Google

Visualizzazione post con etichetta anti cancro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anti cancro. Mostra tutti i post

giovedì 28 marzo 2013

Tumori : Dai funghi la strada a nuove terapie contro il cancro

 Potrebbero essere proprio i funghi a spianare la strada a nuove terapie contro il cancro.


Dai comuni funghi è possibile estrarre delle sostanze che possono essere attive nel combattere una delle malattie che ancora deve trovare una cura definitiva: il cancro.

E ora, ad aver sondato la possibilità di trovare nuove strade sono i ricercatori del MIT (il Massachusetts Institute of Technology) e dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign (UIUC), coordinati dal professore associato di chimica Mohammed Movassaghi, che hanno analizzato 60 nuovi composti estratti dai funghi per valutarne le proprietà anticancro.

Movassaghi e collegi del MIT, alcuni anni fa avevano già condotto uno studio in cui erano stati in grado di sintetizzare chimicamente un composto fungino molto complesso denominato “11,11’-dideoxyverticillin”. Questo composto aveva infatti dimostrato attività anticancro.
L’utilizzo di un composto sintetizzato chimicamente era derivato dalla constatazione che in natura, nei funghi, le sostanze con presunte proprietà anticancro sono presenti in quantità assai modeste.

Con questo nuovo studio, riporta la rivista Chemical Science, il team di ricerca ha voluto analizzare e osservare, per la prima volta e in modo uniforme, la capacità di uccidere le cellule tumorali umane da parte di un grande pannello di composti fungini.
«Ciò che è stato particolarmente emozionante per noi era vedere, attraverso diverse linee di cellule di cancro, che alcuni di questi composti sono molto potenti», conclude Movassaghi.
Viste le potenzialità intrinseche di questi composti, gli scienziati auspicano che si possa aprire la strada per lo studio e la creazione di nuovi efficaci farmaci anticancro.

mercoledì 27 marzo 2013

MALTOLO : Con cicoria, cocco e caffè si uccidere il tumore

Importante passo in avanti nella lotta contro il cancro. Una ricerca di stampo italiano ha approfondito le capacità e le proprietà eccezionali del maltolo, in ottica anti-tumorale. Il maltolo è una sostanza contenuta in cibi come la cicoria, il caffè e il cocco (oltre che il malto).
La ricerca ha evidenziato le importanti potenzialità anti-tumorali della sostanza, a patto che la stessa venga opportunamente modificata in laboratorio. Il maltolo possiede tale funzione a detta dei ricercatori, in quanto favorisce la costruzione di classi di molecole che inducono praticamente al "suicidio" le cellule malate. Due molecole rappresentative di questa classe di composti sono state sintetizzate e caratterizzate nella loro capacità di indurre alterazioni della cromatina e, quindi, di condurre le cellule a rispondere in termini biologici.

La ricerca conferma per l'ennesima volta l'incredibile potenzialità delle tante sostanze presenti in natura nella cura di malattie ben diffuse come il cancro. Il difficile sta poi nel realizzare farmaci specifici ed efficienti a partire da scoperte del genere. Speriamo, dunque, in ulteriori concreti sviluppi futuri.



Due studiosi di Urbino hanno individuato nel “maltolo”, una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali, la possibilità di utilizzarlo per lo sviluppo di una nuova classe di molecole con attività antitumorale, in grado di spingere le cellule tumorali a “suicidarsi”. La scoperta, pubblicata sul British Journal of Cancer, ha ottenuto il brevetto nazionale, in attesa di quello internazionale.

Il maltolo è una molecola utilizzata talvolta come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti. Se opportunamente modificata può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche. Il team guidato da Vieri Fusi, che dirige il Laboratorio di Chimica Supramolecolare dell'Università di Urbino, in collaborazione con Mirco Fanelli del Laboratorio di Patologia Molecolare “PaoLa”, ha scoperto che le molecole contenute nel maltolo, malten e maltonis, sono in grado di “penetrare” all'interno delle cellule in modo da indurre delle alterazioni. La risposta dei geni per eliminare tali alterazioni è quella di spingerle all'apoptosi, la morte cellulare programmata, una sorta di “suicidio” biologico.

“Tale meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, è alla base per un potenziale sviluppo di molecole – spiega Fanelli - che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali”. Gli studi sono passati adesso ad una fase sperimentale e in attesa di nuovi approfondimenti, spiega Fusi, “questi composti sembrano essere tollerati in vivo, cosa non scontata e hanno dimostrato interessanti proprietà biologiche inducendo una sensibile riduzione della massa tumorale”.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------

Cellule tumorali che muoiono a suon di molecole contenute nel cocco, nella cicoria e nel malto. Eppure alcune classi del ’33, la vecchia guardia di nonni e zii in pensione, usa la cicoria, o meglio, il decotto di cicoria, per alleviare la pesantezza al fegato. Qualcosa si muove nel settore della ricerca. Un passo avanti che dobbiamo custodire gelosamente in questa Italia, provata da vicende politiche ingarbugliate che forse allontanano l’attenzione da temi altrettanto importanti. La salute, il custodire la vita dell’essere umano, in tutte le sue varianti, positive e non. Strategie terapeutiche scoperte dal Dr. Mirco Fanelli, e il Prof. Vieri Fusi. Università degli Studi di Urbino, nata nel 1506: qui è avvenuta la scoperta. In una delle Università più antiche d’Europa. Con determinazione e voglia di andare avanti i due ricercatori si sono ritrovati nel sentiero che porta ad una speranza, per tanti che ogni giorno combattono contro il cancro.

La molecola “incriminata” nell’uccisione delle cellule tumorali è il “maltolo”. Tale molecola, spiegano gli esperti ricercatori, è una sostanza innocua ma che, opportunamente modificata ha proprietà biologiche importanti, dando vita a molecole che possono aggredire le cellule tumorali. Modelli neoplastici sono molto sensibili al maltolto. Morte cellulare programmata. Dunque, grandi speranze per il futuro. Il nostro genoma a qualcosa serve allora. Il verbo greco “divenire”, dalla fusione delle parole “gene” e “cromosoma”, inizia ad avere un senso per noi esseri umani.

