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martedì 28 dicembre 2010

pannelli solari: Il pannello solare che funziona al buio


Un team di ricercatori americani sta lavorando allo sviluppo di un pannello solare che può funzionare anche al buio. Prima di parlare di rivoluzione c'è ancora da risolvere qualche problema tecnico, ma gli scienziati sono ottimisti.

Il bello dei pannelli solari è che forniscono energia a costo zero. Il brutto dei pannelli solari è che funzionano solo di giorno. Ma presto le cose potrebbero cambiare.
Steven Novack, ricercatore presso l’Idaho National Laboratory, negli Stati Uniti, sta infatti lavorando allo sviluppo di celle solari nanotecnologihe che, almeno in teoria, dovrebbero funzionare anche di notte.

L’energia vien di notte...
Più della metà dell’energia proveniente dal Sole è nello spettro dell’infrarosso: durante il giorno viene assorbita dalla superficie terrestre e di notte viene rilasciata sotto forma di calore. Dal punto di vista concettuale l’idea di Novack è semplice: catturare questo calore e covertirlo in energia. Per raggiungere questo obiettivo ha sostituito le comuni cellule fotovoltaiche in silicio, che producono energia assorbendo fotoni e rilasciando elettroni, con delle microscopiche antenne che quando vengono colpite dalla radiazione infrarossa entrano in risonanza generando corrente alternata.

Sfide tecnologiche
Si tratta però di una corrente ad altissima frequenza, che per poter essere utilizzata deve essere stabilizzata e raddrizzata, cioè trasformata in corrente continua, grazie a speciali diodi sviluppati dall’Università del Colorado.
Il vero problema sono le antenne, che poter catturare le onde dell’infrarosso devono essere di una lunghezza variabile da qualche millimetro a pochi nanometri: al momento Novack e il suo team sono in grado di produrre antenne che funzionano solo ai margini dello spettro IR, ma contano di ampliare il proprio potenziale entro breve. Il primo prototipo sarà pronto tra qualche mese.
Attorno a questo progetto c’è una grande attesa, anche perchè, sulla carta, sembra essere molto promettente: i test effettuati fino ad ora hanno dimostrato che le celle all’infrarosso hanno un’efficienza del 46% rispetto al 25% delle celle fotovoltaiche in silicio tradizionali. Non solo: non richiedendo un’esposizione e un’inclinazione specifica dovrebbero presentare meno problemi di installazione e utilizzo.
Non resta che aspettare...
fONTE: http://www.focus.it/Scienza/news/il-pannello-solare-che-funziona-al-buio_21122010_98765.aspx

mercoledì 27 ottobre 2010

energia solare: In Usa la piu’grande impianto solare mondiale


Il governo americano ha dato il via libera alla costruzione in California del piu’ grande impianto solare del mondo. Lo ha annunciato il ministro degli Interni, Ken Salazar. Si compone di 4 centrali solari da 250 megawatt ciascuna, capace di produrre fino a 1.000 megawatt, sufficiente per alimentare da 300.000 a 750.000 abitazioni. Il progetto e’ della Solar Millennium LLC, che avra’ un prestito di 1,9 mld doll dal ministero; l’impianto si estendera’ su 2.842 ettari a Blythe (California).
fonte: Ansa

martedì 12 ottobre 2010

ENERGIA SOLARE:

Alcune aziende americane, norvegesi e cinesi annunciano di aver prodotto sistemi "a pellicola" applicabili su tutte le superfici e in grado di produrre energia elettrica. Ma siamo ancora nella fase dei prototipi, solo nel 2016 la produzione reale

La frontiera delle ricerca nel campo delle energie rinnovabili appartiene di sicuro alla nebulizzazione, cioé pannelli solari "spray" applicabili su qualunque superficie. Una tecnica favoleggiata già agli inizi del nuovo secolo, quella delle cellule solari che si spruzzano cioè come se fossero una lacca per capelli, che ricevette un forte impulso nel 2005 quando un gruppo di ricercatori dell'università di Toronto in Canada annunciò d'essere riuscito a produrre una plastica nanomerica. Non solo era in grado di sfruttare gli infrarossi solari per sviluppare energia elettrica, ma che per le sue proprietà chimico-fisiche poteva essere anche spruzzata sulla superficie di un edificio, di una macchina e anche dei vetri di casa come se fosse stata una vernice tradizionale.

Dalle potenzialità produttive portentose - almeno a livello teorico - la plastica solare pensata dai ricercatori canadesi sarebbe stata in grado di produrre 5 volte più energia elettrica di qualsiasi cellula solare che all'epoca era disponibile sul mercato. Sebbene al tempo i ricercatori avessero affermato che la nuova tecnologia era dietro l'angolo e avrebbe rivoluzionato il mercato del solare, fino ad oggi di applicazioni concrete e commercialmente appetibili non se ne sono ancora viste. La brillante idea dei ricercatori canadesi è rimasta quella che era: un'idea geniale che però non ha mai superato lo stadio del prototipo.

Le cose però adesso stanno per cambiare. E anche rapidamente. Una compagnia norvegese, la EnSol, ha infatti appena annunciato che entro il 2016 metterà in commercio una pellicola solare spruzzabile che potrà essere usata per dipingere qualsiasi superficie. Da quelle dei muri casalinghi, a quelle degli autoveicoli, agli steccati e anche i vetri delle finestre, in questo caso senza impedire il passaggio della luce.

