Google

Visualizzazione post con etichetta gas serra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gas serra. Mostra tutti i post

martedì 26 novembre 2019

gas serra: nessun segnale di abbassamento dei livelli

Nonostante gli accordi di Parigi, non c'è nessun segnale di abbassamento dei livelli. Il Wmo: nel 2018 la CO2 ha toccato le 407,8 ppm.
Nuovo  record dei livelli di gas serra. “Impatti sempre più gravi sui cambiamenti climatici” Nuovo record dei livelli di gas serra. “Impatti sempre più gravi sui cambiamenti climatici” È quanto si legge nel bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) pubblicato oggi. Inoltre "non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo", afferma il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas di F. Q. | 25 NOVEMBRE 2019 Altro nuovo record dei livelli di gas serra. È quanto si legge nel bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) pubblicato oggi. Questa tendenza a lungo termine, dicono gli esperti, si traduce in “impatti sempre più gravi dei cambiamenti climatici, con temperature in aumento, condizioni meteo più estreme, stress idrico, innalzamento del livello del mare e perturbazione degli ecosistemi marini e terrestri”. Inoltre “non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo”, afferma il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas. L’Omm aveva lanciato l’ennesimo allarme due mesi fa in occasione del Summit Onu a New York sul clima: un bollettino di guerra. Il riscaldamento climatico accelera e con esso gli effetti devastanti che trascina dietro di sé: nuovi record di temperatura in molti Paesi accompagnati da incendi senza precedenti, innalzamento del livello del mare, perdita di ghiacci, eventi estremi. Tanto che il quinquennio ancora in corso, 2015-2019 (dati fino a luglio scorso), si candida al lustro più caldo mai registrato con +0,2 gradi rispetto al 2011-2015, mentre la temperatura media globale è aumentata di 1,1 gradi dal periodo preindustriale. Senza contare la crescita dei gas serra con un tasso del più 20 per cento per la Co2 rispetto ai cinque anni precedenti.

A preoccupare gli esperti è anche la concentrazione di metano (CH4), il secondo gas serra di lunga durata più presente e il ossido di diazoto (N2O), le cui emissioni risultano aumentate al di sopra della media annuale. I picchi di concentrazione sono da ricollegare all'attività umana per il 60% delle emissioni di metano (allevamenti, coltivazione di riso, sfruttamento di combustibili fossili, discariche, ecc.) e il 40% del diossido di diazoto (fertilizzanti, processi industriali, ecc.). Entrambi i gas svolgono anche un ruolo nell'assottigliamento dello strato di ozono della stratosfera che ci protegge dai danni dei raggi UVA emessi dal sole.

martedì 16 dicembre 2014

Buco nell’ozono: «Qualcuno produce ancora i gas proibiti»

Sono stati messi al bando nel 1989, e definitivamente vietati in tutto il mondo nel 2010. Ma, malgrado il Protocollo di Montreal, nel mondo si continuano a produrre 4 gas responsabili del buco nell’ozono, lo strappo nell’atmosfera che allenta la protezione della Terra dalle radiazioni. E per mettersi al sicuro bisognerebbe individuare i responsabili di un danno che colpirà - non si sa con quanta virulenza - la vita umana nei prossimi decenni.

La scoperta si deve al gruppo coordinato da Johannes Laube, dell’università britannica East Anglia, ed è pubblicata sulla rivista Nature Geoscience. Secondo gli esperti, le quattro sostanze sono tutte prodotte dall’uomo: tre appartengono alla famiglia dei clorofluorocarburi, e uno agli idroclorofluorocarburi. Immessi in atmosfera dagli anni ’60 in poi, sono stati individuati sia in campioni atmosferici raccolti in Tasmania, sia nelle nevi compatte della Groenlandia.

I clorofluorocarburi, in particolare, usati un tempo per i circuiti refrigeranti, sono i principali responsabili del buco nello strato di ozono sopra l’Antartide e lo studio mostra che le concentrazioni atmosferiche di due nuovi composti di questa famiglia sono aumentate gradualmente negli ultimi 50 anni. «Mostriamo - rileva Laube - che questi quattro gas non erano presenti in atmosfera prima degli anni ’60 e ciò suggerisce che sono prodotti dall’uomo».

Secondo i calcoli degli autori, l’emissione totale dei quattro gas in atmosfera prima del 2012 era di circa 74.000 tonnellate. È una quantità piccola se si considera che negli anni ’80 le emissioni dei clorofluorocarburi erano di un milione di tonnellate all’anno ma le emissioni di questi composti sono in contrasto con il Protocollo di Montreal, il trattato internazionale destinato a eliminare gradualmente la produzione di sostanze nocive per l’ozono. Negli ultimi anni si è arrivati alla riduzione della produzione di molte di queste sostanze su scala globale. Tuttavia, sottolinea Laube, «la normativa presenta delle scappatoie».

L’identificazione di questi quattro nuovi gas, secondo Laube «è molto preoccupante in quanto contribuiranno alla distruzione dello strato di ozono. Non sappiamo da dove vengano emessi questi gas e la fonte deve essere cercata»

lunedì 19 novembre 2012

CLIMA : Innalzamento del mare, andrà peggio "Le stime dell'IPCC sono ottimistiche"

l livello continuerà ad alzarsi per almeno due secoli. Alcuni scienziati italiani pubblicano il loro studio (incremento minimo entro il secolo dfino a 95 centimetri) e avvertono: ne risentirà tutto il Mediterraneo, bisogna subito ridurre le emissioni di gas-serra e prepararsi.


VENTI centimetri guadagnati nel ventesimo secolo. Ed altri 20, ma in alcune parti del globo anche 60, saranno i centimetri di innalzamento del livello marino terrestre con cui le prossime generazioni faranno i conti entro la fine di questo secolo secondo l'ultimo rapporto dell'IPCC, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico. Ma secondo le ultime previsioni di alcuni scienziati italiani, queste cifre sono ottimiste. Loro stimano infatti un incremento minimo compreso tra 80 e 95 centimetri e, ripetono, all'origine di tutto ci sono le attività umane. L'unica opzione ora è una grossa frenata prima dell'impatto, ovvero rallentare il processo e non farsi cogliere impreparati.Lo studio. In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Global and Planetary Change, Antonio Zecca e Luca Chiari della Università di Trento, presentano un quadro ancora più preoccupante di quello proposto dall'IPCC: malgrado la riduzione dei combustibili fossili (dovuto sia ad un esaurimento naturale che ad un miglioramento della efficienza energetica) il livello del mare salirà di almeno 80-95 centimetri entro la fine del secolo e continuerà a farlo per almeno duecento anni. Lo studio è un ulteriore monito a ridurre, e immediatamente, le emissioni di gas-serra, al fine di rallentare la risalita del livello marino e cominciare a prendere misure per adattarsi ad un nuovo paesaggio costiero.

I fisici dell'atmosfera trentini hanno ripreso i modelli climatici dell'IPCC ed hanno incluso nuovi dati sull'attesa, seppur di incerta entità, diminuizione di combustibili fossili. Lo scopo era vedere in che modo questa diminuizione potrà influenzare la risalita del livello marino. "È importante sottolineare che le nostre stime rappresentano i valori minimi, perché i nostri scenari di emissione non tengono conto dei combustibili fossili non convenzionali e di futuri sviluppi tecnologici che potrebbero migliorare le attuali tecniche di estrazione", chiarisce Luca Chiari. In poche parole: il livellio marino potrebbe salire ancora di più. I risultati dello studio mostrano, purtroppo, che il mare continuerà inesorabilmente a salire anche nel caso della riduzione più drastica delle reserve di combustibili fossili. Ma, secondo Zecca e Chiari, l'innalzamento del mare potrebbe essere se non altro "frenato" con un radicale taglio elle emissioni, e questo consentirebbe all'umanità di muovere qualche passo verso l'adattamento all'inevitabile.

