NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
venerdì 24 settembre 2010
SITI DI STOCCAGGIO SCORIE NUCLEARI IN ITALIA: Il bluff del nucleare
Esiste ed è chiuso dentro una cassaforte. È il documento che toglie il sonno a cittadini, amministratori e, da ieri, anche a qualche manager dello Stato. È la lista dei 52 aree individuate dalla Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, per il deposito delle scorie nucleari di media e alta intensità, da costruire accanto ad un parco tecnologico. E, per volere di Silvio Berlusconi – in veste di ministro dello Sviluppo economico ad interim -, dovrà rimanere segreta. Anche se, ieri, Corriere della Sera e Sole 24 Ore ne hanno anticipato parte del contenuto. Le zone indicate nel documento della Sogin si troverebbero nel Viterbese, in Maremma, al confine tra Puglia e Basilicata, tra Puglia e Molise, sulle colline emiliane, nel piacentino e nel Monferrato.
Un lavoro, sottolineano gli esperti, che si è svolto per esclusione. Eliminando cioè le aree ritenute oggettivamente inadatte come le località di alta montagna, le zone troppo abitate, i terreni con rischio sismico rilevante e i luoghi soggetti a frane o allagamenti. A sorpresa, nel documento non sarebbero comprese la Sicilia e la Sardegna, due regioni che in un documento del 1979 – la madre di tutti i lavori sull’individuazione di potenziali siti nucleari - ed elaborato dal Comitato nazionale per l’energia nucleare (Cnen) erano invece presenti. Venivano infatti presi in considerazione alcuni tratti della costa meridionale della Sicilia e alcune zone costiere di Ogliastra, della provincia di Nuoro e di Cagliari, per la Sardegna.
Secondo le anticipazioni, in ogni caso, la scelta del sito dovrebbe avvenire con una sorta di asta: la comunità che accetterà di ospitare le scorie verrà ricompensata con forti incentivi economici. Mentre alla Sogin a fatica nascondono il disappunto circa la divulgazione della notizia, che molti considerano «un complotto per screditare il nostro lavoro», dai territori e dall’opposizione si alza forte la voce della protesta. Che il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia cerca di placare. Riferendosi allo studio, lo ritiene «un ottimo lavoro, ma rappresenta la base di partenza per una decisione che intendiamo prendere ma non oggi».
«Siamo prontissimi ad accoglierli, non specifico come – ha dichiarato il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola -. Mentre devono sapere che noi lotteremo in generale contro la follia del nucleare e qui in Puglia con la massima serenità: avranno la più civile, pacifica e partecipata reazione popolare della storia pugliese». Vito de Filippo, governatore della Basilicata, «per evitare quella che sembra essere diventata una triste roulette russa sull’allocazione del deposito per le scorie nucleari» chiede «un’affermazione chiara da parte di chi ha la responsabilità di guidare questo Paese: che nulla verrà fatto senza la condivisione dei territori interessati».
Sullo stesso tenore si sono levate voci contrarie anche dal lazio e dalla Toscana. A chiedere l’immediata pubblicazione della lista è anche il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che si chiede inoltre «con quali criteri siano stati definiti i siti, visto che l’Agenzia per la sicurezza nucleare non esiste nemmeno sulla carta, non è stata avviata alcuna procedura di Valutazione ambientale e l’intero piano d’identificazione dei siti deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica . Come al solito – aggiunge Bonelli - per quanto riguarda il nucleare si procede a colpi di leggi non concertate che non coinvolgono i cittadini e gli enti locali, secretando i documenti e con procedure che non tengono conto degli obblighi normativi, alcuni dei quali sono dettati direttamente dall’Unione europea. Definire Polo tecnologico un deposito – conclude il leader ambientalista - significa prendere in giro sia i cittadini, sia gli enti locali, poiché la ricerca sulle problematiche delle scorie non si fa nei siti, ma nei laboratori di fisica nucleare con appositi reattori sperimentali, mentre i depositi sono solo dei magazzini, possibilmente in zone poco abitate».
