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mercoledì 23 febbraio 2011

malattie cardiache : QUANDO IL VINO FA BENE AL CUORE, DUE STUDI DIMOSTRANO BENEFICI


Un bicchiere di vino al giorno toglie il medico di torno''. Parafrasando un celebre proverbio si ottiene il risultato di due studi scientifici pubblicati oggi sul ''British Medical Journal'' nella sua versione online. Le ricerche confermano ipotesi gia' fatte sui benefici che avrebbe per il cuore e il sistema circolatorio bere tutti i giorni una modesta quantita' di alcol.

In particolare, le persone che bevono alcolici (un bicchiere o meno al giorno) hanno tra il 14 e il 25% di probabilita' in meno di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a chi non lo fa.

La ricerca, guidata da William Ghali, professore dell'Universita' di Calgary, in Canada, spiega che bere moderatamente aumenta i livelli nel corpo di colesterolo ''buono'', che ha un effetto protettivo contro le malattie cardiache.

domenica 31 gennaio 2010

CON OBESITA' RISCHIO CARDIOVASCOLARE AUMENTA DELL'82%

Essere in sovrappeso e' piu' rischioso di quanto si credesse. Lo sostengono i ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma (Svezia). Uno studio condotto su un milione di coppie composte da padre e figlio e pubblicato su BMJ afferma infatti che il grasso di troppo aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, dell'82%. La ricerca sfata una convinzione che si era fatta strada negli ultimi anni nella comunita' scientifica, sulla base di studi statistici meno scrupolosi, e cioe' che i chili in piu' potessero rappresentare una riserva per i soggetti colpiti dal tumore e da dimagrimento.

Non e' cosi', affermano gli scienziati svedesi, che anzi sottolineano i rischi che legano il cancro ai polmoni con l'obesita'.

giovedì 17 settembre 2009

LATTE: benefici per la salute delle ossa, diminuisce in generale del 25% la mortalità , del 60% ictus E PROTEGGE DALLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI


I bambini che bevono molto latte vivono piu' a lungo, secondo uno studio dell'universita' di Bristol e dell'Istituto del Queensland. La ricerca inizio' negli anni '30 e poi riprese nel 2005 quando sono state osservate le associazioni tra le cause di morte dei soggetti esaminati 65 anni prima e le loro diete durante l'infanzia. E chi ha ricevuto un grosso apporto di calcio durante l'infanzia ha poi riscontrato un ridotto rischio di mortalita' a causa di ictus.

Il latte non e' solo una buona fonte di calcio, ma sembra che la sua assunzione in eta' infantile protegga le arterie piu' a lungo. A suggerirlo e' uno studio pubblicato sulla rivista Heart, condotto su 4.374 bambini inglesi su dati raccolti a partire dagli anni '30. I ricercatori dell'Universita' di Bristol e dell'Australia's Queensland Institute of Medical Research hanno dimostrato che l'assunzione quotidiana di latticini non soltanto ha dei benefici per la salute delle ossa, ma diminuisce in generale del 25% la mortalita' e del 60% la possibilita' di andare incontro ad un ictus.

Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni dopo aver valutato lo stato di salute degli stessi bambini 65 anni dopo, riscontrando che chi tra di loro aveva consumato latte e latticini nelle quantita' consigliate dagli esperti era protetto di piu' dalle malattie cardiovascolari. Nonostante formaggi e burro vengano normalmente considerati poco graditi dalle arterie, per la presenza di grassi e colesterolo, lo studio spiega che un apporto moderato ha una significativa influenza su un ormone, chiamato IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile), legato ad un minore incidenza di casi di insufficienza cardiaca. La dieta ''salva-arterie'' comprende tre porzioni di latticini: un bicchiere di 200 ml di latte, un vasetto di yogurt e un piccolo pezzo di formaggio, ricordano gli esperti, forniscono alle persone il giusto fabbisogno giornaliero di calcio e una prolungata protezione dalle malattie cardiovascolari.

Un livello alto di calcio nelle arterie potrebbe essere in grado di predire futuri eventi cardiaci gravi in pazienti gia' affetti da coronaropatia. Ad affermarlo e' uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Department of Nuclear Medicine dell'University of Ludwig-Maximilians di Monaco di Baviera (Germania) guidati da Marcus Hacker e pubblicato nell'edizione online di Radiology.

Attualmente il livello di calcio nelle coronarie viene monitorato come esame di screening o in casi sospetti di coronaropatie. Il nuovo studio dimostra invece che la quantita' di calcio nei vasi coronarici puo' essere di alto valore predittivo per attacchi di cuore gravi o mortali anche nei casi gia' noti di coronaropatia, ''indipendentemente dall'eta', dal sesso e da altri fattori di rischi cardiovascolari presenti nel paziente'', spiega Hacker.