Quali, allora, le aree a maggior rischio di finire sotto il pelo dell'acqua? I casi più noti sono i Paesi come il Bangladesh e le Maldive, o, negli Stati Uniti, la Florida. Più prossime all'Italia, Zecca indica a titolo d'esempio l'Egitto. Nel caso peggiore, cioè quello della risalita di ben un metro, la geografia del Delta del Nilo sarebbe completamente da ridisegnare. "Si tratta di una pianura fertile che dà da mangiare al 70% della popolazione egiziana, che sono 82 milioni oggi, e chissà quanti saranno nel 2100  -  spiega lo scienziato -  in altre parole almeno 55 milioni di egiziani dovrebbero andare a coltivare e vivere altrove."

Il Mediterraneo: una "lente di ingrandimento" del riscaldamento globale. Secondo gli studiosi è inutile sognare: il Mare Nostrum non è una eccezione: "L'innalzamento durante l'ultimo secolo è stato simile a quello medio globale", dice l'esperto trentino. Che precisa però: "Negli ultimi decenni l'incremento del livello del Mediterraneo è stato minore di quello globale". Infatti il nostro è un bacino chiuso e l'accentuato riscaldamento "causerebbe un incremento dell'evaporazione nel bacino, che a sua volta provocherebbe un leggero rallentamento della crescita del livello marino". Insomma, spiega l'esperto, difficile fare una previsione chiara sull'entità dell'innalzamento del Mediterraneo. Ma un aumento ci sarà ed i primi ad accorgersene saranno i comuni costieri delle aree pianeggianti a ridosso di Adriatico e Tirreno.

Zecca disegna allora una linea ideale: "La zona più vasta è naturalmente quella che va da Cesenatico, Cervia, Ravenna, quasi fino a Ferrara, e poi Rovigo, Piove di Sacco, Mestre, fino a Monfalcone". Un'area vastissima: "Sono almeno 1500 km quadrati di pianura agricola fertile". Ma attenzione, avverte Zecca: "I danni alla produzione agroalimentare si estenderebbero a una superficie maggiore perché l'acqua salata risalirebbe nei fiumi e nelle falde salinizzandole".

Se è vero che gli scienziati non possono prevedere il futuro e dirci con esattezza quali cambiamenti ambientali vivranno le diverse regioni del nostro Paese o d'Europa, ciò su cui la maggioranza concorda è sul fatto che il Mediterraneo in particolare è una sorta di "lente di ingrandimento" del riscaldamento globale. Dice Zecca: "Il Mediterraneo sarà una specie di "lente di ingrandimento" del riscaldamento globale: se nella media globale ci sarà un innalzamento di temperatura di 1 grado, per il Mediterraneo sarà forse il doppio".

Tagliare le emissioni. Adesso.  Molti i "se", questo è certo, ma meglio di così non siamo ancora in grado di fare, spiegano gli esperti. E comunque l'avvertimento c'è. Allora non c'è nulla da fare per prepararsi alla geografia del futuro? Gli scienziati su questo non sono d'accordo e lor ripetono da anni: "La prima misura in ordine di tempo e di importanza è tagliare le emissioni di gas-serra cioè ridurre l'impiego di combustibili fossili", dice Zecca. Efficienza energetica, questa la parola d'ordine. Proprio mentre state leggendo questo articolo, avverte Zecca, "la temperatura si sta alzando e il livello del mare anche. Continueranno a farlo per cento o duecento anni e non chiedono il permesso ai governi".


fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2012/11/18/news/livello_marino-46260903/?rss

lunedì 9 gennaio 2012

EFFETTO SERRA: La prossima era glaciale? Rinviata di migliaia di anni

Le emissioni di gas serra posticipano a data da destinarsi la fine della fase interglaciale nella quale stiamo vivendo


L'attuale fase di riscaldamento globale almeno un lato positivo ce l'ha. La prossima era glaciale, il cui inizio era stato indicato tra circa 1.500 anni, è rinviata di alcune migliaia di anni. La fase interglaciale in cui stiamo vivendo, iniziata circa 12 mila anni fa dopo che 6 mila anni prima i ghiacci avevano raggiunto la massima espansione, è infatti un'anomalia in un periodo complessivamente freddo che dura da circa 1,2 milioni di anni e che negli ultimi 500 mila anni ha già fatto registrare quattro lunghe glaciazioni.

GAS SERRA - Lo studio, pubblicato online l'8 gennaio sulla rivista Nature Geoscience, evidenzia che il rilascio di gas serra negli ultimi 150 anni dovuto ad attività umane contrasterà la tendenza al raffreddamento, sulla quale gli studiosi sono concordi analizzando le fluttuazioni astronomiche della Terra che porteranno a minore energia ricevuta dal Sole. Il contenuto attuale di anidride carbonica ha già raggiunto un livello mai toccato negli ultimi milioni di anni: ora è di 390 parti per milione (ppm) e cresce a un ritmo di oltre 2 ppm all'anno, mentre i carotaggi delle calotte polari hanno riscontrato che negli ultimi milioni di anni il contenuto di CO2 nell'atmosfera non aveva mai superato i 280 ppm.

ORBITA - L'orbita della Terra non è una circonferenza perfetta intorno al Sole, ma un'ellisse la cui eccentricità varia nel tempo (un ciclo ogni 22 mila anni). Anche l'inclinazione dell'asse di rotazione cambia (un ciclo ogni 41 mila anni) oltre al fenomeno chiamato precessione degli equinozi (un ciclo ogni 26 mila anni). La somma di questi dati (più altri minori ma che hanno una loro influenza ancora non del tutto compresa) determina un cambiamento nell'intensità del calore che raggiunge il pianeta e con influenze sui cicli glaciali e interglaciali.

FONTE:http://www.corriere.it/ambiente/12_gennaio_09/prossima-era-glaciale_b323775e-3acc-11e1-8a43-34573d1838c1.shtml

martedì 29 novembre 2011

EFFETTO SERRA: Il decennio più caldo dal 1850 "Rischio cambi irreversibili"

L'allarme per l'aumento delle temperature arriva dall'Organizzazione meteorologica dell'Onu durante la 17esima Conferenza sul clima a Durban. Nuovi picchi per la concentrazione di gas serra. Allo studio la creazione entro il 2020 di un fondo per il clima da 100 miliardi di dollari l'anno per aiutare i Paesi più poveri

Non c'era mai stato un decennio così caldo dal 1850. Il 2011 chiude un periodo che ha fatto registrare un aumento delle temperatura tale da fa temere agli scienziati per il futuro della Terra. L'allarme arriva dall'Organizzazione meteorologica dell'Onu (Wmo) che, alla 17esima Conferenza sul clima a Durban 1, ha avvertito che ci si sta avvicinando velocemente a cambiamenti irreversibili.

"Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi picchi e si stanno rapidamente avvicinando a livelli coerenti con una crescita di 2/2,4 gradi Celsius della temperatura media globale", ha sottolineato il segretario generale Michel Jarraud. Secondo gli esperti, un aumento oltre la soglia dei due gradi potrebbe innescare cambiamenti irreversibili per il sistema terrestre.

