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mercoledì 12 ottobre 2011

siti nucleari italiani : PER la Bonifica dei siti nucleari italiani servono 4,8 miliardi di euro entro il 2025

Avviate operazione di trasferimento in Francia dell'ultimo 2% di combustibile irraggiato presente in Italia

Per terminare le attività di decommissioning dei siti nucleari italiani e arrivare entro il 2025 «al prato verde» occorrono 4,8 miliardi di euro, comprensivi dei costi di trasferimento dei rifiuti al futuro deposito nazionale. Il dato è contenuto nel piano industriale 2011-2015 approvato da Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Nei cinque anni del piano, Sogin realizzerà attività di decommissioning per 400 milioni di euro.

DECOMMISSIONING - Nel primo semestre 2011, Sogin ha realizzato attività di decommissioning pari a 22,1 milioni di euro, con un incremento del 50% rispetto alla media del periodo 2007-2010, ha illustrato i dati l'amministratore delegato Giuseppe Nucci. Nei prossimi quattro anni verranno anticipate le demolizioni delle parti convenzionali degli impianti in decommissioning, programma già avviato a Latina nell’agosto scorso con la demolizione del pontile in cemento armato lungo 750 metri. Entro l'anno saranno concluse le attività di decontaminazione e smantellamento dell’impianto Fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo, il primo impianto nucleare italiano nel quale termineranno le attività di decommissioning. Entro l’anno nella centrale di Trino terminerà la rimozione dei componenti e dei sistemi ausiliari non contaminati della zona controllata. Sono iniziate le operazioni di trasferimento in Francia del combustibile nucleare ancora presente a Saluggia che rappresenta l’ultimo 2% del combustibile irraggiato ancora presente in Italia.

DEPOSITO - Il nuovo contesto normativo nel 2010 ha affidato a Sogin la localizzazione, realizzazione e gestione del parco tecnologico e deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, che permetterà di mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti dal decommissioning e dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che ogni anno producono circa 500 metri cubi di rifiuti, oggi custoditi in diversi depositi temporanei sparsi sul territorio nazionale. Il deposito consentirà la sistemazione definitiva di circa 80 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea per circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività.

fonte: http://www.corriere.it/ambiente/11_ottobre_12/sogin-bonifica-nucleare_52cf292e-f4eb-11e0-a9a5-9e683f522ea7.shtml

mercoledì 20 ottobre 2010

centrali nucleari in Italia : riaccesi i due reattori sperimentali presso il Centro di Ricerche Enea Casaccia, vicino Roma


Il ritorno del nucleare in Italia, dopo il referendum del 1987, ha una data di inizio. Oggi. Sono stati infatti riaccesi i due reattori sperimentali presso il Centro di Ricerche Enea Casaccia, vicino Roma, che rappresentano di fatto il simbolo del ritorno del nucleare in Italia. I due reattori, chiamati Triga e Tapiro. La ripresa del funzionamento avviene in occasione dei 50 anni del centro della Casaccia.

Negli ultimi anni, in realtà, i reattori Triga Rc-1 (Training, Research, Isotopes, General Atomics-Reattore casaccia 1T) e Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza 0) non sono mai stati del tutto “silenziosi”. Sono stati infatti utilizzati in altri ambiti, come la medicina nucleare.

Il Centro di ricerche della Casaccia torna così ad essere il cuore della ricerca applicata sulle applicazioni pacifiche dell’energia nucleare in Italia, come lo era stato all’epoca della sua istituzione, nel 1960. In quello stesso anno era nato il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (Cnen) con il compito di promuovere la ricerca sugli impianti nucleari. Il Cnen è diventato Enea all’inizio degli anni ’80, affiancando la ricerca sul nucleare a quella sulle energie alternative e sull’impatto ambientale della produzione energetica. Dopo l’incidente di Chernobyl il referendum del 1987 ha bloccato la produzione di energia nucleare in Italia, ma in questi 23 anni la ricerca sul nucleare in Italia non si è mai fermata e, nella Casaccia come in molte università e aziende italiane, molti esperti hanno continuato a lavorare in questo campo, anche a livello internazionale.

E intanto l’Ansa riporta delle proteste dei Verdi. Una “farsa”: così definiscono la giornata sui 50 anni del Centro di Ricerche Enea Casaccia, i Verdi che hanno indetto una protesta all’esterno del centro dove sono stati riaccesi i due reattori sperimentali Triga e Tapiro. Una quindicina in tutto, con le tute bianche, i Verdi hanno cartelli con le scritte “Sì al solare, no al nucleare” e “Solare, sì grazie”. C’é anche un cartello con una foto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, colorato di verde e la scritta “Berlusconi radioattivo”. “Il governo si appresta ad avviare il nucleare, vedremo quando e dove, come un’economia di Stato finanziata con tasse che gli italiani pagheranno”, ha detto il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. “E’ incredibile – ha aggiunto – che si faccia questo all’Enea, l’ente che doveva condurre la ricerca sulle energie alternative. Si riattivano vecchi reattori, ma l’Enea non dice che 63 chilogrammi di plutonio e 6.300 chilogrammi di scorie radioattive si trovano nei capannoni della Casaccia senza alcuna precauzione”

fonte: http://www.gliitaliani.it/2010/10/alle-porte-di-roma-riaccesi-dopo-anni-due-piccoli-reattori-nucleari-sperimentali-dellenea/

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mercoledì 13 ottobre 2010

scorie nucleari : Edf autorizzata a scaricare in mare e nell’aria 20.000 miliardi di becquerel *di trizio all'anno


Secondo Channelonline.tv, la televisione delle Isole britanniche del Canale della Manica (Channel Islands: Jersey, Guernensey, Alderney ed Herm), «Il governo francese ha dato il via libera a Electricité de France per aumentare la quantità di trizio radioattivo negli scarichi in mare ed aria a Flamanville (Nella foto), sulla costa della Normandia. In futuro i due reattori nucleari di saranno in grado di scaricare altri 20.000 miliardi di becquerel* di trizio all'anno». Edf a Flamanville gestisce il sito del nuovo European pressurised reactor (Epr) che dovrebbe essere operativo nel 2014, lo stesso tipo di reattori su cui punta il nostro governo per il "rinascimento" nucleare italiano.

