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martedì 14 settembre 2010

IDROGENO : Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”.

ENERGIA. Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”. Ma solo attraverso la destinazione di rilevanti risorse da destinare alla ricerca sarà possibile l’uso dell’idrogeno in tutti i settori che utilizzano l’energia.

Il settore della ricerca nel campo dell’energia ha fruito d’investimenti pari a 33 miliardi di dollari, tra risorse pubbliche e private. Il settore del nucleare civile assorbe circa 14 miliardi di dollari, tra ricerca nel campo della fusione (progetto ITER e RFX) e nei reattori di cosiddetta quarta generazione. Nel campo delle energie rinnovabili il totale degli investimenti a livello mondiale è pari a 1,7 miliardi di dollari. Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”. Ma solo attraverso la destinazione di rilevanti risorse da destinare alla ricerca sarà possibile l’uso dell’idrogeno in tutti i settori che utilizzano l’energia.

Ora la produzione di idrogeno si basa sul processi che usano tecnologie già oggi disponibili. La metà dell’idrogeno sfrutta il procedimento denominato di “reforming del metano” (per convertire il metano in una miscela gassosa) e circa il 10% attraverso il passaggio della corrente elettrica nell’acqua (elettrolisi).

Quest’ultimo processo permette di ricavare direttamente idrogeno dall’acqua.Appare evidente che questi processi non risolvono i problemi di approvvigionamento energetico, ma li trasferiscono semplicemente sotto un’altra forma, poiché si basano su combustibili fossili, e liberano tanta CO2 quanto gli attuali sistemi di produzione energetica. Se la corrente elettrica proviene da fonti rinnovabili (sole, vento) il processo è in un accumulo di energia solare ma si scontra con l’elevata richiesta energetica, che si traduce in una bassa resa In questo quadro ampio e desideroso di nuove proposte, si collocano le numerose e poco esplorate prospettive di produzione biologica dell’idrogeno.

Le principali possibilità sono: 1) la biofotolisi dell’acqua, che permette di ottenere idrogeno dalla scissione dell’acqua utilizzando direttamente la radiazione solare , 2) la fermentazione di rifiuti e materiali di scarto, che avrebbe il duplice beneficio di trattare i rifiuti e produrre idrogeno 3) sistemi biomimetici basati su meccanismi o componenti biologici 4) sistemi integrati che utilizzano più microrganismi La biofotolisi dell’acqua è probabilmente il processo più interessante per la produzione di idrogeno, poiché prevede (teoricamente) la scissione dell’acqua, con liberazione di idrogeno gassoso e ossigeno gassoso. I microrganismi che utilizzano queste reazioni per la loro sopravvivenza sono anche capaci di catturare la radiazione solare e di indirizzarla più o meno direttamente verso questo processo.

L’interesse nasce quindi dal fatto di poter utilizzare un sistema compatto che è contemporaneamente capace di assorbire la luce solare e trasformarla in un composto chimico ad alta energia che può essere recuperato facilmente: l’idrogeno molecolare. I microrganismi che sono stati studiati per questo particolare metabolismo appartengono ai gruppi delle Alghe verdi e dei Cianobatteri. Rimangono tuttavia alcuni problemi tecnici da risolvere, fra cui quelli riguardanti lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno. L’alternativa solida diventa l’accumulo dell’idrogeno in particolari strutture.

Oggi la soluzione che appare più promettente è quella dei nanotubi di carbonio. La soluzione di problemi dell’idrogeno dipende unicamente dalle risorse destinate alla ricerca. Solo una miope Politica prigioniera della lobby industriale nucleare può destinare ogni 100 $ investiti, quaranta al nucleare civile e 4 alle rinnovabili e all’idrogeno.
FONTE: http://www.terranews.it/news/2010/09/verso-leconomia-dellidrogeno

lunedì 26 ottobre 2009

ecosostenibilità: Verbania la città più sostenibile


Il nord registra qualche segnale di miglioramento mentre il sud rimane ancora arretrato. Questi i risultati della XVI edizione di Ecosistema urbano di Legambiente, il rapporto annuale realizzato con la collaborazione di Ambiente Italia, che stila la classifica della qualità ambientale delle città italiane.

Il dossier prende in considerazione diversi parametri ambientali, tra cui il trasporto pubblico, le isole pedonali, le zone a traffico limitato, l'efficienza della depurazione e la raccolta differenziata. La migliore città italiana in campo ambientale risulta così Verbania, seguita da Belluno (vincitrice delle due precedenti edizioni), Parma, Bolzano e Siena. Dall'altro capo della classifica, la maglia nera va a Catania, Crotone, Agrigento, Frosinone e Caltanissetta.

Verbania vince per i miglioramenti nelle PM10, nella raccolta differenziata (leader in Italia con il 72,8%), nel rapporto di emissioni di CO2 per passeggero del trasporto pubblico. Catania é invece ultima a causa di diversi fattori: spreca il 50% dell'acqua potabile della rete, depura soltanto un terzo dei suoi scarichi fognari, ha una percentuale di differenziata pari al 3% ed ha un mediocre trasporto pubblico. Tra le quattro metropoli la migliore è Milano, al 46/mo posto, seguita da Roma al 62/mo, Torino al 77/mo, e chiude Napoli all'89/mo.

Se si migliora, osserva Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, "l'ecosistema urbano offre un ambiente migliore ai propri abitanti e contribuisce alla riduzione delle emissioni. Proprio dai centri urbani, in vista del vertice di Copenaghen, potrebbe partire una sfida in tre settori determinanti: edilizia, mobilità e inversione dell'effetto 'isola di calore'". L'80% delle emissioni, spiega Cogliati Dezza, proviene dalle aree urbane, mentre in Italia il 40% dei consumi energetici è per usi civili, così come nelle aree avvengono i due terzi degli spostamenti. Inoltre, negli ultimi 15 anni le città hanno una temperatura di almeno 1 grado sopra la media nazionale, che in alcuni periodi dell'anno arriva a 4-5 gradi in più rispetto alle aree libere da edificazione.

Sono già molte le città, si legge nel rapporto, che si sono date obiettivi precisi per il clima: Amsterdam punta a un taglio del 40% delle emissioni entro il 2025, Friburgo entro il 2030, Berlino punta a ridurle entro il 2020, Copenaghen spera di farcela per il 2015 e Barcellona punta a un taglio del 50% entro il 2030. C'é anche per le amministrazioni amiche del clima, la possibilità di sottoscrivere il 'patto dei sindaci' (lanciato da Bruxelles) in cui è previsto un piano d'azione e ogni due anni un report sui risultati raggiunti. "E' inevitabile - conclude Cogliati Dezza - che un accordo a Copenaghen per ridurre le emissioni di CO2 obbligherà a rivedere i modelli urbanistici, dei trasporti e dell'energia".

giovedì 2 luglio 2009

Desertec: PANNELLI SOLARI NEL DESERTO NORD AFRICANO ( LIBIA )


Sembreranno file in­finite di sedie a sdraio, nella sabbia del deserto del Nord Africa. Blu, co­me lo sono i pannelli solari. Si chia­ma Desertec ed è un progetto da 400 miliardi (sì, miliardi) di euro che sarà lanciato il 13 luglio a Mo­naco. L’idea è del gigante assicurati­vo Munich Re, che ha messo insie­me un gruppo di imprese per realiz­zare un vecchio sogno: produrre energia pulita dove c’è molto sole ed esportarla in Europa. Secondo il piano, dal 2019 il Vecchio Continen­te potrebbe essere approvvigiona­to, per il 15% dei suoi consumi, da energia solare in arrivo dal Sahara. Alla conferenza ci saranno impre­se come Deutsche Bank, Siemens, Rwe, E.On, il governo di Berlino, la Lega Araba, il Club di Roma, centri di studio tedeschi e probabilmente anche imprese italiane e spagnole. Una cosa seria. Non risolverà il pro­blema della dipendenza energetica da aree politicamente instabili e non sarà facile da realizzare. Ma è il segno che il sole è pronto a fare un salto di qualità nell’economia del mondo e che la Germania dirige le danze. Nonostante il Paese non sia un paradiso tropicale, da quasi un ven­tennio i governi tedeschi — ancor più quello in carica di Angela Me­rkel — incentivano lo sviluppo del­le tecnologie per estrarre energia dal sole. Dal 2004 in modo aggressi­vo.

