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mercoledì 7 dicembre 2011

CACCIA ALLE BALENE: Il Giappone riprende la caccia alle balene Polemiche sull'uso dei fondi per lo tsunami


La denuncia di Greenpeace: quei soldi dovevano essere usati per progetti a favore delle popolazioni colpite dal terremoto

L'anno scorso la caccia alla balene non era stata così redditizia per la flotta baleniera giapponese. Le azioni di contrasto degli «ecopirati» della Sea Shepherd Conservation Society erano state più incisive del solito e alla fine il «bottino» era risultato relativamente misero: solo 172 esemplari catturati, circa un quinto di quanto si erano riproposti. Per questo motivo quest'anno le autorità nipponiche hanno deciso di correre ai ripari e di affiancare alle tre navi salpate martedì dal porto di Shimonoseki - con l'obiettivo di catturare 900 balene nello spazio di tre mesi - una modovedetta della guardia costiera: «Abbiamo deciso di rinforzare la sicurezza come mai prima d'ora» ha spiegato un ufficiale, senza però fornire ulteriori dettagli.

FRIZIONI DIPLOMATICHE - Una decisione che a però di creare ulteriori frizioni diplomatiche tra Tokyo e Australia e Nuova Zelanda, che considerano le acque del Southern Ocean un vero e proprio «santuario» e che considerano sì le balene come una risorsa ma solo ai fini turistici e naturalistici per la sempre più diffusa pratica del whale-watching. Il governo di Canberra ha già presentato un'azione legale alla Corte internazionale di giustizia, ma ha escluso di mettere in campo proprie unità navali per garantire la pace nelle acque internazionali in quella che si annuncia come una delle più movimentate estati artiche degli ultimi anni. Erano stati i verdi australiani a chiedere il sostegno militare del proprio governo esprimendo il timore che eventuali scontri al largo possano essere letali.

POLEMICHE IN GIAPPONE - La polemica in ogni caso è forte anche in Giappone, dove la carne di balena continua ad essere molto ricercata anche se sembrerebbe godere di sempre meno appeal tra i consumatori. A Tokyo gli attivisti di Greenpeace ha puntato il dito contro il governo e denunciato il fatto che alla flotta baleniera sia andata una fetta consistente dei fondi destinati all'industria della pesca come aiuto alla ripresa dopo la devastazione dello tsunami dello scorso marzo. Gli attivisti hanno parlato di circa 25 milioni di euro intercettati dai balenieri dal fondo di assistenza post-terremoto. «È scandaloso che il governo giapponese attinga dai contribuenti denaro per un programma non necessario, non richiesto ed economicamente poco significativo - ha spiegato al quotidiano britannico Guardian Junichi Sato, il responsabile di Greenpeace Japan -. La caccia alle balene è un punto nero per la reputazione internazionale del Giappone ed è un buco nero per il denaro dei contribuenti. Gettare tanto denaro questo periodo di crisi è vergognoso, non è possibile sprecare risorse per l'operazione antartica quando ci sono persone che soffrono in patria». Le organizzazioni della pesca sostengono invece che l'utilizzo di quei fondi è giustificato perché alcune delle città colpite dallo tsunami erano porti balenieri o centri comunque legati alla lavorazione della carne di balena. Diversi gruppi ambientalisti si sono fatti promotori di una petizione per chiedere al governo giapponese di utilizzare il denaro stanziato per la caccia alle balene per progetti che siano davvero a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma.

POLEMICHE IN AUSTRALIA - La caccia alle balene è vietata dal 1986 da una moratoria internazionale dell'International Whaling Commission, ma alcuni Paesi - tra cui, oltre al Giappone, anche l'Islanda e la Norvegia - non la riconoscono. Le autorità nipponiche, tuttavia, con il pretesto della ricerca scientifica hanno sempre rivendicato il diritto di proseguire una tradizione centenaria che pure oggi si sta rivelando anti-economica. La stessa flotta di navi e pescherecci utilizzata durante le spedizioni risente degli anni e la nave madre, la Nisshin Maru, si trova nella condizione di non poter solcare le acque dell'Antartico a causa dei serbatoi obsoleti. Sea Shepherd, dal canto suo, è pronta a dare battaglia e a frapporsi con le sue imbarcazioni tra le balene e le imbarcazioni nipponiche, cercando di ostacolare le operazioni. Tuttavia Paul Watson, il comandante di Sea Shepherd, contesta la scelta di disimpegno del governo australiano, che ha spiegato la decisione di non mandare proprie unità navali per un principio di equità: anche i giapponesi, infatti, avevano chiesto la loro assistenza in funzione anti-animalisti e avendo detto di no era stato inevitabile rispondere negativamente anche alla richiesta degli «ecopirati». «La differenza sta però nel fatto che a bordo delle nostre navi ci sono anche cittadini australiani e che la caccia si svolgerà soprattutto in acque territoriali di competenza di Canberra. «L'Australia ha dichiarato che la caccia alle balene dei giapponesi è illegale - sottolinea Watson sul sito di Sea Shepherd -, sa che ci sono suoi cittadini che possono rimanere coinvolti, che le operazioni si svolgono sul proprio territorio e nonostante tutto si chiamano fuori. Cosa diranno se i giapponesi dovessero ferire qualche cittadino australiano in acque australiane?».

FONTE: http://www.corriere.it/animali/11_dicembre_07/ripresa-caccia-alle-balene_ff62950a-20f5-11e1-80f3-2318928b83f9.shtml

sabato 19 febbraio 2011

CACCIA ALLE BALENE: GREENPEACE A GIAPPONE, STOP CACCIA SIA DEFINITIVO

Greenpeace chiede al governo del Giappone ''di chiudere definitivamente la caccia baleniera e di riaprire le indagini sulle corruzioni e gli scandali che caratterizzano questa vergognosa attivita'. Lo stop, annunciato oggi dal ministero della Pesca giapponese chiude quella che, come previsto, e' stata la stagione di caccia piu' corta di sempre''.