Da Urbino a Bologna, scorre un’autostrada di speranza, a suon di  “potenziale”, caratteristica sfruttata per generare onde meccaniche sopra il campo dell’udibilità. Parliamo di “ultrasuoni”, le cui macchine generatrici potranno “aggredire” i tumori alle ossa. Questa la notizia che proviene dall’Istituto Ortopedico Rizzoli, che ricordiamo si occupa al tempo stesso di cura e di ricerca. Il trasferimento dei dati della ricerca scientifica alla pratica clinica è il biglietto da visita di alta professionalità dell’Istituto Ortopedico Rizzoli che propone tecnologie all’avanguardia e in continua evoluzione. Non ultima “La chirurgia con ultrasuoni focalizzati” (Focused ultrasound surgery – FUS). I tumori alle ossa potranno essere curati da questa nuova tecnologia. Tumori primitivi dello scheletro e metastasi di altre neoplasie hanno vita breve, ma la ricerca deve andare avanti, con forza e determinazione. Milioni di euro investiti nella nuova struttura dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, ridona speranza: tremila metri quadrati di costruzione (e altrettanti quattromila metri quadrati ristrutturati) ci danno un ulteriore “carica di potenziale” rispetto ad un futuro migliore, nell’ambito delle cure sanitarie, in tal caso ortopedico. Una macchina ad ultrasuoni, prima in Italia, a garanzia dell’applicazione di nuove terapie è sicuramente un grande passo avanti. “La più antica testimonianza scritta che riguarda il cancro è datata intorno al 3000 a.C. e si trova sul più antico trattato di medicina giunto fino a noi, il Papiro di Edwin Smith” non dobbiamo fare passare altro tempo, ogni momento della vita è prezioso.

venerdì 15 marzo 2013

resveratrolo: fenolo vino rosso combatte cancro

La buona notizia e' che il vino rosso puo' curare il cancro. La notizia meno buona e' bisognerebbe berne 100 bicchieri al giorno, a meno di non assumerlo in pillole. Uno studio internazionale, guidato dal biologo australiano David Sinclair dell'Universita' del Nuovo Galles del sud, ha fugato ogni dubbio sulle capacita' del resveratrolo, un fenolo rinvenuto nella buccia dell'uva, di combattere il cancro, il morbo di Alzheimer e il diabete di tipo 2, e di attivare gli enzimi anti-invecchiamento.

martedì 12 marzo 2013

melittina: Dal veleno delle api un acura contro l’hiv

Scoperto da scienziati americani un metodo per neutralizzare il virus dell'hiv grazie ad un potente veleno prodotto dalle api, la melittina

La melittina distrugge alcuni virus e cellule tumorali maligne

La melittina è una tossina potente trovata nel veleno d’api. Può colpire i fori nell’involucro protettivo virale che circonda il virus dell’immunodeficienza umana, così come altri virus. J. Russell Hornsby, Professore di Scienze Biomediche, ha dimostrato che le nanoparticelle cariche di melittina, hanno proprietà anti-cancro e hanno la capacità di uccidere le cellule tumorali . Il collegamento del veleno d’api con le terapie antitumorali non è una novità.  Nel 2004 gli scienziati croati hanno  riportato sulla rivista  Journal of the Science of Food and Agriculture che i prodotti delle api tra  cui il veleno, potrebbero avere applicazioni nel trattamento del cancro e la prevenzione .



Un gel vaginale a base di una sostanza proveniente dal veleno prodotto dalle api per combattere il virus dell’HIV. E’ il risultato di una ricerca condotta dalla Washington University School of Medicine. Il gel ucciderebbe il virus dell’hiv, ma non avrebbe effetto sulle altre cellule.

Secondo i ricercatori lo studio in questione è importante per arrivare all’obiettivo della creazione di un gel vaginale: Joshua L. Hood, ha spiegato: ”La nostra speranza è che nei luoghi in cui l’HIV è in espansione, questo gel potrebbe essere usato per fermare la diffusione del virus all’inizio.”

Il gel è a base di melittina, una tossina potente che si trova nel veleno delle api ed in grado di agire sull’involucro protettivo  che circonda il virus dell’immunodeficienza umana, così come altri virus.

 Il veleno delle api agirebbe direttamente sulle cellule affette dall’HIV, rompendo la loro parete protettiva e provvedenti dall’interno alla loro distruzione. Una sostanza quella prodotta da questi insetti che è pur sempre una tossina e necessita quindi, come hanno mostrato i ricercatori statunitensi, di essere utilizzata con cautela per non danneggiare le cellule sane. La soluzione trovata dagli scienziati della Washington University School of Medicine è il ricorso alle nanoparticelle. Durante i test in laboratorio, questi composti hanno mostrato una particolare selettività nella scelta dei tessuti da attaccare, consentendo di eliminare le parti malate senza produrre danni nel resto dell’organismo.

Samuel A. Wickline aveva già dimostrato che le nanoparticelle caricate con melittina hanno proprietà anti-cancro, cioè hanno la capacità di uccidere le cellule tumorali. Il collegamento fra il veleno delle api con le terapie antitumorali non è una novità perchè alcune ricerche hanno già studiato la relazione.

Ora gli scienziati hanno scoperto che se si lega la melittina a delle nanoparticelle modificate queste, letteralmente, rimbalzano sulle cellule sane, lasciandole intatte. Invece quando l’HIV si imbatte nelle nanoparticelle caricate con la melittina, si incastra nelle nanoparticelle modificate e la melittina lo distrugge.

Gli scienziati hanno spiegato che la melittina riesce a creare dei fori nel rivestimento protettivo del virus e in questo modo ad eliminare la capacità del virus di riprodursi.

Second Hood la melittina potrebbe essere utile per due terapie: una con il gel vaginale e una contro i virus resistenti ai farmaci, laddove l’infezione si sia già installata. In questo caso la terapia verrebbe iniettata nel sangue del paziente.

