lunedì 15 febbraio 2010

Navi dei veleni: un caso chiuso solo per il Governo


Nuovi dubbi o nuovi spiragli sull'inchiesta navi dei veleni (caso Cunsky) chiusa, un po' frettolosamente dal Ministero dell'Ambiente con l'identificazione del relitto con la nave Catania. In seguito alle rivelazioni, suffragate da indagini, foto e documenti, portate in giro per la Calabria da parte del giornalista investigativo Gianni Lannes ( che a breve pubblicherà un dossier completo sull'argomento) immediata è arrivata la replica del Ministro Prestigiacomo. Quella nave è il Catania, quindi il caso è chiuso. Punto e basta? A quanto pare non proprio chiuso. Dal sito di Italiaterranostra rilanciano, dati alla mano, e avanzano non pochi dubbi sulla versione ufficiale.
“La ministra Prestigiacomo sta cercando di occultare le prove?” titolano provocatoriamente il pezzo datato 15 febbraio 2010, una provocazione che riecheggia, però, in una vecchia dichiarazione dell'On. Angela Napoli, (PdL) componente della Commisione antimafia. La Napoli, infatti, in un'intervista rilasciata a L'Espresso nel novembre 2009 quindi poco dopo la “chiusura del caso” dichiarava: “ Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi”. Un'affermazione pesante e che prende le mosse da una semplice constatazione di partenza: “Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...”. Alla domanda puntuale del giornalista che chiedeva delucidazioni nei limiti del possibile la stessa spiegava: “ Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche”.
Già, Fonti... per esempio, come faceva Fonti a sapere che il relitto si trovava esattamente lì?
È questa una delle 21 domande che sempre Italiaterranostra pone, a conclusione dell'articolo. 21 domande che insinuano dubbi, motivati, e attendono risposte che al momento non sono state fornite... Fra cui, la possibilità che sul tutto sia stato posto il segreto di Stato!?
E mentre l'inchiesta giornalistica va avanti, contemporaneamente si muovono gli apparati istituzionali. Continua su questo fronte l'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle ecomafie e sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, presieduta dall'on.Gaetano Pecorella. Nella mattinata di mercoledì 17 febbraio, la Commissione dovrebbe essere a Bologna per sentire alcuni collaboratori di giustizia, stando a quanto riporta il sito di Calabrianotizie si tratterebbe di Emilio Di Giovine ( investito quasi mortalmente a novembre del 2009, e guarda caso il giorno stesso in cui aveva dichiarato la sua diposnibilità a conferire con la stessa Commissione) e di Stefano Carmelo Serpa. Due dei 4 pentiti che hanno dichiarato di voler parlare dell'argomento. Il terzo in questione è il ben noto e più volte giudicato inattendibile, Francesco Fonti, mentre recentemente sarebbe spuntato anche un quarto nome, quello di Gerardo D'Urzo, il quale, tramite il suo avvocato avrebbe comunicato la sua disponibilità ad essere audito da entrambe le Commissioni (rifiuti e antimafia).
Mentre il 20 di gennaio ad essere ascoltato dala stessa Commissione è stato l'ex procuratore della Repubblica di Matera, attualmente a Brescia, Nicola Maria Pace, protagonista dell'inchiesta sul centro Itrec della Trisaia di Rotondella.
Stando al resoconto stenografico, il procuratore Pace non nutre alcun dubbio, quelle navi ci sono e le indagini vanno proseguite. A domanda precisa rispetto alla verifica delle ipotesi costruite in collaborazione con il procuratore Neri di Reggio Calabria Pace e del perchè il caso, sulle presunte navi dei veleni non sia stato chiuso, risponde: “ Perché questa situazione per chiudersi ha bisogno di una cosa molto semplice, ma molto onerosa e animata da una forte determinazione, ovvero andare a vedere le navi, cosa che all'epoca non fu fatta perché non si poteva fare... Mi procurò un sentimento di angoscia e di sofferenza sentirmi dire che non si poteva fare per la Rigel, la nave su cui si addensavano e si addensano i maggiori sospetti, perché il massimo era stato fatto per Ustica. L'aereo di Ustica si trovava a una profondità di circa 600 metri, mentre la Rigel purtroppo era a 2.400 metri.” E in conclusione: “ Ricollegandomi alla parte finale della sua giusta osservazione, illustro quanto ancora va fatto, Fonti o non Fonti, perché ora sto ragionando soltanto sulla base dei dati investigativi acquisiti, che mi hanno portato al convincimento ragionevole, basato sugli atti a disposizione di un pubblico ministero, che rendono più che verosimile una certa ipotesi, che le navi esistano, che siano state affondate e per questo sia morto anche De Grazia, che già gli affondamenti siano avvenuti con modalità tali da suscitare fondati sospetti, che gli elementi investigativi addensino questi sospetti e ci inducano a ritenere che fossero carichi di rifiuti, magari non tutti radioattivi perché non si spiegherebbe l'impiego di navi per questa attività di smaltimento in mare, è sufficiente buttare senza caricare navi. Non c'era dunque altro da fare che accedere ai relitti, soprattutto al relitto che maggiormente prospettava questa possibilità.”
Come se non bastasse, a questo elenco vanno aggiunti i nomi di alcuni europarlamentari, del gruppo S&D-Pd Gianni Pittella, vice Presidente vicario del Parlamento Europeo, e Mario Pirillo, membro della Commissione Ambiente, che i primi di febbraio si sono rivolti direttamente al Presidente della Commissione europea afinchè piena luce venga fatta sul caso delle navi dei veleni e sul relitto al largo di Cetraro. Nonostante le rassicurazioni el Ministero dell'Ambiente Pittella e Pirillo sottolinenano che “ci sono... numerosi dubbi sollevati da alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste e da parte di subaquei professionisti che precedentemente, per conto della regione Calabria, avevano esplorato il medesimo sito arrivando a conclusioni differenti e più preoccupanti”.
Chiedono quindi “di ritornare sulla zona oggetto di indagine con la stessa strumentazione utilizzata, alla presenza questa volta delle parti interessate alla vicenda, dei mass media, della Regione e dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste, e procedere alla video ricognizione della fiancata della nave nella zona del presunto siluramento”.
Caso chiuso? Decisamente no.
fonte:articolo21

