giovedì 23 aprile 2009

NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ? I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici?


In Italia il cammino del nucleare sembra procedere a rilento. Eppure, mentre il dibattito pubblico periodicamente si accende e si spegne, l'iter per l'apertura di quattro centrali nel paese prosegue sottotraccia. Con grande soddisfazione dell'Enel e del suo partner francese Edf. La joint venture al 50 per cento costituita pochi mesi fa a Roma tra i due colossi europei dell'energia per eseguire gli studi di fattibilità per le centrali da costruire in Italia ha già prodotto i primi risultati. E, dopo aver stilato una lista di possibili siti, Enel e Edf hanno iniziato i sopralluoghi congiunti in quelli più interessanti. Come Montalto di Castro, dove si è recato il presidente di Edf Pierre Gadonneix in persona. L'accordo tra le due società prevede che in Italia deterranno insieme il 51 per cento delle nuove centrali, mentre già in Francia Enel (dopo aver acquisito il 12,5 della centrale nucleare di Flamanville in costruzione), ha opzionato un altro 12,5 della futura centrale di Penly e già dal 2008 ottiene anticipatamente l'energia che le spetta per il suo investimento, con la quale sta costituendo oltralpe un suo portafoglio di clienti. Dal canto suo, la società guidata da Fulvio Conti (che oggi produce il quadruplo dell'energia nucleare che produceva prima del referendum del 1987) si è impegnata a fornire analogo accesso in proprie centrali nucleari in costruzione in Europa. Le due società, insomma, si intendono benissimo a fare affari insieme, nell'attesa che si apra il mercato italiano del nucleare.

I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici, come Montalto. Parla Pierre Gadonneix, capo di Edf, partner dell'Enel
INTERVISTA DI Alessandra Viola DA espresso.repubblica.it

Presidente, come sta procedendo il ritorno al nucleare dell'Italia?
"L'Italia, che è stato il primo paese europeo a sviluppare il nucleare, ha dovuto rinunciarvi per l'incidente di Chernobyl e il successivo referendum. In questi anni il Paese ha costruito la sua forza sul gas e sul carbone, ma come tutti i paesi del mondo in questo periodo sta prendendo coscienza di due grandi problemi: la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime e la necessità di ridurre le emissioni di CO2. Entrambi conducono alla riconsiderazione del nucleare".

Che cosa prevedono gli accordi di Edf con il governo italiano?
"I negoziati sono iniziati 4-5 anni fa. Il governo ci propose un partenariato con l'Enel per preparare un eventuale ritorno del nucleare in Italia. Nel 2007 l'accordo è stato confermato da Prodi e un mese fa è stato ulteriormente rilanciato in un summit franco-italiano che ha definito le condizioni di questa collaborazione".

Quali sono queste condizioni?
"Enel detiene il 12,5 per cento della centrale di Flamanville, in costruzione nel Nord della Francia. E l'accordo prevede che possa mantenere questa quota non per questa sola centrale, ma per cinque. Per le prossime, Enel potrà avere accesso alla governance, se lo vorrà, e ha già opzionato la centrale di Penly, sulla Manica. È previsto che per la sua partecipazione Enel possa disporre di una quantità di energia pari al 12,5 per cento della produzione della centrale, che dovrebbe entrare in funzione nel 2017. Ma intanto stiamo anticipando alla società la fornitura elettrica, per permetterle di costituirsi un portafoglio di clienti in Francia. In cambio Enel dovrà consentire a noi di entrare in progetti europei o italiani di pari livello. Che vuol dire progetti nucleari, ma non solo. Anche perché sappiamo che il rilancio del nucleare in Italia non sarà veloce".
Ma secondo lei ci sarà?
"Diciamo che sarebbe logico che ci fosse, e che noi ce lo auguriamo. Ma è una decisione esclusivamente politica nella quale non possiamo entrare".

E se alla fine il nucleare in Italia non si dovesse fare? Che fine farà l'accordo con Enel?
"Attualmente il nucleare in Italia non c'è, ma la nostra partnership procede in modo molto soddisfacente. Enel ha inviato 50 ingegneri a lavorare a Flamanville, tutti di altissimo livello. Siamo estremamente soddisfatti. Per noi l'Italia è un mercato potenziale estremamente interessante, nel quale operiamo del resto già da tre anni attraverso la nostra partecipazione in Edison. Se non si aprirà, potremo comunque collaborare con Enel in altri paesi".

In ogni caso, gli ingegneri dell'Enel intanto fanno esperienza.
"Direi che si formano, è più preciso. Non necessariamente e non solo per lavorare in Italia. Il vostro Paese aveva un enorme patrimonio di competenze sul nucleare, ma l'ha parzialmente perso e ora è costretto a imparare di nuovo da chi invece è andato avanti".

Che altro prevede l'accordo per l'Italia?
"Abbiamo costituito una joint venture con Enel al 50 per cento, con la missione di studiare i progetti per la costruzione di quattro centrali nelle quali noi avremmo una partecipazione e anzi saremmo insieme ad Enel i due principali partner dell'operazione, che sarebbe comunque aperta anche ad altri investitori".

