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domenica 22 maggio 2011

IDROGENO : come si fa?

La maggior parte dell'idrogeno prodotto al mondo deriva da processi chimici industriali di steam reforming o è ottenuto come sottoprodotto della raffinazione del petrolio e dalle lavorazioni dell'industria chimica. Lo steam reforming non è l'unico metodo, ma è quello che attualmente garantisce la maggiore qualità del prodotto e le quantità richieste dall'industria, a un "prezzo", però, che non possiamo permetterci di pagare.


Nonostante sia l'elemento chimico più diffuso e abbondante dell'universo e nonostante sia il "combustibile" delle stelle, compreso il nostro Sole, è presente sulla Terra solo in combinazione con altri elementi: acqua (H2O), idrocarburi (i composti "CH"), acidi e via dicendo. Ecco quali tecnologie utilizziamo per "estrarlo" e produrre quello che l'industria, la scienza e la ricerca pensano che possa diventare l'energia del futuro.

STEAM REFORMING (reazione di reforming con vapore) È il nome del processo che utilizza il trattamento termico con vapor d'acqua del metano (CH4) o del metanolo (CH3OH) per ricavare idrogeno: il metano è un idrocarburo gassoso a temperatura ambiente, il metanolo (o alcol metilico), a temperatura ambiente è un liquido molto infiammabile. Lo steam reforming avviene in due fasi. Prima la reazione scompone il combustibile in idrogeno e monossido di carbonio (o ossido di carbonio, CO, un gas velenoso, inodore, incolore e insapore). Nella seconda fase avviene una reazione di scambio tra acqua e gas che dà come risultato anidride carbonica (CO2, principale responsabile dell'effetto serra antropico) e ancora idrogeno. Il processo avviene a temperature non inferiori ai 200 °C, con produzione di calore (reazione esotermica) e di elementi pericolosi e inquinanti (CO e CO2), perciò lo steam reforming è dispendioso e inquinante, anche se il risultato, l'idrogeno, può essere poi utilizzato per esempio nelle fuel cell (celle a combustibile), ossia speciali "batterie" che possono fare funzionare un'auto elettrica senza nessuna traccia di inquinamento.

ELETTROLISI Con l'elettrolisi si converte energia elettrica in energia chimica e da ciò poi si ricava idrogeno... Non poi è una grande idea, per via delle transizioni che riportano ancora, nella maggior parte dei casi, a energia elettrica: energia elettrica --> energia chimica --> idrogeno --> energia elettrica. Per i costi, i tempi e le quantità, l'elettrolisi non si presta perciò alla produzione industriale di idrogeno.
L'elettrolisi separa idrogeno e ossigeno partendo dall'acqua: l'elettricità spezza i legami chimici tra i due elementi spingendo gli ioni di idrogeno verso il catodo (polo negativo) e quelli di ossigeno verso l'anodo. Ci sono sistemi che permettono di superare parte di questo doppio meccanismo associando il processo elettrolitico ai pannelli fotovoltaici, in modo da avere gratuitamente l'energia elettrica iniziale, o sfruttando l'energia in eccesso delle centrali nucleari, ma in generale, per la produzione di idrogeno, l'elettrolisi è poco efficiente.

ELETTROLISI AD ALTA TEMPERATURA (termolisi) Più efficiente della tradizionale elettrolisi, permette la separazione idrogeno-ossigeno senza l'apporto di energia elettrica. Per ciò che riguarda l'idrogeno, la termolisi è un processo in fase di sperimentazione associato a grandi centrali solari termodinamiche o a concentrazione, le uniche che permettono di raggiungere e mantenere "gratuitamente" le temperature necessarie (attorno agli 800 °C).

CICLO TERMOCHIMICO Indica la combinazione di una fonte di calore con una reazione chimica per separare ossigeno e idrogeno dall'acqua. Le prime sperimentazioni per produrre idrogeno combustibile via ciclo termodinamico risalgono alla fine degli anni '60, ma l'abbondanza e il prezzo dei combustibili fossili hanno "boicottato" la ricerca, relegandola ad applicazioni particolari (soprattutto militari). Nuovi studi sono ripartiti dopo il 2000 ma siamo ancora lontani da un sistema economico ed efficiente per ricavare idrogeno da usare su vasta scala.