''Quest'annuncio storico conferma quel che tutti sanno gia': la caccia baleniera giapponese non serve ne' al commercio ne' alla scienza - afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - Tutto quel che l'uccisione di migliaia di balene ha prodotto sono quasi 6000 tonnellate di carne nei frigoriferi giapponesi, lo spreco di danaro dei contribuenti giapponesi e una corruzione diffusa. Il rientro anticipato della spedizione baleniera non e' sufficiente. Questa flotta non deve ripartire mai piu'!''.

Un sondaggio commissionato da Greenpeace nel 2008 - realizzato dal Nippon Research Center Ltd.(parte della Gallup International Association), dimostra che oltre il 70 per cento dei giapponesi non sostiene la caccia alle balene in Antartide. Due attivisti di Greenpeace, Juniki Sato e Toru Suzuki, sono stati recentemente condannati per aver mostrato alla stampa e alla giustizia giapponese le prove del contrabbando di carne di balena da parte della ciurma della flotta baleniera. Sato e Suzuki hanno presentato appello contro la loro incredibile condanna decisa assieme alla chiusura, senza alcun approfondimento, delle indagini sul contrabbando di carne di balena. Nel frattempo, il ministero della Pesca del Giappone ha ammesso che cinque dei suoi funzionari, a bordo della flotta baleniera, hanno accettato costosi ''regali'' di carne di balena.

''I cittadini giapponesi non vogliono essere forzati a mangiare carne di balena e a pagare per sostenere un'industria corrotta e morente - aggiunge Monti - Greenpeace chiede che siano immediatamente riaperte le indagini sul contrabbando di carne di balena portato alla luce ben tre anni fa da Sato e Suzuki e che il Giappone si attivi per una reale tutela degli oceani del Pianeta''

lunedì 28 giugno 2010

caccia alle balene : DALL'IWC NESSUN ACCORDO PER PROTEGGERE LE BALENE


Si e' conclusa nei giorni scorsi ad Agadir in Marocco la 62esima riunione della Commissione baleniera internazionale (IWC), ancora una volta senza raggiungere alcun tipo di accordo per proteggere le balene: ''un'altra riunione fatta di sole chiacchiere, mentre il prossimo anno Giappone, Norvegia e Islanda continueranno a massacrarne impunemente migliaia di esemplari''. Lo denuncia Greenpeace.

''I governi riuniti ad Agadir dovrebbero vergognarsi - commenta Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia - di essersi ritirati a discutere a 'porte chiuse' per nascondere le loro discussioni sterili che non hanno permesso di fare nessun passo avanti nella protezione delle balene. Ma non possono certo nascondere la vergogna della caccia baleniera e della loro incapacita' per cercare di fermarla''.

''E' giunto il momento per tutti quei Governi che si schierano per la conservazione delle balene, come l'Italia , di mettere immediatamente in atto azioni politiche decise per porre fine alla falsa 'caccia per ragioni scientifiche' del Giappone nel Santuario dell'Oceano Antartico e la caccia della Norvegia e dell'Islanda, portata avanti in totale violazione della moratoria esistente''.

''Da oltre trent'anni - continua Monti - Greenpeace lotta in difesa delle balene. I nostri due attivisti - Junichi e Toru - rischiano piu' di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne del programma giapponese di caccia alle balene. Cosa sono disposti a fare i paesi che dicono di voler proteggere le balene? Noi continueremo a lavorare per fermare questo vergognoso massacro!''.

mercoledì 23 giugno 2010

CACCIA ALLE BALENE : GIAPPONE SCONFITTO. IWC CONFERMA MORATORIA CACCIA

'international Whailing Commission (IWC), riunita ad Agadir (Marocco), ha confermato la moratoria sulla caccia alle balene, in vigore dal 1986.

Secondo quanto appreso dall'Enpa, l'ipotesi di votare una mozione favorevole alla cancellazione del bando e' stata superata grazie all'opposizione dell'Unione Europea, dell'Australia e dei Paesi latino - americani''.

L'impossibilita' di coagulare una solida maggioranza intorno alla loro proposta, sottolinea l'Enpa, ha dunque spinto i sostenitori della liberalizzazione a fare marcia indietro e a non esporsi a una rischiosa e travagliata votazione pubblica.

''Il movimento internazionale contro la caccia alle balene ha vinto grazie a una straordinaria mobilitazione - commenta Ilaria Ferri, direttore scientifico e responsabile campagne internazionali di Enpa -. I soldi sporchi di sangue di innocenti animali non potranno mai comprare l'esercito di cittadini del pianeta che vogliono difendere le balene e veder riconosciuti i loro diritti. Ora e' necessario fermare anche la caccia a scopi scientifici, un pretesto dietro cui si nasconde una caccia comunque a scopi commerciali''.

martedì 22 giugno 2010

CACCIA ALLE BALENE : Sono 17 (su 88) i Paesi che non potranno votare le nuove regole per la caccia alle balene


Sono 17 (su 88) i Paesi che non potranno votare le nuove regole per la caccia alle balene, discusse in questi giorni in Marocco dalla Iwc, la Commissione baleniera internazionale, contro cui anche in Italia le associazioni ambientaliste stanno manifestando in piazza. La partita che si gioca ad Agadir nei prossimi 3 giorni è davvero importante: al voto ci sono le nuove regole internazionali per la caccia alle balene e un compromesso storico osteggiato da molti che vorrebbe, nei suoi intenti, rendere più efficace la moratoria del 1986 violata costantemente dai Paesi più spregiudicati nella caccia ai cetacei come Giappone, Norvegia e Islanda.