 Le cellule normali rimangono intatte

 Gli  scienziati hanno dimostrato che le nanoparticelle cariche di melittina non danneggiano le cellule normali e sane. Sulla  superficie delle  nanoparticelle è stato disposto un sistema di protezione, una sorta di “paraurti”, in modo che quando entrano in contatto con le cellule normali (che tendono ad essere molto più grandi), rimbalzano piuttosto che attaccarsi ad esse.  La cellula del virus HIV è molto più piccola delle nanoparticelle, si inserisce tra i paraurti ed entra in contatto diretto con la sua superficie che è rivestita con la tossina dell’ape che la distrugge.

Hood ha spiegato: “ Mentre la maggior parte dei farmaci anti-HIV lavorano sulla capacità del  virus ‘di replicare, la nanopareticella con veleno dell’ape attacca una parte vitale della sua struttura. Il problema è che attaccare la capacità di replicare di un patogeno non gli impedisce di diffondere l’infezione. Alcuni ceppi di HIV hanno trovato il modo di aggirare i farmaci che impediscono la replica  per  inibirli e riprodurre”.

La melittina attacca il doppio strato di membrana  e questa la rende potenzialmente utile anche per il trattamento di altre patologie. I virus dell’epatite B e C, tra gli altri, si basano sullo stesso tipo di involucro protettivo e potrebbero essere colpiti e distrutti con la somministrazione della melittina.
Il gel inoltre potrebbe essere anche un potenziale contraccettivo anche se lo studio in questione non riguarda  la contraccezione. Gli scienziati hanno spiegato che però potrebbe essere utile per le coppie in cui uno dei partner è sieropositivo e che vogliono avere dei figli.

giovedì 8 dicembre 2011

CANCRO :Scoperta la proteina che causa le metastasi

Esiste una proteina che ricopre un ruolo fondamentale nella diffusione di un tumore nel corpo. Senza tale proteina i malati non correrebbero il rischio di sviluppare metastasi letali. Il suo nome è periostina ed ha il compito di favorire la diffusione di tumori secondari. Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Svizzero di Ricerca Sperimentale contro il Cancro, con sede al Politecnico Federale di Losanna e pubblicato sul giornale online Nature.

Le cellule cancerose hanno la capacità di diffondersi, partendo dal tumore primario, in tutto il corpo. Non tutte però formano metastasi. Quelle in grado di farlo sono le staminali del cancro, che però necessitano di un terreno favorevole per riprodursi. Questo terreno ideale viene creato grazie alla presenza della famigerata proteina che, nel caso fosse assente, lascerebbe le cellule potenzialmente maligne in stato di inattività o addirittura porterebbe alla loro eliminazione.

Somministrando un anticorpo specifico in grado di neutralizzare la periostina, i componenti del team sono riusciti a bloccare la formazione di tumori secondari nei topi, senza registrare alcun effetto collaterale indesiderato. Il passo successivo consisterà nel «trovare un anticorpo che funzioni allo stesso modo anche nell’uomo», affermano gli studiosi, in modo tale da rendere inattiva la proteina anche nell’uomo. Nei roditori l’esperimento ha riportato risultati positivi ma «questo non vuol dire che la cosa possa valere anche per gli esseri umani», precisa Joerg Huelsken, uno dei responsabili della ricerca, che però sembra essere fiducioso e afferma che questa scoperta, se applicabile all’organismo umano, «rappresenterebbe una delle armi più forti per la lotta al cancro».

FONTE:http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2011/12/08/AO5rxXTB-scoperta_metastasi_proteina.shtml

mercoledì 2 novembre 2011

ASPIRINA: Aspirina contro cancro ereditario ma i rischi superano i benefici


Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet dimostra che una pillola al giorno combatte l'insorgenza del male nei pazienti con la sindrome di Lynch: ogni 10mila tumori evitati ci sarebbero solo mille casi di ulcera. Ma la proporzione non sarebbe così positiva su una popolazione sana

Un’aspirina al giorno per almeno due anni riduce del 60 per cento il rischio di ammalarsi di un tumore di origine ereditaria. In circa il 10 per cento di tutti i casi di cancro infatti l’origine si annida nei geni ereditati dai genitori anziché direttamente da un comportamento scorretto, come ad esempio il fumo. Per queste malattie - si tratta soprattutto di cancro all’intestino e all’utero - l’aspirina ha dimostrato di avere un grosso effetto di prevenzione.

Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista medica Lancet. Ma già negli anni scorsi erano stati osservati gruppi di pazienti che sembravano ammalarsi di meno se assumevano regolarmente una pasticca di acido acetilsalicilico.

Se la capacità di protezione dell’aspirina nei confronti dei tumori lascia ormai pochi dubbi, ancora non è chiaro se il beneficio sia preponderante rispetto agli effetti collaterali. L’aspirina quotidiana infatti aumenta, sia pur leggermente, il rischio di emorragie interne e ulcere dello stomaco per la sua proprietà di fluidificare il sangue. Per questo motivo nessun medico si azzarda a suggerire l’uso di questo farmaco come strategia preventiva nei confronti del cancro sulla generalità della popolazione.

Lo studio di Lancet ha preso in esame un migliaio di persone affette dalla sindrome di Lynch: una condizione ereditaria che porta addirittura al 50 per cento il rischio di ammalarsi di cancro del colon o dell’utero nel corso della vita.

Lo studio ha coinvolto una decina di paesi europei (l’Italia ha partecipato con l’Istituto Tumori di Milano) ed è stato guidato da John Burn dell’università inglese di Newcastle. Mentre in passato gli effetti benefici del farmaco erano stati osservato quasi per caso, a margine di esperimenti nati per altre finalità, Burn questa volta è partito con l’obiettivo preciso di misurare l’effetto di protezione dell’aspirina. I risultati sono stati nettissimi. Né è facile sospettare interessi economici dietro alla ricerca, visto che le royalties del farmaco introdotto dalla Bayer 114 anni fa sono da tempo scadute. Ormai l’acido acetilsalicilico è uno dei farmaci più economici e diffusi del mondo.

