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lunedì 21 gennaio 2013

INCIDENTI NUCLEARI : Giappone, alto livello di radiazioni nel pesce vicino a Fukushima

Tokyo, 18 gen - Un pesce pescato nei pressi della centrale nucleare di Fukushima conteneva 2.500 volte il livello di radiazioni consentite. Lo ha reso noto la Tokyo Electric Power Co.(TEPCO), che gestisce l'impianto giapponese danneggiato dal sisma dell'11 marzo. Il pesce, un ''murasoi'', simile a uno scorfano, conteneva cesio per l'equivalente di 254 mila becquerel per chilo, esattamente 2.540 volte il limite posto sui pesci dalla legge.

La pesca intorno a Fukushima e' stata proibita e il governo ha messo il divieto sulla carne bovina, il latte, i funghi e i vegetali prodotti nella zona.

venerdì 27 luglio 2012

INCIDENTI NUCLEARI : L'incidente nucleare di Fukushima fu provocato da errore umano e non dallo tsunami

L'incidente nucleare di Fukushima, che ebbe luogo dopo il devastante terremoto dell'11 marzo 2011, fu «un incidente provocato dall'uomo» e non solo l'effetto dello tsunami che seguì il sisma: sono queste le conclusioni di un'inchiesta della Commissione parlamentare giapponese sulla catastrofe. «E' ormai chiaro che questo incidente è stato un disastro provocato dall'uomo. I governi, le autorità di controllo e la Tokyo Electric Power hanno mancato di senso di responsabilità nella protezione della vita delle persone e della società», si legge nel rapporto finale della commissione. Il panel investigativo, dopo sei mesi di indagine, ha quindi concluso che la peggiore emergenza atomica dopo Chernobyl è stata «chiaramente» provocata dall'uomo. Le parti in causa, sottolinea la relazione, «hanno effettivamente tradito il diritto della nazione a essere al sicuro da incidenti nucleari». Il rapporto sarà discusso dal Parlamento.Secondo quanto stabilito dalla Commissione d'inchiesta, l'11 marzo «la centrale nucleare di Fukushima era in condizioni vulnerabili che non garantivano di far fronte al terremoto e allo tsunami. Pur avendo una serie di opportunità di adottare misure, le autorità di regolamentazione e la Tepco hanno deliberatamente rinviato le decisioni, non hanno intrapreso azioni di tutela», si legge nelle conclusioni.

sabato 5 maggio 2012

ENERGIA NUCLEARE: Il Giappone chiude l'ultimo reattore nucleare ancora attivo

 Decine di migliaia di persone sono scese in piazza oggi in Giappone perche' si arrivi ad un addio definitivo'' al nucleare, nel giorno in cui l'ultimo reattore ancora attivo, nella centrale di Tomari, e' stato fermato per controlli di manutenzione ordinaria. Un corteo ha attraversato le parti centrali di Tokyo, i ministeri e la sede della Tepco (il gestore della centrale di Fukushima), tra slogan quali ''Sayonara genpatsu'' (''addio alle centrali nucleari!'') e ''Mai piu' Fukushima''.


 I tecnici della Hokkaido Electric Power hanno avviato le procedure per disattivare l'unita' n.3 della centrale di Tomari sull'isola di Haokkaido. A poco piu' di un anno dal terribile tsunami con il disastro di Fukushina e dopo un quarto di secolo il Giappone non avra' quindi piu' energia elettrica generata dal nucleare.

''Una nuova era in Giappone senza energia nucleare e' cominciata'', ha detto Gyoshu Otsu, un monaco che insieme ad una piccola folla protesta di fronte al ministero dell'industria a Tokyo che sovrintende alle centrali elettriche del paese.

''La generazione di energia nucleare e' un atto criminale'' ha detto Otsu che indossa abiti bianchi buddisti: ''Se lasciamo la situazione come e' adesso, un altro incidente si verifichera'''. L'organizzatore della protesta Masao Kimura ha detto: ''E 'una giornata storica. Ora possiamo dimostrare che saremo in grado di vivere senza l'energia nucleare''.

Altri 5mila persone hanno organizzato una manifestazione in un parco di Tokyo soddisfatti della decisione, per niente preoccupati degli allarmi del governo sull'approvigionamento di elettricita: ''Sayonara, energia nucleare'', hanno inneggiato.

venerdì 9 marzo 2012

INCIDENTI NUCLEARI : Fukushima un anno dopo "Quanta confusione sui dati"

Nell'anniversario dello tsunami che devastò il nord-est Giappone investendo anche la centrale nucleare, un fisico italiano che collabora con l'istituto RIKEN cerca di fare chiarezza. "Resoconti spesso esagerati". E la radioattività ci accompagna sempre, a partire dal fumo delle sigarette


Un anno fa il terremoto che sconvolse il nord-est del Giappone 1 provocò uno tsunami che investì in pieno la centrale di Fukushima. Macerie, devastazione, panico. E l'incubo dell'incidente, che ha riaperto il dibattito sulla sicurezza del nucleare 2 in Italia e nel mondo.

Quale lezione si può trarre a distanza di 12 mesi? "Di sicuro l'emergenza è stata gestita male, con una sottostima del pericolo e una centrale costruita probabilmente in modo sbagliato. Con l'aggravante della reticenza e della scarsa informazione data alla popolazione, anche se è vero che è sempre facile ragionare col senno del poi": a proporre una riflessione nell'anniversario della tragedia è Marco Casolino, fisico delle astro-particelle di alta energia, ricercatore dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e collaboratore del dipartimento di Fisica dell'università di Tor Vergata e del RIKEN, centro di ricerca giapponese.

