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giovedì 17 novembre 2011

NUCLEARE IN ITALIA: CLINI RISPETTI ESITO REFERENDUM

Il nucleare e' un'opzione sulla quale bisognerebbe riflettere ''a certe condizioni''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ospite del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora'.

''Il ritorno al nucleare e' una opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto - ha detto - anche se quello che e' avvenuto in Giappone ha scoraggiato. Comunque, di base, la tecnologia nucleare rimane ancora una delle tecnologie chiave a livello globale''. Quindi, ha aggiunto, ''si, a certe condizioni''.


''Dispiace dover essere noi a ricordare al neo ministro dell'Ambiente Corrado Clini che lo scorso 12 e 13 di giugno 27 milioni di italiani attraverso un referendum hanno detto no al ritorno del nucleare in Italia.

Si tratta di una espressione chiara ed inequivocabile, espressa attraverso un istituto costituzionale che non puo' essere ne' ignorato ne' aggirato''. Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: ''Se in materia energetica il neo ministro dell'Ambiente intende riaprire il dibattito 'nucleare si'' o 'nucleare No' si parte con il piede sbagliato. L'esito del referendum del 12 e 13 novembre va rispettato a partire da chi rappresenta la Repubblica nelle istituzioni''.

REFERENDUM: NUCLEARE, SI' AL 94,5%. NO AL 5,4%

Secondo i primi dati diffusi dal Viminale, sul terzo quesito referendario ''Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio di energia elettrica nucleare'' il fronte del 'SI' ha raggiunto il 94,56% contro il 5,44% del 'NO'. I dati si riferiscono solo all'Italia per 33.722 sezioni su 61.599.

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mercoledì 12 ottobre 2011

siti nucleari italiani : PER la Bonifica dei siti nucleari italiani servono 4,8 miliardi di euro entro il 2025

Avviate operazione di trasferimento in Francia dell'ultimo 2% di combustibile irraggiato presente in Italia

Per terminare le attività di decommissioning dei siti nucleari italiani e arrivare entro il 2025 «al prato verde» occorrono 4,8 miliardi di euro, comprensivi dei costi di trasferimento dei rifiuti al futuro deposito nazionale. Il dato è contenuto nel piano industriale 2011-2015 approvato da Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Nei cinque anni del piano, Sogin realizzerà attività di decommissioning per 400 milioni di euro.

DECOMMISSIONING - Nel primo semestre 2011, Sogin ha realizzato attività di decommissioning pari a 22,1 milioni di euro, con un incremento del 50% rispetto alla media del periodo 2007-2010, ha illustrato i dati l'amministratore delegato Giuseppe Nucci. Nei prossimi quattro anni verranno anticipate le demolizioni delle parti convenzionali degli impianti in decommissioning, programma già avviato a Latina nell’agosto scorso con la demolizione del pontile in cemento armato lungo 750 metri. Entro l'anno saranno concluse le attività di decontaminazione e smantellamento dell’impianto Fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo, il primo impianto nucleare italiano nel quale termineranno le attività di decommissioning. Entro l’anno nella centrale di Trino terminerà la rimozione dei componenti e dei sistemi ausiliari non contaminati della zona controllata. Sono iniziate le operazioni di trasferimento in Francia del combustibile nucleare ancora presente a Saluggia che rappresenta l’ultimo 2% del combustibile irraggiato ancora presente in Italia.

DEPOSITO - Il nuovo contesto normativo nel 2010 ha affidato a Sogin la localizzazione, realizzazione e gestione del parco tecnologico e deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, che permetterà di mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti dal decommissioning e dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che ogni anno producono circa 500 metri cubi di rifiuti, oggi custoditi in diversi depositi temporanei sparsi sul territorio nazionale. Il deposito consentirà la sistemazione definitiva di circa 80 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea per circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività.

fonte: http://www.corriere.it/ambiente/11_ottobre_12/sogin-bonifica-nucleare_52cf292e-f4eb-11e0-a9a5-9e683f522ea7.shtml

venerdì 3 giugno 2011

siti nucleari in Italia : Enel denuncia "Rubato pc con analisi siti nucleari"

Il furto negli uffici romani a Tor di Quinto di un computer "contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero. Un fatto singolare a pochi giorni dal referendum"

