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lunedì 23 marzo 2015

API: Un'ape selvatica su dieci e il 25,8% dei bombi in Europa rischia estinzione

Secondo la prima European Red List of Bees pubblicata oggi dall’ International Union for Conservation of Nature (Iucn)  che valuta il rischio di estinzione di  tutte le specie di api selvatiche  europee, «il 9,2% sono minacciate di estinzione, mentre il 5,2% sono considerati suscettibili di essere minacciata in un prossimo futuro». Ma le specie in pericolo di estinzione potrebbero essere molte di più, visto che per il 56,7% delle specie la classificazione è quella di  “Dati insufficienti” perché la mancanza di esperti, dati e finanziamenti ha reso impossibile valutare il loro rischio di estinzione.


 Le api selvatiche in Europa non se la passano molto bene: quasi una su dieci è a rischio estinzione. Una percentuale che sale a quasi un quarto (25,8%) nel caso dei 'bombi', impollinatori della stessa famiglia molto importanti. A far scattare l'allarme è la prima valutazione condotta sulle 1.965 specie censite nel Vecchio Continente nell'ambito della Lista rossa dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) e del progetto STEP, entrambi finanziati dalla Commissione europea.

Secondo lo studio, il 9,2% di tutte le api europee in natura è minacciato di estinzione, mentre il 5,2% lo saranno probabilmente in un prossimo futuro. Il 7,7% delle specie soffre per una popolazione in declino, il 12,6% è stabile e lo 0,7% risulta in aumento. Per circa il 56,7% delle specie purtroppo non ci sono dati, esperti e finanziamenti sufficienti, per capire i trend delle popolazioni. Fra questi anche quelli relativi all'ape da miele per eccellenza, la Apis mellifera, per la quale occorrono nuove ricerche proprio per distinguere le popolazioni selvatiche da quelle 'addomesticate'.

"Stiamo affrontando una drammatica assenza di expertise e risorse" afferma Jean-Christophe Vié, vice direttore del Programma globale specie Iucn, ricordando che "le api giocano un ruolo essenziale nell'impollinazione delle nostre colture" e occorrono dati per capire come invertire il trend delle popolazioni in declino. Principali minacce alla loro sopravvivenza sono agricoltura intensiva e modifica delle pratiche agricole, che hanno portato ad una perdita su vasta scala e al degrado degli habitat delle api. Poi ci sono cambiamenti climatici, con ondate di calore o alluvioni, cementificazione e frequenza degli incendi.

"La nostra qualità della vita - e il nostro futuro - dipende dai tanti servizi che la natura ci fornisce gratuitamente" afferma Karmenu Vella, commissario europeo all'Ambiente e Pesca. "L'impollinazione è uno di questi servizi, quindi è molto preoccupante apprendere che alcuni dei nostri principali impollinatori sia a rischio" aggiunge Vella, secondo cui "se non affrontiamo le ragioni che stanno dietro questo declino nelle api selvatiche e non agiamo urgentemente per fermarlo, ci potremmo ritrovare a pagare un prezzo molto elevato".

Questa valutazione dell'Iucn cade nella fase di revisione della strategia Ue contro la continua perdita di biodiversità. Le api sono essenziali sia per gli ecosistemi naturali sia per l'agricoltura: il valore del loro 'servizio' di impollinazione delle colture si stima ammonti ogni anno a 22 miliardi di euro in Europa, 153 miliardi a livello globale. L'84% delle colture per il consumo umano in Europa contano sull'impollinazione degli insetti per migliorare la qualità e le rese del prodotto, e sempre da loro dipende il 35% delle produzioni agricole globali.

Tra le principali colture coltivate per il consumo umano in Europa, l’84% richiedono l’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità ed i rendimenti dei prodotti, come molti tipi di frutta, verdura e frutta secca. L’impollinazione è attuata da una serie di insetti, tra i quali le api domestiche, i bombi, molte altre specie di api selvatiche ed altri insetti. La European Red List of Bees arriva proprio mentre è in fase di revisione l’attuazione della strategia europea per arrestare la perdita di biodiversità ed i risultati di questo rapporto evidenziano la necessità di una piena attuazione della EU 2020 Biodiversity Strategy per raggiungere il target  della biodiversità  «arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell’Ue entro il 2020, e il loro ripristino, per quanto è possibile».


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giovedì 21 marzo 2013

Moria delle api: il Parlamento Europeo non mette al bando i pesticidi killer

 La mortalità delle api è ancora un indicatore che documenta il benessere ecologico ed economico del paese. Attraverso l’impollinazione le api sostengono la vita dell’84% delle piante, e del 75% di quelle di interesse alimentare. In Italia si stimano un milione e 100mila alveari, gestiti da circa 75.000 apicoltori, per un valore economico di circa 1.500 milioni di euro all’anno. Così, mentre l’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) è impegnata in alcuni progetti scientifici per esprimersi sul legame fra alcuni agrofarmaci sistemici (su tutti gli insetticidi neonicotinoidi) e la moria delle api, sono stati pubblicati diversi e autorevoli studi che dimostrano inequivocabilmente tale legame.

