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giovedì 17 novembre 2011

CUORE: ESTRATTO AGLIO SALVA-CUORE, PROTEGGE DA DANNI IPOSSIA

Un composto presente nel bulbo dell'aglio potrebbe aiutare chi e' colpito da infarto o deve subire un intervento chirurgico a subire meno danni al cuore.

Lo hanno stabilito i ricercatori della Emory University School di Atlanta (Usa) che hanno scoperto che usando il trisolfuro di diallile, componente solforosa dell'aglio, e' possibile indurre la produzione di idrogeno solforato, una gas che in piccole concentrazioni fa arrivare il sangue al tessuto e scongiura la necrosi, la morte dei tessuti. Nei topi trattati con la sostanza i tessuti danneggiati sono stati meno estesi di due terzi rispetto a quelli dei topi non medicati. L' idrogeno solforato, che e' tossico ad alte concentrazioni, puo' essere somministrato per via orale, come hanno dimostrato i ricercatori durante la sessione scientifica dell'American Heart Association.

lunedì 26 settembre 2011

INFARTO: FILI D'ORO PER RIPARARE IL CUORE INFARTUATO

Fili d'oro per riparare i cuori infartuati: e' questa la proposta dei ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Cambridge e del Children's Hospital di Boston (Stati Uniti), che hanno migliorato le caratteristiche dei ''cerotti'' di tessuto cardiaco utilizzati per ''riparare'' il cuore introducendo al loro interno dei filamenti d'oro microscopici. Secondo quanto riportato da Nature Nanotechnology le fibre d'oro rendono questi patch piu' sottili, permettono una migliore organizzazione delle cellule cardiache al loro interno e consentono loro di battere simultaneamente anche in assenza di una stimolazione elettrica continua. I nuovi ''cerotti'' saranno presto sperimentati anche sui pazienti.

mercoledì 17 agosto 2011

INFARTO: STUDIO CONFERMA EFFICACIA ADRENALINA

L'adrenalina deve continuare ad essere inclusa nei protocolli d'emergenza in caso di infarto.

Lo suggeriscono i risultati dello studio Paca (Placebo versus adrenalina versus cardiac arrest) che ha confrontato gli effetti della somministrazione di questa molecola con quelli dell'assunzione di una soluzione di cloruro di sodio allo 0,9%, dimostrando che solo l'adrenalina e' in grado di far riprendere spontaneamente al cuore la sua attivita'.

''L'adrenalina aumenta la probabilita' di ripristinare la circolazione sanguigna dopo l'infarto'', spiega Ian Jacobs della University of Western Australia. Non e' stata riscontrata, invece, nessuna differenza nei livelli di sopravvivenza alla dimissione dall'ospedale.

lunedì 4 ottobre 2010

infarto: TEST DEL CAPELLO PREDICE RISCHIO INFARTO

Grazie all'analisi di un singolo capello sara' possibile prevenire il rischio di infarto anche con molti mesi di anticipo. Lo sostiene uno studio canadese pubblicato su Stress che punta il dito contro il cortisolo, l'ormone dello stress, iper-prodotto in momenti di affaticamento e indicato come fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Analizzando le concentrazione di cortisolo nei capelli di 56 uomini colpiti di infarto, Gideon Koren e Stan Van Uum dell'Universita' del Western Ontario, hanno scoperto che rispetto a un campione di soggetti sani, nelle ''criniere'' dei pazienti infartuati i livelli di cortisolo erano significativamente piu' alti. Finora l'analisi del rischio cardiovascolare si e' sempre basata su esami standard del sangue, della saliva e delle urine, attendibili ma limitati allo stato clinico al momento del prelievo. Invece l'analisi del ''marker'' nel capello e' retroattiva. ''In media i capelli crescono di un centimetro ogni mese - spiegano i ricercatori - e quindi se si esamina un campione lungo sei centimetri siamo in grado di determinare i livelli di stress dei sei mesi precedenti''.

domenica 25 luglio 2010

infarto : PROBLEMI D'AMORE FANNO MALE, ANSIA RADDOPIA RISCHIO INFARTO

Essere ansiosi in amore non fa bene al cuore. Ricercatori canadesi hanno scoperto che chi si sente insicuro e preoccupato per la fedelta' del partner puo' rischiare il 50% in piu' di avere un infarto o un ictus rispetto a chi vive rapporti spensierati. Lo afferma uno studio della Acadia University in Canada che ha preso in esame le pene d'amore di 5.645 persone tra i 18 e i 60 anni, passando ai raggi X lo stato di salute di tutti, soprattutto in relazione a malattie croniche come artrite, mal di schiena, emicrania, allergie stagionali e malattie cardiovascolari, compresa la pressione alta. Queste ultime sono risultate associate maggiormente a quello che gli studiosi guidati da Lachlan McWilliams definiscono ''attaccamento ansioso'', un sentimento di incertezza che porta il partner timoroso ad allontanarsi dagli altri.

