NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
sabato 25 febbraio 2017
effetti delle radiazioni sull'uomo
LE COORDINATE STORICHE. L'incidente avvenne il 30 settembre a Tokaimura, un villaggio situato 130 chilometri a nord est di Tokyo in una piccola fabbrica di combustibile nucleare della JCO (Japan Nuclear Fuels Conversion Company) ed ebbe conseguenze molto gravi: furono coinvolti direttamente tre operai e nella zona circostante vennero evacuate quasi trecentomila persone. All'epoca fu classificato come il terzo più grave incidente al mondo, dopo quello di Three Mile Island (Usa) nel 1979 e quello di Černobyl' nel 1986.
MIX FATALE. A causare il disastro fu una scorretta miscelatura di uranio e acido nitrico all'interno di un serbatoio. Invece di utilizzare 3 chili di uranio impoverito come imposto dalla legge, gli operai eccedettero fino ad arrivare a 16 chili, innescando una reazione nucleare a catena con fortissima emissione di raggi gamma.
L'ISTANTE DELL'INCIDENTE. Un lampo blu, dovuto ai neutroni emessi dall'innesco della reazione nucleare, investì alle ore 10:30 i tre tecnici presenti sul posto: si trattava di Hisashi Ouchi (35 anni), Masato Shinohara (40 anni) e Yutaka Yokokawa (54 anni). Ouchi, che era il più esposto, assorbì radiazioni di 10.000-20.000 millisievert, un quantitativo eccezionalmente superiore alla soglia di sicurezza di 50 millisievert.
DESTINO SEGNATO. Dopo aver perso i sensi, Ouchi fu trasportato all'ospedale dell'Università di Tokyo, dove venne rianimato e riuscì a parlare con i medici.
Immediatamente gli effetti delle radiazioni nucleari si manifestarono in modo evidente con progressivo distaccamento di intere porzioni di pelle. Si trattava però solo della punta dell'iceberg, perché i raggi gamma avevano distrutto gran parte del suo corredo cromosomico, portando a una compromissione irreversibile di tutto l'organismo.
UNA LENTA TORTURA? L'operaio, ormai irriconoscibile, rimase in vita grazie alle macchine per due mesi e mezzo, perdendo circa 20 litri di liquidi al giorno. Durante gli 83 giorni di agonia i medici lo sottoposero a diversi cure, che includevano trasfusioni di sangue, innesti cutanei e trapianti di cellule staminali. Fortunatamente per il povero operaio, il suo corpo fu posto in coma farmacologico per evitargli sofferenze dolorosissime.
Il terribile scatto che vedete qui sotto, rievocato anche in un libro di successo, A Slow Death: 83 Days of Radiation Sickness, mostra in modo brutale le conseguenze delle radiazioni sul corpo dell'uomo (vedi spiegazioni più avanti).
Ancora oggi non è chiaro se le condizioni di Ouchi siano state prolungate oltre il necessario per consentire all'equipe di specialisti di testare nuovi trattamenti clinici, in previsione di altre possibili sciagure nucleari.
GLI ALTRI DUE OPERAI. Il trentacinquenne Hisashi Ouchi non fu la sola vittima del disastro di Tokaimura. Il collega Masato Shinohara, che assorbì radiazioni di 6.000-10.000 millisievert, si spense il 27 aprile del 2000 dopo diversi mesi di cure intensive. Il terzo tecnico, Yutaka Yokokawa, che venne esposto a un livello di 1.000-5.000 millisievert riuscì invece a sopravvivere dopo una lunga degenza in ospedale.
All'esterno non si registrò uno straordinario rilascio di sostanze radioattive, ma altre 119 persone furono comunque contaminate da basse dosi di radiazioni.
CHE COSA ACCADE ESATTAMENTE AL CORPO. Come agisce la radioattività sull’organismo umano? Il primo danno si ha immediatamente, o meglio un decimo di trimilionesimo di secondo dopo che protoni, neutroni, elettroni, raggi gamma, o raggi X prodotti dal decadimento del nucleo hanno colpito un qualsiasi atomo dei tessuti del corpo. Con la loro energia essi strappano all’atomo un elettrone. Sia l’atomo, sia l’elettrone, che prima erano in uno stato di normalità, sono ora in una condizione di instabilità: nel successivo milionesimo di secondo, reagendo con altri atomi, entrambi possono dar vita a nuove molecole.
Alcune di queste, chiamati radicali liberi, hanno la caratteristica di reagire molto facilmente al contatto con altre molecole, dando vita a ulteriori sostanze prima inesistenti. Queste possono alterare la riproduzione e il funzionamento delle cellule, per poco tempo o per molti anni, velocemente o lentamente: dipende dalla quantità di tessuto che è stato colpito e dalla natura della radiazione: se la dose assorbita è molto piccola, gli effetti sono minimi e quest’ultimo è in grado di riparare i danni da solo. Ma se la dose è alta e la zona colpita è estesa, le cellule non sono in grado di far fronte all’invasione di radicali tossici.
La particelle più attive, come protoni e neutroni, possono ledere il Dna, che poi si riproduce in maniera anomala. Questo spiegherebbe l’insorgere dei tumori a distanza di tempo in persone che sono state colpite da forti radiazioni. Anche i cromosomi possono essere spezzati dalla radiazione. In questo caso le nuove cellule avranno un “messaggio” cromosomico alterato e così quelle che da esse nasceranno.
Ci sono comunque organi che risentono più di altri degli effetti delle radiazioni intense. Ecco quali.
Midollo osseo. Vengono alterate le cellule che producono globuli bianchi, rossi e piastrine. Insorgono perciò anemie, infezioni ed emorragie. Se la dose è stata molto alta, anche la leucemia.
Apparato riproduttivo. I danni dipendono molto dalla dose. Diminuisce o scompare la produzione di spermatozoi. Possono aumentare i tumori alle ovaie.
Apparato digerente. Insorgono vomito, nausea, diarrea, anoressia, ulcere intestinali. Aumenta il rischio di cancro allo stomaco, al colon e all’esofago.
Tiroide. Adenomi (tumori benigni), e scarso funzionamento della ghiandola.
Occhio. Dopo alcuni mesi si possono formare aree opache nel cristallino.
Gravidanza. Il feto sottoposto a radiazioni nelle prime settimane può avere il cranio più piccolo, ritardo mentale e, dopo la nascita, riduzione dell’altezza.
fonte: http://www.focus.it/scienza/corpo-umano/i-terribili-effetti-delle-radiazioni-sulluomo
lunedì 11 marzo 2013
Radioattività in Italia:I cinghiali radioattivi della Valsesia. Eredità di Chernobyl o del nucleare italiano?
Tracce di cesio 137, oltre la soglia prevista dal regolamenti, sono stati riscontrati in seguito a controlli nella lingua e nel diaframma di cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia. Lo rende noto il Ministero della Salute, precisando che sono stati analizzati campioni di lingua e diaframma di capi abbattuti durante la stagione venatoria 2012/2013. Su 27 campioni il livello di cesio 137 e' risultato superiore allo soglia indicata dal Regolamento 733 del 2008, come limite tollerabile in caso di incidente nucleare. Il cesio 137 e' un isotopo radioattivo rilasciato -tra l'altro - nel 1986 dalla centrale di Chernobyl.Il Ministro della Salute, Balduzzi, in contatto con le autorita' sanitarie e la presidenza della Regione Piemonte, ha immediatamente attivato il Comando dei Carabinieri del Nas e del Noe, nel cui Reparto operativo e' inserita una Sezione inquinamento da Sostanze radioattive, (orientata al contrasto di traffici illeciti di rifiuti e materiali radioattivi e dotata di complessi laboratori mobili di rilevamento), che insieme alla Direzione Generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione dello stesso Ministero coordineranno tutti gli accertamenti.
