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sabato 25 febbraio 2017

effetti delle radiazioni sull'uomo

Nel 1999 a Tokaimura avvenne il peggior disastro nucleare in Giappone prima di Fukushima: il bilancio fu di due vittime, una delle quali morì dopo circa 3 mesi di atroci sofferenze. Il suo nome era Hiroshi Ouchi e la sua storia viene spesso ricordata in vari articoli, in cui appare anche un famoso e terrificante scatto che mostra i devastanti effetti delle radiazioni sul corpo umano.

LE COORDINATE STORICHE. L'incidente avvenne il 30 settembre a Tokaimura, un villaggio situato 130 chilometri a nord est di Tokyo in una piccola fabbrica di combustibile nucleare della JCO (Japan Nuclear Fuels Conversion Company) ed ebbe conseguenze molto gravi: furono coinvolti direttamente tre operai e nella zona circostante vennero evacuate quasi trecentomila persone. All'epoca fu classificato come il terzo più grave incidente al mondo, dopo quello di Three Mile Island (Usa) nel 1979 e quello di Černobyl' nel 1986.

MIX FATALE. A causare il disastro fu una scorretta miscelatura di uranio e acido nitrico all'interno di un serbatoio. Invece di utilizzare 3 chili di uranio impoverito come imposto dalla legge, gli operai eccedettero fino ad arrivare a 16 chili, innescando una reazione nucleare a catena con fortissima emissione di raggi gamma.

L'ISTANTE DELL'INCIDENTE. Un lampo blu, dovuto ai neutroni emessi dall'innesco della reazione nucleare, investì alle ore 10:30 i tre tecnici presenti sul posto: si trattava di Hisashi Ouchi (35 anni), Masato Shinohara (40 anni) e Yutaka Yokokawa (54 anni). Ouchi, che era il più esposto, assorbì radiazioni di 10.000-20.000 millisievert, un quantitativo eccezionalmente superiore alla soglia di sicurezza di 50 millisievert.
DESTINO SEGNATO. Dopo aver perso i sensi, Ouchi fu trasportato all'ospedale dell'Università di Tokyo, dove venne rianimato e riuscì a parlare con i medici.

Immediatamente gli effetti delle radiazioni nucleari si manifestarono in modo evidente con progressivo distaccamento di intere porzioni di pelle. Si trattava però solo della punta dell'iceberg, perché i raggi gamma avevano distrutto gran parte del suo corredo cromosomico, portando a una compromissione irreversibile di tutto l'organismo.

UNA LENTA TORTURA? L'operaio, ormai irriconoscibile, rimase in vita grazie alle macchine per due mesi e mezzo, perdendo circa 20 litri di liquidi al giorno. Durante gli 83 giorni di agonia i medici lo sottoposero a diversi cure, che includevano trasfusioni di sangue, innesti cutanei e trapianti di cellule staminali. Fortunatamente per il povero operaio, il suo corpo fu posto in coma farmacologico per evitargli sofferenze dolorosissime.

Il terribile scatto che vedete qui sotto, rievocato anche in un libro di successo, A Slow Death: 83 Days of Radiation Sickness, mostra in modo brutale le conseguenze delle radiazioni sul corpo dell'uomo (vedi spiegazioni più avanti).
Ancora oggi non è chiaro se le condizioni di Ouchi siano state prolungate oltre il necessario per consentire all'equipe di specialisti di testare nuovi trattamenti clinici, in previsione di altre possibili sciagure nucleari.

GLI ALTRI DUE OPERAI. Il trentacinquenne Hisashi Ouchi non fu la sola vittima del disastro di Tokaimura.  Il collega Masato Shinohara, che assorbì radiazioni di 6.000-10.000 millisievert, si spense il 27 aprile del 2000 dopo diversi mesi di cure intensive. Il terzo tecnico, Yutaka Yokokawa, che venne esposto a un livello di 1.000-5.000 millisievert riuscì invece a sopravvivere dopo una lunga degenza in ospedale.

All'esterno non si registrò uno straordinario rilascio di sostanze radioattive, ma altre 119 persone furono comunque contaminate da basse dosi di radiazioni.
             


CHE COSA ACCADE ESATTAMENTE AL CORPO. Come agisce la radioattività sull’organismo umano? Il primo danno si ha immediatamente, o meglio un decimo di trimilionesimo di secondo dopo che protoni, neutroni, elettroni, raggi gamma, o raggi X prodotti dal decadimento del nucleo hanno colpito un qualsiasi atomo dei tessuti del corpo. Con la loro energia essi strappano all’atomo un elettrone. Sia l’atomo, sia l’elettrone, che prima erano in uno stato di normalità, sono ora in una condizione di instabilità: nel successivo milionesimo di secondo, reagendo con altri atomi, entrambi possono dar vita a nuove molecole.

Alcune di queste, chiamati radicali liberi, hanno la caratteristica di reagire molto facilmente al contatto con altre molecole, dando vita a ulteriori sostanze prima inesistenti. Queste possono alterare la riproduzione e il funzionamento delle cellule, per poco tempo o per molti anni, velocemente o lentamente: dipende dalla quantità di tessuto che è stato colpito e dalla natura della radiazione: se la dose assorbita è molto piccola, gli effetti sono minimi e quest’ultimo è in grado di riparare i danni da solo. Ma se la dose è alta e la zona colpita è estesa, le cellule non sono in grado di far fronte all’invasione di radicali tossici.

La particelle più attive, come protoni e neutroni, possono ledere il Dna, che poi si riproduce in maniera anomala. Questo spiegherebbe l’insorgere dei tumori a distanza di tempo in persone che sono state colpite da forti radiazioni. Anche i cromosomi possono essere spezzati dalla radiazione. In questo caso le nuove cellule avranno un “messaggio” cromosomico alterato e così quelle che da esse nasceranno.

Ci sono comunque organi che risentono più di altri degli effetti delle radiazioni intense. Ecco quali.

Midollo osseo. Vengono alterate le cellule che producono globuli bianchi, rossi e piastrine. Insorgono perciò anemie, infezioni ed emorragie. Se la dose è stata molto alta, anche la leucemia.
Apparato riproduttivo. I danni dipendono molto dalla dose. Diminuisce o scompare la produzione di spermatozoi. Possono aumentare i tumori alle ovaie.
Apparato digerente. Insorgono vomito, nausea, diarrea, anoressia, ulcere intestinali. Aumenta il rischio di cancro allo stomaco, al colon e all’esofago.
Tiroide. Adenomi (tumori benigni), e scarso funzionamento della ghiandola.
Occhio. Dopo alcuni mesi si possono formare aree opache nel cristallino.
Gravidanza. Il feto sottoposto a radiazioni nelle prime settimane può avere il cranio più piccolo, ritardo mentale e, dopo la nascita, riduzione dell’altezza.

fonte: http://www.focus.it/scienza/corpo-umano/i-terribili-effetti-delle-radiazioni-sulluomo

lunedì 24 giugno 2013

REATI AMBIENTALI: i 12 peggiori crimini contro l'ambiente rimasti impuniti

Reati ambientali. Centinaia delle grandi sciagure che hanno devastato o stanno ancora devastando il nostro Pianeta risultano al momento impunite. Dalla distruzione delle foreste indonesiane per la fabbricazione di carta da parte della multinazionale APP (e all'abbattimento degli alberi contribuisce anche la produzione di olio di palma) ai 350 mila abitanti delle Maldive che si preparano ad emigrare a causa dei cambiamenti climatici.

