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martedì 3 agosto 2010

turbine eoliche: Nel Mare del Nord nascono le turbine eoliche di nuova generazione


Nel Mare del Nord nascono le turbine eoliche di nuova generazione

Ali di gabbiano per l’energia pulita del futuro. Mentre l’eolico in Italia è associato in queste settimane ai faccendieri della P3, nel Mare del Nord si gioca una grande partita energetica. Ingegneri britannici, statunitensi, danesi e norvegesi pensano infatti a una nuova generazione di turbine in mare aperto. Come l’Aerogenerator, previsto per il 2014 da Arup, società di design che ha curato anche l’Expo di Shanghai e che ha coprodotto quest’evoluzione della pala eolica insieme con un consorzio universitario e con il finanziamento di gruppi come British Petroleum, Rolls Royce e Shell. Si tratta di un gabbiano d’acciaio rotante in alto mare (per questa collocazione il genere viene detto «offshore») con un’estensione alare di 275 metri per catturare l’energia dei venti d’ogni provenienza.

«C’è una grande corsa a questo tipo di tecnologia - ha spiegato Feargal Brennan, professore d’Ingegneria alla Cranfield University, ateneo a Nord di Londra, dove è stata ideata una parte dell’Aerogenerator -. Si tratta di una dura sfida, la cui posta in palio è il dominio del mercato globale dell’energia eolica». Un settore in cui, al momento, le turbine al largo della costa paiono il futuro. E l’energia eolica, a sua volta, viene considerata il domani delle energie rinnovabili, soprattutto perché costa meno delle altre: solare, geotermico e biomasse. Anche se tutte queste hanno un prezzo superiore del 50% rispetto a carbone e petrolio.

Così si spiega il fiorire di incentivi per la ricerca in questa direzione. L’Ue ha posto al 2020 l’obiettivo del 20% di energia da fonti rinnovabili. Un traguardo raggiungibile solo con nuove tecnologie più potenti e meno costose. Aerogenerator e molti progetti simili rispondono alla prima caratteristica. Producono infatti dal vento fino a 10 megawatt istantanei, più di quanto serve a 3.000 famiglie, dato che il contatore di casa scatta a 3 kilowatt. Una quantità di gran lunga superiore alle turbine su terra, che si aggirano sui 3 megawatt con sperimentazioni fino a 7 megawatt. Quelle in mare sono più produttive, perché catturano un vento che non incontra alberi o montagne. Ma costano ancora tanto. E questo è il loro limite. Si stanno costruendo soprattutto nel Mare del Nord perché ha fondali più bassi (20-30 metri) e venti più forti che il Mediterraneo.

Aerogenerator e altri progetti simili fanno parte della nuova generazione di queste turbine marine, che si definiscono flottanti. Simili a piattaforme, infatti, sono ancorate con cavi a fondali fino a 150 metri, raggiungendo così il pregio di poter essere costruite ovunque e non solo dove il mare è poco profondo. La maggior parte di queste turbine sono prototipi anglosassoni, come Britannia, che a parte il nome, utile a fluttuare in mari inglesi, è di produzione della società statunitense Clipper; e come quelle in costruzione da parte dell’azienda norvegese Sway. Anche in Italia ci sono movimenti nel settore. In Puglia, di fronte al Gargano, si pensa ad una di queste turbine flottanti. E al Politecnico di Torino, dove nel 2006 si brevettò il primo progetto al mondo di eolico d’alta quota, è allo studio un prototipo industriale, anche per l’offshore, con ali mobili, legate a terra con cavi sintetici, e pronte a catturare il vento fino a 500 metri. Si chiama Kite energy e Mario Milanese, responsabile del progetto, ne parla entusiasticamente: «E’ la grande novità che manca: per leggerezza dei materiali e dei costi può ricavare energia dal vento con un costo di produzione più basso di quello del petrolio. Si tratta di un obiettivo mai raggiunto, per cui tutto il mondo della ricerca sta lavorando».

fonte: lastampa.it

venerdì 30 aprile 2010

Eolico: in Germania il più grande impianto off-shore del mondo


Secondo uno studio l'energia dal vento riduce non solo le emissioni di CO2, ma anche i prezzi dell’elettricità.

