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giovedì 4 marzo 2010

OGM: ENTRO 2011 DA BASF COLTIVAZIONE PATATE DESTINATE A USO UMANO

Il gruppo tedesco Basf, dopo aver ricevuto il via libera dalla Commissione Europea per il brevetto della patata OGM Amflora, ha reso noto di voler avviare entro il 2011 la coltivazione di altre due patate geneticamente modificate, una delle quali sara' destinata al consumo umano.

''Stiamo lavorando su altri prodotti, fra cui una patata resistente alla peronospora, una forma di malattia delle piante che nel XIX secolo fu responsabile della grande carestia irlandese'', ha detto il portavoce della societa' all'Afp.

Questa patata, che e' stata battezzata 'Fortuna', sara' destinata all'alimentazione umana ed e' stata creata da una varieta' europea e contiene dei geni della patata sud-americana, che le permetteranno di resistere a questa malattia, ha spiegato il portavoce, precisando che degli esperimenti sulla nuova coltura sono gia' stati fatti in ''Svezia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Repubblica Ceca'' e ''che la societa' vuole chiedere l'autorizzazione'' alla Commissione europea per la produzione.

mercoledì 3 marzo 2010

OGM: SCESI A 6 SU 27 I PAESI EUROPEI CHE LI COLTIVANO

Dopo il divieto posto anche in Germania nell'aprile 2009, si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi Europei dove si coltivano organismi geneticamente modificati (ogm) con un drastico crollo del 12 per cento delle semine che ha interessato tutti i paesi interessati (Spagna, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia), tranne la Polonia che ha mantenuto la stessa superficie coltivata, mentre solo per il Portogallo e' aumentata. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti dopo la fine della moratoria Ue con il via libera alla prima patata transgenica e l'annuncio della Commissione Europea di presentare entro l'estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno ogm sul proprio territorio, invertendo l'attuale quadro normativo.

Dall'analisi del rapporto annuale 2009 dell'''International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications'' (ISAAA) emerge che - sottolinea la Coldiretti - la coltivazione ogm in Europa interessa solo sei Paesi e riguarda solo il mais bt geneticamente modificato, la cui la superficie coltivata nel 2009 si e' drasticamente ridotta da 107719 ettari a 94750 ettari, pari a molto meno dello 0,001 per cento della superficie totale di 160 milioni di ettari coltivati in Europa. Questo nonostante siano ormai 35 gli organismi geneticamente modificati autorizzati in Europa (19 di mais, 6 di cotone, 3 di colza, 3 di soia, 1 di barbabietola, 1 di patata, 1 microrganismo), dopo il via libera comunitario alla commercializzazione di altre tre varieta' di mais geneticamente modificato, oltre alla coltivazione e commercializzazione della patata Amflora.

Per quest'ultima, fortemente contrastata a livello internazionale, va registrato per ultimo lo stop dell'ottobre 2009 del Sud Africa che ne ha bloccato l'introduzione in commercio, sostenendo che la tecnologia non mostra vantaggi significativi per i produttori e incontra forti resistenze nei consumatori.

martedì 2 marzo 2010

OGM: CRESCONO NEL MONDO DEL 7% MA AFFAMATI ANCORA +9%


Nel 2009 gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9 per cento arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello piu' alto dal 1970 secondo la Fao, nonostante l'aumento del 7 per cento dei terreni coltivati con organismi geneticamente modificati (ogm), che hanno raggiunto i 125 milioni di ettari nei 25 soli paesi dove sono coltivati nel mondo. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del rapporto annuale 2009 dell' ''International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications'' (Isaaa).

Il record di persone che soffrono la fame e' stato raggiunto proprio nell'anno in cui, sottolinea la Coldiretti, si e' avuta un forte aumento degli ogm nei paesi in via di sviluppo, dove la crescita e' stata superiore alla media mondiale (+13 per cento) e dove oggi si trovano quasi la meta' (46 per cento) dei terreni coltivati a biotech nel mondo.