CICLO FOTO-ELETTROCHIMICO Descrive due metodi differenti - uno che utilizza come catalizzatore una soluzione metallica, l'altro un semiconduttore - per convertire l'energia solare nell'elettricità necessaria a innescare l'elettrolisi dell'acqua in idrogeno e ossigeno, in un processo analogo alla fotosintesi. Anche in questo caso siamo ancora allo stadio di ricerca.

BIOREATTORI E PRODUZIONE BIOLOGICA Alghe e batteri per produrre idrogeno! In condizioni particolari i pigmenti di alcune alghe assorbono energia solare e agiscono da catalizzatore per separare ossigeno e idrogeno dall'acqua, agendo come una cella elettrolitica organica (bioreattore). Ci sono poi anche batteri capaci di produrre idrogeno, ma a differenza delle alghe hanno bisogno di un substrato (un "ambiente" particolare) del quale nutrirsi per svilupparsi in colonie. Questo substrato può anche essere un terreno inquinato da idrocarburi, per esempio, e questo offre un doppio vantaggio evidente. Molti ricercatori, a partire da Craig Venter, stanno sperimentando soluzioni di questo genere, ma si tratta appunto ancora solo di promettenti campi di ricerca.
FONTE: http://www.focus.it/Scienza/domande_e_risposte/idrogeno-come-si-fa.aspx

lunedì 14 febbraio 2011

microcelle di borano di ammoniaca: Idrogeno, con le nanotecnologie passi avanti per sostituire la benzina


Stoccato a temperatura ambiente e pressione normale in minuscole gocce incapsulate in un polimero poroso

Potrebbe costare solo tre centesimi di euro al litro e, di sicuro, non produrrà nocive emissioni di carbonio ma solo acqua. Dopo quattro anni di studi top-secret nel prestigioso laboratorio di Rutherford Appleton vicino a Oxford, la britannica Cella Energy è pronta a rivelare la sua scoperta che si basa su un rivoluzionario uso della tecnologia dell’idrogeno.

INNOVAZIONE - Finora si poteva stoccare l’idrogeno solo a bassissime temperature o a una pressione molto alta e ciò era costoso e rischioso. Ma grazie agli studi sulle nanotecnologie, Cella è riuscita a stoccare l’idrogeno a temperatura ambiente e a una pressione normale in forma di minuscole gocce incapsulate in una sorta di tessuto di polimero poroso che lo protegge dall’ossigeno presente nell’aria. La nuova «benzina» liquida all’idrogeno è formata da microcelle di borano di ammoniaca (borazano-H3NBH3), circondate da polimeri e potrà essere inserita nei serbatoi degli autoveicoli e degli aeroplani con minime modifiche ai motori e a costi ridottissimi. Quando i borani vengono scaldati a una temperatura di circa 80 gradi, liberano l’idrogeno contenuto in breve tempo.

POLIMERI - Per produrre le microcelle circondate da polimeri porosi, gli scienziati di Cella hanno utilizzato la tecnica dell’elettrospinning coassiale. Il rivestimento di polimeri, inoltre, può filtrare materiali quali l’ammoniaca che potrebbero danneggiare le microcelle di idrogeno. Stephen Voller, amministratore delegato di Cella Energy non ha dubbi: «Il nostro combustibile basato sull’idrogeno potrebbe essere il primo passo verso un sistema di trasporti non più influenzato dalle oscillazioni del prezzo del petrolio. La nostra tecnologia è la benzina sintetica del futuro e sarà chiamata New oil oppure Oil 2.0».

fONTE: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/11_febbraio_07/idrogeno-benzina-rozza_6dd7460e-32a2-11e0-8ce8-00144f486ba6.shtml

martedì 14 settembre 2010

IDROGENO : Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”.

ENERGIA. Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”. Ma solo attraverso la destinazione di rilevanti risorse da destinare alla ricerca sarà possibile l’uso dell’idrogeno in tutti i settori che utilizzano l’energia.