Dalle pagine del blog di Greenpeace, il direttore generale Giuseppe Onufrio evidenzia un altro aspetto di quella che definisce la “truffa nucleare”: «Corre voce che si voglia dare all’elettricità da nucleare oltre che la precedenza sulla rete elettrica anche un prezzo fisso (dunque fuori mercato) di 90-100 euro al MWh: il 50-60 per cento in più del prezzo attuale alla Borsa elettrica. A meno che – sottolinea ancora - la truffa nucleare non sia molto più semplice: creare un quadro giuridico per poter firmare i contratti, che si sa non verranno mai rispettati, emanare un decreto che copre con garanzie pubbliche questi contratti (atteso per ottobre) e poi scaricare le penalità sulle bollette degli italiani. Una specie di assalto alla diligenza – conclude Onufrio - che oltre a dare risorse a qualche gruppo industriale (francese e italiano) avrebbe come effetto quello di fermare lo sviluppo delle rinnovabili». Un quadro confuso, reso ancora più complicato dalla situazione della Sogin stessa. Commissariata dal 16 agosto del 2009, dal prossimo 30 settembre sarà senza vertice per la scadenza degli incarichi.
ARTICOLO DI : Vincenzo Mulè
fonte: http://www.terranews.it/news/2010/09/il-bluff-del-nucleare
centrali nucleari in italia : silenzio sulla lista dei siti delle scorie in Italia

“I motivi che portarono nel 2003 il Governo Berlusconi a fare dietro front rispetto alla scelta di Scanzano Jonico come sito di smaltimento, senza condivisione con il territorio e nelle segrete stanze dei palazzi governativi a Roma, non hanno insegnato nulla al Governo Berlusconi. Sembra quindi che il lupo perda il pelo ma non il vizio”.
Così Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, commenta la scelta di non rendere nota la lista dei siti di smaltimento delle scorie che l’esecutivo avrebbe chiesto di redigere alla Sogin.
“Anche in questa occasione – aggiunge Ciafani - l’iter che sta seguendo il Governo lascia presagire scenari alla Scanzano Jonico. La realizzazione di qualsiasi impianto, a partire da quelli più impattanti come è il deposito per i rifiuti radioattivi, non può prescindere da un confronto trasparente con gli enti locali, i soggetti economici e i cittadini. Si tratta di una scelta, infatti, che ipotecherà il futuro di quelle zone per centinaia o piuttosto migliaia di anni e che è indispensabile fare nel modo più democratico e trasparente possibile, senza logiche militari. Staremo a vedere infine – conclude Ciafani – se anche in caso di elezioni anticipate il Governo sul nucleare manterrà la linea decisionista o ripeterà l’imbarazzante pantomima vista durante l’ultima campagna elettorale per le regionali quando l’atomo scomparve dal dibattito politico per evitare l’inevitabile dissenso degli elettori”.
fonte: http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=1677
Bonelli(Verdi): «Governo renda noti siti Sogin e non giochi con parole»
La vicenda dei 52 siti preposti a ospitare il sito per lo stoccaggio delle scorie ha dei risvolti francamente inquietanti, a cominciare dal blocco della divulgazione delle località chiesto a Sogin dal ministro dello Sviluppo economico a interim Silvio Berlusconi, in una delle sue rare attività da ministro. Sogin è un'azienda pubblica, in quanto tale i suoi atti devono essere pubblici, quindi non si capisce a quale titolo l'identificazione dei siti debba rimanere segreta".Non comprendiamo, inoltre, con quali criteri siano stati definiti i siti, visto che l'Agenzia per la sicurezza nucleare non esiste nemmeno sulla carta, non è stata avviata alcuna procedura di Valutazione ambientale e l'intero piano d'identificazione dei siti deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica spiega il leader ecologista -. Come al solito - per quanto riguarda il nucleare si procede a colpi di leggi non concertate che non coinvolgono i cittadini e gli enti locali, secretando i documenti e con procedure che non tengono conto degli obblighi normativi, alcuni dei quali sono dettati direttamente dall'Unione europea.
