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domenica 22 maggio 2011

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: CATENE UMANE PER DIRE SI' AL REFERENDUM. Smantellamento della centrale nucleare a Caorso, la paura della CRIMINALITà

''Gli italiani non vogliono il nucleare e la partecipazione alle manifestazioni di oggi ne e' stata l'ennesima, chiara dimostrazione, che conferma il segnale arrivato dalla Sardegna lunedi' scorso. Nella consultazione sul nucleare in Sardegna, infatti, il 97% degli elettori si e' pronunciato nettamente contro l'installazione di centrali atomiche nell'isola e contro l'allestimento di depositi di scorie nucleari. La maggioranza di governo ha paura di dare la parola ai cittadini, perche' sa bene che la maggioranza degli italiani la pensa come i cittadini sardi''.

Lo ha dichiarato oggi a Caorso il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, dalla catena umana organizzata dal Comitato 'Vota Si' per fermare il nucleare' proprio alla vigilia della discussione alla Camera sul decreto Omnibus con il quale s'intende annullare il quesito referendario sull'atomo.

Quella dell'Emilia Romagna e', infatti, una delle dieci catene umane che hanno circondato vecchi siti nucleari e luoghi candidati a ospitare nuovi impianti: Caorso (Piacenza) ma anche Saluggia (Vercelli), Chioggia (Venezia), Monfalcone (Gorizia), Montalto (Viterbo), Termoli (Campobasso), Nardo' (Lecce), Scanzano Jonico (Matera), la foce del fiume Sele (Salerno) e Palma di Montechiaro (Agrigento).




Intanto oggi duemila persone hanno manifestato contro l'ipotesi - mai smentita - della costruzione di un nuovo reattore. Una catena umana dal paese fino all'impianto in decommissioning

Caorso si mobilita contro il nucleare, oltre duemila persone per la catena umana tra la centrale ed il centro cittadino. In provincia di Piacenza il tema dell’atomo è ancora di piena attualità con una centrale nucleare, Arturo reattore di Caorso, in pieno decommissioning e la possibilità mai smentita di poter vedere realizzare ancora una volta in territorio piacentino una nuova centrale.

Ma i piacentini, questo è certo, non ci stanno e per la seconda volta in un mese sono scesi in piazza e hanno invaso pacificamente il piccolo borgo di Caorso, lembo silenzioso tra Emilia e Lombardia, per opporsi al ritorno al nucleare nell’area simbolo di quello che negli anni Settanta doveva aspirare a diventare il reattore più potente d’Europa.

Duemila persone in piazza, quindi, che hanno creato una fiumana di collegamento per due chilometri e mezzo tra la centrale e la piazza del Comune sotto la regia del coordinamento anti nucleare e Legambiente, ma anche molti partiti: dal Pd all’Italia dei valori sino al Sel e gli assessori regionali Sabrina Freda, Paola Gazzolo e Giancarlo Muzzarelli.

Ma, anche se Piacenza non dovesse essere inserita nel piano del Governo per la realizzazione di nuove centrali nucleari, a che punto è il decommissioning, ovvero lo smantellamento dell’impianto di Caorso?

A quanto pare in pochi lo sanno, questo perché sono già due anni che non viene convocato il Tavolo della Trasparenza, organo che si riunisce a chiamata della Provincia di Piacenza proprio a Caorso e che vede come interlocutori la Regione, i sindacati, il Comune che ospita Arturo e la Sogin, la controllata del ministero delle Finanze che si occupa della gestione gli impianti nucleari.

Ma da quando l’amministrazione provinciale ha cambiato colore (dopo cinquant’anni di centrosinistra, nel 2009 in viale Garibaldi siede il centrodestra) il Tavolo della Trasparenza non si è più convocato nonostante le passate giunte – dall’inizio dei lavori di smantellamento nel 2002 – adottavano la buona prassi di far sedere attorno al Tavolo della Trasparenza le parti almeno una volta l’anno per avere resoconti dettagliati su quanto stava accadendo all’interno della centrale, con la delicata opera di smantellamento in corso.

Un impegno, quello del decommissioning, che negli anni – tra ritardi e inchieste – ha avuto anche tinte fosche e ombre di infiltrazioni mafiose.

Recentemente, infatti, alcuni tir della società Eco. Ge. sono stati fotografati all’interno della Sogin di Caorso, la società che si occupa del decommissioning della centrale nucleare. Ma di cosa si occupa la Eco. Ge.?

Secondo una relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (2° vol.- 2° semestre 2002) l’imprenditore titolare della Eco.Ge, Gino Mamone, sarebbe finito più volte nel mirino degli inquirenti principalmente per reati ambientali legati allo smaltimento dei rifiuti; di recente anche la Guardia di Finanza, nelle sue indagini sui Mamone del 2007- 2008, avrebbe ribadito come Gino Mamone sia stato segnalato per i suoi legami con la cosca della ‘ndrangheta calabrese dei Mammoliti e come dalle telefonate intercettate emergano i rapporti con Vincenzo Stefanelli, esponente della criminalità organizzata di stampo mafioso, titolare di un’impresa edile.

Il nucleare da fare o da smantellare, insomma, non fa di certo dormire sonni tranquilli.