Gli abitanti delle isole del Canale sono molto preoccupati, ma l'Autorité de sûreté nucléaire (Asn) il 5 ottobre li assicurava che «la soglia massima degli scarichi autorizzati in mare sarà bassa». Il concetto di "basso" sembrerebbe molto elastico: secondo il decreto apparso sul Journal Officiel (la Gazzetta Ufficiale francese) del 22 settembre, al minimo, l'autorizzazione di scarico di trizio in mare passa da 60.000 Gbq (gigabecquerl) a 80.000 all'anno per i due reattori attuali di Flamanville, ma secondo l'Asn il decreto dovrà essere rivisto perché contiene imprecisioni. In un'intervista concessa qualche giorno fa all'Afp dopo una riunione informativa della Commissione locale della centrale di Les Pieux, adiacente a Flamanville, il capo-divisione di Caen dell'Asn, Thomas Houdré, ha spiegato che «Ad esempio il testo, in un diagramma di flussi di attività delle ciminiere, fa riferimento a dei Bq/annno (becquerels all'anno) mentre dovrebbe menzionare dei Bq al secondo. Ma i limiti indicati sono buoni».

La cosa non convince per nulla ambientalisti, pescatori e cittadini visto che, se si comprende l'Epr in costruzione a Flamanville, la soglia passa a 120.000 Gbq, e l'ex eurodeputato Verde francese Didier Anger, denuncia il «Non rispetto della Convenzione Ospar, firmata dalla Francia e mirante a ridurre a zero gli scarichi radioattivi nell'Atlantico del nord». Si tratta della stessa London Convention for the protection of the marine environment of the North-East Atlantic, fermata dalla Francia nel 1998, che i governi autonomi delle piccolo isole inglesi della Manica pretendono che il governo di Parigi rispetti

Ma il decreto francese prevede anche l'eventuale utilizzo di un nuovo tipo di combustibile nucleare ad "haut taux de combustion" (Htc) che dovrebbe portare i limiti, Epr incluso, a 150.000 Gbq/anno, «Sono due volte e mezzo la soglia attuale», fa notare Anger.

Secondo Houdré è tutto a posto visto che «Flamanville è la sola centrale a vedere rivalutati i suoi limiti di scarichi di trizio in mare, finora molto più bassi che in altre centrali e che erano estremamente complicati da rispettare». Et voilà: siccome è complicato, si alzano i limiti e si scarica tutto in mare in violazione di un accordo internazionale!

l'Association de contrôle de la radioactivité dans l'ouest (Acro) fa anche presente che riguardo all'aumento dei limiti degli scarichi di trizio autorizzati nell'aria, più 60% a 8.000 GBq/anno, «E' stato sottostimato il valore scaricato fino ad adesso a Flamanville». Houdré cerca di smorzare la polemica: «Le soglie del trizio sono i soli limiti degli scarichi radioattivi ad essere stati elevati, nel decreto gli altri (carbonio 14, iodio) calano. L'impatto del trizio resta basso riguardo agli altri radioelementi».

In realtà gli esperti e la stessa Asn ammettono che sulla questione non esiste un consenso e lo stesso Houdré ammette che «Una maggioranza di opinioni considera che l'impatto del trizio oggi sia senza dubbio sottostimato». Anger è certo che i limiti sono già stati abbondantemente superati: «I livelli di inquinamento veri di Flamanville sono almeno 150.000 GBq all'anno».

Il trizio in realtà non è un prodotto quasi innocuo come vorrebbe presentarlo Edf: rappresenta un rischio quando di contaminazione radioattiva se viene inalato, ingerito per via alimentare o acqua, o assorbito attraverso la pelle, l'unica cosa "positiva" è che rimane pericolosamente radioattivo per anni "solo" 15 o 20 anni. Niente a paragone delle scorie radioattive e delle oltre 80 tonnellate di plutonio che Areva ha stoccato nel sito nucleare di Cap de la Hague, sempre sulla costa della Normandia, e che resteranno radioattive per milioni di anni.
fonte: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=7095

*Becquerel
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il becquerel (simbolo Bq) è l'unità di misura del Sistema internazionale dell'attività di un radionuclide (spesso chiamata in modo non corretto radioattività), ed è definita come l'attività di un radionuclide che ha un decadimento al secondo. Perciò dimensionalmente equivale a s-1.

1Bq equivale ad 1 disintegrazione al secondo.

Equivalenze rispetto alle vecchie unità:

* 1 Rd = 106 Bq = 1 MBq
* 1 Bq = 2,7×10-11 Ci = 27 picocurie

Il becquerel deve il suo nome a Antoine Henri Becquerel, che nel 1903 vinse il premio Nobel insieme a Marie Curie e Pierre Curie per il loro pionieristico lavoro sulla radioattività.
Prefissi [modifica]

Come per ogni unità di misura del SI, al Bq possono essere aggiunti dei prefissi. Comunemente sono usati questi multipli: kBq (kilobecquerel, 103 Bq), MBq (megabecquerel, 106 Bq), GBq (gigabecquerel, 109 Bq), TBq (terabecquerel, 1012 Bq), e PBq (petabecquerel, 1015 Bq). Nelle applicazioni pratiche, 1 Bq è un'unità troppo piccola, perciò è frequente l'utilizzo dei prefissi. Per fare un esempio, il potassio naturale, presente nel corpo umano, produce 4.000 disintegrazioni per secondo, ovvero ha una attività di 4KBq.[1] La bomba atomica si Hiroshima, si stima abbia prodotto 8×1024 Bq.[2]

giovedì 30 settembre 2010

ENERGIA NUCLEARE: I VERI COSTI DEL NUCLEARE


E’ iniziata in Ucraina la realizzazione di una grande opera pubblica: un sarcofago nuovo di zecca per il sito della centrale nucleare di Chernobyl, dove il 26 aprile 1986 il reattore n. 4 esplose rilasciando nell’atmosfera grandi quantità di vapore radioattivo. All’epoca la nube tossica si diffuse in tutta l’Europa e fu riportata a terra dalle piogge: le particelle radioattive possono essere ancora rilevate a circa 10 centimetri dalla superficie.

Non esistono ancora stime sul numero delle vittime dell’incidente e non potranno aversene di concrete prima del 2016: gli agenti patogeni contenuti dalla nube sono persistenti ed i loro effetti vengono trasmessi di generazione in generazione. Ed anche per i costi economici del disastro, il vostro cronista non è a conoscenza di alcuno studio di valutazione.