Il risultato di questa politica (e dell’amore dei tedeschi per l’am­biente) è che la Germania produce oltre il 14% dei suoi consumi elettri­ci da energie rinnovabili (anche vento e biomasse). Se ci fosse più sole, i risultati sarebbero straordi­nari. L’incentivo, simile a quello ita­liano ma precedente, consiste nel fatto che lo Stato compra dai priva­ti (anche famiglie) l’energia solare prodotta con pannelli e non consu­mata a un prezzo più alto di quello di mercato: un sussidio per incenti­vare le fonti rinnovabili. Interi quar­tieri, ad esempio in città come Fri­burgo e Ulm, hanno tetti a pannelli fotovoltaici. Alcune cittadine, Mar­burg per dire, tendono a rendere obbligatorio il sistema solare sul tetto. Grandi aree sono dedicate al­lo stesso scopo: a fine 2008, un ex campo d’aviazione della Germania Est — Waldpolenz — è diventato il primo o secondo parco fotovoltai­co del mondo: 40 megawatt. Nel Paese ci sono 160 istituti che fanno ricerca nel campo. Il primo produt­tore mondiale di celle fotovoltai­che è tedesco, Q-cell, e i grandi gruppi, a partire da Siemens, sono coinvolti nelle diverse fasi del pro­cesso. L’idea dei tedeschi è che quella del sole (ma anche del ven­to) sia l’industria del futuro, in gran parte destinata all’export. Tra dieci anni — calcola il professor Ei­cke Weber, del Fraunhofer di Fri­burgo, nel campo, l’istituto forse più importante al mondo — «l’energia solare costerà meno del­l’energia tradizionale, il fotovoltai­co avrà una grande diffusione.

I Pa­esi che si occupano in modo positi­vo e aggressivo di questa tecnolo­gia avranno un futuro migliore. In effetti, l’Italia se n’è resa con­to, almeno in teoria. Attraverso il Conto Energia (non troppo diver­so dal meccanismo tedesco), il mercato della Penisola è diventato il più generoso in Europa in fatto di sussidi (da 36 a 49 centesimi al chilowattora), tanto che attrae molti investitori dall’estero. Uno studio recente della Scuola di Ma­nagement del Politecnico di Mila­no prevede che nel 2011 si raggiun­geranno i 1.200 megawatt di poten­za fotovoltaica installata grazie agli incentivi del Conto Energia, cifra oltre la quale il sussidio dovrà cala­re. Ciò nonostante, lo stesso stu­dio stima che nel 2012 si possa arri­vare (nello scenario migliore) a 2.430 megawatt installati. Una for­te crescita: 37 mila impianti in eser­cizio, 5 mila dei quali creati nel pri­mo trimestre del 2009 (il mercato, oggi, vale mille miliardi, il triplo se si conta l’indotto). Non solo. L’Italia potrebbe esse­re — grazie al rendimento dei siste­mi fotovoltaici e al calo dei loro co­sti — il primo Paese al mondo a rag­giungere la parità dei prezzi di ener­gia solare e energia tradizionale: se­condo qualcuno già l’anno prossi­mo, più probabilmente un po’ do­po. I sussidi dovranno a quel punto essere ridotti fino ad arrivare a zero ma per il settore si aprirà una sta­gione nuova.

Il problema è che la burocrazia ne ostacola lo sviluppo, con cavilli, ostacoli e un sistema di autorizzazioni diverse da comune a comune. Anche così in Italia il setto­re attraversa un boom, che sarebbe maggiore se non ci fosse stata la cri­si finanziaria, la quale, calcola il Po­litecnico, nel 2009 farà perdere 300 megawatt di potenza installata. Il Vaticano ha messo i pannelli sulla Sala Nervi con un progetto ita­lo- tedesco, la Sicilia è giustamente all’avanguardia e a Noto si dovreb­be realizzare una delle centrali foto­voltaiche più grandi al mondo, l’Enel finirà quest’anno un impian­to da 5 megawatt con una tecnolo­gia innovativa. E il colonnello Gheddafi ha parlato poche settima­ne fa con l’amministratore delega­to dell’Eni Paolo Scaroni di un gran­de progetto per coprire di pannelli solari parte del deserto libico meri­dionale: energia a basso costo per i Paesi confinanti più poveri. Sedie a sdraio ovunque.

martedì 16 giugno 2009

ENERGIAE RINNOVABILI: 3 MILIONI DI POSTI LAVORO IN EUROPA LEGATI A ENERGIE RINNOVABILI


Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attivita' economiche ''verdi'' stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E' quanto rivela il nuovo studio del WWF ''Low carbon jobs for Europe'' (Lavori a basso contenuto di carbonio per l'Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.

Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilita' sostenibile e dei beni e servizi per l'efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attivita' estrattive, elettricita', gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio. E si prevede che l'economia ''low-carbon'', a basso contenuto di carbonio, continuera' a espandersi in futuro mentre l'impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuera' a diminuire.

''Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie 'amiche del clima' danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell'economia - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - L'economia pulita e' pronta a prendere il via, e se la politica continuera' a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l'Europa dovra' affrontare costi altissimi sia per l'economia che per l'ambiente''.

I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilita' sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l'efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori - in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilita' pubblica e settore edile - stanno registrando una crescita significativa.

Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.

A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico, Germania e Spagna per l'energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.

ENERGIA RINNOVABILE: EDIFICI DIVENTINO CENTRALI ENERGETICHE AUTONOME


L'uomo deve impegnarsi concretamente al recupero dell'ambiente partendo dalle proprie abitazioni, dalle citta' dove e' concentrato gran parte del problema energetico del pianeta.
Una vera e propria ''rivoluzione'' in architettura come previsto dalla ''dichiarazione di Venezia'' firmata da arhitetti di fama internazionale sul tema della sostenibilita'.

L'obiettivo e' di consentire a milioni di persone di produrre energia pulita e rinnovabile propria tramite le loro attivita' commerciali, istituzioni pubbliche e abitazioni e di condividere le eccedenze energetiche con altri tramite reti intelligenti di servizi pubblici, avviando di fatto la Terza Rivoluzione industriale e una nuova era post- anidride carbonica.

E' quanto emerge dal workshop, promosso dal centro di ricerca Citera, svoltosi oggi alla facolta' di architettura Valle Giulia dell'universita' la Sapienza di Roma a cui ha partecipato con una ''lectio magistralis'' l'economista di fama internazionale Jeremy Rifkin , presidente della foundation on economic trends, firmatario della ''Dichiarazione''. Hanno offerto il loro contributo al seminario gli architetti Mario Cucinella, Stefano Boeri e Franco Purini.

''Partire dalle citta' - ha detto Livio de Santoli, direttore del centro i ricerca Citera - significa affrontare il problema energetico degli edifici e della mobilita'.