Enel ha denunciato alla polizia il furto negli uffici romani dell'area nucleare a Tor di Quinto di un computer ''contenente documenti aziendali relativi a studi e analisi preliminari, privi di risvolti operativi, sulle caratteristiche di siti per impianti nucleari in Italia e all'estero''. Per l'azienda, si legge in una nota, ''è davvero singolare che un furto così mirato avvenga proprio a pochi giorni dalla tornata referendaria''.

mercoledì 20 ottobre 2010

centrali nucleari in Italia : riaccesi i due reattori sperimentali presso il Centro di Ricerche Enea Casaccia, vicino Roma


Il ritorno del nucleare in Italia, dopo il referendum del 1987, ha una data di inizio. Oggi. Sono stati infatti riaccesi i due reattori sperimentali presso il Centro di Ricerche Enea Casaccia, vicino Roma, che rappresentano di fatto il simbolo del ritorno del nucleare in Italia. I due reattori, chiamati Triga e Tapiro. La ripresa del funzionamento avviene in occasione dei 50 anni del centro della Casaccia.

Negli ultimi anni, in realtà, i reattori Triga Rc-1 (Training, Research, Isotopes, General Atomics-Reattore casaccia 1T) e Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza 0) non sono mai stati del tutto “silenziosi”. Sono stati infatti utilizzati in altri ambiti, come la medicina nucleare.

Il Centro di ricerche della Casaccia torna così ad essere il cuore della ricerca applicata sulle applicazioni pacifiche dell’energia nucleare in Italia, come lo era stato all’epoca della sua istituzione, nel 1960. In quello stesso anno era nato il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (Cnen) con il compito di promuovere la ricerca sugli impianti nucleari. Il Cnen è diventato Enea all’inizio degli anni ’80, affiancando la ricerca sul nucleare a quella sulle energie alternative e sull’impatto ambientale della produzione energetica. Dopo l’incidente di Chernobyl il referendum del 1987 ha bloccato la produzione di energia nucleare in Italia, ma in questi 23 anni la ricerca sul nucleare in Italia non si è mai fermata e, nella Casaccia come in molte università e aziende italiane, molti esperti hanno continuato a lavorare in questo campo, anche a livello internazionale.

E intanto l’Ansa riporta delle proteste dei Verdi. Una “farsa”: così definiscono la giornata sui 50 anni del Centro di Ricerche Enea Casaccia, i Verdi che hanno indetto una protesta all’esterno del centro dove sono stati riaccesi i due reattori sperimentali Triga e Tapiro. Una quindicina in tutto, con le tute bianche, i Verdi hanno cartelli con le scritte “Sì al solare, no al nucleare” e “Solare, sì grazie”. C’é anche un cartello con una foto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, colorato di verde e la scritta “Berlusconi radioattivo”. “Il governo si appresta ad avviare il nucleare, vedremo quando e dove, come un’economia di Stato finanziata con tasse che gli italiani pagheranno”, ha detto il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. “E’ incredibile – ha aggiunto – che si faccia questo all’Enea, l’ente che doveva condurre la ricerca sulle energie alternative. Si riattivano vecchi reattori, ma l’Enea non dice che 63 chilogrammi di plutonio e 6.300 chilogrammi di scorie radioattive si trovano nei capannoni della Casaccia senza alcuna precauzione”

fonte: http://www.gliitaliani.it/2010/10/alle-porte-di-roma-riaccesi-dopo-anni-due-piccoli-reattori-nucleari-sperimentali-dellenea/

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centrali nucleari in Italia : uno dei siti per i 4 nuovi impianti nucleari Italiani sarà probabilmente in Lombardia


Il ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, sostiene che uno dei siti per i 4 nuovi impianti nucleari Italiani sarà probabilmente in Lombardia. «E' la più grande regione italiana, la più popolosa, la più industrializzata, quindi la più bisognosa di energia. Sembrerebbe strano non prevedere che ci possa essere una delle nuove centrali», ha detto il ministro, a margine di un convegno sulla ripresa economica della provincia di Milano. Il ministro ha riferito di aver avuto una disponibilità di massima all'installazione di una centrale dal presidente della Regione Roberto Formigoni: «Non essendoci opposizione pregiudiziale da parte del presidente della Regione una centrale in Lombardia può darsi possa essere installata», ha detto. «Ma è un problema che sarà analizzato da chi lo deve fare e con il consenso di coloro che nel loro territorio vedranno installato l'impianto».