giovedì 27 maggio 2010

INFARTO : STAMINALI ESTRATTE DA 'FRAMMENTI' DI VENA CURANO DANNI INFARTO

Hanno isolato cellule staminali da frammenti di vene ''avanzate'' da interventi chirurgici di bypass e sono riusciti, per ora solo nei topi, a far ricrescere vasi sanguigni danneggiati dall'infarto. E' coordinato dall'italiano Paolo Madeddu, dell'Universita' di Bristol, lo studio pubblicato su Circulation che potrebbe permettere l'uso di staminali adulte per rigenerare i tessuti cardiaci. ''Questa e' la prima volta che qualcuno e' stato in grado di estrarre staminali da sezioni di vena avanzate da operazioni di bypass cardiaco'', afferma Madeddu. Durante gli interventi di bypass, i chirurghi prelevano infatti parti di vene dalla gamba, necessarie ad 'aggirare' un vaso sanguigno ostruito che ostacola l'afflusso di sangue e ossigeno al cuore, piu' lunghe di quelle necessarie. Da queste sezioni, il team di Madeddu ha estratto staminali iniettate con successo su topi con danni cardiovascolari.

sabato 1 maggio 2010

fumo: METTERE DI FUMARE DOPO ATTACCO CUORE ABBASSA RISCHIO MORTE 37%

Chi smette di fumare dopo un attacco di cuore ha un rischio di morire minore del 37% rispetto a coloro che, dopo l'evento cardiaco, continuano a fumare. E' quanto emerge da uno studio - il piu' grande condotto sull'argomento - realizzato dai ricercatori della Sackler School of Medicine della Tel Aviv University e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. ''Il fumo diminuisce la speranza di vita dopo un attacco di cuore - spiega Yariv Gerber -. Coloro che non hanno mai fumato hanno un rischio del 43% inferiore di morire dopo un attacco di cuore, rispetto a chi fuma''.

Ma anche i fumatori, spiega Gerber, dopo aver a subito un attacco di cuore possono sperare nell'aumento dell'aspettativa di vita una volta che abbandonano il vizio: ''Abbiamo scoperto che le persone che smettono di fumare dopo il primo attacco di cuore hanno un rischio inferiore del 37% di morire rispetto a quelli che continuano a fumare''.

martedì 2 marzo 2010

RIDURRE IL SALE DEL 10% PUO' ABBATTERE INFARTI E ICTUS

Un'alleanza tra governo Usa e industrie per ridurre del 10% il sodio negli alimenti farebbe meglio di una tassa sul sale e potrebbe evitare 1 milione tra infarti e ictus, con risparmi sanitari per 32 miliardi di dollari. Lo afferma uno studio appena pubblicato su Annals of Internal Medicine che rilancia la crociata anti-sale incoraggiata da numerosi enti e istituzioni americane. ''Per il singolo si tratta di una modesta riduzione della pressione sanguigna - afferma Crystal Smith-Spangler, che ha coordinato i nuovi dati - ma su grandi numeri si traduce in una significativa riduzione delle malattie cardiovascolari e in risparmi sui costi sanitari''. Attualmente ogni americano consuma in media 8-10 grammi di sodio, per la maggior parte contenuto in alimenti confezionati. Gli epidemiologi hanno simulato al computer l'impatto reale di una riduzione del 9,5% di sodio per persona, stabilita d'accordo tra i principali produttori e le autorita', come gia' avvenuto nel Regno Unito. Il taglio drastico del sale impedirebbe 531.885 ictus e 480.358 attacchi di cuore nella fascia di popolazione tra i 40 e 85 anni.

sabato 29 agosto 2009

Intelligence Quotient E patologie cardiovascolari : un quoziente intellettivo basso può CAUSARE il 23% di mortalita' in più


Rischio di incorrere in eventi cardiovascolari che possono mettere a rischio la vita? Parte del pericolo dipende dal quoziente di intelligenza, comunemente conosciuto anche come IQ (dall'inglese Intelligence Quotient). Tanto piu' sei intelligente, tanto piu' riesci a scampare il rischio di un attacco di cuore: ad affermarlo e' uno studio pubblicato sull'European Heart Journal da gruppo di ricercatori inglesi dell'Universita' di Glasgow e di Edinburgo guidati da David Batty - che hanno condotto la ricerca per conto della Wellcome Trust e del Medical Research Council - secondo i quali un quoziente intellettivo basso puo' arrivare a determinare il 23% di mortalita' in piu' per patologie cardiovascolari.

Lo studio e' stato condotto su un gruppo di 4289 ex soldati statunitensi, di cui gli studiosi hanno rilevato nel tempo il tipo di dieta seguita, l'attivita' fisica svolta, l'eventuale abitudine al fumo e altri sei fattori di rischio per la malattie cardiache, comprendendo tra questi anche l'intelligenza o la funzione cognitiva (cioe' il quoziente intellettivo). Dai risultati e' emerso che i consumatori a basso reddito e con meno di istruzione avevano un piu' alto rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari: ''Esposizioni ambientali e comportamenti connessi alla salute come il fumo, la dieta e l'attivita' fisica, possono spiegare in parte la differenza di insorgenza di rischio cardiovascolari''. Il quoziente intellettivo basso, da solo, ha fatto rilevare un 23% di rischio in piu' di incorrere in patologie cardiache: ''Per questo dato possono essere date diverse spiegazioni - spiega Betty -. Un basso IQ, ad esempio, e' spesso indicatore di trascuratezza e di cattive condizioni di salute di base''.