Per quanto riguarda il deposito nazionale delle scorie, inoltre, il Governo faccia chiarezza e non giochi con le parole.Definire Polo tecnologico un deposito significa prendere in giro sia i cittadini, sia gli enti locali, poiché la ricerca sulle problematiche delle scorie non si fa nei siti, ma nei laboratori di fisica nucleare con appositi reattori sperimentali, mentre i depositi sono solo dei magazzini, possibilmente in zone poco abitate come nel caso di Yucca Mountain negli Usa, nei quali si tenta di mettere in sicurezza questa pesante eredità del nucleare, nella speranza che in futuro si trovi una soluzione scientifica per ridurre la pericolosità delle scorie, cosa sulla quale le lobby nucleari lavorano da 50 anni senza che si intraveda all'orizzonte una soluzione.
fonte : http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6796
C H E R N O B Y L
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mercoledì 15 settembre 2010
CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA : Greenpeace blocca ambasciata contro il nucleare di Berlusconi

Da questa mattina una trentina di attivisti di Greenpeace bloccano l’ingresso dell’ambasciata italiana a Vienna. Quattro di loro sono saliti sul balcone principale stendendo lo striscione in tedesco “Stop alla follia nucleare di Berlusconi” e hanno attivato una sirena lampeggiante. Altri, invece, misurano la radioattività dell’area provvisti di contatori geiger.
“Berlusconi vuole tornare all’energia nucleare, ignorando la volontà dei cittadini italiani e austriaci. Il governo austriaco non fa nulla, lasciando le persone da sole con questa minaccia nucleare che incombe – afferma Niklas Schinerl, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Austria, che chiede al ministro degli Esteri austriaco Spindelegger e al cancelliere Faymann di intervenire contro i piani segreti di Berlusconi sul nucleare.
Greenpeace chiede all’Italia di svelare i suoi piani nucleari. Il governo italiano ed Enel hanno nascosto per più di un anno le loro ipotesi sui siti nucleari con la scusa della mancata creazione dell’Agenzia per il Nucleare. Sappiamo tutti che hanno già deciso ma, nonostante siano trapelate alcune voci isolate sui siti degli impianti, il governo italiano continua a mantenere il massimo riserbo. «Questo muro di silenzio che nasconde i siti degli impianti nucleari – commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – mostra chiaramente che Berlusconi ha paura della reazione degli italiani».
Già l’anno scorso, Berlusconi aveva avviato le procedure legislative e la scelta delle autorità competenti per permettere il ritorno dell’energia nucleare in Italia. Chioggia, città del nord Italia, è considerata un probabile sito per gli impianti nucleari previsti. Chioggia si trova vicino a Venezia e alle famose spiagge di Lignano, Jesolo, Bibione e Caorle, nonché a soli 160 chilometri dal confine austriaco. Greenpeace ha già manifestato a Venezia sui rischi per il turismo che deriverebbero da una centrale nucleare a Chioggia.
Uno studio commissionato da Greenpeace mostra la vulnerabilità di ampie zone dell’Italia, in particolare della pianura padana, che potrebbero subire gli effetti delle radiazioni nel caso ci fosse un incidente al reattore di un impianto nucleare a Chioggia.