QUATTRO SITI - Romani ha ricordato di essere un «convinto nuclearista». «Tant'è - ha aggiunto - che ho dato una spinta a iniziare immediatamente con l'agenzia». Il ministro ha comunque spiegato che il processo di identificazione dei siti nucleari deve ancora iniziare: «è un problema che sarà analizzato da chi lo deve fare - ha detto -, con il consenso di coloro che nei loro territori vedranno installata una centrale nucleare, soprattutto cercando di innescare un meccanismo virtuoso di incentivi come quello che c'è stato in Francia». Non voglio fare numeri - ha concluso -. È un percorso complesso dopo 20 anni di interruzione che va fatto con il concorso degli enti locali a partire dalla Regione e dai cittadini». Il ministro dello Sviluppo economico non si è poi sbilanciato su valutazioni circa l'eventualità che in Lombardia ci possa essere in futuro anche più di una centrale nucleare: «Il progetto dell'Italia è oggi di quattro centrali - ha risposto a una domanda al riguardo -. È ovvio che si dovranno trovare i siti».

«RITARDO DA RECUPERARE» - «Il referendum del 1987 contro il nucleare ci ha fatto perdere tempo, risorse e competenze in un campo in cui figuravamo all’avanguardia. Nelle nostre bollette, molto più care di quelle francesi e svedesi, paghiamo ancora oggi quella scelta che il Governo, attraverso il varo di un progetto tutto italiano cui ora sta dando impulso il ministro Romani, vuole adesso modificare nell’obiettivo di mettere al riparo il Paese da ulteriori crisi economiche globali anche riducendo il costo dell’energia. Sono favorevole, dunque, all’individuazione di un territorio che possa fungere da incubatore della produzione di componenti per le centrali nucleari da realizzare nei prossimi anni nel nostro Paese». Così il presidente della provincia Guido Podestà, che al convegno in programma lunedì pomeriggio a palazzo Isimbardi sul tema «La ripresa economica nella Provincia di Milano tra innovazione e nuovi mercati», ha esaminato la proposta di localizzare nel «Distretto dell’energia», il territorio ad alta tecnologia individuato dalla Regione Lombardia che coincide in parte con l’Alto Milanese, la produzione di componenti per le nuove centrali nucleari italiane.
fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_ottobre_18/centrali-nucleari-lombardia-1703978678719.shtml

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venerdì 24 settembre 2010

SITI DI STOCCAGGIO SCORIE NUCLEARI IN ITALIA: Il bluff del nucleare

Sono 52 le aree individuate dalla Sogin per il deposito delle scorie radioattive. Tenute segrete per volontà di Berlusconi, rischiano di diventare un caso politico. Gli ambientalisti: rendetele pubbliche.


Esiste ed è chiuso dentro una cassaforte. È il documento che toglie il sonno a cittadini, amministratori e, da ieri, anche a qualche manager dello Stato. È la lista dei 52 aree individuate dalla Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, per il deposito delle scorie nucleari di media e alta intensità, da costruire accanto ad un parco tecnologico. E, per volere di Silvio Berlusconi – in veste di ministro dello Sviluppo economico ad interim -, dovrà rimanere segreta. Anche se, ieri, Corriere della Sera e Sole 24 Ore ne hanno anticipato parte del contenuto. Le zone indicate nel documento della Sogin si troverebbero nel Viterbese, in Maremma, al confine tra Puglia e Basilicata, tra Puglia e Molise, sulle colline emiliane, nel piacentino e nel Monferrato.

Un lavoro, sottolineano gli esperti, che si è svolto per esclusione. Eliminando cioè le aree ritenute oggettivamente inadatte come le località di alta montagna, le zone troppo abitate, i terreni con rischio sismico rilevante e i luoghi soggetti a frane o allagamenti. A sorpresa, nel documento non sarebbero comprese la Sicilia e la Sardegna, due regioni che in un documento del 1979 – la madre di tutti i lavori sull’individuazione di potenziali siti nucleari - ed elaborato dal Comitato nazionale per l’energia nucleare (Cnen) erano invece presenti. Venivano infatti presi in considerazione alcuni tratti della costa meridionale della Sicilia e alcune zone costiere di Ogliastra, della provincia di Nuoro e di Cagliari, per la Sardegna.


