martedì 7 dicembre 2010

Clima: la svolta della Cina "Sì al taglio dei gas serra"

Un passo indietro del Giappone e un passo avanti della Cina. Un rapporto di Greenpeace che parla di un aumento del 3 per cento della mortalità per ogni grado di aumento della temperatura e la preoccupazione dei delegati per il documento base del negoziato ancora non pronto. La settimana conclusiva del vertice Onu di Cancun che ha per posta il futuro del clima si è aperta rispettando il copione degli ambientalisti all'assalto e delle istituzioni titubanti. Ma, mentre migliaia di indios si preparano a marciare sul palazzo della conferenza per far valere i diritti di chi rischia di perdere tutto per colpa del cambiamento climatico, sono arrivate le prime sorprese.

La più importante è il ruolo che Pechino sembra intenzionata a giocare: dopo aver dato il contributo fondamentale nel fallimento della conferenza di Copenaghen del dicembre scorso, è tornata di nuovo in prima fila ma in una veste opposta. Per la prima volta la Cina ha fatto un'apertura importante aprendo la strada al negoziato per impegni vincolanti sul taglio dei gas serra da definire in tempi rapidi e da attuare a partire dal 2020. In questa prospettiva sta anche esaminando la possibilità di realizzare un sistema interno di permessi di emissione: una possibilità che si lega al ruolo di principale produttore di energie rinnovabili che Pechino ormai ha conquistato.

E' stato il capo negoziatore cinese Su Wei a dichiararsi favorevole a una soluzione di compromesso che, rinviando a un secondo momento la discussione sulla quantificazione
dei tagli di emissioni serra, punti a un impegno globale nella lotta contro il riscaldamento climatico: "Stiamo aspettando segnali fin dal 2005. Oggi è tempo di avere una conferma del Protocollo di Kyoto espressa in termini cristallini'".

Anche l'India, l'altra nuova potenza che aveva bloccato Copenaghen, segue a ruota l'apertura cinese riaprendo di fatto i giochi. E di fronte a una nuova disponibilità a trovare un accordo generale (pur omettendo per il momento i numeri) l'irrigidimento di Giappone e Canada - che avevano annunciato di non voler partecipare alla seconda fase del protocollo di Kyoto (dopo il 2012) - potrebbe sciogliersi.

L'alternativa del resto è difficile da prendere in considerazione. Il Climate Action Tracker, il programma scientifico di valutazione indipendente realizzato da Ecofys, Climate Analytics e Potsdam Institute for Climate Impact Research, ha calcolato che le riduzioni derivanti dagli impegni dei paesi dell'accordo di Copenhagen sono del tutto insufficienti: porteranno a fine secolo a un surriscaldamento del pianeta oltre i 3 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Le proposte più avanzate sul tavolo negoziale sono infatti la metà dei tagli necessari per avere buone possibilità di limitare il riscaldamento a 2 gradi. Insomma, continuando sulla strada del rinvio di ogni decisione sulla fuoriuscita dall'era del petrolio, la febbre del pianeta continuerà a crescere fino ad arrivare a una soglia non compatibile con la presenza di 9 miliardi di esseri umani.
fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/06/news/clima_la_svolta_della_cina_s_al_taglio_dei_gas_serra-9905922/?rss

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