NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
mercoledì 12 ottobre 2011
siti nucleari italiani : PER la Bonifica dei siti nucleari italiani servono 4,8 miliardi di euro entro il 2025
Per terminare le attività di decommissioning dei siti nucleari italiani e arrivare entro il 2025 «al prato verde» occorrono 4,8 miliardi di euro, comprensivi dei costi di trasferimento dei rifiuti al futuro deposito nazionale. Il dato è contenuto nel piano industriale 2011-2015 approvato da Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Nei cinque anni del piano, Sogin realizzerà attività di decommissioning per 400 milioni di euro.
DECOMMISSIONING - Nel primo semestre 2011, Sogin ha realizzato attività di decommissioning pari a 22,1 milioni di euro, con un incremento del 50% rispetto alla media del periodo 2007-2010, ha illustrato i dati l'amministratore delegato Giuseppe Nucci. Nei prossimi quattro anni verranno anticipate le demolizioni delle parti convenzionali degli impianti in decommissioning, programma già avviato a Latina nell’agosto scorso con la demolizione del pontile in cemento armato lungo 750 metri. Entro l'anno saranno concluse le attività di decontaminazione e smantellamento dell’impianto Fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo, il primo impianto nucleare italiano nel quale termineranno le attività di decommissioning. Entro l’anno nella centrale di Trino terminerà la rimozione dei componenti e dei sistemi ausiliari non contaminati della zona controllata. Sono iniziate le operazioni di trasferimento in Francia del combustibile nucleare ancora presente a Saluggia che rappresenta l’ultimo 2% del combustibile irraggiato ancora presente in Italia.
DEPOSITO - Il nuovo contesto normativo nel 2010 ha affidato a Sogin la localizzazione, realizzazione e gestione del parco tecnologico e deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, che permetterà di mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti dal decommissioning e dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che ogni anno producono circa 500 metri cubi di rifiuti, oggi custoditi in diversi depositi temporanei sparsi sul territorio nazionale. Il deposito consentirà la sistemazione definitiva di circa 80 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea per circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività.
fonte: http://www.corriere.it/ambiente/11_ottobre_12/sogin-bonifica-nucleare_52cf292e-f4eb-11e0-a9a5-9e683f522ea7.shtml
mercoledì 11 agosto 2010
Chernobyl: Russia, roghi vicino a Chernobyl
Dalla metà luglio, sempre secondo la Forestale, gli incendi boschivi in Russia hanno colpito circa 4000 ettari contaminati dall’esplosione della centrale nucleare ucraina del 1986: «In base ai dati del monitoraggio sulla radioattività condotto sul territorio delle regioni russe, incluse le terre inquinate da elementi radioattivi, da metà luglio incendi boschivi sono stati registrati su 3900 ettari», è scritto nel sito.
L’elenco delle zone colpite «nei territori più inquinati» include fra l’altro la regione di Briansk, al confine con Bielorussia e Ucraina. Il 6 agosto, solo in quella zona sono stati registrati almeno 28 incendi, su una superficie di 269 ettari, tutti colpiti nel 1986 dall’incendio della centrale atomica ucraina.
Due giorni fa, inoltre, sul sito di Greenpeace Russia è stata pubblicata una mappa degli incendi nella Russia occidentale, dalla quale si deduceva che nel territorio di Briansk erano scoppiati almeno tre focolai nei boschi inquinati dalla radioattività di Cernobyl.
lunedì 9 agosto 2010
rifiuti nucleari : Russia, stato di emergenza al centro rifiuti nucleari di Maiak
domenica 8 agosto 2010
siti nucleari : Russia in fiamme: fossati attorno ai siti nucleari
Situazione ancora fuori controllo in Russia. Nelle ultime 24 ore sono scoppiati quasi 300 incendi, mentre 244 sono stati spenti. Il fuoco ha finora provocato 52 vittime.Preoccupante la situazione relativa alle centrali nucleari: un fossato di otto chilomentri e' stato scavato attorno al sito di Sarov, il piu' importante della Russia: li' fu costruita la prima bomba atomica sovietica nel 1949.
