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venerdì 20 marzo 2015

ACQUA: Onu, nel 2030 l'acqua disponibile rischia di diminuire del 40%

Tra 15 anni il Pianeta si troverà ad affrontare un calo del 40% della disponibilità d'acqua, a meno che non venga migliorata in modo significativo la gestione di questa risorsa. L'allarme arriva dal rapporto 2015 'World Water Development' dell'Onu. L'acqua è al centro dello sviluppo sostenibile, si legge nel report presentato stamani a Nuova Delhi, in India. Le risorse idriche e i servizi che forniscono sono alla base della crescita economica, della riduzione della povertà e della sostenibilità ambientale.

Il consumo di acqua è previsto in aumento per via della crescita della popolazione mondiale e della domanda di beni e servizi. L'agricoltura usa già il 70% dell'acqua dolce disponibile, una cifra che sale al 90% nei Paesi meno sviluppati, ed entro il 2050 dovrà produrre il 60% di cibo in più livello globale, il 100% in più nei Paesi in via di sviluppo, si legge nel rapporto Onu. Ecco perché "il settore dovrà incrementare l'efficienza riducendo lo spreco d'acqua e aumentando la produttività delle colture".

I prelievi di acqua dolce per la produzione energetica rappresentano ora il 15% del totale e potrebbero salire al 20% entro il 2035. Per questo serviranno sistemi più efficienti di raffreddamento degli impianti e una crescita delle fonti rinnovabili come eolico, solare e geotermico, prosegue l'Onu, secondo cui la domanda di acqua da parte dell'industria manifatturiera globale aumenterà del 400% tra il 2000 e il 2050.

Il cibo che arriva sulle nostre tavole è fatto anche di acqua, impiegata nella prima parte del processo produttivo, quella meno visibile: la coltivazione e l'allevamento. Ad esempio 250 grammi di pomodori richiedono l'impiego di 50 litri d'acqua. Per produrre un chilo di carne l'acqua gioca un ruolo fondamentale: ne servono 15.415 litri per gli animali allevati al pascolo, il triplo in circuiti intensivi. Per un chilo di pasta, nel mondo si impiegano 1.850 litri d'acqua tra coltivazione, lavorazione e cottura: in Italia la cifra però si riduce a 1.410 litri.
Tuttavia, oltre al consumo idrico per la produzione di cibi, c'è anche quello derivante dagli sprechi alimentari. A fronte di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anno (un terzo della produzione mondiale), c'è anche un conseguente spreco di acqua pari a 250 km cubi all'anno, l'equivalente del triplo del volume del Lago di Ginevra.

In Italia, la quantità di acqua sprecata a causa del cibo inutilizzato è pari a circa 706 milioni di metri cubi: di questi, spiega Marta Antonelli "circa il 43% è dovuto a spreco di carne, il 34% a cereali e derivati, il 19% a frutta e verdura e il 4% a prodotti lattiero-caseari". L'intera filiera alimentare italiana spreca 1.226 milioni di metri cubi d'acqua, l'equivalente del fabbisogno annuo idrico di 27 milioni di africani.


"C'è già un consenso a livello internazionale sul fatto che l'acqua e i servizi igienico-sanitari siano essenziali al raggiungimento di molti obiettivi di sviluppo sostenibile", scrive Michel Jarraud, a capo di Onu-Acqua e segretario generale dell'Organizzazione meteorologica mondiale. "L'acqua è legata in modo indissolubile a cambiamento climatico, agricoltura, sicurezza alimentare, salute, uguaglianza, parità di genere ed educazione. Questo report - sottolinea Jarraud - è fondamentale per capire il ruolo dell'acqua nell'Agenda post.2015 per lo sviluppo". 

mercoledì 10 aprile 2013

pesticidi: Oltre 166 pesticidi rilevati in acque italiane

Ancora più evidente, rispetto al passato, lo stato di contaminazione delle acque italiane superficiali e sotterranee: nel 2010 sono stati rinvenuti residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di pesticidi - a fronte dei 118 del biennio 2007-2008 - individuati nella rete di controllo ambientale delle acque italiane. Si tratta, dice il sito greenews.info, per la maggior parte, di residui di prodotti fitosanitari usati in agricoltura - solo in questo campo si utilizzano circa 350 sostanze diverse per un quantitativo superiore a 140.000 tonnellate - ma anche di biocidi (pesticidi per uso non agricolo) impiegati in vari campi di attività. Anche se spesso basse, le concentrazioni indicano a livello complessivo una diffusione molto ampia della contaminazione.
Inoltre, nel 34,4% dei punti delle acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranee i livelli misurati risultano superiori ai limiti delle acque potabili. Le concentrazioni sono state confrontate anche con i limiti di qualità ambientale, recentemente introdotti, basati sulla tossicità delle sostanze per gli organismi acquatici. In questo caso il 13,2% dei punti delle acque superficiali e il 7,9% di quelli delle acque sotterranee hanno concentrazioni superiori al limite.
E' questa la situazione descritta dall'ISPRA nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2013, realizzato dall'Istituto sulla base delle informazioni fornite dalle Regioni e dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente. Il rapporto, che analizza l'evoluzione della contaminazione sulla base dei dati raccolti a partire dal 2003, anche grazie alle maggiori dimensioni e completezza del monitoraggio rispetto al passato, mostra un aumento della frequenza di pesticidi nei campioni delle due tipologie di acqua prese in esame.

giovedì 28 marzo 2013

Acqua: Unicef: 2000 bambini al giorno muoiono per carenze idriche

 Oggi si celebra la Giornata Mondiale dell'Acqua e l'UNICEF esorta i Governi, la società civile e i cittadini a ricordare che dietro le statistiche ci sono i volti dei bambini. In tutto il mondo, si stima che 2.000 bambini sotto i cinque anni di età muoiono ogni giorno per malattie diarroiche; il 90% delle morti di bambini (circa 1.800) avvengono a causa di malattie diarroiche direttamente legate ad acqua contaminata, mancanza di servizi igienico-sanitari o inadeguata igiene. Nell'ultima decade i decessi sono diminuiti significativamente, da 1,2 milioni l'anno nel 2000 a circa 760.000 nel 2011. Per l'UNICEF questo è un dato ancora troppo grande.
"Ci concentriamo così tanto sui grandi numeri, che spesso dimentichiamo di guardare alle tragedie umane che sono alla base di ogni statistica", ha dichiarato Sanjay Wijesekera, Responsabile UNICEF per i programmi legati all'acqua e ai servizi igienico-sanitari. "Se 90 scuolabus pieni di bambini che vanno all'asilo saltassero in aria ogni giorno, senza sopravvissuti, se ne sentirebbero parlare ovunque il mondo. Eppure è proprio quello che succede ogni giorno, sebbene per cause legate a scarsità di acqua, igiene e servizi igienico-sanitari".


fonte: http://www.lastampa.it/2013/03/22/scienza/ambiente/acqua-unicef-bambini-al-giorno-muoiono-per-carenze-idriche-Col67OMhjGyOpbKJRyaNwO/pagina.html

mercoledì 7 dicembre 2011

FAME NEL MONDO: ‘SERVE SVILUPPO SOSTENIBILE, PIU’ IMPEGNO PER ACQUA E CIBO”

“La crisi economica, con le sue esigenze concrete, ci fa dimenticare un problema di fondo: il nostro Pianeta è a una svolta, che può essere compiuta solo nel segno di un'assunzione di responsabilità. Garantire la produzione delle materie prime fondamentali per l’alimentazione - grano, mais, riso, orzo, soia - rispettando l’equilibrio ambientale e le risorse disponibili, energia e acqua”. A dirlo è Marcelo Sànchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, che firma l’editoriale del nuovo numero di Mangimi & Alimenti, la rivista di Assalzoo, l’Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici.

“Le oscillazioni al rialzo del prezzo dei cereali e la loro scarsa disponibilità in rapporto alla crescita della popolazione mondiale, che è oggi arrivata a 7 miliardi, sono una delle più gravi minacce alla sicurezza alimentare e all’approvvigionamento di cibo su scala globale - ricorda Sànchez Sorondo -. Nel biennio 2010-2011 l’aumento dei costi degli alimenti ha costretto a vivere nella povertà estrema quasi 70 milioni di persone, che si vanno ad aggiungere al miliardo di persone che nel mondo soffrono la fame”.

Cibo, acqua, energia: sono tre gli orizzonti tracciati sotto il segno dello sviluppo sostenibile, che richiamano la scienza a un ruolo preciso: “L’uomo ediante il pensiero, questa facoltà di ‘diventare e di fare tutte le cose’, ha la capacità – scrive Sànchez Sorondo – di dare alla terra quello sviluppo sostenibile, assimilando e imitando la natura vegetale nel rispetto delle sue leggi”. È quindi decisivo non lasciarsi prendere da pregiudizi antiscientisti, “il chicco di grano è un prodotto creato da Dio secondo i meccanismi della natura, che l’uomo oggi è capace in parte di imitare. Bisogna quindi unire due cose, il rispetto per la legge naturale e lo sviluppo secondo le possibilità positive che la natura offre”, conclude l’editoriale che anticipa l’intervista pubblicata sullo stesso numero e sul sito della rivista di Assalzoo (www.mangimiealimenti.it).

lunedì 25 luglio 2011

Memoria dell'acqua, si riaccende il dibattito sull’omeopatia

Alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi ''memoria'' delle caratteristiche del Dna stesso: e' quanto emerge da due studi paralleli, uno francese coordinato dal premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, e uno italiano guidato dal fisico Emilio Del Giudice dell'International Institute for Biophotonics di Neuss (Germania), che hanno dato vita a una pubblicazione sul Journal of Physics. Grazie a questo studio, spiegano i ricercatori, sara' possibile sviluppare sistemi diagnostici - finora mai progettati - basati sulla proprieta' ''informativa'' dell'acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e artrite reumatoide, e malattie virali come Hiv, influenza A ed epatite C, ''informano'' l'acqua dell'organismo della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi ''letti'' e decifrati.