Gli insetticidi neonicotinoidi sono una delle principali cause della disastrosa moria delle api, e questo è confermato anche dai dati della ricerca che il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha affidato al Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), coordinata da Marco Lodesani. Certo alla moria delle api contribuiscono anche fattori di ambientali, come il cambiamento climatico o gli stress nutrizionali, o la scelta di ceppi d’api non autoctone, ma da quando il ministero della Salute ha sospeso l’uso dei neonicotinoidi per la concia di sementi, soprattutto del mais nel Nord Italia, la moria è considerevolmente diminuita. Perciò è importante che tale sospensione, in scadenza al 30 di giugno 2012, sia prorogata. E anzi occorre vietare definitivamente l’uso dei neonicotinoidi (di cui eravamo fra i primi utilizzatori in Europa), non solo nella concia del mais, ma anche in tutte le altre colture dove sono impiegati in spray o nella fertirrigazione.

Tanto più questi insetticidi non aiutano nemmeno ad aumentare le produzioni, come attestano i dati degli ultimi anni. “Dal 2002 al 2008 il calo della produzione nazionale di miele è arrivato progressivamente al 50%” dice Francesco Panella, presidente Unaapi (Unione nazionale apicoltori italiani): “Dopo la sospensione dei neonicotinoidi, invece, siamo ritornati alle nostre produzioni. Oggi, nonostante la crisi, l’apicoltura è uno dei pochi settori dove le aziende stanno crescendo”.

“C’è poco da discutere su questi insetticidi” commenta Vincenzo Girolami, docente di entomologia agraria all’Università di Padova:  “Servono solo ad aumentare il budget delle multinazionali e non le produzioni. Da quando sono stati sospesi per la concia del mais, la produzione del mais stesso è aumentata in modo incredibile. È da trent’anni che mi batto perché gli agricoltori siano abbastanza furbi da non usarli. Ora sul fattore della mortalità delle api interverrà l’Efsa, che la gente pensa sia un autorità europea indipendente, ma questo non mi lascia affatto tranquillo: metà dei miei colleghi ricercatori non sono veramente indipendenti ma sono in pratica pagati dalle multinazionali, tanto in Germania quanto in Inghilterra”. Perfino il pm Raffaele Guariniello, della Procura della Repubblica di Torino, è intervenuto nella vicenda mesi fa, conducendo un’inchiesta e accusando la Bayer CropScience di Milano e la Syngenta Crop Protection Italia di “diffusione di malattie degli animali pericolose per il patrimonio zootecnico e per l’economia nazionale”. Insomma la ricerca del Cra e di tutte le università che vi hanno collaborato, ha portato finalmente alla creazione di una rete di monitoraggio nazionale degli alveari e del loro stato sanitario: da ciò si è visto che per salvare le api, e dunque l’agricoltura, bisogna cambiare i metodi di lotta agli insetti dannosi. Oppure tornare a far ruotare le colture.




Moria delle api e Pesticidi killer. La proposta di abolire per due anni l'impiego di pesticidi neonicotinoidi, dei veri e propri killer in grado di minacciare la sopravvivenza delle api, avanzata da parte della Commissione Europea, non ha ricevuto piena approvazione da parte dei 27 Paesi membri dell'Unione Europea. Ci troviamo, dunque, al momento in una fase di stallo.

L'Italia si è pronunciata a favore del bando, insieme ad altri 12 Stati. Sono 9 in totale i Paesi che si sino dichiarati contrari e 5 gli astenuti nel corso della riunione tenutasi in proposito a Bruxelles lo scorso 15 marzo. Tra i Paesi che hanno deciso di non esprimere la propria opinione vi sono Germania e Gran Bretagna, la cui futura eventuale presa di posizione potrebbe sbloccare la situazione attuale.

Oltre all'Italia, tra i Paesi UE che si sono già espressi come favorevoli al bando di due anni dei pesticidi neonicotinoidi vi sono Francia, Spagna, Olanda e Polonia. Il bando dei neonicotinoidi, anche se temporaneo, permetterebbe di salvare dallo smembramento e dalla morte inevitabile intere colonie di api presenti sul territorio europeo.

La Commissione Europea ha dovuto prendere atto di come una maggioranza qualificata non sia stata al momento raggiunta, ma ciò non dovrebbe significare che la battaglia per la salvezza delle api debba essere considerata persa. Si teme che le lobby dei produttori di pesticidi possano influenzare le future decisioni in proposito. Tra le aziende coinvolte vi sono Bayer e Syngenta. Il bando era da considerarsi rivolto nei confronti di tre pesticidi da esse prodotti, midacloprid, clothianidin e thiamethoxam, che - per quanto riguarda esclusivamente la concia delle sementi - risultano già vietati in Italia.

In Italia il loro divieto di impiego per la concia delle sementi rimarrà effettivo fino a giugno 2013 ed era stato introdotto in precedenza in attesa delle decisioni a livello europeo. La pericolosità dei pesticidi neonicotinoidi per le api era stata evidenziata da parte dell'EFSA. Alle tre sostanze è infatti stato associato tramite apposite ricerche un elevato rischio acuto, nel momento in cui le api entrino a contatto con esse.

Che cosa accadrà ora? La Commissione Europea potrò decidere di presentare una nuova proposta, oppure di mantenere la proposta attuale, sottoponendola ad un più elevato organo di rappresentanza degli Stati membri. Le evidenze scientifiche riguardanti la pericolosità dei neonicotinoidi sono chiare, la speranza è che l'Italia stessa e la Commissione Europea non si lascino piegare dalla pressione di aziende quali Syngenta e Bayer, così come sottolineato da parte di Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace.


fonte: http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/9967-moria-api-parlamento-europeo



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