''La situazione si e' stabilizzata'', ha spiegato il ministero delle Emergenze parlando della centrale nucleare, dove pero' gia' nei giorni scorsi sono stati portati via tutti i materiali esplosivi e radioattivi.
L'allarme per gli incendi in Russia, che hanno fatto salire a 52 il bilancio delle vittime, ha riguardato fin dall'inizio anche alcuni siti nucleari e ora l'esercito russo è stato mobilitato per proteggere queste località dalle fiamme: un fossato è stato scavato per otto chilometri intorno al sito di armi nucleari di Sarov dalle fiamme che continuano a imperversare nella zona occidentale del Paese. Il sito nucleare di Sarov è il più importante della Russia e lì venne prodotta nel 1949 la prima bomba atomica sovietica. Circondato dai boschi nella regione di Niznhy Novgorod, dista circa 350 chilometri a est di Mosca. Il ministero delle Emergenze ha spiegato che la situazione a Sarov si è «stabilizzata». Nei giorni scorsi dall'impianto erano stati già rimossi per precauzione tutti i materiali esplosivi e radioattivi.
VIAGGI SCONSIGLIATI - Il ministero degli Esteri italiano suggerisce ai turisti di rinviare i viaggi «non strettamente necessari» a Mosca, in preda a un inquinamento da fumi, e di evitare in generale le zone della Russia colpite dal caldo e dagli incendi. Anche Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno consigliato ai loro cittadini di non recarsi nella capitale e nelle altre zone a rischio. Il ’travel warning’ è contenuto in un bollettino pubblicato sul sito ’Viaggiare Sicuri’, il portale che mette a disposizione le informazioni sui Paesi esteri, comprese quelle relative alla sicurezza.
IL FUMO HA RAGGIUNTO LA STRATOSFERA - A mostrare l'enormità degli incendi è stata anche la Nasa: dallo spazio è infatti possibile vedere le fiamme che imperversano in Russia. L'agenzia spaziale americana ha fatto sapere inoltre che il fumo ha raggiunto l'altitudine di 12 chilometri nella stratosfera, come avviene per i vulcani. Intanto, secondo le analisi, l'inquinamento atmosferico provocato dai vastissimi roghi - che hanno causato finora 52 morti - è sei volte superiore il normale. Gli incendi hanno lasciato 4 mila persone senza casa e messo in crisi anche il trasporto aereo. La capitale continua a essere avvolta dal fumo che potrebbe durare fino a mercoledì: «La situazione nella regione di Mosca è ancora tesa, ma non c'è pericolo per le zone residenziali o i siti economici», ha riferito il ministro delle Emergenze. Il fumo ha costretto gran parte della popolazione a rimanere chiusa in casa.
VERTICE BERLUSCONI-BERTOLASO - La Russia è stata al centro di una riunione che si è svolta a Palazzo Grazioli, a Roma tra Silvio Berlusconi, Gianni Letta, il consigliere diplomatico Bruno Archi e il capo dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso. In particolare sono stati valutati eventuali ulteriori interventi in favore della Russia, dove da alcuni giorni, sono già in azione due Canadair della Protezione Civile . Nelle prossime ore il presidente del Consiglio sentirà il primo ministro della Russia Vladimir Putin per ipotizzare un ulteriore intervento italiano sul territorio russo. Si stanno inoltre valutando, anche in coordinamento con l'Unione Europea, le possibili azioni in favore della popolazione colpita dalle alluvioni che hanno interessato il Pakistan. Secondo Bertolaso «la situazione è molto grave, soprattuttto nella zona di Mosca. Il fumo è tanto denso da impedire ai canadair di volare perché non c'è visibilità. Per questo i nostri mezzi sono stati spostati in un'altra area». «Sui siti nucleari - ha spiegato Bertolaso - sappiamo poco, ma i russi ci hanno garantito che sono in grado di controllare le fiamme che potrebbero interessare le centrali».