Il Dna è in grado di emettere e di trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna stesso. Frequenze che in passato, nel corso di un esperimento, furono trasformate in suoni. La voce del Dna. Insomma, il Dna «comunica» all’acqua che memorizza e divulga il messaggio.

Uno studio italo-francese che ne riporta alla mente un altro lontano nel tempo e molto contestato dalla comunità scientifica internazionale: quello della «memoria dell’acqua», pubblicato da Nature nel 1988 e poi cancellato perché non ripetibile. Il medico e immunologo Jacques Benveniste (1935-2004), noto a livello internazionale per i suoi studi sulle allergie e sul sangue, all’epoca direttore della ricerca medica all’Inserm (il Cnr francese), è l’autore di quell’esperimento. Benveniste fu poi accusato di truffa e di conflitti di interesse con le aziende di prodotti omeopatici. Seppur additato dalla scienza internazionale, non fu mai licenziato dall’Inserm, cosa che invece avvenne per la sua segretaria, e continuò i suoi studi fino alla sua morte. Questa nuova ricerca sembrerebbe aver trovato una chiave scientifica a quello che cercò di provare Benveniste. Che oggi, se fosse ancora vivo, sarebbe super felice nel leggere quanto scoperto dal team italo francese e pubblicato su una delle riviste di fisica più prestigiose, il Journal of Physic. Titolo del lavoro: Dna,waves and water, che ad effetto gioca tra le parole Dna, onde (elettromagnetiche) e acqua. Ma ancora più importante è il nome di chi ha guidato il team francese: il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier insieme ai biologi Lavallè e Aissa. Il secondo gruppo di ricerca, l’italiano, era invece di fisici. Coordinato da Emilio Del Giudice, (Iib, International Institute for Biophotonics, di Neuss in Germania) con Giuseppe Vitiello (Fisico teorico del Dipartimento di matematica ed informatica dell’università di Salerno) e Alberto Tedeschi, ricercatore (White Hb di Milano).

E’ stato Montagnier a scoprire che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna stesso. Che cosa significa questo? «Innanzitutto — spiega il Nobel — che si potranno sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla proprietà "informativa" dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, "informano" l’acqua del nostro corpo (acqua biologica) della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi "letti" e decifrati».

Nel regno animale, l’acqua rappresenta una quota compresa tra il 90-95% negli organismi inferiori e il 70-80% in quelli superiori, uomo in testa. E all’interno delle strutture biologiche, l’acqua si può trovare sia come una molecola sia in forma combinata. In realtà, l’acqua ha ancora molti «segreti», potendo per esempio agire come fattore di risonanza magnetica all’interno delle cellule e riuscire a modificare la sua concentrazione in funzione dell’invecchiamento. Si può dire che siamo fatti d’acqua: il corpo di un bambino è composto di liquidi per l’80%, quello di un adulto per il 60%. Solo negli anziani la percentuale scende un pochino (45%). E il cervello è l’organo che ne ha di più (85%): nelle cellule, tra le cellule, tutt’intorno. Galleggia. Così come nel grembo materno, il feto galleggia nel liquido amniotico. Scoprire quindi che la molecola d’acqua «registra» le onde a bassa frequenza del Dna, le «memorizza» e le trasmette in un certo senso «amplificandole» apre realmente importanti prospettive.

Non solo per la diagnosi, possibili sviluppi di tale scoperta potrebbero anche riguardare la cura. I segnali elettromagnetici presenti nell’acqua, infatti, sono riconducibili alla presenza o meno di una sua «memoria», intervenendo sulla quale si prospettano ampie possibilità di trasmissione dell’azione terapeutica dei principi attivi diluiti nell’acqua stessa. Con la prospettiva di cambiare di fatto la vita a molti pazienti, costretti all’assunzione di indispensabili farmaci salvavita che a volte recano però con sé il rischio di pesanti effetti collaterali. Concetti che scateneranno polemiche così come accadde oltre vent’anni fa per la teoria di Benveniste, all’epoca tacciato di truffa e isolato dalla comunità scientifica. Anche perché la medicina omeopatica e omotossicologica sfrutta da sempre i principi fisici per cui l’acqua può essere «informata» da sostanze in essa diluite. Dopo molti anni le ipotesi di Benveniste sembrano tornare inaspettatamente di attualità. E questa volta con il supporto scientifico della Fisica italiana, notoriamente al top mondiale.

La ricerca di Montagnier, Del Giudice e Vitello indica la strada per arrivare a una migliore comprensione dei meccanismi di funzionamento del paradigma omeopatico ed omotossicologico, ma soprattutto sembra creare la base per una futura generazione di rimedi farmaceutici senza effetti collaterali perché diluiti, che basano il proprio meccanismo d’azione sull’acqua «informata» dal segnale elettromagnetico prodotto da sostanze presenti in essa a bassissime concentrazioni. Acqua «informata» e poi «attivata» tramite peculiari tecnologie chimico-fisiche.

La ricerca, dal punto di vista dei fisici, ha anche un ulteriore risvolto. Dice Giuseppe Vitiello: «E’ un passo ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un contributo fondamentale alle ricerche mediche di frontiera». In parallelo all’acqua «messaggera» del Dna, le ricerche cominciate nel 1984 dal biochimico giapponese Masaru Emoto dopo aver incontrato il bio-chimico Lee H. Lorenzen, inventore della microcluster water (un’acqua energetizzata avente effetti terapeutici). Emoto ha messo a punto una tecnica di refrigerazione che gli consente di fotografare i cristalli di diversi tipi di acqua, come quelle degli acquedotti di diverse città del mondo, e quelle provenienti da sorgenti, laghi, paludi, ghiacciai. E di fotografare l’acqua esposta a vibrazioni diverse, come la musica o le parole (pronunciate o anche soltanto scritte sulle bottiglie che la contengono). Persino dei pensieri.

I risultati dei suoi esperimenti mostrano che i cristalli cambiano struttura a seconda dei messaggi. L’acqua trattata con parole «positive» forma cristalli bellissimi, simili a quelli della neve; l’acqua trattata con parole «negative» invece, reagisce, creando forme amorfe e prive di armonia geometrica. Le immagini dei cristalli sono talmente impressionanti che Masaru Emoto ha deciso di renderle disponibili a tutte le persone interessate, attraverso la pubblicazione di numerosi libri e attraverso conferenze che tiene in tutto il mondo.
fonte: http://www.corriere.it

sabato 26 marzo 2011

Acqua pubblica e no all'atomo

Sono 300 mila le persone che, secondo gli organizzatori, hanno sfilato questo pomeriggio a Roma per l'acqua pubblica. Il corteo, promosso dal comitato referendario '2 si' per l'acqua bene comune' e' arrivato a piazza San Giovanni. 'Le furbizie del governo sulla moratoria nucleare non ingannano nessuno. Il 12 giugno andremo a dire si' per l'acqua pubblica e contro il nucleare. No a una moratoria di un anno, si' a una moratoria per sempre', ha detto il presidente della Regione Puglia Vendola.
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/03/26/visualizza_new.html_1530518930.html

giovedì 24 marzo 2011

AMIANTO: Fibre d’amianto nell’acqua “Pericolose per la salute”

Mozione bipartisan in Comune a Reggio Emilia per sostituire le tubature. Un progetto che farà da apripista a tutta la regione. La magistratura chiede ad Arpa di dare un'indagine conoscitiva

La presenza di fibre d’amianto nell’acqua potabile in altissima quantità potrebbe creare problemi alla salute. Lo affermano alcuni studi (non conclusivi) ma c’è chi chiede di prevenire, assicurando la buona qualità, la sicurezza ed i maggiori controlli dell’acqua del rubinetto rispetto a quella minerale in bottiglia. E’ il caso del Comune di Reggio Emilia che fa da a apripista a una questione che sta diventando regionale.

Il caso. “Iren Spa sostituisca con un piano pluriennale che inizi nel 2012 tutte le tubature dell’acqua domestica realizzate in cemento amianto e nel frattempo si avviino indagini per accertare la presenza di fibre ultra corte e ultra fini”. La richiesta, è arrivata all’unanimità dai consiglieri comunali di Reggio. La mozione votata dai rappresentanti di maggioranza di Pd, Idv, Sel e quelli di opposizione Pdl,Lega,Reggio 5 Stelle, Udc ha avuto come primo firmatario il consigliere Ernesto D’Andrea (Pd), nella vita di tutti i giorni avvocato che sta seguendo il “processo Eternit” a Torino per conto di decine di famigliari vittime dell’amianto. Se l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Europea per l’Ambiente hanno finora escluso in maniera conclusiva che le malattie mortali e gravi provocate da amianto (in primis mesiotelioma pleurico ed asbestosi) possano essere derivate dall’ingerimento delle particelle killer , durante il processo sono emersi altri studi che lasciano dubbi da parte di quelle autorità sanitarie.

