Ecco le linee guida regionali di quello che bisogna fare nel caso in cui si abbiano sintomi particolari come febbre e tosse o in caso si rientri da zone a rischio (in Cina).
Le informazioni sono state diffuse durante la conferenza stampa del pomeriggio di oggi, 21 febbraio, in Regione Liguria. Per prima cosa bisogna chiarire che non tutti i fenomeni febbrili sono riconducibili al coronavirus e che in caso di dubbi bisogna chiamare il 112 evitando di andare al pronto soccorso, per evidenti ragioni precauzionali. I medici di medicina generale, per fronteggiare l'emergenza coronavirus si sono detti disponibili a tenere aperti i cellulari dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, mentre dopo le 20 è attiva la guardia medica. Lo rendono noto Andrea Stimamiglio segretario regionale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) e Marco Polese, responsabile Fimmg per la task force della Liguria. Dai due medici arrivano anche indicazioni su come comportarsi per limitare i contagi. «I pazienti con febbre sono invitati a non andare negli studi medici o nei Pronto soccorso, ma a contattare il medico al telefono». «Se il medico di base o la guardia medica vengono a conoscenza di casi sospetti non devono effettuare visite ma allertare il 112». «I pazienti non febbrili sono invitati ad andare nello studio del medico di base solo per esigenze indifferibili e possibilmente su appuntamento per evitare sovraffollamento delle sale di attesa».
Dieci comportamenti da seguire
1) Lavati spesso le mani
2) Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute 3) Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani
4) Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci
5) Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico
6) Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
7) Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate
8) I prodotti MADE IN CHINA e i pacchi ricevuti dalla Cona non sono pericolosi
9) Contatta il numero verde 1500 se hai febbre o tosse e sei tornatodalla Cina da meno di 14 giorni
10) Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus
I sintomi dell'infezione (fonte Regione Liguria) Febbre maggiore di 38 Tosse In alcuni casi, insufficienza respiratoria
Incubazione e test Il periodo di incubazione del virus è di 14 giorni. All'inizio di questo periodo il paziente asintomatico (ma solo se è asintomatico) poitrebbe risultare negativo al test.
La mascherina serve? La mascherina chirurgica serve solo per evitare di trasmettere il virus, non per proteggersi. Per difendersi nei confronti del coronavirus, nel caso ci si trovi potenzialmente vicino a un paziente realmente infetto, bisognerebbe utilizzare una mascherina diversa da quella chirurgica. Si tratta di una mascherina particolare che peraltro ha una efficacia temporanea, nel senso che deve essere sostituita dopo un certo periodo di tempo.
NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
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domenica 23 febbraio 2020
giovedì 14 luglio 2011
hiv : una pillola al giorno aiuta a prevenire l'aids...
I farmaci antiretrovirali utilizzati nel trattamento dell'infezione da HIV sono utili anche per prevenire l'attacco del virus. La notizia e' giunta durante i preparativi della conferenza IAS 2011 sulla patogenesi, il trattamento e la prevenzione dell'HIV che si terra' a Roma da domenica 17 a venerdi' 22 luglio.
Con quasi due milioni di decessi nel 2008, l’Aids e il virus dell’Hiv che lo provoca sono la sesta causa di morte nel mondo, ma salgono al terzo posto se si considerano solo i paesi a basso reddito. In attesa che venga finalmente messo a punto un vaccino per proteggere la popolazione, diversi studi dimostrano che l’assunzione quotidiana di una semplice pillola di antiretrovirale da 25 centesimi di dollaro contribuisce a limitare il contagio.
I risultati di due studi svolti in Africa, che saranno presentati alla International Aids Society Conference in programma per il 17 luglio a Roma, dicono che una pillola che contenga uno o la combinazione di due antiretrovirali può ridurre la trasmissione del virus dell’Hiv fino a oltre il 70 per cento nelle coppie eterosessuali.
Si apre quindi la possibilità di introdurre a livello globale (l’Organizzazione mondiale della Sanità sarebbe già all’opera) una profilassi pre-esposizione che potrebbe avere un effetto dirompente nel rallentare la diffusione del virus a cominciare dai paesi in via di sviluppo.
I ricercatori coordinati dall’Università di Washington hanno svolto una ricerca in Kenya e Malawi coinvolgendo 4.758 coppie in cui uno dei due membri era sieropositivo e l’altro no, divise in tre gruppi: al primo è stato dato quotidianamente il farmaco tenofovir, al secondo una combinazione di tenofovir ed emtricitabina e al terzo un placebo. Nel primo gruppo le infezioni sono state il 63% in meno rispetto a quello trattato con il placebo, mentre nel secondo il calo è stato del 73%.
“Questo studio - afferma Connie Celum, autrice principale dello studio finanziato dalla Bill e Melinda Gates Foundation - dimostra che gli antiretrovirali sono una pietra miliare fondamentale nella prevenzione dell’Hiv, e dovrebbero diventare parte integrante degli sforzi in questo senso”.
A conferma dell’efficacia di questi farmaci nella prevenzione, ci sono i risultati di un terzo studio svolto questa volta in Botswana su 1.200 coppie, dove la riduzione del contagio con l’impiego del solo tenofovir è stata pari al 62%. Un’altra ricerca precedente aveva rilevato che se la persona sieropositiva è in cura, la possibilità di contagiare il partner cala del 97%.
Per Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, “questi studi possono avere un enorme impatto nel prevenire la trasmissione eterosessuale“. E Chan ha aggiunto che l’agenzia lavorerà insieme con i paesi per utilizzare le nuove scoperte nelle strategie di lotta alla malattia.
Ma l’idea di una pillola “del giorno prima” che lavi le coscienze non piace a tutti. C’è infatti chi vede in questa facile soluzione l’alibi per comportamenti errati, dovuti all’eccesso di fiducia nello scudo offerto dal farmaco, che metterebbero le persone a maggior rischio di contagio. L’uso del preservativo, insomma, non può passare in secondo piano e rimane fondamentale per una corretta prevenzione.
Secondo Stefano Vella, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, tra gli organizzatori del meeting di Roma, resta fondamentale anche la diagnosi. “Visto che più del 50% dei sieropositivi nel mondo non sa di essere infettato, se non si promuove l’uso più ampio possibile del test non si può poi sapere chi bisogna trattare, ed è impossibile abbattere la trasmissione”.
fonte: panorama.it
Con quasi due milioni di decessi nel 2008, l’Aids e il virus dell’Hiv che lo provoca sono la sesta causa di morte nel mondo, ma salgono al terzo posto se si considerano solo i paesi a basso reddito. In attesa che venga finalmente messo a punto un vaccino per proteggere la popolazione, diversi studi dimostrano che l’assunzione quotidiana di una semplice pillola di antiretrovirale da 25 centesimi di dollaro contribuisce a limitare il contagio.
I risultati di due studi svolti in Africa, che saranno presentati alla International Aids Society Conference in programma per il 17 luglio a Roma, dicono che una pillola che contenga uno o la combinazione di due antiretrovirali può ridurre la trasmissione del virus dell’Hiv fino a oltre il 70 per cento nelle coppie eterosessuali.
Si apre quindi la possibilità di introdurre a livello globale (l’Organizzazione mondiale della Sanità sarebbe già all’opera) una profilassi pre-esposizione che potrebbe avere un effetto dirompente nel rallentare la diffusione del virus a cominciare dai paesi in via di sviluppo.
I ricercatori coordinati dall’Università di Washington hanno svolto una ricerca in Kenya e Malawi coinvolgendo 4.758 coppie in cui uno dei due membri era sieropositivo e l’altro no, divise in tre gruppi: al primo è stato dato quotidianamente il farmaco tenofovir, al secondo una combinazione di tenofovir ed emtricitabina e al terzo un placebo. Nel primo gruppo le infezioni sono state il 63% in meno rispetto a quello trattato con il placebo, mentre nel secondo il calo è stato del 73%.
“Questo studio - afferma Connie Celum, autrice principale dello studio finanziato dalla Bill e Melinda Gates Foundation - dimostra che gli antiretrovirali sono una pietra miliare fondamentale nella prevenzione dell’Hiv, e dovrebbero diventare parte integrante degli sforzi in questo senso”.