Il pressing delle multinazionali, che e' fallito in Europa dove le semine sono calate del 12 per cento, ha avuto invece successo nei paesi meno sviluppati dove pero' le coltivazioni ogm non solo non hanno quindi risolto il problema della fame, ma, continua la Coldiretti, hanno anche aggravato la dipendenza economica dall'estero. Una situazione di cui stanno prendendo coscienza numerosi Paesi come dimostra la scelta del governo indiano nel 2010 di respingere al mittente la prima melanzana modificata geneticamente (ogm) pronta ad arrivare sul mercato.

lunedì 30 novembre 2009

infezioni micotiche: nella buccia della zucca e' contenuta una proteina in grado di combattere le infezioni fungine

Nella notte di Halloween allontanano i fantasmi. Ma non solo, le zucche sono in grado anche di tenere alla larga le infezioni micotiche. Ad affermarlo e' uno studio coreano della Chosun University pubblicato su ACS' Journal of Agricultural and Food Chemistry, secondo cui nella buccia dell'ortaggio e' contenuta una proteina in grado di combattere le infezioni fungine, e in particolare quelle che determinano la Candida albicans, un tipo di micosi tra le piu' diffuse che causa infezioni vaginali e dermatiti da pannolino nei neonati. La proteina, fanno sapere i ricercatori, e' anche in grado di bloccare la crescita di diversi funghi che attaccano le colture: attualmente e' infatti allo studio l'applicazione della sostanza anche come fungicida agricolo.

venerdì 11 settembre 2009

moria delle api :neonicotinoidi saranno sospesi anche per la prossima annata agraria.

''Da quando ci siamo noi le api dormono sonni tranquilli e confermo ufficialmente che la Commissione del ministero della Salute proprio questa mattina ha deciso che i neonicotinoidi saranno sospesi anche per la prossima annata agraria. Tecnicamente e scientificamente abbiamo avuto la dimostrazione che, grazie alla sospensione dei concianti del mais, quest'anno si sono registrate soltanto due segnalazioni di mori'e di api contro le decine e decine di delle campagne precedenti. Dovremo ora avviare un percorso comune con l'industria chimica per individuare pratiche alternative, visto che non possiamo rinunciare al milione e 200mila alveari che abbiamo in Italia. Appare inoltre chiaro, infine, che non c'e' alcuna correlazione tra il non impiego dei neonicotinoidi e la comparsa della diabrotica, problema che stiamo comunque monitorando''.

Queste le dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole Luca Zaia nel corso dell'odierna conferenza stampa al SANA di Bologna. ''Gli Apicoltori italiani non possono che dirsi soddisfatti per questa notizia - afferma il presidente della FAI - Federazione Apicoltori Italiani Raffaele Cirone - che va nella direzione auspicata dall'intero comparto apistico nazionale. Siamo inoltre pronti a sostenere l'azione del ministro per l'avvio di ogni forma di collaborazione stabile tra apicoltori, agricoltori, istituzioni e industria chimica, affinche' l'indispensabile azione impollinatrice delle api sia tutelata in quanto primo fattore della produzione agricola nazionale''.

''Per quanto ci riguarda, non esistono pregiudiziali ideologiche - ha proseguito il presidente della FAI - che possano minare lo storico e felice rapporto di collaborazione tra mondo apistico e agricolo. Tanto che, a questo tema, intendiamo dedicare il Congresso mondiale di apicoltura del 2013 per la cui candidatura l'Italia si sta proponendo proprio in questi giorni''.

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lunedì 17 agosto 2009

fotovoltaico: La produzione di energia elettrica da parte delle imprese agricole


La produzione di energia elettrica da parte delle imprese agricole è attività connessa ai sensi dell'articolo 2135 del Codice civile. E come tale richiede il rispetto del cosiddetto "principio della prevalenza".

In sostanza l'attività fotovoltaica per il legislatore e l'amministrazione finanziaria è sostanzialmente analoga, ad esempio, alla produzione del vino con uve che devono essere ottenute prevalentemente dal proprio vigneto.

L'agenzia delle Entrate è così intervenuta con la circolare n. 32/E del 6 luglio 2009 per indicare quali siano i criteri da seguire per determinare la prevalenza dei prodotti propri ottenuti dall'azienda agricola in confronto a quelli acquistati presso terzi e utilizzati per la produzione di energia.

Come è noto l'articolo 1, comma 423, della legge n. 266/05 e successive modifiche, dispone fra l'altro che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, effettuate dagli imprenditori agricoli, costituisce attività connessa ai sensi dell'articolo 2135 del Codice civile e rientra nel reddito agrario.

La norma prevede quattro tipologie di energia da fonti rinnovabili che si possono ottenere in agricoltura e più precisamente: energia elettrica, calorica, carburanti e prodotti chimici.
L'energia elettrica e calorica possono essere ottenute da risorse agroforestali oppure fotovoltaiche; le produzioni agricola e zootecnica necessarie sia per la fabbricazione di energia elettrica e calorica, ma anche per il biodiesel e per i prodotti chimici devono essere ottenute prevalentemente dall'azienda agricola.