Il periodo 2002-2011 ha eguagliato il record del 2001-2010 come decennio più caldo da quando sono state effettuate misurazioni accurate nel 1850. A questo si è aggiunto, nella seconda metà del 2010 fino a maggio 2011, il passaggio della Nina, il fenomeno atmosferico ciclico che si ripete ogni 3-7 anni e che ha gravi effetti sul clima. A farne le spese, stavolta, è stata l'Africa orientale, colpita da una spaventosa siccità, le isole nel Pacifico equatoriale e le regioni meridionali degli Stati Uniti, senza dimenticare le alluvioni in Africa e Asia meridionale e nell'Australia orientale. Nonostante la Nina, come il Nino, non siano causati dal cambiamento climatico, l'innalzamento della temperatura invece ha effetti sulla loro intensità e frequenza.

Secondo i dati provvisori dell'Omm la temperatura media dell'aria alla superficie per il periodo gennaio-ottobre del 2011 è di 0,41 gradi C superiore rispetto alla media annuale di 14 gradi per il periodo 1961-1990. Il 2011 risulta quindi al decimo posto ex aequo degli anni più caldi dal 1850. "È nostro compito diffondere le conoscenze scientifiche che guidano l'azione di chi decide. La nostra scienza - ha affermato Jarraud - è solida e dimostra in modo inequivocabile che il clima mondiale si sta riscaldando e che questo riscaldamento è dovuto alle attività umane".

Si è aperta tra profonde divisioni, lo spettro della crisi economica e un certo pessimismo sulla possibilità di superare lo stallo attuale, la 17esima Conferenza delle Nazioni Unite dedicata al clima, alla quale fino al 9 dicembre parteciperanno delegazioni da 190 Paesi e organizzazioni di tutto il mondo. In ballo c'è il futuro del Protocollo di Kyoto, l'unico trattato internazionale vincolante per ridurre le emissioni inquinanti, la cui prima fase si concluderà alla fine del 2012. Tra gli obiettivi del summit, anche quello della creazione entro il 2020 di un fondo per il clima da 100 miliardi di dollari l'anno per aiutare i Paesi più poveri a far fronte ai costi della riduzione delle emissioni di gas serra.
fonte:http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/29/news/si_chiude_il_decennio_pi_caldo_dal_1850-25776867/?rss

lunedì 23 agosto 2010

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: L’energia prodotta dalle centrali nucleari costa meno?


Agli inzi di luglio del 2009, l’Aula del Senato ha approvato con 154 si’, 1 no, 1 astenuto in via definitiva il ddl sviluppo che di fatto da il via alle procedure per costruire in Italia diverse centrali nucleari.

A favore il voto del Pdl, Lega Nord ed Udc. Contro Pd. Al Senato il dibattito sul ritorno al nucleare è stato motivato con i bassi costi certi dell’energia elettrica di derivazione nucleare.
In un’intervista al Tg2 delle 13 di quel giorno il ministro Scaiola ribadì questo concetto: l’energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari costa meno.

Ma è veramente così?
Facendo i conti viene fuori che il costo dell’elettricità prodotta dalle centrali nucleari è ben più alto del costo dell’elettricità ottenibile dai combustibili fossili, da fonte idroelettrica o geotermica e anche da fonti rinnovabili.

I costi monetari dell’elettricità nucleare devono essere infatti calcolati in riferimento al suo intero ciclo a cominciare dai costi relativi all’estrazione dei minerali di uranio la cui fase di estrazione, frantumazione, macinazione, fabbricazione del combustibile, arricchimento e gestione delle scorie, necessitano di parecchio combustibile fossile che emette tantissimo gas serra.
Seguono i costi della trasformazione per via chimica dell’ossido di uranio in esafluoruro di uranio, con formazione anche qui di scorie sia pur blandamente radioattive.

Poi vi sono i costi della trasformazione dell’esafluoruro di uranio in un concentrato di esafluoruro di uranio contenente dal 3 al 4 % di uranio-235, con formazione di sottoprodotti di uranio “impoverito”.
Tale “arricchimento” in uranio-235 può avvenire con il vecchio processo di diffusione gassosa o con il processo di centrifugazione, entrambi basati sul fatto che il fluoruro di uranio-235 è “un poco” più leggero del fluoruro dell’uranio-238 presente in ragione di circa il 99,3 % nel minerale.

Una parte dei costi di arricchimento è pagato dal fatto che il residuo di fluoruro di uranio impoverito può essere trasformato in uranio metallico, blandamente radioattivo, che, essendo un metallo pesante ed essendo piroforico, trova “utile” impiego come proiettile di cannoni o di aerei.

Il ricavato di questo commercio va detratto dal costo (ben maggiore) del processo di arricchimento.

Poi vanno contabilizzati i costi di trasformazione chimica dell’esafluoruro arricchito di uranio-235, in ossido, che viene introdotto nei reattori per liberare calore per la fissione nucleare.

A questo punto debbono cominciare ad aggiungersi i costi relativi alla costruzione e all’installazione del reattore e della centrale, costi che incidono sul chilowattora dell’elettricità nucleare sotto forma di una frazione (ammortamento) del capitale investito. Più a lungo la centrale produce e vende elettricità, meno i costi fissi incidono sul costo del chilowattora elettrico nucleare.
E ancora, ogni uno o due anni il combustibile deve essere estratto dal reattore, sotto forma di “combustibile irraggiato”.
Il combustibile irraggiato deve stazionare per mesi o anni in una piscina sott’acqua, e anche questo costa. A questo punto il combustibile irraggiato può seguire due strade.
La prima, quella del recupero del plutonio che va separato dall’uranio, può peraltro avere anche un piccolo ritorno monetario sotto forma di plutonio venduto a fini militari.
La seconda strada consiste nella sepoltura, per migliaia di anni, del combustibile irraggiato i cui costi sono imprevedibili (prospezioni geologiche, costruzione di gallerie sotterranee, etc).
C’è da considerare poi che una centrale nucleare e’ sempre una centrale termoelettrica che sfrutta un ciclo di Carnot e, quindi, deve utilizzare una grande quantità d’acqua fredda.
Ricordo che in Italia nel 2003 si sono dovute spegnere delle centrali a combustibile fossile proprio per la siccità. Fenomeno questo che potrebbe ripetersi. Immaginiamo i costi di un tale fermo per una centrale nucleare.
Le precedenti considerazioni mostrano che qualsiasi “ragionevole” indicazione di un basso costo dell’elettricità nucleare è falsa pur essendo noti e contabilizzabili soltanto alcuni costi ed essendo del tutto sconosciuti in gran parte i costi complessivi come ad esempio i costi di”derivazione” umana, come lo spostamento di popolazioni dalle zone a rischio, i costi della militarizzazione e del controllo poliziesco delle zone coinvolte con attività nucleari..etc. ..etc..etc..

ARTICOLO DI : di Raffaele Langone ...... http://www.gliitaliani.it/2010/08/lenergia-prodotta-dalle-centrali-nucleari-costa-meno/


ARTICOLI RECENTI CORRELATI:

C H E R N O B Y L

ELENCO INCIDENTI NUCLEARI DI CUI SI HA NOTIZIA

CENTRALI NUCLEARI : Scajola ha appena firmato un accordo di cooperazione PER COSTRUIRE CENTRALI NUCLEARI NON SICURE!!!!!!!!