"Detto questo, è vero che c'è stata contaminazione e ci sono stati danni, ma il livello di radioattività che ha investito il paese è stato relativamente basso", spiega. Molte voci allarmate si erano levate a ridosso dell'incidente sui pericoli per la salute della popolazione, generando una psicosi collettiva. Ma a detta del fisico i resoconti delle vicissitudini di Fukushima sono stati spesso esagerati o riportati in maniera erronea. A cominciare dalla confusione sulle misure delle radiazioni rilasciate nell'ambiente dopo l'incidente e sulla loro effettiva pericolosità. "A Tokyo il livello di radioattività considerato normale è di 0,1 microSv all'ora. Cosa dovremmo dire di Roma dove a Tor Vergata ci sono muri di tufo che arrivano anche a 0.4microSv/ora?. Viaggiando in aereo, in quota si assorbono fino a 2 microSv/ora a causa dei raggi cosmici. Per non parlare degli astronauti, che nello spazio assorbono fino a 100 microSv/ora".

Tutto relativo, quindi. Quello che è importante, anche oggi, anche in Italia, è fare chiarezza. "Se dai i numeri giusti e fai in modo che la gente sia in grado di capire esattamente quello che succede, ci si preoccupa di meno. E tra gli effetti più gravi di Fukushima sulla popolazione ci sono stati forse la paura e le malattie da stress collegate".

L'incidente nella centrale giapponese ha riportato alla mente lo spettro di Chernobyl e riacceso il dibattito sulla sicurezza, referendum incluso 3. Ma a Fukushima non c'è stata esplosione nucleare e Fukushima non è come Chernobyl, né come Nagasaki o Hiroshima, assicura il fisico. "Quello del nucleare è un discorso molto complesso, perché riguarda scelte politiche ed energetiche del paese. Ma non è poi che liberandosi del nucleare ci si libera della radioattività", ricorda.

Radiazioni che in diversa misura ci accompagnano quotidianamente, di cui il fisico parla nel dettaglio nel libro-vademecum Come sopravvivere alla radioattività, Cooper edizioni, nato proprio come instant book dopo Fukushima. Qualche esempio? "Prendiamo il fumo. Se si consumano due pacchetti al giorno di sigarette, per via del Polonio 210, in un anno si assumono 150 millisievert rispetto a 1 millisievert che si assorbe normalmente nello stesso periodo". Fra le altre sorgenti che inquinano la nostra quotidianità ci sono già i raggi cosmici che vengono dallo spazio, che colpiscono soprattutto gli equipaggi degli aerei, sottoposti periodicamente a controlli. O il radon nelle scuole e nelle case, che si accumula soprattutto nelle cantine e nei seminterrati.

Senza contare, poi i più subdoli pericoli latenti: "l'Italia", conclude - e qui non parliamo più di Giappone - "è piena di scorie radioattive, di sorgenti dannose nascoste ed eliminate in modo clandestino".

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2012/03/09/news/giappone_tsunami_fukushima_anniversario_radiazioni-31223176/?rss

mercoledì 29 febbraio 2012

INCIDENTI NUCLEARI : Fukushima poteva essere una catastrofe nucleare. Fu preparata l’evacuazione di Tokyo

A un anno dal disastro, un'inchiesta indipendente svela inquietanti retroscena sulla gestione della crisi e sulle gravi falle nella catena di comando. Secondo gli esperti, si è rischiata una “reazione a catena demoniaca”


Far sfollare l’intera città di Tokyo. Il governo giapponese non escluse neanche questa ipotesi nei concitati giorni dopo il triplice disastro che colpì la centrale nucleare di Fukushima-Daichi. È quanto emerge da un’inchiesta condotta dalla Rebuild Japan Initiative Foundation che ha cercato di ricostruire la gestione della crisi provocata dal terremoto e dell’onda anomala che investirono l’impianto l’11 marzo scorso. Il rapporto di 400 pagine sarà presentato per interno in settimana, ma anticipazioni pubblicate dal New York Times mettono a nudo la condotta dei vertici nipponici e puntano il dito contro il governo le cui iniziative rischiarono di aggravare la situazione, con il premier e i suoi ministri all’oscuro delle linee guida contenute nel protocollo di emergenza e consigliati male dagli esperti.

Per sei mesi trenta tra professori universitari, avvocati e giornalisti hanno indagato sull’accaduto, intervistando oltre 300 addetti ai lavori, funzionari governativi ed esperti dell’agenzia per il nucleare. Un lavoro in cui hanno avuto garanzia di massima collaborazione, considerato anche il desiderio di trasparenza dei cittadini, ha spiegato il giornalista Yoichi Funabashi, direttore del quotidiano Asahi e tra i fondatori dell’associazione.

Gli attori in campo furono tre: il governo; la dirigenza centrale del gestore dell’impianto ossia la Tokyo Electric Power, più conosciuta con l’acronimo Tepco, e i funzionari della società all’interno della centrale. Così ecco comparire le telefonate con cui Masao Yoshida, uomo della Tepco a Fukushima, avvertiva lo staff del governo di poter mantenere la centrale sotto controllo se soltanto avesse potuto trattenere degli addetti all’interno, praticamente contraddicendo le telefonate del presidente Masataka Shimizu all’allora primo ministro Naoto Kan con cui esortava l’evacuazione dell’impianto. O ancora la decisione di Yoshida di ignorare l’ordine arrivato sia dal governo sia dal quartier generale Tepco della Capitale di non iniettare l’acqua salata, ma soltanto dolce, per raffreddare i reattori. “Se avesse obbedito i rischi sarebbero stati addirittura maggiori e le operazioni sarebbero partite troppo tardi”, si legge nel rapporto che tuttavia sottolinea come la decisione del manager di agire contro quanto stabilito a Tokyo abbia compromesso la gestione della crisi.