E’ noto che per due settimane tecnici, vigili del fuoco, maestranze e piloti dell’aviazione russa lottarono per arrestare l’emissione di vapore radioattivo, realizzando sul nocciolo fuso del reattore quello che è stato chiamato sarcofago, ottenuto ricoprendolo con sabbia a base di boro, silicati, dolomia e piombo e poi sigillando il tutto con calcestruzzo; che da allora le poche centinaia di persone che vivono a Chernobyl (i 350.000 abitanti della città sono stati evacuati) lavorano alla rimozione delle scorie nucleari; che oggi un nuovo sarcofago sarà realizzato per un costo che supera il miliardo di euro; e che sicuramente si dovrà intervenire in futuro perché le reazioni nucleari incontrollate continueranno sotto terra per migliaia di anni.

Quanto agli effetti della nube tossica, il cesio-137 è il principale agente radioattivo di Cernobyl. Esso ha un tempo di dimezzamento di 30 anni e, pertanto, dovranno passare generazioni prima che la sua azione cessi. Gli effetti saranno in funzione della distanza dal sito e dall’andamento delle condizioni meteoriche nei giorni di rilascio della nube, esattamente dal 26 aprile al 10 maggio 1986.

Nell’intera Ucraina le verdure oggi consumate, almeno quelle consumate dai più abbienti, vengono importate. Una curiosità: sembra che la Germania spenda qualcosa come 250.000 euro l’anno per risarcire i propri cacciatori di orsi, che sono costretti a consegnare una quota parte delle loro prede perché radioattive e da destinare all’incenerimento.

Siamo ormai alla terza o alla quarta generazione di centrali nucleari ed al cittadino viene detto che sono più che sicure e che il costo dell’energia, grazie a loro, diminuirà notevolmente. Eppure, se qualcosa non va, non esiste ancora un pulsante da azionare per spegnere un reattore nucleare fuori controllo. E, quando questo dovesse accadere, sarebbe una nuova Chernobyl con i suoi ineludibili immani costi, oltre che umani, sociali ed ambientali, anche economici.

Piuttosto che far comunella con i francesi per costruire nuove centrali nucleari, forse sarebbe meglio comperare qualche piumone e qualche maglione di più per diminuire la temperatura delle nostre abitazioni d’inverno; e convincerli, i francesi, a smetterla anche loro con l’atomo perché Chernobyl non conobbe frontiere. Dal rapporto di Greenpeace sull’incidente nucleare, rapporto di pubblico dominio: «Almeno altri 14 paesi europei [oltre a Ucraina, Bielorussia e Russia] (Austria, Svezia, Finlandia, Norvegia, Slovenia, Polonia, Romania, Ungheria, Svizzera, Repubblica ceca, Italia, Bulgaria, Repubblica di Moldova e Grecia) sono stati contaminati da livelli di radiazione superiori al limite di 1 Ci/m quadrato utilizzato per definire le aree 'contaminate'"».

Forse nessuno sarà mai in grado di sommare assieme tutti i costi della catastrofe nucleare di Cernobyl; e proprio questo motivo le teorie economiche dei fautori dell’atomo e le loro esortazioni alle «magnifiche sorti e progressive» non convincono affatto il cittadino.
fonte : http://www.agoravox.it/I-veri-costi-del-nucleare.html

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venerdì 24 settembre 2010

SITI DI STOCCAGGIO SCORIE NUCLEARI IN ITALIA: Il bluff del nucleare

Sono 52 le aree individuate dalla Sogin per il deposito delle scorie radioattive. Tenute segrete per volontà di Berlusconi, rischiano di diventare un caso politico. Gli ambientalisti: rendetele pubbliche.


Esiste ed è chiuso dentro una cassaforte. È il documento che toglie il sonno a cittadini, amministratori e, da ieri, anche a qualche manager dello Stato. È la lista dei 52 aree individuate dalla Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, per il deposito delle scorie nucleari di media e alta intensità, da costruire accanto ad un parco tecnologico. E, per volere di Silvio Berlusconi – in veste di ministro dello Sviluppo economico ad interim -, dovrà rimanere segreta. Anche se, ieri, Corriere della Sera e Sole 24 Ore ne hanno anticipato parte del contenuto. Le zone indicate nel documento della Sogin si troverebbero nel Viterbese, in Maremma, al confine tra Puglia e Basilicata, tra Puglia e Molise, sulle colline emiliane, nel piacentino e nel Monferrato.

Un lavoro, sottolineano gli esperti, che si è svolto per esclusione. Eliminando cioè le aree ritenute oggettivamente inadatte come le località di alta montagna, le zone troppo abitate, i terreni con rischio sismico rilevante e i luoghi soggetti a frane o allagamenti. A sorpresa, nel documento non sarebbero comprese la Sicilia e la Sardegna, due regioni che in un documento del 1979 – la madre di tutti i lavori sull’individuazione di potenziali siti nucleari - ed elaborato dal Comitato nazionale per l’energia nucleare (Cnen) erano invece presenti. Venivano infatti presi in considerazione alcuni tratti della costa meridionale della Sicilia e alcune zone costiere di Ogliastra, della provincia di Nuoro e di Cagliari, per la Sardegna.


Secondo le anticipazioni, in ogni caso, la scelta del sito dovrebbe avvenire con una sorta di asta: la comunità che accetterà di ospitare le scorie verrà ricompensata con forti incentivi economici. Mentre alla Sogin a fatica nascondono il disappunto circa la divulgazione della notizia, che molti considerano «un complotto per screditare il nostro lavoro», dai territori e dall’opposizione si alza forte la voce della protesta. Che il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia cerca di placare. Riferendosi allo studio, lo ritiene «un ottimo lavoro, ma rappresenta la base di partenza per una decisione che intendiamo prendere ma non oggi».

«Siamo prontissimi ad accoglierli, non specifico come – ha dichiarato il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola -. Mentre devono sapere che noi lotteremo in generale contro la follia del nucleare e qui in Puglia con la massima serenità: avranno la più civile, pacifica e partecipata reazione popolare della storia pugliese». Vito de Filippo, governatore della Basilicata, «per evitare quella che sembra essere diventata una triste roulette russa sull’allocazione del deposito per le scorie nucleari» chiede «un’affermazione chiara da parte di chi ha la responsabilità di guidare questo Paese: che nulla verrà fatto senza la condivisione dei territori interessati».