A differenza della tecnologia annunciata nel 2005 dall'università canadese, quella della EnSol, grazie ad un nuovo metodo per la sua applicazione che sfrutta un processo simile a quello della parete fredda - quello che porta per esempio alla condensazione del vapore acqueo sulle finestre d'una macchina durante una giornata rigida - presenta dei grandi vantaggi pratici rispetto a tutte le altre soluzioni ipotizzate fino ad ora e si presta egregiamente all'applicazione sul vetro.

"Uno dei maggiori pregi della pellicola che si riesce a produrre con questo metodo è che la si può applicare senza nessuna difficoltà a qualsiasi superficie trasparente, anche alle finestre di casa, senza comprometterne le capacità intrinseche di far passare la luce, ad esempio", ha affermato Chris Binns, professore di nanotecnologia nel dipartimento di fisica e astronomia all'università di Liecester. Binns sta aiutando la EnSol a sviluppare un modello commerciabile della nanosostanza solare. "Ovviamente per produrre energia elettrica una parte della luce deve essere assorbita, diciamo un 8-10 per cento. Se lo si usa sulla finestre non si perde tanto, perché è come se ci fossero dei vetri affumicati. Quando la si applica alle pareti esterne di un edificio, e anche sui tetti, può essere usata come una vernice vera e propria, raggiungendo spessori più grandi che sono così in grado di produrre una maggiore quantità di energia". Alla EnSol sostengono che i loro pannelli spray sono in grado di convertire in energia elettrica oltre il 20 per cento dell'energia solare che assorbono.

Ma l'azienda norvegese non è l'unica a muoversi nelle atmosfere rarefatte della nanotecnologia solare. A farle compagnia ci sono anche cinesi e statunitensi. La prima, la CinHua, ha sviluppato un pannello solare che può essere usato per sostituire le finestre di un edificio. Usando le finistre prodotte da loro (che sebbene siano state presentate dal sito online Engadget all'inizio dell'anno sono ancora allo stato di prototipo), l'Empire State Building di New York (che di finestre ne possiede ben 6500) potrebbe produrre ogni giorno 13 kilowatt di energia elettrica.

Sul versante statunitense si distingue invece la New Energy Technologies che, in collaborazione con l'università della Florida meridionale, ha prodotto una vernice fotoreattiva - la SolarWindow - che può essere pure lei applicata ai vetri di una finestra e sulla cui tecnologia mantiene un riserbo strettissimo. Secondo la ditta americana, una finestra-pannello solare prodotta con il suo metodo ha un rendimento di 300 volte superiore a quello di un "pannello" tradizionale. Inoltre, a differenza delle vernici solari proposte dai suoi concorrenti, quella della New Energy Technology non solo può essere applicata a temperatura ambiente come si farebbe con qualsiasi vernice, ma riesce a produrre energia elettrica sia con la luce naturale che con quella artificiale.
FONTE:http://www.repubblica.it/ambiente/2010/09/26/news/pannelli_solari-7451450/?rss

giovedì 16 settembre 2010

FOTOVOLTAICO : pannelli solari che si riparano da sè e non abbassano le prestazioni col passare degli anni


Celle solari che si riparano da sè: così i pannelli non conoscono più il logorio della vita moderna, non diminuiscono le prestazioni con il passare degli anni ma, esattamente come le foglie, sono in grado di rimediare ai danni provocati dall’esposizione al sole.

La scoperta è stata descritta da un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology guidato da Michael Strano in un articolo pubblicato sull’ultimo numero del periodico scientifico Nature Chemistry. Non si parla ancora di applicarla ai pannelli solari in commercio. Ma per intanto…

L’articolo di Nature Chemistry è riservato soltanto agli abbonati. Il riassunto però è i libero accesso, e altre notizie si possono attingere da un comunicato stampa del Mit, il Massachusetts Institute of Technology.

Basta lasciare a lungo al sole un pezzo di carta o un frammento di plastica per rendersi conto dei danni e della degradazione. Anche ai pannelli solari, col tempo, succede una cosa analoga.

Gli alberi però (e più in generale la vegetazione) non subiscono danni dovuti all’esposizione ai raggi del sole perchè le molecole adibite a catturare la luce si spezzano e si riassemblano continuamente: così le strutture-base che catturano l’energia del sole sono sempre nuove di zecca.

Il gruppo di lavoro del Mit ha trovato il modo di imitare questo processo. Gli scienziati hanno creato un nuovo insieme di molecole auto assemblanti in grado di trasformare la luce del sole in elettricità. Queste molecole si possono ripetutamente spezzare e poi riassemblare rapidamente: come nelle foglie, appunto.

Solo che nel caso delle foglie il processo avviene grazie ad una reazione che coinvolge l’ossigeno. La sostanza ideata dal Mit invece si scinde e si ricompone in seguito all’applicazione di un solvente: torna nuova. E il processo è ripetibile.

Su Nature Chemistry complesso per l’energia solare che si rigenera chimicamente ed autonomamente. Solo il riassunto è di libero accesso; articolo completo riservato agli abbonati

Il comunicato stampa del Mit nuova tecnologia solare auto assemblante che si ripara da sola

Sulle Bbc News celle solari che si riparano da sole

ARTICOLO DI : http://www.blogeko.it/2010/i-pannelli-solari-che-si-riparano-da-se-e-non-abbassano-le-prestazioni-col-passare-degli-anni/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Blogeko+%28Blogeko.info%29&utm_content=Google+Reader

domenica 27 dicembre 2009

energia solare: Presto tecnologie solari applicate ai motori delle automobili

l mercato delle tecnologie solari nel settore auto e' ad oggi ancora limitato a pannelli fotovoltaici per fornire aria condizionata all'interno della vettura. Nuove soluzioni tecnologiche non piu' tese soltanto al comfort sono, pero', in arrivo e riguarderanno persino i motori. Questi argomenti sono stati oggetto di una recente ricerca di Frost & Sullivan http://www.automotive.frost.com, Executive Analysis of the Market for Solar Technology Applications in the European Automotive Industry. Le tecnologie prese in esame sono le celle solari al polisilicone, thin film e di terza generazione.