Il settore della ricerca nel campo dell’energia ha fruito d’investimenti pari a 33 miliardi di dollari, tra risorse pubbliche e private. Il settore del nucleare civile assorbe circa 14 miliardi di dollari, tra ricerca nel campo della fusione (progetto ITER e RFX) e nei reattori di cosiddetta quarta generazione. Nel campo delle energie rinnovabili il totale degli investimenti a livello mondiale è pari a 1,7 miliardi di dollari. Grandi speranze suscita in tutto il mondo la cosiddetta “economia dell’idrogeno”. Ma solo attraverso la destinazione di rilevanti risorse da destinare alla ricerca sarà possibile l’uso dell’idrogeno in tutti i settori che utilizzano l’energia.

Ora la produzione di idrogeno si basa sul processi che usano tecnologie già oggi disponibili. La metà dell’idrogeno sfrutta il procedimento denominato di “reforming del metano” (per convertire il metano in una miscela gassosa) e circa il 10% attraverso il passaggio della corrente elettrica nell’acqua (elettrolisi).

Quest’ultimo processo permette di ricavare direttamente idrogeno dall’acqua.Appare evidente che questi processi non risolvono i problemi di approvvigionamento energetico, ma li trasferiscono semplicemente sotto un’altra forma, poiché si basano su combustibili fossili, e liberano tanta CO2 quanto gli attuali sistemi di produzione energetica. Se la corrente elettrica proviene da fonti rinnovabili (sole, vento) il processo è in un accumulo di energia solare ma si scontra con l’elevata richiesta energetica, che si traduce in una bassa resa In questo quadro ampio e desideroso di nuove proposte, si collocano le numerose e poco esplorate prospettive di produzione biologica dell’idrogeno.

Le principali possibilità sono: 1) la biofotolisi dell’acqua, che permette di ottenere idrogeno dalla scissione dell’acqua utilizzando direttamente la radiazione solare , 2) la fermentazione di rifiuti e materiali di scarto, che avrebbe il duplice beneficio di trattare i rifiuti e produrre idrogeno 3) sistemi biomimetici basati su meccanismi o componenti biologici 4) sistemi integrati che utilizzano più microrganismi La biofotolisi dell’acqua è probabilmente il processo più interessante per la produzione di idrogeno, poiché prevede (teoricamente) la scissione dell’acqua, con liberazione di idrogeno gassoso e ossigeno gassoso. I microrganismi che utilizzano queste reazioni per la loro sopravvivenza sono anche capaci di catturare la radiazione solare e di indirizzarla più o meno direttamente verso questo processo.

L’interesse nasce quindi dal fatto di poter utilizzare un sistema compatto che è contemporaneamente capace di assorbire la luce solare e trasformarla in un composto chimico ad alta energia che può essere recuperato facilmente: l’idrogeno molecolare. I microrganismi che sono stati studiati per questo particolare metabolismo appartengono ai gruppi delle Alghe verdi e dei Cianobatteri. Rimangono tuttavia alcuni problemi tecnici da risolvere, fra cui quelli riguardanti lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno. L’alternativa solida diventa l’accumulo dell’idrogeno in particolari strutture.

Oggi la soluzione che appare più promettente è quella dei nanotubi di carbonio. La soluzione di problemi dell’idrogeno dipende unicamente dalle risorse destinate alla ricerca. Solo una miope Politica prigioniera della lobby industriale nucleare può destinare ogni 100 $ investiti, quaranta al nucleare civile e 4 alle rinnovabili e all’idrogeno.
FONTE: http://www.terranews.it/news/2010/09/verso-leconomia-dellidrogeno

mercoledì 9 giugno 2010

ENERGIA EOLICA : Una flotta di velieri per «raccogliere» energia eolica in mare.

Generatori trasformano la forza del vento in idrogeno, accumulato e scaricato a terra per produrre elettricità.