Sullo stesso tenore si sono levate voci contrarie anche dal lazio e dalla Toscana. A chiedere l’immediata pubblicazione della lista è anche il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che si chiede inoltre «con quali criteri siano stati definiti i siti, visto che l’Agenzia per la sicurezza nucleare non esiste nemmeno sulla carta, non è stata avviata alcuna procedura di Valutazione ambientale e l’intero piano d’identificazione dei siti deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica . Come al solito – aggiunge Bonelli - per quanto riguarda il nucleare si procede a colpi di leggi non concertate che non coinvolgono i cittadini e gli enti locali, secretando i documenti e con procedure che non tengono conto degli obblighi normativi, alcuni dei quali sono dettati direttamente dall’Unione europea. Definire Polo tecnologico un deposito – conclude il leader ambientalista - significa prendere in giro sia i cittadini, sia gli enti locali, poiché la ricerca sulle problematiche delle scorie non si fa nei siti, ma nei laboratori di fisica nucleare con appositi reattori sperimentali, mentre i depositi sono solo dei magazzini, possibilmente in zone poco abitate».

Dalle pagine del blog di Greenpeace, il direttore generale Giuseppe Onufrio evidenzia un altro aspetto di quella che definisce la “truffa nucleare”: «Corre voce che si voglia dare all’elettricità da nucleare oltre che la precedenza sulla rete elettrica anche un prezzo fisso (dunque fuori mercato) di 90-100 euro al MWh: il 50-60 per cento in più del prezzo attuale alla Borsa elettrica. A meno che – sottolinea ancora - la truffa nucleare non sia molto più semplice: creare un quadro giuridico per poter firmare i contratti, che si sa non verranno mai rispettati, emanare un decreto che copre con garanzie pubbliche questi contratti (atteso per ottobre) e poi scaricare le penalità sulle bollette degli italiani. Una specie di assalto alla diligenza – conclude Onufrio - che oltre a dare risorse a qualche gruppo industriale (francese e italiano) avrebbe come effetto quello di fermare lo sviluppo delle rinnovabili». Un quadro confuso, reso ancora più complicato dalla situazione della Sogin stessa. Commissariata dal 16 agosto del 2009, dal prossimo 30 settembre sarà senza vertice per la scadenza degli incarichi.
ARTICOLO DI : Vincenzo Mulè
fonte: http://www.terranews.it/news/2010/09/il-bluff-del-nucleare

centrali nucleari in italia : silenzio sulla lista dei siti delle scorie in Italia



“I motivi che portarono nel 2003 il Governo Berlusconi a fare dietro front rispetto alla scelta di Scanzano Jonico come sito di smaltimento, senza condivisione con il territorio e nelle segrete stanze dei palazzi governativi a Roma, non hanno insegnato nulla al Governo Berlusconi. Sembra quindi che il lupo perda il pelo ma non il vizio”.

Così Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, commenta la scelta di non rendere nota la lista dei siti di smaltimento delle scorie che l’esecutivo avrebbe chiesto di redigere alla Sogin.

“Anche in questa occasione – aggiunge Ciafani - l’iter che sta seguendo il Governo lascia presagire scenari alla Scanzano Jonico. La realizzazione di qualsiasi impianto, a partire da quelli più impattanti come è il deposito per i rifiuti radioattivi, non può prescindere da un confronto trasparente con gli enti locali, i soggetti economici e i cittadini. Si tratta di una scelta, infatti, che ipotecherà il futuro di quelle zone per centinaia o piuttosto migliaia di anni e che è indispensabile fare nel modo più democratico e trasparente possibile, senza logiche militari. Staremo a vedere infine – conclude Ciafani – se anche in caso di elezioni anticipate il Governo sul nucleare manterrà la linea decisionista o ripeterà l’imbarazzante pantomima vista durante l’ultima campagna elettorale per le regionali quando l’atomo scomparve dal dibattito politico per evitare l’inevitabile dissenso degli elettori”.
fonte: http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=1677

Bonelli(Verdi): «Governo renda noti siti Sogin e non giochi con parole»

La vicenda dei 52 siti preposti a ospitare il sito per lo stoccaggio delle scorie ha dei risvolti francamente inquietanti, a cominciare dal blocco della divulgazione delle località chiesto a Sogin dal ministro dello Sviluppo economico a interim Silvio Berlusconi, in una delle sue rare attività da ministro. Sogin è un'azienda pubblica, in quanto tale i suoi atti devono essere pubblici, quindi non si capisce a quale titolo l'identificazione dei siti debba rimanere segreta".

Non comprendiamo, inoltre, con quali criteri siano stati definiti i siti, visto che l'Agenzia per la sicurezza nucleare non esiste nemmeno sulla carta, non è stata avviata alcuna procedura di Valutazione ambientale e l'intero piano d'identificazione dei siti deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica spiega il leader ecologista -. Come al solito - per quanto riguarda il nucleare si procede a colpi di leggi non concertate che non coinvolgono i cittadini e gli enti locali, secretando i documenti e con procedure che non tengono conto degli obblighi normativi, alcuni dei quali sono dettati direttamente dall'Unione europea.

Per quanto riguarda il deposito nazionale delle scorie, inoltre, il Governo faccia chiarezza e non giochi con le parole.Definire Polo tecnologico un deposito significa prendere in giro sia i cittadini, sia gli enti locali, poiché la ricerca sulle problematiche delle scorie non si fa nei siti, ma nei laboratori di fisica nucleare con appositi reattori sperimentali, mentre i depositi sono solo dei magazzini, possibilmente in zone poco abitate come nel caso di Yucca Mountain negli Usa, nei quali si tenta di mettere in sicurezza questa pesante eredità del nucleare, nella speranza che in futuro si trovi una soluzione scientifica per ridurre la pericolosità delle scorie, cosa sulla quale le lobby nucleari lavorano da 50 anni senza che si intraveda all'orizzonte una soluzione.
fonte : http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6796

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NUCLEARE: FARA' AUMENTARE LE BOLLETTE

IL NUCLEARE DI TERZA GENERAZIONE è IL PIù PERICOLOSO

NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ....... a nome di chi???

NUCLEARE: REALACCI, CON DENARO ITALIANI BERLUSCONI FA REGALO A FRANCIA

NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU' SICURI ???