Centrali nucleari in Italia: oltre alla ricerca dei siti per le nuove centrali ora si dovrà risolvere il problema delle scorie

UMBRIA E MARCHE NON LE VOGLIONO

SCORIE NUCLEARI: scorie nucleari italiane Neppure lo Utah LE vuole

NUCLEARE IN ITALIA: Nucleare fermo in commissione

centrali nucleari : GOVERNO USI CARRARMATI PER ENTRARE IN PUGLIA

CENTRALI NUCLEARi: GREENPEACE DIFFONDE MAPPE. POCHI TERRITORI ADATTI A CENTRALI intanto infuria la polemica anche sulle scorie

Mappa del nucleare in Italia

scorie nucleari :Yucca Mountain a rischio deposito nucleare Usa

NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA IL GOVERNO PERSEVERA NELLA FOLLIA ANTIECONOMICA

Chernobyl :Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986

NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ? I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici?

NUCLEARE : BASILICATA E' CONTRARIA

NUCLEARE: Chernobyl PARCO NATURALE DEGLI ORRORI PER ANIMALI ED INSETTI

NUCLEARE IN ITALIA ?

ENERGIA NUCLEARI: LE RAGIONI DEL SI....

Nucleare: Rubbia, futuro solo qui in ITALIA ...

NUCLEARE: FARA' AUMENTARE LE BOLLETTE

IL NUCLEARE DI TERZA GENERAZIONE è IL PIù PERICOLOSO

NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ....... a nome di chi???

NUCLEARE: REALACCI, CON DENARO ITALIANI BERLUSCONI FA REGALO A FRANCIA

NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU' SICURI ???

NUCLEARE: PIEMONTE :"INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI"

nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

NUCLEARE : LA TOSCANA DICE NO

NUCLEARE : Regione Umbria fa ricorso contro le norme sulla costruzione degli impianti nucleari.Segue il ricorso di Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte e Toscana.

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: mappa delle centrali pronta entro primavera. E su internet scatta il “toto” sito

centrali nucleari in italia: ecco i siti delle nuove centrali nucleari. Enel smentisce

LA REGIONE BASILICATA VIETA PER LEGGE LE CENTRALI

centrali nucleari in Italia: Sicilia dice no

Bolletta salata per quelle vecchie scorie, l’Ue bacchetta l’Italia

centrali nucleari in Italia: UNA FOLLIA ENERGETICA!

centrali nucleari in Italia: 5 menzogne da smontare
.

sabato 22 maggio 2010

effetto serra : acque lago Tanganika sempre più calde


Le acque del lago, tra la Tanzania e il Congo, costituiscono fonte di vita per circa 10 milioni di persone.

Le acque del lago Tanganika si sono andate rapidamente scaldando negli ultimi 90 anni e ora sono più calde che mai, considerando almeno 1500 anni, lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista 'Nature Geoscence'.

Il lago, che segna a est il confine tra Tanzania e Repubblica democratica del Congo, è il secondo lago più grande al mondo per volume e il secondo più profondo. La responsabile della ricerca, Jessica Tierney ha sottolineato come il rapido impennarsi della temperatura del lago vada di pari passo con l'aumento delle emissioni umane di gas serra nell'ultimo secolo, così ciò è da considerarsi come una ulteriore prova che tali emissioni stanno mettendo a rischio la vita sul pianeta. I 'grandi laghi' come il Tanganika, il Malawi e il Turkana in Kenya si formarono milioni di anni fa dai movimenti della piattaforma che aprirono la grande fossa tettonica africana. Circa 10 milioni di persone vivono intorno al lago Tanganika e da questo dipendono per il bere e il mangiare, soprattutto per la pesca.

I geologi della Rhode Island Brown Universityhanno usato test al carbonio per datare i sedimenti sul fondo del lago e con essi i microrganismi fossili le cui membrane variano col variare della temperatura, determinando così quanto fossero calde quelle acque nel passato. "Il lago Tanganika ha avuto un riscaldamento senza precedenti negli ultimi cento anni - si afferma nello studio - Tale riscaldamento ha conseguenze consistenti sulla presenza del pesce da cui dipendono milioni di persone". La maggior parte degli studi sui cambiamenti climatici sono focalizzati sull'atmosfera, ma un numero crescente di scienziati stanno studiando gli effetti sugli oceani, i mari e i laghi che assorbono tutti una grandissima quantità di calore.
fonte:ansa.it

sabato 8 maggio 2010

energie rinnovabili : Rinnovabili in cerca di risorse ....


Sfruttando il 5% dell'energia che il Sole manda sulla Terra in un anno si potrebbe soddisfare il fabbisogno del pianeta.

Servono investimenti per 600 milioni nell'arco dei prossimi tre anni. Soldi utili a far diventare l'Italia uno dei protagonisti europei del mercato energetico. Almeno dal punto di vista dell'innovazione. È questo l'appello lanciato ieri a Roma dall'Airi (Associazione italiana per la ricerca industriale) durante il convegno "Giornata Airi per l'innovazione industriale" svoltosi all'Enea.

La situazione reale è diversa. Oggi la stima è di circa 350 milioni di investimenti. «I 600 milioni – dice Renato Ugo, presidente dell'Airi – sono una necessità tecnica perché come noto in Italia il prezzo dell'energia è alto, acquistando dall'estero materie prime che come nel caso del gas o del petrolio si stanno esaurendo. C'è bisogno di sostenere la ricerca su fonti alternative».
L'associazione, però, non chiede che questi soldi arrivino solo dal pubblico, ma occorre un meccanismo virtuoso che porti i privati a coprire il 60-70% degli investimenti. Denaro che serve non solo per la ricerca ma anche per lo sviluppo e l'industrializzazione di quanto realizzato nei laboratori italiani.

Nel corso del convegno di ieri diverse realtà hanno mostrato alcune delle loro ricerche di punta. L'Eni – che si è aggiudicato il premio per l'innovazione Oscar Masi 2009 – ha fatto vedere come sia possibile aumentare l'efficienza delle celle solari fotovoltaiche al silicio. Ci riesce grazie a un sistema che si basa su materiali fluorescenti che permettono di recuperare parte delle radiazioni solari al di fuori dell'intervallo spettrale ottimale per il silicio, trasformandole in radiazioni utilizzabili dallo stesso silicio. Ma non è l'unica ricerca su cui si sta concentrando la società. Che sta pensando anche a celle solari polimeriche con diversi vantaggi: flessibilità, più alta efficienza, dimensioni e costi di produzione inferiori.

Enel sta puntando sull'eolico e sull'energia dal mare. Nel primo caso si stanno sviluppando pale intelligenti che grazie a dei sensori sono in grado di modificare il loro profilo aerodinamico in base al cambiamento delle condizioni ambientali. Il mare, invece, può essere "sfruttato" in diversi modi: generando elettricità dal movimento delle maree oppure trasformando in energia la differenza di concentrazione di sale o della temperatura dell'acqua a diverse profondità.
In generale, comunque, non c'è bisogno di trovare nuove fonti rinnovabili per ridurre le emissioni di CO2. «Occorre lavorare per rendere più efficienti i sistemi che già ci sono attraverso un'accelerazione tecnologica», dice Carlo Manna, responsabile dell'Ufficio Studi dell'Enea. Una strategia simile può ridurre l'impatto ambientale del nostro paese che rispetto al resto d'Europa non è indietro sul fronte delle rinnovabili: siamo in media con il 16,8% della generazione elettrica proveniente da fonti alternative. «Ci differenzia dall'Europa la mancanza del nucleare che da noi raddoppia il ricorso al gas (48,4% contro il 21,6 europeo)». Ma, continua Manna, «anche il nucleare non può che essere un passo intermedio. Nel lungo periodo l'unica strada percorribile è nelle rinnovabili». Sfruttando il 5% dell'energia che il Sole manda sulla Terra in un anno si potrebbe soddisfare il fabbisogno del pianeta.
fonte: ilsole24ore

giovedì 22 aprile 2010

EARTH DAY: ''COMPLEANNO'' DELLA TERRA CELEBRATO IN TUTTO IL MONDO

A 40 anni dal primo Earth Day, il giorno dedicato alla Terra, il mondo si trova piu' che mai in pericolo e considerato che il cambiamento climatico e' la piu' grande sfida del nostro tempo questa e' una grossa opportunita' per costruire ora e nel futuro un'economia energetica sana, prospera e pulita.