No, quindi, alla logica consumistica che ha condotto l'uomo all'isolamento ma egli deve trasformarsi da consumatore di energia (passivo) a produttore di energia (attivo) in una rete globlale, condivfidendo l'energia prodotta con gli altri''.

lunedì 8 giugno 2009

ENERGIA EOLICA: Scozia a tutto vento, 140 pale nell'East Renfrewshire per il più grande parco eolico d'Europa


Un impianto con 140 turbine in grado di FORNIRE corrente elettrica a oltre 180.000 famiglie. Sono i numeri del più grande parco eolico europeo che sorge nell'East Renfrewshire, in Scozia, e che sviluppa a piena potenza oltre 320 megawatt. Una cifra, questa, mai raggiunta da alcuna centrale eolica britannica. Il progetto è stato sviluppato e mandato in porto da ScottishPower Renewables, gruppo energetico controllato dall'iberica Iberdrola. Per migliorare ulteriormente il già mastodontico progetto, l'azienda ha chiesto al governo di Londra l'autorizzazione per piantare altre 81 pale, così da aggiungere altri 270 megawatt di potenza. Al momento ScottishPower Renewables è in attesa del via libera per le prime 36 turbine. Intanto, per non privare residenti e visitatori e rendere attrazione il più grande parco eolico d'Europa, l'azienda ha investito oltre due milioni di euro per costruire un centro di accoglienza che aprirà, con tutta probabilità, già da questa estate.

mercoledì 3 giugno 2009

ECO SOSTENIBILE: Samso l'isola a impatto zero


L'isola che c'è. Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero. Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica. Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l'energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia. Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell'elettricità dalla terra ferma. Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante. Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità. La scelta cade su Samso, un'isola dedicata all'agricoltura e all'allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell'energia rinnovabile» non è scontata. La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici. Ma c'è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l'isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all'estero (fino in Nuova Zelanda) all'insegna dell'agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri? «Scuotevano la testa, erano scettici — spiega Hermansen, intervenuto a Milano all'assemblea di Assocasa, associazione detergenti e specialità per l'industria e la casa —. Non riusciremo mai, dicevano i miei conterranei, siamo troppo pochi». Lui non si dà per vinto, organizza riunioni su riunioni, non si scoraggia davanti al conservatorismo delle persone che alle sue sollecitazioni rispondono: «Non siamo hippy». L'ex agricoltore sa come convincere i suoi conterranei, con l'arma del risparmio. L'utilizzo dell'energia rinnovabile, spiega a tutti, cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E a poco a poco anche i più riottosi cambiano idea. Tanto che oltre oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (a cui se ne aggiungono altri sulla terra ferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nel Nord dell'isola (oltre a tre altre centrali) molti proprietari, di loro iniziativa, hanno sostituito le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet. «Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche» dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy, una struttura (sostenibile al 100%), inaugurata nel 2006, come punto di riferimento per aziende, università e politici interessati all'esperienza dell'isola. E fonte di informazione e consulenza per gli abitanti «e i turisti, sempre più numerosi» (la Sardegna ha in corso una collaborazione con l'Accademia e qualche richiesta è arrivata anche da Puglia e Sicilia). Hermansen che passa almeno quattro mesi all'anno in giro per il mondo a raccontare di Samso (il settimanale Time l'ha inserito nella sua classifica 2008 degli «eroi per l'ambiente») non siede sugli allori. «Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20% ma siamo arrivati solo al 10%». La sua spina sul fianco poi, sono i trasporti. «Io ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti. Sarà la sfida dei prossimi anni: camion e auto alimentati dall'idrogeno generato dalle turbine eoliche» dice orgoglioso confidando nei progressi dell'industria dell'auto.

venerdì 29 maggio 2009

cambiamenti climatici: Forum mondiale degli enti locali sui cambiamenti climatici


Ci saranno oltre 600 rappresentanti di tutto il pianeta dal 2 al 4 giugno a Copenhagen al Forum mondiale degli enti locali sui cambiamenti climatici.

Obbiettivo: predisporre un documento unitario da sottoporre alle Nazioni Unite e ai Governi Nazionali per chiedere che le citta' e i territori vengano inseriti come attori a pieno titolo nel nuovo accordo mondiale sul clima e possano avere un ruolo attivo nel raggiungimento degli impegni previsti nell'accordo che sostituira' Kyoto e che sara' deciso a dicembre 2009 proprio a Copenhagen.

''Si tratta del piu' grande evento del mondo dedicato solo agli enti locali impegnati nella lotta ai cambiamenti climatici - spiega Emilio D'Alessio, Presidente di Agenda 21 Italia - volto ad ottenere che vengano sfruttate le potenzialita' delle amministrazioni locali, gia' attive da anni ormai a livello territoriale con diverse tipologie di intervento capillare, che stanno dando un contributo importante, se non fondamentale, in tutto il pianeta. Il ruolo delle citta' in particolare potrebbe essere ulteriormente rafforzato dalla possibilita' di accedere ai meccanismi finanziari degli accordi, contabilizzando le riduzioni di emissioni ottenute con scelte e progetti locali''.

Il Summit insomma parte dal presupposto che la lotta ai cambiamenti climatici non possa che passare dalle citta' ed infatti tra il 2 ed il 4 giugno sfileranno a Copenhagen i Sindaci di Parigi, Vancouver, Bonn, Dar es Salaam e molti altri provenienti da tutta Europa ma anche da Stati Uniti, America Latina, Cina e Africa. E' prevista inoltre la presenza di numerosi ministri e parlamentari, impegnati nella costruzione di un dialogo ed una stretta collaborazione tra Stati e Governi locali.

mercoledì 27 maggio 2009

ENERGIA RINNOVABILE: Secondo un sondaggio presentato al Forum «QualEnergia» agli italiani piace rinnovabile


E’ il mix formato da energia solare più eolica quello che sta nel cuore degli italiani: l’80% di un campione rappresentativo della popolazione nazionale vorrebbe che fosse la fonte principale con cui produrre l’elettricità. Solo il 14% opta per il nucleare, di cui tanto si parla in questi mesi a causa del progettato rilancio da parte del governo. Questi dati, presentati al Forum Qual Energia, promosso a Roma da Legambiente e dal Kyoto Club, sono il frutto di una ricerca condotta da Lorien Consulting, un gruppo specializzato in indagini socio-economiche e del mensile La Nuova Ecologia. Dal nuovo sondaggio emerge una fotografia dell’Italia molto consapevole e informata sulle questioni energetico-ambientali che, per il 68,7% degli intervistati, rappresentano i problemi più rilevanti rispetto ad altri, come il rischio del terrorismo (22,1%) o la casa (4,9%). Sul nucleare in particolare emerge che più del 60% degli intervistati lo considera pericoloso e costoso e preferirebbe evitarlo.

DISPOSTI A PAGARE DI PIÙ - Ma il dato forse più significato emerso dall’indagine è quello relativo ai sacrifici che gli italiani sono disposti ad affrontare pur di garantirsi in futuro ambientale e dei sistemi di produzione energetici puliti. «Anche in tempi in cui si tende a diminuire il budget quotidiano (37,7% degli intervistati), gli italiani dichiarano un’aperta disponibilità a pagare di più per garantirsi energie pulite e sostenibili», ha riferito Antonio Valente, amministratore delegato di Lorien Consulting . Anche secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza lo scarso indice di gradimento del nucleare dovrebbe fare riflettere: «Nonostante la recente pressione mediatica, la stragrande maggioranza del campione intervistato, a prescindere da fattori anagrafici, socio-economici e di appartenenza politica, definisce l’energia nucleare cara e pericolosa, e privilegia le fonti rinnovabili. Solo una minoranza (14%) indica il nucleare come fonte da preferire; una minoranza che, di fronte all’ipotesi di abitare vicino a una centrale o a un deposito di scorie radioattive, avrebbe comunque seri dubbi».

