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sabato 21 marzo 2015

Acqua potabile:750 milioni persone non hanno acqua potabile

Nel mondo circa 750 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. In media, circa 1.000 bambini muoiono ogni giorno per malattie legate ad acqua non sicura, mancanza di servizi igienico-sanitari e scarsa igiene. Sono i dati resi noti dall'Unicef in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua.  



DOPODOMANI, 22 marzo, è la Giornata dell'acqua. Ma sarebbe forse più giusto chiamarla Giornata senza acqua. Già oggi il 20% delle falde idriche mondiali è sovrasfruttato e 1,2 miliardi di persone vivono in zone in cui i rubinetti, per chi li ha, restano spesso a secco. Con una popolazione che cresce al ritmo di 80 milioni di bocche in più all'anno non è difficile immaginare cosa può succedere: nel 2050 2,4 miliardi di persone vivranno nell'Africa subsahariana.


Secondo l'organizzazione dal 1990 circa 2,3 miliardi di persone hanno ottenuto l'accesso a fonti migliorate di acqua potabile. Pertanto, aggiunge, "l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare a livello globale la percentuale di persone che non hanno accesso all'acqua è stato raggiunto 5 anni prima del 2015. Oggi sono solo tre i paesi - Repubblica Democratica del Congo, Mozambico e Papua Nuova Guinea - dove più della metà della popolazione non ha accesso a fonti migliorate di acqua potabile".

Secondo l'Unicef, inoltre, dei 748 milioni di persone che nel mondo non hanno ancora accesso all'acqua, il 90% vive in aree rurali e vengono escluse dai progressi realizzati dai propri paesi. Per le donne e le bambine, andare a prendere l'acqua toglie tempo che potrebbero dedicare allo studio o alla famiglia, nelle aree non sicure sono anche esposte a rischi di violenza e attacchi.    Oltre all'Africa Sub Sahariana (molti dei paesi della regione non sono ancora sulla strada per raggiungere l'Obiettivo di sviluppo del Millennio), un gran numero di persone senza accesso all'acqua vive anche in Cina (112 milioni di persone) e in India (92 milioni).

"Le tappe per l'accesso all'acqua potabile, dal 1990, hanno rappresentato progressi importanti nonostante le incredibili difficoltà - spiega Sanjay Wijesekera, Responsabile Unicef per i programmi all'Acqua e ai Servizi igienico sanitari -. Ma c'è ancora tanto da fare. L'acqua è la vera essenza della vita e circa 750 milioni di persone tra le più povere e ai margini ancora oggi vedono negato questo diritto umano di base".


Dunque il rischio concreto è veder peggiorare un quadro che già oggi appare drammatico: 748 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicure, mentre 2,5 miliardi di persone non utilizzano strutture igienico sanitarie sicure. E anche nei paesi a reddito medio-alto i reflui di circa il 75% degli alloggi collegati alla rete fognaria non sono trattati in maniera adeguata. Questi numeri rappresentano un rischio per il futuro, non una condanna. Il rapporto mostra l'esistenza di alternative possibili. In campo energetico l'Onu suggerisce di dare più spazio alle fonti rinnovabili in modo da ridurre la pressione sull'acqua. In agricoltura si tratta di utilizzare le tecniche che fanno scarso uso della chimica in modo da proteggere la qualità delle falde idriche e difendere la fertilità dei suoli ("il rilascio incontrollato di pesticidi e sostanze chimiche nei corsi d'acqua e il mancato trattamento delle acque reflue  -  un problema che riguarda il 90% delle acque reflue dei paesi in via di sviluppo - sono concause della situazione attuale").

Queste scelte di riconversione green sono convenienti anche dal punto di vista economico. Un investimento di un dollaro nella protezione dei bacini idrografici può consentire un risparmio compreso tra 7,5 e 200 dollari americani in costi per nuovi impianti di trattamento e di filtrazione dell'acqua. Un programma di conservazione delle foreste avviato da un'impresa di forniture idriche del Costa Rica ha permesso di proteggere oltre 1.100 ettari di foreste nell'arco di 10 anni: il territorio è ora in grado di garantire la fornitura di acqua pulita ai 200 mila residenti.

venerdì 20 marzo 2015

ACQUA: Onu, nel 2030 l'acqua disponibile rischia di diminuire del 40%

Tra 15 anni il Pianeta si troverà ad affrontare un calo del 40% della disponibilità d'acqua, a meno che non venga migliorata in modo significativo la gestione di questa risorsa. L'allarme arriva dal rapporto 2015 'World Water Development' dell'Onu. L'acqua è al centro dello sviluppo sostenibile, si legge nel report presentato stamani a Nuova Delhi, in India. Le risorse idriche e i servizi che forniscono sono alla base della crescita economica, della riduzione della povertà e della sostenibilità ambientale.

Il consumo di acqua è previsto in aumento per via della crescita della popolazione mondiale e della domanda di beni e servizi. L'agricoltura usa già il 70% dell'acqua dolce disponibile, una cifra che sale al 90% nei Paesi meno sviluppati, ed entro il 2050 dovrà produrre il 60% di cibo in più livello globale, il 100% in più nei Paesi in via di sviluppo, si legge nel rapporto Onu. Ecco perché "il settore dovrà incrementare l'efficienza riducendo lo spreco d'acqua e aumentando la produttività delle colture".

I prelievi di acqua dolce per la produzione energetica rappresentano ora il 15% del totale e potrebbero salire al 20% entro il 2035. Per questo serviranno sistemi più efficienti di raffreddamento degli impianti e una crescita delle fonti rinnovabili come eolico, solare e geotermico, prosegue l'Onu, secondo cui la domanda di acqua da parte dell'industria manifatturiera globale aumenterà del 400% tra il 2000 e il 2050.

Il cibo che arriva sulle nostre tavole è fatto anche di acqua, impiegata nella prima parte del processo produttivo, quella meno visibile: la coltivazione e l'allevamento. Ad esempio 250 grammi di pomodori richiedono l'impiego di 50 litri d'acqua. Per produrre un chilo di carne l'acqua gioca un ruolo fondamentale: ne servono 15.415 litri per gli animali allevati al pascolo, il triplo in circuiti intensivi. Per un chilo di pasta, nel mondo si impiegano 1.850 litri d'acqua tra coltivazione, lavorazione e cottura: in Italia la cifra però si riduce a 1.410 litri.
Tuttavia, oltre al consumo idrico per la produzione di cibi, c'è anche quello derivante dagli sprechi alimentari. A fronte di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anno (un terzo della produzione mondiale), c'è anche un conseguente spreco di acqua pari a 250 km cubi all'anno, l'equivalente del triplo del volume del Lago di Ginevra.

In Italia, la quantità di acqua sprecata a causa del cibo inutilizzato è pari a circa 706 milioni di metri cubi: di questi, spiega Marta Antonelli "circa il 43% è dovuto a spreco di carne, il 34% a cereali e derivati, il 19% a frutta e verdura e il 4% a prodotti lattiero-caseari". L'intera filiera alimentare italiana spreca 1.226 milioni di metri cubi d'acqua, l'equivalente del fabbisogno annuo idrico di 27 milioni di africani.


"C'è già un consenso a livello internazionale sul fatto che l'acqua e i servizi igienico-sanitari siano essenziali al raggiungimento di molti obiettivi di sviluppo sostenibile", scrive Michel Jarraud, a capo di Onu-Acqua e segretario generale dell'Organizzazione meteorologica mondiale. "L'acqua è legata in modo indissolubile a cambiamento climatico, agricoltura, sicurezza alimentare, salute, uguaglianza, parità di genere ed educazione. Questo report - sottolinea Jarraud - è fondamentale per capire il ruolo dell'acqua nell'Agenda post.2015 per lo sviluppo". 

mercoledì 10 aprile 2013

pesticidi: Oltre 166 pesticidi rilevati in acque italiane

Ancora più evidente, rispetto al passato, lo stato di contaminazione delle acque italiane superficiali e sotterranee: nel 2010 sono stati rinvenuti residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di pesticidi - a fronte dei 118 del biennio 2007-2008 - individuati nella rete di controllo ambientale delle acque italiane. Si tratta, dice il sito greenews.info, per la maggior parte, di residui di prodotti fitosanitari usati in agricoltura - solo in questo campo si utilizzano circa 350 sostanze diverse per un quantitativo superiore a 140.000 tonnellate - ma anche di biocidi (pesticidi per uso non agricolo) impiegati in vari campi di attività. Anche se spesso basse, le concentrazioni indicano a livello complessivo una diffusione molto ampia della contaminazione.
Inoltre, nel 34,4% dei punti delle acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranee i livelli misurati risultano superiori ai limiti delle acque potabili. Le concentrazioni sono state confrontate anche con i limiti di qualità ambientale, recentemente introdotti, basati sulla tossicità delle sostanze per gli organismi acquatici. In questo caso il 13,2% dei punti delle acque superficiali e il 7,9% di quelli delle acque sotterranee hanno concentrazioni superiori al limite.
E' questa la situazione descritta dall'ISPRA nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2013, realizzato dall'Istituto sulla base delle informazioni fornite dalle Regioni e dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente. Il rapporto, che analizza l'evoluzione della contaminazione sulla base dei dati raccolti a partire dal 2003, anche grazie alle maggiori dimensioni e completezza del monitoraggio rispetto al passato, mostra un aumento della frequenza di pesticidi nei campioni delle due tipologie di acqua prese in esame.