A conferma dell’efficacia di questi farmaci nella prevenzione, ci sono i risultati di un terzo studio svolto questa volta in Botswana su 1.200 coppie, dove la riduzione del contagio con l’impiego del solo tenofovir è stata pari al 62%. Un’altra ricerca precedente aveva rilevato che se la persona sieropositiva è in cura, la possibilità di contagiare il partner cala del 97%.
Per Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, “questi studi possono avere un enorme impatto nel prevenire la trasmissione eterosessuale“. E Chan ha aggiunto che l’agenzia lavorerà insieme con i paesi per utilizzare le nuove scoperte nelle strategie di lotta alla malattia.
Ma l’idea di una pillola “del giorno prima” che lavi le coscienze non piace a tutti. C’è infatti chi vede in questa facile soluzione l’alibi per comportamenti errati, dovuti all’eccesso di fiducia nello scudo offerto dal farmaco, che metterebbero le persone a maggior rischio di contagio. L’uso del preservativo, insomma, non può passare in secondo piano e rimane fondamentale per una corretta prevenzione.
Secondo Stefano Vella, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, tra gli organizzatori del meeting di Roma, resta fondamentale anche la diagnosi. “Visto che più del 50% dei sieropositivi nel mondo non sa di essere infettato, se non si promuove l’uso più ampio possibile del test non si può poi sapere chi bisogna trattare, ed è impossibile abbattere la trasmissione”.
fonte: panorama.it
mercoledì 24 novembre 2010
hiv : Aids, funziona la pillola " Truvada " preventiva, abbatte il rischio di nuove infezioni del 44%
Nuove speranze contro l'Aids grazie a un trattamento che previene l'infezione. Si chiama 'profilassi pre-esposizione': il farmaco Truvada*, che unisce al suo interno due diversi principi attivi antiretrovirali (emtricitabina e tenofovir), somministrato quotidianamente alle persone sane, ma a rischio, riduce di ben il 44% i nuovi casi di contagio. I risultati del primo studio clinico di questo genere, portato avanti su un campione di 2.499 uomini omosessuali in Peru', Ecuador, Brasile, SudAfrica, Thailandia e Usa, vengono riportati sulla rivista 'New England Journal of Medicine'.
La meta' del campione ha assunto Truvada*, mentre l'altra meta' ha ricevuto un placebo. Ne' i partecipanti allo studio ne' i medici, come vuole la prassi dei trial clinici, erano a conoscenza della composizione della pillola assunta dai partecipanti.
I dati preliminari, relativi a 14 mesi di osservazione e completi dei risultati dei test Hiv effettuati mensilmente dai pazienti, hanno rivelato che nel gruppo in cura con il farmaco 'preventivo' i casi di infezione sono stati 36 contro i 64 del gruppo di controllo. I ricercatori hanno cosi' calcolato che l'uso di Truvada* ha abbattuto del 44% il numero di nuove infezioni.
E il 'segreto' di questa protezione sembra risiedere nella costanza d'assunzione della pillola: i pazienti piu' protetti sono risultati quelli che mandano giu' la pillola ogni giorno, senza mai dimenticarla. "Questa scoperta - sottolinea Jim Pickett, direttore advocacy dell'Aids Foundation of Chicago - cambiera' per sempre il panorama della prevenzione dell'Aids. Ci vorranno ancora degli approfondimenti, ma siamo entusiasti di avere una nuova opzione profilattica oltre al preservativo sia per le donne che per gli uomini".
Una «pillola del giorno prima» per prevenire l'infezione da virus Hiv negli uomini. La pillola - da prendere una volta al giorno - è stata testata con uno studio internazionale condotto in sei paesi e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista The New England Journal of Medicine. Lo studio ha indicato un minore rischio del 70% di contrarre l'infezione nel campione di uomini cui il farmaco è stato somministrato quotidianamente. «Si tratta - ha commentato il direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità, Stefano Vella - di uno studio molto importante, che rappresenta un passo avanti nella lotta a questa malattia».
NON PER USO GENERALIZZATO - Altro discorso è l'applicazione pratica che un simile farmaco potrebbe avere: «Potrebbe essere destinato alla popolazione a più alto rischio di contagio - ha detto Vella - ma non si può pensare ad un suo utilizzo generalizzato». La nuova pillola è la combinazione di due farmaci (emtricitabina e tenofovir) che hanno la funzione di interferire con l'abilità del virus Hiv di replicarsi nelle cellule. La combinazione dei due farmaci antiretrovirali assunta oralmente, rileva lo studio, ha ridotto del 44% il tasso di infezione da virus Hiv nel campione di uomini omosessuali considerati nello studio. Inoltre, nel campione cui la pillola è stata somministrata ogni giorno la riduzione del rischio di contrarre l'infezione ha raggiunto il 70%. Lo studio è stato condotto nel periodo luglio 2007-dicembre 2009 da 11 centri in sei Paesi (Sudafrica, Tailandia, Perù, Brasile, Stati Uniti, America latina).
DUBBI ETICI - La pillola rappresenta un approccio di profilassi da pre-esposizione, e già suscita vari dubbi dal punto di vista etico: ad esempio, alcuni esperti si chiedono se la possibilità di ricorrere ad una pillola preventiva non rischi di incoraggiare comportamenti sessuali pericolosi. Un simile approccio, ha ricordato Vella, «è stato già utilizzato nel caso della sifilide, con la penicillina somministrata in via preventiva». Nel caso dell'Aids, ha aggiunto, «si è dimostrato che la combinazione di farmaci data in via preventiva funziona, riducendo di molto la percentuale di contagio rispetto al gruppo cui era somministrato un farmaco placebo. Tuttavia - ha concluso Vella - non è ipotizzabile per questo nuovo farmaco un utilizzo generalizzato, mentre credo che la sua applicazione vada indirizzata alle fasce di popolazione maggiormente a rischio».
EFFETTI COLLATERALI - La scoperta della pillola del giorno prima per l'Hiv è importante, ma la principale arma contro l'Aids rimane la prevenzione. Lo afferma Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. «Si tratta di uno studio importante - spiega l'esperto - che dimostra la possibilità di utilizzare una combinazione di farmaci per prevenire l'infezione da Hiv. La prevenzione non farmacologica rimane però la prima e più importante strategia contro l'Hiv». La ricerca, continua Ippolito, è comunque solo preliminare: «Lo studio dimostra una plausibilità biologica dell'uso di farmaci antiretrovirali - spiega - anche se nei pazienti trattati si è verificata una piccola quota di insufficienza renale, che è fonte di preoccupazione per i possibili effetti indesiderati di un trattamento profilattico a lungo termine. Inoltre non sono facilmente prevedibili gli effetti sulla resistenza dell'Hiv al farmaco. Nell'area della prevenzione il mio gruppo è stato pioniere, con la pubblicazione su Lancet nel 1990 dell'uso dell'Azt per la profilassi in operatori sanitari accidentalmente esposti».
RISCHIO FALSE SICUREZZE E USO ERRATO - «Esistono poi problemi sul falso senso di sicurezza derivanti dal trattamento - sottolinea Ippolito, che da domani presiderà il congresso nazionale della Società italiana malattie Infettive e Tropicali, che tratterà proprio della possibilità di eradicare il virus dell'Hiv grazie ai nuovi trattamenti - con il rischio per le persone di infettarsi con altri agenti di malattie a trasmissione sessuale. Analogamente sono difficili da valutare gli effetti sui comportamenti». «Si rischia un uso del farmaco errato, con conseguenze fatali, e il pericolo di vanificare le numerose campagne di prevenzione che stiamo portando avanti» aggiunge Rosaria Iardino, presidente del Network persone sieropositive. «Al di là della validità scientifica dello studio - spiega Iardino - è molto pericoloso divulgare con queste modalità la notizia. Sono molto contenta di questo risultato - continua - ma è fondamentale che non ci siano dubbi riguardo il giusto utilizzo di un farmaco antiretrovirale, che deve essere sempre preso con finalità curativa e mai preventiva».
La meta' del campione ha assunto Truvada*, mentre l'altra meta' ha ricevuto un placebo. Ne' i partecipanti allo studio ne' i medici, come vuole la prassi dei trial clinici, erano a conoscenza della composizione della pillola assunta dai partecipanti.