NUCLEARE: PIEMONTE :"INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI"

nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

NUCLEARE : LA TOSCANA DICE NO

NUCLEARE : Regione Umbria fa ricorso contro le norme sulla costruzione degli impianti nucleari.Segue il ricorso di Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte e Toscana.

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: mappa delle centrali pronta entro primavera. E su internet scatta il “toto” sito

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mercoledì 14 luglio 2010

scorie nucleari : Scorie e trizio, le pene del nucleare Usa


Robert Alvarez, un ex funzionario del Dipartimento dell'energia Usa, ha rianalizzato i rapporti pubblicati dall' Energy department negli ultimi 10 anni ed ha scoperto che le scorie dei siti di produzione di plutonio sarebbero molte di più di quanto ha riportato ufficialmente l'agenzia. I siti messi sotto accusa da Alvarez comprendono impianti importanti come Hanford, Idaho National Engineering Laboratory e Savannah River site. Anche se non esisterebbe una minaccia radioattiva immediata i problemi potrebbero presentarsi in futuro. Per ora le scorie sarebbero in sicurezza ma, visto che il dimezzamento della vita del plutonio é di 24.000 anni, il problema potrebbe presentarsi con una infiltrazione nel suolo e nei fiumi.

Il Dipartimento dell'energia ha assicurato che "ripulirà" le scorie radioattive, ma il compito sembra essere ancora più complesso dopo le rivelazioni di Alvarez. Il plutonio negli Usa è stato prodotto per la prima volta durante la Seconda Guerra Mondiale, solo nel 1996 il dipartimento dell'energia ha reso noti i dati sulla sua produzione e sull'utilizzo e smaltimento. Sono proprio questi i dati che Alvarez oggi dice che sono stati pesantemente sottostimati.

Un'altra grossa grana per il "rinascimento" nucleare statunitense viene dalla centrale nucleare di Pilgrim, in Massachusetts, appartenente all'Entergy Nuclear Operations, un comunicato della Nuclear Regulatory Commission Usa (Nrc) sottolinea che «Elevati livelli di trizio, un isotopo radioattivo, sono state rilevati in uno dei nuovi pozzi di monitoraggio delle acque sotterranee presso la centrale nucleare di Pilgrim».

Il prelievo è stato effettuato il 21 giugno dal personale della Pilgrim in uno dei 12 pozzi di monitoraggio, dopo i livelli di trizio sarebbero calati entro i limiti federali per l'acqua potabile (20.000 picocuries per litro), ma la notizia è stata data comunque perché è una questione di pubblico interesse. Il problema è che i livelli di trizio presenti sono in costante aumento da maggio.

Il pozzo dove è stato individuato un livello di trizio di 11, 072 picocuries per litro si trova vicino al serbatoio dell'acqua di condensa che stoccata per l'impiego nel reattore nucleare.

Il portavoce della Pilgrim, David Tarantino ha detto che «Nonostante i livelli aumentati di trizio individuati nei campioni prelevati il 17 maggio, l' 11 giugno e il 21 giugno , non c'è nessuna minaccia per l' acqua potabile pubblica. Non c'è contatto con l'acqua potabile. Questo non pregiudica in alcun modo la salute e la sicurezza pubblica , ma certamente vogliamo scoprirne la causa».

Per questo la Entergy ha messo insieme un team di tecnici della centrale, ingegneri e altri specialisti ed ha aumentato la frequenza dei test soprattutto sul lato mare della centrale. I test sono proseguiti tra il 30 giugno e il 7 luglio.

«Abbiamo aumentato la frequenza dei test da trimestrale a settimanale», ha detto Tarantino, ma qualcosa non convince, visto che vengono annunciati altri cambiamenti e che si sta pensando di scavare altri pozzi di controllo. Il team ha anche prelevato campioni di acqua dell'oceano, dai tombini e dalle zone di drenaggio delle acque piovane. Forse le preoccupazioni della Entergy stanno tutte in una frase che si legge in un rapporto della Nrc: «Tutte le informazioni che sono raccolte saranno presentate al' Atomic Safety Relicensing Board che sta studiando il rinnovo della licenza di Pilgrim».

Le rassicurazioni non rassicurano per niente gli ambientalisti: Mary Lampert, fondatrice di Pilgrim Watch, è convita che bisognerebbe monitorare più costantemente le possibili fonti di inquinamento vicino alla centrale, con più campionamenti ravvicinati e più pozzi di monitoraggio.

Anche Arnie Gundersen, un esperto nucleare che studia le perdite trizio della centrale nucleare di Vermont Yankee, anche questa della Entergy pensa che siano necessari più pozzi.

Gundersen, ingegnere capo alla Fairewinds Associates, è stato nominato dal presidente del Senato del Vermont in un comitato di controllo pubblico della centrale di Yankee ed è stato uno degli esperti chiamati ad esprimere un parere durante le audizioni per il rinnovo della licenza della centrale nucleare di Lampert, secondo lui «E' insufficiente avere dei pozzi di monitoraggio a 600 piedi di distanza, quanto sono a Pilgrim.

"Le radiazioni possono trovarsi tra i pozzi monitorati e loro non possono sapere che c'è una perdita da molto tempo . Non saranno in grado di capirlo fino a quando non trivelleranno più pozzi».
fonte: greenreport.it

lunedì 8 febbraio 2010

scorie radiattive: in Europa prodotti ogni anno 40 mila metri cubi di rifiuti radioattivi

Sono 40mila i metri cubi di rifiuti radioattivi prodotti ogni anno nell'Unione Europea a 25 di cui una parte arriva dalle centrali nucleari e una parte e' prodotta dal settore della ricerca, dal settore medico, tra cui la diagnostica medica o le terapie per curare i tumori, e da alcuni settori industriali. A tracciare il complesso quadro europeo sulla quantita' di rifiuti radioattivi prodotti ogni anno in Ue e' Stefano Monti, ingegnere nucleare, Responsabile della definizione dei programmi di ricerca e sviluppo sul nucleare da fissione dell'Enea e presidente di Siet.
"L'eventuale impatto ambientale prodotto da una centrale nucleare -afferma Monti- deriva principalmente dalla gestione dei rifiuti radioattivi. L'emissione di radioattivita' nell'ambiente circostante, durante il normale funzionamento di un impianto nucleare, e' irrilevante, in quanto inferiore al fondo naturale, cioe' alla radioattivita' naturale, e non esistono emissioni di altra natura che possano avere un impatto ambientale. E per dare la dimensione del problema dei rifiuti radioattivi, ogni anno vengono prodotti circa 40.000 m3 di rifiuti radioattivi, pari a 90 cm3 per persona, nell'Unione Europea a 25, dove l'energia nucleare contribuisce per circa il 31% del fabbisogno complessivo di energia elettrica nel 2009".

