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martedì 6 novembre 2012

NUCLEARE ITALIA :Un nuovo carico di materiale radioattivo in transito sul territorio del nord Italia

 Un nuovo carico di materiale radioattivo in transito sul territorio del nord Italia. Il carico arriva dal deposito Avogadro di Saluggia, in provincia di Vercelli, dove si trovano ancora stoccate circa 30 tonnellate di rifiuti radioattivi.

Si tratta di 10 lamine di MTR, un combustibile irraggiato proveniente da attività di ricerca condotte nella centrale nucleare sperimentale olandese di Petten, attese a Trieste per poi essere spedite via nave negli USA, per il programma di rimpatrio del materiale nucleare strategico appoggiato dall’amministrazione di Barack Obama.

Ancora sconosciuta la data esatta del transito del convoglio: il trasporto sarebbe dovuto avvenire questa mattina all’alba, ma è stato rinviato a data da destinarsi a causa di alcuni problemi organizzativi. I sindaci dei comuni interessati dal passaggio dell’autotreno saranno avvisatoi solo all’ultimo momento.

Il trasporto, in ogni caso, dovrebbe avvenire in una notte di questa settimana. Il trasporto del materiale radioattivo percorrerà l’A4 di notte su un autotreno che per motivi di sicurezza non potrà interrompere la corsa, seguito da circa una quindicina di mezzi di scorta che lo accompagneranno lungo tutto il percorso.

lunedì 6 giugno 2011

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA : Il nucleare che non c’è ci costa già 4 miliardi


Questa al cifra stimata per il riprocessamento del combustibile dalle scorie. Un lavoro pericoloso cui gli Usa hanno rinunciato. Ancora più esorbitanti i costi di smantellamento delle vecchie nucleare. Quasi tutte quelle attive oggi risalgono agli anni 70 ed entro il 2020 verranno chiuse Tra i molti dubbi una cosa è certa: il costo che gli italiani stanno già pagando per il “riprocessamento” del combustibile esausto e per il decommissioning (smantellamento) dei loro impianti nucleari non più funzionanti.

“Riprocessare” il combustibile significa, infatti, separare dalle scorie le parti riciclabili: l’uranio non ancora utilizzato e soprattutto il plutonio formatosi nel combustibile stesso durante il funzionamento del reattore. Si tratta di lavoro “sporco” perché presenta rischi di proliferazione dovuti al fatto che parte del materiale sia sottratto senza che ve ne sia evidenza. Per evitare questi rischi gli Stati Uniti sino ad oggi hanno scelto di non riprocessare le loro scorie, considerando il combustibile come un vero e proprio rifiuto a perdere. Molti altri Paesi sono in una situazione di attesa, cosicché – secondo i dati forniti dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Aiea – solo un terzo del combustibile nucleare irraggiato prodotto sino a oggi nei reattori di tutto il mondo è stato riprocessato, mentre tutto il resto è stoccato, in attesa dello smaltimento o della decisione circa il suo destino.

L’Italia sceglie di trattare le scorie

A differenza di questi Paesi, l’Italia ha sposato, per il combustibile esausto proveniente dagli impianti oggi fermi, la scelta del riprocessamento, una strada rischiosa e costosa, tant’è che per onorare il contratto con la francese Areva, dal primo gennaio 2007 è stata triplicata la quota della componente A2 (nella bolletta), i cosiddetti “oneri nucleari”, che hanno comportato, come dice l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, “un aumento dell’ordine di un punto percentuale sulla tariffa domestica”. Al netto di imprevisti, la stima degli oneri complessivi del programma di riprocessamento trasmesso all’Autorità, a dicembre 2006 e confermato a marzo 2007, ammonta a 4,3 miliardi di euro, comprensivi, sia dei costi già sostenuti dal 2001 a moneta corrente, sia di quelli ancora da sostenere a moneta 2006.

La stima dei costi per la chiusura del ciclo del combustibile è articolata in tre distinte partite:

1. la sistemazione del combustibile irraggiato delle centrali di Trino, Caorso e Garigliano ancora stoccato in Italia, del quale è previsto l’invio in Francia per il riprocessamento, con ritorno dei prodotti post-ritrattamento al deposito nazionale

2. la sistemazione della quota parte Sogin del combustibile della Centrale di Creys-Malville, per la quale è prevista la cessione onerosa a EdF, con la conseguente presa in carico da parte di Sogin del relativo plutonio presso gli stabilimenti della Areva e quindi la successiva cessione onerosa di detto plutonio

3. la sistemazione del combustibile irraggiato che, a fronte di contratti già stipulati, è stato già inviato in Inghilterra e i cui prodotti post-trattamento saranno trasferiti direttamente al deposito nazionale

Devono poi aggiungersi i costi per le attività tecniche a carattere generale, di supporto, funzionamento sede centrale e imposte. Tutti questi costi sono oggi fatti pagare agli utenti con la bolletta dell’energia elettrica.

