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martedì 3 agosto 2010

turbine eoliche: Nel Mare del Nord nascono le turbine eoliche di nuova generazione


Nel Mare del Nord nascono le turbine eoliche di nuova generazione

Ali di gabbiano per l’energia pulita del futuro. Mentre l’eolico in Italia è associato in queste settimane ai faccendieri della P3, nel Mare del Nord si gioca una grande partita energetica. Ingegneri britannici, statunitensi, danesi e norvegesi pensano infatti a una nuova generazione di turbine in mare aperto. Come l’Aerogenerator, previsto per il 2014 da Arup, società di design che ha curato anche l’Expo di Shanghai e che ha coprodotto quest’evoluzione della pala eolica insieme con un consorzio universitario e con il finanziamento di gruppi come British Petroleum, Rolls Royce e Shell. Si tratta di un gabbiano d’acciaio rotante in alto mare (per questa collocazione il genere viene detto «offshore») con un’estensione alare di 275 metri per catturare l’energia dei venti d’ogni provenienza.

«C’è una grande corsa a questo tipo di tecnologia - ha spiegato Feargal Brennan, professore d’Ingegneria alla Cranfield University, ateneo a Nord di Londra, dove è stata ideata una parte dell’Aerogenerator -. Si tratta di una dura sfida, la cui posta in palio è il dominio del mercato globale dell’energia eolica». Un settore in cui, al momento, le turbine al largo della costa paiono il futuro. E l’energia eolica, a sua volta, viene considerata il domani delle energie rinnovabili, soprattutto perché costa meno delle altre: solare, geotermico e biomasse. Anche se tutte queste hanno un prezzo superiore del 50% rispetto a carbone e petrolio.

Così si spiega il fiorire di incentivi per la ricerca in questa direzione. L’Ue ha posto al 2020 l’obiettivo del 20% di energia da fonti rinnovabili. Un traguardo raggiungibile solo con nuove tecnologie più potenti e meno costose. Aerogenerator e molti progetti simili rispondono alla prima caratteristica. Producono infatti dal vento fino a 10 megawatt istantanei, più di quanto serve a 3.000 famiglie, dato che il contatore di casa scatta a 3 kilowatt. Una quantità di gran lunga superiore alle turbine su terra, che si aggirano sui 3 megawatt con sperimentazioni fino a 7 megawatt. Quelle in mare sono più produttive, perché catturano un vento che non incontra alberi o montagne. Ma costano ancora tanto. E questo è il loro limite. Si stanno costruendo soprattutto nel Mare del Nord perché ha fondali più bassi (20-30 metri) e venti più forti che il Mediterraneo.

Aerogenerator e altri progetti simili fanno parte della nuova generazione di queste turbine marine, che si definiscono flottanti. Simili a piattaforme, infatti, sono ancorate con cavi a fondali fino a 150 metri, raggiungendo così il pregio di poter essere costruite ovunque e non solo dove il mare è poco profondo. La maggior parte di queste turbine sono prototipi anglosassoni, come Britannia, che a parte il nome, utile a fluttuare in mari inglesi, è di produzione della società statunitense Clipper; e come quelle in costruzione da parte dell’azienda norvegese Sway. Anche in Italia ci sono movimenti nel settore. In Puglia, di fronte al Gargano, si pensa ad una di queste turbine flottanti. E al Politecnico di Torino, dove nel 2006 si brevettò il primo progetto al mondo di eolico d’alta quota, è allo studio un prototipo industriale, anche per l’offshore, con ali mobili, legate a terra con cavi sintetici, e pronte a catturare il vento fino a 500 metri. Si chiama Kite energy e Mario Milanese, responsabile del progetto, ne parla entusiasticamente: «E’ la grande novità che manca: per leggerezza dei materiali e dei costi può ricavare energia dal vento con un costo di produzione più basso di quello del petrolio. Si tratta di un obiettivo mai raggiunto, per cui tutto il mondo della ricerca sta lavorando».

fonte: lastampa.it

martedì 23 giugno 2009

ENERGIA EOLICA: Basterebbe un sistema di turbine sul suolo americano per coprire il fabbisogno mondiale E avanzerebbe energia


Un recente studio condotto dai ricercatori di Harvard afferma che l’intero fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere soddisfatto dall’energia eolica. A costi competitivi e con tecnologie già disponibili.

L'umanità potrebbe sopravvivere utilizzando solo energia eolica. Ma c'è di più: basterebbe un sistema efficiente sul territorio americano per coprire l'intero fabbisogno mondiale.
Lo dice, e non è una provocazione, uno studio pubblicato (leggi il .pdf, in inglese) sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze Pnas da Michael McElroy, docente della School of Engineering and Applied Sciences alla Harvard University di Boston.

40 VOLTE IL CONSUMO GLOBALE - Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacità, per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricità, oltre cinque volte il consumo globale di energia in tutte le sue forme. L'energia in eccesso potrebbe anche farne scendere il prezzo, aprendo nuove prospettive ad altre tecnologie ecologiche, come le auto elettriche. Oggi l'eolico è pari al 42% di tutta la nuova capacità elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia.

