Ecco le linee guida regionali di quello che bisogna fare nel caso in cui si abbiano sintomi particolari come febbre e tosse o in caso si rientri da zone a rischio (in Cina).
Le informazioni sono state diffuse durante la conferenza stampa del pomeriggio di oggi, 21 febbraio, in Regione Liguria. Per prima cosa bisogna chiarire che non tutti i fenomeni febbrili sono riconducibili al coronavirus e che in caso di dubbi bisogna chiamare il 112 evitando di andare al pronto soccorso, per evidenti ragioni precauzionali. I medici di medicina generale, per fronteggiare l'emergenza coronavirus si sono detti disponibili a tenere aperti i cellulari dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, mentre dopo le 20 è attiva la guardia medica. Lo rendono noto Andrea Stimamiglio segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) e Marco Polese, responsabile Fimmg per la task force della Liguria. Dai due medici arrivano anche indicazioni su come comportarsi per limitare i contagi. «I pazienti con febbre sono invitati a non andare negli studi medici o nei Pronto soccorso, ma a contattare il medico al telefono». «Se il medico di base o la guardia medica vengono a conoscenza di casi sospetti non devono effettuare visite ma allertare il 112». «I pazienti non febbrili sono invitati ad andare nello studio del medico di base solo per esigenze indifferibili e possibilmente su appuntamento per evitare sovraffollamento delle sale di attesa».
Dieci comportamenti da seguire
1) Lavati spesso le mani
2) Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute 3) Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani
4) Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci
5) Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico
6) Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
7) Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate
8) I prodotti MADE IN CHINA e i pacchi ricevuti dalla Cona non sono pericolosi
9) Contatta il numero verde 1500 se hai febbre o tosse e sei tornatodalla Cina da meno di 14 giorni
10) Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus
I sintomi dell'infezione (fonte Regione Liguria) Febbre maggiore di 38 Tosse In alcuni casi, insufficienza respiratoria
Incubazione e test Il periodo di incubazione del virus è di 14 giorni. All'inizio di questo periodo il paziente asintomatico (ma solo se è asintomatico) poitrebbe risultare negativo al test.
La mascherina serve? La mascherina chirurgica serve solo per evitare di trasmettere il virus, non per proteggersi. Per difendersi nei confronti del coronavirus, nel caso ci si trovi potenzialmente vicino a un paziente realmente infetto, bisognerebbe utilizzare una mascherina diversa da quella chirurgica. Si tratta di una mascherina particolare che peraltro ha una efficacia temporanea, nel senso che deve essere sostituita dopo un certo periodo di tempo.
NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
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domenica 23 febbraio 2020
Coronavirus: anche chi non ha sintomi può trasmettere l'infezione
Se ne discute fin dall'inizio dell'epidemia del nuovo coronavirus e finora è spesso accaduto che le posizioni del mondo istituzionale e di quello scientifico fossero discordi sulla possibilità della trasmissione del virus SarsCov2 anche in assenza di sintomi. Tuttavia anche ricerche recenti mettono finalmente ordine nella vicenda. Da sempre tutti i virologi sono stati concordi nel sostenere la possibilità della trasmissione asintomatica, ma i primi dati relativi al nuovo coronavirus risalgono a fine gennaio, con la descrizione di un caso di trasmissione asintomatica in Germania sul New England Journal of Medicine. La stessa rivista ha appena pubblicato uno studio cinese che indica come la quantità di coronavirus presente nel naso e nella gola delle persone asintomatiche può raggiungere livelli paragonabili a quelli dei malati con sintomi, rendendoli potenzialmente infettivi. Casi di portatori asintomatici del virus erano presenti anche sulla nave Diamond Princess prima che scattasse la quarantena. "Il contagio asintomatico è tecnicamente possibile, anche se non abbiamo informazioni sul modo in cui la liberazione del virus possa avvenire in una fase asintomatica", ha detto l'esperto di malattie infettive Massimo Galli, dell'Università di Milano e primario dell'ospedale Sacco. "Una fase asintomatica esiste per tutti i virus che colpiscono le vie respiratorie e dipende dalla quantità di virus presente nell'organismo", ha rilevato Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia dell'Università di Padova. "La diffusione delle particelle virali - ha aggiunto - avviene con l'emissione di aerosol anche parlando con una stretta contiguità, alla distanza di un metro". Nel periodo a rischio per la trasmissione asintomatica, dice ancora Palù, rientra anche quello che intercorre tra il contagio e la comparsa della febbre. La prudenza è d'obbligo anche considerando che è possibile essere negativi al test che individua le particelle del virus nel sangue: questo può dipendere dal punto in cui è stato fatto il prelievo con il tampone, per esempio se dalla gola o dal naso. E' anche possibile che l'infezione sia passata dalle vie aeree superficiali a quelle profonde. Ala luce di queste considerazioni la quarantena è una misura "assolutamente necessaria" per controllare la diffusione del virus, ha detto l'immunologo Antonio Lanzavecchia, direttore dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb) di Bellinzona. "Poiché abbiamo visto come una singola persona possa portare un focolaio d'infezione, misure come la quarantena sono assolutamente necessarie". Questo, secondo l'esperto, può accadere perché "la contagiosità di un virus è variabile" e "dal punto di vista biologico non si è infettivi soltanto quando si hanno i sintomi". Bisogna inoltre considerare che la capacità di diffusione di un virus è tipica anche di chi è convalescente, come accade per l'influenza e per altre malattie virali. L'ultima parola in fatto di trasmissione senza sintomi spetta comunque alla ricerca condotta in Cina e appena pubblicata sul New England Journal of Medicine. I dati, ha rilevato il medico Roberto Burioni con il collega Nicasio Mancini, indicano che la quantità di virus raggiunge il picco subito dopo la comparsa dei primi sintomi, con livelli elevati nelle prime vie respiratorie. L'altro elemento importante che emerge da questa ricerca è la facilità con cui coronavirus si moltiplica anche nelle persone senza sintomi, risultando presente in quantità nelle mucose di naso e gola: è la conferma, rilevano i due esperti, che "una maggiore quantità di virus può, attraverso il muco o la saliva, raggiungere un individuo sano, ovvero che è più alta la possibilità di infettarlo". E' una conferma, concludono, di come "anche chi non ha sintomi può trasmettere l'infezione".
Fonte :https://www.ansa.it
Fonte :https://www.ansa.it
giovedì 23 gennaio 2020
2019-nCoV: evoluzione coronavirus
Si è trasmesso all'uomo dai serpenti il virus cinese 2019-nCoV. Attraverso gli animali il virus, trasmesso dai pipistrelli, si sarebbe ricombinato e poi passato all'uomo. Lo indica l'analisi genetica pubblicata sul Journal of Medical Virology da Wei Ji, Wei Wang, Xiaofang Zhao, Junjie Zai, e Xingguang Li, delle università di Pechino e Guangxi. La ricerca è stata condotta su campioni del virus provenienti da diverse località della Cina e da diverse specie ospiti.