Smantellare le centrali

La grandissima maggioranza delle centrali nucleari oggi operanti nel mondo sono state ordinate negli anni ’60 e ’70 (quelle ordinate dopo il 1979 sono pochissime) e sono entrate in servizio negli anni ‘70 e ’80. All’inizio si assegnava a una centrale nucleare una vita produttiva di trent’anni, estesa poi a quarant’anni. Entro il 2020 tutte o quasi le centrali nucleari oggi attive nel mondo compiranno quarant’anni e dovrebbero essere smantellate.

Nel caso italiano gli esperti sostengono che i costi di decommissioning (comprensivi anche del confinamento delle scorie) equivalgono a una volta e mezzo il costo di una nuova centrale. D’altra parte Francia, Inghilterra e Stati Uniti fanno valutazioni analoghe. Nel 2005 il ministero dell’Industria francese, in base a un criterio stabilito nel 1991, valutava in 13,5 miliardi di euro il costo di smantellamento del parco nucleare, ma già nel 2003 la Corte dei conti aveva valutato tale costo in una forchetta di 20-39 miliardi di euro, mentre una commissione ad hoc parla oggi di centinaia di miliardi di euro (e si capisce che i francesi, che pagano oggi il 30% in meno degli Italiani la bolletta elettrica, in realtà stanno staccando un acconto e che la richiesta di Edf al governo di un aumento di 20 euro al Mwh per il decommissioning, finisce col pareggiare già adesso il conto).

L’Inghilterra ha prodotto la sua prima stima del costo della “uscita “ del Paese dal nucleare in circa 80 miliardi di euro, una cifra gigantesca, oltre il doppio del costo di costruzione ex-novo dell’intero parco nucleare inglese. Per il governo Usa trattare i 25 reattori a minore potenza già fermi costa attorno a 500 milioni di dollari a impianto. Senza contare che lo stesso studio di previsione ritiene che occorrano almeno 50 anni di “fermo impianto” per poter consentire nei 60 anni successivi l’accesso sicuro degli operatori. Tutti rilievi e conti confermati dall’Ue, che, attraverso il Joint Research Center nel sito di Ispra (Varese), si appresta al decommissioning di Essor – un reattore sperimentale di 42 MW che ha prodotto nella sua attività 3.000 m3 di scorie – con un budget ventennale di oltre 1,5 miliardi di euro complessivi.

Da ciò si deduce che i costi “nascosti” e “rinviati” del nucleare sono ancora ben lontani dall’essersi manifestati interamente e sono dello stesso ordine di quelli di costruzione. Oggi cominciano a venire al pettine. La chiusura degli impianti che compiono 40 anni di attività, a seguito della crisi finanziaria e dei bilanci statali, viene rinviata di qualche anno, come in Germania e Spagna, ma è una necessità ineludibile. Quindi i costi (e i problemi) del decommissioning salgono alla ribalta e quelli “veri” del nucleare inevitabilmente lievitano. Potremmo dire che, per ogni euro pagato in fase di costruzione di un nuovo reattore oggi, occorre ipotecare un analogo pagamento che andrà a scadenza entro la fine del secolo.
FONTE: Mario Agostinelli Portavoce del Contratto mondiale per l’energia e il clima. L’articolo, pubblicato in anteprima da ilfattoquotidiano.it

venerdì 3 giugno 2011

siti nucleari in Italia : Enel denuncia "Rubato pc con analisi siti nucleari"

Il furto negli uffici romani a Tor di Quinto di un computer "contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero. Un fatto singolare a pochi giorni dal referendum"

Enel ha denunciato alla polizia il furto negli uffici romani dell'area nucleare a Tor di Quinto di un computer ''contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero''. Per l'azienda, si legge in una nota, ''è davvero singolare che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria''.

martedì 22 marzo 2011

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA : MORATORIA RAGGIRO PER SCAVALLARE REFERENDUM

La moratoria di un anno per il nucleare, che il governo starebbe studiando ''non e' altro che un raggiro per scavallare il referendum''. Lo afferma in una nota il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

''Non puo' esserci moratoria che tenga e che possa fermare il referendum, perche' delle due l'una: o il governo cancella la norma che consente la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano o la mantiene. Ma la moratoria di un anno - spiega Di Pietro - e' un chiaro raggiro che serve a scavallare la data del referendum. Insomma, l'unico vero scopo del governo e' quello di fermare il temuto verdetto dei cittadini. L'Italia dei Valori, promotrice del quesito referendario, andra' avanti con la sua battaglia contro quest'energia obsoleta''.