Il rapporto non imputa tutte le colpe al sessantacinquenne Kan, costretto alle dimissioni a settembre. Il suo atteggiamento fu positivo nel giudicare la gravità della situazione e mettere in atto contromisure, ma mise in discussione la piramide di controllo confondendo i ruoli e assegnando al governo un potere che i protocolli non gli accordavano. All’inizio del mese, con una intervista alla Reuters, l’ex premier ammise di essere perseguitato dallo spettro di un aggravarsi della situazione che avrebbe potuto portare all’evacuazione della Capitale e delle aree circostanti, costringendo oltre 35 milioni di persone ad abbandonare le proprie case.

Secondo Koichi Kitazawa, a capo della commissione che ha stilato il rapporto, “ora è possibile capire alcune delle scelte del premier che all’epoca furono giudicate inspiegabili”. Certo restano punti oscuri. Per giorni i media riferirono dell’insistenza di Kan nel voler mantenere personale nella centrale per gestire la situazione, contro il parere della Tepco che oggi invece smentisce la richiesta di un completo ritiro dei suoi uomini. “La verità non si saprà mai”, ha spiegato Kitazawa, “di certo rimasero 50 tecnici, segno che qualcuno temeva lo scenario peggiore”.

Si sarebbe rischiata una “reazione a catena demoniaca” ha spiegato l’allora portavoce del governo Yukio Edano, secondo il quale perdere Fukushima avrebbe significato perdere anche la centrale di Tokai, vicino alla Capitale. Abbandonare l’impianto infatti avrebbe probabilmente provocato l’esplosione dei reattori, con una scarica di radiazioni tale da raggiungere le altre centrali nucleari della zona e provocare altre esplosioni.

Intanto quando si avvicina il primo anniversario della catastrofe, per la terza volta la centrale è stata aperta alla stampa. “Rispetto a un anno fa la situazione è piuttosto stabile”, ha spiegato Takeshi Takahashi, manager della Tepco a capo della centrale, incontrando nel bunker antisismico dell’impianto i media stranieri. Nonostante i progressi descritti dall’Agenzia atomica internazionale non tutto è però risolto. Secondo quanto riferisce l’Ansa, i reattori n.1 e 3 hanno subito la fusione parziale del nocciolo e il n.4 è stato seriamente danneggiato dalla forza dell’onda anomala di almeno 15 metri. L’Agenzia per la sicurezza nucleare nipponica (Nisa) ha riscontrato una decina di errori fatti dall’operatore Tepco: dalle modalità per le attività da svolgere in sicurezza fino alla sorveglianza delle condizioni di esercizio nello stabilimento. Senza contare il sovraccarico di lavoro per gli oltre 3.000 tra tecnici e operai impegnati a garantire la sicurezza di Fukushima.

INCIDENTI NUCLEARI :Fukushima un anno dopo. Il rapporto finale di Greenpeace: «può succedere ancora»

Una nuova Fukushima potrà accadere in futuro, da qualche parte nel mondo. È piuttosto deprimente la conclusione del rapporto che Greenpeace ha rilasciato oggi, a quasi un anno dal terribile 11 marzo 2011, quando il mondo intero fu costretto a essere spettatore passivo e sconvolto di un terremoto e uno tsunami che innescarono la peggiore catastrofe nucleare del XXI secolo. "Lezioni da Fukushima", si intitola il dossier stilato da tre esperti per conto dell'organizzazione ambientalista (David Boilley, fisico nucleare del laboratorio francese indipendente Acro; David McNeill, corrispondente in Giappone di vari pubblicazioni mediche ed educative; Arnie Gundersen, ingegnere nucleare). Il rapporto è stato illustrato al Foreign Correspondents' Club di Tokyo, nel giorno in cui 11 attivisti di vari Paesi (tra cui l'italiano Alessio Ponza) hanno scalato il Monte Fuji per lanciare un messaggio contro il nucleare.
Greenpeace sarà pure "di parte", ma certo è difficile sottrarsi all'impressione che la Tepco – l'utility che gestisce la centrale di Fukushima Daichi – si sia comportata come un qualsiasi comandante Schettino, con forti tratti di irresponsabilità prima, durante e dopo la tragedia, e che l' "armatore" – ossia il Governo e le autorità di regolamentazione - abbiano reagito a volte ponendo in primo piano considerazioni di diverso tipo (ad esempio il contenimento della diffusione del panico e del danno emergente per l'industria del settore) rispetto alla priorità assoluta da dare alla tutela dei cittadini. La conclusione di Greenpeace è che non è stato un disastro naturale a generare il disastro nucleare: si è trattato piuttosto di un disastro provocato dall'uomo a causa dei fallimenti di Governo, autorità di regolamentazione e industria nucleare. «Le cause fondamentali dell'incidente nucleare stanno nei fallimenti istituzionali dell'influenza politica e di una regolamentazione guidata dall'industria: fallimento delle istituzioni umane nel riconoscimento dei rischi reali, fallimento nello stabilire e nel far rispettare appropriati standard di sicurezza e fallimento, in ultima analisi, nella protezione del pubblico e dell'ambiente». Rischi sottostimati, piani di emergenza e di evacuazione inadeguati, schemi di compensazione e di supporto alle persone la cui vita è stata sconvolta del tutto insufficienti: eppure alla fine saranno i contribuenti giapponesi a pagare un conto enorme per il disastro. «Le persone non dovrebbero essere costrette a vivere sotto il mito della sicurezza nucleare e all'ombra di un disastro nucleare possibile», ha affermato Jan Vande Putte, advisor sulla sicurezza radioattiva di Greenpeace International.
Il linguaggio radicale che è moneta corrente nell'organizzazione - impegnata in una guerra senza quartiere all'energia nucleare - può probabilmente abbassarne la credibilità presso una parte dell'opinione pubblica. Tuttavia nessuno può negare che Greenpeace abbia investito molte risorse nell'accurato monitoraggio delle conseguenze della tragedia e che spesso quanto da essa rilevato o invocato (ad esempio l'innalzamento del livello di gravità dell'incidente o l'espansione anche non a raggiera dell'area di evacuazione) sia stato prima respinto e poi accettato, con ritardo, dalle autorità. «Non abbiamo mai cercato esagerazioni - dice Vande Putte – Per esempio, mai abbiamo invocato l'estensione dell'area di pericolo immediato fino a 80 o 100 km, proprio mentre il governo degli Stati Uniti lo aveva fatto. Quando però abbiamo verificato, ad esempio, che i citadini di Iitate, a circa 30-40 km dalla centrale, erano i più esposti di tutti a un alto livello di radiazioni, non ci siamo stancati di invocare provvedimenti che alla fine sono stati presi. In un quartiere della città di Fukushima, inoltre, la radioattività è ancora oggi troppo alta: non chiediamo che l'intera città o l'intero quartiere sia evacuato, ma che sia preso in considerazione un livello di sicurezza non "mediano" ma calibrato sui i soggetti più a rischio come i bambini o le donne in gravidanza».