I principali Stati europei stanno puntando sull'eolico per almeno quattro motivi: riduce le emissioni di CO2, è rinnovabile, non dipende dall'estero e, soprattutto, fa abbassare i prezzi dell'elettricità. Ma sembra che l'Italia vada nella direzione opposta. Sono di questi giorni, infatti, quattro notizie di segno diverso. È stato inaugurato martedì in Germania il più grande parco eolico off-shore al mondo, in grado di fornire energia a 50 mila abitazioni. Nello stesso giorno il rapporto Wind Energy and Electricity Prices afferma che l'energia prodotta dal vento riduce non solo le emissioni di anidride carbonica, ma anche i prezzi dell’elettricità. In Gran Bretagna è stato reso noto che i parchi eolici hanno superato la soglia dei mille MW di potenza installata e il Canada (grande produttore mondiale di petrolio e uranio) potrebbe arrivare a coprire il 20% di energia con il vento nel 2025. Questo mentre in Italia un deputato del Pdl rivolge al governo l'appello per bloccare il progetto di un impianto eolico nel golfo di Oristano e la procura della Repubblica di Cagliari, dopo quella di Roma, acquisisce gli atti riguardanti le domande per progetti sull'eolico in Sardegna.

GERMANIA - Alpha Ventus, questo il nome del parco eolico tedesco, ha conquistato alcuni primati mondiali. È il più grande off-shore e il più lontano dalla costa, 45 km a nord dell'isola di Borkum. L'inaugurazione si è svolta il 27 aprile su una piattaforma nel mare del Nord. Alpha Ventus è formato da dodici torri da 5 MW ciascuna, alte tra 148 e 155 metri, che appoggiano su basi di 700 tonnellate ancorate sul fondo marino a 30 metri di profondità. Per costruire Alpha Ventus sono stati impiegati 350 specialisti dei due colossi energetici E.on e Vattenfall, assistiti durante i lavori da 25 navi. Nel 2008 i tecnici hanno dovuto interrompere ripetutamente la costruzione a causa delle onde e del forte vento. Il rincaro del prezzo dell'acciaio ha invece fatto salire i costi a 250 milioni di euro, rispetto ai 190 milioni previsti. Il governo tedesco ha già autorizzato la costruzione di altri 24 parchi off-shore per un totale di 1.650 torri, 21 nel mare del Nord e tre nel Baltico. Ci sono progetti per altri 60 impianti in mare, anche perché sono numerose le proteste dei cittadini contro la costruzione di parchi eolici sulla terraferma per il rumore e il forte impatto ambientale. Contro i parchi eolici off-shore si schierano invece gli ambientalisti, che li ritengono un pericolo per gli uccelli migratori, soprattutto di notte, mentre sott'acqua gli ancoraggi minaccerebbero i cetacei.

GRAN BRETAGNA - I parchi eolici offshore del Regno Unito hanno superato la soglia dei mille MW di potenza installata grazie all'entrata in funzione in aprile degli impianti di Robin Rigg e di Gunfleet Sands. Lo riferisce l’associazione Renewable UK. «Nei primi tre mesi del 2010 gli investimenti privati dell’eolico off-shore hanno raggiunto i 500 milioni di sterline (circa 575 milioni di euro)», ha spiegato Maria McCaffery, direttore esecutivo di Renewable UK. I progetti off-shore presentati ammontano a una potenza complessiva di circa 40 mila MW, di cui 4 mila in costruzione o già approvati. «Stiamo ponendo le condizioni per sfruttare al massimo il potenziale delle nostre risorse eoliche, in modo da creare migliaia di posti di lavoro e produrre energia pulita e affidabile con i nostri mezzi», ha affermato Ed Miliband, ministro britannico dell'Energia e ambiente.