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA : L'atomo e i costi troppo alti, non conviene

Il nucleare, questo nucleare, non convince per diversi motivi. Innanzitutto non sono escludibili eventi catastrofici a causa di fattori esterni o di errori umani. Si spera nella quarta generazione che, verso il 2030, dovrebbe portare a reattori intrinsecamente sicuri. C'è poi una valutazione economica, in quanto i costi tendono costantemente ad aumentare. Nell'ultima valutazione del Dipartimento dell'Energia Usa (Energy Outlook 2010) sugli impianti da costruire nei prossimi due decenni, l'elettricità da nucleare risulta la più cara. È il motivo per cui negli Stati Uniti sono previsti dei meccanismi di incentivazione per le nuove centrali, altro che riduzione della bolletta... Infine pesa una considerazione etica. A quasi cinquant'anni dalla prima centrale, non esiste un solo Paese al mondo che abbia realizzato un deposito definitivo per le scorie altamente radioattive. Per tutti gli oggetti che noi conosciamo - un frigorifero, un'automobile, una bottiglia - è prevista la chiusura del ciclo. Per i rifiuti nucleari, la cui pericolosità ha tempi di dimezzamento di decine di migliaia di anni, non abbiamo ancora trovato una soluzione, lasciando in questo modo alle generazioni future un velenoso regalo.

I fautori di questa tecnologia sostengono che però consente di ridurre i consumi di combustibili fossili e le emissioni dei gas serra. Vero, ma è possibile ottenere lo stesso risultato in modo più efficace e meno rischioso. Le fonti rinnovabili, considerate marginali fino a poco tempo fa, stanno crescendo a ritmi imprevedibili e i loro costi si stanno rapidamente riducendo. L'elettricità producibile dagli impianti solari ed eolici installati nel mondo tra il 2005 e il 2010 è tre volte maggiore rispetto a quella dei reattori nucleari entrati in servizio negli stessi anni. La metà della potenza elettrica installata in Europa lo scorso decennio è rinnovabile. E l'accelerazione della crescita è formidabile. La potenza fotovoltaica globale installata nel 2010 è, ad esempio, aumentata del 120% rispetto all'anno prima.

Grazie al contesto energetico così drasticamente mutato, la riflessione internazionale che seguirà all'incidente di Fukushima avrà un decorso diverso rispetto all'impatto che si ebbe dopo Chernobyl. Allora l'effetto fu quello di bloccare la crescita del nucleare senza innescare però una vera alternativa. Le fonti rinnovabili erano all'inizio del loro sviluppo e non rappresentavano un'opzione credibile, anche se le esperienze californiane, danesi, giapponesi già facevano intuire le enormi potenzialità di queste tecnologie. La potenza eolica oggi è cento volte superiore, quella solare addirittura mille volte più ampia. E i costi sono scesi drasticamente.

Tutto ciò fa ritenere che altri Paesi seguiranno la strada della Germania che aveva deciso, già prima dell'incidente giapponese, di uscire dal nucleare puntando a soddisfare nel 2050 almeno l'80% della richiesta elettrica con le rinnovabili. Una strategia lungimirante che negli ultimi anni ha consentito di raddoppiare l'elettricità verde grazie a un milione di impianti solari, eolici, a biomassa e di creare un comparto che conta 340.000 addetti, un pilastro ormai dell'economia tedesca.
Dunque, le riflessioni dopo la tragedia giapponese possono portare ad un drastico ripensamento delle strategie energetiche con un rilancio delle politiche dell'efficienza energetica e dell'utilizzo delle rinnovabili. Una strada fortemente innovativa che garantisce maggiore sicurezza energetica, riduce i rischi di cambiamenti climatici, crea imprese ed occupazione. L'Italia, che ultimamente ha ottenuto risultati interessanti nelle rinnovabili, farebbe bene a seguire questa strada.

fonte: Gianni Silvestrini http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_17/l-Atomo-ha-Costi-Sempre-piu-Alti-non-Conviene_0723cd38-5070-11e0-9bca-0ee66c45c808.shtml

giovedì 17 marzo 2011

ENERGIA NUCLEARE :RUBBIA, FERMIAMOCI A RIFLETTERE, GUARDARE AL SOLARE

"Dobbiamo fermarci e riflettere con attenzione per capire quali sono le misure per affrontare situazioni cosi' gravi". Cosi' il premio Nobel Carlo Rubbia, intervistato dal Tg3, parlando dell'emergenza nucleare in Giappone e delle polemiche in Italia sul programma di sviluppo delle centrali nucleari nel nostro paese. Per Rubbia "sara' una decisione del Governo stabilire cosa fare con il nucleare, ma mi sembra che oggi dovremmo considerare che le energie rinnovabili sono un'alternativa che va utilizzata, dobbiamo aprire la strada a piu' di una possibilita': l'uranio finisce come petrolio e carbone, il solare ci appartiene ed e' per sempre. Dobbiamo chiederci se abbiamo messo abbastanza soldi sulle rinnovabili". L'emergenza in Giappone, ha sottolineato il fisico, "e' stata una grande sorpresa: i giapponesi sono sempre stati i migliori tecnologi mondialmente riconosciuti sul nucleare, il fatto che ci troviamo di fronte a una cosi' grande sorpresa ci dice che qualcosa non ha funzionato. E che ci sono incidenti che hanno pochissime probabilita' di accadere ma che quando succedono fanno un disastro enorme. Credo sia importante che si faccia una seria riflessione sull'effetto sorpresa, oggi la situazione e' fuori controllo, ed e' inaccettabile quando si tratta di nucleare".

mercoledì 2 febbraio 2011

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA : CONSULTA, NO A COSTRUZIONE IMPIANTI SENZA PARERE REGIONI


Non si puo' costruire un impianto nucleare in una Regione senza che quest'ultima sia coinvolta in modo adeguato. Lo ha stabilito la Consulta specificando che da oggi in poi, da parte delle regioni sara' necessario un parere obbligatorio, seppure non vincolante. In particolare, la Corte Costituzionale ha ''l'illegittimita' costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonche' misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari''.