Numerose le circostanze piuttosto impressionanti segnalate da Greenpeace. Ad esempio, poiché non erano state prese in considerazione le previsioni del tempo e della direzione dei venti, parte dei cittadini di Namie, paese vicino alla centrale, furono evacuati a Tsushima, posta a maggiore distanza ma a rischio radioattivo molto più alto. Varie iniziative del movimento, inoltre, hanno portato a una più capillare diffusione dei controlli sulla radioattività nei cibi, stimolando test più accurati da parte di operatori come le catene di supermercati o gli stessi pescatori.

La battaglia per la tutela della salute e per le compensazioni ai danneggiati, insomma, continua al pari delle schermaglie politiche sul salvataggio-nazionalizzazione della Tepco. Intanto proprio oggi è emerso che, otto giorni prima dell'11 marzo 2011, una commissione governativa di ricerca sui terremoti avrebbe voluto emettere un "warning" sulla possibilità di un grande tsunami sulle coste del Giappone settentrionale «in ogni momento». Alla riunione non ufficiale in cui fu presentato il rapporto, però, fu deciso di soprassedere: i rappresentanti della Tepco e di altre due utilities fecero pressioni per annacquare il linguaggio, con il supporto di altri membri secondo i quali sarebbe stato meglio non utilizzare espressioni simili a quelle già diffuse per l'area del Tokai, a sud di Tokyo, dove la possibilità di uno tsunami era considerata più probabile.

sabato 10 dicembre 2011

INCIDENTI NUCLEARI: La centrale nucleare di Genkai in Giappone perde acqua radioattiva

Una quantita’ di acqua contenente materiale radioattivo e’ fuoriuscita all’interno di una centrale nucleare nel sud-ovest del Giappone, ma e’ stata contenuta e non rappresenta un pericolo per l’ambiente. Lo riferisce l’Agenzia per la sicurezza nucleare. Circa 1,8 tonnellate di acqua sono fuoriuscite da una pompa del reattore n.3 della Genkai Kyushu Electric Power Co, ha confermato Tetsuya Saito, un funzionario dell’impianto. Il reattore era stato chiuso lo scorso anno per lavori di manutenzione

Il mondo ha saputo della perdita di acqua radioattiva attraverso un portavoce della Nisa (Nuclear and Industry Safety Agency), l’agenzia nipponica per la sicurezza industriale e nucleare, che era stata – lei sì – avvisata da Kyushu Electric Power.

Contemporaneamente le autorità hanno reso noto che l’acqua radioattiva non si è diffusa nell’ambiente ma è rimasta contenuta all’interno dell’impianto.

Non una parola a proposito del suo tenore di radioattività (comunque è stata raccolta, dicono, e non c’è alcun pericolo) nè a proposito delle cause dell’incidente, che risultano in fase di accertamento.

Il reattore numero 4 di Genkai è stato il primo ad essere riacceso in Giappone dopo il catastrofico terremoto e lo tsunami di marzo che hano innescato la crisi di Fukushima. Il reattore numero 3, quello in cui si è verificata l’avaria, era spento per manutenzione.



FONTE: blogeko, aNSA

mercoledì 7 dicembre 2011

CACCIA ALLE BALENE: Il Giappone riprende la caccia alle balene Polemiche sull'uso dei fondi per lo tsunami


La denuncia di Greenpeace: quei soldi dovevano essere usati per progetti a favore delle popolazioni colpite dal terremoto

L'anno scorso la caccia alla balene non era stata così redditizia per la flotta baleniera giapponese. Le azioni di contrasto degli «ecopirati» della Sea Shepherd Conservation Society erano state più incisive del solito e alla fine il «bottino» era risultato relativamente misero: solo 172 esemplari catturati, circa un quinto di quanto si erano riproposti. Per questo motivo quest'anno le autorità nipponiche hanno deciso di correre ai ripari e di affiancare alle tre navi salpate martedì dal porto di Shimonoseki - con l'obiettivo di catturare 900 balene nello spazio di tre mesi - una modovedetta della guardia costiera: «Abbiamo deciso di rinforzare la sicurezza come mai prima d'ora» ha spiegato un ufficiale, senza però fornire ulteriori dettagli.