I dati preliminari, relativi a 14 mesi di osservazione e completi dei risultati dei test Hiv effettuati mensilmente dai pazienti, hanno rivelato che nel gruppo in cura con il farmaco 'preventivo' i casi di infezione sono stati 36 contro i 64 del gruppo di controllo. I ricercatori hanno cosi' calcolato che l'uso di Truvada* ha abbattuto del 44% il numero di nuove infezioni.
E il 'segreto' di questa protezione sembra risiedere nella costanza d'assunzione della pillola: i pazienti piu' protetti sono risultati quelli che mandano giu' la pillola ogni giorno, senza mai dimenticarla. "Questa scoperta - sottolinea Jim Pickett, direttore advocacy dell'Aids Foundation of Chicago - cambiera' per sempre il panorama della prevenzione dell'Aids. Ci vorranno ancora degli approfondimenti, ma siamo entusiasti di avere una nuova opzione profilattica oltre al preservativo sia per le donne che per gli uomini".
Una «pillola del giorno prima» per prevenire l'infezione da virus Hiv negli uomini. La pillola - da prendere una volta al giorno - è stata testata con uno studio internazionale condotto in sei paesi e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista The New England Journal of Medicine. Lo studio ha indicato un minore rischio del 70% di contrarre l'infezione nel campione di uomini cui il farmaco è stato somministrato quotidianamente. «Si tratta - ha commentato il direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità, Stefano Vella - di uno studio molto importante, che rappresenta un passo avanti nella lotta a questa malattia».
NON PER USO GENERALIZZATO - Altro discorso è l'applicazione pratica che un simile farmaco potrebbe avere: «Potrebbe essere destinato alla popolazione a più alto rischio di contagio - ha detto Vella - ma non si può pensare ad un suo utilizzo generalizzato». La nuova pillola è la combinazione di due farmaci (emtricitabina e tenofovir) che hanno la funzione di interferire con l'abilità del virus Hiv di replicarsi nelle cellule. La combinazione dei due farmaci antiretrovirali assunta oralmente, rileva lo studio, ha ridotto del 44% il tasso di infezione da virus Hiv nel campione di uomini omosessuali considerati nello studio. Inoltre, nel campione cui la pillola è stata somministrata ogni giorno la riduzione del rischio di contrarre l'infezione ha raggiunto il 70%. Lo studio è stato condotto nel periodo luglio 2007-dicembre 2009 da 11 centri in sei Paesi (Sudafrica, Tailandia, Perù, Brasile, Stati Uniti, America latina).
DUBBI ETICI - La pillola rappresenta un approccio di profilassi da pre-esposizione, e già suscita vari dubbi dal punto di vista etico: ad esempio, alcuni esperti si chiedono se la possibilità di ricorrere ad una pillola preventiva non rischi di incoraggiare comportamenti sessuali pericolosi. Un simile approccio, ha ricordato Vella, «è stato già utilizzato nel caso della sifilide, con la penicillina somministrata in via preventiva». Nel caso dell'Aids, ha aggiunto, «si è dimostrato che la combinazione di farmaci data in via preventiva funziona, riducendo di molto la percentuale di contagio rispetto al gruppo cui era somministrato un farmaco placebo. Tuttavia - ha concluso Vella - non è ipotizzabile per questo nuovo farmaco un utilizzo generalizzato, mentre credo che la sua applicazione vada indirizzata alle fasce di popolazione maggiormente a rischio».
EFFETTI COLLATERALI - La scoperta della pillola del giorno prima per l'Hiv è importante, ma la principale arma contro l'Aids rimane la prevenzione. Lo afferma Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. «Si tratta di uno studio importante - spiega l'esperto - che dimostra la possibilità di utilizzare una combinazione di farmaci per prevenire l'infezione da Hiv. La prevenzione non farmacologica rimane però la prima e più importante strategia contro l'Hiv». La ricerca, continua Ippolito, è comunque solo preliminare: «Lo studio dimostra una plausibilità biologica dell'uso di farmaci antiretrovirali - spiega - anche se nei pazienti trattati si è verificata una piccola quota di insufficienza renale, che è fonte di preoccupazione per i possibili effetti indesiderati di un trattamento profilattico a lungo termine. Inoltre non sono facilmente prevedibili gli effetti sulla resistenza dell'Hiv al farmaco. Nell'area della prevenzione il mio gruppo è stato pioniere, con la pubblicazione su Lancet nel 1990 dell'uso dell'Azt per la profilassi in operatori sanitari accidentalmente esposti».
RISCHIO FALSE SICUREZZE E USO ERRATO - «Esistono poi problemi sul falso senso di sicurezza derivanti dal trattamento - sottolinea Ippolito, che da domani presiderà il congresso nazionale della Società italiana malattie Infettive e Tropicali, che tratterà proprio della possibilità di eradicare il virus dell'Hiv grazie ai nuovi trattamenti - con il rischio per le persone di infettarsi con altri agenti di malattie a trasmissione sessuale. Analogamente sono difficili da valutare gli effetti sui comportamenti». «Si rischia un uso del farmaco errato, con conseguenze fatali, e il pericolo di vanificare le numerose campagne di prevenzione che stiamo portando avanti» aggiunge Rosaria Iardino, presidente del Network persone sieropositive. «Al di là della validità scientifica dello studio - spiega Iardino - è molto pericoloso divulgare con queste modalità la notizia. Sono molto contenta di questo risultato - continua - ma è fondamentale che non ci siano dubbi riguardo il giusto utilizzo di un farmaco antiretrovirale, che deve essere sempre preso con finalità curativa e mai preventiva».
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martedì 20 luglio 2010
Aids : PRESENTATO GEL PROTETTIVO HIV PER LE DONNE

Un gel vaginale protettivo contro l'Hiv e' stato presentato oggi alla Conferenza Mondiale sull'Aids a Vienna e salutato come una scoperta storica. Il prototipo testato su centinaia di donne dell'Africa del sud fin qui ha dimostrato un alto grado di protezione contro il virus dell'immunodeficienza. Per la prima volta abbiamo una inequivocabile dimostrazione della possibilita' di evitare l'infezione alle donne attraverso un battericida.
Un gel vaginale sperimentato in Sudafrica potrebbe dimezzare i rischi di contagio da virus Hiv. Il prototipo è stato presentato alla Conferenza internazionale di Vienna sull'Aids e secondo gli esperti, grazie alla combinazione con il Tenofovir (un farmaco antiretrovirale), darebbe una copertura al virus nel 39% dei casi, percentuale che salirebbe al 54% se il gel viene usato con molta frequenza. In termini temporali il gel battericida riduce del 50% la percentuale delle infezioni dopo un anno di utilizzo, del 39% dopo due anni e mezzo. I risultati, pubblicati sulla rivista Science, dovranno ora essere convalidati con una terza fase di test per individuare eventuali controindicazioni.
STRUMENTO PER LE DONNE - «Con questo gel - spiega lo scienziato sudafricano che ha condotto lo studio, Salim Abdool Karim, direttore del centro studi Caprisa - su dieci donne infettate ogni anno ce ne sarebbero solo sei». Il farmaco è stato sperimentato su 900 donne. I dati del'Aids continuano a essere allarmanti: sono oltre 33 milioni i contagiati nel mondo, oltre due terzi vivono nell'Africa sub-sahariana e il 60% delle nuove infezioni riguarda le donne. Il gel potrebbe costituire dunque uno strumento fondamentale nei casi di rapporti sessuali senza preservativo, soprattutto quando è il maschio a rifiutare tale protezione nonostante le richieste della partner. «Stiamo dando una grande speranza alle donne - dice Michel Sidibe, direttore esecutivo del programma Unaids dell'Organizzazione mondiale della sanità -. Per la prima volta abbiamo visto dei risultati nella prevenzione dell’Aids con un'opzione in mano alle donne».