Sono soltanto due degli esempi che compongono la "sporca dozzina" dei crimini contro l'ambiente presentata dalla Supernational Environmental Justice Foundation (Fondazione SEJF) per rendere evidente come molte delle devastazioni che hanno colpito o stanno colpendo il nostro Pianeta risultino impunite. Non vi sono stati risarcimenti per i danni provocati e i colpevoli non sono stati assicurati alla giustizia. Ecco la lista nera dei peggiori crimini contro la Terra e l'umanità. L'elenco non è esaustivo, purtroppo, ma costituisce di certo un prezioso spunto di riflessione.
1) Maldive e Kiribati: le isole sommerse dal cambiamento climatico

I 350 mila abitanti delle Maldive vivono minacciati dall'innalzamento del livello del mare. Se i cambiamenti climatici portassero ad un aumento della temperatura del Pianeta pari a "soli" 4 gradi, ciò provocherebbe ondate di calore estremo, una diminuzione degli stock alimentari, un rialzo del livello del mare che colpirebbe centinaia di milioni di persone, che sarebbero costrette a lasciare le proprie case. La situazione alle Maldive e tanto grave che gli abitanti sono già pronti ad essere ospitati dall'Australia. I nomadi del clima sono già qui.
2) Canada: le sabbie bituminose minacciano i nativi

Lo sfruttamento delle sabbie bituminose canadesi è forse l'attività industriale più dannosa del pianeta. La loro estrazione ha portato alla distruzione di una regione grande quanto la Florida. La foresta boreale viene distrutta e per ogni barile di petrolio da ottenere ne vengono sprecati cinque d'acqua. I beni comuni e le popolazioni native sono a rischio. I liquami tossici vengono scaricati nei laghi. La produzione di petrolio da sabbie bituminose minaccia le popolazioni che vivono attorno ai giacimenti, inquinando le falde acquifere e la carne di alce, che costituisce un elemento essenziale per l'alimentazione di Metis e Inuit.
3) Nigeria: il delta del Niger è avvelenato

L'estrazione di petrolio dal delta del Niger è devastante per gli ecosistemi e le popolazioni residenti. Viene posta in atto una pratica illegale, che consiste nel bruciare il gas che esce dai pozzi petroliferi insieme al greggio. Il fumo così generato contiene un'elevata quantità di sostanze tossiche per la salute e per l'ambiente. Respirare i fumi nocivi comporta avvelenamento del sangue e cancro.
4) Indonesia: la produzione di carta uccide le foreste pluviali

La produzione di carta da parte della multinazionale APP sta portando alla scomparsa delle foreste pluviali dell'Indonesia, uno dei più importanti ecosistemi del pianeta. Si tratta di un habitat essenziale alla sopravvivenza dell'orango e della tigre di Sumatra. Questi luoghi ospitano il 12% dei mammiferi, il 15% dei rettili e il 17% degli uccelli del pianeta. Malgrado sia attiva da decenni, e operi oramai su un mercato di dimensioni mondiali, la APP non ha messo a punto un sistema di pratiche di sostenibilità, contando sugli alti margini di profitto assicurati da pratiche forestali di saccheggio.
5) Giappone: lo tsunami nucleare di Fukushima

Il terremoto dell'11 marzo 2011 ha sconvolto il Giappone. Alla scossa di magnitudo 9 è seguito uno tsunami che ha messo in ginocchio i sistemi di sicurezza delle centrali nucleari, portando all'esplosione del reattore 1 della centrale di Fukushima e alla fusione del nocciolo nei reattori 2 e 3. Lo sgombero, nel giro di 30 chilometri, ha interessato più di 110 mila persone, delle quali 21 mila vivono ancora fuori dalle loro abitazioni. Centinaia di migliaia di persone sono ancora esposte ai rischi a lungo termine delle radiazioni. Le vittime non hanno ottenuto alcun risarcimento. Non sarà Tepco a pagare, ma la popolazione giapponese, mentre il Governo ha investito 3500 miliardi di yen per salvare l'azienda elettrica dalla bancarotta.
6) Golfo del Messico: la marea nera della Deepwater Horizon

Si tratta del più grave danno ambientale marino della storia statunitense. La marea nera che per oltre 106 giorni si è riversata in mare – si stima fra le 460 mila e le 800 mila tonnellate - ha generato danni ingenti, tanto da rendere impossibile una quantificazione certa degli effetti del disastro, soprattutto pensando alle conseguenze negli anni a venire. Dagli ecosistemi marini, alla salute delle popolazioni, dall'industria della pesca, a quella turistica, le ripercussioni sono state enormi. La BP si è accordata con il governo americano per un fondo risarcimento alle vittime di 20 miliardi di dollari, ma i reali danni del disastro ambientale sono tutti da valutare e la certezza della pena ancora da stabilire.
7) Romania: l'onda di cianuro del Danubio

L'onda di cianuro partita il 31 gennaio 2000 dalla miniera d'oro Esmeralda, ad Auriol, in Romania, dopo aver ucciso i due affluenti che le hanno permesso di arrivare al Danubio, punta decisa alla foce del fiume blu, cioè alla più grande zona umida d'Europa, uno dei pochi paradisi naturali sopravvissuti nel vecchio continente. Le accuse più gravi riguardano la dinamica dell'incidente che ha causato il disastro. Secondo la società rumeno-australiana che possiede la miniera Esmeralda, la colpa è di un fenomeno naturale, il disgelo, che avrebbe fatto tracimare una diga. Ma gli ambientalisti fanno notare che questo genere di dighe non dà sufficienti garanzie e chiedono di rivedere l'intero sistema delle autorizzazioni minerarie. La compagnia australiana Esmeralda Exploration ha dichiarato fallimento e nessuno ha mai risarcito un solo euro per uno dei disastri più imponenti della storia nei confronti di un sistema fluviale.
8) Ecuador: estrazioni petrolifere e contaminazione della foresta amazzonica

La multinazionale Chevron-Texaco, durante le operazioni di esplorazione e sfruttamento delle risorse petrolifere in Ecuador, nell'area del Lago Agrio, ha inquinato pesantemente oltre due milioni di ettari, contaminando gravemente la foresta amazzonica. Già nel 1993, 30 mila tra abitanti e agricoltori hanno denunciato l'accaduto. Un tribunale dell'Ecuador ha riconosciuto la colpevolezza di Texaco, multandola per 18 miliardi di dollari, ma dopo varie fasi del processo, l'azienda petrolifera si è appellata alla Corte Internazionale dell'Aja. Il reato rimane al momento impunito.
9) Mar Ligure: il disastro della petroliera Haven