Anche Gian Piero Godio, un esperto in questioni nucleari di Legambiente Piemonte e Val d'Aosta, parla di un'eredità del fall-out del disastro nucleare del 1986: «Non può essere altro che la ricaduta delle emissioni della centrale di Chernobyl. Altre spiegazioni non potrebbero esserci: il comprensorio della Valsesia non presenta alcuna sorgente radioattiva. La causa più probabile del contagio sono le sostanze emesse in seguito all'incidente nucleare dell'86. Anche se i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti mi sembrano quasi inverosimili».
Elena Fantuzzi, responsabile dell'Istituto di Radioprotezione dell'Enea, in un'intervista al Corriere della Sera avanza anche altre ipotesi: «Il cesio 137 è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare. Viene rilasciato da siti nucleari. Le ipotesi più immediate sono quelle secondo cui potrebbe essere stato rilasciato in seguito all'incidente nella centrale nucleare di Chernobyl del 1986. Ma bisogna considerare anche i siti nucleari nella zona, fra i quali la centrale di Trino Vercellese smantellata nel 1987 e il sito sperimentale dell'Enea, a Saluggia. Non è esclusa neppure la pista dei rifiuti tossici. Bisognerebbe considerare anche il metabolismo dei cinghiali, capire se ha caratteristiche tali da favorire l'accumulo del cesio 137 al di sopra dei limiti considerati sicuri».
I campioni erano stati prelevati per essere sottoposti ad una indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali.
Successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti a un test di screening per la ricerca del radionuclide Cesio 137, con l'intento di mettere a punto la metodica stessa, coerentemente con quanto espresso dalla Raccomandazione della Commissione Europea del 14 Aprile 2003 (2003/274/CE). I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unita' di misura per il cesio 137).
I valori dei campioni oscillano in un range tra 0 e 5621 Bq/Kg e 27 campioni presentano valori al di sopra dei 600 Bq/kg. Ad oggi dei 27 con valore superiore alla soglia ne sono stati inviati 10 al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattivita' nel Settore Zootecnico Veterinario dell'IZS di Puglia e Basilicata; 9 sono stati confermati, con la metodica accreditata, con valori superiori ai 600 Bq/Kg. Il decimo campione ha un valore attorno ai 500 Bq/Kg.
E' programmato l'invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia.
venerdì 9 novembre 2012
Chernobyl: aumento casi leucemia nei tecnici intervenuti dopo il disastro
Secondo lo studio realizzato dagli scienziati dell’Università della California di San Francisco (UCSF) e dell’Unità di ricerca su Chernobyl presso la Radiation Epidemiology Branch of the National Cancer Institute, a rischio leucemia sarebbero poco meno di 111 mila (110.645) tecnici intervenuti dopo il disastro. A rivelarlo gli stessi ricercatori, che dalle pagine della rivista Environmental Health Perspectives mostrano i dati raccolti nel corso dei 20 anni di analisi (1986-2006).
Nel calcolo del rischio di leucemia è risultato compreso un numero più alto del previsto di casi di leucemia linfatica cronica, ritenuta in passato da molti esperti non collegata direttamente con l’esposizione a radiazioni. Quello presentato dal gruppo statunitense e attualmente il più esteso e corposo rapporto realizzato coinvolgendo gli addetti ai lavori impegnati nella pulizia degli effetti del disastro di Chernobyl.
Tra coloro che furono impiegati sul luogo dell’esplosione o nelle vicinanze dell’impianto nucleare sono stati riscontrati 137 casi di leucemia nell’arco dei 20 anni presi a esame, il 16% dei quali è direttamente attribuibile alle radiazioni di Chernobyl. Risultati che puntano il dito verso l’incidenza dell’esposizione atomica anche a basse intensità.
Risultati che vanno a interessare in maniera diretta lavori come quelli svolti da minatori, addetti alle centrali nucleari, tecnici per radiografie e altri occupati che sono costantemente esposti a radioattività anche modesta. Un rischio quello legato all’esposizione alle radiazioni di bassa intensità che il capo ricercatore e professore associato di epidemiologia e biostatistica alla UCSF Lydia Zablotska invita a non sottovalutare:
Anche basse dosi di radiazioni sono importanti e vogliamo aumentarne la consapevolezza.
Fonte: ScienceDaily condiviso da http://www.greenstyle.it/chernobyl-aumento-casi-leucemia-nei-tecnici-intervenuti-dopo-disastro-12833.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+greenstyle+%28GreenStyle%29
martedì 26 aprile 2011
CHERNOBYL: DA SARCOFAGO SU CENTRALE ANCORA FUORIUSCITE
Ma dal sarcofago fuoriescono polveri radioattive in quanto e' ricoperto di buchi e crepe (piu' di 100 metri quadri), e' fortemente instabile e il rischio di un collasso della struttura e' molto elevato''. La denuncia arriva da Legambiente. ''Sono iniziati i lavori per la realizzazione di un nuovo sarcofago denominato l'arco, per il quale saranno necessarie 29 mila tonnellate di strutture metalliche, tre volte il peso della torre Eiffel, con un'altezza di 105 metri, come un palazzo di 30 piani o come l'altezza della Statua della liberta', una lunghezza di 150 metri, quasi come 2 campi di calcio. Per realizzarlo - prosegue l'organizzazione ambientalista - i costi complessivi sono di 1 miliardo e 600 milioni di euro, e attualmente mancano ancora molte risorse economiche per ultimare l'opera faraonica''.
Legambiente continua a ''rimanere con le popolazioni vittime del disastro di Chernobyl oltre che con la denuncia alla comunita' internazionale di una situazione sempre piu' grave, con un progetto di solidarieta' concreta: il 'Progetto Rugiada'. Nato nel 1994 per monitorare i bambini colpiti dalle radiazioni ospitandoli per un mese presso il centro specializzato di Vilejka. La struttura e' situata tra i boschi e sulla riva di un lago, dove i piccoli vengono seguiti con programmi specifici, sia di tipo medico che pedagogico, con lo scopo di riscontrare possibili forme tumorali''.
CHERNOBYL: DANNI ANCORA OGGI. CIBO RADIOATTIVO PER 7 MILIONI di persone
lunedì 25 aprile 2011
Chernobyl : DOMANI VENTICINQUESIMO ANNIVERSARIO
Gli attivisti richiameranno l'incidente di Fukushima, dicendo che i 25 anni dal disastro di Cernobyl sono trascorsi invano e punteranno il dito contro il vetusto impianto nucleare di Fessenheim, in servizio dal 1977, in un'area densamente popolata della Francia che si trova a meno di 2 chilometri dalla Germania e a circa 40 chilometri dalla Svizzera. Tra le proteste piu' originali bisogna segnalare anche quella della cantante di Taiwan, Lee Mi, che si e' denudata contro il 'nucleare' davanti al palazzo presidenziale del suo paese. Lee Mi e' stata immediatamente 'ricoperta' dalla polizia taiwanese, intervenuta per motivi di 'pubblica morale'. Vibranti le proteste della cantante: "non hanno alcun diritto di impedirmi di denudarmi per una causa. Sono un'artista e sto mettendo in atto una protesta. Denudarsi - ha aggiunto - non e' ne' un delitto ne' un atto contro la morale, quando e' motivato, mentre l'energia nucleare e' un pericolo e un danno per l'umanita'". Alle prime luci dell'alba del 26 aprile 1986, una squadra di operai stava effettuando un test di sicurezza sul reattore numero 4 dell'impianto nucleare di Cernobyl, nella regione ucraina dell'ex Unione sovietica. Un errore innesco' l'esplosione del reattore e la conseguente fuoriscita di una nube radioattiva che fu stimata 100 volte maggiore di quella liberatasi dalle due bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti su Hiroshima e Nagasaki durante la seconda guerra mondiale. I detriti radioattivi si sparsero sull'area circostante l'impianto ucraino, ma parte della nube interesso' anche le repubbliche limitrofe di Russia e Bielorussia e radioattivita' fu rilevata nei giorni successivi anche su molti altri stati europei. L'esplosione uccise due operai, mentre altre 28 persone, tra staff e squadre di soccorso, perirono nei mesi successivi per la forte esposizione agli agenti radioattivi.