FRIZIONI DIPLOMATICHE - Una decisione che a però di creare ulteriori frizioni diplomatiche tra Tokyo e Australia e Nuova Zelanda, che considerano le acque del Southern Ocean un vero e proprio «santuario» e che considerano sì le balene come una risorsa ma solo ai fini turistici e naturalistici per la sempre più diffusa pratica del whale-watching. Il governo di Canberra ha già presentato un'azione legale alla Corte internazionale di giustizia, ma ha escluso di mettere in campo proprie unità navali per garantire la pace nelle acque internazionali in quella che si annuncia come una delle più movimentate estati artiche degli ultimi anni. Erano stati i verdi australiani a chiedere il sostegno militare del proprio governo esprimendo il timore che eventuali scontri al largo possano essere letali.

POLEMICHE IN GIAPPONE - La polemica in ogni caso è forte anche in Giappone, dove la carne di balena continua ad essere molto ricercata anche se sembrerebbe godere di sempre meno appeal tra i consumatori. A Tokyo gli attivisti di Greenpeace ha puntato il dito contro il governo e denunciato il fatto che alla flotta baleniera sia andata una fetta consistente dei fondi destinati all'industria della pesca come aiuto alla ripresa dopo la devastazione dello tsunami dello scorso marzo. Gli attivisti hanno parlato di circa 25 milioni di euro intercettati dai balenieri dal fondo di assistenza post-terremoto. «È scandaloso che il governo giapponese attinga dai contribuenti denaro per un programma non necessario, non richiesto ed economicamente poco significativo - ha spiegato al quotidiano britannico Guardian Junichi Sato, il responsabile di Greenpeace Japan -. La caccia alle balene è un punto nero per la reputazione internazionale del Giappone ed è un buco nero per il denaro dei contribuenti. Gettare tanto denaro questo periodo di crisi è vergognoso, non è possibile sprecare risorse per l'operazione antartica quando ci sono persone che soffrono in patria». Le organizzazioni della pesca sostengono invece che l'utilizzo di quei fondi è giustificato perché alcune delle città colpite dallo tsunami erano porti balenieri o centri comunque legati alla lavorazione della carne di balena. Diversi gruppi ambientalisti si sono fatti promotori di una petizione per chiedere al governo giapponese di utilizzare il denaro stanziato per la caccia alle balene per progetti che siano davvero a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma.

POLEMICHE IN AUSTRALIA - La caccia alle balene è vietata dal 1986 da una moratoria internazionale dell'International Whaling Commission, ma alcuni Paesi - tra cui, oltre al Giappone, anche l'Islanda e la Norvegia - non la riconoscono. Le autorità nipponiche, tuttavia, con il pretesto della ricerca scientifica hanno sempre rivendicato il diritto di proseguire una tradizione centenaria che pure oggi si sta rivelando anti-economica. La stessa flotta di navi e pescherecci utilizzata durante le spedizioni risente degli anni e la nave madre, la Nisshin Maru, si trova nella condizione di non poter solcare le acque dell'Antartico a causa dei serbatoi obsoleti. Sea Shepherd, dal canto suo, è pronta a dare battaglia e a frapporsi con le sue imbarcazioni tra le balene e le imbarcazioni nipponiche, cercando di ostacolare le operazioni. Tuttavia Paul Watson, il comandante di Sea Shepherd, contesta la scelta di disimpegno del governo australiano, che ha spiegato la decisione di non mandare proprie unità navali per un principio di equità: anche i giapponesi, infatti, avevano chiesto la loro assistenza in funzione anti-animalisti e avendo detto di no era stato inevitabile rispondere negativamente anche alla richiesta degli «ecopirati». «La differenza sta però nel fatto che a bordo delle nostre navi ci sono anche cittadini australiani e che la caccia si svolgerà soprattutto in acque territoriali di competenza di Canberra. «L'Australia ha dichiarato che la caccia alle balene dei giapponesi è illegale - sottolinea Watson sul sito di Sea Shepherd -, sa che ci sono suoi cittadini che possono rimanere coinvolti, che le operazioni si svolgono sul proprio territorio e nonostante tutto si chiamano fuori. Cosa diranno se i giapponesi dovessero ferire qualche cittadino australiano in acque australiane?».

FONTE: http://www.corriere.it/animali/11_dicembre_07/ripresa-caccia-alle-balene_ff62950a-20f5-11e1-80f3-2318928b83f9.shtml

lunedì 5 dicembre 2011

INCIDENTI NUCLEARI :Fukushima, nuova fuga di liquido radioattivo

Una nuova fuga di liquido radioattivo si è verificata dalla centrale nucleare di Fukushima nell'oceano Pacifico. Lo riferisce il gestore del sito Tepco. Dei tecnici sono stati inviati sul luogo per trovare la causa di questo sversamento che è avvenuto nelle vicinanze di un impianto per la decontaminazione delle acque usate nella centrale.

Una zona di circa 45 tonnellate di acqua contaminata è stata scoperta intorno ad un condensatore ed è stata approntata una barriera di sacchetti di sabbia per cercare di contenerla.

La maggior parte del liquido contaminato è rimasto all'interno dell'edificio che ospita l'impianto di decontaminazione, ma circa 300 litri sarebbero fuoriusciti grazie ad un condotto che finisce nell'oceano. L'acqua contiene cesio 137 e iodio 131, ma a livelli «simili o leggermente superiori» a quelli rilevati nella zona vicina alla centrale.
fonte :http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-05/fukushima-nuova-fuga-radioattiva-111843.shtml?uuid=AaMV2TRE

venerdì 18 novembre 2011

Centrali nucleari, i primi dati sugli stress test europei. Quali pericoli dopo Fukushima?

Nei giorni scorsi è scaduto il termine fissato dall'Agenzia europea per la sicurezza nucleare che, recependo le direttive della Commissione, ha avviato un corposo programma di stress test (test di sicurezza) per verificare la capacità degli impianti nucleari presenti nei 27 paesi membri di resistere ad eventi estremi come terremoti, inondazioni ed eventuali anomalie e malfunzionamenti agli impianti di raffreddamento. L'obiettivo è scongiurare il rischio di una nuova Fukushima.