La superpetroliera Haven affondò nel Mar Ligure il 14 aprile 1991, dopo un'agonia di quattro giorni. L'affondamento provocò la morte di 5 uomini dell'equipaggio e lo sversamento sui fondali marini di 134 mila tonnellate di petrolio. L'eredità dell'accaduto continua oggi e proseguirà per i prossimi 10 anni, con effetti negativi sull'ecosistema marino. La petroliera aveva mostrato segni di malfunzionamento già durante il viaggio verso l'Italia. Il risarcimento economico ottenuto è stato giudicato irrisorio rispetto ad altri casi analoghi.
10) Bielorussia: l'incidente nucleare di Chernobyl

Chernobyl costituisce l'incidente nucleare più grave della storia. Il disastro avvenne il 26 aprile 1986, presso la centrale nucleare V.I. Lenin. Le cause furono indicate in gravi mancanze da parte del personale, sia tecnico che dirigente, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell'impianto stesso e nell'errata gestione economica e amministrativa della centrale. Il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza e della temperatura del nocciolo del reattore n°4 della centrale. Si formò una nube di vapore radioattivo che si disperse nell'aria e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l'evacuazione circa 336 mila persone. Non esistono ancora oggi dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia. Non venne accertata alcuna responsabilità penale. Il disastro rimane impunito.
11) Argentina: la montagna di piombo di Abra Pampa

Nella cittadina di Abra Pampa, nel nord dell'Argentina, si trova una montagna formata da 30 mila tonnellate di piombo, proveniente dalle lavorazioni di un impianto chiuso negli anni '80. L'81% della popolazione infantile è esposta ai danni derivanti dal piombo, soprattutto a causa dell'inalazione di polvere del minerale. L'esposizione alla contaminazione riguarda anche gli adulti. I danni cerebrali nei più piccoli non sono trattabili e includono ritardo mentale, diminuzione del quoziente intellettivo, carenza di attenzione, dislessia.
12) India: la nube di pesticidi tossici di Bhopal

Il 3 dicembre 1984, nello stablimento della Union Carbide India Limited, situato nella località di Bophal e specializzato nella produzione di pesticidi, si sprigionò una nube tossica di isocianato di metile, La nube uccise in breve tempo oltre 2000 persone e ne avvelenò decine di migliaia. Nel giugno 2010 un tribunale di Bhopal ha emesso una sentenza di colpevolezza per omicidio colposo per grave negligenza nei confronti di otto ex-dirigenti indiani della UCIL. Le condanne e le multe stabilite sono state giudicate irrisorie.

FONTE:http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/10699-sporca-dozzina-12-crimini-contro-ambiente

lunedì 21 gennaio 2013

INCIDENTI NUCLEARI : Giappone, alto livello di radiazioni nel pesce vicino a Fukushima

Tokyo, 18 gen - Un pesce pescato nei pressi della centrale nucleare di Fukushima conteneva 2.500 volte il livello di radiazioni consentite. Lo ha reso noto la Tokyo Electric Power Co.(TEPCO), che gestisce l'impianto giapponese danneggiato dal sisma dell'11 marzo. Il pesce, un ''murasoi'', simile a uno scorfano, conteneva cesio per l'equivalente di 254 mila becquerel per chilo, esattamente 2.540 volte il limite posto sui pesci dalla legge.

La pesca intorno a Fukushima e' stata proibita e il governo ha messo il divieto sulla carne bovina, il latte, i funghi e i vegetali prodotti nella zona.

mercoledì 7 novembre 2012

Fukushima:costi incidente a 100 miliardi euro

 I costi di decontaminazione e di compensazione dei danni legati al grave incidente nucleare di Fukushima potrebbero toccare i 10.000 miliardi di yen (circa 100 miliardi di euro), di cui la meta' a titolo di nuove risorse da parte del governo nipponico. Sono le ultime stime, doppie sulle precedenti, diffuse dal gestore dell'impianto Tepco.

martedì 6 novembre 2012

Fukushima : metà pesce contaminato.

Fukushima, metà pesce contaminato. “Troppo cesio per consumarlo”
Lo studio del biologo marino Buesseler sui dati del ministero della Pesca giapponese: "La centrale rilascia ancora radioattività e la contaminazione continua per via delle radiazioni accumulate sui fondali. Gli effetti non sono a lungo termine, ma da monitorare nei decenni a venire"


A Fukushima Daiichi quasi metà del pesce al largo della centrale nucleare è ancora contaminato. A rivelarlo è una ricerca del biologo marino Ken Buesseler. Che, basandosi sui dati ufficiali del ministero giapponese dell’Agricoltura, delle foreste e della pesca, avverte: “Il 40 per cento del pesce contiene troppo cesio per essere sicuro per il consumo umano”. Il motivo? La disastrata centrale nipponica rilascia ancora radioattività. Secondo lo studio Fishing for Answers off Fukushima, pubblicato sulla rivista Science, la contaminazione è dovuta in particolare alle radiazioni accumulate sui fondali marini: una conseguenza del fallout radioattivo dell’incidente, riversatosi per l’80% nell’Oceano Pacifico. Ma anche del fatto che, per raffreddare ciò che rimane dei reattori, ogni giorno vi si versano sopra diverse tonnellate di acqua, destinate ovviamente a finire in mare. Gli effetti del disastro, per lo scienziato americano, non sono dunque da considerare solo “a lungo termine”, ma anche da “monitorare molto bene nei decenni a venire”.

Dopo un anno di analisi dei dati ufficiali del governo giapponese, il professor Buesseler dello Us Woods Hole Oceanographic Institution è giunto a una conclusione: il cesio-134 e 137 trovati in gran parte del pesce e dei crostacei pescati al largo di Fukushima sono dovuti a perdite di radioattività ancora presenti nella e attorno alla centrale. Come spiega lo scienziato, il cesio normalmente non rimane a lungo nei tessuti dei pesci marini, in quanto ogni giorno rifluisce in piccole dosi nell’acqua dell’oceano. Quindi, se oggi nella fauna ittica c’è del cesio-134, che per perdere metà della sua radioattività ha bisogno di soli due anni, è perché quei mari sono ancora quotidianamente esposti alla radioattività (il tempo di dimezzamento del cesio-137 è invece di trent’anni).