Uno studio appena pubblicato sembrerebbe suggerire sulla base dei dati genetici, che il 2019-nCoV cinese sia il risultato di un rimescolamento di geni tra un virus dei pipistrelli e uno dei serpenti.
Le analisi genetiche aggiungono così una tessera fondamentale al mosaico della composizione genetica del virus 2019-nCoV, nel quale finora era chiaramente riconoscibile solo la sequenza della parte di virus ereditata dai pipistrelli e identificata fin dall'inizio come appartenente alla famiglia dei coronavirus, la stessa che comprende il virus della Sars, comparso nel 2002, e della Mers, del 2015; restava da risolvere il mistero della provenienza dell'altra metà del virus.
Il virus arrivato all'uomo dai serpenti Come è accaduto in passato con i virus dell'influenza aviaria e con la Sars, anche questa volta l'indice è puntato sui mercati di animali vivi molto comuni in Cina, dove accanto agli animali allevati nelle fattorie e ai pesci si vendono animali selvatici, come serpenti e pipistrelli. «I risultati della nostra analisi evoluzionistica suggeriscono per la prima volta che il serpente è il più probabile animale selvatico serbatoio del virus 2019-nCoV», scrivono i ricercatori.
Spieghiamo. Sia il virus della SARS (parente stretto di nCoV) che quello della MERS si sa che in natura sono ospitati da alcuni generi di pipistrelli e da questi sono passati ad altri mammiferi (zibetto SARS, dromedario MERS) e da lì all'uomo. Ogni passaggio di specie (cioè da un animale all'altro, uomo incluso ovviamente), comporta un adattamento del virus che si riflette in cambiamenti della sua informazione genetica. Paragonando quindi il genoma di nCoV con quello dei coronavirus animali, si può ricostruire, sulla base delle somiglianze, un possibile percorso evolutivo.
Adesso è chiaro che il virus 2019-nCoV è un mix di un coronavirus proveniente dai pipistrelli e di uno che arriva dai serpenti e che da questi ultimi sarebbe passato agli esseri umani, adattandosi al nuovo ospite e acquisendo la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Ricombinandosi geneticamente nei serpenti, quindi, il nuovo virus ha fatto il cosiddetto 'salto di speciè, acquisendo nuovi recettori che gli permettono di legarsi alle cellule del sistema respiratorio umano. «Le nuove informazioni ottenute dalla nostra analisi evoluzionistica - rilevano i ricercatori - sono molto importanti per il controllo dell'epidemia causata dalla polmonite indotta dal virus 2019-nCoV».
Il cocktail di virus Lo studio in questione ha evidenziato un rimescolamento a livello della proteina di superficie del virus, importante per l'infezione (è la chiave molecolare che apre la "porta" della cellula per fare entrare il virus e di solito è specifica per una determinata specie ospite), tra il gene presente nei virus dei pipistrelli e il gene di un coronavirus sconosciuto, che sembrerebbe essere molto affine ai coronavirus dei serpenti. Ovviamente è un risultato che deve essere confermato da un'analisi più approfondita, ma l'ipotesi interessante è che il virus mutato circolasse nei serpenti, note prelibatezze della cucina cinese, e dalla manipolazione di animali per il consumo umano sia passato all'uomo. Ma come è arrivato ai serpenti un pezzo di virus dei pipistrelli? Forse in modo analogo a come è arrivato quello dei serpenti all'uomo: mangiandoli. I pipistrelli sono cacciati da alcune specie di serpenti e questo potrebbe aver favorito la commistione dei due virus. Questi "cocktail" virali non sono un fatto nuovo. E' quello che in modo analogo accade per le pandemie di influenza: un virus aviario e un virus umano coinfettano un suino e si scambiano i geni, generando nuovi ceppi che possono passare all'uomo.
Uno studio appena pubblicato sembrerebbe suggerire sulla base dei dati genetici, che il 2019-nCoV cinese sia il risultato di un rimescolamento di geni tra un virus dei pipistrelli e uno dei serpenti.
Le analisi genetiche aggiungono così una tessera fondamentale al mosaico della composizione genetica del virus 2019-nCoV, nel quale finora era chiaramente riconoscibile solo la sequenza della parte di virus ereditata dai pipistrelli e identificata fin dall'inizio come appartenente alla famiglia dei coronavirus, la stessa che comprende il virus della Sars, comparso nel 2002, e della Mers, del 2015; restava da risolvere il mistero della provenienza dell'altra metà del virus.
Il virus arrivato all'uomo dai serpenti Come è accaduto in passato con i virus dell'influenza aviaria e con la Sars, anche questa volta l'indice è puntato sui mercati di animali vivi molto comuni in Cina, dove accanto agli animali allevati nelle fattorie e ai pesci si vendono animali selvatici, come serpenti e pipistrelli. «I risultati della nostra analisi evoluzionistica suggeriscono per la prima volta che il serpente è il più probabile animale selvatico serbatoio del virus 2019-nCoV», scrivono i ricercatori.
Spieghiamo. Sia il virus della SARS (parente stretto di nCoV) che quello della MERS si sa che in natura sono ospitati da alcuni generi di pipistrelli e da questi sono passati ad altri mammiferi (zibetto SARS, dromedario MERS) e da lì all'uomo. Ogni passaggio di specie (cioè da un animale all'altro, uomo incluso ovviamente), comporta un adattamento del virus che si riflette in cambiamenti della sua informazione genetica. Paragonando quindi il genoma di nCoV con quello dei coronavirus animali, si può ricostruire, sulla base delle somiglianze, un possibile percorso evolutivo.
Adesso è chiaro che il virus 2019-nCoV è un mix di un coronavirus proveniente dai pipistrelli e di uno che arriva dai serpenti e che da questi ultimi sarebbe passato agli esseri umani, adattandosi al nuovo ospite e acquisendo la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Ricombinandosi geneticamente nei serpenti, quindi, il nuovo virus ha fatto il cosiddetto 'salto di speciè, acquisendo nuovi recettori che gli permettono di legarsi alle cellule del sistema respiratorio umano. «Le nuove informazioni ottenute dalla nostra analisi evoluzionistica - rilevano i ricercatori - sono molto importanti per il controllo dell'epidemia causata dalla polmonite indotta dal virus 2019-nCoV».
Il cocktail di virus Lo studio in questione ha evidenziato un rimescolamento a livello della proteina di superficie del virus, importante per l'infezione (è la chiave molecolare che apre la "porta" della cellula per fare entrare il virus e di solito è specifica per una determinata specie ospite), tra il gene presente nei virus dei pipistrelli e il gene di un coronavirus sconosciuto, che sembrerebbe essere molto affine ai coronavirus dei serpenti. Ovviamente è un risultato che deve essere confermato da un'analisi più approfondita, ma l'ipotesi interessante è che il virus mutato circolasse nei serpenti, note prelibatezze della cucina cinese, e dalla manipolazione di animali per il consumo umano sia passato all'uomo. Ma come è arrivato ai serpenti un pezzo di virus dei pipistrelli? Forse in modo analogo a come è arrivato quello dei serpenti all'uomo: mangiandoli. I pipistrelli sono cacciati da alcune specie di serpenti e questo potrebbe aver favorito la commistione dei due virus. Questi "cocktail" virali non sono un fatto nuovo. E' quello che in modo analogo accade per le pandemie di influenza: un virus aviario e un virus umano coinfettano un suino e si scambiano i geni, generando nuovi ceppi che possono passare all'uomo.