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/rapporto-fallout-chioggia.pdf
Contatti:
Ufficio stampa Greenpeace, 06 6816061 int.211 – 203
Maria Carla Giugliano, ufficio stampa, 3496066159
Alessandro Giannì, direttore delle Campagne, 3408009534 (a Vienna)
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venerdì 14 maggio 2010
centrali nucleari in Italia: : ENEL HA SCELTO

Due centrali a Montalto di Castro e una nel piacentino. Lo scoop dell’agenzia Reuters svela i piani di Enel, la cui smentita non convince. I Verdi: scelta scellerata
Continua la corsa del nostro Paese verso il nucleare. Mutuando un termine ciclistico, si potrebbe definirla a strappi. Ieri, ad esempio, se ne è consumato uno. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Enel avrebbe espresso la propria preferenza per la localizzazione di tre dei quattro impianti che il gruppo energetico ha in programma di costruire in Italia, insieme ai francesi di Edf. Due di questi saranno a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e uno nell’area di Piacenza. L’agenzia di stampa ha citato due fonti diverse, entrambe a conoscenza del dossier sulla localizzazione dei siti. Secondo una, se due centrali « si costruiscono vicine, come avviene anche in altre parti del mondo, si hanno delle sinergie, poi a Montalto esiste già la rete». In provincia di Piacenza, a Caorso, esiste già una centrale in decomissioning,Immediata la reazione dei Verdi, che attraverso il presidente nazionale Angelo Bonelli ha chiesto «una convocazione urgente del Consiglio regionale del Lazio. Chiediamo alla presidente Polverini che sia messa subito in votazione la nostra proposta di legge per far diventare il Lazio territorio denuclearizzato. Quella di realizzare due centrali nucleari (complessivamente 3200 megawatt) a Montalto di Castr o – ha concluso Bonelli - è una scelta scellerata e contro la quale i Verdi si mobiliteranno con tutte le loro forze». L’ Enel ha negato che l’ex monopolista abbia già espresso preferenze o selezionato i siti per le nuove centrali nucleari. Lo farà, ha spiegato, «una volta che l’agenzia per il nucleare avrà definito le aree idonee ad ospitare centrali nucleari». La procedura di identificazione dei siti – ha ricordato ancora l’agenzia Reuters - prevede che il ministero dello Sviluppo economico e la costituenda autorità per il nucleare si esprimano sulla rispondenza dei siti potenziali, scelti da Enel, ai criteri di sicurezza. La decisione finale è demandata alle aziende. Ieri, inoltre, il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, intervenendo a un convegno di Energy-Lab sulla tecnologia nucleare, ha spiegato che i prossimi passaggi per la realizzazione del nucleare prevedono, dopo aver costituito l’Agenzia per la sicurezza nazionale, la delibera Cipe per la scelta delle tecnologie. Nella stesse ore, l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, ha chiesto agli industriali del «parlare tutti insieme al Paese» del pro-gramma per il ritorno al nucleare, per «generare una nuova consapevolezza » e «creare le condizioni affinchè l’opinione pubblica possa formarsi una coscienza nucleare scientificamente e tecnicamente ben orientata». Proprio lo scorso 26 aprile, in occasione dell’anniversario dell’incidente di Chernobyl, i Verdi hanno presentato il dossier Balle nucleari. Nello studio, si legge che l’Italia paga per il nucleare che non ha, ma che aveva: si tratta di oltre 12 miliardi di euro per gestire le scorie radioattive. Questo, nonostante il deposito nazionale ancora non sia stato identificato ufficialmente. Anche se la sede potrebbe essere nell’area di Garigliano, tra Latina e Caserta, che per i vecchi trascorsi viene ritenuta «la piccola Chernobyl italiana». Dalla chiusura delle vecchie centrali ad oggi, si osserva nel dossier, la cifra che i cittadini italiani hanno dovuto pagare per la gestione delle scorie radioattive supera i 12 miliardi di euro senza che sia stato possibile indicare il deposito unico nazionale. La quantità attuale di rifiuti radioattivi italiani di seconda (scarti di lavorazione) e terza categoria (combustibile irragiato, scorie di riprocessamento)e’ pari a circa 90.000 metri cubi: 25.000 attuali e altri 65.000 provenienti dalle centrali in dismissione. A questi bisogna poi aggiungere una produzione annuale di 1.000 metri cubi di scorie provenienti da usi medici e industriali. Quelli di seconda categoria sono rifiuti pericolosi per circa 300 anni mentre quelli di terza rimangono carichi di radioattività anche per 250.000 anni.
FONTE: http://www.verdi.it/energia/29528-nucleare-enel-ha-scelto.html
lunedì 10 maggio 2010
centrali nucleari in Italia: Il nucleare? Fa bene alla salute!

L’intraprendenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è pari solamente alla scelleratezza con cui il caramogio di Arcore è solito sottoscrivere con le altre nazioni accordi talmente sfavorevoli al nostro paese da risultare perfino imbarazzanti per coloro che ne beneficiano sfregandosi allegramente le mani.