In particolare l'analisi sottolinea che "l'industria automobilistica e' nel bel mezzo di una fase evolutiva in cui i motori a combustione interna saranno progressivamente rimpiazzati da motori a batteria. Il crescente interesse nei confronti di veicoli ad emissione zero, la maggior spesa degli Stati per i veicoli elettrici, e la lunga lista di prototipi gia' in fase di studio punta verso un futuro dominato dai veicoli elettrici".

Nonostante cio', spiegano gli analisti di Frost & Sullivan, "l'automobile elettrica e' soggetta a critiche che riguardano i maggiori consumi energetici". La soluzione idonea e' ovviamente quella di utilizzare le energie alternative quali il solare e l'eolico per la ricarica delle batterie. I motori elettrici del futuro potrebbero essere alimentati dall'elettricita' generata da una rete solare o da stazioni di ricarica ad energia solare.

A tutt'oggi, le celle solari non sono una delle soluzioni preferite visto il rapporto tra l'alto costo e la resa in termini di emissione energetica. L'avanzamento tecnologico, pero', secondo l'analisi, "portera' ad un miglioramento di questo rapporto e ad una maggiore competitivita' delle celle solari nelle applicazioni automotive".

"Le celle solari arriveranno presto a costare quanto le altre forme di energia di rete -spiega l'analista di Frost & Sullivan Roshan Devadoss-. La parita' di rete si ottiene quando il costo dell'energia generata dalle celle solari equivale a quello generato usando il nucleare o gli idrocarburi. Una volta raggiunta questa parita', le celle solari smetteranno di essere un maggior costo e porteranno alla creazione di soluzioni per le auto a basso prezzo".

Dall'indagine emerge che oltre ai costi, uno dei maggiori freni all'uso delle celle solari nell'industria automobilistica e' il peso. I pannelli solari al polisilicone sono pesanti e portano ad una riduzione nella prestazione e nella durata delle batterie solari nelle vetture elettriche e negli ibridi, cosi' come l'efficienza energetica nelle vetture convenzionali. "I pannelli al polisilicone fanno aumentare il peso del veicolo e portano a maggiori costi operativi", spiega Devadoss.

Oltre alle celle al polisilicone, la ricerca di mercato sottolinea l'altra soluzione in commercio rappresentata dalle celle thin film, che hanno catturato l'attenzione delle case automobilistiche grazie alla loro flessibilita' e leggerezza.

Uno degli svantaggi di questa tecnologia e' la bassa efficienza energetica. Secondo l'analisi di Frost & Sullivan, pero', bisogna sottolineare che "le celle solari thin film non comportano costi elevati dal punto di vista del design e la innata flessibilita' consente di coprire superfici estese contrastando cosi' la bassa efficienza energetica".

"La ricerca ha portato allo sviluppo di tecnologie thin film e di terza generazione piu' leggere, robuste e flessibili, ma queste rimangono comunque meno efficienti del polisilicone'', conclude Devadoss.

martedì 27 ottobre 2009

Plasia: Superfici fotovoltaiche di spessore invisibile

Superfici fotovoltaiche di spessore invisibile all'occhio umano, applicabili anche su plastica perché prodotte non attraverso l'uso del laser ma per mezzo di un procedimento a freddo. E che dunque potremo trovare su fogli di plastica o in forma di pellicola avvolta come carta da parati. L'ultima delle tecnologie nate nell'Etna Valley promette di innovare il mercato dell'energia: si tratta della tecnica Ppd (Pulsed plasma deposition), utilizzata dal reattore appositamente progettato e costruito da un team di imprese hi-tech di Catania, che consente di ottenere semiconduttori a film sottile, "thin film", utilizzabili in sostituzione dei tradizionali wafer di silicio, molto più costosi e pesanti, nel settore fotovoltaico e in altri dispositivi microelettronici.

È il progetto battezzato "Plasia" (Progettazione e realizzazione di un sistema di deposizione al plasma di silicio amorfo su substrati plastici), realizzato, con un investimento di 1,9 milioni di euro di cui 610 mila provenienti dal Por 2000-2006, grazie alla collaborazione tra Università di Catania e le imprese dell'Etna Valley Advanced Technology Solutions (capofila, società con sedi anche in Francia e Singapore), MI Welding Technology, Meridionale Impianti, High Purity Technology Srl.

Il funzionamento del sistema è semplice: un piccolo reattore, nel quale si inserisce una pasticca del materiale scelto (ad esempio, silicio) copre la superificie collocata, il cosiddetto "target", di quella sostanza. Ma rilevante è la novità della tecnologia sperimentata nell'Etna Valley: la macchina lavora a temperature "basse", circa 80 gradi, mentre le altre oggi sul mercato si basano sul laser e funzionano a temperature di 400 gradi. «La macchina che abbiamo sviluppato – spiega Ada Di Stefano, ad di Advenced Technology Solutions – consente di depositare anche a livello nanometrico, cioè in spessori invisibili all'occhio umano, e a freddo, ovvero a temperature basse. Per questo è possibile utilizzare superfici che con il trattamento tradizionale si scioglierebbero, in primo luogo la plastica».