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Coronavirus: allarme epidemia
CORONAVIRUS:
QUALI SONO I SINTOMI
«Consultate il medico e vaccinatevi contro l'influenza almeno due settimane prima del viaggio. Valutate l'opportunità di rimandare viaggi non necessari», il consiglio ai viaggiatori diretti a Wuhan contenuti nelle locandine informative del ministero della Salute affisse nell'aeroporto di Roma Fiumicino. Tosse, febbre e difficoltà respiratorie i campanelli d'allarme da considerare.
Consigli ai viaggiatori internazionali diretti a o di ritorno da Wuhan in Cina', la locandina informa che nella città di Wuhan «è in corso un'epidemia di polmonite. Attualmente - si spiega - è stata identificata la causa in un nuovo coronavirus (2019-nCoV): i sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, mal di gola e difficoltà respiratorie.
Consigli, poi, di cui tener conto «all'arrivo» a Wuhan: «Applicate misure igieniche quali: lavate frequentemente le mani con acqua e sapone, coprite la bocca e il naso con un fazzoletto quando starnutite o tossite (non con le mani). Evitate il contatto con persone affette da malattie respiratorie. Evitate luoghi affollati, in particolare mercati del pesce e di animali vivi. Evitate di toccare animali e prodotti di origine animale non cotti. Rivolgetevi a un medico o a una struttura sanitaria qualora compaiano sintomi di infezione respiratoria (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie). Non mettetevi in viaggio se siete malati. Per qualsiasi necessità contattare la vostra Ambasciata o il vostro Consolato».
La polmonite provocata dal virus simile alla Sars che dilagando nella città cinese di Wuhan è “trasmissibile da persona a persona”: la conferma è arrivata da Zhong Nanshan, rinomato esperto della Commissione della salute pubblica del governo di Pechino. Fino ad oggi, il coronavirus ha provocato tre morti, tutti a Wuhan, considerata l’epicentro dell’epidemia. Negli ultimi due giorni sono stati segnalati 136 nuovi contagi. L’aumento dei casi di polmonite ha portato la Cina a intensificare il monitoraggio
L'amministrazione di Wuhan ha sospeso tutti i trasporti pubblici e invitato i cittadini a non lasciare la città. È questa l’ultima, drastica, misura presa dalla Cina per combattere la diffusione del coronavirus all’origine dell’epidemia di polmonite diffusasi il mese scorso. Stando a quanto riferito dal quartier generale per il contrasto all’epidemia, il cui capo è il sindaco della città, Zhou Xianwang, a partire dalle 10 di domani mattina, quando saranno le tre di notte in Italia, saranno sospese le corse degli autobus, anche quelle di lunga percorrenza, della metropolitana e dei traghetti. Saranno inoltre chiusi fino a data da destinarsi anche l’aeroporto e la stazione ferroviaria.
lunedì 1 aprile 2013
dissesto ambientale: in Cina oltre 28.000 fiumi scomparsi dalle mappe
Circa 28.000 corsi d'acqua sono letteralmente scomparsi dalle Mappe della Cina e per le organizzazioni ecologiste è un'ulteriore prove del gravissimo dissesto ambientale del paese. La scoperta è stata fatta dagli incaricati del primo grande censimento nazionale delle acque. Rispetto a quanto si ritineva in precedenza, riporta The Times, più della metà dei fiumi e dei corsi d'acqua di cui si aveva notizia non esistono più e in Cina possono essere localizzati adesso soltanto 22.909 fiumi su un territorio di oltre 100 chilometri quadrati.
Secondo i funzionari governativi il caso dei "fiumi mancanti" ha una doppia spiegazione: il cambiamento climatico globale ed eventuali errori dei precedenti cartografi. Una stima questa contestatad dagli ambientalisti che accusano il governo di cercare di minimizzare un fenomeno di ampia portata, devastante ed irreversibile.
fonte: http://www.lastampa.it/2013/03/29/scienza/ambiente/ambiente-cina-oltre-fiumi-scomparsi-dalle-mappe-sSFWpTOO8skm35KnPUt1TO/pagina.html
Secondo i funzionari governativi il caso dei "fiumi mancanti" ha una doppia spiegazione: il cambiamento climatico globale ed eventuali errori dei precedenti cartografi. Una stima questa contestatad dagli ambientalisti che accusano il governo di cercare di minimizzare un fenomeno di ampia portata, devastante ed irreversibile.
fonte: http://www.lastampa.it/2013/03/29/scienza/ambiente/ambiente-cina-oltre-fiumi-scomparsi-dalle-mappe-sSFWpTOO8skm35KnPUt1TO/pagina.html
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giovedì 17 marzo 2011
ENERGIA NUCLEARE: DOPO SISMA GIAPPONE ANCHE LA CINA SOSPENDE SUO PROGRAMMA
Dopo la tragedia in Giappone, anche la Cina ha sospeso il Programma Nucleare. La decisione appena annunciate dal Consiglio di Stato cinese di sospendere l'approvazione dei piani di energia nucleare nel paese sta facendo il giro delle agenzie internazionali e segnala come il dubbio su questa fonte energetica si stia espandendo a macchia d'olio viste le enormi difficolta' che purtroppo sta fronteggiando il governo giapponese nelle operazioni di spegnimento della centrale di Fukushima. Un dramma per il quale il Wwf esprime ''massima preoccupazione e solidarieta' per le popolazioni colpite''.
''Persino Putin - aggiunge il Wwf - ha annunciato una revisione dei programmi nucleari russi e l'Unione Europea lunedi' prossimo ha previsto una seconda riunione straordinaria. Anche l'India aveva preso la medesima scelta: stiamo parlando cioe' di paesi che messi insieme rappresentano circa la meta' della popolazione mondiale. Solo il Governo italiano continua, pervicacemente, a sostenere il ritorno al nucleare e non ha nemmeno sospeso l'iter decreto localizzazioni in Parlamento. Non si vuole cogliere la 'fortuna' che ha il nostro paese di non aver scelto la strada dell'atomo 20 anni fa e di poter ancora oggi intraprendere un futuro pulito senza rischi e scorie ingestibili''.
''E' lecito chiedersi perche', - prosegue il Wwf - in un paese che il nucleare non ce l'ha, si manifesti tanta decisione, nonostante l'evidente preoccupazione diffusa in Italia e nel mondo. Un Governo che non ripensa la propria linea di fronte all'evidenza dei fatti non dimostra certo razionalita', fa solo pensare di essere nelle mani di lobby prive di scrupoli''.
''La risposta emotiva alla crisi nucleare - conclude il Wwf - sicuramente esiste e rende inevitabile un ripensamento, ma la differenza dalla crisi di Cernobyl e' che oggi questa risposta combacia perfettamente con quella razionale perche' il futuro delle energie rinnovabili e' gia' una realta' economicamente importante in molti paesi, a partire dalla vicina Germania. I numeri ci dicono che un mondo senza nucleare e' possibile''.