Una flotta di navi a vela dotate di appositi generatori potrebbero trasformare l'energia eolica in idrogeno che, accumulato e scaricato a terra, verrebbe poi trasformato in energia elettrica. In questo modo si potrebbe sfruttare la forza del vento anche in alto mare, là dove non è possibile o conveniente installare un campo di pale eoliche. L'idea dei due studiosi dell'Università di California-Davis, Max Platzer e Nesrin Sarigul-Klijn, è stata pubblicata recentemente sulla rivista specializzata New Scientist, dopo essere stata presentata il 19 maggio a Phoenix (Arizona) a un convegno della Società americana di ingegneria meccanica.

SOTTO IL MARE - L'idrogeneratore a due ali oscillanti produrrebbe energia sfruttando il movimento stesso dell'acqua solcata dal veliero sotto cui è montato. L'energia così ottenuta - tre volte maggiore di quella che si otterrebbe con un generatore a pale tradizionale - verrebbe usata per ricavare idrogeno dall'acqua marina. Secondo Platzer e Sarigul-Klijn un veliero dotato di 400 metri quadri di vele, spinto da un vento forza 7 da 15 metri al secondo, potrebbe generare 100 kW. Aumentando la velatura si potrebbe arrivare a 1 MW per ogni nave. Buona parte di questa energia verrebbe perduta nella doppia trasformazione elettricità-idrogeno-elettricità ma, stimano i due scienziati, il sistema avrebbe comunque un'efficienza intorno al 30% e si otterrebbero risultati straordinari se si costruisse una flotta adeguatamente grande.

ENERGIA - Platzer afferma che ricavare energia dal movimento dell'acqua è molto più efficiente rispetto all'aria (turbine eoliche) a causa della maggiore densità dell'acqua. Un flusso d'acqua attraverso un generatore sottomarino possiede una densità di potenza di 36 kW/mq rispetto a 1,2 kW/mq tipico dell'aria che soffia in un rotore eolico. Ne risulta inoltre che, a parità di energia, la struttura sottomarina può essere notevolmente più piccola.
fonte:corriere.it

martedì 8 giugno 2010

Rapid 200-Fc : il primo aereo ad idrogeno in grado di volare senza emissioni inquinanti


In volo il primo aereo al mondo alimentato ad idrogeno. Si chiama Rapid 200-Fc ed è un aereo super tecnologico figlio di un importante progetto, Enfica-Fc, della Commissione Europea coordinato dal Politecnico di Torino. Il velivolo, Made in Italy al 70%, ha infatti concluso nei giorni scorsi positivamente i test, battendo il record mondiale di velocità e durata di volo. "E' stato uno sforzo immane ma ci siamo riusciti. Rapid 200-Fc è il primo aereo al mondo che vola a idrogeno. Siamo davvero contenti" afferma l'ingegnere Giulio Romeo, responsabile scientifico del progetto finanziato dalla Commissione europea e docente del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica e Spaziale del Politecnico di Torino che coordina la ricerca.

"Durante le prove, realizzate a fine maggio, l'aereo è rimasto in volo fino a 40 minuti ed ha raggiunto una velocità di 145-150 chilometri orari" spiega Romeo sottolineando che "si tratta del primo aereo al mondo ad idrogeno, mentre in Germania si sta sperimentando un moto-aliante ad idrogeno, ma è un tipo di 'macchina' ben diversa dalla nostra".

La sfida è cominciata il 20 maggio, con un primo test. L'aereo è decollato alle 15,27, in silenzio, dall'aeroporto di Reggio Emilia. L'aeromobile è quindi atterrato dopo 11 minuti di volo e dopo aver raggiunto i 700 piedi di altitudine. "A questa quota -spiega Romeo- è stato ottenuto un volo livellato a 130 km/h sfruttando l'energia proveniente dall'idrogeno. Il 'perfetto' volo di collaudo apre ora la strada alle prossime tappe dell'ambizioso progetto in grado di volare senza emissioni inquinanti". Ma la sfida di Rapid 200-Fc non si è fermata qui. Il 26 maggio gli scienti ed i tecnologi che lo hanno realizzato hanno puntato piu' in alto.