Un problema ambientale, ma anche economico. Le grandi quantità di acqua sversate costantemente sui reattori della centrale atomica e i sedimenti radioattivi sui fondali marini, infatti, non permettono al settore ittico locale di riprendere la sua regolare attività. Colpa di una “situazione instabile – puntualizza Buesseler – che non consente alle autorità di decidere sulla riapertura all’attività di pesca in questa zona”. Una cautela d’obbligo, secondo Tokyo, che lo scorso aprile ha imposto limiti di radioattività ancora più stringenti. Risultato? L’industria ittica nipponica ha perso su tutti i fronti: a livello di esportazioni, nell’ultimo anno si è visto un calo del 7,4%; per quanto riguarda il mercato interno, invece, gran parte dei giapponesi, fra i maggiori consumatori pro capite di pesce al mondo, ancora non si fida ad acquistare prodotti locali.

Secondo Ken Buesseler, che presenterà i risultati del suo studio all’università di Tokyo il 12 e il 13 novembre, il problema è però più complesso: “In Giappone c’è una grande incertezza nel pubblico su ciò a cui si può credere, o su chi dice o meno la verità”. E quando si parla di radioattività, si sa, “ci sono di mezzo molto allarmismo e molta paura”. Un allarmismo che, secondo lo scienziato americano, in questo caso sarebbe da evitare: “La maggior parte del pesce catturato al largo della costa nord-orientale giapponese – rassicura – non presenta livelli di radioattività pericolosi per la salute umana”. Inoltre, per fronteggiare le conseguenze del “più grande rilascio accidentale di radiazioni verso l’oceano della storia”, bisognerà andare “ben oltre gli studi sulla fauna ittica”, conclude il ricercatore statunitense: “Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è una migliore comprensione delle sorgenti di cesio e altri radionuclidi, che continuano a provocare ciò che stiamo vedendo nell’oceano al largo di Fukushima”.

venerdì 27 luglio 2012

INCIDENTI NUCLEARI : L'incidente nucleare di Fukushima fu provocato da errore umano e non dallo tsunami

L'incidente nucleare di Fukushima, che ebbe luogo dopo il devastante terremoto dell'11 marzo 2011, fu «un incidente provocato dall'uomo» e non solo l'effetto dello tsunami che seguì il sisma: sono queste le conclusioni di un'inchiesta della Commissione parlamentare giapponese sulla catastrofe. «E' ormai chiaro che questo incidente è stato un disastro provocato dall'uomo. I governi, le autorità di controllo e la Tokyo Electric Power hanno mancato di senso di responsabilità nella protezione della vita delle persone e della società», si legge nel rapporto finale della commissione. Il panel investigativo, dopo sei mesi di indagine, ha quindi concluso che la peggiore emergenza atomica dopo Chernobyl è stata «chiaramente» provocata dall'uomo. Le parti in causa, sottolinea la relazione, «hanno effettivamente tradito il diritto della nazione a essere al sicuro da incidenti nucleari». Il rapporto sarà discusso dal Parlamento.Secondo quanto stabilito dalla Commissione d'inchiesta, l'11 marzo «la centrale nucleare di Fukushima era in condizioni vulnerabili che non garantivano di far fronte al terremoto e allo tsunami. Pur avendo una serie di opportunità di adottare misure, le autorità di regolamentazione e la Tepco hanno deliberatamente rinviato le decisioni, non hanno intrapreso azioni di tutela», si legge nelle conclusioni.

martedì 8 maggio 2012

Fukushima: reattore 4 in pericolo, si teme nuovo disastro nucleare

A Fukushima è allarme per un nuovo possibile disastro nucleare. A lanciarlo esperti nucleari di Giappone e USA, che dopo le esplosioni e le fughe radioattive occorse ai reattori 2 e 3 della centrale di Daiichi adesso temono le condizioni in cui si troverebbe la struttura numero 4. In una lettera indirizzata al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon gli scienziati denunciano il silenzio del Governo di Tokyo riguardo la reale situazione di sicurezza dell’impianto.

Il nuovo allarme Fukushima questa volta è alimentato non soltanto le condizioni critiche in cui versa il reattore numero 4 della centrale nucleare di Daiichi, ma anche dalla totale mancanza di informazioni governative al riguardo. Secondo quanto reso noto dagli scienziati giapponesi e statunitensi, il livello di Cesio 137 all’interno della vasca di raffreddamento del quarto reattore sarebbe 10 volte quanto registrato dopo il disastro di Chernobyl. In caso di nuovo evento sismico o tsunami si rischierebbe la rottura del contenitore con la conseguente contaminazione del territorio circostante fino a 85 volte quanto verificatosi nel 1986 in Ucraina.

Nella lettera si chiede al Segretario dell’ONU di istituire al più presto un vertice sulla sicurezza nucleare incentrato sulla situazione del quarto reattore di Fukushima Daiichi e di predisporre un gruppo di scienziati che proceda a controlli indipendenti per verificare le esatte condizioni della centrale e dei suoi reattori:

    Esprimiamo la nostra più profonda preoccupazione, si legge nella petizione, sul fatto che il Governo non informi i cittadini circa l’entità del rischio dell’Unità 4… il crollo di questa piscina potrebbe portare a conseguenze catastrofiche a livello mondiale.

Fonte: Adkronos

venerdì 9 marzo 2012

INCIDENTI NUCLEARI : Fukushima un anno dopo "Quanta confusione sui dati"

Nell'anniversario dello tsunami che devastò il nord-est Giappone investendo anche la centrale nucleare, un fisico italiano che collabora con l'istituto RIKEN cerca di fare chiarezza. "Resoconti spesso esagerati". E la radioattività ci accompagna sempre, a partire dal fumo delle sigarette


Un anno fa il terremoto che sconvolse il nord-est del Giappone 1 provocò uno tsunami che investì in pieno la centrale di Fukushima. Macerie, devastazione, panico. E l'incubo dell'incidente, che ha riaperto il dibattito sulla sicurezza del nucleare 2 in Italia e nel mondo.

Quale lezione si può trarre a distanza di 12 mesi? "Di sicuro l'emergenza è stata gestita male, con una sottostima del pericolo e una centrale costruita probabilmente in modo sbagliato. Con l'aggravante della reticenza e della scarsa informazione data alla popolazione, anche se è vero che è sempre facile ragionare col senno del poi": a proporre una riflessione nell'anniversario della tragedia è Marco Casolino, fisico delle astro-particelle di alta energia, ricercatore dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e collaboratore del dipartimento di Fisica dell'università di Tor Vergata e del RIKEN, centro di ricerca giapponese.

"Detto questo, è vero che c'è stata contaminazione e ci sono stati danni, ma il livello di radioattività che ha investito il paese è stato relativamente basso", spiega. Molte voci allarmate si erano levate a ridosso dell'incidente sui pericoli per la salute della popolazione, generando una psicosi collettiva. Ma a detta del fisico i resoconti delle vicissitudini di Fukushima sono stati spesso esagerati o riportati in maniera erronea. A cominciare dalla confusione sulle misure delle radiazioni rilasciate nell'ambiente dopo l'incidente e sulla loro effettiva pericolosità. "A Tokyo il livello di radioattività considerato normale è di 0,1 microSv all'ora. Cosa dovremmo dire di Roma dove a Tor Vergata ci sono muri di tufo che arrivano anche a 0.4microSv/ora?. Viaggiando in aereo, in quota si assorbono fino a 2 microSv/ora a causa dei raggi cosmici. Per non parlare degli astronauti, che nello spazio assorbono fino a 100 microSv/ora".