giovedì 28 marzo 2013

Acqua: Unicef: 2000 bambini al giorno muoiono per carenze idriche

 Oggi si celebra la Giornata Mondiale dell'Acqua e l'UNICEF esorta i Governi, la società civile e i cittadini a ricordare che dietro le statistiche ci sono i volti dei bambini. In tutto il mondo, si stima che 2.000 bambini sotto i cinque anni di età muoiono ogni giorno per malattie diarroiche; il 90% delle morti di bambini (circa 1.800) avvengono a causa di malattie diarroiche direttamente legate ad acqua contaminata, mancanza di servizi igienico-sanitari o inadeguata igiene. Nell'ultima decade i decessi sono diminuiti significativamente, da 1,2 milioni l'anno nel 2000 a circa 760.000 nel 2011. Per l'UNICEF questo è un dato ancora troppo grande.
"Ci concentriamo così tanto sui grandi numeri, che spesso dimentichiamo di guardare alle tragedie umane che sono alla base di ogni statistica", ha dichiarato Sanjay Wijesekera, Responsabile UNICEF per i programmi legati all'acqua e ai servizi igienico-sanitari. "Se 90 scuolabus pieni di bambini che vanno all'asilo saltassero in aria ogni giorno, senza sopravvissuti, se ne sentirebbero parlare ovunque il mondo. Eppure è proprio quello che succede ogni giorno, sebbene per cause legate a scarsità di acqua, igiene e servizi igienico-sanitari".


fonte: http://www.lastampa.it/2013/03/22/scienza/ambiente/acqua-unicef-bambini-al-giorno-muoiono-per-carenze-idriche-Col67OMhjGyOpbKJRyaNwO/pagina.html

sabato 26 marzo 2011

Acqua pubblica e no all'atomo

Sono 300 mila le persone che, secondo gli organizzatori, hanno sfilato questo pomeriggio a Roma per l'acqua pubblica. Il corteo, promosso dal comitato referendario '2 si' per l'acqua bene comune' e' arrivato a piazza San Giovanni. 'Le furbizie del governo sulla moratoria nucleare non ingannano nessuno. Il 12 giugno andremo a dire si' per l'acqua pubblica e contro il nucleare. No a una moratoria di un anno, si' a una moratoria per sempre', ha detto il presidente della Regione Puglia Vendola.
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/03/26/visualizza_new.html_1530518930.html

giovedì 24 marzo 2011

AMIANTO: Fibre d’amianto nell’acqua “Pericolose per la salute”

Mozione bipartisan in Comune a Reggio Emilia per sostituire le tubature. Un progetto che farà da apripista a tutta la regione. La magistratura chiede ad Arpa di dare un'indagine conoscitiva

La presenza di fibre d’amianto nell’acqua potabile in altissima quantità potrebbe creare problemi alla salute. Lo affermano alcuni studi (non conclusivi) ma c’è chi chiede di prevenire, assicurando la buona qualità, la sicurezza ed i maggiori controlli dell’acqua del rubinetto rispetto a quella minerale in bottiglia. E’ il caso del Comune di Reggio Emilia che fa da a apripista a una questione che sta diventando regionale.

Il caso. “Iren Spa sostituisca con un piano pluriennale che inizi nel 2012 tutte le tubature dell’acqua domestica realizzate in cemento amianto e nel frattempo si avviino indagini per accertare la presenza di fibre ultra corte e ultra fini”. La richiesta, è arrivata all’unanimità dai consiglieri comunali di Reggio. La mozione votata dai rappresentanti di maggioranza di Pd, Idv, Sel e quelli di opposizione Pdl,Lega,Reggio 5 Stelle, Udc ha avuto come primo firmatario il consigliere Ernesto D’Andrea (Pd), nella vita di tutti i giorni avvocato che sta seguendo il “processo Eternit” a Torino per conto di decine di famigliari vittime dell’amianto. Se l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Europea per l’Ambiente hanno finora escluso in maniera conclusiva che le malattie mortali e gravi provocate da amianto (in primis mesiotelioma pleurico ed asbestosi) possano essere derivate dall’ingerimento delle particelle killer , durante il processo sono emersi altri studi che lasciano dubbi da parte di quelle autorità sanitarie.

Lo studio. Nella mozione bi-partisan che ha come primo firmatario D’Andrea si fa riferimento ad esempio ad un particolare studio “ Who. Asbestos and other natural mineral fibres. Environmental Health Criteria, anno 1986, pag. 53” dove D’Andrea ed altri consiglieri spiegano nella mozione che “le fibre di amianto sembrano essere presenti fino a milioni/ litro di acqua (A Reggio pero’ al massimo sono state trovate in 1290 parti per litro al massimo ndr) è vero, inoltre, che vi è incertezza sulla cancerogene rispetto all’amianto ingerito con l’acqua, ma è altrettanto veritiero che non esistono studi sufficienti che escludano con certezza l’insorgenza di tumori maligni”. Si continua inoltre affermando che “ è accertato, diversamente, che nel momento in cui si utilizza l’acqua, contenente fibre di amianto, per l’igiene della casa, l’evaporazione dell’acqua libera fibre di amianto con la conseguenza che l’inalazione delle stesse diviene dannosa per la salute; scrivono, eminenti ricercatori scientifici, come riporta un studio della Regione Toscana, effettuato da G. Fornaciai, M. Cherubini e F. Mantelli (dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Padova - Unità Ospedaliera di Medicina del Lavoro, presidio Ospedaliero Cremonese Usl 51, Cremona), che le fibre di amianto direttamente ingerite oppure inalate e, quindi, in parte inghiottite, raggiungerebbero gli organi dell’apparato gastroenterico e, penetrandone la parete, svolgerebbero la loro attività cancerogenica risiedendo in loco per decine di anni, così come avviene nel tessuto polmonare”.

Da qui la richiesta oltre che di sostizione graduale delle tubature alla multiutility ,anche di “al fine di accertare quali tipi di fibre di amianto contiene, la percentuale di fibre/litro presenti e, in particolare, la percentuale contenuta di fibre ultra corte e di fibre ultra fini”. Tutto andrà pubblicato sul sito del Comune di Reggio Emilia.

“A Reggio acqua ottima”. C’è da dire che a Reggio Emilia come hanno ammesso diversi studi le qualità calcaree dell’acqua, bloccano moltissimo la diffusione di queste fibre che infatti sono risultate dagli studi effettuati molto al di sotto della soglia limite studiata ad esempio negli Stati Uniti. Da parte sua il Comune, l’Ausl e l’Arpa hanno assicurato la totale bontà dell’acqua di Reggio controllata più volte al giorno, mentre le acque minerali in bottiglia ad esempio hanno controlli rarissimi essendo sotto un diverso regime legislativo. L’assessore alle politiche pubbliche Ugo Ferrari (Pd) spiega che “l’acqua dei nostri rubinetti è controllata e buona come certifano Ausl e Arpa ed a fronte di una prescrizione di legge di 131 controlli, a Reggio ne vengono effettuati 494 da Iren e 309 dall’Ausl su diverse migliaia di parametri. Ed i controlli già effettuati sulla presenza di fibre d’amianto hanno rilevato la presenza di 1290 fibre per litro: una quantità infinitesima, se rapportata al parametro fissato dall’unità nazionale che ha introdotto controlli di questo tipo ed agli standard degli Stati Uniti che fissano il pericolo nella presenza di milioni di unità per litro”. Ferrari spiega poi che “le acque in bottiglia non escludono la presenza di amianto in quanto controlli di questo tipo non sono mai stati fatti mentre noi a Reggio Emilia li abbiamo svolti nonostante la legge non lo preveda”.

La Procura chiede ad Arpa di indagare. La polemica e la mozione approvata a Reggio Emilia hanno innescato l’interesse della Procura della Repubblica di Reggio. Il procuratore capo Giorgio Grandinetti ha aperto un fasciolo ed ha incaricato Arpa di svolgere controlli di polizia giudiziaria come gli compete per legge. L’iter è un atto dovuto a fronte di quanto emerso e la Procura vuole capire la reale pericolosità della presenza di fibre d’amianto nell’acqua che esce dai rubinetti. La stessa Arpa infatti da anni sugggerisce infatti la sostituzione a titolo precauzionale.

La situazione in Emilia Romagna. A Reggio Emilia la sostituzione delle tubature è già iniziata da alcuni anni anche se il 22% delle reti in provincia ed il 35% nel capoluogo per un totale di 294 chilometri è in quel materiale. Come affermano alcune associazioni ambientaliste ed il Comitato Esposti Amianto la situazione non è dissimile nel resto della Regione.