Le Regioni devono esprimere il proprio parere - obbligatorio ma non vincolante - prima di ospitare le centrali nucleari sul proprio territorio. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha dichiarato «l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31» (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi). Il pronunciamento della Consulta era stato richiesto da Toscana, Emilia Romagna e Puglia.

ILLEGITTIMITÀ - La Consulta ravvisa illegittimità «nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari». In una precedente decisione dello scorso novembre, la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittime le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che vietavano l'installazione sul loro territorio di impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi.

COMMENTI - Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico: «È ragionevole che la condivisione dei siti vada fatta anche in sede locale, quindi con la condivisione degli enti locali». «Decisione positiva», dice il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Ci troviamo di fronte a un governo che è il più centralista della storia dell'Italia, un governo che sbandiera un federalismo che odora di secessione». «La sentenza è di fatto uno stop all'arroganza del governo», ha dichiarato il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. «Le centrali potranno essere realizzate solo con il consenso della regione interessata: è una svolta nella battaglia contro la follia nuclearista del governo Berlusconi». «Siamo preoccupati, ma confidiamo anche che rispettando le regole si possa arrivare a un chiarimento su dove devono essere collocate le centrali nucleari», è il commento di Giuliano Zuccoli, presidente di Assoelettrica e del consiglio di gestione di A2A. « Cosa devono aspettarsi gli italiani per il futuro? Probabilmente la militarizzazione delle aree destinate alle centrali», è l'opinione di Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato.

AGENZIA NUCLEARE - Intanto il Consiglio dei ministri ha approvato il direttivo dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. «Nei prossimi giorni, insieme al presidente Veronesi, riuniremo per la prima volta il direttivo per concordare i prossimi passaggi, a partire dalla costituzione della struttura operativa e dall'individuazione della sede. Il governo procede nel programma per il ritorno al nucleare, che avverrà nel segno della sicurezza e della tutela dell'ambiente», dicono in una nota congiunta il ministro Romani e quello dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Inoltre il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all'Energia, Stefano Saglia, annuncia che l'importo delle compensazioni a favore dei Comuni nei territori sedi di centrali nucleari sarà approvato al prossimo Cipe. Saglia ha aggiunto che «il deposito nazionale dei rifiuti nucleari deve essere realizzato entro il 2011, anche perché ce lo impone una direttiva europea. L`individuazione del deposito segue un suo iter autonomo, indipendente dalla realizzazione del programma nucleare».

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giovedì 13 gennaio 2011

REFERENDUM: Acqua ai privati e nucleare dalla Consulta ok a tre quesiti

Il WWF esprime soddisfazione per il si' della Corte Costituzionale ai referendum sulla privatizzazione dell'acqua e sul ritorno in Italia del nucleare che giudica ''una prima vittoria delle ragioni dell'ambiente e degli interessi dei cittadini alla tutela dei beni comuni nella gestione della risorsa idrica e delle fonti energetiche''.

''E' bene che la parola passi ora ai cittadini su materie tanto delicate perche' e' inconcepibile una privatizzazione selvaggia delle decisioni strategiche e gestionali sull'utilizzo di risorse non rinnovabili e preziose quali quelle idriche e pericolose e inutili come l'energia nucleare - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia -.

La responsabilita' per questa situazione ricade interamente sul Governo per la sua ostinazione a negare ogni forma di confronto con la stragrande maggioranza degli italiani che sono contrari alla scellerata, costosa e pericolosa avventura nucleare, rendendo cosi' inevitabile il ricorso allo strumento referendario''.


In attesa della sentenza sulla costituzionalità del legittimo impedimento, la Corte costituzionale ha deliberato oggi sulle richieste di ammissibilità dei referendum in materia di privatizzazione dell'acqua 1 e della costruzioni di nuove centrali nucleari. I quesiti proposti dai comitati promotori erano in tutto cinque: quattro relativi alla gestione degli acquedotti e uno sul ritorno dell'atomo. Il verdetto della Consulta dà via libera a solo tre proposte. Per quanto riguarda l'acqua, i provvedimenti nel mirino dei referendari erano due: il decreto Fitto-Ronchi e la precedente normativa varata in materia dal governo Prodi.