Per questo il Wwf chiede ''con forza la massima trasparenza di informazione sulle reali potenzialita' delle fonti di energia pulite e rinnovabili in Italia e nel mondo al Governo di sviluppare al piu' presto un Piano energetico nazionale che tenga conto di tutte le fonti: gas, sole, vento, geotermico, efficienza energetica, risparmio energetico. La politica e' ancora in tempo per un deciso e responsabile cambiamento di rotta''.
''Persino Putin - aggiunge il Wwf - ha annunciato una revisione dei programmi nucleari russi e l'Unione Europea lunedi' prossimo ha previsto una seconda riunione straordinaria. Anche l'India aveva preso la medesima scelta: stiamo parlando cioe' di paesi che messi insieme rappresentano circa la meta' della popolazione mondiale. Solo il Governo italiano continua, pervicacemente, a sostenere il ritorno al nucleare e non ha nemmeno sospeso l'iter decreto localizzazioni in Parlamento. Non si vuole cogliere la 'fortuna' che ha il nostro paese di non aver scelto la strada dell'atomo 20 anni fa e di poter ancora oggi intraprendere un futuro pulito senza rischi e scorie ingestibili''.
''E' lecito chiedersi perche', - prosegue il Wwf - in un paese che il nucleare non ce l'ha, si manifesti tanta decisione, nonostante l'evidente preoccupazione diffusa in Italia e nel mondo. Un Governo che non ripensa la propria linea di fronte all'evidenza dei fatti non dimostra certo razionalita', fa solo pensare di essere nelle mani di lobby prive di scrupoli''.
''La risposta emotiva alla crisi nucleare - conclude il Wwf - sicuramente esiste e rende inevitabile un ripensamento, ma la differenza dalla crisi di Cernobyl e' che oggi questa risposta combacia perfettamente con quella razionale perche' il futuro delle energie rinnovabili e' gia' una realta' economicamente importante in molti paesi, a partire dalla vicina Germania. I numeri ci dicono che un mondo senza nucleare e' possibile''.
Per questo il Wwf chiede ''con forza la massima trasparenza di informazione sulle reali potenzialita' delle fonti di energia pulite e rinnovabili in Italia e nel mondo al Governo di sviluppare al piu' presto un Piano energetico nazionale che tenga conto di tutte le fonti: gas, sole, vento, geotermico, efficienza energetica, risparmio energetico. La politica e' ancora in tempo per un deciso e responsabile cambiamento di rotta''.
mercoledì 2 marzo 2011
DEFORESTAZIONE : Così i cinesi devastano le foreste

E' un albero che produce olio vegetale per i biocarburanti. E ora le corporation dell'energia ne stanno piantando a decine di migliaia in tutto il Borneo e non solo. Distruggendo la giungla e le foreste in cui da secoli vivevano popolazioni tribali.
Chi non ha mai visto la distruzione di una torbiera tropicale non può capire la disperazione degli Avatar delle foreste malesi, tribù ancestrali costrette come nel film di Cameron a conoscere il "progresso" col suo volto più brutale. L'acqua marrone, putrida, lasciata dalle fiamme dopo che gli incendi hanno "ripulito" il bosco lasciando mozziconi di legno, è il segnale che in poco tempo è stato distrutto ciò che la natura aveva costruito qui in 130 milioni di anni. La torba primordiale rigenera difatti la vita delle specie vegetali, e va da sé, quella degli animali e degli uomini che ci vivono.
Tra il Parco naturale di Taman Negara e le foreste della costa nordorientale del Borneo dominavano un tempo 14.500 diverse specie di flora, 200 razze animali, 300 tipi di uccelli e i popoli primitivi dei Penan e dei Batek Negritos. Ma dopo i tagli e il fuoco ormai si coltiva quasi esclusivamente una sola pianta, la palma da olio, principale componente per prodotti alimentari e carburanti cosiddetti "ecologici", il bio-fuel o benzina verde usata ben lontano da qui. Esaltato come l'alternativa pulita al petrolio, l'"oro verde" dovrebbe nell'illusione di molti governi abbassare le emissioni di anidride carbonica che provocano l'effetto serra. Ma dopo aver rimpiazzato con furia specie ben più generose per l'ambiente, la palma sta succhiando sostanze dalla terra, emette molto meno ossigeno e trattiene molto meno carbonio di una foresta vergine. E l'impiego connesso alla coltivazione di pesticidi e fertilizzanti mette a rischio anche le aree circostanti.
È così che nasce uno dei più appetiti business del nuovo millennio, gestito da compagnie cino-malesi a conduzione familiare e multinazionali dai nomi prestigiosi che stanno rifornendo supermercati e stazioni di servizio di tutto il mondo. Proprietà di un cinese della Malesia è la ditta Samling Global Ltd che ha la concessione per le piantagioni di palma di una regione enorme ai confini meridionali del parco nazionale di Taman Negara. Padre e figlio, Yaw Teck Seng e Yaw Chee Ming, hanno accumulato già un capitale di quasi 500 milioni di dollari (fonte "Forbes"). Da anni le organizzazioni ambientaliste, Greenpeace in testa, denunciano ciò che sta avvenendo. Le giungle della Penisola malese, come quelle del territorio controllato da Kuala Lumpur nel vicino Borneo, stanno subendo la sorte delle altre regioni di Sumatra e Papua Nuova Guinea, cedendo terreno giorno dopo giorno a una gigantesca distesa di piante tutte uguali, anche loro verdì si, ma di una tinta pallida.
È un'impresa difficile raggiungere le poche dense giungle rimaste attorno al parco nazionale Taman Negara, dove si sono rifugiati i mille pigmei aborigeni Batek Negritos sopravvissuti (in tutto il Sudest sono meno di ventimila). Anche perché i nuovi padroni delle terre come Teck Seng e Chee Ming non permettono un facile accesso nell'antico regno dove vivevano in gran numero le tigri, gli elefanti e gli oranghi, oltre a specie di alberi che superano gli 80-100 metri. Ci vogliono parecchi giorni a piedi, una giornata di jeep o i pochi voli di piccoli bimotori per visitare i nuovi centri abitati polverosi e senza alberi come Kuala Koh, costruiti per i tribali disposti a lavorare ai margini dell'area primordiale protetta di Taman Negara. Qualcuno diventa guida o portatore per i turisti, altri fanno manovalanza nelle piantagioni di palma, che impiegano però in gran parte lavoratori indonesiani immigrati senza documenti. Ancora più difficile è incontrare i Penan, a loro volta sulle soglie dell'estinzione con 12 mila uomini, donne e bambini costretti a vivere in condizioni non dissimili dai Negritos in un vasto tratto nord orientale dell'isola del Borneo.