IL METODO DI CALCOLO - Lo studio è stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3.300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocità dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E così hanno individuato la quantità di elettricità potenzialmente prodotta dalle turbine, sulla base della velocità dei venti, della densità dell'aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle eliche. Dunque, conclude l'indagine, una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacità sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale.

L’Anev, Associazione Nazionale Energia del Vento, stima in 16.200 MW il potenziale eolico reale del NOSTRO PAESE , pari a circa il 6,72% dei consumi totali (attualmente è dell'1,1%). Non poco, se si pensa che sono l’equivalente del fabbisogno domestico di 25 milioni di persone, che permetterebbero il risparmio di 107 milioni di barili di petrolio ed eviterebbero l’emissione di 22 milioni di tonnellate di CO2.

martedì 16 giugno 2009

ENERGIAE RINNOVABILI: 3 MILIONI DI POSTI LAVORO IN EUROPA LEGATI A ENERGIE RINNOVABILI


Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attivita' economiche ''verdi'' stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E' quanto rivela il nuovo studio del WWF ''Low carbon jobs for Europe'' (Lavori a basso contenuto di carbonio per l'Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.

Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilita' sostenibile e dei beni e servizi per l'efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attivita' estrattive, elettricita', gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio. E si prevede che l'economia ''low-carbon'', a basso contenuto di carbonio, continuera' a espandersi in futuro mentre l'impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuera' a diminuire.

''Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie 'amiche del clima' danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell'economia - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - L'economia pulita e' pronta a prendere il via, e se la politica continuera' a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l'Europa dovra' affrontare costi altissimi sia per l'economia che per l'ambiente''.

I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilita' sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l'efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori - in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilita' pubblica e settore edile - stanno registrando una crescita significativa.

Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.

A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico, Germania e Spagna per l'energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.

lunedì 8 giugno 2009

ENERGIA EOLICA: Scozia a tutto vento, 140 pale nell'East Renfrewshire per il più grande parco eolico d'Europa


Un impianto con 140 turbine in grado di FORNIRE corrente elettrica a oltre 180.000 famiglie. Sono i numeri del più grande parco eolico europeo che sorge nell'East Renfrewshire, in Scozia, e che sviluppa a piena potenza oltre 320 megawatt. Una cifra, questa, mai raggiunta da alcuna centrale eolica britannica. Il progetto è stato sviluppato e mandato in porto da ScottishPower Renewables, gruppo energetico controllato dall'iberica Iberdrola. Per migliorare ulteriormente il già mastodontico progetto, l'azienda ha chiesto al governo di Londra l'autorizzazione per piantare altre 81 pale, così da aggiungere altri 270 megawatt di potenza. Al momento ScottishPower Renewables è in attesa del via libera per le prime 36 turbine. Intanto, per non privare residenti e visitatori e rendere attrazione il più grande parco eolico d'Europa, l'azienda ha investito oltre due milioni di euro per costruire un centro di accoglienza che aprirà, con tutta probabilità, già da questa estate.

mercoledì 3 giugno 2009

ECO SOSTENIBILE: Samso l'isola a impatto zero


L'isola che c'è. Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero. Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica. Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l'energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia. Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell'elettricità dalla terra ferma. Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante. Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità. La scelta cade su Samso, un'isola dedicata all'agricoltura e all'allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell'energia rinnovabile» non è scontata. La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici. Ma c'è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l'isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all'estero (fino in Nuova Zelanda) all'insegna dell'agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri? «Scuotevano la testa, erano scettici — spiega Hermansen, intervenuto a Milano all'assemblea di Assocasa, associazione detergenti e specialità per l'industria e la casa —. Non riusciremo mai, dicevano i miei conterranei, siamo troppo pochi». Lui non si dà per vinto, organizza riunioni su riunioni, non si scoraggia davanti al conservatorismo delle persone che alle sue sollecitazioni rispondono: «Non siamo hippy». L'ex agricoltore sa come convincere i suoi conterranei, con l'arma del risparmio. L'utilizzo dell'energia rinnovabile, spiega a tutti, cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E a poco a poco anche i più riottosi cambiano idea. Tanto che oltre oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (a cui se ne aggiungono altri sulla terra ferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nel Nord dell'isola (oltre a tre altre centrali) molti proprietari, di loro iniziativa, hanno sostituito le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet. «Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche» dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy, una struttura (sostenibile al 100%), inaugurata nel 2006, come punto di riferimento per aziende, università e politici interessati all'esperienza dell'isola. E fonte di informazione e consulenza per gli abitanti «e i turisti, sempre più numerosi» (la Sardegna ha in corso una collaborazione con l'Accademia e qualche richiesta è arrivata anche da Puglia e Sicilia). Hermansen che passa almeno quattro mesi all'anno in giro per il mondo a raccontare di Samso (il settimanale Time l'ha inserito nella sua classifica 2008 degli «eroi per l'ambiente») non siede sugli allori. «Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20% ma siamo arrivati solo al 10%». La sua spina sul fianco poi, sono i trasporti. «Io ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti. Sarà la sfida dei prossimi anni: camion e auto alimentati dall'idrogeno generato dalle turbine eoliche» dice orgoglioso confidando nei progressi dell'industria dell'auto.

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