Nel maggio del 2004 il Cavaliere diede prova del proprio genio firmando con il Presidente francese Chirac un accordo in merito alla suddivisione dei costi del TAV in Val di Susa, nell’ambito del quale l’Italia era disposta ad accollarsi il 50% del costo totale della tratta internazionale (di 72 km) pur risultando essa solamente per un terzo di competenza italiana. I francesi ringraziarono e portarono a casa il cadeaux.
Il 30 novembre 2005, costretto a trovare un barbatrucco che potesse permettere alla società Impregilo di defilarsi dal disastroso affare dei rifiuti in Campania, il genietto di Arcore.. varò nientemeno che un decreto legge che consentiva la risoluzione ope legis dei contratti con le società appaltatrici. Impregilo ringraziò e pochi mesi più tardi venne perfino premiata con l’appalto per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.
Alla fine di agosto 2008 il salapuzio più famoso d’Italia firmò il cosiddetto accordo fra Italia e Libia, nell’ambito del quale l’Italia si impegnava a versare 5 miliardi di dollari a Gheddafi, in cambio della promessa di un maggior controllo da parte del paese libico in merito alle imbarcazioni cariche di clandestini che regolarmente salpano alla volta delle coste italiane, e dal momento della stipula dell’accordo Gheddafi sta continuando a sorridere compiaciuto.
Nell’autunno del 2008 il Silvio “nazionale”, dopo avere fortemente osteggiato la vendita di Alitalia ai francesi caldeggiata dal governo Prodi, ha pensato bene di svenderla ad una cordata d’imprenditori italiani che si sono a loro volta premurati immediatamente di risvenderla ai francesi, ad un prezzo notevolmente più contenuto rispetto a quello che Air France era disposta a sborsare solo qualche mese prima. I quotidiani d’oltralpe sono parsi perfino imbarazzati quando si sono ritrovati a fare dell’ironia sulla vicenda.
Nel febbraio 2009, un Silvio Berlusconi impettito come non mai ha realizzato il suo vero capolavoro, firmando a Roma con il presidente francese Nicolas Sarkozy un accordo che prevede in collaborazione con la Francia la realizzazione sul suolo italiano di 4 centrali nucleari che utilizzeranno la tecnologia francese. Una vera manna per la Francia, unico paese al mondo a dipendere quasi totalmente (circa 80%) dal nucleare per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, e che ha necessità di esportare e capitalizzare i propri investimenti nell’atomo. Una vera iattura per l’Italia che dopo il referendum del 1987 era riuscita a liberarsi da una tecnologia pericolosa ed antieconomica che buona parte dei paesi nel mondo stanno abbandonando.
Lunedì 26 aprile 2010 (proprio il giorno in cui si commemorava la tragedia di Chernobyl) il Cavaliere è riuscito ancora una volta a superare sé stesso, siglando durante un incontro “informale” con Putin un memorandum d’intesa con la Russia, avente come oggetto la realizzazione in territorio russo di un reattore termonucleare sperimentale Ignitor.
Ed annunciando all’Italia intera l’intenzione d’inaugurare entro tre anni il cantiere della prima centrale nucleare su suolo italiano. Naturalmente dopo un’intensa campagna pubblicitaria (naturalmente a spese del contribuente) mirata ad orientare l’opinione pubblica dei cittadini, trasferendola su posizioni favorevoli all’atomo.
Il nucleare? Fa bene alla salute! Come la “vecchia” acqua Lurisia, dovete berla tutti è il vero gerovital.
Fonte: http://www.pressante.com/component/content/article/1648.html?joscclean=1&comment_id=910#josc910
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sabato 23 gennaio 2010
POLITICA E AMBIENTE: AMNISTIA INQUINANTE

Giustizia La ghigliottina del "processo breve" è destinata ad abbattersi anche sui procedimenti in materia ambientale. Il procuratore Amendola: «Già queste ipotesi di reato sono poche e poco perseguite. Così si sferza il colpo di grazia»
Ha ragione la maggioranza quando afferma che «è riduttivo pensare che il ddl sul cosiddetto processo breve salvi solo Silvio Berlusconi». I suoi effetti estintivi, prima conseguenza dell'abbreviamento dei termini, si ripercuoteranno infatti ben oltre la sfera dei singoli, investendo gli interessi diffusi della comunità.