"La maggior parte di questi rifiuti, circa 36.000 m3 per anno, -continua Monti- sono rifiuti a bassa e media attivita', la cui radioattivita' decade a valori trascurabili nel giro di qualche secolo. La quantita' rimanente, circa 4.000 m3 per anno, e' invece rappresentata da rifiuti a bassa e alta attivita' ma a lunga vita, la cui radioattivita' cioe' impiega da migliaia a centinaia di migliaia di anni per decadere a valori trascurabili. E come dato di paragone, bisogna ricordare che ogni anno in Europa si producono 1.000 milioni di metri cubi di rifiuti industriali di cui 10 milioni di metri cubi di rifiuti industriali tossici che non sono meno pericolosi di quelli nucleari per la salute dell'uomo e dell'ambiente".

"Se vogliamo paragonare la quantita' di rifiuti prodotti dal nucleare con quella prodotta da altre fonti energetiche, tenendo conto dei rifiuti radioattivi di bassa, media e alta attivita', il nucleare -spiega ancora Monti- produce circa 0,055 cm3 di rifiuti radioattivi per kWh contro, ad esempio, 0,18 kg di rifiuti solidi non radioattivi per kWh prodotto da carbone o lignite, questo pero' e' il valore medio, in alcuni Paesi infatti si arriva anche a 0,25 kg/kWh e oltre".

Ma quale scenario si apre per i rifiuti nucleari ad alta attivita' con le centrali che si dovrebbero realizzare in Italia? "Il programma nucleare italiano prevede la prima centrale nucleare connessa alla rete verso il 2020, se immaginiamo al lavoro 10 reattori Epr, cioe' i reattori previsti dall'accordo siglato tra Enel e Edf, al lavoro al 2030 e per 60 anni, capaci di fornire tra il 25% ed il 30% di energia elettrica rispetto al fabbisogno italiano, la quantita' di rifiuti ad alta radioattivita' che sarebbe prodotta sarebbe pari ad un cubo dal lato di 31 metri".

Riguardo la gestione dei rifiuti alta attivita' radioattiva, l'esperto dell'Enea ricorda che "per isolare, come serve, questi rifiuti per migliaia e centinaia di migliaia di anni, e' necessario ricorrere a barriere naturali, come le formazioni geologiche ad elevata profondita' (600-800 metri e oltre), che devono presentare adeguate caratteristiche di stabilita' e impermeabilita', in grado di assicurare l'isolamento del rifiuto dalla biosfera per periodi paragonabili all'eta' del giacimento, solitamente milioni di anni".

Siti che garantiscono queste caratteristiche "sono i giacimenti salini e argillosi e alcuni tipi di rocce granitiche" afferma ancora Monti, sottolineando che "nell'Unione Europea si discute da tempo della possibilita' di individuare un sito geologico comune, ma il discorso e' ancora a uno stadio preliminare per motivi prevalentemente di consenso pubblico".

"Considerato il volume limitato di rifiuti ad alta attivita' e lunga vita, -continua l'esperto dell'Enea- questa e' la soluzione che molti Paesi europei considerano praticabile".

"Nel 7° Programma Quadro -conclude ancora Monti- la Commissione Europea ha previsto fondi ingenti per i programmi di ricerca comunitari per lo smaltimento geologico e per i programmi su 'Partitioning' e 'Transmutation', che hanno l'obiettivo, tra l'altro, di minimizzare drasticamente la produzione di rifiuti ad alta attivita' nei reattori nucleari di futura generazione, quali la Generation IV e Accelerator Driven System".

martedì 28 luglio 2009

Energia nucleare e sicurezza degli impianti: L'UNIONE EUROPEA fornisce nuovi strumenti di regolamentazione

Con la presenza di Stati che già utilizzano regolarmente gli impianti nucleari per la produzione di energia e con l'aumento degli Stati che intendono avviare nei prossimi anni programmi di riavvio o costruzione di nuove centrali, l'Europa è chiamata ad assumere un ruolo di decisiva importanza, finalizzato, tra l'altro, ad assicurare elevati standard tecnici e un alto livello di sicurezza.

In questo quadro programmatico si inserisce la Direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio del 25 giugno 2009 (GUUE L172 del 02/07/2009), che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari.
Il provvedimento trae spunto da una considerazione di fondo, contenuta nel nono considerando, secondo cui "Ogni Stato membro può stabilire il proprio mix energetico in base alle politiche nazionali in materia".

Considerata dunque tale possibilità, diventa necessario predisporre strumenti finalizzati a migliorare la sicurezza dei territori interessati, non solo con riferimento alla fase di utilizzo del combustibile, ma anche alla fase di stoccaggio e smaltimento: "Benché la presente direttiva riguardi principalmente la sicurezza nucleare degli impianti nucleari, è importante altresì garantire la gestione sicura del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, anche nelle strutture per lo stoccaggio e lo smaltimento" (Cfr., considerando n. 12).

Tali ragioni, insieme a specifiche ed imprescindibili esigenza di coordinamento tra gli Stati aderenti, hanno dunque portato all'emanazione della segnalata direttiva che, sotto il profilo giuridico, istituisce un "quadro legislativo, normativo e organizzativo nazionale («quadro nazionale») per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari che attribuisce le responsabilità e prevede il coordinamento tra gli organismi statali competenti" (art. 4).

A vigilare sul sistema di controllo è preposta un'Autorità, rispetto alla quale la direttiva si preoccupa di garantirne autonomia e indipendenza. Infatti, ai sensi dell'art. 5 "Gli Stati membri istituiscono e forniscono i mezzi a un'autorità di regolamentazione competente in materia di sicurezza nucleare degli impianti nucleari. Gli Stati membri garantiscono che l'autorità di regolamentazione competente sia funzionalmente separata da ogni altro organismo organizzazione coinvolto nella promozione o nell'utilizzazione dell'energia nucleare, compresa la produzione di energia elettrica, al fine di assicurare l'effettiva indipendenza da ogni influenza indebita sul suo processo decisionale regolatorio."