A passare il vaglio di costituzionalità sono stati il quesito proposto per cancellare le norme in materia di "determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito" (a proporlo è stato il Comitato 'Siacquapubblica' 2 che raccoglie giuristi quali Stefano Rodotà e Gaetano Azzariti) e quello per cancellare le norme sulle procedure di affidamento con gara a privati dei servizi pubblici locali di rilevanza economica fissate dal decreto Ronchi-Fitto.

Ad essere stati rigettati sono stati invece il quesito promosso sullo stesso primo argomento da Antonio Di Pietro e quello per abrogare le "norme limitatrici della gestione pubblica del servizio idrico".

Ammesso, come detto, anche il quesito promosso dall'Italia dei valori per cancellare circa 70 norme contenute nei provvedimenti che con il governo Berlusconi hanno riaperto la strada a nuove centrali nucleari.

giovedì 23 dicembre 2010

Centrali nucleari in Italia : Nucleare, partita la campagna


Agli italiani l'atomo piace ancora pochissimo. Ma costruire nuove centrali è un affare gigantesco. Così ora i giganti del settore cercano di convincerci a forza di spot

C'è il rassegnato: scelgo il riscaldamento terreste, l'uomo si adatterà. C'è chi attacca i "Khmer verdi": che altro è il solare se non una reazione nucleare? C'è l'indignato: siete dei pericolosi lobbisti al soldo degli elettrici. Il disincantato: energie rinnovabili miracolose e gratuite? Cazzate. E l'ecologico di ultima istanza: il nucleare non inquina? E l'inquinamento in Africa per estrarre l'uranio, allora?

Le voci che incrociano le proprie paure profonde con vigorose convinzioni, le visioni millenaristiche con la fatica della bolletta elettrica mensile si chiamano Dupont, Baptiste, Céline e vengono dal Belgio, che sul nucleare ha aperto un forum on line e un pubblico dibattito. Tra un po' si chiameranno Antonio, Giuseppe, Maria e affolleranno con gli stessi identici argomenti il dibattito che il Forum per il nucleare italiano, azionista di rilievo l'Enel, si avvia ad aprire anche da noi.

Dopo tanta attesa, infatti, è scoccata l'ora X della pubblica propaganda. Dal 19 dicembre ha preso il via una campagna pubblicitaria da sei milioni di euro firmata da Saatchi - pagata da Enel e dal suo socio francese Edf - che imporrà agli italiani sotto le feste natalizie di riflettere sul tema nucleare: siete favorevoli o contrari? Cosa che di solito sappiamo fare benissimo, ma che questa volta non sarà tanto semplice. E non solo perché il plot pubblicitario è quello di una partita a scacchi in cui ognuno gioca contro se stesso, metafora delle diverse opinioni ("Sono favorevole all'energia nucleare perché mi sta a cuore l'ambiente", vale quanto: "Sono contrario all'energia nucleare perché mi sta a cuore l'ambiente", "il nucleare non emette CO2", ma anche: il nucleare produce scorie), e del loro peso strategico.

Scegliere non sarà semplice perché, a dispetto di tanto fair play ed equidistanza, stanno scendendo in campo, affilando le loro armi dialettiche e lobbistiche, tutte le tribù del dibattito sul nucleare.

I verdi pentiti come Chicco Testa, che del Forum nucleare è presidente, i nuclearisti dubbiosi come l'ex ministro dell'Energia Alberto Clò (il suo libro sull'argomento si intitola "Si fa presto a dire nucleare"), passando per le posizioni degli ecopragmatici (che allignano anche tra gli ambientalisti) a quelle degli atomofanatici (a cui si iscrivono gli industriali) per finire con i clima-sensitivi (quelli del Kyoto Club, Pasquale Pistorio in testa) che hanno firmato un appello al governo perché faccia macchina indietro sull'opzione nucleare, killer della green economy.

Senza contare le pressioni delle imprese affamate di commesse, che di fronte un giro d'affari da 30 miliardi di euro si sono già messe in fila in più di 500 e attendono non senza qualche malumore, la qualificazione dell'Enel, una specie di patente che le farà combattere a mani nude contro i campioni industriali del nucleare francese, Areva e la sua possente macchina da guerra.

Un notevole rumore di fondo, dunque, accompagnerà la partita a scacchi del cittadino sul nucleare. Anche perché la partita non potrà finire pari. La mission del Forum è quella di riacciuffare quella quota crescente di scettici, perplessi o visceralmente contrari, che si sta facendo largo persino nelle file di quelli che votano a destra, una volta zoccolo duro del ritorno all'atomo. Con la costernazione di quanti scommettevano sul ritorno del nucleare senza ostacoli grazie al decisionismo del governo (un po' in ribasso, ultimamente, persino sulle nomine della neonata Agenzia), gli uomini dell'amministratore dell'Enel Fulvio Conti ora fanno i conti con un rapido assottigliarsi del fronte dei "favorevoli" all'atomo. I sondaggisti, all'unanimità, li hanno messi in guardia: da maggio 2009 a ottobre 2010, avverte per esempio la Ipsos, i favorevoli si sono squagliati passando dal 51 al 29 per cento; gli indecisi hanno rafforzato le schiere dei contrari, spingendoli dal 35 al 62 per cento.