“A Cesena sono presenti 43 chilometri di condotte in cemento amianto; a Reggio Emilia vi sono 294 chilometri di cemento-amianto; in provincia di Bologna i chilometri sono 1650; in tutta la Romagna sono la bellezza di 2.300: è ora di partire con le bonifiche” spiega Davide Fabbri esponente dei Verdi di Cesena. Nel mirino c’è oltre ad Iren Spa, c’è Hera Spa sul versante emiliano di Modena e Bologna e quello romagnolo accusata di “non voler investire sulla manutenzione delle reti”.

“La Regione intervenga in tutte le province”. La questione è arrivata anche sui banchi della Regione Emilia Romagna con una risoluzione depositata mercoledì mattina dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Andrea De Franceschi che però punta su due obiettivi, cercando di tutelare l’utilizzo dell’acqua del rubinetto rispetto all’uso delle acque minerali in bottiglia la cui lobby è fortissima, molto più delle stesse multiutilities. “Rifacendosi al principio di precauzione La Regione studi e programmi insieme a tutte le Province nella riforma dei piani territoriali d’ambito, la progressiva sostituzione di tutti i tubi in cemento amianto” chiede De Franceschi ispirandosi alla mozione votata a Reggio da tutto il consiglio comunale.

Il business delle acque in bottiglia. “Al tempo stesso si avvii un processo per migliorare sempre di più e promuovere l’utilizzo dell’acqua del rubinetto a scopi alimentari, prevedere gli stessi controlli presenti per l’acqua delle reti anche per le acque minerali in bottiglia e fare due tipi di studi” continua il consigliere del Movimento 5 Stelle. “ Il primo sui danni sanitari e le ricadute ambientali della produzione e commercio di acqua minerali in bottiglia che contempli fattori come la produzione imballaggi, trasporti su gomma degli imballaggi verso le fonti e poi una volta imbottigliata l’acqua verso centri distribuzione, supermercati ed infine lo smaltimento delle bottiglie in discariche o inceneritori se non vengono differenziati o peggio la dispersione in ambiente”. L’altro studio richiesto è quello “sulla presenza delle microfibre d’amianto nell’acqua”. L’intento è chiaro evitare che le potentissime lobby dell’industria dell’acqua in bottiglia mettano la zampino nella questione. “Bere acqua del rubinetto è una pratica sana che va incentivata e tutto il ciclo delle acque minerali in bottiglia inquina e produce danni alla salute notevoli –spiega Marco Cervino, ricercatore Cnr e membro del Comitato Esposti Amianto di Reggio Emilia – però in base al principio di precauzione dal momento che si tratta di acqua potabile è auspicabile la sostituzione graduale di tutte le reti realizzate in cemento amianto”.

martedì 22 marzo 2011

acqua : IN AFRICA SUBSAHARIANA DIRITTO NEGATO PER 4 PERSONE SU 10

''Nell'Africa Subsahariana l'accesso all'acqua pulita e' un diritto umano fondamentale tuttora negato a piu' del 40% della popolazione''. Lo ricorda l'Amref, in vista della Giornata mondiale dell'acqua di oggi 22 marzo.

''Senz'acqua non c'e' salute ne' sviluppo - spiega Tommy Simmons, direttore generale di Amref Italia - I danni all'agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e saltano anche gli equilibri familiari, perche' le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli''.

La mancanza di acqua pulita e di servizi igienici adeguati, spiega l'Amref, costa ogni anno all'Africa Subsahariana il 5% del suo Pil ed e' legato, direttamente o indirettamente, all'80% delle malattie. Nella regione piu' della meta' dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie diarroiche, causate dall'utilizzo di acqua contaminata e dall'assenza di servizi igienici, con conseguenze fatali soprattutto per i bambini.

Quelli con meno di cinque anni nati in un periodo di siccita' hanno tra il 36 e il 50% di probabilita' di essere malnutriti, mentre l'accesso ad acqua pulita riduce i tassi di mortalita' infantile di oltre il 20%.

''Portare acqua in Africa - precisa Mario Raffaelli, presidente di Amref Italia - significa allargare la base della partecipazione e puntare sulla formazione di comitati di gestione e di tecnici all'interno delle stesse comunita' beneficiarie dei progetti. Solo cosi' i pozzi sono vissuti come beni di cui la comunita' e' responsabile e durano nel tempo. Il successo degli interventi, pero', passa anche attraverso il rafforzamento del ruolo delle donne nei processi decisionali che riguardano lo sviluppo della comunita'. Sono le donne africane, infatti, a pagare il prezzo piu' alto della mancanza di acqua ed e' soltanto attraverso il potenziamento del loro ruolo sociale che il diritto all'acqua puo' diventare qualcosa di piu' di una dichiarazione di intenti''.

Amref Italia, in particolare, ha attivato dei progetti idrici in Kenya e Tanzania. In Kenya, un Paese afflitto da carenza idrica cronica, l'intervento consiste nella costruzione di pozzi nei distretti costieri di Malindi e Kilifi e in quelli di Kajiado, Kitui e Makueni, terre aride o semi-aride le cui fonti d'acqua principali - fiumi, dighe e pozzi aperti - sono contaminate, quindi inutilizzabili. Dal 1998 a oggi AMREF ha costruito nel Paese piu' di 2.600 pozzi e 85 sistemi di raccolta dell'acqua piovana, di cui hanno beneficiato circa 1,5 milioni di persone.

venerdì 11 marzo 2011

acqua : IN AFRICA SUBSAHARIANA DIRITTO NEGATO PER 4 PERSONE SU 10

Nell'Africa Subsahariana l'accesso all'acqua pulita e' un diritto umano fondamentale tuttora negato a piu' del 40% della popolazione''. Lo ricorda l'Amref, in vista della Giornata mondiale dell'acqua del 22 marzo.

''Senz'acqua non c'e' salute ne' sviluppo - spiega Tommy Simmons, direttore generale di Amref Italia - I danni all'agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e saltano anche gli equilibri familiari, perche' le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli''.

La mancanza di acqua pulita e di servizi igienici adeguati, spiega l'Amref, costa ogni anno all'Africa Subsahariana il 5% del suo Pil ed e' legato, direttamente o indirettamente, all'80% delle malattie. Nella regione piu' della meta' dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie diarroiche, causate dall'utilizzo di acqua contaminata e dall'assenza di servizi igienici, con conseguenze fatali soprattutto per i bambini.

Quelli con meno di cinque anni nati in un periodo di siccita' hanno tra il 36 e il 50% di probabilita' di essere malnutriti, mentre l'accesso ad acqua pulita riduce i tassi di mortalita' infantile di oltre il 20%.

''Portare acqua in Africa - precisa Mario Raffaelli, presidente di Amref Italia - significa allargare la base della partecipazione e puntare sulla formazione di comitati di gestione e di tecnici all'interno delle stesse comunita' beneficiarie dei progetti. Solo cosi' i pozzi sono vissuti come beni di cui la comunita' e' responsabile e durano nel tempo. Il successo degli interventi, pero', passa anche attraverso il rafforzamento del ruolo delle donne nei processi decisionali che riguardano lo sviluppo della comunita'. Sono le donne africane, infatti, a pagare il prezzo piu' alto della mancanza di acqua ed e' soltanto attraverso il potenziamento del loro ruolo sociale che il diritto all'acqua puo' diventare qualcosa di piu' di una dichiarazione di intenti''.

Amref Italia, in particolare, ha attivato dei progetti idrici in Kenya e Tanzania. In Kenya, un Paese afflitto da carenza idrica cronica, l'intervento consiste nella costruzione di pozzi nei distretti costieri di Malindi e Kilifi e in quelli di Kajiado, Kitui e Makueni, terre aride o semi-aride le cui fonti d'acqua principali - fiumi, dighe e pozzi aperti - sono contaminate, quindi inutilizzabili. Dal 1998 a oggi AMREF ha costruito nel Paese piu' di 2.600 pozzi e 85 sistemi di raccolta dell'acqua piovana, di cui hanno beneficiato circa 1,5 milioni di persone.

giovedì 13 gennaio 2011

ACQUA: COMITATO CHIEDE MORATORIA DECRETO RONCHI E VOTO IN PRIMAVERA

Il Comitato Promotore dei referendum sull'acqua approvati oggi dalla consulta chiede in una nota ''un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione degli AATO, un necessario atto di democrazia perche' a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani''. Il Comitato Promotore, inoltre, annuncia che attivera' tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la data del voto referendario coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera.

A primavera, dicono dal Comitato manifestando la propria soddisfazione per il risultato raggiunto ''gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei ''si''' portera' ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e piu' in generale su tutti i beni comuni''.

