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giovedì 31 marzo 2011

ENERGIA RINNOVABILE: Energia pulita dalla paglia e farina dalla crusca, ecco la tecnologia che trasforma gli scarti in risorse

C'è chi, quando fa la spesa, non legge nemmeno un'etichetta, e mette nel carrello qualsiasi cosa perché ha fretta. E chi va a caccia di un'alimentazione sostenibile. Per sé, ma anche per l'intero pianeta. Mangiare "eco" vuol dire combattere la malnutrizione nel mondo e lo spreco, ridurre l'impatto dei processi produttivi e tutelare le biodiversità locali e stagionali.

Gli stili di vita sostenibili a tavola si affermano di pari passo con la sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei cambiamenti climatici: tecnologie di cottura a basso consumo al posto del barbecue a gas, orti "di quartiere", cibo biologico e filiere a chilometro zero. Ma non si tratta solo di un ritorno al naturale, anzi. Anche la tecnologia contribuisce alla metamorfosi dell'alimentazione: gli impianti BioHyst, ad esempio, vengono utilizzati nei paesi in via di sviluppo (al momento in Senegal) per recuperare da cruscame e biomasse tipiche degli stati africani una farina commestibile ad alto contenuto proteico, con cui produrre il pane.

Fare comunità aiuta a mettere l'ambiente nel piatto: è il caso di Monteveglio la sola città italiana che aderisce a Trasition Towns, il movimento culturale di Rob Hopkins che oggi conta oltre 300 comunità locali, impegnate a innescare uno stile di vita indipendente dal petrolio. Dal 2009 Monteveglio ha avviato la condivisione di un decalogo di consigli pratici e una serie di incontri formativi accessibili alla popolazione per un nuovo stile di vita alimentare. Sulla community si basa anche il progetto Ortinconca, un'associazione di vicini di casa in zona Navigli che mette a disposizione davanzali, ringhiere, e terrazzi per salvaguardare piante ortofrutticole rare o dimenticate, come i cherokee champion (varietà di pomodori ciliegino selezionati dai Nativi d'America), i cetrioli limone e il melone rampichino.

Cresce anche il numero di cantine che mettono in campo progetti ecologici, dalle bottiglie in vetro alleggerito al packaging sostenibile, di pari passo con il crescere della sensibilità da parte degli eno-appassionati: il 48% lo ritiene un asset competitivo del vino italiano, secondo un sondaggio realizzato dal sito specializzato Winenews.it. «Già da tempo è fortemente diminuito l'impiego della chimica nel mondo del vino – afferma Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola –, così come sono diminuiti i consumi d'acqua destinati all'irrigazione dei vigneti». La viticoltura sostenibile è oggi alla base della nuova normativa comunitaria che regolerà nei prossimi anni l'utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura. «L'Italia dovrà ristrutturare la sua filiera e il percorso è già avviato – dice Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura dell'Università di Milano –.

Con la viticoltura di precisione e l'applicazione di tecnologie come lo spettrometro Nir, in grado di fornire informazioni su sette diversi parametri di qualità dell'acino, è possibile ridurre fino al 50% l'impiego di antiparassitari e fertilizzanti, migliorando la qualità dei vini». Tra le esperienze innovative c'è quella dell'azienda Salcheto (Si), che sta realizzando la prima cantina "off-grid", continuando la sperimentazione avviata con il calcolo della prima Carbon Footprint europea di una bottiglia di vino (1,83 kg per 750 ml confezionati in vetro). Anche Arnaldo Caprai dal 2008 in Umbria sta raccogliendo dati per valutare le emissioni di carbonio nella produzione vitivinicola, al fine di ridurre quelle non indispensabili, per esempio sostituendo le macchine tradizionali a basso volume per la lotta fitopatologia con macchine a recupero di prodotti. Le cantine della Franciacorta che aderiscono al progetto Ita.Ca scoraggiano il ricorso alla chimica e riutilizzano le vinacce come ammendante organico nei campi dei vigneti. La cantina Sella & Mosca sta introducendo macchine per il trattamento con recupero che permettono di trattare il vigneto con macchine multifila e garantiscono un risparmio medio del 50% di principio attivo, minor consumo d'acqua e minore dispersione nell'ambiente di fitofarmaci.
FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-17/lambiente-piatto-141800.shtml?uuid=AahOfGHD

mercoledì 30 marzo 2011

ENERGIE RINNOVABILI IN ITALIA : la lezione dei comuni "Siamo verdi e autosufficienti"

In comune su otto in Italia è autosufficiente dal punto di vista elettrico grazie a sole, vento, biomasse e geotermia; a Lecce si produce più elettricità verde di Friburgo, la celebrata capitale tedesca del fotovoltaico; nel 94% dei municipi italiani è presente ormai almeno un impianto rinnovabile. Accusate di essere troppo costose, marginali e inaffidabili, le fonti verdi si prendono la loro rivincita e lo fanno con "Comuni Rinnovabili 2011", il dossier di Legambiente che fotografa la diffusione delle micro centrali ad energia alternativa sul territorio nazionale.


Giunto alla sua sesta edizione, il rapporto illustrato oggi a Roma è "la migliore risposta a chi continua a sostenere che il contributo delle fonti rinnovabili sarà comunque marginale nel futuro del Paese". Una presentazione che ha molto il sapore di un "pride". "Per capire come stanno davvero le cose - spiega il curatore del rapporto Edoardo Zanchini - occorre guardarle nella giusta prospettiva. Se continuiamo a raccontare la questione energetica partendo dalle potenzialità d'installazione delle fossili è chiaro che non c'è gara, ma se scendiamo sul territorio per capire come le comunità rispondono alle esigenze locali allora i numeri ci danno ragione e ci rendiamo conto che gli obiettivi fissati dall'Unione Europea sono raggiungibili con incredibili vantaggi per tutti".
"Grazie a questi impianti - si legge nella premessa del documento - si sono creati nuovi posti di lavoro, portati servizi, riqualificati edifici e creato nuove prospettive di ricerca applicata, oltre, naturalmente, a una migliore qualità della vita... senza dimenticare bollette meno salate". Le cifre di questa rivoluzione che ci sta avvolgendo silenziosamente sono eloquenti. Il rapporto "racconta un salto impressionante nella crescita degli impianti installati nel territorio italiano. Sono 7.661 i Comuni in Italia dove si trova almeno un impianto. Erano 6.993 lo scorso anno 2, 5.580 nel 2009. In pratica, le fonti pulite che fino a 10 anni fa interessavano con il grande idroelettrico e la geotermia le aree più interne, e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nel 94% dei Comuni. Ed è significativo che cresca la diffusione per tutte le fonti, dal solare fotovoltaico a quello termico, dall'idroelettrico alla geotermia ad alta e bassa entalpia, agli impianti a biomasse e biogas integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore".

Una forza tanto irresistibile quanto discreta che, denuncia ancora Zanchini, "finisce quasi sempre per essere sottorappresentata". Come testimonia il caso di Tocco da Casauria 3, municipio premiato lo scorso anno dal Rapporto, ignorato in Italia, e innalzato a esempio virtuoso per il mondo intero dalla prima pagina del New York Times. Le esperienze raccontate e catalogate nel Rapporto, si legge ancora nella premessa, "mettono il nostro paese senza che ve ne sia la consapevolezza, nel gruppo di punta della ricerca internazionale". Zanchini, oltre a Friburgo, cita quindi il caso di Samso 4, l'isola danese a emissioni zero. "Lì - spiega - la vocazione alla sostenibilità pubblicizzata globalmente è divenuta motivo di attrazione turistica, ma in Italia la percentuale di realtà simili è altissima e in continua crescita".

Il Rapporto 2011 esalta in particolare i comuni alpini di Morgex e Brunico per la loro capacità di diventare 100% rinnovabili, non solo per i consumi elettrici ma anche per quelli termici (riscaldamento e acqua calda), attraverso un mix di fonti diverse. Un contributo decisivo, così come avviene per gli altri 18 municipi italiani che possono vantarsi di essere completamente autosufficienti, arriva in particolare dagli impianti di teleriscaldamento a biomasse. Il bacino delle realtà locali virtuose si allarga poi massicciamente se ci si limita a prendere in considerazione l'indipendenza elettrica. In questo caso il numero di municipi 100% rinnovabili balza a quota 964. Importante, per capire davvero la portata del fenomeno, il fatto che nella classifica dei migliori accanto alle "solite" piccole comunità di montagna inizino ad affacciarsi anche delle vere e proprie città e località del meridione. Un capoluogo di provincia come Treviso riesce ad esempio a coprire il 100% del fabbisogno elettrico dei residenti, mentre tra i comuni che raggiungono l'autosufficienza ci sono anche Isernia, Agrigento e Lecce.