Secondo le anticipazioni, in ogni caso, la scelta del sito dovrebbe avvenire con una sorta di asta: la comunità che accetterà di ospitare le scorie verrà ricompensata con forti incentivi economici. Mentre alla Sogin a fatica nascondono il disappunto circa la divulgazione della notizia, che molti considerano «un complotto per screditare il nostro lavoro», dai territori e dall’opposizione si alza forte la voce della protesta. Che il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia cerca di placare. Riferendosi allo studio, lo ritiene «un ottimo lavoro, ma rappresenta la base di partenza per una decisione che intendiamo prendere ma non oggi».

«Siamo prontissimi ad accoglierli, non specifico come – ha dichiarato il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola -. Mentre devono sapere che noi lotteremo in generale contro la follia del nucleare e qui in Puglia con la massima serenità: avranno la più civile, pacifica e partecipata reazione popolare della storia pugliese». Vito de Filippo, governatore della Basilicata, «per evitare quella che sembra essere diventata una triste roulette russa sull’allocazione del deposito per le scorie nucleari» chiede «un’affermazione chiara da parte di chi ha la responsabilità di guidare questo Paese: che nulla verrà fatto senza la condivisione dei territori interessati».

Sullo stesso tenore si sono levate voci contrarie anche dal lazio e dalla Toscana. A chiedere l’immediata pubblicazione della lista è anche il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che si chiede inoltre «con quali criteri siano stati definiti i siti, visto che l’Agenzia per la sicurezza nucleare non esiste nemmeno sulla carta, non è stata avviata alcuna procedura di Valutazione ambientale e l’intero piano d’identificazione dei siti deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica . Come al solito – aggiunge Bonelli - per quanto riguarda il nucleare si procede a colpi di leggi non concertate che non coinvolgono i cittadini e gli enti locali, secretando i documenti e con procedure che non tengono conto degli obblighi normativi, alcuni dei quali sono dettati direttamente dall’Unione europea. Definire Polo tecnologico un deposito – conclude il leader ambientalista - significa prendere in giro sia i cittadini, sia gli enti locali, poiché la ricerca sulle problematiche delle scorie non si fa nei siti, ma nei laboratori di fisica nucleare con appositi reattori sperimentali, mentre i depositi sono solo dei magazzini, possibilmente in zone poco abitate».

Dalle pagine del blog di Greenpeace, il direttore generale Giuseppe Onufrio evidenzia un altro aspetto di quella che definisce la “truffa nucleare”: «Corre voce che si voglia dare all’elettricità da nucleare oltre che la precedenza sulla rete elettrica anche un prezzo fisso (dunque fuori mercato) di 90-100 euro al MWh: il 50-60 per cento in più del prezzo attuale alla Borsa elettrica. A meno che – sottolinea ancora - la truffa nucleare non sia molto più semplice: creare un quadro giuridico per poter firmare i contratti, che si sa non verranno mai rispettati, emanare un decreto che copre con garanzie pubbliche questi contratti (atteso per ottobre) e poi scaricare le penalità sulle bollette degli italiani. Una specie di assalto alla diligenza – conclude Onufrio - che oltre a dare risorse a qualche gruppo industriale (francese e italiano) avrebbe come effetto quello di fermare lo sviluppo delle rinnovabili». Un quadro confuso, reso ancora più complicato dalla situazione della Sogin stessa. Commissariata dal 16 agosto del 2009, dal prossimo 30 settembre sarà senza vertice per la scadenza degli incarichi.
ARTICOLO DI : Vincenzo Mulè
fonte: http://www.terranews.it/news/2010/09/il-bluff-del-nucleare

centrali nucleari in italia : silenzio sulla lista dei siti delle scorie in Italia



“I motivi che portarono nel 2003 il Governo Berlusconi a fare dietro front rispetto alla scelta di Scanzano Jonico come sito di smaltimento, senza condivisione con il territorio e nelle segrete stanze dei palazzi governativi a Roma, non hanno insegnato nulla al Governo Berlusconi. Sembra quindi che il lupo perda il pelo ma non il vizio”.