Tra il 1999 e il 2005 Burn e i suoi colleghi hanno arruolato 861 persone con la sindrome di Lynch. A una metà hanno somministrato 600 milligrammi di aspirina al giorno (le pillole più grandi, quelle usate per abbassare la febbre, sono da 500 milligrammi) per almeno due anni, agli altri un semplice placebo. Poi hanno calcolato la differenza nei casi di tumore (19 negli habitué dell’aspirina, 34 nel gruppo del placebo). Il risultato è stato quel 60 per cento di casi in meno: un dato che negli esperimenti di medicina rappresenta un valore altissimo.

A sorprendere i ricercatori c’è stato l’effetto ritardato dell’aspirina: la diminuzione del rischio iniziava ad apparire solo 5 anni dopo la prima pillola. Secondo i calcoli di Burn, per ogni 10mila tumori evitati l’acido acetilsalicilico provoca un migliaio di casi di ulcera. Il calcolo però è stato fatto all’interno di un gruppo particolarmente a rischio (persone affette dalla sindrome di Lynch) e non può essere esteso alla popolazione normale, le cui probabilità di essere colpite da tumore sono assai più basse.

A dicembre del 2010, sempre su Lancet, l’università di Oxford pubblicò uno studio secondo cui nella generalità della popolazione 75 milligrammi al giorno di aspirina per almeno 4 anni ridurrebbero il rischio per tutti i tumori di circa il 20 per cento. Il segreto anti-cancro dell’aspirina sembra nascere dalla sua capacità anti-infiammatoria. Sempre più studi infatti dimostrano che nei tessuti infiammati è più facile che una cellula normale degeneri e si trasformi in tumorale.

mercoledì 8 giugno 2011

FRUTTA : ANCHE QUELLA DISIDRATATA FA BENE ALLA SALUTE

Anche la frutta disidratata fa bene alla salute e il suo consumo dovrebbe essere raccomandato accanto a quello dei prodotti freschi per aumentare il consumo totale di frutta. Ad affermarlo sono gli esperti di nutrizione che si sono riuniti a Budapest (Ungheria) per la trentesima edizione del World Nut and Dried Fruit Congress. I frutti disidratati, spiegano i ricercatori, forniscono elevate quantita' di fibre, potassio, composti fenolici e una combinazione specifica di vitamine e minerali.

I vantaggi per la salute, hanno messo in evidenza i diversi studi presentati al congresso, riguardano il controllo delle malattie metaboliche, delle patologie cardiache e, secondo alcuni studi, alcune forme di cancro.

sabato 14 maggio 2011

broccoli : Pulire i polmoni masticando


Come se non bastassero le note proprietà anticancerogene, i broccoli (Brassica oleracea italica, qui un germoglio al microscopio) hanno appena rivelato al mondo scientifico un altro dei loro "superpoteri". Secondo alcuni ricercatori dell'Università di Baltimora (USA) un componente presente in questi vegetali sarebbe in grado di ripulire i polmoni danneggiati da batteri e impurità. Per funzionare correttamente i polmoni fanno affidamento sull'azione dei macrofagi, che tolgono di mezzo microrganismi e sporcizia prima che possano causare infezioni. Ma nei fumatori e nei pazienti affetti da malattie polmonari croniche questo sistema di pulizia è difettoso. Il sulforafane, una sostanza contenuta nelle piante crucifere - tra cui i broccoli - che si attiva quando i vegetali vengono "rotti" durante la masticazione, riuscirebbe a rimettere in sesto i globuli bianchi danneggiati favorendone la riattivazione. Un'altra buona ragione per mangiare questa verdura puzzolente.

fonte: http://www.focus.it/Salute/fotodelgiorno/13052011-1122-277-pulire-i-polmoni-masticando.aspx

venerdì 1 aprile 2011

POMODORI : ELISIR DI SALUTE, ANTICANCRO E ANTITROMBOSI

Pasta al sugo un po' piu' spesso, e insalata di pomodori anche tutti i giorni: aumentare il consumo di pomodori nella dieta non puo' che far bene alla salute, spiegano i ricercatori del National Center for Food Safety & Technology dell'Illinois Institute of Technology che hanno lavorato in collaborazione con gli studiosi di 'ConAgra Foods'. In un articolo pubblicato su American Journal of Lifestyle Medicine spiegano infatti che i pomodori difendono dall'insorgenza alcuni tipi di cancro, hanno funzioni antitrombotiche e anti-infiammatorie che prevengono le malattie cardiovascolari, rinforzano le ossa contro l'osteoporosi e aiutano la pelle a difendersi dai danni causati dai raggi ultravioletti. ''L'evidenza suggerisce - concludono i ricercatori - che il consumo di pomodori dovrebbe essere raccomandato per i benefici nutrizionali e perche' puo' essere una strategia semplice ed efficace per aumentare l'assunzione complessiva di ortaggi''.

martedì 22 febbraio 2011

TUMORI: SCACCO A UN GENE, COSI' BROCCOLI BLOCCANO CRESCITA CANCRO


Pagine e pagine di riviste scientifiche e giornali che esaltano le proprieta' anticancerogene dei broccoli e delle crucifere in generale.

Adesso, gli scienziati della Georgetown University di Washington (Usa), hanno decrittato il meccanismo con cui agiscono gli isotiocianati, le benefiche sostanze naturali presenti in broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles.