Lo studio. Nella mozione bi-partisan che ha come primo firmatario D’Andrea si fa riferimento ad esempio ad un particolare studio “ Who. Asbestos and other natural mineral fibres. Environmental Health Criteria, anno 1986, pag. 53” dove D’Andrea ed altri consiglieri spiegano nella mozione che “le fibre di amianto sembrano essere presenti fino a milioni/ litro di acqua (A Reggio pero’ al massimo sono state trovate in 1290 parti per litro al massimo ndr) è vero, inoltre, che vi è incertezza sulla cancerogene rispetto all’amianto ingerito con l’acqua, ma è altrettanto veritiero che non esistono studi sufficienti che escludano con certezza l’insorgenza di tumori maligni”. Si continua inoltre affermando che “ è accertato, diversamente, che nel momento in cui si utilizza l’acqua, contenente fibre di amianto, per l’igiene della casa, l’evaporazione dell’acqua libera fibre di amianto con la conseguenza che l’inalazione delle stesse diviene dannosa per la salute; scrivono, eminenti ricercatori scientifici, come riporta un studio della Regione Toscana, effettuato da G. Fornaciai, M. Cherubini e F. Mantelli (dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Padova - Unità Ospedaliera di Medicina del Lavoro, presidio Ospedaliero Cremonese Usl 51, Cremona), che le fibre di amianto direttamente ingerite oppure inalate e, quindi, in parte inghiottite, raggiungerebbero gli organi dell’apparato gastroenterico e, penetrandone la parete, svolgerebbero la loro attività cancerogenica risiedendo in loco per decine di anni, così come avviene nel tessuto polmonare”.

Da qui la richiesta oltre che di sostizione graduale delle tubature alla multiutility ,anche di “al fine di accertare quali tipi di fibre di amianto contiene, la percentuale di fibre/litro presenti e, in particolare, la percentuale contenuta di fibre ultra corte e di fibre ultra fini”. Tutto andrà pubblicato sul sito del Comune di Reggio Emilia.

“A Reggio acqua ottima”. C’è da dire che a Reggio Emilia come hanno ammesso diversi studi le qualità calcaree dell’acqua, bloccano moltissimo la diffusione di queste fibre che infatti sono risultate dagli studi effettuati molto al di sotto della soglia limite studiata ad esempio negli Stati Uniti. Da parte sua il Comune, l’Ausl e l’Arpa hanno assicurato la totale bontà dell’acqua di Reggio controllata più volte al giorno, mentre le acque minerali in bottiglia ad esempio hanno controlli rarissimi essendo sotto un diverso regime legislativo. L’assessore alle politiche pubbliche Ugo Ferrari (Pd) spiega che “l’acqua dei nostri rubinetti è controllata e buona come certifano Ausl e Arpa ed a fronte di una prescrizione di legge di 131 controlli, a Reggio ne vengono effettuati 494 da Iren e 309 dall’Ausl su diverse migliaia di parametri. Ed i controlli già effettuati sulla presenza di fibre d’amianto hanno rilevato la presenza di 1290 fibre per litro: una quantità infinitesima, se rapportata al parametro fissato dall’unità nazionale che ha introdotto controlli di questo tipo ed agli standard degli Stati Uniti che fissano il pericolo nella presenza di milioni di unità per litro”. Ferrari spiega poi che “le acque in bottiglia non escludono la presenza di amianto in quanto controlli di questo tipo non sono mai stati fatti mentre noi a Reggio Emilia li abbiamo svolti nonostante la legge non lo preveda”.

La Procura chiede ad Arpa di indagare. La polemica e la mozione approvata a Reggio Emilia hanno innescato l’interesse della Procura della Repubblica di Reggio. Il procuratore capo Giorgio Grandinetti ha aperto un fasciolo ed ha incaricato Arpa di svolgere controlli di polizia giudiziaria come gli compete per legge. L’iter è un atto dovuto a fronte di quanto emerso e la Procura vuole capire la reale pericolosità della presenza di fibre d’amianto nell’acqua che esce dai rubinetti. La stessa Arpa infatti da anni sugggerisce infatti la sostituzione a titolo precauzionale.

La situazione in Emilia Romagna. A Reggio Emilia la sostituzione delle tubature è già iniziata da alcuni anni anche se il 22% delle reti in provincia ed il 35% nel capoluogo per un totale di 294 chilometri è in quel materiale. Come affermano alcune associazioni ambientaliste ed il Comitato Esposti Amianto la situazione non è dissimile nel resto della Regione.

“A Cesena sono presenti 43 chilometri di condotte in cemento amianto; a Reggio Emilia vi sono 294 chilometri di cemento-amianto; in provincia di Bologna i chilometri sono 1650; in tutta la Romagna sono la bellezza di 2.300: è ora di partire con le bonifiche” spiega Davide Fabbri esponente dei Verdi di Cesena. Nel mirino c’è oltre ad Iren Spa, c’è Hera Spa sul versante emiliano di Modena e Bologna e quello romagnolo accusata di “non voler investire sulla manutenzione delle reti”.

“La Regione intervenga in tutte le province”. La questione è arrivata anche sui banchi della Regione Emilia Romagna con una risoluzione depositata mercoledì mattina dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Andrea De Franceschi che però punta su due obiettivi, cercando di tutelare l’utilizzo dell’acqua del rubinetto rispetto all’uso delle acque minerali in bottiglia la cui lobby è fortissima, molto più delle stesse multiutilities. “Rifacendosi al principio di precauzione La Regione studi e programmi insieme a tutte le Province nella riforma dei piani territoriali d’ambito, la progressiva sostituzione di tutti i tubi in cemento amianto” chiede De Franceschi ispirandosi alla mozione votata a Reggio da tutto il consiglio comunale.

Il business delle acque in bottiglia. “Al tempo stesso si avvii un processo per migliorare sempre di più e promuovere l’utilizzo dell’acqua del rubinetto a scopi alimentari, prevedere gli stessi controlli presenti per l’acqua delle reti anche per le acque minerali in bottiglia e fare due tipi di studi” continua il consigliere del Movimento 5 Stelle. “ Il primo sui danni sanitari e le ricadute ambientali della produzione e commercio di acqua minerali in bottiglia che contempli fattori come la produzione imballaggi, trasporti su gomma degli imballaggi verso le fonti e poi una volta imbottigliata l’acqua verso centri distribuzione, supermercati ed infine lo smaltimento delle bottiglie in discariche o inceneritori se non vengono differenziati o peggio la dispersione in ambiente”. L’altro studio richiesto è quello “sulla presenza delle microfibre d’amianto nell’acqua”. L’intento è chiaro evitare che le potentissime lobby dell’industria dell’acqua in bottiglia mettano la zampino nella questione. “Bere acqua del rubinetto è una pratica sana che va incentivata e tutto il ciclo delle acque minerali in bottiglia inquina e produce danni alla salute notevoli –spiega Marco Cervino, ricercatore Cnr e membro del Comitato Esposti Amianto di Reggio Emilia – però in base al principio di precauzione dal momento che si tratta di acqua potabile è auspicabile la sostituzione graduale di tutte le reti realizzate in cemento amianto”.

martedì 22 marzo 2011

acqua : IN AFRICA SUBSAHARIANA DIRITTO NEGATO PER 4 PERSONE SU 10

''Nell'Africa Subsahariana l'accesso all'acqua pulita e' un diritto umano fondamentale tuttora negato a piu' del 40% della popolazione''. Lo ricorda l'Amref, in vista della Giornata mondiale dell'acqua di oggi 22 marzo.

''Senz'acqua non c'e' salute ne' sviluppo - spiega Tommy Simmons, direttore generale di Amref Italia - I danni all'agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e saltano anche gli equilibri familiari, perche' le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli''.

La mancanza di acqua pulita e di servizi igienici adeguati, spiega l'Amref, costa ogni anno all'Africa Subsahariana il 5% del suo Pil ed e' legato, direttamente o indirettamente, all'80% delle malattie. Nella regione piu' della meta' dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie diarroiche, causate dall'utilizzo di acqua contaminata e dall'assenza di servizi igienici, con conseguenze fatali soprattutto per i bambini.

Quelli con meno di cinque anni nati in un periodo di siccita' hanno tra il 36 e il 50% di probabilita' di essere malnutriti, mentre l'accesso ad acqua pulita riduce i tassi di mortalita' infantile di oltre il 20%.

''Portare acqua in Africa - precisa Mario Raffaelli, presidente di Amref Italia - significa allargare la base della partecipazione e puntare sulla formazione di comitati di gestione e di tecnici all'interno delle stesse comunita' beneficiarie dei progetti. Solo cosi' i pozzi sono vissuti come beni di cui la comunita' e' responsabile e durano nel tempo. Il successo degli interventi, pero', passa anche attraverso il rafforzamento del ruolo delle donne nei processi decisionali che riguardano lo sviluppo della comunita'. Sono le donne africane, infatti, a pagare il prezzo piu' alto della mancanza di acqua ed e' soltanto attraverso il potenziamento del loro ruolo sociale che il diritto all'acqua puo' diventare qualcosa di piu' di una dichiarazione di intenti''.