Le prime applicazioni del progetto riguardano soprattutto l'ambito del fotovoltaico. Dimentichiamo i pesanti e alti pannelli fotovoltaici sui tetti delle case: il thin film permetterà di generare energia dalle pareti, dalla vela di una barca o dalla custodia del notebook. E potremo comprarne pellicole al supermercato. Ovviamente, per ora si tratta di un'applicazione da laboratorio, per quanto collaudata e verificata, che richiede tra uno e due anni di lavoro per arrivare alla produzione industriale. Ma gli sviluppi sono già in cantiere: «Stiamo lavorando su un sistema roll-to-roll, ovvero un sistema continuo capace di fissare il materiale richiesto sul foglio, che noi immaginiamo di plastica, via via che questo scorre», dice Salvatore Raffa, presidente di Meridionale Impianti e del Distretto Etna Valley.

«Anche gli sviluppi successivi – aggiunge Di Stefano – sono stati notevoli rispetto al progetto iniziale, grazie soprattutto alla possibilità di deporre ossido di zinco, che è un ossido conduttivo trasparente». In questo caso il sistema può trovare applicazione nella sensoristica, perché consente di creare un rilevatore altamente sensibile su una superficie di appena 2 micron, in grado di individuare qualunque elemento che si depositi sulla superficie o qualunque "alterazione" ambientale.

venerdì 23 ottobre 2009

pannelli solari senza silicio al via in Italia

“La green economy è la nuova, grande frontiera industriale che gli imprenditori vogliono comprendere e cavalcare”.
Così disse Emma Marcegaglia la scorsa primavera. Dalle dichiarazioni ai fatti, per produrre pannelli solari il presidente della Confindustria sta per varare una fabbrica nuova a Lonate Pozzolo, vicino alla Malpensa: presidente il padre Steno, amministratore delegato l’uomo dell’energia del gruppo metallurgico Roberto Garavaglia, socia l’imprenditrice Marina Salamon. “Contiamo di aprire tra qualche trimestre, io spero un trimestre” anticipa a Panorama lo stesso Garavaglia.

“La linea produttiva è quasi tutta montata. A breve inizieremo le prove di funzionamento, ma, trattandosi di una novità tecnologica, prenderanno il tempo che ci vorrà”.
Garavaglia si schermisce. Però la notizia è ghiotta: nell’Italia del boom solare, infatti, mancano i produttori di pannelli nazionali. Le importazioni superano quota 98 per cento, gran parte dei profitti del settore esce dai confini.

“È vero, a livello produzione ci sono pochissime iniziative” conferma Garavaglia. «Non è facilecon concorrenti come i cinesi, che fabbricano pannelli a prezzi concorrenziali”.
La Arendì, come si chiama la nuova fabbrica italiana, proverà a fronteggiarli con una tecnologia innovativa: pannelli a film sottile che al posto del silicio, la materia prima tradizionalmente impiegata, utilizzano telloruro di cadmio. Si tratta di un brevetto messo a punto da un gruppo di professori dell’Università di Parma. Le loro ricerche hanno conquistato Marcegaglia e Salamon, al punto da indurle ad avviare la produzione su scala industriale associandoli nell’impresa.

Con la benedizione del ministero dell’Ambiente, che attraverso la Regione Lombardia ha contribuito con 9 milioni ai 30 dell’investimento complessivo, a Lonate si produrranno 220 mila pannelli l’anno. All’orizzonte, però, c’è la concorrenza interna di Enel e St, che a breve dovrebbero produrre pannelli “thin film” a Catania insieme al gigante giapponese Sharp. Una bella competizione, la Sharp è il numero uno.

lunedì 17 agosto 2009

fotovoltaico: La produzione di energia elettrica da parte delle imprese agricole


La produzione di energia elettrica da parte delle imprese agricole è attività connessa ai sensi dell'articolo 2135 del Codice civile. E come tale richiede il rispetto del cosiddetto "principio della prevalenza".

In sostanza l'attività fotovoltaica per il legislatore e l'amministrazione finanziaria è sostanzialmente analoga, ad esempio, alla produzione del vino con uve che devono essere ottenute prevalentemente dal proprio vigneto.

L'agenzia delle Entrate è così intervenuta con la circolare n. 32/E del 6 luglio 2009 per indicare quali siano i criteri da seguire per determinare la prevalenza dei prodotti propri ottenuti dall'azienda agricola in confronto a quelli acquistati presso terzi e utilizzati per la produzione di energia.

Come è noto l'articolo 1, comma 423, della legge n. 266/05 e successive modifiche, dispone fra l'altro che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, effettuate dagli imprenditori agricoli, costituisce attività connessa ai sensi dell'articolo 2135 del Codice civile e rientra nel reddito agrario.

La norma prevede quattro tipologie di energia da fonti rinnovabili che si possono ottenere in agricoltura e più precisamente: energia elettrica, calorica, carburanti e prodotti chimici.
L'energia elettrica e calorica possono essere ottenute da risorse agroforestali oppure fotovoltaiche; le produzioni agricola e zootecnica necessarie sia per la fabbricazione di energia elettrica e calorica, ma anche per il biodiesel e per i prodotti chimici devono essere ottenute prevalentemente dall'azienda agricola.