Decine di migliaia di persone dovettero essere evacuate dalle aree circostanti l'impianto. Domani, sul sito si recheranno le autorita', insieme al patriarca ortodosso russo, mentre la settimana scorsa l'impianto e' stato visitato dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon. "Il recente incidente all'impianto giapponese di Fukushima - ha detto Ban Ki-Moon - insieme al disastro di Cernobyl, ci hanno lanciato un forte messaggio che ci impone di trarre insegnamento da queste lezioni". Il capo dell'agenzia atomica delle Nazioni Unite, Yukiya Amano, in visita a Kiev, ha ammesso che l'incidente di Fukushima ha sollevato nella mente di tantissima gente, in tutto il mondo, il dubbio se l'energia nucleare puo' essere sufficientemente sicura". Nell'86, Mosca rimase zitta per tre giorni: solo il 28 aprile, la Tass parlo' di un incidente a Cernobyl, dopo che l'impianto svedese di Forsmark registro' livelli di radioattivita' insolitamente elevati. Le autorita' sovietiche minimizzarono la portata dell'incidente e le celebrazioni del 1 maggio si tennero regolarmente anche a Kiev, nonostante l'elevato livello della radioattivita' in citta'. Da allora, gli esperti dibattono anche sul numero delle persone che sono state contaminate e sugli effetti, anche mortali, sulla loro salute, fisica e mentale. I numeri, al riguardo, sono decisamente contrastanti: nel 2005, l'Oms ha stimato in 4.000 le persone che potrebbero morire per l'avvenuta contaminazione, ma Greenpeace parla di 93.000 casi di cancro dovuti a Cernobyl. Dopo 25 anni, il reattore 4 dell'impianto in Ucraina e' tuttora imbozzolato in un sarcofago di cemento armato fatto 'colare' sul suo nocciolo fuso nei mesi successivi al disastro, ma nei prossimi anni questo 'scudo' dovra' essere rifatto per il timore di fuoriuscite di radioattivita'. A dispetto della tragedia, l'impianto di Cernobyl ha continuato la sua attivita' fino al dicembre del 2000, quando e' stato definitivamente chiuso.
giovedì 7 aprile 2011
ENERGIA NUCLEARE : A CERNOBYL LATTE E FUNGHI CONTAMINATI 25 ANNI DOPO
In un villaggio della regione di Rivnenska, ad esempio, Greenpeace ha trovato concentrazioni di Cesio-137 che nel 93% dei campioni di latte analizzati eccedono di un fattore compreso tra 1.2 e 16.3 volte i livelli previsti per i bambini in Ucraina, dove 18.000 chilometri quadrati di terreni agricoli sono stati contaminati in seguito all'esplosione e si stima che il 40% dei boschi, pari a una superficie di 35.000 km2, siano contaminati.
''A Fukushima - denuncia l'organizzazione - stiamo verificando circostanze identiche riguardo alla contaminazione del latte e delle verdure. Se vogliamo evitare disastri futuri quali quelli di Cernobyl e Fukushima, i governi devono interrompere la produzione di energia nucleare e investire nell'efficienza e in fonti rinnovabili pulite e sicure''.
giovedì 10 febbraio 2011
Chernobyl : UCCELLI NATI A CHERNOBYL HANNO CERVELLO PIU' PICCOLO

Un cervello piu' piccolo del 5%: e' quello che un team di ricerca internazionale ha trovato negli uccelli nati nei pressi della centrale di Chernobyl, protagonista di una terribile esplosione nucleare nel 1986.
Scienziati provenienti da Norvegia, Francia e Stati Uniti hanno ottenuto il permesso di studiare circa 550 uccelli appartenenti a 48 diverse specie di volatili catturati nelle aree che circondano il sito contaminato in cui ancora adesso non e' permessa nessun attivita' umana. Gia' l'anno scorso una missione guidata da Timothy Mousseau, della Universita' del South Carolina aveva constatato che la fauna in tutta la regione e' declino, compresi i mammiferi e gli insetti. Il nuovo studio condotto da Mousseau e pubblicato su Plos ipotizza che gli effetti delle radiazioni di fondo potrebbero essere la causa di uno sviluppo piu' modesto del cervello, circa il 5% in meno, che si presenta ancora piu' debole negli esemplari giovani, soprattutto in quelli con meno di un anno di vita. Il meccanismo non e' ancora noto, ma sotto accusa ci sarebbe lo stress ossidativo imposto all'organismo dalle onde radioattive.
giovedì 30 settembre 2010
ENERGIA NUCLEARE: I VERI COSTI DEL NUCLEARE

E’ iniziata in Ucraina la realizzazione di una grande opera pubblica: un sarcofago nuovo di zecca per il sito della centrale nucleare di Chernobyl, dove il 26 aprile 1986 il reattore n. 4 esplose rilasciando nell’atmosfera grandi quantità di vapore radioattivo. All’epoca la nube tossica si diffuse in tutta l’Europa e fu riportata a terra dalle piogge: le particelle radioattive possono essere ancora rilevate a circa 10 centimetri dalla superficie.
Non esistono ancora stime sul numero delle vittime dell’incidente e non potranno aversene di concrete prima del 2016: gli agenti patogeni contenuti dalla nube sono persistenti ed i loro effetti vengono trasmessi di generazione in generazione. Ed anche per i costi economici del disastro, il vostro cronista non è a conoscenza di alcuno studio di valutazione.
E’ noto che per due settimane tecnici, vigili del fuoco, maestranze e piloti dell’aviazione russa lottarono per arrestare l’emissione di vapore radioattivo, realizzando sul nocciolo fuso del reattore quello che è stato chiamato sarcofago, ottenuto ricoprendolo con sabbia a base di boro, silicati, dolomia e piombo e poi sigillando il tutto con calcestruzzo; che da allora le poche centinaia di persone che vivono a Chernobyl (i 350.000 abitanti della città sono stati evacuati) lavorano alla rimozione delle scorie nucleari; che oggi un nuovo sarcofago sarà realizzato per un costo che supera il miliardo di euro; e che sicuramente si dovrà intervenire in futuro perché le reazioni nucleari incontrollate continueranno sotto terra per migliaia di anni.
Quanto agli effetti della nube tossica, il cesio-137 è il principale agente radioattivo di Cernobyl. Esso ha un tempo di dimezzamento di 30 anni e, pertanto, dovranno passare generazioni prima che la sua azione cessi. Gli effetti saranno in funzione della distanza dal sito e dall’andamento delle condizioni meteoriche nei giorni di rilascio della nube, esattamente dal 26 aprile al 10 maggio 1986.