Amref Italia, in particolare, ha attivato dei progetti idrici in Kenya e Tanzania. In Kenya, un Paese afflitto da carenza idrica cronica, l'intervento consiste nella costruzione di pozzi nei distretti costieri di Malindi e Kilifi e in quelli di Kajiado, Kitui e Makueni, terre aride o semi-aride le cui fonti d'acqua principali - fiumi, dighe e pozzi aperti - sono contaminate, quindi inutilizzabili. Dal 1998 a oggi AMREF ha costruito nel Paese piu' di 2.600 pozzi e 85 sistemi di raccolta dell'acqua piovana, di cui hanno beneficiato circa 1,5 milioni di persone.

venerdì 11 marzo 2011

acqua : IN AFRICA SUBSAHARIANA DIRITTO NEGATO PER 4 PERSONE SU 10

Nell'Africa Subsahariana l'accesso all'acqua pulita e' un diritto umano fondamentale tuttora negato a piu' del 40% della popolazione''. Lo ricorda l'Amref, in vista della Giornata mondiale dell'acqua del 22 marzo.

''Senz'acqua non c'e' salute ne' sviluppo - spiega Tommy Simmons, direttore generale di Amref Italia - I danni all'agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e saltano anche gli equilibri familiari, perche' le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli''.

La mancanza di acqua pulita e di servizi igienici adeguati, spiega l'Amref, costa ogni anno all'Africa Subsahariana il 5% del suo Pil ed e' legato, direttamente o indirettamente, all'80% delle malattie. Nella regione piu' della meta' dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie diarroiche, causate dall'utilizzo di acqua contaminata e dall'assenza di servizi igienici, con conseguenze fatali soprattutto per i bambini.

Quelli con meno di cinque anni nati in un periodo di siccita' hanno tra il 36 e il 50% di probabilita' di essere malnutriti, mentre l'accesso ad acqua pulita riduce i tassi di mortalita' infantile di oltre il 20%.

''Portare acqua in Africa - precisa Mario Raffaelli, presidente di Amref Italia - significa allargare la base della partecipazione e puntare sulla formazione di comitati di gestione e di tecnici all'interno delle stesse comunita' beneficiarie dei progetti. Solo cosi' i pozzi sono vissuti come beni di cui la comunita' e' responsabile e durano nel tempo. Il successo degli interventi, pero', passa anche attraverso il rafforzamento del ruolo delle donne nei processi decisionali che riguardano lo sviluppo della comunita'. Sono le donne africane, infatti, a pagare il prezzo piu' alto della mancanza di acqua ed e' soltanto attraverso il potenziamento del loro ruolo sociale che il diritto all'acqua puo' diventare qualcosa di piu' di una dichiarazione di intenti''.

Amref Italia, in particolare, ha attivato dei progetti idrici in Kenya e Tanzania. In Kenya, un Paese afflitto da carenza idrica cronica, l'intervento consiste nella costruzione di pozzi nei distretti costieri di Malindi e Kilifi e in quelli di Kajiado, Kitui e Makueni, terre aride o semi-aride le cui fonti d'acqua principali - fiumi, dighe e pozzi aperti - sono contaminate, quindi inutilizzabili. Dal 1998 a oggi AMREF ha costruito nel Paese piu' di 2.600 pozzi e 85 sistemi di raccolta dell'acqua piovana, di cui hanno beneficiato circa 1,5 milioni di persone.

giovedì 13 gennaio 2011

ACQUA: COMITATO CHIEDE MORATORIA DECRETO RONCHI E VOTO IN PRIMAVERA

Il Comitato Promotore dei referendum sull'acqua approvati oggi dalla consulta chiede in una nota ''un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione degli AATO, un necessario atto di democrazia perche' a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani''. Il Comitato Promotore, inoltre, annuncia che attivera' tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la data del voto referendario coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera.

A primavera, dicono dal Comitato manifestando la propria soddisfazione per il risultato raggiunto ''gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei ''si''' portera' ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e piu' in generale su tutti i beni comuni''.

Si attende, ora, la motivazione della Consulta sulla mancata ammissione del terzo quesito, ''ma e' gia' chiaro - sottolineano dal Comitato - che questa decisione nulla toglie alla battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum''. Da oggi inizia l'ultima tappa, concludono nella nota: ''siamo sicuri che le migliori energie di questo paese non si tireranno indietro''.

REFERENDUM: Acqua ai privati e nucleare dalla Consulta ok a tre quesiti

Il WWF esprime soddisfazione per il si' della Corte Costituzionale ai referendum sulla privatizzazione dell'acqua e sul ritorno in Italia del nucleare che giudica ''una prima vittoria delle ragioni dell'ambiente e degli interessi dei cittadini alla tutela dei beni comuni nella gestione della risorsa idrica e delle fonti energetiche''.

''E' bene che la parola passi ora ai cittadini su materie tanto delicate perche' e' inconcepibile una privatizzazione selvaggia delle decisioni strategiche e gestionali sull'utilizzo di risorse non rinnovabili e preziose quali quelle idriche e pericolose e inutili come l'energia nucleare - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia -.

La responsabilita' per questa situazione ricade interamente sul Governo per la sua ostinazione a negare ogni forma di confronto con la stragrande maggioranza degli italiani che sono contrari alla scellerata, costosa e pericolosa avventura nucleare, rendendo cosi' inevitabile il ricorso allo strumento referendario''.


In attesa della sentenza sulla costituzionalità del legittimo impedimento, la Corte costituzionale ha deliberato oggi sulle richieste di ammissibilità dei referendum in materia di privatizzazione dell'acqua 1 e della costruzioni di nuove centrali nucleari. I quesiti proposti dai comitati promotori erano in tutto cinque: quattro relativi alla gestione degli acquedotti e uno sul ritorno dell'atomo. Il verdetto della Consulta dà via libera a solo tre proposte. Per quanto riguarda l'acqua, i provvedimenti nel mirino dei referendari erano due: il decreto Fitto-Ronchi e la precedente normativa varata in materia dal governo Prodi.

A passare il vaglio di costituzionalità sono stati il quesito proposto per cancellare le norme in materia di "determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito" (a proporlo è stato il Comitato 'Siacquapubblica' 2 che raccoglie giuristi quali Stefano Rodotà e Gaetano Azzariti) e quello per cancellare le norme sulle procedure di affidamento con gara a privati dei servizi pubblici locali di rilevanza economica fissate dal decreto Ronchi-Fitto.

Ad essere stati rigettati sono stati invece il quesito promosso sullo stesso primo argomento da Antonio Di Pietro e quello per abrogare le "norme limitatrici della gestione pubblica del servizio idrico".

Ammesso, come detto, anche il quesito promosso dall'Italia dei valori per cancellare circa 70 norme contenute nei provvedimenti che con il governo Berlusconi hanno riaperto la strada a nuove centrali nucleari.

lunedì 29 novembre 2010

siccita' : Manca l'acqua? Prendiamo un iceberg


Dissetare il pianeta con gli iceberg. Trasportare giganteschi blocchi di ghiaccio dalla Groenlandia fino alle isole Canarie attraverso l'Atlantico e soddisfare così la domanda urgente di acqua potabile delle regioni più aride del mondo. Non è fantascienza, ma l'ambizioso progetto di un gruppo di ricercatori attorno a Georges Mougin, visionario ingegnere francese dell'istituto parigino Arts et Métiers. Dopo anni di progettazione e analisi il «carico eccezionale» è oramai pronto per partire.

RISERVA D'ACQUA POTABILE - Gli imponenti ghiacciai della Groenlandia sono sempre in movimento. Ogni giorno enormi blocchi di ghiaccio si staccano dalle barriere dell'Artide e piombano in mare. Milioni di litri di preziosa acqua dolce congelata galleggiano alla deriva e si sciolgono, inutilizzati, in mare. Georges Mougin vuole utilizzare queste mastodontiche sculture naturali come riserva d'acqua potabile. La sua idea: trasportare gli iceberg nel sud del mondo. Un proposito urgente, a fronte dell'enorme consumo di acqua a livello mondiale. Una potenziale soluzione al rischio di violenti conflitti tra gli Stati e le popolazioni più povere per l'approvigionamento di acqua. Già quarant'anni fa Georges Mougin lanciò la proposta di portare gli iceberg là dove c'è più necessità d'acqua. Al polo Nord e al polo Sud l'ingegnere ha studiato e scrutato fino nel minimo dettaglio queste enormi montagne di ghiaccio a bordo di mongolfiere e piccole imbarcazioni. «Nell'Artide si formano iceberg a sufficienza per soddisfare il fabbisogno idrico di tutta l'umanità», spiega Mougin nel breve documentario IceDream: The Iceberg project, realizzato dalla tv tedesca e quella francese. «Spostare un iceberg non significa altro che farlo sciogliere altrove. In fondo, tutti gli iceberg prima o poi si sciolgono», è il concetto semplice da cui parte l'ingegnere francese.

PROGETTO AMBIZIOSO - Nella sola Groenlandia ogni anno si sciolgono 350 miliardi di tonnellate di ghiaccio che finiscono in mare. Perché non prenderne una minima parte? Un paio di milioni di metri cubi d'acqua significherebbero molto per l'umanità, ma sono solo una goccia negli oceani. Il sogno di Georges Mougin potrebbe presto diventare realtà. Nel ufficio di progettazione Dassault Système ha radunato un team formato da ricercatori, meteorologi e oceanografi. Nel gruppo di lavoro è presente anche l'ingegnere François Mauviel: «Vogliamo dimostrare che è realmente possibile trascinare un intero iceberg attraverso l'Atlantico». Innumerevoli calcoli e animazioni grafiche computerizzate confermano che il progetto è fattibile. D'altronde questo tipo di sfruttamento dell'acqua aveva impressionato gli sceicchi arabi già qualche decennio fa. A quel tempo il principe Mohammed Al-Faisal Al-Saud aveva energicamente sostenuto l'idea di trainare un iceberg e farlo scogliere là dove c'era più bisogno, come per esempio nei deserti dell'Arabia Saudita. Le autorità saudite avevano incaricato l'esploratore ed etnologo francese Paul-Emile Victor. Il suo compito: trainare un blocco di ghiaccio dall'Antartide fino al mar Rosso. Il progetto non vide mai la luce; inattuabile con la tecnologia di allora.