Non rientra nel settore agricolo la produzione di energia da fonti eoliche e nemmeno da risorse idriche e cioè mediante lo sfruttamento di salti d'acqua.
La citata circolare n. 32/E delle Entrate ricorda che la produzione di energia rientra in agricoltura a condizione che l'impresa agricola produca direttamente più del 50% delle risorse agroforestali necessarie per la produzione del biogas il quale a sua volta alimenta l'impianto di produzione di energia elettrica. Relativamente agli impianti fotovoltaici fissa una superficie minima di terreno coltivato pari ad un ettaro per ogni 10 kW di energia prodotta, fatta salva la franchigia di 200 kW la cui produzione è agricola in ogni caso (si veda l'apposito articolo in questa pagina).

Con riferimento alla produzione di energia elettrica con risorse agroforestali (foraggi, cereali, residui zootecnici eccetera) l'Agenzia non chiarisce se la natura delle biomasse come indicata nella circolare, debba riguardare l'intera produzione (di cui almeno il 51% prodotto e il 49% acquistato), oppure fatta salva la produzione del 51% di biomasse di provenienza agricola, l'altro 49% possa essere rappresentato ad esempio da rifiuti organici urbani. Riteniamo che il comma 423, articolo 1, della legge n. 266/05, non consideri espressamente questa fattispecie la quale però potrebbe essere consentita, anche in via interpretativa, in modo ufficiale dall'agenzia delle Entrate.

L'Agenzia ricorda che la prevalenza dei prodotti propri in confronto all'ammontare complessivo dei beni impiegati, va misurata in termini quantitativi se i prodotti acquistati sono delle medesima natura, ovvero nel caso in cui non sia possibile tale raffronto, occorre verificare il costo dei beni acquistati da terzi con il valore normale dei beni prodotti in azienda.

Nel caso in cui i beni prodotti non siano suscettibili di valutazione (esempio residui zootecnici) la prevalenza viene dimostrata confrontando l'energia prodotta con i prodotti propri con quella complessivamente prodotta.

L'inquadramento della attività di produzione di energia nell'ambito dell'agricoltura ha ovviamente riflessi importanti per effetto delle particolari agevolazioni ivi previste.

In primo luogo la classificazione agricola dell'attività comporta la tassazione ai fini delle imposte dirette sulla base del reddito agrario che si traduce in nessuna tassazione aggiuntiva tenuto conto che il soggetto che coltiva il terreno comunque dichiara la rendita catastale. A questo riguardo ha rilevanza la natura giuridica del soggetto che svolge la produzione di energia.

Ai fini previdenziali il titolare dell' attività mantiene la qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale e i lavoratori dipendenti vengono inquadrati nel l'ambito dei contributi agricoli unificati. Per tutte le altre normative fiscali e contributive il soggetto rimane inquadrato nell'agricoltura e così ad esempio può accedere alle sovvenzioni nell'ambito dei piani di sviluppo rurale, può costruire fabbricati strumentali senza il pagamento del contributo di costruzione eccetera.

martedì 11 agosto 2009

ENERGIA SOLARE; In Italia, A Rho, l'impianto fotovoltaico più grande del mondo


Sarà Rho, cittadina alle porte di Milano, a ospitare l’impianto fotovoltaico più grande al mondo. Verrà installato sul tetto della Nuova Fiera e con i suoi 270.000 metri quadrati di superficie (equivalenti a 38 campi da calcio) potrà sviluppare una potenza di picco di 18 MW.
Corrente elettrica alla meneghina. I pannelli saranno in grado di produrre oltre 15 milioni di kWh l’anno di corrente elettrica, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di 6.000 famiglie. Il nuovo impianto eviterà l’immissione nell’atmosfera di oltre 5.000 tonnellate di CO2: le stesse prodotte in un anno da 2.000 autovetture di media cilindrata che percorrono 15.000 km l'una. Secondo quanto dichiarato da Fondazione Fiera Milano, i lavori per la realizzazione dell’impianto inizieranno attorno alla fine di settembre e saranno completati entro il 2010. L'azienda che si aggiudicherà l'appalto dovrà prepararsi a sborsare non meno di 450.000 euro l'anno per l'affitto dei tetti e dai 70 ai 90 milioni di euro per realizzare la centrale fotovoltaica.
Dal Naviglio ai Pirenei. Attualmente il più grande impianto di questo tipo si trova a Saragozza, in Spagna, sui tetti dello stabilimento General Motors e ha una potenza di picco di 12 MW. Il più grande impianto italiano è invece a Serravalle Scrivia, sui tetti della Kme, e sviluppa una potenza di "soli" 4,7 MW.

giovedì 2 luglio 2009

Desertec: PANNELLI SOLARI NEL DESERTO NORD AFRICANO ( LIBIA )


Sembreranno file in­finite di sedie a sdraio, nella sabbia del deserto del Nord Africa. Blu, co­me lo sono i pannelli solari. Si chia­ma Desertec ed è un progetto da 400 miliardi (sì, miliardi) di euro che sarà lanciato il 13 luglio a Mo­naco. L’idea è del gigante assicurati­vo Munich Re, che ha messo insie­me un gruppo di imprese per realiz­zare un vecchio sogno: produrre energia pulita dove c’è molto sole ed esportarla in Europa. Secondo il piano, dal 2019 il Vecchio Continen­te potrebbe essere approvvigiona­to, per il 15% dei suoi consumi, da energia solare in arrivo dal Sahara. Alla conferenza ci saranno impre­se come Deutsche Bank, Siemens, Rwe, E.On, il governo di Berlino, la Lega Araba, il Club di Roma, centri di studio tedeschi e probabilmente anche imprese italiane e spagnole. Una cosa seria. Non risolverà il pro­blema della dipendenza energetica da aree politicamente instabili e non sarà facile da realizzare. Ma è il segno che il sole è pronto a fare un salto di qualità nell’economia del mondo e che la Germania dirige le danze. Nonostante il Paese non sia un paradiso tropicale, da quasi un ven­tennio i governi tedeschi — ancor più quello in carica di Angela Me­rkel — incentivano lo sviluppo del­le tecnologie per estrarre energia dal sole. Dal 2004 in modo aggressi­vo.