Nell’intera Ucraina le verdure oggi consumate, almeno quelle consumate dai più abbienti, vengono importate. Una curiosità: sembra che la Germania spenda qualcosa come 250.000 euro l’anno per risarcire i propri cacciatori di orsi, che sono costretti a consegnare una quota parte delle loro prede perché radioattive e da destinare all’incenerimento.
Siamo ormai alla terza o alla quarta generazione di centrali nucleari ed al cittadino viene detto che sono più che sicure e che il costo dell’energia, grazie a loro, diminuirà notevolmente. Eppure, se qualcosa non va, non esiste ancora un pulsante da azionare per spegnere un reattore nucleare fuori controllo. E, quando questo dovesse accadere, sarebbe una nuova Chernobyl con i suoi ineludibili immani costi, oltre che umani, sociali ed ambientali, anche economici.
Piuttosto che far comunella con i francesi per costruire nuove centrali nucleari, forse sarebbe meglio comperare qualche piumone e qualche maglione di più per diminuire la temperatura delle nostre abitazioni d’inverno; e convincerli, i francesi, a smetterla anche loro con l’atomo perché Chernobyl non conobbe frontiere. Dal rapporto di Greenpeace sull’incidente nucleare, rapporto di pubblico dominio: «Almeno altri 14 paesi europei [oltre a Ucraina, Bielorussia e Russia] (Austria, Svezia, Finlandia, Norvegia, Slovenia, Polonia, Romania, Ungheria, Svizzera, Repubblica ceca, Italia, Bulgaria, Repubblica di Moldova e Grecia) sono stati contaminati da livelli di radiazione superiori al limite di 1 Ci/m quadrato utilizzato per definire le aree 'contaminate'"».
Forse nessuno sarà mai in grado di sommare assieme tutti i costi della catastrofe nucleare di Cernobyl; e proprio questo motivo le teorie economiche dei fautori dell’atomo e le loro esortazioni alle «magnifiche sorti e progressive» non convincono affatto il cittadino.
fonte : http://www.agoravox.it/I-veri-costi-del-nucleare.html
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giovedì 23 settembre 2010
Radioattività: Radioattività e vegetazione il mistero di Chernobyl

I giornali europei erano tornati a interessarsi dell’area intorno alla centrale di Chernobyl non più di un mese fa, quando l’avanzare degli incendi in Russia era prossimo a bruciare l’area contaminata. Il pericolo dichiarato riguardava le piante e gli alberi, imbevuti di sostanze radioattive, che ardendo avrebbero immesso nell’aria i gas tossici con conseguenze immaginabili. L’emergenza rientrò dopo pochi giorni, e quanto temuto non accadde. Ma ciò che incuriosì una parte dell’opinione pubblica occidentale fu sapere che nel territorio ucraino la flora era cresciuta nonostante tutto, come se il reattore numero quattro dell’impianto nucleare non avesse mai avuto problemi.
Un mistero durato nel tempo, e a cui la rivista Environmental Science and Technology ha recentemente dedicato un articolo, frutto di uno studio sui meccanismi biologici che hanno consentito alle piante di crescere adattandosi e sopravvivendo in terreni altamente radioattivi. Secondo Martin Hajduch, studioso dell’Accademia slovacca delle Scienze che con i colleghi ha portato avanti la ricerca, le piante hanno mostrato una capacità eccezionale, e per certi versi insospettabile, di adeguamento all’ambiente contaminato dalle radiazioni del 26 aprile 1986. «È semplicemente incredibile quanto rapidamente questo ecosistema sia stato in grado di adattarsi», spiega Hajduch.
Il quale ha ricordato che già in passato gli scienziati si erano interessati al fenomeno, limitandosi tuttavia alle analisi della soia presente nell’area. Si era scoperto che le piante avevano mostrato cambiamenti nel loro proteoma, un termine coniato da Mark Wilkins e usato per descrivere l’insieme delle proteine di un organismo o di un sistema biologico. Ma il più ampio spettro di cambiamenti biochimici che avevano permesso alla vegetazione di proliferare in un ambiente così inquinato era rimasto un enigma esemplificato nel paesaggio della città di Pripyat: deserta ma rigogliosa. Tre anni fa alcuni ricercatori indossarono maschere e guanti decisi a investigare sul fenomeno.
Entrarono in un campo seminato a soia e lino per prelevarne i semi e piantarli in una terra decontaminata. Hanno poi atteso che le piante crescessero e producessero a loro volta altri semi per esaminarne le proteine. Lo studio comparato ha portato ai risultati spiegati dallo stesso dottor Hajduch: «Nella soia abbiamo rilevato la mobilitazione delle proteine di riserva dei semi e dei processi simile a quello che si vede quando le piante devono adattarsi ai metalli pesanti. Nel lino è stato diverso, poiché abbiamo notato più proteine coinvolte nel processo».
L’ipotesi è che il meccanismo messo in atto abbia avuto un origine di milioni di anni, quando le forme di vita furono esposte ad alti livelli di radiazioni naturali: «Allora c’era molta più radioattività che adesso, e probabilmente le piante svilupparono una difesa che tuttora possiedono». Ovvero: non potendosi muovere per cercare condizioni migliori, si sono adattate con successo all’ambiente.
fonte: http://www.terranews.it/news/2010/09/radioattivita-e-vegetazione-il-mistero-di-chernobyl
martedì 14 settembre 2010
Chernobyl : L'oro di Chernobyl
Getta un'occhiata veloce a destra e a sinistra, si piega e oltrepassa la recinzione di filo spinato. Malgrado cinquanta centimetri di neve fresca e il freddo tagliente di questo febbraio, Piotr Mouriavov si addentra a passo spedito nella zona proibita di Chernobyl. Si irrigidisce al minimo suono sospetto e controlla che nessuna sagoma umana si profili tra le ombre nebbiose. Riprende a camminare, con la paura costante che in un qualunque momento un miliziano possa tirar fuori un'arma e fare fuoco. Piotr li teme più dell'umidità che gli impregna i vestiti, più ancora dei lupi che hanno popolato l'area e che attaccano l'uomo, molto più della radioattività che in alcuni punti è elevatissima. "Quando ci avvistano, i miliziani non esitano ad aprire il fuoco" sussurra accovacciato a terra. "Qui sono loro a comandare. In questa zona si combatte la guerra del metallo".
Tra due o tre ore la notte avrà ricoperto i paesaggi lunari del nord dell'Ucraina, trasformando questo mare di abeti in un labirinto oscuro. La centrale e il suo reattore numero 4, che esplose il 26 aprile di 24 anni fa, si trovano a una decina di chilometri. Un po' più lontano ancora c'è Pripyat, la città fantasma, abitata un tempo dagli operai dell'impianto atomico, evacuata all'indomani della catastrofe. In un perimetro di trenta chilometri, nessuno può avventurarsi senza autorizzazione. È evidente che Piotr non è il solo a compiere questa odissea, da una a due volte a settimana. A mano a mano che ci si avvicina al cimitero dei mezzi militari si avvista ciò che resta di carichi abbandonati lungo il tragitto da altri mercanti di ferrivecchi. Quel cofano d'automobile, quei pezzi di motore o quella portiera arrugginita servono da punti di riferimento approssimativi per segnare il tragitto che porta alla pianura di Razokha, quella dove qualche settimana dopo l'esplosione furono ammucchiati in tutta fretta migliaia di veicoli fortemente radioattivi. Su una ventina di ettari, sotto uno spesso strato di ghiaccio, sono allineate carcasse di automobile, di blindati, escavatrici, e camion dei pompieri. Da lontano si avvista anche lo scheletro di un elicottero fatto a pezzi. "Anche se erano fortemente radioattivi, gli elicotteri sono stati tra i primi a essere smantellati. Con l'alluminio che contenevano ci si potevano fare davvero tanti soldi" spiega Piotr.