IL BLOCCO IDEALE - Dal 1975 Victor e Mougin lavorano assieme al progetto per trasportare gli iceberg. Nel 1977 si tenne negli Usa la prima conferenza internazionale sullo sfruttamento di questi immensi blocchi di ghiaccio. Allora regnava l'ottimismo. In quell'occasione il principe Al-Saud si era detto fiducioso che nel giro di tre-quattro anni sarebbero stati trasportati iceberg in tutte le regioni del mondo. Il progetto però fallì. Per ragioni tecniche e, soprattutto, economiche. Venticinque anni dopo Georges Mougin è ripartito con un nuovo concetto. Con l'aiuto delle più moderne tecniche di computergrafica della Dassault Système è stata già tracciata la possibile rotta per il viaggio dell'iceberg. Al largo di Terranova è stata individuata anche la massa di ghiaccio ideale: ha fianchi ripidi e la superficie piatta. È stata sezionata e misurata da cima a fondo dai robot sottomarini della Memorial University in Canada. La parte «invisibile» sotto la superficie marina misura circa 90 metri.

TRASPORTO ECCEZIONALE - Per impedire che la montagna si sciolga nelle acque oceaniche più calde durante il trasporto gli ingegneri vogliono ricorrere alla tecnica usata con successo nelle Alpi per proteggere i ghiacciai dallo scioglimento: impacchettare la parte sott'acqua dell'iceberg con uno speciale telo protettivo. E per trainare il blocco di ghiaccio di 7 milioni di tonnellate di peso attraverso l'Atlantico è stata adocchiata la Argonaute, il gigantesco rimorchiatore francese di 70 metri, oggi impiegata come nave da rifornimento e soccorso. Che, tuttavia avrebbe solo il compito di correggere la rotta durante la navigazione. Parte del lavoro verrebbe infatti assorbita dalle correnti marine e da particolari aquiloni da traino, i cosiddetti skysail, che sfruttano la forza del vento a 300 metri di quota. L'ipotetico traguardo del colosso di ghiaccio elaborato dagli esperti si trova a Tenerife, nelle Canarie. Quattro i mesi di viaggio nei quali, spiega François Mauviel, l'iceberg perderebbe circa tre milioni di tonnellate di ghiaccio e verrebbero consumate non meno di 4 mila tonnellate di carburante. Eppure, uno di questi giganti bianchi basterebbe per soddisfare il bisogno di acqua potabile di 70 mila persone per un intero anno. «Se tutto andasse secondo questi calcoli, sarebbe un vero successo», sottolineano i ricercatori. La «spedizione» dell'imponente carico è avvenuta per ora solo nella simulazione al computer. Tuttavia, senza intoppi. Mancano ancora i finanziamenti, ma ben presto - aggiunge Mauviel - gli abitanti e i tanti turisti delle Canarie potrebbero doversi abituare all'insolita vista di grossi iceberg davanti alle coste.

domenica 28 novembre 2010

Acqua ALL'ARSENICO : ecco i Comuni in cui non è potabile

Troppo arsenico nell'acqua potabile di 127 Comuni italiani, soprattutto del Lazio. Vi diciamo in quali non può essere bevuta, né usata per cucinare. E anche dove sarebbe meglio non darla ai bambini sotto i 3 anni.

Centomila italiani potrebbero rimanere senza acqua potabile. La Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall'Italia per la concentrazione di arsenico presente nell'acqua destinata ad uso potabile. Dieci microgrammi per litro è la quota di arsenico permessa dalla legge, ma dal nostro Paese era arrivata una richiesta di deroga fino a 50 microgrammi per litro. Una richiesta che Bruxelles ha giudicato rischiosa per la salute dei cittadini, ragion per cui ha fissato il limite massimo a 20 microgrammi per litro. Se la concentrazione di questa sostanza velenosa è maggiore, si va incontro a "rischi sanitari superiori, in particolare alcune forme di cancro": è quanto afferma la Commissione europea in un documento del 28 ottobre, citando pareri dell'Organizzazione mondiale della sanità e dello SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks), comitato scientifico della Commissione stessa. Se l'Italia non rispetterà il divieto, rischia un procedimento davanti alla Corte di Giustizia europea.

Dove è vietato l'uso alimentare
Sono 127 i Comuni interessati da questo stop di Bruxelles e che pertanto rischiano di chiudere i rubinetti. Le regioni più colpite sono Lazio (91 zone) e Toscana (19 zone): ALLA FINE DELL'ARTICOLO L'ELENCO trovate l'elenco delle zone in cui le concentrazioni di arsenico sono tali da non permettere un uso alimentare dell'acqua. È vietato sia berla, sia utilizzarla per cucinare.

Dove è meglio non darla i bambini
Poi ci sono i Comuni con problemi "minori" per quanto riguarda arsenico, boro e fluoruro: ALLA FINE DELL'ARTICOLO L'ELENCO. L'acqua erogata da questi acquedotti non dovrebbe essere destinata ai bambini di età inferiore ai 3 anni.

Cosa devono fare i cittadini e gli enti pubblici. La nostra diffida ai Comuni
In questi casi i Comuni, le Regioni e le Province autonome devono informare adeguatamente e tempestivamente i cittadini, fornendo indicazioni specifiche per le categorie di popolazione più esposte a rischi.
I cittadini non pensino di risolvere il problema con caraffe filtranti. Solo gli impianti con filtri a osmosi inversa sono efficaci nell'eliminazione di arsenico e boro. Ma il costo della depurazione non può e non deve pesare sui singoli cittadini. Gli acquedotti hanno l'obbligo di porre rimedio alle concentrazioni fuorilegge al più presto. Ci sono tanti modi per farlo: scegliere nuove fonti di approvvigionamento dell'acqua, diluire le fonti problematiche o trattando con processi di filtrazione l'acqua di rete. Abbiamo deciso di inviare una lettera di diffida ai 127 Comuni interessati dal superamento della soglia di arsenico nell'acqua potabile chiedendo loro di adottare con urgenza tutti i provvedimenti necessari a tutelare la salute della popolazione.