CANADA - Il Canada nel 2025 potrebbe arrivare a coprire il 20% della domanda elettrica grazie all'energia prodotta dal vento. Lo sostiene un rapporto realizzato dalla Confindustria canadese insieme all'Associazione canadese dell'energia eolica (Canwea). Gli investimenti necessari porterebbero un indotto di almeno 3 miliardi di dollari canadesi (2,25 miliardi di euro) solo per i servizi e la manutenzione degli impianti.

RIDUZIONE COSTI - Il rapporto Wind Energy and Electricity Prices, commissionato dall'Associaizone europea energia eolica (Ewea), analizzando il mercato dell’energia in Europa e in particolare in Germania, Belgio, Danimarca e Spagna, afferma che «una maggiore presenza dell’eolico riduce il prezzo dell’elettricità». Il risparmio varia fra 3 e 23 euro al MWh a seconda del contesto e della quantità di energia eolica prodotta. «È ben noto che l’energia eolica abbatte le emissioni di anidride carbonica. Ora abbiamo prove chiare che riduce anche il prezzo dell’elettricità per i consumatori», ha commenta il direttore esecutivo di Ewea, Christian Kjaer.

ITALIA - Ma in Italia, e in Sardegna in particolare, la resistenza all'eolico è forte anche a causa di procedure dubbie e personaggi dal passato discusso. Il deputato del Pdl Mauro Pili ha rivolto un appello al governo affinché blocchi il progetto dell'impianto eolico off-shore di Alba Rossa nel golfo di Oristano: 20 torri alte 180 metri su una superficie marina totale di 6,65 chilometri quadrati. Pili il 24 aprile ha presentato un'interrogazione urgente ai ministri competenti per chiedere lo stop alle autorizzazioni avviate dalla società Raddusa Energy di Bergamo. «La spregiudicatezza dei signori del vento non ha limite», scrive Pili. «Devono comprendere che la Sardegna non è una colonia» e, «se vi è unanime parere contrario» per «palese e conclamata violazione delle procedure e norme vigenti», «recedano dal malsano intento di portare avanti il progetto». Venerdì 23 aprile anche la procura della Repubblica di Cagliari, dopo quella di Roma, ha acquisito documenti relativi alla valutazione di impatto ambientale per un parco eolico in Sardegna presentato dalla società Vento Macchiareddu di Napoli. A Roma la procura indaga su episodi di presunta corruzione e al centro dell'inchiesta c'è il faccendiere Flavio Carboni. La giunta regionale sarda guidata da Ugo Cappellacci (Pdl) lo scorso anno ha bloccato le domande dei privati per parchi eolici e ha escluso la realizzazione di impianti off-shore.
fonte:corriere.it

martedì 25 agosto 2009

ENERGIA EOLICA:AD ANDALI (CZ) PARCO EOLICO DA 72 MILA MW


Sono gia' iniziati i lavori per la realizzazione del parco eolico ad Andali, comune in provincia di Catanzaro. Solgenera, costituita poco piu' di un anno fa dalla toscana Consiag spa (50,50 %) e Interconsulting srl (49,50%), ha infatti acquistato da Andali Energia il 90% delle quote del progetto che ha gia' ottenuto l'autorizzazione regionale.

Si tratta di un impianto formato da 18 aerogeneratori, che forniranno 72 mila MW di energia elettrica all'anno, coprendo il fabbisogno energetico di circa 65.500 abitanti. I lavori si concluderanno entro la fine del 2010.