"Il 26 Maggio, infatti, -afferma Romeo- è stato stabilito un nuovo record mondiale di velocità per velivoli a motore di 135 km/h continuativi, pari a quattro passaggi continui su distanza di 3 km - Fai sporting code classe aeroplani, con picchi di 145-150 km/h per alcune decine di secondi in volo libero. Inoltre si è avuta un'autonomia di 40 minuti di volo". "Il precedente record, stabilito dalla Boeing ma con un moto-aliante, -ricorda il tecnologo italiano- è stato di 120km/h per 20 minuti di volo. Anche la Dlr ha effettuato un volo a fuel cell ma con un moto-aliante". Gli scienziati però non intendono fermarsi.

Nei prossimi giorni, il gruppo di lavoro tenterà di aumentare il record mondiale di velocità e di durata dei velivoli elettrici propulsi ad idrogeno. "L'aereo -spiega Romeo- ha infatti potenzialmente, con i sistemi ad oggi disponibili, un'autonomia di circa 1 ora e può raggiungere una velocità di crociera di 150-160 km/h unicamente grazie all'idrogeno, risultati mai raggiunti prima d'ora e che si tenteranno di ottenere a Reggio Emilia".

Questo "grande passo avanti nell'aeronautica italiana ed europea, -sottolinea- è stato reso possibile dal gruppo di lavoro composto da Gabriel Correa, Fabio Borello, Marco Pacino, Denny Chiono, Gianni Maffi che io coordino e dall'abilità del pilota sperimentatore, Comandante Marco Locatelli. Questo progetto -aggiunge Romeo- è in piedi grazie a quattro 'cervelli' italiani, 4 ricercatori che hanno deciso di accettare una doppia sfida: quella tecnologica e quella professionale. E Rapid 200-Fc è Made in Italy al 70%".

Partito nel 2006, il progetto si concluderà con i test finali di volo entro giugno. Dopo diverse prove di collaudo a terra di tutto il sistema, tra dicembre 2009 e febbraio 2010, si sono positivamente concluse le prime prove di rullaggio ad alta velocita' del velivolo a 'emissioni zero' quando Rapid 200-FC ha raggiunto una velocita' massima di 120 km/h. Il velivolo ha un'apertura alare di circa 10 metri, il lay-up finale e' stato effettuato con l'assistenza tecnica dell'importatore italiano della Skyleader - 'T&T Ultralight', ha un sistema propulsivo da 40 kW interamente elettrico e la potenza all'elica e' fornita da celle a combustibile da 20kW ad idrogeno gassoso.

Per garantire l'assoluta sicurezza delle operazioni di volo l'aeroplano dispone anche di una seconda fonte di energia costituita da un pacco batterie ai polimeri di Litio da 20 kW in grado di garantire potenza supplementare o alternativa durante il decollo e la salita iniziale. L'alimentazione del motore elettrico, infine, avviene tramite generazione di corrente ad alto potenziale in un sistema di ionizzazione e ri-combinazione dell'idrogeno (Pem) che ha come prodotto finale 100-110 Amps di corrente elettrica a 200-240 V, più vapori d'aria e acqua emessi a temperatura ambiente. Un'eccezionale e sofisticata elettronica di potenza è stata appositamente sviluppata dalla Ditta Mavel srl per garantire l'erogazione di 40 kW di potenza, necessaria al decollo, riuscendo nel difficile compito di contenere pesi e ingombri.

Il velivolo ed il sistema elettrico ed energetico sono stati sviluppati, su progetto di Giulio Romeo, e messi a punto dal team di 10 enti ed aziende coinvolte nel progetto 'Enfica Fc' (ENvironmentally Friendly Inter City Aircraft powered by Fuel Cells) della Comunità Europea. Il team è costituito dal Politecnico di Torino (It) (Capofila, Progetto del velivolo modificato e prove e sperimentazione di volo), Skyleader (Cz) (realizzazione del velivolo), Intelligent Energy (Uk) (progettazione e realizzazione delle Fuel Cells a idrogeno), APL (Uk) (ha curato i serbatoi e l'alimentazione d'idrogeno ad alta pressione), Mavel Elettronica (It) (progettazione e realizzazione di inverter e controllo elettronico della potenza), Universita' di Pisa (It) (prove in laboratorio del sistema elettrico).