Si attende, ora, la motivazione della Consulta sulla mancata ammissione del terzo quesito, ''ma e' gia' chiaro - sottolineano dal Comitato - che questa decisione nulla toglie alla battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum''. Da oggi inizia l'ultima tappa, concludono nella nota: ''siamo sicuri che le migliori energie di questo paese non si tireranno indietro''.

lunedì 29 novembre 2010

siccita' : Manca l'acqua? Prendiamo un iceberg


Dissetare il pianeta con gli iceberg. Trasportare giganteschi blocchi di ghiaccio dalla Groenlandia fino alle isole Canarie attraverso l'Atlantico e soddisfare così la domanda urgente di acqua potabile delle regioni più aride del mondo. Non è fantascienza, ma l'ambizioso progetto di un gruppo di ricercatori attorno a Georges Mougin, visionario ingegnere francese dell'istituto parigino Arts et Métiers. Dopo anni di progettazione e analisi il «carico eccezionale» è oramai pronto per partire.

RISERVA D'ACQUA POTABILE - Gli imponenti ghiacciai della Groenlandia sono sempre in movimento. Ogni giorno enormi blocchi di ghiaccio si staccano dalle barriere dell'Artide e piombano in mare. Milioni di litri di preziosa acqua dolce congelata galleggiano alla deriva e si sciolgono, inutilizzati, in mare. Georges Mougin vuole utilizzare queste mastodontiche sculture naturali come riserva d'acqua potabile. La sua idea: trasportare gli iceberg nel sud del mondo. Un proposito urgente, a fronte dell'enorme consumo di acqua a livello mondiale. Una potenziale soluzione al rischio di violenti conflitti tra gli Stati e le popolazioni più povere per l'approvigionamento di acqua. Già quarant'anni fa Georges Mougin lanciò la proposta di portare gli iceberg là dove c'è più necessità d'acqua. Al polo Nord e al polo Sud l'ingegnere ha studiato e scrutato fino nel minimo dettaglio queste enormi montagne di ghiaccio a bordo di mongolfiere e piccole imbarcazioni. «Nell'Artide si formano iceberg a sufficienza per soddisfare il fabbisogno idrico di tutta l'umanità», spiega Mougin nel breve documentario IceDream: The Iceberg project, realizzato dalla tv tedesca e quella francese. «Spostare un iceberg non significa altro che farlo sciogliere altrove. In fondo, tutti gli iceberg prima o poi si sciolgono», è il concetto semplice da cui parte l'ingegnere francese.

PROGETTO AMBIZIOSO - Nella sola Groenlandia ogni anno si sciolgono 350 miliardi di tonnellate di ghiaccio che finiscono in mare. Perché non prenderne una minima parte? Un paio di milioni di metri cubi d'acqua significherebbero molto per l'umanità, ma sono solo una goccia negli oceani. Il sogno di Georges Mougin potrebbe presto diventare realtà. Nel ufficio di progettazione Dassault Système ha radunato un team formato da ricercatori, meteorologi e oceanografi. Nel gruppo di lavoro è presente anche l'ingegnere François Mauviel: «Vogliamo dimostrare che è realmente possibile trascinare un intero iceberg attraverso l'Atlantico». Innumerevoli calcoli e animazioni grafiche computerizzate confermano che il progetto è fattibile. D'altronde questo tipo di sfruttamento dell'acqua aveva impressionato gli sceicchi arabi già qualche decennio fa. A quel tempo il principe Mohammed Al-Faisal Al-Saud aveva energicamente sostenuto l'idea di trainare un iceberg e farlo scogliere là dove c'era più bisogno, come per esempio nei deserti dell'Arabia Saudita. Le autorità saudite avevano incaricato l'esploratore ed etnologo francese Paul-Emile Victor. Il suo compito: trainare un blocco di ghiaccio dall'Antartide fino al mar Rosso. Il progetto non vide mai la luce; inattuabile con la tecnologia di allora.

IL BLOCCO IDEALE - Dal 1975 Victor e Mougin lavorano assieme al progetto per trasportare gli iceberg. Nel 1977 si tenne negli Usa la prima conferenza internazionale sullo sfruttamento di questi immensi blocchi di ghiaccio. Allora regnava l'ottimismo. In quell'occasione il principe Al-Saud si era detto fiducioso che nel giro di tre-quattro anni sarebbero stati trasportati iceberg in tutte le regioni del mondo. Il progetto però fallì. Per ragioni tecniche e, soprattutto, economiche. Venticinque anni dopo Georges Mougin è ripartito con un nuovo concetto. Con l'aiuto delle più moderne tecniche di computergrafica della Dassault Système è stata già tracciata la possibile rotta per il viaggio dell'iceberg. Al largo di Terranova è stata individuata anche la massa di ghiaccio ideale: ha fianchi ripidi e la superficie piatta. È stata sezionata e misurata da cima a fondo dai robot sottomarini della Memorial University in Canada. La parte «invisibile» sotto la superficie marina misura circa 90 metri.

TRASPORTO ECCEZIONALE - Per impedire che la montagna si sciolga nelle acque oceaniche più calde durante il trasporto gli ingegneri vogliono ricorrere alla tecnica usata con successo nelle Alpi per proteggere i ghiacciai dallo scioglimento: impacchettare la parte sott'acqua dell'iceberg con uno speciale telo protettivo. E per trainare il blocco di ghiaccio di 7 milioni di tonnellate di peso attraverso l'Atlantico è stata adocchiata la Argonaute, il gigantesco rimorchiatore francese di 70 metri, oggi impiegata come nave da rifornimento e soccorso. Che, tuttavia avrebbe solo il compito di correggere la rotta durante la navigazione. Parte del lavoro verrebbe infatti assorbita dalle correnti marine e da particolari aquiloni da traino, i cosiddetti skysail, che sfruttano la forza del vento a 300 metri di quota. L'ipotetico traguardo del colosso di ghiaccio elaborato dagli esperti si trova a Tenerife, nelle Canarie. Quattro i mesi di viaggio nei quali, spiega François Mauviel, l'iceberg perderebbe circa tre milioni di tonnellate di ghiaccio e verrebbero consumate non meno di 4 mila tonnellate di carburante. Eppure, uno di questi giganti bianchi basterebbe per soddisfare il bisogno di acqua potabile di 70 mila persone per un intero anno. «Se tutto andasse secondo questi calcoli, sarebbe un vero successo», sottolineano i ricercatori. La «spedizione» dell'imponente carico è avvenuta per ora solo nella simulazione al computer. Tuttavia, senza intoppi. Mancano ancora i finanziamenti, ma ben presto - aggiunge Mauviel - gli abitanti e i tanti turisti delle Canarie potrebbero doversi abituare all'insolita vista di grossi iceberg davanti alle coste.

domenica 28 novembre 2010

Acqua ALL'ARSENICO : ecco i Comuni in cui non è potabile

Troppo arsenico nell'acqua potabile di 127 Comuni italiani, soprattutto del Lazio. Vi diciamo in quali non può essere bevuta, né usata per cucinare. E anche dove sarebbe meglio non darla ai bambini sotto i 3 anni.

Centomila italiani potrebbero rimanere senza acqua potabile. La Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall'Italia per la concentrazione di arsenico presente nell'acqua destinata ad uso potabile. Dieci microgrammi per litro è la quota di arsenico permessa dalla legge, ma dal nostro Paese era arrivata una richiesta di deroga fino a 50 microgrammi per litro. Una richiesta che Bruxelles ha giudicato rischiosa per la salute dei cittadini, ragion per cui ha fissato il limite massimo a 20 microgrammi per litro. Se la concentrazione di questa sostanza velenosa è maggiore, si va incontro a "rischi sanitari superiori, in particolare alcune forme di cancro": è quanto afferma la Commissione europea in un documento del 28 ottobre, citando pareri dell'Organizzazione mondiale della sanità e dello SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks), comitato scientifico della Commissione stessa. Se l'Italia non rispetterà il divieto, rischia un procedimento davanti alla Corte di Giustizia europea.

Dove è vietato l'uso alimentare
Sono 127 i Comuni interessati da questo stop di Bruxelles e che pertanto rischiano di chiudere i rubinetti. Le regioni più colpite sono Lazio (91 zone) e Toscana (19 zone): ALLA FINE DELL'ARTICOLO L'ELENCO trovate l'elenco delle zone in cui le concentrazioni di arsenico sono tali da non permettere un uso alimentare dell'acqua. È vietato sia berla, sia utilizzarla per cucinare.

Dove è meglio non darla i bambini
Poi ci sono i Comuni con problemi "minori" per quanto riguarda arsenico, boro e fluoruro: ALLA FINE DELL'ARTICOLO L'ELENCO. L'acqua erogata da questi acquedotti non dovrebbe essere destinata ai bambini di età inferiore ai 3 anni.

Cosa devono fare i cittadini e gli enti pubblici. La nostra diffida ai Comuni
In questi casi i Comuni, le Regioni e le Province autonome devono informare adeguatamente e tempestivamente i cittadini, fornendo indicazioni specifiche per le categorie di popolazione più esposte a rischi.
I cittadini non pensino di risolvere il problema con caraffe filtranti. Solo gli impianti con filtri a osmosi inversa sono efficaci nell'eliminazione di arsenico e boro. Ma il costo della depurazione non può e non deve pesare sui singoli cittadini. Gli acquedotti hanno l'obbligo di porre rimedio alle concentrazioni fuorilegge al più presto. Ci sono tanti modi per farlo: scegliere nuove fonti di approvvigionamento dell'acqua, diluire le fonti problematiche o trattando con processi di filtrazione l'acqua di rete. Abbiamo deciso di inviare una lettera di diffida ai 127 Comuni interessati dal superamento della soglia di arsenico nell'acqua potabile chiedendo loro di adottare con urgenza tutti i provvedimenti necessari a tutelare la salute della popolazione.