fonte: corriere.it
mercoledì 15 luglio 2009
CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: PRIMA PIETRA CENTRALE ENEL IN ITALIA NEL 2013

Enel avviera' la costruzione della prima nuova centrale nucleare in Italia nel 2013, dopo aver completato le due unita' in costruzione in Slovacchia. Lo ha annunciato il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, intervenendo ad un forum a Bratislava, dopo l'approvazione da parte del Parlamento del ritorno all'atomo con il ddl sviluppo. ''C'e' l'impegno dell'Enel - ha spiegato Scajola - a finire la costruzione delle due unita' entro il 2013. Enel manterra' l'impegno perche' nel 2013, appena avra' finito qui inziera' a costruire in Italia''.
L'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, ha confermato ''limpegno a rendere gli inpianti in Slovacchia operativi entro il 2013, il primo gruppo entro fine 2012 ed il secondo a fine 2013''.
''Da questo investimento - ha aggiunto Conti - vogliamo far emergere il concetto che Slovenske Elektrarne diventi il punto di eccellenza rispetto ai nostri concorrenti che si affacciano su quest'area e che da questo Paese riprenda l'export di energia verso altri paesi dell'area''.
''Spero - ha concluso l'a.d. dell'Enel - che questo venga apprezzato dai nostri compatrioti perche' fortunatamente il nostro Parlamento ha approvato una legge che prevede il ritorno al nucleare''.
I tecnici dell'Enel hanno gia' individuato alcuni siti per la costruzione di nuove centrali nucleari e la produzione potra' partire nel 2018. Lo ha detto l'amministratore delegato Fulvio Conti a margine dell'inaugurazione dei cantieri per la costruzione di due unita' nucleari in Slovacchia.
''I nostri tecnici stanno lavorando all'individuazione dei siti e alcuni li hanno gia' individuati'' ha detto spiegando che il primo MW nucleare sara' possibile produrlo nel 2018. In ogni caso si tratta di studi di fattibilita' del gruppo che dovranno tenere conto delle disposizioni dei decreti attuativi del ddl sviluppo.
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nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI
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venerdì 15 maggio 2009
CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ECCO I SITI PIù PROBABILI
Piemonte: Provincia di Vercelli: tutta la zona intorno al Po, da Trino Vercellese fino alla zona a nord di Chivasso.
Provincia di Biella: la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea.
Lombardia: Provincia di Pavia: la zona dell’Oltrepò Pavese a nord di Voghera.
Provincia di Mantova: l’intera zona a sud di Mantova in corrispondenza del Po
Provincia di Cremona:zona a sud di Cremona in corrispondenza del Po (vicino a Caorso)
Veneto: Provincia di Rovigo: la zona compresa tra l’Adige e il Po (a sud di Legnago)
Friuli: Provincia di Udine e provincia di Pordenone: tutta la zona interna, intorno al fiume Tagliamento, da Latisana fino a Spilimbergo
Emilia Romagna : Provincia di Parma: la zona a nord di Fidenza, compresa tra il Po e il Taro
Toscana: L’isola di Pianosa
Lazio: Provincia di Viterbo: la zona interna a sud del Tevere, nella zona di affluenza della
Nera, tra Magliano Sabina e Orte.
Calabria: Provincia di Catanzaro: la zona costiera ionica in corrispondenza di Sellia Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Principali località: Belladonna, Marindi, Simeri Mare, Sellia
Marina).
Provincia di Crotone: la zona costiera ionica in corrispondenza della foce del fiume Neto, a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca).
Provincia di Cosenza: la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cariati
Puglia: Provincia di Taranto: la zona costiera ionica, in corrispondenza della località di Manduria.
Provincia di Lecce: la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo e quella a sud di Gallipoli; la zona costiera adriatica a nord di Otranto e quella a sud di Brindisi (esistono su
queste ultime dei vincoli naturalistici).
Provincia di Brindisi: la zona costiera in corrispondenza di Ostuni.
Sicilia: Provincia di Ragusa: la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo.