PAESI BANDITI – Tra i diciassette Paesi che non riusciranno a dire la loro (un quinto del totale dei convocati ad Agadir) ci sono molti piccoli stati del Pacifico su cui peraltro il Giappone fa molta pressione per avere i loro voti. Tra questi ci sono Palau, ma anche piccoli stati di altre aree, come le isole Marshall, il Ghana e il Gambia. La maggioranza dei 17 ha idee affini alle nazioni baleniere per antonomasia, e per questo le fonti internazionali parlano di «un duro colpo per la speranza giapponese di veder legittimato l’uso commerciale della carne di balena». Il motivo dell’esclusione dal voto è tecnico, e non politico: questi 17 rappresentanti non avrebbero diritto a dire la loro per via di alcune irregolarità amministrative e contabili, tra cui il non aver pagato le tasse annuali della Commissione. Sempre in tema di conti scottanti, si legge su Abc News che i tentativi giapponesi di comprare i voti dei rappresentanti presenti in Marocco abbiano raggiunto livelli preoccupanti: camere d’albergo pagate per tutti da parte dei giapponesi, e prostitute offerte in cambio del loro voto a molti degli 88 delegati. Ma la Commissione non conferma queste voci e informa che sta ancora indagando sull’accaduto.

I DUE FRONTI – Ad aggiungersi agli stati più inclini a mantenere la moratoria e colpire con maggior durezza chi caccia le balene, come per esempio l’Australia, ci sono molti personaggi pubblici che hanno sposato la causa ambientalista. L’ultimo in ordine di cronaca è Paul Mc Cartney, che si è schierato in un appello contro il governo norvegese. Più propensa a negoziare un accordo è sottoscrivere la proposta degli Stati Uniti è invece la Nuova Zelanda, mentre l’Unione Europea dichiara di voler mantenere la moratoria degli anni Ottanta, pur considerando un compromesso che vada verso migliorìe nel lungo periodo per la vita dei cetacei e la loro conservazione.
FONTE: corriere.it

lunedì 21 giugno 2010

caccia alle balene : Balene ancora a rischio


AMBIENTE. Al via domani ad Agadir il vertice della Commissione baleniera internazionale. Il no di Australia, Nuova Zelanda e tutto il mondo ambientalista alla proposta per legalizzare la pesca.

«Achab e l’angoscia giacquero coricati insieme nella stessa branda». Le parole usate da Herman Melville in Moby Dick per descrive l’ansia che non lasciava riposare il capitano del Pequod, ossessionato dal bisogno di trovare e uccidere la grande balena bianca, si prestano bene a descrivere il clima di inquietudine e apprensione con cui il mondo dell’ambientalismo guarda al vertice della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che apre i suoi lavori domani ad Agadir, in Marocco.

Nel corso del summit gli 88 Paesi membri della commissione saranno chiamati a decidere se approvare la proposta presentata da Rabat di sostituire la moratoria sulla caccia in vigore dal 1986 con una pesca contingentata, che consentirebbe agli Stati cacciatori che non la rispettano, Giappone, Norvegia e Islanda, di uccidere solo un numero prestabilito di esemplari ogni anno. Secondo i sostenitori questa soluzione andrebbe a sanare una situazione illegale e consentirebbe di ridurre il numero delle balene uccise, che ammonta ogni anno ad alcune migliaia.


l vantaggio diretto sarebbe quello di poter imporre quote di cattura inferiori a quelle che Tokyo, Reykjavik e Oslo si sono assegnate per conto proprio. «Per la prima volta dall’adozione della moratoria - ha dichiarato Cristian Maquieira, il presidente cileno dell’Iwc - avremo limiti rigidi e vincolanti per tutte le operazione di caccia». In questo modo, sottolineano i favorevoli, si riuscirebbero a salvare tra i 4mila e i 18mila animali in un decennio.

Sul versante opposto i detrattori sostengono però che la proposta darebbe il via libera una pratica oggi vietata, solo per andare incontro alle esigenze di tre Paesi di fatto fuorilegge. Mentre il Giappone infatti pratica la sua pesca ufficialmente per finalità che si ostina a classificare come «scientifiche», Islanda e Norvegia da sempre oppongono cavillose obiezioni legali al divieto, al solo scopo di non rispettarlo e continuare indisturbate la pesca dei grandi mammiferi marini.


Concretamente il piano posto sul tavolo negoziale prevede un periodo di dieci anni durante il quale l’Iwc sarebbe chiamata ad esercitare un controllo su tutte le forme di caccia alla balena. Per i primi cinque anni Tokyo avrebbe diritto a una quota limitata a 410 esemplari l’anno di balenottere minori, da cacciare nelle acque dell’Antartico meridionale; una cifra che sarebbe poi dimezzata per i cinque anni successivi. Allo stesso tempo il Giappone si vedrebbe garantita la possibilità di catturare 120 balenottere minori nelle sue acque costiere.

Attualmente il Paese nipponico prevede di uccidere tra le 765 e le 935 balene ogni anno nella sola regione dell’Antartico, anche se per merito delle azioni e delle iniziative di disturbo portate avanti dagli ambientalisti nell’ultimo periodo gli esemplari catturati sono stati intorno ai 500. Nella proposta si prevedono quote analoghe anche per Islanda e Norvegia, che in questo modo sarebbero incluse in un sistema dal quale fino ad oggi hanno preferito tenersi alla larga.