Se il crepitio del radiometro non rammentasse la particolarità di questi luoghi, questa distesa, con i suoi mucchi di lamiere arrugginite, i suoi automezzi sfasciati e i suoi camion cisterna usciti da un altro secolo, assomiglierebbe a quella di un normale sfasciacarrozze. Piotr si curva sul motore di un camion, ne estrae alcuni pezzi che getta in un sacco di stoffa prima di rimettersi in cammino. "Il metallo è l'unico modo per sopravvivere. Cento chili sulle spalle ci permettono di guadagnare 90 grivnas (9 euro) e di comperare un po' di alimenti nello spaccio del paese". Accovacciato sul pavimento nero e sudicio di casa sua, passa in rassegna con un gesto della mano un tavolo sbilenco di legno, due sedie sfasciate, un letto dalla coperta piena di buchi. Poi commenta: "Guardatevi attorno: che cosa abbiamo da perdere?".
Nel caos generale che fece seguito all'esplosione del reattore numero 4 nel 1986, le autorità nascosero quante più cose possibili, in tutta fretta, arrivando addirittura a seppellire interi paesi molto contaminati. Crearono qua e là dei cimiteri nei quali avrebbero dovuto restare sepolte per secoli centinaia di tonnellate di metallo radioattivo. A meno di venticinque anni dalla tragedia nucleare, invece, la maggior parte di quei cimiteri è stata saccheggiata. All'indomani dell'esplosione, secondo vari osservatori c'erano circa otto milioni di tonnellate di metallo disseminate su tutto il territorio della zona recintata. Oggi non ve ne sarebbero che duemila.
Dalla caduta dell'Unione Sovietica e dall'indipendenza dell'Ucraina nel 1991, questo territorio è diventato zona franca, con sue proprie regole, sue proprie lotte di potere, sue proprie industrie per il riciclaggio e il commercio di ogni genere. Uno Stato nello Stato, insomma, traboccante di un oro nero tutto particolare, il metallo.
Per quantificare le dimensioni di questo traffico, è sufficiente recarsi alla centrale, nei blocchi 5 e 6, per scoprire il segreto meglio custodito: in fondo a un magazzino ridotto a scheletro, alcuni uomini cercano di ripulire, al riparo da sguardi indiscreti, le turbine dei reattori 5 e 6. La radioattività qui è altissima: la polvere che si solleva è trasportata via dal vento che soffia dai vetri infranti delle finestre. Ufficialmente risulta che soltanto una volta la centrale ha messo in vendita del metallo proveniente dai suoi impianti: è accaduto intorno al 2000, quando 110 tonnellate di acciaio inossidabile furono messe in vendita per finanziare la manutenzione del cosiddetto 'sarcofago' che custodisce il reattore numero 4. L'annuncio, diffuso ai quattro angoli della Terra, ebbe l'effetto di una bomba: le autorità ucraine dopo la vendita si vantarono di aver immediatamente posto fine al programma. Ciò nonostante domani altri pezzi dei blocchi 5 e 6 avranno imboccato sicuramente la loro strada e abbandonato la zona proibita.
Il giro d'affari clandestino sta aumentando esponenzialmente. Nel 2007 all'uscita dalla zona è stato intercettato un carico di tubi di rame e nickel. La loro contaminazione era superiore di 23 volte ai limiti. Nel maggio 2009, invece, si è letteralmente volatilizzato un carico di dieci tonnellate di metallo il cui livello di radioattività superava i 30.000 microrem previsti (superiore al lecito di ben mille volte!). Nella notte tra il 10 e l'11 settembre 2009 viene intercettato un altro carico di 25 tonnellate non decontaminato. Igor Chtirba, autista di uno dei camion fermati quella notte, commenta: "Per un carico intercettato, quanti altri riescono a passare? Cento? Duecento? In realtà ogni anno vi sono degli arresti, per mostrare che le forze dell'ordine fanno il loro dovere, poi il traffico riprende, più di prima. Quando la neve scompare, sono da cento a duecento le tonnellate che escono illegalmente dall'area ogni settimana". Igor segue con preoccupazione il processo nel quale figura come testimone. Originario della Moldavia, alla fine della guerra contro la Transnitria, nel 1992, si è trasferito in Ucraina. Non avendo documenti, non potendo contare su altre risorse, si è trasformato in uno di quelli che qui chiamano 'i forzati del metallo': "La gente come noi è utilizzata dai subappaltatori dell'azienda che custodisce la zona contaminata per recuperare il metallo nei posti dove nessun altro accetta di recarsi. Ogni mattina ci portano lì dentro, e lavoriamo fino a notte fonda. Facciamo a pezzi di tutto, automobili, fabbriche, kolkoz, case. Poi carichiamo il materiale sui camion che facciamo uscire immediatamente dalla zona, passando per strade secondarie e poco frequentate, oppure con il via libera della stessa milizia. Ogni tanto i carichi superano i 7.000 o 8.000 microrem e quando lo facciamo presente ai nostri superiori, ci dicono di passare ad altro, ma di continuare a lavorare".
Altra scappatoia per far uscire clandestinamente i camion traboccanti di pezzi contaminati consiste nell'imboccare tragitti secondari che attraversano la recinzione di filo spinato, lontano dai nove posti di controllo. Quando le condizioni climatiche lo consentono, i convogli sono formati da cinque o sei camion che percorrono queste strade poco battute a tutta velocità, spesso in piena notte. Micha (nome di fantasia, su richiesta dell'intervistato) è un imprenditore straniero che abita da 15 anni in Ucraina dedicandosi soprattutto al traffico di metallo, e spiega: "Quelle strade non sono mai controllate e la recinzione è stata abbattuta. I camion quindi possono passarvi senza nessuna difficoltà, anche se non sono mai al riparo dall'arresto, magari a opera dei servizi segreti ucraini. Oppure utilizziamo un altro sistema: mettere il metallo contaminato al centro di un carico più grande di ferraglia decontaminata, così quando si arriva ai posti di controllo, attraversando il portale di sicurezza non scatta nessun allarme. Ma il metodo più usato resta la corruzione: da quel punto di vista nulla lascia presagire che il business possa fermarsi tanto presto".
Nella sorveglianza della zona proibita sono coinvolti 450 miliziani. Oltre a pattugliare l'intero territorio, sorvegliare 400 chilometri di recinzione, hanno l'incarico di controllare tutti i veicoli che entrano ed escono dal perimetro proibito. Nel posto di blocco principale di Detiatki, gli ufficiali assicurano che la reputazione dei loro uomini è senza macchia, ma con uno stipendio di 2.500 grivnas al mese (250 euro), poco più del salario medio in Ucraina, le forze dell'ordine del paese da tempo sono venute a patti con i trafficanti. Del resto - come conferma il procuratore generale di Ivankov, Dimitri Logvinov - quattro miliziani sono stati accusati di essere direttamente coinvolti nel traffico di carichi di metallo provenienti dal reattore numero 4. Ai posti di controllo di Detiatki o di Starye Sokoloy, lontano dalle telecamere e da sguardi indiscreti, le lingue si sciolgono: "Certo che tutti partecipano al traffico di metallo!", racconta un miliziano: "I custodi dei cimiteri dei mezzi recuperano alcuni pezzi loro stessi oppure si mettono d'accordo con i trasportatori, e noi facciamo altrettanto ai posti di controllo. Siamo obbligati a vivere in questo inferno e ci vogliamo guadagnare".