In termini di impatto ambientale questo impianto da solo ridurra', ogni anno, l'immissione nell'atmosfera di 50.400 tonnellate di anidride carbonica (Co2); 180 tonnellate di ossido d'azoto (NOx), 100 tonnellate di anidride solforosa (SO2) e saranno risparmiate 16mila tep (Tonnellate equivalenti di petrolio). Questo e' solo uno dei progetti in corso di Solgenera che ha gia' siglato con amministrazioni locali in Puglia e in Sicilia importanti accordi di investimento anche per la progettazione, realizzazione e gestione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Gli impianti utilizzano la tecnologia a 'film sottile' a telloruro di cadmio capace di garantire una produttivita' maggiore su altre tecnologie piu' tradizionali. Di questi, per tre impianti nelle province di Lecce e Brindisi sono gia' iniziati i lavori per la realizzazione. Per altri impianti (per un totale di 20/25 MW), alcuni da realizzare su serre in modo da ottimizzare l'utilizzo sul territorio, e' gia' in corso l'iter autorizzativo e i lavori inizieranno entro la fine del 2009

domenica 2 agosto 2009

Tornado: eolico senza pale


È un prototipo, ancora per pochissimo però, perché la fase sperimentale è quasi conclusa. Secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un'alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Un comune toscano, Volterra, ha addirittura proibito la loro installazione per non deturpare il paesaggio del borgo.

TRE METRI DI ALTEZZA - «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull'energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c'è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L'aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l'energia elettrica».

PRIME MACCHINE DAL 2010 - I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l'Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini. Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui. Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall'ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell'acquae trasformarla in energia. E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico. Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

giovedì 16 luglio 2009

Kitegen: Eolico d'alta quota


Un lungo stelo alto 25 metri e sotto una strana cupola trasparente spunteranno dalla campagna il prossimo settembre a Berzano S. Pietro, in provincia di Asti. Lo stelo, o stem, sorreggerà un grande aquilone a forma allungata, analogo a un parapendio, ma di alcune decine di metri quadrati. Due potenti ventilatori lo innalzeranno in cielo, fino a 200 metri. «Ma ne basteranno 80 perché l'aquilone cominci a galleggiare nel vento per poi salire fino a 800 metri. E intanto lo stelo ne governerà le funi, facendogli compiere un volo calibrato. Con una portanza, in salita, che farà girare alternatori anche da tre megawatt. Poi, raggiunti gli 800 metri, basterà tirare una sola fune per mettere l'aquilone in scivolata d'ala (come se fosse una bandiera), quindi ritirare velocemente le funi quasi senza dispendio di energia, tornare a 400 metri, rimetterlo in portanza e ripetere la risalita oscillante, con connessa produzione di energia elettrica dai venti di alta quota. Il tutto per 5mila ore medie annue stimate, ben di più di una torre eolica normale». Una sorta di yo-yo energetico, un saliscendi continuo, ma altamente controllato.

Questa è la descrizione che Massimo Ippolito, fondatore della Sequoia Automation di Chieri, fa della sua prima creatura, il Kitegen-stem. È il primo prototipo al mondo di centrale elettrica da energia eolica di alta quota, oggi in fase di produzione e che dovrebbe cominciare a operare in autunno nel «laboratorio a cielo aperto», di Berzano, con l'aiuto del comune astigiano, «fino a farne un centro dimostrativo, di ricerca e di formazione su questa grande risorsa naturale che è il vento di alta quota».

Per Ippolito e il suo team è un passo avanti fondamentale, dopo oltre cinque anni di ricerche, sperimentazioni sul campo, errori e correzioni insieme a università, in primis il Politecnico di Torino. «Oggi abbiamo il progetto completo in produzione, ma quanti aquiloni abbiamo esplosi negli anni scorsi!». Eppure l'idea base del Kitegen si è dimostrata valida. «Siamo partiti dai nostri sensori, accelerometri tridimensionali, montati su aerei ultraleggeri. Li produciamo da una decina d'anni, e riusciamo a controllarne il volo, a più di mille metri d'altezza, con pochi metri di errore. E allora ci chiedemmo: perché non provare con l'ala di un aquilone, capace di sfruttare, almeno in teoria, i 3.600 terawatt del sistema eolico terrestre? Una risorsa naturale di due ordini di grandezza superiore ai 15 terawatt che oggi l'umanità produce».