Anche allo Stato?
"Non ho sentito parlare dell'ipotesi che lo Stato italiano sia partner economico della costruzione delle centrali".
Chi le costruirà?
"Nella prima centrale, sarà Edf il leader delle operazioni di costruzione. Per le seguenti, trasferiremo tutta la competenza a Enel. Il nostro partenariato prevede che noi apporteremo le competenze per la costruzione, ma Enel ne apporterà altre, per esempio quella per la scelta dei siti".

In Italia abbiamo diverse centrali nucleari chiuse, da Trino a Caorso, fino a Montalto di Castro. Le nuove centrali si faranno dove già esistono quelle vecchie?
"Probabilmente. Il sito nucleare deve avere solo due caratteristiche: essere vicino a una fonte d'acqua, che può essere un fiume o anche il mare (ne abbiamo fatte diverse sul mare ultimamente) ed essere allacciato alle linee di alta tensione. Quindi è perfettamente possibile che una nuova centrale sia costruita a fianco di altre esistenti, anche termiche. Ma meglio ancora e più veloce sarebbe mettere le nuove centrali a fianco di quelle vecchie, per le quali i siti erano già stati scelti con cura molti anni fa".
Come per esempio Montalto di Castro?
"L'Enel non ha ancora scelto i siti, ma ha al vaglio un elenco e stiamo visitando alcuni tra quelli ritenuti più interessanti".

Siete stati anche a Montalto?
"Sì. Mi ha molto colpito vedere una centrale pronta per essere accesa, e mai messa in funzione".
Si potrebbe rimetterla in funzione?
"No, andrà completamente smantellata, e ci vorrà del tempo. Il nucleare è comunque sempre una scelta di lungo periodo. Dovranno trascorrere ancora dei mesi per capire che piega prenderà il tutto e quali saranno le scelte definitive del governo, perché prima si dovranno creare un sistema legislativo e una regolamentazione in proposito".
Alcuni dicono che non servirà una legge ad hoc.
"In ogni caso ci sarà bisogno di un quadro di regolamentazione che istituisca un'Autorità di sicurezza, indipendente e capace di definire le condizioni per l'approvazione dei diversi progetti".
Sembra una pratica lunga.
"Il governo ha detto che per guadagnare tempo l'Italia si potrebbe ispirare al modello francese. Da noi l'Autorità per la sicurezza del nucleare funziona da anni, si potrebbe semplicemente copiarne la struttura legislativa e regolamentare. È solo un'idea, perché questa chiaramente è una competenza del governo, in cui noi non possiamo entrare. Certo, alcune cose andrebbero modificate in funzione della legislazione nazionale, ma la parte principale della regolamentazione potrebbe rimanere quella, perché l'Autorità italiana sarebbe chiamata a valutare la sicurezza del reattore Epr, che è lo stesso che l'Autorità francese ha già autorizzato in Francia. Questo farebbe risparmiare tempo. Ma anche questa è una scelta politica, in cui noi non possiamo entrare. Da voi il nucleare è un argomento molto sensibile e il governo ne è ben consapevole. Sarà necessario in prima istanza ottenere il parere favorevole dell'opinione pubblica, poi avviare il dialogo con le collettività locali quando si tratterà della scelta dei siti. Ma nucleare vuol dire energia elettrica più a buon mercato, e questo è un buon argomento".

1 commento:

Gianluca Bracca ha detto...

Salve,

mi intrometto per segnalare (constatato che i media continuano ad ignorare i comunicati stampa che gli vengono inviati) che il 29 Aprile a Ghilarza e Cagliari si terranno due conferenze per rilanciare la petizione "Non abbiamo bisogno del nucleare", indetta dal movimento politico Per il Bene Comune e che ha visto una massiccia adesione proprio dei cittadini sardi nella sua versione online.
Gli incontri avranno come obiettivo quello di sensibilizzare ed informare i cittadini su una vicenda, questa del ritorno al nucleare, volutamente trattata dai media in maniera propagandistica e non reale. Sarà possibile sottoscrivere la petizione in quelle sedi.

L'intento è anche quello di far conoscere Per il Bene Comune in Sardegna, con la speranza che persone di buone volontà inizino ad organizzarsi per dar vita ad una realtà locale sarda del movimento che possa raccogliere e far partecipare i cittadini onesti e desiderosi di impegnarsi per il bene comune della propria terra, sempre più nelle mire di deturpatori dell'ambiente, della salute e delle risorse.

Per il Bene Comunehttp://www.perilbenecomune.org
La petizione Online:http://petizione.perilbenecomune.orgInformazioni sulle conferenze del 29 Aprile:
http://www.perilbenecomune.org/index.php?mod=blabla&menu_id=&news_id=129&myaction=read_news
Grazie per lo spazio e in bocca al lupo a voi e la vostra terra.

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