La conclusione definitiva dei controlli è prevista per il 31 Dicembre di quest'anno quando i report finali elaborati dai singoli paesi verranno pubblicati e resi disponibili. Una revisione complessiva è stata inoltre fissata per l'Aprile del 2012. In questi giorni però molti paesi, come chiesto dall'Ue, hanno reso disponibili le relazioni provvisorie sull'andamento dei controlli - visualizzabili qui.

All'appello mancano ancora diversi report e - come segnalato da Greenpeace - nelle oltre diecimila pagine pubblicate non sono state analizzate situazioni critiche come il danno contemporaneo a più reattori (come accaduto a Fukushima) e l'impatto di un aereo contro una centrale nucleare.

Secondo l'associazione inoltre, non si fa menzione di piani di evacuazione delle popolazioni che vivono nelle vicinanze degli impianti e nel caso di paesi come Repubblica Ceca, Svezia e Regno unito i dati sembrano superficiali e parziali. Il caso della Repubblica Ceca appare clamoroso: con sei reattori presenti sul territorio, è stato pubblicato un rapporto di sole 7 pagine. Paradossale se si considera che la Slovenia, con un solo reattore, ne ha pubblicate ben 177.

Il referendum di giugno sembra aver sbarrato definitivamente la strada alla tecnologia nucleare nel nostro paese ma non è un mistero che nelle vicinanze del confine italiano si trovino diversi impianti. Emblematico il caso della Francia che presenta ben 7 centrali in un raggio di 300 Km dal confine: Marcoule, Cruas, Phenix, Saint-Albain, Super-Phenix, Bugery e Tricastin. Quest'ultima si trova a soli 180 km in linea d'aria da Torino. Grazie ad una mappa elaborata da Greenpeace è possibile verificare i dati (in inglese) sugli impianti europei fin qui messi a disposizione dalle autorità nazionali e le lacune nei controlli segnalate dalla stessa associazione ambientalista.


fonte: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplRubriche/datablog/grubrica.asp?ID_blog=350&ID_articolo=17

giovedì 17 novembre 2011

A Fukushima riso radioattivo Stop a vendita da aree contaminate

Il governo giapponese ha deciso di mettere al bando il commercio del riso proveniente da Onami, area della città di Fukushima, a causa delle tracce di cesio radioattivo rilevate, superiori ai limiti legali provvisori. Lo ha reso noto il capo di gabinetto, Osamu Fujimura, che ha chiesto al governatore della prefettura di Fukushima di prendere «i provvedimenti necessari».

BANDO - I campioni testati hanno mostrato livelli di radioattività pari a 630 becquerel al chilo, mentre il limite massimo è di 500 Bq/kg. L'area di Onami, a 60 km dalla centrale, conta 154 fattorie nei cui campi, in base ai controlli fatti a settembre-ottobre, erano state trovate quantità di cesio comprese tra 28 e 136 becquerel. Tuttavia, i test sul raccolto di 840 chilogrammi complessivi di una fattoria hanno portato alla scoperta di una radioattività maggiore, la cui spiegazione è ancora da chiarire. Fujimura ha spiegato in conferenza stampa che il riso contaminato non è stato distribuito sul mercato grazie ai controlli del ministero dell'Agricoltura e degli uffici competenti della prefettura. «Ho informazioni che escludono che il problema possa diventare serio», ha rilevato il capo di gabinetto, aggiungendo che il governo continuerà a fare ogni sforzo «per prevenire» la diffusione di voci infondate sulla contaminazione da sostanze radioattive dei prodotti agricoli giapponesi.

CONTAMINAZIONE - Questa scoperta pone però l'accento sulle difficoltà nel tracciare le radiazioni che si sono diffuse nell'area orientale del Giappone tramite pioggia e vento. Le amministrazioni locali hanno allestito centri di controllo per evitare che prodotti contaminati arrivino nella catena alimentare, mentre la settimana scorsa il governo metropolitano di Tokyo ha iniziato a condurre test sui campioni comprati nei negozi della capitale, nel tentativo di placare le ansie dell'opinione pubblica. In Giappone negli ultimi mesi ci sono stati una serie di allarmi innescati da cibo contaminato - carne, funghi, tè verde - mai però il riso, che ha un enorme significato nella cultura nazionale ed è la base dell'alimentazione giappoense.

FONTE:http://www.corriere.it/ambiente/11_novembre_17/fukushima-riso-radioattivo_c9ef0bfc-10ff-11e1-b811-fb0a2ca90bde.shtml

lunedì 1 agosto 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, livelli record radiazioni

Livelli record di radiazioni rilevati nei detriti accumulati in un tubo di scarico tra i reattori 1 e 2 della centrale di Fukushima, pari ad almeno 10 sieverts all'ora.
Lo ha reso noto la Tepco, il gestore dell'impianto nucleare danneggiato dal sisma/tsunami dell'11 marzo, ricordando che i massimi precedenti risalivano al 3 giugno, pari a 3-4 sieverts all'ora, all'interno del reattore 1.'Stiamo verificando la causa di livelli tanto elevati di radioattivita', ha detto un portavoce della utility.
FONTE: ANSA


lunedì 13 giugno 2011

INCIDENTI NUCLEARI : In Giappone a rischio stop 14 centrali atomiche

Il governatore di Fukui: «Il governo ci dica la verità». Allarme black-out a Osaka


