mercoledì 17 giugno 2009

AIDS: E' SEMPRE IN AGGUATO,CHI E' CONTAGIATO NON LO SA. ECCO LE STIME


Sono necessarie ''nuove campagne informative sull'Aids'', perche' la percezione del rischio e' sempre piu' bassa. Lo ha evidenziato il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto stamane alla presentazione della campagna 'Hivideo'. Avvertendo che ''si e' in un momento di grande ristrettezza economica'', il viceministro ha spiegato che sono disponibili 500mila euro per campagne di sesnibilizzazione sull'AIDS, ''ma nel lungo periodo potra' esserci maggiore disponibilita e da subito potranno essere appoggiatre campagne di privati''.

Nel 2008 in Italia sono stati notificati oltre 1200 nuovi casi di Aids e altre 1.679 diagnosi di Hiv sono state registrate nel 2007, con un tasso di incidenza sulla popolazione pari a 6 casi ogni centomila abitanti. E circa 1/4 delle persone sieropositive nel nostro Paese non sanno di essere state contagiate. Lo rivelano i dati dell'ultimo rapporto dell'ISS presentati oggi a Roma, secondo il quale ad ignorare la propria sieropositivita' sono in particolare ''coloro che hanno acquisito l'infezione attraverso i rapporti sessuali, sia etero che omo o bisessuali''. Non solo, secondo i dati, ''si e' triplicata la quota di persone che scopre molto tardi di essere infetta e che nel frattempo costituisce, a sua insaputa, una possibile fonte di diffusione dell'infezione''. Secondo le stime, in Italia oggi vivono 151 mila persone con hiv/aids pari a 2,5 persone ogni mille abitanti e - riferisce il Rapporto - quasi la meta' delle donne che hanno contratto il virus attraverso i rapporti eterosessuali hanno sottovalutato il rischio e sono state contagiate da partner di cui conoscevano la sieropositivita'. Aumentata la quota di stranieri sieropositivi, passata dall'11% del 1992 al 32% del 2007.

Dal 1997 ad oggi sono stati 714 i bambini che hanno contratto l'infezione da Hiv dalla madre: 360 (pari al 50,4%) sono figli di madre tossicodipendente, mentre 262 (il 36,7%) sono figli di donne che hanno acquisito l'infezione per via sessuale. Lo riferiscono i dati dell'ISS diffusi oggi. Tra i piu' positivi risultati della medicina, si deve in questo caso citare la cospicua diminuzione di casi di Aids pediatrici grazie all'effetto combinato dell'applicazione delle linee guida relative al trattamento antiretrovirale, somministrato sia alle donne in gravidanza per ridurre la trasmissione verticale, che ai bambini infetti per allungare il tempo di incubazione della malattia.

Questo il nuovo volto dell'Hiv-Aids in Italia secondo i dati dell'ISS diffusi oggi. La proporzione di malati tossicodipendenti e', infatti, diminuita dal 69,0% nel 1985 all'8,6% nel 2007, mentre i casi attribuibili a trasmissione sessuale (eterosessuale e omosessuale) nello stesso periodo sono aumentati dal 13,3% al 73,7%, con un particolare aumento di contagio tra eterosessuali, che oggi sono il doppio di quelli tra omo e bisessuali. Da sottolineare infine che la quota di stranieri con diagnosi di Hiv e' aumentata dall'11% del 1992 al 32% del 2007. L'incidenza dei casi di Aids nel 2008 e' stata maggiore in Lombardia e Liguria (3,4 ogni 100 mila abitanti), seguite da Emilia Romagna e Toscana (2,9), poi Lazio e Marche (1,9). L'incidenza, invece, continua ad essere mediamente piu' bassa nelle Regioni meridionali e in particolare in Calabria (0,3), anche se la Basilicata segna un 2,2. Anche per l'Hiv il tasso piu' basso si registra al Sud, con l'1,7 ogni 100 mila abitanti della Puglia contro l'8,9 della Provincia Autonoma di Trento e l'8,4% del Lazio.

L'Aids resta una malattia mortale, da cui non si guarisce, ma se il tasso di letalita' (cioe' il rapporto tra i decessi per anno di diagnosi e i casi diagnosticati in quello stesso anno) era pari al 94,4% nel 1985, del 72,5% nel 1995 e del 25% nel 2005, nel 2008 si e' registrata una diminuzione che ha portato il tasso al 9%. Tuttavia, evidenzia il Rapporto dell'ISS diffuso oggi, se i farmaci funzionano, ci sono due aspetti critici che arrestano il processo di cura: la mancata diagnosi e le difficolta' di accesso alle terapie. Solo il 34% dei casi notificati dal 1999 ha ricevuto un trattamento terapeutico antiretrovirale. A circa tre quarti di questi pazienti e' stata somministrata una combinazione con tre farmaci antiretrovirali. Risultano inoltre delle differenze per modalita' di trasmissione: solo il 23% dei pazienti con fattore di rischio sessuale (cioe' omosessuali ed eterosessuali) ha effettuato una terapia antiretrovirale, contro oltre il 50% dei tossicodipendenti. Ed essendo la consapevolezza della propria sieropositivita' il maggiore determinante per avere seguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi di Aids, si puo' osservare come anche in questo caso coloro che arrivano piu' tardi alla diagnosi e alle cure siano quelli che hanno contratto l'infezione attraverso rapporti sessuali e ignorato a lungo di essere infetti.

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