L'obiettivo e' un gene tra i piu' importanti del Dna, il gene p53, deputato alla crescita dei tessuti. Se p53 muta, i tessuti crescono in modo abnorme e incontrollato. Secondo la tesi dei ricercatori pubblicata sulla rivista Acs Journal of Medicinal Chemistry, i broccoli puntano direttamente al gene ''difettoso''. Studiando diversi tipi di cancro - seno, polmone e colon - in modelli con o senza il p53 variato, gli scienziati si sono accorti che gli elementi vegetali bloccano la produzione della proteina alterata ''espressa'' del gene, lasciando in attivita' la proteina ''sana''.

giovedì 3 febbraio 2011

tautomicetina: UN ANTIBIOTICO COME ANTICANCRO, TEST SU NUOVA MOLECOLA

Nel 2002 era una nuova molecola isolata nei batteri presenti nel terreno. Otto anni dopo la tautomicetina, sintetizzata a partire dai batteri Streptomiceti, e' passata da antibiotico con potere immunosoppressivo, utile nei trapianti, a futuro farmaco anti-cancro. I dati sono presentati in uno studio dell'Indiana University pubblicato su Chemistry and Biology.

Il principio attivo, sperimentato da Zhang Zhong-Yin, agisce su target molecolari molto sfuggenti: la proteina SHP2, membro di una famiglia di proteine che annovera la Proteina Fosfatasi Tirosina, implicata nell'insorgenza di disfunzioni immunitarie alla base di forme di tumori solidi e leucemie.

venerdì 19 novembre 2010

Escozul : Tumori, quella tossina di scorpione che alimenta speranze e dubbi

Ha poteri analgesici e antinfiammatori, mentre sulle sue capacità antitumorali non esistono certezze né studi internazionali che le sostengano. Eppure a Cuba la sostanza estratta dal Rophalorus junceus viene usata contro il cancro in combinazione con le terapie tradizionali e molti malati italiani arrivano fin nell'isola caraibica per farsela prescrivere.

Analgesico e antinfiammatorio. Ma anche antitumorale. Un altro farmaco miracoloso? Ancora un caso Di Bella? La medicina ufficiale, Oltreoceano e in Europa, smentisce categoricamente, ma intanto il caso Escozul è diventato fenomeno (a parte gli affollatissimi forum di discussione sul web, su Facebook la pagina italiana ha oltre 4mila iscritti) e ha iniziato a provocare migrazioni fra i malati in cerca di cure in campo oncologico. La meta stavolta è Cuba e a motivare i viaggi della speranza, alimentati in Italia da una recente inchiesta televisiva del programma "Le iene", è una sostanza naturale, una tossina estratta dal veleno di uno scorpione (rophalorus junceus), prodotta e distribuita sull'isola caraibica con il nome, appunto, di Escozul.

A chiamarlo così e a descriverne per primo le presunte proprietà fu nell'85 un biologo cubano, Misael Bordier. Adesso, le potenzialità del farmaco all'attenzione dei ricercatori da oltre vent'anni, sono online sul sito dell'azienda (www. labiofam.cu) che produce e distribuisce vaccini contro le più diffuse malattie infettive, dalla dengue alla malaria, alla febbre emorragica e fino alla peste bubbonica. "Garantiamo il controllo delle epidemie", si legge nella homepage che dà accesso alle informazioni sui medicinali prodotti dall'azienda.

Tra gli antitumorali figura infatti la "soluciòn de origen natural", con tanto di fotografia dello scorpione "azzurro" (varietà presente solo a Cuba) da cui viene estratta la tossina terapeutica. Gli scienziati cubani lo ritengono un efficace antidolorifico e antinfiammatorio e, senza sbilanciarsi troppo, lo definiscono pure "adyuvante nel tratamiento del càncer" ancora oggetto di studio. Tanto che nell'ultimo congresso internazionale promosso dalla stessa Labiofam, che si è concluso ai primi di ottobre all'Avana, una sessione specifica è stata dedicata alle "Evidenze sperimentali in colture cellulari del carcinoma della cervice uterina. Effetto citotossico selettivo del veleno di scorpione endemico di Cuba rophalorus junceus".

Tra tumori del seno, del polmone, del cervello o del colon, l'Escozul sarebbe stato somministrato già a 25mila pazienti (la Labiofam parla di 60 mila soggetti trattati) i cui dati clinici avrebbero rivelato un miglioramento in termini di sopravvivenza, remissione della malattia e controllo del dolore. Sono gli stessi specialisti cubani, però, a raccomandare di non sospendere le terapie oncologiche in corso durante la somministrazione della tossina scorpionica, segno inequivocabile degli effetti antitumorali non certificati.

I meccanismi d'azione del farmaco si esplicherebbero bloccando l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni nel tumore, e inibendo le proteasi (enzimi cellulari). Lavori scientifici a livello internazionale non ce ne sono, mentre è online da tempo uno studio condotto nel 1999 all'ospedale "Agostinho Neto" di Guantamano (Cuba) sui risultati ottenuti dall'uso della tossina in pazienti sottoposti a intervento chirurgico per tumore del retto. Il problema, dunque, è proprio questo: manca una validazione scientifica. L'Aiom, l'Associazione italiana di oncologia medica, è scettica perché da un lato nulla si sa sulla composizione della sostanza e sugli eventuali effetti collaterali e dall'altro non c'è neanche uno studio di valore internazionale pubblicato sull'uso del preparato sugli animali e sull'uomo.

Se solo una piccola parte di quei 60mila cui fa cenno l'azienda fosse stata curata con una metodologia corretta, è il senso del giudizio dell'Aiom, non ci troveremmo di fronte a un'ennesima falsa speranza. Paolo Delrio, chirurgo oncologo dell'Istituto dei tumori Pascale di Napoli, riferisce che alcuni suoi pazienti hanno già compiuto la trasferta sanitaria a Cuba: "Da circa un mese, almeno tre persone, colpite da tumore colorettale metastatico, stanno assumendo il liquido che contiene la tossina velenosa, ma senza aver sospeso la chemioterapia. Finora non si sono manifestati effetti collaterali, mentre persistono quelli legati alla chemioterapia. D'altronde, finché non ci saranno validazioni scientifiche, non mi sento di consigliare questo trattamento in alternativa alle terapie tradizionali. E poi, anche sugli eventuali risultati, è impossibile attribuirli all'Escozul piuttosto che ai farmaci chemioterapici".