Provincia di Caltanissetta: la zona costiera intorno a Gela.
Provincia di Agrigento: la zona costiera intorno Licata.
Provincia di Trapani: la zona costiera a sud di Mazzara del Vallo, in corrispondenza della località Tre Fontane.
Sardegna. Ogliastra: la zona costiera in corrispondenza del fiume Riu Mannu e della località di Torre di Bari.
Provincia di Nuoro, la zona costiera a sud della località di Santa Lucia e in corrispondenza dell’isola Ruja.
Provincia di Cagliari: la zona costiera tra Pula e Santa Margherita di Pula.






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giovedì 23 aprile 2009
NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ? I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici?

In Italia il cammino del nucleare sembra procedere a rilento. Eppure, mentre il dibattito pubblico periodicamente si accende e si spegne, l'iter per l'apertura di quattro centrali nel paese prosegue sottotraccia. Con grande soddisfazione dell'Enel e del suo partner francese Edf. La joint venture al 50 per cento costituita pochi mesi fa a Roma tra i due colossi europei dell'energia per eseguire gli studi di fattibilità per le centrali da costruire in Italia ha già prodotto i primi risultati. E, dopo aver stilato una lista di possibili siti, Enel e Edf hanno iniziato i sopralluoghi congiunti in quelli più interessanti. Come Montalto di Castro, dove si è recato il presidente di Edf Pierre Gadonneix in persona. L'accordo tra le due società prevede che in Italia deterranno insieme il 51 per cento delle nuove centrali, mentre già in Francia Enel (dopo aver acquisito il 12,5 della centrale nucleare di Flamanville in costruzione), ha opzionato un altro 12,5 della futura centrale di Penly e già dal 2008 ottiene anticipatamente l'energia che le spetta per il suo investimento, con la quale sta costituendo oltralpe un suo portafoglio di clienti. Dal canto suo, la società guidata da Fulvio Conti (che oggi produce il quadruplo dell'energia nucleare che produceva prima del referendum del 1987) si è impegnata a fornire analogo accesso in proprie centrali nucleari in costruzione in Europa. Le due società, insomma, si intendono benissimo a fare affari insieme, nell'attesa che si apra il mercato italiano del nucleare.
I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici, come Montalto. Parla Pierre Gadonneix, capo di Edf, partner dell'Enel
INTERVISTA DI Alessandra Viola DA espresso.repubblica.it
Presidente, come sta procedendo il ritorno al nucleare dell'Italia?
"L'Italia, che è stato il primo paese europeo a sviluppare il nucleare, ha dovuto rinunciarvi per l'incidente di Chernobyl e il successivo referendum. In questi anni il Paese ha costruito la sua forza sul gas e sul carbone, ma come tutti i paesi del mondo in questo periodo sta prendendo coscienza di due grandi problemi: la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime e la necessità di ridurre le emissioni di CO2. Entrambi conducono alla riconsiderazione del nucleare".
Che cosa prevedono gli accordi di Edf con il governo italiano?
"I negoziati sono iniziati 4-5 anni fa. Il governo ci propose un partenariato con l'Enel per preparare un eventuale ritorno del nucleare in Italia. Nel 2007 l'accordo è stato confermato da Prodi e un mese fa è stato ulteriormente rilanciato in un summit franco-italiano che ha definito le condizioni di questa collaborazione".
Quali sono queste condizioni?
"Enel detiene il 12,5 per cento della centrale di Flamanville, in costruzione nel Nord della Francia. E l'accordo prevede che possa mantenere questa quota non per questa sola centrale, ma per cinque. Per le prossime, Enel potrà avere accesso alla governance, se lo vorrà, e ha già opzionato la centrale di Penly, sulla Manica. È previsto che per la sua partecipazione Enel possa disporre di una quantità di energia pari al 12,5 per cento della produzione della centrale, che dovrebbe entrare in funzione nel 2017. Ma intanto stiamo anticipando alla società la fornitura elettrica, per permetterle di costituirsi un portafoglio di clienti in Francia. In cambio Enel dovrà consentire a noi di entrare in progetti europei o italiani di pari livello. Che vuol dire progetti nucleari, ma non solo. Anche perché sappiamo che il rilancio del nucleare in Italia non sarà veloce".