"Anche il Sud comincia a muoversi - conclude soddisfatto Zanchini - ma per dare continuità a questa straordinaria rivoluzione occorre semplificare le normative d'autorizzazione, dare certezze agli investimenti, avviare serie politiche di efficienza energetica e iniziare gli indispensabili interventi di adeguamento della rete alle nuove caratteristiche della microgenerazione distribuita". In altre parole occorre che veda finalmente la luce il Piano energetico nazionale atteso ormai da anni e che sia un piano orientato alla sostenibilità.
FONTE: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/29/news/comuni_rinnovabili-14190768/?rss

lunedì 28 marzo 2011

Hyst : Energia e farina dalla paglia: la tecnologia Hyst parla italiano e arriva in Africa

Entro la fine dell'anno un primo impianto potrebbe sorgere in Senegal, ma trattative sono in corso anche col Ghana, il Mozambico, la Costa D'Avorio, il Burkina Faso. Sperimentato in Italia da una decina di aziende agricole e lanciato sul mercato lo scorso anno, il sistema Hyst (Hypercritical separation technology) è stato inventato ormai quarant'anni fa dall'ingegnere biologico Umberto Manola e trasforma la paglia in energia o farina con costi e consumi ridotti.

E soprattutto con l'uso di una sola macchina capace di separare le componenti della materia prima immessa facendo scontrare tra di loro, ad alta velocità, le particelle di biomassa trasportata da getti di aria contrapposti. Ad uscire è il prodotto finito per il confezionamento e la vendita. Proprio perché può essere applicata ovunque, la sfida è ‘portare' la tecnologia Hyst in Africa, così da coniugare i concetti di mercato e solidarietà, sopperendo al problema della malnutrizione infantile. Denominato ‘Frammenti di futuro: cibo per tutti', il progetto mira alla sicurezza alimentare e allo sviluppo sostenibile dell'Africa.

E' stato presentato ufficialmente a Roma dall'Associazione Scienza per l'Amore, che dal 1984 sostiene le ricerche di Manola, e accanto alla BioHyst (la società che segue l'associazione filantropica) vede il supporto scientifico dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) e il sostegno di diverse organizzazioni umanitarie internazionali. Come spiega Pierpaolo Dell'Omo, responsabile settore Ricerca e Sviluppo BioHyst, «partendo dal presupposto che la tecnologia Hyst è in grado di ricavare da biomasse agricole, anche di scarto, prodotti destinati ai settori dell'alimentazione umana e zootecnica come dell'industria chimica e delle energie alternative, senza alcun impatto ambientale, i risultati fino ad oggi ottenuti in Europa ci incoraggiano a trasferire l'esperienza in Africa». Il progetto prevede la sperimentazione del processo con biomasse tipiche locali, soprattutto miglio e sorgo, e la successiva installazione dei primi impianti, che inizialmente potrebbero lavorare un paio di tonnellate di materiale l'ora. Impianti che verrebbero realizzati grazie alle royalties corrisposte dai Paesi industrializzati, che della tecnologia Hyst si servono per il risparmio energetico.

Ad incoraggiare la BioHyst sul fronte della solidarietà sono i progressi fin qui raggiunti nella lavorazione delle biomasse. «Dalla crusca – riprende Dell'Omo - siamo riusciti a recuperare una farina non solo idonea all'alimentazione umana, ma perfetta per la popolazione africana perché risponde al problema della malnutrizione. Ha infatti un alto contenuto proteico, di zinco, di ferro e vitamine». Di qui il passo verso la sperimentazione in loco, con prodotti tipici. «Il nostro fine – chiarisce Daniele Lattanzi, responsabile Business Development Manager di BioHyst – è dare ai Paesi in questione gli strumenti sia per lavorare sia per produrre da soli quanto necessario per una esistenza dignitosa. In una parola, renderli autonomi, consentendo loro di procedere alle successive fasi di stoccaggio e distribuzione».

Anche perché le reali dimensioni dell'operazione, soprattutto in termini economici, all'oggi non si conoscono. Il dato certo è che la materia prima costa 100 euro a tonnellata, la resa è pari al 20 per cento del prodotto immesso, la farina prodotta viene a sua volta venduta a 2.500 euro a tonnellata. Molto dipende dunque dalle biomasse recuperate e dalle condizioni logistiche: gli impianti potrebbero sorgere vicino alle capitali, che sono maggiormente servite, ma sono necessarie strade e mezzi di trasporto. La mission del progetto, comunque in partenza con la imminente sottoscrizione di accordi coi Governi dei Paesi interessati, la sintetizza Alessandra Costa, direttore generale BioHyst: «Il nome che abbiamo dato al progetto è simbolo di una potenzialità oggi esistente che può tramutare un'utopia in realtà. Crediamo sia fondamentale in un'azienda trovare l'armonia tra il giusto profitto, non finalizzato alla mera speculazione, e lo sviluppo di una economia reale che porti benefici all'umanità». BioHyst punta in alto e con l'associazione Scienza per l'Amore ha cominciato una raccolta firme per la candidatura al Nobel dell'inventore Manolo.

FONTE : http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-04/hyst-energia-solidarieta-174143.shtml?uuid=AavveSDD&fromSearch

martedì 22 marzo 2011

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA : L'atomo e i costi troppo alti, non conviene

Il nucleare, questo nucleare, non convince per diversi motivi. Innanzitutto non sono escludibili eventi catastrofici a causa di fattori esterni o di errori umani. Si spera nella quarta generazione che, verso il 2030, dovrebbe portare a reattori intrinsecamente sicuri. C'è poi una valutazione economica, in quanto i costi tendono costantemente ad aumentare. Nell'ultima valutazione del Dipartimento dell'Energia Usa (Energy Outlook 2010) sugli impianti da costruire nei prossimi due decenni, l'elettricità da nucleare risulta la più cara. È il motivo per cui negli Stati Uniti sono previsti dei meccanismi di incentivazione per le nuove centrali, altro che riduzione della bolletta... Infine pesa una considerazione etica. A quasi cinquant'anni dalla prima centrale, non esiste un solo Paese al mondo che abbia realizzato un deposito definitivo per le scorie altamente radioattive. Per tutti gli oggetti che noi conosciamo - un frigorifero, un'automobile, una bottiglia - è prevista la chiusura del ciclo. Per i rifiuti nucleari, la cui pericolosità ha tempi di dimezzamento di decine di migliaia di anni, non abbiamo ancora trovato una soluzione, lasciando in questo modo alle generazioni future un velenoso regalo.

I fautori di questa tecnologia sostengono che però consente di ridurre i consumi di combustibili fossili e le emissioni dei gas serra. Vero, ma è possibile ottenere lo stesso risultato in modo più efficace e meno rischioso. Le fonti rinnovabili, considerate marginali fino a poco tempo fa, stanno crescendo a ritmi imprevedibili e i loro costi si stanno rapidamente riducendo. L'elettricità producibile dagli impianti solari ed eolici installati nel mondo tra il 2005 e il 2010 è tre volte maggiore rispetto a quella dei reattori nucleari entrati in servizio negli stessi anni. La metà della potenza elettrica installata in Europa lo scorso decennio è rinnovabile. E l'accelerazione della crescita è formidabile. La potenza fotovoltaica globale installata nel 2010 è, ad esempio, aumentata del 120% rispetto all'anno prima.

Grazie al contesto energetico così drasticamente mutato, la riflessione internazionale che seguirà all'incidente di Fukushima avrà un decorso diverso rispetto all'impatto che si ebbe dopo Chernobyl. Allora l'effetto fu quello di bloccare la crescita del nucleare senza innescare però una vera alternativa. Le fonti rinnovabili erano all'inizio del loro sviluppo e non rappresentavano un'opzione credibile, anche se le esperienze californiane, danesi, giapponesi già facevano intuire le enormi potenzialità di queste tecnologie. La potenza eolica oggi è cento volte superiore, quella solare addirittura mille volte più ampia. E i costi sono scesi drasticamente.