Disposizioni rilevanti sono dettate anche dall'art. 8, in tema di informazione al pubblico, attraverso cui viene assicurato che le informazioni riguardanti la regolamentazione della sicurezza nucleare siano rese accessibili ai lavoratori e al pubblico.
La direttiva prevede termine fino al 22 luglio 2011 per il recepimento delle disposizioni della direttiva.

Il testo integrale della legge è disponibile, per gli abbonati, nella banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza
FONTE:.ilsole24ore

domenica 12 luglio 2009

Centrali nucleari in Italia: oltre alla ricerca dei siti per le nuove centrali ora si dovrà risolvere il problema delle scorie


Occhio ai siti dove piazzare le nuove centrali atomiche italiane. Con tutti i problemi del caso. Amplificati, come da molti temuto, dalla marcia indietro delle due sole amministrazioni regionali che avevano espresso la disponibilità a favorire il rinascimento dell'atomo elettrico italiano. Sia Giancarlo Galan (Veneto) che Raffaele Lombardo (Sicilia) confermano la nuova e più prudente linea strategica. Il Veneto ne parlerà solo dopo una dettagliata anamnesi tecnico-scientifica e la Sicilia si appellerà in ogni caso ad un referendum popolare. Come a dire: tempi lunghissimi anche nelle due regioni disponibili semplicemente a parlarne.
Ma ecco emergere un ostacolo ancora più duro per l'esito del rinascimento atomico promesso con la legge "sviluppo" varata ieri l'altro: la gestione delle scorie già prodotte dalla nostra attività nucleare. Anche questo tema dovrebbe essere chiarito – dispone la legge delega appena approvata – entro i sei mesi nei quali il governo dovrà definire i criteri per costruire le centrali sul territorio e possibilmente anche le prime bandierine da piazzare sulla carta geografica.

Le scorie imbarazzano davvero. Anche perché ne abbiamo in proporzioni tutt'altro che trascurabili: quelle ereditate dall'attività nucleare sospesa dopo il referendum del 1987, quelle frutto dello smantellamento delle nostre quattro vecchie centrali atomiche di Trino, Caorso, Latina e Garigliano e quelle (che da sole non costituirebbero un gran problema) prodotte dalla normale attività medica e scientifica del paese.

Bene. Anzi male. Perché l'Italia, come stranoto, non riesce neanche a gestire le scorie che comunque ha. Ci dovrebbe pensare innanzitutto la Sogin, creata nel 1999 e paralizzata per lunghi anni da un doppio problema, interno ed esterno. Quello interno riguardava la sua gestione, considerata sciagurata da tutti gli osservatori ufficiali e ufficiosi: gli analisti, le commissioni parlamentari, la Corte dei Conti, l'Authority per l'energia.

Sulla macchina inefficiente, clientelare e mangiasoldi della Sogin si è detto, negli anni, tutto. Per sintetizzare: fino al 2006 la Sogin ha speso il 38% del suo budget di gestione per svolgere solo il 6% delle sue attività programmate e imposte. Piccola, ma largamente insufficiente giustificazione: il paese, inteso come classe politica che il paese lo amministra, non è riuscito a risolvere il problema principale, ovvero l'individuazione dei criteri tecnici e logistici per immagazzinare, trattare e possibilmente "disattivare" le scorie nucleari.
Ed ecco che l'Italia, paese che rinunciato al nucleare 22 anni fa e vorrebbe ricominciare ad usarlo, si ritrova tutt'oggi con la bellezza di 55 mila metri cubi di scorie radioattive prodotte dalle sue vecchie centrali, a cui si aggiungono 25mila metri cubi di detriti parimenti pericolosi prodotti dal loro smantellamento. Ci sono poi 500 tonnellate l'anno di rifiuti prodotti dall'attività medica e scientifica. Per non parlare di qualche tonnellata di scorie tra le più pericolose, parcheggiate (a caro prezzo) in Francia e in Inghilterra per un loro parziale riprocessamento ma con l'impegno di riprendercele entro una decina di anni.

Un'eredità imbarazzante, vecchia e nuova. A gestirla un po' meglio ci abbiamo provato più volte, con clamorosi passi falsi, come quello dell'individuazione, era il 2003, del sito geologico di Scanzano Ionico: invece di seppellire in eterno le scorie il progetto è stato prontamente seppellito dalle critiche dei molti esperti e dal no a furor di popolo. Ora ci si riproverà – dice il Governo – con uno o più siti di superficie. Intanto le nostre scorie galleggiano alla bene e meglio nei siti dove erano prodotte quando eravamo nucleari: nelle vecchie centrali e nei centri di ricerca e stoccaggio ad esse collegate.

Nel frattempo, dal 2007, la sgangherata macchina della Sogin ha preso improvvisamente vigore, sotto la guida dell'ex dirigente dell'Enel Massimo Romano, nonostante la mancanza di una vera rotta sulla gestione definitiva dei rifiuti. Il rapporto tra spesa e attività svolta si è invertito: l'anno scorso si è chiuso con attività di decommissioning per 46,6 milioni di euro a fronte di spese di funzionamento ridotte a 31,8 milioni.

Peccato che la Sogin abbia proprio ora il destino segnato. Il Ddl "sviluppo" ne decreta lo smebramento e dunque la scomparsa, per conferire la crema delle attività ad una nuova società pubblico-privata che in nome del rinascimento nucleare dovrebbe mettere insieme i suoi migliori operatori con le imprese nucleari italiane capeggiate, si dice, da Ansaldo Energia. Se questa sia effettivamente la soluzione migliore il dibattito è aperto. Sta si fatto che lo smantellamento di quel che aveva cominciato finalmente a funzionare rappresenta un'ulteriore incognita in una sfida già difficilissima.
fonte:ilsole24ore.com

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mercoledì 1 luglio 2009

SCORIE NUCLEARI: scorie nucleari italiane Neppure lo Utah LE vuole


Continua la polemica sulle scorie italiane da importare negli Stati Uniti. Anche lo Stato dell’Utah si unirà agli stati della Northwest Compact on Low-Level Radioactive Waste, l’organismo incaricato di gestire lo stoccaggio di materiali radioattivi. Per bloccare i piani della EnergySolutions Inc, la compagnia che ha ricevuto l’autorizzazione per importare scorie radioattive, tra cui quelle italiane, nel deposito di Tooele County, nello Utah.