Non rientra nel settore agricolo la produzione di energia da fonti eoliche e nemmeno da risorse idriche e cioè mediante lo sfruttamento di salti d'acqua.
La citata circolare n. 32/E delle Entrate ricorda che la produzione di energia rientra in agricoltura a condizione che l'impresa agricola produca direttamente più del 50% delle risorse agroforestali necessarie per la produzione del biogas il quale a sua volta alimenta l'impianto di produzione di energia elettrica. Relativamente agli impianti fotovoltaici fissa una superficie minima di terreno coltivato pari ad un ettaro per ogni 10 kW di energia prodotta, fatta salva la franchigia di 200 kW la cui produzione è agricola in ogni caso (si veda l'apposito articolo in questa pagina).

Con riferimento alla produzione di energia elettrica con risorse agroforestali (foraggi, cereali, residui zootecnici eccetera) l'Agenzia non chiarisce se la natura delle biomasse come indicata nella circolare, debba riguardare l'intera produzione (di cui almeno il 51% prodotto e il 49% acquistato), oppure fatta salva la produzione del 51% di biomasse di provenienza agricola, l'altro 49% possa essere rappresentato ad esempio da rifiuti organici urbani. Riteniamo che il comma 423, articolo 1, della legge n. 266/05, non consideri espressamente questa fattispecie la quale però potrebbe essere consentita, anche in via interpretativa, in modo ufficiale dall'agenzia delle Entrate.

L'Agenzia ricorda che la prevalenza dei prodotti propri in confronto all'ammontare complessivo dei beni impiegati, va misurata in termini quantitativi se i prodotti acquistati sono delle medesima natura, ovvero nel caso in cui non sia possibile tale raffronto, occorre verificare il costo dei beni acquistati da terzi con il valore normale dei beni prodotti in azienda.

Nel caso in cui i beni prodotti non siano suscettibili di valutazione (esempio residui zootecnici) la prevalenza viene dimostrata confrontando l'energia prodotta con i prodotti propri con quella complessivamente prodotta.

L'inquadramento della attività di produzione di energia nell'ambito dell'agricoltura ha ovviamente riflessi importanti per effetto delle particolari agevolazioni ivi previste.

In primo luogo la classificazione agricola dell'attività comporta la tassazione ai fini delle imposte dirette sulla base del reddito agrario che si traduce in nessuna tassazione aggiuntiva tenuto conto che il soggetto che coltiva il terreno comunque dichiara la rendita catastale. A questo riguardo ha rilevanza la natura giuridica del soggetto che svolge la produzione di energia.

Ai fini previdenziali il titolare dell' attività mantiene la qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale e i lavoratori dipendenti vengono inquadrati nel l'ambito dei contributi agricoli unificati. Per tutte le altre normative fiscali e contributive il soggetto rimane inquadrato nell'agricoltura e così ad esempio può accedere alle sovvenzioni nell'ambito dei piani di sviluppo rurale, può costruire fabbricati strumentali senza il pagamento del contributo di costruzione eccetera.

martedì 11 agosto 2009

Aborigeni: vogliono lo sviluppo industriale


Diritti contro diritti. Difesa dell’ambiente contro sviluppo. Ecologisti contro aborigeni. Co­me l’India e la Cina che resistono ai tagli delle emissioni inquinan­ti in nome della crescita econo­mica, così a Cape York, penisola ancora incontaminata nel nord dell’Australia, le popolazioni in­digene dicono «no» alle riserve protette per tutelare la loro emancipazione.

Nei 14 milioni di ettari di fore­ste, savane e mangrovie nello sta­to del Queensland, una legge del 2005 — il Wild Rivers Act — con­sente di limitare ogni attività in­dustriale e agricola in prossimità di specifici corsi d’acqua. Solo tre, fino all’aprile di quest’anno. Ma adesso gli ambientalisti del­l’organizzazione australiana «Wil­derness Society» vogliono tra­sformare in zone protette i baci­ni di altri dieci fiumi. «Se questo avverrà, lo sviluppo sarà impedi­to nell’80% delle terre» protesta­no gli aborigeni di Cape York, una comunità di circa 8 mila per­sone, la maggioranza della popo­lazione. Sotto attacco anche il go­verno laburista del Queensland, accusato di sostenere il piano ecologista per compiacere i Verdi australiani. «Rispettando alcune condizioni, le attività come l’ac­quacoltura e l’allevamento potranno continuare» ha cercato di spegnere le polemiche il ministro dell’Ambiente.