----------------

Il mio viaggio a Cuba per il farmaco e l'attesa in una fila piena di italiani

Il racconto di un figlio che ha voluto sperimentare l'Escozul per la madre ultrasettantenne, in cura e alle prese con gli effetti collaterali delle terapie tradizionali: "In poche ore sono andato, ho avuto gratis i flaconi per tre mesi e sono rientrato. Mia madre ha ripreso energia, ma non so dire se è per quella tossina o perché aveva sospeso la chemio"

Il viaggio della speranza fa sosta davanti al cancello della Labiofam, al chilometro 16 dell'Avenida Indipendencia, a poche centinaia di metri dall'aeroporto dell'Avana. "Ci sono andato per provare un'altra cura per mia madre, visto che nonostante le chemio ha avuto delle metastasi". A raccontare la storia di Anna, 72 anni e un tumore al seno che risale al 1990, è Carlo, il figlio 40 enne che in tre giorni è andato e tornato da Milano a Cuba per andare a rifornirsi di Escozul.

"E' stata bene per 17 anni - racconta - poi, nel 2007, ha avuto una recidiva al polmone. Dopo tanto tempo era sicura di avercela fatta e invece gli specialisti hanno confermato che si tratta di una metastasi, cioè delle stesse cellule tumorali di diciassette anni fa". La donna, appena avuta la diagnosi, è stata sottoposta al primo ciclo di chemio, ma gli effetti collaterali non hanno tardato a farsi sentire, dalla tromboflebite all'herpes zoster, oltre alla consueta caduta dei capelli.

"Al momento è in cura al Centro oncologico di Modena - continua Carlo - e fino a un mese fa ha fatto le chemio che, però, ha dovuto interrompere temporaneamente. E allora anche io, dopo avere visto il servizio delle 'Iene' in tv, le ho proposto di tentare. Lei ha accettato e mi sono organizzato per la partenza". Il 15 ottobre, preso il volo Milano-Avana, Carlo arriva alla sede della Labiofam (un'area estesa di edifici a due piani protetta da una cancellata) poco dopo mezzogiorno. E' in ritardo, ma lo accettano lo stesso. "Ho saputo il giorno dopo che i familiari sono ricevuti dalla 9 alle 12 - racconta - ma mi hanno anche detto che la fila inizia alle tre del mattino". Tutti con la speranza di essere davanti, di fare il più presto possibile e rientrare in Italia col prezioso carico.

"Perché - spiega Carlo - al novanta per cento si tratta di italiani. C'è stato un aumento notevole dopo la trasmissione televisiva, ma adesso pare che, poiché hanno problemi con una produzione imprevedibile, prima di partire si debba fare un passaggio dall'ambasciata in Italia. Comunque, dopo aver consegnato a una dottoressa tutta la documentazione clinica di mia madre, comprese radiografie, tac e una delega della paziente, mi è stato consegnato il pacchetto con i flaconi necessari a coprire tre mesi di terapia. Non ho pagato nulla. Alla fine ho speso solo 600 euro di volo e 500 di soggiorno e taxi".

E la cura? "Circa tre settimane fa - spiega Carlo - mia madre ha iniziato il trattamento con Escozul: cinque gocce sublinguali da assumere ogni otto ore. Sul flaconcino del liquido c'è una sigla 'trj-c30'". Ci sono stati miglioramenti? "Come primo riscontro - risponde Carlo - c'è il fatto inconfutabile che mia madre ha più energie, non sta a letto come prima. E' chiaro, non so dire se dipende dalla chemio sospesa o dal farmaco cubano. Abbiamo anche fatto il prelievo per i markers tumorali, ma ancora non abbiamo avuto i risultati, forse da questi esami potremmo avere una risposta più attendibile".


fonte: www.repubblica.it

mercoledì 29 settembre 2010

TUMORI: Molecola blocca funzione geni cancro

E' stata creata in laboratorio la prima molecola che riesce a far ignorare ai geni del cancro il loro 'manuale di istruzioni interne'. Cosi' sopprime il processo del cancro alle sue radici. Il risultato pubblicato su Nature si deve a scienziati del Dana-Farber Cancer Institute e, puo' aprire le strade a nuove terapie anti cancro. 'Essere abili a controllare l'attivita' dei geni del cancro puo' avere un impatto elevatissimo per la lotta contro questa malattia' ha detto uno degli autori.».

giovedì 9 settembre 2010

FUMO : L'ABITUDINE AL FUMO E' SCRITTA NEL DNA


Fumatori si nasce, almeno in parte.

L'irresistibile fascino delle sigarette e il pericolo di sviluppare un tumore ai polmoni sono parzialmente scritti nel patrimonio genetico che ciascuno di noi eredita alla sua nascita. Ma, sia ben chiaro, la volonta' del singolo di accendersi una bionda fa pur sempre la sua parte. Ora, pero', i ricercatori della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, diretti da Tommaso Dragani, hanno identificato un gene, il CHRNA5, responsabile della maggiore predisposizione all'abitudine al fumo di sigaretta e collegato al rischio di cancro polmonare.

Sono i risultati di un lavoro tutto italiano, finanziato da AIRC, appena pubblicato sul prestigioso giornale scientifico JNCI (Journal of the National Cancer Institute) che porta a compimento il lavoro iniziato da studi condotti in migliaia di individui da grossi consorzi internazionali negli anni scorsi.

Una scoperta utile anche per quei fumatori che vorrebbero smettere perche' adesso i ricercatori hanno un nuovo ''bersaglio'' da colpire con farmaci mirati contro il responsabile genetico della dipendenza da nicotina, ma anche con la messa a punto di supporti psicologici piu' intensi.

''Con questa ricerca su JNCI abbiamo, finalmente, identificato il gene coinvolto, il CHRNA5, e il meccanismo molecolare responsabile dell'attitudine alla nicotina. In sostanza, abbiamo scoperto che varianti presenti nel DNA degli individui a piu' elevato rischio sia di cancro polmonare che di abitudine al fumo causano una riduzione dei livelli del prodotto di questo gene'' chiarisce Stefania Falvella, prima autrice del lavoro.