Fortemente contrarie a questa soluzione sono l’Australia e la Nuova Zelanda, da sempre schierate in difesa dei cetacei. «Non accetteremo mai la proposta», ha spiegato il ministro degli Esteri neozelandese, Murray McCully, sottolineando con decisione che «questi limiti delle catture non sono realistici». Anche Canberra è molto determinata: «Il governo australiano - ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Peter Garrett - resta decisamente contrario alla pesca commerciale e a quella “pseudo-scientifica”».

In realtà anche Tokyo non appare convinta di questo piano, giudicando troppo basse le quote proposte. Hirotaka Akamatsu, il ministro giapponese per la Pesca, ha affermato che il suo Paese desidera «continuare a negoziare». I funzionari del Sol Levante però hanno lasciato più volte intendere che nel caso i numeri messi sul tavolo continuino a non essere di loro gradimento, il Giappone potrebbe abbandonare la Commissione, che in questo modo perderebbe anche quella piccola forma di controllo che esercita nei suoi confronti.

Nella fazione contraria alla proposta per porre fine della moratoria (che per essere approvata necessita della maggioranza dei due terzi degli Stati membri della Iwc) rientrano ovviamente anche le organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo. A cominciare da Greenpeace, che con lo slogan «Salvare le balene, non i cacciatori» ha deciso di opporsi alla legalizzazione della caccia. Schierato al suo fianco c’è l’Ifaw, l’International fund for animal welfare, che per bocca di Patrick Ramage, direttore del programma balene dell’organizzazione, ha dichiarato: «Questa proposta è una lista dei desideri dei cacciatori di balene». Un’accusa cui fa eco Wendy Elliott, direttore del programma specie del Wwf international: «Le quote proposte dall’Iwc non sono definite in base ai suoi criteri scientifici ma sono il risultato di una contrattazione politica che ha poco a che fare con le balene».

Un’evidenza che però non sorprende, come ricorda Melville sempre in Moby Dick «Pare ci sia una ragione in tutto, persino nella legge».
fonte : www.terranews.it - autore :Paolo Tosatti

caccia alle balene : BALENE: GREENPEACE, SI RISCHIA RIAPERTURA CACCIA. MANIFESTAZIONE A ROMA

Greenpeace protesta sulle scalinate di Piazza di Spagna, nel cuore di Roma, esponendo davanti a una balena lunga quindici metri uno striscione ''Le balene non sono in vendita''.

''Con la promessa di soldi e la metodica corruzione - afferma l'associazione ambientalista - i Paesi balenieri stanno cercando di raggiungere la maggioranza alla 62esima riunione della Commissione Baleniera internazionale (IWC), che inizia oggi ad Agadir in Marocco. Mentre si e' veramente a un passo dalla riapertura della caccia commerciale alle balene, l'Italia sta zitta sulla compravendita di voti che minaccia le balene''.

Ad Agadir, nei prossimi cinque giorni i governi di tutto il mondo dovranno decidere del futuro delle balene: sul tavolo c'e' una proposta che potrebbe compromettere la moratoria alla caccia baleniera in vigore da ben ventiquattro anni.''Rischiamo di veder legittimata la caccia di Giappone, Norvegia e Islanda - avverte Greenpeace -. E, domani, di chissa' chi''.

''Che in Giappone il gioco sia sporco - denunciano gli ambientalisti - lo dimostra la vicenda di due attivisti di Greenpeace, Junichi Sato e Toru Suzuki, che rischiano piu' di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne del programma giapponese di caccia alle balene. Tuttavia, anche la credibilita' dell'IWC e' in crisi nera: una recente inchiesta del Sunday Times ha rivelato cio' che Greenpeace sospetta da tempo, ovvero che il voto di Paesi piu' poveri e' spesso pilotato dal versamento di somme di denaro concesse da Paesi, come il Giappone, che vogliono la riapertura della caccia commerciale alle balene''.

''Apprezziamo la posizione dell'Italia fortemente contraria alla caccia baleniera, ma questo non basta per salvarle - sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace. - E' necessario che tutti i Paesi contrari alla caccia alle balene denuncino la compravendita dei voti all'IWC e impediscano a pochi Paesi di pagarsi il diritto di cacciare le balene''.

Greenpeace ha inviato, lo scorso 14 giugno, una lettera al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giancarlo Galan - responsabile in Italia per l'IWC - e al Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, chiedendo loro di attivarsi urgentemente per fermare la compravendita dei voti e di dichiarare apertamente la propria posizione assolutamente contraria alla riapertura della caccia commerciale. Ma non ha ancora ricevuto nessuna risposta. ''L'Italia non puo' piu' rimanere a guardare. Deve dimostrare finalmente di voler davvero proteggere le balene. Vogliamo che l'Italia assuma un ruolo di vero leader all'interno dell'Unione Europea per garantire che l'Accordo siglato dall'IWC protegga gli interessi delle balene e non della caccia baleniera''.

Secondo Greenpeace, quest'accordo dovra', tra l'altro, segnare la fine della caccia baleniera nel Santuario dell'Oceano Antartico e fermare il commercio di carne di balena.

sabato 29 maggio 2010

CACCIA ALLE BALENE : Stop caccia alle balene, l'Australia avvia azione legale contro il Giappone

Il governo australiano avvierà un'azione legale contro Tokyo per fermare la caccia alle balene da parte del Giappone nell'Artico. L'azione sarà presentata alla Corte internazionale di Giustizia dell'Aja, e precederà la riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc) in Marocco, dove sarà redatto un documento che limiti altamente la caccia alle balene per fini commerciali.

Il Giappone, che ogni anno uccide centinaia di esemplari, ha sempre dichiarato che la caccia alle balene è promossa per scopi scientifici. Attivisti a difesa di questi mammiferi sostengono invece che per il paese asiatico si tratta di una copertura e che il suo vero fine è il commercio della carne di balena. Per il ministro dell'ambiente australiano l'azione intrapresa sottolinea "l'impegno del governo per far finire quello che il Giappone chiama caccia scientifica alle balene". Proprio con questo pretesto il paese asiatico ogni anno si reca nei mari australi aggirando una Convenzione internazionale che prevede la caccia solo per scopi scientifici.