Il riferimento va a quei reati che offendono beni collettivi, in primo luogo l'ambiente, vittima sacrificata sull'altare della rapidità.
Non ha dubbi Gianfranco Amendola, procuratore della Repubblica di Civitavecchia: «Andando avanti con questo testo le previsioni non sono rosee. Già le ipotesi di reato ambientale sono poche, già sono poco perseguite perché mancano i controlli, in più, se anche quando vengono scoperte e accertate devono scomparire entro termini brevissimi, si sferza il colpo di grazia in materia ambientale».
La normativa, che ora è passata all'esame della Camera, esige che i processi arrivino a sentenza entro i tre anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, due anni in appello e un anno e mezzo in Cassazione. Almeno per i reati con pena non superiore ai 10 anni, pari a circa il 75 per cento delle incriminazioni, perché per quelli di maggiore gravità i tempi sono relativamente dilatati.
Peccato che il Codice penale, già poco attento alla problematica ambientale, non prevede sanzioni particolari. «Mancano i delitti - spiega il procuratore -. L'unico attualmente previsto punisce il traffico illecito dei rifiuti; per il resto si tratta di contravvenzioni. Già da diversi anni, in linea con le indicazioni dell'Unione europea, abbiamo proposto l'estensione delle fattispecie. Con pene adeguate alla gravità dei fatti, soprattutto nei casi di lesione alla salute. Ma in questo contesto, è certo che i reati ambientali saranno i primi a cadere».
Non che i processi per danni all'ambiente si distinguano per particolare lentezza perché, precisa Amendola, «esistono anche le ipotesi semplici di chi è sorpreso a sversare senza autorizzazione. Se poi, però, ne derivano danni all'ecosistema o alla salute dei cittadini c'è sempre bisogno di perizie, consulenze, di fare ricerche e verifiche, ed è evidente che è assai concreto il rischio che in una procura anche media non si riesca a terminare le indagini nei tempi previsti».
La speranza della magistratura sembra tutta riposta nell'azione che l'opposizione saprà far valere a Montecitorio, meglio di quanto dimostrato al Senato. Ma anche nella reazione della società civile, ultima ancora di salvezza cui ieri il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha voluto appellarsi. «A questo punto bisogna organizzare una rivolta morale dei cittadini», ha dichiarato il leader del Sole che ride ricordando come «tra i tanti processi per crimini o catastrofi ambientali che potrebbero subire uno stop ci sono quelli per il crollo della Casa dello studente a L'Aquila e per la frana di Messina che ha fatto decine di morti».
Ma sono destinati a saltare anche quei procedimenti pendenti per il risarcimento delle vittime di disastri ambientali connessi all'inquinamento, come accadrà, per fare soltanto un esempio, ai familiari degli operai morti per malattie contratte all'interno dello stabilimento siderurgico dell'Ilva di Taranto.
Sorte simile è destinata ad abbattersi sulle tante indagini in materia di ecomafie e traffico di rifiuti. L'ultima operazione condotta ieri dal Comando tutela ambiente dei carabinieri nelle zone di Varese, Milano e Monza, ha avvertito Legambiente lombardia, «rischia di essere vanificato da proposte come quelle sul processo breve, intercettazioni e alienazione dei beni confiscati alla mafia».
La prospettiva, per dirla con le parole del procuratore Amendola, è quella di «un'amnistia di tutti gli inquinatori » che presenterà il conto più salato non oggi, ma alle generazioni future.
FONTE: www.verdi.it
martedì 14 luglio 2009
giovedì 28 maggio 2009
NUCLEARE IN ITALIA: BERLUSCONI: " VOGLIO, POSSO E COMANDO"

Per la realizzazione delle centrali nucleari di quarta generazione ''non c'e' tempo da perdere''.
Lo ha affermato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel suo intervento all'assemblea di Confesercenti.
''Prenderemo decisioni assennate suffragate da organismi democratici. Ma una volta che le decisioni saranno prese - ha detto il premier - se necessario useremo ancora l'esercito'' qualora dovessero esserci tensioni, come gia' avvenuto per la gestione dei rifiuti in Campania.