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sabato 17 luglio 2010
MALARIA NASCE LA ZANZARA GENETICAMENTE MODIFICATA

La prevenzione contro la malaria potrebbe partire direttamente dalle zanzare. I ricercatori dell'Universita' dell'Arizona hanno messo a punto un insetto geneticamente modificato che e' immune all'attacco del parassita che provoca la malattia. La zanzara resistente, spiegano i ricercatori sulla rivista Plos Pathogens, e' stata ottenuta potenziando un gene legato al sistema immunitario dell'insetto, che evita che questo contragga la malattia pungendo uomini o animali infetti. "Non ci aspettavamo che funzionasse cosi' bene - ha spiegato Michael Riehle, uno degli autori dello studio - invece abbiamo visto che c'e' un completo blocco delle infezioni". Circa 250 milioni di persone all'anno si ammalano di malaria nel mondo. Secondo i ricercatori il nuovo insetto Ogm potrebbe un giorno venire rilasciato in grandi quantita' in natura, limitando quindi le possibilita' di infezione.
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martedì 16 marzo 2010
www.testhiv.it:: ''SAPERE SALVA LA VITA'', CAMPAGNA WEB PER TEST HIV
Un sito internet e un video per ricordare che il test dell'Hiv puo' salvare la vita. 'Sapere salva la vita' e'il messaggio che la Fondazione Nadir onlus lancia attraverso una campagna informativa sul web (www.testhiv.it) dedicata all'importanza di fare il test per proteggere se stessi e gli altri.
''E' in aumento il numero delle persone che scoprono di essere sieropositive solo al momento della diagnosi di AIDS, ovvero in uno stadio di malattia molto avanzato: siamo passati dal 21% nel 1996 al 60% nel 2008'', dichiara Filippo von Schloesser, presidente della Fondazione Nadir onlus.
Buona parte delle persone infette ignora per molti anni la propria sieropositivita', cosa che ''porta a non entrare tempestivamente in trattamento - dice Simone Marcotullio, vice-presidente della Fondazione - e a non adottare le precauzioni che diminuiscono il rischio di diffusione dell'infezione''.
Sottoporsi allo screening periodico di malattie a trasmissione sessuale (tra cui l'HIV) e' un comportamento intelligente, civico e responsabile.''Perche' tanta reticenza e paura del test quando una eventuale risposta positiva, ancora in buone condizioni di salute, - ricorda David Osorio, consigliere della Fondazione e sceneggiatore del video - permette di affrontare il problema piu' serenamente, e avere maggiori scelte terapeutiche per combattere il virus e mantenere una buona qualita' della vita?''.
''E' in aumento il numero delle persone che scoprono di essere sieropositive solo al momento della diagnosi di AIDS, ovvero in uno stadio di malattia molto avanzato: siamo passati dal 21% nel 1996 al 60% nel 2008'', dichiara Filippo von Schloesser, presidente della Fondazione Nadir onlus.
Buona parte delle persone infette ignora per molti anni la propria sieropositivita', cosa che ''porta a non entrare tempestivamente in trattamento - dice Simone Marcotullio, vice-presidente della Fondazione - e a non adottare le precauzioni che diminuiscono il rischio di diffusione dell'infezione''.
Sottoporsi allo screening periodico di malattie a trasmissione sessuale (tra cui l'HIV) e' un comportamento intelligente, civico e responsabile.''Perche' tanta reticenza e paura del test quando una eventuale risposta positiva, ancora in buone condizioni di salute, - ricorda David Osorio, consigliere della Fondazione e sceneggiatore del video - permette di affrontare il problema piu' serenamente, e avere maggiori scelte terapeutiche per combattere il virus e mantenere una buona qualita' della vita?''.
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mercoledì 24 febbraio 2010
campagna choc contro il fumo IN FRANCIA

Un giovane inginocchiato davanti ad un adulto, i suoi occhi lo guardano, rivolti verso l’alto, tra le labbra una sigaretta. Fa esplicito riferimento ad un atto di sottomissione sessuale la nuova campagna antifumo che ha seminato shock e scalpore in Francia. «Fumare, è essere schiavi del tabacco», recita lo slogan. Per l’associazione Diritti dei non fumatori (Dnf), che ieri ha lanciato la campagna, il messaggio è chiaro: «Fumare non è sinonimo di emancipazione e di libertà, ma di sottomissione. La sigaretta è come un partner che si impone nella nostra vita», spiega all’ANSA Remi Parola, direttore dell’associazione.
Le immagini si rivolgono soprattutto ai giovani, dopo gli ultimi dati sul tabagismo in Francia: il 40% della popolazione tra i 12 e i 25 anni è già dipendente. Per il responsabile di Dnf, dunque, non basta più parlare di rischi di malattia e morte per convincerli a smettere. Bisogna «colpire Forte».
Nelle tre immagini (che saranno affisse in luoghi pubblici come strade, bar e discoteche fino al 31 maggio) ragazzi e ragazze simulano una fellatio, ma al posto del membro dell’ adulto, che tiene la
La campagna gioca sulla provocazione. Punta a scioccare e ci riesce. E sono numerose le associazioni per la difesa della famiglia o delle donne che non apprezzano l’accostamento sigaretta-sesso e gridano allo scandalo. Una «scorciatoia ridicola e scandalosa» per Familles de France, che ha deciso di rivolgersi all’Autority per la pubblicità. Le associazioni femministe criticano invece la «demonizzazione del sesso» e giudicano quelle immagini «insopportabili».
All’Ufficio di prevenzione del tabagismo invece sono scettici sull’efficacia della campagna che, secondo il presidente Bertrand Dautzenberg, «sconvolgerà gli adulti, ma non spaventerà gli adolescenti».
mercoledì 3 febbraio 2010
tumori: SENZA PREVENZIONE 17 MILIONI DI MORTI ENTRO IL 2030
I morti per tumore nel mondo potrebbero aumentare dai 7,6 milioni attuali a 17 milioni entro il 2030: un numero di vittime piu' che raddoppiato nei prossimi 20 anni, senza un impegno globale sul fronte della prevenzione. E' l'allarme, rilanciato oggi da DoctorNews, dell'Organizzazione mondiale della Sanita', in vista del World Cancer Day che si celebrera' domani. La guerra ai fattori di rischio oncologici e' l'unico modo per vincere la battaglia contro i tumori, avverte l'Ufficio regionale Ovest Pacifico dell'agenzia Onu, che ricorda come oltre il 30% dei casi di cancro (praticamente un terzo) potrebbe essere evitato adottando stili di vita piu' sani. Oggi il cancro fa registrare oltre 12 milioni di nuovi casi all'anno in tutto il pianeta ed e' responsabile di un decesso su 8, piu' delle morti per Aids, tubercolosi e malaria messe insieme, avverte l'Oms. Solo nella regione dell'Ovest Pacifico, i tumori hanno colpito nel 2008 circa 3,7 milioni di persone (2,2 milioni di uomini e 1,5 milioni di donne), con quasi 2,6 milioni di decessi.
''C'e' una preoccupazione universale sul cancro'', sottolinea Shin Young-soo, direttore dell'Ufficio regionale Oms. Ma bisogna fare ancora molto per migliorare la consapevolezza del problema, perche' ''con la giusta disposizione d'animo, e attraverso azioni appropriate - assicura - alcuni tumori possono essere evitati'' e altri ''diagnosticati precocemente, trattati e curati''. Non fumare, non bere alcol, seguire un'alimentazione corretta, fare esercizio fisico, prevenire le infezioni che potrebbero dare origine a un tumore. Sono queste le mosse vincenti per 'dare scacco matto' al cancro, ricorda l'Oms. Che mette l'accento soprattutto sulle insidie del fumo e della vita sedentaria. Le sigarette, ricorda, sono la prima causa evitabile di cancro, mentre 30 minuti al giorno di esercizio fisico moderato possono ridurre il rischio di tumori a seno e colon.
''C'e' una preoccupazione universale sul cancro'', sottolinea Shin Young-soo, direttore dell'Ufficio regionale Oms. Ma bisogna fare ancora molto per migliorare la consapevolezza del problema, perche' ''con la giusta disposizione d'animo, e attraverso azioni appropriate - assicura - alcuni tumori possono essere evitati'' e altri ''diagnosticati precocemente, trattati e curati''. Non fumare, non bere alcol, seguire un'alimentazione corretta, fare esercizio fisico, prevenire le infezioni che potrebbero dare origine a un tumore. Sono queste le mosse vincenti per 'dare scacco matto' al cancro, ricorda l'Oms. Che mette l'accento soprattutto sulle insidie del fumo e della vita sedentaria. Le sigarette, ricorda, sono la prima causa evitabile di cancro, mentre 30 minuti al giorno di esercizio fisico moderato possono ridurre il rischio di tumori a seno e colon.