Navi dei veleni: il ministro Prestigiacomo occulta le prove?

Incredibile: il livello di spudorate menzogne istituzionali del governo Berlusconi. Il caso Cetraro è stato chiuso ufficialmente in tutta fretta il 29 ottobre 2009 dal ministro dell’Ambiente e dal Procuratore nazionale antimafia nel corso di una conferenza stampa congiunta. Due giorni prima Prestigiacomo e Grasso si erano vicendevolmente contraddetti più volte. Nel corso della stessa si annunciava che il relitto al largo delle coste della Calabria “non è la nave dei veleni ma è la nave passeggeri “Catania”, costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della prima guerra mondiale, il 16 marzo 1917″. Il powerpoint presentato da Grasso è pieno di lacune ed incomprensibili buchi neri al livello di scuola elementare parificata. In seguito il Wwf in una lettera al ministro Prestigiacomo e al procuratore Grasso esprimeva i dubbi circa i risultati ottenuti dalla nave Oceano Mare. L’associazione ambientalista invocava una “perizia pubblica comparata che possa fugare ogni dubbio e accertare appieno la verità sull’identità e il contenuto della nave affondata a Cetraro”. Dopo 4 mesi sia il ministro Prestigiacomo – indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per peculato – che l’alto magistrato Grasso non hanno fornito alcunché. In Calabria associazioni, movimenti e comitati di cittadini hanno chiesto da mesi al ministero dell’Ambiente e della tutela del Mare le risultanze documentali delle prospezioni marine e delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati dalla nave “Mare Oceano” al largo di Cetraro per individuare l’eventuale presenza della nave carica di rifiuti radioattivi, come rivelato dal pentito Fonti. A tutt’oggi il ministro Prestigiacomo non ha fornito nulla di significativo ma solo aria fritta. Diamo i numeri: 39° 28′50” Nord, 15° 41′ 57” Est (presunta Cunski); 39° 32′ Nord e 15° e 42′ Est (presunta Catania). Da un punto all’altro di queste due coordinate intercorrono ben 7 chilometri. Inoltre: il bollettino d’archivio pubblicato dall’ufficio storico della Marina Militare, in relazione al punto di affondamento del Catania indica 51° N e 13° E , vale a dire fuori dal Mediterraneo. Nave Catania proveniva dall’India (Bombay) con un carico di cotone. Caro ministro Prestigiacomo, non dimentichi, lei è un nostro dipendente al servizio della collettività e non di interessi padronali. E’ un obbligo normativo (Decreto Legge numero 4 dell’anno 2008) dare una risposta alle seguenti domande e fornire finalmente prove concrete all’opinione pubblica e non filmati manipolati offerti a buon mercato sul sito del ministero per l’Ambiente. E’ in gioco l’esistenza dei nostri figli e delle future generazioni. Non consentiremo a nessuno di uccidere ancora impunemente la vita.

1) Come è possibile che una persona non del luogo, come Francesco Fonti, fosse a conoscenza della presenza di un relitto nei fondali di Cetraro esattamente nel sito dove è stato trovato?

2) Perché questo relitto, se conosciuto dalla Marina e dalle Capitanerie di Porto, non è stato segnalato a tempo debito al Procuratore Giordano titolare dell’inchiesta?