Remare contro l'opinione pubblica è faticoso, soprattutto in un paese dal referendum facile (dopo quello che fermò tutto dopo Chernobyl nel 1987, ora l'Idv ha raccolto le firme per farne un altro), e sapendo di poter inciampare nell'effetto nimby (fuori dal mio giardino) di regioni e comunità. E lo diventa ancora di più se, insieme all'opinione pubblica, tocca convincere i finanziatori della grande impresa. Finanziatori espliciti e finanziatori occulti, o per meglio dire, inconsapevoli.

Articolo di Paola Pilati Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2140859


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venerdì 3 dicembre 2010

centrali nucleari in italia : L’Italia e il bidone nucleare


Con i referendum abrogativi del 1987 era “di fatto” ma non “de jure”, chiusa la stagione nucleare italiana iniziata negli anni ’60. Oggi, 23 anni dopo, “di fatto” ci rimane solo il suo prossimo ritorno sancito dal parlamento il 23 luglio 2009 con la legge Sviluppo. Ma dove ed a quali condizioni? Legambiente, oltre ad aver avviato una contro proposta di legge d’iniziativa popolare, in occasione del ventitreesimo anniversario della vittoria referendaria dell’87 (8 - 9 novembre) ha presentato un ampio dossier dal titolo inequivocabile: “A chi tocca il bidone nucleare?” (.pdf).
Il bidone nucleare tocca, anzitutto, a tutti gli italiani senza eccezioni, anche se in politivherse s’informa che “formalmente non è ancora possibile procedere alla localizzazione degli impianti atomici [...] in realtà è già possibile simulare un processo di selezione di aree disponibili”. I documenti governativi, a tal proposito, rassicurano che “gli standard internazionali per la localizzazione degli impianti atomici sono ampiamente noti e l’Agenzia per la sicurezza nucleare del nostro Paese non potrà che assumerli come propri”.
Sono quindi 50 le “aree atomiche” distribuite in 15 regioni italiane potenzialmente idonee a localizzare una centrale nucleare: “7 in Puglia, 6 in Toscana, 5 in Sardegna e Sicilia, 4 in Calabria, Lombardia e Veneto, 3 in Emilia Romagna, Lazio Friuli e Venezia Giulia, 2 in Campania, 1 in Basilicata, Molise, Piemonte e Umbria”. Nell’elenco, che potete consultare Comune per Comune nel dossier di Legambiente (pagine 10 e 11 .pdf), compaiono vecchie conoscenze del movimento antinucleare italiano come “i 4 siti che ospitano ancora oggi le centrali dimesse di Trino Vercellese (Vc), Caorso (Pc), Latina e Garigliano (Ce), ma anche di Montalto di Castro (Vt)” dove era in costruzione la quinta centrale nucleare prima del referendum.
“Stando a quanto riportano indiscrezioni di Palazzo - si legge sul documento di Legambiente - i progetti delle aziende energetiche sarebbero già pronti e dei 4 reattori EPR oggetto dell’accordo Berlusconi - Sarkozy del febbraio 2009, che dovrebbero essere costruiti da Enel e dalla francese EdF, 2 verrebbero realizzati a Montalto di Castro, al confine tra Lazio e Toscana, 1 sull’asta del fiume Po a partire dai siti ex nucleari di Trino Vercellese, e uno nel centro sud Italia”.
A queste localizzazioni vanno poi aggiunte quelle relative al deposito e allo stoccaggio delle scorie, sia del vecchio che del futuro programma nucleare, problema che coinvolgerà altre 52 possibili aree, “ciascuna di 300 ettari di estensione, localizzate tra Puglia, Molise, Basilicata, (in particolare l’area calanchiva e la Murgia in provincia di Matera), tra il Lazio e la Toscana (la provincia di Viterbo e la Maremma), tra l’Emilia e il Piemonte (soprattutto nel Piacentino e nel Monferrato)”. Anche in questo caso, denuncia Legambiente “l’iter è stato coperto dal segreto e ora si è in attesa del varo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare che dovrà validare questa selezione”.
Ma il “dove” non è la sola nota dolente del neo programma nucleare italiano, anche il “come”, che vede protagonista la tecnologica EPR di terza generazione progettata dalla francese Areva e che il Governo vuole importare con 4 esemplari, lascia perplessa Legambiente. Se i fautori dell’EPR, infatti, ne parlano come di un gioiello di sicurezza e tecnologia, quelli in costruzione a Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia stanno palesando costi elevatissimi, ritardi di costruzione e limiti di sicurezza che “hanno spinto diversi governi e aziende energetiche a ripensare le loro strategie e in alcuni casi a ritirare gli ordini d’acquisto”.
“Il reattore di Flamanville, la cui costruzione ha avuto inizio nel 2007, ha già accumulato due anni di ritardo con un primo aumento dei costi di costruzione passati dal preventivo di 3 miliardi di euro ai 4 attuali”, fondi potenzialmente sottratti allo sviluppo “alle fonti di energia rinnovabili e a politiche di efficienza energetica, uniche soluzioni già disponibili per ridurre in tempi brevi e con efficacia le emissioni climalteranti”.
L’EPR sembrerebbe quindi un vero e proprio “bidone” che ha addirittura convinto le Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna a diffondere una nota riportata in appendice al dossier (pagine 31 e 32 .pdf) che “evidenzia tutti i problemi del sistema di sicurezza EPR, più precisamente la sua inadeguatezza e la mancata indipendenza dal sistema di controllo”.
Quanto basta per desistere? Non ancora, “ma facciamo sempre tempo ad aggiungere - conclude Legambiente - che il problema delle scorie, nel caso dei reattori EPR addirittura più radioattive del solito a causa di un maggior arricchimento dell’uranio fissile, è ancora molto distante dall’essere non solo risolto, ma quanto meno gestito in sicurezza”.
Insomma, se per Enel "il nucleare è buono e fa bene soprattutto in Italia" per Legambiente sembra invece che il contributo di “questo nucleare” in Italia sia davvero irrilevante, tardivo oltre che costoso e pericoloso. In sintesi: “too little, too late, too expensive, too dangerous”