Tutto relativo, quindi. Quello che è importante, anche oggi, anche in Italia, è fare chiarezza. "Se dai i numeri giusti e fai in modo che la gente sia in grado di capire esattamente quello che succede, ci si preoccupa di meno. E tra gli effetti più gravi di Fukushima sulla popolazione ci sono stati forse la paura e le malattie da stress collegate".

L'incidente nella centrale giapponese ha riportato alla mente lo spettro di Chernobyl e riacceso il dibattito sulla sicurezza, referendum incluso 3. Ma a Fukushima non c'è stata esplosione nucleare e Fukushima non è come Chernobyl, né come Nagasaki o Hiroshima, assicura il fisico. "Quello del nucleare è un discorso molto complesso, perché riguarda scelte politiche ed energetiche del paese. Ma non è poi che liberandosi del nucleare ci si libera della radioattività", ricorda.

Radiazioni che in diversa misura ci accompagnano quotidianamente, di cui il fisico parla nel dettaglio nel libro-vademecum Come sopravvivere alla radioattività, Cooper edizioni, nato proprio come instant book dopo Fukushima. Qualche esempio? "Prendiamo il fumo. Se si consumano due pacchetti al giorno di sigarette, per via del Polonio 210, in un anno si assumono 150 millisievert rispetto a 1 millisievert che si assorbe normalmente nello stesso periodo". Fra le altre sorgenti che inquinano la nostra quotidianità ci sono già i raggi cosmici che vengono dallo spazio, che colpiscono soprattutto gli equipaggi degli aerei, sottoposti periodicamente a controlli. O il radon nelle scuole e nelle case, che si accumula soprattutto nelle cantine e nei seminterrati.

Senza contare, poi i più subdoli pericoli latenti: "l'Italia", conclude - e qui non parliamo più di Giappone - "è piena di scorie radioattive, di sorgenti dannose nascoste ed eliminate in modo clandestino".

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2012/03/09/news/giappone_tsunami_fukushima_anniversario_radiazioni-31223176/?rss

mercoledì 29 febbraio 2012

INCIDENTI NUCLEARI : Fukushima poteva essere una catastrofe nucleare. Fu preparata l’evacuazione di Tokyo

A un anno dal disastro, un'inchiesta indipendente svela inquietanti retroscena sulla gestione della crisi e sulle gravi falle nella catena di comando. Secondo gli esperti, si è rischiata una “reazione a catena demoniaca”


Far sfollare l’intera città di Tokyo. Il governo giapponese non escluse neanche questa ipotesi nei concitati giorni dopo il triplice disastro che colpì la centrale nucleare di Fukushima-Daichi. È quanto emerge da un’inchiesta condotta dalla Rebuild Japan Initiative Foundation che ha cercato di ricostruire la gestione della crisi provocata dal terremoto e dell’onda anomala che investirono l’impianto l’11 marzo scorso. Il rapporto di 400 pagine sarà presentato per interno in settimana, ma anticipazioni pubblicate dal New York Times mettono a nudo la condotta dei vertici nipponici e puntano il dito contro il governo le cui iniziative rischiarono di aggravare la situazione, con il premier e i suoi ministri all’oscuro delle linee guida contenute nel protocollo di emergenza e consigliati male dagli esperti.

Per sei mesi trenta tra professori universitari, avvocati e giornalisti hanno indagato sull’accaduto, intervistando oltre 300 addetti ai lavori, funzionari governativi ed esperti dell’agenzia per il nucleare. Un lavoro in cui hanno avuto garanzia di massima collaborazione, considerato anche il desiderio di trasparenza dei cittadini, ha spiegato il giornalista Yoichi Funabashi, direttore del quotidiano Asahi e tra i fondatori dell’associazione.

Gli attori in campo furono tre: il governo; la dirigenza centrale del gestore dell’impianto ossia la Tokyo Electric Power, più conosciuta con l’acronimo Tepco, e i funzionari della società all’interno della centrale. Così ecco comparire le telefonate con cui Masao Yoshida, uomo della Tepco a Fukushima, avvertiva lo staff del governo di poter mantenere la centrale sotto controllo se soltanto avesse potuto trattenere degli addetti all’interno, praticamente contraddicendo le telefonate del presidente Masataka Shimizu all’allora primo ministro Naoto Kan con cui esortava l’evacuazione dell’impianto. O ancora la decisione di Yoshida di ignorare l’ordine arrivato sia dal governo sia dal quartier generale Tepco della Capitale di non iniettare l’acqua salata, ma soltanto dolce, per raffreddare i reattori. “Se avesse obbedito i rischi sarebbero stati addirittura maggiori e le operazioni sarebbero partite troppo tardi”, si legge nel rapporto che tuttavia sottolinea come la decisione del manager di agire contro quanto stabilito a Tokyo abbia compromesso la gestione della crisi.

Il rapporto non imputa tutte le colpe al sessantacinquenne Kan, costretto alle dimissioni a settembre. Il suo atteggiamento fu positivo nel giudicare la gravità della situazione e mettere in atto contromisure, ma mise in discussione la piramide di controllo confondendo i ruoli e assegnando al governo un potere che i protocolli non gli accordavano. All’inizio del mese, con una intervista alla Reuters, l’ex premier ammise di essere perseguitato dallo spettro di un aggravarsi della situazione che avrebbe potuto portare all’evacuazione della Capitale e delle aree circostanti, costringendo oltre 35 milioni di persone ad abbandonare le proprie case.

Secondo Koichi Kitazawa, a capo della commissione che ha stilato il rapporto, “ora è possibile capire alcune delle scelte del premier che all’epoca furono giudicate inspiegabili”. Certo restano punti oscuri. Per giorni i media riferirono dell’insistenza di Kan nel voler mantenere personale nella centrale per gestire la situazione, contro il parere della Tepco che oggi invece smentisce la richiesta di un completo ritiro dei suoi uomini. “La verità non si saprà mai”, ha spiegato Kitazawa, “di certo rimasero 50 tecnici, segno che qualcuno temeva lo scenario peggiore”.

Si sarebbe rischiata una “reazione a catena demoniaca” ha spiegato l’allora portavoce del governo Yukio Edano, secondo il quale perdere Fukushima avrebbe significato perdere anche la centrale di Tokai, vicino alla Capitale. Abbandonare l’impianto infatti avrebbe probabilmente provocato l’esplosione dei reattori, con una scarica di radiazioni tale da raggiungere le altre centrali nucleari della zona e provocare altre esplosioni.