Gli ambientalisti hanno elogiato il governo per l'azione legale. Tuttavia per i verdi australiani si tratta solo di una manovra politica per risollevare il gradimento del premier Kevin Rudd, mantenendo quella che era stata una promessa elettorale. Il governo di Canberra spera del resto che l'azione legale non danneggerà i rapporti con il Giappone. Dura replica invece da parte del ministro della Pesca giapponese Hidenobu Sobashima che si è mostrato "contrariato". "Continueremo a spiegare che la nostra ricerca scientifica sulle balene è attuata secondo l'articolo 8 della Convenzione internazionale che regola la caccia" ha dichiarato il ministro.

venerdì 28 maggio 2010

caccia alle balene : RISCHIA 15 ANNI AMBIENTALISTA CONTRO CACCIA ALLE BALENE

Rischia 15 anni di carcere un ambientalista neozelandese arrestato lo scorso febbraio per essere salito a bordo di una nave giapponese che praticava la caccia alle balene. Peter Bethune, 45 anni, membro della Sea Shepherd Conservation Society, un gruppo che puo' contare sul sostegno economico di attori come Sean Penn, Martin Sheen e Brigitte Bardot, ha ammesso davanti ad una corte di Tokyo di aver ostacolato il commercio, di possedere illegalmente un coltello, di essere salito sulla Shonan Maru II nell'Antartico, ma ha negato di aver ferito un marinaio lanciandogli contro dell'acido butirrico.

Il caso ha riaperto le polemiche contro il Giappone, che considera la caccia alle balene come parte della sua cultura e continua a praticarla adducendo motivi di ricerca scientifica.

Il Sea Shepherd group ha attaccato diverse navi nell'Antartico nella stagione 2009-2010, una campagna che ha portato ad una sensibile riduzione degli animali catturati.

venerdì 2 aprile 2010

BALENE: ATTIVISTI GREENPEACE BLOCCANO CARICO CARNE IN OLANDA

Rotterdam, 2 apr - Gli attivisti di Greenpeace hanno bloccato oggi nel porto di Rotterdam un cargo che trasportava un carico di carne di balena proveniente dall'Islanda. I membri dell'associazione ambientalista si sono incatenati alle funi di ormeggio della nave, battente bandiera panamense, e ci sono rimasti per almeno sette ore prima che la polizia riuscisse a liberarli.

''Greenpeace ha ricevuto assicurazioni dalla polizia di Rotterdam che i container che contengono la carne di balena non lasceranno il porto'', sostiene l'associazione in un comunicato.

La nave trasportava circa 160 tonnellate di carne di balena destinate al Giappone. Islanda e Norvegia sono i soli due paesi al mondo che autorizzano ancora la caccia alle balene per motivi commerciali. Il Giappone ha approvato una legge che consente la cattura di questi animali per ''motivi scientifici'', ma in realta' nel paese del Sol Levante la carne di balena e' un ''must'' dei ristoranti di lusso e si trova anche nei supermercati.

venerdì 12 marzo 2010

caccia alle balene: arrestato a Tokyo leader Sea Shepherd


La Guardia costiera nipponica ha eseguito a Tokyo il mandato d'arresto nei confronti di Pete Bethune, tra gli attivisti di punta di Sea Shepherd, l'associazione ambientalista impegnata da tempo contro la caccia alle balene. Lo riferiscono i media giapponesi.

Circa un'ora fa nel porto di Tokyo era giunta la Shonan Maru 2, la nave di scorta alle baleniere sulla quale Bethune, ex comandante della nave ipertecnologica Ady Gil, era riuscito a salire a metà febbraio durante una protesta. L'accusa nei suoi confronti è di "imbarco illegale".

Bethune, ex comandante della nave ipertecnologica Ady Gil, speronata e affondata dopo la violenta collisione con la Shonan Maru 2 dello scorso 6 gennaio, è stato protagonista a metà febbraio di una singolare protesta riuscendo a salire, dopo essersi avvicinato su una moto d'acqua, a bordo della stessa Shonan Maru 2.

La polizia di Tokyo ha inserito tre attivisti della Sea Shepherd nella lista dei ricercati internazionali con l'accusa di aver sabotato una nave baleniera giapponese nel 2007, ma questa volta si tratterà del primo arresto di un leader del gruppo ambientalista con l'accusa di "imbarco illegale".
fonte: Ansa

lunedì 15 febbraio 2010

caccia alle Balene: blitz attivista su nave Giappone


Un attivista degli ambientalisti di Sea Shepherd e' salito sulla nave Shonan Maru 2, di scorta alle baleniere giapponesi. Il neozelandese Pete Bethune, ex capitano della nave ipertecnologica Ady Gil, speronata dopo una violenta collisione con la stessa 'Shonan Maru 2' lo scorso 6 gennaio, e' salito a bordo del battello giapponese nelle prime ore del mattino per ''arrestare'' il capitano e per presentare il conto dei danni: 3 milioni di dollari.

mercoledì 6 gennaio 2010

caccia alle balene: Baleniera sperona nave ecologisti

Sydney - Il trimarano ambientalista "Ady Gil", in missione nelle acque dell’Antartico per disturbare le baleniere giapponesi, è stato speronato e sta affondando dopo essersi spezzato in due. I sei membri dell’equipaggio sono stati portati in salvo e sono rimasti illesi. Per l’associazione ambientalista "Sea Shephard" si è trattato di un "attacco non provocato" e la scena - hanno riferito - è stata catturata in un video: "La Shonan Maru 2 ha deliberatamente speronato la nostra imbarcazione". L’avveniristico trimarano nero, in carbonio e kevlar (può raggiungere i 93 chilometri orari), era stato finanziato dall’imprenditore di Hollywood, Ady Gil, per aiutare gli attivisti a ostacolare la caccia alle balene.

