martedì 1 marzo 2011

Rinnovabili: No allo stop a solare e eolico in Italia previsto dal decreto Romani

Un sit in-conferenza stampa davanti al dicastero dello Sviluppo Economico, un tentativo (fallito) di incontrare il ministro Paolo Romani e un disperato appello al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo perché prenda finalmente posizione con un'iniziativa forte. Sono queste le ultime carte giocate da associazioni ambientaliste e organizzazioni di categoria per cercare di salvare la neonata "green economy" italiana dalla scure del governo. Questa mattina rappresentanti di Legambiente, Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro e Assosolare si sono date appuntamento davanti al ministero per ribadire le nefaste conseguenze del decreto sulle rinnovabili 1che il consiglio dei ministri si appresta a varare giovedì prossimo.

Un provvedimento che contiene almeno tre punti "killer":

1) Stop agli incentivi previsti dal conto energia per il fotovoltaico una volta raggiunto l'obiettivo degli 8mila MW installati. Una potenza a suo tempo ipotizzata per il 2020, ma che secondo i dati del Gestore dei servizi energetici (Gse) verrà raggiunta in realtà nel giro dei prossimi mesi. Facile capire che gli effetti sul comparto sarebbero catastrofici, con un blocco immediato da parte delle banche dei finanziamenti di nuovi impianti.

2) Taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l'eolico. Anche
in questo caso il messaggio sarebbe fin troppo chiaro: meglio stare alla larga dagli investimenti nelle rinnovabili perché sono una zona franca dove tutto è possibile, compresi provvedimenti in grado di penalizzare anche chi ha già tirato fuori i soldi.

3) Introduzione di aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 megawatt.

L'attesa dei manifestanti è stata però vana. L'incontro con il ministro infatti non c'è stato perché Romani era impegnato a Milano. Anche fosse stato in sede, si sarebbe trattato però probabilmente di un dialogo tra sordi, visto che il responsabile dello Sviluppo Economico intervenendo a un convegno nel capoluogo lombardo ha ribadito che "bisogna interrompere un meccanismo di incentivazione all'energia rinnovabile che è costato 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010 agli italiani". "Noi - ha insistito - siamo un paese prevalentemente manifatturiero, molte aziende pagano l'alto costo dell'energia e il costo delle rinnovabili è sulle spalle dei cittadini italiani che in conto bolletta hanno pagato 20 miliardi di incentivi tra il 2009 e il 2010 in cambio del 4,5% di energia prodotta".

Motivazioni, quelle di Romani, che da tempo ambientalisti e associazioni di categoria denunciano come false 2. "Dopo aver concimato accuratamente il terreno con dosi massicce di calunnie, definendole nemiche del paesaggio, un costo insostenibile per la collettività e un ricettacolo di soldi sporchi, il governo è pronto ora a sferrare l'attacco finale a quell'insieme di norme che dopo tanti stenti ha finalmente permesso la nascita anche nel nostro paese di un'industria delle rinnovabili", denuncia Rossella Muroni di Legambiente. Un atteggiamento che gli ambientalisti denunciano come strumentale al tentativo di presentare il ritorno all'atomo come unica alternativa percorribile. "Ormai è chiaro - spiega il presidente dei Verdi Angelo Bonelli - Il governo Berlusconi ha deciso di cancellare il settore delle energie rinnovabili e del fotovoltaico per favorire gli affari delle lobbies del nucleare".

A segnalare che i tempi sono mutati, le preoccupazioni di stampo ambientalista questa mattina sono passate però paradossalmente quasi in secondo piano davanti alle motivazioni economiche. In un comunicato congiunto i promotori della protesta ricordano infatti come "ci sono 44mila famiglie tra eolico e fotovoltaico" che rischiano di trovarsi senza lavoro, con una norma che "passa sopra al volere del Parlamento". Un dato che il presidente di Assosolare Gianni Chianetta innalza a quota 120 mila posti di lavoro a rischio. Altro elemento di allarme, spiega il senatore del Pd Francesco Ferrante, è il fatto che la norma Romani provocherebbe "danni enormi in termini economici e in previsione del raggiungimento dell'obiettivo del 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2020" fissato dall'Unione Europea.