Il governatore della prefettura di Fukui ha annunciato che non darà l'autorizzazione alla ripresa dei reattori, fermi per manutenzione, se il governo centrale non chiarirà «le ragioni che hanno causato la recente chiusura della centrale di Hamaoka e lo stato degli altri impianti nel Paese». Situata a sud di Tokyo, la pefettura di Fukui ospita 14 reattori che ne fanno l'area più nuclearizzata al mondo. Sei di questi sono infatti fermi per manutenzione programmata o non pianificata (a Monjiu c'è stato infatti un incidente lo scorso agosto), mentre altri due sono destinati a essere fermati per controlli in estate. «Vogliamo che il governo faccia piani d'azione chiari e un calendario da mostrare alla gente per aiutare la generazione elettrica del Giappone», ha spiegato il governatore Issei Nishikawa. A inizio maggio, il premier Naoto Kan ha chiesto alla Chubu Electric Power, uno dei dieci operatori regionali attivo a sud di Tokyo, di sospendere il funzionamento di Hamaoka fino alla verifica delle difese contro terremoti e tsunami. La Kansai Electric Power Co. (Kepco), seconda utility nipponica, che possiede e gestisce undici dei 14 reattori di Fukui e rifornisce l'elettricità a Osaka, ha lanciato l'allarme blackout, chiedendo il taglio dei consumi del 15% tra luglio e settembre.

PER SEI LAVORATORI RADIAZIONI OLTRE LIMITI - Altri sei operai giapponesi potrebbero essere stati esposti a pericolosi livelli di radiazioni dopo aver lavorato alle operazioni di soccorso nella centrale di Fukushima. Risulta dalle analisi preliminari condotte dal ministero della Salute. I sei si aggiungerebbero ai due per cui già è stata accertata un'esposizione oltre i limiti consentiti. Tra questi, tre sono lavoratori della sala di controllo e cinque hanno cercato di ripristinare il sistema di alimentazione dell'impianto. Il governo subito dopo il disastro ha alzato il limite per gli addetti ai soccorsi a 250 millisievert dallo standard di 100 millisievert.

FUKUSHIMA - La Tepco, l'azienda che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, ha reso noto per la prima volta dall'inizio della crisi che sono stati rilevati livelli eccessivi di stronzio radioattivo nelle acque del mare prospiciente l'impianto. L'azienda ha spiegato che il livello di stronzio-90 è 53 volte superiore allo standard di sicurezza. Lo stronzio-90, generato dalla fissione degli atomi di uranio e la cui vita media è di quasi 29 anni, si accumula nelle ossa e può causare tumori e leucemia. È stata inoltre rinviata di alcuni giorni la messa in funzione del nuovo sistema ideato per depurare dalle radiazioni l'acqua contaminata dell'impianto di Fukushima. A darne notizia è stata la Tepco, spiegando di aver riscontrato alcune perdite di acqua dal sistema. I test potranno riprendere già martedì, ha precisato l'azienda.
fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_13/giappone-fukushima-chiusura_a770d396-95ce-11e0-822f-1a3a3d1370d0.shtml

giovedì 9 giugno 2011

GIAPPONE: A 3 MESI DAL SISMA 94 MILA SFOLLATI

A tre mesi dal terremoto e lo tsunami in Giappone, sono 94 mila le persone ancora sfollate. Lo denuncia Save the Children che ha lanciato un piano di 5 anni per l'uscita dall'emergenza e la ricostruzione nelle prefetture di Miyagi, Iwate e Fukushima. Il piano terra' conto anche delle idee e suggerimenti dei bambini.

Sin dalle ore successive al devastante sisma e allo tsunami, il team di emergenza di Save the Children e' intervenuto nelle aree piu' colpite di Miyagi e Iwate allestendo 19 'spazi a misura di bambino' grazie ai quali, attraverso attivita' ricreative ed educative, i bambini hanno potuto ''riacquistare un senso di normalita'''. Con la progressiva chiusura dei centri di evacuazione, sono al momento 5 gli 'spazi a misura di bambino' ancora in funzione, a beneficio di quasi 1000 bambini a Miyagi e Iwate.

L'ong sta inoltre garantendo i pasti quotidiani in 20 asili e scuole elementari, a beneficio di circa 3 mila bambini.

''La partecipazione dei minori e la considerazione del loro punto di vista - spiega Save the Children - sara' il pilastro portante della strategia quinquennale di intervento in risposta al terremoto e allo tsunami''.

In particolare l'organizzazione promuovera' la creazione di 70 club di bambini e 7 Centri di partecipazione (''La voce di Tohoku''): luoghi e spazi all'interno dei quali i minori possano riunirsi ed elaborare i loro suggerimenti per la ricostruzione.

''Save the Children - spiega Hiro Miyashita, Responsabile Emergenze di Save the Children - si e' resa conto che i bisogni cambiano a seconda delle zone colpite e dunque sta modulando il proprio intervento tenendo conto delle diverse necessita' di ogni area. Inoltre continueremo ad ascoltare e consultare i bambini con le rispettive famiglie e faremo in modo che le loro idee siano tenute in conto nelle varie attivita' e interventi e nel processo di ricostruzione''.

lunedì 6 giugno 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, Tracce plutonio fuori dall'impianto,

E' il risultato di una ricerca della universita' di Kanazawa

Una piccola quantita' di plutonio e' stata rilevata fuori dall'impianto di Fukushima: per gli esperti e' la prima volta in assoluto da quando e' scoppiata la crisi nucleare. E' il risultato delle ricerche fatte da Masayoshi Yamamoto, (universita' di Kanazawa). Il livello del plutonio trovato nei campioni di terreno prelevati nella citta' di Okuma, a circa 1,7 km dal cancello principale della centrale, e' inferiore al livello medio di plutonio osservato dopo i test delle bombe nucleari.
fonte: Ansa

giovedì 26 maggio 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, MARE CONTAMINATO 50 VOLTE OLTRE LIMITI l

''I livelli di contaminazione dei campioni di alghe analizzati superano fino a cinquanta volte i limiti ufficiali di sicurezza, minacciando in modo preoccupante popolazione e ambiente''. Lo denuncia Greenpeace pubblicando i risultati del monitoraggio svolto qualche settimana fa nell'area di Fukushima.

