro è stato adottato un metodo differente da quello utilizzato per le indagini sul materiale contaminato rinvenuto nella vallata dell’Oliva dove le analisi sui campioni prelevati saranno condotte da quattro laboratori differenti mentre sulla Nave Oceano non è stato permesso l’ingresso, se non per poche ore, ai ricercatori dell’Arpacal?

14) Perché tanta fretta nel chiudere le indagini e nel mandare via la Nave Oceano mentre , vista la presenza in loco dell’imbarcazione, si sarebbe potuto continuare a scandagliare tutto il mare circostante Cetraro?

15) Perché la Capitaneria di Porto di Cetraro nel 2007 emise l’ordinanza di divieto di pesca a poche centinaia di metri dal luogo indicato da Fonti , subito dopo le analisi effettuate dall’Arpacal che indicavano la presenza allarmante di metalli pesanti quali l’arsenico, il cobalto ed il cromo sul pescato?

16) E perché quell’ordinanza venne ritirata un anno dopo ed ora non appare più sul sito dell’ufficio marittimo di Cetraro dove sono visibili però altre ordinanze precedenti?

17) Il Ministro Prestigiacomo è a conoscenza dei filmati effettuati nel 2005-2006 per conto della Procura di Paola della società Nautilus? Perché non viene resa pubblica questa documentazione visiva?

18) Che fine hanno fatto i due fusti di rifiuti individuati recentemente al largo di Cetraro dal dottor Andrea Peiser, zoologo marino, segnalati e sequestrati dall’ufficio marittimo di Cetraro, fotografati da Gianni Lannes?

19) Perché il comandante della direzione marittima di Reggio Calabria, tale Ranieri, già coinvolto nell’affaire e nel disastro della nave Eden V in mare Adriatico, non consente l’accesso al registro pubblico dei sinistri marittimi?

20) Al giornale Italia Terra Nostra risulta che sia stato apposto il solito segreto di Stato. E’ proprio così?

21) E’ possibile analizzare dal vivo l’oblò ripescato (al largo di Cetraro !?!) e attribuito a nave Catania? (Tanto per verificare la qualità del materiale e datare l’epoca di costruzione del reperto).

fonte:italiaterranostra.it

sabato 19 dicembre 2009

ATTENZIONE ALLA STELLA DI NATALE. PUO' ESSERE TOSSICA


La Stella di Natale (Euforbia pulcherrima) puo' essere tossica. Sembra incredibile ma e' proprio cosi' perche' le foglie e il fusto della pianta contengono il triterpene, sostanza ad azione tossica, sia per contatto che per ingestione. Lo ricorda l'Aduc sottolineando che il lattice, proveniente dalla lacerazione delle foglie o dal taglio del fusto, a contatto con l'epidermide puo' provocare eritema, prurito, bruciore della congiuntiva e della mucosa orale e faringea; se ingerito da' luogo a nausea, vomito, diarrea e perdita di coscienza.

E' proprio la colorazione rossa delle foglie a sollecitare l'attenzione dei bambini e costituire un pericolo: rompere le foglie e metterle in bocca e' un tutt'uno che puo' avere gravi conseguenze. Anche gli animali domestici possono essere attratti dalla Stella di Natale e mordere sia le foglie che il fusto, con relative conseguenze.

L'Euphorbia pulcherrima ha avuto un notevole successo come pianta natalizia: il colore rosso delle foglie (esistono varieta ' rosa o bianche) da' un tono di vivacita', di allegria e di luminosita' alle nostre case, ricorda climi piu' caldi e vegetazioni lussureggianti (e' originaria dell'America centrale), ha una combinazione di colori indovinata (rosso, verde e giallo). Ma conoscerla e' opportuno per evitare spiacevoli incidenti.

Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima): finite le feste quasi tutte le stelle di Natale subiscono la stessa fine...muoiono. Invece farle vivere negli anni non è affatto difficile. Bisogna controllare il vaso e se vedete che le radici sono troppo fitte bisogna effettuare un rinvaso, verso la fine di febbraio la pianta va potata, il taglio che deve essere trasversale, va eseguito sopra il primo nodo in basso. Immediatamente ala pianta spunteranno tantissime nuove foglie. Se avete un giardino e abitate nel sud d'Italia o nelle zone costiere potete piantare la vostra stella di Natale in piena terra. in Sicilia non è difficile vedere nei giardini esemplari alti anche 3 metri. Ricordatevi che è una pianta velenosa!

venerdì 4 dicembre 2009

VELENI INVISIBILI


C'era un tempo l'Eden. Era la terra di Sumer. Oggi l'Iraq è uno dei Paesi più contaminati al mondo dall'uranio impoverito.