Tutto ciò fa ritenere che altri Paesi seguiranno la strada della Germania che aveva deciso, già prima dell'incidente giapponese, di uscire dal nucleare puntando a soddisfare nel 2050 almeno l'80% della richiesta elettrica con le rinnovabili. Una strategia lungimirante che negli ultimi anni ha consentito di raddoppiare l'elettricità verde grazie a un milione di impianti solari, eolici, a biomassa e di creare un comparto che conta 340.000 addetti, un pilastro ormai dell'economia tedesca.
Dunque, le riflessioni dopo la tragedia giapponese possono portare ad un drastico ripensamento delle strategie energetiche con un rilancio delle politiche dell'efficienza energetica e dell'utilizzo delle rinnovabili. Una strada fortemente innovativa che garantisce maggiore sicurezza energetica, riduce i rischi di cambiamenti climatici, crea imprese ed occupazione. L'Italia, che ultimamente ha ottenuto risultati interessanti nelle rinnovabili, farebbe bene a seguire questa strada.

fonte: Gianni Silvestrini http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_17/l-Atomo-ha-Costi-Sempre-piu-Alti-non-Conviene_0723cd38-5070-11e0-9bca-0ee66c45c808.shtml

giovedì 17 marzo 2011

ENERGIA NUCLEARE :RUBBIA, FERMIAMOCI A RIFLETTERE, GUARDARE AL SOLARE

"Dobbiamo fermarci e riflettere con attenzione per capire quali sono le misure per affrontare situazioni cosi' gravi". Cosi' il premio Nobel Carlo Rubbia, intervistato dal Tg3, parlando dell'emergenza nucleare in Giappone e delle polemiche in Italia sul programma di sviluppo delle centrali nucleari nel nostro paese. Per Rubbia "sara' una decisione del Governo stabilire cosa fare con il nucleare, ma mi sembra che oggi dovremmo considerare che le energie rinnovabili sono un'alternativa che va utilizzata, dobbiamo aprire la strada a piu' di una possibilita': l'uranio finisce come petrolio e carbone, il solare ci appartiene ed e' per sempre. Dobbiamo chiederci se abbiamo messo abbastanza soldi sulle rinnovabili". L'emergenza in Giappone, ha sottolineato il fisico, "e' stata una grande sorpresa: i giapponesi sono sempre stati i migliori tecnologi mondialmente riconosciuti sul nucleare, il fatto che ci troviamo di fronte a una cosi' grande sorpresa ci dice che qualcosa non ha funzionato. E che ci sono incidenti che hanno pochissime probabilita' di accadere ma che quando succedono fanno un disastro enorme. Credo sia importante che si faccia una seria riflessione sull'effetto sorpresa, oggi la situazione e' fuori controllo, ed e' inaccettabile quando si tratta di nucleare".

martedì 1 marzo 2011

ENERGIE RINNOVABILI : 76% ITALIANI PAGHEREBBE BOLLETTA PIU' CARA PER RINNOVABILI

l 76% degli italiani dichiara di essere disposto ad accettare aumenti sulla bolletta elettrica (in media fino a 30 euro in piu' all'anno) purche' finalizzati ad incentivare la produzione dalle fonti di energia rinnovabili.

E' quanto emerge dal 6* Rapporto MOPAmbiente sulle opinioni dei cittadini sull'ambiente e l'energia - condotto da Eurisko GfK e promosso da RISL, societa' che opera nel settore delle relazioni istituzionali e studi legislativi.

La ricerca presentata oggi a Roma evidenzia come in generale gli italiani attribuiscono al tema delle energie rinnovabili grande importanza e valore, non solo in termini economici. Si conferma infatti l'elevata attenzione ai temi ambientali da parte dell'opinione pubblica: ''l'indice di sensibilita' ambientale'' si attesta a quota 69 (su scala 0-100) sui livelli massimi dall'inizio del Progetto avviato nel 2003, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio, in collaborazione con il gruppo ERG. Nel rapporto e' stato approfondito anche il tema della responsabilita' sociale d'impresa che risulta sempre piu' rilevante agli occhi dei consumatori. In particolare una larga maggioranza degli italiani (70%) e' favorevole al sostegno economico alle imprese che operano e producono in maniera socialmente responsabile. Il 61% degli intervistati pensa che produrre in maniera responsabile significhi in primo luogo ''rispettare l'ambiente'', ma anche ''contribuire allo sviluppo dei territori e delle comunita''' e ''comunicare in modo trasparente''.

L'assunzione di responsabilita' ambientale da parte dei consumatori e' espressa anche dal 66% dei cittadini intervistati che ritiene utile l'incentivo diretto ai consumatori (come quelli previsti per la rottamazione) per ridurre il costo di acquisto e gestione delle auto elettriche; mentre il 30% ritiene che sarebbe piu' utile l'incentivo alle industrie del settore per lo sviluppo di nuove tecnologie.

Infine alla domanda ''chi dovrebbe informare i cittadini su tematiche ambientali relative ai temi dell'energia'', gli italiani hanno risposto: il 33% ritiene che debbono essere le istituzioni/amministrazioni pubbliche (Enti centrali e locali, comuni, province, regioni), l'8% sostiene che siano le aziende che gestiscono gli impianti di distribuzione/produzione di Energia, e il 59% sottolinea che debbono essere congiuntamente le istituzioni e aziende che gestiscono gli impianti.

Rinnovabili: No allo stop a solare e eolico in Italia previsto dal decreto Romani

Un sit in-conferenza stampa davanti al dicastero dello Sviluppo Economico, un tentativo (fallito) di incontrare il ministro Paolo Romani e un disperato appello al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo perché prenda finalmente posizione con un'iniziativa forte. Sono queste le ultime carte giocate da associazioni ambientaliste e organizzazioni di categoria per cercare di salvare la neonata "green economy" italiana dalla scure del governo. Questa mattina rappresentanti di Legambiente, Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro e Assosolare si sono date appuntamento davanti al ministero per ribadire le nefaste conseguenze del decreto sulle rinnovabili 1che il consiglio dei ministri si appresta a varare giovedì prossimo.

Un provvedimento che contiene almeno tre punti "killer":

1) Stop agli incentivi previsti dal conto energia per il fotovoltaico una volta raggiunto l'obiettivo degli 8mila MW installati. Una potenza a suo tempo ipotizzata per il 2020, ma che secondo i dati del Gestore dei servizi energetici (Gse) verrà raggiunta in realtà nel giro dei prossimi mesi. Facile capire che gli effetti sul comparto sarebbero catastrofici, con un blocco immediato da parte delle banche dei finanziamenti di nuovi impianti.

2) Taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l'eolico. Anche
in questo caso il messaggio sarebbe fin troppo chiaro: meglio stare alla larga dagli investimenti nelle rinnovabili perché sono una zona franca dove tutto è possibile, compresi provvedimenti in grado di penalizzare anche chi ha già tirato fuori i soldi.

3) Introduzione di aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 megawatt.

L'attesa dei manifestanti è stata però vana. L'incontro con il ministro infatti non c'è stato perché Romani era impegnato a Milano. Anche fosse stato in sede, si sarebbe trattato però probabilmente di un dialogo tra sordi, visto che il responsabile dello Sviluppo Economico intervenendo a un convegno nel capoluogo lombardo ha ribadito che "bisogna interrompere un meccanismo di incentivazione all'energia rinnovabile che è costato 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010 agli italiani". "Noi - ha insistito - siamo un paese prevalentemente manifatturiero, molte aziende pagano l'alto costo dell'energia e il costo delle rinnovabili è sulle spalle dei cittadini italiani che in conto bolletta hanno pagato 20 miliardi di incentivi tra il 2009 e il 2010 in cambio del 4,5% di energia prodotta".

Motivazioni, quelle di Romani, che da tempo ambientalisti e associazioni di categoria denunciano come false 2. "Dopo aver concimato accuratamente il terreno con dosi massicce di calunnie, definendole nemiche del paesaggio, un costo insostenibile per la collettività e un ricettacolo di soldi sporchi, il governo è pronto ora a sferrare l'attacco finale a quell'insieme di norme che dopo tanti stenti ha finalmente permesso la nascita anche nel nostro paese di un'industria delle rinnovabili", denuncia Rossella Muroni di Legambiente. Un atteggiamento che gli ambientalisti denunciano come strumentale al tentativo di presentare il ritorno all'atomo come unica alternativa percorribile. "Ormai è chiaro - spiega il presidente dei Verdi Angelo Bonelli - Il governo Berlusconi ha deciso di cancellare il settore delle energie rinnovabili e del fotovoltaico per favorire gli affari delle lobbies del nucleare".

A segnalare che i tempi sono mutati, le preoccupazioni di stampo ambientalista questa mattina sono passate però paradossalmente quasi in secondo piano davanti alle motivazioni economiche. In un comunicato congiunto i promotori della protesta ricordano infatti come "ci sono 44mila famiglie tra eolico e fotovoltaico" che rischiano di trovarsi senza lavoro, con una norma che "passa sopra al volere del Parlamento". Un dato che il presidente di Assosolare Gianni Chianetta innalza a quota 120 mila posti di lavoro a rischio. Altro elemento di allarme, spiega il senatore del Pd Francesco Ferrante, è il fatto che la norma Romani provocherebbe "danni enormi in termini economici e in previsione del raggiungimento dell'obiettivo del 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2020" fissato dall'Unione Europea.