''I campioni di organismi marini, tra cui pesci, alghe e molluschi, - spiega Greenpeace - sono stati raccolti all'inizio del mese con un team a terra lungo la costa, e una squadra a bordo della nave ammiraglia Rainbow Warrior, al di fuori delle acque territoriali giapponesi al largo di Fukushima. I campioni sono stati fatti analizzare da laboratori indipendenti in Francia e Belgio e i risultati hanno evidenziato un'alta contaminazione da iodio radioattivo, ben peggiore di quanto indicato nelle analisi preliminari, e livelli significativi di cesio radioattivo''.

''Mentre le autorita' giapponesi affermano che il materiale radioattivo riversato in mare non risulta piu' pericoloso poiche' si sta disperdendo, - aggiunge Greenpeace - queste nuove analisi dimostrano come la contaminazione stia risalendo la catena alimentare costituendo un serio problema per la salute umana. Anche se oggi si riuscisse a bloccare definitivamente ogni sversamento dalla centrale, il problema delle radiazioni non sparirebbe''.

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA,contaminazione come Cernobyl

Area esaminata di 600 km attorno a centrale disastrata

La contaminazione del suolo intorno in un'area di 600 km attorno alla disastrata centrale nucleare giapponese di Fukushima è comparabile ai livelli riscontrati dopo la catastrofe atomica di Cernobyl nel 1986. E' quanto sostiene Tomio Kawata, ricercatore presso l'ente nazionale per la gestione delle scorie nucleari (Numo), che ha presentato una relazione sulla materia alla Commissione nipponica per l'energia atomica.

martedì 24 maggio 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA,COMBUSTIBILE FUSO NEI REATTORI 2 E 3

Il team di esperti Aiea, l’agenzia nucleare dell’Onu, ha iniziato oggi una missione in Giappone, nel giorno in cui la Tepco, il gestore del disastrato impianto di Fukushima, ha confermato che anche nei reattori 2 e 3, oltre che nel n.1, c’e’ stata la parziale fusione delle barre di combustibile. A causa della forza congiunta del sisma/tsunami dell’11 marzo, i tre reattori hanno avuto la fusione parziale del combustibile ”nell’arco di pochi giorni”. Evidente il ritardo nella comunicazione.

domenica 22 maggio 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, NUOVA PERDITA NEI PRESSI DEL del reattore 3

Una crepa dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima scoperta l’11 maggio ha disperso in mare un quantitativo di materiale radioattivo 100 volte superiore al livello di guardia. Lo ha reso noto la Tepco, la societa’ che gestisce la centrale, secondo la quale la perdita scoperta l’11 maggio nei pressi del reattore 3 ha provocato una fuoriuscita di 250 metri cubi di acqua contaminata in mare.

lunedì 16 maggio 2011

INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE FUKUSHIMA, la Tepco non evita fusione reattore n°1

La roadmap per la messa in sicurezza dell'impianto nucleare di Fukushima, fissata nell'arco di 6-9 mesi, non cambia: lo ha detto oggi il premier nipponico, Naoto Kan, secondo cui è possibile riportare sotto controllo il sito nei tempi previsti malgrado la conferma dell'avvenuta fusione del combustibile nucleare nel reattore n.1.

"Ci potranno essere delle modifiche riguardo ai metodi da adottare - ha spiegato il pemier -, ma credo che possiamo andare avanti senza cambiare i tempi".

Non se ne parla molto, purtroppo, ma a Fukushima la situazione è tutt'altro che tranquilla. A oltre due mesi dal terremoto che ha messo in ginocchio il Giappone, non sembrano esserci molti motivi per esultare, nonostente gli sforzi compiuti siano stati molti. La centrale nucleare distrutta dallo tsunami lo scorso 11 marzo continua a dare problemi e per gli uomini della Tepco, riuscire a stabilizzare i reattori diventa ogni giorno più difficile.

Allarme - Il nuovo allarme riguarda le condizioni del reattore n°1. La Tepco (Tokyo Electric Power Company) ha diramato ieri un comunicato in cui informa del fatto che la maggior parte delle barre di combustibile nel reattore n°1 è precipitata sul fondo del vaso di pressione già dopo pochi giorni dall'incidente, cioè il 16 marzo". Le analisi della Tepco, fatte tutte di simulazioni e congetture, spiegano che nonostante i fori nel contenitore, "la quantità di sostanze radioattive che possono diffondersi a partire dal reattore sarà limitata". Nonostante tutti i problemi riscontrati fino a questo momento, però, alla Tepco continuano a mostrare un ottimosmo ingiustificato: si pensa ancora, infatti, di riuscire a mantenere la tabella di marcia imposta dalla road map proposta nei giorni seguenti all'incidente. Secondo le previsioni, dunque, si dovrebe riuscire a chiudere in modo stabile e a freddo il reattore".

Three Mile Island - Dire che si tratti di una follia è forse eccessivo, ma il fatto stesso che gli ingegneri della Tepco abbiano iniziato a studiare l'incidente di Three Mile Island (1979, Stati Uniti) fa capire quali siano le difficioltà: all'epoca ci vollero quasi 10 anni per togliere dal fondo del reattore il carburante nucleare fuso. Per cui, probabilmente dire che si risolverà il problema entro il mese di luglio può essere anche accettabile, ma bisognerebbe indicare con precisione anche l'anno, perchè difficilmente lo si potrà fare nel 2011.

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