Recentemente l'Irin, l'agenzia stampa umanitaria dell'Onu, ha rilanciato l'allarme sui rischi per la salute che corre quella popolazione. E non solo.
Per l'esperta Lauren Moret: «Fra i soldati di ritorno dall'Iraq nel 2003 si sono riscontrati altissimi tassi di cancro. Un militare che ha operato a 50 miglia da Fallujah, durante la famosa battaglia, è morto dopo un anno. Aveva sei tumori al cervello, un cancro ai polmoni e uno allo stomaco. Ma il pericolo riguarda in primo luogo i civili abitanti nelle zone colpite. Il rischio è ormai globale - continua Lauren Moret -. In realtà siamo tutti veterani della Guerra del Golfo». Abbiamo visto governi e forze armate negare che fossero stati sparati proiettili all'uranio, come nel caso dei Balcani, dove la Nato, solo in seguito a forti pressioni, ne ha ammesso l'impiego. Da notizie trapelate da un documento tedesco riservato, abbiamo conferma della stessa situazione in Afghanistan.
Incertezze restano su altri teatri di guerra (Libano e Gaza). Solo dinanzi all'evidenza di prove le autorità ammettono. Da noi il pericolo è stato molto minimizzato.
C'è chi ha dichiarato che è più pericoloso un orologio con lancette al fosforo di un proiettile all'uranio impoverito. Ma l'Italia al "veleno invisibile" ha già pagato un prezzo molto alto.
Fino a oggi non si conosce il numero di ammalati da uranio impoverito. Forse sono 2.000. Per i civili, poi, non ci sono dati. Invisibili, come il veleno uranio.
In un documento riservato sugli incontri preparatori del G8 del 2001, circa la possibilità di mettere in agenda il negoziato sui cambiamenti climatici del governo globale dell'Ambiente, non ci fu accordo tra i Paesi più industrializzati di mettere in agenda i rischi derivanti dall'uranio impoverito nelle operazioni belliche.
L'associazione Aui (Aboliamo l'uranio impoverito), fondata nel 2000 da Falco Accame, ha recentemente messo in evidenza una grave omissione: nel titolo della Conferenza di Stoccolma, lo scorso 14-15 novembre, è stata addirittura censurata la Somalia, perché zona di impiego di armi all'uranio impoverito.
L'Aui, chiede ora al governo di intervenire alla Conferenza del clima di Copenaghen, per l'abolizione delle armi all'uranio impoverito.
Un fatto è certo: tutti devono sapere che la Terra non ragiona in termini politici, ma in termini scientifico/sostenibili. Le nostre velleità e presunzioni sono vanificate dalle sue risposte "naturali".

venerdì 18 settembre 2009

RIFIUTI TOSSICI: Parla il pentito: «Ho affondato tre navi dei veleni». ERA LAVORO (da ilsole24ore)

''Per noi era un lavoro'', non pensavamo al fatto che gettare rifiuti pericolosi nel mare avrebbe causato morti e malattie, e poi ''anche con la droga si muore''. Cosi', il pentito di mafia Francesco Fonti in diretta dai microfoni di Radio Anch'io dedicata al ritrovamento della nave carica di rifiuti tossici al largo della costa ionica. L'uomo ha spiegato che nel traffico c'era il coinvolgimento anche di altri Paesi, senza specificare quali, e ha detto che navi con rifiuti tossici sono state affondate in altri mari, oltre al Mediterraneo.

Nella casa dove si trova nascosto da alcuni anni, agli arresti domiciliari per motivi di salute, Francesco Fonti, 61 anni da Bovalino, il collaboratore di giustizia che denunciò per primo alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria l'affondamento di tre navi dei veleni, ha avuto il tempo di preparare un libro che aspetta ora solo un editore; il Sole 24 Ore ha potuto leggerne le bozze.