Al progetto partecipano anche Israel Aircraft Industry, Université Libre de Bruxelles ed Evektor (Cz) per lo studio di fattibilità Aereo Inter-City, cioé ricerche di tipo più teorico che mirano a utilizzare concretamente in futuro i propulsori ad inquinamento zero per equipaggiare velivoli del segmento regional o intercity da 20-30 passeggeri.

Il progetto Enfica-Fc è stato selezionato dal comitato di programmazione aeronautica e spaziale della Comunità Europea tra centinaia di altri programmi presentati. Il costo del progetto è di 4.5 milioni di euro di cui 2.9 finanziati dalla Commissione Europea. "L'obiettivo -conclude Romeo- è quello di costruire un aeroplano funzionante ad idrogeno sfruttando al meglio la tecnologia 'a celle di combustibile' attualmente disponibile per creare un velivolo dimostratore in grado di collegare le città in volo eliminando totalmente l'impatto ambientale, ovvero a Zero CO2".

martedì 4 maggio 2010

ENERGIA SOLARE : ENI INAUGURA AL MIT IL 'SOLAR FRONTIERS CENTER'

Il Presidente del Massachussets Institute of Technology (MIT), Susan Hockfield e l'Amministratore Delegato di Eni, Paolo Scaroni hanno inaugurato oggi, nel campus del MIT, l'Eni-Mit Solar Frontiers Center.

Il Solar Frontiers Center, spiega Eni, promuove la ricerca sulle tecnologie solari avanzate attraverso progetti che spaziano dai nuovi materiali fotovoltaici alla produzione di idrogeno da energia solare.

''L'inaugurazione del centro - prosegue la societa' - rappresenta il fulcro della collaborazione siglata nel febbraio del 2008 tra Eni e il MIT, che nei primi due anni ha prodotto risultati rilevanti quali: la realizzazione della prima cella solare MIT ultraflessibile; la realizzazione della prima cella solare al mondo stampata su carta; progressi nella produzione di contatti metallici a partire da virus per le celle solari; lo sviluppo di celle solari che imitano il processo fotosintetico; progressi nella comprensione del processo seguito dalla fotosintesi per scindere le molecole di acqua; la realizzazione di un prototipo che massimizza il ritorno sull'investimento negli impianti solari termici a specchi parabolici per la distribuzione sostenibile dell'energia solare a concentrazione''.

sabato 10 ottobre 2009

Formula zero: A cento all'ora seduti sulle fuell cell


Da sempre i motori a fuel cell sono garanzia di silenzio: auto e scooter a idrogeno si muovono senza il minimo rumore, scontando la loro anima ecologica sul fronte della velocità. Ecco perché Formula zero, il campionato mondiale di go kart alimentati a idrogeno, nel suo piccolo costituisce una rivoluzione, facendo sfrecciare le sue piccole monoposto a più di 100 kilometri all'ora.
Per la prima volta sabato 10 e domenica 11 ottobre il campionato fa tappa in Italia, a Torino, nell'ambito di Uniamo le energie, kermesse dedicata alle fonti rinnovabili organizzata dalla Regione Piemonte. Nel Parco del Valentino, a due passi da uno dei circuiti storici di Formula Uno, ieri pomeriggio e questa mattina si sono svolte le sessioni di prove, oggi visita ai paddock come in un vero gran premio e domani alle 15 la partenza della gara. A sfidarsi, quattro go kart del campionato di Formula zero, riservato a team collegati a università o a centri di ricerca: Unizartech2 (Unizar University di Saragozza), Greenchoice Force (University of technology di Delft, Olanda), Imperial racing green (Imperial college di Londra), Zero emission racing team (Engineering school, Belgio).
Con un peso medio di 285 kilogrammi per mezzo (pilota escluso), i go kart di Formula zero esprimono una potenza elettrica di 46kW e raggiungono una velocità massima di 110 kilometri all'ora. "Mostrare una tecnologia sostenibile attraverso una gara che vede protagonisti giovani entusiasti è la miglior dimostrazione di quanto sia realistico immaginare un futuro pieno di veicoli a idrogeno", dice il direttore del campionato, l'olandese Eelco Rietveld. "L'appuntamento italiano di Formula zero assume un valore aggiunto a Torino, dove il futuro incontra il passato proprio nel segno dell'auto", fa notare Alessandro Battaglino, amministratore delegato dell'Environment park, organizzatore dell'evento. A compensare la mancanza di go kart italiani, l'esibizione – nei giorni di gara – di Idra2009, monoposto a idrogeno realizzata dal Politecnico di Torino.