Il brutale stop alle rinnovabili rappresenterebbe inoltre uno sgambetto a un comparto che in questi anni ha avuto la caratteristica, unica nell'industria nazionale, di essere anticiclico. Secondo le diverse valutazioni il fatturato 2010 del settore FV dovrebbe attestarsi infatti tra 25 e 40 miliardi di euro, quindi più del 2% del Pil 2010. Inoltre, stando ai dati citati dal sito specializzato Qualenergia 3, con il raggiungimento degli 8mila MW di potenza le tasse annuali pagate dal settore (sugli utili e sul personale) ammonterebbero in totale a circa 2 miliardi di euro, mentre quelle pagate dai soggetti responsabili degli impianti sarebbero di ulteriori 0,5 miliardi di euro, a fronte di costi previsti in bolletta per circa 3,7 miliardi di euro. Un bilancio destinato a migliorare ulteriormente se si considerano le multe evitate per le minori emissioni di CO2 rese possibili dalla diffusione del fotovoltaico e i costi evitati per la cassa integrazione (chiusura di aziende e licenziamenti) che viene pagata dallo Stato.





“Il Governo Berlusconi getta la maschera con un attacco senza precedenti alle fonti rinnovabili. Con la proposta di Decreto legislativo che verrà presentata domani dal Ministro Romani si vogliono fermare l’eolico, il solare, e le biomasse in Italia per dare spazio al nucleare”.


Questa la dichiarazione di Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, che ha partecipato questa mattina alla conferenza stampa davanti al Ministero dello Sviluppo economico convocata da Legambiente Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro, Assosolare.

Legambiente ha analizzato nel dettaglio i contenuti della proposta di Decreto in attuazione della direttiva 2009/28/CE, che il ministro Romani presenterà al Pre-Consiglio dei Ministri di domani, 1 marzo, e che bloccherebbe inesorabilmente lo sviluppo delle Rinnovabili in Italia: per il solare fotovoltaico il Decreto prevede un tetto a 8.000 MW, dopo il quale è previsto lo stop a qualsiasi incentivo. Limite incomprensibile, pari al fotovoltaico installato nel solo 2010 dalla Germania che ha così superato i 18.000 MW installati complessivamente puntando, in poco tempo, a raddoppiare questi obiettivi per raggiungere i target previsti dall’Unione Europea al 2020; per l’eolico, taglio retroattivo del 30% per gli incentivi in vigore: quando l’Unione Europea ha stabilito il divieto a qualsiasi intervento retroattivo proprio perché toglierebbero certezze agli investimenti delle imprese nel settore; un fallimentare sistema di incentivi con aste per i nuovi impianti: invece di ripensare gli attuali sistemi di incentivo, o copiare i migliori sistemi in vigore nei Paesi dove le rinnovabili stanno crescendo, si vuole introdurre in Italia il sistema delle aste che ha fallito in tutti i Paesi in cui è stato introdotto; stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che spingono le rinnovabili in edilizia: altro che federalismo, il Decreto prevede il divieto di indicazioni “diverse o superiori” a quelle previste nel testo per le fonti rinnovabili in edilizia, con la conseguenza che i Comuni e le Regioni che già sono intervenute, in alcuni casi con indicazioni molto più ambiziose, dovranno fare un passo indietro senza poter, in alcun modo, intervenire in materia.

“Questo Decreto, se non verrà cambiato, sarà un autentico schiaffo da parte di Romani nei confronti del Parlamento e della stessa Unione Europea – ha continuato Rossella Muroni -. Dopo due mesi di audizioni e confronti in Parlamento, con l’approvazione di risoluzioni da parte di Camera e Senato che proponevano correttivi al primo testo presentato dal Governo, perché approvare un testo che non tiene in alcun conto queste proposte? Forse, allora, era questo l’obiettivo della campagna mediatica negativa condotta dal Governo in questi mesi contro le fonti rinnovabili? Per far partire il nucleare facendolo pagare ai cittadini in bolletta?”.

Legambiente si batterà per cambiare il provvedimento e invierà al più presto le sue osservazioni a Bruxelles, per denunciare come un Decreto che doveva attuare gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili (decisi dall’Unione Europea con una precisa Direttiva) ne blocchi invece lo sviluppo.

Oltretutto, questa decisione costituirebbe la chiara smentita di quanto il Governo italiano si era impegnato a fare nel Piano Nazionale - inviato solo pochi mesi fa a Bruxelles - dove ben altri erano gli obiettivi e gli interventi previsti per attuare il target obbligatorio al 2020 del 17% di contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi finali.

“Ci auguriamo – conclude il direttore di Legambiente - che almeno il Ministro Prestigiacomo intervenga e faccia valere le ragioni dell’ambiente”.
fonte: http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=2327

martedì 14 settembre 2010

IDROGENO : Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”.

ENERGIA. Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”. Ma solo attraverso la destinazione di rilevanti risorse da destinare alla ricerca sarà possibile l’uso dell’idrogeno in tutti i settori che utilizzano l’energia.

Il settore della ricerca nel campo dell’energia ha fruito d’investimenti pari a 33 miliardi di dollari, tra risorse pubbliche e private. Il settore del nucleare civile assorbe circa 14 miliardi di dollari, tra ricerca nel campo della fusione (progetto ITER e RFX) e nei reattori di cosiddetta quarta generazione. Nel campo delle energie rinnovabili il totale degli investimenti a livello mondiale è pari a 1,7 miliardi di dollari. Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”. Ma solo attraverso la destinazione di rilevanti risorse da destinare alla ricerca sarà possibile l’uso dell’idrogeno in tutti i settori che utilizzano l’energia.

Ora la produzione di idrogeno si basa sul processi che usano tecnologie già oggi disponibili. La metà dell’idrogeno sfrutta il procedimento denominato di “reforming del metano” (per convertire il metano in una miscela gassosa) e circa il 10% attraverso il passaggio della corrente elettrica nell’acqua (elettrolisi).

Quest’ultimo processo permette di ricavare direttamente idrogeno dall’acqua.Appare evidente che questi processi non risolvono i problemi di approvvigionamento energetico, ma li trasferiscono semplicemente sotto un’altra forma, poiché si basano su combustibili fossili, e liberano tanta CO2 quanto gli attuali sistemi di produzione energetica. Se la corrente elettrica proviene da fonti rinnovabili (sole, vento) il processo è in un accumulo di energia solare ma si scontra con l’elevata richiesta energetica, che si traduce in una bassa resa In questo quadro ampio e desideroso di nuove proposte, si collocano le numerose e poco esplorate prospettive di produzione biologica dell’idrogeno.

Le principali possibilità sono: 1) la biofotolisi dell’acqua, che permette di ottenere idrogeno dalla scissione dell’acqua utilizzando direttamente la radiazione solare , 2) la fermentazione di rifiuti e materiali di scarto, che avrebbe il duplice beneficio di trattare i rifiuti e produrre idrogeno 3) sistemi biomimetici basati su meccanismi o componenti biologici 4) sistemi integrati che utilizzano più microrganismi La biofotolisi dell’acqua è probabilmente il processo più interessante per la produzione di idrogeno, poiché prevede (teoricamente) la scissione dell’acqua, con liberazione di idrogeno gassoso e ossigeno gassoso. I microrganismi che utilizzano queste reazioni per la loro sopravvivenza sono anche capaci di catturare la radiazione solare e di indirizzarla più o meno direttamente verso questo processo.

L’interesse nasce quindi dal fatto di poter utilizzare un sistema compatto che è contemporaneamente capace di assorbire la luce solare e trasformarla in un composto chimico ad alta energia che può essere recuperato facilmente: l’idrogeno molecolare. I microrganismi che sono stati studiati per questo particolare metabolismo appartengono ai gruppi delle Alghe verdi e dei Cianobatteri. Rimangono tuttavia alcuni problemi tecnici da risolvere, fra cui quelli riguardanti lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno. L’alternativa solida diventa l’accumulo dell’idrogeno in particolari strutture.

Oggi la soluzione che appare più promettente è quella dei nanotubi di carbonio. La soluzione di problemi dell’idrogeno dipende unicamente dalle risorse destinate alla ricerca. Solo una miope Politica prigioniera della lobby industriale nucleare può destinare ogni 100 $ investiti, quaranta al nucleare civile e 4 alle rinnovabili e all’idrogeno.
FONTE: http://www.terranews.it/news/2010/09/verso-leconomia-dellidrogeno

lunedì 19 luglio 2010

ENERGIE RINNOVABILI ITALIA : Rinnovabili boom nel 2009 coperti i consumi casalinghi


Secondo l'ufficio studi della Confartigianato la produzione 'verde' è salita: lo scorso anno ha fatto segnare un più 19,2% rispetto al 2008. Puglia al top per l'elettricità da solare

La produzione complessiva da fonti rinnovabili nel 2009 è giunta a coprire l'intero (100,6%) consumo di energia elettrica delle famiglie italiane. Secondo l'ufficio studi della Confartigianato, nonostante la crisi che ha abbattuto la produzione 'tradizionale' dell'8,3%, la produzione 'verde' è salita: nel 2009 l'energia elettrica da fonti rinnovabili ha fatto segnare un più 19,2% rispetto al 2008, arrivando a un livello di produzione di 69.330 gigawattora (i consumi delle famiglie ammontano a 68.924 gigawattora). Nel 2008, la produzione 'verde' copriva fino all'85% dei consumi casalinghi.