Dove è vietato l'uso alimentare
L’acqua fornita nelle seguenti zone non deve essere usata a scopo
alimentare
Lombardia (8 zone),
provincia di Trento(4 zone)
provincia di Bolzano (6 zone)
Lazio (91 zone)
Toscana (19 zone)
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Regione: Lombardia
Marcaria Mantova 5000 50 μg/l di arsenico
Roncoferraro Mantova 5000 50 μg/l di arsenico
Viadana Mantova 6000 50 μg/l di arsenico
Valdidentro Sondrio 1300 50 μg/l di arsenico
Valfurva Sondrio 150 50 μg/l di arsenico
Maccagno Varese 1150 30 μg/l di arsenico
Sesto Calende Varese 6000 30 μg/l di arsenico
Dumenza Varese 1362 30 μg/l di arsenico
Regione: Trentino-Alto Adige/Südtirol
Trento – Laste/Cantanghel Trento 26500 40 μg/l di arsenico
Canal San Bovo Trento 120 40 μg/l di arsenico
Fierrozzo Trento 441 40 μg/l di arsenico
Frassilongo Trento 357 40 μg/l di arsenico
Laion – Mullerhof Bolzano 18 50 μg/l di arsenico
Lana – Poiana Bolzano 700 50 μg/l di arsenico
Luson Bolzano 358 50 μg/l di arsenico
Stelvio – Solda di Fuori Bolzano 25 50 μg/l di arsenico
Vadena – Monte Bolzano 74 50 μg/l di arsenico
Valle di Casies – S. Martino in Casies;
Durna in Selve
Bolzano 628 50 μg/l di arsenico
Regione: Lazio
Aprilia Latina 66624 50 μg/l di arsenico
Cisterna di Latina Latina 19000 50 μg/l di arsenico
Cori Latina 9000 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Latina Latina 115490 50 μg/l di arsenico
Pontinia Latina 13835 50 μg/l di arsenico
Priverno Latina 14093 50 μg/l di arsenico
Sabaudia Latina 18548 50 μg/l di arsenico
Sermoneta Latina 3200 50 μg/l di arsenico
Sezze Latina 23852 50 μg/l di arsenico
Albano Laziale Roma 10000 50 μg/l di arsenico
Ardea Roma 100 50 μg/l di arsenico
Ariccia Roma 12000 50 μg/l di arsenico
Genzano di Roma Roma 15000 50 μg/l di arsenico
Lanuvio Roma 12185 50 μg/l di arsenico
Lariano Roma 1700 50 μg/l di arsenico
Velletri Roma 30000 50 μg/l di arsenico
Castel Gandolfo Roma 4600 50 μg/l di arsenico
Ciampino Roma 2000 50 μg/l di arsenico
Castelnuovo di Porto Roma 200 50 μg/l di arsenico
Trevignano Romano Roma 5700 50 μg/l di arsenico
Tolfa Roma 5200 50 μg/l di arsenico
Bracciano Roma 15500 50 μg/l di arsenico
Sacrofano Roma 68 50 μg/l di arsenico
Formello Roma 80 50 μg/l di arsenico
Civitavecchia Roma 30000 50 μg/l di arsenico
Santa Marinella Roma 13000 50 μg/l di arsenico
Anzio Roma 37500 50 μg/l di arsenico
Nettuno Roma 43000 50 μg/l di arsenico
Campagnano di Roma Roma 10301 50 μg/l di arsenico
Magliano Romano Roma 1490 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Mazzano Romano Roma 2740 50 μg/l di arsenico
Acquapendente Viterbo 5741 50 μg/l di arsenico
Arlena di Castro Viterbo 905 50 μg/l di arsenico
Bagnoregio Viterbo 3676 50 μg/l di arsenico
Barbarano Romano Viterbo 1089 50 μg/l di arsenico
Bassano in Teverina Viterbo 1284 50 μg/l di arsenico
Bassano Romano Viterbo 4884 50 μg/l di arsenico
Blera Viterbo 3320 50 μg/l di arsenico
Bolsena Viterbo 4229 50 μg/l di arsenico
Bomarzo Viterbo 1823 50 μg/l di arsenico
Calcata Viterbo 894 50 μg/l di arsenico
Canepina Viterbo 3188 50 μg/l di arsenico
Canino Viterbo 5305 50 μg/l di arsenico
Capodimonte Viterbo 1832 50 μg/l di arsenico
Capranica Viterbo 6516 50 μg/l di arsenico
Caprarola Viterbo 5624 50 μg/l di arsenico
Carbognano Viterbo 2074 50 μg/l di arsenico
Castel Sant'Elia Viterbo 2594 50 μg/l di arsenico
Castiglione in Teverina Viterbo 2359 50 μg/l di arsenico
Celleno Viterbo 1357 50 μg/l di arsenico
Cellere Viterbo 1293 50 μg/l di arsenico
Civita Castellana Viterbo 16783 50 μg/l di arsenico
Civitella d'Agliano Viterbo 1716 50 μg/l di arsenico
Corchiano Viterbo 3796 50 μg/l di arsenico
Fabrica di Roma Viterbo 8205 50 μg/l di arsenico
Faleria Viterbo 2333 50 μg/l di arsenico
Farnese Viterbo 1684 50 μg/l di arsenico
Zona di fornitura di acqua Provincia Utenti
residenti
interessati
Valore massimo del
parametro richiesto
Gallese Viterbo 3019 50 μg/l di arsenico
Gradoli Viterbo 1475 50 μg/l di arsenico
Graffignano Viterbo 2322 50 μg/l di arsenico
Grotte di Castro Viterbo 2853 50 μg/l di arsenico
Ischia di Castro Viterbo 2437 50 μg/l di arsenico
Latera Viterbo 983 50 μg/l di arsenico
Lubriano Viterbo 946 50 μg/l di arsenico
Marta Viterbo 3577 50 μg/l di arsenico
Montalto di Castro Viterbo 8787 50 μg/l di arsenico
Monte Romano Viterbo 2012 50 μg/l di arsenico
Montefiascone Viterbo 13570 50 μg/l di arsenico
Monterosi Viterbo 3731 50 μg/l di arsenico
Nepi Viterbo 9258 50 μg/l di arsenico
Onano Viterbo 1047 50 μg/l di arsenico
Oriolo Romano Viterbo 3641 50 μg/l di arsenico
Orte Viterbo 8854 50 μg/l di arsenico
Piansano Viterbo 2228 50 μg/l di arsenico
Proceno Viterbo 616 50 μg/l di arsenico
Ronciglione Viterbo 8920 50 μg/l di arsenico
San Lorenzo Nuovo Viterbo 2179 50 μg/l di arsenico
Soriano nel Cimino Viterbo 8680 50 μg/l di arsenico
Sutri Viterbo 6405 50 μg/l di arsenico
Tarquinia Viterbo 16448 50 μg/l di arsenico
Tessennano Viterbo 385 50 μg/l di arsenico
Tuscania Viterbo 8194 50 μg/l di arsenico
Valentano Viterbo 2963 50 μg/l di arsenico
Vallerano Viterbo 2648 50 μg/l di arsenico
Vasanello Viterbo 4175 50 μg/l di arsenico
Vejano Viterbo 2311 50 μg/l di arsenico
Vetralla Viterbo 13226 50 μg/l di arsenico
Vignanello Viterbo 4833 50 μg/l di arsenico
Villa San Giovanni in Tuscia Viterbo 1323 50 μg/l di arsenico
Viterbo Viterbo 62441 50 μg/l di arsenico
Vitorchiano Viterbo 4532 50 μg/l di arsenico
Regione: Toscana
Monterotondo Marittimo Grosseto 100 30 μg/l di arsenico
Montieri Grosseto 90 30 μg/l di arsenico
Campiglia Marittima Livorno 13550 50 μg/l di arsenico
Campo nell'Elba Livorno 6711 50 μg/l di arsenico
Capoliveri Livorno 6329 50 μg/l di arsenico
Marciana Livorno 3454 50 μg/l di arsenico
Marciana Marina Livorno 2572 50 μg/l di arsenico
Piombino Livorno 12965 50 μg/l di arsenico
Porto Azzurro Livorno 1619 50 μg/l di arsenico
Porto Ferraio Livorno 5093 50 μg/l di arsenico
Rio Marina Livorno 2913 50 μg/l di arsenico
Rio nell'Elba Livorno 1775 50 μg/l di arsenico
Suvereto Livorno 9604 50 μg/l di arsenico
Pomarance Pisa 6323 50 μg/l di arsenico
Castelnuovo in Val di Cecina Pisa 2467 50 μg/l di arsenico
Radicondoli Siena 978 50 μg/l di arsenico
Castel Giorgio Terni 2200 30 μg/l di arsenico
Castel Viscardo Terni 3000 30 μg/l di arsenico
Orvieto Terni21000 30 μg/l di arsenico
FONTE : http://www.altroconsumo.it/acqua/acqua-ecco-i-comuni-in-cui-non-e-potabile-s294723.htm

mercoledì 24 novembre 2010

Acqua, troppo arsenico dal rubinetto «I comuni rispettino le norme Ue»

«Nessuna emergenza legata all’acqua di rubinetto. La situazione è sotto controllo e non ci sono rischi per la salute». Massimo Ottaviani, esperto del dipartimento Ambiente dell’Istituto Superiore di sanità, ridimensiona l’allarme causato da concentrazioni di arsenico superiori ai livelli stabiliti dall’Ue nelle acque di alcuni Comuni italiani, un centinaio, quasi tutti nel Lazio. Martedì il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha annunciato di aver trasmesso alle amministrazioni che hanno sforato i limiti una circolare dove si comunica che l’Ue ha respinto la richiesta di deroga. Tutti dovranno rispettare il limite di 20 microgrammi di arsenico per litro (quello indicato nella normativa è di 10 microgrammi, dunque è stato concesso un innalzamento).