A Miri ha sede un'altra compagnia cino-malese, oltre alla Samling di Yaw padre e figlio. È il gruppo Shin Yang Group, i cui fiduciari in loco hanno costruito lussuose e pacchiane ville in netto contrasto con le povere casette di cemento o di legno coi tetti d'alluminio destinate ai tribali deportati. Come la Samling, anche Shin Yang gestisce sia il taglio e la vendita del legname che la produzione dell'olio "ecologico" attraverso la consociata Oil Palms Berhad. Di origine cinese sono anche il fondatore della Rimbunan Hijau, società per lo sfruttamento delle foreste con un giro d'affari annuo di un miliardo di dollari, classificato al 20esimo posto tra i più ricchi asiatici, e quello della gigantesca multinazionale Sinar Mas.
FONTE :http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2145111
martedì 7 dicembre 2010
Clima: la svolta della Cina "Sì al taglio dei gas serra"
Un passo indietro del Giappone e un passo avanti della Cina. Un rapporto di Greenpeace che parla di un aumento del 3 per cento della mortalità per ogni grado di aumento della temperatura e la preoccupazione dei delegati per il documento base del negoziato ancora non pronto. La settimana conclusiva del vertice Onu di Cancun che ha per posta il futuro del clima si è aperta rispettando il copione degli ambientalisti all'assalto e delle istituzioni titubanti. Ma, mentre migliaia di indios si preparano a marciare sul palazzo della conferenza per far valere i diritti di chi rischia di perdere tutto per colpa del cambiamento climatico, sono arrivate le prime sorprese.
La più importante è il ruolo che Pechino sembra intenzionata a giocare: dopo aver dato il contributo fondamentale nel fallimento della conferenza di Copenaghen del dicembre scorso, è tornata di nuovo in prima fila ma in una veste opposta. Per la prima volta la Cina ha fatto un'apertura importante aprendo la strada al negoziato per impegni vincolanti sul taglio dei gas serra da definire in tempi rapidi e da attuare a partire dal 2020. In questa prospettiva sta anche esaminando la possibilità di realizzare un sistema interno di permessi di emissione: una possibilità che si lega al ruolo di principale produttore di energie rinnovabili che Pechino ormai ha conquistato.
E' stato il capo negoziatore cinese Su Wei a dichiararsi favorevole a una soluzione di compromesso che, rinviando a un secondo momento la discussione sulla quantificazione
dei tagli di emissioni serra, punti a un impegno globale nella lotta contro il riscaldamento climatico: "Stiamo aspettando segnali fin dal 2005. Oggi è tempo di avere una conferma del Protocollo di Kyoto espressa in termini cristallini'".
Anche l'India, l'altra nuova potenza che aveva bloccato Copenaghen, segue a ruota l'apertura cinese riaprendo di fatto i giochi. E di fronte a una nuova disponibilità a trovare un accordo generale (pur omettendo per il momento i numeri) l'irrigidimento di Giappone e Canada - che avevano annunciato di non voler partecipare alla seconda fase del protocollo di Kyoto (dopo il 2012) - potrebbe sciogliersi.
L'alternativa del resto è difficile da prendere in considerazione. Il Climate Action Tracker, il programma scientifico di valutazione indipendente realizzato da Ecofys, Climate Analytics e Potsdam Institute for Climate Impact Research, ha calcolato che le riduzioni derivanti dagli impegni dei paesi dell'accordo di Copenhagen sono del tutto insufficienti: porteranno a fine secolo a un surriscaldamento del pianeta oltre i 3 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Le proposte più avanzate sul tavolo negoziale sono infatti la metà dei tagli necessari per avere buone possibilità di limitare il riscaldamento a 2 gradi. Insomma, continuando sulla strada del rinvio di ogni decisione sulla fuoriuscita dall'era del petrolio, la febbre del pianeta continuerà a crescere fino ad arrivare a una soglia non compatibile con la presenza di 9 miliardi di esseri umani.
fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/06/news/clima_la_svolta_della_cina_s_al_taglio_dei_gas_serra-9905922/?rss
La più importante è il ruolo che Pechino sembra intenzionata a giocare: dopo aver dato il contributo fondamentale nel fallimento della conferenza di Copenaghen del dicembre scorso, è tornata di nuovo in prima fila ma in una veste opposta. Per la prima volta la Cina ha fatto un'apertura importante aprendo la strada al negoziato per impegni vincolanti sul taglio dei gas serra da definire in tempi rapidi e da attuare a partire dal 2020. In questa prospettiva sta anche esaminando la possibilità di realizzare un sistema interno di permessi di emissione: una possibilità che si lega al ruolo di principale produttore di energie rinnovabili che Pechino ormai ha conquistato.
E' stato il capo negoziatore cinese Su Wei a dichiararsi favorevole a una soluzione di compromesso che, rinviando a un secondo momento la discussione sulla quantificazione
dei tagli di emissioni serra, punti a un impegno globale nella lotta contro il riscaldamento climatico: "Stiamo aspettando segnali fin dal 2005. Oggi è tempo di avere una conferma del Protocollo di Kyoto espressa in termini cristallini'".
Anche l'India, l'altra nuova potenza che aveva bloccato Copenaghen, segue a ruota l'apertura cinese riaprendo di fatto i giochi. E di fronte a una nuova disponibilità a trovare un accordo generale (pur omettendo per il momento i numeri) l'irrigidimento di Giappone e Canada - che avevano annunciato di non voler partecipare alla seconda fase del protocollo di Kyoto (dopo il 2012) - potrebbe sciogliersi.
L'alternativa del resto è difficile da prendere in considerazione. Il Climate Action Tracker, il programma scientifico di valutazione indipendente realizzato da Ecofys, Climate Analytics e Potsdam Institute for Climate Impact Research, ha calcolato che le riduzioni derivanti dagli impegni dei paesi dell'accordo di Copenhagen sono del tutto insufficienti: porteranno a fine secolo a un surriscaldamento del pianeta oltre i 3 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Le proposte più avanzate sul tavolo negoziale sono infatti la metà dei tagli necessari per avere buone possibilità di limitare il riscaldamento a 2 gradi. Insomma, continuando sulla strada del rinvio di ogni decisione sulla fuoriuscita dall'era del petrolio, la febbre del pianeta continuerà a crescere fino ad arrivare a una soglia non compatibile con la presenza di 9 miliardi di esseri umani.
fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/06/news/clima_la_svolta_della_cina_s_al_taglio_dei_gas_serra-9905922/?rss
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venerdì 27 agosto 2010
inquinamento ambientale : In Cina allarme pesce contaminato, Se proviene dal fiume Yangtze, provoca danni a genitali
Mangiare alcuni tipi di pesce provenienti dal fiume cinese Yangtze potrebbe essere dannoso per la salute, secondo Greenpeace. Sostanze inquinanti sarebbero infatti state trovate in alcuni tipi di pesce comunemente mangiati, tra i quali la carpa e il pesce gatto, prelevati dal fiume nei pressi di 4 citta' che sorgono lungo lo Yangtze. Tali sostanze, sostiene la ricerca, possono provocare puberta' prematura, danni ai genitali ed altre malattie.