''Abbiamo usato l'autorita' dello Stato e lo faremo in tutte le occasioni necessarie - ha aggiunto Berlusconi - compresa quella del Frejus''.
Nessun leader occidentale minaccerebbe di costruire una centrale nucleare usando la forza, contro il volere del territorio, cosi' come ha fatto oggi Berlusconi. Non e' con l'uso dell'esercito che il Presidente del Consiglio convincera' gli italiani di una scelta sbagliata e che non conviene al nostro Paese''. Lo afferma Ermete Realacci, responsabile ambiente del PD commentando le dichiarazioni del Premier a proposito del nucleare durante il suo intervento all'assemblea di Confesercenti. ''Certo'', aggiunge Realacci, ''c'e' da chiedersi se bisogna dar retta al Berlusconi che mostra i muscoli o a quello che in ogni regione che visita in campagna elettorale, come ad esempio ha recentemente fatto in Sardegna, rassicura che non sara' quello il luogo in cui impiantera' le centrali nucleari''. ''Cosi' com'e' oggi'', conclude Realacci, ''il nucleare e' una scelta che sottrae risorse, sia pubbliche che private, a obiettivi quanto mai urgenti, come investire in efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili a cominciare dal solare, promuovere l'innovazione tecnologica, che in tempi enormemente piu' brevi consentirebbero di abbattere le emissioni che alimentano i mutamenti climatici, di ridurre sensibilmente la nostra dipendenza energetica dall'importazione di petrolio, di accrescere la competitivita' delle nostre imprese, di alleggerire le bollette a carico delle famiglie. Questa e' la vera frontiera dell'innovazione in campo energetico, una frontiera che rappresenta un'opportunita' tanto piu' grande in questa fase di crisi economica''.
QUALCHE GIORNO FA :Il Financial Times: «Berlusconi non è Mussolini ma è un pericolo per l'Italia»
Il fascismo non è un probabile futuro per l’Italia. Vale la pena dirlo, perché cosí é stato previsto. Molti ritengono che la crisi finanziaria sommata a Silvio Berlusconi dia come risultato un ritorno al fascismo. Dopo tutto, era iniziato cosí.
Ma questo è un risultato improbabile, attualmente. L’Italia dei primi anni ‘20, quando Benito Mussolini salí al potere, era in ginocchio per la rovinosa vittoria pirrica del 1918 sugli austriaci, per il degrado della classe politica e per la crescente minaccia del totalitarismo di sinistra. Berlusconi non è sicuramente Mussolini: ha squadre di showgirls, non di camicie nere.
I veri pericoli si trovano altrove. Nel corso dei 15 anni della sua carriera politica - sempre come Presidente del Consiglio o come capo del partito di opposizione - ha avuto carta bianca per spostare il sentimento nazionale a destra. Non lo ha fatto tramite propaganda diretta, bensí concentrandosi costantemente su ostentazione, lustrini e ragazze e su una retorica esagerata, gestita dai mezzi di comunicazione, che considera comunista l’opposizione e vede se stesso come una vittima.
Ora che gli vengono poste domande spinose - inizialmente, dalla moglie - sul suo rapporto con un’adolescente aspirante showgirl, se l’è presa con la fonte più ostinata di domande, il quotidiano di centro-sinistra La Repubblica, ha rilasciato una velata minaccia tramite un collega e ha cercato di far apparire illegittime le domande perché politicamente di parte.
Ha mostrato una pari belligeranza nei confronti dei magistrati che lo avevano giudicato corruttore dell’avvocato britannico David Mills (per evitare accuse di corruzione) - chiamandoli “attivisti di sinistra” - anche se il Parlamento lo ha reso immune da procedimenti penali.
Ancora insoddisfatto, pur avendo un Parlamento cosí servizievole, lo ha definito “inutile” e ha dichiarato che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 100 membri, mentre i suoi poteri dovrebbero aumentare. Ha cercato di smuovere le masse in suo favore, sostenendo una “iniziativa popolare” per raccogliere le 500.000 firme necessarie per il provvedimento.
Ma il pericolo di Berlusconi è diverso da quello di Mussolini. Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare.
Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno. Ma sopratutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non fascista, ma pericoloso, in primo luogo in Italia, e un esempio negativo per tutti.
E ANCHE IN MESSICO...
Campione moderno del “populismo mediatico”, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi gode di un ampio consenso nonostante la difficile fase attuale della sua avventura politica, un fenomeno attribuito dagli esperti al suo controllo dei mezzi di comunicazione.
Giudicato colpevole per avere corrotto l’avvocato inglese David Mills, ma senza condanna grazie all’immunità; accusato da sua moglie, Veronica Lario, di “frequentare minorenni” e con un paese in profonda recessione, Berlusconi mantiene un consenso superiore al 70%.
“Gli italiani stanno dalla mia parte nonostante le polemiche”, ha dichiarato il Cavaliere lo scorso 19 maggio e ha mostrato un sondaggio secondo il quale gode di una popolarità del 74,8%.
Questa situazione è spiegata da diversi punti di vista che giungono sempre alla stessa conclusione: Berlusconi ha il controllo della televisione, è proprietario di giornali e della principale casa editrice del paese, la Mondadori, tra gli altri affari.
Un nuovo libro sul personaggio, intitolato “La sindrome di Arcore” del giornalista Giovanni Valentini, ritiene che tale popolarità corrisponde al fatto che il popolo dei teledipendenti italiani si è innamorato del proprio carceriere, come succede alle vittime della cosiddetta “sindrome di Stoccolma”.
“L’anomalia italiana, impersonificata da un capo di governo che di fatto dispone di sei reti televisive nazionali, non ha eguali nel mondo civilizzato”, ha detto l’autore, che nel titolo del libro fa riferimento ad Arcore, la località milanese dove il Cavaliere ha il suo quartier generale.
Ha ricordato che Berlusconi è proprietario della principale azienda televisiva privata, Mediaset, che dispone di tre canali e che, come capo del governo, controlla indirettamente altri tre canali della televisione pubblica, la RAI.
“Non esiste nessun altro paese al mondo in cui succeda una cosa simile, per cui si può legittimamente dire che si tratta di una tele-dittatura, fondata sul controllo della televisione e, pertanto, del consenso popolare”, ha segnalato.
Anche il sociologo ed esperto di mezzi di comunicazione, Domenico De Masi, sostiene che in Italia si sta creando un primo esempio di dittatura mediatica al mondo.
Sostiene che, nonostante all’estero Berlusconi venga solitamente sottostimato e considerato un personaggio “ridicolo e kitsch”, sta portando a termine, forse senza esserne cosciente, il primo esperimento mondiale di dittatura mediatica.
Una dittatura dolce che, attraverso la televisione, “rende cieche le proprie vittime”, ha detto De Masi in una recente conferenza stampa. Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle caratteristiche delle dittature è il monopolio dell’informazione e, in questo senso, l’Italia di Berlusconi si avvicina al paradigma.
Nel documentario “Citizen Berlusconi”, della televisione statunitense PBS (Public Broadcasting Service) censurato in Italia, Sartori ha sottolineato che il primo ministro “è presente in tutte le attività importanti”, controlla l’informazione, la pubblicità e influenza la maggior parte della stampa.
Ma gli esperti considerano anche che Berlusconi incarni lo stereotipo di Italiano, ossia, concentra i vizi e le virtù dei suoi compatrioti, oltre a possedere una grande capacità comunicativa.
“Berlusconi è un formidabile piazzista, un professionista che riuscirebbe a vendere un frigorifero a un eschimese”, ha ironizzato Valentini, secondo il quale l’icona pubblica del magnate si fonda sull’adorazione dell’apparenza e sulla fede nell’immagine.
Tuttavia ha detto che, prima che sulla televisione, la sua popolarità si basa sulla mitologia del calcio, lo sport più amato dagli italiani e che proprio la squadra del Milan, di cui è proprietario, è stata quella che ha conquistato più medaglie, coppe e trofei al mondo.
“Il controllo dittatoriale dei mezzi di comunicazione italiani da parte di Berlusconi rappresenta una reale e funesta minaccia per la democrazia”, avverte a sua volta il giornalista britannico David Lane nel libro “L’ombra del potere”.
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