Fonte: Unimondo.org

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mercoledì 20 ottobre 2010

centrali nucleari in Italia : uno dei siti per i 4 nuovi impianti nucleari Italiani sarà probabilmente in Lombardia


Il ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, sostiene che uno dei siti per i 4 nuovi impianti nucleari Italiani sarà probabilmente in Lombardia. «E' la più grande regione italiana, la più popolosa, la più industrializzata, quindi la più bisognosa di energia. Sembrerebbe strano non prevedere che ci possa essere una delle nuove centrali», ha detto il ministro, a margine di un convegno sulla ripresa economica della provincia di Milano. Il ministro ha riferito di aver avuto una disponibilità di massima all'installazione di una centrale dal presidente della Regione Roberto Formigoni: «Non essendoci opposizione pregiudiziale da parte del presidente della Regione una centrale in Lombardia può darsi possa essere installata», ha detto. «Ma è un problema che sarà analizzato da chi lo deve fare e con il consenso di coloro che nel loro territorio vedranno installato l'impianto».

QUATTRO SITI - Romani ha ricordato di essere un «convinto nuclearista». «Tant'è - ha aggiunto - che ho dato una spinta a iniziare immediatamente con l'agenzia». Il ministro ha comunque spiegato che il processo di identificazione dei siti nucleari deve ancora iniziare: «è un problema che sarà analizzato da chi lo deve fare - ha detto -, con il consenso di coloro che nei loro territori vedranno installata una centrale nucleare, soprattutto cercando di innescare un meccanismo virtuoso di incentivi come quello che c'è stato in Francia». Non voglio fare numeri - ha concluso -. È un percorso complesso dopo 20 anni di interruzione che va fatto con il concorso degli enti locali a partire dalla Regione e dai cittadini». Il ministro dello Sviluppo economico non si è poi sbilanciato su valutazioni circa l'eventualità che in Lombardia ci possa essere in futuro anche più di una centrale nucleare: «Il progetto dell'Italia è oggi di quattro centrali - ha risposto a una domanda al riguardo -. È ovvio che si dovranno trovare i siti».

«RITARDO DA RECUPERARE» - «Il referendum del 1987 contro il nucleare ci ha fatto perdere tempo, risorse e competenze in un campo in cui figuravamo all’avanguardia. Nelle nostre bollette, molto più care di quelle francesi e svedesi, paghiamo ancora oggi quella scelta che il Governo, attraverso il varo di un progetto tutto italiano cui ora sta dando impulso il ministro Romani, vuole adesso modificare nell’obiettivo di mettere al riparo il Paese da ulteriori crisi economiche globali anche riducendo il costo dell’energia. Sono favorevole, dunque, all’individuazione di un territorio che possa fungere da incubatore della produzione di componenti per le centrali nucleari da realizzare nei prossimi anni nel nostro Paese». Così il presidente della provincia Guido Podestà, che al convegno in programma lunedì pomeriggio a palazzo Isimbardi sul tema «La ripresa economica nella Provincia di Milano tra innovazione e nuovi mercati», ha esaminato la proposta di localizzare nel «Distretto dell’energia», il territorio ad alta tecnologia individuato dalla Regione Lombardia che coincide in parte con l’Alto Milanese, la produzione di componenti per le nuove centrali nucleari italiane.
fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_ottobre_18/centrali-nucleari-lombardia-1703978678719.shtml

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sabato 28 agosto 2010

energia nucleare : Se vi piace il nucleare, preparatevi a pagare


Vi piace pagare di più qualcosa che costa meno? Allora l’energia nucleare fa al caso vostro. Un recente studio della Duke University (americana), ha infatti mostrato che l’energia rinnovabile prodotta con il fotovoltaico costa meno.