Ma secondo lei ci sarà?
"Diciamo che sarebbe logico che ci fosse, e che noi ce lo auguriamo. Ma è una decisione esclusivamente politica nella quale non possiamo entrare".
E se alla fine il nucleare in Italia non si dovesse fare? Che fine farà l'accordo con Enel?
"Attualmente il nucleare in Italia non c'è, ma la nostra partnership procede in modo molto soddisfacente. Enel ha inviato 50 ingegneri a lavorare a Flamanville, tutti di altissimo livello. Siamo estremamente soddisfatti. Per noi l'Italia è un mercato potenziale estremamente interessante, nel quale operiamo del resto già da tre anni attraverso la nostra partecipazione in Edison. Se non si aprirà, potremo comunque collaborare con Enel in altri paesi".
In ogni caso, gli ingegneri dell'Enel intanto fanno esperienza.
"Direi che si formano, è più preciso. Non necessariamente e non solo per lavorare in Italia. Il vostro Paese aveva un enorme patrimonio di competenze sul nucleare, ma l'ha parzialmente perso e ora è costretto a imparare di nuovo da chi invece è andato avanti".
Che altro prevede l'accordo per l'Italia?
"Abbiamo costituito una joint venture con Enel al 50 per cento, con la missione di studiare i progetti per la costruzione di quattro centrali nelle quali noi avremmo una partecipazione e anzi saremmo insieme ad Enel i due principali partner dell'operazione, che sarebbe comunque aperta anche ad altri investitori".
Anche allo Stato?
"Non ho sentito parlare dell'ipotesi che lo Stato italiano sia partner economico della costruzione delle centrali".
Chi le costruirà?
"Nella prima centrale, sarà Edf il leader delle operazioni di costruzione. Per le seguenti, trasferiremo tutta la competenza a Enel. Il nostro partenariato prevede che noi apporteremo le competenze per la costruzione, ma Enel ne apporterà altre, per esempio quella per la scelta dei siti".
In Italia abbiamo diverse centrali nucleari chiuse, da Trino a Caorso, fino a Montalto di Castro. Le nuove centrali si faranno dove già esistono quelle vecchie?
"Probabilmente. Il sito nucleare deve avere solo due caratteristiche: essere vicino a una fonte d'acqua, che può essere un fiume o anche il mare (ne abbiamo fatte diverse sul mare ultimamente) ed essere allacciato alle linee di alta tensione. Quindi è perfettamente possibile che una nuova centrale sia costruita a fianco di altre esistenti, anche termiche. Ma meglio ancora e più veloce sarebbe mettere le nuove centrali a fianco di quelle vecchie, per le quali i siti erano già stati scelti con cura molti anni fa".
Come per esempio Montalto di Castro?
"L'Enel non ha ancora scelto i siti, ma ha al vaglio un elenco e stiamo visitando alcuni tra quelli ritenuti più interessanti".
Siete stati anche a Montalto?
"Sì. Mi ha molto colpito vedere una centrale pronta per essere accesa, e mai messa in funzione".
Si potrebbe rimetterla in funzione?
"No, andrà completamente smantellata, e ci vorrà del tempo. Il nucleare è comunque sempre una scelta di lungo periodo. Dovranno trascorrere ancora dei mesi per capire che piega prenderà il tutto e quali saranno le scelte definitive del governo, perché prima si dovranno creare un sistema legislativo e una regolamentazione in proposito".
Alcuni dicono che non servirà una legge ad hoc.
"In ogni caso ci sarà bisogno di un quadro di regolamentazione che istituisca un'Autorità di sicurezza, indipendente e capace di definire le condizioni per l'approvazione dei diversi progetti".
Sembra una pratica lunga.