Lo scontro Secondo Jeff Hansen, portavoce della Sea Sheperd, lo scontro è avvenuto alle 3 di oggi pomeriggio (ora locale) al largo della Baia di Commonwealth. I filmati dell’azione stabiliranno l’esatta dinamica dell’incidente. La Shonan Maru, l’imbarcazione che protegge le baleniere giapponesi dagli attacchi degli ambientalisti, sostiene che la Ady Gil le ha ripetutamente tagliato la strada, tentando di bloccarne le eliche con corde. Il capitano della Gil, Pete Behune, ha sostenuto invece che la colpa è dei giapponesi, che hanno speronato apposta il trimarano.

domenica 13 settembre 2009

CACCIA ALLE BALENE: Iniziata la caccia ai grandi mammiferi, già al debutto uccisi 100 delfini e una cinquantina di balene pilota

Strade interrotte e transennate con tanto di filo spinato. Sbarramenti di polizia. Divieto assoluto di scattare fotografie. Insulti e minacce. Tutto pur di nascondere il segreto della baia di Taiji, la città costiera a sud di Osaka, protagonista del film di Louie Psihovos e Richard O'Barry, «The Cove», premiato all'edizione 2009 del Sundace Film Festival. La pellicola racconta della mattanza di balene e soprattutto delfini che avviene ogni anno in questo angolo di Giappone. Un film documentario che da alcuni giorni è tornato ad essere drammatica realtà.

IL PRIMO «BOTTINO» - La prima battuta di pesca della stagione, iniziata ufficialmente il primo di settembre, si è conclusa con un bottino di un centinaio di delfini dal naso a bottiglia e di una cinquantina di balene pilota. La prefettura di Wakayama, in cui si trova la città, ha dichiarato che dei cento delfini catturati, i 40 o 50 esemplari più belli saranno venduti agli acquari, mentre gli altri saranno nuovamente rilasciati in mare. La carne di balena, invece, sarà venduta ai mercati del pesce per essere consumata. La quota assegnata ai pescatori giapponesi dalla International Whaling Commission per quest'anno è di 240 pezzi, tra delfini e balene.

IMMAGINI RUBATE - L'avvio della stagione è stato contrassegnato dalle proteste e dagli scontri verbali tra animalisti e i pescatori della città, che a quanto riferiscono le cronache non hanno affatto gradito l'essere diventati protagonisti di un film. La pellicola era stata realizzata di nascosto, con telecamere radiocomandate nascoste tra gli alberi e registrazioni subacquee, dopo che invano i due registi avevano tentato di ottenere l'autorizzazione delle autorità ad effettuare le riprese. E questo aveva consentito loro di raccogliere immagini agghiaccianti, come quella tristemente famosa del mare completamente colorato di rosso dal sangue degli animali arpionati. Immagini in grado di sconvolgere gli stessi giapponesi spesso ignari di cosa ci sia dietro i pezzi di pesce già ripulito e confezionato che trovano sugli scaffali dei supermercati, come ben si vede in una scena del documentario, accolto con grande interesse in tutto il mondo ma che con tutta probabilità avrà difficoltà a fare breccia in Giappone.

BUSINESS E TRADIZIONE - Il Paese asiatico ha sempre difeso la propria pesca tradizionale e non a caso è uno di quelli che non ha sottoscritto la moratoria internazionale contro la caccia alle balene, che le sue navi continuano regolarmente a praticare, con la scusante della caccia a scopi scientifici. Quanto ai delfini, le autorità hanno spesso fatto notare che il consumo di carne di delfino o di balena non può essere contestato dalle popolazioni occidentali, che consumano altri tipi di carne trovando che questo sia del tutto normale. «E' esattamente la stessa cosa» dicono alcuni abitanti della zona di Taiji, nelle corrispondenze delle agenzie di stampa. Non solo: molti ricordano come la caccia ai mammiferi marini non sia soltanto un business, ma una tradizione culturale, tanto che ogni anno vengono organizzate cerimonie rituali per rendere omaggio agli spiriti dei delfini e delle balene morte.

DELFINI PER BALENE - Gli animalisti però non ci stanno e ricordano come i delfini finiscano "per sbaglio" nelle reti gettate per catturare le balene e come spesso, nei ristoranti, la carne di delfino sia spacciata come carne di balena, particolarmente ricercata e per questo più costosa. Non solo: denunciano livelli di inquinamento da mercurio particolarmente elevati per i mammiferi che vivono in queste acque e che si trasferiscono poi, di conseguenza, nei piatti degli ignari consumatori.
Fonte:corriere.it

sabato 20 giugno 2009

caccia alla balena: SUSSIDI NORVEGIA E GIAPPONE A INDUSTRIE BALENIERE

I Governi di Norvegia e Giappone stanno usando i soldi dei contribuenti per sovvenzionare le loro poco redditizie industrie baleniere. E' il risultato della prima analisi economica della caccia alla balena, commissionata dal WWF e dalla WDCS, la Whale and Dolphin Conservation Society, realizzata da economisti indipendenti e presentata a livello internazionale alla vigilia dell'International Whaling Commission che si riunira' a Madeira dal 22 al 26 giugno.


Lo studio ''Economia e Sussidi alla caccia alla balena'' rivela che Norvegia e Giappone forniscono alle loro industrie baleniere enormi sussidi governativi, anche se l'uccisione delle balene verosimilmente non sara' mai un'attivita' proficua senza il supporto dei contribuenti.