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lunedì 14 settembre 2009
Alzheimer: BIOMARCATORI CEREBROSPINALI SCOVANO LA MALATTIA
Diagnosticare il morbo di morbo di Alzheimer prima che sia troppo tardi: questa la sfida di un team di ricercatori svedesi dell'Universita' di Goteborg che hanno rintracciato nei biomarcatori del fluido cerebrospinale - liquido corporeo che si trova nel sistema nervoso centrale - una chiave per identificare pazienti con un medio deficit cognitivo (Mci - Mild cognitive impairment) che potrebbe progressivamente trasformarsi in Alzheimer. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Jama, il Journal of American Medical Association.
I test, svolti in 12 centri tra l'Europa e gli Stati Uniti, hanno coinvolto 750 soggetti affetti da Mci, 529 con morbo di Alzheimer e 304 individui di un gruppo di controllo. ''I nostri esperimenti, condotti grazie alla collaborazione con diversi centri - afferma Niklas Mattsson, autore dello studio - riguardano un campione molto ampio. I biomarcatori individuati potrebbero portare a trial clinici per nuovi trattamenti contro l'Alzheimer''.
I test, svolti in 12 centri tra l'Europa e gli Stati Uniti, hanno coinvolto 750 soggetti affetti da Mci, 529 con morbo di Alzheimer e 304 individui di un gruppo di controllo. ''I nostri esperimenti, condotti grazie alla collaborazione con diversi centri - afferma Niklas Mattsson, autore dello studio - riguardano un campione molto ampio. I biomarcatori individuati potrebbero portare a trial clinici per nuovi trattamenti contro l'Alzheimer''.
mercoledì 2 settembre 2009
Malaria: MESSO A PUNTO vaccino con parassita vivo
Ricercatori australiani di Melbourne hanno messo a punto il primo vaccino contro la malaria che utilizza l'intero parassita.Gli scienziati del Walter and Eliza Hall Institute di Melbourne, il cui studio e' descritto sulla rivista Usa Proceedings of the National Academy of Sciences,hanno alterato geneticamente il parassita Plasmodium falciparum rendendolo incapace di penetrare nel flusso sanguigno,dove causa il danno. Il vaccino permette agli individui di sviluppare gli anticorpi.
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martedì 1 settembre 2009
INVECCHIAMENTO: I cibi che rallentano l’invecchiamento

I fumatori dovrebbero stare attenti a mangiare troppe carote, chi assume le statine per tenere bassi i livelli di colesterolo dovrebbe abbassare le dosi del farmaco se beve abitualmente tè verde. Lo stesso succede con il pompelmo, che interferisce in modo diverso con alcune statine, aumenta la persistenza nel sangue dei farmaci per l’impotenza, interferisce con una trentina di molecole diverse (dagli antivirali agli antidepressivi).
Ma meglio ancora è sapere quali cibi prevengono molte patologie, e l’invecchiamento di cellule e organi. Le scoperte al riguardo non vengono né dalla medicina tradizionale, né dall’erboristeria più sofisticata. E nemmeno da chef salutisti. A consigliare i nuovi menù sono superlaboratori di ricerca biomedica. Da 10-15 anni, in particolare dal 2000, a dettare legge per menù protettivi e antietà sono discipline quali la nutrigenetica, la nutriceutica, la cibo-farmaceutica... Essere ciò che si mangia trova una nuova collocazione nella filosofia scientifica perché un cibo, una vitamina, un pigmento alimentare interferisce con il Dna, con il patrimonio genetico, con i mitocondri fonte dell’energia cellulare, con i vari «spazzini» dell’organismo, con le difese nei confronti di virus e batteri, con la produzione di ormoni e neuro- ormoni, con i meccanismi del dolore e con quelli riparatori. O rigeneratori. Ed ecco che non sorprende trovare studi su vitamine e cibi negli abstracts scientifici di importanti congressi internazionali come l’ultimo Asco di oncologia, come l’Ada sul diabete o il prossimo Esc di cardiologia.
La prevenzione attraverso ciò che si mangia. Non a caso i detentori di brevetti sui probiotici (Yakult, Danone, Nestlé) stanno investendo milioni di euro in ricerche che dimostrino come, in base al tipo e in base alla quantità, i lactobacilli (o probiotici) possano addirittura agire sull’attività neuronale «attraverso il sistema immunitario e il "secondo cervello" che è praticamente a livello gastrointestinale », spiega Lucio Capurso, big internazionale della gastroenterologia. Un lavoro scientifico è anche stato firmato in questi giorni dall’autorevole Majo Clinic di Rochester sull’effetto benefico dei probiotici: i «batteri buoni», li chiamano i gastroenterologi della Majo.
È l’era della genetica applicata alla nutrizione. Ognuno di noi è unico e ciò è dovuto ai nostri geni. Le differenze da individuo a individuo si manifestano sia esteriormente nel nostro aspetto fisico, come il colore dei capelli e degli occhi, sia internamente, ad esempio nella diversa capacità di metabolizzare i nutrienti o eliminare le tossine. E in ciascun gene vi sono punti di variazione: l’insieme di queste piccole variazioni (mutazioni) definisce la nostra individualità. «Conoscendo meglio l’effetto che i nutrienti hanno sulla nostra particolare costituzione genetica, possiamo esercitare un controllo più effettivo sulla qualità e le nostre aspettative di vita», dice Pier Giuseppe Pelicci, direttore dell’oncologia sperimentale dello Ieo di Milano. Le aziende biotech rispondono mettendo a punto i primi test genetici per «guidare» la nostra dieta. Uno è quello proposto da Eurogene. Il direttore scientifico, Keith Grimaldi, spiega: «È stato selezionato un gruppo di geni che determinano il modo in cui un individuo reagisce a certi nutrienti essenziali». A ognuno il suo menù.
Gli studi in oncologia portano a sorprendenti novità di prevenzione: i betacarotenoidi funzionano come scudo, ma i fumatori rischierebbero di più un tumore al polmone. Se Bugs Bunny, il celebre coniglio dei cartoon, fumasse dovrebbe limitare la sua passione. È invece appurato, ricerca dell’università di Newcastle (Gran Bretagna), che le carote sono più efficaci se cotte intere: contengono il 25% di falcarinolo (un anticancro) in più di quelle tagliate prima della cottura. Un altro studio, condotto dalla Washington University Medical School di St. Louis in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha svelato che l’80% delle donne sottoposte a intervento di rimozione del cancro della mammella era carente di vitamina D. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d’arancia, potrebbe costituire una risorsa terapeutica o preventiva per la popolazione maschile a rischio di sviluppare il tumore prostatico. La scoperta, pubblicata da Cancer Research, è dell’équipe guidata da Adriana Albini, MultiMedica di Milano, e da Francesca Tosetti, Ist di Genova.
Dalle ricerche in campo cardiovascolare, invece, arrivano novità sul tè verde e i cosiddetti «grassi benefici » omega-3 e omega-6. Il «Monzino » di Milano e il Dipartimento di farmacologia dell’Università degli studi sempre di Milano hanno avviato ricerche cliniche di prevenzione coordinate dalla responsabile della ricerca del Monzino, la farmacologa Elena Tremoli. A parte il patrimonio genetico, il tè verde mantiene alti i livelli nel sangue di statine per abbassare il colesterolo. Quindi uno studio verificherà quanto già avviene in Giappone dove le statine vengono prescritte a metà dose agli amanti di questa bevanda, ricca di benefici antiossidanti. Le novità sugli acidi grassi sono molto importanti. Intanto un test, da una goccia di sangue, può misurare gli acidi grassi in una persona. Poi l’effetto pesce (omega-3) potrebbe risultare più efficace dei farmaci nel tenere bassi trigliceridi e colesterolo (i grassi cattivi circolanti nel sangue). Quindi tè verde e tonno? «Meglio lo sgombro, è il più ricco in omega-3», risponde la Tremoli. O il classico olio di fegato di merluzzo. La dose? Circa 850 milligrammi al giorno di omega- 3 (dose protettiva più bassa). Tre, quattro grammi al giorno abbassano i trigliceridi. Insomma sgombro tre volte alla settimana, ma per variare anche salmone, tonno o trota. Non solo, vi sono anche effetti neuroprotettivi (Alzheimer e Parkinson) e antinfiammatori (artrite reumatoide, asma, ecc.).