Dove è vietato l'uso alimentare
L’acqua fornita nelle seguenti zone non deve essere usata a scopo
alimentare
Lombardia (8 zone),
provincia di Trento(4 zone)
provincia di Bolzano (6 zone)
Lazio (91 zone)
Toscana (19 zone)
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Regione: Lombardia
Marcaria Mantova 5000 50 μg/l di arsenico
Roncoferraro Mantova 5000 50 μg/l di arsenico
Viadana Mantova 6000 50 μg/l di arsenico
Valdidentro Sondrio 1300 50 μg/l di arsenico
Valfurva Sondrio 150 50 μg/l di arsenico
Maccagno Varese 1150 30 μg/l di arsenico
Sesto Calende Varese 6000 30 μg/l di arsenico
Dumenza Varese 1362 30 μg/l di arsenico
Regione: Trentino-Alto Adige/Südtirol
Trento – Laste/Cantanghel Trento 26500 40 μg/l di arsenico
Canal San Bovo Trento 120 40 μg/l di arsenico
Fierrozzo Trento 441 40 μg/l di arsenico
Frassilongo Trento 357 40 μg/l di arsenico
Laion – Mullerhof Bolzano 18 50 μg/l di arsenico
Lana – Poiana Bolzano 700 50 μg/l di arsenico
Luson Bolzano 358 50 μg/l di arsenico
Stelvio – Solda di Fuori Bolzano 25 50 μg/l di arsenico
Vadena – Monte Bolzano 74 50 μg/l di arsenico
Valle di Casies – S. Martino in Casies;
Durna in Selve
Bolzano 628 50 μg/l di arsenico
Regione: Lazio
Aprilia Latina 66624 50 μg/l di arsenico
Cisterna di Latina Latina 19000 50 μg/l di arsenico
Cori Latina 9000 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Latina Latina 115490 50 μg/l di arsenico
Pontinia Latina 13835 50 μg/l di arsenico
Priverno Latina 14093 50 μg/l di arsenico
Sabaudia Latina 18548 50 μg/l di arsenico
Sermoneta Latina 3200 50 μg/l di arsenico
Sezze Latina 23852 50 μg/l di arsenico
Albano Laziale Roma 10000 50 μg/l di arsenico
Ardea Roma 100 50 μg/l di arsenico
Ariccia Roma 12000 50 μg/l di arsenico
Genzano di Roma Roma 15000 50 μg/l di arsenico
Lanuvio Roma 12185 50 μg/l di arsenico
Lariano Roma 1700 50 μg/l di arsenico
Velletri Roma 30000 50 μg/l di arsenico
Castel Gandolfo Roma 4600 50 μg/l di arsenico
Ciampino Roma 2000 50 μg/l di arsenico
Castelnuovo di Porto Roma 200 50 μg/l di arsenico
Trevignano Romano Roma 5700 50 μg/l di arsenico
Tolfa Roma 5200 50 μg/l di arsenico
Bracciano Roma 15500 50 μg/l di arsenico
Sacrofano Roma 68 50 μg/l di arsenico
Formello Roma 80 50 μg/l di arsenico
Civitavecchia Roma 30000 50 μg/l di arsenico
Santa Marinella Roma 13000 50 μg/l di arsenico
Anzio Roma 37500 50 μg/l di arsenico
Nettuno Roma 43000 50 μg/l di arsenico
Campagnano di Roma Roma 10301 50 μg/l di arsenico
Magliano Romano Roma 1490 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Mazzano Romano Roma 2740 50 μg/l di arsenico
Acquapendente Viterbo 5741 50 μg/l di arsenico
Arlena di Castro Viterbo 905 50 μg/l di arsenico
Bagnoregio Viterbo 3676 50 μg/l di arsenico
Barbarano Romano Viterbo 1089 50 μg/l di arsenico
Bassano in Teverina Viterbo 1284 50 μg/l di arsenico
Bassano Romano Viterbo 4884 50 μg/l di arsenico
Blera Viterbo 3320 50 μg/l di arsenico
Bolsena Viterbo 4229 50 μg/l di arsenico
Bomarzo Viterbo 1823 50 μg/l di arsenico
Calcata Viterbo 894 50 μg/l di arsenico
Canepina Viterbo 3188 50 μg/l di arsenico
Canino Viterbo 5305 50 μg/l di arsenico
Capodimonte Viterbo 1832 50 μg/l di arsenico
Capranica Viterbo 6516 50 μg/l di arsenico
Caprarola Viterbo 5624 50 μg/l di arsenico
Carbognano Viterbo 2074 50 μg/l di arsenico
Castel Sant'Elia Viterbo 2594 50 μg/l di arsenico
Castiglione in Teverina Viterbo 2359 50 μg/l di arsenico
Celleno Viterbo 1357 50 μg/l di arsenico
Cellere Viterbo 1293 50 μg/l di arsenico
Civita Castellana Viterbo 16783 50 μg/l di arsenico
Civitella d'Agliano Viterbo 1716 50 μg/l di arsenico
Corchiano Viterbo 3796 50 μg/l di arsenico
Fabrica di Roma Viterbo 8205 50 μg/l di arsenico
Faleria Viterbo 2333 50 μg/l di arsenico
Farnese Viterbo 1684 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Gallese Viterbo 3019 50 μg/l di arsenico
Gradoli Viterbo 1475 50 μg/l di arsenico
Graffignano Viterbo 2322 50 μg/l di arsenico
Grotte di Castro Viterbo 2853 50 μg/l di arsenico
Ischia di Castro Viterbo 2437 50 μg/l di arsenico
Latera Viterbo 983 50 μg/l di arsenico
Lubriano Viterbo 946 50 μg/l di arsenico
Marta Viterbo 3577 50 μg/l di arsenico
Montalto di Castro Viterbo 8787 50 μg/l di arsenico
Monte Romano Viterbo 2012 50 μg/l di arsenico
Montefiascone Viterbo 13570 50 μg/l di arsenico
Monterosi Viterbo 3731 50 μg/l di arsenico
Nepi Viterbo 9258 50 μg/l di arsenico
Onano Viterbo 1047 50 μg/l di arsenico
Oriolo Romano Viterbo 3641 50 μg/l di arsenico
Orte Viterbo 8854 50 μg/l di arsenico
Piansano Viterbo 2228 50 μg/l di arsenico
Proceno Viterbo 616 50 μg/l di arsenico
Ronciglione Viterbo 8920 50 μg/l di arsenico
San Lorenzo Nuovo Viterbo 2179 50 μg/l di arsenico
Soriano nel Cimino Viterbo 8680 50 μg/l di arsenico
Sutri Viterbo 6405 50 μg/l di arsenico
Tarquinia Viterbo 16448 50 μg/l di arsenico
Tessennano Viterbo 385 50 μg/l di arsenico
Tuscania Viterbo 8194 50 μg/l di arsenico
Valentano Viterbo 2963 50 μg/l di arsenico
Vallerano Viterbo 2648 50 μg/l di arsenico
Vasanello Viterbo 4175 50 μg/l di arsenico
Vejano Viterbo 2311 50 μg/l di arsenico
Vetralla Viterbo 13226 50 μg/l di arsenico
Vignanello Viterbo 4833 50 μg/l di arsenico
Villa San Giovanni in Tuscia Viterbo 1323 50 μg/l di arsenico
Viterbo Viterbo 62441 50 μg/l di arsenico
Vitorchiano Viterbo 4532 50 μg/l di arsenico
Regione: Toscana
Monterotondo Marittimo Grosseto 100 30 μg/l di arsenico
Montieri Grosseto 90 30 μg/l di arsenico
Campiglia Marittima Livorno 13550 50 μg/l di arsenico
Campo nell'Elba Livorno 6711 50 μg/l di arsenico
Capoliveri Livorno 6329 50 μg/l di arsenico
Marciana Livorno 3454 50 μg/l di arsenico
Marciana Marina Livorno 2572 50 μg/l di arsenico
Piombino Livorno 12965 50 μg/l di arsenico
Porto Azzurro Livorno 1619 50 μg/l di arsenico
Porto Ferraio Livorno 5093 50 μg/l di arsenico
Rio Marina Livorno 2913 50 μg/l di arsenico
Rio nell'Elba Livorno 1775 50 μg/l di arsenico
Suvereto Livorno 9604 50 μg/l di arsenico
Pomarance Pisa 6323 50 μg/l di arsenico
Castelnuovo in Val di Cecina Pisa 2467 50 μg/l di arsenico
Radicondoli Siena 978 50 μg/l di arsenico
Castel Giorgio Terni 2200 30 μg/l di arsenico
Castel Viscardo Terni 3000 30 μg/l di arsenico
Orvieto Terni21000 30 μg/l di arsenico
FONTE : http://www.altroconsumo.it/acqua/acqua-ecco-i-comuni-in-cui-non-e-potabile-s294723.htm

mercoledì 24 novembre 2010

Acqua, troppo arsenico dal rubinetto «I comuni rispettino le norme Ue»

«Nessuna emergenza legata all’acqua di rubinetto. La situazione è sotto controllo e non ci sono rischi per la salute». Massimo Ottaviani, esperto del dipartimento Ambiente dell’Istituto Superiore di sanità, ridimensiona l’allarme causato da concentrazioni di arsenico superiori ai livelli stabiliti dall’Ue nelle acque di alcuni Comuni italiani, un centinaio, quasi tutti nel Lazio. Martedì il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha annunciato di aver trasmesso alle amministrazioni che hanno sforato i limiti una circolare dove si comunica che l’Ue ha respinto la richiesta di deroga. Tutti dovranno rispettare il limite di 20 microgrammi di arsenico per litro (quello indicato nella normativa è di 10 microgrammi, dunque è stato concesso un innalzamento).

Dottor Ottaviani cosa succede adesso?
«I Comuni che hanno concentrazioni superiori ai 20 microgrammi dovranno rientrare nella norma secondo i piani presentati al momento di chiedere la deroga. Questo risultato si può raggiungere con interventi tecnologici, attraverso la miscelazione di altre acque o con trattamenti specifici. L’arsenico per fortuna è facilmente eliminabile».
In attesa di raggiungere gli obiettivi del piano di rientro che provvedimenti dovrebbero attuare i Comuni che hanno sforato?
«Dovrebbero vietare l’uso alimentare di acqua di rubinetto. Avvertire i cittadini di non berla. Chiariamo subito però che si tratta di una precauzione. Perché il consumo di acqua con concentrazione di arsenico superiori ai limiti previsti, se riguarda periodi limitati, non è pericoloso. Non c’è rischio per la salute».
Ma se l’Ue indica dei limiti qualche motivo ci sarà...
«La direttiva europea quando stabilisce il limite di 10 microgrammi per litro si riferisce a un consumo quotidiano e per tutta la vita».
Perché certe acque comunali contengono arsenico?
«L’arsenico è uno degli elementi caratteristici del suolo di origine vulcanica. È una presenza geologica quindi non dovuta all’intervento dell’uomo. Quando passa attraverso la roccia l’acqua trasporta con se questi elementi».
Perché il ministero ha richiesto per questi Comuni ben tre deroghe?
«È una procedura consentita dalla direttiva europea. L’ultima richiesta prevedeva il parere dell’Ue che in questo caso ha negato la deroga».
È vero che sono circa un milione i cittadini che potrebbero consumare acqua all’arsenico?
«Non mi risulta. In realtà sono qualche centinaia di migliaia. Non bisogna perdere la calma. Invece…»
Invece?
«Si è diffuso un allarme sproporzionato. Pensi, i responsabili dei servizi acqua di alcuni Comuni mi hanno chiamato per sapere se con acque del genere ci si può lavare. Ma certo. Mica è veleno»


Il ministero della Salute sta avviando alle Regioni la comunicazione che abolisce la deroga che portava a 50 milligrammi per litro la concentrazione massima di arsenico nelle acque destinate al consumo. La decisione arriva dopo la bocciatura dell'Unione europea alla deroga. Un no che elenca i 128 comuni d'Italia in cui i limiti sarebbero stati ampiamente superati.
IL MINISTRO - Ora, ha spiegato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sarà necessario fare un piano con le Regioni. L'ordinanza di deroga era stata fatta, ha riferito il ministro, «perché si prevedeva che non ci fosse alcun parere negativo da parte della Comunità europea». Il limite, ha ancora ricordato il ministro, era fissato a 10 milligrammi per litro e l'ordinanza lo aveva portato a 50, ora la Comunità europea indica l'opportunità di non superare i 20 milligrammi.
Fonte: http://www.corriere.it/salute/10_novembre_23/debac-arsenico-acqua_354e4d68-f72f-11df-ba4f-00144f02aabc.shtml

mercoledì 22 settembre 2010

Acqua, ecco costi e sprechi Italia fra i paesi a rischio


Il "Blue Book 2010" fa il punto sulle condizioni d'utilizzo delle risorse idriche. L'acqua potabile è ancora "economica" ma su scala globale la siccità è costata all'Europa 100 mld in 30 anni. E il nostro Paese è tra quelli che tendono a consumare oltre il livello disponibile.