Da aprile a novembre escono dal perimetro di Chernobyl, senza controlli, senza decontaminazione, da quattro a cinquemila tonnellate di metallo. Per andare dove? Esistono oltre tremila località legali di raccolta dei metalli ucraini, ma altre 12mila sono non ufficiali e illegali. Tutto intorno al perimetro della zona proibita, prosperano nei paesi centri di smaltimento e recupero, solitamente a gestione familiare, specializzati nel trasporto. Il metallo così raggiunge rapidamente Kiev dove alcune aziende ne comprano piccole quantità per trasformarle in tubi o in materiali edilizi. Ma i volumi più consistenti, centinaia di tonnellate di metallo contaminato, ogni mese arrivano a Dniepropetrovsk, il cuore metallurgico dell'Ucraina. Vladimir Gontcharenko, presidente dell'Associazione ucraina del metallo da riciclare 'Vtormet' (che raggruppa centinaia di aziende) conduce una lotta implacabile contro alcuni di questi grossi colossi industriali che si mostrano poco sospettosi sull'origine delle leghe che lavorano. Nel corso degli anni, ha visto quantità sempre più ingenti di metalli contaminati infiltrarsi nel ciclo degli stabilimenti di Dniepropetrovsk o di Donietsk. Più di ogni altra cosa ha assistito, sbigottito, al silenzio degli operai e delle autorità, dei poteri pubblici insomma, che in questo sfruttamento del metallo di Chernobyl hanno trovato una fonte considerevole di guadagno: "Ufficialmente dalla zona proibita non dovrebbe uscire niente. Se oggi la situazione è diversa è perché nessuna legge è più forte dell'attrazione che i soldi esercitano sul nostro paese".
Nel 2004, un gruppo di ecologisti e scienziati russi ha denunciato le importazioni pericolose di metallo proveniente dall'Ucraina: "I metalli contaminati sono in seguito mescolati con altri, per ridurne il tasso di radioattività. Arrivano poi in Russia, insieme a molti altri. I controlli alla frontiera restano in ogni caso irregolari e aleatori". Nessun traffico di metalli contaminati è stato ufficialmente scoperto in territorio ucraino. Ma non c'è bisogno di recarsi in Ucraina per constatare di persona la presenza di metallo radioattivo proveniente da Chernobyl. Una volta arrivato a Razokha o a Buriakovka, riparte alla volta della Cina, per poi ritornare nel cuore dell'Europa sotto la forma inoffensiva di un barattolo per le conserve o di una bicicletta per bambini.
fonte: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27204/48/
mercoledì 11 agosto 2010
Chernobyl: Russia, roghi vicino a Chernobyl
Dalla metà luglio, sempre secondo la Forestale, gli incendi boschivi in Russia hanno colpito circa 4000 ettari contaminati dall’esplosione della centrale nucleare ucraina del 1986: «In base ai dati del monitoraggio sulla radioattività condotto sul territorio delle regioni russe, incluse le terre inquinate da elementi radioattivi, da metà luglio incendi boschivi sono stati registrati su 3900 ettari», è scritto nel sito.
L’elenco delle zone colpite «nei territori più inquinati» include fra l’altro la regione di Briansk, al confine con Bielorussia e Ucraina. Il 6 agosto, solo in quella zona sono stati registrati almeno 28 incendi, su una superficie di 269 ettari, tutti colpiti nel 1986 dall’incendio della centrale atomica ucraina.
Due giorni fa, inoltre, sul sito di Greenpeace Russia è stata pubblicata una mappa degli incendi nella Russia occidentale, dalla quale si deduceva che nel territorio di Briansk erano scoppiati almeno tre focolai nei boschi inquinati dalla radioattività di Cernobyl.
sabato 7 agosto 2010
Chernobyl : I cinghiali radioattivi e lo zoo nucleare

Sta facendo molto discutere l'articolo di Der Spiegel sui cinghiali radioattivi che, un quarto di secolo dopo la tragedia nucleare di Chernobil, scorrazzano e si moltiplicano in Germania. Dal 2007 al 2009 sono quadruplicati fino a 425,000 euro gli indennizzi ai cacciatori per i cinghiali atomici con tassi di cesio nella carne che li rendono non solo immangiabili e invendibili, ma anche un rifiuto pericoloso da smaltire. Intanto la Germania, grazie anche ad inverni sempre più caldi, sperimenta gli stessi problemi di proliferazione di cinghiali che hanno molte regioni italiane: a Berlino uno di questi suini ha attaccato un uomo su una sedia a rotelle in un parco cittadino e un grosso branco ha invaso la città di Eisenach nella Germania orientale, 10 cinghiali sono riusciti a sfondare il recinto dell'autostrada bloccandola per ore.
Si dice che nella Exclusion Zone di Chernobyl sono riapparsi animali come lupi ed orsi che non vivevano più in quell'area dell'Ucraina da molti anni, ma è meno noto che molti altri animali più piccoli, come ragni e insetti, stanno scomparendo e che molti uccelli non nidificano più in una vasta area intorno alla centrale. Ancora meno noti sono gli episodi che coinvolgono la fauna in incidenti e problemi nucleari. Greenpeace International International prova a farne un breve elenco che ironicamente intitola «Visit the nuclear zoo» che dimostra l'enorme impatto che un'industria energetica abbastanza ridotta ha già avuto sul mondo in cui viviamo e sugli esseri che lo popolano insieme a noi.
Il tour nello zoo nucleare comincia dalla centrale nucleare statunitense di Diablo Canyon dove troviamo le meduse della luna che nel 2008 hanno intasato le sue tubazioni costringendo a fermare l'impianto.
Poco più a nord le centrale nucleare Canadese di Pickering sta uccidendo milioni di avanotti e adulti di salmone Chinook e trote arcobaleno.
Dall'altra parte dell'Atlantico, nella famigerata centrale atomica di Sellafield, in Gran Bretagna, troviamo aragoste, gamberi e cozze radioattive, contaminate dagli scarichi dell'impianto. Sempre a Sellafield i gabbiani nuotano nelle vasche all'aria aperta di stoccaggio delle acque radioattive della centrale, diventando essi stessi radioattivi e diffondendo la contaminazione dappertutto. Si è tentato di risolvere il problema assoldando tiratori scelti per abbattere i gabbiani.
Poi ci sono le pecore inglesi che a 25 anni dal disastro di Chernobyl sono ancora a rischio: in Gran Bretagna circa 370 allevamenti sono soggetti a restrizioni nell'utilizzo di molte aree di pascolo a causa del fallout radiattivo prodotto dalla tragedia nucleare sovietica. Anche le renne scandinave subirono una lunga quarantena dopo Chernobyl.
In questo zoo della contaminazione e mutazione il settore più grande é riservato proprio a Chernobyl anche se nessuno sa davvero cosa stia succedendo agli animali nella zona proibita e anche se nessuno sa davvero cosa succede intorno alle centrali nucleari ed ai depositi di scorie militari/civili russi e dell'ex Urss e vicino alle centrali cinesi, sia quelle maoiste che quelle del nuovo corso capitalista-comunista.