3) Perché esistono differenze sostanziali tra le caratteristiche del relitto di Cetraro e del piroscafo Catania? Quest’ultimo, secondo i dati dei costruttori, era lungo 95,8 metri mentre la lunghezza ufficiale del relitto, comunicata dal Governo, è pari a 103 metri.

4) La nave “Mare Oceano” di proprietà dell’armatore Attanasio (amico dell’avvocato David Mills, il legale corrotto come noto da Silvio Berlusconi) dove ha effettuato esattamente le verifiche? Che rotta ha seguito, dove si è posizionata?

5) Come mai le foto e le riprese video effettuate dal Rov della Nave Oceano sono diverse da quelle realizzate dal Rov dell’Arpacal?

6) Perché non è stato ancora reso pubblico l’intero filmato georeferenziato realizzato dal Rov della Mare Oceano?

7) Perché il Ministro, prima ancora che il Rov della Geolab si immergesse nelle acque, ha comunicato che il relitto di Cetraro non poteva essere quello del Cunsky?

8 ) Che fine hanno fatto i fusti o maniche a vento ripresi dal Rov inviato dalla Regione Calabria e perché non sono stati recuperati e portati in superficie a prova della asserita verità?

9) Perché il ministro Prestigiacomo ha subito detto che il “caso è chiuso” senza neanche accertarsi del carico della nave?

1 0) Perché sono stati comunicati solo i dati delle analisi sulla radioattività effettuate a 300 metri di profondità nonostante il relitto si trovi a 483 metri? Questa differenza incide notevolmente visto che le radiazioni gamma hanno una schermatura diversa a seconda della profondità. Ad esempio 170 metri generano un livello di schermatura pari ad un fattore 3*E126. Quindi anche in presenza di numerosi noccioli di reattori nucleari la contaminazione radioattiva non sarebbe facilmente rilevabile.

11) Perché, nonostante la richiesta ufficiale da parte della Regione Calabria, non è stato comunicato il protocollo scientifico adottato per compiere le analisi sul relitto, sui fondali e nelle acque circostanti?

12) Perché non sono state condotte, in via preliminare, le dovute indagini sulla catena alimentare della fauna ittica e sui sedimenti dei fondali onde rilevare la presenza di eventuali radionuclidi e/o agenti contaminanti di diversa natura? Questo allo scopo di tranquillizzare la popolazione in caso di eventuale riscontro negativo o viceversa proclamare lo stato di emergenza onde ricorrere agli indennizzi in caso di riscontro positivo (alla luce di indagini pregresse che già paventarono tale possibilità)?

13) Perché per la vicenda del relitto di Cetraro è stato adottato un metodo differente da quello utilizzato per le indagini sul materiale contaminato rinvenuto nella vallata dell’Oliva dove le analisi sui campioni prelevati saranno condotte da quattro laboratori differenti mentre sulla Nave Oceano non è stato permesso l’ingresso, se non per poche ore, ai ricercatori dell’Arpacal?

14) Perché tanta fretta nel chiudere le indagini e nel mandare via la Nave Oceano mentre , vista la presenza in loco dell’imbarcazione, si sarebbe potuto continuare a scandagliare tutto il mare circostante Cetraro?

15) Perché la Capitaneria di Porto di Cetraro nel 2007 emise l’ordinanza di divieto di pesca a poche centinaia di metri dal luogo indicato da Fonti , subito dopo le analisi effettuate dall’Arpacal che indicavano la presenza allarmante di metalli pesanti quali l’arsenico, il cobalto ed il cromo sul pescato?

16) E perché quell’ordinanza venne ritirata un anno dopo ed ora non appare più sul sito dell’ufficio marittimo di Cetraro dove sono visibili però altre ordinanze precedenti?

17) Il Ministro Prestigiacomo è a conoscenza dei filmati effettuati nel 2005-2006 per conto della Procura di Paola della società Nautilus? Perché non viene resa pubblica questa documentazione visiva?

18) Che fine hanno fatto i due fusti di rifiuti individuati recentemente al largo di Cetraro dal dottor Andrea Peiser, zoologo marino, segnalati e sequestrati dall’ufficio marittimo di Cetraro, fotografati da Gianni Lannes?

19) Perché il comandante della direzione marittima di Reggio Calabria, tale Ranieri, già coinvolto nell’affaire e nel disastro della nave Eden V in mare Adriatico, non consente l’accesso al registro pubblico dei sinistri marittimi?

20) Al giornale Italia Terra Nostra risulta che sia stato apposto il solito segreto di Stato. E’ proprio così?

21) E’ possibile analizzare dal vivo l’oblò ripescato (al largo di Cetraro !?!) e attribuito a nave Catania? (Tanto per verificare la qualità del materiale e datare l’epoca di costruzione del reperto).

fonte:italiaterranostra.it

Nessun commento:

Lettori fissi

Visualizzazioni totali