Spetta alla Puglia il primato della maggior produzione di elettricità da solare, seguita da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte. Ed è sempre la Puglia la regione che lo scorso anno ha incrementato di più la produzione da impianti fotovoltaici, con 72 gigawattora in più, pari ad oltre un terzo dell'intera crescita (37,3%), seguita dalla Lombardia e dal Piemonte. Ma anche a livello internazionale la Puglia la fa da padrone e si leva lo sfizio di battere la Cina per potenza di impianti solari installati: 161 mw contro i 160 cinesi.

E' comunque l'Italia stessa ad occupare una posizione di primissimo piano sul fronte dei pannelli solari. Sulla base dei dati 2009 dell'European PhotoVoltaic Industry Association (Epia), il nostro Paese è il secondo mercato al mondo nel fotovoltaico con il 9,9% della potenza installata nell'anno, dietro alla Germania che da sola rappresenta il 51,6% del mercato mondiale.

In particolare il Mezzogiorno e il Centro-Nord ricoprono una posizione di rilievo nel mercato mondiale collocandosi, rispettivamente, al quarto e al sesto posto della classifica: i 422 Mw del Centro-Nord sono pari al 5,7% del mercato mondiale; i 289 Mw installati del Sud corrispondono al 3,9% e sono pari alla potenza installata in Francia, Spagna e Portogallo messi insieme.

Sempre secondo l'ufficio studi di Confartigianato, nel primo trimestre 2010 il settore delle imprese potenzialmente interessate alle fonti rinnovabili registra una crescita del 2,7%, più accentuata nel Mezzogiorno (+4,1%) e nel Centro (3,6%) mentre nel Nord la crescita è robusta ma con uno spunto minore (1,5%). Nel primi tre mesi in Italia vi sono poi 86.079 aziende (prevalentemente imprese di installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione) potenzialmente interessate dalle fonti rinnovabili, con una stima di 332.293 occupati e una dimensione media per impresa di 3,9 addetti.
FONTE : http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/17/news/energia_rinnovabili-5642345/?rss

mercoledì 24 marzo 2010

ENERGIA RINNOVABILE: BEN 6993 COMUNI ITALIANI ALIMENTATI DA FONTI PULITE


Nell'86% di comuni italiani sono presenti fonti di energia rinnovabile. Le amministrazioni locali che hanno scelto di investire nell'energia pulita sono ormai salite a quota 6.993, praticamente più del doppio delle 3.190, registrate nel 2008. A tirare più di tutti si conferma il solare, con impianti presenti in 6.801 comuni, seguito dall'idro-elettrico (799 comuni), dall'eolico (297) e dalla geotermia (181). Le biomasse si trovano invece in 788 municipi, dei quali 286 utilizzano biomasse di origine organica animale o vegetale. A scattare la fotografia dell'Italia sostenibile, è l'annuale rapporto di Legambiente, "Comuni rinnovabili 2010", presentato, a Roma, assieme a Gse e Sorgenia.

Sono ben 6.993 i Comuni italiani dove e' installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili. Erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008. Le fonti pulite che fino a dieci anni fa interessavano, con il grande idroelettrico e la geotermia le aree piu' interne e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nell'86% dei Comuni. E per quanto riguarda la diffusione, sono 6.801 i Comuni del solare, 297 quelli dell'eolico, 799 quelli del mini idroeletttrico e 181 quelli della geotermia. Le biomasse si trovano invece in 788 municipi dei quali 286 utilizzano biomasse di origine organica animale o vegetale.

E' questo, in sintesi, il quadro dell'Italia sostenibile, rilevato dal rapporto Comuni Rinnovabili 2010 di Legambiente, realizzato in collaborazione con GSE e Sorgenia, presentato oggi a Roma nella sede del GSE, alla presenza di Emilio Cremona (presidente GSE), Nando Pasquali (AD di GSE), Vittorio Cogliati Dezza (Presidente nazionale Legambiente), Francesco Ferrante (Vicepresidente Kyoto Club), Massimo Orlandi (AD Sorgenia), Alessandro Ortis (Presidente Autorita' energia elettrica e gas), Sara Romano (Direttore Generale per l'Energia del Ministero dello Sviluppo Economico), Edoardo Zanchini, responsabile Energia Legambiente, Simone Togni (Segretario generale Anev).

Il rapporto racconta con numeri, tabelle, cartine il salto impressionante che si e' verificato in Italia nel numero degli impianti installati. Attraverso nuovi impianti solari, eolici, geotermici, idroelettrici, da biomasse gia' oggi sono centinaia i Comuni in Italia che producono piu' energia elettrica di quanta ne consumino. Grazie a questi impianti sono stati creati nuovi posti di lavoro, portati nuovi servizi e create nuove prospettive di ricerca applicata oltre, naturalmente, ad aver ottenuto un maggiore benessere e qualita' della vita. Queste esperienze - evidenzia il Rapporto - sono oggi la migliore dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili e' una scelta lungimirante e conveniente, che puo' innescare uno scenario virtuoso di innovazione e qualita' nel territorio.

''Nel 2009 la crescita delle fonti rinnovabili e' stata fortissima (+13% di produzione), e dimostra quanto oggi queste tecnologie siano affidabili e competitive - ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale di Legambiente -. Ora occorre puntare con forza in questa direzione, capire quanto sia nell'interesse del Paese raggiungere gli obiettivi fissati dall'Unione Europea al 2020 per la riduzione delle emissioni di CO2 e la crescita delle rinnovabili. Per questo siamo preoccupati di fronte all'assordante silenzio che ci sta accompagnando alla scadenza del prossimo giugno, quando l'Italia dovra' comunicare all'UE il piano nazionale per rientrare nell'obiettivo al 2020 del 17% di rinnovabili''.

I Comuni del Solare sono 6.801 (erano 5.580 lo scorso anno), cioe' l'83,9 % del totale. Per il solare fotovoltaico e' il Comune di Craco (Mt) in testa alla classifica di diffusione con una media di oltre 542 kW ogni 1.000 abitanti (la classifica premia la diffusione per numero dei residenti proprio per evidenziare le potenzialita' delle rinnovabili nel soddisfare i fabbisogni delle famiglie).

Nel solare termico a vincere e' il piccolo Comune di Fie' allo Sciliar (Bz), con una media di 1.152 mq/1.000 abitanti che riesce a soddisfare larga parte dei fabbisogni di acqua calda sanitaria e riscaldamento delle famiglie. Con il solare sono 51 i Comuni che hanno gia' raggiunto l'obiettivo fissato dall'Unione Europea di 264 mq/1.000 abitanti, 15 in piu' rispetto allo scorso anno.

giovedì 22 ottobre 2009

solare termico a concentrazione: Enel scalda gli specchi di Archimede


Cinquantaquattro specchi lunghi 100 metri ciascuno per una superficie complessiva di 31 mila metri quadrati. Una potenza di 5 megawatt. E soprattutto un risparmio annuale pari a 2 mila tonnellate di petrolio. Senza contare le 6.200 tonnellate all’anno di anidride carbonica che non verranno immesse nell’atmosfera. Eh sì, quando si parla di energia rinnovabile non si possono dimenticare i numeri della centrale a concentrazione solare Archimede, ideata a suo tempo dal premio Nobel Carlo Rubbia e che l’Enel sta finendo di costruire in Sicilia.

L’impianto, il primo solare termico a concentrazione in Italia, è considerato uno dei più avanzati nel mondo.

La centrale, meno vasta e potente di quella pensata inizialmente da Rubbia, è costata 50 milioni di euro ed è nata dalla collaborazione tra Enel, Enea e molte piccole e medie aziende italiane. Il sito previsto è nel territorio di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, accanto e in combinazione con un impianto Enel a gas a ciclo combinato già esistente.

La tecnologia del solare termico a concentrazione non è nuova: i primi impianti sperimentali furono costruiti in California e nel Nevada negli anni Ottanta. Il progetto Archimede ha però caratteristiche più avanzate. Nell’impianto di Priolo Gargallo gli specchi parabolici concentreranno i riflessi del sole su un tubo.

All’interno di questo contenitore scorrerà un fluido composto da sali fusi, materiale che potrà essere portato fino a una temperatura di 550-600 gradi centigradi. Il calore servirà per produrre il vapore necessario a fare girare ancora di più le turbine del vicino impianto Enel a ciclo combinato.

“L’accoppiamento con un’altra centrale consente di spendere meno e di ottenere una maggiore efficienza” spiega a Panorama Sauro Pasini, direttore della ricerca dell’Enel. “In questo modo non c’è stato bisogno di impiantare una turbina autonoma nella centrale solare. Si usa la turbina già esistente di un impianto tradizionale, la quale è più efficiente nel produrre energia”.