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lunedì 26 luglio 2010
Marea nera cinese : La Cina ha sostenuto di essere riuscita a contenere la marea nera

La Cina ha sostenuto di essere riuscita a contenere la marea nera che si e' prodotta dieci giorni fa sulla sua costa orientale. La fuoriuscita, al largo della citta' di Dalian, si e' prodotta dopo che due esplosioni avevano squarciato due oleodotti. Dalle falle 1.500 tonnellate di petrolio si sono riversate nel Mar Giallo. Le autorita' affermano che la marea nera si e' estesa per 435 kmq e che l'operazione di pulizia sara' 'completata' entro la settimana.
fonte: ansa
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mercoledì 21 luglio 2010
La marea nera cinese minaccia le acque internazionali. Arrivano i batteri mangia-petrolio
Le 40 navi specializzate in disinquinamento e gli oltre 800 pescherecci mobilitati hanno l'ordine di ripulire entro il 24 luglio la marea nera petrolifera che è tracimata da due tubazioni esplose il 16 luglio nel porto di Xingang, a Dalian, altrimenti il greggio arriverà in acque internazionali.
La situazione sembra peggiorata rapidamente: le autorità centrali cinesi avevano parlato di soli 50 km quadrati ricoperti da una coltre di greggio ed assicurato che il tutto era sotto controllo, ma gli ultimi bollettini del 20 luglio parlano ormai di un'area inquinata al largo di Dalian di almeno 183 km2 e nessuno sa bene quanto greggio sia finito in mare.
Ieri il vicesindaco di Dailan, Dai Yulin, ha spiegato che «La nostra priorità è di recuperare il petrolio nei prossimi 5 giorni per ridurre i rischi di inquinamento delle acque internazionali. Le agenzie marittime hanno realizzato 40 punti di sorveglianza della superficie del mare in 1.500 km2 a largo di Dalian».
Dal 17 luglio in poi sono state mobilitate oltre mille imbarcazioni, ma gli 800 pescherecci martedi sono dovuti rientrare in porto a causa del maltempo, con forti piogge e vento.
A Dalian sono arrivate e vengono distribuite oltre 23 tonnellate di batteri "mangia-petrolio" che verranno utilizzate per ripulire l'inquinamento.
Su Xinua il direttore del Centro ricerca e sviluppo della Beijing Weiyeyuan Bio-Technology, Yang Jiesen, spiega che «sabato mattina abbiamo ricevuto un'ordinazione dall'amministrazione per la sicurezza marittina per dei prodotti biologici in grado di assorbire il petrolio»
Si tratta della prima applicazione su grande scala in Cina di biotecnologia per risolvere un problema di inquinamento. Le autorità centrali e locali sono sempre più preoccupate perché i mezzi tradizionali, panne assorbenti, barriere galleggianti e navi "pulisci-mare" si stanno dimostrando di scarsa efficacia a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche. Anche i disperdenti chimici non sembrano funzionare perché la marea nera è troppo spessa.
Wu Jin, dell'Istituto di microbiologia dell'Accademia delle scienze della Cina, spiega su Xinua che «A differenza dei prodotti chimici, i batteri mangia-petrolio lavorano 24 ore su 24 e sono più rispettosi dell'ambiente. Il modo migliore e più rapido per ripulire la marea nera sarebbe una combinazione di metodi fisici, chimici e biologici». Wu ha anche proposto di utilizzare «Pompe filtranti per separare il petrolio dall'acqua per aumentare l'efficacia della pulizia».
fonte: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=5912
La situazione sembra peggiorata rapidamente: le autorità centrali cinesi avevano parlato di soli 50 km quadrati ricoperti da una coltre di greggio ed assicurato che il tutto era sotto controllo, ma gli ultimi bollettini del 20 luglio parlano ormai di un'area inquinata al largo di Dalian di almeno 183 km2 e nessuno sa bene quanto greggio sia finito in mare.
Ieri il vicesindaco di Dailan, Dai Yulin, ha spiegato che «La nostra priorità è di recuperare il petrolio nei prossimi 5 giorni per ridurre i rischi di inquinamento delle acque internazionali. Le agenzie marittime hanno realizzato 40 punti di sorveglianza della superficie del mare in 1.500 km2 a largo di Dalian».
Dal 17 luglio in poi sono state mobilitate oltre mille imbarcazioni, ma gli 800 pescherecci martedi sono dovuti rientrare in porto a causa del maltempo, con forti piogge e vento.
A Dalian sono arrivate e vengono distribuite oltre 23 tonnellate di batteri "mangia-petrolio" che verranno utilizzate per ripulire l'inquinamento.
Su Xinua il direttore del Centro ricerca e sviluppo della Beijing Weiyeyuan Bio-Technology, Yang Jiesen, spiega che «sabato mattina abbiamo ricevuto un'ordinazione dall'amministrazione per la sicurezza marittina per dei prodotti biologici in grado di assorbire il petrolio»
Si tratta della prima applicazione su grande scala in Cina di biotecnologia per risolvere un problema di inquinamento. Le autorità centrali e locali sono sempre più preoccupate perché i mezzi tradizionali, panne assorbenti, barriere galleggianti e navi "pulisci-mare" si stanno dimostrando di scarsa efficacia a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche. Anche i disperdenti chimici non sembrano funzionare perché la marea nera è troppo spessa.
Wu Jin, dell'Istituto di microbiologia dell'Accademia delle scienze della Cina, spiega su Xinua che «A differenza dei prodotti chimici, i batteri mangia-petrolio lavorano 24 ore su 24 e sono più rispettosi dell'ambiente. Il modo migliore e più rapido per ripulire la marea nera sarebbe una combinazione di metodi fisici, chimici e biologici». Wu ha anche proposto di utilizzare «Pompe filtranti per separare il petrolio dall'acqua per aumentare l'efficacia della pulizia».
fonte: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=5912
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giovedì 17 dicembre 2009
energia nucleare: La Cina si sta preparando a costruire 10 centrali nucleari all'anno

Secondo quanto riporta il 'New York Times', nel prossimo decennio il Paese arriverebbe al triplo di impianti di quelli esistenti in tutto il mondo. Preoccupazione per la sicurezza, ma in quindici anni non si è registrato alcun incidente di rilievo
La Cina si sta preparando a costruire 10 centrali nucleari all'anno, arrivando a un totale nel prossimo decennio del triplo di quelle esistenti in tutto il mondo. Lo scrive il "New York Times", sottolineando come, se da una parte questo contribuisca ad allentare il problema del riscaldamento globale, essendo il gigante asiatico il principale produttore di emissioni di gas serra, dall'altro questo crei seri problemi di sicurezza.
Certo, sostiene il giornale, l'industria nucleare civile cinese - che conta su 11 reattori operativi e sulla costruzione di 10 all'anno - non ha registrato nell'ultimo quindicennio alcun incidente di rilievo. Ciononostante, dentro e fuori la Cina, la velocita' del programma di costruzione di nuove centrali ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza.