In sintesi, vi sono gruppi di cibi con il «potere» di aiutare a perdere peso e riportare indietro il tempo. A partire da ortaggi, frutta e verdura. Riempire il piatto con frutta e verdura è utile per perdere peso—contengono poche calorie, molti nutrienti e danno senso di sazietà—e gli ultimi studi mostrano che alcuni di loro procurano sorprendenti benefici antinvecchiamento. Si dice che i mirtilli, per esempio, abbiano la capacità di migliorare la memoria. Ma i frutti di bosco di tutti i colori sono ricchi di antiossidanti, come ha dimostrato Navindra P. Seeram, ricercatore dell’Università di Rhode Island a Kingston. Combattono i radicali liberi, molecole che possono causare un esteso danno delle cellule e sono collegate all’infiammazione cronica. Quella che contribuisce all’invecchiamento e che si pensa sia alla base di molte malattie: cancro, malattie del cuore, diabete, Alzheimer, artrite, e osteoporosi. I frutti di bosco sono poi stracolmi di vitamina C, un altro potente antiossidante antirughe. Per mantenere l’acutezza visiva, indirizzarsi su spinaci e altre verdure a foglia verde scuro: luteina e zeaxantina sono pigmenti che proteggono gli occhi dagli effetti dannosi della luce ultravioletta, a cominciare dalla cataratta. Frutta e ortaggi rossi: stesse proprietà antiaging e proteggicancro.
Le proteine sono una componente chiave della dieta e diventano ancora più importanti a partire dai 40 anni, quando la massa muscolare comincia a diminuire fino all’1% all’anno. Questo calo rallenta il metabolismo, facendo in modo che i chili in più si accumulino facilmente. Quindi per mantenere il metabolismo, le proteine sono fondamentali. Così come i minerali (calcio, fosforo, e potassio) di cui sono ricchi yogurt e latticini: aiutano anche a mantenere corretta la pressione del sangue e le ossa robuste. Tra le spezie: cumino e ginger sono antinvecchiamento, peperoncino e wasabi innalzano la soglia del dolore, l’aglio è una vera superpillola (antinfiammatoria, antibiotica, anti- impotenza, salvacuore, abbassa pressione). Insomma spaghetti aglio, olio e peperoncino sono un toccasana. Con l’olio ricco in vitamina E. Meglio se non cotto.
Del vino rosso si sa: il resveratrolo che contiene è un potente antiossidante, regolatore dell’infiammazione e protettivo delle arterie. In più, la ricerca sugli animali suggerisce che alte quantità di resveratrolo possono contrastare la morte delle cellule nel cuore e nel cervello. Il limite è di uno, due, bicchieri al giorno. Se non si beve vino, c’è il caffè: riduce il rischio di diabete tipo 2, Parkinson e Alzheimer. E protegge il cuore. Così come il tè, che inoltre rinforza il sistema immunitario, protegge lo smalto dei denti, combatte la perdita di memoria associata con l’invecchiamento. Due segreti antietà: cioccolato fondente e frutta secca. I flavanoidi del cacao, in particolare, possono ridurre l’infiammazione, mantenere corretta la pressione del sangue, prevenire la coagulazione delle piastrine e stimolare la potenza cerebrale. Inoltre, il cacao migliora l’umore, attenua la sindrome premestruale, aiuta le performances sessuali e attenua i mal di testa.
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venerdì 7 agosto 2009
cancro al seno: l'alimentazione aiuta la prevenzione

Un regime alimentare oculato, ne' ipercalorico ne' ipocalorico, potrebbe proteggere dal pericolo di sviluppare il tumore alla mammella. E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Cancer Prevention Research dai ricercatori dell'Universita' del Minnesota (Usa).
L'esperimento e' stato condotto su tre gruppi di topi di sesso femminile, ai quali sono stati prescritti regimi alimentari diversi per un periodo di 10 settimane. Al termine e' emerso che i topi che mangiavano quanto volevano correvano un rischio di tumore mammario pari al 71%, quelli che seguivano la dieta piu' rigida un pericolo pari al 35%, mentre gli appartenenti al gruppo soggetto solo ad alcune limitazioni, rischiava soltanto per il 9%. ''I risultati dello studio - afferma Margot P. Cleary - indicano come una dieta equilibrata, priva sia di eccessi, sia di restrizioni, risulti piu' efficace nel ridurre il rischio di sviluppare la patologia''.
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mercoledì 17 giugno 2009
AIDS: E' SEMPRE IN AGGUATO,CHI E' CONTAGIATO NON LO SA. ECCO LE STIME

Sono necessarie ''nuove campagne informative sull'Aids'', perche' la percezione del rischio e' sempre piu' bassa. Lo ha evidenziato il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto stamane alla presentazione della campagna 'Hivideo'. Avvertendo che ''si e' in un momento di grande ristrettezza economica'', il viceministro ha spiegato che sono disponibili 500mila euro per campagne di sesnibilizzazione sull'AIDS, ''ma nel lungo periodo potra' esserci maggiore disponibilita e da subito potranno essere appoggiatre campagne di privati''.
Nel 2008 in Italia sono stati notificati oltre 1200 nuovi casi di Aids e altre 1.679 diagnosi di Hiv sono state registrate nel 2007, con un tasso di incidenza sulla popolazione pari a 6 casi ogni centomila abitanti. E circa 1/4 delle persone sieropositive nel nostro Paese non sanno di essere state contagiate. Lo rivelano i dati dell'ultimo rapporto dell'ISS presentati oggi a Roma, secondo il quale ad ignorare la propria sieropositivita' sono in particolare ''coloro che hanno acquisito l'infezione attraverso i rapporti sessuali, sia etero che omo o bisessuali''. Non solo, secondo i dati, ''si e' triplicata la quota di persone che scopre molto tardi di essere infetta e che nel frattempo costituisce, a sua insaputa, una possibile fonte di diffusione dell'infezione''. Secondo le stime, in Italia oggi vivono 151 mila persone con hiv/aids pari a 2,5 persone ogni mille abitanti e - riferisce il Rapporto - quasi la meta' delle donne che hanno contratto il virus attraverso i rapporti eterosessuali hanno sottovalutato il rischio e sono state contagiate da partner di cui conoscevano la sieropositivita'. Aumentata la quota di stranieri sieropositivi, passata dall'11% del 1992 al 32% del 2007.
Dal 1997 ad oggi sono stati 714 i bambini che hanno contratto l'infezione da Hiv dalla madre: 360 (pari al 50,4%) sono figli di madre tossicodipendente, mentre 262 (il 36,7%) sono figli di donne che hanno acquisito l'infezione per via sessuale. Lo riferiscono i dati dell'ISS diffusi oggi. Tra i piu' positivi risultati della medicina, si deve in questo caso citare la cospicua diminuzione di casi di Aids pediatrici grazie all'effetto combinato dell'applicazione delle linee guida relative al trattamento antiretrovirale, somministrato sia alle donne in gravidanza per ridurre la trasmissione verticale, che ai bambini infetti per allungare il tempo di incubazione della malattia.
Questo il nuovo volto dell'Hiv-Aids in Italia secondo i dati dell'ISS diffusi oggi. La proporzione di malati tossicodipendenti e', infatti, diminuita dal 69,0% nel 1985 all'8,6% nel 2007, mentre i casi attribuibili a trasmissione sessuale (eterosessuale e omosessuale) nello stesso periodo sono aumentati dal 13,3% al 73,7%, con un particolare aumento di contagio tra eterosessuali, che oggi sono il doppio di quelli tra omo e bisessuali. Da sottolineare infine che la quota di stranieri con diagnosi di Hiv e' aumentata dall'11% del 1992 al 32% del 2007. L'incidenza dei casi di Aids nel 2008 e' stata maggiore in Lombardia e Liguria (3,4 ogni 100 mila abitanti), seguite da Emilia Romagna e Toscana (2,9), poi Lazio e Marche (1,9). L'incidenza, invece, continua ad essere mediamente piu' bassa nelle Regioni meridionali e in particolare in Calabria (0,3), anche se la Basilicata segna un 2,2. Anche per l'Hiv il tasso piu' basso si registra al Sud, con l'1,7 ogni 100 mila abitanti della Puglia contro l'8,9 della Provincia Autonoma di Trento e l'8,4% del Lazio.