L'Earth Day 2010 puo' essere l'occasione per dare una svolta alle politiche del clima, dell'efficenza energetica, dell'energia rinnovabile e del lavoro verde, si legge sul sito earthday.org, in cui si spiega che oggi piu' di un milione di persone in 190 paesi del mondo si stanno impegnando a sottoscrivere delle azioni per salvare la terra e per dare vita ad un'economia globale in verde.

Per l'occasione in tutto il mondo, a partire da oggi e nel fine settimana, si terranno delle iniziative, alle quali parteciperanno numerosi artisti, volte alla promozione della salvaguardia del pianeta.

A Washington domenica 25 aprile l'Earth Day Network ha organizzato un raduno di massa al National Mall con l'obiettivo di chiedere al Congresso americano una legge forte sul clima, all'iniziativa parteciperanno il reverendo Jesse Jackson, il regista James Cameron, il presidente della AFL-CIO Richard Trumka, la medaglia d'oro olimpica Billy Demong, la produttrice Trudie Styler, l'autrice Margaret Atwood, il giocatore della NFL Dhani Jones , il fotografo ambientalista Sebastian Copeland e molti altri.

Al raduno ci sara' anche un concerto gratuito di musica dal vivo con Sting, John Legend, The Roots, Jimmy Cliff, Passion Pit, Bob Weir, Willie Colon, Joss Stone, Robert Randolph, Patrick Stump, Mavis Staples, Booker T, Honor Society e Tao Rodriguez- Seeger.

In Canada in numerose scuole di Montreal, oggi ci saranno delle lezioni per sensibilizzare gli studenti di tutte le eta' a rispettare il pianeta in cui vivono ed a non sprecare le risorse e dal 18 al 26 di questo mese in 40 musei del Paese per le famiglie e' possibile partecipare a piu' di 50 attivita' per la promozione della terra.

In Italia, ieri il WWF ha invitato la stampa a partecipare alla liberazione di un'aquila reale, ritrovata impallinata da un bracconiere e ora guarita dopo le lunghe cure ricevute dal centro recupero Animali Selvatici WWF di Valpredina (BG), in Valcamonica. E oggi, tra le altre iniziative per celebrare l'Anno della Biodiversita', alle 21 andra' in onda sul canale satellitare Hallmark (Sky - Canale 127), un documentario su Rachel Louise Carson, icona femminile dell'ambientalismo, con il commento del presidente onorario del WWF Italia, Fulco Pratesi.

In Francia a partire da oggi sono state organizzate delle campagne di riciclaggio dei materiali: l'operatore Orange ad esempio in piu' di 700 negozi ha organizzato una raccolta di telefonini usati.

Infine, anche Google oggi celebra il compleanno della terra e come per ogni giornata importante lo fa dedicando un logo speciale alla giornata internazionale.

mercoledì 21 aprile 2010

CO2: Anidrie e allevamenti responsabili del 4% delle emissioni di gas serra

Le mandrie e gli allevamenti intensivi di bestiame, da carne e da latte, sono responsabili del 4% delle emissioni di gas serra prodotte dall'uomo. E' quanto denuncia un nuovo rapporto pubblicato dalla Fao "Greenhouse gas emissions from the dairy sector" in merito al settore lattiero-caseario. Lo studio prende in esame l'intera catena alimentare, compresi la produzione ed il trasporto dei fattori produttivi (fertilizzanti, pesticidi ed alimenti animali) impiegati nelle aziende lattiero-casearie, le emissioni a livello di allevamento e quelle associate alla trasformazione del latte ed al confezionamento, oltre il trasporto dei prodotti caseari ai dettaglianti.

Nel 2007, spiega la Fao, il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio (Co2), dei quali 1.328 milioni di tonnellate sono da attribuire al latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali lattieri, e 490 milioni da vitelli allevati espressamente per la carne. L'emissione Co2 equivalente e' una misura standard per comparare le emissioni dei diversi gas serra. La media globale delle emissioni di gas serra per chilo di latte e relativi prodotti caseari e' stimata a 2.4 kg di CO2 equivalenti.

Il metano e' il gas che contribuisce piu' di tutti al riscaldamento globale da latte, rappresentando circa il 52% delle emissioni di gas serra sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo. Il protossido d'azoto contribuisce per il 27% alle emissioni serra nei paesi sviluppati e con il 38% in quelli in via di sviluppo. Il biossido di carbonio incide con una percentuale piu' alta nei paesi sviluppati (21%) rispetto ai paesi in via di sviluppo (10%).

giovedì 1 aprile 2010

Cambiamenti climatici: ALTRI 75 PAESI SI IMPEGNANO A TAGLIARE EMISSIONI CO2

Settantacinque Paesi, che rappresentano oltre l'80% delle emissioni di gas serra, hanno ''promesso'' di tagliare o limitare le proprie emissioni di Co2 entro il 2020. Lo ha annunciato la Convenzione dell'Onu sui Cambiamenti climatici (Unfccc) a tre mesi dall'Accordo di Copenaghen.

Sono 111, in totale, i Paesi che, insieme all'Unione Europea ''hanno indicato il proprio supporto all'Accordo'', ha spiegato l'Unfccc sottolineando che l'impegno ''e' solo un altro passo in avanti nella lotta ai cambiamenti climatici''.

Raggiunto dopo un lungo ed estenuante dibattito, l'Accordo di Copenhagen, dal nome della capitale danese in cui e' stato siglato, fissa come obiettivo la limitazione a due gradi dell'aumento medio della temperatura del pianeta e promette 30 miliardi di dollari ai Paesi poveri in tre anni.

Molte le polemiche esplose proprio a causa dalla stessa natura dell'accordo, che, essendo non vincolante non costringe i Paesi ad un impegno definitivo e complessivo nella lotta ai cambiamenti climatici.

Il rapporto pubblicato oggi dall'Unfccc conferma che i grandi emettitori, tra cui Cina, India e Brasile, hanno dato il loro impegno politico. Il segretario generale della Convezione, Yvo de Boer, ha spiegato che le promesse sono sigificative ma non rappresentano la risposta finale.

mercoledì 10 marzo 2010

effetto serrra: Trasformare la CO2 in metano



Catturare l'anidride carbonica durante i processi industriali, prima di buttarla in atmosfera da una ciminiera, non è semplice né economico. Soprattutto, non è sufficiente: per evitare che faccia danni la CO2(principale responsabile dell'effetto serra') deve infatti essere stoccata e conservata per... millenni, in condizioni analoghe a quelle richieste per i rifiuti radioattivi. Oppure deve essere trasformata, e qui entra in gioco la chimica, con soluzioni come quella prospettata da Amanda Morris e Gerald Meyer, della Johns Hopkins University, che hanno studiato un procedimento che attraverso la luce naturale trasforma la CO2 in metano. Sembra magia, ma è chimica: la luce fornisce "energia" - in forma di fotoni - per innescare una reazione fotocatalitica (per esempio l'impressione di una pellicola fotografica') che ha come prodotto finale la trasformazione della CO2 in metano (CH4) o in metanolo (CH3OH) grazie allo scambio di elettroni e protoni con semplice acqua.