Così Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, commenta la scelta di non rendere nota la lista dei siti di smaltimento delle scorie che l’esecutivo avrebbe chiesto di redigere alla Sogin.

“Anche in questa occasione – aggiunge Ciafani - l’iter che sta seguendo il Governo lascia presagire scenari alla Scanzano Jonico. La realizzazione di qualsiasi impianto, a partire da quelli più impattanti come è il deposito per i rifiuti radioattivi, non può prescindere da un confronto trasparente con gli enti locali, i soggetti economici e i cittadini. Si tratta di una scelta, infatti, che ipotecherà il futuro di quelle zone per centinaia o piuttosto migliaia di anni e che è indispensabile fare nel modo più democratico e trasparente possibile, senza logiche militari. Staremo a vedere infine – conclude Ciafani – se anche in caso di elezioni anticipate il Governo sul nucleare manterrà la linea decisionista o ripeterà l’imbarazzante pantomima vista durante l’ultima campagna elettorale per le regionali quando l’atomo scomparve dal dibattito politico per evitare l’inevitabile dissenso degli elettori”.
fonte: http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=1677

Bonelli(Verdi): «Governo renda noti siti Sogin e non giochi con parole»

La vicenda dei 52 siti preposti a ospitare il sito per lo stoccaggio delle scorie ha dei risvolti francamente inquietanti, a cominciare dal blocco della divulgazione delle località chiesto a Sogin dal ministro dello Sviluppo economico a interim Silvio Berlusconi, in una delle sue rare attività da ministro. Sogin è un'azienda pubblica, in quanto tale i suoi atti devono essere pubblici, quindi non si capisce a quale titolo l'identificazione dei siti debba rimanere segreta".

Non comprendiamo, inoltre, con quali criteri siano stati definiti i siti, visto che l'Agenzia per la sicurezza nucleare non esiste nemmeno sulla carta, non è stata avviata alcuna procedura di Valutazione ambientale e l'intero piano d'identificazione dei siti deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica spiega il leader ecologista -. Come al solito - per quanto riguarda il nucleare si procede a colpi di leggi non concertate che non coinvolgono i cittadini e gli enti locali, secretando i documenti e con procedure che non tengono conto degli obblighi normativi, alcuni dei quali sono dettati direttamente dall'Unione europea.

Per quanto riguarda il deposito nazionale delle scorie, inoltre, il Governo faccia chiarezza e non giochi con le parole.Definire Polo tecnologico un deposito significa prendere in giro sia i cittadini, sia gli enti locali, poiché la ricerca sulle problematiche delle scorie non si fa nei siti, ma nei laboratori di fisica nucleare con appositi reattori sperimentali, mentre i depositi sono solo dei magazzini, possibilmente in zone poco abitate come nel caso di Yucca Mountain negli Usa, nei quali si tenta di mettere in sicurezza questa pesante eredità del nucleare, nella speranza che in futuro si trovi una soluzione scientifica per ridurre la pericolosità delle scorie, cosa sulla quale le lobby nucleari lavorano da 50 anni senza che si intraveda all'orizzonte una soluzione.
fonte : http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6796

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mercoledì 23 giugno 2010

centrali nucleari in Italia : Respinti ricorsi delle Regioni "Infondati" per la Consulta


La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. Respinte dunque le richieste di Lazio, Umbria, Basilicata, Toscana, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Liguria e Emilia Romagna (il Piemonte aveva deciso di ritirare il suo), illustrate durante l'udienza pubblica di ieri mattina. Il deposito delle motivazioni della sentenza, che sarà redatta dal vicepresidente della Corte Ugo De Siervo, è atteso per le prossime settimane.

Cade così anche l'ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia. Ora, il primo passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni 1. L'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese - quello che sbarcherà in Italia - richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate.

Il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico, importanti per la costruzionei della prossime centrali nucleari. Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione.

Fra i nomi dei siti possibili ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico e alta disponibilità di acqua di fiume.

Tra le scelte possibili anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'è già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).