La coronaropatia e' una condizione nella quale all'interno delle arterie coronariche si formano placche costituite da colesterolo, calcio, grassi e altre sostanze. Quando le placche si accumulano il flusso di sangue al cuore e' ridotto e si possono avere aritmia, attacchi cardiaci o insufficienza cardiaca. ''Abbiamo riscontrato che il calcio sembra svolgere un ruolo importante nel predire successivi attacco di cuore o di morte cardiaca improvvisa - conclude il co-autore Christopher Uebleis - e aggiunge valore prognostico ai risultati diagnostici normalmente utilizzati''.

sabato 29 agosto 2009

Intelligence Quotient E patologie cardiovascolari : un quoziente intellettivo basso può CAUSARE il 23% di mortalita' in più


Rischio di incorrere in eventi cardiovascolari che possono mettere a rischio la vita? Parte del pericolo dipende dal quoziente di intelligenza, comunemente conosciuto anche come IQ (dall'inglese Intelligence Quotient). Tanto piu' sei intelligente, tanto piu' riesci a scampare il rischio di un attacco di cuore: ad affermarlo e' uno studio pubblicato sull'European Heart Journal da gruppo di ricercatori inglesi dell'Universita' di Glasgow e di Edinburgo guidati da David Batty - che hanno condotto la ricerca per conto della Wellcome Trust e del Medical Research Council - secondo i quali un quoziente intellettivo basso puo' arrivare a determinare il 23% di mortalita' in piu' per patologie cardiovascolari.

Lo studio e' stato condotto su un gruppo di 4289 ex soldati statunitensi, di cui gli studiosi hanno rilevato nel tempo il tipo di dieta seguita, l'attivita' fisica svolta, l'eventuale abitudine al fumo e altri sei fattori di rischio per la malattie cardiache, comprendendo tra questi anche l'intelligenza o la funzione cognitiva (cioe' il quoziente intellettivo). Dai risultati e' emerso che i consumatori a basso reddito e con meno di istruzione avevano un piu' alto rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari: ''Esposizioni ambientali e comportamenti connessi alla salute come il fumo, la dieta e l'attivita' fisica, possono spiegare in parte la differenza di insorgenza di rischio cardiovascolari''. Il quoziente intellettivo basso, da solo, ha fatto rilevare un 23% di rischio in piu' di incorrere in patologie cardiache: ''Per questo dato possono essere date diverse spiegazioni - spiega Betty -. Un basso IQ, ad esempio, e' spesso indicatore di trascuratezza e di cattive condizioni di salute di base''.

Un dato, commenta l'esperto, che dovrebbe far riflettere sulla complessita' delle campagne di promozione della salute, per alcuni troppo difficili da comprendere: ''Qualunque sia la spiegazione, i risultati implicano che l'IQ dovrebbe essere considerato con maggiore attenzione in sede di preparazione delle campagne di promozione della salute. I messaggi molte volte possono essere difficili da interpretare''.

martedì 12 maggio 2009

SALUTE: ACIIDI GRASSI , OMEGA3 E OMEGA 6, Secondo l'American Heart Association, per mantenere cuore e cervello in salute


Omega 3 e, soprattutto, Omega 6. Questo bisogna aggiungere alla dieta di tutti i giorni per mantenere cuore, vasi e cervello in salute. Lo dice l'American Heart Association, che in un articolo pubblicato su 'Circulation' sollecita l'introduzione nella nostra dieta anche di acidi grassi Omega 6: una grande metanalisi ha mostrato che chi consuma abitualmente Omega 6 ha una diminuzione del rischio cardiovascolare del 24 per cento.

E le prove si accumulano: studi osservazionali indicano infatti che chi assume abitualmente Omega 6 ha in genere un rischio cardiovascolare più basso; altre indagini dimostrano che chi è colpito da infarto ha in media una concentrazione sanguigna di Omega 6 molto più bassa di quella di persone simili per età e condizioni ma che non hanno avuto un attacco cardiaco; studi controllati, nei quali viene assegnata una dieta ricca o povera di Omega 6, confermano l'efficacia protettiva.

Secondo i cardiologi, quindi, essi dovrebbero rappresentare tra il 5 e il 10 per cento delle calorie assunte ogni giorno, a seconda dell'età (sono fondamentali nella crescita), del sesso e anche del livello di attività fisica svolta. In natura gli Omega 6 si trovano in alcune piante erbose come la boragine, nel germe di grano, in molti semi quali quello di lino, negli oli vegetali come quello di cartamo, di girasole, di soia, di colza (il migliore per un buon equilibrio di 3 e 6) e di mais.

Inoltre vengono assunti dagli animali, e si ritrovano nel latte e nella carne di bovino adulto, di vitello, di tacchino, di pollo, di maiale e di agnello. Attenzione però: chi ha il colesterolo alto deve rinunciare all'origine bovina.

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