La differenza rispetto ad altre centrali solari a concentrazione sta anche nella particolare scelta dei sali. Grazie a questo salto tecnologico la temperatura operativa della centrale sarà più elevata e il rendimento maggiore rispetto a quello degli impianti esistenti. Non basta: quegli stessi sali sono in grado di mantenere il calore accumulato per 10 ore. E questo permetterà di produrre elettricità anche di notte o in condizioni di scarsa insolazione.

I lavori di allestimento della centrale sono ormai in fase avanzata. “Abbiamo avuto qualche ritardo all’inizio, per le autorizzazioni da parte del ministro dell’epoca, Alfonso Pecoraro Scanio” ricorda Pasini. Ma ormai il traguardo è vicino. L’impianto entrerà in funzione a metà del 2010. E sarà solo un inizio. L’Enel sta già pensando di esportare questa tecnologia in Spagna

martedì 29 settembre 2009

IMPIANTI FOTOVOLTAICI: CONSIGLI, REGOLE, Assicurazioni, Budget, Durata, Efficienza E Finanziamento

A
Assicurazioni
Sul mercato sono presenti assicurazioni che coprono i rischi legati agli eventi naturali, guasti o danni di terzi. Spesso la sottoscrizione di una polizza assicurativa è richiesta dalle banche per concedere il finanziamento di un impianto fotovoltaico. Il premio dell'assicurazione è nell'ordine dei 10-20 euro annui per kWp installato (in media 30-60 euro all'anno per un impianto domestico).
Una formula diffusa è quella "all risks", per cui è coperto tutto ciò che non è escluso. Come specifica la descrizione di una delle polizze più note, si tratta di una copertura "property" di base corredata da garanzie opzionali che indennizzano in caso di: a) guasto macchine e/o fenomeno elettrico, per i danni dovuti, ad esempio, agli errori di fabbricazione e di progetto, ai vizi di materiale, alle sovratensioni elettriche; b) atti di terzi, come il furto, gli atti vandalici e dolosi, atti di terrorismo e sabotaggio; c) danni indiretti per le perdite pecuniarie derivanti dalla mancata o ridotta produzione di energia elettrica durante il periodo di inattività totale o parziale dell'impianto causato da un danno indennizzabile ai termini della garanzia danni diretti.

B
Budget
Il costo per chilowatt di picco di potenza installato è di circa 6mila euro. Per un impianto da 2,8 kWp, che copre il consumo medio di una famiglia italiana è di 16.800 euro con Iva al 10% esclusa e 18.480 euro chiavi in mano. Vanno poi aggiunti 150 euro all'anno per la manutenzione ordinaria e 1.680 euro (il 10% del costo) per la manutenzione straordinaria dopo 10-15 anni. Il costo varia a seconda del materiale (silicio mono o policristallino o film sottile) e del tipo di impianto. Quelli a inseguimento solare costano più di quelli fissi ma hanno una resa maggiore.

C
Condominio
Installare un impianto fotovoltaico su un condominio, eventualmente utilizzando parti in comune, è possibile previa l'autorizzazione dell'assemblea condominiale.
Come scritto sul Sole 24 Ore del 21 ottobre 2007 (sezione Esperto Risponde), «l'installazione di un impianto fotovoltaico di cui all'articolo 8, della legge 10/91, è considerata un intervento volto al contenimento del consumo energetico, sicché può essere approvata dall'assemblea con la maggioranza semplice delle quote millesimali, a norma dell'articolo 26, comma 2, legge 10/91, come novellato dall'articolo 7, comma 1-bis, Dlgs 311/2006».
Continuava l'esperto: «Si tenga presente che, secondo l'opinione dei primi commentatori, tale "maggioranza semplice delle quote" dovrebbe identificarsi con la maggioranza di cui all'articolo 1136, terzo comma, Codice civile (maggioranza di un terzo delle quote). A nostro giudizio, l'intervento può essere configurato come una innovazione gravosa, sicché potranno applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 1121, Codice civile, con l'effetto di instaurare una comunione parziale tra i soli condomini che hanno sopportato le spese dell'intervento. Per l'accensione di un mutuo, garantito da ipoteca, a norma dell'articolo 1108, Codice civile, occorrono le maggioranze per le innovazioni, di cui all'articolo 1136, comma 5, Codice civile. Quanto all'eventuale violazione del decoro architettonico dell'edificio, ai sensi dell'articolo 1120, comma 2, Codice civile, occorrerà un accertamento relativo allo stato dei luoghi, riferito all'impatto dell'intervento sull'aspetto estetico dell'edificio».

D
Durata
La durata di un impianto fotovoltaico è di 25-30 anni. Una manutenzione straordinaria è necessaria dopo 10-15 anni. L'incentivo Conto energia dura invece 20 anni. Alla fine del periodo incentivante in Conto energia, l'impianto fotovoltaico continuerà ad avere diritto della remunerazione economica derivante dall'esercizio commerciale in regime di "Scambio sul posto" – deliberazione ARG/elt 74/2008 o in regime di ritiro dedicato – deliberazione AEEG 280/07

E
Efficienza
Un impianto fotovoltaico con il passare degli anni perde efficienza, per l'invecchiamento dei materiali, dai moduli all'inverter alla componentistica di cablaggio. La perdita di efficienza dipende dalla qualità dei materiali e dovrebbe essere inferiore all'1% annuo per non ridurre troppo la producibilità totale nell'arco di 30 anni. Il simulatore gratuito Simulare 8.3 pone come media una perdita dello 0,5% annuo.
L'efficienza di un impianto è anche condizionato da una serie di perdite (vedi).

F
Finanziamento
Le banche offrono numerosi finanziamenti specifici per gli impianti fotovoltaici. Ad agevolare il nascere di questi prodotti è stato l'accordo tra il GSE e 350 istituti finanziari , che permette di utilizzare il bonus pubblico (Conto energia) per garantire il rimborso del prestito. Questa forma di garanzia si chiama "cessione del credito" e assicura le banche che, in caso di insolvenza da parte del cliente finanziato, esse riceveranno comunque i contributi fino all'estinzione del finanziamento. Da un'analisi di Finlombarda, è emerso che il finanziamento tipo ha una durata tra i 5 e i 15 anni, non prevede ipoteche, è a tasso variabile indicizzato all'Euribor. In teoria quasi tutti possono coprire il 100% del costo, ma nella pratica raramente si supera l'80 per cento.
fonte: ilsole24ore

martedì 15 settembre 2009

Monaco: vogliamo diventare una metropoli che usa e consuma solo energia ecologica, da fonti rinnovabili


No al nucleare, no al carbone: siamo una metropoli tra le più moderne del mondo, vogliamo diventare una metropoli che usa e consuma solo energia ecologica, da fonti rinnovabili: eolica, solare, idroelettrica. La scelta è di Monaco di Baviera, la postmoderna, iperindustriale e ricchissima capitale bavarese. La quale ha deciso di approfittare del prossimo addio al nucleare per convertire a fondo la copertura del suo fabbisogno d'energia: prima, cioè dal 2015, la totalità delle utenze private, poi dieci anni più tardi, dal 2025, anche quelle industriali e commerciali dovranno ricevere dall'azienda dell'energia elettrica cittadina, la Stadtwerke Muenchen (SWM) soltanto energia ecologica.

E' una scommessa nuova, probabilmente una novità in assoluto a livello mondiale: già esistono in Europa e altrove sulla Terra moltissimi villaggi e cittadine che usano solo energia ecologica e rinnovabile. Ma Monaco è una città di oltre un milione di abitanti nel cuore del vecchio continente, una metropoli prospera e pulsante, una locomotiva economica e finanziaria della Ue: ospita le case madri di aziende global player come Bmw o Siemens, come European Aerospace Eads o il colosso assicurativo Allianz, solo per citarne alcune.

La Baviera, si sa, è uno degli Stati più conservatori della Germania, governato dalla Csu, unione cristianosociale, partito fratello locale della Cdu di Angela Merkel. Ma nel bastione cristianoconservatore la capitale Monaco è un'eccezione: la guida da anni il popolare borgomastro (sindaco) socialdemocratico (Spd) Christian Ude, alla testa di una giunta composta dal suo partito e dai Verdi. Ed è stata la giunta a lanciare il programma di riconversione totale della produzione di energia cittadina.

SWM è l'unica azienda produttrice di elettricità a dimensione cittadina e non regionale o nazionale che in Germania sia rimasta proprietà del comune: le altre sono state privatizzate. E così SWM, di cui sono clienti il 95 per cento degli abitanti della città, negli anni del boom di Monaco, è diventata il quinto produttore tedesco di energia, dopo i colossi Eon, Enwb, Vattenfall e Rwe. Siccome la centrale nucleare di Isar 2, che attualmente fornisce il 25 per cento del fabbisogno di energia della città, verrà spenta nel 2020 nel quadro del programma tedesco di addio all'atomo civile, Monaco ha fretta.