Il vento di alta quota è però una brutta bestia. «A mille e più metri di quota tutto può muoversi a potenze quadratiche. Una raffica significa avere a disposizione non più di 20-30 millisecondi per reagire con il controllo computerizzato del l'aquilone. E non li avevamo, con i sistemi tradizionali. Per questo spaccavamo i kite».

La soluzione è lo stelo, una gigantesca canna da pesca flessibile «in alluminio con interno a nido d'ape, in polimeri speciali o in vetroresina riempita - ne proveremo tre tipi». Lo stelo, come la canna, forma un leggero angolo con le funi tese «e ci garantisce quei pochi metri angolari di margine elastico in grado di assorbire l'inizio delle raffiche, per poi consentire al sistema di reagire e rielaborare il profilo di volo». Come prendere all'amo un tonno, la canna si flette e dà il tempo per dare o tirare la lenza.

Il Kitegen è un sistema robotico sofisticato. «I sensori montati sul l'aquilone comunicano al computer di controllo i dati reali in quota. Il sistema parte con un modello grossolano basato sui dati meteorologici, ma in una decina di minuti si aggiusta e si ottimizza». E il braccio governa le traiettorie ottimali, e la salita e discesa dello yo-yo energetico.

«Vogliamo dimostrare che il kitegen-stem, con 5mila ore di volo annue per 20 anni, ripaga 70 volte se stesso in termini di energia e lavoro necessario a produrlo». Ovvero 20 volte una torre eolica tradizionale, o quanto frutta in termini energetici un giacimento petrolifero affiorante, di quelli dei tempi d'oro della corsa all'oro nero. E che oggi, quasi, non esistono più.

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martedì 23 giugno 2009

ENERGIA EOLICA: Basterebbe un sistema di turbine sul suolo americano per coprire il fabbisogno mondiale E avanzerebbe energia


Un recente studio condotto dai ricercatori di Harvard afferma che l’intero fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere soddisfatto dall’energia eolica. A costi competitivi e con tecnologie già disponibili.

L'umanità potrebbe sopravvivere utilizzando solo energia eolica. Ma c'è di più: basterebbe un sistema efficiente sul territorio americano per coprire l'intero fabbisogno mondiale.
Lo dice, e non è una provocazione, uno studio pubblicato (leggi il .pdf, in inglese) sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze Pnas da Michael McElroy, docente della School of Engineering and Applied Sciences alla Harvard University di Boston.

40 VOLTE IL CONSUMO GLOBALE - Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacità, per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricità, oltre cinque volte il consumo globale di energia in tutte le sue forme. L'energia in eccesso potrebbe anche farne scendere il prezzo, aprendo nuove prospettive ad altre tecnologie ecologiche, come le auto elettriche. Oggi l'eolico è pari al 42% di tutta la nuova capacità elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia.

IL METODO DI CALCOLO - Lo studio è stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3.300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocità dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E così hanno individuato la quantità di elettricità potenzialmente prodotta dalle turbine, sulla base della velocità dei venti, della densità dell'aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle eliche. Dunque, conclude l'indagine, una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacità sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale.

L’Anev, Associazione Nazionale Energia del Vento, stima in 16.200 MW il potenziale eolico reale del NOSTRO PAESE , pari a circa il 6,72% dei consumi totali (attualmente è dell'1,1%). Non poco, se si pensa che sono l’equivalente del fabbisogno domestico di 25 milioni di persone, che permetterebbero il risparmio di 107 milioni di barili di petrolio ed eviterebbero l’emissione di 22 milioni di tonnellate di CO2.

lunedì 8 giugno 2009

ENERGIA EOLICA: Scozia a tutto vento, 140 pale nell'East Renfrewshire per il più grande parco eolico d'Europa