Intanto quando si avvicina il primo anniversario della catastrofe, per la terza volta la centrale è stata aperta alla stampa. “Rispetto a un anno fa la situazione è piuttosto stabile”, ha spiegato Takeshi Takahashi, manager della Tepco a capo della centrale, incontrando nel bunker antisismico dell’impianto i media stranieri. Nonostante i progressi descritti dall’Agenzia atomica internazionale non tutto è però risolto. Secondo quanto riferisce l’Ansa, i reattori n.1 e 3 hanno subito la fusione parziale del nocciolo e il n.4 è stato seriamente danneggiato dalla forza dell’onda anomala di almeno 15 metri. L’Agenzia per la sicurezza nucleare nipponica (Nisa) ha riscontrato una decina di errori fatti dall’operatore Tepco: dalle modalità per le attività da svolgere in sicurezza fino alla sorveglianza delle condizioni di esercizio nello stabilimento. Senza contare il sovraccarico di lavoro per gli oltre 3.000 tra tecnici e operai impegnati a garantire la sicurezza di Fukushima.

INCIDENTI NUCLEARI :Fukushima un anno dopo. Il rapporto finale di Greenpeace: «può succedere ancora»

Una nuova Fukushima potrà accadere in futuro, da qualche parte nel mondo. È piuttosto deprimente la conclusione del rapporto che Greenpeace ha rilasciato oggi, a quasi un anno dal terribile 11 marzo 2011, quando il mondo intero fu costretto a essere spettatore passivo e sconvolto di un terremoto e uno tsunami che innescarono la peggiore catastrofe nucleare del XXI secolo. "Lezioni da Fukushima", si intitola il dossier stilato da tre esperti per conto dell'organizzazione ambientalista (David Boilley, fisico nucleare del laboratorio francese indipendente Acro; David McNeill, corrispondente in Giappone di vari pubblicazioni mediche ed educative; Arnie Gundersen, ingegnere nucleare). Il rapporto è stato illustrato al Foreign Correspondents' Club di Tokyo, nel giorno in cui 11 attivisti di vari Paesi (tra cui l'italiano Alessio Ponza) hanno scalato il Monte Fuji per lanciare un messaggio contro il nucleare.
Greenpeace sarà pure "di parte", ma certo è difficile sottrarsi all'impressione che la Tepco – l'utility che gestisce la centrale di Fukushima Daichi – si sia comportata come un qualsiasi comandante Schettino, con forti tratti di irresponsabilità prima, durante e dopo la tragedia, e che l' "armatore" – ossia il Governo e le autorità di regolamentazione - abbiano reagito a volte ponendo in primo piano considerazioni di diverso tipo (ad esempio il contenimento della diffusione del panico e del danno emergente per l'industria del settore) rispetto alla priorità assoluta da dare alla tutela dei cittadini. La conclusione di Greenpeace è che non è stato un disastro naturale a generare il disastro nucleare: si è trattato piuttosto di un disastro provocato dall'uomo a causa dei fallimenti di Governo, autorità di regolamentazione e industria nucleare. «Le cause fondamentali dell'incidente nucleare stanno nei fallimenti istituzionali dell'influenza politica e di una regolamentazione guidata dall'industria: fallimento delle istituzioni umane nel riconoscimento dei rischi reali, fallimento nello stabilire e nel far rispettare appropriati standard di sicurezza e fallimento, in ultima analisi, nella protezione del pubblico e dell'ambiente». Rischi sottostimati, piani di emergenza e di evacuazione inadeguati, schemi di compensazione e di supporto alle persone la cui vita è stata sconvolta del tutto insufficienti: eppure alla fine saranno i contribuenti giapponesi a pagare un conto enorme per il disastro. «Le persone non dovrebbero essere costrette a vivere sotto il mito della sicurezza nucleare e all'ombra di un disastro nucleare possibile», ha affermato Jan Vande Putte, advisor sulla sicurezza radioattiva di Greenpeace International.
Il linguaggio radicale che è moneta corrente nell'organizzazione - impegnata in una guerra senza quartiere all'energia nucleare - può probabilmente abbassarne la credibilità presso una parte dell'opinione pubblica. Tuttavia nessuno può negare che Greenpeace abbia investito molte risorse nell'accurato monitoraggio delle conseguenze della tragedia e che spesso quanto da essa rilevato o invocato (ad esempio l'innalzamento del livello di gravità dell'incidente o l'espansione anche non a raggiera dell'area di evacuazione) sia stato prima respinto e poi accettato, con ritardo, dalle autorità. «Non abbiamo mai cercato esagerazioni - dice Vande Putte – Per esempio, mai abbiamo invocato l'estensione dell'area di pericolo immediato fino a 80 o 100 km, proprio mentre il governo degli Stati Uniti lo aveva fatto. Quando però abbiamo verificato, ad esempio, che i citadini di Iitate, a circa 30-40 km dalla centrale, erano i più esposti di tutti a un alto livello di radiazioni, non ci siamo stancati di invocare provvedimenti che alla fine sono stati presi. In un quartiere della città di Fukushima, inoltre, la radioattività è ancora oggi troppo alta: non chiediamo che l'intera città o l'intero quartiere sia evacuato, ma che sia preso in considerazione un livello di sicurezza non "mediano" ma calibrato sui i soggetti più a rischio come i bambini o le donne in gravidanza».

Numerose le circostanze piuttosto impressionanti segnalate da Greenpeace. Ad esempio, poiché non erano state prese in considerazione le previsioni del tempo e della direzione dei venti, parte dei cittadini di Namie, paese vicino alla centrale, furono evacuati a Tsushima, posta a maggiore distanza ma a rischio radioattivo molto più alto. Varie iniziative del movimento, inoltre, hanno portato a una più capillare diffusione dei controlli sulla radioattività nei cibi, stimolando test più accurati da parte di operatori come le catene di supermercati o gli stessi pescatori.

La battaglia per la tutela della salute e per le compensazioni ai danneggiati, insomma, continua al pari delle schermaglie politiche sul salvataggio-nazionalizzazione della Tepco. Intanto proprio oggi è emerso che, otto giorni prima dell'11 marzo 2011, una commissione governativa di ricerca sui terremoti avrebbe voluto emettere un "warning" sulla possibilità di un grande tsunami sulle coste del Giappone settentrionale «in ogni momento». Alla riunione non ufficiale in cui fu presentato il rapporto, però, fu deciso di soprassedere: i rappresentanti della Tepco e di altre due utilities fecero pressioni per annacquare il linguaggio, con il supporto di altri membri secondo i quali sarebbe stato meglio non utilizzare espressioni simili a quelle già diffuse per l'area del Tokai, a sud di Tokyo, dove la possibilità di uno tsunami era considerata più probabile.

lunedì 5 dicembre 2011

INCIDENTI NUCLEARI :Fukushima, nuova fuga di liquido radioattivo

Una nuova fuga di liquido radioattivo si è verificata dalla centrale nucleare di Fukushima nell'oceano Pacifico. Lo riferisce il gestore del sito Tepco. Dei tecnici sono stati inviati sul luogo per trovare la causa di questo sversamento che è avvenuto nelle vicinanze di un impianto per la decontaminazione delle acque usate nella centrale.