Proprio per rispondere a queste, Pechino ha chiesto l'aiuto internazionale per formare team di ispettori nucleari. Ma potrebbe non essere sufficiente per gestire la rapida espansione dell'industria energetica nucleare, come ha avvertito Philippe Jamet, responsabile della divisione sulla sicurezza delle installazioni nuclearei dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. "Non hanno molto personale - ha detto - soprattutto se si pensa a quello di cui avranno bisogno".
fonte: adnkronos.com
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giovedì 26 novembre 2009
effetto serra:La Cina ridurrà i Gas serra del 45% entro il 2020
La Cina ridurrà la propria intensità carbonica, e cioè l'ammontare di emissioni a effetto serra per unità di prodotto interno lordo, del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005. Lo ha annunciato oggi l'agenzia cinese Xinhua presentando la decisione come «un'azione volontaria del governo cinese» ed «un contributo agli sforzi globali contro i cambiamenti climatici». La Cina, è stato annunciato questa mattina, sarà rappresentata dal premier Wen Jiabao alla conferenza sul clima di Copenhagen a inizio dicembre.
Proprio ieri era emersa una nuova posizione degli Stati Uniti sul cambiamento climatico: a Copenhagen prometteranno di ridurre le emissioni di gas nocivi del 17% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005 e del 42% entro il 2030. Lo ha reso noto ieri la Casa Bianca che ha anche confermato l'intenzione del presidente Barack Obama di partecipare ai lavori della conferenza il 9 dicembre. Una presenza che nelle intenzioni di Washington contribuirà a riaccendere i riflettori sui lavori della conferenza ponendo le premesse per il conseguimento di risultati concreti in materia di riduzione dell'effetto serra.
«La presenza del presidente Obama alla conferenza del prossimo mese - ha dichiarato oggi da Bonn il caponegoziatore dell'Onu per il clima Yvo de Boer - è di importanza cruciale per arrivare a un buon risultato. Abbiamo bisogno di un'indicazione da parte degli Stati Uniti su quello che sono in grado di fare in termini numerici per ridurre le emissioni». Gli obiettivi che saranno annunciati da Obama a Copenhagen rimarranno tuttavia lettera morta fino a che non saranno approvati in via definitiva dal Congresso. Una ratifica non è prevista prima della prossima primavera.
Proprio ieri era emersa una nuova posizione degli Stati Uniti sul cambiamento climatico: a Copenhagen prometteranno di ridurre le emissioni di gas nocivi del 17% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005 e del 42% entro il 2030. Lo ha reso noto ieri la Casa Bianca che ha anche confermato l'intenzione del presidente Barack Obama di partecipare ai lavori della conferenza il 9 dicembre. Una presenza che nelle intenzioni di Washington contribuirà a riaccendere i riflettori sui lavori della conferenza ponendo le premesse per il conseguimento di risultati concreti in materia di riduzione dell'effetto serra.
«La presenza del presidente Obama alla conferenza del prossimo mese - ha dichiarato oggi da Bonn il caponegoziatore dell'Onu per il clima Yvo de Boer - è di importanza cruciale per arrivare a un buon risultato. Abbiamo bisogno di un'indicazione da parte degli Stati Uniti su quello che sono in grado di fare in termini numerici per ridurre le emissioni». Gli obiettivi che saranno annunciati da Obama a Copenhagen rimarranno tuttavia lettera morta fino a che non saranno approvati in via definitiva dal Congresso. Una ratifica non è prevista prima della prossima primavera.
mercoledì 4 novembre 2009
L'Homo sapiens è nato in Cina

L'uomo moderno, l'Homo sapiens, è nato in Cina e non in Africa. Inoltre è più vecchio: ha 110 mila anni invece dei centomila dell’africano. Questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori dell’Istituto di paleontologia dell’Università di Pechino dopo il ritrovamento di alcuni resti fossili umani nel sud della Cina, nella provincia di Guangxi. Gli studiosi guidati dal professor Jin Changzhu hanno scoperto parti di una mandibola che analizzata ha portato al risultato annunciato con un comunicato della stessa Università. Le conclusioni porteranno sicuramente molte polemiche anche perché il territorio di ricerca delle nostre origini è complesso e in molti particolari sfumato e impreciso. I cinesi hanno dimostrato una certa determinazione nel descrivere i risultati delle analisi che saranno pubblicati sul Chinese Science Bulletin alla fine di questo mese, anche se tutti concordano, e non potrebbe essere diversamente, che le ricerche dovranno continuare.
IPOTESI MULTIREGIONALE - Se tutto ciò sarà confermato rafforzerà in modo significativo l'«ipotesi multiregionale» che alcuni paleontologi vanno da tempo sostenendo per l'origine dell'uomo. Questa dice che i moderni umani sono i discendenti dei primi uomini usciti dall'Africa ma che poi si sono incrociati con le popolazioni che incontravano nelle altre regioni. L'ipotesi contraria vigente invece dice che tutti noi siamo diretti successori dei progenitori africani di centomila anni fa. Le opinioni già si scontrano. Il professor Milfordd Wolpoff dell’Università americana del Michigan si è espresso a favore del risultato cinese. Chris Stringer paleontologo del Natural History Museum di Londra ipotizza che potrebbero essere i resti di un uomo di Neanderthal la cui popolazione sembrava essersi estesa anche verso la Cina. La ricerca di cui riferisce New Scientist comunque continua, in attesa di conferme ulteriori.
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lunedì 21 settembre 2009
INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA, IN CINA SI INIZIA OGGI LA VACCINAZIONE
La Cina ha dato il via oggi al programma di vaccinazione contro l'influenza A(H1N1) cominciando l'immunizzazione dagli studenti che la prossima settimana parteciperanno alle celebrazioni del 60* Anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Lo ha comunicato il dipartimento sanitario di Pechino in un comunicato pubblicato sul suo sito web.
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sabato 19 settembre 2009
influenza suina: nuova influenza, seconda vittima in Italia

La donna morta per le complicanze dell'influenza A era giunta in ospedale a Messina 'con grave quadro di insufficienza respiratoria'. E' quanto emerge dalla relazione del direttore sanitario dell'ospedale, secondo cui la donna aveva 'estesi addensamenti polmonari bilaterali'. Intanto, la Regione ha disposto l'invio degli ispettori a Messina al fine di accertare le cause della morte e la correttezza delle modalita' terapeutiche seguite.
Una donna di 46 anni colpita dal virus della nuova influenza è morta all’ospedale Papardo di Messina. La donna era stata ricoverata il 30 agosto e soffriva da tempo di broncopolmonite, quindi era stata colpita dal virus A-H1N1. L’assessorato alla Sanità della Regione Sicilia ha inoltre fatto sapere che invierà comunque gli ispettori a Messina. La donna era stata contagiata da familiari rientrati da una vacanza in Inghilterra. È il secondo episodio in Italia di decesso a causa del virus H1N1. Precedentemente, il 4 settembre, era deceduto, all'ospedale Cotugno di Napoli, un uomo di 51 anni che presentava da tempo gravi condizioni di base, con cardiopatia dilatativa e diabete grave.