La SWM sta investendo alla grande in progetti per la produzione di energia rinnovabile ovunque: dall'Andalusia, dove finanzia al 50 per cento un'enorme centrale solare che sarà pronta nel 2011, fino a un enorme parco eolico nel Mare del Nord. Ironia della sorte: gli investimenti sono possibili grazie agli utili realizzati ancora dalla centrale nucleare.
FONTE:repubblica.it

sabato 5 settembre 2009

ENERGIA RINNOVABILE: DAI FORNI CREMATORI SI ALIMENTERANNO sistemi di riscaldamento.SUCCEDE IN DANIMARCA


L'acqua impiegata per raffreddare le ciminiere potrà essere riciclata per alimentare i sistemi di riscaldamento. Il progetto è stato approvato dal Consiglio Etico danese, che ha paragonato la cosa alle bare sepolte, le quali si riciclano naturalmente contribuendo alla crescita delle piante.

L'attenzione danese per l'ambiente rischia di sconfinare nell'eccesso, rivela l'Economist, raccontando un progetto per ricavare energia dai crematori. L'idea, avanzata da una quindicina di crematori, e' stata approvata dal Consiglio Etico danese, che riunisce scienziati, sacerdoti e filosofi. Tutto nasce da una legge che entro il 2011 impone ai crematori un sistema di filtraggio dei gas tossici. Per farlo sara' necessario raffreddare con l'acqua le ciminiere degli impianti portando la temperatura da 800 a 180 gradi. L'acqua impiegata verrebbe poi riciclata per alimentare i sistemi di riscaldamento. Il Consiglio etico ha rilevato che le bare sepolte nella terra si riciclano naturalmente, contribuendo alla crescita delle piante, e quindi ha dato il suo via libera.

Del resto, fin dal 2006, i 31 crematori danesi hanno iniziato a vendere le protesi di metallo rimaste dopo la cremazione dei morti. Allan Vest, presidente dell'associazione dei crematori danesi, ha affermato che cosi' sono stati ricavati 4.810 chili di metallo, venduti per un totale di 15mila dollari ad una societa' olandese di riciclo di metalli. Tale riciclo e' stato autorizzato nel 2005, con una legge che tuttavia proibisce l'uso di queste parti metalliche per la realizzazione di opere d'arte.

lunedì 6 luglio 2009

FOTOVOLTAICO: Casella Liguria, SI realizzerà la più grande centrale fotovoltaica del Nord Italia.


Sono partiti a Casella i lavori per la realizzazione della più grande centrale fotovoltaica del Nord Italia. L'impianto sorgerà a circa 400 metri d'altitudine nella zona che costeggia il torrente Scrivia e sarà costruito all'interno di due edifici già esistenti alti 12 metri per una superficie complessiva sfruttabile di 36 mila metri quadri. L'operazione, promossa dall'Istituto Ligure Mobiliare, società finanziaria genovese, prevede un investimento complessivo di 8 milioni di euro. L'opera consentirà di sfruttare 2,3 megawatt annui di energia pulita e risparmiare così fino a 476 tonnellate di petrolio all'anno. Il progetto sarà realizzato in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria elettrica dell'Università di Genova e con lo studio di architettura Alessandro Savioli.

martedì 23 giugno 2009

ENERGIA EOLICA: Basterebbe un sistema di turbine sul suolo americano per coprire il fabbisogno mondiale E avanzerebbe energia


Un recente studio condotto dai ricercatori di Harvard afferma che l’intero fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere soddisfatto dall’energia eolica. A costi competitivi e con tecnologie già disponibili.

L'umanità potrebbe sopravvivere utilizzando solo energia eolica. Ma c'è di più: basterebbe un sistema efficiente sul territorio americano per coprire l'intero fabbisogno mondiale.
Lo dice, e non è una provocazione, uno studio pubblicato (leggi il .pdf, in inglese) sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze Pnas da Michael McElroy, docente della School of Engineering and Applied Sciences alla Harvard University di Boston.

40 VOLTE IL CONSUMO GLOBALE - Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacità, per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricità, oltre cinque volte il consumo globale di energia in tutte le sue forme. L'energia in eccesso potrebbe anche farne scendere il prezzo, aprendo nuove prospettive ad altre tecnologie ecologiche, come le auto elettriche. Oggi l'eolico è pari al 42% di tutta la nuova capacità elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia.

IL METODO DI CALCOLO - Lo studio è stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3.300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocità dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E così hanno individuato la quantità di elettricità potenzialmente prodotta dalle turbine, sulla base della velocità dei venti, della densità dell'aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle eliche. Dunque, conclude l'indagine, una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacità sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale.

L’Anev, Associazione Nazionale Energia del Vento, stima in 16.200 MW il potenziale eolico reale del NOSTRO PAESE , pari a circa il 6,72% dei consumi totali (attualmente è dell'1,1%). Non poco, se si pensa che sono l’equivalente del fabbisogno domestico di 25 milioni di persone, che permetterebbero il risparmio di 107 milioni di barili di petrolio ed eviterebbero l’emissione di 22 milioni di tonnellate di CO2.

martedì 16 giugno 2009

ENERGIAE RINNOVABILI: 3 MILIONI DI POSTI LAVORO IN EUROPA LEGATI A ENERGIE RINNOVABILI


Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attivita' economiche ''verdi'' stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E' quanto rivela il nuovo studio del WWF ''Low carbon jobs for Europe'' (Lavori a basso contenuto di carbonio per l'Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.

Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilita' sostenibile e dei beni e servizi per l'efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attivita' estrattive, elettricita', gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio. E si prevede che l'economia ''low-carbon'', a basso contenuto di carbonio, continuera' a espandersi in futuro mentre l'impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuera' a diminuire.

''Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie 'amiche del clima' danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell'economia - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - L'economia pulita e' pronta a prendere il via, e se la politica continuera' a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l'Europa dovra' affrontare costi altissimi sia per l'economia che per l'ambiente''.

I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilita' sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l'efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori - in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilita' pubblica e settore edile - stanno registrando una crescita significativa.

Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.

A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico, Germania e Spagna per l'energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.

ENERGIA RINNOVABILE: EDIFICI DIVENTINO CENTRALI ENERGETICHE AUTONOME


L'uomo deve impegnarsi concretamente al recupero dell'ambiente partendo dalle proprie abitazioni, dalle citta' dove e' concentrato gran parte del problema energetico del pianeta.
Una vera e propria ''rivoluzione'' in architettura come previsto dalla ''dichiarazione di Venezia'' firmata da arhitetti di fama internazionale sul tema della sostenibilita'.

L'obiettivo e' di consentire a milioni di persone di produrre energia pulita e rinnovabile propria tramite le loro attivita' commerciali, istituzioni pubbliche e abitazioni e di condividere le eccedenze energetiche con altri tramite reti intelligenti di servizi pubblici, avviando di fatto la Terza Rivoluzione industriale e una nuova era post- anidride carbonica.

E' quanto emerge dal workshop, promosso dal centro di ricerca Citera, svoltosi oggi alla facolta' di architettura Valle Giulia dell'universita' la Sapienza di Roma a cui ha partecipato con una ''lectio magistralis'' l'economista di fama internazionale Jeremy Rifkin , presidente della foundation on economic trends, firmatario della ''Dichiarazione''. Hanno offerto il loro contributo al seminario gli architetti Mario Cucinella, Stefano Boeri e Franco Purini.

''Partire dalle citta' - ha detto Livio de Santoli, direttore del centro i ricerca Citera - significa affrontare il problema energetico degli edifici e della mobilita'.

No, quindi, alla logica consumistica che ha condotto l'uomo all'isolamento ma egli deve trasformarsi da consumatore di energia (passivo) a produttore di energia (attivo) in una rete globlale, condivfidendo l'energia prodotta con gli altri''.

martedì 26 maggio 2009

Ocean Treader e Wave Treader, dispositivi galleggianti che convertono il moto ondoso in energia

Autodesk ha nominato Green Ocean Energy, azienda scozzese impegnata nel settore delle energie rinnovabili, 'Inventor of the Month' per il mese di aprile 2009. Green Ocean ha, infatti, adottato con successo il software Autodesk Inventor per la realizzazione di Ocean Treader e Wave Treader, dispositivi galleggianti che convertono il moto ondoso in energia rinnovabile pulita. Il progetto 'Inventor of the Month' si propone di premiare le migliori innovazioni nel campo della progettazione a opera della sempre più ampia comunità degli utenti del software Autodesk Inventor. Ocean Treader assomiglia a una boa che viene ormeggiata in mare aperto; Wave Treader ha un design simile, ma viene installato alla base dei piloni delle pale eoliche off-shore. Entrambi dispongono di due braccia che si alzano e si abbassano seguendo il moto ondoso, e, tramite un sistema idraulico, fanno girare delle turbine, producendo elettricità che viene convogliata negli stessi cavi di quelli della pala eolica. In questo modo, si aumenta la quantità di energia prodotta, riducendo i costi di realizzazione e di gestione, particolarmente onerosi sia per l’eolico in mare aperto che per gli impianti che sfruttano le onde. Una delle principali sfide che Green Ocean ha dovuto affrontare è stata la realizzazione di dispositivi in grado di resistere alla potenza del moto ondoso dell’Atlantico, dove le onde possono raggiungere un’altezza di quasi 1000 metri nel caso di temporali invernali. Le funzionalità di modellazione 3D offerte da Inventor hanno consentito a Green Ocean Energy Ltd di lavorare a un prototipo da 500 kW da sperimentare entro il 2010, in modo da avviare la commercializzazione della macchina entro il 2011. Il sistema, particolarmente adatto ai campi eolici situati molto al largo, in zone in cui il moto ondoso è sostenuto, si potrà applicare anche a turbine già installate. L’impianto garantisce secondo l’azienda, una durata di 25 anni.