Un impianto con 140 turbine in grado di FORNIRE corrente elettrica a oltre 180.000 famiglie. Sono i numeri del più grande parco eolico europeo che sorge nell'East Renfrewshire, in Scozia, e che sviluppa a piena potenza oltre 320 megawatt. Una cifra, questa, mai raggiunta da alcuna centrale eolica britannica. Il progetto è stato sviluppato e mandato in porto da ScottishPower Renewables, gruppo energetico controllato dall'iberica Iberdrola. Per migliorare ulteriormente il già mastodontico progetto, l'azienda ha chiesto al governo di Londra l'autorizzazione per piantare altre 81 pale, così da aggiungere altri 270 megawatt di potenza. Al momento ScottishPower Renewables è in attesa del via libera per le prime 36 turbine. Intanto, per non privare residenti e visitatori e rendere attrazione il più grande parco eolico d'Europa, l'azienda ha investito oltre due milioni di euro per costruire un centro di accoglienza che aprirà, con tutta probabilità, già da questa estate.

domenica 30 novembre 2008

centrale elettrica ad aquiloni .Con 200 aquiloni su un anello ruotante si avrebbe una potenza di mille megawatt, quanto un generatore atomico

CHIERI (Torino) - Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira. Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano.

A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.

Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile: produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.

KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.

E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.

A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo".

Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.

In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.

In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte".

Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.

Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".

domenica 8 giugno 2008

ECO-ENERGIA: NUOVO RECORD IMPIANTI EOLICI IN CINA

(ANSA) - Anche per quanto riguarda le rinnovabili la Cina batte un nuovo record. Nel solo 2007, infatti, gli impianti eolici installati hanno superato i 5 GW. L'obiettivo fissato dal Piano economico della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (Cnsr), che per il 2020 aveva previsto una potenza installata di 30 GW, di questo passo dovra' rivedere al rialzo le sue previsioni. Entro quella data, di questo passo, si potrebbero raggiungere, infatti, addirittura i 100 GW. La spinta a questa corsa e' partita dal 2005 quando il governo comunista ha approvato la legge sull'energia rinnovabile che ha incrementato la potenza installata, in un solo anno, del 60%. Nel 2007, poi, si sono raggiunti i 6GW portando la Cina al quinto posto nel mondo per l'eolico installato e, soprattutto, almeno il 70% dei componenti delle turbine eoliche debbono essere costruiti in Cina e il sistema ha messo in atto sofisticati sistemi di determinazione dei prezzi, incentivi fiscali e sovvenzioni che hanno favorito l'ingresso sul mercato dei produttori locali. Nel 2007 la capacita' produttiva di turbine, made in China, ha superato i 3 GW che dovrebbe essere raddoppiata nel 2008 e raggiungere le 10 - 15 GW entro il 1012, facendo della Cina anche un grande esportatore di impianti eolici. La misura essenziale e' stata quella della wind power pricing regulation, un meccanismo di offerta competitiva per determinare il costo dell'energia eolica, affiancata da gare di appalto insolitamente trasparenti e qualitative per gli standard cinesi, con l'esclusione delle offerte troppo basse che sarebbero di ostacolo allo sviluppo futuro dell'eolico in Cina. Le regioni piu' ricche di vento, Mongolia interna, Gansu e Jiangsu, sono gia' pronte a raccogliere la sollecitazione del premier cinese Wen Jiabao ad installare impianti eolici per produrre almeno 10 GW. Gia' oggi l'energia eolica cinese e' considerata piu' competitiva di quella prodotta con nucleare, gas, petrolio e si prevede possa competere con il carbone gia' nel 2015. Secondo il rapporto ''China's Wind Power Installation Capacity Statistics, 2007'', della China Wind Energy Association, ad oggi il primo produttore di impianti eolici del Paese e' proprio la cinese Goldwind con il 25,4% del mercato, seguita dalla spagnola Gamesa (17,7%), dalla danese Vestas (14,5), la quarta e' ancora cinese: la Sinovel con il 12,8, poi vengono General Electric (Usa, 8,3%), Dec (Cina, 4%), Suzlon (India, 3,7%), Nordex (Germania, 3,1%), NEG Micon (Usa, 2,6%) la joint venture CASC-Acciona (1,7%).

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