Dottor Ottaviani cosa succede adesso?
«I Comuni che hanno concentrazioni superiori ai 20 microgrammi dovranno rientrare nella norma secondo i piani presentati al momento di chiedere la deroga. Questo risultato si può raggiungere con interventi tecnologici, attraverso la miscelazione di altre acque o con trattamenti specifici. L’arsenico per fortuna è facilmente eliminabile».
In attesa di raggiungere gli obiettivi del piano di rientro che provvedimenti dovrebbero attuare i Comuni che hanno sforato?
«Dovrebbero vietare l’uso alimentare di acqua di rubinetto. Avvertire i cittadini di non berla. Chiariamo subito però che si tratta di una precauzione. Perché il consumo di acqua con concentrazione di arsenico superiori ai limiti previsti, se riguarda periodi limitati, non è pericoloso. Non c’è rischio per la salute».
Ma se l’Ue indica dei limiti qualche motivo ci sarà...
«La direttiva europea quando stabilisce il limite di 10 microgrammi per litro si riferisce a un consumo quotidiano e per tutta la vita».
Perché certe acque comunali contengono arsenico?
«L’arsenico è uno degli elementi caratteristici del suolo di origine vulcanica. È una presenza geologica quindi non dovuta all’intervento dell’uomo. Quando passa attraverso la roccia l’acqua trasporta con se questi elementi».
Perché il ministero ha richiesto per questi Comuni ben tre deroghe?
«È una procedura consentita dalla direttiva europea. L’ultima richiesta prevedeva il parere dell’Ue che in questo caso ha negato la deroga».
È vero che sono circa un milione i cittadini che potrebbero consumare acqua all’arsenico?
«Non mi risulta. In realtà sono qualche centinaia di migliaia. Non bisogna perdere la calma. Invece…»
Invece?
«Si è diffuso un allarme sproporzionato. Pensi, i responsabili dei servizi acqua di alcuni Comuni mi hanno chiamato per sapere se con acque del genere ci si può lavare. Ma certo. Mica è veleno»


Il ministero della Salute sta avviando alle Regioni la comunicazione che abolisce la deroga che portava a 50 milligrammi per litro la concentrazione massima di arsenico nelle acque destinate al consumo. La decisione arriva dopo la bocciatura dell'Unione europea alla deroga. Un no che elenca i 128 comuni d'Italia in cui i limiti sarebbero stati ampiamente superati.
IL MINISTRO - Ora, ha spiegato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sarà necessario fare un piano con le Regioni. L'ordinanza di deroga era stata fatta, ha riferito il ministro, «perché si prevedeva che non ci fosse alcun parere negativo da parte della Comunità europea». Il limite, ha ancora ricordato il ministro, era fissato a 10 milligrammi per litro e l'ordinanza lo aveva portato a 50, ora la Comunità europea indica l'opportunità di non superare i 20 milligrammi.
Fonte: http://www.corriere.it/salute/10_novembre_23/debac-arsenico-acqua_354e4d68-f72f-11df-ba4f-00144f02aabc.shtml

mercoledì 22 settembre 2010

Acqua, ecco costi e sprechi Italia fra i paesi a rischio


Il "Blue Book 2010" fa il punto sulle condizioni d'utilizzo delle risorse idriche. L'acqua potabile è ancora "economica" ma su scala globale la siccità è costata all'Europa 100 mld in 30 anni. E il nostro Paese è tra quelli che tendono a consumare oltre il livello disponibile.

Quanto ci costa l'acqua? Quella del rubinetto, su cui si concentra la maggior parte dell'attenzione, ha tutto sommato un costo contenuto: in media 1,37 euro a metro cubo, cioè poco più di un millesimo di euro a litro. Ma la mancanza di acqua (determinata in parte dalla cattiva gestione, in parte dagli sprechi, in parte dai cambiamenti climatici) è costata all'Europa in termini di siccità 100 miliardi di euro negli ultimi 30 anni. E per rimettere in regola il sistema completando la rete degli acquedotti, delle fogne e della depurazione, serviranno 64 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. Sono alcuni dei dati contenuti nel "Blue Book 2010", lo studio che ogni anno fotografa la situazione del servizio idrico in Italia.

L'analisi parte dalla definizione della situazione europea: le risorse totali di acqua dolce sono relativamente abbondanti (2,3 milioni di metri cubi l'anno) e solo il 13% di questa quantità viene utilizzata. Ma in 12 Paesi, concentrati soprattutto nell'area del Mediterraneo, c'è una situazione critica. Con un indice di sfruttamento idrico (il rapporto tra il totale dell'acqua dolce utilizzata e il totale della risorsa rinnovabile disponibile) superiore al 20% esiste infatti una condizione di stress e con un indice superiore al 40% lo stress diventa grave e la situazione insostenibile nel lungo periodo. Ebbene, sette paesi (in cui vive il 32% della popolazione europea) soffrono di un lieve stress idrico (Romania, Belgio, Danimarca, Grecia, Turchia, Portogallo e Regno Unito), mentre altri quattro (18% della popolazione) si trovano in una condizione peggiore (Cipro, Malta, Italia e Spagna) e nel caso di Cipro si parla di stress grave.

A questo quadro preoccupante si è arrivati anche per il crescente uso dell'irrigazione: il 30-40% dei prodotti agricoli a livello mondiale viene coltivato nel 16 % di terre agricole irrigate e la percentuale salirà all'80 per cento nei prossimi 30 anni. L'Italia - informa il Blue Book - è al primo posto in Europa sia per i consumi di acqua per abitante, sia per la maggiore estensione agricola irrigata: "Questa superficie, unitamente alla superficie agricola non irrigata, potrebbe dare sostentamento a circa 200 milioni di abitanti, eppure il nostro paese presenta un deficit commerciale in campo alimentare. Gran parte della quantità di cibo prodotta dalla nostra agricoltura, infatti, viene distrutta perché i vincoli internazionali, primi fra tutti quelli dell'Unione Europea, non ne consentono la commercializzazione".

Infine, per quanto riguarda i consumi domestici, secondo un'indagine dell'Ocse, i principali sono dovuti all'igiene personale (33% per docce e bagno ed 10% per lavandini), seguiti dall'uso della toilette (31%), dagli elettrodomestici (11% per le lavatrici e 3% per le lavastoviglie). I consumi esterni, principalmente dovuti a giardinaggio e piscine, rappresentano circa il 3% del totale.

giovedì 9 settembre 2010

Greening Water Law : una crisi idrica globale giudicata possibile nel breve periodo


L'United nations environment programme (Unep), chiede ai governi e alle autorità che si occupano di risorsa idrica di rivedere la normativa integrandola nella sua dimensione ambientale se si vuole scongiurare una crisi idrica globale giudicata possibile nel breve periodo. L'allarme e la proposta sono contenuti in un nuovo rapporto (Greening Water Law) presentato da Unep a Stoccolma dove è in corso la Settimana mondiale dell'acqua. Nel documento viene ribadito come sia in aumento la concorrenza tra le varie esigenze idriche della popolazione umana in rapida crescita e gli ecosistemi che hanno bisogno di acqua per mantenersi in vita. Secondo il rapporto dell'Unep questa è la sfida più importante che è di fronte ai governi di tutto il mondo: trovare il modo di soddisfare le crescenti esigenze di acqua della società umana, mantenendo in salute gli ecosistemi d'acqua dolce con tutta la loro biodiversità.

La sfida non è facile perché in entrambi gli ambiti, umano e ambientale (che in realtà non sono separati), si parte da una condizione di sofferenza. Quasi 1,8 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni muoiono ogni anno per malattie gastroenteriche (colera, il tifo, e dissenteria) attribuibili ad una mancanza di acqua potabile e servizi igienici di base. Nel rapporto Unep si stima che se la comunità internazionale non riesce ad adottare misure per migliorare l'approvvigionamento d'acqua dolce per bere, la depurazione e l'igiene in generale, ben 135 milioni morti potrebbero verificarsi entro il 2020.