''Finora - spiega Tommaso Dragani - era stata individuata un'ampia regione del cromosoma 15 contenente sei geni associata all'abitudine al fumo di sigaretta, al rischio di cancro polmonare e di malattie vascolari. I ricercatori non erano pero' riusciti a individuare il singolo gene coinvolto, ne' a capire il motivo per cui alcuni individui hanno una maggiore predisposizione a fumare sigarette rispetto ad altri''.

Confrontando il DNA dei forti fumatori con quello dei non fumatori e il DNA di persone sane con quello di persone con un carcinoma polmonare o con malattie vascolari, gli studi precedenti avevano, infatti, permesso di individuare in modo chiaro e inequivocabile l'esistenza di un preciso legame fra il genoma e i comportamenti nei confronti del tabacco. L'anno scorso, poi, il gruppo dell'Istituto Tumori di Milano, sulla rivista Clinical Cancer Research, aveva sia confermato ed esteso i dati dell'associazione tra la regione del cromosoma 15 e il rischio di tumore polmonare anche nella casistica italiana, sia dimostrato che due dei geni localizzati in questa regione (CHRNA3 e CHRNA5) erano associati anche ad alterazioni dei livelli quantitativi di espressione nel tessuto tumorale polmonare rispetto al tessuto normale.

Ma quali sono le conseguenze pratiche di questa scoperta? ''Potrebbero esserci fin da subito tre ricadute concrete - conclude Dragani -. Innanzi tutto attraverso l'analisi del DNA, possibile anche a partire da una goccia di sangue o da un po' di saliva, possiamo individuare le persone con una predisposizione genetica alla dipendenza da nicotina.

Inoltre, i fumatori con la variante genetica di rischio potrebbero avere maggiori difficolta' a smettere e, per garantire loro una maggiore percentuale di successo, potrebbero seguire dei percorsi terapeutici e psicologici personalizzati (piu' intensi e accurati). Infine potrebbero essere disegnati dei nuovi farmaci, diretti specificamente contro il gene CHRNA5, da destinare solo alle persone selezionate con test genetico''.

giovedì 11 marzo 2010

RABARBARO NUOVO INGREDIENTE DELLA DIETA ANTI-CANCRO

Una torta al rabarbaro e' il nuovo dessert anti-cancro: le proprieta' terapeutiche della pianta vengono infatti, a detta degli esperti, potenziate se cucinata al forno. Il rabarbaro, infatti, cosi' come molti altri vegetali rossi, contiene polifenoli, agenti chimici in grado di uccidere le cellule tumorali, la cui concentrazione aumenta in seguito a una breve cottura. Lo studio e' stato condotto dai ricercatori inglesi della Sheffield Hallam University con la collaborazione dello Scottish Crop Research Institute e i risultati dei test sono stati pubblicati sulla rivista Food Chemistry.

Gli esperti stanno adesso pensando ad una combinazione di polifenoli e agenti chemioterapici per lo sviluppo di un farmaco contro la leucemia. Si tratterebbe di una terapia meno tossica e aggressiva di quelle alle quali vengono attualmente sottoposti i pazienti, che potrebbe inoltre essere utilizzata nel caso di episodi di resistenza ad altri trattamenti.

mercoledì 17 febbraio 2010

Tumori: un super-raggio che li distrugge con i protoni

È un super-raggio invisibile che arriva fin dentro il Dna delle cellule del tumore e lo distrugge. A produrlo è un complicato sistema di macchine acceleratrici e di linee di trasporto che portano, direttamente sul paziente in sala operatoria, fasci di particelle subatomiche, capaci di aggredire anche quel 5 per cento di tumori non operabili o resistenti alle normali radioterapie. La nuova terapia è adesso disponibile anche in Italia, a Pavia, dove è stato inaugurato ieri, alla presenza dei ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, il primo Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (gli adroni sono appunto le particelle utilizzate, protoni e ioni di carbonio), il quarto al mondo, dopo quelli di Chiba e Hyogo, in Giappone, e di Heidelberg, in Germania.

SINCROTRONE - A produrre e ad accelerare gli adroni è un sincrotrone realizzato dall’Istituto italiano di fisica nucleare. «Si tratta di un acceleratore di particelle — spiega Sandro Rossi, direttore tecnico della Fondazione Cnao — con due sorgenti che generano ioni carbonio e protoni. Questi ioni girano nel sincrotrone a una velocità iniziale di circa 30 mila chilometri al secondo e vengono, poi, accelerati fino all’energia desiderata, scelta dal medico in base alla profondità del tumore». Il fascio viene poi avviato alla sala di trattamento (ce ne sono tre, mentre una quarta servirà per la ricerca): in quella centrale si trova «sospeso» un magnete di 150 tonnellate che serve a curvare di 90 gradi il fascio di particelle e a dirigerlo, dall’alto, sul paziente. Possono bastare 2-3 minuti per l’irradiamento e, in media, una decina di sedute per completare il ciclo di terapia. «Questo trattamento, però — ricorda Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao — non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un’arma in più». Alcune delle forme «difficili» che si potranno trattare con la adroterapia sono i sarcomi, i tumori del sistema nervoso centrale, quelli della testa e del collo, i melanomi dell’occhio, ma anche tumori cosiddetti non a piccole cellule del polmone o le neoplasie primitive del fegato. A oggi, in tutto il mondo, 50 mila pazienti sono stati trattati con protoni e oltre 6 mila con ioni carbonio con ottimi risultati. Una particolarità di questa terapia è, infatti, la capacità di penetrare in profondità, ma salvaguardando i tessuti sani. Il centro pavese avvia ora la sua fase di sperimentazione, che si concluderà nell’ottobre del 2011, e da allora comincerà la vera e propria attività di cura routinaria. Lavorerà a pieno regime nel 2013, quando sarà in grado di curare circa 3000 pazienti in un anno.

giovedì 15 ottobre 2009

Alzheimer: Un farmaco usato per il trattamento del cancro potrebbe essere efficace per restituire la memoria ai pazienti malati di Alzheimer.