Quanto ci costa l'acqua? Quella del rubinetto, su cui si concentra la maggior parte dell'attenzione, ha tutto sommato un costo contenuto: in media 1,37 euro a metro cubo, cioè poco più di un millesimo di euro a litro. Ma la mancanza di acqua (determinata in parte dalla cattiva gestione, in parte dagli sprechi, in parte dai cambiamenti climatici) è costata all'Europa in termini di siccità 100 miliardi di euro negli ultimi 30 anni. E per rimettere in regola il sistema completando la rete degli acquedotti, delle fogne e della depurazione, serviranno 64 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. Sono alcuni dei dati contenuti nel "Blue Book 2010", lo studio che ogni anno fotografa la situazione del servizio idrico in Italia.

L'analisi parte dalla definizione della situazione europea: le risorse totali di acqua dolce sono relativamente abbondanti (2,3 milioni di metri cubi l'anno) e solo il 13% di questa quantità viene utilizzata. Ma in 12 Paesi, concentrati soprattutto nell'area del Mediterraneo, c'è una situazione critica. Con un indice di sfruttamento idrico (il rapporto tra il totale dell'acqua dolce utilizzata e il totale della risorsa rinnovabile disponibile) superiore al 20% esiste infatti una condizione di stress e con un indice superiore al 40% lo stress diventa grave e la situazione insostenibile nel lungo periodo. Ebbene, sette paesi (in cui vive il 32% della popolazione europea) soffrono di un lieve stress idrico (Romania, Belgio, Danimarca, Grecia, Turchia, Portogallo e Regno Unito), mentre altri quattro (18% della popolazione) si trovano in una condizione peggiore (Cipro, Malta, Italia e Spagna) e nel caso di Cipro si parla di stress grave.

A questo quadro preoccupante si è arrivati anche per il crescente uso dell'irrigazione: il 30-40% dei prodotti agricoli a livello mondiale viene coltivato nel 16 % di terre agricole irrigate e la percentuale salirà all'80 per cento nei prossimi 30 anni. L'Italia - informa il Blue Book - è al primo posto in Europa sia per i consumi di acqua per abitante, sia per la maggiore estensione agricola irrigata: "Questa superficie, unitamente alla superficie agricola non irrigata, potrebbe dare sostentamento a circa 200 milioni di abitanti, eppure il nostro paese presenta un deficit commerciale in campo alimentare. Gran parte della quantità di cibo prodotta dalla nostra agricoltura, infatti, viene distrutta perché i vincoli internazionali, primi fra tutti quelli dell'Unione Europea, non ne consentono la commercializzazione".

Infine, per quanto riguarda i consumi domestici, secondo un'indagine dell'Ocse, i principali sono dovuti all'igiene personale (33% per docce e bagno ed 10% per lavandini), seguiti dall'uso della toilette (31%), dagli elettrodomestici (11% per le lavatrici e 3% per le lavastoviglie). I consumi esterni, principalmente dovuti a giardinaggio e piscine, rappresentano circa il 3% del totale.

giovedì 9 settembre 2010

Greening Water Law : una crisi idrica globale giudicata possibile nel breve periodo


L'United nations environment programme (Unep), chiede ai governi e alle autorità che si occupano di risorsa idrica di rivedere la normativa integrandola nella sua dimensione ambientale se si vuole scongiurare una crisi idrica globale giudicata possibile nel breve periodo. L'allarme e la proposta sono contenuti in un nuovo rapporto (Greening Water Law) presentato da Unep a Stoccolma dove è in corso la Settimana mondiale dell'acqua. Nel documento viene ribadito come sia in aumento la concorrenza tra le varie esigenze idriche della popolazione umana in rapida crescita e gli ecosistemi che hanno bisogno di acqua per mantenersi in vita. Secondo il rapporto dell'Unep questa è la sfida più importante che è di fronte ai governi di tutto il mondo: trovare il modo di soddisfare le crescenti esigenze di acqua della società umana, mantenendo in salute gli ecosistemi d'acqua dolce con tutta la loro biodiversità.

La sfida non è facile perché in entrambi gli ambiti, umano e ambientale (che in realtà non sono separati), si parte da una condizione di sofferenza. Quasi 1,8 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni muoiono ogni anno per malattie gastroenteriche (colera, il tifo, e dissenteria) attribuibili ad una mancanza di acqua potabile e servizi igienici di base. Nel rapporto Unep si stima che se la comunità internazionale non riesce ad adottare misure per migliorare l'approvvigionamento d'acqua dolce per bere, la depurazione e l'igiene in generale, ben 135 milioni morti potrebbero verificarsi entro il 2020.

Del resto l'utilizzo non sostenibile delle acque dolci e l'impatto antropico sugli ecosistemi sono le cause principali della perdita di biodiversità i cui effetti sono ben evidenti in fiumi, laghi e zone umide in tutto il mondo. Ad esempio in Nord America circa il 27% della fauna d'acqua dolce è minacciato di estinzione a causa della carenza idrica e dell'inquinamento. In Croazia, per citare un altro esempio riportato nel rapporto, oltre un terzo di tutte le specie di pesci d'acqua dolce sono attualmente in pericolo. «Basta parole, è la legge che fornisce la struttura attraverso la quale le nuove politiche possano essere attuate- ha dichiarato il professor Gabriel Eckstein, principale autore dello studio- Per raggiungere un maggiore equilibrio tra le esigenze di acqua dell'uomo e dell'ambiente richiederà cambiamenti significativi nella legislazione con adeguati strumenti giuridici per raggiungere questo obiettivo».

Avere un governo mondiale dell'acqua che indichi le linee guida trovando adeguati "punti di caduta" per soddisfare tutte le esigenze, anche attraverso l'aiuto di una revisione normativa, è senza dubbio importante. Ma non basta. E' necessario cambiare modello di sviluppo economico indirizzandosi verso scelte "green", rivedere il concetto di distribuzione delle risorse di base e di accesso alle stesse, che se improntato all'equità porta di per sé ad una maggiore possibilità di mantenerle per le generazioni future. Tra le risorse ovviamente sono inclusi gli ecosistemi naturali con le specie animali e vegetali che vi vivono.
FONTE: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6567

giovedì 2 settembre 2010

SCORIE NUCLEARI: in Francia,Trizio nell’acqua del rubinetto


Il “Collectif antinucléaire 84” (“Collettivo antinucleare 84”) è un gruppo anarchico francese operante nella zona di Gard e Vaucluse, sensibile soprattutto alle tematiche della salute (messa a rischio da inceneritori e impianti nucleari). Di seguito la traduzione di un articolo (http://www.fa-30-84.org/news.php?lng=fr&pg=39) del 19 agosto scorso.

Le terrificanti confessioni dei consiglieri

Nel mese di febbraio, a seguito di analisi indipendenti, il “Collectif antinucléaire 84” ha avvertito le autorità della presenza di radioattività nell’acqua di rubinetto di 3 città di Vaucluse, di cui 2 presentavano un tasso anormale (superiore a quello naturale) di trizio, pericoloso per la salute. In aprile, di fronte al mutismo dei consiglieri delle città e delle amministrazioni coinvolte, il “Collectif antinucléaire 84” rendeva pubbliche le sue analisi ed informava la popolazione del rischio del bere l’acqua di rubinetto. L’unica risposta dei sindaci di Carpentras e Mornas in sostanza fu, alla radio e sulla stampa:

non preoccupatevi, è tutto come prima, l’acqua di rubinetto può essere bevuta.

Oggi emerge che quelle frasi rassicuranti non poggiavano su nessun elemento razionale, affidabile o tangibile - al contrario - e che solo il dogmatismo pro-nuclearista o l’incoscienza aveva condotto quei sindaci a simili affermazioni. Il “Collectif antinucléaire 84” aveva immediatamente denunciato questo atteggiamento che considera la gente tanto infantile da accettare qualunque frase ufficiale.
Oggi alcuni documenti "segreti" danno ragione al “Collectif antinucléaire 84”. Nell’ambito di una corrispondenza che avrebbe dovuto rimanere nascosta alla popolazione, il Comune di Carpentras confessa:

riguardo al comune di Carpentras, l’acqua potabile è una competenza trasferita al comitato Rhône Ventoux, che l’ha a sua volta delegata alla SDEI (filiale del gruppo nucleare GDF-Suez). [...] Il Comune di Carpentras non possiede altre analisi tramite le quali confrontare il valore di 8,2 Bq/l. Ho richiesto al comitato Rhône Ventoux di comunicarci i risultati delle analisi relative al trizio sull’acqua proveniente dalla nostra stessa falda. Lo stesso comitato fa riferimento alle analisi dell’ARS....