Il risultato di questa politica (e dell’amore dei tedeschi per l’am­biente) è che la Germania produce oltre il 14% dei suoi consumi elettri­ci da energie rinnovabili (anche vento e biomasse). Se ci fosse più sole, i risultati sarebbero straordi­nari. L’incentivo, simile a quello ita­liano ma precedente, consiste nel fatto che lo Stato compra dai priva­ti (anche famiglie) l’energia solare prodotta con pannelli e non consu­mata a un prezzo più alto di quello di mercato: un sussidio per incenti­vare le fonti rinnovabili. Interi quar­tieri, ad esempio in città come Fri­burgo e Ulm, hanno tetti a pannelli fotovoltaici. Alcune cittadine, Mar­burg per dire, tendono a rendere obbligatorio il sistema solare sul tetto. Grandi aree sono dedicate al­lo stesso scopo: a fine 2008, un ex campo d’aviazione della Germania Est — Waldpolenz — è diventato il primo o secondo parco fotovoltai­co del mondo: 40 megawatt. Nel Paese ci sono 160 istituti che fanno ricerca nel campo. Il primo produt­tore mondiale di celle fotovoltai­che è tedesco, Q-cell, e i grandi gruppi, a partire da Siemens, sono coinvolti nelle diverse fasi del pro­cesso. L’idea dei tedeschi è che quella del sole (ma anche del ven­to) sia l’industria del futuro, in gran parte destinata all’export. Tra dieci anni — calcola il professor Ei­cke Weber, del Fraunhofer di Fri­burgo, nel campo, l’istituto forse più importante al mondo — «l’energia solare costerà meno del­l’energia tradizionale, il fotovoltai­co avrà una grande diffusione.

I Pa­esi che si occupano in modo positi­vo e aggressivo di questa tecnolo­gia avranno un futuro migliore. In effetti, l’Italia se n’è resa con­to, almeno in teoria. Attraverso il Conto Energia (non troppo diver­so dal meccanismo tedesco), il mercato della Penisola è diventato il più generoso in Europa in fatto di sussidi (da 36 a 49 centesimi al chilowattora), tanto che attrae molti investitori dall’estero. Uno studio recente della Scuola di Ma­nagement del Politecnico di Mila­no prevede che nel 2011 si raggiun­geranno i 1.200 megawatt di poten­za fotovoltaica installata grazie agli incentivi del Conto Energia, cifra oltre la quale il sussidio dovrà cala­re. Ciò nonostante, lo stesso stu­dio stima che nel 2012 si possa arri­vare (nello scenario migliore) a 2.430 megawatt installati. Una for­te crescita: 37 mila impianti in eser­cizio, 5 mila dei quali creati nel pri­mo trimestre del 2009 (il mercato, oggi, vale mille miliardi, il triplo se si conta l’indotto). Non solo. L’Italia potrebbe esse­re — grazie al rendimento dei siste­mi fotovoltaici e al calo dei loro co­sti — il primo Paese al mondo a rag­giungere la parità dei prezzi di ener­gia solare e energia tradizionale: se­condo qualcuno già l’anno prossi­mo, più probabilmente un po’ do­po. I sussidi dovranno a quel punto essere ridotti fino ad arrivare a zero ma per il settore si aprirà una sta­gione nuova.

Il problema è che la burocrazia ne ostacola lo sviluppo, con cavilli, ostacoli e un sistema di autorizzazioni diverse da comune a comune. Anche così in Italia il setto­re attraversa un boom, che sarebbe maggiore se non ci fosse stata la cri­si finanziaria, la quale, calcola il Po­litecnico, nel 2009 farà perdere 300 megawatt di potenza installata. Il Vaticano ha messo i pannelli sulla Sala Nervi con un progetto ita­lo- tedesco, la Sicilia è giustamente all’avanguardia e a Noto si dovreb­be realizzare una delle centrali foto­voltaiche più grandi al mondo, l’Enel finirà quest’anno un impian­to da 5 megawatt con una tecnolo­gia innovativa. E il colonnello Gheddafi ha parlato poche settima­ne fa con l’amministratore delega­to dell’Eni Paolo Scaroni di un gran­de progetto per coprire di pannelli solari parte del deserto libico meri­dionale: energia a basso costo per i Paesi confinanti più poveri. Sedie a sdraio ovunque.

martedì 16 giugno 2009

ENERGIAE RINNOVABILI: 3 MILIONI DI POSTI LAVORO IN EUROPA LEGATI A ENERGIE RINNOVABILI


Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attivita' economiche ''verdi'' stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E' quanto rivela il nuovo studio del WWF ''Low carbon jobs for Europe'' (Lavori a basso contenuto di carbonio per l'Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.

Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilita' sostenibile e dei beni e servizi per l'efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attivita' estrattive, elettricita', gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio. E si prevede che l'economia ''low-carbon'', a basso contenuto di carbonio, continuera' a espandersi in futuro mentre l'impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuera' a diminuire.

''Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie 'amiche del clima' danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell'economia - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - L'economia pulita e' pronta a prendere il via, e se la politica continuera' a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l'Europa dovra' affrontare costi altissimi sia per l'economia che per l'ambiente''.

I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilita' sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l'efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori - in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilita' pubblica e settore edile - stanno registrando una crescita significativa.

Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.

A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico, Germania e Spagna per l'energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.

venerdì 15 maggio 2009

energia eolica , energia solare E CONTO ENERGIA


Qualche giorno fa l’assessore veneto all’Ambiente Federico Sboarina ha presentato lo studio commissionato ad AGSM che porterà a installare allo stadio Bentegodi di Verona il più grande impianto fotovoltaico d’Italia, in grado di generare 935 mila kWh all’anno.

I pannelli solari collegati alla griglia elettrica (in grado cioè di rivendere l’elettricità prodotta al gestore della rete) sono la tecnologia energetica che sta crescendo più rapidamente nel mondo, con aumenti del 50 per cento nel 2006 e nel 2007 secondo i dati raccolti nel Renewables 2007 Global Status Report della società REN21. L’accesso all’energia solare non è più, però, solo appannaggio delle grandi aziende e compagnie elettriche: grazie alla sempre più rapida evoluzione delle tecnologie (spinta dall’aumento del prezzo dei carburanti fossili e dalle esigenze ambientali del pianeta) e all’introduzione nella finanziaria 2007 del nuovo Conto Energia, oggi installare un pannello fotovoltaico è diventato un investimento in grado di ripagarsi interamente in pochi anni, permettendo addirittura di rivendere l’energia in eccesso alla compagnia elettrica.

In Italia le regioni che hanno maggiormente introdotto il fotovoltaico anche a livello privato sono quelle del Nord, come la Lombardia e il Veneto. Per molti versi, però, lo sfruttamento dell’energia solare è un’opportunità ancora maggiore per le soleggiate regioni del Sud, tra cui la Sardegna, dove la serie di incontri organizzati in collaborazione con Legambiente presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Sassari, sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico interessato a conoscere le opportunità offerte dai GAS, i Gruppi d’Acquisto per il Solare.

“La spesa per l’impianto di una casa di medie dimensioni si aggira intorno ai 20.000 euro - spiega Luciano Deriu, segretario regionale di Legambiente – e può essere recuperata in circa 8 anni se l’investimento è liquido o in 11 anni se finanziato da un prestito bancario. Attraverso gli incentivi offerti dal Conto Energia si possono ottenere risultati economici incredibili e sicuri”. Le difficoltà maggiori riguardano la scelta di un fornitore e le problematiche legate agli adempimenti legali, edilizi e naturalistici. “Per questo il GAS è fondamentale – prosegue Deriu. Più persone insieme sono in grado di trovare i fornitori migliori per l’installazione e la manutenzione, oltre che ottenere condizioni economiche più favorevoli dalle banche e risolvere più facilmente le questioni burocratiche”.

Il primo GAS in Sardegna è nato grazie a un’iniziativa del sindaco di Loceri, Carlo Balloi, che ha coinvolto oltre mille famiglie. In seguito sono nate altre iniziative simili anche in provincia di Sassari e ad Alghero, dove, appunto, la facoltà d’Architettura guidata dal professor Cecchini ha più volte riempito l’aula magna con persone interessate a saperne di più.

I pannelli solari di nuova generazione per le abitazioni sfruttano la capacità del silicio di trasformare l’energia solare in energia elettrica. Le tecnologie più comuni (che variano per prezzo e prestazioni) sono il silicio mono-cristallino, il silicio policristallino e il silicio amorfo, che costa meno e ha un tempo di vita inferiore. In generali i moduli fotovoltaici sono grado di durare anche 50-100 anni ma è presumibile che debbano essere cambiati ogni 25-30 anni per obsolescenza della tecnologia. La parte più piacevole è sicuramente la possibilità di dimenticare interamente la bolletta di luce e gas e persino rivendere l’energia in eccesso all’ENEL.

Dopo l’energia solare, la prossima fonte rinnovabile che potrà farsi strada verso le case degli italiani sarà l’energia eolica. In questo caso il funzionamento del generatore è ancora più semplice: una pala, spinta dal vento, trasforma l’energia cinetica in energia meccanica, che viene usata per generare energia elettrica. I problema legati all’utilizzo del “mini-eolico” sono soprattutto di natura estetica: è difficile ipotizzare l’installazione di troppe pale sui tetti della case o nelle tante aree tutelate dal punto di vista naturale e storico/architettonico. Dopo l’approvazione di una nuova normativa all’inizio del 2008 sono stati stanziati i primi fondi statali: “Bisognerebbe far rientrare la produzione di energia eolica nella produzione agricola, sfruttando campi e terreni con gli stessi incentivi – conclude Deriu, l’idea è di ‘Coltivare il Sole e il Vento con la Terra’”.

venerdì 8 maggio 2009

Risparmio energetico: come detrarre il 55%


Comunicazione sì, ma solo se i lavori durano per più anni d'imposta. L'agenzia delle Entrate ha pubblicato il modello che i contribuenti dovranno inviare per sfruttare la detrazione del 55% sul risparmio energetico. Il provvedimento – previsto dal decreto anticrisi – era atteso da tempo. Alla prova dei fatti, però, il nuovo adempimento riguarderà solo una minoranza dei contribuenti che effettuano interventi di riqualificazione energetica. Per tutti gli altri le regole rimarranno le stesse.