LE PERCENTUALI - Il Forum QualEnergia, giunto quest’anno al secondo appuntamento, propone tra i temi la crisi economica e gli stili di vita sostenibili e, nei propositi degli organizzatori, vuole essere un’occasione per dare una risposta ai problemi energetici: dai cambiamenti climatici ai limiti delle risorse. La crescente attenzione degli italiani per le energie rinnovabili è anche il tema di un rapporto presentato dalla Fondazione Sviluppo sostenibile presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, secondo cui, entro il 2020, un kilowattora su tre (pari al 33%) dell’ energia elettrica può essere prodotto utilizzando fonti energetiche rinnovabili. «L’attuale obiettivo di produrre entro il 2020 solo un kilowattora su quattro, pari al 25%, di energia elettrica utilizzando fonti energetiche rinnovabili –sostiene Ronchi - sarebbe infatti un freno alla crescita del solare, dell’eolico e delle biomasse: si può fare di più». Il 33% di rinnovabili, che corrisponde a 108 terawattora (Twh) di produzione nazionale al 2020 (partendo dai 58 prodotti nel 2008) comporta l’obiettivo di 50 nuovi TWh rinnovabili da produrre entro il 2020. Tale obiettivo è impegnativo ma, secondo la Fondazione Sviluppo Sostenibile, raggiungibile nel modo seguente: 22 Twh di nuovo eolico, 11 Twh di nuove biomasse e biogas, 7 Twh di nuovo solare, 5 Twh di nuovo idroelettrico.

martedì 26 maggio 2009

Ocean Treader e Wave Treader, dispositivi galleggianti che convertono il moto ondoso in energia

Autodesk ha nominato Green Ocean Energy, azienda scozzese impegnata nel settore delle energie rinnovabili, 'Inventor of the Month' per il mese di aprile 2009. Green Ocean ha, infatti, adottato con successo il software Autodesk Inventor per la realizzazione di Ocean Treader e Wave Treader, dispositivi galleggianti che convertono il moto ondoso in energia rinnovabile pulita. Il progetto 'Inventor of the Month' si propone di premiare le migliori innovazioni nel campo della progettazione a opera della sempre più ampia comunità degli utenti del software Autodesk Inventor. Ocean Treader assomiglia a una boa che viene ormeggiata in mare aperto; Wave Treader ha un design simile, ma viene installato alla base dei piloni delle pale eoliche off-shore. Entrambi dispongono di due braccia che si alzano e si abbassano seguendo il moto ondoso, e, tramite un sistema idraulico, fanno girare delle turbine, producendo elettricità che viene convogliata negli stessi cavi di quelli della pala eolica. In questo modo, si aumenta la quantità di energia prodotta, riducendo i costi di realizzazione e di gestione, particolarmente onerosi sia per l’eolico in mare aperto che per gli impianti che sfruttano le onde. Una delle principali sfide che Green Ocean ha dovuto affrontare è stata la realizzazione di dispositivi in grado di resistere alla potenza del moto ondoso dell’Atlantico, dove le onde possono raggiungere un’altezza di quasi 1000 metri nel caso di temporali invernali. Le funzionalità di modellazione 3D offerte da Inventor hanno consentito a Green Ocean Energy Ltd di lavorare a un prototipo da 500 kW da sperimentare entro il 2010, in modo da avviare la commercializzazione della macchina entro il 2011. Il sistema, particolarmente adatto ai campi eolici situati molto al largo, in zone in cui il moto ondoso è sostenuto, si potrà applicare anche a turbine già installate. L’impianto garantisce secondo l’azienda, una durata di 25 anni.

sabato 23 maggio 2009

ENERGIE RINNOVABILI: IN EUROPA I L 15% DELL'ENERGIA è prodotta da rinnovabili


L'Europa e' leader nelle tecnologie per l'ambiente e le fonti di energia rinnovabili. Il 15% dell'elettricita' nel Vecchhio continente e' infatti prodotta da rinnovabili. E l'eolico si conquista il primo posto con una capacita' installata di 65 GW. Dal 2000 al 2007 la capacita' installata di fonti rinnovabili a livello globale e' piu' che raddoppiata con investimenti complessivi che nel 2007 hanno raggiunto i 160 miliardi di dollari. Nel triennio 2005-2007 il successo delle rinnovabili e' stato trainato dalla forte accelerazione dei tassi di crescita dell'eolico e del solare che hanno aumentato il proprio valore rispettivamente di oltre tre volte e oltre dodici volte. E anche in Italia il settore delle rinnovabili ha registrato un andamento di crescita, passando dai circa 17mila Mw di potenza installata nel 1997 ai circa 24mila del 2007.

In Europa, lo stimolo allo sviluppo delle rinnovabili e' arrivato dal Pacchetto Clima che fissa per gli stati membri un target al 2020 di produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20% dei consumi finali (per l'Italia 17%). Nel periodo 1996-2006 la produzione di energia elettrica dell'Europa (Ue 27) segna un incremento del 44% passando da 88 a 127 Mtoe (milioni di tonnellate di petrolio equivalente). Nel 2006 le fonti rinnovabili arrivano a coprire appunto il 15% dell'energia elettrica in Europa.

L'area di maggior crescita e', dunque, rappresentata dall'energia eolica che a fine 2008 raggiunge una capacita' installata di circa 65 GW nell'UE 27 producendo 142 TWh di elettricita', pari al 4,2% del fabbisogno europeo secondo. E ancora. L'anno scorso in Europa e' stata installata nuova capacita' proveniente da energia eolica per circa 8.500 MW, ponendo per la prima volta questa fonte come capofila nella produzione di elettricita' rispetto alle fonti tradizionali. Il bilancio arriva dagli esperti presenti al convegno "Le innovazioni ambientali ed energetiche nella dinamica economica" organizzato dall'Accademia dei Lincei e dalla Fondazione Edison. Un incontro che ha visto la partecipazione di alcuni dei piu' illustri scienziati a livello europeo.

"La riduzione delle emissioni di anidride carbonica e' un impegno che i governi devono perseguire con sempre maggiore determinazione" ha sottolineato il Presidente della Fondazione Edison e Amministratore Delegato di Edison, Umberto Quadrino a conclusione dei lavori. "Affinche' tutto questo si trasformi in azione concreta su larga scala, con importanti investimenti da parte delle imprese, e' necessario -ha detto ancora Quadrino- che si vada a definire un quadro normativo e un meccanismo di incentivazione stabili, in grado di sostenere lo sforzo di quei soggetti che investono nelle produzioni da fonti rinnovabili e nel loro sviluppo tecnologico".

Per Quadrino, inoltre, "l'impulso alle energie rinnovabili potrebbe inoltre rappresentare un importante fattore di rilancio economico, essendo un settore con enormi potenzialita' di sviluppo". Guardando quindi al fronte italiano, secondo gli esperti riuniti da Accademia dei Lincei e Edison, il settore italiano delle rinnovabili ha registrato un buon andamento di crescita passando da circa 17.000 MW potenza installata nel 1997 a circa 24.000 MW nel 2007. La ripartizione della capacita' installata nel 2007 vede in prima fila l'idroelettrico con 17.459 MW seguito dall'eolico con 3.736 MW, fotovoltaico con 417 MW e a seguire biomasse e geotermico.

L'eolico, in particolare, ha registrato nel 2008 un anno record nelle installazioni grazie a nuovi 1.010 MW di capacita'. Anche l'installazione di impianti solari fotovoltaici ha subito una forte accelerazione a partire dal 2007, in seguito soprattutto all'attivazione del nuovo conto energia introdotto dal DM 19/02/07. Al 31 dicembre 2008 la capacita' installata nel fotovoltaico era di 425 MW rispetto ai10 MW degli anni 2000.Alcune valutazioni del Governo Italiano (Position Paper 2007) quantificano il potenziale massimo di sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia all'anno 2020 in un ammontare complessivo di 24,5 Mtoe, che corrisponde a una produzione aggiuntiva di circa 54 TWh rispetto al 2005.

Secondo il bilancio tracciato da Edison e Accademia dei Lince, l'incremento porterebbe il contributo della produzione da fonti rinnovabili sul totale della produzione elettrica nazionale dal 15% del 2005 al 25% circa nel 2020. Dal Position Paper si rileva la forte concentrazione sulle biomasse e i biofuels che dovrebbero coprire circa il 60% del potenziale massimo di sviluppo delle rinnovabili. Volumi che, secondo molti studi, sono "difficilmente raggiungibili con le sole biomasse nazionali e bisognerebbe fare massiccio ricorso alle biomasse di importazione".