sabato 23 maggio 2009

ENERGIE RINNOVABILI: IN EUROPA I L 15% DELL'ENERGIA è prodotta da rinnovabili


L'Europa e' leader nelle tecnologie per l'ambiente e le fonti di energia rinnovabili. Il 15% dell'elettricita' nel Vecchhio continente e' infatti prodotta da rinnovabili. E l'eolico si conquista il primo posto con una capacita' installata di 65 GW. Dal 2000 al 2007 la capacita' installata di fonti rinnovabili a livello globale e' piu' che raddoppiata con investimenti complessivi che nel 2007 hanno raggiunto i 160 miliardi di dollari. Nel triennio 2005-2007 il successo delle rinnovabili e' stato trainato dalla forte accelerazione dei tassi di crescita dell'eolico e del solare che hanno aumentato il proprio valore rispettivamente di oltre tre volte e oltre dodici volte. E anche in Italia il settore delle rinnovabili ha registrato un andamento di crescita, passando dai circa 17mila Mw di potenza installata nel 1997 ai circa 24mila del 2007.

In Europa, lo stimolo allo sviluppo delle rinnovabili e' arrivato dal Pacchetto Clima che fissa per gli stati membri un target al 2020 di produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20% dei consumi finali (per l'Italia 17%). Nel periodo 1996-2006 la produzione di energia elettrica dell'Europa (Ue 27) segna un incremento del 44% passando da 88 a 127 Mtoe (milioni di tonnellate di petrolio equivalente). Nel 2006 le fonti rinnovabili arrivano a coprire appunto il 15% dell'energia elettrica in Europa.

L'area di maggior crescita e', dunque, rappresentata dall'energia eolica che a fine 2008 raggiunge una capacita' installata di circa 65 GW nell'UE 27 producendo 142 TWh di elettricita', pari al 4,2% del fabbisogno europeo secondo. E ancora. L'anno scorso in Europa e' stata installata nuova capacita' proveniente da energia eolica per circa 8.500 MW, ponendo per la prima volta questa fonte come capofila nella produzione di elettricita' rispetto alle fonti tradizionali. Il bilancio arriva dagli esperti presenti al convegno "Le innovazioni ambientali ed energetiche nella dinamica economica" organizzato dall'Accademia dei Lincei e dalla Fondazione Edison. Un incontro che ha visto la partecipazione di alcuni dei piu' illustri scienziati a livello europeo.

"La riduzione delle emissioni di anidride carbonica e' un impegno che i governi devono perseguire con sempre maggiore determinazione" ha sottolineato il Presidente della Fondazione Edison e Amministratore Delegato di Edison, Umberto Quadrino a conclusione dei lavori. "Affinche' tutto questo si trasformi in azione concreta su larga scala, con importanti investimenti da parte delle imprese, e' necessario -ha detto ancora Quadrino- che si vada a definire un quadro normativo e un meccanismo di incentivazione stabili, in grado di sostenere lo sforzo di quei soggetti che investono nelle produzioni da fonti rinnovabili e nel loro sviluppo tecnologico".

Per Quadrino, inoltre, "l'impulso alle energie rinnovabili potrebbe inoltre rappresentare un importante fattore di rilancio economico, essendo un settore con enormi potenzialita' di sviluppo". Guardando quindi al fronte italiano, secondo gli esperti riuniti da Accademia dei Lincei e Edison, il settore italiano delle rinnovabili ha registrato un buon andamento di crescita passando da circa 17.000 MW potenza installata nel 1997 a circa 24.000 MW nel 2007. La ripartizione della capacita' installata nel 2007 vede in prima fila l'idroelettrico con 17.459 MW seguito dall'eolico con 3.736 MW, fotovoltaico con 417 MW e a seguire biomasse e geotermico.

L'eolico, in particolare, ha registrato nel 2008 un anno record nelle installazioni grazie a nuovi 1.010 MW di capacita'. Anche l'installazione di impianti solari fotovoltaici ha subito una forte accelerazione a partire dal 2007, in seguito soprattutto all'attivazione del nuovo conto energia introdotto dal DM 19/02/07. Al 31 dicembre 2008 la capacita' installata nel fotovoltaico era di 425 MW rispetto ai10 MW degli anni 2000.Alcune valutazioni del Governo Italiano (Position Paper 2007) quantificano il potenziale massimo di sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia all'anno 2020 in un ammontare complessivo di 24,5 Mtoe, che corrisponde a una produzione aggiuntiva di circa 54 TWh rispetto al 2005.

Secondo il bilancio tracciato da Edison e Accademia dei Lince, l'incremento porterebbe il contributo della produzione da fonti rinnovabili sul totale della produzione elettrica nazionale dal 15% del 2005 al 25% circa nel 2020. Dal Position Paper si rileva la forte concentrazione sulle biomasse e i biofuels che dovrebbero coprire circa il 60% del potenziale massimo di sviluppo delle rinnovabili. Volumi che, secondo molti studi, sono "difficilmente raggiungibili con le sole biomasse nazionali e bisognerebbe fare massiccio ricorso alle biomasse di importazione".

Il freno principale allo sviluppo delle biomasse in Italia e' determinato dall'impossibilita' di stringere con gli agricoltori contratti di fornitura di lungo periodo.I costi per sostenere il piano di sviluppo delle rinnovabili sono elevati, vista la necessita' di garantire un adeguato livello di incentivazione per rendere ogni tecnologia da fonte rinnovabile competitiva con la produzione da fonte fossile, ad esempio il ciclo combinato a gas. L'incentivazione necessaria per 54 TWh di produzione aggiuntiva al 2020 e' compresa, a seconda del meccanismo di incentivazione scelto, tra i 6 e i 9 miliardi di euro all'anno. Molte le aree con maggiori potenzialita' nel nostro Paese.

L'idroelettrico di grande taglia e' sostanzialmente saturo, con alcune possibilita' per quel che riguarda invece gli impianti di piccolo calibro. La stima e' una crescita massima a 20.200 MW dagli attuali 17.459. Per l'eolico esistono buone possibilita' di sviluppo e per il 2020 si prevede la possibilita' di raggiungere una capacita' complessiva di 12.000 MW, comprensiva di impianti off-shore. Molti pero' sono gli ostacoli al pieno sfruttamento del potenziale eolico. E ancora.

Come rileva il Gse, le barriere alla realizzazione di nuovi impianti sono riconducibili a difficolta' autorizzative, sono infatti numerosi per il Gse i casi di veti posti dalle amministrazioni locali allo sviluppo dei parchi eolici sul territorio nazionale e a problemi di coordinamento degli enti locali responsabili dei piani territoriali, energetici ed ambientali. Il solare potrebbe essere un campo di grande innovazione tecnologica, con la messa a punto del solare termodinamico, oggi ancora in fase di sperimentazione. Il target al 2020 e' di 8.500 MW da fotovoltaico e 1.000 MW da solare termodinamico.

Le previsioni per le biomasse puntano infine a raggiungere al 2020 una capacita' di oltre 2,400 MW mentre per il geotermico e le maree il potenziale stimato e' di complessivamente 2.100 MW. Insieme all'Ad di Edison Umberto Quadrino, al convegno hanno partecipato Alberto Quadrio Curzio (Accademia Nazionale dei Lincei e Fondazione Edison), Paul Elkins (King's College, London), Nick Johnstone (Oecd Environment Directorate), Stephen Smith (University College, London), Rene' Kemp (Unu-Merit, Maastricht), Roberto Zoboli (Universita' Cattolica di Milano), Massimiliano Mozzanti (Universita' degli Studi di Ferrara).

Con loro anche Marco Fortis (Fondazione Edison e Universita' Cattolica Milano), Anil Markandya (University of Bath), Klaus Rennings (Centre for European Economic Research ZEW), Frank J. Convery (School of Geography, Dublin), Corrado Giacomini (Giacomini S.p.A), Beatrix Yordi (EACI), Horst Soboll (European Research Area).

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