Una zona di circa 45 tonnellate di acqua contaminata è stata scoperta intorno ad un condensatore ed è stata approntata una barriera di sacchetti di sabbia per cercare di contenerla.

La maggior parte del liquido contaminato è rimasto all'interno dell'edificio che ospita l'impianto di decontaminazione, ma circa 300 litri sarebbero fuoriusciti grazie ad un condotto che finisce nell'oceano. L'acqua contiene cesio 137 e iodio 131, ma a livelli «simili o leggermente superiori» a quelli rilevati nella zona vicina alla centrale.
fonte :http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-05/fukushima-nuova-fuga-radioattiva-111843.shtml?uuid=AaMV2TRE

venerdì 18 novembre 2011

Centrali nucleari, i primi dati sugli stress test europei. Quali pericoli dopo Fukushima?

Nei giorni scorsi è scaduto il termine fissato dall'Agenzia europea per la sicurezza nucleare che, recependo le direttive della Commissione, ha avviato un corposo programma di stress test (test di sicurezza) per verificare la capacità degli impianti nucleari presenti nei 27 paesi membri di resistere ad eventi estremi come terremoti, inondazioni ed eventuali anomalie e malfunzionamenti agli impianti di raffreddamento. L'obiettivo è scongiurare il rischio di una nuova Fukushima.

La conclusione definitiva dei controlli è prevista per il 31 Dicembre di quest'anno quando i report finali elaborati dai singoli paesi verranno pubblicati e resi disponibili. Una revisione complessiva è stata inoltre fissata per l'Aprile del 2012. In questi giorni però molti paesi, come chiesto dall'Ue, hanno reso disponibili le relazioni provvisorie sull'andamento dei controlli - visualizzabili qui.

All'appello mancano ancora diversi report e - come segnalato da Greenpeace - nelle oltre diecimila pagine pubblicate non sono state analizzate situazioni critiche come il danno contemporaneo a più reattori (come accaduto a Fukushima) e l'impatto di un aereo contro una centrale nucleare.

Secondo l'associazione inoltre, non si fa menzione di piani di evacuazione delle popolazioni che vivono nelle vicinanze degli impianti e nel caso di paesi come Repubblica Ceca, Svezia e Regno unito i dati sembrano superficiali e parziali. Il caso della Repubblica Ceca appare clamoroso: con sei reattori presenti sul territorio, è stato pubblicato un rapporto di sole 7 pagine. Paradossale se si considera che la Slovenia, con un solo reattore, ne ha pubblicate ben 177.

Il referendum di giugno sembra aver sbarrato definitivamente la strada alla tecnologia nucleare nel nostro paese ma non è un mistero che nelle vicinanze del confine italiano si trovino diversi impianti. Emblematico il caso della Francia che presenta ben 7 centrali in un raggio di 300 Km dal confine: Marcoule, Cruas, Phenix, Saint-Albain, Super-Phenix, Bugery e Tricastin. Quest'ultima si trova a soli 180 km in linea d'aria da Torino. Grazie ad una mappa elaborata da Greenpeace è possibile verificare i dati (in inglese) sugli impianti europei fin qui messi a disposizione dalle autorità nazionali e le lacune nei controlli segnalate dalla stessa associazione ambientalista.


fonte: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplRubriche/datablog/grubrica.asp?ID_blog=350&ID_articolo=17

giovedì 17 novembre 2011

A Fukushima riso radioattivo Stop a vendita da aree contaminate

Il governo giapponese ha deciso di mettere al bando il commercio del riso proveniente da Onami, area della città di Fukushima, a causa delle tracce di cesio radioattivo rilevate, superiori ai limiti legali provvisori. Lo ha reso noto il capo di gabinetto, Osamu Fujimura, che ha chiesto al governatore della prefettura di Fukushima di prendere «i provvedimenti necessari».

BANDO - I campioni testati hanno mostrato livelli di radioattività pari a 630 becquerel al chilo, mentre il limite massimo è di 500 Bq/kg. L'area di Onami, a 60 km dalla centrale, conta 154 fattorie nei cui campi, in base ai controlli fatti a settembre-ottobre, erano state trovate quantità di cesio comprese tra 28 e 136 becquerel. Tuttavia, i test sul raccolto di 840 chilogrammi complessivi di una fattoria hanno portato alla scoperta di una radioattività maggiore, la cui spiegazione è ancora da chiarire. Fujimura ha spiegato in conferenza stampa che il riso contaminato non è stato distribuito sul mercato grazie ai controlli del ministero dell'Agricoltura e degli uffici competenti della prefettura. «Ho informazioni che escludono che il problema possa diventare serio», ha rilevato il capo di gabinetto, aggiungendo che il governo continuerà a fare ogni sforzo «per prevenire» la diffusione di voci infondate sulla contaminazione da sostanze radioattive dei prodotti agricoli giapponesi.

CONTAMINAZIONE - Questa scoperta pone però l'accento sulle difficoltà nel tracciare le radiazioni che si sono diffuse nell'area orientale del Giappone tramite pioggia e vento. Le amministrazioni locali hanno allestito centri di controllo per evitare che prodotti contaminati arrivino nella catena alimentare, mentre la settimana scorsa il governo metropolitano di Tokyo ha iniziato a condurre test sui campioni comprati nei negozi della capitale, nel tentativo di placare le ansie dell'opinione pubblica. In Giappone negli ultimi mesi ci sono stati una serie di allarmi innescati da cibo contaminato - carne, funghi, tè verde - mai però il riso, che ha un enorme significato nella cultura nazionale ed è la base dell'alimentazione giappoense.