Il freno principale allo sviluppo delle biomasse in Italia e' determinato dall'impossibilita' di stringere con gli agricoltori contratti di fornitura di lungo periodo.I costi per sostenere il piano di sviluppo delle rinnovabili sono elevati, vista la necessita' di garantire un adeguato livello di incentivazione per rendere ogni tecnologia da fonte rinnovabile competitiva con la produzione da fonte fossile, ad esempio il ciclo combinato a gas. L'incentivazione necessaria per 54 TWh di produzione aggiuntiva al 2020 e' compresa, a seconda del meccanismo di incentivazione scelto, tra i 6 e i 9 miliardi di euro all'anno. Molte le aree con maggiori potenzialita' nel nostro Paese.

L'idroelettrico di grande taglia e' sostanzialmente saturo, con alcune possibilita' per quel che riguarda invece gli impianti di piccolo calibro. La stima e' una crescita massima a 20.200 MW dagli attuali 17.459. Per l'eolico esistono buone possibilita' di sviluppo e per il 2020 si prevede la possibilita' di raggiungere una capacita' complessiva di 12.000 MW, comprensiva di impianti off-shore. Molti pero' sono gli ostacoli al pieno sfruttamento del potenziale eolico. E ancora.

Come rileva il Gse, le barriere alla realizzazione di nuovi impianti sono riconducibili a difficolta' autorizzative, sono infatti numerosi per il Gse i casi di veti posti dalle amministrazioni locali allo sviluppo dei parchi eolici sul territorio nazionale e a problemi di coordinamento degli enti locali responsabili dei piani territoriali, energetici ed ambientali. Il solare potrebbe essere un campo di grande innovazione tecnologica, con la messa a punto del solare termodinamico, oggi ancora in fase di sperimentazione. Il target al 2020 e' di 8.500 MW da fotovoltaico e 1.000 MW da solare termodinamico.

Le previsioni per le biomasse puntano infine a raggiungere al 2020 una capacita' di oltre 2,400 MW mentre per il geotermico e le maree il potenziale stimato e' di complessivamente 2.100 MW. Insieme all'Ad di Edison Umberto Quadrino, al convegno hanno partecipato Alberto Quadrio Curzio (Accademia Nazionale dei Lincei e Fondazione Edison), Paul Elkins (King's College, London), Nick Johnstone (Oecd Environment Directorate), Stephen Smith (University College, London), Rene' Kemp (Unu-Merit, Maastricht), Roberto Zoboli (Universita' Cattolica di Milano), Massimiliano Mozzanti (Universita' degli Studi di Ferrara).

Con loro anche Marco Fortis (Fondazione Edison e Universita' Cattolica Milano), Anil Markandya (University of Bath), Klaus Rennings (Centre for European Economic Research ZEW), Frank J. Convery (School of Geography, Dublin), Corrado Giacomini (Giacomini S.p.A), Beatrix Yordi (EACI), Horst Soboll (European Research Area).

lunedì 18 maggio 2009

I residui delle banane possono essere convertiti in barrette da bruciare per cucinare oltre che per illuminare e riscaldare gli ambienti.


Di combustibili verdi si è già parlato abbondantemente, ma il futuro dell’Africa, è questa l’ultima novità in campo energetico, sta nei combustibili “gialli”.Joel Chaney, un giovanissimo ricercatore ’dell’Università inglese di Nottingham, ha infatti trovato un modo per trasformare le bucce di banana in energia.
Grazie a un procedimento molto semplice, i residui delle banane possono essere convertiti in barrette da bruciare per cucinare oltre che per illuminare e riscaldare gli ambienti. Utilizzando questo metodo i Paesi africani potrebbero significativamente ridurre la quantità di legname bruciata ogni anno -in Rwanda, Tanzania e Burundi, principali produttori di banane del continente, l’80 per cento della fornitura energetica annuale è garantita dal legname-, che a sua volta permetterebbe di contenere l’aumento del tasso di deforestazione, con benefici innegabili per il riscaldamento globale.
Chaney ha pensato all’Africa proprio per la presenza di abbondanti coltivazioni di banane. In Rwanda, ad esempio, sono usate per produrre vino e birra oltre che come frutta. Inoltre, la ricetta dei combustibili gialli necessita solo dell’utilizzo delle parti non commestibili della pianta. E se si pensa che per ottenere una tonnellata di banane se ne producono circa dieci di rifiuti, l’utilità di riutilizzarli risulta ancora più evidente.
Chaney racconta di aver avuto l’intuizione del combustibile giallo proprio in occasione di un viaggio in Rwanda. La ricetta è elementare: “sfruttando le proprietà collanti delle banane, bucce e foglie andate a male vanno impastate in una poltiglia cui va aggiunta un po’ di segatura, il composto va poi pressato per eliminare i liquidi e messo ad essiccare al sole per un paio di settimane”.
Per produrre le barrette di energia gialla non servono macchinari tecnologicamente avanzati né un know how particolare: “ecco perché l’Africa riuscirà a trarre vantaggi dalla nostra scoperta”, commenta Mike Clifford, supervisore di Chaney al dipartimento di ingegneria di Nottingham, lodando il suo laboratorio per aver sempre cercato di studiare soluzioni semplici e accessibili per i problemi basilari delle popolazioni di tutto il mondo.

domenica 17 maggio 2009

Energia: forte crescita rinnovabili , in Australia mega centrale solare


Per la prima volta nel 2008 l'aumento globale della potenza energetica da fonti rinnovabili ha superato l'aumento da fonti classiche. L'incremento - secondo il quarto rapporto sullo stato globale delle energie rinnovabili stilato dall'organizzazione francese Ren21 - e' del 16% rispetto al 2007 contro un +10% messo a segno dalla produzione da oli fossili (+8%) e dal nucleare (+2%).
L'Australia investira' 1,4 mld di dollari australiani (770 mln di euro) per costruire la piu' grande centrale solare del mondo. Che sara' in grado di produrre 1.000 megawatt. Lo ha detto il primo ministro Kevin Rudd durante la visita a un impianto di produzione di energia elettrica. La centrale fotovoltaica di cui ha parlato Rudd sara' di tre volte piu' grande della maggiore esistente attualmente al mondo, situata in California. E sara' solo la prima di una serie.

venerdì 15 maggio 2009

energia eolica , energia solare E CONTO ENERGIA


Qualche giorno fa l’assessore veneto all’Ambiente Federico Sboarina ha presentato lo studio commissionato ad AGSM che porterà a installare allo stadio Bentegodi di Verona il più grande impianto fotovoltaico d’Italia, in grado di generare 935 mila kWh all’anno.

I pannelli solari collegati alla griglia elettrica (in grado cioè di rivendere l’elettricità prodotta al gestore della rete) sono la tecnologia energetica che sta crescendo più rapidamente nel mondo, con aumenti del 50 per cento nel 2006 e nel 2007 secondo i dati raccolti nel Renewables 2007 Global Status Report della società REN21. L’accesso all’energia solare non è più, però, solo appannaggio delle grandi aziende e compagnie elettriche: grazie alla sempre più rapida evoluzione delle tecnologie (spinta dall’aumento del prezzo dei carburanti fossili e dalle esigenze ambientali del pianeta) e all’introduzione nella finanziaria 2007 del nuovo Conto Energia, oggi installare un pannello fotovoltaico è diventato un investimento in grado di ripagarsi interamente in pochi anni, permettendo addirittura di rivendere l’energia in eccesso alla compagnia elettrica.