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martedì 17 novembre 2009

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: mappa delle centrali pronta entro primavera. E su internet scatta il “toto” sito

L’Italia spinge l’acceleratore per il ritorno al nucleare. L’attesa mappa dei siti, dove verranno realizzate le nuove centrali entro il 2020 (si parla di tre - quattro impianti), sarà pronta entro primavera. Lo annuncia Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, durante la trasmissione la Telefonata di Canale 5.

In campo per ora, c’è il progetto guidato da una joint venture tra Enel e il colosso francese Edf (Sviluppo Nucleare Italia), per costruire quattro centrali nucleari di terza generazione avanzata, in grado di soddisfare circa il 10% del fabbisogno nazionale. Anche il colosso tedesco E.On sarebbe interessato allo sviluppo del nucleare in Italia, magari in partnership (si è fatto spesso il nome del colosso francese Suez - Gaz de France e dell’utility lombarda A2A), qualora, però, si verificassero le opportune condizioni di stabilità politica.

Tabella di marcia confermata anche da Stefano Saglia, sotto segretario allo Sviluppo Economico. “Entro metà febbraio sarà pronta la mappa che escluderà i territori che non hanno una vocazione per ospitare le centrali. Le imprese che presenteranno i progetti ci diranno poi qual è il loro interesse e su quali territori, così entro primavera saremo in grado di conoscere meglio il programma e la sua configurazione”, ha spiegato a margine di un convegno a Milano, lunedì mattina, pressato dalle domande dei giornalisti. Entro il prossimo marzo, quindi, il ministero dell’Ambiente e la futura Agenzia nucleare, come annunciato a ottobre, potranno mettersi al lavoro per sottoporre alla Valutazione ambientale strategica (Vas) il nuovo programma atomico nazionale

Intanto, su internet in questi mesi si specula sulla futura locazione dei siti. E tornano alla ribalta la vecchia mappa del nucleare del Cnen, voluta dal Governo Cossiga nel 1979, e il rapporto dell’Enea, del 2007, sulla vulnerabilità delle coste (con molta probabilità le centrali, che hanno bisogno di grandi quantità di acqua per completare il ciclo di raffreddamento, dovranno essere costruite in prossimità del mare o di un fiume). Le ha rispolverate l’associazione ambientalista Greenpeace lo scorso maggio, in chiave polemica. Ne parla, dopo pochi mesi, anche il Corriere della sera.

Stando alle mappe - che considerano vari rischi, tra cui quello sismico - le future centrali potrebbero essere collocate: al Nord, nelle macro aree attorno al delta del Po e dell’Adige, nel tratto di costa tra Veneto e Friuli, nel Pavese e nel Vercellese. Al Centro, nell’isola di Pianosa in Toscana e nei territori tra la Maremma e l’alto Lazio, ossia le zone costiere di Cecina, di Piombino-Follonica, di Grosseto, di Albinia e la zona costiera in prossimità di Montalto di Castro. Al Sud, lungo la costa tra Molise e Puglia, nel golfo di Manfredonia e nelle aree costiere tra Brindisi, Lecce e Taranto; lungo il litorale della Basilicata e di alcune zone ioniche della costa calabra; nelle aree del Garigliano e del Sele in Campania. Zone idonee anche sulle due principali isole: alcuni tratti della costa meridionale della Sicilia e altri in Sardegna, in particolare alcune zone costiere di Ogliastra, della provincia di Nuoro e di Cagliari.

Insomma, gli italiani dovranno attendere ancora quattro o cinque mesi, per sapere dove e come rinascerà il nucleare nel nostro paese, tenuta del Governo permettendo. L’unico ostacolo alla rinascita di questa forma di energia, infatti, è proprio la mancata continuità di intenti tra i vari Governi. Lo ha ricordato Bruno D’Onghia, presidente di Edf Italia, alcune settimane fa durante una conferenza a Palazzo Mezzanotte, a Milano: “Il paese deve avere la consapevolezza che con il nucleare si prende un impegno per almeno 100 anni, tra tempo necessario per progetti, costruzione e vita sempre più lunga delle centrali. Il nucleare è una tecnologia che non tollera cambi di strategia o ripensamenti al ritmo dell’alternanza politica”.


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