HO VISTO LA LUCE La ricerca - che ha dato risultati concreti, non scenari per ulteriori studi - appartiene al campo della fotochimica, branca della scienza che studia le reazioni indotte dall'interazione tra luce e materia (come per la fotosintesi clorofilliana), un ambito in cui si stanno sviluppando parecchie ricerche importanti per il nostro futuro.

Idrogeno gratis. Tra queste, una delle più promettenti è una specie di fotosintesi artificiale che ha lo scopo di attivare processi simili a quello che ha portato alla formazione del petrolio e di altri combustibili fossili. Ma in "tempi industriali" anziché geologici, e senza l'impiego di tecnologie costose. In linea di principio il sistema è semplice in modo disarmante: un catalizzatore interposto tra luce e acqua induce la separazione di ossigeno e idrogeno, il cosiddetto vettore energetico, oggi ancora costoso (e inquinante) da produrre. Allo stato attuale l'efficienza del sistema è però molto bassa, e in più ha bisogno di un apporto di energia (ossia non raggiunge l'auto-sostentamento). C'è insomma ancora parecchio lavoro da fare per Devens Gust e Thomas e Ana Moore, chimici della Arizona State University e autori di questa suggestione scientifica, che hanno comunque dimostrato che in condizioni di laboratorio il meccanismo funziona. Oltre a rendere ancora più evidente la nuova età d'oro della chimica che impara a usare atomi e molecole come materiali da costruzione.

martedì 23 febbraio 2010

co2: ITALIA TERZA IN EUROPA PER EMISSIONI CO2

'Un Paese bloccato, con gravi problemi in tema di mobilita', legalita', rifiuti, con sprazzi di eccellenze e buone pratiche sparse che, pur aprendo la strada a momenti di ottimismo non riescono a fare sistema e a caratterizzare lo sforzo unitario della comunita'''. E' la fotografia scattata da Legambiente che ha presentato oggi ''Ambiente Italia 2010'', l'annuale rapporto sullo stato di salute del Paese, che quest'anno ha voluto aggiungere ai tradizionali indicatori anche una significativa analisi delle sfide ambientali che le Regioni devono affrontare per promuovere uno sviluppo piu' moderno e pulito, avviando sul serio la Green economy, creando nuovi occupati in settori strategici, modernizzando il Paese puntando sulla qualita' e la vivibilita' concreta.

Nello specifico, appare decisamente negativa la performance italiana relativa alle emissioni climalteranti.

Con 550 milioni di tonnellate di Co2, l'Italia e' il terzo paese europeo per emissioni (era quinto nel 1990 e quarto nel 2000). Rispetto al 1990 - anno di riferimento per l'obiettivo di riduzione del 6,5% entro il 2010 del Protocollo di Kyoto - la crescita delle emissioni lorde italiane e' stata del 7,1%, soprattutto a causa dell'aumento dei consumi per trasporti (+24%), della produzione di energia elettrica (+14%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+5%). Tutto cio', mentre a livello europeo si registra una riduzione del 4,3% (Eu a 15) delle emissioni rispetto al 1990, con Germania, Regno Unito e Francia che hanno gia' superato gli obiettivi del Protocollo di Kyoto, seguiti dall'Olanda che li sta raggiungendo.

Tra i settori piu' critici, va segnalato ancora quello della mobilita'. L'Italia e' il paese con la piu' elevata quantita' pro capite di mobilita' motorizzata. Nel trasporto terrestre i mezzi privati coprono circa l'82% della domanda.

Si registra poi una crescita sostenuta del trasporto su moto e ciclomotori. Le merci continuano a viaggiare prevalentemente su strada (il 71,9% nel 2008), poco in nave (18,3%) e pochissimo su ferrovia (9,8%). Il tasso di motorizzazione e' ovviamente altissimo, con 598 auto ogni 1000 abitanti (+91% dal 1980).

La tassazione ambientale ha raggiunto il minimo storico degli ultimi decenni. In rapporto al Pil, l'Italia mostra la massima riduzione della tassazione ambientale in tutta l'Unione europea nonostante l'intensita' energetica sia rimasta pressoche' invariata (a differenza degli altri paesi europei). L'entita' della tassazione e' composta per il 77% da tasse energetiche e in particolare dalle accise petrolifere, per il 22% da tasse automobilistiche e per l'1% da tributo di discarica e altre imposte, mentre non esistono imposte riferibili specificatamente al consumo di risorse ambientali.

Eppure, qualche segnale positivo c'e': crescono, anche se di poco, le piste ciclabili protette e non protette nei capoluoghi di provincia (sono circa 2.840 km nel 2008 erano circa 2500 l'anno precedente); aumenta ancora la produzione agricola biologica, con 1.150.253 ettari di superficie biologica o in conversione (erano 1.148.162 nel 2006) e continuano a salire, come segnalato anche lo scorso anno, i sistemi di gestione ambientale: le certificazioni Iso 14001 infatti, passano dalle 12.057 del 2007 alle 12.922 del 2008, mentre le licenze rilasciate per prodotto Ecolabel sono il 31% del totale europeo. In tema di risorse naturali, risulta positivo lo stato di protezione delle aree di interesse ambientale con il 100% di territorio sensibile tutelato da Sic (siti di interesse comunitario).

lunedì 7 dicembre 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE: DA SUMMIT NECESSARI SEI IMPEGNI DI IMPORTANZA STRATEGICA

Secondo il WWF, alla conferenza di Copenhagen sara' necessario trovare un accordo su sei impegni d'importanza strategica: 1) i Paesi ricchi, collegialmente, dovranno fissare 'severi e vincolanti' obiettivi di riduzione delle emissioni inferiori del 40% ai livelli del 1990 entro il 2020. La maggior parte di tali riduzioni dovra' essere raggiunta all'interno di queste Nazioni; 2) e' necessario stabilire una cooperazione finanziaria e tecnologica per consentire economie a basse emissioni di carbonio nei Paesi in via di sviluppo; 3) con il giusto supporto basato sulle reali esigenze, i Paesi in via di sviluppo dovranno impegnarsi per una ulteriore riduzione del 30% delle emissioni, rispetto a quella che stanno attualmente progettando, entro il 2020; 4) gli impegni dei Paesi in via di sviluppo dovranno prevedere lo stop alla distruzione delle foreste e alle emissioni da essa causate; 5) le Nazioni ricche dovranno potenziare il supporto ai Paesi, alle comunita' e agli ecosistemi piu' vulnerabili, colpiti piu' duramente dai cambiamenti climatici, e finanziare il loro adattamento; 6) tutti i Paesi dovranno concordare una riduzione globale delle emissioni dei gas a effetto serra, entro il 2050, inferiore di almeno l'80% rispetto ai livelli del 1990.

Un accordo su questi impegni - spiega il WWF - garantira' un picco delle emissioni globali dei gas a effetto serra entro il prossimo decennio e, subito dopo, un rapido declino - condizione indispensabile per evitare i cambiamenti climatici piu' pericolosi.

''Alcuni definirebbero gli impegni 'costosi'. In realta'- evidenzia l'associazione del Panda - le Nazioni dovranno fidarsi l'una dell'altra per quanto riguarda l'impegno a una forte riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e sara' necessario un flusso di finanziamenti e tecnologie dai Paesi ricchi a quelli poveri.

L'accordo si basera' sul principio del 'chi inquina, paga', sulle alte emissioni storiche dei Paesi sviluppati e sulla capacita' delle Nazioni ricche di aiutare quelle piu' povere. Tutto il mondo trarra' beneficio da questa 'ripartizione degli oneri' nord/sud''.