In Italia le regioni che hanno maggiormente introdotto il fotovoltaico anche a livello privato sono quelle del Nord, come la Lombardia e il Veneto. Per molti versi, però, lo sfruttamento dell’energia solare è un’opportunità ancora maggiore per le soleggiate regioni del Sud, tra cui la Sardegna, dove la serie di incontri organizzati in collaborazione con Legambiente presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Sassari, sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico interessato a conoscere le opportunità offerte dai GAS, i Gruppi d’Acquisto per il Solare.

“La spesa per l’impianto di una casa di medie dimensioni si aggira intorno ai 20.000 euro - spiega Luciano Deriu, segretario regionale di Legambiente – e può essere recuperata in circa 8 anni se l’investimento è liquido o in 11 anni se finanziato da un prestito bancario. Attraverso gli incentivi offerti dal Conto Energia si possono ottenere risultati economici incredibili e sicuri”. Le difficoltà maggiori riguardano la scelta di un fornitore e le problematiche legate agli adempimenti legali, edilizi e naturalistici. “Per questo il GAS è fondamentale – prosegue Deriu. Più persone insieme sono in grado di trovare i fornitori migliori per l’installazione e la manutenzione, oltre che ottenere condizioni economiche più favorevoli dalle banche e risolvere più facilmente le questioni burocratiche”.

Il primo GAS in Sardegna è nato grazie a un’iniziativa del sindaco di Loceri, Carlo Balloi, che ha coinvolto oltre mille famiglie. In seguito sono nate altre iniziative simili anche in provincia di Sassari e ad Alghero, dove, appunto, la facoltà d’Architettura guidata dal professor Cecchini ha più volte riempito l’aula magna con persone interessate a saperne di più.

I pannelli solari di nuova generazione per le abitazioni sfruttano la capacità del silicio di trasformare l’energia solare in energia elettrica. Le tecnologie più comuni (che variano per prezzo e prestazioni) sono il silicio mono-cristallino, il silicio policristallino e il silicio amorfo, che costa meno e ha un tempo di vita inferiore. In generali i moduli fotovoltaici sono grado di durare anche 50-100 anni ma è presumibile che debbano essere cambiati ogni 25-30 anni per obsolescenza della tecnologia. La parte più piacevole è sicuramente la possibilità di dimenticare interamente la bolletta di luce e gas e persino rivendere l’energia in eccesso all’ENEL.

Dopo l’energia solare, la prossima fonte rinnovabile che potrà farsi strada verso le case degli italiani sarà l’energia eolica. In questo caso il funzionamento del generatore è ancora più semplice: una pala, spinta dal vento, trasforma l’energia cinetica in energia meccanica, che viene usata per generare energia elettrica. I problema legati all’utilizzo del “mini-eolico” sono soprattutto di natura estetica: è difficile ipotizzare l’installazione di troppe pale sui tetti della case o nelle tante aree tutelate dal punto di vista naturale e storico/architettonico. Dopo l’approvazione di una nuova normativa all’inizio del 2008 sono stati stanziati i primi fondi statali: “Bisognerebbe far rientrare la produzione di energia eolica nella produzione agricola, sfruttando campi e terreni con gli stessi incentivi – conclude Deriu, l’idea è di ‘Coltivare il Sole e il Vento con la Terra’”.

martedì 12 maggio 2009

NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA IL GOVERNO PERSEVERA NELLA FOLLIA ANTIECONOMICA


''Il governo Berlusconi persevera con la follia nucleare che e' pericolosissima per l'ambiente, per la salute dei cittadini ed e' anche antieconomica. Per le stime delle organizzazioni internazionali, infatti, l'uranio sara' sufficiente solo per pochi decenni e il suo costo e' cresciuto a dismisura: nel 2000 un chilogrammo di uranio costava 7 dollari mentre oggi costa oltre 120''. Lo dichiara Grazia Francescato di Sinistra e Liberta' e portavoce nazionale dei Verdi che spiega: ''Con il Ddl Sviluppo il centro destra da' un vero e proprio schiaffo al federalismo ed al diritto dei cittadini di scegliere se avere o no impianti nucleari nel loro territorio''.

''Questa forzatura sull'atomo, poi, viene fatta senza tener conto della recente ricerca dell'Eurispes che conferma quello che sosteniamo da tempo ossia che il 'no' alla follia nucleare nei cittadini sopravvive e lotta insieme a noi - ha concluso la Francescato -. Spendere decine di miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione, gia' obsolete oggi, al fine di coprire 20% del fabbisogno di energia elettrica in Italia tra non meno di 20 anni, significa rinunciare a investire in energia pulita e perdere il treno della green economy, su cui gia' puntano con forza Obama, la Merkel, Sarkozy e Zapatero''.


Primo via libera dal centrodestra in Senato alla legge che fa carta straccia del referendum del 1987 con cui gli italiani bocciarono l'energia atomica. Verdi: "Strada pericolosa e spreco di denaro a danno delle energie pulite" Roma - Il governo potrà riportare l'Italia nella follia nucleare. Avra' sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti per la produzione dell'energia nucleare, potra' definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi e dovra' individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture.

La maggioranza di centrodestra ha approvato in Senato gli articoli del ddl sviluppo che, almeno per ora e a meno di contro deduzioni di ordine giuridico, fanno carta straccia del referendum del 1987 con cui gli italiani bocciarono il nucleare. Nel disegno di legge viene delegato il governo a mettere a punto la disciplina che consentira' il ritorno all'atomo del nostro Paese. Ci sarà l'autorizzazione unica che varra' come nulla osta. A fermare l'autorizzazione potranno essere solo le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e di Valutazione ambientale strategica (Vas) che dovranno essere obbligatoriamente effettuate.

L'esecutivo dovra' poi definire i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e la definizione delle misure compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate. Altre norme, poi, rinviano al Cipe la definizione delle tipologie degli impianti nucleari che potranno essere realizzati nonche' le procedure per le autorizzazioni.

L'opposizione in Parlamento ha criticato il ddl. ''E' una delega piena, totale e senza controlli sul nucleare'', ha detto il capogruppo dell'Idv Felice Belisario. Roberto Della Seta, del Pd, ha sottolineato come ''i siti delle nuove centrali verranno scelti dalle imprese e potranno essere localizzati anche contro il parere della Regione che dovra' ospitarli, gli impianti saranno equiparati ad installazioni militari e le informazioni sul loro funzionamento saranno inaccessibili ai cittadini: ecco il nucleare di Berlusconi e Scajola''.

Protestano Verdi e Sinistra e Libertà: "Il governo Berlusconi persevera con la follia nucleare che e' pericolosissima per l'ambiente, per la salute dei cittadini ed e' anche antieconomica - ha detto la portavoce dei Verdi Grazia Francescato. Spendere decine di miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione, gia' obsolete oggi, al fine di coprire 20% del fabbisogno di energia elettrica in Italia tra non meno di 20 anni - conclude - significa rinunciare a investire in energia pulita e perdere il treno della green economy, su cui gia' puntano con forza Obama, la Merkel, Sarkozy e Zapatero''

Durissimi anche alcuni presidenti di Regione. "Sono pazzi - ha detto la presidente del Piemonte Mercedes Bresso riferendosi ad alcune ipotesi localizzative in Piemonte. Mi opporrei, in ogni modo: ci provino e io appena scopro che area hanno scelto ci metto un vincolo agricolo o quant'altro, poi vediamo chi la spunta. Il Piemonte ha gia' pagato il suo prezzo con l'amianto e la vecchia centrale nucleare di Trino".

Il parere degli italiani è in maggioranza svaforevole al ritorno all'atomo, secondo una ricerca Eurispes di qualche giorno fa e anche i cittadini di un paese come la Germania che da anni ospita numerose centrali non ne vogliono più sapere: secondo infatti un sondaggio condotto dall'Istituto Forsa tra il 20 e il 22 aprile su richiesta del ministero dell'Ambiente il 66% della popolazione tedesca è favorevole a mantenere e anche accelerare il programma di abbandono del nucleare. Percentuale in aumento rispetto al 2006 quando una stessa indagine rilevava il 62% di persone favorevoli al decomissioning.