Del resto l'utilizzo non sostenibile delle acque dolci e l'impatto antropico sugli ecosistemi sono le cause principali della perdita di biodiversità i cui effetti sono ben evidenti in fiumi, laghi e zone umide in tutto il mondo. Ad esempio in Nord America circa il 27% della fauna d'acqua dolce è minacciato di estinzione a causa della carenza idrica e dell'inquinamento. In Croazia, per citare un altro esempio riportato nel rapporto, oltre un terzo di tutte le specie di pesci d'acqua dolce sono attualmente in pericolo. «Basta parole, è la legge che fornisce la struttura attraverso la quale le nuove politiche possano essere attuate- ha dichiarato il professor Gabriel Eckstein, principale autore dello studio- Per raggiungere un maggiore equilibrio tra le esigenze di acqua dell'uomo e dell'ambiente richiederà cambiamenti significativi nella legislazione con adeguati strumenti giuridici per raggiungere questo obiettivo».

Avere un governo mondiale dell'acqua che indichi le linee guida trovando adeguati "punti di caduta" per soddisfare tutte le esigenze, anche attraverso l'aiuto di una revisione normativa, è senza dubbio importante. Ma non basta. E' necessario cambiare modello di sviluppo economico indirizzandosi verso scelte "green", rivedere il concetto di distribuzione delle risorse di base e di accesso alle stesse, che se improntato all'equità porta di per sé ad una maggiore possibilità di mantenerle per le generazioni future. Tra le risorse ovviamente sono inclusi gli ecosistemi naturali con le specie animali e vegetali che vi vivono.
FONTE: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6567

mercoledì 21 luglio 2010

REFERENDUM Acqua pubblica: dalla società civile una lezione alla politica


Un milione e 400 mila firme contro la privatizzazione dell´acqua. Raccolte in circa tre mesi. Un record, ma la notizia è che la società civile non è morta, che si può provare a sopraffarla finché si vuole, ma c´è sempre un limite. Il retro della medaglia è l´immagine di una classe politica che di fronte alla rete che si è formata per raccogliere le firme dovrebbe impallidire, farsi piccola, capire quant´è inadeguata, vuota e fuori dal mondo. C´è chi non è in grado di raccogliere le firme necessarie a presentare una lista elettorale e mette nei guai a posteriori il recente governatore del Piemonte.

C´è chi caverebbe soldi anche da una rapa, se fosse possibile, e fa decreti per privatizzare i nostri beni comuni o condonare qualsiasi cosa, dall´acqua alle spiagge passando per l´archeologia e i mostri edilizi. C´è chi si distingue per intrallazzare fino all´inverosimile pur di coprire pulciosi interessi economici e personali e chi, bontà sua, non riesce proprio a opporsi e cade in tutti i tranelli possibili di un ménage politico stantio, autoreferenziale, basato solo su un apparire sempre più elemosinato al Cesare, sui personalismi ma con sempre meno personalità.

Un milione e 400 mila firme per dire che l´acqua non si può privatizzare sono molto di più della sacrosanta difesa del bene comune per eccellenza, sono un urlo urlato con dignità e buon senso, il frutto di un´indignazione seria e civile, una lezione per chiunque voglia fare politica in Italia. I tre quesiti referendari hanno senso, sono ben congegnati per bloccare giusto in tempo la strada di una privatizzazione generalizzata entro il 2011, da cui sarebbe difficilissimo, o costosissimo, tornare indietro. Invece ora ce la si può fare: se l´iter verrà rispettato, se la volontà di quel milione e mezzo di italiani non sarà calpestata per l´ennesima volta, nella primavera del prossimo anno la lezione data alla politica nostrana sarà completa.

La rete del Forum dei movimenti per l´acqua, che è nata e si è propagata con una naturalezza disarmante per chiunque faccia il raccattatore di voti di professione, è una speranza per la democrazia nel nostro Paese. I banchetti volanti al Giro d´Italia, quelli nei mercati (li ho visti, sempre con la gente in educata fila), ai concerti, dove si fanno gli aperitivi tanto di moda, nelle piazze e vie di fronte agli strusci consumistici: mai un simbolo di partito, chi si è messo a disposizione l´ha fatto per l´acqua perché di fronte all´acqua sparisce qualsiasi colore, qualsiasi ideologia, qualsiasi altro interesse. Non è un caso che chi abbia tentato di cavalcare l´onda pro domo sua abbia fallito miseramente.

Il cibo, l´acqua, la nostra terra, il bello e il buono che non si devono necessariamente comprare: forse c´è la speranza che non si portino via tutto. Sono le cose che stanno più a cuore alle persone umili che cercano di vivere bene la propria vita in un mare di difficoltà che non si sono per niente cercate: è la dimostrazione che i temi della politica dovrebbero essere altri, se la politica fosse nobile, se la politica sapesse.
fonte: repubblica.it

lunedì 19 luglio 2010

REFERENDUM Acqua pubblica: UN milione e 400.000 firme depositate per il referendum


E' arrivato il giorno della consegna. Sono un milione e 400mila le firme raccolte e depositate in Corte di Cassazione per la richiesta di referendum sull'acqua pubblica. Ora i promotori vogliono andare al voto nella prossima primavera «Non scippateci quest'ultimo strumento di espressione - ha dichiarato Tommaso Fattori, del Contratto mondiale per l'acqua- l'attenzione di tutto il mondo ora sarà puntata sul nostro paese dal quale ci aspetta lo stesso risultato ottenuto dalla Francia sul tema della gestione dell'acqua: cacciare le multinazionali». Corrado Oddi della Cgil è tornato sulla straordinaria campagna di raccolta firme. «Quella per i referendum per l'acqua pubblica è la più grande raccolta di firme per un referendum nella storia del nostro paese» che per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, ha avuto un valore aggiunto perché dimostra che «c'è ancora un tessuto sociale, fatto di cittadini, associazioni, partiti, che ha una tenuta e che è la vera base sulla quale poggiare l'uscita dalla crisi». A far parte del vasto schieramento che ha sostenuto la campagna referendaria anche le associazioni ambientaliste. Il presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni, ha posto l'accento sulla contraddizione che è insita nella gestione privata dell'acqua, risorsa pubblica per eccellenza. «Le aziende sono orientate al profitto che, quando non c'è, porta al fallimento delle aziende stesse. Come si può pensare di fare profitti su un bene pubblico come l'acqua, nei confronti della quale è in corso un movimento mondiale orientato al risparmio.
Ricordiamo che l'accessibilità dell'acqua a tutti gli esseri umani è uno degli obiettivi del millennio» ha concluso Leoni. Il Comitato promotore ha poi formulato la richiesta al governo di «emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum».
FONTE: http://www.greenreport.it

giovedì 17 giugno 2010

Privatizzazione acqua: Ecco chi si berrà la tua acqua


A far profitti con la privatizzazione delle risorse idriche saranno i big del capitalismo italiano. A iniziare dal banchiere del Vaticano. E i Comuni non conteranno più niente.

L'accordo è fatto. L'acqua volerà in Borsa e una multinazionale nata dalla fusione di tre società ne controllerà la gestione. Iride, una multiutility, è una spa composta da altre spa e da altre spa e da altre spa. Come in una scatola cinese. La mega società è attualmente controllata dai comuni di Genova e Torino. La parte genovese è l'Amga (Azienda municipale gas e acqua) che nel 1995 si quota in borsa per poi, nel 2000, scorporare le acque in una società a parte e riassorbire gli acquedotti De Ferrari Galliera e Nicolay. Nasce Mediterranea. Nel 2006 arriva anche la fusione con l'Aem torinese che conclude la genesi di Iride: un colosso dell'acqua pubblica italiana che presto finirà nelle mani degli azionisti d'Europa.

Accanto a Genova e Torino, infatti, alla guida della multiutility c'è l'F2i: una società italiana di gestione del risparmio, titolare del Fondo destinato a effettuare investimenti nel settore delle infrastrutture. I fondi posseduti da F2i sono controllati da istituti bancari, casse previdenzali, fondazioni bancarie, assicurazioni, istituzioni finanziarie dello Stato (-8.10%), sponsor e management. Per un gruzzoletto pari a 1,8 miliardi di euro.

Il presidente della Spa si chiama Ettore Gotti Tedeschi, vecchio banchiere, uomo d'oro della Chiesa nonché attuale presidente dello Ior, la Banca Vaticana, che, dopo esser stato scritto insieme a 71 altri colleghi nel registro degli indagati del processo Parmalat del 2005, è stato prosciolto nel 2007. Amministratore delegato di F2i è invece Vito Gamberale, una carriera tra Autostrade Italia, Eni, Banca Italia e Benetton per la quale curava l'amministrazione di Atlantia. Arrestato durante Mani Pulite, venne poi assolto, anch'egli, dall'accusa di abuso d'ufficio e concussione. Gamberale è l'uomo che ha guidato l'accordo tra Iride e F2i. Il piano per la privatizzazione ruota infatti tutt'intorno alla spa di Tedeschi e al sostegno che questa riceve da un'altra azienda: la San Giacomo srl, una società dal nome promettente che trasforma le acque in buone azioni.