5 GIORNI FA CURA SPERIMENTALE - Il direttore dell'unità di rianimazione dell'ospedale Papardo, Tanino Sutera, spiega che «la paziente è deceduta per un peggioramento della respirazione». La donna era in coma farmacologico dall'8 settembre: aveva già sviluppato una «broncopolmonite massiva» sulla quale si è innestato il virus influenzale A, che ha provocato gravi difficoltà di ossigenazione. Cinque giorni fa l'equipe guidata del prof. Sutera le ha somministrato un particolare farmaco utilizzato in via sperimentale e che contiene un'alta percentuale di proteina c attivata. I medici speravano in un miglioramento delle condizioni in modo da superare il coma farmacologico e proseguire le terapie per la guarigione. Ma oggi il quadro clinico è peggiorato e la paziente è deceduta.
LE CIFRE - Nel complesso i casi calcolati in Italia di pazienti colpiti dal virus sono più di 8 mila, mentre quelli accertati in base a test scientifici sono poco meno di 2.400. Di questi, allo stato attuale, sono 5 quelli maggiormente critici sui quali c'è ancora preoccupazione ma le cui condizioni attualmente permangono stabili, e si trovano a Monza, Mantova, Firenze, Roma e Cesena.
MONZA: È il caso che in passato aveva destato più preoccupazioni, si tratta di Fabio F., un giovane di Parma ricoverato da più di una settimana per una grave complicanza polmonare. Lo scorso 10 settembre al ragazzo è stata staccata l'Ecmo, la macchina che mette a riposo sia il cuore che i polmoni e che sosteneva l'ossigenazione del sangue. Le sue condizioni sono considerate stabili.
FIRENZE: Restano stabili, in una fase di miglioramento, le condizioni del paziente di 39 anni ricoverato in rianimazione all'ospedale fiorentino di Careggi per una grave insufficienza respiratoria, conseguente alla nuova influenza.
MANTOVA: «Cauto ottimismo» è stato espresso dalla Regione Lombardia riguardo le condizioni del paziente bengalese di 35 anni che si trova in rianimazione all'ospedale di Mantova, dal 6 settembre, per problemi respiratori e che è rientrato in Italia già infetto dal virus dopo un viaggio all'estero. ROMA: Il quadro clinico dell'uomo di 41 anni ricoverato all'ospedale San Camillo nel reparto rianimazione dal 5 settembre «resta grave ma con segnali di miglioramento». Il paziente, colpito da polmonite da virus dell'influenza A, è affetto anche da una grave forma di leucemia.
CESENA: Restano «stabili nella gravità» le condizioni della disabile cinquantenne affetta da una patologia del sistema immunitario e risultata positiva al virus dell' influenza A ricoverata nel reparto rianimazione dell'ospedale Bufalini di Cesena. La donna, incubata e ventilata artificialmente, soffre di ipotirodismo congenito.
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INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA, in Europa 653 nuovi casi
Il virus della nuova influenza A/H1N1 continua a espandersi nel mondo. In particolare, come rileva l'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) nel rapporto pubblicato quotidianamente online sulla diffusione del virus, nelle ultime 24 ore ci sono stati in Europa 653 nuovi casi per un totale di 52.710 casi registrati da aprile, di cui 157 morti.
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INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA, PRODUZIONE VACCINI INSUFFICIENTE
Salgono a 3.486 i morti causati dalla nuova influenza A/H1N1, 281 in piu' rispetto alla scorsa settimana. Il dato arriva dall'Organizzazione Mondiale della Sanita' che, attraverso il portavoce Gregory Hartl ha avvertito che l'annuale produzione di vaccini per la nuova influenza ''sara' sostanzialmente inferiore alle 4,9 miliardi di dosi previste''.
Infatti, ha spiegato, 25 laboratori farmaceutici hanno indicato che la produzione settimanale e' piu' bassa di 94 milioni di dosi aggiungendo che le prove cliniche indicano anche che una singola dose sara' sufficiente per offrire l'immunita' alla nuova influenza.
A maggio, l'Organizzazione mondiale della Sanita' aveva previsto una produzione settimanale di 94,3 milioni di dosi.
L'ammanco era anche stato sottolineato dal capo dell'Oms Margaret Chan, che aveva detto che: ''i correnti rifornimenti di vaccini contro la pandemia sono inadeguati per una popolazione mondiale in cui virtualmente ognuno e' suscettibile a infettarsi''.
Infatti, ha spiegato, 25 laboratori farmaceutici hanno indicato che la produzione settimanale e' piu' bassa di 94 milioni di dosi aggiungendo che le prove cliniche indicano anche che una singola dose sara' sufficiente per offrire l'immunita' alla nuova influenza.
A maggio, l'Organizzazione mondiale della Sanita' aveva previsto una produzione settimanale di 94,3 milioni di dosi.
L'ammanco era anche stato sottolineato dal capo dell'Oms Margaret Chan, che aveva detto che: ''i correnti rifornimenti di vaccini contro la pandemia sono inadeguati per una popolazione mondiale in cui virtualmente ognuno e' suscettibile a infettarsi''.
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venerdì 18 settembre 2009
influenza suina: nuova influenza, in Messico Le autorita' sanitarie prevedono fino a 2. 000 morti
In Messico tra settembre e marzo il virus A/H1N1 potrebbe moltiplicare il numero dei morti di 10 volte, causandone 2.000. Lo hanno reso noto le autorita' sanitarie, precisando che il paese si trova in un nuovo ''rimbalzo'' della malattia, in coincidenza con la fine dell'estate e l'arrivo di temperature piu' fredde. Per i prossimi mesi le stime indicano tra 1 e 5 milioni di persone contagiate (su una popolazione totale di 107 mln). Finora i morti sono stati 217.
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influenza suina: nuova influenza, aereo virus-free
Benvenuti a bordo dell'aereo ''virus-free''. L'annuncio potrebbe presto essere dato ai passeggeri degli aeromobili provvisti di un sistema capace di fare piazza pulita di germi e batteri. Merito di un super-filtro che secondo i suoi inventori, come riporta il Telegraph, annienterebbe il 99.9% dei virus.
Per distruggere i passeggeri non graditi, dal virus della nuova influenza ai piu' comuni norovirus responsabili delle gastroenteriti, il sistema utilizza un campo elettrico che abbatte germi e particelle inquinanti che circolano nell'aereo. Il ricircolo dell'aria - in media avviene 30 volte in un'ora - espone facilmente al rischio di contagio.
Il sistema creato dalla societa' BAE Systems' Regional Aircraft puo' funzionare anche in ospedali, asili e centri di quarantena. Unico dettaglio: un filtro costa fino a 10 mila euro e per un aereo di grandi dimensioni ne possono servire fino a otto.
Per distruggere i passeggeri non graditi, dal virus della nuova influenza ai piu' comuni norovirus responsabili delle gastroenteriti, il sistema utilizza un campo elettrico che abbatte germi e particelle inquinanti che circolano nell'aereo. Il ricircolo dell'aria - in media avviene 30 volte in un'ora - espone facilmente al rischio di contagio.
Il sistema creato dalla societa' BAE Systems' Regional Aircraft puo' funzionare anche in ospedali, asili e centri di quarantena. Unico dettaglio: un filtro costa fino a 10 mila euro e per un aereo di grandi dimensioni ne possono servire fino a otto.
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