Non è stata ancora consegnata una richiesta formale, ma dalle indicazioni lo Utah avrebbe deciso di fare appello contro la decisione federale che ha autorizzato lo stoccaggio dei rifiuti esteri.

La Northwest Compact aveva già deciso di fare appello contro la sentenza del giudice federale che di recente ha in pratica autorizzato lo stoccaggio dei rifiuti nucleari italiani nel deposito di Clive, nel deserto dello Utah. La Northwest Compact vuole portare il caso alla 10th U.S. Circuit Court of Appeals di Denver. La compagnia che ha ricevuto il permesso allo scarico è la EnergySolutions Inc., con sede a Salt Lake City. La compagnia vuole importare 20.000 tonnellate di scorie a basso livello di radioattività dall’Italia. Dopo un periodo di lavorazione a Tennessee circa 1.600 tonnellate dovrebbero essere scaricate nello Utah.

mercoledì 10 giugno 2009

NUCLEARE IN ITALIA: Nucleare fermo in commissione


Alt dal ministero dell’Economia alle novità introdotte al Senato al disegno di legge sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria e che apre al ritorno del nucleare in Italia: le modifiche pesano sulle spalle dei cittadini e molte coperture non sono legittime. Sotto la lente di ingrandimento del Tesoro finiscono 34 norme, tra cui l’incremento della Robin tax e quello delle bollette energetiche. «Risponderemo con ulteriori controdeduzioni», è la replica del sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia che assicura che i dubbi saranno fugati. “Sono ottimista”, dice infatti. Il provvedimento ha una storia parlamentare difficile: approvato a fine ottobre dalla Camera, incassa l’ok del Senato solo a fine maggio.

Dopo un così lungo cammino, si attendeva un terzo passaggio esclusivamente formale. Ed è infatti “sorpresa” in commissione quando IERI mattina il ministero dell’Economia annuncia di non essere disposto a dare il proprio consenso ad una serie di novità introdotte a Palazzo Madama.

«Il provvedimento non si doveva toccare, siamo meravigliati”, si lascia sfuggire il relatore al ddl Enzo Raisi. L’obiettivo, spiega anche il sottosegretario Saglia, era in effetti»quello di approvare il testo così come costruito in Senato ma - dice - se ci saranno problemi, faremo il nostro dovere di legislatori”. Un intervento “tardivo” e che altro non è che “un dispetto fra ministri”, accusa il Pd Andrea Lulli che chiede il ripristino dei fondi per l’editoria.

Non è certo la prima volta che Giulio Tremonti e Claudio Scajola incrociano le armi. Le perplessità di Via XX Settembre sono motivate nel dettaglio ed elencate in una lunga relazione datata 5 giugno ed inviata alle commissioni parlamentari competenti e per conoscenza anche al ministero dello Sviluppo Economico.

Le parole sono affilate e lasciano pochi spazi di manovra: le novità approvate dal Senato “introducono contrariamente all’azione del governo, misure che in quanto suscettibili di determinare incrementi delle tariffe a carico dei consumatori, direttamente e/o indirettamente riversano i discendenti effetti pregiudizievoli a carico degli utenti finali” e “presentano gravi profili di legittimità sotto l’aspetto contabile”. Ergo, il Tesoro presenta 18 proposte di modifica, di cui 4 soppressive, necessarie per il via libera.

La prima misura a incappare in una secca bocciatura è l’incremento, dal 5,5% al 6,5%, dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle grandi aziende petrolifere e dell’energia elettrica (la Robin Tax). Con questi soldi si coprivano i fondi per l’editoria, che dunque saltano: “Le aliquote non possono essere - spiegano i tecnici - eccessivamente aggressive”, altrimenti si producono “effetti contrari” a quelli desiderati.

Sotto la lente di ingrandimento finisce anche l’incremento delle tariffe per le bollette (in particolare la parte che copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari): “Tale iniziativa - è il rimprovero del ministero guidato da Tremonti - non solo si pone in contrasto con l’orientamento del governo in tema di contenimento delle tariffe in funzione anticrisi, ma determina oneri privi di copertura finanziaria”. No poi anche alle consulenze previste dal ministero dello Sviluppo Economico: la “possibilità di avvalersi di professionisti esterni non è in linea con l’attuale orientamento del governo diretto a un generale contenimento della spesa di personale”. Non sono inoltre, è l’ultima stoccata, offerte “adeguate garanzie in relazione ai necessari requisiti di onorabilità che i soggetti debbono possedere”.

Esultano Verdi e ambientalisti. Per Grazia Francescato, portavoce dei Verdi ed esponente di Sinistra e Libertà, "meglio farebbe il governo a seguire la strada indicata da Obama e dagli altri paesi europei come Francia e Germania e a puntare sulle energie del futuro che sono le rinnovabili e l'efficienza energetica. Tornare al nucleare è una vera e propria follia. Con il nucleare il governo non solo non affronta il problema della sicurezza energetica ma rischia di far crescere le bollette dei cittadini, senza considerare gli enormi problemi ambientali per lo smaltimento delle scorie radioattive".

La bocciatura, rincara la dose Paolo Cento, "è un atto di serietà perché smaschera il tentativo di introdurre norme dannose sia per i consumatori che per l'ambiente", ha detto .

"In particolare la scelta di far tornare l'Italia al nucleare, contenuta nelle norme del ddl sviluppo, sono insostenibili dal punto di vista economico, oltre ad essere pericolosissime per l'ambiente. Ora non ci sia nessun pataracchio su una vicenda che il ministero dell'Economia ha reso chiara e trasparente".

E sul nucleare un chiaro monito giunge anche da Legambiente: "Le disavventure della centrale finlandese di Olkiluoto, cha ha accumulato tre anni di ritardo nei lavori del primo reattore Epr (proprio il modello che si vorrebbe realizzare in Italia) e un extracosto di 1,5 miliardi euro, dimostrano i costi elevati del nucleare'', dice Stefano Ciafani.

Inoltre, ''secondo il Dipartimento per l'Energia statunitense il costo industriale dell'elettricita' da nucleare da nuovi impianti e' piu' alto rispetto alle fonti tradizionali, e secondo la previsione dell'agenzia di rating Moody's nonostante i generosi incentivi e sussidi negli Usa, solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese, per la fonte energetica piu' vetusta e pericolosa che ci sia''.

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