Tornando ai cinghiali, il problema non è solo tedesco e molto probabilmente è ancora più vasto nell'Europa orientale, questi animali sono particolarmente sensibili alla contaminazione radioattiva perché si cibano di funghi e tartufi, che sono particolarmente efficienti ad assorbire la radioattività. Infatti, mentre si prevede che la radioattività cali in diverse specie vegetali, la contaminazione di alcuni tipi di funghi e tartufi probabilmente rimarrà la stessa e potrebbe anche aumentare. Gli esperti tedeschi dicono che «Il problema è stato di alto livello per un lungo periodo, e probabilmente rimarrà così per almeno i prossimi 50 anni».
Il problema è che dopo la paura e l'indignazione (come sta accadendo per l'ecocidio petrolifero nel Golfo del Messico) è partita una lunga e paziente campagna di minimizzazione e "dimenticanza" che è culminata nell'attuale rilancio del nucleare, ma nessuno si è davvero occupato di quello che ci dicono gli animali con la loro carne avvelenata: degli effetti a lungo termine delle radiazioni e nucleare sul nostro ambiente. La verità è che dopo Chernobyl non c'è stato nessun vero sforzo internazionale concertato per monitorare gli effetti a lungo termine sulla vita di animali ed esseri umani di quella tragedia che rischiava di chiudere l'era nucleare. Come scrive Greenpeace International «Semplicemente non abbiamo idea di cosa aspettarci a lungo termine in caso di incidente nucleare».
Eppure, anche davanti ai cinghiali e ai gabbiani radioattivi ed abbattuti a spese dei contribuenti, l'inventore della teoria di Gaia, James Lovelock, ignorando studi e dati esistenti, è arrivato a dire che la fauna intorno a Chernobyl è fiorente e che questo dimostrerebbe che potremmo fare tranquillamente una discarica nucleare nel cuore dell'Amazzonia, dove sicuramente lo zoo nucleare aumenterebbe fortemente le sue specie.
Nel suo libro del 2007 "Revenge of Gaia", Lovelock arriva a scrivere: «Il mondo naturale darebbe il benvenuto alle scorie nucleari in quanto custodi perfette contro gli avidi sviluppisti, e tutto ciò con un lieve danno che potrebbe rappresentare un piccolo prezzo da pagare ... Una delle cose che colpisce dei luoghi fortemente contaminati da nuclidi radioattivi è la ricchezza della loro fauna selvatica ... La preferenza della fauna selvatica per i siti delle scorie nucleari suggerisce che i migliori siti per lo smaltimento sono le foreste tropicali e altri habitat che hanno bisogno di un guardiano affidabile contro la loro distruzione da parte degli agricoltori affamati e d gli sviluppasti». Quindi per Lovelock le grandi multinazionali e/o mega-imprese di Stato nucleari non sarebbero né avide né sviluppiste...
Dobbiamo esserci persi qualche puntata. D'altronde ci sono molti lobbisti esperti di revisionismo nucleare che minimizzano il bilancio delle vittime di Chernobyl e contestano addirittura gli effetti delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
Chissà se sarebbero disposti ad una dieta che prevede un antipasto di salmone radioattivo canadese, pappardelle al cinghiale al cesio tedesco e aragosta atomica di Sellafield?
fONTE: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6165
venerdì 6 agosto 2010
Chernobyl : Emergenza incendi, in Ucraina mistero su Chernobyl e un deposito militare

Alla centrale nucleare di Sarov: trincee e soldati contro le fiamme
Siamo stati facili profeti, il pericolo che il Centro nucleare e la centrale nucleare di Sarov siano raggiunti dagli incendi non è affatto finito, come aveva annunciato ieri il capo dell'agenzia dell'energia atomica russa Rosatom, Serguei Kirienko. Intorno alla centrale ci sono 500 soldati "ferroviari" russi mobilitati per respingere le fiamme che si avvicinano all'impianto nucleare nella regione di Nijni-Novgorod, sil Volga. Ritiratisi i ministri e terminata la visita lampo di Vladimir Putin, è toccato al portavoce delle truppe ferroviarie russe, Aergueï Dorojkin, spiegare che «L'obiettivo principale dei soldati nella foresta è quello di praticare delle trincee nella foresta al fine di impedire la propagazione del fuoco verso il centro nucleare e gli agglomerati». Le truppe avrebbero già creato una trincea larga 50 metri e lunga un chilometro e stanno pattugliando 24 ore su 24 il perimetro della centrale per accertarsi che l'incendio non la raggiunga, come sembra che nei giorni scorsi sia già accaduto per almeno un edificio del Centro nucleare. La situazione deve essere davvero preoccupante se nella regione più devastata dagli incendi e in un Paese che sta letteralmente bruciando arrivano altri 500 soldati a dar manforte alle 2.160 persone 116 unità tecniche, tra cui 4 elicotteri e due aerei, già mobilitate nei giorni scorsi intorno all'impianto nucleare. Intanto dall'Ucraina arrivano preoccupanti notizie di incendi che si avvicinano alla zona di esclusione di Chernobyl, ai suoi terreni contaminati ed al sarcofago lesionato del sarcofago del dimenticato spettro radioattivo della coscienza nucleare mondiale. Sempre in Ukraina, a Dniepropetrovsk le fiamme sono vicine ad un deposito militare. Secondo l'agenzia ucraina Unian ieri «A causa del vento che soffia a 25 m al secondo, l'incendio comparso nella regione di Dniepropetrovsk si sposta verso il villaggio di Gvardeiskoe che ospita dei depositi militari di olio e combustibile». Nonostante questi allarmi sui pericoli che corre Chernobyl e il deposito militare circoli sulla stampa ucraina e internazionale, il ministero delle situazioni di emergenza di Kiev non conferma nulla. Nella regione di Dniepropetrovsk ieri le fiamme avrebbero divorato almeno 48 ettari e i giornali locali confermano che almeno 200 soldati ucraini sono stati mobilitati per evitare una catastrofe.
FONTE: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6173
giovedì 5 agosto 2010
nube radioattiva : Russia teme roghi in zona Cernobyl PER IL rischio nube radioattiva

Il ministro russo delle Emergenze Serghey Shoigu teme gli incendi in corso nella Russia europea attacchino la zona dell'incidente di Cernobyl.L'incidente avvenne nel 1986 e se le fiamme la raggiungessero potrebbe diffondere elementi radioattivi nell'atmosfera.'Controlliamo la regione, specie al sud e nel distretto di Novozibkov che fu allora piu' contaminato', ha detto Shoigu. 'Se un incendio si sviluppasse 'radionuclidi potrebbero irradiarsi col fumo e creare una nuova zona inquinata'.
fonte: Ansa
martedì 27 aprile 2010
centrali nucleari in Italia: il PRIMO MAGGIO PARTE RACCOLTA FIRME PER REFERENDUM
centrali nucleari in Italia: «Nucleare entro 3 anni». Con uno spot Rai in arrivo

Il nucleare tornerà in Italia entro tre anni, ma prima bisognerà convincere gli italiani - «terrorizzati» da una nuova Cernobyl - della sicurezza dei nuovi impianti, magari anche con degli spot da trasmettere sulle reti Rai. Silvio Berlusconi rilancia il progetto nucleare italiano e lo fa al termine di una due giorni trascorsa assieme al premier russo Vladimir Putin, «l’amico Vladimir» come lo chiama più volte durante la conferenza stampa nella dimora settecentesca di Villa Gernetto, teatro dei colloqui che hanno concluso stamattina la visita in Italia dell’ex capo del Cremlino. L’asse tra Roma e Mosca - che già ruota su gas (Eni-Gazprom), auto (Fiat-Sollers) e nuove tecnologie (Pirelli-Finmeccanica-Russian Tech) - si allarga infatti da oggi anche all’atomo.