L'Aids resta una malattia mortale, da cui non si guarisce, ma se il tasso di letalita' (cioe' il rapporto tra i decessi per anno di diagnosi e i casi diagnosticati in quello stesso anno) era pari al 94,4% nel 1985, del 72,5% nel 1995 e del 25% nel 2005, nel 2008 si e' registrata una diminuzione che ha portato il tasso al 9%. Tuttavia, evidenzia il Rapporto dell'ISS diffuso oggi, se i farmaci funzionano, ci sono due aspetti critici che arrestano il processo di cura: la mancata diagnosi e le difficolta' di accesso alle terapie. Solo il 34% dei casi notificati dal 1999 ha ricevuto un trattamento terapeutico antiretrovirale. A circa tre quarti di questi pazienti e' stata somministrata una combinazione con tre farmaci antiretrovirali. Risultano inoltre delle differenze per modalita' di trasmissione: solo il 23% dei pazienti con fattore di rischio sessuale (cioe' omosessuali ed eterosessuali) ha effettuato una terapia antiretrovirale, contro oltre il 50% dei tossicodipendenti. Ed essendo la consapevolezza della propria sieropositivita' il maggiore determinante per avere seguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi di Aids, si puo' osservare come anche in questo caso coloro che arrivano piu' tardi alla diagnosi e alle cure siano quelli che hanno contratto l'infezione attraverso rapporti sessuali e ignorato a lungo di essere infetti.
giovedì 11 giugno 2009
tè verde: previene ictus, è un antiossidante, anti- invecchiamento e anti- cancro

Il te' verde, noto per proprieta' antiossidanti, anti-invecchiamento e di prevenzione del cancro, riduce anche il rischio di ictus. Basta berne anche una sola tazza a settimana. E' la conclusione di uno studio australiano che ha esaminato il consumo di te' verde di 800 persone in Cina meridionale, eta' media 69 anni, di cui circa meta' vittime di ictus. Coloro che consumavano regolarmente due o piu' tazze al giorno riducevano il rischio di ictus di circa il 60%.
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giovedì 21 maggio 2009
Aids: test hiv veloce da saliva e principio te' protegge donne

Nel te' verde c'e' un principio attivo che puo' aiutare le donne a cautelarsi dal virus Hiv trasmesso per via sessuale. In forma concentrata la sostanza e' inseribile nelle creme vaginali e puo' costituire una barriera all'Hiv. A farlo sapere e' l'Istituto Heinriche-Pette di Virologia e Immunologia sperimentale dell'Universita' di Amburgo, che sta per pubblicare lo studiosu PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America).
A Londra fare il test per l'Hiv e' ora piu' facile. Analizzando la saliva e' possibile sapere in soli 20 minuti se si ha l'Aids. Il test, gia' in uso negli Stati Uniti, e' stato approvato dal servizio sanitario nazionale (Nhs) e Londra e' la prima citta' ad offrire questo servizio. Con uno speciale spazzolino da denti, si prende un campione di saliva e gli indicatori che sono sul tampone segnalano se nell'organismo si sono sviluppati gli anticorpi contro l'Hiv.
Ha ricevuto il sostegno di una delle fondazioni piu' importanti del mondo: la Bill and Melinda Gates Foundation. E adesso Lucia Lopalco, ricercatrice dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano (responsabile dell'Unita' di immunobiologia di Hiv della Divisione di immunologia, trapianti e malattie infettive), con i 100 mila dollari ricevuti in premio per il carattere innovativo della sua ricerca potra' continuare il suo progetto: mettere a punto un vaccino hi-tech contro l'Aids. Obiettivo: bloccare la via d'ingresso nelle cellule al virus Hiv, grazie a un anticorpo che riconosce la proteina CCR5 principale corecettore del virus. Per la prima volta - spiega una nota dell'ospedale lombardo - si vuole produrre un vaccino che invece di dirigersi direttamente al virus colpisca la proteina cellulare utilizzata dallo stesso. La grande variabilita' del virus non consente infatti, attualmente, di avere un vaccino efficace basato sulla generazione di anticorpi neutralizzanti. Il nuovo approccio a cui sta lavorando l'equipe diretta da Lopalco permette invece di indirizzarsi verso una proteina specifica, che e' ridondante e identica in tutti gli individui. Cio' esclude il problema della variabilita' e rende quindi questo vaccino utilizzabile da tutti. Se dopo un anno di ricerche, sostenute grazie alla somma ricevuta, il gruppo di Lopalco otterra' i risultati attesi, la Bill and Melinda Gates Foundation riconoscera' un ulteriore finanziamento: un milione di dollari l'anno per due anni, che verranno utilizzati per testare in vivo sui primati l'efficacia di questo nuovo approccio. Lopalco e' l'unica italiana tra i nove europei a vincere uno degli 81 premi assegnati quest'anno dalla fondazione statunitense nella seconda edizione del 'Grand Challenge Explorations', iniziativa nata per sostenere gli scienziati di tutto il mondo a sperimentare vie concrete, ma insondate, per il miglioramento della salute nei Paesi in via di sviluppo.
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martedì 19 maggio 2009
CANCRO ALLA PROSTATA: DAGLI USA IL TEST IN TRE MINUTI

Un nuovo test superveloce per la diagnosi anticipata del cancro alla prostata e' stato realizzato da un gruppo di studiosi statunitensi della Durham University del North Carolina (Usa) e dell'University of Maryland (Usa). I ricercatori, guidati da David Parker del Dipartimento di chimica della Durham University, hanno sviluppato una tecnica in grado di misurare in soli tre minuti, utilizzando energia luminosa, i livelli di citrato nella prostata. Il test, spiegano i ricercatori, potrebbe rivelarsi in futuro utile per la diagnosi, oltre che del cancro alla prostata, anche di altri disturbi legati all'apparato urinario, come la scarsa funzionalita' renale.
Il citrato e' una sostanza presente nella prostata anche in condizioni fisiologiche, per cui il cambiamento di livello di presenza della sostanza nella ghiandola puo' essere indice di disfunzioni: ''Dal momento che le concentrazioni di citrato nel fluido prostatico diminuiscono sensibilmente nei primi mesi di insorgenza del carcinoma alla prostata - conclude Leslie Costello dell'University of Maryland - questa nuova tecnica permette di analizzare cio' che sta accadendo rapidamente e in fase precoce''.
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lunedì 18 maggio 2009
SALUTE: Fumo,uccide ogni 6 secondi,

Il fumo uccide una persona ogni 6 secondi nel mondo. Solo in Italia fa 80 mila vittime all'anno, pari al 14,2% del totale decessi. In vista della Giornata mondiale senza tabacco (31 maggio), la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) torna nelle piazze della Penisola per sensibilizzare i cittadini sui danni letali delle sigarette. Dal 25 al 31 maggio l'onlus anticancro distribuirà una guida per insegnare ai 'pentiti' il modo migliore di dire addio al pacchetto, e proporrà i tradizionali foulard griffati della prevenzione: firmati dai più noti stilisti, e realizzati grazie al patrocinio della Camera nazionale della moda, si potranno trovare anche nelle sedi provinciali e negli ambulatori Lilt, insieme a consigli sugli stili di vita più sani.
Tema del No-smoking Day 2009 saranno le avvertenze sanitarie sul tabacco. Visibili sui pacchetti delle 'bionde', sono considerate tra le misure più incisive contro l'epidemia globale che determina un aumento delle morti per malattie cardiache, polmonari e tumorali. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il fumo è responsabile di un decesso su 10 fra gli adulti (1,2 milioni di vittime l'anno soltanto in Europa). Sempre l'Oms stima che, procedendo di questo passo, entro il 2030 le morti da sigaretta supereranno gli 8 milioni ogni anno, di cui l'80% concentrato nei Paesi a basso e medio reddito.