Un farmaco usato per il trattamento del cancro potrebbe essere efficace per restituire la memoria ai pazienti malati di Alzheimer. Lo dimostra uno studio condotto sui topi da laboratorio, coordinato dall’italiano Ottavio Arancio che lavora presso il Columbia University Medical Center e pubblicato sulla rivista The Journal of Alzheimer’s Disease.
Il farmaco è realizzato con una famiglia di composti chiamati HDAC inibitori e ha dimostrato sui topi di laboratorio di riuscire a restituire la memoria «perché - ha spiegato Arancio - bersaglia un difetto nel cervello in precedenza sconosciuto». Per creare nuova memoria, spiegano gli esperti, i neuroni devono fabbricare nuove proteine. La prima tappa è aprire e leggere il Dna che contiene le istruzioni necessarie. Ma per fare questo i neuroni devono legare alla struttura intorno alla quale è attorcigliato il Dna un gruppo di reagenti chimici chiamato acetili che srotolano il genoma per renderlo più accessibile. I ricercatori hanno scoperto che questo passaggio è danneggiato nei topi affetti da Alzheimer, nei quali solo metà degli acetili richiesti si attacca al Dna. Partendo da questa scoperta gli scienziati hanno sperimentato sui topi il farmaco realizzato con gli HDAC inibitori che ha dimostrando di riuscire a migliorare notevolmente la memoria. Il prossimo passo è ora la sperimentazione clinica sui pazienti che i ricercatori sperano possa cominciare nell’arco di tre-quattro anni.

sabato 10 ottobre 2009

cancro al pene: VACCINO HPV PER UOMINI CONTRO CANCRO AI GENITALI

Combattere il cancro al pene grazie al vaccino contro l'HPV (Human Papilloma Virus, il Papilloma Virus Umano), gia' conosciuto per il suo legame con il cancro alla cervice uterina nelle donne. E' quanto emerge da uno studio condotto dall'Istituto Catalano di Oncologia di Barcellona e pubblicato sul Journal of Clinical Pathology, secondo cui prevenendo l'infezione da HPV si puo' ridurre l'incidenza del cancro al pene di circa la meta' poiche', secondo lo studio, questa rara forma di tumore e' causata per quasi il 50% dei casi dal Papillomavirus. Il carcinoma del pene rappresenta meno dell'1% dei tumori degli adulti di sesso maschile in Nord America e in Europa ma, spiegano i ricercatori spagnoli, il tasso sale al 10% in Africa e in Asia, per un totale di 26.300 casi che si sviluppano ogni anno. Ai risultati i ricercatori sono giunti riesaminando i dati di 31 studi sul cancro del pene pubblicati negli ultimi tre decenni.

martedì 16 giugno 2009

CANCRO : resveratrolo, sostanza contenuta nel vino rosso, aiuta a prevenire il cancro


Tutti ne lodano gli effetti, ma nessuno sa come agisce. Ora i ricercatori della School of Biomedical Sciences dell'Universita' di Queensland, in Australia, hanno scoperto il modo in cui il resveratrolo, una sostanza contenuta nel vino rosso, lavora all'interno dell'organismo umano.

Gli scienziati hanno appurato che il resveratrolo aiuta a prevenire il cancro accrescendo il processo di apoptosi, il meccanismo che programma la ''pulizia'' delle cellule morte, rafforza il cuore proteggendone le cellule, rimuove le sostanze reattive ossidanti e infine migliora l'approvvigionamento del sangue ai tessuti.

Durante lo studio, i cui risultati saranno pubblicati sul numero di settembre di Alcoholism: Clinical & Experimental Research, gli scienziati hanno rilevato che la sostanza viene assorbito dall'organismo attraverso il flusso sanguigno, mentre resta inattiva nel fegato e nell'intestino: ''E' interessante notare - spiega Stephen Taylor, che ha partecipato alla ricerca - che se il vino viene assunto lentamente, il resveratrolo assorbito attraverso le mucose della bocca raggiunge un livello fino a 100 volte superiore nel sangue, rispetto a quando viene deglutito velocemente''.

giovedì 28 maggio 2009

LEUCEMIA: STUDIO, IL Tè VERDE COMBATTE LA LEUCEMIA


Il te' verde puo' contribuire a contrastare la progressione della leucemia. Ad affermarlo e' un nuovo studio, condotto dai ricercatori della Mayo Clinic in Minnesota (Usa) e pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, secondo il quale a fare la differenza e' l'epigallocatechina gallato (EGCG), il principio attivo del te' verde: se assunto in alte dosi, infatti, e' in grado di uccidere le cellule tumorali e ridurre i sintomi della malattia.
Gia' nel 2004 alcuni studi sui topi avevano dimostrato le potenzialita' dell'epigallocatechina: ora i risultati preliminari della nuova ricerca suggeriscono in particolare che la sostanza puo' avere lo stesso effetto sui pazienti affetti da uno specifico tipo di leucemia, la leucemia linfatica cronica (Llc), caratterizzata da una sovrapproduzione di linfociti (un tipo di globuli bianchi) da parte del midollo osseo.
I ricercatori hanno somministrato a 33 pazienti tra i 400 e i 2000 mg di estratto di te' verde due volte al giorno: ''Abbiamo rilevato non solo che i pazienti tollerano l'estratto di te' verde in dosi molto alte, ma anche che in molti di loro la leucemia linfocitica cronica e' parzialmente regredita'', spiega Shanafelt Tait, autrice della ricerca.
Dai risultati e' emerso che nella maggior parte dei pazienti i linfonodi ingrossati si erano ridotti del 50% dopo una sola assunzione dell'estratto della pianta.
Il trattamento al te' verde, spiegano i ricercatori, non e' sufficientemente potente per contrastare da solo l'insorgenza della leucemia, ma potra' essere utilizzato come terapia in affiancamento ad altri farmaci anti-cancro.

Lettori fissi

Visualizzazioni totali