E da lì parte l'intervista a quest'uomo – tra i pochi pentiti di ‘ndrangheta ritenuti attendibili – che entro la prossima settimana sarà nuovamente sottoposto al programma di protezione che abbandonò volontariamente nel 1999. Nuovo cambio di vita e altro trasloco in Italia con generalità ancora una volta modificate.

Perché nelle bozze del suo libro fa solo un accenno all'affondamento delle navi dei veleni al largo delle coste calabresi?
Perché dopo la consegna di un memoriale di 49 pagine nel 2003 nelle mani del sostituto procuratore nazionale antimafia Enzo Macrì, uomo di grande coraggio, ho avuto esperienze negative con la magistratura lucana e in particolare con la Dda di Potenza. Ho pensato che questa storia delle navi affondate non interessasse in realtà più nessuno. E invece ora...

Ora il procuratore capo della Repubblica di Paola ha trovato il primo riscontro tangibile ai suoi racconti.
Sì e non sarà il solo.

Fatto sta che sulle navi affondate ciascuno spara la propria cifra. Da 3 a 30, tutti numeri buoni per il Lotto.
Io ho dato contezza dell'affondamento di tre navi di cui sono stato esecutore materiale per conto della cosca Romeo di San Luca. Di altre sette sono certo per averne parlato con i capi di altre cosche che in Calabria hanno trafficato in rifiuti tossici. Ma non sono solo queste, in Calabria e fuori regione.

Trenta in effetti è il numero indicato dalla Procura della Repubblica di Reggio nei primi anni 90 a seguito della consulenza di Mario Scaramella, travolto poi nell'affare Mitrokin.
Un nome che in qualche modo riporta ai servizi.

Con tutta la forza che si può riconoscere alle cosche è infatti difficile credere che voi foste la mente delle operazioni.
E infatti a noi interessava solo sapere quanto incassavamo per gli affondamenti. A me interessavano gli affari. Le decisioni ci venivano comunicate da altri.

Altri chi?
A contattare me erano direttamente i servizi segreti italiani che frequento da quando ero un giovane affiliato alla ‘ndrangheta, tra i pochi con studi alle spalle e una famiglia di origine non mafiosa. Avevo un filo diretto con persone dei servizi che venivano ribattezzate con un nome in codice. Loro telefonavano con linee dedicate, io pattuivo ed eseguivo dopo gli incontri, che spesso si svolgevano a Roma all'Hotel Palace. Persone come Guido Giannettini e Vito Miceli, inoltre, erano miei contatti fin dalla fine degli anni 70. I servizi spesso mi mettevano a disposizione anche le loro macchine. Ho perfino annotato i numeri delle targhe, che ho scritto nel dossier consegnato alla Dna. E sarei in grado di riconoscere ancora oggi le persone se qualcuno mi mostrasse le foto. L'ho anche scritto nel dossier: è tutto nero su bianco. È lì a disposizione.

Non lo dica due volte. La Procura di Paola potrebbe chiamarla presto a testimoniare.
Ci andrò e darò tutto il mio aiuto se lo Stato mi aiuterà a capire perché mi sono stati affibbiati 50 anni di carcere senza aver mai ucciso nessuno e prestando da anni la mia collaborazione.

Cosa dirà di nuovo ai magistrati?
Lei vuole sapere troppo.

Mi pagano per questo.
Affari suoi. Comunque farò nuovamente i nomi e cognomi dei politici che avevano contatti con gli uomini dei servizi segreti che poi si rivolgevano a me e alle altre cosche.

Perché crederle? Che interesse potevano avere i politici ad entrare direttamente o indirettamente in contatto con le cosche?
Noi garantivamo un servizio e loro ricevevano finanziamenti dai Paesi che intendevano trafficare in rifiuti. I servizi erano il mezzo che usavano per non apparire.

Questo lascia pensare che molte commesse provenissero dall'Est.
Non solo Russia e Germania. Anche Stati Uniti.

Ha mai avuto contatti diretti con politici?
Si, di molti partiti. Politici nazionali e locali. Con alcuni ero di casa. Loro sapevano chi ero e a me si rivolgevano perché il pacchetto di voti che potevamo garantire era sempre cospicuo. I nomi, sarò monotono, sono nel dossier. La maggior parte di loro fa ancora politica.