"Il governo ha detto che per guadagnare tempo l'Italia si potrebbe ispirare al modello francese. Da noi l'Autorità per la sicurezza del nucleare funziona da anni, si potrebbe semplicemente copiarne la struttura legislativa e regolamentare. È solo un'idea, perché questa chiaramente è una competenza del governo, in cui noi non possiamo entrare. Certo, alcune cose andrebbero modificate in funzione della legislazione nazionale, ma la parte principale della regolamentazione potrebbe rimanere quella, perché l'Autorità italiana sarebbe chiamata a valutare la sicurezza del reattore Epr, che è lo stesso che l'Autorità francese ha già autorizzato in Francia. Questo farebbe risparmiare tempo. Ma anche questa è una scelta politica, in cui noi non possiamo entrare. Da voi il nucleare è un argomento molto sensibile e il governo ne è ben consapevole. Sarà necessario in prima istanza ottenere il parere favorevole dell'opinione pubblica, poi avviare il dialogo con le collettività locali quando si tratterà della scelta dei siti. Ma nucleare vuol dire energia elettrica più a buon mercato, e questo è un buon argomento".
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Scanzano Jonico, 21 apr - Il vicepresidente e assessore all'ambiente della regione Basilicata Vincenzo Santochirico, si e' recato a Scanzano Jonico, sul sito in cui e' ancora in atto il blitz di Greenpeace che ha chiuso i pozzi candidati a diventare deposito per le scorie nucleari, trasformandoli in un parco giochi. ''La nostra posizione contro il nucleare e' sempre stata netta - sostiene Santochirico - la mia presenza qui oggi lo conferma, il disegno di legge proposto al Parlamento come dice Greenpeace e' veramente pericoloso, la regione viene completamente espropriata della capacita' di decidere, la regione non avrebbe piu' voce in capitolo, la nostra porta sul nucleare e' chiusa a doppia mandata, nel piano energetico della Basilicata, in approvazione domani in giunta c'e' un chiaro no al nucleare''. ''Ci sentiamo rassicurati dalle dichiarazioni del vicepresidente della regione Basilicata, - afferma Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - ma ora anche le altre regioni italiane devono prendere una posizione ferma contro il nucleare, e in particolare sul DDL 1195, in discussione al senato, che propone una via autoritaria e sovietica al nucleare''.
''Non giochiamo con il futuro dei nostri figli''. E' con questo spot che Greenpeace ha trasformato il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Alla vigilia dell'apertura del G8 Ambiente di Siracusa, e a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del disastro di Cernobyl, attivisti di Greenpeace hanno trasformato il sito in un parco per bambini, per ''ricordare al ministro Prestigiacomo e al governo che le scelte irresponsabili di questa classe politica stanno ipotecando il futuro dei nostri figli''. Greenpeace denuncia la ''frenesia ideologica'' che guida la riapertura del nucleare nel nostro Paese: il Governo Berlusconi, sostiene Greenpeace, propone al Parlamento una strategia di stampo ''sovietico'', basata su ''un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali. Tanto le normative gia' in vigore quanto quelle in discussione (il DDL 1195) introducono elementi di militarizzazione nella gestione delle scorie e nella localizzazione dei siti, minimizzando le garanzie del sistema di controllo di sicurezza''. Greenpeace chiede che ''il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato cosi' com'era prima della proposta di deposito, eliminando ogni minaccia sul futuro ambientale e socioeconomico della Basilicata. La direzione e' quella tracciata da Barack Obama. Proprio poche settimane fa, infatti, il presidente Usa ha fermato il programma del deposito di Yucca Mountain, in Nevada, unico progetto esistente di deposito geologico, dove in venti anni sono stati spesi 8 miliardi di dollari circa senza aver risolto i numerosi problemi''. Greenpeace chiede inoltre ''la chiusura definitiva dei pozzi di Scanzano Jonico, come richiesto dagli enti locali e dalla Regione Basilicata, e di abbandonare definitivamente la stagione della gestione 'militare' del nucleare. E' necessaria l'apertura di una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico dell'Italia''.
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