Così si torna al punto di partenza: tutti fanno riferimento alla stessa fonte, e nessuno è competente né responsabile! Davanti a una tale situazione, il “Collectif antinucléaire 84” ha interpellato con una lettera i Prefetti della Regione e di Vaucluse, il 20 luglio, chiedendo loro di applicare il principio di precauzione:

Come sapete, anche la minima dose di radioattività ha effetti nocivi sulle reauture viventi e sulla salute e non esistono norme internazionali in materia che provino l’innocuità dell’esposizione alle radiazioni delle popolazioni e della catena alimentare... allo stato attuale delle conoscenze, sappiamo che le patologie indotte non si limitano al cancro e si estendono alle patologie del sistema nervoso e alle malattie cosiddette ereditarie dovute agli effetti mutageni del trizio... Noi vi chiediamo quindi di applicare senza indugio o scrupolo per quelli che potrebbero essere gli interessi economici dell’industria, in particolare quella nucleare: il principio di precauzione e di protezione dei lavoratori e della popolazione implica l’arresto immediato della produzione di Trizio e di ogni altro radioelemento, e che si portino avanti analisi sistematiche delle acque distribuite attraversi i rubinetti, della catena alimentare e delle colture locali e regionali, al fine di determinare la presenza di radioattività artificiale (Alpha, Beta, Trizio).


E lì ancora una volta: imbarazzo e silenzio ufficiale. Ed anche disprezzo delle popolazioni. L’influenza della lobby nucleare e dei suoi affiliati sui consiglieri e sulle istituzioni, tanto al livello locale quanto a quello regionale e nazionale, è una minaccia concreta per la democrazia e la salute, che sottomette la popolazione all’arbitrio e alla menzogna.
[...] Il “Collectif antinucléaire 84” invita la popolazione e gli operatori del settore nucleare a rifiutare di servire da cavie ai dogmi degli scienziati nucleocrati, ad esigere l’arresto immediato del nucleare.
FONTE: http://www.agoravox.it/Nucleare-in-Francia-Trizio-nell.html

sabato 31 luglio 2010

Acqua : è un diritto fondamentale. Una risoluzione ONU che non farà piacere alle aziende


L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che l’accesso all’acqua potabile è un “diritto fondamentale, essenziale per il pieno esercizio del diritto alla vita e tutti i diritti umani”

Non so se questo sarà un argine efficace contro la privatizzazione dell’acqua decisa dal Governo italiano.

Però credo che la decisione dell’Onu non farà piacere alle aziende che consumano moltissima acqua, tipo Coca Cola e tante altre. Avevano addirittura messo per iscritto il loro scarsissimo gradimento alla prospettiva che l’accesso all’acqua fosse considerato un diritto umano.

Il quadro generale della situazione è dato dal “picco dell’acqua” dichiarato dal prestigioso Pacific Institute qualche tempo fa.

Significa che l’umanità già sfrutta il 50% dell’acqua dolce disponibile. E se l’altro 50% – quello ancora da sfruttare – sembra tanto, attenzione: è di difficile accesso (l’acqua “facile” l’abbiamo già usata) e la popolazione mondiale è in aumento,

Ancora una cosa va sottolineata. Le acque dolci superficiali sono in gran parte inquinate. L’acqua potabile di solito viene estratta dal sottosuolo. E’ acqua di falda, che ha impiegato secoli o millenni per accumularsi, e che viene consumata ad una velocità molto maggiore rispetto a quella necessaria per rigenerarsi.

Per questo aziende come da Coca-Cola, Nestle (acqua in bottiglia), SAB Miller (birra), Syngenta (agroindustria) e World Bank hanno commissionato qualche mese fa alla società di consulenza manageriale McKinsey & Co un rapporto sulla situazione idrica planetaria.

“Charting our water future” – questo il titolo del rapporto – sostiene che nel 2030 probabilmente la domanda globale d’acqua supererà del 40% la disponibilità effettiva, e propone di andare oltre il facile rimedio (così lo chiamano) di considerare l’accesso all’acqua un diritto umano: se l’acqua sarà pagata per quel che vale, non andrà più sprecata.

Invece la risoluzione votata mercoledì dall’assemblea delle Nazioni Unite stabilisce che l’accesso all’acqua potabile per bere e per scopi igienici è un fondamentale diritto umano.

Un diritto di cui ora non godono 884 milioni di persone, mentre secondo stime Onu 2,6 miliardi di esseri umani non hanno i servizi igienici di base.

Il comunicato stampa dell’Onu l’accesso all’acqua potabile è un diritto umano

fonte: http://www.blogeko.it

mercoledì 21 luglio 2010

REFERENDUM Acqua pubblica: dalla società civile una lezione alla politica


Un milione e 400 mila firme contro la privatizzazione dell´acqua. Raccolte in circa tre mesi. Un record, ma la notizia è che la società civile non è morta, che si può provare a sopraffarla finché si vuole, ma c´è sempre un limite. Il retro della medaglia è l´immagine di una classe politica che di fronte alla rete che si è formata per raccogliere le firme dovrebbe impallidire, farsi piccola, capire quant´è inadeguata, vuota e fuori dal mondo. C´è chi non è in grado di raccogliere le firme necessarie a presentare una lista elettorale e mette nei guai a posteriori il recente governatore del Piemonte.

C´è chi caverebbe soldi anche da una rapa, se fosse possibile, e fa decreti per privatizzare i nostri beni comuni o condonare qualsiasi cosa, dall´acqua alle spiagge passando per l´archeologia e i mostri edilizi. C´è chi si distingue per intrallazzare fino all´inverosimile pur di coprire pulciosi interessi economici e personali e chi, bontà sua, non riesce proprio a opporsi e cade in tutti i tranelli possibili di un ménage politico stantio, autoreferenziale, basato solo su un apparire sempre più elemosinato al Cesare, sui personalismi ma con sempre meno personalità.

Un milione e 400 mila firme per dire che l´acqua non si può privatizzare sono molto di più della sacrosanta difesa del bene comune per eccellenza, sono un urlo urlato con dignità e buon senso, il frutto di un´indignazione seria e civile, una lezione per chiunque voglia fare politica in Italia. I tre quesiti referendari hanno senso, sono ben congegnati per bloccare giusto in tempo la strada di una privatizzazione generalizzata entro il 2011, da cui sarebbe difficilissimo, o costosissimo, tornare indietro. Invece ora ce la si può fare: se l´iter verrà rispettato, se la volontà di quel milione e mezzo di italiani non sarà calpestata per l´ennesima volta, nella primavera del prossimo anno la lezione data alla politica nostrana sarà completa.

La rete del Forum dei movimenti per l´acqua, che è nata e si è propagata con una naturalezza disarmante per chiunque faccia il raccattatore di voti di professione, è una speranza per la democrazia nel nostro Paese. I banchetti volanti al Giro d´Italia, quelli nei mercati (li ho visti, sempre con la gente in educata fila), ai concerti, dove si fanno gli aperitivi tanto di moda, nelle piazze e vie di fronte agli strusci consumistici: mai un simbolo di partito, chi si è messo a disposizione l´ha fatto per l´acqua perché di fronte all´acqua sparisce qualsiasi colore, qualsiasi ideologia, qualsiasi altro interesse. Non è un caso che chi abbia tentato di cavalcare l´onda pro domo sua abbia fallito miseramente.

Il cibo, l´acqua, la nostra terra, il bello e il buono che non si devono necessariamente comprare: forse c´è la speranza che non si portino via tutto. Sono le cose che stanno più a cuore alle persone umili che cercano di vivere bene la propria vita in un mare di difficoltà che non si sono per niente cercate: è la dimostrazione che i temi della politica dovrebbero essere altri, se la politica fosse nobile, se la politica sapesse.
fonte: repubblica.it

lunedì 19 luglio 2010

REFERENDUM Acqua pubblica: UN milione e 400.000 firme depositate per il referendum


E' arrivato il giorno della consegna. Sono un milione e 400mila le firme raccolte e depositate in Corte di Cassazione per la richiesta di referendum sull'acqua pubblica. Ora i promotori vogliono andare al voto nella prossima primavera «Non scippateci quest'ultimo strumento di espressione - ha dichiarato Tommaso Fattori, del Contratto mondiale per l'acqua- l'attenzione di tutto il mondo ora sarà puntata sul nostro paese dal quale ci aspetta lo stesso risultato ottenuto dalla Francia sul tema della gestione dell'acqua: cacciare le multinazionali». Corrado Oddi della Cgil è tornato sulla straordinaria campagna di raccolta firme. «Quella per i referendum per l'acqua pubblica è la più grande raccolta di firme per un referendum nella storia del nostro paese» che per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, ha avuto un valore aggiunto perché dimostra che «c'è ancora un tessuto sociale, fatto di cittadini, associazioni, partiti, che ha una tenuta e che è la vera base sulla quale poggiare l'uscita dalla crisi». A far parte del vasto schieramento che ha sostenuto la campagna referendaria anche le associazioni ambientaliste. Il presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni, ha posto l'accento sulla contraddizione che è insita nella gestione privata dell'acqua, risorsa pubblica per eccellenza. «Le aziende sono orientate al profitto che, quando non c'è, porta al fallimento delle aziende stesse. Come si può pensare di fare profitti su un bene pubblico come l'acqua, nei confronti della quale è in corso un movimento mondiale orientato al risparmio.
Ricordiamo che l'accessibilità dell'acqua a tutti gli esseri umani è uno degli obiettivi del millennio» ha concluso Leoni. Il Comitato promotore ha poi formulato la richiesta al governo di «emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum».
FONTE: http://www.greenreport.it

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