La Russia, ha garantito Putin, è pronta ad entrare nel business che si apre in Italia, con finanziamenti e supporto tecnologico (forniture di combustibile e smaltimento delle scorie). E le due intese firmate a Villa Gernetto aprono già ampi fronti di cooperazione. La prima - tra Enel e la russa Inter Rao Ues - per lo sviluppo di una nuova centrale a Kaliningrad di terza generazione. L’altra per lo sviluppo degli studi nel settore della fusione nucleare: è la «nuova frontiera dell’energia atomica», si è rallegrato Berlusconi, assicurando che i lavori per la prima centrale nucleare in Italia «saranno iniziati entro tre anni», ovvero - come ha già anticipato il ministro Claudio Scajola che ha in mano il progetto - entro questa legislatura.
«Prima di individuare un luogo in cui realizzare una centrale nucleare - ha avvertito però il Cavaliere - bisogna che cambi l’opinione pubblica italiana» e si convinca della sicurezza delle nuove centrali. Perché se è vero che «il 54% degli italiani» considera necessario il ritorno all’energia atomica per tagliare la sempre più esosa bolletta nazionale, nessuno sembra volere gli impianti «nel giardino di casa». Da qui l’idea di spot da far partire sulla Rai: «Ne ho parlato con esponenti della nostra tv di Stato, stiamo lavorando a un progetto per raccogliere le esperienze dei francesi che vivono vicino le centrali e trasmetterle in Italia. È un lavoro che durerà più di un anno, ma è necessario».
Nel giorno dell’anniversario della tragedia di Cernobyl però, il centrosinistra promette barricate. «L’ennesimo annuncio di propaganda sul nucleare - è il commento di Ermete Realacci (Pd) - tutte le difficoltà di Berlusconi che vorrebbe far digerire agli italiani una scelta sbagliata e antieconomica». Molti interventi della minoranza parlamentare hanno ricordato la tragedia di Cernobyl di 24 anni fa, mentre i militanti di Greenpeace sono corsi a manifestare dinanzi a Montecitorio, vestiti con tute bianche e indossando maschere antigas. Roberto della Seta e Francesco Ferrante, entrambi senatori democratici, contestano che le tecnologie nucleari che ci fornirà la Francia siano di terza generazione:«Non sono altro - affermano in una dichiarazione - l’evoluzione più recente dei reattori degli anni `60, non a caso rifiutati in tutto il mondo, dagli Usa agli Emirati Arabi». Va giu´ duro anche il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Dietro l’accordo con la Francia potrebbero esserci patti segreti per la costruzione di armi atomiche e per la cooperazione militare». E si chiede: «Stiamo arrivando alla prima bomba atomica italiana?». Per cercare di scongiurare tutto questo un altro gruppo di militanti del Sole che Ride ha manifestato dinanzi alla Camera simulando l’incidente di Cernobyl e fingendosi morti dopo essersi sdraiati in terra. Forti critiche dalle opposizioni sono state rivolte a Berlusconi anche per l’annuncio di una campagna di spot televisivi per convincere l’opinione pubblica a «gradire» il nucleare. «Non poteva esserci dimostrazione migliore - è il commento di Stella Bianchi (Pd) - della debolezza del progetto e della spregiudicatezza con la quale Berlusconi usa i mezzi di informazione».
fonte: ilsecoloxix.ilsole24ore.com
CHERNOBYL: URGENTE NUOVO SARCOFAGO
Il fallout atomico avvenne nel 1986 e la nube radioattiva si diffuse su tutta l'Europa. Fu come l'esplosione di 500 bombe simili a quelle sganciate su Hiroshima. "Due milioni di persone soffrono ancora oggi per gli l'esposizione a quelle radiazioni.
Di questi 498.000 sono bambini", ha aggiunto Yanukhovich. Il bilancio ufficiale delle vittime di Chernobyl, stimato dall'ONU, fu di 4.000 morti ma le organizzazioni non governative indicano cifre piu' alte, centinaia di migliaia di morti in Ucraina, Russia e Bielorussia. "L'Accademia Russa delle Scienze -afferma Greenpeace- dimostra che anche le stime del Chernobyl Forum, che indicavano novemila morti, erano state troppo caute e che i morti dovuti all'incidente di Chernobyl sono oltre duecentomila". Secondo stime ucraine, piu' di 25.000 "liquidatori", ovvero di esperti che tentarono di limitare l'emissione di radiazioni, morirono in questo lavoro.
lunedì 26 aprile 2010
CHERNOBYL : 24 ANNI FA' DISASTRO CHERNOBYL. LEGAMBIENTE, PERICOLI SEMPRE
L'incidente, avvenuto nella centrale ucraina, al confine con la Bielorussia, causo', secondo il rapporto ufficiale redatto da agenzie dell'ONU, 65 morti accertati con sicurezza e altri 4 000 presunti (che non sara' possibile associare direttamente al disastro) per tumori e leucemie su un arco di 80 anni, ma numerose associazioni stimano in una cifra di gran lunga piu' alta il prezzo pagato in vite umane.
''Il governo italiano si appresta, ora, a rilanciare l'energia atomica in Italia, affermando che le centrali 'di ultima generazione' sono sicure. Ecco perche' Legambiente scende in piazza per informare i cittadini sui rischi ambientali, la sicurezza e i costi delle nuove centrali atomiche'', avverte l'associazione ambientalista.


TUtti i numeri di CHernobyl
2 esplosioni consequenziali la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl
11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata nelle esplosioni, 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori
10 giorni necessari per spegnere gli incendi
5.000 tonnellate di materiali vari(sabbia,boro, piombo, fosfati) versati sopra le macerie
dai 300mila a 800mila i liquidatori impiegati nel dopo incidente
50.000 gli abitanti della cittadina di Pripjat che vennero allontanati dalle loro case, dove non sono mai rientrati
130.000 gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale
6 i pompieri che intervennero subito per spegnere l’incendio e che morirono pochi giorni dopo per l’effetto delle radiazioni
24 i dipendenti morti tra il 26 aprile ed il 31 luglio per effetto delle radiazioni
31 i liquidatori morti poco tempo dopo per le dosi di radiazioni assorbite
4 i piloti di elicottero che morirono in volo sopra la centrale
1800 i casi di cancro alla tiroide censite dall’Aiea in bambini che all’epoca dell’incidente avevano un’età compresa tra i 0 e 14 anni
1,5 milioni di persone che vivono ancora oggi in aree con livelli di contaminazione superiori a 1 curie per chilometro quadrato
150mila i chilometri quadrati di territorio ancora contaminato
1.000 mq è l’estensione delle crepe sul sarcofago che racchiude i resti del reattore esploso
180 le tonnellate di combustibile che si stima siano ancora all’interno del reattore
100 metri in altezza e 260 metri di lunghezza la dimensione della nuova struttura che andrà a ricoprire l’attuale sarcofago e che avrà un costo stimato di oltre un miliardo di dollari.ARTICOLI RECENTI CORRELATI:
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