Un dato, commenta l'esperto, che dovrebbe far riflettere sulla complessita' delle campagne di promozione della salute, per alcuni troppo difficili da comprendere: ''Qualunque sia la spiegazione, i risultati implicano che l'IQ dovrebbe essere considerato con maggiore attenzione in sede di preparazione delle campagne di promozione della salute. I messaggi molte volte possono essere difficili da interpretare''.

giovedì 25 giugno 2009

Interleuchina-6: Gli introversi hanno nel sangue livelli più alti di Interleuchina-6

Anche se il detto mens sana in corpore sano è noto da secoli, la connessione tra mente e salute del corpo è più forte di quello che si potrebbe immaginare. Uno studio pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity dimostra come la nostra capacità di resistere alle malattie infiammatorie e allo stress sia collegata non solo al genere e all’etnia, ma anche alla nostra personalità.

CONSEGUENZE DELLO STRESS - La ricerca, condotta dal professor Benjamin Chapman presso il Dipartimento di psichiatria della University of Rochester Medical Center (New York), ha evidenziato come una scarsa estroversione possa essere il segnale della presenza nel sangue di un alto livello di una sostanza chimica infiammatoria (Interleuchina-6), soprattutto nelle donne di mezza età. Il cervello di una persona sotto stress produce ormoni che, a lungo termine, potrebbero avere effetto sugli organi. Questo provocherebbe una reazione a catena del sistema immunitario, con il rilascio di sostanze che a loro volta scatenerebbero infiammazioni. Con conseguenze molto gravi, soprattutto in presenza di altre malattie come artrite reumatoide, Alzheimer o arteriosclerosi, andando a ostruire le arterie e causando ictus e infarti.

DONNE PIÙ A RISCHIO - Secondo i risultati della ricerca le persone estroverse, particolarmente ricche di vigore ed energia vitale, hanno livelli drasticamente più bassi di Interleuchina-6 (IL-6) nel sangue. Dai test, condotti su un campione di 103 cittadini di età superiore ai 40 anni, sembra inoltre che le donne e alcune minoranze etniche siano in media più vulnerabili allo stress, mostrando valori di IL-6 rispetto agli uomini caucasici. Nel primo caso a causa degli sbalzi ormonali tipici dell’età, nel secondo caso probabilmente per fattori esterni, come il dover affrontare manifestazioni di razzismo. «Il nostro studio ha fatto il primo importante passo nel dimostrare una forte associazione tra una parte dell’estroversione e un composto chimico specifico, collegato allo stress» dichiara Chapman. «Il prossimo passo sarà dimostrare se l’uno è la causa dell’altro».

ENERGIA VITALE INNATA - Gli scienziati infatti non hanno ancora dimostrato che l’introversione è la causa dell’infiammazione. Potrebbe essere anche il contrario. «Se fosse l’attività dovuta a un carattere introverso a causare l’infiammazione, noi potremmo concepire dei trattamenti per aiutare i pazienti ad alto rischio e diventare più coinvolti nella vita, per difendersi dalla malattia». Parte della terapia potrebbe essere rappresentata dall’esercizio fisico. Ma non sarebbe una risposta completa: «Oltre all’attività fisica - spiega Chapman - certe persone sembrano avere questa energia innata, diversa dal tenersi in esercizio, che li rende intrinsecamente coinvolti nella vita». Come suggerisce lo studioso, sarebbe interessante riuscire a mettere a punto una tecnica per incrementare nelle persone questo tipo di disposizione d’animo.

giovedì 4 giugno 2009

infarto: la musica nella terapia post infarto


Crescendo rossiniani come terapia per controllare la pressione arteriosa e come strumento di riabilitazione a seguito di infarto cardiaco: a dimostrarlo e' una ricerca italiana condotta da un gruppo di studiosi dell'Universita' di Pavia coordinati da Luciano Bernardi e pubblicata su Circulation - Journal of the American Heart Association.

Il sistema cardiocircolatorio si ''sintonizza'' con la musica: a un incremento graduale di volume, velocita' ed intensita', corrisponde un maggiore afflusso di sangue al cuore, con conseguente graduale aumento del battito cardiaco, del respiro e della pressione, mentre un abbassamento del volume provoca la reazione opposta, quindi rallentamento del battito, aumento della circolazione periferica e rilassamento.

''Il ritmo della musica ha ripercussioni sul tracciato del sistema cardiovascolare e respiratorio - afferma Bernardi, docente di Medicina Interna all'Universita' di Pavia -.
Questa sua caratteristica e' particolarmente evidente nell'opera lirica. I risultati della nostra ricerca ci hanno permesso di capire come la musica puo' essere utilizzata nella medicina riabilitativa''.

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