FONTE:http://www.corriere.it/ambiente/11_novembre_17/fukushima-riso-radioattivo_c9ef0bfc-10ff-11e1-b811-fb0a2ca90bde.shtml

lunedì 1 agosto 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, livelli record radiazioni

Livelli record di radiazioni rilevati nei detriti accumulati in un tubo di scarico tra i reattori 1 e 2 della centrale di Fukushima, pari ad almeno 10 sieverts all'ora.
Lo ha reso noto la Tepco, il gestore dell'impianto nucleare danneggiato dal sisma/tsunami dell'11 marzo, ricordando che i massimi precedenti risalivano al 3 giugno, pari a 3-4 sieverts all'ora, all'interno del reattore 1.'Stiamo verificando la causa di livelli tanto elevati di radioattivita', ha detto un portavoce della utility.
FONTE: ANSA


lunedì 13 giugno 2011

INCIDENTI NUCLEARI : In Giappone a rischio stop 14 centrali atomiche

Il governatore di Fukui: «Il governo ci dica la verità». Allarme black-out a Osaka


Il governatore della prefettura di Fukui ha annunciato che non darà l'autorizzazione alla ripresa dei reattori, fermi per manutenzione, se il governo centrale non chiarirà «le ragioni che hanno causato la recente chiusura della centrale di Hamaoka e lo stato degli altri impianti nel Paese». Situata a sud di Tokyo, la pefettura di Fukui ospita 14 reattori che ne fanno l'area più nuclearizzata al mondo. Sei di questi sono infatti fermi per manutenzione programmata o non pianificata (a Monjiu c'è stato infatti un incidente lo scorso agosto), mentre altri due sono destinati a essere fermati per controlli in estate. «Vogliamo che il governo faccia piani d'azione chiari e un calendario da mostrare alla gente per aiutare la generazione elettrica del Giappone», ha spiegato il governatore Issei Nishikawa. A inizio maggio, il premier Naoto Kan ha chiesto alla Chubu Electric Power, uno dei dieci operatori regionali attivo a sud di Tokyo, di sospendere il funzionamento di Hamaoka fino alla verifica delle difese contro terremoti e tsunami. La Kansai Electric Power Co. (Kepco), seconda utility nipponica, che possiede e gestisce undici dei 14 reattori di Fukui e rifornisce l'elettricità a Osaka, ha lanciato l'allarme blackout, chiedendo il taglio dei consumi del 15% tra luglio e settembre.

PER SEI LAVORATORI RADIAZIONI OLTRE LIMITI - Altri sei operai giapponesi potrebbero essere stati esposti a pericolosi livelli di radiazioni dopo aver lavorato alle operazioni di soccorso nella centrale di Fukushima. Risulta dalle analisi preliminari condotte dal ministero della Salute. I sei si aggiungerebbero ai due per cui già è stata accertata un'esposizione oltre i limiti consentiti. Tra questi, tre sono lavoratori della sala di controllo e cinque hanno cercato di ripristinare il sistema di alimentazione dell'impianto. Il governo subito dopo il disastro ha alzato il limite per gli addetti ai soccorsi a 250 millisievert dallo standard di 100 millisievert.

FUKUSHIMA - La Tepco, l'azienda che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, ha reso noto per la prima volta dall'inizio della crisi che sono stati rilevati livelli eccessivi di stronzio radioattivo nelle acque del mare prospiciente l'impianto. L'azienda ha spiegato che il livello di stronzio-90 è 53 volte superiore allo standard di sicurezza. Lo stronzio-90, generato dalla fissione degli atomi di uranio e la cui vita media è di quasi 29 anni, si accumula nelle ossa e può causare tumori e leucemia. È stata inoltre rinviata di alcuni giorni la messa in funzione del nuovo sistema ideato per depurare dalle radiazioni l'acqua contaminata dell'impianto di Fukushima. A darne notizia è stata la Tepco, spiegando di aver riscontrato alcune perdite di acqua dal sistema. I test potranno riprendere già martedì, ha precisato l'azienda.
fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_13/giappone-fukushima-chiusura_a770d396-95ce-11e0-822f-1a3a3d1370d0.shtml

lunedì 6 giugno 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, Tracce plutonio fuori dall'impianto,

E' il risultato di una ricerca della universita' di Kanazawa

Una piccola quantita' di plutonio e' stata rilevata fuori dall'impianto di Fukushima: per gli esperti e' la prima volta in assoluto da quando e' scoppiata la crisi nucleare. E' il risultato delle ricerche fatte da Masayoshi Yamamoto, (universita' di Kanazawa). Il livello del plutonio trovato nei campioni di terreno prelevati nella citta' di Okuma, a circa 1,7 km dal cancello principale della centrale, e' inferiore al livello medio di plutonio osservato dopo i test delle bombe nucleari.
fonte: Ansa

giovedì 26 maggio 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, MARE CONTAMINATO 50 VOLTE OLTRE LIMITI l

''I livelli di contaminazione dei campioni di alghe analizzati superano fino a cinquanta volte i limiti ufficiali di sicurezza, minacciando in modo preoccupante popolazione e ambiente''. Lo denuncia Greenpeace pubblicando i risultati del monitoraggio svolto qualche settimana fa nell'area di Fukushima.

''I campioni di organismi marini, tra cui pesci, alghe e molluschi, - spiega Greenpeace - sono stati raccolti all'inizio del mese con un team a terra lungo la costa, e una squadra a bordo della nave ammiraglia Rainbow Warrior, al di fuori delle acque territoriali giapponesi al largo di Fukushima. I campioni sono stati fatti analizzare da laboratori indipendenti in Francia e Belgio e i risultati hanno evidenziato un'alta contaminazione da iodio radioattivo, ben peggiore di quanto indicato nelle analisi preliminari, e livelli significativi di cesio radioattivo''.

''Mentre le autorita' giapponesi affermano che il materiale radioattivo riversato in mare non risulta piu' pericoloso poiche' si sta disperdendo, - aggiunge Greenpeace - queste nuove analisi dimostrano come la contaminazione stia risalendo la catena alimentare costituendo un serio problema per la salute umana. Anche se oggi si riuscisse a bloccare definitivamente ogni sversamento dalla centrale, il problema delle radiazioni non sparirebbe''.

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA,contaminazione come Cernobyl

Area esaminata di 600 km attorno a centrale disastrata

La contaminazione del suolo intorno in un'area di 600 km attorno alla disastrata centrale nucleare giapponese di Fukushima è comparabile ai livelli riscontrati dopo la catastrofe atomica di Cernobyl nel 1986. E' quanto sostiene Tomio Kawata, ricercatore presso l'ente nazionale per la gestione delle scorie nucleari (Numo), che ha presentato una relazione sulla materia alla Commissione nipponica per l'energia atomica.

martedì 24 maggio 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA,COMBUSTIBILE FUSO NEI REATTORI 2 E 3

Il team di esperti Aiea, l’agenzia nucleare dell’Onu, ha iniziato oggi una missione in Giappone, nel giorno in cui la Tepco, il gestore del disastrato impianto di Fukushima, ha confermato che anche nei reattori 2 e 3, oltre che nel n.1, c’e’ stata la parziale fusione delle barre di combustibile. A causa della forza congiunta del sisma/tsunami dell’11 marzo, i tre reattori hanno avuto la fusione parziale del combustibile ”nell’arco di pochi giorni”. Evidente il ritardo nella comunicazione.

domenica 22 maggio 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, NUOVA PERDITA NEI PRESSI DEL del reattore 3

Una crepa dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima scoperta l’11 maggio ha disperso in mare un quantitativo di materiale radioattivo 100 volte superiore al livello di guardia. Lo ha reso noto la Tepco, la societa’ che gestisce la centrale, secondo la quale la perdita scoperta l’11 maggio nei pressi del reattore 3 ha provocato una fuoriuscita di 250 metri cubi di acqua contaminata in mare.

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