Il fatto che ENEL abbia messo in dubbio la bontà del calcolo non ha alcuna rilevanza (e nulla conta la questione degli incentivi: anche il nucleare ha i suoi incentivi ad hoc, e ha sempre visto una massiccia e decisiva partecipazione statale) perché lo studio mostra che quella al ribasso è una tendenza del fotovoltaico (che andrà sempre meglio, perché il Sole non è una risorsa scarsa), mentre quella al rialzo è una tendenza del nucleare (che andrà sempre peggio, anche perché le risorse di combustibile atomico vanno esaurendosi). Fra soli 5 anni l’energia nucleare costerà il triplo di quella solare (e per costruire una centrale nucleare occorrono ben più che 5 anni). In più, il fotovoltaico non necessita di ingenti investimenti; il nucleare sì. Ma, se vi piace spendere di più e contrarre debiti trentennali, il nucleare è un’opportunità a portata di mano.

Se vi piace pagare più tasse, il nucleare fa per voi. Dopo l’evacuazione del sito di stoccaggio scorie di Asse (vittima di una infiltrazione d’acqua), il governo tedesco sta valutando l’ipotesi di istituire una "tassa sul nucleare", per recuperare i 3 miliardi di euro necessari alla ricollocazione delle scorie. Il fotovoltaico non produce scorie. Ma se vi piacciono le tasse (più che altro, se piacciono ai vostri figli: il sito di Asse si è allagato dopo quasi 30 anni), fateci un pensierino.

Se vi piace pagare per le conseguenze degli incidenti nucleari, date un’occhiata a questo articolo: per compensare i danni derivanti dal fallout di Chernobyl, il governo tedesco ha speso fino ad oggi quasi 240 milioni di euro. Altro che incentivi alle rinnovabili. Se invece che gli incentivi alle fonti di energia pulita, preferite pagare indennizzi al settore venatorio (come in Germania), fatevi promotori di una bella campagna nuclearista internazionale.

È chiaro che i liberisti amino il nucleare e odino le rinnovabili: perché essi, amanti del mercato, preferiscono sempre le risorse scarse (come l’uranio) a quelle sovrabbondanti (come il Sole); perché inoltre, amanti del profitto, preferiscono accentrare tutto nei grandi appalti, anziché decentrare la produzione di energia sui tetti di ogni casa, ogni ufficio, ogni pensilina d’autobus. Non è una questione d’ideologia né di pregiudizio: è una questione di gusti. Il nucleare può anche piacervi. È solo che costa di più.
fonte:http://www.agoravox.it

lunedì 21 giugno 2010

centrali nucleari in Italia : Il nucleare non è né abbondante né pulito

“Le motivazioni che vengono poste a favore del nucleare (è abbondante, pulito, sicuro) sono drammaticamente false”. A dirlo è Massimo Scalia, docente di Fisica all’Università Sapienza di Roma e tra i padri fondatori dell’ambientalismo scientifico in Italia. Scalia, che 9 Colonne ha ascoltato a margine di un incontro tra Italia e Cuba sulle energie rinnovabili che si è svolto presso la sede dell’Enea, afferma che “contrariamente a quanto affermato da alcuni l’uranio non è abbondante. Non lo dico io, ce lo dice l’Aiea, l’Agenzia per l’energia atomica delle Nazioni Unite, che ha riveduto in maniera più ottimistica nel 2007 con la Nuclear Energy Agency (Nea) previsioni fatte nel 2001. In base alle nuove stime il tempo di esaurimento per i giacimenti di uranio, al ritmo attuale, è di 50-70 anni. Se però, come alcuni scenari propongono, si andasse verso il raddoppio di produzione di energia nucleare entro il 2030 si capisce che finiremo per scannarci per l’uranio come già facciamo per il petrolio”. Il fondatore di Legambiente, fortemente antinuclearistica, tra i motivi del ‘no’ al nucleare pone anche un’altra questione: “Contro l’effetto serra quali benefici dà?
Contribuisce per poco più del 2% sulla non emissione di CO2. Se lo raddoppiassimo da qui al 2030 andremmo al 4%: la discussione a livello mondiale è incentrata sulla riduzione del 20% di CO2 entro il 2020, non del 4% nel 2030″. Infine, per Scalia, “se il nucleare fosse una fonte che non crea problemi si potrebbe dire che anche questo modesto 2% va bene. Ma il problema è che anche con la terza generazione avanzata di centrali nucleari ci sono problemi che sono rimasti irrisolti. Ci sono stati nel corso del tempo – precisa- alcuni accorgimenti che migliorano il livello di sicurezza delle centrali, ma il problema del nucleare non è il miglioramento ingegneristico, ma di cambiare la fisica del rettore. Anche la quarta generazione di centrali atomiche poi – conclude – è ricerca e sviluppo della tecnologia presente e non ripensa la fisica del reattore”.
fonte: www.gliitaliani.it

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