C'è nient'altro nel dossier che ha consegnato e che potrebbe essere oggetto di interesse della magistratura?
Grossi traffici di armi, carrarmati e perfino aerei. Il tramite erano sempre i servizi.

Ha paura?
A giorni sarò nuovamente in regime di protezione e cambierò nuovamente casa. In effetti ora non esco più.

Difficile dargli torto quando sì è il primo e unico pentito che ha parlato di cose inverosimili fino a che una Procura tignosa a Paola non ha deciso di andare dritta alla verifica di una parte del racconto.
fonte:ilsole24ore

lunedì 14 settembre 2009

RIFIUTI TOSSICI E SCORIE: Ora si indaghi anche sugli altri casi DI NAVI CARICHE DI RIFIUTI TOSSICI E RADIOATTIVI AFFONDATE

Navi dei veleni, a fondo. L'ultima probabilmente è quella scoperta nel Tirreno Cosentino, grazie alle rivelazioni di un pentito. Sono anni che se ne parla: naufragi dolosi, al largo delle nostre coste e, più spesso, di fronte a quelle dei paesi del terzo mondo, Africa in particolare. «L'importante ritrovamento del relitto affondato a largo di Cetraro speriamo permetterà di affrontare con nuovo vigore le inchieste chiuse forse troppo frettolosamente e le indagini mai correttamente approfondite su una pratica assai diffusa che ha visto, tra gli anni Ottanta e Novanta, una quarantina di navi affondare misteriosamente nei punti più profondi del Mediterraneo». Così Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente commenta in una nota il ritrovamento del relitto nel mare di Cosenza.

DOSSIER DAL 1994 - «Abbiamo chiesto un incontro al Procuratore di Paola per offrire il nostro aiuto consegnando i dossier raccolti sin dal 1994 con i primi esposti presentati e l'ampia documentazione assemblata nel tempo sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati». Legambiente cita il caso della motonave Nikos I (1985), della Mikigan (1986), della Rigel (1987), della Rosso (ex Jolli Rosso, 1990), della Anni (1989), della Marco Polo (1993), della Koraline (1995). «Ora si riaprano le inchieste - ha concluso Nuccio Barillà di Legambiente Calabria - per perseguire i responsabili e monitorare il pericolo di contaminazione delle acque responsabili di patologie gravi per l'uomo e danni enormi all'ecosistema. Dobbiamo rilanciare la richiesta e l'impegno affinchè si approdi quanto prima alla verità sulle tante vicende legate all'intrigo radioattivo, caratterizzato da connivenze e reticenze a vari livelli e anche morti misteriose. Chiediamo misure serie ed immediate a tutela del diritto di sapere dei cittadini e per scongiurare che nel futuro fatti come questi tornino a verificarsi».

PRELIEVO DEI CAMPIONI - Nel frattempo saranno completate le operazioni di prelievo dei campioni da analizzare nei fondali del mare Tirreno a Cetraro, dove sabato è stato individuato un mercantile con fusti sospetti. Nell'ultimo fine settimana non è stato possibile terminare l'attività a causa delle forti correnti in profondità.

TASK FORCE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE - Intanto una task force del Ministero dell'Ambiente è pronta a operare nel mar Tirreno al largo della Calabria nella zona dove è stato individuato il relitto. A questo scopo si è svolto un vertice presso il Ministero dell'Ambiente alla presenza anche della Guardia Costiera, che è dotata di unità per la tutela ambientale attrezzate con le più moderne tecnologie. Intanto i mezzi navali antinquinamento utilizzati dal Ministero si stanno già dirigendo nella zona. «Obiettivo - conclude la nota - è quello di mettere in campo tutte le unità e le conoscenze tecniche che possano agevolare l'accertamento di ciò che è sepolto in fondo al Tirreno e, quindi, eventualmente programmare gli interventi necessari a salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica. Il ministero, in considerazione del fatto che la vicenda è oggetto di una inchiesta della magistratura, metterà mezzi e professionalità a disposizione della Procura competente, che è stata già contattata ed informata, al fine di operare in modo coordinato con l'obiettivo di un sollecito accertamento dei fatti e degli eventuali rischi di inquinamento».

LEGGI ANCHE:
rifiuti tossici:Trovata una nave al largo di Cetraro, potrebbe contenere rifiuti tossici

Lettori fissi

Visualizzazioni totali