mercoledì 7 ottobre 2009

caricabatterie a idrogeno

Niente piu'cavi da collegare alla presa elettrica: per ricaricare la batteria del cellulare in futuro potrebbe bastare un tubetto di idrogeno. La novita' arriva dall'Industrial Technology Research Institute di Taiwan, che ha messo a punto un sistema piu' economico ed ecologico per alimentare i telefonini. Il caricabatterie dovrebbe arrivare sul mercato non prima di tre anni e a un costo stimato di 30 dollari, piu' 30 centesimi per ogni ricarica.

lunedì 20 aprile 2009

IDROGENO: CENTRO IDROGENO A PORTO MARGHERA


- VENEZIA - ''Chi pensava che Venezia, la sua tecnologia e la sua ricerca fossero finiti, oggi ha la migliore risposta'': cosi', oggi, l'assessore veneto alle politiche del territorio Renzo Marangon all'inaugurazione del Centro Idrogeno di Porto Marghera, in Via delle Industrie. Il Centro Idrogeno e' un nuovo laboratorio di ricerca, realizzato grazie all'Accordo di programma per l'idrogeno sottoscritto nel marzo 2005 tra la Regione Veneto e il ministero dell'Ambiente. L'accordo ha visto un investimento complessivo di 10 milioni di euro di risorse pubbliche, per il Centro idrogeno e' stata messa a disposizione la somma di un milione di euro. Tra le applicazioni, anticipa l'assessore, l'alimentazione ad idrogeno delle automobili lungo la rete autostradale tra Venezia e l' Autobrennero, con stazioni di pompaggio sparse: ''Poche, ovviamente, all'inizio, ma questa e' solo una prima applicazione pratica dei risultati del Centro ricerche''. ''Qui - ha aggiunto Marangon - ci sono teste, investimenti e universita' che collaborano''. Ricordando l'inaugurazione, la settimana scorsa, del primo prototipo di barca alimentata a idrogeno, l'assessore ha sottolineato l'importanza del nuovo centro, realizzato in collaborazione con l'Universita' di Trento.

L'Hydrogen Park di Venezia ha da giovedì 16 aprile 2009 un cuore pulsante. È stato infatti inaugurato il Centro Idrogeno, un laboratorio di ricerca realizzato da Veneto Innovazione che nel distretto è chiamato a svolgere il ruolo di motore con particolare riguardo all'applicazione delle nuove tecnologie a idrogeno nei processi delle Pmi.

Va a posto così uno dei tasselli chiave del piano cofinanziato da Regione Veneto e ministero dell'Ambiente con 10 milioni di euro per proporre una serie di importanti alternative "pulite" alle lavorazioni industriali di Marghera, ma non solo, e che viaggia in parallelo con l'attività già avviata dall'Hydrogen Park, il distretto che vede coinvolta una dozzina di aziende con in testa Enel.
Proprio Enel sta concludendo il progetto più avanzato: la prima centrale elettrica a idrogeno al mondo. Un anno fa c'è stata la cerimonia della posa della prima pietra e la previsione è che entro la fine del 2009 possa essere avviata con una capacità produttiva che complessivamente raggiungerà i 16 megawatt. Il tutto per un costo di 47 milioni e con emissioni di anidride carbonica nell'aria pari quasi a zero. Ci sono poi altri progetti più o meno tecnici che stanno comunque rispettando i tempi di realizzazione. I più noti sono quelli che hanno portato a varare nei giorni scorsi un'imbarcazione alimentata a idrogeno; ci si sta provando anche sui bus e su diversi tipi di motori alimentati da celle a combustibile.