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/

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mercoledì 10 giugno 2009

NUCLEARE IN ITALIA: Nucleare fermo in commissione


Alt dal ministero dell’Economia alle novità introdotte al Senato al disegno di legge sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria e che apre al ritorno del nucleare in Italia: le modifiche pesano sulle spalle dei cittadini e molte coperture non sono legittime. Sotto la lente di ingrandimento del Tesoro finiscono 34 norme, tra cui l’incremento della Robin tax e quello delle bollette energetiche. «Risponderemo con ulteriori controdeduzioni», è la replica del sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia che assicura che i dubbi saranno fugati. “Sono ottimista”, dice infatti. Il provvedimento ha una storia parlamentare difficile: approvato a fine ottobre dalla Camera, incassa l’ok del Senato solo a fine maggio.

Dopo un così lungo cammino, si attendeva un terzo passaggio esclusivamente formale. Ed è infatti “sorpresa” in commissione quando IERI mattina il ministero dell’Economia annuncia di non essere disposto a dare il proprio consenso ad una serie di novità introdotte a Palazzo Madama.

«Il provvedimento non si doveva toccare, siamo meravigliati”, si lascia sfuggire il relatore al ddl Enzo Raisi. L’obiettivo, spiega anche il sottosegretario Saglia, era in effetti»quello di approvare il testo così come costruito in Senato ma - dice - se ci saranno problemi, faremo il nostro dovere di legislatori”. Un intervento “tardivo” e che altro non è che “un dispetto fra ministri”, accusa il Pd Andrea Lulli che chiede il ripristino dei fondi per l’editoria.

Non è certo la prima volta che Giulio Tremonti e Claudio Scajola incrociano le armi. Le perplessità di Via XX Settembre sono motivate nel dettaglio ed elencate in una lunga relazione datata 5 giugno ed inviata alle commissioni parlamentari competenti e per conoscenza anche al ministero dello Sviluppo Economico.

Le parole sono affilate e lasciano pochi spazi di manovra: le novità approvate dal Senato “introducono contrariamente all’azione del governo, misure che in quanto suscettibili di determinare incrementi delle tariffe a carico dei consumatori, direttamente e/o indirettamente riversano i discendenti effetti pregiudizievoli a carico degli utenti finali” e “presentano gravi profili di legittimità sotto l’aspetto contabile”. Ergo, il Tesoro presenta 18 proposte di modifica, di cui 4 soppressive, necessarie per il via libera.

La prima misura a incappare in una secca bocciatura è l’incremento, dal 5,5% al 6,5%, dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle grandi aziende petrolifere e dell’energia elettrica (la Robin Tax). Con questi soldi si coprivano i fondi per l’editoria, che dunque saltano: “Le aliquote non possono essere - spiegano i tecnici - eccessivamente aggressive”, altrimenti si producono “effetti contrari” a quelli desiderati.

Sotto la lente di ingrandimento finisce anche l’incremento delle tariffe per le bollette (in particolare la parte che copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari): “Tale iniziativa - è il rimprovero del ministero guidato da Tremonti - non solo si pone in contrasto con l’orientamento del governo in tema di contenimento delle tariffe in funzione anticrisi, ma determina oneri privi di copertura finanziaria”. No poi anche alle consulenze previste dal ministero dello Sviluppo Economico: la “possibilità di avvalersi di professionisti esterni non è in linea con l’attuale orientamento del governo diretto a un generale contenimento della spesa di personale”. Non sono inoltre, è l’ultima stoccata, offerte “adeguate garanzie in relazione ai necessari requisiti di onorabilità che i soggetti debbono possedere”.

Esultano Verdi e ambientalisti. Per Grazia Francescato, portavoce dei Verdi ed esponente di Sinistra e Libertà, "meglio farebbe il governo a seguire la strada indicata da Obama e dagli altri paesi europei come Francia e Germania e a puntare sulle energie del futuro che sono le rinnovabili e l'efficienza energetica. Tornare al nucleare è una vera e propria follia. Con il nucleare il governo non solo non affronta il problema della sicurezza energetica ma rischia di far crescere le bollette dei cittadini, senza considerare gli enormi problemi ambientali per lo smaltimento delle scorie radioattive".

La bocciatura, rincara la dose Paolo Cento, "è un atto di serietà perché smaschera il tentativo di introdurre norme dannose sia per i consumatori che per l'ambiente", ha detto .

"In particolare la scelta di far tornare l'Italia al nucleare, contenuta nelle norme del ddl sviluppo, sono insostenibili dal punto di vista economico, oltre ad essere pericolosissime per l'ambiente. Ora non ci sia nessun pataracchio su una vicenda che il ministero dell'Economia ha reso chiara e trasparente".

E sul nucleare un chiaro monito giunge anche da Legambiente: "Le disavventure della centrale finlandese di Olkiluoto, cha ha accumulato tre anni di ritardo nei lavori del primo reattore Epr (proprio il modello che si vorrebbe realizzare in Italia) e un extracosto di 1,5 miliardi euro, dimostrano i costi elevati del nucleare'', dice Stefano Ciafani.

Inoltre, ''secondo il Dipartimento per l'Energia statunitense il costo industriale dell'elettricita' da nucleare da nuovi impianti e' piu' alto rispetto alle fonti tradizionali, e secondo la previsione dell'agenzia di rating Moody's nonostante i generosi incentivi e sussidi negli Usa, solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese, per la fonte energetica piu' vetusta e pericolosa che ci sia''.

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