''In questo periodo di crisi economica globale, l'utilizzo di preziosi soldi derivati dalle tasse per sostenere un'industria che di base e' economicamente insostenibile, non puo' essere considerato un utilizzo strategico, sostenibile e nemmeno appropriato di fondi governativi gia' limitati'' ha dichiarato Massimiliano Rocco, Responsabile Specie e TRAFFIC del WWF Italia.

Lo studio considera i costi diretti e indiretti associati alla caccia alle balene, oltre che la produzione e la commercializzazione dei prodotti derivati, come la carne di balena. E i ricercatori concludono che questi costi, uniti a una richiesta sempre minore di carne di balena e al rischio di impatti negativi come il boicottaggio del commercio in generale o del turismo da parte della comunita' internazionale, fanno si' che la caccia alle balene difficilmente possa portare benefici alle economie nazionali e o tantomeno ai contribuenti.
In Norvegia, per esempio, dal 1992 il Governo ha speso piu' di 4,9 milioni di dollari per campagne di informazione, pubbliche relazioni e azioni di lobby per cercare, ove possibile, di raccogliere quel supporto all'industria della caccia alla balena e alla foca non facile da ottenere.

Inoltre, il Governo ha dato all'industria baleniera sussidi pari alla meta' del valore lordo di tutta la carne di balena commercializzata dalla nazionale Rafisklaget, l'Organizzazione commerciale dei pescatori norvegesi.

Anche in Giappone si riscontra un utilizzo simile dei soldi dei contribuenti. Nella stagione 2008-2009, l'industria baleniera giapponese, per esempio, ha avuto bisogno di almeno 12 milioni di dollari, dai soldi dei contribuenti, solo per andare in pari. In tutto, i sussidi giapponesi per la caccia alla balena ammontano a 164 milioni di dollari dal 1988 ad oggi, solo per sostenere un'industria davvero poco ''sostenibile''.

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venerdì 19 giugno 2009

CACCIA ALLE BALENE: UCCISE IN ISLANDA PRIME 2 DI 150 BALENOTTERE


Questa mattina in Islanda due esemplari di balenottera comune sono stati uccisi, scaricati e sezionati al molo di Hvalforour. Sono le prime vittime di un programma che prevede di cacciare 150 esemplari. Lo denuncia Greenpeace ricordando che a balenottera comune e' stata inserita nella lista delle specie a rischio estinzione dall'International Union for Conservation of Nature.

La caccia era stata aperta dal precedente governo islandese, poco prima che cadesse a causa di una crisi politica. Il nuovo governo, che si dichiara contrario alla caccia, non e' riuscito a bloccare questa pratica molto controversa.

''Il governo ha fallito miseramente nel dimostrare la propria leadership: nonostante la sua dichiarata opposizione alla caccia alle balene, questa continua. Oggi la sua reputazione, e quella dell'Islanda in generale, e' stata distrutta per tutelare gli interessi di una singola azienda'' afferma Sara Holden, coordinatrice internazionale della campagna Balene.

''Oggi e' chiaro che le regole della caccia alle balene in Islanda sono totalmente gestite dal baleniere Kristjan Loftsson e dalla sua compagnia Hvalur ehf. Ma il piccolo profitto che lui potrebbe ricavare da questa caccia alla balenottera comune avra' un grande costo per l'Islanda sia politico che economico''. Greenpeace chiede all'Islanda di impegnarsi a mettere fine alla caccia commerciale alle balene - un fallimento economico oltre che ambientale - e di promuovere la crescita dell'industria dell'eco-turismo, che porta profitti significativi e posti di lavoro al paese.

Piu' di 115.000 persone, partecipando all' ''Iceland Pledge'', hanno promesso di visitare il paese nel momento in cui il governo annunci la fine della caccia alle balene. Non c'e' alcuna domanda interna di carne di balena in Islanda e, come dimostra un'indagine di Greenpeace, nonostante le dichiarazioni di Loftsson sul mercato delle esportazioni, non c'e' domanda neanche in Giappone.

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mercoledì 17 giugno 2009

CACCIA ALLE BALENE : DANIMARCA VUOLE QUOTA CACCIA ALLE BALENE MEGATTERE


Danimarca, infatti, vuole ottenere una quota per la Groenlandia, per uccidere 50 megattere al largo della Groenlandia occidentale, sotto la categoria della 'caccia di sussistenza per le popolazioni indigene'. Essa sostiene che sono necessarie maggiori quantita' di carne di balena per soddisfare i bisogni nutrizionali della popolazione della Groenlandia, un territorio dal governo autonomo che fa parte del regno danese''. Lo rivela la WDCS, Whale and Dolphin Conservation Society, sottolineando ''la la pericolosita' di queste rivendicazioni, del resto non comprovate''.

''L'argomentazione della Groenlandia secondo la quale le sue comunita' indigene avrebbero bisogno di maggiori quantita' di carne rispetto a quelle fornite dalle loro attuali quote non e' convincente - denuncia WDCS - . Negli ultimi 10 anni, non hanno mai catturato tutte le balene rese disponibili dalla loro quota di ''caccia di sussistenza'' e grosse quantita' di carne vengono sprecate o stoccate o vendute nei supermercati - disponibili anche per i turisti.

Cio' contrasta con la natura non commerciale della caccia di 'sussistenza'. Inoltre, ogni anno, in Groenlandia vengono uccise circa 4000 tra piccole balene e focene.

La richiesta della Danimarca per espandere la caccia alle balene in Groenlandia non ha nulla a che vedere con 'i bisogni di sussistenza' ma rappresenta piuttosto un tentativo di 'condonare' la caccia per fini commerciali nelle regioni artiche''.