E ancora, al Park veneziano si lavora alla produzione di energia elettrica e termica da idrogeno ottenuto da biomasse, a sistemi integrati per piccoli impianti autonomi di riscaldamento e condizionamento sempre a idrogeno, alle tecnologie per l'accumulo ma anche a quel vasto campo di possibilità di utilizzo nelle aziende per il quale il Centro inaugurato ieri realizzerà le necessarie ricerche e sperimentazioni. È già tempo, come dicono a Hydrogen Park, di andare a mettere mano a un secondo programma di progetti da sviluppare perché le prospettive sono assolutamente interessanti. Il tutto partendo dal fatto che a Marghera l'idrogeno è una materia prima a bassissimo costo, quasi un materiale di risulta dai vari processi delle lavorazioni chimiche, in primis il cracking per la produzione dell'etilene.

Sul fronte della chimica di Marghera si stanno però nuovamente addensando nubi. Eni, infatti, ha chiuso i rifornimenti di etilene e dicloroetano alla Ineos. Il nuovo proprietario Fiorenzo Sartor, subentrato alla multinazionale inglese solo pochi giorni fa, non ha rispettato infatti le scadenze di pagamento sostenendo che Ineos a sua volta ha violato alcuni accordi. Con il risultato che il ciclo del cloro rischia di chiudere nel giro di pochi giorni.

martedì 24 giugno 2008

IMPRESA IDROGENO

ECO-ENERGIA: CELLE 'VERDI', PARTE IMPRESA IDROGENO EUROPEA 23-06-2008
(ANSA) - ROMA - Via libera all'FCH, l'impresa comune ''celle a combustibile e idrogeno''. Reso ufficiale il regolamento che l'istituisce con la pubblicazione in Gazzetta, nasce dunque l'ITC, l'impresa comune che ha lo scopo di sostenere la ricerca volta a promuovere lo sviluppo commerciale di convertitori di energia praticamente non inquinanti. Le celle a combustibile sono convertitori d'energia, molto silenziosi ed estremamente efficaci, che permettono di ridurre sensibilmente la produzione di gas a effetto serra e di sostanze inquinanti. Permettono una maggiore flessibilita' del mix energetico, in quanto possono funzionare sulla base dell'idrogeno e di altri combustibili, quali il gas naturale, l'etanolo e il metanolo. Le celle a combustibile alimentate con idrogeno sono convertitori d'energia intrinsecamente non inquinanti, poiche' il loro funzionamento genera soltanto vapore come prodotto di scarico. L'idrogeno puo' alimentare celle a combustibile o essere bruciato per produrre calore o azionare turbine o motori a combustione interna per il trasporto e la produzione di energia elettrica. E puo' inoltre anche servire per accumulare energia. L'impresa comune ha sede a Bruxelles, i suoi membri fondatori sono la Comunita' rappresentata dalla Commissione e il gruppo industriale europeo per l'iniziative tecnologica congiunta ''celle a combustibile e idrogeno''. Se ne prevede l'immediata entrata in esercizio per un periodo che terminera' il 31 dicembre 2017, con un budget comunitario stanziato di 470 milioni di euro come importo iniziale destinato a coprire i costi correnti. L'iniziativa si colloca all'interno della Piattaforma tecnologica europea ''Idrogeno e celle a combustibile'' che ha a disposizione un bilancio per il periodo 2007-2015 pari a 7,4 miliardi di euro un terzo del quale destinato alla ricerca e sviluppo. L'FCH ha l'ambizione di collocare l'Unione europea in prima linea nelle tecnologie delle celle a combustibile e dell' idrogeno e di permetterne la penetrazione commerciale sul mercato mondiale. Ha anche l'intento di sostenere la ricerca negli Stati membri in modo coordinato per superare le carenze del mercato e concentrarsi sullo sviluppo di applicazioni commerciali, di sovvenzionare l'attuazione delle priorita' di ricerca del settore e di incoraggiare l'aumento degli investimenti pubblici e privati destinati alla ricerca in questo campo.

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