Per cercare di invertire il trend, afferma la Lilt in una nota, "è importante continuare con programmi capillari di informazione e sensibilizzazione, congiuntamente a misure legislative di intervento nell'ambito della diffusione del tabacco", sottolinea l'associazione non profit. Per ulteriori informazioni su dove trovare gli ambulatori Lilt distribuiti lungo tutto lo Stivale, e su come smettere di fumare - conclude l'onlus - è attivo il numero verde nazionale 800998877
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martedì 12 maggio 2009
SALUTE: NOCI, PESCE E OLIO D'OLIVA CONTRO LA CECITA' SENILE

Pesce condito con un po' d'olio d'oliva a crudo e qualche noce alla fine del pasto: la ricetta, oltre a essere gustosa, potrebbe aiutare a prevenire la cecita' senile. Ad affermarlo sono due diversi studi pubblicati a maggio negli Archives of Ophthalmology. Secondo le due ricerche gli acidi grassi omega3 contenuti in questi cibi, infatti, proteggerebbero le cellule della retina, prevenendo la degenerazione maculare senile precoce (AMD, dall'inglese age-related macular degeneration), principale causa di perdita della vista tra gli individui oltre i 65 anni.
Dalla prima ricerca, svolta dall'University of Sidney su 2454 soggetti tra il 1992 e il 1994, e' emerso che mangiare uno a due porzioni di frutta a guscio a settimana porta a una diminuzione di rischio di degenerazione maculare senile precoce del 35%, mentre una porzione di pesce a settimana del 31%: ''I nostri risultati - spiega Jennifer S.L. Tan, che ha guidato lo studio - corroborano l'ipotesi che un regolare consumo di pesce e di frutta a guscio puo' proteggere dall'insorgenza dell'AMD''.
Il secondo studio, condotto dal Centre for Eye Research Australia su 6.734 individui tra il 1990 e il 1994, ha fatto invece rilevare che una ridotta incidenza di degenerazione maculare senile precoce e' stata associata all'assunzione di un decilitro di olio d'oliva a settimana. Mezzo bicchiere a settimana di olio, spiegano i ricercatori, potrebbe quindi essere un valido aiuto per prevenire la degenerazione maculare senile precoce.
SALUTE: ACIIDI GRASSI , OMEGA3 E OMEGA 6, Secondo l'American Heart Association, per mantenere cuore e cervello in salute

Omega 3 e, soprattutto, Omega 6. Questo bisogna aggiungere alla dieta di tutti i giorni per mantenere cuore, vasi e cervello in salute. Lo dice l'American Heart Association, che in un articolo pubblicato su 'Circulation' sollecita l'introduzione nella nostra dieta anche di acidi grassi Omega 6: una grande metanalisi ha mostrato che chi consuma abitualmente Omega 6 ha una diminuzione del rischio cardiovascolare del 24 per cento.
E le prove si accumulano: studi osservazionali indicano infatti che chi assume abitualmente Omega 6 ha in genere un rischio cardiovascolare più basso; altre indagini dimostrano che chi è colpito da infarto ha in media una concentrazione sanguigna di Omega 6 molto più bassa di quella di persone simili per età e condizioni ma che non hanno avuto un attacco cardiaco; studi controllati, nei quali viene assegnata una dieta ricca o povera di Omega 6, confermano l'efficacia protettiva.
Secondo i cardiologi, quindi, essi dovrebbero rappresentare tra il 5 e il 10 per cento delle calorie assunte ogni giorno, a seconda dell'età (sono fondamentali nella crescita), del sesso e anche del livello di attività fisica svolta. In natura gli Omega 6 si trovano in alcune piante erbose come la boragine, nel germe di grano, in molti semi quali quello di lino, negli oli vegetali come quello di cartamo, di girasole, di soia, di colza (il migliore per un buon equilibrio di 3 e 6) e di mais.
Inoltre vengono assunti dagli animali, e si ritrovano nel latte e nella carne di bovino adulto, di vitello, di tacchino, di pollo, di maiale e di agnello. Attenzione però: chi ha il colesterolo alto deve rinunciare all'origine bovina.
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venerdì 8 maggio 2009
Fumatori, un test delle urine per predire il rischio di cancro

La presenza di una sostanza potrebbe svelare quali tabagisti corrono maggiori rischi di ammalarsi
I ricercatori potrebbero aver scoperto perché alcuni fumatori si ammalano di tumore ai polmoni e altri no. L’ipotesi è stata esposta durante il convegno dell’American Association for Cancer Research a Denver. Che il tabacco aumenti notevolmente il rischio di cancro è un fatto ormai noto: più di un quarto di tutte neoplasie, nel mondo occidentale, è causata dall’abitudine alla sigaretta. Tumori non soltanto polmonari, ma che colpiscono anche l’esofago, la laringe, le corde vocali, la bocca, la vescica, il pancreas, il rene, lo stomaco e il sangue. «Ma quel che finora ci sfugge – ha spiegato Jian-Min Yuan, docente di Salute pubblica all’università del Minnesota – è il motivo per cui il danno delle sigarette si concretizzi in alcune in alcune persone e in altre no». In uno studio, Yuan e colleghi hanno ipotizzato che la presenza del metabolita NNAL nelle urine di un paziente possa aiutare a predire il rischio di un carcinoma polmonare. Il metabolita è un prodotto intermedio o finale delle reazioni chimiche del metabolismo e il NNAL, nello specifico, ha dimostrato – su cavie da laboratorio - di favorire la formazione di questa forma di cancro, ma ancora non sono state seguite verifiche su esseri umani.
LO STUDIO - I ricercatori hanno raccolto i dati di 18.244 uomini precedentemente arruolati in un altro studio (Shanghai Cohort Study) e quelli di 63.257 uomini e donne partecipanti al Singapore Chinese Health Study. Hanno poi condotto interviste riguardanti il livello di sigarette fumate, il tipo di dieta e altri fattori inerenti lo stile di vita. Infine, hanno raccolto campioni di sangue e urine di oltre 50mila pazienti. Per valutare il reale impatto di NNAL, gli studiosi hanno selezionato 246 fumatori che hanno poi sviluppato un carcinoma polmonare e 245 «colleghi tabagisti» che invece - nei 10 anni successivi alle interviste e ai test di sangue e urine - non si sono ammalati. I livelli di NNAL sono stati divisi in tre gruppi: confrontati con i pazienti con i livelli più bassi, i soggetti con un tasso medio del metabolita hanno dimostrato il 43 per cento di rischio superiore di sviluppare un tumore. Infine, nelle persone con i livelli di NNAL più elevati il pericolo è risultato più che doppio, anche in considerazione l’effettivo numero di sigarette fumate al giorno, il numero di anni in cui si è fumato e i livelli di cotonina (un metabolita della nicotina) presenti nelle urine. Anche il tasso di nicotina nella urine è stato preso in analisi: in presenza di NNAL, le persone con i livelli più alti hanno mostrato un rischio 8,5 volte superiore ai fumatori con un grado minore di nicotina. «L’abitudine al fumo è causa di un cancro polmonare – ha concluso Yuan -, ma ci sono circa 60 possibili carcinogeni nel tabacco e quanto più precisamente riusciamo a identificare i “colpevoli”, tanto meglio riusciamo a predire il rischio».
SMETTERE «FUNZIONA» - In Italia si stimano oltre 32mila nuovi casi di tumore ogni anno (circa 26mila uomini e 6mila donne) e sono quasi 30mila all’anno i decessi dovuti a questa malattia, che rappreresenta la prima ragione di morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne. Secondo l’ultimo rapporto Istat, la mortalità per cancro diminuisce del 2 per cento circa l’anno, ma nel caso di quello polmonare la riduzione riguarda solo gli uomini, mentre nelle donne i decessi sono aumentati dell’1,5 per cento. Bastano però cinque anni di stop al fumo per diminuire del 20 per cento il rischio di morire per un carcinoma polmonare e dimezzare quello per malattie coronariche. Dopo 30 anni dall’ultima bionda, il pericolo d’ammalarsi diventa uguale a quello di chi non ha mai fumato.
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