Dopo quasi venti anni di rinvii, da quando la comunita' scientifica si e' espressa chiaramente,Copenhagen rappresenta ''l'ultima possibilta''', per il mondo, di fare appello alla volonta politica di giungere a un accordo, avverte il WWF.

domenica 6 dicembre 2009

effetto serra: LA BLACK LIST DELLE NAZIONI PIù INQUINANTI.


Con 8.106 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 l'anno, la Cina ha superato gli Stati Uniti come il Paese piu' 'inquinatore' del mondo. Alla vigilia dalla conferenza sul clima di Copenaghen, ecco i dati sulle emissioni di CO2, Paese per Paese, elaborati per le Nazioni Unite dal centro di analisi delle emissioni (Cdiac). Questa la 'black list' dei dieci Paesi piu' inquinanti:

1) Cina: 8.106 mln tonnellate. 20,7% di emissioni totali
2) Stati Uniti: 6.087 mln tonnellate.15,5% di emissioni totali
3) Russia: 1.524 mln tonnellate. 5,6% di emissioni totali
4) India: 1.342 mln tonnellate. 4,9% di emissioni totali

5) Giappone: 1.257 mln tonnellate. 4,6% di emissioni totali

6) Germania: 860 mln tonnellate. 3,1% di emissioni totali

7) Canada: 639 mln tonnellate. 2,3% di emissioni totali

8) Gran Bretagna: 587 mln tonnellate. 2,2% di emissioni totali

9) Corea del Sud: 465 mln tonnellate. 1,7% di emissioni totali

10) Italia: 449 mln tonnellate. 1,7% di emissioni totali


- La lotta ai cambiamenti climatici alla prova di Copenaghen: nella capitale danese si apre domani la XV Conferenza dell'Onu, la piu' imponente e significativa dai tempi del Summit della Terra di Rio de Janeiro del 1992.
Per dodici giorni un centinaio di leader e migliaia di delegati da 192 Paesi discuteranno un nuovo trattato che dovra' sostituire il Protocollo di Kyoto, il primo trattato giuridicamente vincolante sul clima in scadenza a fine 2012.
L'obiettivo e' di arrivare a un accordo politico vincolante che fissi i paletti per il negoziato vero, quello sui tagli delle emissioni nei vari Paesi. Il segretario generale dell'Onu, Ban ki-Moon ha invitato tutti gli Stati a "fare del loro meglio".
"E' fondamentale raggiungere un accordo ambizioso e spetta ai governi decidere il contenuto e la forma dell'accordo", ha sottolineato in un'intervista alla Stampa. La vigilia e' stata agitata dal "Climategate", lo scandalo delle presunte e-mail che proverebbero una falsificazione dei dati per accrescere l'allarme sui gas serra. Il Premio Nobel per la Pace, Al Gore, lambito dalle accuse, ha contrattaccato dichiarando che la differenza tra chi non crede allo sbarco sulla luna e chi nega i cambiamenti climatici e' che i primi "non hanno accesso ai tanti soldi garantiti dai grandi inquinatori di anidride carbonica per attirare l'attenzione sui loro falsi punti di vista". L'obiettivo largamente condiviso del summit del Bella Center, al quale sono stati accreditati 5mila giornalisti, e' di limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra. Gli esperti stimano che per riuscirci occorre dimezzare le emissioni entro il 2050 rispetto al 1990.
Finora, pero', gli impegni annunciati dai Paesi industrializzati per il 2020 implicano un calo tra il 12 e il 16% delle loro emissioni, a fronte di una forchetta del 25-40% considerata la giusta base di partenza per l'obiettivo del 2050. Gli Usa, che con Barack Obama (atteso a Copenaghen il 18) hanno riportato il clima tra le loro priorita' politiche, si sono impegnati a ridurre del 17% le loro emissioni entro il 2020. Ma la Cina e l'India, pur professando la loro buobna volonta', sono pronte a ribadire le "responsabilita' storiche" dei Paesi industrializzati nel riscaldamento globale e a farle pesare sul tavolo del negoziato.

giovedì 26 novembre 2009

effetto serra:La Cina ridurrà i Gas serra del 45% entro il 2020

La Cina ridurrà la propria intensità carbonica, e cioè l'ammontare di emissioni a effetto serra per unità di prodotto interno lordo, del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005. Lo ha annunciato oggi l'agenzia cinese Xinhua presentando la decisione come «un'azione volontaria del governo cinese» ed «un contributo agli sforzi globali contro i cambiamenti climatici». La Cina, è stato annunciato questa mattina, sarà rappresentata dal premier Wen Jiabao alla conferenza sul clima di Copenhagen a inizio dicembre.

Proprio ieri era emersa una nuova posizione degli Stati Uniti sul cambiamento climatico: a Copenhagen prometteranno di ridurre le emissioni di gas nocivi del 17% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005 e del 42% entro il 2030. Lo ha reso noto ieri la Casa Bianca che ha anche confermato l'intenzione del presidente Barack Obama di partecipare ai lavori della conferenza il 9 dicembre. Una presenza che nelle intenzioni di Washington contribuirà a riaccendere i riflettori sui lavori della conferenza ponendo le premesse per il conseguimento di risultati concreti in materia di riduzione dell'effetto serra.

«La presenza del presidente Obama alla conferenza del prossimo mese - ha dichiarato oggi da Bonn il caponegoziatore dell'Onu per il clima Yvo de Boer - è di importanza cruciale per arrivare a un buon risultato. Abbiamo bisogno di un'indicazione da parte degli Stati Uniti su quello che sono in grado di fare in termini numerici per ridurre le emissioni». Gli obiettivi che saranno annunciati da Obama a Copenhagen rimarranno tuttavia lettera morta fino a che non saranno approvati in via definitiva dal Congresso. Una ratifica non è prevista prima della prossima primavera.

mercoledì 25 novembre 2009

co2: USA SI IMPEGNANO AL taglio delle emissioni del 17% entro il 2020 E DEL 42% per il 2030


Obama rilancia. Ma al ribasso. A pochi giorni dall’inizio del vertice internazionale di Copenaghen gli Stati Uniti rilanciano i negoziati sul clima e avanzano la loro prima proposta concreta per arrivare a un accordo internazionale a dicembre. Barack Obama proporrà ai leader internazionali un taglio delle emissioni del 17%, rispetto ai valori del 2005, entro il 2020. Il piano, trapelato da fonti della Casa Bianca, prevedrebbe una graduale riduzione della produzione di gas serra che passerebbe al 30% entro il 2025 e al 42% entro il 2030. La proposta del 17% equivale a quella varata dalla Camera dei Rappresentanti nel giugno scorso ed è comunque molto inferiore ai livelli stabiliti dal trattato di Kyoto che prendeva come riferimento le emissioni del 1990. Il Senato, che difficilmente si occuperà di clima prima della primavera prossima essendo impegnato con la riforma della sanità, punta dal canto suo a una riduzione del 20% entro il 2020, ma la legge incontra durissime opposizioni e rischierà di non passare, secondo fonti politiche Usa.

effetto serra: GAS SERRA, LIVELLI RECORD


Clima La World meteorological organization rivela che la concentrazione di anidride carbonica, metano e protossido di azoto nell'atmosfera ha superato di gran lunga la media rilevata nell'era preindustriale. L'allarme del mondo scientifico