'Semplicemente, la Danimarca non dice tutta la verita''' dichiara Nicolas Entrup, portavoce della WDCS a Madeira.

secondo il quale la Groenlandia puo' sfruttare ambiguita' e lacune presenti nei regolamenti dell'IWC perche' non esistono norme internazionali vincolanti che regolino la caccia per fini di sussistenza.

''Fino a quando tale riforma non verra' completata, la Groenlandia potra' continuare la sua politica di interessi personali all'IWC - continua Entrup - . La WDCS non e' contraria alla caccia per fini di sussistenza da parte delle comunita' indigene, incluse quelle della Groenlandia, che sono state riconosciute dall'IWC come comunita' la cui legittima sussistenza dipende dalle balene.

Tuttavia, la quota di 10 megattere l'anno richiesta dalla Groenlandia fornirebbe quantita' di carne di balena ben superiori a quelle necessarie per soddisfare i suoi bisogni''.

martedì 26 maggio 2009

caccia alle balene in Islanda INIZIA OGGI LA STAGIONE


Fra le proteste dei gruppi ambientalisti e' iniziata oggi la stagione di caccia alle balene in Islanda che si concludera' a fine settembre. la prima baleniera, la Johanna AR, ha lasciato il porto di Reykjavik intorno alle 13 ora italiana in direzione della baia al largo della capitale. La caccia e' infatti vietata nei pressi del porto, dove e' un business turistico soprattutto l'osservazione del passaggio degli enormi cetacei.

Il 50-60% della carne di balena viene venduta sul mercato domestico, mentre il resto va in Giappone. Islanda e Norvegia sono gli unici due paesi al mondo che consentono la caccia alle balene per motivi commerciali, mentre il Giappone ufficialmente lo fa solo per ''scopi scientifici'', ma in realta' il consumo della carne di balena e' assai popolare nel paese del Sol levante.

Malgrado le pressioni della comunita' internazionale, l'Islanda dopo 16 anni ha respinto nel 2006 la moratoria sulla caccia alle balene, portando a 150 il limite massimo di esemplari di Minke Whale (balenottera rostrata) e altrettanti di Fin Whale (balenottera comune) che possono essere catturati ogni stagione.

Con la moratoria il limite era di soli 9 esemplari di Fin Whale e 40 di Minke Whale ogni anno.

mercoledì 4 marzo 2009

CACCIA BALENE: GIAPPONE ABOLIRE DIVIETO


Il Giappone ha usato informazioni false e inesatte per tentare di abolire il divieto della caccia alle balene per fini commerciali. E' la denuncia contenuta nel nuovo Rapporto intitolato ''Small Type Whaling, una falsa scelta per l'Iwc'', realizzato dalla Wdcs, la Whale and Dolphin Conservation Society, e dall'organizzazione giapponese IKAN.


Tra il 9 e l'11 marzo, infatti, gli Stati Membri della Commissione Baleniera Internazionale (Iwc - International Whaling Commission) si riuniranno a Roma in un meeting inter-sessionale, per discutere del futuro della Commissione in uno ''spirito di compromesso''. Al centro delle discussioni, la proposta del Giappone di ridurre la sua controversa caccia ''per fini scientifici'' condotta in Antartide in cambio di una nuova categoria di caccia alle balene chiamata ''small type coastal whaling'' (caccia alle balene in acque costiere, con imbarcazioni di piccole dimensioni).


''La verita' e' che il Giappone non ha bisogno della caccia in acque costiere - rivela Sue Fisher della WDCS - e sta cercando di ricattare l'Iwc affinche' accetti la sua proposta. Il vero pericolo dell'accordo che verra' discusso e' che esso individua nella caccia costiera il male minore ma, se adottato, implicherebbe l'abolizione del divieto di caccia commerciale e spalancherebbe le porte alla riapertura o all'aumento della caccia da parte di altri paesi. La scelta di fronte la quale l'IWC e' stata messa e' quindi una falsa scelta''. Per questo l'associazione lancia un appello ''ai governi membri dell'IWC, in particolare ai governi dei paesi europei, affinche' non cadano in questa trappola fatta di inganni concepiti da una lobby per la caccia baleniera il cui unico interesse e' quello di sfruttare commercialmente questi mammiferi marini estremamente vulnerabili''.

''Per vent'anni, il Giappone - ricorda la Wdcs - ha continuato a sostenere la tesi secondo la quale la moratoria sulla caccia commerciale alle balene sarebbe la causa di grandi difficolta' economiche nonche' di un processo di disgregazione culturale in quattro citta' costiere che, sempre secondo il Giappone, avrebbero una lunga tradizione di caccia alle balenottere minori. Tuttavia, due di queste citta', Taiji e Wada, non hanno affatto una tradizione di caccia alle balenottere minori nelle loro acque costiere. Le altre due citta', Abashiri e Ayukawa, hanno iniziato soltanto 60-70 anni fa.

Il Giappone ha provato a nascondere il fatto che, inizialmente, queste citta' hanno tratto beneficio dalla moratoria. La societa' commerciale che controlla tutte le attivita' di caccia in queste quattro citta' ha cercato di conservare il suo vantaggio economico resistendo a ogni tipo di regolamentazione delle sue attivita' di caccia di piccoli cetacei, da parte dell'IWC. Ogni anno, nel corso di queste infami attivita' di caccia, centinaia di piccolo balene e di delfini vengono uccisi''.
''Il divieto della caccia commerciale alle balene ha rappresentato e fu accolto come una delle piu' grandi vittorie al mondo in termini di conservazione in quanto proteggeva le specie e le popolazioni di balene in via d'estinzione a causa della caccia eccessiva''.


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