Senza risultati: solo pochi giorni fa gli aborigeni han­no interrotto un ga­là degli ecologisti a suon di picchetti e travestimenti da koa­la. Il leader della prote­sta è l’avvocato Noel Pe­arson, impegnato fin da­gli anni ’90 in difesa dei nati­vi. «Con dieci fiumi protetti, scompariranno anche le coltiva­zioni necessarie al sostentamen­to — spiega —. Vogliono condan­narci ad aiuti sociali perpetui».

Nonostante le scuse ufficiali del premier laburista Kevin Rudd e le sue iniziative per ridur­re le discriminazioni, gli aborige­ni — il 2% della popolazione, ri­conosciuti cittadini australiani nel 1967 — vivono in condizioni di forte svantaggio rispetto al re­sto della popolazione. Secondo un rapporto diffuso due settima­ne fa dal Consiglio dei governi australiani, hanno una probabili­tà 13 volte maggiore di finire in prigione e 7 volte più alta che i loro bambini subiscano abusi. L’aspettativa di vita, inoltre, è di 17 anni inferiore rispetto ai bian­chi.

Ammette questa condizione di «emarginazione» anche Ugo Fabietti, professore di Antropolo­gia culturale alla Bicocca di Mila­no.

«Spesso non si tiene conto delle aspirazioni a nuovi stan­dard di vita delle popolazioni in­digene, ispirate dagli stessi mo­delli di tipo capitalistico degli ex colonizzatori» spiega il docente. Al punto di imitarne anche lo sfruttamento della natura: «È un paradosso della modernità — ag­giunge —. Gli aborigeni finisco­no per lottare contro gli ambien­­talisti, tra i gruppi più attivi, da­gli anni ’70, nel sostenerne la cau­sa agli occhi del mondo».

mercoledì 17 giugno 2009

DESERTIFICAZIONE: 24 milioni di PROFUGHI AMBIENTALI.


In Africa 73% delle terre aride coltivate sono a grave rischio desertificazione, fenomeno che interessa altre aree del pianeta. E in Italia oltre il 21% del territorio presenta caratteristiche tali da essere predisposto al rischio di desertificazione. Si stimano quasi un milione di profughi ambientali l'anno nel mondo, sono circa 24 milioni attualmente e il loro numero potrebbe salire a 200 milioni nel 2050.

Con lo slogan ''Conservare terra e acqua. Proteggere il nostro futuro comune'' si celebra oggi la Giornata Mondiale per la lotta alla Desertificazione, indetta dalle Nazioni Unite nel 1994 per combattere degrado del suoloo e siccita' che sempre piu' minacciano la sicurezza umana mettendo a rischio i mezzi di sostentamento - cibo, acqua, attivita' economiche - e che nelle situazioni piu' critiche costringono intere popolazioni ad abbandonare la loro terra.

Alla Giornata aderiscono 190 Paesi.

I processi di desertificazione sono estremamente diffusi nel mondo tanto che ogni anno circa 6 milioni di ettari (il doppio della superficie del Belgio) subiscono un processo irreversibile di desertificazione e altri 20 milioni di ettari ne sono interessati fino a non essere piu' sfruttabili con profitto dall'uomo; le aree a rischio sono state valutate attorno al 35% dell'intera superficie utile.

Uno dei fattori che danno il via alla desertificazione e' la variazione della copertura vegetale dei terreni (diboscamento, pascolo eccessivo), che causa la perdita graduale dello strato superficiale di humus. In seguito tendono a instaurarsi processi erosivi, che alterano la struttura del terreno e la sua capacita' di ritenzione dell'acqua, fino ad arrivare a stati di degrado praticamente irreversibili. Normalmente i terreni piu' sensibili ai fenomeni di desertificazione sono quelli situati in climi aridi e con pendenze relative elevate.
In occasione della Giornata numerose iniziative sono in programma nel nostro Paese. Fra l'altro uno sguardo sul ruolo dell'agricoltura nella lotta ai processi di desertificazione: l'Istituto Nazionale di Economia (INEA) agraria organizza il seminario sul tema ''La lotta alla desertificazione: nuove sfide e strumenti operativi a livello nazionale e internazionale'', nel corso del quale vengono presentati tre supporti metodologici e innovativi per la lotta alla desertificazione. Si tratta in particolare di: SIGRIAN: Sistema Informativo per la Gestione delle Risorse Idriche in Agricoltura a livello Nazionale; il notiziario informativo sull'andamento della stagione irrigua; l' aggiornamento al 2007 della cartografia CASI3, con inclusione delle aree extracomprensoriali.

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