Lo scopo di Iride è raggiungere il delisting, ovvero l'uscita e l'accorpamento al colosso idrico Iride della Borsa di Mediterranea delle acque, socio di Acque Potabili, a sua volta detenuta da Acque Potabili S.p.A. con sede in Torino, Acquedotto di Savona S.p.A. con sede in Savona, Acquedotto Monferrato S.p.A. ancora a Torino e da Acque Potabili Siciliane S.p.A, a Palermo. E infatti, è solo grazie all'accorpamento delle gestioni idriche di Piemonte, Liguria, Emilia e Sicilia, che F2i potrà lancere, come annunciato, un'offerta pubblica di acquisto totalitaria su Mediterranea al prezzo di 3 euro per azione.

Il primo passo sarà quello di escludere i soci forti di Veolia, la multinazionale dell'acqua francese che detiene il 17% delle azioni. Poi le quote verranno ritirate dalla borsa e inizierà il percorso ad ostacoli. Il Fondo crescerà in San Giacomo e con i 237 milioni che sono già in cassaforte comincerà l'assalto alle acque del Sud, soprattutto siciliane. A quel punto, Iride e F2i potrebbero creare un polo industriale dell'acqua rafforzato grazie all'acquisizione di Mediterranea e divenire un "campione nazionale" del servizio idrico integrato, così come richiesto nel decreto Ronchi. Ma non è finita. Iride potrebbe anche compiere un altro passo in avanti e accorpare Enìa, la multiservizi emiliana quotata a Piazza Affari e nata dalla fusione delle spa delle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Insieme, i due colossi definirebbero un asse "padano occidentale" con 4 miliardi di capitalizzazione e 2,5 milioni di "clienti" che al Sud, tra Palermo e Enna, si comprano come caramelle.

L'acqua vola in borsa e il controllo del servizio idrico si concentra nella mani dei soliti noti che forse non baderanno alla qualità della gestione ma solo ai profitti e agli investimenti. Un rischio, questo, per il Sud d'Italia dove il controllo sull'acqua ha causato contrasti che sono all'origine di molti scontri tra clan. Ma non solo. Tutti i Comuni d'Italia pagheranno il loro prezzo: dovranno rinunciare pubblicamente al loro ruolo di "imprenditori-gestori" dei beni comuni divenendo meri "azionisti". Come ha notato Massimo Mucchetti del Corriere «il Comune non sarà più responsabile e garante di un servizio e di un diritto per tutti i cittadini ma sarà solo uno dei tanti soci che attende l'assemblea di aprile per sapere quanto incasserà sotto forma di dividendo». Se mai riuscirà ad incassare qualcosa.
fonte: espresso.repubblica.it

sabato 24 aprile 2010

ACQUA: AL VIA RACCOLTA FIRME REFERENDUM CONTRO PRIVATIZZAZIONE


Il Forum Movimento per l'acqua inizia in Italia la raccolta delle firme per il referendum contro la privatizzazione.

''Oggi e domani - spiega il presidente del Forum Ambientalista, Ciro Pesacane - saremo con i nostri banchetti in tutte le piazze d'Italia per l'inizio della campagna referendaria, sono certo che arriveremo in breve tempo alle 700mila firme necessarie''.

''L'acqua - prosegue Pesacane - e' un bene pubblico che non puo' e non deve essere assoggettato a logiche di profitto, logiche che tra l'altro portano solo danno economico ai cittadini che pagheranno di tasca propria il decreto Ronchi''.

Anche Legambiente aderisce al comitato guidato dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

L'obiettivo, spiega l'associazione, ''e' ambizioso: scongiurare la corsa all'oro blu come prevede il Decreto Ronchi, che ha reso obbligatoria la dismissione delle quote pubbliche nelle societa' di gestione di risorse pubbliche, e garantire invece l'accesso ad un bene che e' di tutti, e non una merce da cui trarre profitto''.

''L'acqua non e' un servizio pubblico qualsiasi, non puo' essere gestita con la logica del profitto, e' un bene comune indispensabile alla nostra sopravvivenza, da garantire a tutti, sempre e comunque - afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Per questo Legambiente promuove con forza la raccolta firme e per tre mesi chiede a tutti i cittadini di diventare difensori del bene comune. A Roma, il Sindaco Alemanno non puo' assolutamente procedere alla privatizzazione di Acea, svendendo il futuro dell'acqua e dei suoi cittadini, un'azienda che serve il territorio della Capitale e del Lazio Centrale con circa 3,5 milioni abitanti e un totale di 500mila utenze''.

venerdì 23 aprile 2010

ACQUA: WWF, RACCOLTA FIRME PER REFERENDUM E CENSIMENTO FIUMI

Inizia domani la raccolta firme dei tre requisiti per il referendum sull'acqua, promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua a cui anche il Wwf Italia aderisce, insieme a un centinaio di sigle.

''L'acqua dev'essere considerata come un bene comune e dev'essere sottratta dai processi speculativi''. Le nuove norme che prevedono la gestione dei servizi pubblici, e tra questi la gestione dei servizi idrici, impongono di dismettere entro il 31 dicembre del 2011 ogni tipo di gestione pubblica.

Il Wwf non e' contro la partecipazione dei privati nella gestione dei servizi pubblici, criticita' nella gestione si sono riscontrate anche quando la gestione era affidata al pubblico. Ma qui e' stata superata la misura.

La battaglia per restituire all'acqua la certezza di essere pubblica assume oggi un valore piu' che simbolico e impone una riflessione sull'attuale tendenza a privatizzare tutti i servizi.

Il Wwf ritiene estremamente pericoloso rimettere la possibilita' di erogare un servizio pubblico solo se esiste la possibilita' di trarre da questo guadagno.

Il Wwf, assieme al ''Forum dell'Acqua'' e con l'adesione di 400.000 cittadini, ha presentato una proposta di legge che rivede il modello di gestione della risorsa acqua. Il Parlamento l'ha bloccata. A questo punto non rimane che la via del referendum.

Questo impone una visione d'insieme e la possibilita' d'intervento su ogni fase del ciclo e della gestione dell'acqua che solo la Pubblica Amministrazione puo' e deve avere.

Questo deve essere il punto di partenza per ridiscutere della gestione della risorsa idrica che non puo' che passare dalla tutela e dal ripristino degli ecosistemi acquatici.

mercoledì 24 marzo 2010

ACQUA: BAN KI-MOON, LA INQUINIAMO E FA PIU' MORTI DELLA GUERRA

"Muoiono piu' persone di acqua a rischio che di tutte le forme di violenza, inclusa la guerra".
A ricordarlo nella Giornata mondiale dell'Acqua proclamata dall'Onu e' il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. "L'acqua e' fonte di vita e rappresenta il nesso che lega tutti gli esseri viventi su questo pianeta", ha osservato Ban nela messaggio inviato in occasione della Giornata, "le nostre indispensabili risorse di acqua hanno dimostrato di avere un alto grado di elasticita', ma sono sempre piu' minacciate e vulnerabili. Il crescente bisogno da parte della popolazione mondiale di acqua per alimentazione, materie prime ed energia, e' sempre piu' in competizione con il fabbisogno di acqua che la natura ha per sostenere ecosistemi in pericolo e processi naturali dai quali dipendiamo". Giorno dopo giorno, sottolinea il segretario generale Onu, "noi versiamo milioni di tonnellate di acque reflue non trattate e di rifiuti industriali e agricoli nel sistema idrico mondiale. L'acqua pulita scarseggia e diventera' ancora piu' carente con l'inizio del cambiamento climatico. E i poveri continuano a patire soprattutto a causa di inquinamento, carenza idrica e mancanza di igiene adeguata". Il tema della Giornata Mondiale dell'Acqua di quest'anno 'Acqua Pulita per un Mondo Sano' evidenzia "come le risorse d'acqua siano a rischio in quantita' e in qualita'", osserva l'ex ministro degli Esteri sudcoreano che ammonisce: "Muoiono piu' persone di acqua a rischio che di tutte le forme di violenza, inclusa la guerra. Queste morti sono un affronto alla nostra umanita' e minano gli sforzi di molti paesi nel realizzare il loro potenziale sviluppo". Per il segretario generale Onu, "il mondo ha la conoscenza per risolvere queste sfide e diventare un migliore amministratore delle risorse idriche". Non a caso, insiste, "l''acqua e' al centro di tutti gli obiettivi di sviluppo" e conclude con un appello: "Nel mezzo del Decennio internazionale per l'Azione e in vista del vertice sugli Obiettivi di sviluppo del millennio, cerchiamo di proteggere e amministrare in maniera sostenibile le nostre acque, per i poveri, i piu' vulnerabili e per tutte le forme di vita sulla Terra". -

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