Il brutale stop alle rinnovabili rappresenterebbe inoltre uno sgambetto a un comparto che in questi anni ha avuto la caratteristica, unica nell'industria nazionale, di essere anticiclico. Secondo le diverse valutazioni il fatturato 2010 del settore FV dovrebbe attestarsi infatti tra 25 e 40 miliardi di euro, quindi più del 2% del Pil 2010. Inoltre, stando ai dati citati dal sito specializzato Qualenergia 3, con il raggiungimento degli 8mila MW di potenza le tasse annuali pagate dal settore (sugli utili e sul personale) ammonterebbero in totale a circa 2 miliardi di euro, mentre quelle pagate dai soggetti responsabili degli impianti sarebbero di ulteriori 0,5 miliardi di euro, a fronte di costi previsti in bolletta per circa 3,7 miliardi di euro. Un bilancio destinato a migliorare ulteriormente se si considerano le multe evitate per le minori emissioni di CO2 rese possibili dalla diffusione del fotovoltaico e i costi evitati per la cassa integrazione (chiusura di aziende e licenziamenti) che viene pagata dallo Stato.





“Il Governo Berlusconi getta la maschera con un attacco senza precedenti alle fonti rinnovabili. Con la proposta di Decreto legislativo che verrà presentata domani dal Ministro Romani si vogliono fermare l’eolico, il solare, e le biomasse in Italia per dare spazio al nucleare”.


Questa la dichiarazione di Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, che ha partecipato questa mattina alla conferenza stampa davanti al Ministero dello Sviluppo economico convocata da Legambiente Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro, Assosolare.

Legambiente ha analizzato nel dettaglio i contenuti della proposta di Decreto in attuazione della direttiva 2009/28/CE, che il ministro Romani presenterà al Pre-Consiglio dei Ministri di domani, 1 marzo, e che bloccherebbe inesorabilmente lo sviluppo delle Rinnovabili in Italia: per il solare fotovoltaico il Decreto prevede un tetto a 8.000 MW, dopo il quale è previsto lo stop a qualsiasi incentivo. Limite incomprensibile, pari al fotovoltaico installato nel solo 2010 dalla Germania che ha così superato i 18.000 MW installati complessivamente puntando, in poco tempo, a raddoppiare questi obiettivi per raggiungere i target previsti dall’Unione Europea al 2020; per l’eolico, taglio retroattivo del 30% per gli incentivi in vigore: quando l’Unione Europea ha stabilito il divieto a qualsiasi intervento retroattivo proprio perché toglierebbero certezze agli investimenti delle imprese nel settore; un fallimentare sistema di incentivi con aste per i nuovi impianti: invece di ripensare gli attuali sistemi di incentivo, o copiare i migliori sistemi in vigore nei Paesi dove le rinnovabili stanno crescendo, si vuole introdurre in Italia il sistema delle aste che ha fallito in tutti i Paesi in cui è stato introdotto; stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che spingono le rinnovabili in edilizia: altro che federalismo, il Decreto prevede il divieto di indicazioni “diverse o superiori” a quelle previste nel testo per le fonti rinnovabili in edilizia, con la conseguenza che i Comuni e le Regioni che già sono intervenute, in alcuni casi con indicazioni molto più ambiziose, dovranno fare un passo indietro senza poter, in alcun modo, intervenire in materia.

“Questo Decreto, se non verrà cambiato, sarà un autentico schiaffo da parte di Romani nei confronti del Parlamento e della stessa Unione Europea – ha continuato Rossella Muroni -. Dopo due mesi di audizioni e confronti in Parlamento, con l’approvazione di risoluzioni da parte di Camera e Senato che proponevano correttivi al primo testo presentato dal Governo, perché approvare un testo che non tiene in alcun conto queste proposte? Forse, allora, era questo l’obiettivo della campagna mediatica negativa condotta dal Governo in questi mesi contro le fonti rinnovabili? Per far partire il nucleare facendolo pagare ai cittadini in bolletta?”.

Legambiente si batterà per cambiare il provvedimento e invierà al più presto le sue osservazioni a Bruxelles, per denunciare come un Decreto che doveva attuare gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili (decisi dall’Unione Europea con una precisa Direttiva) ne blocchi invece lo sviluppo.

Oltretutto, questa decisione costituirebbe la chiara smentita di quanto il Governo italiano si era impegnato a fare nel Piano Nazionale - inviato solo pochi mesi fa a Bruxelles - dove ben altri erano gli obiettivi e gli interventi previsti per attuare il target obbligatorio al 2020 del 17% di contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi finali.

“Ci auguriamo – conclude il direttore di Legambiente - che almeno il Ministro Prestigiacomo intervenga e faccia valere le ragioni dell’ambiente”.
fonte: http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=2327

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