Cinque rate. La comunicazione alle Entrate deve essere inviata per i lavori che proseguono oltre il periodo d'imposta, per comunicare le spese sostenute negli anni precedenti a quello in cui i lavori sono terminati. Facciamo qualche esempio. Se il signor Rossi inizia i lavori quest'anno e li finisce entro il prossimo 31 dicembre, non ci sono cambiamenti rispetto alle regole attualmente in vigore. Rossi dovrà inviare la comunicazione al sito internet dell'ENEA entro 90 giorni dalla conclusione dell'intervento e potrà detrarre il 55% delle spese sostenute nel 2009 in cinque rate annuali di identico importo. Niente comunicazione alle Entrate, dunque.

Lavori «a cavallo». La novità riguarda coloro che iniziano i lavori nel 2009 e li finiscono nell'anno successivo. Immaginiamo che il signor Verdi paghi un acconto a settembre di quest'anno e versi il saldo solo ad aprile del 2010, dopo la conclusione dei lavori. Secondo le nuove regole, Verdi dovrà comunicare alle Entrate le spese che ha sostenuto nel 2009. Dovrà usare il modello predisposto dall'Agenzia e l'invio dovrà avvenire in via telematica entro il 31 marzo 2010. Mentre la comunicazione all'ENEA andrà fatta entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Casi particolari. I contribuenti che hanno iniziato i lavori nel 2007 o nel 2008 e li finiranno nel 2010 – caso più unico che raro, in effetti – dovranno inviare la comunicazione per le spese sostenute nel 2009. Ma se li finissero nel 2009 oppure se nel 2009 non venisse sostenuta alcuna spesa, la comunicazione non dovrebbe essere inviata. Altro caso particolare è quello riguardante i soggetti diversi dalle persone fisiche, con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare: dovranno inviare la comunicazione alle Entrate entro 90 giorni dal termine del periodo d'imposta in cui sono state sostenute le spese.

Lavori speciali. Non cambia nulla per gli interventi agevolati e i limiti di spesa. La detrazione è riconosciuta per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, sull'involucro di edifici esistenti, di installazione di pannelli solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale.

VEDI ANCHE : ENEA

lunedì 23 febbraio 2009

PANNELLI SOLARI del FUTURO CON IDROGENO SPRAY


(ANSA) - ROMA - In un futuro non troppo lontano sara' possibile spruzzare un film di idrogeno per rendere i pannelli solari piu' economici e competitivi sul mercato. Questa l'idea di un progetto, nato dalla collaborazione tra l'Australian National University (ANU), Spark Solar Australia e l'azienda finlandese Braggone Oy, che ha come obiettivo quello di creare un componente fluido da spruzzare sui pannelli. Il progetto, che avra' durata triennale, dovrebbe consentire di ''spruzzare un film di idrogeno ed uno di materiale non riflettente su un nastro trasportatore'' spiega Spark Solar. Il costo previsto per la ricerca sara' di 1,85 milioni di dollari. La societa' Spark Solar Australia prevede di produrre, entro il 2010, otto milioni di celle solari, sufficienti per alimentare 10.000 case australiane e creare piu' di 100 posti di lavoro. Un altro progetto invece, studiera' i metodi per cambiare la superficie delle celle solari per renderle piu' efficienti. Il progetto sara' portato avanti dall'ANU, riconosciuta come leader della ricerca e sviluppo sul fotovoltaico a livello internazionale e dalla societa' tedesca GP Solar. Entrambi i progetti prevedono che sara' possibile senza avere alcuna perdita a livello qualitativo: ''Le celle - afferma Keith McIntosh, della Australian National University - saranno della stessa qualita' di quelle tradizionali, ma molto piu' economiche''.

lunedì 6 ottobre 2008

Pannelli solari flessibili e sottili

Abbastanza elastiche da potersi arrotolare intorno a una matita, sufficientemente trasparenti da poter ricoprire i vetri dei palazzi e i finestrini delle automobili. Sono le nuove celle solari messe a punto dai ricercatori americani dell’Università dell’Illinois. La scoperta, pubblicata su Nature Materials, apre la strada a un nuovo modo di trattare il silicone, materiale di base per la costruzione dei pannelli solari, consentendo di tagliarlo in strati supersottili che possono poi essere applicati su superfici flessibili.

Ciò renderebbe il prodotto finale assai più facile sia da trasportare, con la creazione di grandi fogli arrotolati, sia da utilizzare “Le pellicole ottenute”, spiega John Rogers, che ha guidato la ricerca, “potrebbero essere usate per ricoprire le facciate dei palazzi, creando così nuove opportunità per l’energia solare”.

In un’America sempre più preoccupata per l’aumento del costo del petrolio e più sensibile al tema del riscaldamento globale, la domanda di energia solare è in crescita. Già molte aziende producono pannelli solari sottili, che però hanno lo svantaggio di essere meno efficienti nel convertire il sole in energia elettrica rispetto ai pannelli tradizionali. La tecnologia sviluppata dall’Università dell’Illinois promette robustezza, efficienza e anche il superamento di due grossi limiti: rigidità e fragilità. Il tutto grazie alla possibilità di tagliare strati da 10 a 100 volte più sottili delle cialde di silicone di partenza, che possono essere usati come fossero francobolli, e”incollati” sulle superfici più diverse come se vi fossero stampati sopra.

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