ENERGIA NUCLEARE :Nucleare, cala il consenso tra gli italiani: il 43% è favorevole contro il 51% dello scorso anno

I risultati dell'indagine Ipsos sono stati aggiornati in occasione del Festival dell'Energia che si svolgerà a Lecce, dal 14 al 17 maggio. Per il futuro, solo l'8% degli intervistati rietiene che "avranno successo" i Paesi che avranno investito nella tecnologia dell'atomo .

Si raffredda il consenso degli italiani verso il ritorno al nucleare, un consenso che passa oggi al 43% rispetto al 51% registrato a giugno 2008. A riferirlo è l'ultima rilevazione demoscopica effettuata da Ipsos, l'istituto di ricerca guidato da Nando Pagnoncelli, che presenterà l'intero sondaggio in occasione del Festival dell'Energia al via giovedì a Lecce, dove si svolgerà fino a domenica 17.

Le elaborazioni Ipsos, aggiornate specificamente in occasione del Festival dell'Energia con un'indagine campione su tutto il territorio nazionale, condotta mediante interviste telefoniche, "presenta - sottolineano gli organizzatori del Festival dell'Energia - interessanti scostamenti rispetto alle stesse rilevazioni condotte nel giugno del 2008". Dai dati si registra, dunque, un calo considerevole d
el consenso verso il nucleare: i favorevoli al nucleare sono il 43% degli intervistati, contro il 51% del giugno 2008.

L'istituto di ricerca ha posto al campione anche un'altra domanda che riprende il tema dominante del Festival dell'Energia: "Quale energia tra 20 anni?". La domanda, proposta richiedendo una previsione rispetto a quali Paesi potrebbero avere maggior "successo" rispetto alle proprie scelte energetiche, metteva gli intervistati nelle condizioni di considerare la politica energetica futura dei singoli Stati. A questo quesito, certamente impegnativo, solo l'8% ha risposto che "avranno successo" i Paesi che hanno investito sul nucleare, contro il 25% della precedente indagine del 2008.

Inoltre, il campione ritiene invece che i Paesi che investiranno sulle fonti rinnovabili potranno meglio contemperare sviluppo e protezione dell'ambiente, e quindi "avranno successo".

"Si tratta di dati che fanno riflettere - commenta Alessandro Beulcke, Presidente di Aris, l'agenzia che organizza il Festival dell'Energia - e che certamente sono influenzati sia dalle nettissime scelte di politica energetica di Barack Obama sia dal consistente calo del prezzo del petrolio". "Sarà stimolante discuterne a Lecce con i maggiori esperti nazionali e internazionali di energia, oltre che - conclude Beulcke - con gli ambientalisti e le imprese".

lunedì 20 aprile 2009

BIOCARBUARANTE: BIOMETANO derivato dai rifiuti solidi umani


Un nuovo tipo di biocombustibile inesauribile, a basso costo e basso impatto ambientale sta per essere adottato in Norvegia: deriva dai rifiuti solidi umani. E non puzza!
Un nuovo progetto sviluppato in Norvegia rivoluzionerà il mondo dei biocarburanti: dal 2010 inizieranno a circolare per le strade di Oslo degli autobus alimentati a biometano di produzione… umana. Ole Jakob Johansen, responsabile del progetto ha recentemente messo a punto un procedimento grazie al quale è possibile ottenere metano dalla fermentazione dei detriti solidi recuperati dalle fognature.
Giacimenti umani. Ciascuno di noi, andando in bagno, produce ogni anno l’equivalente di otto litri di diesel. Per una città come Milano, che ospita 1.300.000 abitanti, significa una produzione annua di 10,4 milioni di litri di carburante, sufficienti a far lavorare 300 autobus per 100.000 km l’uno, ma con un impatto ambientale molto più contenuto: il biometano infatti è neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2, rilascia il 78% in meno di nitrati e il 98% in meno di polveri sottili rispetto al gasolio fossile. Per non parlare del prezzo, che compresi i costi di produzione potrebbe essere del 30-40% più basso rispetto a quello del diesel.
Mangiare per fare il pieno. A differenza dei comuni biocarburanti ottenuti dalla fermentazione dei cereali, il biometano non impatta sulla produzione mondiale di cibo, risolvendo non pochi problemi di natura economica ed etica. La città di Oslo conta di mettere in servizio circa 350 autobus alimentati a biometano entro la fine del 2010. E per la puzza? Gli esperti affermano che non si sente assolutamente niente. Sarà vero? Non resta che attendere… naso al vento.

ENERGIA PULITA DAI MOTI ONDOSI NEL GALLES


Si potra' produrre energia pulita dallo sfruttamento dei moti ondosi con lo sbarramento del fiume Severn, in Galles. Il progetto di sbarramento del Severn e' supportato da uno Studio di Fattibilita', lanciato nel 2008 e tutt'ora in corso, che analizza il progetto dell'opera non solo dal punto di vista ingegneristico ma, soprattutto, dal punto di vista dell'impatto ambientale. Le consultazioni, lanciate da Ed Miliband, Segretario di Stato inglese per l'Energia e la prevenzione dei Cambiamenti Climatici, sono finalizzate alla raccolta di pareri sul progetto di sbarramento del fiume Severn. Le consultazioni su questa prima fase del progetto termineranno il prossimo 23 aprile. Nel 2010, al termine dello studio di fattibilita', e' prevista una seconda tornata di consultazioni pubbliche per decidere in merito alla costruzione dello sbarramento, una volta che saranno state raccolte tutte le valutazioni sui costi effettivi dell'opera, i benefici e gli effetti che la produzione di energia dallo sfruttamento dei moti ondosi del Severn avranno sull'ambiente. Miliband ha, inoltre, annunciato un ulteriore finanziamento governativo di 500.000 sterline per accelerare lo sviluppo di possibili tecnologie innovative e alternative allo sbarramento. Il progetto di sbarramento del fiume Severn, il fiume piu' lungo del Regno Unito, si inserisce in un piu' ampio contesto di iniziative nel settore delle tecnologie sostenibili che hanno reso il Galles una location d'eccellenza per lo sviluppo di progetti all'avanguardia per il sostegno dell'ambiente. Grazie al suo progresso nel comparto, infatti, la Regione e' pronta a raggiungere gli obiettivi fissati dall'Unione Europea con il protocollo Energy 2020 per lo sviluppo della produzione di energie rinnovabili e a diventarne esportatore su scala internazionale entro il 2025. Recenti stime indicano che la Regione del Regno Unito sara' in grado di produrre il 15% del suo fabbisogno energetico complessivo da fonti interamente rinnovabili con un investimento totale di 100 milioni di sterline entro il 2020 e di generare l'intero fabbisogno energetico da fonti pulite diventandone esportatore su scala mondiale entro il 2025. In Galles, infine, il settore delle tecnologie sostenibili ed energie rinnovabili occupa 150.000 persone e rappresenta il 3% dell'intero prodotto interno lordo del Regno Unito e il 9% delle esportazioni totali del Paese.