Gli esperti della Wmo, l'Agenzia delle Nazioni unite per le scienze dell'atmosfera, l'idrologia e il clima, denunciano che i livelli di tutti i gas a effetto serra dispersi nell'atmosfera terrestre continuano ad aumentare in maniera preoccupante.
I dati sperimentali contenuti nel rapporto "Greenhouse gas bulletin", presentato in conferenza stampa a Ginevra e pubblicato ieri, evidenziano che nel 2008 la concentrazione atmosferica globale di anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) intorno al pianeta ha raggiunto i livelli più alti mai registrati dall'era pre-industriale.
Questi gas, più di altri, contribuiscono a intrappolare le radiazioni solari, provocando il riscaldamento progressivo dell'atmosfera, proprio come fossero il rivestimento semitrasparente di una serra.
I dati collezionati dal Wmo, raccolti da una rete di 200 stazioni di osservazione poste in oltre 50 Paesi, mostrano che dal 1990 a oggi il "forcing radiativo", cioè l'effetto serra aggiuntivo che provoca il surriscaldamento globale, è aumentato del 26 per cento. Tra il 2007 e il 2008 l'aumento ha raggiunto l'1,3 per cento l'anno, il valore più alto registrato nell'ultima decade.
A leggere il rapporto, la forte incidenza delle attività antropiche sull'incremento dei gas serra e sul conseguente aumento delle temperature medie traspare al di là di ogni ragionevole dubbio. Le misurazioni dell'anno scorso mostrano che la percentuale di CO2 presente nell'atmosfera ha ormai raggiunto il valore di 385 ppm (parti per milione), abbondantemente oltre la soglia di 350 ppm considerata da molti il limite massimo per poter contenere il surriscaldamento globale al di sotto dei 2 °C cioè entro le condizioni di sostenibilità dei sistemi naturali e umani del pianeta. Valori comunque lontanissimi da quel 250 ppm che era la media rilevata dagli scienziati in era preindustriale, ossia prima del 1750, quando non era ancora cominciato lo sfruttamento sistematico dei combustibili fossili a scopi industriali.
Secondo il Wmo, l'anidride carbonica contribuisce per il 63,5 per cento al surriscaldamento globale derivante dall'aumento del forcing radiativo globale che si è manifestato a partire dal 1750.
Il contributo del metano è stato invece del 18,2 per cento. Le concentrazioni di metano in atmosfera dal 1750 sono aumentate del 157 per cento. Di queste oltre la metà sono attribuibili alle emissioni antropiche provenienti, ad esempio, dall'allevamento industriale dei bovini, dalla coltivazione intensiva del riso e dai processi di decomposizione organica delle biomasse.
La pubblicazione del "Greenhouse gas bulletin" giunge a due settimane dall'inizio della Conferenza di Copenaghen sul clima. «Vogliamo che le decisioni non siano basate su delle voci ma sui fatti, per cui questi sono i fatti», ha esclamato in conferenza stampa Michel Jarraud, segretario generale del Wmo.
Il forte incremento della concentrazione di gas serra durante gli ultimi anni, nonostante i limiti imposti dal Protocollo di Kyoto, secondo Jarraud, «significa che Kyoto non è sufficiente ma senza Kyoto sarebbe ancora peggio». Un accordo a Copenaghen sulla riduzione delle emissioni viene quindi presentato come indispensabile. Ad esempio, nello stesso rapporto si evidenzia che grazie al Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, entrato in vigore nel 1989, la concentrazione nell'atmosfera di clorofluorocarburi (cfc) è decisamente in calo.
L'iniziativa del Wmo è un altro sasso lanciato dagli scienziati nell'acqua stagnante della politica. «Quello che so è che non dobbiamo rinunciare - ha detto Jarraud - dobbiamo fare ogni sforzo per ottenere il migliore accordo possibile a Copenaghen. È importante essere determinati. È importante ridurre al minimo l'entità dei cambiamenti climatici. Più ritardiamo le decisioni, maggiore sarà l'impatto».
E a pagare il prezzo maggiore saranno sicuramente i più poveri del pianeta.
fonte: verdi.it

venerdì 20 novembre 2009

EFFETTO SERRA: PIANTIAMO TUTTI UN ALBERO PER CONTRASTARE CO2

Basta piantare un solo albero per compensare la produzione di 700 Kg di CO2, pari a quella emessa per produrre un quotidiano con inserto settimanale per 1 anno. 20 nuovi alberi ne smaltiscono addirittura 14 tonnellate, le stesse prodotte dal consumo annuo di elettricita' di un ufficio con 10 dipendenti. E se ognuno di noi piantasse un nuovo arbusto? E' la sfida che viene lanciata con la XV edizione della Festa dell'Albero, la campagna annuale di Legambiente, che torna sabato 21 e domenica 22 novembre per coinvolgere decine di migliaia di bambini nel compiere uno dei gesti piu' belli, emozionanti e significativi al mondo: piantare un albero e regalare all'ambiente nuovo prezioso ossigeno per compensare l'eccesso di emissioni di Co2 e contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Un'edizione speciale che per i suoi 15 anni si affianca ad un testimonial d'eccezione: madrina di Festa dell'Albero 2009 sara', infatti, Susanna Tamaro.

Spirito della Festa dell'Albero e', anche quest'anno, coinvolgere i cittadini in giornate ricche di iniziative finalizzate alla messa a dimora di milioni di giovanissimi alberi. Un'azione per dare un piccolo ma significativo contributo al Pianeta, anche in vista del vertice mondiale di Copenaghen dove i rappresentanti dei governi dovranno decidere come rispondere alla necessita' di ridurre di almeno il 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 nei Paesi industrializzati.

''Quest'anno l'obiettivo di piantare tantissimi nuovi alberi - dichiara la direttrice generale di Legambiente, Rossella Muroni - ha un significato ancora piu' ricco: impegnarsi in quest'attivita' che e' insieme utile e piacevole, vuol dire, infatti, testimoniare il proprio interesse verso un tema importantissimo per il futuro del Pianeta. Tra pochi giorni, a Copenaghen, i governi del mondo dovranno assumersi impegni decisivi per mettere un freno ai cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni di Co2. Con la messa a dimora degli alberi, ogni cittadino potra' quindi partecipare concretamente alla lotta per la salvaguardia del clima, contribuendo anche a rendere piu' verdi e piacevoli le nostre citta'''.

giovedì 19 novembre 2009

effetto serra: non solo la CO2 sotto accusa, Febbre pianeta anche da altri gas serra

Nelle strategie per affrontare il problema dei cambiamenti climatici che porterà i paesi del mondo a sedersi intorno a un tavolo a Copenaghen bisogna tener conto non solo della CO2, ma anche degli inquinanti a vita media o breve, fuliggine, ozono e metano per esempio. Infatti su una finestra di tempo di 20 anni queste altre emissioni costituiscono oltre metà del contributo umano al riscaldamento globale.

E' quanto afferma Stacy Jackson della University of California a Berkeley in un articolo sulla rivista Science. L'anidride carbonica è il gas serra che storicamente ha avuto l'impatto maggiore sul riscaldamento globale, ha spiegato la ricercatrice, e quindi di fatto anche quello che viene più preso in considerazione quando si parla del futuro del pianeta. Ma gli altri gas serra non sono da meno e, anzi, potrebbero avere effetti significativi anche a breve termine, cioé appunto nell'arco di poche decadi. La fuliggine rimane in circolo per giorni o al più per qualche settimana, il metano per decadi, ma il loro impatto sul riscaldamento globale è fortissimo: infatti gli inquinanti a vita breve o media danno conto della metà dell'impatto umano a breve termine sui cambiamenti climatici e sono quindi una voce importante e non secondaria, che va portata ai tavoli dei decisori. A seconda di cosa faremo nei prossimi 20 anni, si capirà che tipo di influenza potremo avere sul futuro del nostro pianeta, ha concluso.

Lettori fissi

Visualizzazioni totali