venerdì 10 aprile 2009

Batterie a batteri e pile con virus


Il metano? Si può ricavare a basso costo e a basso impatto ambientale dalla CO2, come fanno alcuni batteri delle paludi. E dalla CO2 si può ottenere anche la benzina. Le ultime ricerche in materia di carburanti ecologici puntano sui microorganismi.
Batteri e virus non sono solo portatori di malattie e infezioni: secondo recenti ricerche potrebbero essere una preziosa fonte energetica rinnovabile e a impatto ambientale nullo.
Scoperte elettrizzanti. Bruce Logan della Penn State University sta studiando il sistema utilizzato da alcuni microbi per produrre metano nelle paludi e nelle acque morte. Il ricercatore ha scoperto che alcuni microorganismi utilizzano corrente elettrica per scindere la CO2 in acqua e metano: si tratta di un processo elettrolitico particolarmente efficiente, visto che l’80% dell’energia elettrica immessa nel processo viene convertita in energia chimica immagazzinata nel gas. Uno dei punti di forza di questo sistema è che non aumenta la quantità di CO2 complessiva: il metano, bruciando, rilascerà infatti lo stesso volume di anidride carbonica che si aveva in partenza. Se oltretutto l'elettricità utilizzata provenisse da fonti rinnovabili come il Sole, l’intero ciclo avrebbe un impatto ambientale pari a zero.
Il virus ingegnere. Gli scienziati del MIT si sono invece alleati con alcuni virus: li hanno modificati geneticamente e gli hanno "insegnato" ad assemblare delle reti di microfilamenti che possono essere utilizzati in batterie agli ioni di litio di nuova generazione. Obiettivo dello studio è quello di mettere a punto batterie ricaricabili dalle prestazioni molto più elevate di quelle attuali, da impiegare non solo in piccoli dispositivi elettronici, ma anche su auto ibride o elettriche.
Metti una bionda media nel motore. Anche Craig Venter, il ricercatore americano che per primo ha sequenziato il genoma umano, sta lavorando a una ricerca simile: il suo obiettivo è quello di realizzare in laboratorio dei microorganismi che convertano la CO2 in biocarburanti come il gasolio o la benzina. Venter si serve di batteri del tutto simili a quelli che fanno fermentare il vino e la birra, ed è convinto che nel giro di qualche anno le grandi raffinerie saranno sostituite da piccoli allevamenti di batteri nei quali ognuno di noi potrà farsi in casa il proprio carburante preferito.
Da FOCUS

giovedì 5 marzo 2009

geoscambio in Italia


Soltanto in Svezia ce ne sono oltre novantamila. Per non parlare del Canada, e di cantoni svizzeri dove quasi una villetta su cinque si è dotata di un impianto a pompa di calore geotermica. In pratica si tratta di sistemi di climatizzazione concettualmente semplici, e provati da decenni: un circuito di fluido (anche semplice acqua) si affonda nel terreno, e la pompa di calore (un frigorifero bidirezionale) vi trasferisce il caldo estivo e lo preleva in inverno. Bastano pochi gradi di differenza tra la temperatura ambiente e quella che viene dai tubi del geoscambio e la pompa di calore è in grado di moltiplicarla per tre o persino per sette, per ogni unità elettrica necessaria al suo funzionamento.

Pannelli radianti nella casa, d'inverno arriva acqua a 30 gradi, d'estate anche a 15. Per un'edificio a involucro ben isolato i risparmi possono raggiungere il 40-50% sulle bollette tradizionali. Con circa 15mila euro di investimento, una pompa di calore e due pozzi con sonde di geoscambio (in pratica tubi di polietilene a U affondati per un centinaio di metri) una casa di 300 metri quadri può essere climatizzata da questa tecnologia in gran parte rinnovabile. E ben lo sanno non solo in Svizzera, ma anche a Bolzano e nel Trentino, battistrada italiano di questo mercato emergente. Chi ha un campo antistante libero (e una casa adatta da ristrutturare) può persino valersi della detrazione fiscale del 55 per cento.

«L'Italia però sconta un pesante ritardo nelle pompe di calore geotermiche – osserva Sergio Chiesa del Cnr, autore di un recente studio per il Cesi Ricerca – che rappresentano solo l'8% della geotermia italiana. Eppure, oggi, questo è oggi, su scala mondiale, uno dei settori più dinamici nelle rinnovabili». «L'attenzione finora si è concentrata sull'elettrico rinnovabile – spiega Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club – ma sul termico dobbiamo andare a quattro o cinque volte quello che c'è ora. E le pompe di calore geotermiche potranno dare un contributo di prim'ordine».

Eppure qualcosa comincia a muoversi, e non solo sulla piccola scala residenziale. Battistrada, ormai da due anni, è Ikea, prima con l'impianto di geoscambio di Corsico (304 sonde) e oggi con quello di Parma (213 sonde), considerato il maggiore d'Europa. Davanti al centro commerciale parmense, quello che è oggi un cantiere pieno di tubi e piccoli pozzi cementati diverrà domani un parcheggio per i visitatori. Un serbatoio di energia termica, invisibile e sotterraneo. «Un accumulatore, d'estate sottraiamo il calore dagli ambienti e lo mettiamo nel terreno e per l'inverno facciamo l'inverso – spiega Luca Tirillò, della GroundHeat Systems, –: i tubi in polietilene portano semplice acqua. Le trivellazioni sono state fatte in sicurezza, con camicia cilindrica d'acciaio e cemento speciale. Il rischio, infatti, è quello di alterare l'equilibrio delle falde idriche sotterranee».

La costruzione di un campo di geoscambio, infatti, non è un'attività banale. «A Corsico ci trovammo di fronte a una prima falda idrica altamente inquinata – spiega Sergio Giuseppini, progettista degli impianti geotermici Ikea – se non avessimo trivellato in sicurezza avremmo corso il rischio di metterla in comunicazione con le falde più profonde e pulite. Un disastro, e l'amministrazione locale non ci avrebbe mai dato il permesso».

Ora però Corsico funziona. Come Parma è costato oltre 2 milioni di euro, ma ha un obiettivo di risparmio energetico del 56% (pari a circa 200mila euro/anno) e quindi un tempo di ritorno di una decina d'anni. «Finora, dai dati della stagione estiva – dice Giuseppini – Corsico sta confermando le attese, con punte leggermente superiori». E poi, per l'Ikea, sarà la volta dei centri commerciali di Torino e Rimini, «dove metteremo pompe di calore ad efficienza ancora più elevata, dato che la tecnologia si sta muovendo molto velocemente».

Il dato nuovo, però, è che simili impianti, di taglia medio grande, «cominciano a interessare direttamente i costruttori edili – osserva Tirillò – e per un motivo preciso. Un complesso residenziale a basse emissioni passa in categoria A, e può valere anche 500 euro in più per metro quadro. Un impianto di geoscambio centrale invece aggiunge, su ampie dimensioni, poche decine di euro in più di costi unitari».

È quanto si sta avviando in almeno due progetti: a Roma e nel Canavese. «Noi cominceremo ad aprile, su un lotto di 92 ettari a Roma Nord-Ovest, di cui 45 destinati a parco – spiega Barbara Mezzaroma, a.d. di Mezzaroma Energia, del gruppo Impreme – con un primo lotto di mille appartamenti, tutti serviti da un campo di geoscambio (circa 200 geosonde) e un sistema di pompe di calore per almeno un terzo della climatizzazione, e un 40% con caldaie a biomasse, più minieolico».

Altrettanto alla "Ninsola" a San Francesco al campo. «Cinque ville – spiega Giovanni Miccoli di G.V Edilizia – ad alto isolamento termico e pannelli radianti con un parco di geoscambio centrale a 22 sonde, acqua a 22 gradi d'estate e acqua calda sanitaria direttamente prodotta dalla pompa di calore». Barbara Mezzaroma è un'entusiasta dell'edilizia a emissioni zero – «Molti concorrenti ci dicevano che perdevamo tempo quando partimmo con il nostro primo progetto casa Kyoto» –, ma oggi fa anche una previsione economica precisa: «Ogni nostro appartamento a emissioni zero può significare anche 900 euro in meno all'anno, una rata di mutuo. E anche se, in classe A+, ci costano il 15% in più noi li venderemo allo stesso prezzo di oggi. In questo modo il cliente ci guadagnerà su base ventennale. Ci pare una buona proposta, per un mercato edilizio fermo come è quello di oggi».

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